Pietro Berti

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Anchorage

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domenica 9 gennaio 2011

Storia del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)

Il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) è un partito politico italiano socialdemocratico fondato l'11 gennaio 1947, in seguito alla cosiddetta "Scissione di Palazzo Barberini". La denominazione iniziale del nascente partito socialdemocratico, in rievocazione dell'antecedente esperienza prefascista, fu Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI). Entrato in una lunga fase di agonia dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli fra il 1992 e il 1994, scomparve nel 1998 per aderire ai Socialisti Democratici Italiani.
Nel 2004 viene rifondato, in continuità giuridica con l'esperienza precedente, senza tuttavia riottenere una significativa consistenza.


Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Prodromi
1.2 La rinascita del PSLI
1.3 Il centrismo
1.4 Il centro-sinistra
1.5 Gli anni della presidenza Saragat
1.6 Il pentapartito
1.7 La parabola discendente
1.8 La diaspora socialdemocratica
1.9 La riorganizzazione
1.10 Le elezioni politiche del 2006 e la crisi del 2007
1.11 Le elezioni politiche 2008
2 Segretari
3 Congressi nazionali
4 Risultati elettorali
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
7 Note
8 Bibliografia
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Storia [modifica]
Prodromi [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Partito Socialista Riformista Italiano.
Fin da quando il Partito Socialista Italiano cominciò a divenire un'importante e consistente formazione politica agli inizi del Novecento, al suo interno cominciarono a delinearsi due distinte correnti, una più estremista, rivoluzionaria e massimalista, e all'opposto un'altra più moderata, parlamentarista e riformista. Le due fazioni si alternarono più volte alla guida del partito, finché nel 1912 si giunse al punto di rottura sul tema dell'atteggiamento verso la Guerra di Libia, dagli uni vista come un esempio di aggressione imperialista, e dagli altri come un'occasione per procurare nuove terre ed occasioni d'impiego per i contadini e i lavoratori in generale: i pacifisti prevalsero, e fu così che il gruppo facente capo a Leonida Bissolati e a Ivanoe Bonomi fu espulso e formò il Partito Socialista Riformista Italiano, dando vita alla prima esperienza socialdemocratica in Italia, le cui fortune non superarono però la Prima guerra mondiale, anche se durante il conflitto il nuovo partito fu cooptato in varie compagini governative.

Per approfondire, vedi la voce Partito Socialista Unitario.
La seconda crisi all'interno del movimento proletario italiano avvenne nel quadro delle forti tensioni del Primo dopoguerra, quando in Italia si profilava sempre più forte la minaccia fascista. Il PSI, nonostante avesse perso nel 1921 la sua componente più estremista che aveva creato il Partito Comunista, non seppe trovare al suo interno l'unità e la compattezza necessarie nell'affrontare l'ondata nera che calava sul paese. La frangia più moderata guidata da Giacomo Matteotti e Filippo Turati sosteneva la creazione di un'alleanza governativa moderata che sapesse ergersi a freno rispetto all'estrema destra, ma tale intendimento non fu accettato dalla dirigenza massimalista che il 1º ottobre 1922 espulse i dissidenti, i quali andarono a formare il Partito Socialista Unitario. Il nuovo soggetto politico seppe invero raccogliere il maggior consenso nello schieramento progressista, seppur nel difficilissimo quadro delle sempre maggiori violenze fasciste, e nelle controverse elezioni del 1924 riuscì a porsi come il primo partito della Sinistra, davanti sia al PSI che al PCI. Sciolto come tutti i partiti democratici in seguito all'instaurazione della dittatura nel 1926, assunse in clandestinità il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, per poi addivenire alla riunificazione con la casa madre socialista a Parigi nel 1930.
La rinascita del PSLI [modifica]
Conclusasi la Seconda guerra mondiale, il fascismo fu spazzato via e in Italia si restaurarono le istituzioni democratiche. Il XXIV Congresso socialista, celebrato a Firenze dal 11 al 17 aprile 1946, vide accendersi lo scontro fra la maggioranza allora guidata da Pietro Nenni e la minoranza di Giuseppe Saragat, includente simpatizzanti di Critica sociale di Ugo Guido Mondolfo ed Iniziativa socialista di Mario Zagari che sostenevano una linea politica più autonoma del Partito rispetto al PCI. La linea politica di Nenni, che riteneva indispensabile l'attiva collaborazione col PCI venne confermata da un nuovo patto di unità d'azione PCI-PSIUP stretto il 25 ottobre 1946.
