Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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FUSIORARI NEL MONDO

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UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

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VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

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martedì 15 marzo 2011

Le Figaro


Le Figaro è un quotidiano francese, il più antico fra quelli ancora in pubblicazione. Fu fondato nel 1826 sotto Carlo X; prese il nome dal personaggio de Il barbiere di Siviglia di Beaumarchais.
La sua linea editoriale è di destra o di centro-destra.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Personalità
2.1 Direttori
2.2 Scrittori
3 Diffusione
4 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
1826 : Il cantante Maurice Alhoy ed il romanziere Etienne Arago creano il 15 gennaio un settimanale satirico a Parigi. Si presenta con un formato di quattro pagine, ed è pubblicato con numerose interruzioni proprio a causa del suo carattere satirico.
1833 : la pubblicazione si interrompe, viene rilanciata più volte ma è sempre un insuccesso.
aprile 1854 : Hippolyte de Villemessant rilancia l'impresa: il giornale è soprattutto parigino e letterario. Riesce a circondarsi di giornalisti di talento e innovatori: crea rubriche permanenti, in cui i lettori scrivono e si incontrano. La rubrica Échos ("Echi"), che con aneddoti e indiscrezioni regala al pubblico l'impressione di appartenere ad un insieme di privilegiati messi in confidenza, è un vero successo.
1856 : il successo del Figaro è tale che Hippolyte de Villemessant decide di raddoppiare la sua frequenza: il giornale esce mercoledi e domenica.
1863 : esce un quotidiano concorrente, le Petit Journal. Di conseguenza Villemessant crea l'Événement, un altro quotidiano, lasciando uscire le Figaro due volte a settimana. Le Petit Journal esce vincitore di questo confronto e scompare l'Événement poco tempo dopo, a causa di un articolo sul diritto dei poveri che non sarebbe stato apprezzato dal governo di Napoleone III.
16 novembre 1866 : Le Figaro diventa un quotidiano ma evita immediatamente argomenti scottanti e quindi la censura. La tiratura raggiunge le 56 000 copie, di cui 15 000 abbonati.
1867 : esce il Figaro Littéraire et Politique, dove Henri Rochefort riversa il suo talento satirico. L'uscita di un giornale simile si spiega con la liberalizzazione dell'Impero: Henri Rochefort va comunque vicino alla censura. Hippolyte de Villemessant crea quindi un giornale per lui: La Lanterne.
1871 : il giornale prende posizione contraria alla Comune di Parigi, che lo fa sopprimere. Il giornale riprende le sue pubblicazioni solo quando questa è sconfitta. Le Figaro si crea quindi un pubblico di aristrocratici e borghesi.
1875 : Hippolyte de Villemessant lascia la guida a Francis Magnard, che diventa il nuovo direttore.
17 aprile 1879 : Le Figaro compare con una cornice nera: Hippolyte de Villemessant è morto a Monte Carlo. Alphonse Daudet e Gustave Flaubert lasciano una testimonianza della perdita sentita in quel momento dal mondo letterario e politico.
18 settembre 1886 : Jean Moréas pubblica su Le Figaro il Manifesto del Simbolismo seguito dalla Risposta dei simbolisti pubblicata da Gustave Kahn, su l'Événement il 30 settembre 1886.
1897 : l'Affare Dreyfus porta sulle colonne del Figaro le prime reazioni di Émile Zola, che vi scrive tre articoli prima della comparsa del celebre J'accuse tra le colonne del giornale l'Aurore.
20 febbraio 1909 : Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il primo Manifesto del futurismo.
16 marzo 1914 : Gaston Calmette, direttore del giornale, è assassinato da Henriette Caillaux, moglie del ministro delle Finanze, precedentemente attaccato dal giornale.
1922 : il giornale è comprato da François Coty, che lo rinomina Figaro e lo lascia nel 1928 per L'Ami du peuple. François Coty è legato all'estrema destra francese, in particolare alla milizia fascista Solidarité française. Tra le due guerre mondiali il giornale conserva uno spirito mondano; la rubrica Carnet du jour esiste ancora adesso.
1929 : Figaro ritorna Le Figaro. Compaiono le prime parole crociate.
1934 : Lucien Romier diventa direttore e Pierre Brisson direttore letterario. Organizza una squadra brillante di giornalisti, tra cui François Mauriac, Georges Duhamel, Jean Giraudoux, Tristan Bernard e André Maurois. Compaiono le prime fotografie.
1939 : il giornale segue con ampi servizi le guerre di Etiopia, la Seconda guerra sino-giapponese e la Guerra civile spagnola. Il giornale subisce la censura ma continua a comparire a Tours.
