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giovedì 6 gennaio 2011

Caso Estermann: giallo in Vaticano




Con l'espressione caso Estermann si intende il fatto di sangue avvenuto all'interno della Città del Vaticano nel quale hanno perso la vita il comandante della Guardia Svizzera Pontificia Alois Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e la giovane guardia Cédric Tornay.
Indice[nascondi]
1 I fatti
2 La ricostruzione di quanto accaduto
3 Incongruenze e ipotesi alternative
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
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I fatti [modifica]
Il 4 maggio 1998 in un palazzo della curia della Città del Vaticano vengono ritrovati in una stanza, i cadaveri di Alois Estermann, 44 anni, comandante del Corpo delle Guardie Svizzere, di Cedric Tornay, suo subordinato, e della moglie di Estermann, la venezuelana Gladis Romero. I due coniugi, apparentemente, sono stati uccisi; il giovane Tornay, che presenta un foro da proiettile nella parte posteriore del cranio, sembra essersi suicidato.
La ricostruzione di quanto accaduto [modifica]
Secondo la prima ricostruzione dell'accaduto, accettata dalla Santa Sede, l'omicida sarebbe Tornay. Egli avrebbe agito in preda ad un raptus, ipotesi che sembrerebbe confermata dall'autopsia, durante la quale sarebbe stata notata una cisti nel cervello del presunto omicida-suicida. Secondo la versione fornita dalla Santa Sede, il suicidio sarebbe evidente a causa del foro di proiettile fuoriuscito dalla parte posteriore del cranio, e quindi sparato in bocca; con il rinculo dell'arma si spiegherebbe inoltre la rottura degli incisivi del giovane. Estermann, già noto alla cronaca per essere salito, tra i primi, sulla papamobile di Giovanni Paolo II ferito da Ali Agca nel 1981, pare non fosse in buoni rapporti con Tornay, il quale più volte sarebbe venuto meno alla rigida disciplina vigente nel Corpo delle Guardie. Infatti non si era visto assegnare la medaglia "Benemerenti", consegnata a tutti i suoi colleghi di lavoro.
Incongruenze e ipotesi alternative [modifica]
Nei giorni successivi all'accaduto, la Santa Sede avverte la madre di Tornay, Muguette Baudat; non lo fa tuttavia in maniera diretta: a fare il triste annuncio, dopo un passaparola tra vescovi italiani e svizzeri, è il parroco del paese in cui la signora risiede. Una volta appresa la notizia, ella decide di recarsi a Roma per vedere il corpo del figlio; le autorità ecclesiastiche tentano di dissuaderla da tale proposito, ma invano. Dopo essere giunta a Roma ed aver visto il cadavere, la signora Baudat acconsente alla proposta di alcuni prelati di cremare il corpo, in modo da poter ritornare più agevolmente in patria. Tuttavia il giorno dopo decide di non firmare l'autorizzazione. Le viene nel frattempo consegnata una misteriosa lettera d'addio, che, a detta del Vaticano, sarebbe stata scritta dal suicida; il che giustificherebbe la tesi ufficiale. Tale missiva, indirizzata alla madre, presenta numerosi punti oscuri, sia dal punto di vista grafologico che da quello logico:
imprecisione ed incompatibilità di alcune date;
l'uso, nel nome del destinatario, del cognome del precedente marito della signora Baudat (da cui era ufficialmente separata).
Per quanto concerne il primo interrogativo, esso è sostenuto soggettivamente solo dalla signora Baudat, la quale ricorda la grande precisione del figlio in merito alle date; per il secondo vi sono spiegazioni giustificabili oggettivamente. L'autore della lettera (ammettendo non sia stato Tornay), avrebbe potuto trovare il cognome paterno negli archivi in cui sono conservati i dati delle Guardie Svizzere; tuttavia quei dati risalivano ai tempi del primo matrimonio della signora Baudat.
Durante il suo soggiorno a Roma, un misterioso individuo, tale Yvon Bertorello, che svolgerebe compiti non ufficiali per conto della Chiesa, rivela alla signora Baudat di avere le prove dell'omicidio di suo figlio Cedric. Ma questa vicenda non ebbe seguito.
Bibliografia [modifica]
Discepoli di Verità. Bugie di sangue in vaticano. il triplice delitto della Guardia svizzera. Milano, Kaos edizioni, 1999. ISBN 9788879530866.
Jacques Vergès e Luc Brossollet. Assassinati in Vaticano. Milano, Kaos edizioni, 2002. ISBN 9788879531146.
"Strage in Vaticano. Un mistero tuttora irrisolto" L'Opinione 16-01-2006
"Delitto in Vaticano. La verità" , F. Croce editore, 1999
John Follain, "City of secrets: The truth behind the murders at the Vatican", Harper Collins, London, 2006
Voci correlate [modifica]
Alois Estermann
Guardia Svizzera Pontificia
Attentato a Giovanni Paolo II
Collegamenti esterni [modifica]
Delitto in Vaticano: puntata della trasmissione televisiva Enigma
Strage in Vaticano, un mistero tuttora irrisolto
Sangue in Vaticano
Cerca video su Caso Estermann in Google Video
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Estermann"
I giornali

