Pietro Berti

Pietro Berti

VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog

I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

Anchorage
Visualizzazione post con etichetta pirateria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pirateria. Mostra tutti i post

giovedì 14 aprile 2011

I pirati del mare hanno già battuto tutti i record

I pirati del mare hanno già battuto tutti i record 14 aprile 2011
Genova - La pirateria in mare ha raggiunto il suo massimo storico nei primi tre mesi del 2011, con 142 attacchi in tutto il mondo. Il dato, reso noto oggi, emerge dal Rapporto dell’International Maritime Bureau (Imb) della Camera di Commercio Internazionale (Icc) che monitora i casi di pirateria a livello mondiale. Il forte aumento è dovuto soprattutto all’ondata di pirateria al largo delle coste della Somalia, dove sono stati registrati ben 97 attacchi in questi primi tre mesi, con una crescita dal 35% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A livello mondiale, nel primo trimestre del 2011 sono state dirottate 18 navi, 344 membri dell’equipaggio sono stati presi in ostaggio, e sei sono stati rapiti. «Mai come in questi primi tre mesi sono stati registrati tanti episodi di pirateria e di rapine a mano armata in alto mare», ha affermato Pottengal Mukundan, direttore di Imb, il cui Piracy Reporting Centre monitora la pirateria a livello mondiale dal 1991. I pirati hanno ucciso sette membri dell’equipaggio e ferito altri 34. Solo due erano stati i feriti nel primo trimestre del 2006. Delle 18 navi sequestrate in tutto il mondo, 15 sono state catturate al largo della costa orientale della Somalia (Mar Arabico e Golfo di Aden). Solo in questa zona, 299 persone sono state prese in ostaggio e altre sei sono state rapite. L’ultimo conteggio, datato 31 marzo, ha mostrato che i pirati somali tengono prigionieri 596 membri di equipaggi mercantili e ben 28 navi.