1940 : Le Figaro si installa a Bordeaux, Clermont-Ferrand e quindi Lione prima di subire gli effetti della censura a causa di un editoriale di Pierre Brisson.
durante la seconda guerra mondiale, Le Figaro è pubblicato a Lione nella zona libera fino all'occupazione tedesca del 1942.
11 novembre 1942 : Pierre Brisson decide di chiudere il giornale e pubblica un editoriale che riesce ad arrivare solo agli abbonati:
Les consignes impératives qui viennent de nous parvenir ne nous permettent plus de poursuivre notre tâche sans offenser nos sentiments les plus intimes et sans trahir la confiance du public. Il s'agit de mentir ou de se démettre. Notre choix est fait. Je remercie les lecteurs de leur attachement, de leur compréhension, de l'estime qu'ils marquent à ce journal fait par des hommes de cœur dans des situations difficiles. Je leur donne l'assurance qu'ils retrouveront au premier jour le Figaro, fidèle à ses dévoirs et conforme à ses vœux
(Gli obblighi imperativi che ci arrivano non ci permettono più di proseguire il nostro lavoro senza offendere i nostri sentimenti più intimi e senza tradire la fiducia del pubblico. Si tratta di mentire o dimettersi. La nostra scelta è fatta. Ringrazio i lettori del loro attaccamento, della loro comprensione, della stima che mostrano a questo giornale fatto da uomini di cuore in situazioni difficili. Do loro la certezza che ritroveranno appena possibile le Figaro, fedele ai suoi doveri e conforme ai suoi desideri)
25 agosto 1944 : Le Figaro ricompare a Parigi con un editoriale di François Mauriac su Charles De Gaulle, diventa il giornale dell' MRP, opposto ai comunisti e ai socialisti.
1945 : la tiratura raggiunge le 213 000 copie.
1946 : uscita del Littéraire, settimanale gratuito e pubblicato in aggiunta al quotidiano. Riunisce Pierre Brisson, Paul Claudel, Léon-Paul Fargue, Colette, Julien Green.
1947 : le Littéraire diventa le Figaro Littéraire.
1950 : la moglie di François Coty cede la metà delle sue azioni ad un gruppo formato da Jean Prouvost, che decide che non ci saranno più azionisti maggioritari.
1964 : alla morte di Pierre Brisson, la moglie di François Coty vende tutte le azioni.
1970 : Jean Prouvost recupera il resto delle azioni Coty e diventa azionario di maggioranza.
Nel 1975, il giornale è comprato da Robert Hersant, direttore di un gruppo di periodici che aveva cominciato la sua scalata dieci anni prima con la fusione di due giornali regionali di Brive-la-Gaillarde, ed era stato nominato da quel momento da Presse-Actualité come un "nuovo Axel Springer".
Il supplemento domenicale Le Figaro Magazine è percepito come molto politico dal giornale satirico Le Canard enchaîné che ne farà un anagramma crudele: Le gai FroMage nazi (con un doppio significato: "il gaio formaggio nazista" oppure: "il gaio Fro - probabilmente abbreviazione derivata da Figaro - Mago Nazista").
Il 10 maggio 1981, con l'elezione di François Mitterrand alla presidenza della repubblica, Le Figaro diventa per la prima volta da anni un organo di opposizione, con direttore Jean d'Ormesson. Louis Pauwels ha pubblicato successivamente una raccolta di suoi articoli di quest'epoca con il titolo La liberté guide mes pas (la libertà guida i miei passi).
Intorno al 1982 avviene la fusione di Le Figaro e l'Aurore, giornale socialista noto per la pubblicazione del J'accuse di Émile Zola nel 1898 e quotidiano importante negli anni 1950-1970. Il nome di questo giornale compare ancora associato a quello del Figaro.
Ottobre 2004 : i sindacati si inquietano per l'indipendenza del giornale, diretto ora da Nicolas Beytout e Francis Morel.
2005 : le Figaro cambia formato e lascia la rue du Louvre per spostarsi in boulevard Haussmann.
Personalità[modifica]
Direttori[modifica]
Dal 1879 al 1914:
Francis Magnard
Fernand de Rodays
Cornély
Gaston Calmette, assassinato dalla signora Caillaux nel 1914
Dal 1930 al 1964:
Alfred Capus
Robert de Flers
André Chaumeix
Lucien Romier
Pierre Brisson
Scrittori[modifica]
Hanno scritto sul Figaro :
George Sand vi ha scritto i suoi primi articoli;
Émile Zola, prima dell' Affaire Dreyfus;
Marcel Proust, che riprende anche alcuni suoi articoli ne À la recherche du temps perdu ;
André Gide;
François Mauriac, che scrive degli appunti per anni, in particolari opponendosi alla guerra d'Algeria;
Omar Sharif, si occupa di bridge;
persino Jean-Paul Sartre (che certamente non apprezzava la linea politica del giornale) ha pubblicato un servizio sugli Stati Uniti durante la Liberazione.
Le Figaro è spesso considerato il "giornale dell' Académie française", per il grande numero di "immortali" che vi hanno scritto.

