Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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mercoledì 16 marzo 2011

Kawasaki

















Kawasaki Heavy Industries, Ltd.

Nazione
Giappone
Tipologia
società per azioni
Fondazione
15 ottobre 1896
Sede principale
* Kobe Crystal Tower, 1-3, Higashikawasaki-cho, 1-chome, Chuo-ku, Kobe, Hyogo 650-8680, Giappone
World Trade Center Bldg, 4-1, Hamamatsu-cho, 2-chome, Minato-ku, Tokyo 105-6116, Giappone
Persone chiave
Shozo Kawasaki, fondatore; Tadaharu Ohashi, presidente
Settore
Trasporti
Prodotti
Moto
Trattori
Treni
Robot
Aeromobile
Costruzione edilizia
Ingegneria navale
[1]
Fatturato
¥1,501,097 milioni[2] (2008)
Dipendenti
30.563[3] (2008)
Slogan
Let the good times roll.
Note
dati al 31 marzo 2008
Sito web
http://www.khi.co.jp/
La Kawasaki Heavy Industries, Ltd. (in Giapponese: 川崎重工業株式会社, Kawasaki Jūkōgyō Kabushiki-gaisha) è un'industria giapponese produttrice di una vasta gamma di prodotti, soprattutto nel mercato automotive.
I quartieri generali dell'azienda sono situati sia a Kobe (Giappone) che a Tokyo.
Il nome "Kawasaki Heavy Industries" deriva da quello del fondatore Shozo Kawasaki e non ha, invece, alcun legame con quello della città di Kawasaki.
Le linee di prodotto maggiormente note (perché dirette al mercato dei consumatori privati) sono quelle delle moto e dei veicoli fuoristrada (ATV), sebbene l'azienda costruisca anche trattori, treni, robot industriali ed attrezzature aeronautiche tra le quali velivoli militari.
Alcuni dati economici dell'azienda:
Capitale sociale: ¥92.084 milioni (31 marzo 2006)
Indice[nascondi]
1 Le motociclette Kawasaki
1.1 Sport
2 Note
3 Altri progetti
4 Collegamenti esterni
Le motociclette Kawasaki[modifica]

Kawasaki 500 H1 Mach III '69
In Italia il nome cominciò ad essere conosciuto agli inizi degli anni settanta con l'inizio dell'importazione nel nostro paese di uno dei primi modelli di motocicletta con motore a due tempi, la Kawasaki 500 H1 Mach III, con prestazioni molto elevate per l'epoca in termini di accelerazione e velocità.
Per quanto carente sotto altri punti di vista, non si può negare che questa moto diede una scossa notevole al mercato europeo fino ad allora dominato dalle classiche due ruote italiane ed inglesi e anche per questo la 500 Mach III si può considerare tra le progenitrici delle moderne moto sportive.
Una seconda tappa molto importante per la casa nell'affermazione internazionale fu la presentazione, pochi anni dopo nel 1972, della "900 Z1", questa volta dotata di motore a quattro tempi, che fece da ispiratrice a tutta una nuova serie di modelli di "maxi" sportive.
Sport[modifica]
La Kawasaki ha partecipato anche alle competizioni motociclistiche del motomondiale della MotoGp fino al 2008[4], continuando a partecipare con team ufficiali al Campionato mondiale Superbike e Supersport.
Nel 2009 il team Hayate Racing partecipa alla MotoGP con la ZX-RR non supportata ufficialmente.
Note[modifica]
^ Prodotti Kawasaki Heavy Industries
^ Sito della compagnia
^ Sito della compagnia
^ Articolo del ritiro dalla MotoGP e i relativi piazzamenti nella vecchia classe 500
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Kawasaki Heavy Industries
Collegamenti esterni[modifica]
Kawasaki Heavy Industries su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Kawasaki Heavy Industries")
(JA, EN, ZH) Kawasaki Heavy Ind., Ltd.
(IT) Sito ufficiale italiano delle moto Kawasaki
Video del museo Kawasaki di Kobe

