Pietro Berti

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Anchorage

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martedì 8 febbraio 2011

Giuliano Ferrara


Giuliano Ferrara (Roma, 7 gennaio 1952) è un giornalista e politico italiano. Dopo la militanza nel PCI e la successiva adesione al PSI, nella cosiddetta II Repubblica è diventato un sostenitore del centro-destra e uno degli intellettuali di riferimento del movimento teocon italiano. È stato europarlamentare e poi Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo Governo Berlusconi. È direttore del quotidiano Il Foglio.
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 L'inizio nel Partito Comunista
1.2 Il passaggio al PSI
1.3 Ministro del Governo Berlusconi I e nascita de "Il Foglio"
1.4 La conduzione di Otto e mezzo
1.5 La campagna per una moratoria sull'aborto
1.6 Il ritorno in politica
2 Posizioni politiche
2.1 Politica interna
2.2 Libertà individuali
2.3 Radici cristane dell'Europa
2.4 Politica estera
2.5 Ferrara e i neoconservatori statunitensi
2.6 Religione e "ateismo devoto"
3 La polemica con Roberto Benigni
4 Procedimenti legali
5 Critiche
6 Note
7 Bibliografia
7.1 Bibliografia di
7.2 Bibliografia su
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]
L'inizio nel Partito Comunista [modifica]
Figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara (direttore de l'Unità) e di Marcella de Francesco (partigiana gappista e poi a lungo segretaria particolare di Togliatti), Giuliano – che, iscrittosi all'università, non terminò gli studi[1] – si avvicina alla politica da contestatore sessantottino, partecipando agli scontri di Valle Giulia.
In questo periodo ha anche un'esperienza nel mondo dello spettacolo, come corista nella prima opera rock realizzata in Italia, Then An Alley di Tito Schipa Junior (su musiche di Bob Dylan).
Nel 1973 diventa "responsabile fabbriche" del Partito Comunista Italiano a Torino, e scrive sul quindicinale Nuova società. In seguito diventa capogruppo del partito, sempre a Torino, a fianco di Piero Fassino.
Nel 1983 abbandona il PCI per protesta contro la decisione del partito di non dedicare un concerto alle vittime del massacro di Sabra e Shatila. Inizia a lavorare a L'espresso, occupandosi, spesso in modo critico, del suo ex-partito. Si avvicina in questo periodo alle posizioni dell'allora Presidente del Consiglio e segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.
Il passaggio al PSI [modifica]
Nel corso degli anni Ottanta inizia a lavorare per il Corriere della Sera, firmando gli articoli con lo pseudonimo Piero Dall'Ora e creando la rubrica "Bretelle rosse". Contemporaneamente, su indicazione di Craxi e Claudio Martelli[senza fonte], entra nella redazione di Reporter, giornale d'inchiesta di area socialista diretto dai due ex-leader di Lotta Continua Adriano Sofri e Enrico Deaglio.
Nel 2003 Ferrara dichiara di essere stato, in questo periodo, confidente retribuito della CIA[senza fonte]. L'azione disciplinare promossa nei suoi confronti presso l'Ordine dei Giornalisti per determinare la compatibilità tra la professione e la collaborazione con un servizio segreto non ha seguito, tanto per decorrenza del termine di cinque anni "oltre i quali, in base alla legge professionale n. 69/1963, interviene la prescrizione per un fatto suscettibile di sanzione disciplinare", quanto perché all'epoca dei fatti Ferrara non era un giornalista professionista.[2] Taluni ritengono dubbia la veridicità di questa dichiarazione e sostengono che sia stata rilasciata da Ferrrara per attrarre l'attenzione su di sé[senza fonte].
Conduce su Rai 3 Linea rovente e poi su Rai 2 Il testimone. In seguito si trasferisce a Mediaset, dove conduce su Canale 5 Radio Londra (il programma passa poi su Italia 1), L'istruttoria e Il gatto, da cui, dopo lo scoppio dello scandalo politico-giudiziario Tangentopoli, esprime le sue posizioni critiche nei confronti delle inchieste della magistratura. Nel 1992 con la moglie Anselma Dell'Olio idea la trasmissione "Lezioni d'amore", incentrata sul sesso e ispirata al film Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini. Dopo alcune puntate il programma viene interrotto per le pressioni di alcuni deputati democristiani su Silvio Berlusconi.[3]
In occasione delle Elezioni europee del 1989 viene eletto europarlamentare del PSI.
