Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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VIAGGIA CON RYANAIR

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Anchorage

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giovedì 24 settembre 2009

Annuncio Nasa: c'è acqua sulla luna Tracce chimiche su tutta la superficie

Spazio
Annuncio Nasa: c'è acqua sulla Luna Tracce chimiche su tutta la superficie
La scoperta grazie agli strumenti di osservazione collocati su 3 sonde.Gli scienziati: «Stato molecolare, potrebbe fornire risorse per la vita».

Afghanistan - Incubo attentati

Afghanistan - Incubo attentati
Herat, nuovo attacco agli italiani
Scontro a fuoco nell'area di Shindand durante un'azione umanitaria: feriti due parà: uno ha riportato lesioni a una mano e l’altro al collo.

La svolta nella lotta al virus

La svolta nella lotta al virus
Aids, primi risultati da un vaccino"Riduce il contagio del 32 per cento"
L'annuncio dei medici thailandesi dopo una sperimentazione effettuata su circa 16mila volontari. Gli esperti: «Un progresso importante».
FOTO E Carla Bruni diventa ambasciatrice Onu delle mamme con l'Hiv

Mancano le donne, e il Tar scioglie la giunta

Parità tra i sessi - Il caso
Mancano le donne, e il Tar scioglie la giunta
Il tribunale ha accolto il ricorso per le mancate quote rosa nell'esecutivo della Provincia. Il presidente Florido (Pd) ha trenta giorni per adeguarsi. La Carfagna: decisione giusta.

Vertice alle Nazioni Unite - Le risposte alle sfide globali


ESTERI Vertice alle Nazioni Unite - Le risposte alle sfide globali
"Un mondo senza armi nucleari"All'Onu passa la risoluzione Usa
Approvata mozione sul disarmo atomico Obama al Consiglio:"Giorno di speranza"
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per la prima volta presieduto da un presidente americano, approva la risoluzione contro la proliferazione nucleare. Il documento chiede ai singoli Paesi di non sviluppare armi atomiche. Obama: futuro di pace.
VIDEO Obama parla all'Onu / VIDEO L'intervento di Berlusconi / FOTO Lo show di Gheddafi
OPINIONI Presidente ricorda la promessa? B. GELDOF / Difficile cambiare B. BIANCHERI
+ Ahmadinejad attacca Israele, i delegati occidentali abbandonano i lavori

Honduras: morti due manifestanti



2009-09-24 13:08
Honduras: morti due manifestanti
Dopo il ritorno del presidente deposto

(ANSA) - TEGUCIGALPA, 24 SET - Sono due i manifestanti morti in Honduras durante gli scontri con la polizia avvenuti nei giorni scorsi dopo il ritorno di Zelaya. Lo ha reso noto la polizia locale. Gia' ieri fonti dell'ospedale Escuela avevano annunciato la morte di un membro del 'Frente Nacional de Resistencia contra el Golpe de Estado', colpito da un proiettile delle forze dell'ordine. La polizia ha confermato il decesso, aggiungendo che anche un altro militante che partecipava ad una manifestazione e' morto.

mercoledì 23 settembre 2009

Honduras, 200 detenuti nello stadio Sono manifestanti accusati di violazione del coprifuoco



Honduras, 200 detenuti nello stadio
Sono manifestanti accusati di violazione del coprifuoco



23 set 2009 07:00 Mondo / Cronaca
TEGUCIGALPA - Circa 200 persone che ieri hanno preso parte alle manifestazioni a favore del presidente deposto Manuel Zelaya sono state portate nello stadio di un centro polisportivo di Tegucigalpa: lo hanno reso noto diverse fonti nella capitale honduregna.
I manifestanti pro-Zelaya, precisano le fonti, sono stati portati in uno stadio del quartiere 'Villa Olimpica della capitale. ''C'é stata una serie di detenzioni arbitrarie contro persone che hanno partecipato alle manifestazioni a favore del presidente e accusate di aver violato il coprifuoco in vigore nel paese", ha commentato la presidente del Comitato di familiari di detenuti, Bertha Oliva, in dichiarazioni rilasciate a giornalisti del Costa Rica.
Manuel Zelaya, in un'intervista rilasciata presso l'ambasciata brasiliana ha precisato di non avere "un termine stabilito per rimanere nell'ambasciata". Poco prima, il presidente de facto, Roberto Micheletti, aveva sottolineato di non avere alcuna intenzione di mettersi in contrasto col Brasile né di entrare nell'ambasciata.
Nel frattempo il Brasile ha chiesto la convocazione di una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, esprimendo «preoccupazione» sulla situazione. «Il nostro governo è preoccupato per la sicurezza di Zelaya, e del personale dell'ambasciata e della sede dell'ambasciata», ha sottolineato l'ambasciatore di Brasilia all'Onu.
ats/ansa

Honduras, 113 gli arrestati Il bilancio della polizia dopo manifestazioni pro Zelaya


Honduras, 113 gli arrestati
Il bilancio della polizia dopo manifestazioni pro Zelaya

http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/11999/honduras-113-gli-arrestati.html
23 set 2009 16:46 Mondo / Cronaca
TEGUCIGALPA - Sono oltre un centinaio, secondo le autorità, i sostenitori di Manuel zelaya arrestati dalle autorità dell'Honduras: sono accusati di aver partecipato ad atti di vandalismo, martedì sera, in diversi luoghi della capitale.
"C'è un sentimento di insicurezza provocato dai simpatizzanti di Zelaya, che affrontano la polizia con lo scopo di seminare il caos e distruggere la città" ha dichiarato all'Associated Press il commissario Orlin Cerrato. Commissario che ha smentito ogni notizia relativa a decessi, precisando però che le manette sono scattate in 113 casi, mentre un uomo è stato ferito da colpi d'arma da fuoco. Una stazione di polizia, ha continuato il commissario, è stata bruciata, e numerosi negozi, ristoranti e banche presi di mira.
Il presidente deposto è sempre all'interno dell'ambasciata brasiliana. Per la terza giornata consecutiva, i quattro aeroporti internazionali del Paese sono rimasti chiusi. ap

martedì 22 settembre 2009

lunedì 21 settembre 2009

Folla immensa per l'addio ai parà uccisi Bare accompagnate dal grido "Folgore"



STRAORDINARIO SALUTO DI POPOLO AI NOSTRI SOLDATI
Folla immensa per l'addio ai parà uccisi Bare accompagnate dal grido "Folgore"


Un uomo sull'altare: "Pace"/Foto-Video
Esequie di Stato. Napolitano si inchina davanti alle bare, il governo al completo. Il Papa: "Dio sostenga chi si impegna per la pace". Bossi: "Li abbiamo mandati noi e sono morti". L'ultimo saluto del piccolo Martin al papà commuove la basilica: carezze alla foto e alla bandiera italiana (foto). Sul cielo di Roma volano le Frecce tricolore





dal sito web http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2009/09/21/234127-italia_ferma_addio_para_uccisi.shtml



Roma, 21 settembre 2009 - Si sono svolti nella basilica di San Paolo fuori le mura i funerali dei sei parà uccisi nell'attentato a Kabul. Al passaggio di ciascun feretro, avvolto nel tricolore, i cittadini davanti alla basilica testimoniano il dolore e la solidarietà applaudendo "ai nostri eroi". La piazza era immersa nel silenzio: solo gli applausi risuonavano nitidamente assieme allo sventolio dei tricolori.

L'OMELIA - Monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, ha sottolineato che "le missioni di pace ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, da intendere anche come comunione e condivisione tra popoli, guidati dalla verità". Pelvi ha ricordato uno a uno le vittime chiamandole per nome ed esaltando le loro vite vissute al "servizio della pace". Ringraziamenti e parole di conforto per i familiari delle vittime.