Dal 2007 (campagna elettorale che ha visto l'elezione di Nicolas Sarkozy) è stato effettuato il sorpasso sul concorrente storico Le Monde. Peraltro il sito internet è il più consultato sito d'informazione in Francia con 6.672.000 [1] visite uniche.
Collegamenti esterni[modifica]
(FR) Edizione online del giornale

domenica 13 marzo 2011

Libero


Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, attualmente diretto da Maurizio Belpietro.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Il ritorno di Feltri
2 Direttori
3 Organigramma e collaboratori principali
4 Dorsi e allegati
5 Assetto societario e finanziamenti pubblici
6 Diffusione
7 Note
8 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
Il giornale è uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, la testata è stata disegnata dal grafico Franco Bevilacqua; il nuovo quotidiano si colloca nell'area del centro-destra. Come ha scritto Oscar Giannino (2007):
« Molti dei nostri lettori comprano Libero e Libero mercato perché ci trovano una voce fuori dal coro e dai partiti, ma a favore di una visione nettamente liberale e liberista, antitassaiola e antisprechi pubblici, diffidente di ogni eccesso partitico [...], oltre che diffidente degli eccessi della magistratura, quando poi la giustizia e la sicurezza per i cittadini qualunque non sono garantiti. »
Il 21 novembre 2000[1] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[2][3] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[4][5].
Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[6].
Nel 2006 Libero ha sostenuto il movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, minoranza radicale passata al centro-destra. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del loro manifesto[7].
Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2006, Renato Farina pubblica su Libero un falso dossier, preparato dal Sismi, secondo cui Romano Prodi avrebbe autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le extraordinary rendition della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Per tale dossier Farina sarà condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento, e radiato dall'Ordine dei giornalisti[8].
Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale.
Nel febbraio 2007 sono stati arrestati alcuni membri di una cellula delle Brigate Rosse con l'accusa di aver progettato un attentato terroristico alla sede di Libero. Secondo tale accusa, dopo ripetuti appostamenti i neo-brigatisti Ghirardi e Latino intendevano compiere un attentato incendiario per il giorno di Pasqua con «benzina e acido da versare dentro»[9].
Feltri nel luglio 2008 torna direttore responsabile, per lasciare il giornale nell'agosto 2009, per tornare a Il Giornale. Arriva da Panorama al suo posto Maurizio Belpietro.
Dal novembre del 2009 il quotidiano è disponibile con sistema di consultazione digitale.
Il ritorno di Feltri[modifica]
Il 21 dicembre 2010 Vittorio Feltri ha lasciato per la seconda volta il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero, di cui diventerà anche azionista assieme a Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile.[10]
I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.
Direttori[modifica]
Vittorio Feltri (18 luglio 2000 - gennaio 2007)
Alessandro Sallusti (gennaio 2007 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri (15 luglio 2008 - 1 agosto 2009)[11]
Gianluigi Paragone, ad interim (1 agosto 2009 - 13 agosto 2009)
Maurizio Belpietro (13 agosto 2009 - in carica)
Organigramma e collaboratori principali[modifica]
I vicedirettori della testata sono: Fausto Carioti, Luigi Santambrogio, Pietro Senaldi e Giovanni Tagliapietra e Franco Bechis. Tra i collaboratori ci sono Antonio Socci, Filippo Facci, Antonio Martino, Gianluigi Nuzzi, Tommaso Labranca, Luca Volontè, Alberto Mingardi, Mario Giordano, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis, Davide Giacalone, Giampiero Mughini e Nazzareno Carusi.
Il vignettista di Libero è Benedetto Nicolini, in arte Benny.
Dal settembre 2006, nel settore sportivo, il quotidiano usufruisce della collaborazione di Luciano Moggi.
Dorsi e allegati[modifica]
Periodicamente vengono allegati al giornale dei libri, per la collana di "manuali di conversazione politica", curata da Vittorio Feltri e da Renato Brunetta.
Tra maggio 2007 e febbraio 2009 Libero è uscito con un doppio dorso. L'edizione principale era accompagnata, in abbinamento obbligatorio, da LiberoMercato, inserto economico-finanziario. In seguito l'inserto è stato inserito all'interno del quotidiano.
Dal 26 agosto 2009 inizia la collaborazione dell'ex direttore de Il Giornale Mario Giordano, seguita, due giorni dopo, da quella di Filippo Facci.
Assetto societario e finanziamenti pubblici[modifica]
Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell'immobiliare. Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[12]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[13], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[14]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.
Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[15]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro[12].

Note[modifica]
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti
^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996
^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti
^ Il 'caso Feltri'
^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
^ D'Avanzo, La fabbrica dei dossier, La Repubblica, 11 ottobre 2010
^ Capi br arrestati all'alba dopo summit segreto (Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Le dimissioni sono state date il 30 luglio.
^ a b Marco Cobianchi, «Niente fidi per L'Unità alla famiglia Angelucci», Panorama, 27/11/2007
^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
^ «Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416».
^ Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
I finanziamenti pubblici