Ministro del Governo Berlusconi I e nascita de "Il Foglio" [modifica]
Con l'ascesa di Silvio Berlusconi e di Forza Italia, Ferrara decide di lasciare, assieme a molti compagni di partito, un PSI ormai in disfacimento. Diviene Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi.
Nel gennaio del 1996 fonda il quotidiano Il Foglio (edito dall'omonima cooperativa editoriale, della quale fa parte Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi), di cui è ancora oggi direttore. Scherzando sul fatto che la proprietà del giornale è sempre attribuita all'allora moglie di Berlusconi, Ferrara una volta si definisce sarcasticamente un berlusconiano «tendenza Veronica», per andare contro «questo malvezzo sciocco usato per degradare il Foglio». Su questo giornale esprime posizioni definite neoconservatrici. È un sostenitore del centro-destra, e poi del secondo e terzo governo Berlusconi, anche se in maniera talvolta critica. Nello stesso giornale si batte a più riprese per la concessione della grazia ad Adriano Sofri.
Nel 1996, pur senza lasciare la direzione del Foglio, viene nominato per alcuni mesi direttore del settimanale Panorama.
Candidato per Forza Italia e la Casa delle Libertà alle elezioni politiche suppletive (per il seggio vacante del collegio elettorale del Mugello, in Toscana) per il Senato del 9 novembre 1997, viene sconfitto dall'ex-pm simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, candidato dell'Ulivo.
La conduzione di Otto e mezzo [modifica]
Con gli eventi dell'11 settembre 2001 le sue posizioni politiche e ideali hanno una svolta antilaicista e socialmente conservatrice: pur essendo dichiaratamente un non cattolico, inizia a sostenere la necessità del rafforzamento dei valori giudaico-cristiani come baluardo dell'Occidente di fronte al pericolo crescente dell'estremismo islamico. Viene definito da Eugenio Scalfari un "ateo devoto".
Oltre a dirigere Il Foglio, conduce su LA7 la trasmissione Otto e mezzo, di cui è anche autore, con una breve parentesi nel 2008, quando la sua candidatura alle elezioni politiche lo rese incompatibile con il ruolo di commentatore. Viene affiancato nella conduzione del programma prima da Gad Lerner, poi da Luca Sofri, in seguito da Barbara Palombelli, giornalista del Corriere della Sera, e quindi da Ritanna Armeni, giornalista di Liberazione. Nel 2005 è ancora affiancato da Lerner, che dopo poche puntate lascia per dedicarsi al suo programma L'infedele, sostituito nuovamente da Ritanna Armeni.
Nel 2005 pubblica una raccolta di saggi dal titolo: Non dubitare. Contro la religione laicista (Edizioni Solfanelli, Chieti).
Il 7 luglio 2006 viene condannato in primo grado per diffamazione ai danni dei giornalisti de l'Unità e al risarcimento di 135 mila euro. Nel corso di una trasmissione di Porta a Porta del 2003, in una discussione sulla giustizia disse: «No, no, non è un giornale libero. Credo che l'unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida!» [4][5].
Nel 2006 nell'elezione del Presidente della Repubblica italiana Giuliano Ferrara ottiene 8 voti al primo scrutinio, 9 voti al secondo, 10 voti al terzo e 7 voti al quarto e ultimo scrutinio, che elegge Giorgio Napolitano al Quirinale. Sull'elezione del nuovo Capo dello Stato si era schiera col Foglio per l'elezione di Massimo D'Alema, che lo ringrazia per l'impegno profuso[6].
La campagna per una moratoria sull'aborto [modifica]
A metà dicembre del 2007, il giorno successivo all'approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di una risoluzione non vincolante per una moratoria sulla pena di morte, durante la trasmissione Otto e mezzo Ferrara propone una moratoria universale sull'aborto, riaprendo di fatto il dibattito in Italia. Ferrara definisce l'aborto "lo scandalo supremo della nostra epoca"[7] e lo ritiene un omicidio. La sua posizione suscita forti perplessità[senza fonte] e viene sottolineato che tre partner del ventenne Ferrara ricorsero all'aborto[8].
