Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Libano. Mostra tutti i post
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sabato 19 febbraio 2011

Quando i silenzi fanno rumore

Giudico molto interessante l'assoluto silenzio,che ormai è diventato oltre che vergognoso anche assordante,dell'estrema sinistra,della sinistra,del centro sinistra e di Rutelli,FLI, in merito alle vicende che si stanno verificando in tutto il M.O.(oggi si è aggiunta l'Algeria). Questo atteggiamento dimostra un totale menefreghismo oltre che mancanza di progettualità e di soluzioni alternative a quello che questa situazione può portare con conseguenze disastrose. Ormai 'sta gente si occupa - come fa Bersani quando insieme a Pecoraro Scanio va dalla parrucchiera - solo di gossip e di Berlusconi.
Una chicca: dove sono finiti i tipi sinistri, tanto amici del mondo arabo dove il "sig. Colonnello" Gheddafi, figlio di puttana macellaio del suo popolo godeva di tanta stima, affetto ed era preso ad esempio da tutti quelli che appartenevano all'estremismo rosso, compresi i comunisti.
Seconda chicca: da quando Abu Mazen ha fatto un accordo con Israele per scacciare definitivamente dalla sua terra Hamas, i comunisti italiani, i centri sociali e tutte quelle altre mezze seghe nulla facenti che di politica non capiscono un emerito kkk, non esaltano più i Palestinesi.
Voglio aggiungere che tutti, ignoranti, che casualmente stanno sempre dalla parte dei rossi, reputavano la Tunisia come uno stato da prendere ad esempio di democrazia. Gli Israeliani la hanno sempre considerata una dittatura ferrea mascherata da democrazia per attirare il turismo occidentale. Sempre ai signori della sinistra lancio il j'accuse nei confronti di chi nei momenti in cui erano al potere si facevano vedere in tutto il mondo a braccetto con i capi di uno dei gruppi terroristici islamici più feroci del mondo, D'Alema & Hezbollah. Hezbollah cioè coloro che si sono presi con la forza il governo libanese nello stesso momento in cui, finalmente, le commissioni predisposte li avevano considerati criminali di guerra, terroristi ed esecutori materiali dell'omicidio di Hariri. Il mandate, è chiaro, è stato identificato in Hassad che addestra questa gentaglia la quale viene finanziata dal regime teocratico iraniano. Fortunatamente, i cristiani e i moderati libanesi si stanno organizzando, con Israele, per mettere Hezbollah tra due fuochi e distruggerlo. Il quadro completo non lo si può fare in quanto gli eventi sono in corso, ma non ci si può dimenticare che la rivoluzione iraniana contro lo scià persiano e la sua famiglia da parte degli integralisti islamici guidati da (che bruci all'inferno) Komeini, venne (ovviamente) sotsenuta dai comunisti in quanto ritenevano che la dittatura fascista dello scià dovesse essere deposta per essere convertita in una repubblica. I comunisti furono soddisfattissimi perchè effettivamente l'Iran divenne una repubblica. Peccato che fosse islamica , comandata da integralisti e teocratica all'ennesima potenza. Ora il coraggioso giovane popolo persiano ha detto basta e ha cominciato (o meglio continuato, nonostante i gravissimi rischi che corre) a minare il governo di Ahmadinejad. Stranamente, il collante dell'antisemitismo e della distruzione di Israele non fa più leva in questi dimostranti che si esprimono con concetti ben lontani da quelli delle dittature a cui sono stati sottoposti loro malgrado per decenni.

mercoledì 26 gennaio 2011

In Libano il candidato di Hezbollah nominato premier

In Libano il candidato di Hezbollah nominato premier
Ugo Tramballi Cronologia articolo 26 gennaio 2011