venerdì 11 marzo 2011

The Irish Times


The Irish Times is an Irish daily broadsheet newspaper launched on 29 March 1859. The editor is Geraldine Kennedy, who succeeded Conor Brady in 2002; the deputy editor is Paul O'Neill. The Irish Times is considered to be Ireland's newspaper of record,[1] and is published every day except Sundays. It employs 420 people.[2]
Though formed as a Protestant Nationalist paper, within two decades and under new owners it had become the voice of Irish Unionism.[3] Today it is no longer considered a Unionist paper; it is generally perceived as being politically liberal and progressive.
The paper's most prominent columnists include writer and arts commentator Fintan O'Toole, the satirist Miriam Lord and former Taoiseach, Garret FitzGerald. Senior international figures, including Tony Blair, Bill Clinton and others have written for its op-ed page. Its most prominent columns have included Drapier (an anonymous column produced weekly by a politician, giving the 'insider' view of politics); Rite and Reason, a weekly religious column, edited by Patsy McGarry, Religious Affairs Editor; and the long-running "An Irishman's Diary", previously penned by Patrick Campbell in the forties (under the pseudonym 'Quidnunc'), Seamus Kelly from 1949-1979 (also writing as 'Quidnunc'), and more recently by Kevin Myers. Since the latter's move to the rival Irish Independent, "An Irishman's Diary" is now usually the work of Frank McNally. On the sports pages, Tom Humphries' Locker Room column features, as do Philip Reid's golf articles. He is the golf correspondent of The Irish Times.
One of its most famous columns was the biting and humorous Cruiskeen Lawn satire column written by Myles na gCopaleen, the pen name of Brian O'Nolan (Brian Ó Nualláin) who also wrote books using the name Flann O'Brien. Cruiskeen Lawn is an anglicized spelling of the Irish words cruiscín lán, meaning 'the full little jug'. Cruiskeen Lawn first appeared in October 1940 and appeared with varying regularity until O'Nolan's death in 1966.
The Irish Times is also the Irish newspaper with the most bureaux abroad;[citation needed] it has had full-time correspondents in Washington, Paris, Berlin, Beijing, Brussels, London, Africa and other parts of the world. According to the Audit Bureau of Circulations, it had a daily circulation of 106,926 during the second six months of 2009.[4]


Contents[hide]
1 History
1.1 Origins
1.2 The Arnotts
1.3 The Irish Times Trust
1.4 Recent history
1.4.1 Diversification
2 Offices
3 Online
4 Format and content
5 Columns
6 Editors
7 Notable contributors (past and present)
8 See also
9 References
10 External links
[edit] History
[edit] Origins
The first appearance of a newspaper using the name The Irish Times occurred in 1823 but it closed in 1825. The title was revived as a thrice weekly publication by Major Lawrence E. Knox, with the first edition being published on 29 March 1859. It was originally founded as a moderate Protestant Nationalist newspaper, reflecting the politics of Knox, who stood unsuccessfully as a parliamentary candidate for Isaac Butt's Home Rule League. Its headquarters were at 4 Lower Abbey Street in Dublin. In its early days, its main competitor was the Dublin Daily Express.
[edit] The Arnotts
After Knox's death in 1873 the paper was sold to the widow of Sir John Arnott, MP, a former Lord Mayor of Cork and owner of Arnotts, one of Dublin's major Department stores. The sale, for £35000, led to two major changes. Its headquarters was shifted to 31 Westmoreland Street and it remained in buildings on or near that site until 2005. Its politics also shifted dramatically, becoming predominantly Protestant and Unionist. The paper along with the Irish Independent and various regional papers called for the execution of the leaders of the failed 1916 Easter Rising.[5]
Though the paper became a publicly listed company in 1900, the family continued to hold a majority shareholding until the 1960s (even after the family lost control, the great-grandson of the original purchaser was the paper's London editor). The last member of the Arnott family to sit on the paper's board was Sir Lauriston Arnott, who died in 1958.
The editor during the 1930s, R. M. Smyllie, had strong anti-fascist views: he angered the Irish Catholic hierarchy by opposing General Franco during the Spanish Civil War. Later the Irish Times like other national newspapers had problems with Irish Government censorship during World War Two. The Times was largely pro-Allied and was opposed to the De Valera government's policy of neutrality.[6]
[edit] The Irish Times Trust
In 1974, ownership was transferred to a charitable trust, The Irish Times Trust. The former owner, Major Thomas McDowell, was made "president for life" of the trust which runs the paper and was paid a large dividend.[7] However several years later the articles of the Trust were adjusted, giving Major McDowell 10 preference shares and one more vote than the combined votes of all the other directors should any move be made to remove him.[8] Major McDowell died in 2009.