Il gruppo di Saragat trovò diretta conferma alle loro tesi dai risultati delle elezioni amministrative del 10 novembre dello stesso anno. In quell'occasione il Partito Comunista superò per la prima volta i socialisti, divenendo la prima forza della sinistra italiana: mentre Nenni, tralasciando la riduzione del numero dei votanti socialisti, sottolineava la crescita elettorale globale della sinistra interpretandola come una vittoria, Saragat in una intervista sostenne invece che la dirigenza del partito paralizzava l'azione socialista, con l'effetto ultimo che avrebbe portato lo stesso alla dissoluzione. [1]
Il conseguente XXV congresso straordinario socialista, tenutosi a Roma dal 9 al 13 gennaio 1947, e voluto fortemente da Nenni per analizzare la situazione di attrito tra le componenti di maggioranza e minoranza con l'obiettivo di riunire le diverse posizioni, fallì però il suo scopo primario. L'11 gennaio 1947 con la scissione dal PSIUP dell'ala democratico-riformista guidata da Giuseppe Saragat, al termine di una concitata riunione presso Palazzo Barberini in Roma, venne infatti fondato il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).
La scissione costa al PSIUP la trasmigrazione di 50 parlamentari socialisti nel nuovo partito e di una folta schiera di dirigenti ed intellettuali fra cui Treves, D'Aragona e Modigliani. Il PSIUP guidato da Nenni, per evitare che questo possa diventare la denominazione del nuovo partito di ispirazione socialista fondato da Saragat, decide di riprendere il vecchio nome di Partito Socialista Italiano.
Nel mese di dicembre dello stesso anno, socialdemocratici e repubblicani, tramite un rimpasto governativo, entrano nel IV Governo De Gasperi. Varato il 31 maggio 1947 in una coalizione centrista a guida DC includente anche PLI, in questo governo Saragat ottiene il titolo di Vicepresidente del Consiglio dei ministri: il PSI ed il PCI, presenti nel precedente governo finirono esclusi, andando all'opposizione per la prima volta dalla costituzione della Repubblica Italiana.
Nel 1948 si tengono elezioni politiche decisive per il futuro del Paese. Il PSLI si presenta dunque alle elezioni del 18 aprile come forza indipendente "autenticamente socialista e democratica", schierata su un terreno di centrosinistra rispetto alla scena politica italiana, ma aperta anche al contributo di altre forze laico-riformiste di centro e di centrosinistra. L'apertura del partito ai laico-riformisti nonché naturalmente a qualunque spezzone socialista che avversasse il PCI e l'URSS, ebbe successo e tra gli altri aderì alla proposta anche il gruppo fuoriuscito dal PSI guidato da Ivan Matteo Lombardo e comprendente, tra gli altri, intellettuali quali Ignazio Silone, Piero Calamandrei e Franco Venturi. Tale operazione portò così alla costituzione della lista Unità Socialista, che con il suo 7,1% di voti alla Camera dei deputati e il 4,2% al Senato contribuì ad impedire in Italia la vittoria del Fronte Popolare, costituito dall'alleanza fra PCI e PSI mirante alla formazione di un governo delle sinistre in grado di avviare le riforme di struttura. L'ottimo piazzamento del PSLI situato al terzo posto dopo DC e Fronte Democratico Popolare nei risultati elettorali per la Camera dei deputati, consentì ai socialdemocratici di costituire in Parlamento un gruppo consistente formato da trentatré deputati, mentre al Senato la situazione fu ancor più rosea, dato che con il contributo dei senatori aventiniani di diritto provenienti dall'esperienza del PSU, alla Camera alta si riuscì a comporre una pattuglia socialdemocratica di ben ventitré membri.
Il 23 maggio 1948 nel conseguente V Governo De Gasperi entrarono a farne parte due ministri socialdemocratici: Saragat come Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Marina mercantile e Lombardo al ministero dell'industria.
Il centrismo [modifica]

Targa commemorativa della Scissione di Palazzo Barberini
La vittoria della DC e il buon risultato di Unità Socialista favorì così la collocazione dell'Italia nell'area occidentale e permise la costituzione di governi fondati sull'alleanza dei partiti dai liberali ai riformisti (PLI, DC, PRI e PSLI, poi PSDI).
Nell'arco di due anni però, tra il 1948 e il 1950, il PSLI tenne quattro congressi nei quali vi fu una continua uscita di militanti e dirigenti tra cui Giuseppe Faravelli, Ugo Guido Mondolfo, Mario Zagari.
Questi confluiscono, con Giuseppe Romita ed altri piccoli gruppi laico-socialisti, nel Partito Socialista Unitario (PSU), che tenne il suo primo congresso nel dicembre 1949. In quel tempo il PSLI contava ufficialmente 80.000 iscritti e il PSU circa 170.000, ma in realtà le continue fuoriuscite nonché le pressioni del PSI, che con l'aiuto del PCI e sotto la direzione di Rodolfo Morandi riorganizzava la sua presenza sociale, ridussero gli iscritti complessivamente al di sotto dei 50.000.