Inserito il 14 aprile 2011 alle 20:25:00 da ferpel. IT - EsteriNon è dato sapere con precisione quanto sia stato pagato finora in riscatti dai Paesi interessati a ottenere il rilascio delle loro navi e dei loro equipaggi. Una sola cosa è certa un riscatto per il rilascio di navi e uomini è stato sempre pagato. Finora nessuna imbarcazione è stata mai rilasciata senza aver pagato. “Il numero di attacchi di pirati in alto mare è enormemente cresciuto nei primi tre mesi del 2011, così come la loro violenza”. Questo è quanto si legge nel rapporto presentato oggi dall’International Maritime Bureau, IMB, con sede a Kuala Lumpur che monitora il fenomeno al livello mondiale dal 1991. Nel primo trimestre di quest'anno, secondo l’IMB, si sono registrati 142 incidenti contro i 67 dello stesso periodo dell'anno scorso. Sette membri di equipaggi assaltati sono stati uccisi e altri 34 feriti. Ben 97 di questi attacchi sono attribuibili ai pirati somali che l'anno scorso nello stesso periodo ne avevano compiuti 35. I pirati si sono resi responsabili del sequestro di almeno 18 navi tra cui quello della petroliera italiana, Savina Caylin catturata lo scorso 8 febbraio. Da ciò si evince che gli attacchi pirati al largo della Somalia e nel Mar Rosso rappresentano oltre la metà degli incidenti segnalati nel rapporto. Inoltre il documento indica anche il numero dei marittimi, membri di equipaggi delle navi catturate in questo trimestre, che sono caduti nelle mani dei predoni del mare ed ora sono tenuti in ostaggio. Il loro numero si aggira oltre i 300. Si tratta di marinai di diversa nazionalità tra cui filippini, ucraini, pakistani, rumeni, indiani, egiziani, cinesi, cingalesi e anche alcuni europei. Tra essi i cinque marittimi italiani equipaggio della Savina Caylin, una coppia danese con i loro tre figli minori e tre altri marittimi danesi. L'IBM ha fatto anche un computo dei marinai in mano ai pirati somali che sarebbero 596 mentre le navi 28. A questi poi, vanno aggiunte altre navi catturate che non risultano o perchè mai denunciate o perchè erano ‘navi fantasma’ ossia non registrate. Di fatto sono almeno 53, comprese due chiatte, le navi che sono in mano ai pirati somali, mentre sono almeno 819 i marittimi ostaggi. Nel documento viene sottolineato anche un aumentato al ricorso all'uso di armi da fuoco, tra cui granate a razzo. Un ricorso che è stato particolarmente marcato nelle acque al largo della Somalia e nel Golfo di Aden. Il mare al largo della Somalia resta per questo motivo quello più pericoloso per la navigazione marittima lungo la rotta tra Europa e Asia. Lo scorso anno sempre l’IMB in un altro rapporto aveva invece, rivelato che gli attacchi erano diminuiti rispetto al 2009 collegando questo risultato come frutto di un maggiore impegno da parte delle varie marine militari impegnate in azione di anti pirateria marittima in quel mare. Nell’area infatti, operano, in veste anti pirateria marittima, le navi da guerra di almeno 25 nazioni. Mentre quelle di alcuni Paesi operano in forma indipendente. La gran parte di queste unità navali sono invece, raccolte in 3 missioni internazionale: il dispositivo anti pirateria creato dal Pentagono e gestito dalla V Flotta USA, Combined Task Force, Ctf-151, la missione dell’Alleanza Atlantica ‘Ocean Shield’ e la missione 'Atalanta' a guida Ue. L'intervento è iniziato nel 2008 e, continua tuttora. Nonostante la loro presenza però, gli episodi di pirateria marittima nel mare del Corno D’Africa e nell'Oceano Indiano continuano e con il passare degli anni sono diventati, anche se in maniera altalenante, sempre più frequenti. Un fenomeno che frutta per le casse dei pirati milioni di dollari in riscatti. La pirateria marittima è infatti, nato certamente all’inizio come un’occasionale modo di cercare di contrastare la pesca illegale nelle loro acque territoriali da parte dei pescatori somali. Poi come un modo, sempre occasionale, di cercare di procurarsi del cibo, visto che a poche centinaia di miglia dalle coste transitavano indifesi cargo carichi di aiuti umanitari del PAM. Il tutto poi, ha perso il suo indirizzo originario e, abilmente organizzato e orchestrato, è finito per diventare un favoloso e indefinito modo di lucrare. Non è dato sapere con precisione quanto sia stato pagato finora in riscatti dai Paesi interessati a ottenere il rilascio delle loro navi e dei loro equipaggi. Una sola cosa è certa un riscatto per il rilascio di navi e uomini è stato sempre pagato. Finora nessuna imbarcazione è stata mai rilasciata senza aver pagato. Tanto è vero che diverse navi e marittimi non vengono rilasciati dai pirati in quanto nessuno vuole pagare il riscatto richiesto dai predoni del mare che li hanno catturati. Un fatto questo che implicitamente sconfessa quanto invece, l'Italia, per bocca del suo ministro degli Esteri Franco Frattini, ha sempre affermato. La Farnesina ha affermato che per il rilascio del rimorchiatore italiano, Buccaneer e del suo equipaggio, catturati nel 2009, non è stato pagato alcun riscatto. Una negazione che continua ostinatamente anche se gli stessi autori dell'atto di pirateria marittima hanno dichiarato di aver ricevuto 4 milioni di dollari dal governo italiano. Inoltre, tutti i successivi episodi legati al fenomeno della pirateria avvenuti al largo della Somalia portano a credere più ai predoni del mare somali che al capo della diplomazia italiana. L’Italia ha giustificato il rilascio degli ostaggi sulla base di una presunta collaborazione di mediatori, inventatisi tali al momento, e a quella del governo somalo di Mogadiscio. Quest'ultimo avrebbe convinto i pirati a rilasciare gli ostaggi. Una convincimento che non sarebbe scaturito dal pagamento di un riscatto ne con la forza. Quest'ultima ipotesi è molto meno probabile delle altre. Questo perchè il governo somalo vive con precarietà la sua esistenza. Esso sopravvive a stento, giorno dopo giorno, agli attacchi dei miliziani islamici filo al Qaeda degli 'al Shabaab' che ormai controllano il 90 per cento del territorio nazionale strappato a quello delle autorità di Mogadiscio. Un governo quindi, in agonia che ha poco peso in casa sua figuriamoci in casa degli altri. Infatti è a tutti noto che il fenomeno della pirateria marittima sta ‘esplodendo’ soprattutto a causa dell'inasprirsi di alcuni conflitti regionali, come quello in Somalia. Conflitti che spingono le popolazioni locali a compiere azioni criminali per sopravvivere e la cui impunità è garantita dal fatto che il governo di Mogadiscio è incapace di controllare le sue acque territoriali. Tanto è vero che le navi catturate sono quasi sempre poi tenute alla fonda lungo i porti situati nei 345 km della costa somala del Puntland. In questa regione i pirati somali hanno costituito le loro roccaforti trasformando di fatto quella costa in una sorta di moderna Tortuga. I predoni del mare una volta catturata la nave vi vivono a bordo insieme agli uomini del suo equipaggio. Una promiscuità forzata che conduce anche a situazioni esasperanti dal momento che i somali sono molto dediti a consumare grandi quantità di droghe e a bere molto con le relative conseguenze. La drammaticità del sequestro viene vissuta intensamente dai marittimi membri dell'equipaggio delle navi mercantili che sono stati catturati. La loro prigionia è di fatto un vero inferno. Ferdinando Pelliccia estratto da: http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=6098

