Pietro Berti

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Anchorage

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lunedì 28 dicembre 2009

Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze













Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze
sparito il corpo del nipote di Mousavi, ucciso domenica . Iran la tv di Stato ammette: oltre 15 morti . Da Obama dura condanna delle violenze
Arrestato leader dell'opposizione, la polizia entra nella fondazione Khatami. Ue: «Rispettare i diritti universali»
dal sito web
http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_28/iran-condanna-vittime_451ee2d2-f381-11de-b76d-00144f02aabe.shtml

TEHERAN - «Dura condanna». Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la repressione contro l'opposizione iraniana, chiedendo al regime di rispettare i diritti del popolo.
NUOVI SCONTRI - Lunedì ci sono stati nuovi scontri nel centro di Teheran, con la polizia che ha sparato lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Come sempre le notizie arrivano dai blog di opposizione. Lunedì pomeriggio, nella piazza Hafte Tir e in alcune vie adiacenti, si sono radunate un migliaio di persone scandendo slogan contro la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Le fonti riferiscono che le stazioni della metropolitana nel centro della capitale sono state chiuse e che forze di sicurezza hanno preso posizione davanti alla sede dell'agenzia di stampa ufficiale Irna.
QUINDICI MORTI - Domenica era stato il giorno della strage, con più di quindici morti negli scontri a Teheran tra esponenti dell'opposizione e polizia. Il numero delle vittime è stato confermato dalla tv di Stato. È stata la sfida più coraggiosa al regime dal giorno delle elezioni presidenziali. Ed è costata molto sangue. Tra le vittime, secondo il ministero dei Servizi segreti, «più di dieci appartenenti ai gruppi controrivoluzionari». Mentre gli altri cinque - secondo la tv di Stato - sono stati uccisi «da gruppi terroristici». Tra le vittime c'è anche un nipote del leader riformista Mir Hossein Mousavi. Ali Habibi Mousavi sarebbe stato ucciso da un proiettile nella schiena, sparato dalle forze di sicurezza, che negano però di aver fatto fuoco. Intanto la famiglia del ragazzo ha denunciato la scomparsa del suo corpo del congiunto (i cui funerali erano in programma per lunedì): «La salma è stata portata via dall'ospedale e non riusciamo a ritrovarla - ha detto la sorella Reza -. Nessuno ammette di averlo portato via». L'agenzia Irna ha riferito che il corpo di Mousavi e quelli di altri quattro manifestanti sono tenuti in custodia per l'autopsia e l'inchiesta giudiziaria.
L'ARRESTO - Ma la macchina della repressione non concede tregua. All'alba di lunedì è stato arrestato una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979: le forze dell'ordine sono arrivate intorno alle tre di notte a casa dell'uomo e lo hanno portato via. Inoltre agenti degli apparati di sicurezza hanno fatto irruzione nella Fondazione Baran dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, dove hanno arrestato due suoi collaboratori e sequestrato molti documenti.
LA CONDANNA DI UE E USA - Una situazione che l'Unione Europea, tramite una nota della presidenza svedese, condanna fermamente, esprimendo preoccupazione «per la repressione violenta e la detenzione arbitraria dei manifestanti». La Ue è contraria a «ogni forma di violenza contro coloro che cercano solo di esercitare la loro libertà di espressione e il diritto di assemblea» e invita il governo iraniano a rispettare i diritti universali, come la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente, «evidentemente violati dalla forza usata contro i manifestanti». Domenica era stata la Francia a condannare «gli arresti arbitrari e le violenze contro semplici manifestanti».
FINI: SODDISFARE RICHIESTA LIBERTÀ - Dall'Italia, dopo la nota ufficiale del ministero degli Esteri dove viene auspicato che «la dialettica fra governo e opposizione in Iran possa svilupparsi in un quadro di pieno rispetto dei diritti umani universali», è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. «La libertà che viene reclamata a gran voce da tanti giovani iraniani deve stare a cuore a tutti e quindi anche a noi - ha detto in visita alla Brigata Aeromobile Friuli in missione in Libano -. Non è semplice, ma credo che la comunità internazionale e quindi certamente anche il Parlamento italiano abbia il dovere di riflettere su ciò che sta accadendo. Mi auguro che tutta la comunità internazionale e in particolar modo l'Ue si facciano carico di risposte da fornire ai tanti iraniani che scendono in piazza e mettono a rischio la loro vita per esprimere un desiderio di libertà che nessuna valutazione all'insegna della realpolitik può lasciare inascoltata».

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