Pietro Berti

Pietro Berti

VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog

I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

Anchorage
Visualizzazione post con etichetta IRAN. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IRAN. Mostra tutti i post

mercoledì 23 marzo 2011

Siria, ancora repressione

23/03/2011 -
Siria, ancora repressione Bagno di sangue a Daraa

I manifestanti: quindici morti.Tra loro c'è anche una bambina
Non si placa l’intifada di Daraa, nel sud della Siria, così come non si placa la repressione delle forze di sicurezza, che stando a testimoni oculari e organizzazioni umanitarie locali, avrebbero ucciso solo oggi ben 15 persone (sei secondo altre fonti), portando a circa 20 il numero dei morti dallo scoppio delle violenze venerdì scorso. Un bilancio drammatico che ha indotto il segretario generale dell’Onu Ban ki-moon a chiedere «un’indagine trasparente».Per dopodomani, venerdì di preghiera musulmana, è intanto stata indetta sui social network di attivisti e dissidenti una «mobilitazione di massa» in tutte le regioni del Paese contro il «regime bugiardo e criminale» e «per la rivoluzione e la libertà». Secondo le testimonianze, confermate in parte anche da un giornalista dell’agenzia France Press, nove persone sono state uccise nella notte a Daraa, 120 km a sud di Damasco, durante l’assalto dei militari alla moschea al Omari, dove da venerdì si erano radunati i manifestanti anti-regime. Tra le vittime, ci sono due donne, una bambina e un medico.Secondo le stesse testimonianze, sei altri residenti sono stati freddati invece nel pomeriggio da colpi di arma da fuoco sparati dalle forze di sicurezza durante i funerali di due dei «martiri» caduti all’alba. Le autorità di Damasco, guidate da quasi mezzo secolo dal partito Baath e da quarant’anni dalla famiglia presidenziale al Assad, ha dal canto suo lanciato oggi una massiccia controffensiva mediatica, accusando «parti straniere di diffondere menzogne» e di «aizzare i residenti contro lo Stato». Per l’agenzia di notizie Sana e la tv di Stato sarebbe una non meglio identificata «banda armata» la responsabile della «sommossa»: i «forestieri», avrebbero usato dei bambini, precedentemente rapiti, per proteggersi nella moschea cittadina. L’emittente tv ha poi mostrato le immagini delle presunte armi e del danaro «nascosto dalla banda armata nella moschea al Omari». Secondo la Sana sarebbero inoltre solo tre le persone uccise negli scontri della notte: un medico e un infermiere uccisi dalla »banda armata che ha assaltato un’ambulanza«, e un agente delle forze di sicurezza. «Più di un milione di SMS giunti dall’estero, e per la maggior parte da Israele, invitano i siriani a usare le moschee come punti di ritrovo per le sommosse», prosegue l’agenzia. Oltre a mobilitare i media allineati, Damasco ha lanciato due timidi e tardivi segnali di distensione. In serata, è stata diffusa la notizia della rimozione dall’incarico del governatore di Daraa, mentre nel pomeriggio la tv di Stato ha annunciato il rilascio su cauzione di sei attiviste arrestate una settimana fa durante un inedito raduno nei pressi del ministero degli interni. Tra le sei donne rilasciate (Nisrir Hassan, Wafaa Lahham, Sirin Khuri, Layla Labwani e Ruba Labwani), non c’è Suhayr Atassi, attivista di spicco per la difesa dei diritti umani. Dei 37 dissidenti finiti dietro le sbarre mercoledì 16 marzo, ne rimangono in carcere ancora 27. E sulla homepage del gruppo Facebook «Syrian.Revolution», seguito da circa 70.000 utenti, è già pronto il volantino e il logo per il «il venerdì della gloria», convocato «in tutte le regioni della Siria per sostenere la rivoluzione di Daraa».