La Santa Sede archivia l'inchiesta: il comandante delle Guardie Svizzere fu ucciso dal vicecaporale Cedric Tornay La verità del Vaticano sull'omicidio Estermann

CITTA' DEL VATICANO - Il vicecaporale Cedric Tournay ha ucciso il comandante delle Guardie Svizzere Alois Estermann e sua moglie Gladys Meza in preda a un raptus motivato dal rifiuto di una promozione e poi si è tolto la vita. Con questa motivazione è stato oggi archiviato dal giudice unico della Santa Sede Gianluigi Marrone il "giallo del Vaticano", il duplice omicidio e il suicidio della sera del 4 maggio dell'anno scorso.Quella sera Alois Estermann, che era stato nominato comandante delle Guardie Svizzere la mattina stessa, viene trovato morto, ucciso a colpi di pistola, nel salottino del suo appartamento all'interno delle mura leonine. Accanto a lui i cadaveri della moglie Gladys Meza Romero e del vicecaporale Cedric Tornay. Poche ore dopo il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls attribuisce la strage a un raptus del ventitreenne Cedric, a cui Estermann aveva rifiutato una promozione. La tesi ufficiale vaticana viene confermata sia dalle autopsie sia da un messaggio lasciato da Tornay in cui il vicecaporale spiega i motivi che lo avevano spinto alla strage.Nei giorni seguenti non mancano però i dubbi e le illazioni sulla vicenda: un quotidiano tedesco ipotizza che Estermann fosse stato una spia della Stasi, il servizio segreto della Germania dell'Est. Altre voci, sempre smentite, parlano di una congiura dei nobili svizzeri, che per tradizione danno al Vaticano il comandante delle Guardie e che si erano visti scalzati dalla nomina di Estermann. Si parla anche di presunta relazioni sessuali: tra Tornay e la moglie di Estermann e anche tra Tornay e lo stesso Estermann.E ieri la madre di Cedric Tornay, in un'intervista al quotidiano romano "Il Messaggero", ha giudicato falsa la ricostruzione del Vaticano. Per lei sia Cedric che il comandante della Guardia Svizzera Alois Estermann e la moglie Gladys Meza sarebbero stati vittime di una "messa in scena orchestrata per eliminare Estermann e avere un assassino pazzo e morto". Dalla Svizzera, Muguette Baudat ha detto che l'inchiesta ufficiale "è piena di dissimulazioni, contraddizioni e menzogne fatte nel tentativo di celare una verità probabilmente inconfessabile". La madre di Tornay avrebbe anche in mano "due documenti di grande importanza" custoditi al sicuro e "una serie di contro-perizie".Ma il giudice vaticano, nel decidere l'archiviazione, non ha avuto dubbi: il giovane militare "si trovava in una situazione di stress", testimoniata da una sedia fracassata per la rabbia e da un iperattivismo: era andato tre volte dal sarto e, in mattinata, si era recato al Consolato delle Mauritius. Inoltre molti testimoni hanno riferito di liti e violente discussioni con Estermann, che aveva definito Tornay un "individuo poco equilibrato, capace di trattare con persone squilibrate, che si comportava non correttamente con i superiori, arrogante e senza giudizio": Tornay aveva trascorso due notti fuori dal Vaticano e aveva detto che aveva bevuto troppo e si era addormentato per strada. Tra gli altri comportamenti che testimonierebbero lo stato di ansia di Tornay, la telefonata delle 20.30 alla ragazza conosciuta da poche settimane, la quale ha sentito il vice caporale non solo deluso ma anche affannato e agitato.La personalità di TornaySecondo i periti vaticani Tornay fumava spinelli. Tracce di cannabis sono state infatti trovate nelle sue urine, e 24 mozziconi di