Pietro Berti

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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giovedì 10 marzo 2011

NATO







L'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (in inglese North Atlantic Treaty Organization, in sigla NATO,[2] in francese Organisation du Traité de l'Atlantique du Nord, in sigla OTAN), è un'organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa.
Il trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington, D.C. il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno.
Indice[nascondi]
1 Il contesto in cui si sviluppò la decisione di istituire il Patto Atlantico
1.1 Il ponte aereo di Berlino
2 Il concetto informatore dell'Alleanza: la "difesa collettiva"
3 L'inizio della "guerra fredda"
4 La NATO oggi
5 Cronologia storica essenziale
6 Stati membri della NATO
6.1 L'allargamento
6.1.1 Piano d'azione per l'adesione (MAP)
6.1.2 Dialogo intensificato
7 Rapporto con paesi terzi
7.1 Partenariato Euro-Atlantico (EAPC)
7.2 Partenariato per la pace (PfP)
8 Struttura
8.1 Struttura politica
8.1.1 Segretari generali della NATO
8.2 Struttura militare
8.2.1 Cronotassi dei comandanti supremi alleati in Europa (SACEUR)
8.2.2 Flotta della NATO
8.3 Ex Comandi della Nato
9 Note
10 Voci correlate
11 Altri progetti
12 Collegamenti esterni
Il contesto in cui si sviluppò la decisione di istituire il Patto Atlantico[modifica]

I paesi membri della NATO
Il Patto Atlantico traeva origine dalla percezione che il cosiddetto mondo occidentale - costituito da USA, Canada, Regno Unito, Francia, Scandinavia e molti Paesi dell'Europa che, al termine della seconda guerra mondiale erano entrati nella sfera di influenza USA - stava cominciando ad avere tensioni nei confronti dell'altro paese vincitore della guerra, ossia l'Unione Sovietica con suoi Paesi satellite.Iniziava, infatti, a svilupparsi nelle opinioni pubbliche occidentali, il timore che il regime comunista sovietico potesse "non accontentarsi" della spartizione geografica generata, al termine della Guerra, da varie conferenze di pace e che, radicalizzando i contenuti ideologici della dottrina socialista, volesse iniziare una politica espansionista per l'affermazione globale del Socialismo.Ciò generò un movimento di opinione che, anche grazie alle varie attività in tal senso organizzate dagli Stati Uniti iniziò a svilupparsi in modo generalizzato nei Paesi occidentali e che identificò una nuova assoluta necessità per garantire la sicurezza del "loro mondo" dalla minaccia comunista: quella di allearsi e di mettere a fattor comune i propri dispositivi di difesa, per reagire "come un sol uomo" ad un eventuale attacco.
Il ponte aereo di Berlino[modifica]
Tale sentimento ebbe una significativa spinta dopo i fatti di Berlino del 1948. La città tedesca, simbolo del nazismo e Capitale della Germania hitleriana, dopo Yalta venne a trovarsi nel territorio della Germania Est, ossia sotto influenza sovietica, e venne suddivisa in 4 zone, tre delle quali controllate dai Paesi occidentali e la quarta (la parte orientale della città) dall'Unione Sovietica. Berlino Est divenne Capitale della Germania Est.Dopo alcuni mesi durante i quali i sovietici avevano iniziato a manifestare disagio e dissenso sulla situazione territoriale e logistica "anomala" di Berlino (enclave occidentale in territorio orientale), il 24 giugno 1948 decisero di chiudere il corridoio terrestre attraverso il quale Berlino Ovest era connessa al mondo occidentale, impedendo, di fatto, il suo approvvigionamento logistico: il successivo ponte aereo organizzato dal mondo occidentale per assicurare la sopravvivenza della popolazione di Berlino Ovest è entrato nella storia.La vicenda dell'"assedio" a Berlino Ovest ebbe una presa incredibile sulle popolazioni occidentali, e, di fatto, rese matura la decisione di istituire un'Alleanza del mondo occidentale contro la minaccia sovietica.
Il concetto informatore dell'Alleanza: la "difesa collettiva"[modifica]
Il concetto informatore di questa nuova "Alleanza" era quello della difesa collettiva, riportato nell'Art. 5, che recita:
« Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l'uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area Nord Atlantica. »
Questa misura era concepita in modo tale che se l'Unione Sovietica avesse lanciato un attacco contro uno qualsiasi dei paesi membri, questo sarebbe stato trattato da ciascun paese membro come un attacco diretto, ed era rivolta soprattutto a una temuta invasione sovietica dell'Europa occidentale. Le trattative si svolsero tra i firmatari del trattato di Bruxelles (Regno Unito, Francia e Benelux), Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo ed Italia. L'Unione Sovietica protestò vivacemente, affermando la natura aggressiva nei suoi confronti del Patto. Da lì a pochi anni essa avrebbe dato vita ad un'Alleanza militare contrapposta alla NATO: il Patto di Varsavia.
La creazione degli organi politici dell'Alleanza Atlantica impiegò circa un anno di lavori, tra il maggio 1950 e lo stesso mese del 1951; nelle riunioni a Londra ed a Bruxelles i ministri degli Esteri si accordarono per la creazione di un Consiglio Permanente, dotato di potere esecutivo, affiancato da tre comitati, di difesa economica e finanziaria, di difesa e militare, inglobati poi nel Consiglio Permanente nella conferenza di Londra del maggio 1951.
L'inizio della "guerra fredda"[modifica]

Per approfondire, vedi le voci Guerra fredda e Organizzazione Gladio.
Con la nascita del Patto di Varsavia iniziò la "Guerra fredda", così definita in quanto, in realtà, mai combattuta sul campo, ma per la quale i due blocchi prepararono i loro dispositivi militari in modo così meticoloso e credibile che fu sviluppato il concetto di "deterrenza" (attuato anche con armi nucleari potenzialmente distruttive per l'umanità intera). Dopo la caduta del muro di Berlino, la NATO ha radicalmente cambiato la sua "visione strategica", avviando un processo di radicale trasformazione. Dopo i fatti dell'11 settembre 2001 è avvenuto un nuovo cambiamento nelle strategie dell'Alleanza, che adesso, a processo di trasformazione ormai compiuta, si configura come l'organizzazione mondiale principale per la lotta effettiva al terrorismo internazionale.
Il disposto dell'art. 5 del Trattato, mai attuato durante la Guerra fredda, venne invocato per la prima volta nella storia il 12 settembre 2001 dagli Stati Uniti, in risposta all'attacco terroristico del giorno precedente a New York.
Attualmente, fanno parte della NATO 28 Paesi.
La NATO oggi[modifica]

Questa voce o sezione sull'argomento guerra è ritenuta non neutrale.
Motivo: Questa sezione esprime, in alcuni passaggi, dei giudizi.
Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
In tale quadro, sono inoltre da considerare diversi elementi, che contraddistinguono la NATO come un'Organizzazione democratica tout-court, assoluta garanzia per il mantenimento delle sopracitate condizioni anche negli anni a venire:
ogni attività dell'Alleanza avviene sulla base di decisioni prese a consenso unanime, anche ai livelli organizzativi più bassi;[senza fonte]
ogni paese contribuisce alle capacità militari della NATO secondo un rigido principio di volontarietà;
le truppe o i materiali messi a disposizione della NATO dalle varie Nazioni sono sotto comando permanente della nazione che li esprime, e vengono assegnati alla NATO, ed impiegati da un Comandante NATO, solo in caso di necessità;
le truppe assegnate alla NATO durante un'operazione (per esempio, ISAF) vengono impiegate dal comandante NATO secondo criteri di impiego delle truppe definiti in un piano operativo (OPLAN) approvato a livello di Comando strategico (Comando Alleato per le operazioni, Allied Command Operations, ACO). Tuttavia, le "regole di ingaggio (rules of engagement, ROE), ossia la caratterizzazione pratica delle azioni militari, sono espressamente concordate con il Governo della Nazione di appartenenza delle truppe che, per verificarne la loro osservanza, mantiene nell'Area di Operazioni un proprio Rappresentante Nazionale di alto livello (Senior National Representative, SNR);
i costi di funzionamento dell'Alleanza sono ripartiti tra i paesi membri in funzione dei loro PIL;
nessuna attività (operativa, logistica e addestrativa) viene operata in ambito NATO senza che sia preceduta da un'apposita votazione in cui ogni paese membro esprime la propria volontà;
in un quadro in cui gli Stati Uniti esercitano in ambito NATO un indiscutibile ruolo di guida, tutti i paesi membri della NATO hanno la stessa importanza. Ognuno di essi esprime un voto nei vari momenti decisionali ed ogni Paese membro può impedire che una decisione venga presa (anche quella più importante) attraverso l'uso del veto;

soldati italiani inquadrati in ISAF proteggono un compagno ferito
Attualmente, la NATO rappresenta l'unico strumento operativo effettivo nelle mani dell'ONU per il pratico assolvimento delle decisioni afferenti interventi attuati ex capitolo VI e capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, con la completa garanzia del rispetto delle convenzioni internazionali di diritto bellico e delle operazioni militari;
Cronologia storica essenziale[modifica]

I confini della NATO (blu) e del Patto di Varsavia (rosso)

