
Una Chrysler Imperial del 1934
Chrysler è una
casa automobilistica americana fondata nel
1925. Negli anni è diventato un importante gruppo automobilistico mondiale, diventando proprietaria di numerosi marchi.
Il gruppo Chrysler è rimasto indipendente fino al
1998, anno in cui fu acquisito dalla
Daimler-Benz per costituire la DaimlerChrysler. Dopo nove anni, nel
2007, il gruppo Chrysler è passato sotto il controllo del gruppo finanziario
Cerberus Capital Management, mentre la DaimlerChrysler è diventata
Daimler AG. Due anni dopo,
Fiat ha rilevato una quota dell'azienda americana, e controlla tuttora Chrysler Group LLC attraverso
Fiat Group Automobiles.
Indice[
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1 La Chrysler automobili1.1 Storia2 Il Gruppo Chrysler2.1 Il Gruppo Chrysler e Fiat Group3 Marchi Chrysler4 Note5 Voci correlate6 Altri progetti7 Collegamenti esterni//
La Chrysler automobili [
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Storia [
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La Chrysler fu fondata il
6 giugno 1925 da
Walter Chrysler.
Già nel 1924, Walter P. Chrysler aveva lanciato sul mercato una prima auto col proprio nome, la
Chrysler Six, dallo stesso progettata
Con la fondazione della Chrysler Corporation, l'attività si afferma e ottiene un rapido successo. Ciò permette di attuare subito una politica di espansione che, dal
1928, porta all'attuazione di manovre molto grosse e significative, come la fondazione dei sottomarchi
Plymouth e
DeSoto e l'acquisizione della
Dodge. Nel
1930 venne anche inaugurata la sua sede di
New York situata in un palazzo costruito appositamente, il
Chrysler Building.
Uno dei principali meriti della Chrysler fu quello di aver introdotto per la prima volta all'interno del processo di progettazione delle
vetture la prima
galleria del vento, per ottimizzare le linee della vettura in funzione della penetrazione aerodinamica.
Una delle vetture più note dei primi anni Trenta fu la
Chrysler Airflow del
1934, una vettura di classe media, dal
design molto d'avanguardia per l'epoca e che forse proprio per questo non incontrò grande successo, ma che fu una delle auto più significative della storia dal punto di vista concettuale, in quanto dimostrava l'importanza dell'
aerodinamica nella progettazione di un'auto. Nonostante l'insuccesso dell'Airflow, essa fu in ogni caso la capostipite stilistica di altre serie di modelli di maggior successo commerciale, come la Imperial, un modello nato già negli
anni venti, la cui terza serie, prodotta fra il 1934 e il
1936, fu un ulteriore esempio dell'utilizzo della galleria del vento. L'insuccesso della Airflow costrinse in ogni caso la Chrysler e tutti i suoi sottomarchi a puntare sulla produzione di vetture dalla linea più convenzionale, specie per quanto riguardava i sottomarchi Plymouth e DeSoto.
Anche dopo il
secondo conflitto mondiale la produzione rimase in linea con la concorrenza, senza mostrare nulla di veramente innovativo. Furono comunque di questo periodo alcune delle più famose realizzazioni, tra cui la
Chrysler 300 degli
anni cinquanta e
anni sessanta, capostipite di una lunga serie di ammiraglie di lusso, che è stata ripresa di recente con la reintroduzione di tale sigla, dapprima nella
Chrysler 300 M e poi nella
300 C del
2005. Un'altra vettura di quegli anni che ancor oggi è ricordata come una delle più significative della produzione Chrysler era la Windsor. In questo periodo, tra l'altro, la Chrysler sviluppò e realizzò dei nuovi motori a testata emisferica, denominati appunto Hemi, che avrebbero equipaggiato non solo alcune vetture della produzione degli anni '50, ma anche alcune vetture sportive degli anni '60 che sarebbero entrate ben presto nel cuore degli appassionati, come la Plymouth Hemi Cuda e la Dodge Charger, tanto per citarne solo due.