UN URLO ROMPE IL SILENZIO - “Pace subito, pace subito”, scandisce un uomo durante i funerali. Si è avvicinato all’ambone, la colonna delle letture e le preghiere, durante lo scambio del segno di pace, e ha scandito più volte, ad alta voce, queste parole. Allontanato, è stato condotto fuori e accompagnato dai volontari del 118.

"FOLGORE, FOLGORE" - I feretri dei sei parà vittime dell’attentato di Kabul, al termine della cerimonia, sono usciti tra interminabili applausi. Il loro passaggio è stato accompagnato dal grido "Folgore, Folgore, Folgore". Intanto le Frecce Tricolore rendevano omaggio ai caduti sorvolando la basilica di San Paolo prima in orizzontale e poi in verticale, componendo una croce.

LE AUTORITA' - Governo al completo ai funerali. Tra i primi ad arrivare i ministri degli Esteri Frattini e della Difesa, Ignazio La Russa. Poi hanno fatto ingresso nella basilica i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, i ministri Bossi, Matteoli, Brunetta, Meloni, Tremonti, Calderoli, Prestigiacomo, Ronchi, Alfano, Scajola. Nella basilica è giunto anche il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso. Presenti anche esponenti dell'opposizione.

Alla basilica di San Paolo fuori le mura anche tutti i vertici delle Forze armate. Nelle prime file davanti all’altare sieedvano i capi di Stato maggiore dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina militare e il comandante dell’Arma dei carabinieri. Giuseppe Valotto, Paolo La Rosa, Daniele Tei, Leonardo Gallitelli erano al fianco del direttore della Isi, Bruno Branciforte e di ex comandanti come Fabrizio Castagnetti e Giulio Fraticelli. Presente anche il capo della Guardia di finanza, Cosimo D’Arrigo. Per il ministero della Difesa c'era il sottosegretario Guido Crosetto, mentre il ministro Ignazio La Russa entra nella basilica al fianco del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

IL CAPO DELLO STATO - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha accolto con un inchino l’arrivo delle bare dei sei militari uccisi a Kabul davanti all’altare della Basilica di San Paolo fuori le mura.

BOSSI - "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti". Questo il commento del leader della Lega, Umberto Bossi, mentre entrava nella basilica. "Ho votato anche io" per la missione in Afghanistan, "eravamo convinti che servisse a qualcosa, non certo a farli morire", ha poi detto al termine della cerimonia.

BENEDETTO XVI - Il Papa si dice "profondamente addolorato per il tragico attentato" e invoca la Vergine "affinché Iddio sostenga quanti si impegnano ogni giorno per costruire solidarietà e pace’’, nel telegramma inviato per le vittime dell’attentato a Kabul e letto durante i funerali.

I FERITI AI FUNERALI - Alle esequie solenni c'erano anche i quattro militari rimasti feriti nell’attacco: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono.

LA CAMERA ARDENTE - Ieri sono state oltre 10mila le persone che hanno visitato la camera ardente allestita all’ospedale militare del Celio per i sei militari uccisi in Afghanistan. Una folla di persone punteggiata da bandiere tricolori e ombrelli aperti per la pioggia ha atteso di fronte all’ospedale l’apertura della camera ardente dei sei militari uccisi in Afghanistan. Intorno alle 16 hanno iniziato a entrare per salutare i sei parà. Una lunga fila continuata fino a tarda sera, fino alla fine, di cittadini venuti per dare un ultimo saluto.

L'ATTENTATO - Intanto sulla dinamica dell’attentato a Kabul, il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, ammette che “c’è stato uno scontro a fuoco” subito dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso sei soldati italiani e una decina di civili afgani. Da un’informativa redatta dagli investigatori che indagano sulla strage a Kabul sembra infatti che i quattro militari italiani sopravvissuti all’attentato abbiano risposto al fuoco piombato sulle loro teste subito dopo l’esplosione.

Ma se gli italiani in Afghanistan subiscono ormai un attacco al giorno dai talebani, come ha rivelato il comandante della Folgore e responsabile del Regional Command West Herat, Rosario Castellano, nonostante il tragico attentato di Kabul “la situazione sul terreno per i militari italiani non cambia”, ha precisato il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. E anzi servono più ruppe per il controllo del territorio e ce ne saranno, ma “questo non vuol dire che il maggior apporto debba essere italiano”, ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio la Russa che pure in un intervista ha voluto sottolineare: “Lo dico con chiarezza, i nostri soldati non sono in Afghanistan solo per aiutare a ricostruire il paese. Sono lì per usare la forza giusta e combattere il terrorismo”.
BOLOGNA Campane a morto - MODENA Messa all'Accademia militare - DOLORE Folla alla camera ardente - BOOM AL FORUM Don Giorgio: "Militari farabutti e criminali" - RICORDI I volti e le storie degli eroi
L'addio a Kabul - Folla a Ciampino per l'arrivo dei caduti - L'attentato - Camera ardente - Il corteo funebre per le strade di Roma - Funerali
LA STRAGE - LE PAROLE DI LA RUSSA

Replica necessaria a don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco)

