Pietro Berti

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Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Fini. Mostra tutti i post
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mercoledì 16 febbraio 2011

FLI: Bocchino alla guida di Futuro e Libertà. Senatori in fuga da FLI



I senatori prendono a sberle Fini: è a fine corsa
di Salvatore Tramontano
Il Terzo polo è già nei guai: il capogruppo a Palazzo Madama Viespoli si dimette contro la linea imposta dal leeader, che ha affidato il partito a Bocchino. Ma gli altri lo rieleggono: "Garantirà il posizionamento nel centrodestra". BLOG
L'utima giravolta di Gianfry: parla come Di Pietro di Alberto Taliani
La battuta che circola in queste ore è una sferzata sul destino politico di Gianfranco Fini: non si è mai visto un partito perdere voti il giorno del suo congresso costitutivo. I sondaggi dicono che Futuro e libertà è sceso al 3,7 per cento. I dati sembrano perfino troppo ottimistici. Quella che doveva essere la destra che piace alla sinistra è un aborto. Si incontrano, si battezzano, il capo sceglie come profeta il suo uomo più antipatico, e il Fli è già sbrindellato. Le colombe volano via e organizzano la diaspora dei dissidenti. Si sono rese conto che il Pdl era un porto meno circense. Prima sono fuggiti gli intellettuali, ora tocca a gente come Urso e Viespoli. Nessuno si fida più di Fini. Non capiscono come si possa lasciare il partito in mano alle furbate di Bocchino e al fondamentalismo di Granata. Sono delusi, rammaricati, con (...) (...) una buona dose di rimpianti negli occhi e l’amarezza di chi per Gianfranco ha scommesso una carriera politica. Il risultato è imbarazzante.Il Fli ha perso tutte le battaglie. È stato frettoloso nelle scelte. Ha provato a sfiduciare il governo senza avere in tasca i numeri ma con un’arroganza senza giustificazioni. Si sono fatti usare, inebriati dagli applausi che arrivavano dai salotti di sinistra e dalla benedizione fatale di Repubblica. Quando si sono accorti di essere solo uno strumento era troppo tardi. Gli applausi ai finiani erano gli stessi regalati a Spatuzza o al figlio di Ciancimino. Poi le luci si sono spente e il Fli è apparso quello che è, un partito marginale, con la sola prospettiva di fare la ruota di scorta a Casini. I finiani come servi sciocchi dell’Udc. Niente di più o di meno dell’Api di Rutelli.Fini non ascolta. Agli uomini della diaspora risponde con un secco: «Il Fli vuole rifondare il centrodestra. L’organigramma è in linea con questa volontà. Quindi tutti i rilievi sono infondati». Buonanotte. A questo punto ci sarà una guerra tra bande e dopo la scissione. Il prossimo congresso del Fli si farà in una cabina telefonica. L’alternativa è liberarsi di Fini e tornare a casa. Non sono pochi i dissidenti. La prova arriva dalla mossa, intelligente, di Pasquale Viespoli. Fini lo aveva nominato capogruppo a Palazzo Madama. Lui si è dimesso. Un quarto d’ora dopo è stato rieletto all’unanimità dai senatori. Quei quindici minuti cambiano tutto. Il Viespoli nominato da Fini è ostaggio del padroncino. Il Viespoli eletto risponde solo ai senatori. Particolare interessante: la linea politica di Viespoli non è la stessa di Fini. Il capogruppo ha avuto un mandato preciso: «Assicurare il posizionamento politico del partito nel centrodestra». Questo significa niente alleanze elettorali con il Pd. Non alle politiche e neppure alle amministrative. Le colombe fanno capire che si sentono di destra. Non sono diventati all’improvviso fondamentalisti dell’antiberlusconismo. Come ha detto un parlamentate post-finiano a Montecitorio: «Ci sarà una differenza tra il Fli e Di Pietro. Non basta un ordine per farci digerire Santoro».L’ingenuità dei finiani dissidenti è stata fidarsi di Fini, una giacca senza morale. La coerenza non gli appartiene. Non si fa scrupolo a restare incollato alla poltrona di presidente della Camera. Non finge neppure più di essere super partes e liquida con uno sguardo di disprezzo chi gli ricorda che è stato nominato da una maggioranza che ora vuole affossare. È lo stesso Fini che nel ’94, dopo il ribaltone, chiedeva le dimissioni di Irene Pivetti. Così: «La terza carica dello Stato deve essere super partes, non può dire ora non parlo come presidente della Camera. È stata eletta da coloro che ritiene irresponsabili, traditori e persino attentatori della democrazia. Se esprime giudizi netti e polemici senza mettere in dubbio che parla come singolo parlamentare o privato cittadino non può fare il presidente della Camera». Ma adesso anche i finiani sanno chi c’è sotto la maschera. La faccia di Fini ha questa fortuna: è senza memoria. Gli scivola tutto. fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/i_senatori_prendono_sberle_fini_e_fine_corsa/fini-fli-terzo_polo-viespoli-guai-dimissioni-camera-presidente-gianfranco-senato-palazzo-madama/16-02-2011/articolo-id=506221-page=1-comments=1

Ai margini del Congresso FLI
di Rosario Amico Roxas
15 febbraio 2011 - Appare già un parto difficile, con complicazioni inattese, il tutto fornendo al cavaliere l’argomento che predilige, descrivendo le altrui difficoltà per nascondere le sue.Più che di divisione, parlerei di mancanza di chiarezza e di informazione, sia interna che esterna. Identificarsi come “partito di destra”, alternativo al “partito di sinistra” non porta da nessuna parte, e questo perché è svanito il concetto di destra e sinistra, anche perché, entrambi, si appoggiano al centro in un centro-sinistra e un centro-destra.
La gente, gli elettori, abbagliati dai media che fanno di tutto per disinformare, cose ne sanno di destra e di sinistra ? Il tentativo di attirare gli elettori dichiaratamente di destra, non basta per farli votare, perché la stragrande maggioranza non ha capito niente e così preferisce non votare.
L’’impressione ricevuta da questo congresso, addirittura fondativo, rimane quello di una mancanza di chiarezza, peggiorato dalle ambizioni di poltrone o incarichi. La gente non capisce o preferisce non capire, mentre le tante attese che erano state riposte nell’’azione di Fini, scemano come neve al sole.
Perché insistere con questo nostalgico impegno al richiamo di una destra che non esiste più, massacrata dagli interessi personale dell’’uomo che si è impadronito delle parole non conoscendo i contenuti ? Così come non esiste la sinistra, messa in ginocchio da un frazionismo fazioso e inconcludente, fatte salve pochissime eccezioni.
Mi piacerebbe molto un confronto approfondito tra Fini e Ventola, ne uscirebbe la documentazione di quanto sto scrivendo: che destra e sinistra non hanno più ragione di esistere se non nel codice della strada.
Se la destra si identifica con il capitalismo, allora è morta nell’e catombe del capitalismo; se la sinistra cerca di identificarsi, esclusivamente, con il sostegno alle classi più fragili e più povere, ha sbagliato secolo, ed oggi si riduce a sostenere “Anche i ricchi piangono” !Il capitalismo non è in crisi, perché il capitalismo e la crisi che si materializza nell’ ’accorpamento dei mezzi di produzione, per imporre consumi superflui destinati a vivere una brevissima vita effimera, ed esercitare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, esasperando lo stato di necessità.
Il socialismo reale è finito con il muro di Berlino; lo ha resuscitato Berlusconi, ma solo per avere un nemico (già morto) da combattere, così è diventato una marionetta alla quale attribuire tutti gli aspetti negativi; ma in molti non sanno prenderne le distanze. C’è una sola collocazione possibile per guardare al futuro, che non è a destra né a sinistra, bensì “sopra”. Possiamo parlarne ? fonte: http://www.blogsicilia.it/blog/ai-margini-del-congresso-fli/31110/
Fli e l’irresistibile attrazione per la confusione
di Biagio Marzo

