Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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mercoledì 9 febbraio 2011

Così si aggira la censura in Rete. Come reagire agli oscuramenti della rete da parte dei governi

Libertà di informazione e web
«Così si aggira la censura in Rete»26 gennaio 2011
di Diana Letizia

Le rivoluzioni si fanno in strada ma da qualche tempo la lotta è diventata anche virtuale e un nuovo modo per combattere il ‘sistema’ è farlo attraverso la Rete. Negli ultimi tempi la scure della censura ha colpito prima l’Iran, poi la Tunisia e ora l’Egitto, ma da tempo i navigatori cinesi, cubani, koreani e di molti altri Stati hanno subito da parte dei governi l’oscuramento di siti e social network tra i più utilizzati al mondo. Allo stesso tempo, però, ogni volta che arriva la notizia di indirizzi internet bloccati ‘dall’alto’, contemporaneamente si scoprono articoli sui blog, tweet, video su Youtube e informazioni su altri social network che arrivano in diretta dagli stessi luoghi virtuali in cui, secondo quanto riportato dai mass media, nessuno potrebbe accedere.
In questo momento, la cronaca delle ultime ore racconta che in Egitto è stato completamente bloccato l’accesso a Twitter. Eppure in Rete continua la pubblicazione di informazioni che arrivano attraverso il sistema di microblogging da account localizzati sul territorio egiziano.
Come questo sia possibile lo abbiamo chiesto a Krzysztof K., responsabile Tecnologia e Sicurezza di Citynews.it, network composto da sette quotidiani online che conta 1 milione di visite al mese. Classe 1986, Krzysztof si è diplomato in informatica ed è laureato in ingegneria informatica all’Università di Roma ‘La Sapienza’. Già a dieci anni DYNAMIC+ (il suo nickname) ‘smanettava’ in Rete e a quattordici anni ha ottenuto il suo primo lavoro. Dopo alcuni anni in cui si è occupato di security, hacking e vari progetti, è approdato nel 2007 nel team tecnico del GruppoSMG/Banzai come sviluppatore senior. Oggi si occupa dello sviluppo di un sistema di gestione dei contenuti di nuova generazione e di altri progetti avanzati.
D. «Come si riesce ad accedere a siti che vengono oscurati?».
R. « Usando un proxy, ovvero connettendoti “attraverso” un altro pc che fa da server e che non è soggetto alle restrizioni della censura. Di proxy ce ne sono molti, sia gratuiti che a pagamento: basta digitare la parola ‘proxy list’ su Google e si accede facilmente a liste con indirizzi attraverso i quali poter accedere, poi, a siti non raggiungibili dal proprio paese. Alcuni sono lenti, altri magari non funzionano, ma dopo un po’ di tentativi si riesce a navigare e arrivare sui siti che interessano. Ovviamente questi proxy risiedono in altri paesi e questa è, diciamo, la soluzione veloce, da ‘smanettoni’».
D. «Chi invece non ha le competenze necessarie cosa fa? Un blogger ‘medio’, una persona che usa normalmente Twitter per comunicare come può arrivare a un proxy?».
R. «A parte che non è così difficile come può sembrare, infatti citavo Google proprio per dimostrare che molte info si trovano proprio in Rete, ma c’è da segnalare un ‘progetto ufficiale’. Si chiama Tor: vai sul sito, due click, installi il programma sul computer e il gioco è fatto: Tor opera in completa autonomia, l’utente non deve fare nulla. Il software cerca i proxy e crea l’accesso per utilizzare i siti oscurati. L’unico difetto è che è molto lento».
D. «Quindi le notizie dai paesi in cui la rete è oscurata arrivano grazie all’utilizzo dei proxy?».
R. «Sì: alla fine qualsiasi metodo si usa, formalmente si accede tramite un proxy. Una Vpn (un accesso riservato alla Rete, ndr) alla fine è un proxy. Un tunnel ssh, ovvero una connessione cifrata, è un proxy».
D. «Questi ultimi esempi che hai fatto, però, non sono alla portata di tutti, giusto? »
R. «No, infatti. Per questo la soluzione più facile è quella di accedere via Web alla lista dei proxy disponibili e trovare ‘una porta aperta’. Per farti un esempio: attraverso questi computer io non risulto più un utente egiziano, riesco quindi ad accedere a Twitter e riesco a mandare i miei messaggi. Potrebbe accadere che anche alcuni proxy siano oscurati ma gli IP sono numerosissimi: il numero di tutti gli indirizzi internete disponibili si ricava con una formula che risponde al calcolo ‘2 elevato a 32 meno 1’. Da questo numero bisogna togliere alcune classi riservate ma viene fuori un totale, appunto, talmente grande che non consente l’oscuramento completo».
D. «E’ possibile twittare’ anche attraverso sms, giusto?».
R. «Sì: molti pensano che questo significhi mandare un sms a qualcuno che risiede in un altro paese e che poi sia quest’ultimo a utilizzare Twitter. In realtà è lo stesso utente che pubblica il tweet, usufruendo di un servizio che fornisce il sistema di microblogging: si manda il messaggio ad un numero specifico che è associato al proprio nickname e il server centrale, quando lo riceve, lo pubblica a tuo nome. Praticamente si aggira la Rete utilizzando il cellulare come se si mandasse un sms ad un amico ma in realtà stai pubblicando sul Web».
D. «Si può essere rintracciati se si scopre che è stato usato Twitter o qualsiasi altro sito oscurato attrverso un proxy?»
R. «Sì, in teoria tutto quello che viaggia su internet quasi sempre è tracciato. Solo gli hacker, e solo quelli bravi, cancellano le loro tracce».
D. «Come fanno i governi ad oscurare i siti come Twitter?».
R. «La tecnica si chiama “oscuramento tramite dns poisoning” (avvelenamento, ndr), ovvero un dominio che normalmente ha un suo indirizzo preciso (IP), viene forzato e chi vi accede in realtà entra su un indirizzo diverso».
D. «Puoi fare un esempio semplice?».
R. «Certo. Immaginiamo un postino di Genova che deve recapitare delle lettere. La logica che si usa è quella di basarsi sul Cap. Il postino, dunque, ha come punto di riferimento 16100 e il numero finale corretto dove deve andare. Bene, se qualcuno volesse sabotare il postino, basta che inserisce nel sistema delle Poste che il Cap di Genova è un altro e addirittura potrebbe mandarlo pure in un’altra città. Ovviamente questo esempio è forzato, il postino capirà sicuramente che c’è un errore, ma fa comprendere l’importanza degli indirizzi in Rete che sono dei numeri associati al nome del dominio che normalmente digitiamo sulla tastiera».
D. «Se è completamente bloccato l’accesso alla rete, cosa si deve fare per collegarsi comunque a Internet?».
R. «Utilizzare una connessione satellitare, ma costa tanto. Un’altra soluzione sarebbe una connessione mobile in roaming, ma anche quella è cara: si parla di 5€ al MegaByte circa,. Tradotto vuol dire che vedere anche solo 21 pagine, giusto per dire un numero molto basso di visualizzazioni per chi naviga normalmente, costerebbe 105 Euro. Insomma non so se vale la pena aggirare la censura a questi costi».
D. «E sicuramente non è alla porta dei giovani che utilizzano Internet per comunicare...».
R. «A questo proposito c’è una considerazione molto importante da fare, per capire come le cose cambiano a seconda della parte di mondo in cui vivi. Solitamente i proxy nel mondo occidentale vengono usati per tutelare la privacy di chi naviga, nascondendo l’ip oppure per commettere reati informatici proprio perche il proxy ‘maschera’ la tua connessione. Dall’altra parte del mondo, invece, un proxy ti serve per consentire la ‘libertà’ di informazione».


Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2011/01/26/ANeMFQfE-cosi_censura_aggira.shtml

sabato 23 gennaio 2010

LA QUERELLE SU GOOGLE "A rischio i rapporti con gli Usa "Su Internet Pechino sfida Hillary


LA QUERELLE SU GOOGLE
"A rischio i rapporti con gli Usa "Su Internet Pechino sfida Hillary


Il governo: "La Clinton nega la realtà"Obama: "Su Google aspetto risposte"
WASHINGTON La guerra fredda del Web continua, e la Cina risponde con durezza al segretario di stato americano Hillary Clinton, che l’ ha accusata ieri di limitare il libero accesso ad Internet, negando cosi la democrazia, mentre il presidente Usa Barack Obama si dice preoccupao dagli attacchi sferrati contro Google e chiede risposte a Pechino. In una nota pubblicata sul suo sito web, il portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu afferma che le accuse degli Usa «negano la realtà e danneggiano le relazioni tra i due paesi» ma sottolinea che, nonostante le divergenze, Pechino non rinuncia al proseguimento del dialogo. Dalla Casa Bianca, invece, non è arrivata nessuna mano tesa. «Il presidente resta preoccupato per la falla nelle misure di sicurezza informatica che Google ha attribuito alla Cina» ha fatto sapere il vice-portavoce Bill Burton. La tensione tra i due giganti - la prima e la terza economia del mondo, vicinissima però al sorpasso storico sulla seconda, il Giappone, è esplosa la scorsa settimana, quando il colosso americano di Internet, Google, ha minacciato di lasciare Pechino accusando la censura di violare la privacy dei suoi clienti. Clinton ha messo la Cina nel gruppo dei paesi che «recentemente hanno ristretto la libertà di Internet» con Tunisia, Uzbekistan, Arabia Saudita e Vietnam. In Cina non sono accessibili i siti dei profughi tibetani e uighuri, quelli delle organizzazioni umanitarie come Amnesty International e quelli di alcuni delle più popolari piattaforme di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Nella Regione Autonoma del Xinjiang, teatro l’ estate scorsa di violenti scontri a base etnica, la Rete è stata completamente inaccessibile per sei mesi. Da qualche settimana è possibile collegarsi solo a quattro siti di organi d’ informazione gestiti direttamente dal governo. Nel suo intervento, il segretario di stato americano ha chiesto a Pechino di avviare un’inchiesta, «minuziosa» e «trasparente» sui casi di pirateria informatica denunciati da Google. Il portavoce cinese ha sostenuto che «Internet in Cina è apertO e la Cina è il paese più attivo nel suo sviluppo» e ha ricordato che «alla fine dell’ anno scorso i netizens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni, con 3,68 milioni di website e 180 milioni di blog». «La Cina ha la sua situazione nazionale e le sue tradizioni culturali e gestisce Internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali...la Costituzione cinese garantisce ai cittadini la libertà di opinione...» ha aggiunto. La nota di Ma Zhaoxu si conclude esprimendo la «speranza» che gli Usa «rispettino gli impegni presi dai leader dei due paesi» per portare le relazioni « in una nuova fase rafforzando il dialogo, la comunicazione e la collaborazione» e «affrontando i disaccordi e le difficoltà in modo appropriato». Secondo Wang Dong, esperto di relazioni tra Cina ed Usa dell’ Università di Pechino, «...è evidente che la Cina vuole mantenere una posizione equilibrata e non vuole che questa questione (quella di Google ed Internet, ndr) danneggi le relazioni con Washington». «Dobbiamo però renderci conto - aggiunge Wang - che non si tratta di un fatto casuale...al contrario, esso rivela una profonda contraddizione tra la Cina e gli Usa nella società, nell’ ideologia nei valori». Lo studioso ritiene che nelle ultime settimane il tema dei diritti umani sia stato per la prima volta sollevato con forza da esponenti del governo americano anche a causa delle difficoltà che sta incontrando in politica interna il presidente Barack Obama. Quella di Internet è solo l’ ultima di