Replica necessaria a don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco)
Le parole utilizzate dal parroco di Monte di Rovagnate, e fatte tuonare dall’alto del suo pulpito e durante l’omelia, non possono che necessitare una replica accompagnata da parole di forte condanna per quanto da lui detto, per le modalità di espressione utilizzate e l’occasione in cui si è espresso e per i valori (non solo ma anche) cristiani che ha violato . Insomma, il sentimento per la pietà dei defunti impone rispetto per tutti i morti anche per quelli il cui sacrificio non si è in grado di comprendere; ma se a violare tale valore è un prete che approfitta del pulpito dell’omelia domenicale per lanciarsi nell’agone politico in quanto probabilmente desideroso di appendere al chiodo la tonaca e occupare una poltroncina ben retribuita da qualche parte … è evidente che il fatto assume connotazioni di una tale gravità da non individuarne dei precedenti.
Da tempo, la smania di protagonismo sembra una febbre contagiosa. Di certo il dipietrismo non aiuta. Ma ritorniamo al prete-giudice.
Non volendo ripetere ciò che si può leggere dagli articoli tratti dalla stampa sotto riportata, voglio invece soffermarmi a fare un commento di fronte a tale mostruosa condotta.
Il parroco in questione ha definito pubblicamente «Mercenari, farabutti, criminali» (cfr. Il Giornale) i nostri soldati caduti a Kabul. Questo signore si badi bene non si stava riferendo a pedofili, a criminali o a mafiosi ma a degli onesti e coraggiosi lavoratori, a meravigliosi figli, padri, mariti; si è espresso in tal modo nei confronti di persone per bene che lui non ha mai conosciuto (e che però giudica) e che hanno onorato la Patria sino al sacrificio estremo. Orbene, è da vili offendere e vilipendere in questo modo la memoria di persone cadute nell’adempimento di un dovere, non solo, ma lo è ancora di più se ciò avviene per puri e meri scopi abietti e futili come la voglia di protagonismo o peggio se si vuol pensare di utilizzare il pulpito di una Chiesa come trampolino di lancio per una carriera alternativa magari con la prospettiva di una candidatura alle prossime elezioni. Papa Benedetto XVI, ieri all’Angelus, ha invitato i fedeli a pregare per i soldati morti in Afghanistan mentre «promuovevano la pace e lo sviluppo delle istituzioni». E’ quindi evidente che il prete in questione si stava esprimendo non come Pastore - e cioè non secondo le linee vaticane – ma a titolo esclusivamente personale tuttavia senza sottolinearlo. Neppure i richiami del suo diretto superiore e gli inviti dei legali della Curia sono riusciti a farlo desistere. Perciò, le eresie, quelle vere, sono le farneticazioni di chi dimenticando la Parola, il Verbo, utilizza la tonaca, il pulpito e la Croce violando i più sacri principi cattolici.
C’è da aggiungere che è inconcepibile che un prete si rifiuti di piangere quei morti, perché «fanno il mestiere di uccidere, sono pagati per questo». (cfr. Il Giornale, articolo sotto riportato). Ancora più inconcepibile è quanto riferito nell’articolo sotto riportato secondo cui nessuno - tranne la donna solitaria - si alzi o nemmeno borbotti quando don Giorgio affonda l’invettiva contro i parà, e nemmeno quando divaga sugli operai «che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi».
Quanto detto è necessaria premessa per spiegare il mio assoluto punto di vista sulla questione connotato da dissenso, repulsione, avversione, contrarietà, disgusto verso questa ignobile condotta che non trova precedenti. Per completare il mio pensiero, dato che il prete in questione dice che riceverà il premio Borsellino, io credo che se quanto ha riferito è vero, tale scelta andrà riveduta in quanto Borsellino era un uomo dello Stato, anch’egli caduto nell’adempimento del dovere. E penso che si rivolterà nella tomba all’idea di essere in qualunque modo ed a qualsiasi titolo accomunato ad un tale soggetto.
Voglio anche rivolgere il mio pensiero a coloro che rischiano ogni giorno la loro vita per consentire a tutti gli altri - anche a soggetti come questo prete - di dormire sonni tranquilli nei propri letti e una vita confortevole per ringraziarli per il lavoro quotidianamente svolto in nome della Pace, della Solidarietà, e per il lavoro svolto al fine di catturare di criminali internazionali che seminano terrore e che vanno fermati prima che compiano altre stragi.
La storia dalla cronaca dei giornali
Don Giorgio maledice i caduti ma ora Tettamanzi lo scarica
di Luca Fazzo dal sito web http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384303
nostro inviato a RovagnateL’ultima predica di don Giorgio, quella che colma la misura e costringe la Curia milanese a scaricarlo pubblicamente, risuona ieri mattina in questa piccola chiesa brianzola. Don Giorgio De Capitani, il prete che sul suo sito web aveva chiamato «mercenari» i caduti di Kabul - e che per questo era stato inutilmente ammonito - non si pente, rilancia, rincara la dose: «Mercenari, farabutti, criminali», definisce i nostri soldati. Una manciata di ore, e gli piomba addosso il comunicato di un cardinale esasperato: Tettamanzi «prendendo le distanze dalle prese di posizioni personali del prete ambrosiano don Giorgio De Capitani, le cui dichiarazioni sono già state oggetto di richiamo solo parzialmente recepito, ribadisce il proprio dolore e vicinanza» alle vittime di Kabul. Dietro la curialità del linguaggio, è l’annuncio della rottura. Del resto anche Benedetto XVI, ieri all’Angelus, ha invitato i fedeli a pregare per i soldati morti in Afghanistan mentre «promuovevano la pace e lo sviluppo delle istituzioni».«Mercenari, farabutti, criminali», così ieri tuona don Giorgio dall’altare. Certo, sarebbe tutto più semplice da raccontare se a questo punto i fedeli si alzassero indignati e abbandonassero la piccola chiesa di pietra di Monte, frazione di Rovagnate. Invece è solo una donna a insorgere, e a lasciare i banchi gridando «Vergogna!» al prete, che la ricambia urlandole «Vattene». O se don Giorgio fosse un prete in maglione e i suoi parrocchiani venissero dai centri sociali. Invece lui è un omino magro, con la tonaca d’ordinanza, e la sua è una bella chiesa di una volta, con i tanti chierichetti, i banchi pieni come in città non si vedono più, il coro delle pie donne che cantano l’Osanna e l’Alleluia. Nei banchi ci sono le facce perbene e operose della gente dei colli brianzoli. Che ascolta senza scomporsi l’omelia di un prete che si rifiuta di piangere quei morti, perché «fanno il mestiere di uccidere, sono pagati per questo». Come accada che nessuno - tranne la donna solitaria - si alzi o nemmeno borbotti quando don Giorgio affonda l’invettiva contro i parà, e nemmeno quando divaga sugli operai «che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi», non è facile da capire. Il gregge sta col suo pastore, apparentemente. E quando don Giorgio annuncia che gli verrà dato il «premio Borsellino», l’intera chiesa lo applaude a lungo, e dalle panche si alzano in piedi per una standing ovation come a teatro. Poi tutti fuori, sul sagrato in ciottoli baciato dal sole, a chiacchierare e a prepararsi al pranzo della domenica.Questa stranezza non durerà ancora a lungo. «Ormai non c’è più neanche da commentare - dice Alberto Zangrillo, il dottore che al momento della Comunione gli gridò in faccia “terrorista” -. Io sono un medico ma non uno psichiatra, mentre quell’uomo andrebbe interdetto, siamo di fronte a un poveraccio in preda alle sue misere farneticazioni». E l’eco della predica di ieri arriva in fretta fin giù in città, a Lecco, al vicario episcopale Bruno Molinari. È il superiore diretto di don Giorgio, è quello che - davanti alle offensive via blog del prete di Rovagnate - lo aveva richiamato all’ordine, invitandolo a un linguaggio più consono alla tonaca, e lo aveva fatto ammonire dagli avvocati della Curia milanese. Con i risultati che si sono visti. «A questo punto - dice don Molinari - è chiaro che gli strumenti della persuasione non bastano più. Non so in che termini e in che tempi, ma in queste ore si sta pensando a come porre fine a tutto ciò. Perché è evidente che siamo al di fuori della normalità della vita pastorale». Di esserne al di fuori, d’altronde, don Giorgio lo sa perfettamente. Ci sta bene e ne va orgoglioso. «Perché i profeti sono sempre soli», dice nell’omelia dopo le Sacre Scritture. E «il profeta Elia affrontò da solo 450 profeti di Baal, io ho sfidato solo Castelli e Calderoli e loro non si sono presentati. Ma vengano pure in 450, e io non avrò paura di loro». E non finisce qui, perché nel furore predicatorio, un po’ in italiano e un po’ in dialetto, vola ancora più alto e più lontano, e dice che ai nostri giorni è ancora tra noi «l’eresia docetista, che non credeva all’incarnazione del Cristo, come oggi non crede che la fede si incarni nella vita di oggi, nelle sue battaglie di tutti i giorni, e che se un prete parla di ambiente o di pace lo accusa di fare politica». Quando spezza il pane, don Giorgio spiega che «il pane è simbolo di nutrimento dello spirito, mentre la politica della Lega vi riempie solo il tubo digerente». Quanto durerà, ancora, tutto ciò? «Questione di giorni - dice da Lecco don Molinari - e i provvedimenti verranno presi».
LECCO/ IL PRETE USA ANCORA PAROLE INDEGNE CONTRO GLI EROI
Don Giorgio senza vergogna: "Mercenari, farabutti, criminali"
Don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco), come riferisce ilgiornale.it, non ha avuto nessuna pietà per i parà uccisi nemmeno durante la predica di ieri. Solo una fedele protesta e gli urla: "Vergogna". E l'altro: "Vattene!". Ce n'è anche per gli operai: " Sono cretini e votano Lega e Berlusconi"
Dal sito web http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2009/09/20/233661-prete_parla_come_sciacalli_soldati_mercenari.shtml
Lecco, 20 settembre 2009 - I parrocchiani più furiosi con lui, lo chiamano lo sciacallo. Pregando di usare la esse minuscola, perché sennò lo sciacallo vero potrebbe querelare.. Si chiama Don Giorgio De Capitani, fa il parroco di Monte, frazione di Rovagnate, cinquecento abitanti nella Brianza lecchese.
Da quando a Kabul i terroristi islamici hanno massacrato i sei parà della Folgore, il prete vomita insulti. Dal pulpito, sul blog, sul web. Contro La Russa, definito "La Russa del cazzo" in un commento pubblicato sul sito del sacerdote e poi rimosso. Contro i soldati italiani: "Mercenario vuol dire che combatti a pagamento. E quelli cos'erano? Avevano chiesto loro di andare lì, erano pagati bene, spaevano cosa rischiavano. In questoi Paese se muoiono centinaia di operai saul lavoro nessuno dice niente, invece se muoiono sdei mercenari sembra una tragedia nazionale. Mi dispiace per le famiglie, però è colpa dello stato. Se uno fa quel mestiere non dovrebbe potersi sposare, così non saremmo qui a consolare orfani e vedove?".
All'anima del consolare. Semmai insultare. Quese parole sono state pubblicate stamane dal "Giornale" che, in un'intervista a firma Luca Fazzo, ha dichiarato anche: "La Chiesa in Lombardia è spaventosa. Ci sono un sacco di preti che votano Berlusconi o che addirittura votano Lega. E quelli che non sono d'accordo stanno zitti per paura". E ancora: "Io ho sempre detto cose peggiori. I miei video sono su Youtube, basta andarli a vedere. Ho detto che Berlusconi è un porco. Anzi, un porcone. Anzi, uno stupratore. Eppure la Curia non mi ha mai detto niente. Invece stavolta mi hanno fatto chiamare dall'avvocato. E ci scommetto che non è finita qui. Stavolta me la faranno pagare".
Ieri,intanto, durante l'omelia delola domenica, Doin Giorgio ha rincarato la dose. Ecco ciò che riferisce Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384303) nella cronaca dell'inviato Luca Fazzo: "... Mercenari, farabutti, criminali, così tuona don Giorgio dall'altare. Certo sarebbe tutto più semplice da raccontare se a questo punto i fedeli si alzassero indignati e abbandonassero la piccola chiesa di pietra di Monte, frazione di Rovagnate. Invece, è solol una donna a insorgere e a lasciare i banchi gridando: al prete che la rimcabia urlandole: ... E nemmeno quando divaga sugli operai "che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi", non è facile da capire. Il cardinale di Milano fa comunicare: "Si tratta di prese di posizione personali, la diocesi prende le distanze". E sul web si scatena l'nferno.

