Pietro Berti

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mercoledì 26 gennaio 2011

Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina


Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina, (Corleone, 16 novembre 1930), è un criminale italiano, componente dei vertici di Cosa Nostra, detenuto dal 1993. Viene indicato anche con i soprannomi Totò u Cùrtu, per via della sua bassa statura [1], e con quello di La Bestia, ad indicare la sua ferocia sanguinaria[2].
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 Gli inizi dell'attività criminale
1.2 L'ascesa ai vertici di Cosa nostra
1.3 Gli omicidi contro le istituzioni e gli organi d'informazione
1.4 Le ritorsioni verso i collaboratori di giustizia
1.5 Il Papello e la trattativa con lo stato
1.6 La strategia stragista
1.7 L'arresto
1.8 Le condanne
1.9 Il carcere
2 Figli
3 Filmografia
4 Note
5 Voci correlate
6 Altri progetti
7 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]

Carta d'identità di Salvatore Riina, rilasciata nel 1955.
Gli inizi dell'attività criminale [modifica]
Nel 1943 Riina perse il padre Giovanni ed il fratello Francesco di 7 anni mentre insieme a lui ed al fratello Gaetano stavano cercando di togliere la polvere da sparo da una bomba americana inesplosa rinvenuta tra le terre che curavano per rivenderla insieme al metallo. Gaetano rimase ferito e Totò rimase illeso [3]. Dopo la morte del padre per l'esplosione, essendo il maggiore dei figli maschi, a 13 anni divenne il capo famiglia. In questi anni conobbe il criminale Luciano Liggio che lo iniziò al furto dei covoni di grano e alla pratica del pizzo ai contadini.
A 19 anni fu condannato ad una pena di 12 anni, scontata parzialmente all'Ucciardone per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo [4].
Venne scarcerato il 13 settembre 1956 a causa delle poche accuse contro di lui e ritornò nel suo vecchio paese Corleone per assumere un ruolo di rilievo al servizio di Luciano Liggio. In questo periodo conobbe e cominciò a frequentare Antonietta Bagarella, sorella di Calogero e Leoluca Bagarella, che molto presto diverrà sua fidanzata. Insieme a Liggio cominciò ad occuparsi della macellazione clandestina. Con loro c'era Bernardo Provenzano, detto "Binnu u' tratturi". Liggio e i suoi fedelissimi inizialmente furono al servizio del dottor Michele Navarra, capomafia di Corleone. Successivamente assetati di potere decisero di eliminare Navarra per ottenere il predominio nel paese.
Tra gli uomini di Liggio figurava anche lo zio di Salvatore, Giacomo Riina, arrestato nel 1942 insieme allo stesso Liggio per contrabbando di sigarette.
Michele Navarra fu assassinato dai sicari di Liggio (2 agosto 1958) che assunse la guida del clan corleonese. Riina, insieme agli amici d'infanzia Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella, iniziò ad assassinare coloro che erano stati fedeli a Navarra (i cosiddetti "navarriani").
Intorno alla prima metà degli anni sessanta, Riina, Luciano Liggio e Bernardo Provenzano diedero inizio alla scalata criminale al potere di Palermo, dove contavano sull'appoggio dell'allora assessore Vito Ciancimino, anch'esso nativo di Corleone. Grazie a lui fecero un patto con Salvatore La Barbera per il controllo del mercato della carne e il traffico di sigarette. Liggio lasciò Riina e Provenzano a gestire gli affari a Palermo e si nascose a Corleone. Ma La Barbera venne rapito ed ucciso dalla famiglia mafiosa dei Greco di Ciaculli e da lì scoppiò la "prima guerra di mafia". I componenti del clan La Barbera fuggirono dal capoluogo siciliano e così fecero anche Riina e Provenzano. Tornato a Corleone, venne però arrestato nel dicembre del 1963. Una notte, fu fermato nella parte alta del paese da una squadra di agenti di Polizia di cui faceva parte anche il commissario Angelo Mangano [5] (il quale nel 1964 sarà uno degli artefici dell'arresto di Luciano Liggio [6]). Riina, che aveva una carta d'identità falsa (dalla quale risultava essere "Giovanni Grande" da Caltanissetta) ed una pistola non regolarmente dichiarata, tentò di scappare ma venne braccato facilmente dalle forze dell'ordine, e riconosciuto dall'agente Biagio Melita [7].