venerdì 18 marzo 2011

La ricetta di re Abdullah nel tentativo di conservare il potere

Corriere.com - Corriere Canadese Online


Regali e pressioni, ecco la ricetta del re
La monarchia araba promette nuovi posti di lavoro e nuovi investimenti.
RIAD - L’anziano re saudita Abdullah, a capo di un regno petrolifero alleato degli Usa, circondato da rivolte anti-regime e minacciato all’interno da appelli anti-governativi e da turbolenze nelle regioni a maggioranza sciita, ha ieri quasi triplicato il valore delle regalie promesse settimane fa ai suoi sudditi, e ha al tempo stesso annunciato un pesante rafforzamento degli strumenti di controllo e repressione. Questo mentre un migliaio di suoi soldati stazionano nel vicinissimo Bahrein a protezione delle “installazioni strategiche” dell’arcipelago indipendente, alleato di Riad ma abitato in maggioranza da sciiti, che dopo settimane di proteste chiedono ormai, anche loro, “la caduta del regime”. In una rara apparizione televisiva, l’affaticato sovrano saudita ha parlato per poco più di un minuto, lasciando poi spazio a due conduttori tv che, alternati, hanno letto un lungo elenco di “decreti reali” riguardanti sussidi ai dipendenti statali, incentivi sociali ai disoccupati, bonus di vario tipo, borse di studio agli studenti, investimenti nell’edilizia popolare. Ma re Abdullah ha soprattutto annunciato la creazione di circa 60.000 nuovi posti di lavoro nelle agenzie di sicurezza, un adeguamento degli stipendi dei temibili agenti della polizia religiosa, e l’apertura di nuovi filiali dell’ente nazionale per l’emissione dei pareri religiosi (fatwa) ufficiali. Se al suo ritorno in patria, il mese scorso, Abdullah aveva promesso investimenti nel Paese per circa 36 miliardi di dollari, il valore complessivo delle spese annunciate ieri nei “decreti reali” supera i 90 miliardi di dollari. Nel suo discorso però non compare nessun accenno a riforme della Costituzione, ad aperture “democratiche”, e neppure a un atteso quanto ininfluente rimpasto di un governo dominato da decenni da anziani principi della famiglia Saud. Sui suoi forum su Internet, l’ancora embrionale società civile saudita ha commentato questi “decreti reali” con rabbia e profonda sfiducia nella monarchia, mentre sui social network rimbalzano gli appelli a una mobilitazione in piazza domani. Le proteste indette sul web una settimana fa non si erano concretizzate nelle piazze di Riad e solo qualche centinaio di sciiti delle province orientali, ricche di giacimenti e terminali petroliferi, aveva osato sfidare le forze di sicurezza, a protezione di un regime che da sempre vieta ogni manifestazione pubblica. Poco lontano dalle regioni della protesta degli sciiti sauditi, nel vicino Bahrein, oltre un migliaio di manifestanti sono tornati in strada ieri a Manama e in un sobborgo meridionale della capitale, nonostante il divieto imposto dalle autorità, per partecipare ai funerali di una delle vittime della repressione della polizia. E sempre a Manama - dove nel pomeriggio è stata rimossa su ordine delle autorità il monumento alla Perla (tradizionale ricchezza del Paese) nell’omonima rotonda cuore della protesta anti-regime - il ministro degli Esteri, lo sheykh Khaled ben Ahmad al Khalifa, ha annunciato che in «soccorso» del suo Paese arriveranno altre «truppe del Golfo», che rimarranno nell’arcipelago indipendente «quanto sarà necessario». Le truppe del Golfo attualmente presenti nel Paese sono un migliaio di soldati sauditi e circa 500 poliziotti degli Emirati Arabi Uniti. «Questi militari non avranno alcun ruolo nel ristabilire l’ordine nel Paese, ma sono a protezione delle installazioni strategiche», ha aggiunto il ministro, che ha accusato il vicino Iran di «interferire, con le sue dichiarazioni pubbliche, negli affari interni» del Bahrein.
fonte: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=107093

domenica 27 febbraio 2011

Iran: Karrubi e Mussavi portati via

Iran: Karrubi e Mussavi portati via
Siti, i due leader opposizione prelevati da loro case (27 febbraio, 13:07)
(ANSA) - TEHERAN, 27 FEB - I leader dell'opposizione iraniana, Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, che da quasi due settimane sono praticamente agli arresti domiciliari, sarebbero stati portati via dalle loro case insieme alle mogli. Secondo alcuni siti sarebbero stati trasferiti fuori Teheran in cosiddette 'case sicure' sotto il controllo dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). Il sito Sahamnews di Karrubi, citando un altro sito, dice che i due si troverebbero in una localita' vicino a Parchin, ad est di Teheran.

sabato 19 febbraio 2011

Quando i silenzi fanno rumore

Giudico molto interessante l'assoluto silenzio,che ormai è diventato oltre che vergognoso anche assordante,dell'estrema sinistra,della sinistra,del centro sinistra e di Rutelli,FLI, in merito alle vicende che si stanno verificando in tutto il M.O.(oggi si è aggiunta l'Algeria). Questo atteggiamento dimostra un totale menefreghismo oltre che mancanza di progettualità e di soluzioni alternative a quello che questa situazione può portare con conseguenze disastrose. Ormai 'sta gente si occupa - come fa Bersani quando insieme a Pecoraro Scanio va dalla parrucchiera - solo di gossip e di Berlusconi.
Una chicca: dove sono finiti i tipi sinistri, tanto amici del mondo arabo dove il "sig. Colonnello" Gheddafi, figlio di puttana macellaio del suo popolo godeva di tanta stima, affetto ed era preso ad esempio da tutti quelli che appartenevano all'estremismo rosso, compresi i comunisti.
Seconda chicca: da quando Abu Mazen ha fatto un accordo con Israele per scacciare definitivamente dalla sua terra Hamas, i comunisti italiani, i centri sociali e tutte quelle altre mezze seghe nulla facenti che di politica non capiscono un emerito kkk, non esaltano più i Palestinesi.
Voglio aggiungere che tutti, ignoranti, che casualmente stanno sempre dalla parte dei rossi, reputavano la Tunisia come uno stato da prendere ad esempio di democrazia. Gli Israeliani la hanno sempre considerata una dittatura ferrea mascherata da democrazia per attirare il turismo occidentale. Sempre ai signori della sinistra lancio il j'accuse nei confronti di chi nei momenti in cui erano al potere si facevano vedere in tutto il mondo a braccetto con i capi di uno dei gruppi terroristici islamici più feroci del mondo, D'Alema & Hezbollah. Hezbollah cioè coloro che si sono presi con la forza il governo libanese nello stesso momento in cui, finalmente, le commissioni predisposte li avevano considerati criminali di guerra, terroristi ed esecutori materiali dell'omicidio di Hariri. Il mandate, è chiaro, è stato identificato in Hassad che addestra questa gentaglia la quale viene finanziata dal regime teocratico iraniano. Fortunatamente, i cristiani e i moderati libanesi si stanno organizzando, con Israele, per mettere Hezbollah tra due fuochi e distruggerlo. Il quadro completo non lo si può fare in quanto gli eventi sono in corso, ma non ci si può dimenticare che la rivoluzione iraniana contro lo scià persiano e la sua famiglia da parte degli integralisti islamici guidati da (che bruci all'inferno) Komeini, venne (ovviamente) sotsenuta dai comunisti in quanto ritenevano che la dittatura fascista dello scià dovesse essere deposta per essere convertita in una repubblica. I comunisti furono soddisfattissimi perchè effettivamente l'Iran divenne una repubblica. Peccato che fosse islamica , comandata da integralisti e teocratica all'ennesima potenza. Ora il coraggioso giovane popolo persiano ha detto basta e ha cominciato (o meglio continuato, nonostante i gravissimi rischi che corre) a minare il governo di Ahmadinejad. Stranamente, il collante dell'antisemitismo e della distruzione di Israele non fa più leva in questi dimostranti che si esprimono con concetti ben lontani da quelli delle dittature a cui sono stati sottoposti loro malgrado per decenni.