domenica 20 settembre 2009

" L' ARCO DI INSTABILITA' DEGLI STATI UNITI NON FA CHE AMPLIARSI "

" L' ARCO DI INSTABILITA' DEGLI STATI UNITI NON FA CHE AMPLIARSI "
EDITORIALE DI PEPE ESCOBAR .
Di redazione (del 20/09/2009 @ 17:00:00, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 25 volte)

dal sito web http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=5343
Il Nuovo Grande Gioco non si concentra solo sullo scontro tra gli Stati Uniti e gli antagonisti strategici Russia e Cina, con il Pipelineistan a fare da elemento determinante. La dottrina del dominio ad ampio spettro impone il controllo di quello che il Pentagono ha battezzato “arco di instabilità” dal Corno d'Africa alla Cina occidentale. In prima pagina qui c'è l'ex “guerra globale al terrore”, ora “operazioni d'emergenza oltremare” sotto la gestione dell'amministrazione Obama. Innanzitutto la logica basilare resta quella del divide et impera. Per quanto riguarda il dividere, Pechino lo definirebbe, senza traccia di ironia, “scissionismo”. Scissionismo in Iraq – bloccando l'accesso della Cina al petrolio iracheno. Scissionismo in Pakistan – con un Belucistan indipendente che impedisca alla Cina di accedere al porto strategico di Gwadar. Scissionismo in Afghanistan – con un Pashtunistan indipendente che permetta la costruzione del Trans-Afghanistan Pipeline, oleodotto che aggirerebbe il territorio russo. Scissionismo in Iran – finanziando la sovversione nel Khuzestan e nel Sistan-Belucistan. E, perché no, scissionismo in Bolivia (il tentativo risale all'anno scorso) a vantaggio dei colossi energetici statunitensi. Chiamatelo modello (scissionista) Kosovo. Il Kosovo, a proposito, è noto come la Colombia dei Balcani. Quello che Washington chiama “emisfero occidentale” è una sottosezione del Nuovo Grande Gioco. Il legame tra il recente colpo di Stato militare in Honduras, il ritorno dei morti viventi – cioè la resurrezione della Quarta Flotta statunitense nel luglio del 2008 – e ora la sovralimentazione di sette basi militari americane in Colombia non può essere attribuito solo alla continuità tra George W. Bush e Obama. Niente affatto. Tutto questo ha a che fare con la logica interna del Dominio ad Ampio Spettro. La conquista delle basi Dodici nazioni sudamericane, sotto l'ombrello dell'Unione delle Nazioni Sudamericane, la scorsa settimana si sono date appuntamento a Bariloche, in Argentina, e dopo un'animata discussione di sette ore sono riuscite solo a sottolineare, alquanto umilmente, che “le truppe straniere non possono costituire una minaccia per la regione”, facendo riferimento alla presenza militare statunitense in Colombia. Almeno il Presidente brasiliano Lula da Silva chiederà a Obama di incontrare i presidenti sudamericani e di rivelare la vera sostanza di questo nuovo patto militare con la Colombia. La propaganda, naturalmente, ha prevalso. L'influente quotidiano conservatore brasiliano O Globo, che da tutti i punti di vista sembra redatto a Washington, praticamente ha incolpato di tutto il Presidente venezuelano Hugo Chavez. È istruttivo esaminare il modo in cui vedono la questione alcune delle migliori menti sudamericane. Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano (il cui libro Le vene aperte dell'America Latina è stato donato a Obama da Chavez al recente summit dell'Organizzazione degli Stati Americani) in un'intervista a un giornale ecuadoregno ha sottolineato come gli Stati Uniti, che hanno trascorso un secolo a fabbricare dittature militari in America Latina, restino a corto di parole quando si verifica un colpo di Stato come quello dell'Honduras. Per quanto riguarda le basi militari in Colombia, Galeano ha detto che “offendono non solo la dignità collettiva dell'America Latina ma anche la nostra intelligenza”. Gli Stati Uniti hanno già costruito tre basi militari in Colombia, più una dozzina di stazioni radar. Il governo colombiano porterà il numero delle basi a sette, una delle quali – Palanquero – con accesso aereo a tutto l'emisfero. Sette basi in Colombia è la naturale risposta del Pentagono alla perdita della base di Manta in Ecuador e alla perdita del controllo sul Paraguay, dove governa ora la sinistra. Washington già addestra le forze armate, le forze speciali e la polizia nazionale della Colombia. La famigerata Scuola delle Americhe con sede a Fort Benning, il campo d'addestramento americano per eccellenza per le dittature militari ultra-repressive, cioè la “Scuola degli Assassini” ribattezzata nel 2001 Western Hemisphere Institute of Security Cooperation, Istituto dell'Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza, ha addestrato non solo più di 10.000 colombiani ma anche gli autori del colpo di Stato in Honduras. L'esperto di scienze politiche argentino Atilio Boron attacca senza pietà; per lui “Pensare che quelle truppe e quei sistemi d'arma si trovino in America Latina per ragioni diverse da quella di assicurare il controllo politico di una regione che gli esperti considerano la più ricca del pianeta in termini di risorse naturali – acqua, energia, biodiversità, minerali, agricoltura, ecc. – sarebbe di una stupidità imperdonabile”. L'autore e attivista politico americano Noam Chomsky, in un'intervista concessa all'avvocata venezuelano-americana Eva Golinger durante la sua recente visita in Venezuela, ha spiegato come l'“ondata rosa” della sinistra sudamericana stia spaventando così tanto Washington da costringerla a collaborare con governi che solo pochi decenni fa avrebbe deposto sommariamente. Chomsky si riferisce al governo di Joao Goulart in Brasile, che fu rovesciato nel 1964 aprendo la strada, sotto la supervisione degli Stati Uniti, al “primo stato di sicurezza nazionale di stampo neonazista”. La politica di Lula, oggi, non è diversa da quella di Goulart.