Il quotidiano Il Foglio ospita numerosi interventi di privati cittadini, personalità pubbliche e associazioni della società civile a favore e contro l'aborto. Il 2 febbraio 2008 Ferrara annuncia al pubblico del Teatro Manzoni di Monza l'invio di una lettera all'ONU. Il testo integrale è pubblicato su Il Foglio del 18 febbraio.
Il ritorno in politica [modifica]
La moratoria proposta da Ferrara solleva un dibattito che tiene banco sui media e nella società civile. Il 12 febbraio il giornalista annuncia la fondazione di un partito politico, che definisce "di scopo", per portare il dibattito sulla vita in Parlamento e lascia la conduzione di Otto e mezzo. Chiama il partito 'Associazione difesa della vita. Aborto? No grazie. Ferrara manifesta l'intenzione di presentarsi alle Elezioni politiche 2008 come alleato del Popolo della Libertà, mantenendo però il simbolo della propria lista. La trattativa con Silvio Berlusconi si conclude senza un accordo.
Durante la campagna elettorale, è duramente contestato dai giovani dei centri sociali nei suoi comizi a Bologna[9], a Pesaro [10] e a Palermo [11].
La lista di Ferrara è presentata solo alla Camera e raccoglie 135.578 voti, pari allo 0,371% del totale [12], non superando la soglia di sbarramento e non conquistando nessun seggio. Di fronte a tale risultato Ferrara commenta: «Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio»[13].
Posizioni politiche [modifica]
Politica interna [modifica]
Figlio di un dirigente comunista, Ferrara è inizialmente sessantottino, quindi dirigente del PCI a Torino negli anni settanta. Negli anni ottanta abbandona il comunismo per diventare craxiano. Nel 1992, quando scoppia lo scandalo di Tangentopoli, si schiera vicino alle posizioni garantiste, criticando con forza l'operato dei magistrati. Da quel momento conduce un'ininterrotta battaglia contro le inchieste della magistratura che coinvolgono uomini politici e di dichiara favorevole ad una "soluzione politica" di Tangentopoli. Dal 1994 appoggia Silvio Berlusconi, prima come ministro e poi come giornalista.
Libertà individuali [modifica]
Ferrara prende posizione in tema di aborto già nel 1989, criticando dalle pagine del Corriere della Sera la deresponsabilizzazione del maschio che segue all'introduzione delle prime pillole abortive [14]. Negli anni seguenti, pur rimanendo un non credente, assume una posizione più vicina a quella della Chiesa cattolica in temi quali il sostegno della famiglia "tradizionale" e la difesa dei diritti del concepito. Si schiera a favore dell'astensione nei referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno 2005.
Radici cristane dell'Europa [modifica]
Ferrara condivide la posizione della Chiesa cattolica riguardo la difesa delle radici giudaico-cristiane dell'Europa, ma ne accentua la funzione di contrasto al fondamentalismo islamista.
Politica estera [modifica]
Ferrara appoggia dagli anni novanta tutti gli interventi militari degli Stati Uniti, a partire dalla Prima guerra del Golfo. All'inizio del 2003, in un editoriale del Foglio, appoggia le iniziative militari degli USA in Iraq intraprese dal presidente George W. Bush, che culminano con l'invasione nonostante il parere contrario del segretario dell'ONU Kofi Annan e l'opposizione degli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, voce quasi isolata tra gli appelli contrari alla guerra degli altri direttori dei maggiori quotidiani italiani.[senza fonte]
Ferrara e i neoconservatori statunitensi [modifica]
Il dibattito culturale sul Foglio spesso è finalizzato a far conoscere all'opinione pubblica italiana le posizioni dei neoconservatori statunitensi e Giuliano Ferrara è spesso citato come il principale esponente italiano di questo movimento[senza fonte]. Questa identificazione tra l'orientamento culturale del Foglio (e del suo direttore) e l'ideologia dei neoconservatori statunitensi è giustificata dal fatto che Ferrara è stato uno dei primi studiosi italiani del filosofo della politica Leo Strauss, noto negli Stati Uniti come ispiratore del movimento neoconservatore. Di interesse è anche la posizione assunta da Ferrara in difesa dei valori tradizionali del cristianesimo come elemento necessario di coesione sociale per la civiltà occidentale liberale e democratica. Queste posizioni lo fanno annoverare come principale esponente dell'ideologia politica cristianista.