martedì 15 febbraio 2011

IRAN: CONSERVATORI CHIEDONO IMPICCAGIONE PER MUSSAVI E KARRUBI

Iran: i conservatori chiedono l’impiccagione per Mussavi e Karrubi. Obama: “La popolazione sia libera di protestare”

IRAN: CONSERVATORI CHIEDONO IMPICCAGIONE PER MUSSAVI E KARRUBI - Dopo le manifestazioni di ieri e i violenti scontri tra le forze dell’ordine e i migliaia di dimostranti scesi in piazza contro il regime di Mahmoud Ahmadinejad e dell’ayatollah Ali Khamenei, l’Iran sta tornando alla normalità. Il bilancio è di due persone morte e di numerosi feriti. La mobilitazione, imponente, del’onda verde suscita le rabbiose reazioni del mondo politico del Paese. Gruppi di deputati conservatori infatti hanno chiesto di “impiccare Mussavi e Karrubi“, i leader dell’opposizione. Gli slogan “Morte a Mussavi”, ”Morte a Karrubi” e “Morte a Khatami” sono stati gridati in aula dopo che Ali Larijani, presidente dell’assemblea, aveva accusato i capi della protesta di essersi fatti “strumento degli Usa e del regime sionista (riferito a Israele, ndr)”.Il regime iraniano, dunque, continua ad usare il pugno di ferro contro le proteste. Ne è un’ulteriore conferma la dichiarazione del procuratore generale, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che suona come una minaccia. Il procuratore promette infatti che la magistratura “agirà in tempi brevi e severamente contro coloro che sono dietro agli incidenti di ieri”.Stando alle informazioni che circolano sul web, Mussavi e Karrubi sarebbero stati messi in stato di isolamento nelle loro abitazioni fin da prima della manifestazione di ieri e le loro linee telefoniche sarebbero state interrotte.
In queste ore, inoltre, arriva il commento del presidente americano Barack Obama in merito alla situazione iraniana. Obama spera che “anche in Iran il popolo sia libero di esprimersi” e che l’Egitto “possa essere di esempio a tutta la regione medio orientale, anche se ogni Paese ha la propria identità”. Il capo della Casa Bianca si augura che anche gli iraniani “abbiano il coraggio”, anche se riconosce che in Iran la situazione è particolarmente complessa: in Egitto, infatti, l’esercito ha tenuto un comportamento lodevole, mentre le autorità iraniane hanno risposto con la violenza alle proteste.
Tatiana Della Carità fonte : http://www.direttanews.it/2011/02/15/iran-i-conservatori-chiedono-limpiccagione-per-mussavi-e-karrubi-obama-la-popolazione-sia-libera-di-protestare/

mercoledì 9 febbraio 2011

L'Iran contro Ahmadinejad con la strategia “del ferro da stiro”. Quando i cittadini oscurano il tiranno

L’Iran accende gli elettrodomestici per oscurare Ahmadinejad. Al via la strategia “del ferro da stiro”

