Pietro Berti

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sabato 22 gennaio 2011

Caffarra, Unindustria, Commissario : tre atti unici dei nuovi disperati


Caffarra, Unindustria, Commissario : tre atti unici dei nuovi disperati
La telefonata al 113: "Uccideremo il cardinale". Le auto incendiate in via Serlio. La lettera anonima in Comune: "Farai la fine di Marco Biagi": tre episodi al momento slegati ma preoccupanti


Il Cardinale, la Confindustria, la Commissaria. Tre C, se fosse un giallo sarebbe uno scontato indizio, il classico filo rosso. Nella storia vera dei piccoli fuochi di Bologna gli indizi sono invece tanto sconclusionati quanto i fili sono miserabili. Parlare di clima non è giusto, non c'è nessun sapore collettivo in queste storie che si inseguono. Lo stridore è di solitudini, miserie che si sfiorano. Il brutto, forse il pericoloso è proprio in questo. Nella povertà, anche solo mentale, che telefona, scrive, manda fiamme a chi ritiene potente, responsabile, nemico. E potrebbe diffondere la sua rabbia. Minaccia, usa parole di morte che non sa e non sa governare. Sono roba da niente la telefonata contro monsignor Carlo Caffarra e la lettera ad Anna Maria Cancellieri, possono essere solite follie metropolitane le auto bruciate nel piazzale di Unindustria in via Serlio. Alla commissaria gli insulti sono stati scritti a mano, da decenni si incollano almeno le lettere dei giornali. La chiamata con le minacce al cardinale è stata fatta al 113 che, lo sa anche un bambino, registra tutte le telefonate. Per le fiamme contro gli industriali l'unica possibile rivendicazione è una scritta forse è più vecchia del miniattentato: "Lotta dura, No al ricatto" su un muro, con la N rovesciata, indicativa soprattutto del fatto che nella Bologna sconvolta dagli scarabocchi anche la polizia l'ha data su, non scheda nemmeno più (con data e luogo) le scritte sovversive.Nessun terrorista per quanto scalcinato si comporta così. Un disperato sì. Anche se la dottoressa Cancellieri è minacciata di "fare la fine" di Marco Biagi. Anche se la Confindustria può essere il simbolo dei padroni vincitori e amen se a Bologna tratta con la Fiom a differenza di Marchionne in Fiat. Anche se per il cardinale si parla di morte. Sì, si può ipotizzare pure la provocazione. Forse però è meglio andare oltre il linguaggio, il male è fatto di banalità, e capire se e quanto una disperazione diffusa sta incattivendosi sempre più. Di politico non c'è nulla in queste storie. Almeno come lo intendono i politici che nulla paiono capire, di Bologna e non solo. O è politico un impazzimento che si fa disperazione solitaria, insulto, minaccia? Cupo, senza disegno, legami. Chi vuole guidare Bologna dovrebbe meditare su questo. Dalle dichiarazioni a valanga non sono capaci invece di uscire dal tran tran dell'indignazione. A cercare sentimenti diversi sono solo donne. E' il "sintomo di una coesione sociale smarrita" di Maria Cristina Marri, Udc. E' il "doveroso interrogarsi seriamente" di Donata Lenzi e Sandra Zampa, Pd. E' l'"occorre continuare a lavorare perché la convivenza civile sia caratterizzata da giustizia, coesione, dialogo" di Beatrice Draghetti, presidente della Provincia. Parole, almeno un poco diverse.
estratto dal sito web http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/01/22/news/caffarra_unindustria_commissario_tre_atti_unici_dei_nuovi_disperati-11515871/

martedì 1 dicembre 2009

Caffarra attacca la Finanziaria regionale: «Equipara chi è sposato a chi non lo è»

Caffarra attacca la Finanziaria regionale: «Equipara chi è sposato a chi non lo è»
L'arcivescovo: «Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare ciò che è di Dio stesso»

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/1-dicembre-2009/caffarra-attacca-finanziaria-regionale-equipara-chi-sposato-chi-non-e-1602090055591.shtml

Il cardinale Carlo Caffarra all'attacco della norma, contenuta nella Finanziaria 2010 della Regione, che prevede l'accesso ai servizi sociali e sanitari senza distinguere tra chi è sposato e chi non lo è. Una norma che, per l'arcivescovo di Bologna, metterà sullo stesso piano famiglie e convivenze e, se approvata, rappresenterebbe «un attentato alle clausole fondamentali del patto di cittadinanza». E, se fosse introdotta, sarebbe una di quelle leggi «gravemente ingiuste, che non meritano di essere rispettate». Di qui l'appello del cardinale: «Onorevoli signori, vi chiedo di riflettere seriamente, prima di prendere una decisione che potrebbe a lungo termine risultare devastante per la nostra Regione. Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare ciò che è di Dio stesso». Sono le parole, ferme e durissime, che il cardinale Carlo Caffarra, presidente della Conferenza episcopale italiana dell’Emilia-Romagna, rivolge al governatore della Regione, Vasco Errani, ai suoi assessori e ai consiglieri dell’assemblea legislativa, in quello che chiama un «appello» affinché non si approvi «l’equiparazione alla famiglia di forme di convivenza di natura diversa». Ovvero i cosiddetti «Dico» dell’Emilia-Romagna inseriti in un articolo della Finanziaria 2010 che viale Aldo Moro si appresta a varare.

IL PROGETTO DI LEGGE - Caffarra ha letto il progetto di legge di iniziativa della giunta Errani che, dice, «pone sullo stesso piano singoli individui, famiglie e convivenze nell’accesso dei servizi pubblici locali». Ebbene, ricorda, «già l’Osservatorio giuridico-legislativo della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna ha espresso con pacate e convincenti argomentazioni giuridiche l’inaccettabilità di questa equiparazione». Caffarra non intende ripeterle, ma si appella agli amministratori, alla loro «coscienza di responsabili del bene comune su un altro piano». Il Cardinale ricorda la sua omelia del 4 ottobre, giorno di San Petronio, quando disse che «chi non riconosce la soggettività incomparabile del matrimonio e della famiglia ha già insidiato il patto di cittadinanza nelle sue clausole fondamentali. È ciò che fareste, se quel comma fosse approvato: un attentato alle clausole fondamentali del patto di cittadinanza».

LE REAZIONI - Il presidente della Regione, Vasco Errani, ha risposto a questo appello, definito «inedito» senza lasciare intendere che esistano spazi per una marcia indietro. Ha anzi chiesto un incontro a Caffarra «per chiarire personalmente le nostre intenzioni e posizioni». In pratica per cercare di convincerlo. O almeno per fargli capire ciò che Errani va ripetendo da settimane con incrollabile ostinazione: quelli che i suoi avversari hanno soprannominato «Dico all’emiliana» non sono una definizione della famiglia, ma una norma che allarga la platea di accesso ai servizi di welfare. Eliminando le discriminazioni fra chi è sposato e chi no. Se il Pdl regionale ha colto l’occasione dell’appello di Caffarra per ribadire il proprio no al provvedimento, attacchi contro «l’ingerenza» di Caffarra si sono levati da Rete Laica e Arcigay. Il Pd, pur ribadendo rispetto e attenzione per le parole del cardinale, è schierato a difesa di Errani: si tratta di una norma - ha detto il segretario regionale Stefano Bonaccini - «che rafforza il patto di cittadinanza che tiene unita una comunità».

L'appello di Caffarra: il testo integrale
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/1-dicembre-2009/appello-caffarra-testo-integrale-1602090586445.shtml

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