martedì 8 febbraio 2011

Attacco pirata, gli armatori: ''L'equipaggio sta bene, nessuna richiesta di riscatto''


La bandiera dei pirati

L'imbarcazione stazza 105mila tonnellate ed è lunga 266 metri
Attacco pirata, gli armatori: ''L'equipaggio sta bene, nessuna richiesta di riscatto''

ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 19:23
Roma - (Adnkronos/Ign) - La petroliera italiana Savina Caylin, di proprietà dei Fratelli D'Amato, è stata assaltata nell'Oceano Indiano. Confermata dalla Farnesina la presenza di 5 italiani a bordo. Frattini: ''Serve più collaborazione internazionale''.



Roma, 8 feb. (Adnkronos/ign) - Abbordata e catturata da un gruppo di pirati la petroliera italiana Savina Caylin. L'attacco, a quanto si apprende dallo Stato Maggiore della Marina Militare, è avvenuto nell'Oceano Indiano alle 6:57 (ora italiana) da parte di un barchino con a bordo 5 uomini. Contro la petroliera sono stati esplosi colpi di razzi Rpg e di armi leggere.

La nave ha tentato di sfuggire forzando al massimo i motori e lanciando getti d'acqua ma alle 7:27 i pirati sono riusciti a salire a bordo e ad assumere il controllo dell'unità. Non si ha notizia di feriti.
La Farnesina conferma che tra i 22 membri dell'equipaggio, di cui 17 indiani, vi sono cinque italiani. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dichiarato che la Farnesina "segue l'evolversi della situazione" e ha riferito di aver chiesto all'Unità di crisi di attivare tutti i canali disponibili per assicurare la tutela dei cinque italiani a bordo (tra i quali il Comandante) e dell'equipaggio. "E' la conferma ulteriore - ha aggiunto - che a distanze così grandi dalle coste ci può essere un atto di pirateria. Questo conferma la necessità di una ancora più forte collaborazione internazionale anti-pirateria".
L'assalto dei pirati, il secondo dall'inizio dell'anno nei confronti di un'imbarcazione italiana (l'11 gennaio la nave cisterna italiana Dominia era stata catturata dai pirati al largo delle coste nigeriane) ha scatenato la reazione degli armatori: il presidente di Confitarma ha infatti chiesto il via libera del governo all'impiego di militari della Marina a bordo delle navi italiane in navigazione al largo della Somalia e nell'Oceano Indiano per proteggerle dalla minaccia dei pirati.
''Chiediamo al governo - ha detto all'ADNKRONOS il presidente di Confitarma Paolo D'Amico - di fare partire il progetto, elaborato dalla Marina Militare con il nostro contributo, per l'impiego di militari a bordo delle navi. Bisogna prendere una decisione; del progetto si parla da 5-6 mesi''. Anche perché, ha sottolineato, "i pirati sanno che le navi di determinati Paesi, come la Spagna o l'Olanda, sono protette e concentrano i loro attacchi su quelle indifese".
Rassicurazioni sulle condizioni dell'equipaggio sono intanto arrivate dal comandante Pio Schiano, direttore della 'Fratelli D'Amato', società partenopea proprietaria della petroliera. "L'equipaggio sta bene" ha detto Schiano in un'intervista al Tgr Campania. Poi ha precisato di aver parlato al telefono con uno dei presunti pirati. "Al momento ci risulta che i pirati, che dovrebbero essere cinque, siano a bordo - ha spiegato - abbiamo avuto un contatto telefonico con la nave, ho parlato con una persona a bordo che non si è qualificata e che presumo fosse uno dei pirati".
Il direttore della Fratelli 'D'Amato' ha precisato che "nessuna richiesta di riscatto è pervenuta", sottolineando anche che "la nave è dotata di provviste a sufficienza per almeno un mese". Quanto alla provenienza del personale dell'equipaggio, Schiano ha detto che dei cinque italiani, tre sono campani, uno laziale e uno triestino.
La fregata Zeffiro, impegnata nell'area nell'Operazione Atalanta contro la pirateria, si sta dirigendo sul posto ma il suo arrivo difficilmente potrà concretizzarsi in meno di un giorno, dato che al momento dell'allarme si trovava a 580 miglia nautiche dalla petroliera Savina Caylin, lunga 266 metri e varata nel 2008, ha una stazza pari a 105mila tonnellate.