Entra in gioco la NATO La Colombia ha ricevuto più di 5 miliardi di dollari dal Pentagono da quando il presidente Bill Clinton lanciò il Piano Colombia nel lontano... 2000. Il Presidente colombiano Alvaro Uribe governa su una terra ammaliante infestata di paramilitari e di omicidi extragiudiziali – decine di contadini e di sindacalisti uccisi a sangue freddo. Ma a Washington lo elogiano come un eroe dei diritti umani. Non è magnifico? In un documento dei servizi segreti del Pentagono che risale al 1991 ed è ora di pubblico dominio, l'allora senatore Alvaro Uribe Velez viene descritto come “dedito alla collaborazione con il cartello di Medellin ad alti livelli governativi”. Il documento evidenzia che Uribe “ha lavorato con il cartello di Medellin ed è amico intimo di Pablo Escobar Gaviria”, l'archetipico e ora defunto signore della droga colombiano. Non c'è da meravigliarsi che Uribe abbia sempre combattuto ferocemente ogni possibile forma di trattato di estradizione. Boron definisce Uribe “il Cavallo di Troia dell'impero”. È questo Cavallo di Troia che permette di presentare come “guerra alla droga” quella che di fatto è un'operazione di controinsurrezione. Inutile dire che la Colombia resta il fornitore numero uno di cocaina degli Stati Uniti, Piano Colombia o no. La controinsurrezione è anche in gran parte diretta contro il venezuelano Chavez (chi se non lui), che nei suoi tanti momenti di disinvolta sincerità non fa mistero di “conoscere molto bene Uribe e anche la sua psicologia”. Eva Golinger, autrice di un essenziale libro sulla strategia complessiva di Washington, Bush vs Chavez: Washington's war on Venezuela (Bush contro Chavez: la guerra di Washington al Venezuela), ha detto a Russia Today che “Il vero obiettivo del Piano Colombia non è affrontare direttamente la guerra alle droghe”; è piuttosto il “controllo delle risorse naturali e delle risorse strategiche”. Ben al di là del Venezuela, qui si tratta della militarizzazione delle Ande e oltre. La Colombia è effettivamente il Cavallo di Troia con il compito di presidiare praticamente tutto il Sudamerica, per non parlare dell'America Centrale, adesso che l'egemonia politica, economica e militare degli Stati Uniti si va riducendo a vista d'occhio. La bellezza del Piano Colombia è la sua versatilità: può essere applicato dall'AfPak al Messico. Pochi sanno che nell'aprile del 2007 l'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia, William Wood, fu mandato in Afghanistan a mettere in atto... un Piano Colombia, cioè controinsurrezione mascherata da lotta alle droghe. La Colombia è uno specchio dell'Afghanistan, e viceversa. Inutile dire che l'Afghanistan della controinsurrezione – ora sotto il tacco supremo dell'ex organizzatore degli squadroni della morte in Iraq per conto del Generale Petraeus, il Generale Stanley McChrystal – produce ancora più del 90% dell'oppio mondiale. Ed è qui che inevitabilmente entra in gioco la NATO. L'unica parte del mondo in cui la NATO non è attiva è il... Sudamerica. Pochi inoltre sanno che alcuni mesi fa il capo del Comando Sud del Pentagono, l'Ammiraglio James Stavridis, è diventato il comandante supremo della NATO. Tre degli ultimi cinque comandanti supremi della NATO – Stavridis, Bantz Craddock e Wesley Clark – venivano proprio dal Comando Sud, aggiungendo un ulteriore significato alla tetra espressione “Scuola delle Americhe”. Non meraviglia che a metà luglio a Cuba il Presidente boliviano Evo Morales abbia detto di ritenere “sulla base di informazioni affidabili che l'impero, attraverso il Comando Sud degli Stati Uniti, abbia fatto il golpe in Honduras”. E tutto questo mentre non solo il Messico e l'Argentina – ma anche il Brasile e l'Ecuador – si accingono a legalizzare gli stupefacenti. Guerra alla droga? Va bene per i titoli di prima pagina. Pare piuttosto che il Pentagono si sia messo all'opera, come dice Galeano, per insultare l'intelligenza dell'America Latina per molto tempo a venire. ( Fonte: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=8554)
Originale da: US 'arc of instability' just gets bigger
Autore: Pepe Escobar
Tradotto da: Manuela Vittorelli, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica.
Revisione testo e editing: Jules Previ- Redazione finanzainchiaro.it
Redazioneonline- Gli Speciali Della Redazione

Missionario italiano ucciso in Brasile

Missionario italiano ucciso in Brasile
di di Matteo Buffolo
dal sito web http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384091
Un omicidio a scopo di rapina, probabilmente perché nella sua parrocchia erano custoditi i soldi di otto comunità. È morto così, in casa sua, Ruggero Ruvoletto, 52 anni, un missionario italiano che prestava la sua opera in una parrocchia alla periferia di Manaus, nel nord-ovest del Brasile. Secondo quanto raccontano i quotidiani brasiliani - «O Globo» e «Folha de S. Paulo» in testa - citando fonti della polizia brasiliana, il parroco della chiesa di Santa Evelina stava dormendo quando i suoi assassini si sono introdotti nella sua abitazione nella capitale dello stato amazzonico, alle sei e mezza circa della mattina di ieri (le 11.30 in Italia). Il sacerdote è stato fatto inginocchiare e i suoi assassini gli hanno sparato due colpi, uno al volto e l’altro in testa. Le indagini della polizia sono già partite e sembra abbiano portato ai primi risultati, perché sono state fermate tre persone sospette, tutte con precedenti penali, anche se come ha spiegato parlando con la stampa locale il segretario alla sicurezza pubblica dell'Amazzonia, Francisco Sa', «è ancora presto per definire con certezza il movente dell'omicidio».
Era un buon sacerdote, don Ruggero, e centinaia di abitanti del sobborgo in cui predicava e diceva messa si sono stretti attorno alla canonica, per vederne il corpo, come non volessero credere all'omicidio di quel prete, che ormai era da loro da due anni. Centinaia di persone intenzionate a rendere l'ultimo saluto, al punto che la polizia è dovuta intervenire per contenere la folla che si era riunita sul luogo dell'omicidio. «Era molto ben voluto dalla comunità, in città c'è una grande commozione», ha commentato padre Danival de Olivera, dell'arcidiocesi di Manaus.
Molto ben voluto anche perché, quaranta chilometri all'interno della foresta amazzonica, si dedicava ad un'attività «rivolta all'accoglienza dei giovani, sviluppando le loro facoltà artistiche», che favoriva anche «la possibilità di una convivenza tra diversi, che non dovrebbe essere mai una minaccia, ma che dal punto di vista sociale e religioso è una vera ricchezza». Il tutto «nel rispetto per la storia indigena amazzonica, che ha molte cose da insegnarci». Lì si dedicava «all'appoggio delle comunità periferiche, anche se per ora non abbiamo molte strutture su cui investire denaro», perché la missione è ancora focalizzata «sull'accoglienza». A raccontarlo era stato lui stesso, un anno fa, in un'intervista in cui sembrava felice di questa nuova avventura dall'altra parte del mondo. Un'intervista radio, rilasciata all'emittente della sua diocesi italiana, quella di Padova. Dove ora prevalgono «il dolore e lo sconcerto» per quel sacerdote che in passato aveva anche diretto il Centro missionario della città veneta.
Proprio da lì era stato mandato in Brasile, «Fidei Donum», cioè inviato in missione dalla sua chiesa locale, dove stava ormai dal 1982. E per questo, il prete proveniente dalla provincia di Venezia (era nato a Galta di Vigonovo il 23 maggio del 1957) aveva preso tutta la sua vita e si era trasferito a Manaus.