Lavatrici, ferri da stiro, condizionatori e aspirapolvere fatti funzionare al massimo per far collassare le centrali elettriche di Teheran e oscurare Ahmadinejad. È la nuova forma di protesta adottata dai manifestanti iraniani, secondo quanto riferito da un giornalista dissidente esiliato in Svizzera, che ha citato alcune fonti a Teheran. Già in alcune zone della capitale, ha riferito Omid Habibinia, si è registrato un black-out di 15 minuti che è coinciso con un discorso televisivo del presidente iraniano. ”Gli elettrodomestici, accesi tutti in simultanea, fanno sì che le centrali elettriche non riescano a fornire l’energia necessaria”, ha spiegato, “ci vuole quindi del tempo affinché le altre suppliscano» e, per almeno un quarto d’ora, «alcune zone della città rimangono al buio”. La protesta, ha riferito Habibinia, “è stata convocata per ogni sera alle 21,30 e sarà una buona alternativa ad altre forme di dissenso, come urlare dai tetti il nome di Allah”. Nei giorni scorsi, secondo l’Human rights watch, le milizie basiji hanno fatto incursioni notturne nelle case per mettere a tacere le voci della protesta.

mercoledì 2 febbraio 2011

Egitto/ Iran: rivolta aiuterà a creare un Medio Oriente islamico

Egitto/ Iran: rivolta aiuterà a creare un Medio Oriente islamico
Denunciate le ingerenze americane dal ministro degli Esteri

Teheran, 1 feb. (TMNews) - La rivolta in Egitto aiuterà a creare "un Medio Oriente islamico". Lo ha indicato il ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi, citato dalla televisione di Stato, che ha denunciato le ingerenze americane nel movimento popolare "alla ricerca di libertà".
"Tenendo presente quello che so del grande popolo rivoluzionario dell'Egitto, che sta facendo la storia, sono sicuro che svolgeranno un ruolo nella creazione di un Medio Oriente islamico per tutti quelli che aspirano alla libertà, alla giustizia e all'indipendenza", ha dichiarato Salehi, secondo il sito internet della televisione di stato.
La rivolta in Egitto "mostra la necessità di cambiamento nella regione e la fine dei regimi impopolari", ha insistito. "Purtroppo, osserviamo l' ingerenza diretta (...) di alcuni responsabili americani", ha denunciato.
Il ministro ha garantito che l'Iran proporrà il suo aiuto ai manifestanti. "Ci schieriamo al fianco di quanti aspirano alla libertà nel mondo e sosteniamo la rivolta della grande nazione d'Egitto", ha aggiunto, con un pensiero per gli oltre 125 morti e migliaia di feriti del movimento. Domenica, l'Iran aveva già espresso il suo sostegno al "popolo coraggioso d'Egitto" e criticato la reazione "retrograda" dei Paesi occidentali.
I legami tra Teheran e Il Cairo sono tesi dalla rivoluzione islamica in Iran e dal riconoscimento da parte dell'Egitto dello stato di Israele. Nel 2009, i risultati delle elezioni presidenziali in Iran, falsate da frodi massicce secondo l'opposizione riformista, avevano scatenato manifestazioni in tutto il Paese, rigorosamente represse dal potere che ha fermato migliaia di persone e ne ha condannate centinaia.

sabato 29 gennaio 2011

Zahra Bahrami: impiccata dal regime iraniano


Iran, impiccata olandese per droga L'Aja congela i rapporti con Teheran
Zahra Bahrami, con doppia cittadinanza, era stata arrestata nella manifestazione anti-governative del 2009. Poi l'hanno accusato di aver importato cocaina


TEHERAN - "Una trafficante di droga di nome Sahra Bahrami (...), condannata per aver venduto e posseduto droga è stata impiccata sabato mattina". Così il regime di Teheran ha annunciato sul sito della tv nazionale l'esecuzione, mediante impiccagione, di Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese. L'avevano arrestata nelle manifestazioni anti-governative del 2009 e poi condannata a morte per traffico di stupefacenti.A salvarle la vita non sono bastati l'intervento dell'Olanda né l'interessamento del Parlamento europeo. L'hanno riconosciuta colpevole di avere importato in Iran cocaina. Secondo l'agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane dopo l'arresto della Bahrami, nel dicembre del 2009, nelle manifestazioni contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad, nel giugno precedente.La notizia della condanna a morte era stata annunciata il 2 gennaio scorso e il governo dell'Aja aveva cercato di avere informazioni da Teheran e di ottenere che suoi diplomatici potessero incontrare la detenuta. Richieste rifiutate dall'Iran, che non riconosce la doppia cittadinanza e pertanto riteneva Zahra Bahrami esclusivamente propria cittadina. Il ministro degli Esteri olandese, Uri Rosenthal, è tornato a chiedere oggi spiegazioni sul caso all'ambasciatore iraniano in Olanda, che è stato convocato presso il ministero. In serata fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l'Iran.Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti. Il 24 gennaio scorso due uomini, Jafar Kazemi e Mohammad Ali Hajaghai, finiti anch'essi in carcere per aver partecipato ai raduni di protesta, sono stati impiccati per cooperazione con i Mujaheddin del Popolo, la principale organizzazione di opposizione armata al regime.

giovedì 9 dicembre 2010

Sakineh libera

IRAN



"Sakineh libera", ma è giallo Dubbi sulle foto e sulla data.

