Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Barack Obama. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 febbraio 2011

Usa/ Ambasciatore in Cina si dimette in vista presidenziali 2012

Usa/ Ambasciatore in Cina si dimette in vista presidenziali 2012
Potrebbe sfidare Obama candidandosi tra le fila dei repubblicani

New York, 1 feb. (TMNews) - Jon Huntsman, l'ambasciatore americano in Cina, ha rassegnato le dimissioni. Lo ha annunciato la Casa Bianca aggiungendo che l'ambasciatore lascerà la sede diplomatica cinese ad aprile. Secondo la stampa americana, Huntsman potrebbe sfidare Barack Obama candidandosi alle presidenziali del 2012 tra le fila dei repubblicani. Proprio Obama nel maggio del 2009 lo aveva nominato a capo della missione diplomatica a Pechino; Huntsman era allora governatore dello Utah.
Al Grand Old Party sono già al lavoro per organizzare i primi passi della campagna elettorale. Qualora l'ex senatore dello Utah decidesse di scendere il campo, la repubblicana Susie Wiles ha già messo in piedi l'Horizon Pac, un gruppo di esperti pronto a fare parte del team strategico del possibile candidato.
Negli ultimi tempi Huntsman ha evitato di rispondere a domande mirate sulla possibilità di una corsa alla Casa Bianca nel 2012, ma non ha mai smentito di considerare seriamente quest'opzione. Nel corso delle vacanze natalizie, l'ambasciatore si è incontrato con il senatore John McCain, che Huntsman aveva sempre supportato durante la candidatura presidenziale del 2008. Secondo fonti vicine al senatore, Huntsman avrebbe detto di essere ancora in dubbio se scendere in campo, già nel 2012 e non nel 2016, come i vertici del partito repubblicano e democratico si aspettavano.
Alcuni esponenti del partito repubblicano hanno detto al sito web Politico, solitamente ben informato, che la decisione dell'ambasciatore Huntsman se correre o meno contro il presidente Obama tra un anno, potrebbe arrivare solo a inizio dell'estate.
fonte: http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/02_febbraio/01/usa_ambasciatore_in_cina_si_dimette_in_vista_presidenziali_2012,28123690.html?shrbox=facebook

Obama duro con Mubarak"La transizione cominci ora"

Uno così a capo del mondo libero mette a rischio la democrazia e la libertà in tutto il mondo. Decisamente, ad oggi, il peggior Presidente U.S.A. mai eletto. Ci vuole un o una repubblicano/a. Prima che sia tardi. Manca di decisionismo, spiazzato dagli eventi maghrebini, incapace di decidere. Un pericolo per il mondo. Ecco, lui rappresenta il fallimento dei democratici, e sta scavando la fossa al partito.


Obama duro con Mubarak"La transizione cominci ora"
Telefonata del presidente Usa all'omologo egiziano poi il discorso in tv in cui si è rivolto ai giovani del Cairo: "Noi ascoltiamo la vostra voce"