[edit] Recent history
In 1969, the longest-serving editor of the Irish Times, Douglas Gageby, was labelled a "white nigger" by the company Chairman (a former British army officer), because of the newspaper's coverage of Northern Ireland at the outset of the troubles, which was upsetting Whitehall.[9][10]
The Irish Times faced considerable financial difficulty in 2002 when a downturn in advertising revenue coincided with a decision to invest its reserves in the building of a new printing plant; none of its journalists were laid off, but a large number availed of a voluntary redundancy package, when the paper underwent major restructuring. Some of its external bureaux were closed, while it also ceased publishing 'colour' pages specifically devoted to covering local Irish regions, with regional coverage now merged with news. Part of the Irish Times' problems stemmed from the bitter internal strife which led to Major McDowells's daughter Karen Erwin failing to be given the job of Chief Executive.[8] The reorganisation had the desired effect; after posting losses of almost €3 million in 2002, the paper returned to profit in 2003.
John Waters, the only columnist to speak out about the issue of the perceived vast salaries of the editor, managing director and deputy editor, was sacked and then re-hired a week later in November 2003.[11]
In January 2005, the paper was due to run a front-page story on the Provisional IRA's denial of involvement in the Northern Bank Robbery, one of Europe's largest ever, and a column by Kevin Myers, which said that the Provisional IRA were responsible.[12] Myers asked for clarification of the decision from the editor, and later left the paper.[13]
The following May, the paper launched a new international edition, which is available in London and southeast England at the same time as other daily newspapers (previously, copies of the Irish edition were flown from Dublin to major cities in Britain on passenger flights, arriving around lunchtime). The new edition is printed at the Newsfax plant in Hackney, and uses the Financial Times distribution network.
The Financial Regulator in 2008 fined the Irish Times after it admitted breaking market abuse rules.[14]
In 2009, the Supreme Court ordered the paper to pay €600,000 in costs, despite winning its case about the importance of protecting journalistic sources, and called its actions "reprehensible conduct" by deliberating destroying evidence.[15]
The newspaper has been criticized for its perceived support towards the British Army. An article in the Phoenix Magazine examined an article in the Irish Times published in August 2010 on Irish nationals serving in the British Army.[16] According to the Phoenix the article romanticized the war in Afghanistan and was little more than a recruitment advert for the British Army.[17] The article ended by asking was the editor Geraldine Kennedy and the Irish Times board familiar with the Defense Act which prohibits any kind of advertising for recruitment for a foreign army and article 15.6.1 of the Constitution of Ireland which states “The right to raise and maintain military or armed forces is vested exclusively in the Oireachtas"".
[edit] Diversification
The company has diversified out of its original Irish Times title as a source of revenue. This process has seen the company, Irish Times Ltd., take a majority share in the Gazette Group Newspapers a local newspaper group publishing three local newspapers in West Dublin for €5m, and acquire a property website MyHome.ie,[citation needed] the second-largest[18] property internet portal in Ireland, for €50m, seen[citation needed] as an "insurance policy" against the loss of traditional classified property advertising revenues. In June 2009, journalists called on the board and trust to review "the flawed investment and diversification strategy of the company" and passed a motion saying that "ongoing investment in loss-making projects poses a serious threat to employment" at the newspaper.[19] Four months later the company announced a loss of €37 million and that 90 staff would be made redundant.[20] The director who instigated the "investment and diversification" strategy retired, she dismissed suggestions that she would receive a significant "golden handshake", saying that her package would be "nothing out of the ordinary at all". She was given a €1m "ex-gratia" payment by the newspaper "relating to a commutation of pension rights agreed with her".[21]
The managing director in 2009 said that mobile phone applications would be a key investment for newspapers and the Irish Times now has an application for the iphone.[22]
In June 2010 Gazette group newspapers' managing director claimed the company's affairs are being conducted oppressively by its majority shareholder, the 'Irish Times'.[23]
[edit] Offices