Dopo breve tempo però, nel PSU si fecero sentire le sue simpatie nei confronti del PSLI di Saragat e così al II Congresso del PSU venne trattata la tematica dell'unificazione PSU-PSLI. Su tale proposito si scontrarono due correnti: una guidata da Romita favorevole all'unificazione, la seconda guidata dalla sinistra di Mondolfo e Codignola contrari. Prevalse la prima e il 1º maggio 1951 i due partiti si unificarono dando vita al Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS). Il simbolo era il classico sole nascente, ma con l'unione del libro dell'Internazionale, ovviamente rosso-arancioni. Questo nome fu però contestato dalla corrente più a destra, poiché ricordava troppo l'internazionalismo di stampo stalinista: quando l'unificazione venne sancita il 7 gennaio 1952 nel VII Congresso del partito, questo assunse dunque la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) ed elesse segretario Giuseppe Saragat.
Nelle elezioni del 1953 intanto il PSDI scese al 4,5%. Tuttavia l'esistenza del sindacato UIL, a forte carattere socialdemocratico, e l'azione di governo consentirono di portare avanti anche in Italia gli ideali della socialdemocrazia. Il PSDI si identificava nel suo leader indiscusso, nonché fondatore Giuseppe Saragat.
Gli anni del centrismo andarono dal 1948-1960 e la coalizione di governo fu comunque sempre guidata dalla DC, partito di "centro che guarda a sinistra" come disse lo stesso Alcide De Gasperi, ruolo primario ebbe anche il PSDI, mentre PLI e PRI furono penalizzati a causa degli scarsi risultati elettorali. Gli anni del "centrismo" furono segnati dalla ricostruzione e da una maggioranza politicamente forte in cui l'azione politica era accompagnata da una forte ripresa economica e benessere sociale. Gli anni del centrismi furono quelli della ricostruzione, che negli anni sessanta porterà poi al cosiddetto boom economico.
Il centro-sinistra [modifica]
A partire dagli inizi degli anni sessanta, la Democrazia Cristiana (guidata da Amintore Fanfani ed Aldo Moro), stava maturando l'apertura verso il Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni, il quale proprio allora stava affrancando il suo partito dal patto di unità d'azione che fino a quel momento aveva unito socialisti e comunisti. Il Partito Socialista Democratico Italiano dunque (da sempre alleato leale della DC), dopo un iniziale periodo di titubanza, approva la svolta di centro-sinistra accelerandone il processo e conducendo un formidabile lavoro di mediazione tra socialisti e democristiani, per mezzo del suo fondatore e leader indiscusso Giuseppe Saragat.
L'apertura ai socialisti causò la fuoriuscita dalla compagine governativa del PLI, ma diede inizio ad una forte fase riformatrice nel Paese e migliorò anche la performance elettorale del partito socialdemocratico, che raggiunge il 6% alle elezioni politiche. L'esperienza governativa nel centro-sinistra nel frattempo, facilita il nuovo incontro tra socialdemocratici e socialisti e così il 30 ottobre 1966, il PSDI si riunificò con il PSI, dando vita al PSI-PSDI Unificati.
Il 5 luglio 1969 però - in seguito a scarsi risultati elettorali - nel PSU le strade della componente socialista e di quella socialdemocratica si dividono nuovamente: la prima ritornò al PSI, mentre la seconda ricostituì un soggetto socialdemocratico chiamato Partito Socialista Unitario (PSU), che il 10 febbraio 1971 riprese la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).
Nel frattempo, a metà degli anni settanta, Francesco De Martino mise per la prima volta - dopo oltre un decennio - in discussione la compatibilità politica tra socialisti e democristiani. In questa fase, se da un lato il PSDI rese più forti i suoi legami con la DC, dall'altro incoraggiò la corrente degli "autonomisti" di Bettino Craxi a mettere in discussione la segreteria di De Martino; quando questi venne eletto alla segreteria del PSI, ribadì la disponibilità dei socialisti ad entrare in nuovi esecutivi di centro-sinistra e riprese i contatti con i fratelli socialdemocratici del PSDI, chiudendo nuovamente le prospettive politiche dei socialdemocratici.