La NATO in Europa nel 1973.
17 marzo 1948: Benelux, Francia, e Regno Unito firmano il Trattato di Bruxelles, creando quindi l'Unione dell'Europa Occidentale (UEO) che è il precursore dell'accordo NATO.
4 aprile 1949: Il Trattato NATO viene firmato a Washington da 12 Stati membri fondatori e cioè Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti.
14 maggio 1955: Il Trattato del Patto di Varsavia viene firmato a Varsavia (Polonia) dall'Unione Sovietica e dai suoi stati satelliti allo scopo di controbilanciare la NATO. Entrambe le organizzazioni si fronteggiarono durante tutta la Guerra Fredda.
1966: Charles de Gaulle decide l'uscita della Francia dal comando militare NATO per poter perseguire il proprio programma di difesa nucleare. Questo fatto accelera il trasloco del quartier generale NATO da Parigi a Bruxelles, che avviene il 16 ottobre 1967. Mentre il quartier generale politico si trova a Bruxelles, il quartier generale militare (SHAPE, ovvero Supreme Headquarters Allied Powers Europe), si trova poco più a sud, nella città di Mons.
31 marzo 1991: Finisce il Patto di Varsavia. Viene dissolto ufficialmente il 1º luglio.
8 luglio 1997: Tre Paesi ex-comunisti, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, vengono invitati ad unirsi alla NATO nel 1999 in base alla decisione del 10 gennaio 1994 al vertice di Bruxelles di agevolare l'allargamento agli altri Paesi europei.
24 marzo 1999: La NATO vede il suo primo impiego militare durante la guerra del Cossovo[3], dove per 11 settimane conduce, senza l'iniziale autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e sulla base del concetto giuridico internazionale di "ingerenza umanitaria" in soccorso delle popolazioni cossovare oggetto di pulizia etnica da parte serba - una campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia, composta ormai soltanto da Serbia e Montenegro che terminerà l'11 giugno 1999 (Operazione Allied Force).
12 settembre 2001: La NATO invoca, per la prima volta nella sua storia, l'articolo 5 che stabilisce che ogni attacco a uno stato membro è da considerarsi un attacco all'intera alleanza. Questo avviene in risposta all'attacco terroristico dell'11 settembre.[4]

Vertice della NATO 2002 a Praga (Repubblica Ceca)
28 maggio 2002 Viene avviata la "collaborazione per la pace" (Partnership for Peace, PfP) con la Russia.
21 novembre 2002: Durante il vertice di Praga (Repubblica Ceca) altri sette Stati sono invitati ad aprire dei colloqui per l'unione all'Alleanza: Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.
10 febbraio 2003: Francia e Belgio rompono la procedura del tacito assenso riguardante la tempistica delle misure protettive a favore della Turchia in caso di una possibile guerra con l'Iraq. La Germania, pur non usando il suo diritto di rompere la procedura, annuncia il suo supporto al veto.
16 aprile 2003: La NATO accetta di prendere il comando, in agosto, dell'ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan. La decisione viene presa su richiesta della Germania e dei Paesi Bassi, che guidavano l'ISAF al momento dell'accordo. Il progetto viene approvato all'unanimità. Il passaggio del controllo alla NATO avvenne l'11 agosto, ed è, nella storia della NATO, la prima missione al di fuori dell'area nord-atlantica.

Lo stemma dell'Operazione ISAF sotto Comando NATO.
19 giugno 2003: Inizia una radicale ristrutturazione dottrinale ed organizzativa della NATO. Viene creata un'organizzazione militare bicipite: sono infatti istituiti ACO (Allied Command for Operations), con sede in Europa e responsabile delle Operazioni correnti e ACT (Allied Command for Transformation), con sede negli Stati Uniti e responsabile della definizione delle strategie future.
29 marzo 2004: Si completa il processo di adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. È il quinto e più grande allargamento nella storia dell'alleanza.
Dal 2007 due italiani rivestono importanti ruoli di vertice, il segretario generale delegato è l'ambasciatore Claudio Bisogniero, e il presidente del comitato militare è l'ammiraglio Giampaolo Di Paola.
Nel 2008 Albania e Croazia sono state ufficialmente invitate a far parte dell'Alleanza. La Repubblica di Macedonia, invece, è stata momentaneamente esclusa per motivi di discordia con la Grecia.
Nel marzo 2009 la Francia ha annunciato, dopo 43 anni di assenza, di voler rientrare nel Comando Militare Integrato dell'Alleanza (eliminando così le storiche rivalità gaulliste con gli americani durante la Guerra Fredda e le difficili relazioni del 2003 riguardo alla guerra in Iraq).
Nell'aprile 2009 l'Albania e la Croazia hanno completato il processo di adesione: è il sesto allargamento nella sessantennale storia dell'Alleanza Atlantica.
Stati membri della NATO[modifica]
I membri della NATO sono attualmente 28. 21 di questi sono anche membri dell'Unione Europea, mentre 24 di questi sono membri a vario titolo (membri effettivi, membri associati, paesi osservatori, partner associati) dell'Unione dell'Europa Occidentale (UEO) che con il Trattato di Lisbona è passata sotto il controllo UE. Per questo negli ultimi anni il peso dell'UE è andato sempre più in crescendo nelle decisioni Nato. Di seguito l'elenco dei 28 membri.



L'allargamento[modifica]

Mappa cronologica delle adesioni alla NATO.

L'allargamento della NATO nell'Europa dell'Est.
L'articolo X del Trattato del Nord Atlantico descrive come gli stati possano entrare nella NATO:[5]
« I membri possono invitare previo consenso unanime qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell'area nord-atlantica ad aderire a questo trattato. Qualsiasi Stato così invitato può diventare un membro dell'organizzazione depositando il proprio atto di adesione al Governo degli Stati Uniti d'America. Il Governo degli Stati Uniti d'America informerà ciascun membro del deposito di tale atto di adesione. »
Questo articolo pone due limiti generali agli stati per l'accesso:
solo stati europei sono candidabili per l'ingresso
i candidati devono essere approvati da tutti i membri attuali
Il secondo criterio significa che ciascun stato membro ha diritto di veto, ovvero può decidere di porre delle condizioni per l'ingresso di un paese. In pratica la NATO ha formulato un insieme di criteri-base che devono essere soddisfatti per aspirare all'accesso, ma in alcuni casi ci possono essere dei criteri aggiuntivi. I casi più importanti sono:
La Turchia blocca l'ingresso di Cipro fino a che la disputa sull'isola con la Grecia non sarà risolta. D'altra parte Cipro si oppone all'ingresso della Turchia nell'Unione europea.
La Grecia si oppone all'ingresso della Macedonia fino a che non avrà cambiato nome, poiché questo nome indica una propria regione interna e non vuole che ci siano fraintendimenti di nessun tipo.
Non è invece mai stato un criterio riconosciuto quello secondo cui la NATO non si sarebbe estesa ad Est se l'URSS avesse consentito l'unificazione della Germania: questa rivendicazione russa[6] del contenuto di un colloquio tra Gorbacev e James Baker, infatti, non è mai stata accettata dalla diplomazia USA[7], che anzi negli anni Novanta sfidò l'irritazione russa propiziando l'ingresso della Polonia, dell'Ungheria e della Repubblica Ceca nell'Alleanza.
Piano d'azione per l'adesione (MAP)[modifica]
Come procedura per i paesi che vogliono aderire (pre-adesione) esiste un meccanismo chiamato Piano d'azione per l'adesione o Membership Action Plan (MAP) che fu introdotto nel summit di Washington del 23-25 aprile 1999. La partecipazione al MAP prevede per un paese la presentazione di un rapporto annuale sui progressi fatti nel raggiungere i criteri stabiliti: la NATO provvede poi a rispondere a ciascun paese con suggerimenti tecnici e valuta singolarmente la situazione dei progressi.
Questi paesi sono all'interno del MAP:
Macedonia dall'aprile 1999
Montenegro dal dicembre 2009
È previsto che entrino nel MAP i seguenti paesi:
Ucraina
Georgia
Bosnia-Erzegovina
Dialogo intensificato[modifica]
L'altro meccanismo di pre-adesione è il Dialogo intensificato o Intensified Dialogue che è visto come passo precedente prima di essere invitati al MAP.
I paesi attualmente in questa fase sono:
Ucraina dall'aprile 2005 a seguito della decisione nel maggio 2002 del Presidente Leonid Kuchma di voler aderire all'Alleanza Atlantica
Georgia dal settembre 2006
Montenegro dall'aprile 2008
Bosnia-Erzegovina dall'aprile 2008
Serbia dall'aprile 2008 (la Serbia è stata invitata ad entrare nel programma quando lo riterrà opportuno)
Rapporto con paesi terzi[modifica]