domenica 13 marzo 2011

MOTO GUZZI
















Moto Guzzi (conosciuta anche solo come Guzzi) è una celebre azienda italiana di motociclette, fondata nel 1921 da Carlo Guzzi. Dal punto di vista societario, dal 2004 fa parte del Gruppo Piaggio e dal 2005 l'amministratore delegato della Moto Guzzi S.p.A.[1] è Daniele Bandiera. L'azienda ha prodotto più di 50 modelli dalla sua fondazione ed è da anni specializzata in motori bicilindrici a V di 90°, raramente forniti anche a piccoli costruttori di modelli speciali quali, ad esempio, Magni, Ghezzi & Brian, Desoto o Mako Shark.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 2001: inizia l'era Beggio
3 2004: crisi dell'Aprilia
4 2005: muore l'ingegner Carcano
5 Anno 2006: il rinnovamento
6 Anno 2007
7 Anno 2008
8 Anno 2009
9 La fabbrica
10 La produzione
10.1 La gamma attuale
10.2 Modelli da competizione
10.3 Modelli militari
11 Voci correlate
12 Note
13 Altri progetti
14 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
Nel 1921 il 15 marzo il cavaliere Emanuele Vittorio Parodi, suo figlio Giorgio e l'amico di quest'ultimo Carlo Guzzi fondano a Genova, sede legale, con produzione a Mandello Tonzanico (successivamente diventato Mandello del Lario), un paese sul Lago di Como, in provincia di Lecco, la "Società Anonima Moto Guzzi".

Il primo modello di serie al Museo Guzzi
La prima moto, la G.P. (Guzzi-Parodi), viene costruita come prototipo con l'aiuto di un fabbro di Mandello, nella cantina di casa della famiglia Guzzi. Il nome "GP" viene abbandonato subito e trasformato, con il consenso unanime di tutti i soci, in Moto Guzzi, anche per evitare fraintendimenti con le iniziali Guzzi-Parodi con quelle del solo Giorgio Parodi. In una forma leggermente modificata (due valvole anziché quattro) al fine di contenere i costi di produzione, già nell'anno della fondazione vengono costruite 17 motociclette come modello Normale. Le nuove moto hanno già, come emblema di fabbrica, un'aquila con le ali spiegate, scelta in ricordo dell'amico Giovanni Ravelli, morto in un incidente aereo. La Normale aveva una potenza pari ad 8 CV e viaggiava alla ragguardevole velocità per una motocicletta dell'epoca di 80 km/h. Già questo primo modello portava qualcosa di nuovo nel panorama motociclistico (le caratteristiche di avanguardia non hanno mai lasciato la Moto Guzzi in tutta la sua storia) essendo stata la prima moto della storia dotata di cavalletto centrale.
Dal 1924 con la partecipazione alle gare, la marca si afferma sempre di più. Il punto di forza è certamente la vittoria del Campionato Europeo, dove con la C4V la Moto Guzzi conquista il primo, secondo e quinto posto.
Nel 1925 a Mandello sono costruite, da oltre 300 lavoratori, 1.200 Motocicli mentre nel 1927, accanto ai modelli sportivi, per sperimentare l'efficienza del telaio elastico (prima moto al mondo dotata di questo accorgimento), il fratello di Carlo, Giuseppe Guzzi, guida un nuovo modello, la G.T. in un raid a Capo Nord. Grazie al successo dell'impresa la G.T. poté fregiarsi meritatamente del nome Norge datogli inizialmente in onore del dirigibile omonimo. Giuseppe fu l'inventore, ed il progettista insieme a Carlo, del telaio elastico con sospensione posteriore. Va ricordato che, precedentemente a questa innovazione, i motocicli avevano il telaio completamente rigido analogamente alle biciclette.

