Roma, 14-04-2011 Un fiume di sangue scorre attraverso la Libia: Muammar Gheddafi lo aveva promesso, e cosi' e'. A Misurata, citta' "martire", la "Sarajevo libica", sono finiti sotto le bombe anche i bambini, quelli ricoverati in un ospedale pediatrico. Piccoli inermi, vittime innocenti e inconsapevoli di un conflitto che procede spedito verso una escalation che preoccupa sempre di piu' le Nazioni Unite e il suo segretario generale Ban Ki-moon. E l'Italia e' ancora in prima fila per impedire che il massacro a Misurata continui: il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito anche oggi quanto sia urgente aiutare la citta', dove "250 civili, tra cui 20 bambini, sono stati uccisi in due settimane" - 23 solo oggi dai missili Grad - e dove oltre 20.000 sfollati "muovono verso il centro" e "6.000 stranieri sono in attesa di evacuazione".Frattini denuncia poi che i soldati del rais minano le zone intorno alla citta' martire, creando una "situazione terribile", soprattutto, ancora una volta, per i bambini "che vanno a metterci le mani". La situazione e' grave, tanto da spingere Ban Ki-moon, significativamente lanciato nel corso di un vertice tra Lega araba, Ue e Unione africana, a esprimere nuovamente "grave preoccupazione per l'escalation della violenza e per le violazioni dei diritti umani". A Misurata, tutta la periferia e' nelle mani di Gheddafi, che - spiegano fonti dei ribelli - con le sue truppe si e' fatto largo verso il centro e controlla le due arterie principali, Tripoli e Bengasi street. I militari ribelli stimano di controllare meno del 40% della citta', mentre il porto finora nelle loro mani, e che rappresenta l'unica via d'uscita da Misurata, e' stato chiuso oggi dopo i pesanti bombardamenti da parte delle forze governative. I guerriglieri di "Libia libera" attaccano i nemici con assalti mirati, rapidi, poi si ritirano lungo le strette stradine costellate di macerie. Barricate di fortuna, in gran parte tubi d'acciaio messi per traverso e blocchi di cemento armato, spuntano in tutte le strade. Nessuno puo' uscire, se non consegnandosi ai miliziani della Jamariyah islamica. "La sua tattica e' quella di terrorizzare la popolazione. Quello che lui non controlla non lo deve controllare nessun altro - continuano le fonti -. E' come per gli impianti, o il petrolio va a Tripoli o non va da nessuna parte". Circa 400 soldati addestrati si confrontano con un migliaio di fedelissimi del rais. L'artiglieria spara a casaccio, e la gran parte delle famiglie ammassate nei due chilometri di "area sicura" davanti al porto. Gli insorti chiedono piu' raid Nato. Da Bengasi, ammettono i ribelli, "ogni giorno partono piccole imbarcazioni che trasportano medicinali, armi, equipaggiamento. Alle volte partono anche dei piccoli gruppi di guerriglieri, che danno il cambio agli altri". Per evitare i controlli Nato, i soldati di Bengasi sono costretti a fare come i contrabbandieri, sfrecciare sul mare vicino alla costa, usando imbarcazioni piccole, poco individuabili ma altrettanto di fortuna. Domani la grande manifestazione dell'opposizione colorera' la "capitale dei ribelli": sono attesi cortei in tutto il Paese. Forse anche a Tripoli, dove oggi Gheddafi e' sfilato in pompa magna a bordo di un suv. Nel quartiere di Fashaloum la tensione e' gia' alta, con voci che si rincorrono su un "bagno di sangue", con le forze di sicurezza che avrebbero sparato sulla folla. I ribelli sognano una nuova avanzata, si organizzano, rafforzano le difese. E sognano, questa notte, che l'insurrezione scoppi nella capitale del rais.
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
VIAGGIA CON RYANAIR
JE ME SOUVIENS
VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/
Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog
I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
Anchorage
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
giovedì 14 aprile 2011
Gheddafi bombarda Misurata, decine di civili uccisi
Tra le vittime molti bambini Gheddafi bombarda Misurata, decine di civili uccisi
Etichette:
Gheddafi,
guerra in Libia,
Libia,
Misurata,
ribelli
martedì 5 aprile 2011
Israele News
04/04/2011 da israele.net SE FALLISCE LA DETERRENZA CON HAMAS E JIHAD ISLAMICA Grazie a Goldstone & Co., i terroristi di Gaza si ritengono ormai al sicuro da un intervento israeliano Di Moshe Arenshttp://www.israele.net/articolo,3105.htm GOLDSTONE SCONFESSA IL SUO STESSO RAPPORTO ANTI-ISRAELIANO Hamas, non Israele, mira ai civili e si rifiuta di indagare sui propri misfatti. Ma il danno ormai è fatto http://www.israele.net/articolo,3104.htm LA MINACCIA DI ASSAD’’Chi chiede riforme è un nemico’’ (e Assad padre ha già mostrato come si trattano i nemici)Di David Horovitz http://www.israele.net/articolo,3102.htm LA TRISTE SORTE DEI MUSULMANI MODERATI In particolarmente di quelli che osano propugnare la coesistenza con Israele Di Elliot Jager http://www.israele.net/articolo,3101.htm Se ne discute in Israele: recenti commenti sulla stampa israeliana ASSAD COME GHEDDAFI: CAPI TRIBALI PRONTI A MASSACRARE LA LORO GENTE Per decenni hanno spacciato alle masse l’oppio dell’odio per Israele http://www.israele.net/articolo,3100.htm SE SI FOSSE DETTA LA VERITÀ SULLA SIRIA Oltre al ferreo controllo interno, Damasco era riuscita anche a godere di buona stampa all’estero Editoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3098.htm L’INTERVENTO IN LIBIA POTREBBE RISOLVERSI IN UN BOOMERANG Se oggi Gheddafi si rammarica d’aver abbandonato il nucleare, altri non vorranno ripetere il suo errore Di Yehezkel Dror http://www.israele.net/articolo,3097.htm Grazie per l’attenzione La Redazione di www.israele.net Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente Grazie per la vostra comprensione.