Nel momento peggiore della politica internazionale e nazionale si è costituito il partito di Futuro e Libertà. Tra il sommovimento inedito dnei paesi del Maghreb e la fase economica in cui si trova l’unione europea, nel congresso di Milano di Fli si è naturalmente parlato d’altro, come se quello che sta succedendo all’esterno non sono problemi che toccano direttamente l’Italia.Il Congresso costituente di Fli in ogni caso è terminato con molte ombre e poche luci, perché l’aver trasformato il movimento in partito, non significa aver trovato una strategia politica e una classe dirigente. Fli non ha avuto il successo sperato, perché non si capisce dove vorrebbe andare a parare tant’è che il vertice a cui dovrebbe essere affidato la guida del partito è uscito con le ossa rotte, tante erano le divisioni.Così la nuova destra alternativa al berlusconismo di cui Fini si è fatto promotore è una sorta di Araba Fenice. Fli sta a destra, ma è alleata con il terzo polo di Casini che non è bipolare e nemmeno per il sistema maggioritario. E’, inoltre, alternativo alla sinistra, ma non rifiuterebbe di stare nel governo simil Cln, per cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi.Il Congresso di Milano non è stato una novità, ma solo un remake dei congressi che si svolgono nella seconda repubblica. Molto leaderismo e poca politica: come fosse svolto su un altro pianeta. Per evitare di personalizzare eccessivamente le assise, dal simbolo è stato cassato il nome del Presidente della camera, peraltro, per non superare la soglia decenza istituzionale.Naturale che Gianfranco Fini, eletto presidente del partito, per opportunità, essendo anche Presidente della camera, si è dimesso pro tempore della carica di partito. Non é tutto. L’avance lanciata da Fini a Berlusconi è talmente ingenua, facendogli perdere molta credibilità: dimissioni in contemporanea del Presidente della camera e del capo dello stato.Come se le due cariche avessero il medesimo valore politico e istituzionale. Comunque sia Fini farebbe bene a chiarirsi le idee, perché con quelle viste a tutt’oggi in circolazione farà flop e sarà messo nelle condizioni in cui Casini lo comanderà a bacchetta. Non è che Berlusconi non abbia pure lui tentato di farlo, ma alla fine la goccia a fatto traboccare il vaso.Oltretutto il Cav non è stato uno stinco di santo nei suoi confronti, nella fattispecie, ci riferiamo al caso politico. Troppo impolitico a non calcolare la reazione di Fini. A nostro avviso, l’aveva sottovalutato; non credeva che avesse tanto seguito all’interno del Pdl, da mettere a serio rischio la maggioranza.Nondimeno Fini ha molte colpe, che non sono quelle della casa di Montecarlo, bensì responsabilità di aver ordito la trama per farlo fuori. Alla lunga si sono dimostrati due personaggi che sono stato insieme più per necessità che per affinità elettive e politiche. Ora, nel momento più drammatico del Paese, tra i due si è aperto uno scontro all’ultimo sangue.Il clima politico con il Congresso di Fli, non è migliorato, anzi. E ciò era scontato, ma non era scontato che la situazione nel volgere di poche settimane finisse nelle mani di Napolitano e tanto meno di Berlusconi, ma in quelle del Procura di Milano. Il destino della legislatura si deciderà nel corso di questa settimana.E chi lo sta ripetendo un giorno sì e l’altro pure è Umberto Bossi La preoccupazione che diventando una sorta di incubo per Silvio Berlusconi è l’arrivo del provvedimento di interdizione dai pubblici uffici che potrebbe troncare, pro tempore, il suo esercizio di Presidente del consiglio.Un atto che potrebbe portare alle elezioni anticipate o peggio a un governo tecnico. Se per caso il processo Rubygate arrivasse a sentenza, i magistrati non farebbero sconto: l’interdizione dei pubblici uffici sarà, metaforicamente, la ghigliottina che i giacobini costruiranno in Piazza Montecitorio.

Bocchino alla guida di Futuro e Libertà: «Io, l’uomo della terza Repubblica»
Il leader dei finiani: «Il mio è un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Mi provoca dispiacere»
ROMA — Italo Bocchino, deputato. Sei anni fa l’abbiamo lasciata sconfitto da Antonio Bassolino alla regionali, oggi la ritroviamo alla guida di un partito nazionale, Futuro e Libertà. Cos’è accaduto? «La politica ti dà sempre un’altra possibilità, è bella per questo. Mai troppo nella polvere, mai troppo tra le stelle. Un saliscendi continuo, faticoso e appassionante».