La notizia diffusa dal Comitato internazionale sulla lapidazione. Ma ancora mancano verifiche sulla data del rilascio e sulle immagini in cui compare con il figlio: anch'esso sarebbe stato liberato, insieme all'avvocato. Teheran non conferma. La donna condannata alla lapidazione per adulterio.
TEHERAN - "Sakineh Mohammadi Ashtiani è salva, ed è già tornata a casa. A Tabriz". La notizia suscita un'eco internazionale. La stessa che aveva suscitato la sua condanna alla lapidazione, per adulterio e concorso nell'omicidio del marito. La 43enne iraniana sarebbe stata liberata, dicono alcune fonti del Comitato internazionale contro la lapidazione. E diffondono anche alcune foto che la ritraggono con il figlio Sajjad Qaderzadeh: anch'esso - sempre secondo le medesime fonti - sarebbe stato liberato, insieme all'avvocato Javid Hutan Kian. Ma a poche ore dalla notizia, ancora è difficile verificare l'autenticità delle foto, e anche la data effettiva del suo presunto ritorno in libertà. Teheran non conferma.GUARDA LE FOTO 1I dubbi sulle foto. Una donna molto diversa dall'immagine, apparentemente presa da un documento, della ragazza col capo coperto che nei mesi scorsi ha fatto il giro del mondo su poster e campagne online, icona della lotta per salvarle la vita dalla lapidazione: nelle immagini di Sakineh diffuse oggi dal network iraniano Press TV appare una donna appesantita e sicuramente oltre i quaranta. Le immagini, che secondo la fonte iraniana (l'agenzia fotografica internazionale Epa precisa che non c'è modo di verificare né l'identità della persona ritratta, né il luogo né la data di queste foto) sarebbero state scattate a Tabriz, nel nordovest dell'Iran, tra il 4 e il 6 dicembre. Mostrano la donna da sola e in compagnia del figlio. Le immagini 'ufficiali' di Sakineh libera la mostrano, secondo le informazioni di fonte iraniana, in una località non meglio precisata della sua città natale, appunto Tabriz. In altre fotografie diffuse dalle agenzie internazionali appare la stessa persona, ma con abiti diversi.La data della liberazione. Anche sulla data della liberazione sembra difficile fare chiarezza: secondo il comitato antilapidazione con sede in Germania, Sakineh sarebbe stata liberata ieri sera, ma per Taher Djafarizad, che guida la sezione italiana dello stesso comitato, Sakineh sarebbe libera solo da oggi. Sulla pagina Facebook di Djafarizad appare una foto della donna con il figlio nel giardino di casa che, a suo dire, è stata scattata oggi al rientro nella città natale. La stessa liberazione sarebbe ancora accompagnata da una qualche incertezza. Mina Ahadi, presidente del comitato internazionale contro le esecuzioni, ha detto che solo domani ci sarà la certezza assoluta. Negli ultimi mesi, Sakineh era stata collegata a una sequenza video (ma la protagonista aveva il volto oscurato) in cui "confessava": "Abbiamo pianificato l'omicidio di mio marito". Molti dubbi erano rimasti però su quella video-confessione.Lo scorso 19 novembre la Farnesina aveva accolto con ottimismo le dichiarazioni rilasciate 2 al Wall Street Journal da Mohammad Javad Larijani, il capo del Consiglio dei diritti umani della Repubblica islamica iraniana che aveva detto di essere al lavoro "assieme al sistema giudiziario per salvare la vita di Sakineh Ashtiani". In quegli stessi giorni i familiari del marito di Sakineh, secondo l'accusa ucciso da lei, avevano infatti perdonato la donna e per la legge islamica, questo è quanto necessario perché una prigioniera sia liberata.Le reazioni. Cauto il ministero degli Esteri tedesco che non ha confermato la notizia. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini "è una bella giornata per i diritti umani, l'Iran ha mostrato quel gesto di comprensione e clemenza che auspicavamo e lo ha fatto nell'esercizio delle proprie prerogative di Stato sovrano - ha aggiunto il titolare della Farnesina - di questo diamo atto, consapevoli che le prospettive di dialogo anche sui diritti umani con l'Iran si possano riaprire con spirito di rinnovata fiducia reciproca". Come lui, anche il presidente del Senato Renato Schifani ha espresso a nome suo e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama la più viva soddisfazione.L'intellettuale francese Daniel Salvatore Schiffer, che si è battuto a lungo per questa causa, è raggiante: "Le parole mi mancano. E' un'enorme, fondamentale, vittoria per la libertà, per diritti dell'uomo e della donna, di cui Sakineh è il simbolo mondiale, La nostra lotta, continua, giorno e notte, non è stata vana". Mina Ahadi, presidente del Comitato internazionale contro la lapidazione. "Siamo felici", ha detto. Ahadi ha poi sottolineato l'intervento, nel percorso che avrebbe portato alla rilascio della donna, del presidente brasiliano, Ignacio Lula da Silva, e del suo successore, Dilma Rousseff, eletta di recente.La storia. Sakineh stava scontando la condanna nella prigione di Tabriz. Il Comitato Internazionale contro la Lapidazione aveva già reso noto, lo scorso 11 ottobre, che il figlio di Ashtiani era stato arrestato dalla polizia iraniana insieme all'avvocato di sua madre e a due giornalisti tedeschi che volevano intervistalo. Nel 2006 a Sakineh erano state inflitte 99 frustate 3 per una "relazione illecita" con due uomini, poi era stata condannata a morte per adulterio. Il caso ha suscitato le reazioni e le dure rimostranze 4 della comunità internazionale e una martellante campagna della stampa straniera. Le autorità iraniane avevano deciso a luglio, di commutare la lapidazione in impiccagione.Ma la vicenda di Sakineh nel corso del tempo ha diverse volte assunto connotati poco chiari. Il 16 novembre in una trasmissione andata in onda sul canale della tv pubblica iraniana 'Channel 2', Sakineh coperta in volto aveva parlato in video dicendo: "Non voglio aiuto. Ho peccato 5". Durante lo stesso programma erano apparsi anche i due reporter tedeschi arrestati a ottobre e detenuti per spionaggio a Teheran (video) 6: "Siamo stati ingannati, abbiamo commesso atti illeciti", avevano spiegato. Mentre il figlio Sajjad aveva incalzato dicendo: "Ho mentito ai media". Tutti sembravano dare la colpa proprio all'attivista Mina Ahadi. Lei aveva replicato duramente: "E' tutto falso. Hanno estorto le loro parole con le minacce". Oggi alcuni blog iraniani annunciano che Sakineh dovrebbe comparire in un'intervista alla televisione iraniana.