Etichette:
Assad,
Bashar Assad,
capi tribali,
Gaza,
Gheddafi,
Hamas,
Israele,
jihad,
Libia,
RAPPORTO GOLDSTONE,
Siria
lunedì 4 aprile 2011
L'Italia riconosce i ribelli e invia nave ospedale in Libia
L'Italia riconosce i ribelli e invia nave ospedale in Libia Frattini non ha escluso la fornitura armi agli insorti. L'opposizione: Inaccettabile la successione a uno dei figli del rais
Roma, 4 apr. (TMNews) - L'Italia ha riconosciuto il Consiglio nazionale di Transizione (Cnt) dei ribelli libici come unico interlocutore legittimo in Libia, e ha aperto per la prima volta alla possibilità di fornire armi ai ribelli. Contemporaneamente, Gheddafi ha continuato a cercare una via d'uscita diplomatica, inviando ad Ankara un suo emissario, ma i ribelli hanno rifiutato qualsiasi soluzione che mantenga al potere un membro della famiglia del rais. Sul terreno, continuano i bombardamenti a Misurata, terza città del Paese, dove molti negozi non sono riusciti ad aprire la loro attività per le minacce dei cecchini."L'Italia - ha annunciato il ministro degli Esteri Frattini al termine di un colloquio con il responsabile esteri dell'amministrazione provvisoria di Bengasi, Ali al Isawi - riconosce il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico". La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ha aggiunto Frattini, "non impedisce" di fornire armi ai ribelli, ha detto, una possibilità confermata da al Isawi. Il titolare della Farnesina ha manifestato la volontà del governo di "organizzare dei voli nella regione per il trasporto dei feriti più gravi negli ospedali italiani". L'Italia, ha aggiunto Frattini, provvederà anche ad allestire "una nave ospedale nel porto di Misurata".Da Londra il ministro degli Esteri britannico William Hague ha annunciato che la prossima settimana a Doha si svolgerà una nuova riunione del gruppo di contatto. Un portavoce del primo ministro, David Cameron, ha fatto sapere che Downing Street non cerca alcuna "exit strategy" per il leader libico. Intanto un emissario di Tripoli, il viceministro degli Esteri Abdelati Obeidi, è arrivato ad Ankara per chiedere "l'aiuto della Turchia" per arrivare a un cessate il fuoco con i ribelli.Ad Ankara è arrivato anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per discutere con i responsabili turchi della missione della Nato in Libia, cui la Turchia partecipa con una forza navale.Il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi ha comunque escluso l'opzione della successione al potere in Libia da parte di uno dei figli di Gheddafi. "E' impossibile, inaccettabile" ha dichiarato il responsabile esteri dell'amministrazione provvisoria libica, Ali Al Isawi in una conferenza stampa a Roma con il ministro degli Esteri Franco Frattini.A Misurata la guerriglia oggi ha chiesto nuovamente l'appoggio della coalizione internazionale per venire a capo dell'artiglieria pesante delle forze del colonnello Muammar Gheddafi, che stanno bombardando la città da molti giorni. "Le forze di Gheddafi non smettono di bombardare ciecamente la città e continuano a cadere vittime. Gli aerei della Nato, la cui missione è proteggere i civili, non sorvolano neppure la regione", ha indicato un portavoce dei ribelli sotto copertura di anonimato Ape .
sabato 19 marzo 2011
Operazione "Odissea dell'alba"
E' partita l'operazione "Odissea dell'alba" per distruggere la contraerea libica. Partecipano Usa, Francia, Gran Bretagna e Italia. Il vertice a Parigi Europa-Lega Araba ha dato il via libera all'attacco. Per primi partono aerei francesi verso Bengasi. Bombardamento con missili Cruise su Tripoli lanciati da 25 fra navi da guerra e sottomarini dislocati nel Mediterraneo. Colpiti 20 obiettivi strategici secondo il Pentagono. Movimenti aerei nelle basi italiane. Tv di stato Libia, colpiti obiettivi civili. Gheddafi minaccia attacco a obiettivi civili e militari nel Mediterraneo. Su Livestream un canale dei ribelli racconta in diretta l'assalto a Bengasi
Le basi italiane coinvolte
Sarkozy annuncia l'attacco
L'assedio di Misurata
Attacco a Bengasi
Cronaca da Bengasi
Rafale, aereo francese multiruolo
Le reazioni internazionali al vertice di Parigi
La Russa sulle basi militari: non facciamo gli affittacamere
Obama e il ruolo di 'spalla' degli Usa
Scudi umani in Libia attorno al bunker del Rais
Libia, parte l'attacco.
Al via l'attacco contro Gheddafi
Basi e aerei, così l'Italia pronta all'attacco
Super-Sarkozy lancia l'attacco, decollano i Rafale
libia
La guerra a Bengasi
Le basi italiane coinvolte
Sarkozy annuncia l'attacco
L'assedio di Misurata
Attacco a Bengasi
Cronaca da Bengasi
Rafale, aereo francese multiruolo
Le reazioni internazionali al vertice di Parigi
La Russa sulle basi militari: non facciamo gli affittacamere
Obama e il ruolo di 'spalla' degli Usa
Scudi umani in Libia attorno al bunker del Rais
Libia, parte l'attacco.