Moto Guzzi 175 P del 1935
Già nel 1929 la produzione raggiunge le 2.500 unità e l'azienda, nel 1934, è il maggiore produttore di motociclette in Italia.
Sotto il profilo agonistico il 1935 viene ricordato perché, con le sue 250 cc monocilindrica e 500 cc bicilindrica, conquista la prestigiosa gara internazionale Tourist Trophy con il pilota irlandese Stanley Woods. Successo poi ribadito nel 1937 con il pilota italiano Omobono Tenni che lo conquista nella categoria 250.
Il 1939, appena prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Moto Guzzi presenta l'Airone 250, una moto di notevole successo tanto da raggiungere i 29.926 esemplari costruiti. Dopo il conflitto, nel 1946, la società diventa Moto Guzzi S.p.A. e al fine di conquistare nuove tipologie di clienti, la ditta costruisce il suo primo motore a 2 tempi, il Guzzino 65, progettato da Antonio Micucci e di cui, solo nei primi tre anni vengono costruiti 50.000 esemplari. Questa moto leggera viene prodotta negli anni cinquanta col nome di Cardellino e cilindrata portata infine a 73 cc. Interessante veicolo economico e robusto, era caratterizzato da un trave diagonale del telaio che dall'asse di sterzo correva diagonalmente fino al fulcro del forcellone in lamiera stampata, sulla cui intersezione erano installate due piccole molle con funzione ammortizzante. Il motore risultava così appeso esteriormente al trave diagonale. La struttura progettuale di quegli anni era suddivisa in tre squadre autonome. La prima, capeggiata personalmente da Carlo Guzzi, si occupava principalmente di aggiornare e migliorare i modelli della gamma media. La seconda, affidata a Micussi, si occupava della progettazione e dello sviluppo dei modelli con propulsore a due tempi. La terza, il celebre "reparto corse", era affidata al vulcanico "tridente" Carcano-Todero-Cantoni.
Risale invece al 1947 la nascita del modello Falcone, moto grande sulla canonica cilindrata di 500 cc, che rappresenterà per un lunghissimo periodo il sogno dei motociclisti italiani (ricordiamo che la cilindrata e le dimensioni importanti rappresentavano il massimo della tecnica motociclistica del tempo). Anche in questo caso Carlo Guzzi introduce una delle sue invenzioni destinate a far storia, anche se sarebbe più opportuno parlare di innovazione in questo caso. In quegli anni la sospensione anteriore, finora generalmente affidata ad un sistema a quadrilatero sviluppato in diverse forme, ad esclusione di Moto Guzzi che si affidava ad un sistema a biscottini inferiori oscillanti (dal pregevole comportamento stradale ma dall'escursione limitata), stava adottando sempre più diffusamente il sistema a forcella telescopica. A differenza delle forcelle finora utilizzate, dove il fodero era solidale alla ruota, Carlo Guzzi ne ribalta il concetto applicando il fodero alla parte superiore (oggi il sistema viene definito forcella rovesciata o forcella upside-down) con il grosso vantaggio di mantenere la struttura più rigida nel punto di maggiore stress meccanico, in corrispondenza del cannotto di sterzo, risolvendo inoltre il problema dei carichi sospesi. Ancora oggi le forcelle rovesciate sono utilizzate nei modelli più sportivi per questa loro caratteristica.
Alla ripresa delle competizioni, nel 1949, Bruno Ruffo su Moto Guzzi 250 è il primo Campione del Mondo del neonato Campionato Mondiale di motociclismo.