Tuttavia, dopo aver scontato alcuni anni di prigione al carcere dell'Ucciardone (dove conobbe Gaspare Mutolo), fu assolto nei due processi a suo carico, svoltisi a Catanzaro ( il famoso processo dei 114 [8]) e a Bari nel 1969 [9].
L'ascesa ai vertici di Cosa nostra [modifica]
Salvatore Riina nel 1969 fu tra gli esecutori della Strage di Viale Lazio, dove morirono Calogero Bagarella (nel gruppo di fuoco di Riina) e il boss Michele Cavataio, obiettivo dell'attentato, insieme a tre suoi uomini [10].
A Palermo si fece nemici il boss Giuseppe Di Cristina, Giuseppe Calderone, Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo che volevano impedire l'ascesa dei Corleonesi. Fu invece appoggiato dai capi mafiosi Michele Greco e Pippo Calò. In questo periodo Riina prese il posto di Liggio, arrestato nel 1974, alla guida del clan dei corleonesi, che sotto il suo comando accrebbero notevolmente il proprio potere finanziario, grazie al traffico di droga e alle gare d'appalto a Palermo.
Il 16 aprile dell'anno 1974 sposa (matrimonio che poi risulterà non valido [11] ) Antonietta Bagarella (sorella del suo amico d'infanzia Calogero).
Dopo il matrimonio hanno avuto quattro figli: Maria Concetta, Giovanni Francesco, Giuseppe Salvatore e Lucia.
Al suo servizio troviamo tre dei più feroci killer: Pino Greco detto "Scarpuzzedda", esecutore di vari ed efferati delitti, Mario Prestifilippo, Leoluca Bagarella, cognato dello stesso Riina. Siccome Di Cristina e Calderone lo stavano ostacolando, li fece assassinare barbaramente [12]. Il boss Bontate invitò Riina nella sua villa per ucciderlo. Ma quest'ultimo venne avvisato da Michele Greco e alla villa mandò due suoi uomini: il piano omicida di Bontate era fallito.
Riina allora fece uccidere Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo: queste due uccisioni scatenarono una sanguinosa seconda guerra di mafia nei primi anni ottanta. Durante questa "guerra" fece uccidere i parenti del boss Tommaso Buscetta (che si salvò fuggendo in Brasile). In seguito Buscetta verrà estradato in Italia e comincerà a collaborare con il giudice Giovanni Falcone [13]. Sconfitte le famiglie dei Bontade [14], degli Inzerillo, dei Di Cristina, dei Buscetta, dei Badalamenti e dei Calderone, Riina raggiunse il vertice del potere mafioso [15], ed estese il suo potere su tutta Cosa Nostra [16], realizzando in questo periodo un'aggressiva campagna contro lo Stato, ordinando gli omicidi di tutti coloro che tentavano di ostacolarlo [17].
Gli omicidi contro le istituzioni e gli organi d'informazione [modifica]
Nella sua ondata di omicidi contro lo Stato e tutti coloro che si opposero a Cosa Nostra caddero tra gli altri:
Il giornalista Mauro De Mauro (ucciso nel 1970)[18]
Il procuratore Pietro Scaglione (ucciso nel 1971)
Il tenente colonnello Giuseppe Russo (ucciso nel 1977)
Il giornalista Mario Francese (ucciso nel 1979)
Il politico Michele Reina (ucciso nel 1979)
Il capo della squadra mobile Boris Giuliano (ucciso nel 1979)
Il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso (uccisi nel 1979)
Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella (ucciso nel 1980)[19]
Il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (ucciso nel 1980)
L'onorevole Pio La Torre (ucciso nel 1982) [20]
Il prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (ucciso nel 1982)[21]
Il poliziotto Calogero Zucchetto (ucciso nel 1982)
Il giudice Rocco Chinnici (ucciso nel 1983)[22]
Il capitano dei carabinieri Mario D'Aleo (ucciso nel 1983)
I commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà (uccisi nel 1985)
L'imprenditore Libero Grassi (ucciso nel 1991)
I giudici Falcone [23] e Borsellino[24] con le loro scorte (uccisi nel 1992).
