Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Intifada. Mostra tutti i post
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mercoledì 9 febbraio 2011

Libia: Intifada il 17 febbraio

Libia: Intifada il 17 febbraio
Nel quinto anniversario dei disordini a Bengasi 09 febbraio, 14:58

(ANSA) - BEIRUT, 9 FEB - La Conferenza nazionale dell'opposizione libica, piattaforma che raggruppa le principali formazioni critiche del regime del colonnello Muammar Gheddafi, al potere dal 1969, ha convocato per il 17 febbraio una "manifestazione di massa" in tutta la Libia contro il regime di Tripoli. Lo riferisce il quotidiano panarabo Ash Sharq al Awsat. Secondo il giornale, le opposizioni hanno scelto la data del 17 febbraio prossimo "in ricordo delle vittime dell'Intifada scoppiata a Bengasi" nel febbraio 2006

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/09/visualizza_new.html_1590432467.html

mercoledì 2 febbraio 2011

Egitto caos dopo la Marcia del milione

Ma gli USA, l' Europa, il mondo non islamico cosa fa? Aspetta una carneficina ed un conseguente inizio di dittatura integralista islamica in Tunisia, Egitto, Yemen, Mauritania, Giordania (nonostante il recente rimpasto di governo), Libano, Algeria . E con le recentissime notizie di tumulti in corso nel sud del Marocco ... il quadro è destinato a completarsi in maniera drammatica. Israele ci ha messo in guardia. Ma qui tutti tacciono. Bella dimostrazione di lungimiranza economica, politica e militare!

IL GIORNO DOPO LA «MARCIA DEL MILIONE»
Egitto caos, "morti e feriti" in piazza

Parlamento sospeso fino all'esitodei ricorsi elettorali. L'esercitoalla piazza: «Tornate a casa»La replica: «L'intifada continua» Ripristinato l'accesso a Internet Coprifuoco alleggerito di 2 ore
IL CAIRO La protesta, di massa ma pacifica, degli oppositori di Hosni Mubarak ha ceduto il posto oggi a un'autentica guerriglia urbana con i sostenitori del presidente-monarca, scesi oggi in campo su istigazione del regime e delle forze di sicurezza fedeli al rais: il bilancio delle vittime è ancora incerto, ma fonti ospedaliere parlano di almeno 500 feriti mentre secondo la televisione di Stato - secondo la quale i feriti sono 403 - sarebbe stato ucciso almeno un militare, "un soldato di leva delle forze armate". I feriti sono stati trasportati in una moschea della piazza, nella quale è stato allestito un piccolo ospedale da campo; secondo alcune testimonianze altre persone sarebbero tuttavia state ricoverate in un ospedale militare e il bilancio delle vittime potrebbe quindi essere più grave. Gli scontri, ancora in corso nonostante il coprifuoco, sono iniziati quando diverse centinaia di sostenitori di Mubarak - alcuni armati di bastoni e montati su cavalli e cammelli - sono entrati nella piazza dove erano presenti migliaia di manifestanti, molti dei quali vi avevano passato la notte dopo la "marcia del milione" svoltasi ieri: dopo una mattinata di tensione i due gruppi sono venuti alle mani con lanci di pietre e bottiglie, mentre alcune persone sarebbero state travolte dalla folla che cercava di allontanarsi dal luogo degli scontri. Nel mezzo dei tumulti un gruppo di dimostranti si è inginocchiato in preghiera verso la Mecca, mentre attorno a loro proseguivano le violenze; almeno sei "cavalieri" sono stati circondati dalla folla, disarcionati e picchiati a sangue. Calata l'oscurità, la piazza appare circondata dai sostenitori di Mubarak che hanno lanciato lacrimogeni e bombe molotov contro gli oppositori, che per uscire dalla Tahrir dovrebbero ora sfondare le linee dei filo-governativi. Secondo un comunicato diffuso da alcune organizzazioni dell'opposizione molti agenti in borghese si sarebbero infiltrati nei gruppi pro-Mubarak. Il Ministero degli Interni ha negato qualsiasi coinvolgimento delle forze di sicurezza ma Al Jazeera ha mostrato alcuni distintivi e documenti di identità delle forze dell'ordine che sarebbero stati strappati agli 'infiltrati'. L'esercito, schierato attorno alla piazza, non è al momento intervenuto per sedare i disordini nonostante le richieste in questo senso lanciate dall'opposizione; le forze armate aveano chiesto ieri ai manifestanti a rientrare nelle loro case dato che le loro rivendicazioni "avevano ricevuto ascolto": un invito alla normalità che sembra tuttavia non essere stato accolto. I militari si sono limitati a sparare alcuni colpi di avvertimento per allontanare la folla dal Museo Archeologico, già danneggiato nei giorni scorsi da alcuni atti vandalici: i soldati hanno anche spento un piccolo incendio scoppiato all'ingresso della struttura dopo il lancio di alcune molotov. Le autorità egiziane - che hanno parzialmente ristabilito l'accesso alla rete internet - hanno alleggerito il coprifuoco in vigore nel Paese, che inizierà un'ora più tardi, alle 16 ora italiana, per terminare un'ora prima, alle 6 del mattino. Sul fronte politico, Mubarak ha annunciato ieri di non volersi ripresentare alle prossime elezioni presidenziali, in programma a settembre, ma il Ministero degli Esteri del Cairo ha respinto al mittente l'invito della comunità internazionale - ribadita oggi ancora una volta anche dalla Casa Bianca - ad una transizione "immediata". L'opposizione, con in testa i Fratelli Musulmani, ritiene tuttavia insufficiente l'iniziativa e ha chiesto al rais di lasciare il potere immediatamente programmando una nuova manifestazione di massa per venerdì, giornata battezzata "della partenza". In Italia il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha avuto un lungo colloquio con il vice presidente egiziano, Omar Suleiman, per conoscere gli ultimi sviluppi della situazione in Egitto e le possibili soluzioni considerate da parte delle autorità egiziane. Lo riferisce una nota della Farnesina. Il ministro Frattini riferirà domani alla Camera anche sui contenuti di tali colloqui.
Gli scontri tra gruppi pro e contro Mubarak
+ Obama, subito transizione verso elezioni libere