E Bocchino quant’è cambiato, furia di scendere e salire?«Tanto, sei anni sono molti. Ho rinunciato alla politica sul territorio e mi sono dedicato a quella nazionale».
Il richiamo del potere?«Macché. Diciamo piuttosto la convinzione di voler creare un soggetto politico che diriga il cambiamento. Siamo vicini a una stagione simile a quella vissuta all’inizio degli anni Novanta».
Dice che è come Tangentopoli? «No. È il sistema che s’è involuto, il passaggio questa volta non sarà di natura giudiziaria».
Quale passaggio scusi? «Quello dalla seconda alla terza Repubblica. Non s’è accorto che è già iniziato? E noi di questa terza Repubblica siamo il primo partito». Italo Bocchino da Frignano (ma nato Napoli), classe, ’ 67, sposato, laurea in Giurisprudenza, è l’uomo che Gianfranco Fini ha scelto per guidare Fli prima di tornare a sedersi sullo scranno di presidente della Camera. Quando l’ho conosciuto (correva l’anno 1996, scrivevo per il Roma) andava a scuola di politica da Pinuccio Tatarella. «E i suoi insegnamenti li uso ancora tutti. Mi ha insegnato le regole del gioco».
Il «nuovo» Bocchino rimpiange qualcosa del «vecchio» Italo? «Il mio è stato un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Ecco, forse quello a volte mi provoca dispiacere».
Pensa a qualcuno in particolare? «Sono cresciuto con Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Oggi stanno dall’altra parte».
Be’, avrà qualche amico nuovo... «Fabio Granata, Flavia Perina, Carmelo Briguglio. Persone con le quali non avevo mai avuto rapporti o con le quali ero in disaccordo. E con cui oggi lavoro braccio a braccio».
E a Napoli? «Non ho mai avuto grandi rapporti con i vertici del Pdl. Il mio unico amico vero è Stefano Caldoro: ci conosciamo da vent’anni, e una delle telefonate più affettuose dopo la nomina l’ho ricevuta proprio da Stefano».
Cambiati gli amici. Cambiate anche letture, da quel 2005? «Devo dire che in sei anni ho divorato una quantità industriale di libri» . Quali? «Dovrei ricordarmi sei anni di letture? ».
Facciamo gli ultimi due libri. «Il saggio sul repubblicanesimo di Maurizio Viroli, sulla necessità di recuperare il patriottismo repubblicano. E quello sulla questione morale di Roberta De Monticelli: serve a capire che bisogna rimettere l’etica al centro del programma di governo».
Ecco, a proposito di programmi. Cos’è Futuro e libertà? «Un partito post-moderno, dove tutte le culture possono trovare spazio» . Suona generico... «Bene, allora diciamo che è un partito scopo. Le ideologie sono superate, ragioniamo per risultati da conseguire».
Altre caratteristiche? «È un partito giovanissimo, proiettato nel futuro: i nostri circoli sono pieni di ragazzi».
È tutto? «No. Questo è il primo partito dove ci si può iscrivere via internet e, con dieci euro, votare per i propri coordinatori cittadini, provinciali, regionali. Si può scegliere addirittura il presidente nazionale».
Bocchino non ha voce in capitolo? «Questa è la democrazia ai tempi del web. Se Caio si candida e lo votano tutti, vince anche se il suo rivale Sempronio è amico di Bocchino».
Miracoli di internet. Ci puntate davvero? «Stiamo costruendo Fli live, una piattaforma dove gli iscritti potranno discutere in rete. È la versione evoluta di quella che utilizzò Obama in campagna elettorale».
Lei è tra quelli che Obama lo mettono nel loro pantheon? «No».
Dovesse scegliere tre personaggi cui ispirarsi, allora? «Pinuccio Tatarella, ovviamente. Barry Goldwater, il padre del conservatorismo americano. E Charles de Gaulle: ha fatto ciò che noi in Italia non riusciamo a fare, passare dal vecchio al nuovo».
A proposito di rinnovamento, è cambiata anche la squadra?«Sì, quasi tutti».
Come li ha scelti? «Sono tutti campani. Tutte persone che vengono dalla provincia di Aversa».
L’accuseranno di conflitto d’interessi... «Sì, già mi prendono in giro tutti per questa storia. La verità è che, per dirla con Steve Jobs, la gente brava delle nostre terre lavora più e meglio perché ha fame».
Chi sono i suoi uomini chiave? «Gianmario Mariniello, il mio braccio destro. Luigi Di Gennaro, il mio addetto stampa. Dino Carratù, l’addetto all’organizzazione. Angela Petruccione, la segretaria politica. E poi Simona. Simona Carfoli. È la mia segretaria, saranno vent’anni ormai».
Il Mezzogiorno è pieno di gente che «ha fame». Qual è la sua idea di Sud? «Quella di un’area che deve scrollarsi da dosso l’assistenzialismo e chiedere più infrastrutture, invece che più soldi».
Siete anti-leghisti? «No, se la Lega difende gli interessi economici del Nord. Sì, se diventa anti meridionale e mette in discussione l’unità nazionale».
Lombardo o Micciché? «Lombardo»
Ma è secessionista. Non eravate per l’unità nazionale? «Sì, ma lui non ha l’ambizione di determinare gli interessi nazionale».
Sindaco di Napoli: soli o alleati con qualcuno? «Soli. Il Pdl s’è impaludato, il centrosinistra s’è fatto male da solo: noi siamo l’alternativa che può far discutere».
Candidato politico o della società civile?«Quando ci sono momenti di cambiamento come questo, bisogna aprirsi alla società».
Mara Carfagna sindaco?«Sarebbe un ottimo candidato, ma è incompatibile con il Pdl campano».
Ora che non è più nel Pdl non potrà continuare a chiederne il rinnovamento... «Berlusconi ha preferito tenersi come coordinatore un soggetto che la Cassazione ha definito socialmente pericoloso. Fatti suoi, la mia avversione a Nicola Cosentino è nota».
Berlusconi non l’ascoltava. S’è mai chiesto perché Fini invece abbia scelto lei per guidare il partito? «Sono affidabile. Ho capacità politica di relazioni. E sono in grado dimobilitare».
È ancora di destra? «Certo, forse anche più che ai tempi di Tatarella. Perché?».
No, è che da destra la criticano. Ha anche denunciato per stalking il Giornale e Libero. Ho letto che lei e sua moglie non dormite più la notte, avete gli incubi... «Sono state scritte tante cose sbagliate. La verità è che siamo massacrati un giorno sì e uno pure. E questo crea problemi con banche e contratti. A furia di leggere sui giornali che sei criminale...» .
È vero che nel ricorso fa riferimento anche al fatto di essere «vistosamente» dimagrito? «No. Sono dimagrito, è vero. Ma perché mi sono messo a dieta: gli articoli, in questo caso, non c’entrano nulla».
Senta Bocchino, visto che stiamo parlando di giustizia... «Basta con questa storia della magistratura. Lasciamoli lavorare».
Io veramente mi riferivo alla giustizia sportiva, quella che ha squalificato Lavezzi per tre turni. «Ah be’. Lì se si scende in piazza ci sono anch’io».
Gianluca Abate 15 febbraio 2011 fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2011/15-febbraio-2011/bocchino-guida-futuro-liberta-io-l-uomo-terza-repubblica-19016625536.shtml

martedì 15 febbraio 2011

Fli, mini-rivolta. Fini fa lo gnorri: "Non cambio"