Il potente politico della DC Salvo Lima e l'esattore della famiglia di Salemi Ignazio Salvo avrebbero promesso a Riina che la sentenza del Maxiprocesso (che lo condannava all'ergastolo in contumacia) sarebbe stata modificata grazie alle loro conoscenze negli ambienti della politica e della magistratura romana. Ciò, tuttavia, non avvenne e il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò gli ergastoli[25] e sancì la validità delle dichiarazioni del pentito Buscetta e degli altri collaboratori di giustizia. Riina reagì facendo uccidere prima Lima [26] e pochi mesi dopo Ignazio Salvo [27].
Le ritorsioni verso i collaboratori di giustizia [modifica]
Le deposizioni dei collaboratori di giustizia (su tutti Tommaso Buscetta) scatenarono la ritorsione di Cosa Nostra su precisa indicazione di Totò Riina, il quale autorizzò i killer e i capofamiglia ad eliminare i famigliari dei pentiti "sino al 20º grado di parentela" [28], compresi i bambini e le donne [29][30][31].
Il Papello e la trattativa con lo stato [modifica]
L'allora vicecomandante dei Ros, Mario Mori, incontrò tra giugno e ottobre 1991 Vito Ciancimino, proponendo una trattativa con Cosa Nostra per mettere fine alla lunga scia di omicidi che insanguinano Palermo. La proposta era in realtà, secondo la versione fornita da Mori, una trappola per cercare di stanare qualche latitante, ma Riina rispose alla finta richiesta con il famoso Papello [32], un documento di richieste [33] per ammorbidire le condizioni dei detenuti, degli indagati, delle loro famiglie, la cancellazione della legge sui pentiti e la revisione del maxiprocesso [34].
L'esistenza della trattativa tra stato e Cosa Nostra è stata successivamente smentita dallo stesso Mori. [35]
La strategia stragista [modifica]
Nel 1993, Cosa Nostra mise in atto una serie di attentati intimidatori, aventi lo scopo di ottenere dallo stato maggiori libertà, e ammorbidire le posizioni processuali per alcuni boss (tra cui lo stesso Riina, arrestato nel gennaio dello stesso anno) indagati nel maxiprocesso [36].
Il 27 maggio esplose un ordigno a Firenze, in Via dei Georgofili, causando 5 morti[37][38]
Il 27 luglio dello stesso anno, a Milano, un altro ordigno esploso in via Palestro causò 5 vittime [39][40].
Il giorno seguente, 28 luglio, a Roma, un altro ordigno esploso nei pressi di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, provocò numerosi feriti e gravissimi danni ai monumenti.[41]
Il 14 maggio 1993, a Roma, un attentato progettato per colpire il conduttore televisivo Maurizio Costanzo, provocò ingenti danni nei pressi di via Ruggiero Fauro [42]. L'attentato, stando alle dichiarazioni di un pentito, sarebbe stato un favore di Cosa Nostra allo stesso Riina [43].
L'arresto [modifica]
Il 15 gennaio del 1993 fu catturato dal Crimor (squadra speciale dei ROS guidata dal Capitano Ultimo) [44].
Riina, latitante dal 1969, venne arrestato al primo incrocio davanti alla sua villa in via Bernini n. 54, insieme al suo autista Salvatore Biondino [45], a Palermo, nella quale trascorse alcuni anni della sua latitanza insieme alla moglie Antonietta Bagarella e ai suoi figli [46].
L'arresto è stato favorito dalle dichiarazioni rese dall'ex autista di Riina, Baldassare Di Maggio, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia, per ritorsione verso Cosa Nostra che lo aveva condannato a morte [47][48].