Petroliera attaccata dai pirati, i precedenti


Petroliera attaccata dai pirati, i precedenti

ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 12:19
Roma - (Adnkronos) - Con l'assalto alla petroliera italiana Savina Caylin, catturata in alto mare nell'Oceano Indiano, riprendono gli attacchi

Roma, 8 feb. (Adnkronos) - Con l'assalto alla petroliera italiana Savina Caylin, abbordata e presa da un gruppo di pirati in alto mare nell'Oceano Indiano, riprendono gli episodi di attacchi in mare ai danni di imbarcazioni.

L'11 gennaio la nave cisterna Dominia, battente bandiera italiana, è stata catturata dai pirati al largo delle coste nigeriane. Gli aggressori, dopo aver rubato gli effetti personali dell'equipaggio e rapinato la cassa della nave, l'hanno abbandonata dopo aver costretto tre uomini dell'equipaggio, di nazionalità filippina, ad accompagnarli a terra con una delle imbarcazioni di salvataggio.
Il 27 dicembre scorso la motonave italiana 'Valle di Cordoba' è stata liberata dagli stessi pirati che in 18, armati di kalashnikov, l'avevano catturata e sequestrata il 24 dicembre al largo di Lagos, nelle acque davanti alla Nigeria. A mezzogiorno, la motonave era in navigazione, a circa 60 miglia dalla costa di Lagos. Il comandante della imbarcazione dichiara di aver subito il furto di 5.000 tonnellate di benzina, oggetti d'oro e piccole somme di denaro. Sequestrata parte dell'equipaggio, la nave è stata portata a circa 40 miglia al largo di Lagos, dove i pirati hanno organizzato il trasferimento su una bettolina della benzina. Nessun danno hanno subito gli uomini dell'equipaggio.
Il 14 dicembre, un mercantile italiano, il 'Michele Bottiglieri', è stato attaccato dai pirati mentre si trova in navigazione nel Golfo di Oman. Contro la nave è stato esploso anche un colpo d'arma da fuoco che ha danneggiato un'antenna satellitare. Per sfuggire all'attacco la nave ha messo in atto una serie di manovre 'evasive', procedendo a zig zag e riuscendo così a distanziare gli assalitori.
Il 2 agosto il cargo con bandiera panamense 'Suez' che trasporta un carico di cemento è stato sequestrato da pirati somali nel Golfo di Aden. Il 5 luglio nel sud del Mar Rosso è stata assaltata una nave greca con a bordo 18 membri di equipaggio. Il 28 giugno è toccato al mercantile di Singapore Golden Blessing, con 19 marinai cinesi a bordo. Il 2 giugno pirati somali hanno attaccato e sequestrano un cargo battente bandiera panamense. Il 5 maggio una petroliera battente bandiera liberiana con equipaggio russo è stata attaccata da pirati a circa 800 chilometri a est delle coste della Somalia.
Il 27 aprile, con un voto unanime, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto a tutti gli Stati del mondo di "criminalizzare la pirateria ", adottando apposite leggi negli ordinamenti nazionali per poter perseguire legalmente i pirati catturati a largo delle coste somale.
Il 21 aprile è stata la volta di un mercantile liberiano battente bandiera panamense, con a bordo un equipaggio di 21 filippini. Il 20 aprile tre pescherecci thailandesi sono stati sequestrati dai pirati al largo delle coste della Somalia. Il 3 aprile una nave di Taiwan con almeno 14 uomini di equipaggio è stata attaccata dai pirati somali al largo delle coste del Corno d'Africa. Il 2 aprile raffiche di mitra e colpi di bazooka contro una nave italiana in navigazione nel golfo di Aden. La Italgarland, portacontainer da 46mila tonnellate di proprietà della compagnia Italia Marittima di Trieste, è riuscita però a sfuggire ai pirati, grazie all'abilità del comandante.
Il 30 marzo colpo grosso dei pirati: sono addirittura otto le navi indiane sequestrate con 120 membri di equipaggio. Il 29 marzo è stata assaltata una nave battente bandiera panamense con 24 uomini di equipaggio. Il 23 marzo ad essere sequestrata, armi in mano, è una nave turca con 22 uomini di equipaggio. Il 4 marzo nuova vittoria contro i pirati, nelle acque dell'Oceano Indiano: la scorta armata a bordo della nave spagnola Albacan ha risposto al fuoco e mettendo in fuga l'imbarcazione dei somali. Il 3 marzo è toccato ad una nave saudita con a bordo 14 membri di equipaggio.
Il 3 febbraio a cadere nella rete criminale dei pirati è un mercantile battente bandiera nordcoreana. Il 28 gennaio i pirati somali sequestrano una nave cambogiana al largo di Berbera, il principale porto del Somaliland, Stato dell'Africa orientale. Il 16 gennaio l'equipaggio della fregata turca Goekova, sempre nel Golfo di Aden, cattura sei pirati somali che avevano attaccato un'imbarcazione indiana. Il 2 gennaio è la volta di un cargo battente bandiera britannica con 25 membri di equipaggio. Il 1 gennaio una nave cisterna con a bordo sostanze chimiche viene sequestrata dai pirati somali nel Golfo di Aden