una serie di questioni sulle quali sono emergenze divergenze dopo la visita in Cina di Obama, nel novembre scorso. I temi maggiormente controversi sono: il commercio, con gli Usa che insistono per la rivalutazione dello yuan e la Cina che resiste, temendo un contraccolpo sulle esportazioni; il Tibet, con Pechino che chiede ad Obama di non ricevere il Dalai Lama (il leader buddhista in esilio) e il presidente americano che fa finta di non sentire; le relazioni con Taiwan, l’ isola che la Cina rivendica e alla quale gli Usa hanno accettato di fornire sistemi anti-missile Patriot, che sono in grado di contrastare un eventuale attacco missilistico cinese.
La nuova crociata Usa tra ideali e interessi
Il Web libero diventa un pilastro della politica
MARCO BARDAZZI http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51511girata.asp
Il «Newseum» di Washington, il museo dell’informazione che Hillary Clinton ha scelto come piattaforma di lancio per la nuova dottrina americana della libertà su Internet, è un luogo singolare. La facciata è dominata da una lastra di marmo di 50 tonnellate su cui è scolpito il primo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, che proclama la tutela della libertà d’espressione. Nel gigantesco atrio d’ingresso, invece, è stato ricostruito un pezzo del Muro di Berlino, simbolo dell’oppressione. Che un segretario di Stato sancisca la «Internet Freedom» come un nuovo pilastro della politica estera statunitense, è un fatto straordinario. Che lo faccia scegliendo un palcoscenico simile, è un messaggio carico di simboli che non possono essere ignorati. Nel 1946 a Fulton, in Missouri, Winston Churchill dichiarò che sull’Europa era «calata una cortina di ferro» che spezzava in due il continente, contro la quale occorreva ribellarsi per restituire libertà a chi vi era rimasto intrappolato. In molti criticarono il suo discorso, ritenendo che con l’Urss occorresse il dialogo, non un confronto aperto. La Clinton ha scelto ora di parafrasare Churchill per denunciare che «una nuova cortina dell’informazione sta calando su larga parte del mondo». E ha fatto i nomi dei luoghi che sono, a suo avviso, intrappolati dalla parte sbagliata: Cina, Iran, Vietnam, Uzbekistan, Arabia Saudita, Tunisia, Egitto. Il blogger egiziano Bassem Samir, uscito di recente dal carcere, applaudiva in prima fila. La responsabile della diplomazia ha incalzato, paragonando blog e «tweets» a strumenti di libertà come il samizdat nei Paesi comunisti durante la Guerra Fredda. «In questo preciso momento - ha detto - censori del governo da qualche parte lavorano furiosamente per cancellare le mie parole». Ma la Storia, ha aggiunto indicando il Muro, «ha già condannato queste tattiche». Dietro un’offensiva simile da parte dell’amministrazione di Barack Obama, ci sono ovviamente giganteschi interessi nati dal caso Google. La società si è ribellata alla censura cinese non solo e non tanto per una vocazione a difendere i diritti umani, quanto perché un’incursione di hackers dalla Cina ha messo in pericolo il patrimonio su cui basa la sua stessa esistenza: segreti industriali, algoritmi del motore di ricerca, fiducia dei clienti. La Clinton ha mandato un messaggio forte a chiunque sia dietro la pirateria - ottenendo un’irritata risposta cinese - perché Washington riconosce gli scenari di pericolo che si aprono. Detto questo, però, la forza degli ideali che sta dietro le parole del segretario di Stato merita di non essere ridimensionata a mera tattica di difesa dei «gioielli di famiglia». Il pragmatismo e la Realpolitik fallirono, negli anni Settanta, nel tentativo di congelare il rapporto Usa-Urss in uno status quo inamovibile. Fu anche l’accento sugli ideali a far cadere il Muro nel decennio successivo. Barack Obama per una volta sembra aver messo da parte il pragmatismo per spingersi, nei confronti della Cina, su un terreno dove non si erano avventurati neppure i bushiani. Ed è quello che un Nobel per la pace deve avere il coraggio di fare