NEW YORK - "La transizione cominci ora": non è stato un appello, è stato un ordine quello che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dato oggi da Washington al presidente dell'Egitto, Hosni Mubarak. In un intervento attesissimo, e durato solo quattro minuti, Obama ha pesato con estrema cautela ogni singola parola della sua dichiarazione. Ma nei confronti di Mubarak è stato chiarissimo: il suo discorso televisivo per quanto importante non è stato sufficiente, e gli Stati Uniti si aspettano che "la transizione cominci ora, subito"."Anche il presidente Mubarak ha riconosciuto che lo status quo (in Egitto) non è sostenibile e che serve un cambiamento - ha affermato Obama -. Per l'Egitto si è aperto un capitolo nuovo", Mubarak deve prenderne atto e garantire "subito" una transizione ordinata e pacifica. Per gli Usa non è una questione di mesi, come lasciato intendere da Mubarak nel suo intervento, è una questione di settimane, di giorni.Obama aveva seguito il discorso di Mubarak dalla Situation Room della Casa Bianca, dove aveva convocato una riunione speciale del suo consiglio di sicurezza per valutare la situazione in Egitto, presente tra gli altri il segretario di Stato, Hillary Clinton. Dopo aver assistito al discorso di Mubarak, Obama ha avuto con lui un discorso di mezz'ora. Poi si è presentato in tv, e ha parlato in primo luogo all'America, ma ben consapevole che il suo pubblico in quel momento non era solo l'Egitto, ma
l'intero Medio oriente. Il presidente Usa non ha riferito cosa i due leader si siano detti. Ma ha riferito che "lo stesso Mubarak ha riconosciuto che lo staus quo non è sostenibile e che serve un cambiamento". L'unica via d'uscita per lui è una iniziativa "immediata".Non spetta agli Stati Uniti indicare quale "il cambiamento" possa essere, ha precisato Obama. Ma di certo deve essere chiaro a tutti, tanto all'Egitto quanto a tutto il Medio Oriente, che gli Stati Uniti sono schierati a difesa "di tutti i diritti universali" e contro i violenti. Obama si è congratulato per la professionalità dimostrata finora dall'esercito egiziano, e ha auspicato che "continui così". Poi ha così concluso: "ai tanti giovani che sono in piazza in Egitto in questi giorni vorrei dire che noi americani ascoltiamo la vostra voce".È stata Hillary Clinton, che fino a una settimana fa aveva sostenuto che Mubarak era "stabile", a proporre a Obama l'invio in Egitto di Wisner risolvi-problemi, il diplomatico che già per Bush aveva negoziato l'indipendenza del Kosovo. Solo Wisner, amico di Mubarak e con molti agganci in Egitto, poteva recapitare il messaggio del presidente Nobel per la pace, che teme una Tienanmen araba: "Per gli Usa" ha detto "la tua presidenza è finita". Qualche ora prima, anche Benjamin Netanyahu aveva dato il benservito al vicino più prezioso, esortando la "la comunità internazionale a esigere il rispetto della pace con Israele da qualsiasi governo egiziano".
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/02/news/obama_mubarak-11945274/