Gli anni della presidenza Saragat [modifica]

Giuseppe Saragat, capo indiscusso del PSDI

Ritratto di Mario Tanassi
Il 1964 si apre amaramente per i socialisti a causa di una nuova scissione. L'11 gennaio la corrente di sinistra guidata da Tullio Vecchietti, Lelio Basso e Emilio Lussu, fuoriscita dal PSI perché contraria alla formazione di un governo di centro-sinistra formato dal PSI e dal PSDI insieme alla DC, rifonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP). Il 28 dicembre 1964, dopo le dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica Antonio Segni (DC), colto il 7 agosto da un improvviso ictus cerebrale, una vasta coalizione di parlamentari di sinistra su indicazione di Giorgio Amendola (PCI) e di Ugo La Malfa (PRI) vota Giuseppe Saragat nuovo Capo dello Stato che, con i voti dei Grandi elettori di PCI, PSI, PSDI, PRI e buona parte della DC - che aveva visto “bruciato” il suo candidato ufficiale Giovanni Leone - diviene al 21º scrutinio con 646 preferenze su 927 votanti, il primo socialista a insediarsi al Quirinale. Colonne portanti della presidenza Saragat furono i valori della Resistenza e la volontà di attivarsi sempre per la costituzione di governi allargati all'intero centro-sinistra. Gli anni del presidente socialdemocratico, anni difficili per via del mutamento sociale in atto, furono caratterizzati dall'inizio del terrorismo, dalle drammatiche alluvioni di Firenze, Venezia e Grosseto del 1966 e dalla aspra contestazione del '68. Nel 1971 il democristiano Giovanni Leone succede a Giuseppe Saragat - al quale non sarebbe dispiaciuta una rielezione - nella carica di Presidente della Repubblica. Pochi altri uomini politici, tra i quali è d'obbligo annoverare Palmiro Togliatti e Giovanni Spadolini, seppero coniugare l'azione politica con l'impegno culturale come Saragat.
Mario Tanassi, più volte ministro della Difesa, nel 1975 era alla guida del PSDI quando fu travolto, insieme a Mariano Rumor (Dc) e Luigi Gui (Dc), dal primo grande scandalo della politica italiana, venendo posto in stato d'accusa per corruzione dalla commissione inquirente. La Corte Costituzionale nel 1979 condannò Tanassi a 28 mesi di carcere, per tangenti ricevute dalla società americana Lockheed per facilitare la vendita dei C-130 all'Aeronautica militare italiana.
A causa dello scandalo P2, Pietro Longo, nei cui elenchi degli iscritti fu trovato il suo nome associato alla tessera con il numero 926, fu costretto a dimettersi prima dal suo incarico di governo (13 luglio 1984) e poi dalla guida del PSDI nel 1985.
La fine degli anni ottanta vede il coinvolgimento di due segretari del PSDI, Vizzini e Nicolazzi, in scandali giudiziari. L'ex ministro delle Poste Carlo Vizzini, dopo alcuni avvisi di garanzia - che non porteranno però a nessuna condanna - lascia per diversi anni la scena politica. Contemporaneamente il cosiddetto scandalo delle "carceri d'oro" travolse invece il segretario Franco Nicolazzi, che proprio in quegli anni aveva tentato di caratterizzare la propria segreteria sottraendo il partito socialdemocratico al suo ruolo subalterno rispetto alla Democrazia Cristiana e richiamando, sia pure vagamente, ad una posizione alternativa riformista e compiutamente di sinistra.
Il pentapartito [modifica]
Durante gli anni successivi, la maggioranza di governo si estese al PLI, rappresentante tradizionale della borghesia moderata e per questo escluso dai precedenti "governi riformatori"; iniziò così la fase del cosiddetto "Pentapartito".
Nel corso degli anni incominciarono però a riscontrarsi nel PSDI i primi dissapori: il 15 febbraio 1989 una "miniscissione", capeggiata da Pietro Longo e Pier Luigi Romita, porta infatti alla costituzione del movimento di Unità e Democrazia Socialista (UDS). Questo movimento aveva come obiettivo esplicito facilitare il riavvicinamento tra PSDI e PSI, riavvicinamento che avrebbe dovuto inserirsi nel più ampio progetto del leader socialista Bettino Craxi di creare in Italia una grande famiglia ispirata al riformismo socialdemocratico europeo, comprendente anche i nuovi riformisti del neonato PDS. Questo obiettivo di Longo e Romita si risolse però in un fallimento e il 13 ottobre 1989 l'UDS finì per confluire nel PSI.
La parabola discendente [modifica]
In seguito alle inchieste di "Tangentopoli", che vedono implicati diversi esponenti di primo piano, il PSDI vide diminuire drasticamente il proprio consenso elettorale. L'ex segretario nazionale Pietro Longo venne arrestato il 30 aprile del 1992 per aver ricevuto una tangente di un miliardo e mezzo di lire dalla ditta milanese Icomec in relazione all'appalto di costruzione della centrale idroelettrica di Edolo, in provincia di Brescia, nel periodo in cui egli ricopriva anche l'incarico di consigliere di amministrazione dell'ENEL, e viene successivamente condannato per concussione a quattro anni e sei mesi di reclusione. L'11 giugno del 1992 Lamberto Mancini, assessore della Provincia di Roma ed ex Presidente della stessa Provincia, venne sorpreso dal Carabinieri nell'atto di intascare una tangente di 28 milioni di lire, ed arrestato in flagranza di reato. Nello stesso anno Antonio Cariglia viene accusato di aver violato le regole del finanziamento pubblico ai partiti. Di lui si occuperanno per diversi anni le procure di Foggia, Milano e Roma, dopo oltre dieci anni di attese processuali, l'ex segretario del PSDI viene infine assolto dall'accusa.