sabato 4 dicembre 2010

Iraq/ Attentati a Baghdad contro fedeli iraniani: 14 morti


I
raq/ Attentati a Baghdad contro fedeli iraniani: 14 morti
15:26 - POLITICA- 04 DIC 2010 dal sito web http://www.apcom.net/newspolitica/20101204_152600_53c5381_105342.html



Centinaia i feriti Baghdad, 4 dic.(Apcom) - Almeno 14 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite questa mattina in una serie di attentati compiuti a Baghdad che hanno preso di mira dei pellegrini sciiti iraniani. Nel quartiere di Kazimiya, nel nord, dove si trova il mausoleo dell'imam Moussa, uno dei luoghi più sacri dello sciismo, due esplosioni quasi simultanee hanno provocato cinque morti, di cui quattro pellegrini iraniani e 18 feriti, fra questi 11 iraniani, secondo una fonte del ministero dell'Interno. Nel quartiere di Shouala, sempre a nord, un kamikaze al volante di una autobomba si è schiantato esplodendo contro un autobus che trasportava dei pellegrini iraniani. Due iraniani sono rimasti uccisi e 28 persone ferite, di cui 19 pellegrini. I pellegrini erano diretti nella città santa di Najaf, 150 chilometri a sud de Bagdad, che ospita il mausoleo dell'imam Ali, figura più venerata dell'islam sciita. Sempre oggi, una autobomba è esplosa nel quartiere di Bahia, nel sud ovest della capitale, causando sei morti e 42 feriti. Nella zona di Karrada (centro), un ordigno è saltato in aria nei pressi della piazza Oqba ben Nafia, provocando un morto e 8 feriti, fra cui anche dei civili. Un attentato contro una pattuglia di polizia ha ferito quattro agenti non lontano, sulla lunga arteria commerciale di Karrada, che è stata poco dopo chiusa al traffico, complicando la circolazione in una città già normalmente paralizzata da mostruosi ingorghi. (con fonte Afp)

venerdì 11 giugno 2010

venerdì 4 giugno 2010

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele
di Fiamma Nirenstein

http://www.ilgiornale.it/interni/il_vero_terrorismo_sono_bugie_contro_israele/03-06-2010/articolo-id=450035-page=1-comments=1