The Irish Times building, on Tara Street.

The Irish Times Clock, originally mounted on the D'olier Street building is now part of the new offices on Tara Street.
In 1895, the paper moved from its original offices on Middle Abbey Street (the street that was until late 2004 the home of the Irish Independent) to D'Olier Street in the south city centre. "D'Olier Street" became a synonym for "The Irish Times", which in turn is personified as "The Old Lady of D'Olier Street". In October 2006, the paper relocated from its historical home of D'Olier Street in Dublin city centre to a new building in Tara Street, only two hundred metres away.
[edit] Online
In 1994, the Irish Times established an Internet presence at Irish-times.ie, it was the first newspaper in Ireland or Britain and one of the first 30 newspapers in the world to do so. The company acquired the domain name Ireland.com in 1997, and from 1999 to 2008 used it to publish its online edition. Initially free, charges and registration for access to most of the content were introduced in 2002. A number of blogs were added in April 2007 written by Irish Times writers Jim Carroll, Shane Hegarty and Conor Pope. On 30 June 2008, the company relaunched Ireland.com as a separate lifestyle portal and the online edition of the newspaper is now published at irishtimes.com. It is supplied free of charge,[24] but its archives require a subscription to view older parts in digitised form.
[edit] Format and content
The paper follows the same standard layout every day. The front page contains one main picture and three main news stories, with the left-hand column, News Digest, providing a 'teaser' of some of the stories inside the Home News, World News, Sport and Business Today sections as well as other information such as lottery numbers and weather forecasts. Inside, it usually contains eight to twelve pages of Irish news, called Home News, which covers the whole island of Ireland (i.e. the Republic of Ireland and Northern Ireland). It regularly devotes several pages to important stories such as the publication of government reports, the Budget, major courts cases, etc.
World News contains some pages of world news from its correspondents abroad and also from the wires and news services such as Reuters, the Guardian Service and the Los Angeles Times-Washington Post service. The Irish Times has staff correspondents in London, Paris, Brussels and Washington.
The Irish Times publishes its residential property supplement every Thursday, this being one of the printed residential property listing for the Dublin area. That section can also be found online. Motoring and employment supplements are published on Wednesday and Friday respectively, and can be found online also.
On Fridays, The Irish Times publishes a Business supplement and an entertainment supplement, The Ticket, with movie, music, theatre reviews, interviews, articles, and media listings. It features cinema writer Donald Clarke and music writers Jim Carroll, Brian Boyd, Tony Clayton-Lea and others. Michael Dwyer, the distinguished film critic and recipient of the Chevalier des Arts et des Lettres, wrote for the supplement until his death in 2010.
On Saturdays it publishes a Weekend section, featuring news features, arts profiles, TV and radio columns and book reviews of a limited range of mainly literary and biographical works, with occasional reviews in the technology sector. Its Saturday edition also include the Magazine (consumer and lifestyle features on food, wine, gardening etc.), a travel supplement and a sports supplement.
Daily puzzles are the Irish Times cryptic crossword, compiled by "Crosaire"; the "Simplex" crossword; and three Sudoku puzzles.
The Letters' page from readers serves as a forum for reader debate on current topics.
The Irish Times features the political cartoons of Martyn Turner., and the American cartoon strip Doonesbury. The business section has a satirical illustration by David Rooney every Friday. Tom Mathews contributes a arts-inspired cartoon (called "Artoon") to the Arts Section on Saturday.
The editorial line of the Irish Times tended to support the Lisbon Treaty. However they have printed a number of articles of opposing views, including articles written by Declan Ganley of Libertas, and other anti-Lisbon campaigners.
[edit] Columns
Regular columns include:
An Irishman's Diary
Another Life is the weekly natural history column, which Michael Viney has written and illustrated since 1977.
Rite and Reason is the weekly religious column. The column is edited by The Irish Times religious editor, Patsy McGarry. Many prominent Roman Catholic and Church of Ireland bishops, Irish Jewish leaders, theologians from all faiths and journalists, among others, have written the column, which is published on the Op-Ed (Opinion-Editorial) page every Monday.
Social and Personal
[edit] Editors
R.M. "Bertie" Smyllie, 1934–1954
Alec Newman, 1954–1961
Douglas Gageby 1963–1974,1977–1986
Fergus Pyle 1974–1977
Conor Brady, 1986–2002, the first Roman Catholic to hold the post
Geraldine Kennedy, 2002–present
[edit] Notable contributors (past and present)
Charles Acton
Maeve Binchy
Vincent Browne
Joe Carroll
Myles na gCopaleen
Garret FitzGerald
Donal Foley
Paul Gillespie
John Healy
Mary Holland
Tom Humphries
Lara Marlowe
Seamus Martin
Kevin Myers
Breda O'Brien
Conor O'Clery
Fintan O'Toole
Fergus Pyle
Arthur Quinlan
Martyn Turner
John Waters
Terence de Vere White
Maev-Ann Wren
[edit] See also
Irish Times National Debating Championship
List of Irish companies
[edit] References
^ "Order of Business". Parliamentary Debates (Office of the Houses of the Oireachtas) 193 (2). 17 December 2008. http://debates.oireachtas.ie/DDebate.aspx?F=SEN20081217.xml.
^ http://www.independent.ie/business/irish/irish-times-seeking-euro2m-in-cost-savings-2514659.html
^ O'Brien, Mark (2008). The Irish Times: A History. Four Courts Press. ISBN 978-1-84682-123-3.
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^ http://www.irishtimes.com/newspaper/weekend/2010/0731/1224275874706.html
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^ "Daft.ie Now Ireland's Busiest Certified Property Site". ABCe. 18 July 2006. Archived from the original on 15 November 2007. http://web.archive.org/web/20071115110953/http://www.abce.org.uk/cgi-bin/gen5?runprog=abce/abce&type=page&p=news_200706.html&menuid=news%7Cn1%7Cnews_200706%7Cnews_200706. Retrieved 1 January 2010.
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^ http://www.independent.ie/business/irish/irish-times-ceo-got-euro1m-payoff-as-losses-mount-2391589.html
^ O'Mahony, Catherine (25 October 2009). "Media World". The Sunday Business Post. http://www.sbpost.ie/mediaandmarketing/media-world-45189.html.
^ http://www.independent.ie/business/irish/gazette-group-md-accuses-the-irish-times-of-oppression-2238234.html
^ "'The Irish Times' free online at irishtimes.com". The Irish Times. 30 June 2008. http://www.irishtimes.com/newspaper/ireland/2008/0630/1214764288069.html. Retrieved 2008-06-30.
[edit] External links
The Irish Times
The Irish Times' Crosswords