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"
Drammatici scontri nella capitale dopo che sostenitori di Mubarak hanno tentato di irrompere a piazza Tahrir, cariche contro i manifestanti pacifici. Anche i giornalisti coinvolti negli scontri. L'esercito chiede alla gente di tornare a casa, ma l'opposizione annuncia: "Continueremo l'intifada". Cresce il pressing della diplomazia internazionale

IL CAIRO - Il clima festoso che ha accompagnato ieri le manifestazioni di piazza contro Mubarak 1 è ormai solo un ricordo. E' esplosa la violenza oggi a piazza Tahrir, luogo simbolo delle proteste che chiedono al presidente di lasciare il potere. Scontri tra opposte fazioni sul lato nord della piazza, dove 500 sostenitori del raìs hanno tentato di fare irruzione, si sono trasformati in tragedia con morti e feriti. Il bilancio fornito dal ministero della Sanità è di tre vittime, e i medici parlano di oltre 1500 feriti. Nella capitale regna il caos: uomini a cavallo e su cammelli sono entrati nella piazza caricando i manifestanti e anche il museo egizio è andato a fuoco. Mohamed El Baradei, portavoce dell'opposizione, ha invocato l'intervento dell'esercito "per proteggere le vite egiziane", accusando il governo "criminale" di fomentare le violenze. Diversi giornalisti sono rimasti coinvolti negli scontri e sono stati aggrediti. Manifestazioni pro-Mubarak si sono svolte anche a Ismailia e a Suez. Aumentano intanto gli appelli della diplomazia internazionale e salgono i toni. Mentre il vicepresidente Suleiman parlava di un diaologo da aprire "solo dopo la fine delle manifestazioni", la Casa Bianca era perentoria: "Ogni violenza istigata dal governo deve cessare immediatamente". E Hillary Clinton cojn una telefonata allo stesso Suleiman
chiariva che "la transizione deve iniziare subito". L'Unione europea torna a chiedere una transizione ordinata che inizi subito e l'Italia esprime grande preoccupazione per le notizie delle ultime ore. LE FOTO Le cariche con cavalli e cammelli 2 - I VIDEO 3 Battaglia al Cairo. La situazione è precipitata rapidamente nella capitale, dove i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la piazza, ignorando gli appelli dell'esercito che chiedeva di fare ritorno alla vita normale, assicurando che le loro richieste erano state ascoltate. "Continueremo l'Intifada popolare fino alla partenza di Mubarak", ha risposto il neoeletto segretario del Comitato politico dell'opposizione unita, Abu Al Izz Al Hariri. Vogliamo, ha aggiunto, "un dialogo vero".La polizia non ha caricato i dimostranti, ma ha lanciato lacrimogeni, sparato in aria e usato idranti per disperderli. L'opposizione ha denunciato che alcuni agenti in borghese si sarebbero infiltrati tra la folla per fomentare le violenze. Alcuni hanno riferito che l'esercito ha sparato in aria alcuni colpi, notizia smentita poi dalla tv di Stato, ma la situazione è piuttosto confusa: il graphic novelist Magdi el Shafee da piazza Tahrir ha riferito che agenti della sicurezza nazionale hanno indossato le divise dell'esercito per poi attaccare con molotov i manifestanti anti Mubarak, dando l'impressione che l'esercito si fosse schierato contro la folla. LA CRONACA DELLA GIORNATA 4El Baradei: "Dal governo tattica del terrore". "Spero che Mubarak se ne vada prima di venerdì" ha detto Mohamed El Baradei, in riferimento alla ennesima giornata di protesta che le forze ostili al regime hanno già chiamato il "venerdì della partenza", proprio alludendo all'uscita di scena del raìs dopo un trentennio al potere. Parlando alla Bbc ha usato parole molto dure contro il governo: l'ex direttore generale dell'Agenzia Internazionale delle Nazioni Unite per l'Energia Atomica ha accusato le autorità