Pietro Berti

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lunedì 24 gennaio 2011

Democrazia Proletaria (DP)


Democrazia Proletaria (DP) è stato un partito politico italiano di estrema sinistra, nato come coalizione elettorale.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Il cartello elettorale (1975-1978)
1.2 La costituente (1978)
1.3 Nuova Sinistra Unita (1979)
1.4 Lo scioglimento di DP (1991)
1.5 L'eredità demoproletaria
2 Struttura politica e ideologia
3 La figura del segretario
4 Le variazioni nel gruppo dirigente
5 Risultati elettorali
6 Bibliografia parziale
7 Iscritti
8 Congressi nazionali
9 Esponenti
10 Curiosità
11 Collegamenti esterni
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Storia [modifica]
Il cartello elettorale (1975-1978) [modifica]
Nel 1975, in occasione delle elezioni regionali, il Partito di Unità Proletaria per il comunismo (PdUP per il comunismo), Avanguardia Operaia (AO) e il Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS) promossero il cartello elettorale di Democrazia Proletaria, a cui aderirono, in sede locale, anche altre formazioni minori come l'Organizzazione Comunista marxista-leninista, la Lega comunista rivoluzionaria IV internazionale, la Lega dei comunisti. Lotta Continua (LC) diede indicazione di voto per il PCI.
Nel 1976 la coalizione fu integrata anche da Lotta Continua, anche se dopo alcune divisioni all'interno del PdUP tra le due componenti del partito (favorevoli o contrarie al suo ingresso), subito ricomposte per non dividere l'alleanza della sinistra.
DP presentò proprie liste alle elezioni politiche del 1976, e riuscì a conquistare l'1,5% dei voti. Vennero eletti sei deputati: tre del PdUP (Lucio Magri, Eliseo Milani e Luciana Castellina), uno di LC (Mimmo Pinto) e due di AO (Massimo Gorla e Silverio Corvisieri). Vittorio Foa (PdUP), che era stato eletto nelle circoscrizioni di Torino e Napoli, rinunciò al proprio seggio facendo subentrare Corvisieri e Pinto.
La costituente (1978) [modifica]
Il 13 aprile 1978 DP si trasformò in partito. In essa confluirono l'ala minoritaria del PdUP (rappresentata dalla corrente di sinistra formata degli ex-PSIUP Vittorio Foa e Silvano Miniati e dagli ex MPL Giovanni Russo Spena e Domenico Jervolino, oltre che dalle cosiddette "Federazioni unitarie" e dall'area sindacale di Elio Giovannini, Antonio Lettieri e Gastone Sclavi), la maggioranza di Avanguardia Operaia, guidata da Massimo Gorla, Silverio Corvisieri e Luigi Vinci, e la Lega dei comunisti, guidata da Romano Luperini.
Nuova Sinistra Unita (1979) [modifica]
Durante le elezioni politiche del 1979 DP divenne il nucleo di una lista comune a tutta la Nuova sinistra (tranne il PdUP), comprendente anche ex membri di Lotta Continua, denominata Nuova Sinistra Unita (NSU). Ma mentre il PdUP con l'1,4% dei voti elesse 6 deputati, NSU riuscì a conquistare solo lo 0,8% dei voti e nessun seggio, causando demoralizzazione in tutta la coalizione, solo in parte recuperata nel giugno dello stesso anno dall'elezione a europarlamentare di Mario Capanna, e nelle elezioni amministrative dell'anno successivo dall'ingresso di rappresentanti nei principali consigli regionali, provinciali e comunali.
Lo scioglimento di DP (1991) [modifica]
Dopo il crollo del Muro di Berlino nell'89, DP entrò in crisi, come del resto il PCI. Ma mentre quest'ultimo decise di abbandonare l'ideologia comunista per avvicinarsi a quella socialdemocratica e riformista, il partito scelse di diventare un punto di riferimento per coloro che rimanevano legati all'ideale comunista. Cominciò così un confronto politico con i settori del PCI contrari alla cosiddetta Svolta della Bolognina, organizzatisi nel Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), che portò a una graduale convergenza d'intenti.
Il 9 giugno 1991 si tenne a Riccione l’VIII (e ultimo) congresso di Democrazia Proletaria, in cui fu deliberato lo scioglimento del partito e l'immediata confluenza nel MRC, per impedire che questo si attestasse su una linea di continuità storica col PCI. L'unione diede vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