Al via l'attacco contro Gheddafi
Basi e aerei, così l'Italia pronta all'attacco
Super-Sarkozy lancia l'attacco, decollano i Rafale
libia
La guerra a Bengasi
giovedì 17 marzo 2011
"Pronti a bombardare Gheddafi"
LA MOSSA DELLA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE
"Pronti a bombardare Gheddafi"Via libera Onu ai raid sulla Libia
"Pronti a bombardare Gheddafi"Via libera Onu ai raid sulla Libia
Sì alla risoluzione dell'Onu in difesa dei civili: "No fly zone".Il raiss offre il cessate il fuoco.E a Bengasi i ribelli festeggiano
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che impone una no fly zone sui cieli della Libia e prevede «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», tranne un’ invasione di terra. Conto alla rovescia per il blitzLo stop agli aerei di Gheddafi, secondo la Francia, potrebbe essere messo in atto nel giro di poche ore, forse già nelle prossime ore. La Bbc ha riferito che non è escluso «entro oggi, venerdì» un intervento dell’aviazione britannica. Il testo è stato approvato con il voto favorevole di dieci Paesi: Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano. Si sono astenute Russia, Cina, entrambe con diritto di veto, oltre a Germania, Brasile e India. Il via libera dei Paesi arabiÈ stato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, a presentare in Consiglio la risoluzione che impone la no fly zone. In funzione del documento approvato, il via libera alla zona di non sorvolo sulla Libia potrebbe scattare già nella notte. La Francia ha reso noto al Palazzo di Vetro che «diversi Paesi arabi parteciperanno alla no fly zone». Secondo indiscrezioni, la partecipazione araba alla no fly zone potrebbe arrivare da Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Giordania. Il testo, appoggiato anche dalle delegazioni di Londra, Washington e Beirut (a nome della Lega Araba), ha ottenuto un voto in più dei nove previsti prima della riunione del Consiglio. Ha votato a favore anche il Portogallo, mentre la Germania è stata l’unico dei Paesi europei votanti ad astenersi.A Bengasi la folla nelle strade festeggia il sì dell'OnuNel momento stesso in cui la risoluzione è stata approvata, migliaia di persone hanno festeggiato in piazza a Bengasi, davanti alla sede del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il governo degli insorti, nonostante pochi minuti prima fossero state udite tre forti esplosioni e fosse subito entrata in azione la contraerea dei ribelli. Il nuovo testo esclude la possibilità di avere in Libia una «forza occupante», ma contemplare l’uso di «tutte le misure necessarie» per la protezione dei civili. Compreso un intervento militare aereo. Queste misure prevedono in maniera esplicita l’istituzione della no fly zone, ma secondo alcuni diplomatici del Palazzo di Vetro potrebbero aprire la strada anche ad altre operazioni terrestri. «È questione di giorni, se non di ore», aveva detto il ministro francese Juppè, chiedendo il voto favorevole del Consiglio. «Dobbiamo agire subito per fermare Gheddafi, sperando che non sia già troppo tardi». Nella città degli insorti corsa contro il tempo per evitare il bagno di sanguePer effetto della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche come la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Inoltre tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia sono da ora vietati, esattamente come quelli militari, in modo da fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari. In un discorso rivolto in particolare agli abitanti di Bengasi, la roccaforte dei rivoltosi nella Cirenaica, Gheddafi ha annunciato che la sua aviazione attaccherà stanotte: «Preparatevi, stiamo arrivando» ha detto il Colonnello, in un messaggio audio diffuso dalla tv libica. Gheddafi ha lanciato l'ultimo appello: «Chi consegnerà le armi e si darà alla fuga non dovrà temere - ha dichiarato - non sarà perseguito». A Bengasi però gli insorti hanno promesso battaglia e subito dopo il via libera dell'Onu all'intervento militare sono scesi in strada per festeggiare con canti e grida di giubilo. Tripoli: se attaccati colpiremo aerei e navi civili nel MediterraneoIntanto arriva la prima reazione del regime libico al voto con cui le Nazioni Unite hanno deciso di attuare una serie di misure per proteggere la popolazione libica: la risoluzione votata questa sera dall’Onu «mette a rischio l’unità del paese». Il vice-ministro degli Esteri libico Khaled Kaaim ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo è pronto a osservare un cessate il fuoco ma che resta in attesa di dettagli tecnici dopo la risoluzione sul cessate il fuoco approvata dal Consiglio di sicurezza del’Onu. «Speriamo che l’Italia si tenga fuori da questa iniziativa», ha aggiunto commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l’utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone. Il Ministero della Difesa, in caso di intervento militare estero nel Paese, ha minacciato di attaccare il traffico aereo e marittimo sul Mediterraneo: «Ogni operazione militare estera contro la Libia metterà a rischio tutto il traffico aereo e marittimo nel Mediterraneo, e ogni mezzo mobile civile o militare sarà obbiettivo di una controffensiva libica», ha dichiarato un portavoce del governo. Vertice di governo, arriva anche NapolitanoIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è unito al vertice informale convocato dal premier Silvio Berlusconi con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ed è stato informato degli ultimi eventi relativi alla Libia dal premier. L’incontro, riferiscono fonti governative, è stato informale e si è tenuto in una sala del teatro dell’opera al termine della rappresentazione del Nabucco per i 150 anni dell’unità d’Italia. Il capo dello Stato, riferiscono le stesse fonti, ha raggiunto i membri del governo che lo hanno prontamente ragguagliato su quanto sta avvenendo. «Abbiamo avuto in tempo reale notizia» della risoluzione Onu sulla No fly zone in Libia, «anzi avevamo già prima l’orientamento, e dopo abbiamo svolto una riunione informale in cui abbiamo discusso delle conseguenze di questa risoluzione», ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, all’uscita del teatro dell’Opera, ai cronisti che lo interpellano sul vertice che si è tenuto al termine dell’esecuzione del Nabucco. «Alla fine dell’opera è stato informato il presidente della Repubblica - racconta lo stesso ministro - che si è intrattenuto con il presidente del Consiglio per apprendere tutte le informazioni ed esaminare la situazione». Di più La Russa non ha voluto aggiungere: «E' tutto quello che ho da dirvi».