di servirsi di una vera e propria "tattica del terrore". E ha definito gli scontri "un atto criminale compiuto da un regime criminale". Confusione sul bilancio delle vittime. Secondo Al Arabiya, fonti sanitarie hanno contato 500 feriti a piazza Tahrir, ma mancano cifre precise. Al Jazeera ha parlato di morti. In serata il governo ha fornito i suoi numeri: tre morti e oltre 400 feriti. Alle ambulanze è stato impedito l'accesso alla piazza, mentre i manifestanti pro Mubarak continuavano a premere per entrare nella piazza principale della capitale, il cui accesso è stato bloccato da carri armati. Uno dei dottori operativi in un presidio medico allestito sul posto parla di oltre 1.500 persone rimaste.Giornalisti nel mirino. Diverse troupe straniere sono rimaste coinvolte negli scontri e hanno comunicato, via twitter, di essere state caricate. Secondo la reporter della Cnn Anna Stewart l'anchor americano "Anderson Cooper e la sua troupe sono stati attaccati dai manifestanti al Cairo". Anche una troupe della Cbs è stata attaccata, mentre un giornalista belga, corrispondente di Le Soir, è stato fermato dalla polizia. Due giornalisti del quotidiano svedese Aftonbladet sono stati aggrediti dalla folla in un quartiere del Cairo, per poi essere arrestati e rilasciati poco dopo, riferisce Al Arabyia. Museo egizio in fiamme. La violenza non risparmia neppure i luoghi artistici. Decine di molotov sono state lanciate contro la facciata sinistra del museo egizio che si trova proprio in Piazza Tahrir, ha riferito l'inviato di Al Jazeera. Fiamme si sono sviluppate nel giardino del museo e non è chiaro se abbiano raggiunto anche le sale che custodiscono i reperti. Più volte nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli per proteggere il patrimonio artistico egiziano, anche da parte dell'Unesco. Parlamento sospende attività. Le violenze di oggi hanno annullato il lento ritorno alla normalità che sembrava profilarsi con l'annuncio della riduzione di tre ore del coprifuoco e con la ripresa del funzionamento di Internet al Cairo e ad Alessandria, almeno parziale. In mattinata l'attività del Parlamento è stata sospesa in attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi sui risultati delle elezioni di novembre e dicembre, ha annunciato la tv di Stato egiziana. Un provvedimento di questo tipo era stato già preannunciato ieri nel discorso del presidente Hosni Mubarak 5, per rispondere alle richieste dei partiti di opposizione che non hanno rappresentanti in Parlamento.Clinton: "Transizione inizi ora". Gli Stati Uniti hanno scaricato definitivamente Mubarak. Lo ha chiarito Hillary Clinton al vicepresidente egiziano Omar Suleiman cui ha ribadito quanto dichiarato oggi dalla Casa Bianca: la transizione in Egitto deve iniziare immediatamente. Nel corso di una telefonata il segretario di Stato ha anche chiesto all'ex capo dei servizi segreti che i responsabili delle violenze rispondano delle loro azioni.Da Ue aumentano pressioni su Mubarak. L'Unione europea aumenta le pressioni su Mubarak, chiedendogli di fare "qualcosa, il più presto possibile", per dimostrare che le legittime aspirazioni dei cittadini egiziani che manifestano pacificamente vengono ascoltate. "E' fuori questione che dobbiamo vedere un movimento e che il processo di trasformazione e di transizione impongono un senso di urgenza", ha detto il capo della diplomazia della Ue Catherine Ashton. "Ci appelliamo al presidente Hosni Mubarak perché faccia qualcosa il più presto possibile affinché il popolo possa vedere che sta avendo risposte".
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/02/news/morti_feriti_piazza_tahrir-11974778/

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