di Salvatore Tramontano
Il Terzo polo è già nei guai: il capogruppo a Palazzo Madama Viespoli si dimette contro la linea imposta dal leeader, che ha affidato il partito a Bocchino. Ma gli altri lo rieleggono: "Garantirà il posizionamento nel centrodestra". BLOG L'utima giravolta di Gianfry: parla come Di Pietro di Alberto Taliani
La gente, gli elettori, abbagliati dai media che fanno di tutto per disinformare, cose ne sanno di destra e di sinistra ? Il tentativo di attirare gli elettori dichiaratamente di destra, non basta per farli votare, perché la stragrande maggioranza non ha capito niente e così preferisce non votare.
L’’impressione ricevuta da questo congresso, addirittura fondativo, rimane quello di una mancanza di chiarezza, peggiorato dalle ambizioni di poltrone o incarichi. La gente non capisce o preferisce non capire, mentre le tante attese che erano state riposte nell’’azione di Fini, scemano come neve al sole.
Perché insistere con questo nostalgico impegno al richiamo di una destra che non esiste più, massacrata dagli interessi personale dell’’uomo che si è impadronito delle parole non conoscendo i contenuti ? Così come non esiste la sinistra, messa in ginocchio da un frazionismo fazioso e inconcludente, fatte salve pochissime eccezioni.
Mi piacerebbe molto un confronto approfondito tra Fini e Ventola, ne uscirebbe la documentazione di quanto sto scrivendo: che destra e sinistra non hanno più ragione di esistere se non nel codice della strada.
Se la destra si identifica con il capitalismo, allora è morta nell’e catombe del capitalismo; se la sinistra cerca di identificarsi, esclusivamente, con il sostegno alle classi più fragili e più povere, ha sbagliato secolo, ed oggi si riduce a sostenere “Anche i ricchi piangono” !Il capitalismo non è in crisi, perché il capitalismo e la crisi che si materializza nell’ ’accorpamento dei mezzi di produzione, per imporre consumi superflui destinati a vivere una brevissima vita effimera, ed esercitare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, esasperando lo stato di necessità.
Il socialismo reale è finito con il muro di Berlino; lo ha resuscitato Berlusconi, ma solo per avere un nemico (già morto) da combattere, così è diventato una marionetta alla quale attribuire tutti gli aspetti negativi; ma in molti non sanno prenderne le distanze. C’è una sola collocazione possibile per guardare al futuro, che non è a destra né a sinistra, bensì “sopra”. Possiamo parlarne ? fonte: http://www.blogsicilia.it/blog/ai-margini-del-congresso-fli/31110/
di Biagio Marzo
Nel momento peggiore della politica internazionale e nazionale si è costituito il partito di Futuro e Libertà. Tra il sommovimento inedito dnei paesi del Maghreb e la fase economica in cui si trova l’unione europea, nel congresso di Milano di Fli si è naturalmente parlato d’altro, come se quello che sta succedendo all’esterno non sono problemi che toccano direttamente l’Italia.Il Congresso costituente di Fli in ogni caso è terminato con molte ombre e poche luci, perché l’aver trasformato il movimento in partito, non significa aver trovato una strategia politica e una classe dirigente. Fli non ha avuto il successo sperato, perché non si capisce dove vorrebbe andare a parare tant’è che il vertice a cui dovrebbe essere affidato la guida del partito è uscito con le ossa rotte, tante erano le divisioni.Così la nuova destra alternativa al berlusconismo di cui Fini si è fatto promotore è una sorta di Araba Fenice. Fli sta a destra, ma è alleata con il terzo polo di Casini che non è bipolare e nemmeno per il sistema maggioritario. E’, inoltre, alternativo alla sinistra, ma non rifiuterebbe di stare nel governo simil Cln, per cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi.Il Congresso di Milano non è stato una novità, ma solo un remake dei congressi che si svolgono nella seconda repubblica. Molto leaderismo e poca politica: come fosse svolto su un altro pianeta. Per evitare di personalizzare eccessivamente le assise, dal simbolo è stato cassato il nome del Presidente della camera, peraltro, per non superare la soglia decenza istituzionale.Naturale che Gianfranco Fini, eletto presidente del partito, per opportunità, essendo anche Presidente della camera, si è dimesso pro tempore della carica di partito. Non é tutto. L’avance lanciata da Fini a Berlusconi è talmente ingenua, facendogli perdere molta credibilità: dimissioni in contemporanea del Presidente della camera e del capo dello stato.Come se le due cariche avessero il medesimo valore politico e istituzionale. Comunque sia