Davvero è uno choc, come ha detto Ban Ki Moon, come hanno detto i governi che scandalizzati hanno richiamato gli ambasciatori, la Turchia, la Svezia, la Grecia, la Giordania, è uno choc, oh sì, come ha detto Hillary Clinton e come anche Tony Blair ha dichiarato. È un orrore come ha detto la ministro degli Esteri dell’Unione Europea la signora Ashton… è un grande scandalo: ma non stiamo parlando della battaglia compiutasi, purtroppo con nove morti, fra gli attivisti armati della nave Marmara e le forze israeliane che cercavano di condurre il convoglio carico di beni e di personaggi non identificati a Ashdod per evitare che fossero consegnati a Hamas doni esplosivi adatti a continuare, fino a Tel Aviv, il lancio di seimila missili in territorio israeliano. No, il maggiore scandalo, il vero orrore è legato alla foga con la quale, da muro a muro, tutto il salotto internazionale si è affrettato a brandire lo stendardo antisraeliano senza nessuna cura per la verità, fregandosene dei video in cui si vede come i soldati che volevano ispezionare il contenuto del convoglio sono stati accolti a mazzate, coltellate, bombe a mano, spari; non importa alla Clinton o alla Ashton la verificata origine aggressiva e la dichiarata intenzione terrorista suicida delle organizzazioni filo-Hamas imbarcate sulla Marmara. Anche il contesto internazionale non è stato preso in considerazione, quello di una Turchia legata all’Iran fornitore di armi di Hamas, sempre più determinata a trovarsi un posto al sole dell’islamismo radicale.
Lo scandalo che avvertiamo è per la mancanza di moralità, di integrità, di civiltà del mondo che ha subito dichiarato Israele criminale, riguarda il Consiglio di sicurezza dell’Onu, la commissione per i diritti umani, riguarda la corsa dei più svariati Paesi a dichiarare la loro disapprovazione per Israele: questo sì che è uno scandalo immenso, l’ondata di odio delle classi dirigenti europee e americane, della «main stream», della stampa internazionale con i titoli a tutta pagina eguali a condanne senza appello; l’odio soddisfatto degli accademici, degli studenti del movimento: un mucchio di paglia che aspetta solo che il fiammifero venga sfregato, divampa, e poi arriva miserevolmente a minacciare gli ebrei del ghetto di Roma.È ingiusto che, mentre Hillary Clinton assieme al suo governo abbandona Israele ai «Paesi non allineati», tutti ignorino la notizia che un drone americano ha ucciso insieme al leader di Al Qaida Mustafa Abu al Yazid sua moglie e i suoi tre figlioletti. Non abbiamo sentito che sia stato convocato per questo e per tanti episodi analoghi il Consiglio di sicurezza, né la Commissione per i Diritti umani. I turchi hanno ucciso nel sud est dell’Anatolia e nel nord Irak qualcosa come 32mila curdi. Dov’è lo shock? In Darfur si parla di 300mila morti e due milioni di sfollati. Ah sì? E allora? Nello Sri Lanka, proprio mentre Israele fermava il lancio di missili sulla sua popolazione civile, in due mesi furono fatte 6500 vittime civili. In Cina, per la violenta repressione degli uiguri a Urumqi l’alto commissario dell’Onu che ha condannato Israele 27 volte su un totale di 33 condanne, ha pigolato che c’era stato «uno straordinario numero di uccisi in meno di un giorno di manifestazione». Non risulta che la Cina sia sotto inchiesta, come non lo è l’Iran per tutti gli impiccati, i perseguitati, gli uccisi.
Su Israele l’ossessione moralizzante costruisce invece un mito che disegna nei particolari l’indegnità di Israele a esistere. Le bugie sono ossessive: gli ebrei, disse Arafat e da allora viene ripetuto di continuo, non sono mai stati a Gerusalemme, il Tempio non è mai esistito. Una madornale menzogna, funzionale alla tecnica di delegittimazione che si nutre della asserita crudeltà di Israele: Israele ha ucciso intenzionalmente il bambino Mohammed Al Dura, che invece è probabilmente morto per una pallottola palestinese in uno scontro a fuoco; Israele ha compiuto una strage immane a Jenin, dove invece si è verificato che i morti quasi in numero pari caddero in una battaglia cui i palestinesi erano assai ben preparati; le conferenze di Durban del 2001 e poi del 2009 hanno fatto di Israele, col coro mondiale, uno «Stato di apartheid», menzogna ripetuta senza sosta. I giudizi di condanna sulla barriera di difesa della Corte dell’Aia nel 2003 e il rapporto Goldstone contro Israele nel 2009 hanno semplicemente proibito a Israele di difendersi.
Perché dovrebbe farlo, se non ha diritto di esistere? Le élite europee, e si è purtroppo letto anche nel pezzo di uno scrittore come Alessandro Piperno sul Corriere della Sera, ripetono variamente questo oscuro presagio, espressione di nihilismo dietro al quale danza la selvaggia vitalità di Ahmadinejad. Ma Israele sta benissimo. Lo dicono i suoi magnifici scrittori, l’economia fiorente, la scienza medica, la musica, il cinema, i ragazzi capaci di sacrificio e di una vita complessa fra guerra e amore per la pace. In tutto questo siamo fieri che all’Onu l’Italia abbia votato contro la richiesta d’indagini sul blitz israeliano.

lunedì 28 dicembre 2009

Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze













Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze
sparito il corpo del nipote di Mousavi, ucciso domenica . Iran la tv di Stato ammette: oltre 15 morti . Da Obama dura condanna delle violenze
Arrestato leader dell'opposizione, la polizia entra nella fondazione Khatami. Ue: «Rispettare i diritti universali»
dal sito web
http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_28/iran-condanna-vittime_451ee2d2-f381-11de-b76d-00144f02aabe.shtml