Tra il 1992 e il 1994 il Partito Socialista Democratico Italiano, condivise la sorte degli altri partiti della coalizione "Pentapartito" (DC, PSI, PLI e PRI) di governo, vivendo un progressivo tracollo elettorale che portò allo scardinarsi dell'apparato del partito ed al moltiplicarsi di fenomeni scissionisti.
Alle elezioni politiche del 1994 arrivò un PSDI praticamente ridotto a brandelli, che scelse di non presentare una propria lista autonoma. Alcuni esponenti del partito scelsero di candidarsi autonomamente sotto diversi simboli.
Un parte consistente diede vita a una lista (insieme con una parte craxiana e ribelle del PSI) denominata "Socialdemocrazia per le Libertà" che presentò candidati autonomi dagli schieramenti principali in alcuni collegi uninominali soprattutto in Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Tra questi si candidò anche il segretario Enrico Ferri che nel collegio di Carrara alla Camera raccolse da solo il 23,7% ma non viene eletto.
Alcuni esponenti aderirono alla coalizione centrista del Patto per l'Italia facendo riferimento all'area riformista di Giuliano Amato (tra questi Gian Franco Schietroma candidato nel collegio di Frosinone).
Pochi altri scesero di schierarsi a sinistra con i Progressisti (tra questi venne eletta alla Camera in un collegio della Basilicata Magda Cornacchione Milella).
Ciò che rimase del PSDI continuò a cercare di rimanere in vita e così, alle elezioni europee del 1994, il partito si ripresentò raccogliendo lo 0,7% a livello nazionale e riuscendo ad eleggere il segretario Enrico Ferri al Parlamento europeo. Successivamente però proprio il segretario Ferri si candida alla presidenza della provincia di Massa-Carrara schierando l'ormai decimato PSDI con il centro-destra di Silvio Berlusconi (al quale aderiva anche Alleanza Nazionale). Ciò comportò ulteriori fratture dentro il partito, che portarono a scissioni di interi gruppi dirigenti verso i partiti moderati della coalizione di centro-sinistra. A ciò si aggiunse un richiamo ufficiale da parte dell'Internazionale Socialista e del Partito del Socialismo Europeo al quale il PSDI e lo stesso Ferri aderivano. Anche per questo motivo il 10 dicembre 1994 Enrico Ferri insieme con Luigi Preti, fonda nel PSDI la corrente di Socialdemocrazia Liberale Europea (SOLE).
Nel gennaio 1995, però, un regolare congresso mise in minoranza la corrente di Ferri e Preti, nominando segretario del partito Gian Franco Schietroma: la corrente di Ferri e Preti (SOLE) esce così dal PSDI divenendo partito autonomo. Il SOLE si avvicina così all'area di centro-destra, stringendo una collaborazione privilegiata prima con il Centro Cristiano Democratico e poi con Forza Italia. In realtà però, dopo poco tempo, molti e lo stesso E. Ferri lasceranno la CDL, avvicinandosi al centro-sinistra. Un altro gruppo invece si unirà ad un gruppo di ex-craxiani guidati da Enrico Manca e Fabrizio Cicchitto fondando il Partito Socialista Riformista, che avrà però vita breve. I seguaci di Manca aderiranno poi a La Margherita, mentre i seguaci di Fabrizio Cicchitto confluiranno invece in Forza Italia. La maggior parte dei vecchi socialdemocratici tuttavia, in seguito alla scomparsa del Patto per l'Italia (dove erano confluiti in massima parte fin dal 1993) aderirono all' Unione democratica (successivamente confluito ne i Democratici) oppure a Rinnovamento Italiano, se non addirittura al Partito popolare italiano, che assorbì parte dell'elettorato ex-psdi. Nel 2001 infine i Democratici, Rinnovamento Italiano e Ppi si fusero in un nuovo partito politico centrista e moderatamente riformista: La Margherita.