██ Stati membri NATO
██ Stati EAPC - PfP
██ Stati del Dialogo mediterraneo
Un doppio schema tecnico-diplomatico di accordi è stato creato per aiutare la cooperazione tra i membri NATO e altri "paesi partner".
Partenariato Euro-Atlantico (EAPC)[modifica]
Il Partenariato Euro-Atlantico o Euro-Atlantic Partnership Council (EAPC) fu creato il 27 maggio 1997 al vertice di Parigi ed è un forum di regolare consultazione, coordinamento e dialogo tra la NATO e i partner esterni. È la diretta conseguenza del partenariato per la pace. I 23 paesi partner sono:
Ex repubbliche sovietiche:
Armenia
Azerbaigian
Bielorussia
Kazakistan
Kirghizistan
Georgia
Moldavia
Russia (attualmente i temi caldi del Consiglio NATO-Russia sono: lotta al terrorismo internazionale con speciale riguardo alla stabilizzazione e messa in sicurezza dell'area Afghanistan-Pakistan, progressivo disarmo nucleare con anche il problema dello scudo missilistico in Europa dell'Est e il cruciale fattore Iran, questione del precipitoso allargamento NATO a Georgia e Ucraina e quindi a ridosso dei confini russi del c.d."Near Abroad")
Tagikistan
Turkmenistan
Ucraina
Uzbekistan
Paesi neutrali con economia di mercato durante la guerra fredda:
Austria
Finlandia
Irlanda
Malta (è entrata nel PfP nell'aprile 1995, ma il suo governo ritirò l'adesione nell'ottobre 1996 e decise di riaffiliarsi il 20 marzo 2008. La NATO l'accetta durante il summit di Bucarest del 3 aprile 2008.)
Svezia
Svizzera
Paesi neutrali con economia socialista durante la guerra fredda
Bosnia-Erzegovina
Macedonia
Montenegro
Serbia
Paesi "in attesa":
Cipro l'ammissione al PfP è bloccata dalla Turchia, per via della disputa con la Grecia.
Partenariato per la pace (PfP)[modifica]
Il Partenariato per la pace o Partnership for Peace (PfP) fu creato nel 1994 ed è basato su relazioni individuali e bilaterali tra la NATO e il paese partner: ciascuno stato può decidere l'intensità della collaborazione. È stato il primo tentativo di dialogo della NATO con paesi esterni, ma ora è considerato il "braccio operativo" del partenariato Euro-Atlantico.
Struttura[modifica]
Come già detto, la NATO rappresenta non soltanto una mera iniziativa di cooperazione militare, ma si configura come fondamentale strumento di collaborazione politica tra i Paesi membri, soprattutto nell'ambito dei processi decisionali afferenti materie di politica estera.Per questo motivo, la NATO ha una duplice struttura: politica e militare. In linea con quanto accade normalmente nell'ambito dei Sistemi istituzionali democratici dei Paesi membri, anche in questo caso la parte militare ha una posizione subordinata rispetto a quella politica, che, nelle sue diverse articolazioni, è espressione diretta della volontà dei popoli dei Paesi membri.
Struttura politica[modifica]

Vertice dei Ministri della Difesa a Poiana Braṣov (Romania) nel 2004.
L'Alleanza è governata dai suoi 28 Stati membri, ognuno dei quali ha una delegazione presso la sede centrale della NATO a Bruxelles. Il più anziano membro di ciascuna delegazione è chiamato "Rappresentante permanente". L'organizzazione politica della NATO è basata sulla regola del consenso unanime e comprende:
il Consiglio del Nord Atlantico (North Atlantic Council, NAC), è formato dai Rappresentati permanenti ed è l'organismo con l'effettivo potere politico all'interno della NATO. Si riunisce almeno una volta a settimana e occasionalmente vengono realizzati con l'integrazione di Ministri degli esteri, Ministri della difesa o Capi di stato e di governo: questi incontri sono quelli in cui solitamente l'alleanza prende le decisioni politiche più importanti.
il Segretario generale (Secretary General, NATO SG) proviene da uno dei Paesi membri europei. presiede il Consiglio e rappresenta la NATO a livello internazionale, ed è affiancato dal Vice Segretario generale (Deputy Secretary General, NATO DSC). [8]
l'Assemblea parlamentare (Parliamentary Assembly), è formata da legislatori dei parlamenti dei Paesi membri integrati da quelli di 13 paesi associati. È ufficialmente una struttura parallela ma staccata dalla NATO: il suo scopo è quello di riunire deputati dei paesi NATO per discutere di temi relativi alla sicurezza e alla difesa.



Struttura militare[modifica]



L'organizzazione militare della NATO comprende:
il Comitato militare (Military Committee, MC), è formato dai Rappresentati militari dei Paesi membri ed ha il compito di decidere le linee strategiche di politica militare della NATO. Provvede inoltre alla guida dei Comandanti strategici, i cui rappresentanti partecipano alle sedute del Comitato, ed è responsabile per la conduzione degli affari militari dell'Alleanza. Il Rappresentante militare è l'altra figura rilevante della delegazione permanente dei Paesi membri presso la NATO ed è un ufficiale con il grado di Generale di Corpo d'Armata o corrispondente che proviene dalle forze armate di uno dei ciascun paese membro.
Presidente del Comitato militare (Chairman of the Military Committee): presiede il Comitato, dirige le operazioni militari della NATO e coordina i due Comandi strategici. La carica è attualmente ricoperta dall'Ammiraglio italiano Giampaolo Di Paola, già Capo di Stato Maggiore della Difesa fino al 12 febbraio 2008.
Prima del 2003 i due comandi strategici erano:
il Comandante supremo alleato europeo o Supreme Allied Commander Europe (SACEUR)
il Comandante supremo alleato atlantico o Supreme Allied Commander Atlantic (SACLANT)
Attualmente, dopo l'abolizione dei sopracitati Comandi, esistono due comandi strategici:
il Comando alleato per le operazioni alleate (Allied Command Operations, ACO), responsabile della condotta delle operazioni NATO a livello mondiale;
il Comando Alleato per la trasformazione (Allied Command Transformation, ACT), responsabile della redazione delle strategie future e dell'elaborazione della dottrina operativa, logistica ed addestrativa NATO.
Entrambi i Comandanti sono sempre di nazionalità USA.
Il Comandante di ACO mantiene il titolo di SACEUR ed è di stanza al Quartier Generale Supremo Alleato in Europa (Supreme Headquarters Allied Powers Europe, SHAPE) sito a Casteau, cittadina belga vicino a Mons.
Il comandante di ACT è, invece, di stanza a Norfolk, Virginia, USA.
Cronotassi dei comandanti supremi alleati in Europa (SACEUR)[modifica]
Dwight D. Eisenhower: 2 aprile, 1951 - 30 maggio, 1952
Matthew Ridgway: 30 maggio, 1952 - 11 luglio, 1953
Alfred Gruenther: 1º luglio, 1953 - 20 novembre, 1956
Lauris Norstad: 20 novembre, 1956 - 1 gennaio, 1963
Lyman Lemnitzer: 1 gennaio, 1963 - 1º luglio, 1969
Andrew Goodpaster: 1º luglio, 1969 - 15 dicembre, 1974
Alexander Haig: 15 dicembre, 1974 - 1º luglio, 1979
Bernard Rogers: 1º luglio, 1979 - 26 giugno, 1987
John Galvin: 26 giugno, 1987 - 23 giugno, 1992
John Shalikashvili: 23 giugno, 1992 - 22 ottobre, 1993
George Joulwan: 22 ottobre, 1993 - 11 luglio, 1997
Wesley Clark: 11 luglio, 1997 - 3 maggio, 2000
Joseph Ralston: 3 maggio, 2000 - 17 gennaio, 2003
James L. Jones: 17 gennaio, 2003 - 2006.
John Craddock: 2006 - 2009.
James G. Stavridis: 2009
Nota: a partire da Ridgway tutti i SACEUR sono stati contemporaneamente anche Comandante in capo del comando statunitense in Europa (già CINCEUR ora USEUCOM)
Flotta della NATO[modifica]
Standing NATO Maritime Group 1
Standing NATO Maritime Group 2
Standing NATO Response Force Mine Countermeasures Group 1
Standing NATO Response Force Mine Countermeasures Group 2
Ex Comandi della Nato[modifica]
Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa di Verona
Note[modifica]
^ (EN) NATO handbook: The military budget su nato.int
^ La sigla della denominazione inglese è la sigla utilizzata correntemente nella lingua italiana.
^ Vedi DOP. La pronuncia classica, Còssovo /ˈkɔssovo/, è variamente attestata: cfr. «La battaglia di Còssovo in cui l'impero di Serbia perì» (Giosuè Carducci); «Ti chiaman di Còssovo al piano» (Gabriele d'Annunzio). L'accentazione Cossòvo /kosˈsɔvo/, all'albanese, è invece priva di riscontro storico, sebbene attestata nell'uso giornalistico contemporaneo. Del resto, Cossovo è un nome serbo (Kosovo Polje, la "Piana dei Merli").
^ (EN) Comunicato stampa NATO - (2001) 124 - 12 settembre 2001
^ Trattato del Nord Atlantico, Washington D.C., 4 aprile 1949
^ Bradley, Bill, "A Diplomatic Mystery", in Foreign Policy no. 174 (September 2009): 30.
^ Sarotte, Mary Elise, "Not One Inch Eastward? Bush, Baker, Kohl, Genscher, Gorbachev, and the Origin of Russian Resentment toward NATO Enlargement in February 1990", in Diplomatic History, 34, no. 1 (January 2010): 119-140.
^ La nomina di Anders Fogh Rasmussen nel 2009 è stata particolarmente difficoltosa, in quanto aveva incontrato inizialmente la forte opposizione della Turchia. Solo grazie al decisivo intervento del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi (avvenuto in modo molto "visibile" durante il vertice NATO di Strasburgo) la situazione si è risolta e la nomina ha potuto avere luogo. Al riguardo, vedere http://euobserver.com/13/27915 e http://www.todayszaman.com/tz-web/detaylar.do?load=detay&link=171626.
Voci correlate[modifica]
Alfabeto fonetico NATO
codifica NATO
Condivisione nucleare
Decorazione della NATO
Gradi degli eserciti della NATO
Patto di Varsavia
Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa
Unione Europea Occidentale
Unione Europea
Politica estera e di sicurezza comune
Nato-Pol
Altri progetti[modifica]
Wikisource contiene opere originali sulla NATO
Wikimedia Commons contiene file multimediali su NATO
Articolo su Wikinotizie: Vertice NATO: riflettori puntati sull'Afghanistan e l'allargamento 3 aprile 2008
Collegamenti esterni[modifica]
Sito web istituzionale
Alasdair, Roberts (2002/2003). NATO, Secrecy, and the Right to Information. East European Constitutional Review 11/12 (4/1): pp.86-94 (in inglese). URL consultato il 23-12-2009.