Le condanne [modifica]
Nell'ottobre del 1993 subisce la seconda condanna all'ergastolo, come mandante dell'omicidio del boss Vincenzo Puccio [49].
Nel 1994, altro ergastolo per l'omicidio di tre pentiti e quello di un cognato di Tommaso Buscetta[50].
Viene condannato all'ergastolo, assieme ai vertici di Cosa Nostra, per la Strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta [51].
Nel 1995, nel processo per l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano, e del professor Paolo Giaccone, Riina e altri dieci boss mafiosi vengono condannati all'ergastolo [52].
Nel 1999, viene condannato all'ergastolo come mandante per la Strage di via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e quattro dei suoi uomini di scorta. Insieme a lui vengono condannati alla stessa pena i boss Pietro Aglieri Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia [53].
Nel 2000 subisce una ulteriore condanna all'ergastolo insieme a Giuseppe Graviano per l'attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 10 persone e subirono enormi danni musei e chiese [54], oltre che per gli attentati di Milano e Roma [55].
Nel 2002, per l'omicidio nel 1988 del giudice in pensione Alberto Giacomelli, viene condannato all'ergastolo come mandante [56].
Nel febbraio 2010, ancora un ergastolo per Riina, che insieme a Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise l'omicidio di Giovanni Mungiovino, affiliato a Cosa Nostra nel 1983, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992 [57].
Il carcere [modifica]
A partire dal dicembre 1995, Riina è stato rinchiuso nel supercarcere dell'Asinara, in Sardegna [58].
In seguito è stato trasferito al carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno dove, per circa tre anni, è stato sottoposto al carcere duro previsto per chi commette reati di mafia, il 41 bis, ma il 12 marzo del 2001 gli venne revocato l'isolamento, consentendogli di fatto la possibilità di vedere altri detenuti nell'ora di libertà [59].
Nella primavera del 2003 subisce un intervento chirurgico per problemi cardiaci, e nel maggio dello stesso anno viene ricoverato nell'ospedale di Ascoli Piceno per un infarto [60]. Sempre nel 2003, a settembre, viene nuovamente ricoverato per problemi cardiaci [61].
Il 22 maggio 2004, nell'udienza del processo di Firenze per la strage di via dei Georgofili, accusa il coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e via d'Amelio, e riferisce dei contatti fra l'allora colonnello Mario Mori e Vito Ciancimino, attraverso il figlio di lui Massimo al tempo non convocato in dibattimento. [62][63]
Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato nel 2006 all'ospedale San Paolo di Milano, sempre per problemi cardiaci [64].
Dal carcere di Opera, il 19 luglio 2009, nel ricorrerne l'anniversario esprime di nuovo la sua posizione secondo cui la strage di via d'Amelio sarebbe da imputare allo Stato italiano e ai servizi segreti, ovvero si sarebbe trattato di una strage di Stato.[65] Questa posizione è stata avvalorata alla fine dell'ottobre 2010 da alcune rivelazioni del collaboratore di giustizia Spatuzza, il quale ha più volte riconosciuto un importante funzionario dei servizi segreti Lorenzo Narracci come "il soggetto estraneo a cosa nostra visto nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata nell'attentato al giudice Paolo Borsellino" [66] [67]
Figli [modifica]
Riina ha quattro figli: Maria Concetta (nata il 7 dicembre 1974), Giovanni Francesco (nato il 21 febbraio 1976), Giuseppe Salvatore (nato il 3 maggio 1977) e Lucia (nata il 11 aprile 1980).
Il primogenito maschio Giovanni Francesco Riina è stato condannato all'ergastolo per quattro omicidi avvenuti nel 1995.
Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito, è stato condannato per associazione mafiosa e recentemente scarcerato [68].
Filmografia [modifica]
Il capo dei capi, fiction televisiva di Canale 5 [69][70]
L'ultimo dei corleonesi, fiction di Rai Uno su Totò Riina e Bernardo Provenzano
Il Divo film di Paolo Sorrentino su Giulio Andreotti
Note [modifica]
^ Minacce ai Giudici Di Totò' ' U Curtu - Repubblica.it 9/3/1993
^ Salvatore Riina: il capomafia corleonese
^ Enrico Deaglio, Raccolto rosso: la mafia, l'Italia e poi venne giù tutto, Feltrinelli, 1993, pag. 158.