Fli, mini-rivolta. Fini fa lo gnorri: "Non cambio"
Viespoli, capogruppo al Senato, lascia e lo rivotano. Le colombe: "Stiamo nel centrodestra". Gianfranco: "Le nomine non cambiano"

Pasquale Viespoli si dimette, i colleghi di partito lo rivotano, il leader Gianfranco Fini fa finta di nulla e tira dritto. Il caos in cui è sballottato Futuro e Libertà sta tutto in queste ultime ore di decisioni irrevocabili e marce indietro. Nel tardo pomeriggio, dopo la riunione delle 'colombe' Fli al Senato, Viespoli lascia la carica di capogruppo. "L'organigramma definito all'assemblea costituente di Milano non è corrispondente al mandato che ho ricevuto dal gruppo del Senato". Tradotto: non mi riconosco nella linea scelta a Milano dal leader Fini, che ha affidato le redini del partito a Italo Bocchino. Passano pochi minuti, ed esce un secondo comunicato del gruppo dei Senatori Fli, in cui si dice di aver condiviso le motivazioni che hanno portato a questo gesto e, per questo, rivoterannno Viespoli allo stesso incarico. La condizione posta a Fini per la rientrata crisi diplomatica è che "Fli stia nel centrodestra". Un segnale forte e chiaro, ma anche una sponda allo stesso presidente della Camera per glissare: "La linea politica è inequivocabile - ha commentato Fini -. Fli vuole rifondare il centrodestra e l'organigramma è in linea con questa volontà. Quindi non cambia nulla, perché giudico infondati i rilievi. Trovino argomenti più consistenti...". E domani si ricomincia. MALUMORE IN EUROPA - Il malumore all'interno di Futuro e Libertà arriva fino a Strasburgo. Mentre in mattinata Luca Barbareschi, intervistato dal direttore di Libero Maurizio Belpietro, ha picconato Fini, anche gli europarlamentari di Fli aderenti al Ppe hanno richiamato ufficialmente il loro leader. In una lettera inviata a Fini si esprime "preoccupazione per la mancata unità del partito emersa a seguito degli assetti conclusivi dell'Assemblea Costituente di Milano che hanno ingenerato contrasti". Il documento è stato sottoscritto da Giovanni Collino, Cristiana Muscardini, Crescenzio Rivellin, Potito Salatto e Salvatore Tatarella. CRITERI CHIARI - Dopo una riunione, gli europarlamentari hanno rivolto "un appello al presidente Fini e a tutta la classe dirigente perché questi contrasti ledono l'immagine di una forza politica nata nel centrodestra per dare maggiore partecipazione ed ascolto alla comunità nazionale ed ai giovani in particolare". Gli scenari internazionali "non permettono divisioni e polemiche che indeboliscono la crescita, lo sviluppo, l'identità del Fli e la sua azione politica, proprio nel momento in cui gli italiani guardano al nuovo partito con speranza e fiducia". Servono, è la conclusione "criteri e principi chiari per individuare ruoli e responsabilità, e per dar seguito a questi criteri di trasparenza e rispettare l'appello alla collegialità".LA CLASSIFICHE DI BRIGUGLIO - C'è anche chi, nel marasma futurista, ci sguazza e si diverte. E' il deputato Fli Carmelo Briguglio, che ospite del programma di Radiodue 'Un giorno da pecora' ha stilato la classifica dei falchi e delle colombe del partito."Fini è un superfalco, lui vola ad un'altra altezza rispetto a noi - precisa subito Briguglio -. Fuori ha l'abito istituzionale, è un superfalco mascherato". Poi via al podio. Il più falco del Fli, secondo Briguglio, è Granata, seguito a ruota dallo stesso Briguglio e da Italo Bocchino. Le colombe? "Primo Viespoli, secondo Ronchi, terzo Urso". Guarda caso, quelli in rotta con la linea di Fini. Le colombe stanno affilando gli artigli.
15/02/2011

domenica 30 gennaio 2011

Futuro e Libertà per l'Italia (FLI)

Sono denominati Futuro e Libertà per l'Italia[1] (FLI) i gruppi parlamentari di Camera e Senato, di orientamento liberal conservatore[senza fonte], nati per scissione dai gruppi del Popolo della Libertà[2] e che fanno riferimento a Gianfranco Fini.
Il 5 ottobre 2010, nel corso di una riunione dei gruppi, è stata decisa la trasformazione in partito politico, prevista per il 27 gennaio 2011, 16º anniversario della Svolta di Fiuggi[3]. Il 10 dicembre successivo è stato annunciato che l'assemblea costituente si terrà invece dal 11 al 13 febbraio 2011[4].
Il 15 dicembre 2010 Futuro e Libertà aderisce al Polo della Nazione, coalizione nata dall'incontro con Alleanza per l'Italia, Movimento per l'Autonomia, Unione di Centro, Liberal Democratici e alcuni esponenti liberali e repubblicani.[5].
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Scissione dal Popolo della Libertà
1.2 L'«area di responsabilità»
1.3 Verso il nuovo partito
2 Organigramma
2.1 I coordinatori regionali
3 Adesioni
3.1 Camera dei deputati
3.2 Senato della Repubblica
3.3 Euro-deputati
4 Fondazioni, associazioni e centri studi che sostengono il gruppo
4.1 Stampa e web
5 Note
6 Voci correlate
7 Collegamenti esterni
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Storia [modifica]
Scissione dal Popolo della Libertà [modifica]
La formazione del nuovo gruppo parlamentare scaturisce dal contrasto di linee politiche sorto tra Silvio Berlusconi, presidente del Popolo della Libertà, e Gianfranco Fini, co-fondatore di tale partito politico e già leader di Alleanza Nazionale. Il gruppo parlamentare così costituito, denominato Futuro e Libertà. Per l'Italia, nasce il 30 luglio 2010, dopo il deferimento ai probiviri di tre "fedelissimi" di Fini (Italo Bocchino, Fabio Granata, Carmelo Briguglio) e l'approvazione di un documento, redatto dall'Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà (con 33 voti favorevoli e 3 contrari), in cui viene sancita l'incompatibilità di Gianfranco Fini con i principi fondanti del partito e viene affermata la sfiducia verso di lui, anche in qualità di Presidente della Camera[6][7]. Tali provvedimenti vengono successivamente giudicati dai finiani come paragonabili nella storia politica italiana esclusivamente alla radiazione del gruppo de Il manifesto da parte del PCI nel 1969[8]. Il 2 agosto successivo viene costituito un gruppo parlamentare anche al Senato.
L'«area di responsabilità» [modifica]
In occasione della mozione di sfiducia al sottosegretario al Ministero della Giustizia, Giacomo Caliendo, il neonato gruppo dei finiani di Futuro e Libertà per l'Italia, l'Unione di Centro, l'Alleanza per l'Italia e il Movimento per le Autonomie scelgono di astenersi[9]. Pier Ferdinando Casini ha definito questa alleanza «un'area di responsabilità nazionale»[10]. Francesco Rutelli ha parlato della necessità di «unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità»[11]. Dello stesso avviso anche il capogruppo di FLI, Italo Bocchino, che in un editoriale su Il Secolo d'Italia ha scritto che si tratta di una «responsabilità spesso messa sotto i piedi da un violento spirito di parte, da una faziosità senza limiti e da una partigianeria che non possiamo condividere»[12]. Gli astenuti totali sono stati 75[13]. Sono stati molti, tra giornali e intellettuali, a definire questa alleanza tra moderati, un possibile embrione di "terzo polo"[14][15][16].
Verso il nuovo partito [modifica]