Nello stesso periodo (siamo nella seconda metà degli anni Sessanta) e precisamente nel
1966, la Chrysler acquistò la
Rootes e la
Simca, entrambe già proprietarie di marchi come la
Talbot e la
Hillman, e fondò quindi la Chrysler-Europe. Da quel momento, gran parte delle vetture prodotte da Simca, Talbot, Hillman e altri marchi furono griffate Chrysler per alcuni mercati, mentre per altri mercati mantennero il marchio originario. Tra tutti questi marchi prevalse il marchio Simca come volumi di vendite, mentre altri, come la Hillman, rimasero un po' in ombra. Una delle vettutre più di spicco della produzione Simca di quegli anni fu la 1100, una delle prime berline di segmento C a due volumi. Vi furono anche le
Simca 1307, che ottennero un discreto successo. Invece, un fatto clamoroso e anche un po' paradossale, fu che tra i marchi di minor successo in Europa vi fu proprio la Chrysler, che con la sua
180 non ottenne grandi successi. Questa resa altalenante fece sì che la Chrysler Europa si trovasse ben presto in grosse difficoltà finanziarie, al punto che nel
1978 fu acquisita dal
Gruppo PSA, di cui facevano parte
Peugeot e
Citroën, e fu gradualmente assorbita dal Gruppo stesso.
Anche negli
Stati Uniti la situazione non era delle più rosee: già nei primi
anni settanta, la crisi petrolifera aveva tagliato via gran parte della produzione, e quindi molte risorse economiche furono disperse. Inoltre, i bassi volumi di vendita delle vetture negli anni a seguire portarono la Casa sull'orlo della
bancarotta. Fu un uomo a salvare le sorti della Chrysler:
Lee Iacocca. Con l'introduzione di nuove strategie di mercato e di nuovi modelli di nicchia, come l'introduzione delle prime
monovolume, la Chrysler tornò a riscuotere grandi consensi.
Negli
anni ottanta la Chrysler acquistò una quota del 20% di
Mitsubishi, rafforzandosi così nel settore delle auto di gamma bassa e medio-bassa. Inoltre, nel
1987, la Chrysler acquistò anche la
AMC, casa automobilistica da cui riprese la produzione di veicoli fuoristrada, infatti la AMC era proprietaria della
Jeep, storico marchio noto da decenni per la sua dedizione a vetture puramente off-road. Sempre degli stessi anni è anche l'acquisizione dell'italiana
Lamborghini, entrata però, dopo non molti anni, a far parte del gruppo
Volkswagen. Nel
1986 al Salone dell'Auto di Los Angeles la Chrysler presenta un nuovo modello frutto della collaborazione con la
Maserati, è la
Chrysler Turbo Convertible by Maserati. La produzione inizierà solo nel
1989 negli stabilimenti
Innocenti di
Milano Lambrate e complice la cattiva immagine Maserati di quel periodo si rivelerà un clamoroso flop, con sole 7.300 vetture prodotte fino al
1991, quando termina la produzione. Tra il 1991 e il
1993 Chrysler dismette la sua partecipazione in Mitsubishi Motors, mantenendo comunque diversi accordi commerciali con il partner giapponese.
Nei primi
anni novanta la Chrysler tentò nuovamente di riapprodare in Europa, ma stavolta con maggior successo. Infatti le sue monovolume e le sue
fuoristrada riscossero molto più successo di quanto non fecero invece le sue vetture più convenzionali negli anni '70. Tra i modelli di maggior successo degli anni '90 vi fu la
Chrysler Voyager, una monovolume che si propose come concorrente diretta della
Renault Espace. Di quegli anni fu anche la supersportiva
Viper, venduta sia con marchio Dodge che con marchio Chrysler, divenuta in breve tempo uno degli oggetti di desiderio degli appassionati di
muscle-car americane.
Nel
1998, la Chrysler fu acquisita dalla
Daimler-Benz (di cui anche la
Mercedes-Benz faceva parte) per costituire la "DaimlerChrysler AG". Questa unione, nata inizialmente come società gestita alla pari sia da Chrysler che da Daimler-Benz, finì per evidenziare la predominanza della società tedesca, che portò molta della sua componentistica per diversi modelli prodotti in seguito. Nel
2001 la Plymouth fu chiusa, mentre venne avviato un progetto di coupé che avesse il pianale in comune con la
Mercedes SLK. Da questo progetto nacque la
Chrysler Crossfire, proposta sia come
coupé che come
roadster. Nel frattempo prese il via anche la produzione di altri modelli significativi, come la
300 M, un'ammiraglia con la quale si intendeva resuscitare la gloriosa serie 300 degli anni '50 e '60 e l'eccentrica
PT Cruiser, con la quale si intendeva addirittura spolverare il mito del design delle vetture d'anteguerra. Nel
2005, la 300 M fu sostituita dalla
300 C, anch'essa di sapore molto più retrò che non la sua antenata.
Il Gruppo Chrysler [
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La Chrysler ha acquisito, con il passare degli anni, la proprietà di numerosi marchi, diventando un consolidato gruppo automobilistico mondiale.