Il Colosseo malato salvato dai giapponesi


LA STORIA
Il Colosseo malato salvato dai giapponesi
Giornali e televisioni di Tokyo pronti a restaurare il monumento. In cambiodei finanziamenti avranno l’esclusivasulle immagini dei lavori

"Progettavano attacchi a New York"Tre afghani arrestati negli Stati Uniti

Terrorismo
"Progettavano attacchi a New York"Tre afghani arrestati negli Stati Uniti
Blitz dell'Fbi: padre e figlio in manette a Denver, un fermo anche nella Grande Mela. Gli inquirenti: «Il ragazzo ammette legami con Al Qaeda»

A Milano proteste contro il burqa La Santanchè: "Io aggredita"

POLITICA Il caso
A Milano proteste contro il burqa La Santanchè: "Io aggredita" (Foto)
Giallo alla festa di fine Ramadan. L'ex deputata: «Mi hanno colpita».La comunità musulmana: falso, cercava di togliere il velo alle donne.

A Roma le salme dei parà uccisi

CRONACHE Afghanistan - Dopo la strage
A Roma le salme dei parà uccisi Foto e video - Lacrime sulle bare
Il capo dello Statoha accolto i feretri.Omaggio della follaalla camera ardente
E' atterrato a Ciampino il velivolodell'Aeronautica che ha riportatoin Italia i feretri dei militari uccisi nell'attentato di Kabul. Domani i funerali solenni nella basilica di San Paolo. Tricolori alle finestre.(In foto il figlio del serg. Valente)
FOTO Onori militari a Ciampino / FOTO Dolore e lacrime: a Kabul l'ultimo saluto dei colleghiFORUM Ritirarsi o restare? / VIDEOCHAT I dubbi sulla missione M. CANDITO e F. SFORZA
OPINIONI Afghanistan, una guerra che va ripensata Il commento di BARBARA SPINELLI
+ Il comandante dei parà: "Contro di noi un attacco al giorno" F. GRIGNETTI

sabato 19 settembre 2009

LA LECTIO MAGISTRALIS A GENOVA

LA LECTIO MAGISTRALIS A GENOVA
"Degrado politico perchè manca etica"

Il presidente della Cei Bagnasco:"L'etica sia sociale e individuale"
ROMADall’assenza di etica discendono alcuni fenomeni di degrado politico («che rivelano mancanza di progettualità e resa ad interesse di corto respiro») ed i recenti episodi di «abbrutimento finanziario che hanno portato al collasso del sistema economico». La denuncia giunge dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, che per iniziativa di alcune associazioni cattoliche attive nel mondo economico, come Compagnia delle Opere e Ucid, ha tenuto a Genova una lectio magistralis sulla recente enciclica di Papa Benedetto XVI «Caritas in Veritate». «Lo sviluppo vero non può tenere separati i temi della giustizia sociale da quelli del rispetto della vita e della famiglia», ha ribadito l’arcivescovo di Genova. Tra la questione sociale e la questione antropologica esiste «una necessaria correlazione» e «queste due dimensioni stanno o cadono insieme». «L’etica sociale - ha poi sottolineato - si regge soltanto sulla base della qualità delle persone». Alla vigilia del consiglio episcopale permanente di lunedì a Roma e dopo l’esortazione del vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, a «ritrovare legami e connessioni del vasto mondo cattolico», il presidente dei vescovi italiani ha anche tratto un’ulteriore grave conseguenza dalla separazione tra etica individuale ed etica sociale. «Aver sottovalutato l’impatto della famiglia sul piano sociale ed economico riconducendola ad una questione privata, quando non addirittura ad un retaggio culturale del passato - ha detto il cardinale Bagnasco - è stata una miopia di cui oggi pagano le conseguenze soprattutto generazioni più giovani, sempre meno numerose ed importanti». «La saldatura tra etica sociale ed etica della vita - ha proseguito - è un imperativo categorico anche in altri ambiti sensibili e porta a convincersi ad esempio che l’eugenetica è molto più preoccupante della perdita della biodiversità nell’ecosistema o che l’aborto e l’eutanasia corrodono il senso della legge ed impediscono all’origine l’accoglienza dei più deboli, rappresentando una ferita alla comunità umana delle enormi conseguenze di degrado».L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei non ha mancato di legare anche il tema dell’ambiente a quello etico. «La crisi ecologica non può essere interpretata come un fatto esclusivamente tecnico, ma rimanda ad una crisi più profonda perchè ai ’deserti esteriorì corrispondono ’i deserti interiorì così come alla morte dei boschi ’attorno a noì fanno da pendant le nevrosi psichiche e spirituali ’dentro di noì, all’inquinamento delle acque corrisponde l’atteggiamento nichilistico nei confronti della vita». «Quando infatti l’uomo - ha proseguito il cardinale Bagnasco - non viene considerato nell’integralità della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera ’ecologia umanà si scatenano le dinamiche perverse delle povertà, compromettendo fatalmente anche l’equilibrio della Terra». E una «provocazione» è stata lanciata anche dal presidente Italia del Banco Santander, Ettore Gotti Tedeschi, indicato da alcune voci come il prossimo presidente dello Ior, la banca vaticana: anche l’economista abbia diritto all’obiezione di coscienza di fronte alle biotecnologie. «Se gli economisti saranno così fondamentali per risolvere le crisi economica ed avranno a disposizione degli strumenti molto avanzati di tecnica di biotecnologia che possono mettere a repentaglio, non solo la salute ma anche la vita dell’uomo», allora, ha concluso Gotti Tedeschi, «l’economista, che ha un ruolo in tutto questo, abbia provocatoriamente il diritto all’obiezione di coscienza».