Fini a Mirabello
Nei primi giorni di agosto 2010 diversi esponenti hanno annunciato per il 5 settembre 2010 la nascita di un nuovo movimento politico, con il manifesto che sarà lanciato da Gianfranco Fini, a conclusione dell'annuale festa Tricolore dei finiani, a Mirabello, nel ferrarese[17][18] (il 25 agosto 2010 Fabio Granata ha specificato che il nuovo soggetto politico sarà "una destra europea e legalitaria"[19]).
A Mirabello il presidente della Camera pronuncia un discorso che chiude definitivamente le porte della riconciliazione tra finiani e PdL. Il PdL, secondo Fini, non esiste più, e quindi non c'è possibilità che FLI possa rientrare in ciò che non esiste[20].
Durante il discorso, il leader della nascente forza politica, usa parole di fuoco contro il Giornale e Libero (definiti "infami") e, attraverso proposte politiche, critica l'operato e il pensiero del governo su alcune parti della manovra, sulla legge elettorale, sulla parole dette da Gheddafi durante la visita a Berlusconi, sulla giustizia e sul processo breve, sulla critica espressa dal PdL riguardo alla proposta finiana di dare il voto agli extra-comunitari regolari ecc.[21].
Il presidente della Camera, poi, denuncia l'impossibilità di esprimere il dissenso in un partito che si definisce "della Libertà" e "dell'amore" e afferma che il PdL liberale e di massa come lo avevano pensato, cioè una casa moderata e riformatrice, non è di fatto quello che oggi si vede in politica e TV[22].
Il 29 settembre 2010 viene decisa la convocazione per il 5 ottobre dei gruppi parlamentari FLI di Camera, Senato e Parlamento europeo per dare vita al comitato promotore del nuovo movimento[23]. In quel giorno infatti viene stabilito che, per il successivo 13 ottobre, le associazioni Forum delle idee, Farefuturo e Libertiamo si sono riunite per elaborare una prima bozza del manifesto programmatico, presentato poi il 25 ottobre 2010, denominato "Manifesto d'ottobre" e firmato da un centinaio di intellettuali[24].
Il 2 novembre 2010 viene presentato il simbolo di FLI[25].
Il "Manifesto per l'Italia"[26] è presentato a Bastia Umbra (PG) alla prima Convention nazionale di Futuro e Libertà del 6 e 7 novembre 2010, dove Fini, davanti a 7 mila aderenti, annuncia il ritiro della delegazione di FLI al governo e chiede a Berlusconi di presentare le dimissioni per formare un nuovo governo di legislatura insieme all'Udc.
L'assemblea costituente del partito di FLI è stata convocata a Milano per l'11, 12 e 13 febbraio 2011[4].
Organigramma [modifica]
Il 4 agosto 2010 sono stati formalizzati gli incarichi: portavoce unico dei gruppi è Silvano Moffa (poi Benedetto Della Vedova), capogruppo alla Camera Italo Bocchino, vice Benedetto Della Vedova e Giorgio Conte. Capogruppo al Senato Pasquale Viespoli. Il Responsabile Propaganda è Enzo Raisi, responsabile Territorio Roberto Menia[27].
Il 6 ottobre 2010, su richiesta di Fini, viene designato coordinatore politico-organizzativo di FLI Adolfo Urso[28], già coordinatore di Alleanza Nazionale prima del congresso costitutivo di Fiuggi. Capo della segreteria politica è stato nominato il 3 novembre 2010 Carmelo Briguglio. Segretario amministrativo Nino Lo Presti. Gruppi di FLI si sono costituiti nei consigli regionali dell'Abruzzo, del Molise e delle Marche e all'Assemblea regionale siciliana[29] (7 su 90).
I coordinatori regionali [modifica]
Il 14 ottobre 2010 il coordinatore Adolfo Urso, e il responsabile Organizzazione Roberto Menia, hanno nominato i coordinatori regionali dei comitati costituenti[30]:
Piemonte: Roberto Rosso.
Liguria: Enrico Nan.
Lombardia: Giuseppe Valditara. Coordinamento Regionale: Lombardia FLI
Trentino Alto Adige: Alessandro Urzì.
Veneto: Maurizio Saia.
Friuli Venezia Giulia: Roberto Menia.
Emilia Romagna: Enzo Raisi.
Toscana: Angelo Pollina.
Umbria: Franco Zaffini.
Marche: Mario Baldassarri.
Lazio: Antonio Buonfiglio.
Abruzzo: Daniele Toto.
Molise: Enrico Gentile.
Campania: Enzo Rivellini.
Puglia: Francesco Divella.
Basilicata: Egidio Digilio.
Calabria: Angela Napoli.
Sicilia: Giuseppe Scalia.
Sardegna: Ignazio Artizzu.
Adesioni [modifica]
Camera dei deputati [modifica]