giovedì 10 marzo 2011

El País



El País è un quotidiano spagnolo. Con una media di 457.675 copie giornaliere è il periodico non sportivo a maggior diffusione in Spagna. Secondo l'Estudio General de Medios del 2005 conterebbe circa 2,1 milioni di lettori, seguito da El Mundo con una stima di 1,29 milioni.
Indice[nascondi]
1 Cenni storici
2 Contributori notevoli
3 Note
4 Collegamenti esterni
Cenni storici [modifica]
El País fa parte del conglomerato mediatico di Grupo Prisa, diretto da Jesús de Polanco. La sua prima edizione è datata 4 maggio 1976, nel periodo della transizione democratica spagnola. Il modello di riferimento fu il quotidiano francese Le Monde.
Nel 1989, El País ha avviato collaborazioni con altri giornali europei. Partecipa ad una rete di risorse comuni con la Repubblica (Italia) e Le Monde (Francia), che hanno linee editoriali simili[senza fonte]. Dall'ottobre 2001, un supplemento anglofono di El País è incluso nella versione spagnola dell'International Herald Tribune.
Il 4 maggio 2004, il New York Times ha annunciato l'uscita dell'inserto settimanale New York Times International Weekly all'interno di El País e di altre testate europee.
El País esce in 3 edizioni: quella spagnola, la principale (con pagine dedicate alle regioni), quella europea (in spagnolo), e la versione internazionale in inglese.
Notevole eco internazionale ha ricevuto la pubblicazione sull'edizione online del 5 giugno 2009, delle fotografie di alcune feste private del premier italiano Silvio Berlusconi (titolo: En la villa del Papi), non pubblicate in Italia per ordine della magistratura[1], dove venivano usati aerei di stato.
Contributori notevoli [modifica]
Elvira Lindo
Javier Marías
Rosa Montero
Mario Vargas Llosa
Manuel Vázquez Montalbán
Paolo Flores d'Arcais
Roberto Saviano
Note [modifica]
^ (ES) «Las imágenes censuradas», 5 giugno 2009. URL consultato in data 05-06-2009.
Collegamenti esterni [modifica]
(ES) Sito ufficiale
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/El_Pa%C3%ADs"
Categoria: Quotidiani spagnoli [altre]
Categoria nascosta: Voci con affermazioni senza fonte

lunedì 7 marzo 2011

L'Asca - Agenzia Stampa Cattolica Associata


L'Asca (Agenzia Stampa Cattolica Associata) è un'agenzia stampa italiana fondata nel 1969[1]. Diretta da Claudio Sonzogno, è stata la prima agenzia italiana a dare su Internet un notiziario completo: politica, cronaca, economia e società.
Sul suo sito ufficiale ci sono inoltre newsletter e speciali sulla multimedialità, il Giubileo della Chiesa cattolica del 2000, l'Euro, la stampa italiana all'estero, eccetera.
Note [modifica]
^ Pagina sull'agenzia dal sito ufficiale
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Asca"
Categoria: Agenzie di stampa italiane [altre]
Categoria nascosta: Stub - editoria