Il gruppo Chrysler è rimasto indipendente fino al
1998, anno in cui fu acquisito dalla
Daimler-Benz per costituire la DaimlerChrysler. Dal
1998 al
2007, Chrysler e le sue divisioni entrarono a far parte della nuova società DaimlerChrysler, basata sul diritto
tedesco.
Il
14 maggio 2007 DaimlerChrysler AG annuncia la messa in vendita dell'80,1% del Gruppo Chrysler alla società americana
Cerberus Capital Management, decidendo di mantenere comunque il rimanente 19,9%. Il nuovo nome del gruppo è Chrysler LLC, mentre la "DaimlerChrysler" diventa
Daimler AG. L'accordo è stato finalizzato il
3 agosto 2007, per 5,5 miliardi di
Euro (7,4 miliardi di
USD). Dopo l'annuncio del passaggio a Cerberus, Chrysler LLC svela il nuovo logo il
6 agosto 2007 e lancia il nuovo sito web con la variazione del precedente logo Pentagonale. Il Gruppo Cerberus ha nominato Robert Nardelli Presidente del Consiglio di amministrazione e amministratore delegato del nuovo Gruppo Chrysler. Oggi Chrysler LLC controlla Chrysler Automobili,
Dodge,
Jeep, Chrysler Financial (società di servizi finanziari),
Mopar (produttore di componenti automobilistici) e
Global Electric Motorcars.
Il Gruppo Chrysler e Fiat Group [
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Nel
gennaio 2009 è stata resa pubblica la notizia della firma di un protocollo d'intesa che ha portato
Fiat Group a diventare proprietario del 20% di Chrysler, grazie a un accordo di cooperazione che prevede l'aiuto a Chrysler nell'operazione di risanamento industriale a costo zero per Fiat Group in cambio di tecnologie, ristrutturazione degli impianti e l'aiuto a distribuire veicoli Chrysler in Paesi fuori dal Nord America
[1]. Il
10 giugno 2009 Fiat acquista il 20% di Chrysler, diventando holding controllante di tutto il gruppo Chrysler. In base agli accordi, Fiat potrà aumentare la sua quota fino al 35%, inoltre, dopo la restituzione del prestito al governo americano, in base al tipo di accordo stipulato, Fiat potrà scegliere di rilevare la maggioranza delle azioni, arrivando così al 51%.
La Chrysler è stata sottoposta al
Chapter 11, la norma del diritto fallimentare americano che consiste in una bancarotta controllata. La società è stata separata in una bad company con i relativi debiti e in una new company cui sono stati conferiti personale, mezzi di produzione, brevetti, clienti.
Il
presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama ha subordinato la concessione di un "prestito-ponte" a Chrysler, a un piano industriale e ad un'alleanza con Fiat per portare negli USA automobili a basso impatto ambientale e con motori di piccola cilindrata, da tempo circolanti in
Europa. La green economy era un punto qualificante della sua campagna elettorale. I creditori e i fondi pensione che avevano investito nella vecchia società hanno presentato ricorso contro la fusione alla
Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha rigettato le richieste.
Fiat ha acquisito nell'
aprile 2009 questa società a costo zero, impegnandosi a condividere con Chrysler le proprie conoscenze tecniche e brevetti in materia di "motori verdi" e ridotti consumi energetici. Dal
10 gennaio 2011, la quota di
Fiat SpA sale al 25%
[2][3][4].
Marchi Chrysler [
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DodgeRAM TrucksJeepRootesDeSotoPlymouthGlobal Electric MotorcarsMoparNote [
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^ Firmato accordo Fiat-Chrysler – Marchionne: intesa pietra miliare. Corriere della Sera.it, 20 gennaio 2009. URL consultato il 10 gennaio 2011.
^ Fiat annuncia aumento della propria quota di partecipazione in Chrysler Group LLC dal 20% al 25%. Fiat SpA.com, 10 gennaio 2011. URL consultato il 10 gennaio 2011.
^ Marchionne a Detroit: Fiat salita al 25% in Chrysler. Il Sole 24 ORE.it, 10 gennaio 2011. URL consultato il 10 gennaio 2011.
^ Fiat sale al 25% di Chrysler. La Stampa.it, 10 gennaio 2011. URL consultato il 10 gennaio 2011.
Voci correlate [
modifica]
Bijan Mortazavi, il primo
artista iraniano sponsorizzato dalla Chrysler Corporation.
Altri progetti [
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Wikimedia Commons contiene file multimediali su
ChryslerCollegamenti esterni [
modifica]
Sito ufficiale della Chrysler AutomobiliSito ufficiale del Gruppo Chrysler(
EN)
Sito ufficiale del Gruppo Chrysler