In blu i seggi dei 32 deputati che aderiscono al gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia all'interno della Camera dei Deputati
Il 30 luglio 2010 si costituisce il gruppo alla Camera dei deputati al quale aderiscono inizialmente 33 deputati. Si aggiungono poi Chiara Moroni il 7 settembre 2010, il presidente della Camera Gianfranco Fini l'8 settembre 2010 (alla ripresa dell'attività parlamentare)[31] e Giampiero Catone il 23 settembre 2010. Sempre in tal giorno torna invece nel gruppo del PdL la deputata Souad Sbai, che inizialmente aveva lasciato per aderire a Futuro e Libertà[32]. Il 3 novembre 2010 i deputati Roberto Rosso e Daniele Toto lasciano il gruppo del PdL per aderire a Futuro e Libertà. Il 16 novembre torna nel gruppo del PdL il deputato Giuseppe Angeli[33].
È stato eletto capogruppo il deputato Italo Bocchino, vice Benedetto Della Vedova.
Il 14 dicembre 2010, in occasione del voto sulla mozione di sfiducia al Governo firmata dai deputati di Fli (con la sola eccezione di Giampiero Catone), Udc, Mpa e Api, tre membri del gruppo non hanno seguito le indicazioni della stessa mozione a cui avevano in precedenza aderito. Hanno votato contro la sfiducia Catia Polidori (entrata poche ore dopo nel gruppo misto) e Maria Grazia Siliquini (entrata assieme a Giampiero Catone nel gruppo misto il giorno successivo). Dopo aver chiesto le dimissioni del capogruppo Bocchino, non ha partecipato al voto invece Silvano Moffa (anch'egli entrato nel gruppo misto poche ore dopo)[34][35].
Attualmente aderiscono quindi al gruppo i seguenti 32 deputati[36]:
Luca Barbareschi;
Claudio Barbaro;
Luca Bellotti;
Italo Bocchino;
Giulia Bongiorno;
Carmelo Briguglio;
Antonio Buonfiglio;
Giuseppe Consolo;
Giorgio Conte;
Giulia Cosenza;
Benedetto Della Vedova;
Aldo Di Biagio;
Francesco Divella;
Gianfranco Fini;
Fabio Granata;
Donato Lamorte;
Nino Lo Presti;
Roberto Menia;
Chiara Moroni;
Angela Napoli;
Gianfranco Paglia;
Carmine Santo Patarino;
Flavia Perina;
Franco Proietti Cosimi;
Enzo Raisi;
Andrea Ronchi;
Roberto Rosso;
Alessandro Ruben;
Giuseppe Scalia;
Daniele Toto;
Mirko Tremaglia;
Adolfo Urso.
Senato della Repubblica [modifica]

In blu i seggi dei 10 senatori che aderiscono al gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia all'interno del Senato della Repubblica
Al gruppo al Senato della Repubblica aderiscono fin dall'inizio 10 senatori[37], numero minimo consentito per la formazione di un gruppo autonomo, non tutti di provenienza ex An (Barbara Contini è stata eletta in quota Forza Italia).
È stato eletto capogruppo il senatore Pasquale Viespoli[27], vice Maria Ida Germontani.
Attualmente aderiscono al gruppo i seguenti senatori:
Mario Baldassarri;
Barbara Contini;
Candido De Angelis;
Egidio Digilio;
Maria Ida Germontani;
Giuseppe Menardi;
Francesco Pontone;
Maurizio Saia;
Giuseppe Valditara;
Pasquale Viespoli.
Euro-deputati [modifica]
Hanno aderito a FLI, senza però costituire un proprio gruppo al Parlamento europeo, i seguenti cinque euro-deputati:
Giovanni Collino;
Cristiana Muscardini;
Enzo Rivellini;
Potito Salatto;
Salvatore Tatarella.
Fondazioni, associazioni e centri studi che sostengono il gruppo [modifica]
Futuro e Libertà per l'Italia dispone del sostegno della galassia dei cosiddetti "finiani", con l'appoggio esplicito di:
Fondazione Farefuturo (presieduta da Gianfranco Fini e della quale è segretario Adolfo Urso);
Associazione Generazione Italia (di Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio);
Associazione Area Nazionale (vicina a Roberto Menia);
Associazione Libertiamo (di Benedetto Della Vedova);
Associazione Area Destra (di Andrea Urso);
Associazione Riforme e Libertà (di Giuseppe Valditara e Cristiana Muscardini);
Associazione Socialismo e Libertà (di Chiara Moroni);
Associazione Nazione Futura (di Andrea Ronchi);
Associazione Arcipelago Nazionale;
Centro studi Economia Reale (di Mario Baldassarri);
Stampa e web [modifica]
Futuro e Libertà per l'Italia ha il sostegno del quotidiano Il Secolo d'Italia, diretto da Flavia Perina, e dei periodici on-line:
FareFuturo Web magazine (diretto da Filippo Rossi);
Libertiamo.it (diretto da Carmelo Palma).
Note [modifica]
^ Modifica nella denominazione di un gruppo parlamentare.. Camera.it, 8-9-2010. URL consultato il 9-9-2010.
^ L'esercito di Fini: 33 deputati e 10 senatori. Con questi numeri i fedelissimi del presidente della Camera potranno avere gruppi parlamentari autonomi. Corriere della sera, 30 luglio 2010
^ Nasce il partito di Futuro e Libertà Fini: "Non An in piccolo, Pdl in grande". la Repubblica, 5 agosto 2010
^ a b Il Congresso costituente di Futuro e Libertà si svolgerà a Milano dall’11 al 13 febbraio.
^ http://libero-news.it/news/551880/Casini__Fini_e_Rutelli_varano_il_Polo_della_nazione__il_partito_dei_perdenti.html
^ Berlusconi: «Non abbiamo più fiducia nel presidente della Camera». Corsera.it, 29 luglio 2010
^ Pdl: la bozza del documento dell'ufficio di presidenza. Corsera.it, 29 luglio 2010
^ Costituito il gruppo dei finiani al Senato. ANSA, 3 agosto 2010
^ Patto Fini-Casini-Rutelli: nasce il fronte dei moderati. Adnkronos, 4 agosto 2010
^ Caliendo: Casini, astenersi prova responsabilità e serietà. 5 agosto 2010
^ Prove di centro. Rai News, 3 agosto 2010
^ Nessun “terzo polo”, ma sì al dialogo sui singoli provvedimenti. Generazione Italia, 4 agosto 2010
^ Respinta la sfiducia a Caliendo. Rissa tra finiani ed ex. Alfano: «P3 frutto di un'elaborazione dei pm». Il Sole 24 ORE, 4 agosto 2010
^ È partita sul terzo polo. Il Pd: governo alla fine. Bresciaoggi, 5 agosto 2010
^ Il "Grande Centro": Cuando Caliendo el sol, sorge il "terzo polo".. Agor@ magazine, 4 agosto 2010
^ Terzo Polo: Casini, non è manovra palazzo, si allargherà nel paese. Asca, 5 agosto 2010
^ Fini pensa già al nuovo partito a Mirabello il manifesto politico. la Repubblica, 17 agosto 2010
^ A settembre debutterà il partito dei finiani. Il Tempo, 17 agosto 2010
^ Granata: noi forza di destra europea e legalitaria. Siciliaoggi, 25 agosto 2010
^ Fini varca il Rubicone. L'espresso, 6 settembre 2010
^ Il discorso di Fini. AgoraVox, 6 settembre 2010
^ Il manifesto di Fini per una nuova Destra. la Repubblica, 6 settembre 2010
^ Fini lancia il partito: dovranno trattare su tutto
^ Manifesto d'ottobre
^ Fini lancia il simbolo E per il premier un nuovo ultimatum
^ Il testo del manifesto di Futuro e Libertà per l’Italia. Ultime Notizie, 7 novembre 2010
^ a b “Futuro e libertà”: Bocchino eletto capogruppo, vice è Della Vedova. Blitzquotidiano.it, 04/08/2010
^ Fli/ Urso nominato coordinatore politico-organizzativo
^ Sicilia: nasce all'Ars gruppo parlamentare 'Fli-Sicilia'
^ FLI: nominati coordinatori regionali. Rivellini per la Campania. URL consultato il 15-10-2010.
^ Camera: Fini passa a Gruppo FLI. URL consultato il 8-9-2010.
^ Fli, arrivano adesioni dal Pdl,a la Sbai torna indietro
^ Amedeo La Mattina. «Sette deputati nel mirino il calciomercato sul Fli». La Stampa, 17 11 2010. URL consultato in data 17-11-2010.
^ Camera dei deputati - XVI Legislatura - Seduta n. 408 di martedì 14 dicembre 2010 - Mozioni Franceschini, Donadi ed altri n. 1-00492 e Adornato ed altri n. 1-00511 di sfiducia al Governo (Seguito della discussione) - Votazione - Resoconto stenografico dell'Assemblea.
^ I decisivi. Moschettieri, colombe e astensionisti: chi ha fermato Fini.
^ Composizione del gruppo Futuro e Libertà. Per l'Italia. Camera.it. URL consultato il 15-12-2010.
^ Composizione del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia. Senato.it. URL consultato il 5 agosto 2010.
Voci correlate [modifica]
Festa Tricolore
Gianfranco Fini
Governo Berlusconi IV
Polo della Nazione
Provenienza dei politici appartenenti a Futuro e Libertà per l'Italia
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale di Futuro e Libertà per l'Italia
Sito ufficiale di Arcipelago Nazionale
Sito ufficiale di Area Nazionale
Sito ufficiale di Area Destra
Sito ufficiale di FareFuturo Webmagazine
Sito ufficiale di Generazione Italia
Sito ufficiale di Libertiamo.it
Sito ufficiale di Nazione Futura
Sito ufficiale de "Il Secolo d'Italia"
Sito ufficiale di Socialismo e Libertà
Berlusconi incassa la fiducia al Senato e alla Camera, tensioni e defezioni nel partito di Fini
Il governo passa alla Camera e al Senato. Il partito di Fini si astiene al senato e si divide (due voti a favore del governo e Moffa che vota la sfiducia ma chiede le dimissioni del capogruppo Italo Bocchino) alla Camera.