lunedì 28 febbraio 2011

Reuters


La Reuters è un'agenzia di stampa britannica, tra le più note e vaste al mondo. Fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra.
Il 15 maggio 2007 è stato raggiunto un accordo per la fusione della Reuters con la società statunitense Thomson Corporation che ha dato vita alla società Thomson Reuters.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Profilo aziendale
3 Divieto di "terrorismo"
4 Note
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Il tedesco Paul Julius Reuter (1816-1899) intraprese nel 1850 un servizio di trasmissione di notizie tra Aquisgrana e Bruxelles utilizzando i piccioni viaggiatori. Da Aquisgrana poi le notizie venivano comunicate a Berlino con il telegrafo. Nel giugno del 1851 si trasferì a Londra e nell'ottobre dello stesso anno aprì un ufficio per la trasmissione telegrafica delle quotazioni di borsa tra Londra e Parigi grazie al cavo telegrafico che stava per essere installato di li a poco sotto la Manica. Nel 1857 Reuter divenne cittadino britannico. Ben presto l'agenzia da lui fondata fu in grado di fornire notizie telegrafiche alla stampa inglese e di altri paesi europei. Nel 1865 la Reuters fu la prima agenzia di stampa in Europa a dare l'annuncio dell'assassinio del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. Nello stesso anno aprì il primo ufficio al di fuori dell'Europa ad Alessandria d'Egitto. A questo fece seguito nel 1866 l'apertura della sede di Bombay. Con lo sviluppo tecnologico l'agenzia inglese fu in grado di raggiungere con la sua rete telegrafica l'Estremo Oriente nel 1872 ed il Sud America due anni dopo con l'apertura dell'ufficio di Valparaiso. Nel 1876 venne inaugurata a Città del Capo la prima sede del Sud Africa.
Nel 1918 la Reuters fu la prima agenzia a dare l'annuncio della fine della prima guerra mondiale nell'impero britannico. Nel 1923 iniziò la prima trasmissione di bollettini radio in alfabeto Morse e nel 1927 venne adottato l'uso della telescrivente. Nel 1941 venne istituito il Reuters Trust con l'intento di preservare l'indipendenza della società. Nel 1984 la Reuters è divenuta una società per azioni quotata alla borsa di Londra. Nel 1994 ha inaugurato il canale televisivo Reuters per le notizie finanziarie. Nel 2001 è stata acquisita la maggioranza della società statunitense Bridge Information System che è stata incorporata nella Reuters due anni dopo.
Profilo aziendale [modifica]
Oggi la Reuters ha più di 15.000 dipendenti in 91 paesi e, sebbene sia conosciuta comunemente come una delle maggiori agenzie di stampa al mondo, il 90% degli introiti derivano dai suoi servizi finanziari. Tra i servizi finanziari offerti dalla Reuters ai propri clienti primeggiano gli aggiornamenti immediati delle quotazioni di borsa e delle valute. La Reuters fornisce alle aziende una gamma di prodotti che aiutano a gestire il flusso di ordini, prendere decisioni di trading e controllare il rischio. All'interno dell'area di front office Reuters ha sviluppato sistemi per la gestione del rischio e delle negoziazioni in modo integrato con il back office; ciò comprende una funzionalità avanzata di middle office per il rischio di mercato e di credito e funzionalita' per le operazioni di regolamento, compensazione, generazione di scritture contabili e gestione della cassa. I due software per la gestione integrata del front e del back office sono il Kondor + (K+) e il Kondor + Trade Processing (K+TP).
Divieto di "terrorismo" [modifica]
La Reuters ha severe linee guida sull'uso di determinati termini, in funzione dell'oggettività. Ciò ha causato critiche, specialmente per il suo non uso della parola terrorista all'interno di servizi giornalistici su eventi importanti, a partire dall'attacco alle Torri Gemelle. Applicando questa linea guida, Reuters ha usato il termine terrorista esclusivamente fra virgolette, sia per riportare citazioni che per distaccato riferimento. Stephen Jukes, redattore per le notizie internazionali, ha spiegato che «ciò che per un uomo è un terrorista, per un altro uomo è un combattente per la libertà»[1], e Reuters non usa la parola terrorista per principio.
Il principio è stato oggetto di un comunicato stampa del 2 ottobre 2001 nel quale l'agenzia si scusa per l'eventuale offensività dell'assunto, ma conferma che la regola di Reuters è evitare l'uso di termini ad impatto emotivo e di non produrre giudizi di valore sui fatti che deve riportare accuratamente e correttamente, essendo la mission dell'agenzia dare conto accuratamente ed imparzialmente degli eventi, così che individui, organizzazioni e governi possano, per le loro decisioni, basarsi sui fatti[2].
Il comunicato rispondeva ad alcune critiche circostanziate ricevute per il suo coverage dei fatti delle Torri Gemelle. Si era obiettato infatti che se a proposito dell'11 settembre il termine era stato vietato, a proposito degli eventi di Oklahoma City del 1995 Reuters aveva invece permesso di descriverli come "atto di terrorismo"[3].
Il principio è stato confermato nel 2004, allorché la Reuters si è scontrata con la catena giornalistica canadese CanWest Global Communications, cui appartenevano fra gli altri The National Post di Toronto e The Calgary Herald, che utilizzava Reuters come agenzia fonte. La catena aveva preso a sostituire sistematicamente parole come "insorti" o "ribelli", che trovava nei lanci Reuters, con il termine "terroristi" pur mantenendo l'indicazione di Reuters (o dei suoi giornalisti) a firma delle notizie. David A. Schlesinger, direttore editoriale dell'agenzia, sottolineò che Reuters "non usa termini emotivi quando definisce qualcuno" e che se pure "ogni testata può cambiare, copiare e fare ciò che vuole" dei loro lanci, quando i cambi sono di questo genere Reuters avrebbe gradito la rimozione del loro accreditamento come fonte; Schlesinger dichiarava inoltre di avere per obiettivo la tutela dei suoi giornalisti e dell'integrità editoriale dell'agenzia. La catena replicò con un editoriale sul The National Post in cui affermava che l'uso di "eufemismi" da parte dell'agenzia era solo una fraintesa interpretazione del politically correct, deviazione secondo loro da rimuovere prima che i loro lettori aprissero il giornale la mattina[4].
Nel 2005, in riferimento alle esplosioni dinamitarde a Londra, fu notato che uno dei servizi di Reuters conteneva la frase "La polizia dice di sospettare che dietro le bombe ci siano terroristi"; l'apparizione della parola fece dubitare che la linea guida fosse stata abbandonata, e mentre il Wall Street Journal faceva notare[5] come anche la BBC avesse deciso di usare il termine[6] nonostante le sue non dissimili linee guida[7], Reuters spiegò che si trattava di citazione, per quanto in forma indiretta, e che pertanto anche senza virgolette si trattava di testo da attribuire ad altri restando immutata la validità del principio.
Note [modifica]
^ Vedi nota successiva
^ Il comunicato, oggi non più online sul sito Reuters.com, è tuttora disponibile su archive.org (in inglese)
^ (EN) Howard Kurtz, Peter Jennings, in the News for What He Didn't Say, The Washington Post, 24 settembre 2001
^ (EN) Ian Austen, Reuters Asks a Chain to Remove Its Bylines, The New York Times, 20 settembte 2004
^ (EN) Blog ufficiale del Wall Street Journal
^ Articolo della BBC
^ (EN) Linee guida editoriali della BBC sull'argomento "terrorismo"; vi si evidenzia che la parola "terrorista" può essere un ostacolo, invece che un aiuto, a comprendere e che pertanto deve essere usata solo riferendola alla fonte, lasciando ad altri la caratterizzazione.
Voci correlate [modifica]
Thomson Reuters
SIX Telekurs
Collegamenti esterni [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Reuters
Sito ufficiale

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