giovedì 25 novembre 2010

Da Cesare ai giorni nostri: i Pirati

Da Cesare ai giorni nostri: i Pirati
Studiai a scuola nei libri di storia che Cesare interruppe varie campagne perché la pirateria era diventata un problema grossissimo per Roma e fu costretto ad occuparsene a lungo per debellarla. Ebbene, nel 2010 il mondo sta continuando a combattere contro i pirati in particolare somali facendo ragionare sul fatto che tanti problemi di un tempo non solo non sono stati risolti ma sono rimasti e si sono rafforzati e costituiscono una grave minaccia per le flotte commerciali in transito in quelle zone. La NATO ha organizzato una vera e propria task force che ha l’ordine di distruggere i villaggi dei pirati, di monitorare costantemente le zone a rischio, di affondare le loro imbarcazioni, di intervenire militarmente qualora una nave mercantile venga abbordata. I video pubblicati ne sono una piccola dovuta testimonianza a fronte dell’esistenza di una guerra feroce causata da una piaga tutt’ora esistente. Non solo, ma c’è una nazione la cui economia si basa sui rapimenti a scopo di estorsione e sugli abbordaggi delle navi e dei loro carichi che vengono restituiti solo dietro pagamento di grossi riscatti. Il denaro è in parte utilizzato per finanziare Al Qaeda.