sigarette contenenti cannabis sono stati rinvenuti nel tavolo dell'appartamento del vicecaporale. L'istruttoria descrive Tornay come una personalità instabile e sovraeccitata anche per un elemento fisico: l'autopsia avrebbe infatti accertato nel suo cranio una "cisti subaracnoidea" della grandezza di un uovo di piccione, che avrebbe compromesso e deformato la parte anteriore del lobo frontale cerebrale di sinistra, e potrebbe essere la causa di un comportamento "disinibito, irriverente e irresponsabile". Per dimostrare lo stato di "grande emotività" in cui si trovava Tornay prima di compiere la strage, l'istruttoria vaticana cita la lettera inviata dal vicecaporale alla madre, da cui traspaiono "allucinazioni, crisi di discernimento, pensiero confuso e disorganizzato". Nella lettera, Tornay si rivolge alla madre usando il cognome del secondo matrimonio, fa un calcolo della sua anzianità di servizio errato, parla di un "servizio" che avrebbe dovuto rendere a tutte le guardie e al giuramento di donare la vita per il Papa.Quanto ad alcuni elementi dubbi dell'inchiesta, la Santa Sede ha messo la parola fine anche su questi. Il giallo della pistolaPerchè la pistola di Tornay è stata ritrovata sotto il suo corpo e perchè il ragazzo è caduto in avanti, anzichè indietro? Secondo i periti vaticani, il vicecaporale si è messo in ginocchio "con il proprio fianco destro rivolto verso la porta di legno della parete anteriore, le spalle alla finestra, e si è esploso un colpo tenendo il capo flesso in avanti". Cadendo in avanti Tornay si è scheggiato gli incisivi superiori: la versione sarebbe confermata anche dalla presenza di "schizzi ematici e frustoli di tessuto biologico di pertinenza cranica" all'altezza massima di 80 centimetri da terra. La pistola è rimasta dunque sotto il corpo del ragazzo caduto in avanti dopo essersi sparato in ginocchio.Il giallo della telefonataLa sera dell'omicidio, in casa Estrmann arriva una telefonata. In un primo tempo si era pensato a un sacerdote, ma dagli atti del Vaticano risulta oggi che il misterioso testimone era un amico di famiglia. "La sera del 4 maggio 1998 alle ore 20.46 ho telefonato a casa Estermann per fare le congratulazioni in occasione della nomina e salutare i due amici coniugi", ha detto il testimone al giudice del Vaticano. A rispondere era stata la signora Glady, con la quale aveva parlato del raffreddore che lo affliggeva in quel momento e del quale soffriva anche il comandante. Con Aloys invece il testimone aveva parlato del viaggio che desiderava fare a Roma, per assistere al giuramento di Estermann. "A quel punto ho sentito come una interruzione, come se il microfono fosse stato appoggiato sul petto o su qualcosa di morbido. Dopo poco ho sentito delle voci in lontananza, una delle quali ricollegabili a quella della moglie, poi un altro brusio e un colpo netto a cui sono seguiti a brevissima distanza un altro colpo netto e altri colpi più lontani".Il giallo del quarto uomoMolte pagine della relazione sono dedicate alle indagini svolte per appurare se, al momento della strage, fosse presente nell'appartamento del comandante Estermann una quarta persona. Testimone chiave una suora che abitava sullo stesso pianerottolo dei coniugi Estermann. La religiosa, assieme a due commilitoni di Tornay, hanno dichiarato di aver visto Tornay entrare da solo nella palazzina degli ufficiali e che i passi uditi sulle scale si riferivano a una sola persona.(8 febbraio 1999) dal sito http://www.repubblica.it/online/fatti/vatkill/inchiesta/inchiesta.html