mercoledì 5 gennaio 2011

Gladio


Gladio è il nome in codice di una struttura paramilitare clandestina di tipo stay-behind Spyro ("stare dietro", "stare al di qua delle linee") promossa durante la guerra fredda dalla NATO, per contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia ai Paesi dell'Europa occidentale.
Il termine Gladio è utilizzato propriamente solo in riferimento alla stay-behind italiana[1]. Il gladio era il simbolo dell'organizzazione italiana, mentre quello internazionale era la civetta. Durante la guerra fredda, quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale crearono formazioni paramilitari, riunite nella "Stay Behind Net" sotto controllo NATO[2].
L'esistenza di Gladio, sospettata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 dal membro di Avanguardia Nazionale Vincenzo Vinciguerra durante il suo processo[3], fu riconosciuta dal presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una "struttura di informazione, risposta e salvaguardia".

Una struttura della NATO, supervisionata da SHAPE [modifica]
Negli anni cinquanta era avvertito negli ambienti NATO il pericolo di un nuovo conflitto sul suolo europeo. In caso di attacco da parte dell'Unione Sovietica e dei suoi alleati, questa avrebbe occupato inizialmente i Paesi dell'Europa occidentale, in quanto le forze corazzate sovietiche avrebbero potuto agevolmente travolgere le prime linee di resistenza. Si ipotizzava che una prima linea di resistenza effettiva avrebbe potuto essere approntata sul fiume Reno. Questo avrebbe comunque comportato la perdita di buona parte della Germania Occidentale, dell'Italia settentrionale e della Danimarca.
Durante la seconda guerra mondiale gli Alleati avevano coordinato l'attività dei movimenti resistenziali nei paesi occupati dall'Asse attraverso una rete di organizzazioni, coordinate da una speciale branca dei servizi d'informazione del Regno Unito, il SOE (Special Operations Executive). Il SOE venne dismesso dopo la fine del conflitto, ma fu riattivato all'inizio degli anni cinquanta, come nucleo di una nuova organizzazione che aveva il compito di porre in essere una rete di resistenza nei vari paesi europei, nel caso questi fossero stati occupati dall'Armata Rossa o nel caso i comunisti avessero preso il potere attraverso un colpo di stato.
Un primo gruppo di nazioni (Stati Uniti, Regno Unito, Francia) costituì dunque il CPC, Comitato per il coordinamento, per pianificare, in caso d'invasione, le attività comuni svolte dai rispettivi servizi d'informazione in supporto alle operazioni militari dell'Alleanza atlantica. La struttura di coordinamento era sottoposta alla direzione del comando supremo delle forze alleate in Europa: SHAPE, ovvero Supreme Headquarters Allied Powers Europe.
Coordinamento SHAPE [modifica]
Operante in tutta la NATO, Gladio era coordinata dal Clandestine Planning Committee, l'organo multinazionale controllato dal Belgio dallo SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe). In un articolo dell'"International Herald Tribune" datato 13 novembre 1990, Joseph Fitchett parla della "Resistenza della Nato", e dice che queste reti anticomuniste, finanziate in parte dalla CIA, erano presenti in tutta Europa, comprese nazioni neutrali come Svezia e Svizzera.
Contrasto dell'invasione sovietica [modifica]
Lo scopo principale dell'Organizzazione Gladio era di contrastare una possibile invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio e di guerriglia dietro le linee nemiche. La NATO era consapevole infatti che le truppe stanziate in Europa occidentale non erano sufficienti a respingere una invasione dell'Armata Rossa in un conflitto diretto senza ricorrere all'uso delle armi nucleari.
Le organizzazioni "stay-behind" della NATO rappresentavano quindi una possibilità di continuare a combattere in attesa dell'intervento degli Stati Uniti che, data la distanza geografica dall'Europa, sarebbe giocoforza arrivato in un secondo momento. Le sue cellule clandestine erano destinate a "stare nascoste" (o "al di qua delle linee", da cui il nome in inglese stay behind) in territori controllati dal nemico e comportarsi come movimenti di resistenza, conducendo atti di sabotaggio e di guerriglia. Vennero considerate altre forme di resistenza clandestina e non convenzionale, come operazioni "false flag" (attentati e simili operazioni rivendicate sotto falsa bandiera per fomentare divisioni politiche) e attacchi terroristici.
L'idea di costruire questa rete segreta venne a ex ufficiali del SOE (Special Operations Executive, Direzione delle Operazioni Speciali) britannico, un'organizzazione del Ministero della Guerra economica che aveva operato durante la seconda guerra mondiale nei Paesi dove si erano costituiti dei governi fascisti o filo-nazisti (Norvegia, Francia e Italia). L'idea inglese fu subito accolta dagli Stati Uniti e si decise anche, per mantenere la segretezza, di tenerla fuori dalle organizzazioni militari tradizionali, vale a dire fuori dai comandi NATO. Nacque così Stay Behind Net[4].
Ingresso dell'Italia [modifica]
Oltre ai tre paesi fondatori, diversi altri paesi NATO entrarono successivamente nella struttura. L'Italia lo fece in via ufficiale nel 1964, ma già in precedenza erano attivi accordi bilaterali tra SIFAR (l'allora Servizio d'Informazione delle Forze Armate) e CIA tesi ad arruolare ed addestrare nuclei di operativi in grado di organizzare la resistenza armata sul territorio occupato da un'invasione o controllato da "forze sovversive".[5]
In Italia è stata ipotizzata da più parti (anche dalla Commissione stragi[6]) l'esistenza di strutture nate in chiave anti-comunista nelle ultime fasi della guerra (come quelle che sarebbero derivate dalle brigate Osoppo) e nel primo dopoguerra, che poi sarebbero confluite, in tutto o in parte, in Gladio.
Nel 1964, oltre all'Italia, i paesi aderenti erano Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania Occidentale, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. In seguito aderirono anche Danimarca e Norvegia. Altri paesi NATO, come Grecia, Turchia, Spagna e Portogallo, non entrarono mai, a quanto risulta, nel comitato di coordinamento. Peraltro, organizzazioni simili, pur non collegate con la struttura NATO, vennero probabilmente create in quasi tutti i paesi occidentali che temevano un'invasione sovietica, compresi stati neutrali come Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera.
Segretezza [modifica]
L'esistenza di queste forze militari NATO clandestine rimase un segreto strettamente sorvegliato durante tutta la guerra fredda fino al 1990.
In Italia dell'esistenza di Gladio erano informati i vertici politici del paese: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministro della Difesa, come pure i vertici militari. La struttura di Gladio era invece sconosciuta al Parlamento. Francesco Cossiga, che fu informato dell'esistenza della struttura nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, come sottosegretario alla difesa, dichiarò che "gli accordi per creare Stay Behind in Italia furono conclusi da Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani". Inoltre Andreotti gli spiegò che aveva rivelato il segreto su Gladio perché "ormai, caduto il Muro di Berlino, non vi era più alcuna ragione per non raccontare come stavano davvero le cose"[7][8].
Divulgazione del segreto [modifica]
Nel 1990 il primo troncone della rete internazionale fu reso pubblico in Italia: ciò avvenne con l'autorizzazione data dal presidente del consiglio Andreotti al giudice Casson di accedere agli archivi del SISMI per accertare il ruolo di depositi NASCO nella strage di Peteano, e con due successive comunicazioni del medesimo Andreotti, una scritta alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle stragi ed una orale alle Assemblee delle due Camere.
In Italia il suo nome in codice era Gladio, la parola che indica la corta spada a doppio taglio usata dai Romani. Il governo ne ordinò lo scioglimento il 27 luglio 1990.Il governo italiano affermò che identiche forze armate clandestine erano esistite anche in tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale. Questa ammissione si rivelò corretta e successive ricerche dimostrarono che in Belgio, le forze segrete della NATO erano state denominate in codice SDRA8, in Danimarca Absalon, in Germania TD BJD, in Grecia LOK, nel Lussemburgo semplicemente Stay-Behind, nei Paesi Bassi "I&O", in Norvegia ROC, nel Portogallo Aginter, in Svizzera P26, in Turchia Contro-Guerriglia ed in Austria OWSGV. I nomi in codice degli eserciti segreti in Francia, in Finlandia, in Spagna ed in Svezia rimangono tuttora sconosciuti.
Critiche al segreto [modifica]