TEHERAN - «Dura condanna». Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la repressione contro l'opposizione iraniana, chiedendo al regime di rispettare i diritti del popolo.
NUOVI SCONTRI - Lunedì ci sono stati nuovi scontri nel centro di Teheran, con la polizia che ha sparato lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Come sempre le notizie arrivano dai blog di opposizione. Lunedì pomeriggio, nella piazza Hafte Tir e in alcune vie adiacenti, si sono radunate un migliaio di persone scandendo slogan contro la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Le fonti riferiscono che le stazioni della metropolitana nel centro della capitale sono state chiuse e che forze di sicurezza hanno preso posizione davanti alla sede dell'agenzia di stampa ufficiale Irna.
QUINDICI MORTI - Domenica era stato il giorno della strage, con più di quindici morti negli scontri a Teheran tra esponenti dell'opposizione e polizia. Il numero delle vittime è stato confermato dalla tv di Stato. È stata la sfida più coraggiosa al regime dal giorno delle elezioni presidenziali. Ed è costata molto sangue. Tra le vittime, secondo il ministero dei Servizi segreti, «più di dieci appartenenti ai gruppi controrivoluzionari». Mentre gli altri cinque - secondo la tv di Stato - sono stati uccisi «da gruppi terroristici». Tra le vittime c'è anche un nipote del leader riformista Mir Hossein Mousavi. Ali Habibi Mousavi sarebbe stato ucciso da un proiettile nella schiena, sparato dalle forze di sicurezza, che negano però di aver fatto fuoco. Intanto la famiglia del ragazzo ha denunciato la scomparsa del suo corpo del congiunto (i cui funerali erano in programma per lunedì): «La salma è stata portata via dall'ospedale e non riusciamo a ritrovarla - ha detto la sorella Reza -. Nessuno ammette di averlo portato via». L'agenzia Irna ha riferito che il corpo di Mousavi e quelli di altri quattro manifestanti sono tenuti in custodia per l'autopsia e l'inchiesta giudiziaria.
L'ARRESTO - Ma la macchina della repressione non concede tregua. All'alba di lunedì è stato arrestato una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979: le forze dell'ordine sono arrivate intorno alle tre di notte a casa dell'uomo e lo hanno portato via. Inoltre agenti degli apparati di sicurezza hanno fatto irruzione nella Fondazione Baran dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, dove hanno arrestato due suoi collaboratori e sequestrato molti documenti.
LA CONDANNA DI UE E USA - Una situazione che l'Unione Europea, tramite una nota della presidenza svedese, condanna fermamente, esprimendo preoccupazione «per la repressione violenta e la detenzione arbitraria dei manifestanti». La Ue è contraria a «ogni forma di violenza contro coloro che cercano solo di esercitare la loro libertà di espressione e il diritto di assemblea» e invita il governo iraniano a rispettare i diritti universali, come la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente, «evidentemente violati dalla forza usata contro i manifestanti». Domenica era stata la Francia a condannare «gli arresti arbitrari e le violenze contro semplici manifestanti».
FINI: SODDISFARE RICHIESTA LIBERTÀ - Dall'Italia, dopo la nota ufficiale del ministero degli Esteri dove viene auspicato che «la dialettica fra governo e opposizione in Iran possa svilupparsi in un quadro di pieno rispetto dei diritti umani universali», è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. «La libertà che viene reclamata a gran voce da tanti giovani iraniani deve stare a cuore a tutti e quindi anche a noi - ha detto in visita alla Brigata Aeromobile Friuli in missione in Libano -. Non è semplice, ma credo che la comunità internazionale e quindi certamente anche il Parlamento italiano abbia il dovere di riflettere su ciò che sta accadendo. Mi auguro che tutta la comunità internazionale e in particolar modo l'Ue si facciano carico di risposte da fornire ai tanti iraniani che scendono in piazza e mettono a rischio la loro vita per esprimere un desiderio di libertà che nessuna valutazione all'insegna della realpolitik può lasciare inascoltata».

venerdì 27 novembre 2009

L'Aiea condanna l'Iran: "Stop al nucleare"

L'Aiea condanna l'Iran: "Stop al nucleare"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200911articoli/49806girata.asp

Passa la proposta avanzata dai Paesi del "5+1" coinvolti nei negoziati con Teheran.
Chiesta la sospensione del programma atomico con riferimento al nuovo sito di Qom

mercoledì 4 novembre 2009

Iran, scontri a Teheran"Lacrimogeni e arresti"

i seguaci di Moussavi in piazza
Iran, scontri a Teheran"Lacrimogeni e arresti"

Torna alta la tensione in Iran nel giorno del trentesimo anniversario dell'assalto all'ambasciata americana, uno degli eventi più significativi della rivoluzione islamica.

sabato 31 ottobre 2009

Iran, giallo sulla sorte dello studente che ha sfidato Khamenei (Video Bbc)

ESTERI Teheran - Il ragazzo che spaventa il regime

Iran, giallo sulla sorte dello studente che ha sfidato Khamenei (Video Bbc)

Tre giorni fa il giovane genio della matematica ha attaccato l'ayatollahin un incontro pubblico. Gli oppositori: «L'hanno preso i servizi segreti

domenica 11 ottobre 2009

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

Post più popolari

Elementi condivisi di PIETRO

Rachel

Rachel

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

GALWAY - IRLANDA

GALWAY - IRLANDA

PUNTA ARENAS

PUNTA ARENAS

VULCANO OSORNO

VULCANO OSORNO

Fairbanks

Fairbanks

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

DESERTO DI ATACAMA

DESERTO DI ATACAMA

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Port Soderick

Port Soderick

TRAMONTO SU GERUSALEMME

TRAMONTO SU GERUSALEMME

Masada, l'inespugnabile

Masada, l'inespugnabile

KATYN

KATYN

I GUERRIERI DELLA NOTTE

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

THE WOLFMAN

THE WOLFMAN

Sistema Solare

Sistema Solare

TOMBSTONE

TOMBSTONE

coco

coco

PLAYLIST MUSICALE I^

Rebecca Hall

Rebecca Hall