La Guardia Svizzera Pontificia






















testi dal sito web http://www.vatican.va/roman_curia/swiss_guard/index_it.htm

La Storia

Gli Helvetii:
Non tutti i pellegrini che vengono a Roma e cercano di farsi fare una bella foto con gli Svizzeri che montano la guardia agli ingressi del Vaticano, conoscono la storia di questi soldati che giurarono fedeltà al Papa.Bisogna risalire al tempo del Rinascimento e ai motivi che nel 1506 spinsero Papa Giulio II a far venire a Roma gli Svizzeri: i soldati elvetici, per la loro forza d'animo, i nobili sentimenti e la fedeltà proverbiale, erano ritenuti invincibili. Il grande storico latino, Tacito, molti secoli prima aveva detto: "Gli Helvetii sono un popolo di guerrieri, famoso per il valore dei suoi soldati." Per questo, i Cantoni svizzeri, con le loro alleanze ora con una parte ora con l'altra, giocavano un ruolo importante nella politica europea. Come alleati di Giulio II, nel 1512 essi decisero, infatti, le sorti d'Italia e ricevettero dal Papa il titolo di "difensori della libertà della Chiesa". In quei tempi nei quali era normale fare il mercenario, il nucleo centrale delle Alpi ospitava un popolo di guerrieri. I primi Cantoni svizzeri, con circa 500.000 abitanti, date le precarie condizioni economiche di quel tempo, formavano un paese sovrappopolato: la povertà era grande. Non restava altro, perciò, che emigrare e l'occupazione migliore, allora, era fare il mercenario.
I Mercenari Svizzeri:
C'erano 15.000 uomini disponibili per questo tipo di lavoro, che era "organizzato" e sotto il controllo della piccola Confederazione dei Cantoni, la quale conferiva la autorizzazione per la leva di uomini e, come contropartita, riceveva grano, sale o altri privilegi commerciali. Gli svizzeri, in genere, concepivano la guerra come un'emigrazione temporanea, estiva e, perciò, partecipavano a guerre brevi e grandi, per poi tornare a casa a passare l'inverno con il "soldo" e il bottino: essi erano i migliori soldati del tempo. Senza cavalleria e con poca artiglieria, questa gente aveva inventato una tattica di movimento superiore a tutte le altre, e per questo essa era richiesta e invitata sia dalla Francia che dalla Spagna. Erano come delle muraglie semoventi, irte di ferro e impenetrabili. Non si capirebbe niente delle lotte in Italia, se non si tenesse conto di questi soldati mercenari. Già nel 13° e 14° secolo, dopo l'indipendenza svizzera, un gran numero di gente militava in Germania e Italia e poiché i Cantoni non erano capaci di impedire questo tipo di emigrazione, cercarono, perlomeno, di organizzarlo.
I Mercenari Svizzeri e la Francia:
L'alleanza con la Francia fu la più importante e cominciò con Carlo VII nel 1453; poi venne rinnovata nel 1474 da Luigi XI, che nei pressi di Basilea aveva assistito alla resistenza di 1500 svizzeri contro forze venti volte superiori. Luigi XI assoldò dei confederati svizzeri come istruttori per l'esercito francese. La stessa cosa fu fatta dal re di Spagna. Quando alla fine del 1400 cominciano con Carlo VIII le guerre d'Italia, gli svizzeri erano considerati dal Gucciardini «il nerbo e la speranza di un esercito». Nel 1495 il re di Francia salvò la propria vita per l'incrollabile fermezza dei suoi