L'eredità demoproletaria [modifica]
Nel IV congresso nazionale del PRC (dicembre 1996) la componente guidata da Paolo Ferrero, composta dalla vecchia maggioranza movimentista di DP, passò dalla sinistra del partito nota come "mozione 2" (in cui l'area era sempre stata collocata) alla corrente di maggioranza del segretario Fausto Bertinotti.
La componente ex-LCR "Bandiera Rossa", legata a Maitan, sostenne anch'essa la maggioranza dal 1998 pur mantenendo una sua autonomia, mentre la corrente anch'essa LCR di Marco Ferrando e Franco Grisolia "Proposta" ha sempre costituito una sinistra interna di minoranza.
Nel 2005 gli ex-dirigenti di DP si sono così poi divisi tra la corrente di Bertinotti, "L'alternativa di società" (l'ex-segretario Russo Spena, il filosofo direttore della rivista Alternative Jervolino, il parlamentare europeo Vinci, l'ex ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, il responsabile del Dipartimento Pace e Movimenti Altermondialisti Alfio Nicotra e altri), quella di "Progetto Comunista", in precedenza "Proposta" (Ferrando e Grisolia) e quella di "Sinistra Critica" o "Erre", prima "Bandiera Rossa" (leader Luigi Malabarba e Turigliatto).
Molti sono anche coloro che non hanno aderito a Rifondazione. Gian Paolo Patta, sindacalista del partito, lasciò Rifondazione e la politica attiva dopo il 1998, per dedicarsi alla guida di un'area della CGIL ("Lavoro Società - Cambiare Rotta"), sebbene egli abbia espresso vicinanza al PdCI. Elio Veltri è stato membro dei DS, così come Marida Bolognesi ed Edo Ronchi, mentre Paolo Gentiloni e Rino Piscitello sono poi passati ne La Margherita.
A seguito delle elezioni politiche del 2006, all'interno del governo Prodi II Ferrero è stato nominato Ministro alla Solidarietà Sociale, Patta sottosegretario alla sanità e Russo Spena presidente dei senatori del PRC. Ferrando e Grisolia hanno invece dato vita al Movimento Costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori.
Struttura politica e ideologia [modifica]
DP si autodefiniva il piccolo partito dalle grandi ragioni. La sua strategia politica consisteva nel presentarsi come un partito contrario a ogni compromesso, nel differenziarsi dal Partito Comunista Italiano (che sottoponeva a costante critica, come accadde nel caso del compromesso storico) e nel coniugare cultura marxista e difesa dell'ambiente.
Al suo interno, accomunati dalla comune critica sia al modello socialista dell'URSS che a quello del PCI - considerato più vicino alla socialdemocrazia -, convivevano marxisti-leninisti, cattolici progressisti, trotzkisti, ma anche ecologisti, femministe e pacifisti. DP sostenne anche iniziative quali l'uscita dell'Italia dalla NATO, il disarmo unilaterale, la liberalizzazione delle droghe leggere e l'opposizione all'utilizzo (sia civile che militare) dell'energia nucleare.
Ad essa erano legate molte radio democratiche nate sull'onda del movimento del 1968 e del 1977 e molti sindacati di base (come i CUB, l'Unione Inquilini, i COBAS). Legati a DP erano anche una corrente minoritaria della CGIL (Democrazia Consiliare) e molti militanti della CISL (il cui segretario lombardo Pippo Torri venne eletto consigliere regionale) e della FIM (il cui segretario Alberto Tridente divenne europarlamentare).
Significativo il fatto che DP riconoscesse le popolazioni presenti in Italia e pertanto a DP Sarda, DP del Trentino e dell'Alto Adige e DP del Friuli Venezia Giulia veniva riconosciuta piena autonomia politico-organizzativa, con tanto di segreteria nazionale. Vi furono pure intese elettorali locali con il Movimento Autonomista Occitano (MAO).
Nel 1978 fu anche assassinato dalla mafia Peppino Impastato, simbolo della lotta alla mafia, candidatosi nel 1978 come consigliere comunale del suo paese, Cinisi (PA) nelle liste di Democrazia Proletaria.
Pur mantenendo la sua autonomia, DP preferì anche il dialogo con partiti (PCI) e sindacati (CGIL) della sinistra tradizionale, rifiutando nettamente la strategia terroristica delle Brigate Rosse. Inoltre fu sempre presente in importanti forme di lotta quali l'opposizione alla 'FilosoFIAT' (critica al modello di sviluppo rappresentato dalla FIAT), in una manifestazione-concerto dell'87 a Milano, a cui presero parte Paolo Rossi ed Enzo Jannacci.