Religione e "ateismo devoto" [modifica]
Ferrara è annoverato tra i cosiddetti atei devoti (termine coniato da Beniamino Andreatta per indicare gli atei che dimostrano vicinanza con le posizioni della Chiesa cattolica). Egli ha dichiarato di non essere cattolico, ma di essere filosoficamente su posizioni teiste e quindi di credere in un Dio personale.[15]
La polemica con Roberto Benigni [modifica]
Nel suo tour del 1996 Roberto Benigni inanella nei suoi monologhi una serie di battute su Giuliano Ferrara, che ne prendono di mira quasi tutte la mole. Ferrara risponde già nel 1997 su "Il Foglio" con una serie di stroncature del film La vita è bella, proseguite anche con i successivi film di Benigni.
Durante la 52ª edizione del Festival di Sanremo, nella cui serata finale è previsto uno sketch di Benigni, Ferrara polemizza ancora contro il comico, asserendo che nel caso in cui fosse salito sul palco, sarebbe stato in prima fila a "tirargli uova marce". Alla fine Ferrara si limita a lanciare uova sullo schermo del televisore del proprio salotto, di fronte ad una telecamera che lo riprende mentre assiste all'esibizione del comico toscano. Quando Benigni si accorge che Ferrara non è presente in sala, ironizzando ipotizza che fosse partito per Sanremo, ma che fosse tornato indietro dopo essersi mangiato le uova per strada.
Procedimenti legali [modifica]
Nell'ottobre 2003 lo scrittore Antonio Tabucchi invia al quotidiano francese Le Monde un articolo critico su Ferrara che, però, prima di essere pubblicato viene fatto pervenire allo stesso Ferrara da un redattore di Le Monde suo amico. Ferrara lo pubblica sul quotidiano Il Foglio, di cui era direttore, il giorno stesso (9 ottobre 2003) in cui sarebbe apparso sul quotidiano francese, che arriva in edicola alla sera, presentandolo con le parole "Applauditemi, sono riuscito a rubare un articolo a Le Monde". Da allora si trascina una vicenda legale in Francia, intentata da Tabucchi contro Ferrara per pubblicazione non autorizzata e violazione del diritto d'autore. Ferrara è condannato in primo grado e in appello, ma nel settembre 2008 la Corte di Cassazione francese annulla le due sentenze per mancanza di giurisdizione su fatti svoltisi in Italia[16].
Critiche [modifica]

Questa voce o sezione sull'argomento biografie è ritenuta non neutrale.
Motivo: L'episodio del turpiloquio di Luttazzi è enciclopedico relativamente alla carriera del medesimo, a quanto pare danneggiata a seguito dell'evento con sospensione del suo programma. Va pertanto rimosso in questa sede, almeno per quanto riguarda la citazione letterale del turpiloquio che, in questa sede, assume i connotati di ingiusto rilievo
Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
Ferrara ha sostenuto più volte di aver abbandonato l'ideologia comunista "in tempi non sospetti", cioè prima della caduta del Muro di Berlino. Marco Travaglio ha sostenuto che le sue posizioni politiche siano invece state dettate da convenienza[17].
Ferrara è stato spesso bersaglio della satira per le sue posizioni in politica estera ed in materia giudiziaria, a partire dal settimanale Cuore, fino agli spettacoli di Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti. In tutte le rappresentazioni satiriche, oltre a prendersi gioco della sua mole, lo si schernisce per aver cambiato appartenenza politica, suggerendo una logica di interessi quale motivazione principale del suo cambio di schieramento.
L'8 dicembre 2007 Giuliano Ferrara è stato citato in un monologo di Daniele Luttazzi durante la trasmissione Decameron in onda sull'emittente televisiva La7. Luttazzi ha detto che per sopportare la visione delle atrocità della guerra in Iraq (conflitto appoggiato anche da Ferrara, in risposta al terrorismo islamico) bisogna pensare "a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta".
La battuta era già stata usata nello spettacolo di Luttazzi del 2006 "Come uccidere causando inutili sofferenze", e successivamente nel libro omonimo[senza fonte]. A seguito dell'episodio televisivo, l'emittente ha sospeso il programma condotto dall'autore satirico[18]. La battuta, inoltre, è presa da un monologo di Bill Hicks, comico statunitense.[senza fonte]
Note [modifica]
^ Cfr. Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana, Rizzoli, Milano 2008, p. 215.