Dopo avere appreso della scoperta, il Parlamento Europeo stilò una risoluzione criticando aspramente il fatto:
« Queste organizzazioni operavano e continuano ad operare del tutto al di fuori della legalità dal momento che non sono soggette ad alcun controllo parlamentare [e] richiedono una piena indagine sulla natura, struttura, intenti e ogni altro aspetto di queste organizzazioni clandestine. »
Al momento solo Italia, Belgio e Svizzera condussero indagini parlamentari, mentre l'amministrazione del presidente americano George H. W. Bush rifiutò di commentare, essendo nel mezzo dei preparativi per una guerra contro Saddam Hussein nel Golfo Persico, e temendo potenziali danni per l'alleanza militare."[9]
La Gladio italiana [modifica]
Origini [modifica]
La presenza di una struttura stay-behind in Italia risale al 1949, seppure con un nome diverso da Gladio. In una relazione del Comitato Parlamentare sui servizi segreti del 1995 si legge che
« In base a quanto risulta dalle indagini giudiziaria è fuor di dubbio che in epoca precedente alla creazione di Gladio sia esistita un'altra organizzazione denominata "Duca", con le stesse finalità e struttura analoga, di cui sappiamo ben poco e che dovrebbe essere stata sciolta intorno al gennaio 1995 (ma in vari documenti acquisiti dall'Autorità giudiziaria si parla di organizzazione "Duca - Gladio").[10] »
Gladio viene costituita con un protocollo d'intesa tra il Servizio italiano e quello statunitense in data 26 novembre 1956, nel quale però vi era stato un esplicito riferimento ad accordi preesistenti: nella relazione inviata dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi il 17 ottobre 1990 verrà segnalato che con quella intesa tra SIFAR (al cui comando, al tempo della stesura del protocollo, era da poco stato posto Giovanni De Lorenzo) e CIA erano stati "confermati tutti i precedenti impegni intervenuti nella materia tra Italia e Stati Uniti".
Nel giugno 1959 il Servizio segreto italiano entrò a far parte del "Comitato di pianificazione e coordinamento", organo di SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe)[5]. Nel 1964, del "Comitato clandestino alleato (ACC)", emanazione del suddetto Comitato di pianificazione e coordinamento e costituito tra paesi che intendevano organizzare una resistenza sul proprio territorio, in caso di aggressione dall'Est e, a quanto sembra, anche nell'eventualità di "sovvertimenti interni", ovvero tentativi di colpo di stato interni.
L'ipotesi di finanziamenti a Gladio da parte della CIA, posti in essere per lo meno fino al 1975, era già stata avanzata nel 1990 dal generale Giovan Battista Minerva (ufficiale del Sifar e poi del Sid, in servizio con il compito di direttore amministrativo tra il 1963 ed il 1975), durante le indagini sull'incidente dell'aereo Argo 16.[11]
Rivelazione dell'esistenza [modifica]
Il 24 ottobre 1990 Giulio Andreotti, capo del governo italiano, rivelò alla Camera dei deputati l'esistenza di Gladio, che fu quindi la prima organizzazione aderente alla rete "stay-behind" ad essere resa pubblica.
Quando l'esistenza di Gladio divenne di pubblico dominio venne pubblicato un elenco di 622 "gladiatori": ufficialmente tutti i partecipanti, dalla fondazione allo scioglimento dell'organizzazione. Tuttavia, da più parti questa lista è stata considerata incompleta, sia per il ridotto numero di uomini, ritenuto troppo basso rispetto ai compiti dell'organizzazione estesi in quasi 40 anni, sia per l'assenza nella lista di alcuni personaggi che da indagini successive (e in alcuni casi per loro stessa ammissione) avevano fatto parte dell'organizzazione. Contro quest'ultima tesi tuttavia e a conferma della partecipazione di soli 622 aderenti all'attività segreta, sussistono alcune super-perizie richieste all'interno dei processi avvenuti successivamente la pubblicazione della lista, super-perizie di cui parla il generale Paolo Inzerilli, accusato in questi processi ma prosciolto totalmente.[senza fonte]Luigi Tagliamonte, capo dell’ufficio amministrazione del SIFAR e, successivamente, capo dell’ufficio programmazione e bilancio del comando generale dell’Arma dei Carabinieri, durante una delle varie inchieste che ruotarono intorno alla questione, relativamente ad una base di addestramento di Gladio dichiarò:
« Sapevo che presso il Cag (il Centro addestramento guastatori di Punta Poglina a Capo Marrargiu, pochi chilometri a sud di Alghero) si effettuavano dei corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio, all'uso degli esplosivi al fine di impiegare le persone addestrate in caso di sovvertimenti di piazza, in caso che il PCI avesse preso il potere. Tanto sapevo io trattando pratiche di ufficio al Sifar e relative al Cag. Oggi penso, riportandomi ai miei ricordi, che la citazione della eventuale invasione del nostro Paese, a proposito della necessità della struttura ove era incardinato il Cag, era un pretesto […] Il mio pensiero, testé formulato, deriva dal contenuto dei contatti che avevo con il Maggiore Accasto e con il Capo Sezione CS Aurelio Rossi i quali, senza scendere nei dettagli, mi rappresentavano che il Cag esisteva per contrastare eventuali sovvertimenti interni e moti di piazza fatti dal Pci »
(Dichiarazioni di Luigi Tagliamonte[12])
Gladio, la strategia della tensione e le ingerenze estere in Italia [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Strategia della tensione.
Dopo la divulgazione del segreto, coincidente approssimativamente con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e con la conseguente fine della guerra fredda, pur non esistendo nulla di accertato, sono state fatte molte ipotesi sulle relazioni intrattenute da questa organizzazione, o da parti deviate di essa, con l'eversione di destra o di sinistra o con attentati o con tentativi di colpo di stato avvenuti in Italia. Già precedentemente si era comunque parlato di tale organizzazione (ne parla per esempio Moro nel suo memoriale scritto nel 1978 durante i giorni della prigionia), e la sua esistenza era comunque ovviamente nota nell'ambito dei vertici politici, dei ministri competenti, dei vertici militari e dei servizi segreti.
Nel 2000 il rapporto del Gruppo "Democratici di Sinistra-L'Ulivo", stilato in seno ad una Commissione parlamentare, concludeva che la strategia della tensione era stata sostenuta dagli Stati Uniti d'America per "impedire al PCI, e in certo grado anche al PSI, di raggiungere il potere esecutivo nel paese", identificando anche i Nuclei per la Difesa dello Stato non come un gruppo autonomo, ma come una delle operazioni portate avanti da Gladio con questi scopi.[13]
Le dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra [modifica]
L'ex terrorista Vincenzo Vinciguerra confessò nel 1984 al giudice Felice Casson (alcuni anni prima delle dichiarazioni ufficiali sull'esistenza di Gladio e della rete stay-behind) di aver compiuto l'attentato terroristico di Peteano il 31 maggio 1972, nel quale tre carabinieri erano rimasti uccisi (fino all'interrogatorio di Vinciguerra, erano state le Brigate Rosse ad essere accusate dell'attentato). Durante il processo, Vinciguerra spiegò come era stato aiutato dai servizi segreti italiani e come fuggì nella Spagna franchista dopo la strage di Peteano. L'ex terrorista, sentito nello stesso anno anche nel processo relativo alla strage di Bologna, parlò apertamente dell'esistenza di una struttura occulta nelle forze armate italiane, composta sia da militari che da civili, con finalità anti-invasione sovietica, ma che, potendo questa anche non avvenire, era stata in grado di coordinare le varie stragi per evitare che anche internamente il paese si spostasse troppo a sinistra; questo, sempre secondo la testimonianza dell'ex terrorista, a nome della Nato e con il supporto dei servizi segreti e di alcune forze politiche e militari italiane.[14][3]
Le dichiarazioni del Generale Maletti [modifica]
Il generale Gian Adelio Maletti, ex capo del Reparto D del SID del controspionaggio italiano, dichiarò nel marzo del 2001 che la CIA avrebbe potuto promuovere il terrorismo in Italia. Lo stesso Maletti in diverse interviste e nell'audizione davanti alla Commissione Stragi citò più volte l'interessamento degli USA nei confronti di alcune personalità e di alcuni reparti militari, tra cui alcuni di quelli che poi furono coinvolti in alcuni dei diversi tentativi di golpe avvenuti in Italia (Golpe Borghese) e Golpe Bianco[15]