sabato 1 gennaio 2011

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

21:14 01 GEN 2011 dal sito web http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201101012114-ipp-rt10088-strage_in_chiesa_in_egitto_il_papa_condanna_la_violenza
(AGI) - Alessandria d'Egitto, 1 gen. - Al Qaeda ha mantenuto la promessa fatta due mesi fa, dopo la strage nella cattedrale di Baghdad. L'organizzazione che si richiama a Osama bin Laden ha aperto l'anno con una sfida sanguinaria alle comunita' cristiane che ha indotto papa Benedetto XVI a chiedere ai governi di non sprecare parole e di "agire" per proteggere i cristiani, nel mirino di una persecuzione che ha conosciuto il suo apice di morte durante le festivita'.
L'ultima azione dell'organizzazione e' avvenuta nella notte di Capodanno. La nuova strage -che segue quella nella capitale irachena e quelle di Natale in Nigeria e nelle Filippine- e' stata compiuta dinanzi la Chiesa dei Santi, nel quartiere Sidi Bishr ad Alessandria d'Egitto, quindici minuti dopo la mezzanotte, quando dentro l'edificio sacro c'erano un migliaio di fedeli per la tradizionale cerimonia per il nuovo anno. L'esplosione ha danneggiato anche una moschea vicino alla chiesa, e ferito 8 musulmani. L'attentato e' il piu' grave compiuto in Egitto negli ultimi anni, e il piu' sanguinoso contro la comunita' cristiana in Egitto, che rappresenta il 10 per cento della popolazione, e ha spinto Hosni Mubarak ha lanciare un appello all'unita' nazionale.
L'APPELLO DI MUBARAK
In un Paese che soffre di crescenti divisioni settarie il presidente egiziano ha invitato "i figli dell'Egitto, copti e musulmani" a serrare le fila "contro il terrorismo". Refaa-al-Tahtawi, portavoce di Al-Azhar, la principale istituzione di studio dell'Islam sunnita con sede al Cairo, ha denunciato l'attacco sostenendo che mira "all'unita' nazionale egiziana". Mubarak ha aggiunto che l'attentato "ha l'impronta di elementi stranieri", e ha assicurato che il suo governo trovera' i responsabili: "Il terrorismo non ce la fara' a destabilizzare l'Egitto e la sua unita' tra cristiani e musulmani", ha detto il rais in un messaggio speciale diffuso dalla televisione.La retorica di Mubarak, ribadita nella promessa odierna di "tagliare la testa del serpente" terrorista, non e' bastata a calmare i cristiani, da tempo irritati con il governo per la discriminazione a cui i copti sono sottoposti nel Paese arabo.
LA RIVOLTA DEI COPTI
L'ultimo episodio di rivolta si era verificato al Cairo, nel quartiere di Giza, dove era stato negato il permesso di costruire una chiesa, a fronte di piu' facili autorizzazioni concesse per l'edificazione di moschee. Quindici ore dopo la nuova strage, la rivolta non poteva che trasferirsi ad Alessandria, sede del patriarcato della comunita' cristiana piu' importante del Medio Oriente. Contro il presidente egiziano -che appena due mesi fa aveva promesso protezione ai cristiani da al Qaeda- hanno inneggiato centinaia di giovani che, armati di pietre e bottiglie, hanno ingaggiato durissimi scontri con la polizia. "Mubarak, i cuori dei copti sono in fiamme! Dov'e' il governo?", sono stati alcuni tra gli slogan. Diversi ragazzi brandivano una croce alla quale avevano appeso brandelli di indumenti insanguinati di alcune delle vittime della strage: "Con il nostro sangue e la nostra anima sara' riscattata la Croce", hanno urlato. Prima di Natale c'era stato anche un incontro tra Mubarak e il patriarca ortodosso di Alessandria d'Egitto, Shenuda III, giunto alla fine di un anno in cui le condizioni di vita civile ed economica dei cristiani in Egitto e' peggiorata. I copti lamentano discriminazioni nell'esercito, nella polizia e nella guardia repubblicana e chiedono, in particolare, una legge unica per i luoghi di culto che realizzi l'eguaglianza tra tutti i cittadini egiziani e l'abolizione dell'indicazione della fede nelle domande d'impiego e nei documenti di compravendita e di delega. A dominare la preoccupazione piu' immediata dei cristiani egiziani e', pero', la minaccia terroristica e cio' che ritengono uno scarso impegno della polizia. "I servizi di sicurezza", ha denunciato Nermin Nabil, ferito nell'attentato, "non hanno fatto nulla per proteggerci e hanno lasciato che l'autobomba venisse parcheggiata di fronte alla chiesa nonostante il divieto posto dalle autorita'". I sopravvissuti non credono al governo, che ipotizza l'azione di un attentatore suicida e non a un'autobomba piazzata da due terroristi, fuggiti poco prima dell'esplosione. Anche i medici della clinica cristiana in cui sono stati ricoverati molti dei feriti ce l'hanno con il governo: "Dopo l'attentato un gruppo di circa 200 musulmani ha assediato la clinica, e la polizia, invece di proteggerci, ha lanciato gas lacrimogeni all'impazzata", ha raccontato Naglaa Gamil. Poco prima un gruppo di cristiani aveva distrutto un porte e finestre di una vicina moschea. Ad Alessandria d'Egitto non e' ancora guerra civile, ma l'odio di religione prevale su tutto.
IL PAPA AI GOVERNI: NON BASTANO LE PAROLE
A questo si e' riferito il Papa, nella sua omelia alla messa per la Giornata Mondiale della pace: "La liberta' religiosa e' elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si puo' negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le liberta' fondamentali, essendone sintesi e vertice", ha detto Joseph Ratzinger, dopo aver fatto riferimento alle "discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani" e aver esortato i governi: "Non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle Nazioni".
L'APPELLO DI NAPOLITANO E LA CONDANNA DI OBAMA
Tra queste, si muovono gli Stati Uniti e l'Italia. Barack Obama ha definito "oltraggiosi" gli attacchi in Egitto e in Nigeria e la Farnesina ha condannato "fermamente" l'attentato. Roma, si legge in una nota, "continuera' a far sentire la propria voce, in ambito europeo ed internazionale, affinche' la liberta' di religione venga pienamente tutelata in ogni possibile circostanza, affinche' venga posto fine al piu' presto agli efferati episodi di drammatica e sistematica violenza e persecuzione a cui sono da troppo tempo sottoposte le comunita' cristiane in varie aree del mondo". Il governo italiano e' stato promotore all'Onu di una risoluzione per la tutela della liberta' di religione nel mondo. "Basta con le persecuzioni dei cristiani", e' stato anche il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che il Papa ha ringraziato per il suo appello. (AGI) .

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