estratto da: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/393807/Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che impone una no fly zone sui cieli della Libia e prevede «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», tranne un’ invasione di terra. Conto alla rovescia per il blitzLo stop agli aerei di Gheddafi, secondo la Francia, potrebbe essere messo in atto nel giro di poche ore, forse già nelle prossime ore. La Bbc ha riferito che non è escluso «entro oggi, venerdì» un intervento dell’aviazione britannica. Il testo è stato approvato con il voto favorevole di dieci Paesi: Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano. Si sono astenute Russia, Cina, entrambe con diritto di veto, oltre a Germania, Brasile e India. Il via libera dei Paesi arabiÈ stato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, a presentare in Consiglio la risoluzione che impone la no fly zone. In funzione del documento approvato, il via libera alla zona di non sorvolo sulla Libia potrebbe scattare già nella notte. La Francia ha reso noto al Palazzo di Vetro che «diversi Paesi arabi parteciperanno alla no fly zone». Secondo indiscrezioni, la partecipazione araba alla no fly zone potrebbe arrivare da Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Giordania. Il testo, appoggiato anche dalle delegazioni di Londra, Washington e Beirut (a nome della Lega Araba), ha ottenuto un voto in più dei nove previsti prima della riunione del Consiglio. Ha votato a favore anche il Portogallo, mentre la Germania è stata l’unico dei Paesi europei votanti ad astenersi.A Bengasi la folla nelle strade festeggia il sì dell'OnuNel momento stesso in cui la risoluzione è stata approvata, migliaia di persone hanno festeggiato in piazza a Bengasi, davanti alla sede del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il governo degli insorti, nonostante pochi minuti prima fossero state udite tre forti esplosioni e fosse subito entrata in azione la contraerea dei ribelli. Il nuovo testo esclude la possibilità di avere in Libia una «forza occupante», ma contemplare l’uso di «tutte le misure necessarie» per la protezione dei civili. Compreso un intervento militare aereo. Queste misure prevedono in maniera esplicita l’istituzione della no fly zone, ma secondo alcuni diplomatici del Palazzo di Vetro potrebbero aprire la strada anche ad altre operazioni terrestri. «È questione di giorni, se non di ore», aveva detto il ministro francese Juppè, chiedendo il voto favorevole del Consiglio. «Dobbiamo agire subito per fermare Gheddafi, sperando che non sia già troppo tardi». Nella città degli insorti corsa contro il tempo per evitare il bagno di sanguePer effetto della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche come la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Inoltre tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia sono da ora vietati, esattamente come quelli militari, in modo da fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari. In un discorso rivolto in particolare agli abitanti di Bengasi, la roccaforte dei rivoltosi nella Cirenaica, Gheddafi ha annunciato che la sua aviazione attaccherà stanotte: «Preparatevi, stiamo arrivando» ha detto il Colonnello, in un messaggio audio diffuso dalla tv libica. Gheddafi ha lanciato l'ultimo appello: «Chi consegnerà le armi e si darà alla fuga non dovrà temere - ha dichiarato - non sarà perseguito». A Bengasi però gli insorti hanno promesso battaglia e subito dopo il via libera dell'Onu all'intervento militare sono scesi in strada per festeggiare con canti e grida di giubilo. Tripoli: se attaccati colpiremo aerei e navi civili nel MediterraneoIntanto arriva la prima reazione del regime libico al voto con cui le Nazioni Unite hanno deciso di attuare una serie di misure per proteggere la popolazione libica: la risoluzione votata questa sera dall’Onu «mette a rischio l’unità del paese». Il vice-ministro degli Esteri libico Khaled Kaaim ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo è pronto a osservare un cessate il fuoco ma che resta in attesa di dettagli tecnici dopo la risoluzione sul cessate il fuoco approvata dal Consiglio di sicurezza del’Onu. «Speriamo che l’Italia si tenga fuori da questa iniziativa», ha aggiunto commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l’utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone. Il Ministero della Difesa, in caso di intervento militare estero nel Paese, ha minacciato di attaccare il traffico aereo e marittimo sul Mediterraneo: «Ogni operazione militare estera contro la Libia metterà a rischio tutto il traffico aereo e marittimo nel Mediterraneo, e ogni mezzo mobile civile o militare sarà obbiettivo di una controffensiva libica», ha dichiarato un portavoce del governo. Vertice di governo, arriva anche NapolitanoIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è unito al vertice informale convocato dal premier Silvio Berlusconi con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ed è stato informato degli ultimi eventi relativi alla Libia dal premier. L’incontro, riferiscono fonti governative, è stato informale e si è tenuto in una sala del teatro dell’opera al termine della rappresentazione del Nabucco per i 150 anni dell’unità d’Italia. Il capo dello Stato, riferiscono le stesse fonti, ha raggiunto i membri del governo che lo hanno prontamente ragguagliato su quanto sta avvenendo. «Abbiamo avuto in tempo reale notizia» della risoluzione Onu sulla No fly zone in Libia, «anzi avevamo già prima l’orientamento, e dopo abbiamo svolto una riunione informale in cui abbiamo discusso delle conseguenze di questa risoluzione», ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, all’uscita del teatro dell’Opera, ai cronisti che lo interpellano sul vertice che si è tenuto al termine dell’esecuzione del Nabucco. «Alla fine dell’opera è stato informato il presidente della Repubblica - racconta lo stesso ministro - che si è intrattenuto con il presidente del Consiglio per apprendere tutte le informazioni ed esaminare la situazione». Di più La Russa non ha voluto aggiungere: «E' tutto quello che ho da dirvi».
mercoledì 16 marzo 2011
Alleato con Israele in nome della Libertà dell'Occidente (e del MO)
08/03/2011
da israele.net