Lo stesso Maletti venne ascoltato il 21 marzo 2001 dal tribunale di Milano, relativamente ai processi su Piazza Fontana (evento per cui era stato condannato nel 1981 per depistaggio). Sulla forma della sua deposizione vi fu uno scontro tra difesa e accusa. La difesa sosteneva che dovesse deporre come teste, quindi sotto giuramento e quindi obbligato a dire la verità. L'accusa sostenne invece che dovesse deporre come imputato e quindi senza giuramento e senza il conseguente obbligo di dire la verità.[senza fonte] La corte sentenziò a favore delle tesi dell'accusa. Maletti depose come imputato, per cui senza obbligo formale di attenersi al vero nella sua deposizione.[16] Maletti dichiarò che esisteva una "regìa internazionale" delle stragi relative alla strategia della tensione. Su domanda della difesa dichiarò tuttavia di non avere prove.[16] Dichiarò nello stesso interrogatorio che la CIA finanziava sia il SID (con cui c'era tuttavia una collaborazione unilaterale per quello che riguarda il lavoro di intelligence del servizio: "Il rapporto tra il Sid e la Cia è stato di inferiorità. Chiedevamo notizie, ma non ce ne davano.") che Gladio (la base di capo Marrargiu, secondo Maletti effettivamente impiegata da Gladio, sarebbe stata realizzata grazie a fondi statunitensi, fatto quest'ultimo confermato anche dall'ex presidente Francesco Cossiga nella sua audizione davanti alla Commissione Stragi[17])[16][18]. In un'intervista rilasciata dopo la deposizione, Maletti confermerà la sua convinzione che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per evitare uno spostamento a sinistra dell'Italia e che simili azioni avrebbero potuto essere state attuate anche in altri paesi.[19] La Cia alcuni mesi dopo respingerà esplicitamente le accuse.
La struttura organizzativa di Gladio [modifica]
Il 1 ottobre 1956 era stata costituita, nell'ambito dell'Ufficio "R" del SIFAR, una Sezione Addestramento, denominata S.A.D. (Studi Speciali e Addestramento del Personale). La S.A.D. ai cui responsabili verrà demandato il ruolo di Coordinatore Generale dell'Operazione "Gladio", si articolava in quattro gruppi:
Gruppo Supporto Generale;
Gruppo Segreteria Permanente ed Attivazione delle Branche Operative;
Gruppo Trasmissioni;
Gruppo Supporto Aereo, Logistico ed Operativo.
Alle dipendenze della S.A.D. venne posto il Centro Addestramento Guastatori (C.A.G.) e la Struttura Segreta N.A.T.O. Stay Behind "Gladio", la quale era così strutturata:
Unità di Comando
1 Nucleo Informativo
1 Nucleo Propaganda
1 Nucleo Evasione e Fuga
2 Nuclei Guerriglia
Unità di Pronto Impiego "Stella Alpina" (Friuli-Venezia Giulia)
Unità di Pronto Impiego "Stella Marina" (Trieste)
Unità di Pronto Impiego "Rododendro" (Trentino-Alto Adige)
Unità di Pronto Impiego "Azalea" (Veneto)
Unità di Pronto Impiego "Ginestra" (Laghi Lombardi)
ogni Unità di Pronto Impiego era costituita da:
1 Nucleo Informativo
1 Nucleo Propaganda
1 Nucleo Evasione e Fuga
2 Nuclei Guerriglia
2 Nuclei Sabotaggio
per un totale di 40 Nuclei. Inoltre, esistevano altre 5 Unità di Guerriglia di Pronto Impiego in regioni di particolare interesse. Esistevano, a partire dal 1963 fino al 1972, altresì, 139 Depositi "Nasco". Gli Statunitensi dotarono la Struttura anche di un aereo Dakota C47, nome in codice "Argo-16", fornito per le operazioni di trasporto.
«Stay Behind» in Europa [modifica]
Austria [modifica]
Nel 1947 in Austria venne svelata una struttura segreta stay-behind, che era stata costruita da due appartenenti all'estrema destra, Soucek e Rössner. Il cancelliere Theodor Körner graziò gli accusati in circostanze non chiarite. Nel 1965 le forze di polizia scoprirono un deposito di armi stay-behind in una vecchia miniera vicino a Windisch-Bleiberg, circostanza che costrinse le autorità austriache a rilasciare una lista con la posizione di altri 33 analoghi nascondigli in Austria.
Belgio [modifica]
L'assassinio del presidente del Partito Comunista Belga Julien Lahaut, nel 1950, ebbe un significato nazionale e internazionale, nel quale venne sospettata l'influenza della rete anticomunista Gladio[20]. Nel 1985 il Massacro del Brabante venne collegato ad un complotto interno all'organizzazione stay-behind belga SDRA8, alla gendarmeria belga SDRA6, al gruppo di estrema destra Westland New Post, e alla Defense Intelligence Agency (DIA), il servizio segreto del Pentagono. Nel 1990, il quartier generale della struttura stay-behind del Comitato Clandestino Alleato (ACC), si incontra il 23 e 24 ottobre dello stesso anno sotto la presidenza del generale belga Van Calster, direttore del servizio segreto militare belga (SGR). Nello stesso anno, il Parlamento Europeo condanna in una risoluzione la NATO e gli Stati Uniti, per aver manipolato la politica europea tramite le strutture stay-behind.
Cipro [modifica]
Emblema del Commando Forze Speciali.
La costituzione del 1960 prevedeva unicamente la presenza di un piccolo Esercito professionista formato da poche centinaia di uomini di entrambe le Comunità Cipriote. In seguito agli scontri del 1963-64 che portarono al crollo della condivisione del potere tra Greci e turki ciprioti, fu creata la Guardia Nazionale come Esercito greco cipriota con coscrizione obbligatoria. Gli ufficiali della Guardia Nationale where almost exclusively Greek nationals, officers of the greek army. LOK units were created in Cyprus modelled on the Greek LOK units, though Cyprus never joined NATO and was at the time a member of the Non-Aligned Movement. Reporter Makarios Drousiotis[21] has written about Greek officer Dimitris Papapostolou, commander of LOK Cipro at the time, conspiring with ex-interior minister Polykarpos Yorkatzis to kill elected president Makarios by attacking his helicopter e dopo il tentativo fallto al that attempt, being involved in the assassination di Yorkatzis. Il 15 luglio 1974 coup d'etat contro Makarios fu eseguito dalle unità della Guardia Nazionale, con l'attacco al palazzo presidenziale perpetrato da 32 unità Moira Katadromon LOK con l'aiuto di carri armati di unità da ricognizione.
Finlandia [modifica]
Nel 1945 il ministro degli interni finlandese Leino svela la chiusura di un esercito segreto stay-behind. Nel 1991 i mass media svedesi rivelano che un gruppo segreto stay-behind era esistito nella neutrale Finlandia, con una base in esilio a Stoccolma. Il ministro della difesa finlandese Elisabeth Rehn etichetta la rivelazione come "una favola", aggiungendo cautamente "o almeno una storia incredibile, di cui non so nulla."
Francia [modifica]
Nel 1947 il ministro degli interni francese Edouard Depreux rivelò l'esistenza di un esercito segreto stay-behind in Francia, dal nome in codice "Plan Bleu". L'anno seguente, venne creato il "Comitato Clandestino dell'Unione Occidentale" (WUCC), per coordinare la guerra segreta non ortodossa. Nel 1949 il WUCC viene integrato nella NATO, il cui quartier generale viene stabilito in Francia, con il nome di "Clandestine Planning Committee" (CPC). Nel 1958 la NATO fonda il Comitato Clandestino Alleato (ACC) per coordinare la guerra segreta. Quando la NATO stabilisce il nuovo quartier generale europeo a Bruxelles, l'ACC, con il nome in codice SDRA11, viene nascosto all'interno del servizio segreto militare belga (SGR), che ha il suo quartier generale vicino a quello della NATO.
L'illegale Organisation de l'Armée Secrète (OAS) viene creata con membri della stay-behind francese e ufficiali della Guerra francese in Vietnam. Nel 1961 l'OAS inscenò un fallito colpo di stato ad Algeri, col supporto della CIA, contro il governo De Gaulle.
Le reti La Rose des Vents ("Rosa dei venti") e Arc-en-ciel ("Arcobaleno"), erano parte di Gladio. Secondo voltairenet.org, François de Grossouvre era il capo di Gladio in Francia, fino al suo presunto suicidio avvenuto il 7 aprile 1994[22]. Il capitano Paul Barril, assieme ad altri, sostiene che venne assassinato.
Germania [modifica]
Nel 1952 l'ex ufficiale delle SS Hans Otto rivelò alla polizia criminale di Francoforte l'esistenza dell'esercito stay-behind nazista tedesco BDJ-TD. Gli estremisti di destra arrestati vennero misteriosamente trovati non colpevoli. Nel 1976 la segretaria del BND Heidrun Hofer venne arrestata dopo aver rivelato i segreti dell'esercito stay-behind tedesco al marito, che era una spia del KGB.
Nel 2004 il capo dello spionaggio Norbert Juretzko pubblicò un libro sul suo lavoro al BND. Entrò nei dettagli riguardo al reclutamento di partigiani per la rete di stay-behind. Venne cacciato dal BND dopo un processo segreto contro di lui, perché il BND non riuscì a trovare il vero nome della fonte russa "Rubezahl" che aveva reclutato. Un uomo con lo stesso nome che Juretzko aveva fatto, venne arrestato dal KGB a causa del suo tradimento per il BND, ma era ovviamente innocente: il suo nome era stato scelto a caso da Juretzko, prendendolo dall'elenco telefonico.