La lunga storia di un PSDI che oramai esisteva solo in teoria si trascinava stancamente fino a quando, sotto la guida di Gian Franco Schietroma, dà vita - insieme ai Socialisti Italiani, ad una parte del Partito Socialista e della Federazione Laburista - al nuovo partito dei Socialisti Democratici Italiani (SDI). Ciò avvenne l'8 febbraio del 1998 quando il segretario del PSDI Gianfranco Schietroma, senza un mandato esplicito del Consiglio Nazionale, volle dar vita, insieme ai socialisti del SI, a un nuovo partito politico denominato SDI, che poi aderì alla coalizione di centrosinistra.
In seguito a questa scelta, i socialdemocratici rimasti fedeli ad una visione autonomista, legittimati dal mancato pronunciamento dell'organo politico del PSDI, decisero di riprendere nome e simbolo celebrando nel gennaio 2004 quello che verrà definito, come segno di continuità, il venticinquesimo congresso del partito fondato da Giuseppe Saragat, eleggendo Giorgio Carta come segretario nazionale.
La diaspora socialdemocratica [modifica]
Già dal 1989 erano iniziate in seno al PSDI i primi fenomeni di scissione e le prime fratture, tale fenomeno divenne però insostenibile a partire dal 1993. Da allora infatti il PSDI non fu più presente unitariamente su tutto il territorio nazionale e ciò favorì il distacco dal partito di interi gruppi e di numerosi dirigenti sia locali che nazionali. Così, in uno scenario in cui i "nuovi partiti" erano ideologicamente trasversali, numerosi ex-socialdemocratici hanno portato la loro cultura di matrice sostanzialmente centrista e laico-riformista in altri soggetti politici. Oggi elementi di cultura socialdemocratica, oltre ad essere rappresentati dallo stesso PSDI, sono presenti nei seguenti partiti:
La Margherita (DL), dove sono confluiti attraverso i partiti fondatori Rinnovamento Italiano ed i Democratici. DL è parte stabile della coalizione di centro-sinistra. Alcuni ex-psdi ed ex-psi (soprattutto del Nord Italia) hanno fondato l'associazione politico-culturale Socialisti democratici per il Partito Democratico, a forte carattere piemontese;
Socialisti Democratici Italiani, aderente al centro-sinistra;
Forza Italia ed UDC, dove sono confluiti soprattutto grazie al movimento Socialdemocrazia Liberale Europea (molti ex-psdi di Forza Italia aderiscono ai Circoli d'Iniziativa Riformista);
Il Movimento della Rinascita Socialdemocratica, poi Rinascita Socialdemocratica, poi Partito dei Socialdemocratici di Luigi Preti.
La riorganizzazione [modifica]

Alla fine del 2003, dopo un periodo di oblio dovuto allo sfaldamento dei ranghi nazionali, diversi esponenti socialdemocratici - alcuni dei quali inizialmente confluiti nei Socialisti Democratici Italiani - si riorganizzarono sotto le insegne dello storico Partito Socialista Democratico Italiano. Nel mese di gennaio 2004, dopo aver ripreso su scala nazionale l'organizzazione del tesseramento rimasto operativo grazie all'apporto delle federazioni territoriali, venne celebrato il XXIV Congresso Nazionale, conclusosi con l'elezione a Segretario di Giorgio Carta e del Presidente onorario, Antonio Cariglia. In occasione della competizione elettorale per le Europee 2004, la continuità giuridica del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) guidato da Carta è sancita dalla Suprema Corte di Cassazione - Ufficio Elettorale Nazionale per il Parlamento Europeo con la sentenza del 01/05/2004.
Nel biennio 2004/2005, il partito ritornò ad essere presente con diversi suoi rappresentanti eletti lungo tutto il territorio della penisola, partecipando nel 2005 anche alle elezioni primarie dell'Unione sostenendo la candidatura di Romano Prodi a leader della coalizione. In occasione delle elezioni politiche del 2006, per la competizione della Camera presentò propri candidati nelle liste dell'Ulivo (il segretario Giorgio Carta fu candidato in Basilicata).
Al Senato, invece, dove non era presente la lista de L'Ulivo il PSDI, in virtù dell'accordo politico-organizzativo sottoscritto da Piero Fassino per i Democratici di Sinistra e da Giorgio Carta per il partito socialdemocratico, presentò soltanto in 10 regioni il proprio simbolo, stringendo in tale occasione una collaborazione con il Nuovo Partito d'Azione, che schierò nelle liste del PSDI alcuni suoi candidati.
Le elezioni politiche del 2006 e la crisi del 2007 [modifica]
Nelle liste dell'Ulivo alla Camera il segretario nazionale Giorgio Carta, risultato il primo dei non eletti in Basilicata, è stato eletto per il c.d. "ripescaggio". Iscritto dapprima al Gruppo Parlamentare de L'Ulivo, in seguito alla scelta della costituzione del Partito Democratico nell'agosto 2007 ha comunicato la volontà di continuare a rappresentare il PSDI iscrivendosi al Gruppo Misto.