Internet o morte... twitteremos!


Internet o morte... twitteremos!
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51515girata.asp
Cuba, la Sánchez denuncia il climadi «repressione dei diritti umani»
GORDIANO LUPI
Yoani Sánchez, nota per le sue cronache sulla vita quotidiana cubana contenute nel blog Generación Y e tradotte in italiano su La Stampa, ha denunciato una situazione negativa in tema di diritti umani a Cuba. «Noto negli ultimi mesi un aumento della repressione e delle punizioni a coloro che pensano in modo diverso, l’abbiamo visto in occasione di diversi eventi e raduni di protesta: punizioni agli oppositori, ai dissidenti, ai blogger indipendenti e a chi partecipi a qualunque manifestazione alternativa o con un criterio differente o contrario allo Stato». Yoani Sánchez si è rivolta al governo spagnolo auspicando un cambiamento di politica nei confronti del regime cubano e chiedendo a tutta l’Europa di dialogare con la gente invece che con il governo. «La Spagna deve cercare non tanto una posizione diversa rispetto al governo cubano, ma piuttosto cercare una posizione comune di solidarietà con la popolazione, facendo una distinzione: Cuba non è il suo governo, Cuba non è né un partito né un’ideologia, ma le piccole e piccolissime persone che formano questa società. Abbiamo bisogno della solidarietà dei paesi europei e soprattutto delle pressioni che possono fare dall’esterno sul diritto alla libertà d’espressione e sui diritti di cui noi cubani abbiamo bisogno». Il motto di Yoani Sánchez e del suo gruppo di blogger e giornalisti indipendenti è diventato: Internet o morte ... Twittearemos!, ironica parafrasi dello storico motto rivoluzionario Patria o morte…. Vinceremo! Abbiamo rivolto un paio di domande a Yoani Sánchez che ci ha risposto con la consueta sincerità e con il solito pacato ottimismo. Secondo te di cosa ha più bisogno la Cuba contemporanea? «Posso dirti soprattutto che il nostro paese non ha bisogno di presunti eroi che da oltre cinquant’anni dividono il popolo e generano odio. Abbiamo avuto sin troppe iniezioni di sfiducia che hanno prodotto comportamenti delatori tra cittadini. Adesso la cosa più importante è essere uniti». Cosa rispondi a chi sostiene che a Cuba avete istruzione, sanità garantita e un minimo di alimenti razionati? «Rispondo che non sono un animale da circo e non voglio sentirmi considerata come tale. Sono un essere umano che non può contentarsi della istruzione, di una scarsa razione di cibo e di un minimo di assistenza sanitaria. Non sono venuta al mondo per fare le piroette. Se i miei genitori sono stati parte della generazione del disincanto e io di quella del cinismo, mi rendo conto che mio figlio è a pieno titolo nella generazione dell’indifferenza. Adesso basta. Questo circolo vizioso deve finire. Il popolo cubano deve essere unito nella volontà di cambiare».

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