Non più Hariri il giovane orfano, ma un altro: Najib Mikati, scelto come primo ministro da chi è pesantemente sospettato di avergli ucciso il padre. Più di quanto già non fosse il giorno prima, da ieri il Libano è nelle mani di Hezbollah. Un governo sotto il suo controllo, minaccia Hillary Clinton, «chiaramente avrà un impatto nelle nostre relazioni col Libano».Yasser Arafat che negli anni Settanta era il padrone di regioni intere del paese lo diceva sempre: chi ha i soldi e le armi ha il potere, ma i soldi senza le armi non servono a nulla. Saad Hariri, sunnita, tragico premier e figlio di Rafik, un altro premier ucciso nel 2005, è pieno di denaro. Ma non ha milizia e nelle cantine del suo partito non ci sono arsenali di armi. Hassan Nasrallah, sciita, leader di Hezbollah, il partito di dio accusato di essere mandante ed esecutore dell'eliminazione di Hariri padre, ha i soldi, ancora più armi e dunque il potere.Ieri i sostenitori di Hariri sono scesi in strada a Beirut, Tripoli, Sidone, la città della famiglia. Hanno protestato, hanno sparato in aria con quel poco che Hezbollah aveva lasciato loro nel 2008. Allora era stata una specie di esercitazione di golpe: Hezbollah aveva preso possesso del centro di Beirut, arrestato sostenitori di Hariri, sequestrato armi. E ora, se c'è qualcuno che può comandare o fare la rivoluzione, quello è sempre Hezbollah.L'ultimo atto della tragedia degli Hariri è stato molto breve, pochi mesi. In estate appare sempre più chiaro che il Tribunale internazionale incaricato d'indagare sulla morte di Rafik, sta per accusare alcuni importanti personaggi di Hezbollah. Nasrallah pretende che Saad, primo ministro, rifiuti di collaborare col Tribunale. Il giovane non accetta e il suo governo si sgretola. Due settimane fa perde la maggioranza e ora, con una rapidità folgorante per i tempi del Libano politico, c'è già un altro premier incaricato. Ieri mattina Najib Mikati si è presentato in Parlamento in place de l'Etoile, ha conquistato 68 voti su 128. È stato eletto, il presidente Michel Suleiman ha confermato, ed è diventato premier.Mikati, un uomo d'affari di Tripoli, non è tanto male: c'erano altri candidati peggiori. È sunnita come gli Hariri (nella spartizione settaria libanese il premier è sunnita) ma è filo-siriano, dunque favorevole a Hezbollah alleato dei siriani. Ha già governato e non è stato male. Fuori dal contesto politico che lo ha eletto, potrebbe fare ancora bene all'economia libanese. Domani inizierà le consultazioni per formare un nuovo esecutivo. Il partito di Dio ne invoca uno di unità nazionale, sapendo che Hariri non accetterebbe mai.
Dunque, «non sarà Hezbollah a guidare il prossimo governo, Mikati non è dei nostri», constata Nasrallah. È a metà fra una verità e una bugia. In senso stretto Mikati non è uomo Hezbollah. Mai come ora, tuttavia, il partito di dio è stato così potente in Libano. Non ne cambierà la metà laica dei sui connotati né quella mercantile e levantina, così simile all'occidente. Non ci sarà alcuna islamizzazione, insomma. Semplicemente, Hezbollah continuerà più di prima a perseguire la sua agenda di stato nello stato: un potere militare più forte dello stesso stato libanese; un avamposto iraniano a 5 minuti di missile da Tel Aviv, casomai Israele e Usa decidessero di bombardare Teheran; una minaccia rivoluzionaria per tutti i regimi arabi moderati. Hezbollah non è un partito libanese ma un attore regionale: dalla questione palestinese al nucleare iraniano, ha qualcosa da dire. Il rapido passaggio di Saad dal trionfo delle elezioni di un anno e mezzo fa, alla polvere di oggi non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di Walid Jumblatt. Sempre lui, da più di 30 anni. Vecchio ma non trombone. Fiutando come sempre l'aria che tira, il capo dei drusi ha abbandonato l'alleanza con gli Hariri e l'Arabia Saudita ed è passato a quella con Hezbollah e la Siria.

mercoledì 12 gennaio 2011

Ministri Hezbollah abbandonano Hariri

Ministri Hezbollah abbandonano Hariri
Governo in crisi, Obama: "Segno di paura"
Mentre il premier libanese è in visita negli Usa, dieci ministri del movimento sciita lasciano i loro dicasteri. Decisive per la crisi le dimissioni dell'undicesimo, il "neutrale" Adnan Hussein. La rottura dopo l'inchiesta Onu sull'attentato che costò la vita al padre del premier, Rafiq Hariri