Secondo Juretzko, il BND costruì la sua branca di Gladio, ma scoprì dopo la caduta della DDR che era completamente noto alla STASI. Quando la rete venne smantellata, emersero ulteriori strani dettagli. Un direttore dello spionaggio aveva tenuto l'equipaggiamento radio nella cantina di casa, con la moglie che eseguiva le chiamate di prova ogni 4 mesi, sulla base del fatto che l'equipaggiamento era troppo "prezioso" perché restasse in mano a civili. Juretzko lo venne a sapere perché il direttore aveva smantellato la sua sezione della rete così velocemente che non ci fu tempo di adottare misure quali il recupero di tutte le attrezzature tenute nascoste.
I civili reclutati come partigiani stay-behind erano equipaggiati con una radio a onde corte clandestina, con una frequenza fissa. Questa era dotata di una tastiera cifrata, che rendeva inutile l'uso del codice Morse. Avevano inoltre da parte ulteriori attrezzature per segnalare a elicotteri o sottomarini di sbarcare agenti speciali che avrebbero dovuto stare nelle loro case mentre preparavano operazioni di sabotaggio contro i comunisti.
Secondo il perpetratore della bomba dell'Oktoberfest del 1980 a Monaco, gli esplosivi provenivano da un nascondiglio di Gladio vicino al villaggio di Uelzen.
In Germania l'esecutore di un attentato nel 1980 a Monaco di Baviera, ha riferito che l'esplosivo proveniva da un deposito della Stay-behind tedesca. In un articolo del 7 novembre 1990 del quotidiano francese "Le Monde", un ufficiale della Gladio francese affermò che "a seconda dei casi, avremmo dovuto contrastare o favorire il terrorismo di estrema sinistra o estrema destra"[23]. Secondo un articolo del dicembre 1990 del "Guardian" a firma di Ed Vulliamy, la prima ragione della scoperta di Gladio fu "un gruppo di giudici che esaminavano lettere scoperte a Milano in ottobre, nelle quali, prima del suo omicidio, il leader democristiano Aldo Moro affermava di temere che "un'organizzazione ombra" accanto ad "altri servizi segreti dell'Occidente […] potrebbero essere implicati nella destabilizzazione [politica nde] del nostro Paese"[24].
Grecia [modifica]
In Grecia l'esercito stay-behind Forza d'Incursione Ellenica prese il controllo del ministero della difesa greco e diede vita ad un colpo di stato installando il "Regime dei Colonnelli" (1967-1974), che si renderà in seguito protagonista di maltrattamenti, violenze e torture tra le più efferate degli ultimi cinquant'anni, anche se tra le meno note.
Norvegia [modifica]
Nel 1957 il direttore del servizio segreto norvegese (Etterretningstjenesten), Vilhelm Evang, protestò duramente contro la sovversione interna del suo paese tramite gli Stati Uniti e la NATO e ritirò temporaneamente l'esercito stay-behind norvegese dagli incontri del CPC. Nel 1978 la polizia scoprì un nascondiglio di armi stay-behind e arrestò Hans Otto Meyer che rivelò l'esistenza dell'esercito segreto norvegese.
Paesi Bassi [modifica]
Un grande nascondiglio di armi venne scoperto nel 1983 vicino al villaggio di Velp nei Paesi Bassi. Il governo fu costretto a confermare che le armi erano correlate ai progetti NATO di guerra non ortodossa.
Portogallo [modifica]
Nel 1966 la CIA crea la Aginter Press, la quale, sotto la direzione del Capitano Yves Guerin Serac, dirige un esercito segreto stay-behind e addestra i suoi membri alle tecniche di azione sotto copertura, comprese esercitazioni di attentati terroristici, assassinii silenziosi, tecniche di sovversione, comunicazioni clandestine, infiltrazione e guerra coloniale. Nel 1969 in Mozambico la Aginter Press assassina Eduardo Mondlane, capo del movimento di liberazione FRELIMO (Frente de Libertação de Moçambique).
Regno Unito [modifica]
Nel Regno Unito, il primo ministro Winston Churchill creò lo Special Operations Executive (SOE) nel 1940, per assistere i movimenti di resistenza ed eseguire operazioni di guerriglia in territorio occupato dall'Asse. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, le organizzazioni stay-behind vennero istituite grazie all'esperienza e al coinvolgimento di ex ufficiali del SOE.
L'organizzazione britannica fu attiva fino agli anni sessanta.
Spagna [modifica]
Nel maggio 1976, un anno dopo la morte di Francisco Franco, due Carlisti a Montejurra vennero uccisi da terroristi di estrema destra, tra cui Stefano Delle Chiaie e membri dell'Alleanza Anticomunista Argentina (Tripla A): furono sostenuti[25] collegamenti tra questo "gruppo di fuoco", Gladio e la "Guerra Sporca" sudamericana.
L'anno seguente, col supporto di terroristi di estrema destra italiani, la stay-behind compie una strage al civico 55 del calle de Atocha, a Madrid, dove in un attacco a un ufficio legale strettamente legato al Partito Comunista di Spagna uccidono cinque persone.
Svezia [modifica]
Nel 1951 l'agente della CIA William Colby, in servizio alla stazione CIA di Stoccolma, aiuta all'addestramento di eserciti stay-behind nelle neutrali Svezia e Finlandia e nei paesi NATO di Norvegia e Danimarca. Nel 1953 la polizia arresta l'estremista di destra Otto Hallberg e scopre l'esercito stay-behind svedese. Hallberg viene liberato e le accuse contro di lui vengono misteriosamente lasciate cadere.
Svizzera [modifica]
Nel 1990 il Colonnello Herbert Alboth, ex comandante dell'esercito segreto stay-behind svizzero (P26), dichiara in una lettera confidenziale al dipartimento della difesa di essere disposto a rivelare "tutta la verità". Viene trovato in seguito nella sua casa, accoltellato con la sua stessa baionetta. Il dettagliato rapporto parlamentare sull'esercito segreto svizzero viene presentato al pubblico il 17 novembre.
Turchia [modifica]
Il gruppo ultranazionalista dei Lupi grigi ha, secondo alcune fonti, lavorato per la Stay-behind turca. Secondo Le Monde diplomatique, Abdullah Çatlı
« ...è riconosciuto per essere stato uno dei principali perpetratori delle operazioni coperte eseguite dalla branca turca di Gladio (4), e ha giocato un ruolo chiave nei sanguinosi eventi del periodo 1976-80, che spianarono la strada al colpo di stato militare del settembre 1980. Come giovane capo della milizia di estrema destra dei Lupi Grigi, è stato accusato, tra le altre cose, dell'assassinio di sette studenti di sinistra. »
Le richieste FOIA [modifica]
Tre richieste FOIA (Freedom of Information Act) sono state presentate alla CIA, la quale le ha respinte con la replica standard: "La CIA non può confermare né smentire l'esistenza o l'inesistenza di registrazioni che rispondano alla vostra richiesta." Una richiesta venne presentata dal National Security Archive nel 1991; un'altra dalla commissione del Senato italiano guidata dal Senatore Giovanni Pellegrino nel 1995, riguardante Gladio e l'omicidio di Aldo Moro; l'ultima nel 1996, da Olivier Rathkolb, dell'Università di Vienna, per conto del governo austriaco, riguardante gli eserciti segreti stay-behind, dopo la scoperta di un nascondiglio di armi.
I politici su Gladio [modifica]
Mentre l'esistenza delle organizzazioni "stay-behind" come Gladio è stata contestata, con alcuni scettici che le descrivono come una teoria del complotto, la loro esistenza è stata confermata diverse volte da importanti esponenti politici dei paesi NATO:
« Gladio fu necessaria durante i giorni della Guerra Fredda, ma in vista del collasso del Blocco Orientale, l'Italia avrebbe suggerito alla NATO che l'organizzazione non era più necessaria. »
(Giulio Andreotti, ex Presidente del Consiglio)
« Una struttura esisteva, creata agli inizi degli anni 1950, per permettere le comunicazioni con un governo che avrebbe potuto fuggire all'estero in caso la nazione fosse stata occupata »
(Jean-Pierre Chevenement, ex ministro della difesa francese)
« Commando locali e la CIA crearono un ramo della rete nel 1955 per organizzare la guerriglia di resistenza a qualsiasi invasore comunista. »
( Yannis Varvitsiotis, ex ministro della difesa greco)
Gladio nel cinema [modifica]
In Piazza delle Cinque Lune, un film per la regia di Renzo Martinelli del 2002, in base a documenti giudiziari e ad un filmato autentico del rapimento di Aldo Moro, un giudice arriva a scoprire il collegamento tra Operazione Gladio e CIA.Il coinvolgimento di Camillo Guglielmi nel rapimento di Aldo Moro e la sua appartenenza all'organizzazione Gladio è confermato da molte fonti.[26][27][28].
Le trame oscure della NATO/CIA in Italia vengono anche sfruttate dalla fiction di oltre oceano; di Gladio e Stay Behind si parla ad esempio nel romanzo Protocollo Sigma di Robert Ludlum.
Nel libro Romanzo criminale del 2002 (da cui è stato tratto un film nel 2005), anche se non viene mai detto chiaramente, si suggerisce che la misteriosa organizzazione che piano piano comincia a sfruttare i protagonisti sia proprio l'Operazione Gladio.
Note [modifica]
^ O, secondo alcuni, della principale e più duratura tra diverse stay-behind che operarono in Italia.
^ Francesco Cossiga, La versione di K, Rizzoli, 2009, p. 149.