Fini farebbe bene a chiarirsi le idee, perché con quelle viste a tutt’oggi in circolazione farà flop e sarà messo nelle condizioni in cui Casini lo comanderà a bacchetta. Non è che Berlusconi non abbia pure lui tentato di farlo, ma alla fine la goccia a fatto traboccare il vaso.Oltretutto il Cav non è stato uno stinco di santo nei suoi confronti, nella fattispecie, ci riferiamo al caso politico. Troppo impolitico a non calcolare la reazione di Fini. A nostro avviso, l’aveva sottovalutato; non credeva che avesse tanto seguito all’interno del Pdl, da mettere a serio rischio la maggioranza.Nondimeno Fini ha molte colpe, che non sono quelle della casa di Montecarlo, bensì responsabilità di aver ordito la trama per farlo fuori. Alla lunga si sono dimostrati due personaggi che sono stato insieme più per necessità che per affinità elettive e politiche. Ora, nel momento più drammatico del Paese, tra i due si è aperto uno scontro all’ultimo sangue.Il clima politico con il Congresso di Fli, non è migliorato, anzi. E ciò era scontato, ma non era scontato che la situazione nel volgere di poche settimane finisse nelle mani di Napolitano e tanto meno di Berlusconi, ma in quelle del Procura di Milano. Il destino della legislatura si deciderà nel corso di questa settimana.E chi lo sta ripetendo un giorno sì e l’altro pure è Umberto Bossi La preoccupazione che diventando una sorta di incubo per Silvio Berlusconi è l’arrivo del provvedimento di interdizione dai pubblici uffici che potrebbe troncare, pro tempore, il suo esercizio di Presidente del consiglio.Un atto che potrebbe portare alle elezioni anticipate o peggio a un governo tecnico. Se per caso il processo Rubygate arrivasse a sentenza, i magistrati non farebbero sconto: l’interdizione dei pubblici uffici sarà, metaforicamente, la ghigliottina che i giacobini costruiranno in Piazza Montecitorio.
Bocchino alla guida di Futuro e Libertà: «Io, l’uomo della terza Repubblica»
Il leader dei finiani: «Il mio è un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Mi provoca dispiacere»
ROMA — Italo Bocchino, deputato. Sei anni fa l’abbiamo lasciata sconfitto da Antonio Bassolino alla regionali, oggi la ritroviamo alla guida di un partito nazionale, Futuro e Libertà. Cos’è accaduto? «La politica ti dà sempre un’altra possibilità, è bella per questo. Mai troppo nella polvere, mai troppo tra le stelle. Un saliscendi continuo, faticoso e appassionante».
Il richiamo del potere?«Macché. Diciamo piuttosto la convinzione di voler creare un soggetto politico che diriga il cambiamento. Siamo vicini a una stagione simile a quella vissuta all’inizio degli anni Novanta».
Dice che è come Tangentopoli? «No. È il sistema che s’è involuto, il passaggio questa volta non sarà di natura giudiziaria».
Quale passaggio scusi? «Quello dalla seconda alla terza Repubblica. Non s’è accorto che è già iniziato? E noi di questa terza Repubblica siamo il primo partito». Italo Bocchino da Frignano (ma nato Napoli), classe, ’ 67, sposato, laurea in Giurisprudenza, è l’uomo che Gianfranco Fini ha scelto per guidare Fli prima di tornare a sedersi sullo scranno di presidente della Camera. Quando l’ho conosciuto (correva l’anno 1996, scrivevo per il Roma) andava a scuola di politica da Pinuccio Tatarella. «E i suoi insegnamenti li uso ancora tutti. Mi ha insegnato le regole del gioco».
Il «nuovo» Bocchino rimpiange qualcosa del «vecchio» Italo? «Il mio è stato un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Ecco, forse quello a volte mi provoca dispiacere».
Pensa a qualcuno in particolare? «Sono cresciuto con Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Oggi stanno dall’altra parte».
Be’, avrà qualche amico nuovo... «Fabio Granata, Flavia Perina, Carmelo Briguglio. Persone con le quali non avevo mai avuto rapporti o con le quali ero in disaccordo. E con cui oggi lavoro braccio a braccio».
E a Napoli? «Non ho mai avuto grandi rapporti con i vertici del Pdl. Il mio unico amico vero è Stefano Caldoro: ci conosciamo da vent’anni, e una delle telefonate più affettuose dopo la nomina l’ho ricevuta proprio da Stefano».
Cambiati gli amici. Cambiate anche letture, da quel 2005? «Devo dire che in sei anni ho divorato una quantità industriale di libri» . Quali? «Dovrei ricordarmi sei anni di letture? ».
Facciamo gli ultimi due libri. «Il saggio sul repubblicanesimo di Maurizio Viroli, sulla necessità di recuperare il patriottismo repubblicano. E quello sulla questione morale di Roberta De Monticelli: serve a capire che bisogna rimettere l’etica al centro del programma di governo».