Al Senato le liste del PSDI alleate col centro-sinistra presenti in 10 regioni non riescono in nessuna a superare lo sbarramento del 3% (a livello nazionale il dato è dello 0,2%). Il dato più alto è in Calabria ed in Puglia con lo 0,8%.
In seguito alle dimissioni improvvise del segretario nazionale Giorgio Carta rimesse il 25 novembre 2006, la Direzione Nazionale del 14 dicembre elegge segretario Renato D'Andria. L'elezione viene però fatta oggetto di contestazione dal gruppo rimasto legato a Carta e che si proclama maggioritario. D'Andria procede invece a farsi confermare segretario con un congresso celebrato a Fiuggi (26-27-28 gennaio 2007). Vengono dunque chiamati i tribunali a chiarire su quale sia il PSDI legittimo. In ogni caso a Carta restano fedeli i 2/3 dei membri della Direzione Nazionale. Intanto il 1º marzo la fazione estromessa da D'Andria si riorganizza come "Associazione Politico Culturale Socialdemocratici Europei". Il 13 aprile il Tribunale di Roma sospende cautelativamente l'elezione di D'Andria e tutte le sue decisioni da segretario (tra cui diverse espulsioni eccellenti dal partito). Il 18 e il 21 maggio lo stesso tribunale respinge un reclamo di D'Andria. Il Partito Socialista Democratico Italiano, sotto la guida del vice Segretario Vicario Mimmo Magistro, riprende la sua attività organizzativa ed il 19 maggio la ritrovata Direzione Nazionale respinge all'unanimità le dimissioni di Carta, il quale guiderà il partito fino al XVII Congresso nazionale di Bellaria (RN). Il 15 giugno D'Andria fonda infine il Partito dei Riformatori Democratici, perdendo in data 19 luglio l'ennesimo ricorso contro il PSDI. Il XVII Congresso nazionale nell'ottobre 2007 ripristina la pace all'interno del PSDI con la proclamazione all'unanimità di Mimmo Magistro Segretario, di Alberto Tomassini Presidente del partito e di Giorgio Carta Presidente onorario.
Le elezioni politiche 2008 [modifica]
Dopo la caduta del Governo Prodi II, il PSDI assiste alla fine dell'Unione e, non trovando accordi per un'alleanza con il Partito Democratico decide di aderire alla neonata Costituente di Centro [2] assieme all'UDC e alla Rosa per l'Italia. Successivamente l'accordo sfuma e il partito dichiara il suo impegno elettorale esclusivamente per le elezioni amministrative locali; per le elezioni politiche nazionali ai suoi iscritti viene indicata come forma di protesta, contro quella che viene definita un'oligarchia politica escludente alcuni partiti storici italiani, di votare scheda bianca o annullare la scheda apponendovi il nome di "Saragat"[3].
Segretari [modifica]
Giuseppe Saragat (gennaio 1947)
Alberto Simonini (febbraio 1948)
Ugo Guido Mondolfo (maggio 1949)
Ludovico D'Aragona (giugno 1949)
Giuseppe Saragat (novembre 1949)
Ezio Vigorelli (gennaio 1952)
Giuseppe Romita (maggio 1952)
Giuseppe Saragat (ottobre 1952)
Gian Matteo Matteotti (febbraio 1954)
Giuseppe Saragat (aprile 1957)
Mario Tanassi (gennaio 1964)
Unificazione socialista (ottobre 1966)
Mauro Ferri (luglio 1969)
Mario Tanassi (febbraio 1972)
Flavio Orlandi (giugno 1972)
Mario Tanassi (giugno 1975)
Giuseppe Saragat (marzo 1976)
Pier Luigi Romita (ottobre 1976)
Pietro Longo (ottobre 1978)
Franco Nicolazzi (ottobre 1985)
Antonio Cariglia (marzo 1988)
Carlo Vizzini (maggio 1992)
Enrico Ferri (aprile 1993)
Gian Franco Schietroma (gennaio 1995)
partecipazione alla fondazione dello SDI (gennaio 1998)
Giorgio Carta (gennaio 2004)
Mimmo Magistro (aprile 2007)
Congressi nazionali [modifica]
I Congresso - Napoli, 1-5 febbraio 1948
II Congresso - Milano, 23-26 gennaio 1949
III Congresso - Roma, 16-19 giugno 1949
IV Congresso (straordinario) - Napoli, 4-8 gennaio 1950
V Congresso (straordinario) - Roma, 10-13 giugno 1950
VI Congresso - Roma, 31 marzo - 2 aprile 1951
VII Congresso - Bologna, 3-6 gennaio 1952
VIII Congresso - Genova, 4-7 ottobre 1952
IX Congresso - Roma, 6-9 giugno 1954
