Pietro Berti

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Anchorage

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lunedì 2 novembre 2009

C’è una possibile soluzione al problema del debito pubblico italiano?






C’è una possibile soluzione al problema del debito pubblico italiano?









La crisi finanziaria ed economica “picchia” duro sui conti pubblici del nostro Paese. Gli ultimi dati della Banca D’Italia, resi noti in data odierna, non lasciano infatti molto spazio alle interpretazioni: dall’inizio dell’anno, secondo quanto rileva l’ultimo Bollettino Statistico di Bankitalia, il debito pubblico, nel periodo da gennaio a maggio del 2009, è cresciuto del 5,4%, ovverosia di quasi 90 miliardi di euro. In particolare, alla fine dello scorso mese di maggio il deficit dello Stato ha raggiunto la nuova quota record di 1.752,188 miliardi di euro, stracciando il precedente record messo a segno ad aprile. Pollice verso anche per le entrate fiscali, che nei primi cinque mesi del 2009 hanno fatto registrare un calo del 3,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno a causa, principalmente, della pessima congiuntura; in soldoni, questo significa che nelle casse dello Stato, nei primi cinque mesi di quest’anno, sono entrati ben 4,5 miliardi di euro in meno, a conferma di come il nostro Paese, nelle fasi di crescita zero o di contrazione economica, sia tra i più vulnerabili (fonte http://www.finanzalive.com/flash-news/nuovo-record-debito-pubblico-italiano/ )
Nel 2007 l’allora Ministro Padoa-Schioppa ha detto al Corriere: «Se noi avessimo un debito pubblico dell' 80% del Pil, avremmo da spendere circa 20 miliardi l' anno in meno per il servizio al debito. Con una cifra così avremmo già decongestionato il Nord, in un Paese che si muove a fatica da Torino a Venezia, avremmo finanziato le infrastrutture giuste e avremmo messo a punto degli ammortizzatori sociali a livello delle grandi socialdemocrazie del Nord. E assicuro che il rapporto tra cittadino e Stato sarebbe cambiato».
Scriveva Sergio Romano su Il Corriere della Sera del 12 giugno 2007 > (fonte http://archiviostorico.corriere.it/2007/giugno/12/Debito_pubblico_una_palla_piede_co_9_070612111.shtml )
Orbene, i timori sul debito pubblico italiano si articolano in una duplice direzione: un primo ordine di problemi riguarda infatti gli interessi sul debito (che si equivalgono almeno al valore di un’intera finanziaria); dall’altro lato c’è da considerare che il nostro Paese finanzia il proprio debito pubblico attraverso l’emissione di titoli di Stato, quasi per l’intero in mano estera. Ciò comporta una collocazione sul mercato di questi titoli che impongono interessi direttamente proporzionali alle condizioni del nostro debito per invogliarne l’acquisto con ulteriore vanificazione dell’emissione degli stessi titoli dato che a loro volta re incrementano il nostro debito. Il rischio di tutta questa operazione è l’insolvenza. D’altronde, si può serenamente immaginare che se tutti i portatori di titoli di Stato si presentassero ad esigere la prestazione o comunque non rinnovassero la loro sottoscrizione per noi ci sarebbe solo la bancarotta.
Di solito i titoli di stato infatti sono considerati titoli a basso rischio, equiparati pertanto alla moneta. Tuttavia non mancano casi di insolvenza: la Spagna dichiarò bancarotta per 16 volte fra metà ottocento e il novecento. Di recente il governo argentino ha rifiutato di pagare i detentori di titoli ed ha cambiato moneta, togliendo al peso argentino corso legale. Con questo atto l'Argentina, rifiutandosi di pagare i vecchi creditori, ha dichiarato unilateralmente di aver azzerato il debito pubblico nella vecchia valuta. In realtà, l'Argentina è stata portata dai creditori nei tribunali internazionali (USA e Germania), ed inoltre sta subendo un'azione mossa presso la Camera Arbitrale (ICSID) della Banca Mondiale. I bond (obbligazioni) argentini, a causa del default (cessazione dei pagamenti) decretato e ancora non risolto, non hanno accesso al mercato nelle borse internazionali, essendo costretti al mercato domestico sotto legislazione argentina. (fonte http://wapedia.mobi/it/Debito_pubblico#3. )
Questo è quello che rischia concretamente il nostro Paese nel giro di pochissimi anni. Del problema si è occupata anche la trasmissione Report su Rai 3 nella puntata del 25.10.2009 di cui ivi si riportano alcuni pezzi in video da youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=nKitR3q6tHk
http://www.youtube.com/watch?v=whyUkITslj8
http://www.youtube.com/watch?v=9-lemC2IX5I (di cui va ascoltata in particolare la parte conclusiva)
Capito il problema, mi sento di formulare una concreta proposta: anziché continuare a sottoscrivere debito pubblico perché non puntare all’assoluto azzeramento del nostro debito attraverso una transazione che ci possa rendere (noi e i nostri figli) finalmente liberi dal debito e capaci di autodeterminare il nostro futuro economico piuttosto che restare in mano dei nostri creditori sempre più affamati di interessi sul debito che ci porteranno a fare la fine dell’Argentina? Posso comprendere l’iniziale scetticismo su queste mie riflessioni. Ebbene, io ritengo che vada individuato un capitale di riferimento in mano italiana che possa azzerare o comunque rilevare l’importo del nostro debito. Individuato tale capitale si potranno trattare con il gruppo detentore di tali somme le condizioni dell’operazione, valutando cosa in concreto il nostro Paese - senza perdere libertà in nessun settore, autonomia politica e di governo, né tanto meno democrazia – possa cedere in cambio dell’azzeramento di tutto il debito . Inutile tentare di affrontare la situazione continuando a pagare interessi sugli interessi capitalizzati proprio come farebbero gli strozzini.

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