^ Giuliano Ferrara "spia" della Cia: l’azione disciplinare è ormai prescritta)
^ Ilfattoquotidiano.it - Ferrara, da Teleorgasmo all’oscurantismo (di Pino Corrias, Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2011, pag. 8)
^ L'Unità versus Ferrara. Condannato per diffamazione - notizia dell'Unità online del 7 luglio 2006 [1]
^ Diffamò l'Unità, Giuliano Ferrara condannato - articolo di Rachele Gonnelli sull'Unità del 8 luglio 2006 [2] [3]
^ Ferrara e D'Alema, articoli di Marco Travaglio nella rubrica Uliwood Party: Vestivamo alla marinara (7 maggio 2006 [4]), Soccorso rotto (13 maggio 2006 [5])
^ Caro Adriano, Abort macht frei
^ Rachel Donadio. (EN) The Atheist Urging Italy to Get Religion. The New York Times, 2008-04-08. URL consultato il 2008-06-17.
^ [6]
^ [7]
^ [8]
^ Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008 - Italia complesso. Ministero dell'Interno. URL consultato il 2008-04-15.
^ Maria Antonietta Calabrò. La sconfitta di Giuliano Ferrara: «Il mio grido di dolore accolto da un pernacchio». Il Corriere della Sera. URL consultato il 2008-04-15.
^ Giuliano Ferrara, "Maschio sempre più irresponsabile con la nuova "pillola" per abortire", Corriere della Sera, 5 novembre 1989
^ Né ateo né devoto
^ Pdf della sentenza della Corte di Cassazione francese, in lingua originale
^ Marco Travaglio sostiene che siano determinate di volta in volta dal seguire dove stanno il «potere ed il danaro», e che a partire dal 1992 Ferrara si schierò «con i ladri», «infatti il ladri guadagnavano molto più dei giudici.». Da La cozza ha sempre ragione nella rubrica Bananas. l'Unità, 3 dicembre 2006, [9] e Un uomo da palinsesto, articolo nella rubrica Uliwood Party. l'Unità, 27 gennaio 2006 [10] [11]
^ Offese a Ferrara: La7 sospende Luttazzi su Repubblica.it
Bibliografia [modifica]
Bibliografia di [modifica]
Radio Londra, Milano, Leonardo, 1989. ISBN 9788835500407
Ai comunisti. Lettere da un traditore, Bari, Laterza, 1991. ISBN 9788842037491
Non dubitare. Contro la religione laicista, Chieti, Solfanelli, 2005. ISBN 9788889756065
Bibliografia su [modifica]
Franco Corbelli, L'anti-Sgarbi. Diario di una rivolta ideale contro lo sgarbismo e la tv spazzatura di Giuliano Ferrara, Cosenza, Progetto 2000, 1991. ISBN 9788885937413
Marco Barbieri, Il grande fratello orco. La prima biografia non autorizzata di Giuliano Ferrara, Milano, Gruppo pubblicità Italia, 1997. ISBN 9788887136005
Pino Nicotri, L'arcitaliano Ferrara Giuliano, Milano, Kaos, 2004. ISBN 9788879531337
Luigi Castaldi, Giuliano Ferrara non è una muffa, Roma, Stampa Alternativa, 2005.
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Giuliano Ferrara
Wikiquote contiene citazioni di o su Giuliano Ferrara
Collegamenti esterni [modifica]
Biografia di Giuliano Ferrara.
Dettagliata autobiografia di Giuliano Ferrara scritta per Il Foglio.
Otto e Mezzo - Il sito della trasmissione condotta da Giuliano Ferrara dal marzo 2002 al febbraio 2008.
Gli editoriali di Ferrara per LA7.it.
Parliamo con l'Elefante - Trasmissione di Giuliano Ferrara in onda su Radio 24.


Predecessore:
Direttore de Il Foglio
Successore:

inesistente
1996-
in carica
Predecessore:
Direttore di Panorama
Successore:
[[Immagine:30x30px]]
Andrea Monti
1996 - 1997
Roberto Briglia
Andrea Monti
Roberto Briglia
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