fanti svizzeri. Il servizio straniero dei confederati fu meglio regolato con l'alleanza del 1521 tra la Francia e i Cantoni, per cui gli svizzeri si obbligavano a fornire da sei a diecimila soldati al re e la Svizzera riceveva la protezione del più potente principe europeo. Essi erano alleati e ausiliari permanenti, però i Cantoni rimanevano i veri sovrani di queste truppe e si riservavano il diritto di richiamarle. Questi corpi armati avevano una completa indipendenza, con i propri ordinamenti, propri giudici e propri stendardi. I comandi erano impartiti nella loro lingua, in tedesco, da ufficiali svizzeri e restavano legati alle leggi dei loro Cantoni: il reggimento, insomma, era la loro patria e tutte le consuetudini furono confermate in tutti gli accordi degli anni seguenti.
Gli Svizzeri in Vaticano:
II 22 gennaio 1506 è la data di nascita ufficiale della Guardia Svizzera Pontificia, perché in questo giorno, sull'imbrunire, un gruppo di centocinquanta svizzeri, al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Cantone di Uri, attraverso Porta del Popolo entrò per la prima volta in Vaticano, dove furono benedetti da Papa Giulio II. Il prelato Giovanni Burchard di Strasburgo, cerimoniere pontificio e autore di una famosa cronaca dei suoi tempi, notò l'avvenimento nel suo diario. In verità, già prima, Sisto IV aveva concluso nel 1479 un'alleanza con i confederati, per mezzo di un trattato che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari. Aveva fatto costruire per loro degli alloggi vicino alla chiesa di S. Pellegrino, nella attuale via del Pellegrino. Innocenze Vili (1484-1492) in forza del vecchio trattato rinnovato, voleva servirsi di loro contro il duca di Milano. Anche Alessandro VI si servirà dei soldati confederati durante l'alleanza dei Borgia con il re di Francia. Al tempo della potente famiglia Borgia si originarono in Italia le grandi guerre che videro in primo piano gli svizzeri, alleati alle volte della Francia e altre volte sostenitori della Santa Sede o del Sacro Romano Impero di nazione germanica.Quando i mercenari svizzeri sentirono che Carlo VIII, re di Francia, preparava una grande spedizione contro Napoli, si precipitarono in massa per essere arruolati. Alla fine del 1494 sono presenti a migliaia in Roma, di passaggio con l'esercito francese che nel febbraio successivo occuperà Napoli. Tra i partecipanti a questa spedizione contro Napoli, si trovava anche il cardinale Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II, che sotto Alessandro VI aveva lasciato l'Italia e si era recato in Francia. Egli conosceva bene gli svizzeri, anche perché una ventina di anni prima aveva ricevuto come beneficio, tra gli altri, anche il vescovado di Losanna. Alcuni mesi più tardi, però, Carlo VIII fu costretto ad allontanarsi in gran fretta da Napoli e riuscì a stento a forzare il blocco e ritornare in Francia. Infatti Papa Alessandro VI aveva collegato Milano, Venezia, Impero Germanico e Ferdinando il Cattolico di Spagna in funzione antifrancese.
Il Sacco di Roma:
La mattina del 6 maggio 1527, dal suo quartiere generale nel convento di S. Onofrio sul Gianicolo, il capitano generale Borbone diede il via agli assalti. In uno di questi, alla Porta del Torrione, mentre dava la scalata alle mura, egli stesso fu colpito a morte. Dopo un momento di esitazione, però, i mercenari spagnoli sfondarono la Porta del Torrione, mentre i lanzichenecchi invadevano Borgo S. Spirito e S. Pietro. La Guardia Svizzera, compatta ai piedi dell'obelisco che allora si trovava vicino al Campo Santo Teutonico, e le poche truppe romane resistettero disperatamente. Il comandante Kaspar Röist, ferito, sarà trucidato dagli spagnoli a casa sua sotto gli occhi della moglie Elisabeth Klingler, e dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento, al comando di Hercules Göldli, avevano accompagnato Clemente VII nel suo rifugio di Castel SantAngelo: il resto cadde gloriosamente, massacrato, assieme a duecento fuggiaschi, sui gradini dell'altare maggiore di S. Pietro. La salvezza di Clemente VII e dei suoi uomini fu resa possibile dal "Passetto", un corridoio segreto costruito da Alessandro VI sul muro che collegava il Vaticano e Castel SantAngelo. L'orda selvaggia aveva premura per paura che le forze della Lega tagliassero la via della ritirata. Attraverso Ponte Sisto, lanzichenecchi e spagnoli si riversarono sulla città, e per otto giorni diedero libero sfogo a ogni sopruso, ruberia, sacrilegio e massacro; furono manomesse, perfino, le tombe dei Papi, compresa quella di Giulio II, per rubare quanto vi era dentro: forse dodicimila furono i morti e il bottino sui dieci milioni di ducati. Non c'è da meravigliarsi di tutto questo, perché l'esercito imperiale e, in particolare, i lanzichenecchi di Frundsberg erano animati da uno spirito di crociata antipapista. Davanti a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi del Papa, fu imbastita una parodia di processione religiosa, con la quale si chiedeva che Clemente cedesse a Lutero vele e remi della "Navicella" di Pietro. Allora la soldataglia gridò: "Vivat Lutherus pontifex." Per sfregio, il nome di Lutero fu inciso con la punta d'una spada sull'affresco "La Disputa del Santissimo Sacramento" nelle Stanze di Raffaello, mentre un altro graffito inneggiava a Carlo V imperatore. Conciso e esatto il giudizio del priore dei canonici di S. Agostino emesso allora: "Malifuere Germani, pejores Itali, Hispani vero pessimi" -i tedeschi furono cattivi, peggiori gli italiani, pessimi gli spagnoli. Oltre al danno irreparabile della distruzione di reliquie, praticamente con il Sacco di Roma è andato perduto anche un tesoro d'arte inestimabile, ossia la maggior parte dell'oreficeria artigiana di chiesa. Il 5 giugno Clemente VII si doveva arrendere e accettare pesanti condizioni: abbandono delle fortezze di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana, la cessione delle città di Modena, Parma e Piacenza e il pagamento di quattrocentomila ducati; inoltre, per avere liberi i prigionieri, se ne doveva pagare il riscatto. La guarnigione papale fu sostituita con quattro compagnie di tedeschi e spagnoli; alla soppressa Guardia Svizzera, subentrarono duecento lanzichenecchi. Il Papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma di essi solo dodici accettarono, tra cui Hans Gutenberg di Coirà e Albert Rosin di Zurigo; gli altri non vollero avere niente a che fare con gli odiati lanzichenecchi.