"L'influenza A farà 12 mila vittime"

LA PANDEMIA CHE SPAVENTA IL PAESE
"L'influenza A farà 12 mila vittime"

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200909articoli/47492girata.asp

Le stime del virologo Pregliasco:«In Italia 12 milioni di ammalati».Morta donna ricoverata a Messina

Ahmadinejad contestato interrompe l'intervista con la televisione di Stato


IRAN NEL CAOS
Ahmadinejad contestato interrompe l'intervista con la televisione di Stato


Nuovi segnali di insofferenza nei confronti del regime di Mahmoud Ahmadinejad. Il presidente iraniano è stato costretto a interrompere un’intervista alla tv di Stato perché, in sottofondo, si sentivano le grida di manifestanti dalla strada che gli dicevano: «dimettiti!». Lo racconta il Times di Londra.Decine di migliaia di manifestanti sono tornati per le strade della capitale Teheran, ieri, gridando slogan pro Moussavi (il candidato sconfitto alle elezioni di giugno) in occasione di un corteo organizzato dal governo a sostegno dei palestinesi. Testimoni hanno riferito di aver visto le forze di sicurezza caricare e picchiare i sostenitori di Moussavi, arrestandone anche una decina e ferendone almeno due.Lo stesso leader dell’opposizione sarebbe stato aggredito verbalmente da un gruppo di persone che urlava «Morte all’ipocrita Moussavi». Una folla inferocita si sarebbe gettata contro la sua vettura tempestandola di calci e pugni, costringendo l’esponente riformista a lasciare la manifestazione.Anche l’ex presidente iraniano Mohammed Khatami è stato aggredito «fisicamente» da sostenitori da elementi dei Basij, le milizie volontarie alle dirette dipendenze della guida suprema della Rivoluzione iraniana, il grande ayatollah Ali Khamenei. Nel frattempo, la comunità internazionale ha condannato le nuove frasi negazioniste di Ahmadinejad. E la rappresentante Usa al palazzo di Vetro, Susan Rice ha escluso che ci saranno «contatti diretti» tra il presidente iraniano e il presidente statunitense Barack Obama in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu settimana prossima.

Le bare dei parà in viaggio per Roma


19/9/2009 (17:32) - LA STRAGE DEGLI ITALIANI - LE INDAGINI
Trovati i resti del kamikaze di Kabul

Le bare dei parà in viaggio per Roma

La polizia: è stato un attacco suicida.Dopo l'esplosione sparatoria in strada

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200909articoli/47491girata.asp#
KABULC'è una svolta nelle indagini sull'attentato di Kabul in cui hanno perso la vita sei parà italiani. Le autorità sanitarie afghane ritengono che varie parti di un corpo raccolte sul luogo dell’attentato al convoglio italiano appartengano ad un possibile attentatore suicida. Finora gli inquirenti propendevano per la tesi del kamikaze, ma non si escludeva ancora l’ipotesi di un’autobomba telecomandata a distanza.È plausibile che l’attentato a Kabul in cui sono morti sei militari italiani sia avvenuto nel quadro di una vera e propria imboscata, in cui vi è stata anche una sparatoria subito dopo l’esplosione dell’autobomba, ha detto un portavoce della missione Isaf, il colonnello Fabio Mattiassi. La circostanza della sparatoria viene riferita anche da alcune persone che si trovavano in prossimità del luogo dell’attentato: un giornalista della Bbc e un diplomatico, interpellati dall’agenzia Ansa, hanno detto di aver «ascoltato chiaramente gli spari» a qualche centinaia di metri di distanza, anche se non hanno visto direttamente l’episodio. «Su questa vicenda è in corso una inchiesta giudiziaria della magistratura - ha indicato Mattiassi - ma anche un’altra militare di Isaf che è di carattere tecnico-tattica e che deve determinare cosa è successo esattamente quel giorno».Intanto l’aereo C 130 con a bordo le salme dei sei soldati italiani del 186esimo Reggimento Folgore uccisi nell’attentato è decollato dall’aeroporto internazionale di Kabul in direzione di Roma. Sulla pista della base aerea militare della Nato, nei pressi dello scalo di Kabul, si è tenuta una cerimonia religiosa. Circa 200 militari dei 40 Paesi che compongono la Forza internazionale d’assistenza per la sicurezza della Nato hanno reso omaggio ai feretri delle sei vittime ricoperti con il tricolore. L’aereo è atteso domani mattina all’aeroporto di Ciampino per le 9.30, dopo due soste tecniche una sosta tecnica presso la base italiana di Al Bateen (Abu Dhabi), negli Emirati Arabi Uniti e presso l’aeroporto di Larnaca (Cipro). Il velivolo con i resti dei sei militari della Folgore si è levato nel cielo di Kabul alle 15,08 italiane. L’estremo saluto ai caduti, durante un sobrio rito religioso, è stato pronunciato da un cappellano militare italiano alla presenza dei vertici della Folgore, di tutto il Corpo diplomatico italiano e del rappresentate europeo in Afghanistan Ettore Sequi.

venerdì 18 settembre 2009

Violenti scontri a Teheran: aggredito Kathami

Violenti scontri a Teheran: aggredito Kathami
20:09 ESTERI Oppositori di nuovo in piazza. Interviene la polizia. Assalito anche l'ex presidente Foto
A Teheran l'amore sfida la censura di Livia Manera

Pakistan, bomba fa strage al mercato

Pakistan, bomba fa strage al mercato
16:57 ESTERI Almeno 22 le vittime dell'azione di un kamikaze che si è fatto esplodere in una zona di forte passaggio. Lo scoppio è avvenuto a Kohat. Ci sono anche una sessantina di feriti

Afghanistan, dolore e polemiche Napolitano: la missione non cambia

Afghanistan, dolore e polemiche Napolitano: la missione non cambia
17:17 CRONACHE Sei parà uccisi. Berlusconi: serve transition strategy. La Russa: no al ritiroFrattini: «Serve svolta»Immagini I «Lince» coinvolti (scheda) di scorta ad un convoglio diretto all'aeroporto. MultimediaCommenta Autobombe e kamikaze: le armi di G.Olimpio
Lunedì i funerali di Stato
Le vittime italiane: le foto
L'iniziativa - Con il Corriere della Sera un aiuto alle famiglie
Tutti a casa? Da evitare Venturini
Una guerra lontana Stella
Un filo unico lega la strategia globale della tensione di G.Olimpio

giovedì 17 settembre 2009

È il «palestinismo» la vera malattia dell'Onu

È il «palestinismo» la vera malattia dell'Onu
il Giornale - ‎7 ore fa‎
La relazione della commissione Goldstone sull'operazione “Piombo fuso” è un pericolo per tutti noi. È, nero su bianco, il proclama che stabilisce che bisogna arrendersi di fronte al terrorismo sistematico che colpisce e usa i civili. ...
Israele-Gaza: le raccomandazioni della Missione Goldstone DIARIODELWEB.it
MO, Rapporto Onu, Israele: documento "nauseante" APCOM
AGI - Agenzia Giornalistica Italia - AsiaNews - ANSAmed - Reuters Italia
tutte le notizie (97)

Mogadiscio, bombe all'aeroporto

Mogadiscio, bombe all'aeroporto
TGCOM - ‎51 minuti fa‎
Due autobomba deflagrate quasi contemporaneamente all'aeroporto di Mogadiscio, in Somalia, nell'area dove si trovano gli accampamenti dell'Amisom. Il bilancio parla di alcuni feriti. Colpiti anche gli uffici del quartier generale della forza di pace ...
Somalia: esplosione a Mogadiscio ANSA
Mogadiscio, esplosioni colpiscono base peacekeeper Ua, feriti Reuters Italia
Adnkronos/IGN - AGI - Agenzia Giornalistica Italia - Bluewin - Blitz quotidiano
tutte le notizie (23) »

Los Angeles: scoperto il testo originale del discorso di Mosè al popolo ebraico



il frammento e' ora in possesso della azusa pacific university
Los Angeles: scoperto il testo originale del discorso di Mosè al popolo ebraico
Studioso rinviene in uno dei rotoli del Mar Morto prima versione del Deuteronomio: e scopre delle differenze



http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_14/deuteronomio_testo_originale_scoperta_44d1c922-a14a-11de-9cad-00144f02aabc.shtml