LA SPUDORATA IPOCRISIA ONU VERSO LIBIA E ISRAELE Ignorare gli infamanti attacchi contro Israele non aiuta né la democrazia né la paceDi Moshe Arens http://www.israele.net/articolo,3080.htm L’ETERNO NEMICO La libertà che nel mondo arabo tanti desiderano non può fondarsi su un castello di menzogneEditoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3079.htm L’INDIFENDIBILE TESI DEL RITIRO IMMEDIATO SULLE LINEE DEL ‘67 Un tale ritiro non metterebbe a repentaglio solo Israele, ma anche i sogni di pace e democrazia in M.O.Di Ari Harow http://www.israele.net/articolo,3078.htm SOMMOSSE IN MEDIO ORIENTE E IPOCRISIA DELLA STAMPA OCCIDENTALEDa quando i mass-media hanno iniziato ad occuparsi sul serio del vero Medio Oriente?Di Carmel Gould http://www.israele.net/articolo,3077.htm SALAM NON È SHALOM, PER IL REGIME SIRIANOOggi, perseguire l’accordo con un altro dittatore arabo è un atto di pura cecitàDi Yoaz Hendel http://www.israele.net/articolo,3076.htm MA COSA ASPETTA LA NATO?La crisi libica offre l’occasione di ridisegnare la politica in MO, ridando credibilità e deterrenza all’occidenteDi Giora Eiland http://www.israele.net/articolo,3075.htm QUEL (PICCOLO) FIORE NEL DESERTOI tumulti in Medio Oriente suscitano interrogativi sull’ossessione del mondo per il minuscolo IsraeleDa un articolo di Hagai Segal http://www.israele.net/articolo,3074.htm DEPUTATI ARABI COME MERCENARI POLITICI DI GHEDDAFIDovrebbero chiedere scusa al popolo libico e ai loro stessi elettori arabo-israelianiDi Salman Masalha http://www.israele.net/articolo,3072.htm Nella sezione ISRAELE OGGI:A TEL AVIV, UNA SCUOLA DA PREMIO OSCARPremiato a Hollywood il documentario sulla scuola Bialik-Rogozin che accoglie bambini da quarantotto paesi diversi http://www.israele.net/sezione,,3073.htm Grazie per l’attenzioneLa Redazione di www.israele.net
Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente
domenica 27 febbraio 2011
L’Onu vuol processare Gheddafi all’Aia
L’Onu vuol processare Gheddafi all’Aia
Ventitré tra familiari di Gheddafi e dignitari del suo regime: sono i destinatari delle sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si appresta a votare. Gli otto figli del raìs (Khamis, Hannibal, Muhammad, Seif el Islam, Seif el Arab, Mutassim, Saadi e Aisha, l’unica femmina), i cugini Sayyed e Ahmed Gadhaf al-Dam (al vertice dei servizi segreti libici), il comandante dell’esercito, il ministro della Difesa e il capo dell’intelligence non potranno varcare i confini della Libia e si vedranno bloccare i loro beni all’estero. Deciso anche un embargo sulla vendita di armi. Provvedimenti che ricalcano quelli presi alcune ore prima con un decreto presidenziale da Barack Obama per conto degli Stati Uniti. Il presidente ha rotto ogni indugio, attaccando frontalmente il dittatore libico chiedendogli per la prima volta in modo diretto ed esplicito di lasciare subito il potere. Un passo - ribadito con forza in una conversazione con la cancelliera tedesca Merkel - che molti in America aspettavano con ansia. La risoluzione Onu sarebbe già stata votata se non fosse per un punto molto delicato, che riguarda il rinvio di Gheddafi alla Corte Penale Internazionale dell’Aia in quanto responsabile di crimini contro l’umanità nei confronti del suo stesso popolo. Su questo aspetto della risoluzione si sono scontrate le diverse sensibilità degli occidentali e dei cinesi: i primi volevano che la risoluzione decidesse di «riferire sulla situazione in Libia al procuratore della Corte Penale Internazionale», ma Pechino - evidentemente consapevole che la propria condotta nei confronti dei suoi stessi cittadini potrebbe un giorno costarle lo stesso trattamento - insiste per un più generico riferimento a una possibile azione della Corte stessa.Le dichiarazioni dei leader dei principali Paesi del mondo testimoniavano ieri di una volontà ormai comune di chiudere l’epoca gheddafiana in Libia: per usare le chiare parole del capo della diplomazia tedesca Guido Westerwelle, «Gheddafi non può più restare al potere: una dinastia che dichiara una guerra brutale al suo stesso popolo è finita». Il ministro degli Esteri Franco Frattini si mantiene in contatto con i colleghi delle maggiori potenze mondiali con il fine condiviso di «metter fine al più presto all’orribile violenza cui stiamo assistendo in Libia». Frattini ricorda però che per l’Italia «la Libia resta un Paese importante e di riferimento per l’approccio multilaterale della nostra politica estera che guarda all’Africa non più come un problema, bensì come un’opportunità». Domani il responsabile della Farnesina sarà a Ginevra per la sessione ministeriale del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu e coglierà l’occasione per spiegare la posizione dell’Italia (chiara condanna delle violenze ma giusta preoccupazione per una serie di possibili ricadute di una situazione molto delicata) ai colleghi stranieri, tra cui l’americana Hillary Clinton.Sul terreno in Libia la situazione resta complessa. I rivoltosi controllano buona parte del Paese e l’ex ministro della Giustizia Mustafa Abdeljalil ha detto di esser pronto a formare un nuovo governo a interim che avrà sede a Bengasi. La posizione di Gheddafi non sembra però così compromessa dal punto di vista militare. Un contrattacco delle forze fedeli al Colonnello sulla città di Misurata sarebbe stato respinto ieri dai ribelli, mentre a Tripoli regna una calma apparente, interrotta da qualche occasionale sparatoria; anche a Sabratha, celebre località archeologica non lontano dal confine tunisino, si è sparato e ci sarebbero stati dei feriti.
In questo contesto il figlio di Gheddafi Seif el Islam ha preso la parola tentando di avviare un negoziato con i ribelli, che rifiutano l’approccio. Il presunto delfino riformista del raìs ha rilasciato diverse interviste a televisioni straniere, nelle quali ha cercato di sdrammatizzare il clima: ha per esempio definito «barzellette» i resoconti sulle migliaia di morti e feriti nella repressione e sui raid aerei contro i manifestanti ostili al regime e ha negato che mercenari africani abbiano partecipato agli scontri. Il figlio del Colonnello asserragliato a Tripoli ha detto chiaramente che «la Cirenaica non può separarsi dal resto della Libia» e ha invitato i rivoltosi ad accordarsi con il governo. Curiosamente però si è contraddetto su un punto fondamentale, quello del rischio di una guerra fratricida in Libia. Parlando dapprima con l’inglese Channel Four ha detto che suo padre «è di buonumore perché non c’è più un rischio di guerra civile», poi con Al-Arabiya ha sostenuto il contrario: «Tutto è possibile: sono visibili i segni di una guerra civile e di interferenze straniere».
fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/lonu_vuol_processare_gheddafi_allaia/27-02-2011/articolo-id=508632-page=1-comments=1
sabato 26 febbraio 2011
Muammar Gheddafi, un leader controverso al potere dal 1969
Muammar Gheddafi, un leader controverso al potere dal 1969
Il leader libico, dal panarabismo al panafricanismo
Il leader libico, dal panarabismo al panafricanismo
Roma, 19 feb. (TMNews) - Muammar Gheddafi, uno tra i più longevi leader arabo-musulmano, è nato a Sirte, in pieno deserto libico, in un giorno imprecisato del 1942 (si ipotizza fra giugno e settembre) da una famiglia di poveri beduini. All'età di nove anni si trasferì a Sebha dove andò a scuola e assorbì le idee provenienti dal vicino Egitto, teatro della rivoluzione di Gamal Abdel Nasser, uno dei massimi esponenti del nazionalismo arabo.
Proprio a Sebha, l'adolescente Gheddafi cominciò la sua marcia verso la rivoluzione contro il re Idris El-Senussi: l'attività politica del giovanissimo Muammar continuò all'Università di Tripoli, dove ottenne un diploma in Storia, prima di essere ammesso all'Accademia militare di Bengasi, in cui non pochi cadetti si mostrarono sensibili alle sue idee di nazionalismo panarabo ed anti-occidentale. Dopo un periodo di addestramento in un'Accademia militare inglese, Gheddafi rientrò in Libia, dove nel frattempo i fermenti di ribellione erano sempre più accesi.