Durante gli anni '80 DP contrastò con veemenza la politica del Pentapartito, condannando particolarmente quella portata avanti dal PSI di Bettino Craxi.
Il massimo livello di attenzione politica probabilmente fu raggiunto dal V congresso nazionale, tenutosi a Palermo nel 1986.
La figura del segretario [modifica]
All'interno di DP spiccò, come personalità carismatica, Mario Capanna, ex leader del Movimento Studentesco e uno dei leader della ribellione giovanile del 1968. Dal 1982 Capanna fu eletto coordinatore di DP, e dal 1984 ne divenne segretario.
Si dimise nel 1987, all'indomani delle elezioni politiche, quando la direzione nazionale a larga maggioranza si oppose alla sua proposta di optare per il collegio di Milano-Pavia. Capanna chiedeva infatti che il gioco delle opzioni premiasse da un lato Guido Pollice (primo dei non eletti al Senato in Lombardia), dall'altro Gaspare Nuccio (primo dei non eletti a Palermo). La direzione invece accolse parzialmente la sua proposta eleggendo senatore Pollice ma obbligando Capanna ad optare per Palermo, liberando il posto di deputato a Milano a Luigi Cipriani.
Fu così eletto all'unanimità segretario Giovanni Russo Spena. Fu il parlamentare napoletano a reggere il partito durante la scissione dei Verdi Arcobaleno capeggiati da Capanna e Ronchi (1989). Dopo la scissione si aprì una accesa competizione interna tra la componente movimentista (legata all'ecopacifismo, al femminismo e ai cristiani di base) guidata da Russo Spena e quella più dogmatica ed operaista guidata da Luigi Vinci. Russo Spena guidò il partito fino alla sua confluenza (1991) in Rifondazione Comunista.
Le variazioni nel gruppo dirigente [modifica]
Nel 1979 la maggior parte dei dirigenti ex-PSIUP (Foa, Miniati, ecc.) e quindi anche i rappresentanti della corrente sindacale abbandonarono DP, che si trovò priva delle sue figure più importanti fino ad allora.
In occasione delle elezioni europee del 1989, ebbe luogo la "Scissione Arcobaleno" degli esponenti ambientalisti e pacifisti del partito, tra cui l'ex-segretario Capanna, Edo Ronchi, Franco Russo ed Emilio Molinari: il 30 giugno dello stesso anno questi costituirono insieme ad alcuni esponenti ex-radicali una lista autonoma, quella dei Verdi Arcobaleno, ridimensionando fortemente la già ridotta rappresentanza nazionale e locale di DP.
Tuttavia, nello stesso anno il partito assorbì la Lega comunista rivoluzionaria (LCR) di Livio Maitan, emanazione della IV internazionale, e ne integrò nella propria Direzione nazionale 5 membri (Sergio D'Amia, Elettra Deiana, Roberto Firenze, Franco Grisolia e Franco Turigliatto).
Risultati elettorali [modifica]
Attivo nelle ricche regioni industriali del Nord Italia (Lombardia e Trentino su tutte) il partito riuscì ad attirare svariati giovani, ma non divenne mai un partito rilevante nello scacchiere politico. I suoi risultati elettorali su scala nazionale, attestatisi intorno all'1,5-1,7% delle preferenze, permisero comunque a DP l'elezione di suoi rappresentanti nel Parlamento italiano.
Alle politiche del 1983 furono eletti deputati Massimo Gorla, Guido Pollice, Franco Russo, Mario Capanna, Franco Calamida, Gianni Tamino e Edo Ronchi.
Nelle elezioni amministrative del 1985 vennero pure eletti circa 500 tra consiglieri regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione.
In quelle del 1987 furono eletti, oltre a Capanna, Patrizia Arnaboldi, Luigi Cipriani, Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Bianca Guidetti Serra, Gianni Tamino e Edo Ronchi; al Senato venne eletto Guido Pollice.
Al Parlamento Europeo fu eletto prima Capanna (1979, 1984) e poi Alberto Tridente ed Eugenio Melandri (1989).
Le amministrative del 1990 segnarono un drastico ridimensionamento elettorale con l'elezione di consiglieri in poche regioni e nelle sole città di Milano, Bologna, Venezia, Verona e Sesto San Giovanni.