^ a b (EN) "Terrorism in Western Europe: An Approach to NATO’s Secret Stay-Behind Armies" Acrobat file ETH Zurich progetto su Gladio diretto da Daniele Ganser
^ Francesco Cossiga, op. cit, p. 152.
^ a b Si veda il documento desecretato
^ Comunicazioni del presidente, Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 2' seduta, 23 ottobre 1996
^ Francesco Cossiga, op. cit, pag.158.
^ F. Cossiga all'intervistatrice della trasmissione di Rai 3 Report: "in tutta la faccenda Gladio, verso la quale noi eravamo tenuti al segreto..." e lamentandosi del fatto che a suo avviso Giulio Andreotti avrebbe rivelato il fatto indebitamente. Rai Report Perché... il segreto di stato? sia testo che videoregistrazione della puntata.
^ (EN) "Terrorism in Western Europe: An Approach to NATO’s Secret Stay-Behind Armies", file .pdf Progetto di ricerca ETH Zurigo su Gladio diretta da Daniele Ganser
^ Relazione del Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato sugli appunti sequestrati all'on. Bettino Craxi, 26 ottobre 1995
^ La CIA fino al 1975 finanziava Gladio, articolo di "La Repubblica", del 30 novembre 1990
^ Dichiarazioni di Luigi Tagliamonte, nel dossier del partito dei Democratici di Sinistra "Stragi e terrorismo: strumenti di lotta politica", riportate dal sito almanaccodeimisteri.info
^ 1945 - 1974. "Stragi e terrorismo: strumenti di lotta politica", il dossier DS, riportato dal sito archivio900.it
^ (EN) Secret agents, freemasons, fascists... and a top-level campaign of political destabilisation, articolo del "Guardian", del 5 dicembre 1990
^ Maletti: Confermato il coinvolgimento Usa, articolo de "La Repubblica", del 2 dicembre 2000
^ a b c Piazza Fontana, matrice estera, articolo de "La Repubblica", del 21 marzo 2001
^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 27esima seduta, audizione Francesco Cossiga, 27 novembre 1997
^ Raccolta di articoli di quotidiani relativi all'interrogatorio del 21 marzo 2001 dell'ex generale Maletti, sul sito almanaccodeimisteri.info
^ (EN) Terrorists 'helped by CIA' to stop rise of left in Italy, articolo di "The Guardian", del 26 marzo 2001
^ (FR) Hans Depraetere e Jenny Dierickx, "La Guerre froide en Belgique" ("guerra fredda in Belgio") (EPO-Dossier, Anvers, 1986)
^ http://www.makarios.eu/cgibin/hweb?-A=3664,printer.html&-V=makarios
^ (FR) Voltairenet.org su François de Grossouvre
^ (FR) "Le Monde" fa una citazione de '"L'Humanité" 29 novembre 1990
^ (EN) Articolo sul Guardian di Ed Vulliamy, 5 dicembre 1990
^ SPAGNA, LE ACCUSE COMUNISTE 'I GLADIATORI DIETRO GLI ECCIDI': Repubblica — 20 novembre 1990, pagina 10.
^ http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=6564
^ http://web.tiscali.it/pmusilli/AldoMoro.htm
^ http://www.storiain.net/arret/num153/artic6.asp
Bibliografia [modifica]
Antonino Arconte, L'ultima missione, 2001, ISBN 88-900678-2-9
(FR) Rapporto di Giulio Andreotti su Gladio (traduz. francese), a cura di VoltaireNet.org
Daniele Ganser, Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale (NATO's Secret Armies: Operation GLADIO and Terrorism in Western Europe), Fazi Editore, 2005, ISBN 88-8112-638-9
(EN) David Hoffman, "The Oklahoma City bombing and the Politics of Terror", 1998 (Capitolo 14 online sulla strategia della tensione)
Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, "Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro", Einaudi, 2000 (vedi articolo nel sito della rete civica di Bologna)
(EN) Jan Willems, Gladio, 1991, EPO-Dossier, Bruxelles, ISBN 2-87262-051-6
(DE) Jens Mecklenburg, Gladio. Die geheime terrororganisation der Nato, 1997, Elefanten Press Verlag GmbH, Berlino, ISBN 3-88520-612-9
(ES, FR) Thierry Meyssan, Stay-behind: les réseaux d’ingérence américains, Voltaire, 20 agosto 2001 (articolo su VoltaireNet.org)
(DE) Leo A. Müller, Gladio. Das Erbe des kalten Krieges, 1991, RoRoRo-Taschenbuch Aktuell no 12993, ISBN 3-499-12993-0
(FR) Jean-François Brozzu-Gentile, L’Affaire Gladio. Les réseaux secrets américains au cœur du terrorisme en Europe, 1994, Albin Michel, Parigi, ISBN 2-226-06919-4
Anna Laura Braghetti con Paola Tavella, Il prigioniero, 1998, Edizioni Mondadori (Le Frecce) ISBN 88-04-45154-8
(DE) Regine Igel, Andreotti. Politik zwischen Geheimdienst und Mafia, 1997, Herbig Verlagsbuchhandlung GmbH, Monaco, ISBN 3-7766-1951-1
(EN) Arthur E. Rowse, "Gladio: The Secret U.S. War to Subvert Italian Democracy" in Covert Action #49, estate 1994 (versione online)
(EN) Anti-Fascist Action (AFA), "StayingBehind: NATO's Terror Network" in Fighting Talk #11, maggio 1995
(FR) François Vitrani, "L’Italie, un Etat de 'souveraineté limitée' ?", in Le Monde diplomatique, dicembre 1990
(FR) Patrick Boucheron, "L'affaire Adriano SofriSofri: un procès en sorcellerie ?", sulla rivista L'Histoire, n°217 (gennaio 1998) ([1])
(FR) Philippe Foro, Les procès Andreotti en Italie (I processi di Giulio AndreottiAndreotti in Italia), Università di Tolosa II, Groupe de recherche sur l'histoire immédiate.
(IT) Giuseppe De Lutiis: "Storia dei servizi segreti in Italia", Roma : Editori Riuniti, 1984(1994). 313 pagine (ISBN: 883593432X)
Voci correlate [modifica]
Affare Maltese
Argo 16
Aldo Moro
Centro Addestramento Guastatori
Convegno dell'Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria
Gladio Rossa
Guerra non convenzionale
Licio Gelli
Noto servizio
Organizzazioni armate di destra in Italia
P2
Piano Demagnetize
Piano Solo
Stay-behind
Strategia della tensione
Terrorismo di Stato
Vincenzo Li Causi
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) "Terrorism in Western Europe: An Approach to NATO’s Secret Stay-Behind Armies" Acrobat file ETH Zurich progetto su Gladio diretto da Daniele Ganser
Intervista del 2000 a Vincenzo Vinciguerra
Reazioni a Gladio tra le notizie del giugno 2002
Luigi Cipriani, Interventi in parlamento su Gladio
Associazione italiana di volontari stay-behind
"Facciamo un'altra Gladio" nel "Corriere della Sera", 7 luglio 2005, sul Dipartimento di Studi Strategici Antiterrorismo (DSSA), accusato di voler costituire "un'altra Gladio"
Caso Moro: morire di Gladio ne La voce della Campania
Gladio in Sicilia
Audizione di Stefano Delle Chiaie alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi
Interpellanza: Eserciti segreti della NATO. La Svizzera e la "strategia della tensione"
"Secret Warfare: Operation Gladio and NATO's Stay Behind Armies", progetto di ricerca diertto da Daniele Ganser al Center for Security Studies (CSS) e all'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo (ETH Zurich) Raccoglie molti contributi, compresi file audio di interviste. Documenti in varie lingue, alcuni anche italiano
Operation Gladio
Documento del SIFAR del 1956 su Gladio (attendibilità non verificata) (PDF, 179 kb)
(EN) Thirdworldtraveller (Mark Zepezauer)
(EN) Copi.com sulle reti Stay-Behind
(EN) documento di Statewatch
(EN) "Secret agents, freemasons, fascists... and a top-level campaign of political 'destabilisation'" di Ed Vulliamy, pubblicato da The Guardian, 5 dicembre 1990
(EN) BBC News story: Italy probes 'parallel police'
"The Assassins of a Pope" di Lucy Komisar
"The Real History of Gladio" (archiviato dall'url originale)
Racconti di un (supposto) Gladiatore (archiviato dall'url originale)
(FR) articolo de L'Humanité
(FR) sul libro di Alberto Franceschini, ibid
(FR) articolo de "L'Humanité"
(FR) articolo del quotidiano Politis
(FR) articolo sul sito di Radio France
articolo della rivista L'Histoire
forum con Fred Vargas
(IT) "Un'altra Gladio?" articolo de La Repubblica del 6 novembre 2005
Gladio, P2, falangisti - l'Italia che sogna il golpe, 6 novembre 2005, "La Repubblica" sul Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo - DSSA)
(ES) "La iresistible ascension de Silvio Berlusconi" di Lisandro Otero su rebelion.org
(EN) The Pentagon's 'NATO Option', articolo di Lila Rajiva, 10 febbraio 2005, sul sito Commondreams
Consortium News articolo su "On the Trail of Turkey's Terrorist Grey Wolves", di Martin A. Lee
Articolo del quotidiano russo "Moscow Times"
cable by Reuters on relations between Gladio and the Order of the Solar Temple
su Stay behind
(ES) (FR) (AR) "Stay-behind: les réseaux d'ingérence américains", 20 agosto 2001
(FR) "L’OTAN restructure le réseau Gladio face aux immigrés, qualifiés de 'menace clandestine à caractère permanent'", 9 settembre 1996
(EN) Una bibliografia
(EN) Operation Gladio, articolo di Andrew G. Marshall su Geopolitical Monitor, 23 giugno 2008
"Alle origini della Gladio" uno studio di Faustino Nazzi sulla «strategia della tensione» nella Slavia friulana

dal sito web http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Gladio

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