Il primo settembre 1969, i libici appresero dalla radio che re Idris - da alcuni giorni partito per l'estero - era stato estromesso e che il loro paese aveva cessato di essere una monarchia. A guidare la rivolta contro il sovrano - nel ruolo di leader del Consiglio del Comando della rivoluzione - era proprio il giovanissimo Gheddafi. I suoi primi atti di governo erano in linea con i progetti coltivati in segreto negli anni precedenti: nazionalizzazione delle banche estere e delle compagnie petrolifere, nonchè la chiusura di tutte le basi militari occidentali. Panarabismo ed accentuazione dell'aderenza ai precetti islamici in tutti i settori - tra cui la proibizione della vendita e del consumo di alcolici - caratterizzano la Libia dei primi anni della rivoluzione gheddafiana. Uno dei primi provvedimenti della Libia rivoluzionaria - ormai trasformata in uno stato di polizia - fu, nel luglio 1970, l'espulsione e la confisca dei beni dei circa 20.000 italiani rimasti nell'ex "Quarta Sponda", nel periodo successivo alla fine dell'occupazione coloniale italiana, le cui tracce sono ancora presenti nell'architettura urbana e rurale di un paese che ospita anche eccelsi resti d'epoca classica greca e romana. Sempre sulla scia delle sue idee coltivate prima di giungere al potere, il colonnello di Tripoli diventò paladino di numerosi movimenti di liberazione nazionale ma anche di gruppi terroristici di tutto il mondo, che nella capitale libica trovarono sostegno morale e, soprattutto, finanziario. Parallelamente al distacco dall'alleanza politico-militare con gli occidentali, si realizzò l'avvicinamento all'Unione Sovietica e ai paesi del blocco comunista.
Sin dai primi anni di governo di Gheddafi, i rapporti con l'Italia furono tanto instabili politicamente quanto stabili - anche se a volte irti di problemi ed incomprensioni - dal punto di vista degli scambi. L'annuncio, nel dicembre del 1976, che una Banca libica - la Libyan Arab Foreign Bank - aveva acquisito circa il 13% delle azioni Fiat pagandole il doppio della quotazione di mercato, che allora era di circa 3.000 lire, suscitò profonda meraviglia nella penisola. Ma anche preoccupazioni - rivelatesi infondate - per eventuali colpi di testa di un imprevedibile dittatore arabo, ormai entrato a suon di petrodollari nel salotto buono della finanza italiana. Nella primavera del 1977, Muammar Gheddafi decise che era arrivato il momento di dare una scossa all'impianto ideologico-statuale della sua rivoluzione varando due iniziative: il cambiamento del nome ufficiale del paese da Libia in "Jamahiriyah" (letteralmente:"Stato delle Masse"); l'esposizione di una sua originale teoria politica nel "Libro Verde", in base al quale il potere reale risiederebbe nei "Comitati popolari", mentre la sua permanenza alla testa del Paese avrebbe solo lo scopo di eseguire la volontà delle masse.Il risultato principale di questo cambiamento della politica gheddafiana è stato quello di fare piazza pulita di tutte le ideologie importate e di far risaltare solo quella che lo stesso leader definisce la "Terza Via", partorita dalla sua mente senza alcun prestito all'estero. Da questo momento, la caratterizzazione islamica del paese diventò meno accentuata - pur restando la Libia nell'ambito dei paesi musulmani più osservanti - ma ciò che conta di più è l'affermazione delle idee contenute nel "Libro Verde" e dell'autore, oggetto di un culto della personalità non riscontrabile in altri paesi mediterranei contemporanei.Nonostante le innumerevoli esternazioni ufficiali che enfatizzano il ruolo delle masse, non ci sono dubbi che, a Tripoli, il potere continui a restare fermamente nelle mani del colonnello di Sirte, i cui parenti e membri della stessa tribù - un'aggregazione primaria che continua a mantenere la sua validità in tutti i Paesi arabi - sono incontestabilmente installati in tutti i centri nevralgici del Paese.Presunti coinvolgimenti di Tripoli in attentati terroristici portarono, nel 1986, al bombardamento aereo americano di Tripoli: alcune bombe cadono sulla stessa caserma che funge da abitazione di Gheddafi, causando la morte di una sua figlia adottiva. L'attentato contro un aereo di linea americano Pan Am -precipitato sulla località scozzese di Lockerbie e la cui responsabilità è attribuita ai servizi segreti di Tripoli - ebbe come conseguenza l'imposizione di sanzioni economiche sulla Libia, il cui isolamento si riflette soprattutto sulle condizioni di vita della popolazione, non certamente degne di un paese grande esportatore di "oro nero". Un altro attentato aumentò l'isolamento internazionale della Libia: quello contro un aereo della compagnia
Proprio a Sebha, l'adolescente Gheddafi cominciò la sua marcia verso la rivoluzione contro il re Idris El-Senussi: l'attività politica del giovanissimo Muammar continuò all'Università di Tripoli, dove ottenne un diploma in Storia, prima di essere ammesso all'Accademia militare di Bengasi, in cui non pochi cadetti si mostrarono sensibili alle sue idee di nazionalismo panarabo ed anti-occidentale. Dopo un periodo di addestramento in un'Accademia militare inglese, Gheddafi rientrò in Libia, dove nel frattempo i fermenti di ribellione erano sempre più accesi.
Il primo settembre 1969, i libici appresero dalla radio che re Idris - da alcuni giorni partito per l'estero - era stato estromesso e che il loro paese aveva cessato di essere una monarchia. A guidare la rivolta contro il sovrano - nel ruolo di leader del Consiglio del Comando della rivoluzione - era proprio il giovanissimo Gheddafi. I suoi primi atti di governo erano in linea con i progetti coltivati in segreto negli anni precedenti: nazionalizzazione delle banche estere e delle compagnie petrolifere, nonchè la chiusura di tutte le basi militari occidentali. Panarabismo ed accentuazione dell'aderenza ai precetti islamici in tutti i settori - tra cui la proibizione della vendita e del consumo di alcolici - caratterizzano la Libia dei primi anni della rivoluzione gheddafiana. Uno dei primi provvedimenti della Libia rivoluzionaria - ormai trasformata in uno stato di polizia - fu, nel luglio 1970, l'espulsione e la confisca dei beni dei circa 20.000 italiani rimasti nell'ex "Quarta Sponda", nel periodo successivo alla fine dell'occupazione coloniale italiana, le cui tracce sono ancora presenti nell'architettura urbana e rurale di un paese che ospita anche eccelsi resti d'epoca classica greca e romana. Sempre sulla scia delle sue idee coltivate prima di giungere al potere, il colonnello di Tripoli diventò paladino di numerosi movimenti di liberazione nazionale ma anche di gruppi terroristici di tutto il mondo, che nella capitale libica trovarono sostegno morale e, soprattutto, finanziario. Parallelamente al distacco dall'alleanza politico-militare con gli occidentali, si realizzò l'avvicinamento all'Unione Sovietica e ai paesi del blocco comunista.