Nell'esercizio della sua suprema, piena ed immediata potestà sopra tutta la Chiesa, il romano Pontefice si avvale dei dicasteri della curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità, a vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastori. CHRISTUS DOMINUS, 9



Requisiti per l'ammissione



































Giuramento



C'è una data nella storia della Guardia Svizzera in Vaticano che si lega profondamente con la storia stessa della Chiesa, perché è stata segnata dal sangue di 147 suoi figli: il 6 maggio 1527, il Sacco di Roma.
Questa data, che nel 1527 fu una data di morte, oggi è una data di vita, perché ogni anno in questo giorno le nuove reclute fanno solennemente il loro giuramento. È una cerimonia suggestiva per l'ambiente in cui si svolge, il Cortile di S. Damaso, per le personalità religiose del Vaticano che la presiedono e per la folta corona di centinaia di persone, rappresentanti politici e militari della Confederazione Svizzera, parenti, amici e simpatizzanti che vi assistono. La Guardia è in uniforme di gran gala, dal comandante all'ultimo alabardiere, e attira gli sguardi di tutti: la banda con i suoi bravissimi tamburi riscuote prolungati applausi. Il cappellano della Guardia legge per intero il testo del giuramento:
"Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Assumo del pari questi impegni riguardo al Sacro Collegio dei Cardinali per la durata della Sede vacante. Prometto inoltre al Capitano Comandante e agli altri miei Superiori rispetto, fedeltà e ubbidienza. Lo giuro. Che Iddio e i nostri Santi Patroni mi assistano."
Poi le nuove reclute, chiamate per nome, si fanno avanti e ciascuna, con la mano sinistra sulla bandiera della Guardia e la destra alzata con le tre dita aperte, quale simbolo della Trinità, conferma e giura:
"Io,. . ., giuro di osservare fedelmente, lealmente e onorevolmente tutto ciò che in questo momento mi è stato letto. Che Dio o i suoi santi mi assistano."
È bene notare che tra questi santi, sono sottintesi in modo particolare i Patroni della Guardia Svizzera, e cioè S. Martino (11 novembre), S. Sebastiano (20 gennaio) e S. Niklaus von Flüe, "Defensor Pacis et pater patriae" (25 settembre).

Compiti e vita quotidiana:
A questo punto è bene dare uno sguardo a quello che è il normale svolgimento di una giornata della Guardia: ogni giorno due terzi del personale sono impegnati a montare la guardia agli ingressi del Palazzo Apostolico, e cioè nel Cortile di S. Damaso, nel Cortile del Belvedere, nei piani delle varie Logge, nella sala Regia, davanti agli uffici della Segreteria di Stato e nell'appartamento privato del Papa; inoltre agli ingressi esterni, ossia al Cancello Petriano (ex S. Ufficio), all'arco delle Campane, al Portone di Bronzo e a Porta S. Anna. A prestare servizio d'onore, di controllo e ordine, la Guardia è impegnata tutte le volte che il Papa è presente, ossia nelle celebrazioni liturgiche in S. Pietro, nelle Udienze Generali, nelle visite di Capi di Stato, Capi di Governo, Ministri degli Esteri e Ambasciatori. La giornata non è occupata solo da questi servizi ufficiali, bensì la vita della Guardia richiede tutta una serie di ispezioni, istruzioni, marce, esercizi di tiro. Logicamente bisogna trovare il tempo anche per le molteplici attività proprie dei vari gruppi, quali la banda, i tamburi, il coro, e non si possono, poi, non menzionare gli incontri di calcio anche con altre squadre, per esempio quella del Corpo di Vigilanza del Vaticano, il tennis da tavolo e corsi di autodifesa. Con tutta questa attività fisica e psichica di persone relativamente molto giovani è chiaro che ci sia bisogno nel Quartiere di una cucina che provveda in maniera ottimale al benessere dei componenti della Guardia. Questo compito è svolto dalle Suore Albertine, Serve di Dio. Per concludere, è bene accennare che tutti coloro che hanno servito, a qualsiasi titolo e con qualsiasi grado, nella Guardia Svizzera in Vaticano, una volta terminato il servizio, rimangono legati tra di loro attraverso l' "Associazione ex soldati della Guardia", che regolarmente pubblica in Svizzera l'organo "DER EXGARDIST"; i membri si riuniscono periodicamente a livello regionale e a livello federale, e in quest'ultimo caso vi partecipano possibilmente, il comandante e il cappellano. La riunione più importante, però, è quella che avviene in Vaticano il 6 maggio di ogni anno, in occasione del giuramento delle reclute. Attorno ad esse in quel giorno familiarizzano nel Quartiere della Guardia parecchie centinaia di persone: le famiglie dei componenti attuali della Guardia e moltissime ex guardie con le loro famiglie vivono insieme una giornata di festosa, vera amicizia.

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