BEIRUT - Giornata molto difficile per il premier libanese Saad Hariri, che si è visto abbandonare da ben 11 ministri del suo gabinetto mentre era in visita ufficiale negli Stati Uniti. Subito dopo l'incontro con Obama, Hariri ha deciso di ripartire al più presto per tornare in Libano, come spiegano fonti libanesi a Washington, secondo le quali il premier ha avuto colloqui anche con le autorità francesi e del Qatar. Al suo arrivo in patria, previsto prima dell'alba, Hariri incontrerà il presidente Michel Suleiman. Obama attacca il movimento Hezbollah: "I suoi sforzi per far cadere il governo sono solo prova di paura".Il conto alla rovescia verso la crisi di governo è stata scandita da due fasi. Dapprima sono giunte le dimissioni di 10 ministri Hezbollah, ma decisive sono state quelle dell'undicesimo ministro Adnan Hussein, considerato prossimo al presidente Suleiman e quindi in qualche modo "neutrale". A quel punto è scattata la sentenza sull'inevitabile scioglimento dell'esecutivo. Perché il governo libanese consta di trenta dicasteri e, in base alla costituzione, viene considerato decaduto se perde più di un terzo dei suoi ministri. La crisi di governo libanese ruota attorno alle indagini del Tribunale internazionale dell'Onu sulla morte dell'ex premier Rafiq Hariri 1, padre di Saad. Le richieste di incriminazione della procura sono ormai prossime e, come mandanti o esecutori dell'attentato commesso il 14 febbraio del 2005, potrebbero esserci i nomi di dirigenti di Hezbollah e forse anche della stessa Siria. Il movimento sciita pretende che il governo libanese prenda le distanze dal tribunale internazionale e ne ignori le decisioni, ritenendolo "al soldo di Israele e degli Stati Uniti". Pretese respinte, fino ad oggi, dal premier Saad Hariri.Mentre Hariri prendeva la via del ritorno in Libano, Barack Obama rivolgeva pesanti critiche agli Hezbollah. "Gli sforzi della coalizione guidata da Hezbollah per far cadere il governo libanese - ha dichiarato in una nota il presidente Usa - dimostrano soltanto le loro paure e la determinazione di impedire al governo di fare il suo lavoro e di rispondere alle aspirazioni del popolo libanese".
(12 gennaio 2011) dal sito web http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/12/news/libano_crisi_per_il_governo_hariri-11149779/

venerdì 11 settembre 2009

Tre razzi dal Libano contro Israele

MEDIO ORIENTE

Tre razzi dal Libano contro Israele

15:22 ESTERI La zona da cui sono stati lanciati si trova nella regione di Tiro. Lungo il confine si sono svolte oggi «esercitazioni su larga scala» dell'esercito israeliano. Non ci sarebbero vittime

mercoledì 5 agosto 2009

«Libano, 40 mila razzi di Hezbollah ammassati al confine con Israele »

Il gen. israeliano Friedman: «La pace può saltare in ogni momento»
«Libano, 40 mila razzi di Hezbollah ammassati al confine con Israele »
Il Times: il gruppo sta addestrando i suoi miliziani a utilizzare missili terra-terra in grado di colpire Tel Aviv
dal sito web http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_05/libano_hezbollah_40mila_razzi_20f924fc-81a4-11de-8a09-00144f02aabc.shtml
MILANO - Il gruppo sciita libanese Hezbollah ha ammassato circa 40 mila razzi nei pressi del confine con Israele e sta addestrando i suoi miliziani a utilizzare missili terra-terra in grado di colpire Tel Aviv e missili anti-aerei. Lo scrive il Times. A tre anni dalla fine della seconda guerra del Libano, Israele teme che possa scoppiare un nuovo conflitto con il gruppo filo-iraniano. La pace raggiunta nel 2006 «può saltare in qualsiasi momento», ha detto al quotidiano britannico il generale israeliano Alon Friedman, vice capo del Comando settentrionale.

CONTINUE MINACCE - I timori israeliani si giustificano anche con le minacce lanciate lo scorso mese dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, il quale ha avvertito che se i quartieri meridionali di Beirut saranno bombardati - come avvenuto già durante la guerra del 2006 - il suo gruppo colpirà Tel Aviv. Nel Sud del Paese dei Cedri, dopo i 34 giorni di guerra dell'estate 2006, è stata rafforzata la forza Onu Unifil, comandata dal generale Claudio Graziano. Secondo Israele, le Nazioni Unite e gli stessi vertici del Partito di Dio, Hezbollah è oggi più forte di quanto fosse nel 2006, quando è scoppiata la guerra che è costata la vita a 1.191 libanesi e 43 israeliani e che il movimento di Nasrallah ha sempre celebrato come una «vittoria divina».
05 agosto 2009

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