Sin dai primi anni di governo di Gheddafi, i rapporti con l'Italia furono tanto instabili politicamente quanto stabili - anche se a volte irti di problemi ed incomprensioni - dal punto di vista degli scambi. L'annuncio, nel dicembre del 1976, che una Banca libica - la Libyan Arab Foreign Bank - aveva acquisito circa il 13% delle azioni Fiat pagandole il doppio della quotazione di mercato, che allora era di circa 3.000 lire, suscitò profonda meraviglia nella penisola. Ma anche preoccupazioni - rivelatesi infondate - per eventuali colpi di testa di un imprevedibile dittatore arabo, ormai entrato a suon di petrodollari nel salotto buono della finanza italiana. Nella primavera del 1977, Muammar Gheddafi decise che era arrivato il momento di dare una scossa all'impianto ideologico-statuale della sua rivoluzione varando due iniziative: il cambiamento del nome ufficiale del paese da Libia in "Jamahiriyah" (letteralmente:"Stato delle Masse"); l'esposizione di una sua originale teoria politica nel "Libro Verde", in base al quale il potere reale risiederebbe nei "Comitati popolari", mentre la sua permanenza alla testa del Paese avrebbe solo lo scopo di eseguire la volontà delle masse.Il risultato principale di questo cambiamento della politica gheddafiana è stato quello di fare piazza pulita di tutte le ideologie importate e di far risaltare solo quella che lo stesso leader definisce la "Terza Via", partorita dalla sua mente senza alcun prestito all'estero. Da questo momento, la caratterizzazione islamica del paese diventò meno accentuata - pur restando la Libia nell'ambito dei paesi musulmani più osservanti - ma ciò che conta di più è l'affermazione delle idee contenute nel "Libro Verde" e dell'autore, oggetto di un culto della personalità non riscontrabile in altri paesi mediterranei contemporanei.Nonostante le innumerevoli esternazioni ufficiali che enfatizzano il ruolo delle masse, non ci sono dubbi che, a Tripoli, il potere continui a restare fermamente nelle mani del colonnello di Sirte, i cui parenti e membri della stessa tribù - un'aggregazione primaria che continua a mantenere la sua validità in tutti i Paesi arabi - sono incontestabilmente installati in tutti i centri nevralgici del Paese.Presunti coinvolgimenti di Tripoli in attentati terroristici portarono, nel 1986, al bombardamento aereo americano di Tripoli: alcune bombe cadono sulla stessa caserma che funge da abitazione di Gheddafi, causando la morte di una sua figlia adottiva. L'attentato contro un aereo di linea americano Pan Am -precipitato sulla località scozzese di Lockerbie e la cui responsabilità è attribuita ai servizi segreti di Tripoli - ebbe come conseguenza l'imposizione di sanzioni economiche sulla Libia, il cui isolamento si riflette soprattutto sulle condizioni di vita della popolazione, non certamente degne di un paese grande esportatore di "oro nero". Un altro attentato aumentò l'isolamento internazionale della Libia: quello contro un aereo della compagnia
francese UTA nel cielo del Sahara.Gli smacchi sul fronte arabo - o gli eventi da lui percepiti come tali - suggerirono a Gheddafi, dall'inizio degli anni '90, a spingere sull'acceleratore dell'unità africana. In un'intervista, non ebbe paura di affermare che il continente nero gli è "più vicino dell'Iraq o della Siria". E la retorica panafricana si fece sempre più insistente con l'avvento del terzo millennio. Il nuovo colpo di scena di un leader che ama stupire arriva nel 2003: nel dicembre di quell'anno, il colonnello decise di abbandonare il programma per la costruzione di armi di distruzione di massa. Risultato: riprendono le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e le compagnie petrolifere Usa ritornano in massa in Libia. La fine delle sanzioni economiche - alle quali erano addebitati quasi tutti i problemi del paese negli ultimi quindici anni - fanno sognare ai libici un immediato futuro sempre più roseo, la fine dell'incubo di appartenere a quelli che Washington chiama gli "Stati canaglia".Ma il nuovo "vento di Tripoli" si è finora dimostrato avaro di favori nei confronti del popolo di uno dei paesi più ricchi di petrolio e gas naturale. La grande maggioranza dei libici - ad eccezione dei vicinissimi al potere e al mondo degli affari - vive (o, meglio, sopravvive) nella precarietà, senza la possibilità di acquistare quei prodotti importati dall'Europa e dagli Stati Uniti, che impreziosiscono le vetrine di città come Tripoli e Bengasi.