^ Da Blu Notte - La Mattanza, Rai3
^ Leoni addormentati
^ A 87 anni, è morto il questore Angelo Mangano, arrestò Liggio
^ il vero Biagio che arresto Riina La Sicilia - Dicembre 2007
^ Salvatore Riina: il capomafia corleonese
^ http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20Liggio%20incorona%20Riina%2023.10.2005%20pa03.pdf).
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^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/10/invisibile-boss-che-da-vent-anni.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/13/il-golpe-di-toto-riina-il-corleonese.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/12/07/falcone-toto-riina-il-vero-boss.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/04/29/fu-riina-volere-il-terrorismo-di-mafia.html
^ http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2006/02/16/NZ_05_POLA.html
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^ http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1004477
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/12/08/ecco-chi-uccise-chinnici-lima-pentiti-svelano.html
^ Blu Notte - puntata La Mattanza - Rai3
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/04/24/toto-riina-ci-ordino-uccidete-bimbi.html
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^ Blu Notte - puntata La Mattanza - Rai3
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^ Blu Notte - puntata La Mattanza - Rai3
^ «Mori: «Non ci fu nessuna trattativa Stato-mafia»». Corriere della Sera, 20 10 2009. URL consultato in data 20-10-2009.
^ http://www.corriereweb.net/speciali/331-mafia-stato-e-papelli/1321-il-papello-la-trattativa-e-le-stragi.html
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^ http://www.repubblica.it/online/cronaca/riinadue/riinadue/riinadue.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/29/ascoli-toto-riina-ricoverato-in-ospedale-dopo.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/29/ascoli-toto-riina-ricoverato-in-ospedale-dopo.html
^ http://www.avvenire.it/Multimedia/AudioGallery/audio+rina.htm
^ http://www.avvenire.it/Cronaca/Stragi+di+mafia+i+vecchi+veleni+di+Riina_200907250655320500000.htm
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/12/20/toto-riina-ricoverato-per-problemi-al-cuore.html
^ Riina sul delitto Borsellino: "L'hanno ammazzato loro"
^ http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/27/news/spatuzza_borsellino-8496629/?ref=HREA-1
^ http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_27/spatuzza-borsellino-007_9aa695c2-e1ee-11df-9076-00144f02aabc.shtml
^ http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/mafia-2/libero-figlio-riina/libero-figlio-riina.html
^ Il Capo dei capi - Corriere della Sera.it 3/5/2007
^ «Ecco la vita di Totò Riina: come si diventa criminali» - Il Giornale.it 23/10/2007
Voci correlate [modifica]
Mafia
Cosa Nostra
Leoluca Bagarella
Calogero Bagarella
Antonietta Bagarella
Bernardo Provenzano
Corleonesi
Cupola mafiosa
Capitano Ultimo
Ultimo - Il capitano che arrestò Totò Riina
Trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra
Altri progetti [modifica]
Articolo su Wikinotizie: Riina arrestato dal Raggruppamento Operativo Speciale 15 gennaio 1993
Predecessore:Luciano Liggio
Capo dei CorleonesiSalvatore Riina1974 - 1993
Successore:Bernardo Provenzano
Predecessore:Gaetano Badalamenti
Commissione di Cosa NostraMichele Greco, Salvatore Riina, Stefano Bontade1978 - 1981
Successore:Seconda guerra di mafia
Predecessore:Seconda guerra di mafia
Capo dei capi di Cosa NostraSalvatore Riina1982 - 1993
Successore:Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano
Collegamenti esterni [modifica]
Biografia di Salvatore Riina
[espandi]
v · d · mCosa nostra
Struttura
Famiglia · Mandamento · Capo-mandamento · Capo-decina · Picciotto · Segretario · Commissione (interprovinciale)
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Categorie: Criminali italiani Nati nel 1930 Nati il 16 novembre Mafiosi legati a Cosa Nostra [altre]

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