LOS ANGELES (USA) - Dopo oltre 2000 anni sarebbe ora possibile conoscere le parole originarie pronunciate da Mosè al popolo ebraico. Sarebbe infatti nascosto in alcuni frammenti dei rotoli del Mar Morto (la serie di rotoli e frammenti trovati nel 1947 in undici grotte nell'area di Qumran e che contengono la versione più antica finora conosciuta del testo biblico), il testo autentico del Deuteronomio, una delle parti più importanti della Bibbia ed il quinto dei libri che formano la Torah ebraica. E la versione originale sarebbe diversa da quelle delle raccolte posteriori, che hanno risentito delle dispute teologiche delle varie scuole rabbiniche.
IL DEUTERONOMIO - Il libro del Deuteronomio consiste principalmente di tre discorsi che sarebbero stati pronunciati da Mosè, poco prima della sua morte, agli Israeliti. Il primo discorso è una ricostruzione storica. Il secondo discorso, che occupa la parte centrale del libro, contiene i Dieci Comandamenti dettati sul monte Sinai e il cosiddetto codice Deuteronomico, formato da una serie di dettami. Questa sezione è costituita in gran parte da leggi, ammonizioni ed ingiunzioni relative alla condotta che il popolo eletto deve osservare per entrare nella terra promessa. Il terzo discorso tratta delle solenni disposizioni della legge divina, adempiendo alle quali è garantita la prosperità futura del popolo d'Israele.
LA SCOPERTA - A sostenere l'esistenza di un testo originario e precedente a tutti quelli finora conosciuti è James Charlesworth, un professore di studi neotestamentari presso il Princeton Theological Seminary, il quale ha analizzato finora almeno un piccolo frammento proveniente dai rotoli del Mar Morto acquistato recentemente dalla Azusa Pacific University. Si tratta di un passo del ventisettesimo capitolo del libro. Nel frammento analizzato da Charlesworth, Mosè prescrive a chi sarebbe entrato nella Terra Promessa (privilegio che a lui non sarà accordato) di erigere un altare di pietra in onore dell'unico Dio al di là della riva destra del Giordano. E, parlando su ispirazione diretta di Dio, ordina che l'altare sorga sul Monte Gerizim. Ora, è proprio questo il particolare che suggerisce la tesi dell'originalità del testo di Qumran: in tutte le versioni ufficiali, redatte successivamente, il luogo indicato sarebbe un altro, vale a dire il Monte Ebal. Quanto basta al professor Charlesworth per affermare che, vista non solo la veridicità della versione dei manoscritti, appurata in centinaia di pubblicazioni, ma anche la loro generale correttezza si tratta delle vere parole di Mosè. O di Dio, visto per appunto che Mosè parlava su ispirazione divina. La versione successiva, presente nel testo canonico, dovrebbe essere invece frutto di una soluzione di compromesso imposta nel corso di un vero e proprio scontro tra gruppi religiosi. Il fatto che solo ora si venga a conoscenza di un testo originale diverso da quello biblico attuale non deve sorprendere. Dei 15000 frammenti conosciuti risalenti ai rotoli del Mar Morto la maggior parte infatti è in mano a privati ed è spesso inaccessibile agli studiosi.
TESTO ORIGINALE - «Finalmente il testo originale del Deuteronomio», ha dichiarato Charlesworth al Los Angeles Times, «si tratta di una scoperta di importanza sensazionale». Il frammento oggetto del suo entusiamo è stato mostrato, rigorosamente in fotografia, dal board dell'università californiana che lo ha acquistato insieme ad altri quattro venduti da un mercante specializzato in testi antichi. Si tratta, anche in questi casi, di parti dell'ultimo libro del Pentateuco ad eccezione di un papiro che riporta parte del Libro di Daniele. Tutti hanno raggiunto la cassaforte dell'Azusa Pacific University al termine di un percorso che li ha portati dalle grotte di Qumran nelle mani di collezionisti privati. Ora resteranno in California e potrebbero riservare ancora delle sorprese.

L'OMICIDIO DI SANAA

L'OMICIDIO DI SANAA
Jeans e amici su Facebook: «Voglio una vita mia»
09:07 CRONACHE La madre del fidanzato della 18enne uccisa in un boschetto: «Avevano paura» di Francesco Alberti Foto
Il padre accusato di omicidio premeditato: "Era la mia vergogna"

Lo «sciopero dei tacchi» delle sindacaliste inglesi

Lo «sciopero dei tacchi» delle sindacaliste inglesi
Le Trade Unions: accessorio sessista, va bandito. No di imprenditrici e parlamentari: decidiamo da sole

http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_17/sciopero_tacchi_sindacaliste_inglesi_de_carolis_50dfe752-a353-11de-a213-00144f02aabc.shtml

Attentato a Kabul, colpiti due nostri blindati: morti 6 parà della Folgore

morti anche 10 civili afghani, 55 i feriti. I TALEBANI RIVENDICANO LA STRAGE
Attentato a Kabul, colpiti due nostri blindati: morti 6 parà della Folgore
Due kamikaze in auto si fanno saltare in aria sulla strada dell'aeroporto. Tra i nostri soldati 4 feriti gravi
dal sito web http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_17/kabul_esplosione_ambasciate_b337c62e-a360-11de-a213-00144f02aabc.shtml
NOTIZIE CORRELATE
Kabul, attentato contro parà italiani: nessun paracadutista è rimasto ferito (8 agosto 2009)Berlusconi: «Sull'Afghanistan, non cambiamo linea» (28 luglio 2009)
La Folgore e l’«escalation» della guerriglia (26 luglio 2009)
Afghanistan, ferito un militare italiano (25 luglio 2009)
KABUL (AFGHANISTAN) - Almeno 6 militari italiani sono morti e altri quattro sono rimasti feriti in modo grave in Afghanistan in seguito ad un attentato kamikaze che ha colpito un convoglio della Nato sulla strada che porta dal centro cittadino all'aeroporto di Kabul. Sia i morti che i feriti (quest'ultimi non sarebbero in pericolo di vita) sono tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Siena tranne un ferito che è un militare dell'aeronautica. Nello scoppio sono rimasti coinvolti due blindati italiani di scorta al convoglio. Lo confermano fonti del ministero della Difesa e dello Stato maggiore della Difesa. «Gli effetti sono stati devastanti», ha sottolineato una fonte militare, confermando che «le sei vittime sono tutte italiane». Uno dei militari morti è di origine sarda.
Oltre ai nostri 6 militari morti ci sono secondo il ministero della Difesa afghano, tra i civili, anche 10 vittime afghane e 55 feriti. I morti italiani sono invece quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due blindati Lince coinvolti nell'attentato. L'attentato di Kabul ha provocato l'immediato cordoglio del governo e di tutto il mondo politico italiano.
COINVOLTI DUE BLINDATI LINCE - L'attentato in cui sono rimasti coivolti due nostri blindati Lince, è avvenuto alle 12.10 locali, le 9.40 in Italia, nei pressi della rotonda Massud, dove il traffico è rallentato per i controlli sul traffico diretto verso l'ambasciata Usa, il comando Isaf e l'aeroporto. Sui due lati delle strade sono stati distrutti case e negozi. Secondo le prime ricostruzioni, un automezzo civile (una Toyota bianca secondo quanto ha riferito in Senato il ministro della Difesa Ignazio La Russa) con a bordo i due kamikaze e con un notevole carico di esplosivo sarebbe riuscito ad infilarsi tra i mezzi prima di esplodere.
ATTENTATO RIVENDICATO DAI TALEBANI - Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale.
ATTACCHI SUICIDI - Negli ultimi mesi, nonostante la massiccia presenza di forze armate internazionali, a Kabul si sono moltiplicati gli attacchi suicidi dei talebani. L'ultimo è stato l'8 settembre scorso, quando un'autobomba ha ucciso tre civili esplodendo davanti all'entrata della base aerea della Nato.
17 settembre 2009

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

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