mercoledì 9 febbraio 2011
Libia: Intifada il 17 febbraio
Libia: Intifada il 17 febbraio
Nel quinto anniversario dei disordini a Bengasi 09 febbraio, 14:58
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/09/visualizza_new.html_1590432467.html
Nel quinto anniversario dei disordini a Bengasi 09 febbraio, 14:58
(ANSA) - BEIRUT, 9 FEB - La Conferenza nazionale dell'opposizione libica, piattaforma che raggruppa le principali formazioni critiche del regime del colonnello Muammar Gheddafi, al potere dal 1969, ha convocato per il 17 febbraio una "manifestazione di massa" in tutta la Libia contro il regime di Tripoli. Lo riferisce il quotidiano panarabo Ash Sharq al Awsat. Secondo il giornale, le opposizioni hanno scelto la data del 17 febbraio prossimo "in ricordo delle vittime dell'Intifada scoppiata a Bengasi" nel febbraio 2006
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/09/visualizza_new.html_1590432467.html
sabato 27 marzo 2010
Libia-Svizzera, risolta la crisi sui visti
Dopo L'annuncio che Berna ha tolto restrizioni anche Gheddafi si allinea
Libia-Svizzera, risolta la crisi sui visti
Revocato il reciproco blocco nei Paesi Schengen
http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_27/tripoli-crisi-visti_b1f91e9e-39d7-11df-862c-00144f02aabe.shtml
Tripoli dovrà in cambio rivedere le proprie limitazioni all'ingresso dei cittadini Schenghen
Black list anti-Libia, Berna fa dietrofront
La Svizzera è pronta a rinunciare alle restrizioni nei confronti di Gheddafi e altre personalità libiche
http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_24/svizzera-dietrofront-restrizioni-libia-gheddafi_68c33a0a-3768-11df-bfab-00144f02aabe.shtml?fr=correlati
Libia-Svizzera, risolta la crisi sui visti
Revocato il reciproco blocco nei Paesi Schengen
http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_27/tripoli-crisi-visti_b1f91e9e-39d7-11df-862c-00144f02aabe.shtml
Tripoli dovrà in cambio rivedere le proprie limitazioni all'ingresso dei cittadini Schenghen
Black list anti-Libia, Berna fa dietrofront
La Svizzera è pronta a rinunciare alle restrizioni nei confronti di Gheddafi e altre personalità libiche
http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_24/svizzera-dietrofront-restrizioni-libia-gheddafi_68c33a0a-3768-11df-bfab-00144f02aabe.shtml?fr=correlati
martedì 1 settembre 2009
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
ITALIA-LIBIA: CONCLUSO SORVOLO FRECCE TRICOLORI
Roma, 1 set. - (Adnkronos) - Conclusa l'esibizione delle Frecce Tricolori prevista nell'ambito delle celebrazioni per il quarantennale della rivoluzione libica: ''tutto come pianificato: sorvolo, looping e virata in formazione da parte dei nove velivoli. Ora gli aerei hanno avuto l'autorizzazione ad atterrare''. Lo sottolinea all'ADNKRONOS il capitano Andrea Saia, portavoce della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare. Dai jet sono fuoriusciti come da tradizione fumi di scarico verdi, bianchi e rossi a formare un tricolore. Il passaggio delle Frecce Tricolori ''e' stato applaudito da tutti i presenti''.
(Mac/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:19
Roma, 1 set. - (Adnkronos) - Conclusa l'esibizione delle Frecce Tricolori prevista nell'ambito delle celebrazioni per il quarantennale della rivoluzione libica: ''tutto come pianificato: sorvolo, looping e virata in formazione da parte dei nove velivoli. Ora gli aerei hanno avuto l'autorizzazione ad atterrare''. Lo sottolinea all'ADNKRONOS il capitano Andrea Saia, portavoce della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare. Dai jet sono fuoriusciti come da tradizione fumi di scarico verdi, bianchi e rossi a formare un tricolore. Il passaggio delle Frecce Tricolori ''e' stato applaudito da tutti i presenti''.
(Mac/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:19
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDkwOTAxMTkxOTA3LnhtbCI7fQ==
Prima:
L'ambasciatore libico Gaddur rassicura
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
Le Frecce Tricolori si esibiranno oggi a Tripoli con la classica fumata bianco-rosso-verde. Lo ha assicurato l'ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur spiegando che la Libia non ha mai opposto alcun divieto su questo punto.
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
Le Frecce Tricolori si esibiranno oggi a Tripoli con la classica fumata bianco-rosso-verde. Lo ha assicurato l'ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur spiegando che la Libia non ha mai opposto alcun divieto su questo punto.
Etichette:
frecce tricolore,
Gheddafi,
Italia,
Libia
venerdì 21 agosto 2009
Lockerbie, anche Londra attacca: "Avvilente"
ESTERI Caso diplomatico
Lockerbie, anche Londra attacca: "Avvilente"
Scoppia la polemica dopo la librerazione del terrorista Al Megrahi per problemi di salute. Il ministro inglese Miliband: sarebbe un eroe?. Disappunto dagli Usa: un gesto sbagliato.
SCRIVI Le scuse della Svizzera e la liberazione di Al Megrahi Dal blog di CARLA RESCHIA
VIDEO La strage dell'aereo della PanAm esploso in Scozia nel dicembre 1988
dal sito web http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46553girata.asp
Lockerbie, anche Londra attacca: "Avvilente"
Scoppia la polemica dopo la librerazione del terrorista Al Megrahi per problemi di salute. Il ministro inglese Miliband: sarebbe un eroe?. Disappunto dagli Usa: un gesto sbagliato.
SCRIVI Le scuse della Svizzera e la liberazione di Al Megrahi Dal blog di CARLA RESCHIA
VIDEO La strage dell'aereo della PanAm esploso in Scozia nel dicembre 1988
dal sito web http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46553girata.asp
Etichette:
Al Megrahi,
Libia,
Lockerbie,
Scozia
Iscriviti a:
Post (Atom)
Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco
PLAYLIST MUSICALE 1^
Post più popolari
-
Further information: List of Louisiana Governors , Louisiana law , and Louisiana Constitution Louisiana State Capitol Louisiana Governor...
-
« Mi si accusa di tutte le morti violente nel mondo, mi meraviglio come non mi addossino anche le vittime della Grande Guerra [1] » Alphons...
-
Louis Vuitton ( Lavans-sur-Valouse , 4 agosto 1821 – 27 febbraio 1892 ) è stato un imprenditore francese , fondatore nel 1854 ...
-
Moto Guzzi (conosciuta anche solo come Guzzi) è una celebre azienda italiana di motociclette , fondata nel 1921 da Carlo Guzzi . Dal punto...
-
L'IMPERO DEI ROCKEFELLER La Standard Oil fu a lungo l'impresa petrolifera più potente al mondo. Il suo fondatore John D. Rockefell...
-
Con il termine origàmi si intende l'arte di piegare la carta (折り紙, termine derivato dal giapponese , ori piegare e kami carta) e, sostan...
Elementi condivisi di PIETRO
Rachel
FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!
GALWAY - IRLANDA
PUNTA ARENAS
VULCANO OSORNO
Fairbanks
Nicole Kidman - Birth , io sono Sean
DESERTO DI ATACAMA
Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man
Port Soderick
TRAMONTO SU GERUSALEMME
Masada, l'inespugnabile
KATYN
I GUERRIERI DELLA NOTTE
L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford
THE WOLFMAN
Sistema Solare
TOMBSTONE
coco
PLAYLIST MUSICALE I^
Rebecca Hall