DIRETTA VIDEO / Il voto di fiducia al senato
DIRETTA VIDEO / Il voto di fiducia alla camera
Chi è Silvano Moffa, il finiano che media (di Sara Bianchi)
Chi sono i tre transfughi che ora (forse) tifano Berlusconi
Alla Camera come a Wall Street (di Lina Palmerini)
L'instabilità peggior nemico dei mercati(analisi di Dino Pesole)
Il Punto (video) di Stefano Folli: Falliscono le trattative dell'ultim'ora
Leggi i testi degli interventi
Berlusconi incassa la fiducia al Senato, con 162 voti favorevoli, 135 no, 11 astenuti. I senatori presenti sono stati 309, la maggioranza era di 155, i votanti sono stati 308. A favore del governo Berlusconi hanno votato Pdl e Lega Nord. I no sono arrivati da Pd, Idv , Udc, Mpa e Api. I dieci senatori di Fli si sono invece astenuti, come annunciato in sede di dichiarazione di voto dal capogruppo al Senato, Pasquale Viespoli. Ora, ha detto Viespoli, «Berlusconi si dimetta ed eviti la conta alla Camera», visto che in caso di sfiducia a Montecitorio, i finiani saranno disponibili solo a un nuovo governo di centrodestra, senza fare ribaltoni. Ma con un premier diverso da Silvio Berlusconi». L'undicesimo astenuto è stato Enrico Musso, ex senatore Pdl ora al gruppo misto.
Voto favorevole da parte del Pdl. Per il capogruppo azzurro, Maurizio Gasparri «la strada per rafforzare il governo non è certo quella delle lacerazioni». Secondo Gasparri «chi ha presentato le mozioni di sfiducia sa solo dire dei no» e fa proposte «ispirate alla ritualità della vecchia politica, delle quali l'Italia non ne può più». «Abbiamo comunque apprezzato - ha aggiunto - l'astensione di Fli e colto questo segnale positivo».
Voto contrario dal Pd. Per Anna Finocchiaro l'unica alternativa in caso di crisi è «un governo di responsabilità nazionale». «Ma se si andrà a votare - ha aggiunto - noi siamo pronti». Disco rosso anche da parte di due dei tre senatori del Mpa. La loro decisione è stata motivata così da Giovanni Pistorio: «Berlusconi ha tradito gli elettori meridionali sottraendo le risorse Fas». Il terzo senatore Mpa, Sebastiano Burgaretta, ha votato la fiducia al governo Berlusconi.
Semaforo rosso anche dall'Udc. Che attraverso il capogruppo al Senato, Giampiero D'Alia, ha spiegato il voto contrario «perché questo Governo è frutto di una politica che ha espulso i moderati dalle decisioni, affidandole alle forze più estreme». Il partito di Pier Ferdinando Casini ha chiesto quindi al premier «le dimissioni» e la creazione di un «governo di responsabilità che promette solo quello che può mantenere».
Scontato invece il voto di fiducia della Lega Nord. Il capogruppo del Carroccio a palazzo Madama, Federico Bricolo ha sottolineato come «la Lega voglia continuare a governare ma non arrivare a fine legislatura e basta. Vuole arrivarci cambiando il paese con le riforme». E rivolto agli esponenti di Fli ha aggiunto: «Le critiche costruttive vanno bene, ma se svolte all'interno della maggioranza hanno senso positivo, farle da fuori significa tradire il voto degli elettori».
Voto contrario al governo da parte dell'Api. Francesco Rutelli ha ricordato come il voto di oggi abbia comunque chiuso «una stagione politica iniziata 17 anni fa quando il premier scese in campo appoggiando Gianfranco Fini nella corsa alla poltrona di sindaco di Roma, poi andata al sottoscritto». Disco rosso anche da parte dell'Idv, che per bocca del capogruppo a palazzo Madama, Felice Belisario ha accusato il premier di essere «il mandante politico della più grossa compravendita di parlamentari. I cambi di casacca sono deprecabili e condannabili sempre e oggi sono favoriti dal suo entourage solo per fornirle qualche voto in più per sopravvivere a sé stesso». Belisario ha quindi invitato il premier «ad andare al Quirinale e dimettersi», prima del voto alla Camera.
Non hanno partecipato al voto di fiducia al Senato i tre senatori della Svp. La senatrice Helga Thaler Ausserhofer è stata molto critica con Fini: «È irresponsabile avere determinato la crisi. È doveroso distinguere i ruoli istituzionali investiti dai protagonisti con i ruoli politici».
Tutti assenti i sei senatori a vita per la fiducia al Governo Berlusconi. Andreotti, Ciampi, Colombo, Levi Montalcini, Pininfarina e Scalfaro non hanno quindi votato. Non hanno votato neanche il presidente del Senato, Renato Schifani e il senatore siciliano del Pdl Galioto, assente. Oltre a Burgaretta, dell'Mpa, hanno invece votato la fiducia i senatori Fosson (Union Valdotaine), Villari (Misto) e Cuffaro (ex Udc). estratto dal sito web http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-14/berlusconi-incassa-fiducia-senato-102818.shtml