Ecco, a proposito di programmi. Cos’è Futuro e libertà? «Un partito post-moderno, dove tutte le culture possono trovare spazio» . Suona generico... «Bene, allora diciamo che è un partito scopo. Le ideologie sono superate, ragioniamo per risultati da conseguire».
Altre caratteristiche? «È un partito giovanissimo, proiettato nel futuro: i nostri circoli sono pieni di ragazzi».
È tutto? «No. Questo è il primo partito dove ci si può iscrivere via internet e, con dieci euro, votare per i propri coordinatori cittadini, provinciali, regionali. Si può scegliere addirittura il presidente nazionale».
Bocchino non ha voce in capitolo? «Questa è la democrazia ai tempi del web. Se Caio si candida e lo votano tutti, vince anche se il suo rivale Sempronio è amico di Bocchino».
Miracoli di internet. Ci puntate davvero? «Stiamo costruendo Fli live, una piattaforma dove gli iscritti potranno discutere in rete. È la versione evoluta di quella che utilizzò Obama in campagna elettorale».
Lei è tra quelli che Obama lo mettono nel loro pantheon? «No».
Dovesse scegliere tre personaggi cui ispirarsi, allora? «Pinuccio Tatarella, ovviamente. Barry Goldwater, il padre del conservatorismo americano. E Charles de Gaulle: ha fatto ciò che noi in Italia non riusciamo a fare, passare dal vecchio al nuovo».
A proposito di rinnovamento, è cambiata anche la squadra?«Sì, quasi tutti».
Come li ha scelti? «Sono tutti campani. Tutte persone che vengono dalla provincia di Aversa».
L’accuseranno di conflitto d’interessi... «Sì, già mi prendono in giro tutti per questa storia. La verità è che, per dirla con Steve Jobs, la gente brava delle nostre terre lavora più e meglio perché ha fame».
Chi sono i suoi uomini chiave? «Gianmario Mariniello, il mio braccio destro. Luigi Di Gennaro, il mio addetto stampa. Dino Carratù, l’addetto all’organizzazione. Angela Petruccione, la segretaria politica. E poi Simona. Simona Carfoli. È la mia segretaria, saranno vent’anni ormai».
Il Mezzogiorno è pieno di gente che «ha fame». Qual è la sua idea di Sud? «Quella di un’area che deve scrollarsi da dosso l’assistenzialismo e chiedere più infrastrutture, invece che più soldi».
Siete anti-leghisti? «No, se la Lega difende gli interessi economici del Nord. Sì, se diventa anti meridionale e mette in discussione l’unità nazionale».
Lombardo o Micciché? «Lombardo»
Ma è secessionista. Non eravate per l’unità nazionale? «Sì, ma lui non ha l’ambizione di determinare gli interessi nazionale».
Sindaco di Napoli: soli o alleati con qualcuno? «Soli. Il Pdl s’è impaludato, il centrosinistra s’è fatto male da solo: noi siamo l’alternativa che può far discutere».
Candidato politico o della società civile?«Quando ci sono momenti di cambiamento come questo, bisogna aprirsi alla società».
Mara Carfagna sindaco?«Sarebbe un ottimo candidato, ma è incompatibile con il Pdl campano».
Ora che non è più nel Pdl non potrà continuare a chiederne il rinnovamento... «Berlusconi ha preferito tenersi come coordinatore un soggetto che la Cassazione ha definito socialmente pericoloso. Fatti suoi, la mia avversione a Nicola Cosentino è nota».
Berlusconi non l’ascoltava. S’è mai chiesto perché Fini invece abbia scelto lei per guidare il partito? «Sono affidabile. Ho capacità politica di relazioni. E sono in grado dimobilitare».
È ancora di destra? «Certo, forse anche più che ai tempi di Tatarella. Perché?».
No, è che da destra la criticano. Ha anche denunciato per stalking il Giornale e Libero. Ho letto che lei e sua moglie non dormite più la notte, avete gli incubi... «Sono state scritte tante cose sbagliate. La verità è che siamo massacrati un giorno sì e uno pure. E questo crea problemi con banche e contratti. A furia di leggere sui giornali che sei criminale...» .
È vero che nel ricorso fa riferimento anche al fatto di essere «vistosamente» dimagrito? «No. Sono dimagrito, è vero. Ma perché mi sono messo a dieta: gli articoli, in questo caso, non c’entrano nulla».
Senta Bocchino, visto che stiamo parlando di giustizia... «Basta con questa storia della magistratura. Lasciamoli lavorare».
Io veramente mi riferivo alla giustizia sportiva, quella che ha squalificato Lavezzi per tre turni. «Ah be’. Lì se si scende in piazza ci sono anch’io».
Gianluca Abate 15 febbraio 2011 fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2011/15-febbraio-2011/bocchino-guida-futuro-liberta-io-l-uomo-terza-repubblica-19016625536.shtml