Bibliografia parziale [modifica]
Daniele Protti, Cronache di « Nuova sinistra ». Dal Psiup a Democrazia Proletaria, Milano, Gammalibri, 1979.
Vittorio Bellavite, Appunti per una prima stesura della storia del partito, in "Notiziario Dp", N. 18, 6 maggio 1988
Luigi Vinci, La riflessione strategica in Dp: appunti per una sistemazione ed interpretazione, in "Marx centouno", maggio 1989
Diego Giachetti, Il Quotidiano dei Lavoratori, in "il Calendario del popolo", N. 582, dicembre 1994
Sergio Dalmasso, La nuova sinistra: esperienza di un biennio (1974-1976), in "Bandiera rossa", N. 53, giugno 1995
Fabrizio Billi, Luigi Vinci, Giovanni Russo Spena, Emilio Molinari, Domenico Jervolino, Romano Luperini, Camminare eretti. Comunismo e democrazia proletaria, da Dp a Rifondazione Comunista, Edizioni Punto Rosso, 1996.

Congressi nazionali [modifica]
I congresso - Roma, 13-16 aprile 1978: La democrazia degli operai, dei giovani, delle donne per cambiare la vita trasformando la società
II congresso - Milano, 31 gennaio-3 febbraio 1980: Lottiamo organizzati costruendo l’opposizione di classe
III congresso - Milano, 1-4 luglio 1982: Per un'alternativa sociale e politica, per il diritto all'occupazione, per la pace, per l'uguaglianza
IV congresso - Roma, 7-14 febbraio 1984
V congresso - Palermo, 22-27 aprile 1986: Al bivio del duemila, idee e progetti per l’alternativa
VI congresso - Riva del Garda (TN), 4-8 maggio 1988: La forza del progetto, il realismo dell’utopia, per la rifondazione della sinistra, per un movimento politico e sociale per l’alternativa
VII congresso straordinario - Rimini, 7-10 dicembre 1989
VIII congresso - Riccione (RN), 6-9 giugno 1991
Esponenti [modifica]
Vittorio Agnoletto
Patrizia Arnaboldi
Gabrio Avanzati
Francesco Barone (Sindaco di Raccuja fino al 1980)
Giuseppe Barone
Sandro Barzaghi
Vittorio Bellavite
Aristeo Biancolini
Ugo Boghetta
Francesco Bottaccioli
Franco Calamida
Mario Capanna
Silverio Corvisieri
Luigi Cipriani
Fausto Cò
Elettra Deiana
Pinto Domenico
Vincenzo Doria
Marco Ferrando
Pino Ferraris
Paolo Ferrero
Vittorio Foa
Umberto Gay
Ludovico Geymonat
Elio Giovannini
Massimo Gorla
Franco Grisolia
Bianca Guidetti Serra
Peppino Impastato
Domenico Jervolino
Romano Luperini
Ezio Locatelli
Livio Maitan
Luigi Malabarba
Roberto Maroni
Eugenio Melandri
Giangiacomo Migone
Silvano Miniati
Emilio Molinari
Raul Mordenti
Alfio Nicotra
Gian Paolo Patta
Gaetano Pecorella
Mimmo Pinto
Giuliano Pisapia
Rino Piscitello
Guido Pollice
Costanzo Preve
Daniele Protti
Salvatore Raiola
Italo Reale
Edo Ronchi
Franco Russo
Stefano Semenzato
Rosa Tavella
Maurizio Toscano
Alberto Tridente
Franco Turigliatto
Elio Veltri
Paolo Villaggio
Luigi Vinci
Franco Danieli
Curiosità [modifica]

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Nel 1976 Giacomo Poretti (componente del trio comico Aldo Giovanni & Giacomo) è stato iscritto al partito.
Il famoso disegnatore e fumettista Andrea Pazienza in occasione di alcune campagne elettorali ha disegnato manifesti di sostegno per Democrazia Proletaria, caratterizzati per uno stile molto ironico e dissacrante (tra i vari è da ricordare quello raffigurante un uomo crocifisso che dice: "Io sono il ladrone che non si è pentito, e voto DP").
A lungo iscritto a Democrazia Proletaria, il comico genovese Paolo Villaggio si candidò nelle sue liste alle elezioni politiche del 1987, senza però essere eletto.

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