giovedì 15 aprile 2010

Pdl, tumultuoso vertice Fini-Berlusconi alla Camera

Pdl, tumultuoso vertice Fini-Berlusconi alla Camera

http://it.notizie.yahoo.com/4/20100415/tts-oittp-governo-vertice-fini-ca02f96.html
E' durato circa due ore alla Camera un tumultuoso faccia a faccia, vicino alla rottura, fra il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Foto/Video correlati
Il presidente della Camera Gianfranco Fini (a sinistra) e il presidente del Consiglio …Continua Ingrandisci immagine
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Fini ha chiesto al presidente del Consiglio di rilanciare il Pdl come partito "attento alla coesione sociale dell'intero Paese" e Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, ha poi detto che se arrivassero risposte negative da parte di Berlusconi i finiani potrebbero pensare a gruppi parlamentari autonomi ma che è da escludere "categoricamente" una crisi di governo.
"Ho mangiato benissimo", si è limitato a commentare sorridente Berlusconi lasciando lo studio di Fini al termine del pranzo. Ai cronisti che insistevano per sapere come fosse andato l'atteso incontro, il premier ha detto senza perdere il sorriso: "Non mi pronuncio".
Fini ha poi emesso una nota sull'incontro, dopo che in primo tempo il suo portavoce aveva detto che "il presidente della Camera non ha nulla da commentare. Se lo ritiene opportuno sarà il presidente del Consiglio a commentare".
Nella nota Fini dice che "Berlusconi deve governare fino alla fine della legislatura" alla guida di "un Pdl che va rafforzato e non indebolito", con "la piena coscienza di essere un grande partito nazionale attento alla coesione sociale dell'interno Paese".
Il presidente della Camera aggiunge di avere espresso oggi questi concetti al capo del governo e "di attendere serenamente le sue valutazioni".
La nota è stata emessa dopo che da qualche ora sulle agenzie si susseguivano le ricostruzioni dell'incontro definito burrascoso, al limite della rottura fra i due.
SCHIFANI: SE MAGGIORANZA SI DIVIDE SI VADA AL VOTO
Secondo il presidente del Senato Renato Schifani, se la maggioranza dovesse dividersi bisognerebbe tornare alle urne.
"Quando una maggioranza eletta sulla base di un programma elettorale condiviso tra le coalizioni si divide al proprio interno sull'attuazione del programma, non resta che ridare la parola agli elettori", ha detto Schifani ai giornalisti a proposito della possibilità che nascano nuovi gruppi parlamentari.
Al termine di una riunione con Fini di alcuni parlamentari vicini al presidente della Camera, Bocchino ha dichiarato che "gruppi autonomi possono esserci nel caso dovessero arrivare risposte negative ai problemi che sono stati posti".
"Fini chiede a Berlusconi di scegliere in modo chiaro se continuare a costruire il Pdl con lui o se preferirgli invece il rapporto con Umberto Bossi", ha raccontato a Reuters una fonte vicina alla componente di An nel Pdl.
Secondo la fonte "non siamo alla rottura, ma dipenderà da cosa succederà nelle prossime ore".
COORDINATORI PDL: ATTEGGIAMENTO FINI INCOMPRENSIBILE
Intanto i coordinatori nazionali del Pdl hanno espresso "profonda amarezza" per l'atteggiamento di Fini, definito "sempre più incomprensibile rispetto ad un progetto politico comune per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi ultimi anni".
In una nota, i coordinatori Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini sostengono che gli italiani "hanno premiato l'azione del governo e creato le migliori condizioni per proseguire sulla strada delle riforme che abbiamo intrapreso e dell'ulteriore rafforzamento del nostro partito".
"Da queste inoppugnabili considerazioni nasce la nostra profonda amarezza per l'atteggiamento dell'onorevole Gianfranco Fini che appare sempre più incomprensibile rispetto ad un progetto politico comune per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi ultimi anni, un progetto di importanza storica che gode di un consenso maggioritario nel popolo italiano", conclude il comunicato.
Dopo le elezioni regionali di fine marzo è la prima volta che i due leader del Pdl hanno avuto uno scambio di vedute sulla situazione politica e sul prosieguo dell'attività di governo.
Negli ultimi giorni sono riaffiorate divergenze sui contenuti ed i modi delle riforme istituzionali che la maggioranza vorrebbe affrontare negli ultimi tre anni della legislatura.
A sminuire la portata dell'incontro ci ha pensato il leader della Lega Umberto Bossi che, ai cronisti che a Montecitorio gli chiedevano cosa pensasse dell'incontro in corso, ha detto: "Il vertice c'è già stato a Palazzo Chigi", riferendosi ad una riunione sulla formazione delle giunte nelle regioni del Nord.

martedì 16 marzo 2010

"Generazione Italia" divide i finiani

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La nuova associazione politica lanciata da Italo Bocchino con la benedizione di Gianfranco Fini fa già discutere. Granata: "Si corre troppo con le parole".

http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/03/16/1138073-generazione_italia_divide_finiani.shtml

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