X Congresso - Milano, 31 gennaio - 8 febbraio 1956
XI Congresso - Milano, 16-18 ottobre 1957
XII Congresso - Roma, novembre-dicembre 1959
XIII Congresso - Roma, 22-25 novembre 1962
XIV Congresso - Roma, 8-11 gennaio 1966
XV Congresso - Roma, 6-9 febbraio 1971
XVI Congresso - Genova, 2-6 aprile 1974
XVII Congresso - Firenze, 11-15 marzo 1976
XVIII Congresso - Roma, 16-20 gennaio 1980
XIX Congresso - Milano, 24-30 marzo 1982
XX Congresso - Roma, 30 aprile - 2 maggio 1984
XXI Congresso - Roma, 10-14 gennaio 1987
XXII Congresso - Rimini, 8-12 marzo 1989
XXIII Congresso - Rimini, 13-16 maggio 1991
XXIV Congresso - Bologna, 28-29 gennaio 1995
XXV Congresso - Roma, 9-10-11 gennaio 2004
XXVI Congresso - Roma, 9-10-11 dicembre 2005
XXVII Congresso - Bellaria (RN), 5-6-7 ottobre 2007
Voci correlate [modifica]
Socialdemocrazia
Lista dei partiti socialdemocratici
Giuseppe Saragat
Palazzo Barberini
Collegamenti esterni [modifica]
Partito Socialdemocratico (Sito Ufficiale)
Laboratorio dei Socialdecratici Europei
www.SoleNascente.it
Note [modifica]
^ Vedi Spencer Di Scala (cap 4)
^ http://www.partitosocialdemocratico.eu/?p=1
^ http://www.socialdemocraticieuropei.it/dblog/articolo.asp?articolo=320
^ a b Dato complessivo sia delle candidature proprie, sia di quelle presentate in alcune regioni assieme al PRI.
^ a b c Il dato non comprende i suffragi di alcune regioni in cui il PSDI si presentò assieme a PSI e PR, comprende invece la candidatura presentata coi Verdi.
^ a b Il dato comprende i suffragi delle liste comuni PSDI-Lega Nuova presentate in alcune regioni del Nord.
Bibliografia [modifica]
Francesco Malgeri, La stagione del centrismo: politica e società nell'Italia del secondo dopoguerra (1945-1960),Rubbettino Editore, 2002, ISBN 88-498-0335-4
Spencer Di Scala, Renewing Italian Socialism: Nenni to Craxi, Oxford University Press, 1988, ISBN 0-19-505235-8
Antonio G. Casanova, La lezione di Palazzo Barberini, Edizioni Scientifiche Italiane, 1987
Felice La Rocca, La presidenza Saragat: sette anni difficili, il Mulino, 1971, ISSN 0027-3120
[nascondi]
v · d · mPartiti politici italiani della Prima Repubblica
Maggiori
Democrazia CristianaPartito Comunista ItalianoPartito Socialista Italiano
Medi
Partito Liberale ItalianoPartito Nazionale Monarchico - Partito Socialista Democratico Italiano - Partito Repubblicano Italiano - Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale
Minori
Partito Radicale - Fronte dell'Uomo Qualunque - Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria - Democrazia Proletaria - Partito di Unità Proletaria - Partito Monarchico Popolare - Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica - Democrazia Nazionale
Sistema politico della Repubblica ItalianaCamera dei deputatiSenato della RepubblicaParlamento europeo
[nascondi]
v · d · m Partiti politici italiani
Maggiori
Il Popolo della LibertàPartito Democratico
Medi
Lega NordUnione dei Democratici Cristiani e di Centro/Unione di CentroFuturo e Libertà per l'ItaliaItalia dei Valori
Minori
Radicali ItalianiAlleanza per l'ItaliaMovimento per le AutonomieI Popolari di Italia DomaniNoi SudPartito Repubblicano ItalianoMovimento Repubblicani EuropeiLiberal DemocraticiAlleanza di CentroPartito Liberale ItalianoPartito Socialista ItalianoSinistra Ecologia LibertàPartito della Rifondazione ComunistaPartito dei Comunisti ItalianiFederazione dei VerdiMoVimento 5 StellePopolari per il SudLa DestraFiamma TricolorePartito Comunista dei LavoratoriMovimento Associativo Italiani all'Estero
Regionali
Union ValdôtaineAutonomie Liberté DemocratieStella AlpinaFédération AutonomisteModerati per il PiemonteSüdtiroler VolksparteiDie FreiheitlichenSüd-Tiroler FreiheitUnione per il TrentinoPartito Autonomista Trentino TirolesePopolari UnitiLa Puglia prima di tuttoIo SudRiformatori SardiPartito Sardo d'AzioneUnione Democratica SardaForza del Sud
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