venerdì 8 maggio 2009

REPORTER CANADESE SEQUESTRATA CON UN COLLEGA AUSTRALIANO DA 259 GIORNI IN SOMALIA


REPORTER CANADESE SEQUESTRATA CON UN COLLEGA AUSTRALIANO DA 259 GIORNI IN SOMALIA


Si tratta della ventottenne Amanda Lindhout, rapita il 23 agosto 2008 assieme al collega australiano Nigel Brennan. Il fatto si è verificato sulla strada che unisce Mogadiscio ad Afgoi da un commando di banditi. L’intento dei due reporter era quello di visitare un campo profughi dove vivono migliaia di persone in fuga da una violentissima guerra che dura ormai da oltre 18 anni. Da quel giorno si son perse le loro tracce. Alcuni siti somali raccontano notizie raccapriccianti su quanto sia avvenuto alla giornalista canadese e sinceramente ci auguriamo che quanto riportato sia solo frutto di fantasia e serva a far tenere accesa l’attenzione su questa drammatica vicenda. Si parla di violenze sessuali subìte quotidianamente a turno ad opera dei suoi rapitori e che sarebbe incinta di uno di questi. Mentre Nigel si sarebbe dovuto convertire all’Islam e sarebbe stato costretto a sposare due donne somale. Tutte queste informazioni però contrastano con fonti più recenti da Nairobi che dicono, al contrario, che i due prigionieri stanno bene, compatibilmente con la lunga detenzione a cui sono sottoposti. L’ambasciata canadese a Nairobi ha messo ha offerto ai banditi 250 mila dollari in cambio della liberazione dei due prigionieri. I rapitori hanno considerato la cifra esigua e hanno fatto sapere che per liberarli vogliono 2 milioni e mezzo di dollari americani. Tutto ciò premesso, partendo dal presupposto che porgiamo la nostra più profonda solidarietà ad Amanda e al suo collega australiano, riteniamo, però, altrettanto, sbagliato il cedere alle richieste di bande di delinquenti assassini che hanno come fonte primaria di sostentamento quella del rapimento a scopo di estorsione degli occidentali per poi restituirli dopo essersi fatti pagare riscatti milionari. Da sottolineare che la stessa tecnica viene adottata dai loro degni compari (sicuramente in contatto tra loro) che praticano la pirateria proprio nelle zone limitrofe. Al di là di come uno la possa pensare, ritengo che un paese civile non possa in alcun modo far mettere il proprio Governo in ginocchio al punto da dover foraggiare questi delinquenti in caso di rapimento di propri connazionali. Ritengo, invece, che sia legittimo che una volta per tutte ed in maniera definitiva il problema della pirateria ed il problema dei rapimenti in quelle zone debba essere risolto fermamente con l’utilizzo della forza in maniera congiunta da tutte le nazioni che si son trovate loro malgrado coinvolte a cominciare dalla Francia, dall’Italia, dagli USA, dalla Turchia, dalla Spagna, da Panama, etc. . ritengo che un pattugliamento costante delle zone maritme limitrofe con navi da guerra che scortino i mercantili, le navi passeggeri e le petroliere sia da attuare immediatamente ed allo stesso modo in caso di rapimenti si debbano utilizzare le forze speciali di cui ogni nazione è dotata per liberare gli ostaggi ed eliminare le bande dei rapitori. In questo modo, queste due attività che, purtroppo, stanno prendendo sempre più piede andrebbero via via scemando. Al contrario, non agendo si incentiverebbe sia l’una sia l’altra attività, arricchendo banditi in contatto con gruppi terroristici che utilizzerebbero questi soldi per finanziare l’integralismo islamico antioccidentale. E’ il momento che l’Occidente faccia sentire la sua voce e che sia una voce forte e chiara e soprattutto all’unisono, in modo che questi delinquenti capiscano che d’ora in poi tutti i tentativi di arrembaggio alle navi e di rapimento ai civili qualsiasi mestiere essi facciano non farebbe altro che scatenare l’Occidente ad agire massicciamente via mare e via terra nei loro confronti fino al loro annientamento. Con questa gentaglia non si tratta. E Amanda e il suo collega devono essere liberati al più presto senza il pagamento di un riscatto ma con un’azione militare ben orchestrata . Israele docet. Pietro Berti

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

Post più popolari

Elementi condivisi di PIETRO

Rachel

Rachel

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

GALWAY - IRLANDA

GALWAY - IRLANDA

PUNTA ARENAS

PUNTA ARENAS

VULCANO OSORNO

VULCANO OSORNO

Fairbanks

Fairbanks

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

DESERTO DI ATACAMA

DESERTO DI ATACAMA

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Port Soderick

Port Soderick

TRAMONTO SU GERUSALEMME

TRAMONTO SU GERUSALEMME

Masada, l'inespugnabile

Masada, l'inespugnabile

KATYN

KATYN

I GUERRIERI DELLA NOTTE

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

THE WOLFMAN

THE WOLFMAN

Sistema Solare

Sistema Solare

TOMBSTONE

TOMBSTONE

coco

coco

PLAYLIST MUSICALE I^

Rebecca Hall

Rebecca Hall