Interno della galleria del vento
Il 1950 è caratterizzato dalla costruzione al suo interno, prima casa motociclistica al mondo, di una galleria del vento in scala 1:1, tuttora esistente e funzionante. È da segnalare che lo stesso impianto venne anche concesso in uso gratuito alla concorrenza per i propri studi aerodinamici, tanta era la sicurezza nel proprio superiore livello tecnologico. Grazie a questo importante strumento vengono introdotte per la prima volta sulle moto da competizione le prime sovrastrutture aerodinamiche, dapprima semplici carenature superiori (famoso il "becco" destinato a generare carico alla ruota anteriore), poi allungate verso il basso a coprire le gambe del pilota, fino ad arrivare alle carenature cosiddette "a campana" che arrivavano ad inglobare la ruota anteriore. Con l'intento di limitare le prestazioni velocistiche, pochi anni dopo la Federazione Internazionale vietò l'uso di tali estese carenature, ormai utilizzate da tutti (e che si meritarono il macabro appellativo di "bare volanti"). Nello stesso anno arriva sul mercato il Galletto, il primo scooter a ruote alte della storia. L'idea del Galletto nacque in seguito alla grande diffusione dello scooter come mezzo utilitario, protettivo e di facile utilizzo, che non intimoriva i neofiti delle due ruote, impersonato alla perfezione dalle varie Vespa e Lambretta. La Moto Guzzi non volle progettare un veicolo simile perché troppo diverso dalla classica motocicletta e dalla tradizione Guzzi. Il Galletto rappresenta la sintesi di ciò: telaio portante, esteso e protettivo (la ruota di scorta verticale posta tra la ruota anteriore ed il telaio fungeva anche validamente da paraurti), motore centrale a cilindro orizzontale che manteneva una pedana quasi piatta, ruote alte per garantire una stabilità superiore, cilindrate importanti per garantire mobilità a lungo raggio e prestazioni a pieno carico. Fu un successo e l'idea di base venne poi ripresa decenni più tardi da Aprilia per lo Scarabeo, tutt'ora in produzione, che ha rilanciato nei tempi moderni lo scooter a ruote alte.
Nel 1955 muore Giorgio Parodi mentre contemporaneamente nasce la Moto Guzzi 8 cilindri di 500cc, ad opera della triade Giulio Cesare Carcano, Enrico Cantoni e Umberto Todero, il più elevato frazionamento mai tentato su una moto da competizione. La moto si rivelerà col tempo vincente e rimane ancora oggi un esempio tecnico unico: nessuno ha mai più tentato di inserire un motore così frazionato in un telaio motociclistico da competizione. Già nel 1957, ancora all'inizio del suo sviluppo, erogava l'impressionante potenza di 75 CV.
Il 1957 è un anno molto importante per le attività agonistiche, la Moto Guzzi, in accordo con altri costruttori italiani (Gilera e Mondial), cessa la partecipazione alle competizioni. A quel momento conta nel proprio palmarès 3.329 vittorie in gare ufficiali, 14 Titoli Mondiali, 11 vittorie al Tourist Trophy.
Nel 1958 la Moto Guzzi realizza, per la prima volta al mondo, un motore con la canna del cilindro cromata. Questa innovazione troverà la prima applicazione sul modello Zigolo.
Carlo Guzzi muore nel 1964 e nello stesso periodo il mercato delle moto entra in una crisi profonda, si diffondono le automobili e la quantità totale di moto vendute diminuisce. Per cercare un'uscita dalla situazione nel 1965 l'ingegner Giulio Cesare Carcano progetta il motore V2 di 90° frontemarcia, divenuto poi nel tempo l'icona stessa della Moto Guzzi ed ancor oggi costantemente aggiornato ed utilizzato. Si pensi che fu anche utilizzato allo stadio di prototipo per una utilitaria Fiat ed in seguito per il cosiddetto 'mulo meccanico' 3X3 destinato agli alpini.
La crisi economica però si acuisce e il 1º febbraio 1967 la gestione della Moto Guzzi passa alla SEIMM (Società Esercizio Industrie Moto Meccaniche), una società costituita dalle banche creditrici. Viene messa in vendita la V7 dotata del V2 di 90° con una cilindrata di 703cc.
Nel 1971 viene presentata la V7 Sport, progettata da Lino Tonti, una moto sportiva destinata ad entrare nella storia per le caratteristiche dinamiche dell'accoppiata motore-telaio e per essere l'unica moto di serie, nel panorama mondiale dell'epoca, a superare i 200 kmh. Per il mercato americano vengono approntate le versioni Special, California, Ambassador.
È del 1973 un nuovo cambio di gestione societaria: il gruppo De Tomaso Industries Inc., proprietario anche della Benelli, acquisisce la proprietà della società e Alejandro De Tomaso assume la direzione della costruzione. Si distinguono due linee di produzione, modelli turistici, tra cui la California, famosa in tutto il mondo, e moto da prestazioni di più alto livello come Le Mans, Daytona e Centauro. Le ultime due degli anni novanta.
Dai successi della V7 Sport, nascono la 750 S e successivamente la 750 S3, dotata di tre freni a disco.
Nel 1976 nasce il modello più popolare e di successo di quegli anni, il Le Mans. Di questa moto furono prodotte quattro versioni, designate I, II, III e 1000. La I, II e la III serie hanno un motore di 850 cc mentre l'ultima, appunto, di 1000 cc. Le prime due serie sono caratterizzate dalle teste dei cilindri tonde, mentre le successive squadrate. Tutti i modelli alimentati da carburatori Dell'Orto, da 36 mm sulle 850 e da 40 mm sulla 1000. Quest'ultima nasce con una ruota anteriore da 16", ma la guidabilità ne risente e alla fine degli anni ottanta ne viene approntata una versione con ruota da 18" e semicarena fissa. Le moto erano, e sono ancora, molto apprezzate per il loro stile e per le loro prestazioni. La coppia del motore e la solidità del telaio assicurano la competitività del modello proprio nel periodo in cui i fabbricanti giapponesi si stanno affermando nel mercato motociclistico Europeo.
Nel 1987 viene presentata la California III, modello che, con motore portato a 1064 cc e dotato di iniezione elettronica, è di base alla California tutt'ora prodotta e che è ormai un'icona stessa della Casa di Mandello.
La gestione De Tomaso decide nel 1988 la fusione della Moto Guzzi con la F.lli Benelli nella nuova società Guzzi-Benelli Moto (G.B.M. S.p.A.). L'imprenditore argentino contemporaneamente porta in Europa il team corse del Dr. John (al secolo John Wittner) dentista americano, vincitore nell'85 del campionato AMA Endurance con una Le Mans 1000 condotta da Larry Shorts e Greg Smrz, che sviluppa poi il motore a 4 valvole per cilindro e il telaio monotrave che diventano la Daytona 1000.Il culmine fu nella 2 giorni internazionale sul circuito di Monza che vide la Guzzi Daytona involarsi verso la vittoria, sfumata verso la fine della gara per un problema al cavo della candela. Comunque il team del Dr. John porterà a casa il premio come miglior innovazione tecnica. Sfortunatamente i problemi economici in cui incorre nuovamente la Guzzi fermeranno tutto il progetto, rispetto alla Ducati che, rinata anche lei a Monza in quegli anni con la 851, continuerà la sua avventura nelle corse.
Da quell'esperienza agonistica nel 1992 viene commercializzata la Daytona 1000 IE, versione stradale della moto che vinse l'omomima gara e che venne però troppo a lungo attesa (la sua prima presentazione al pubblico risaliva infatti al 1988) per poter diventare un successo commerciale.
Nel 1996 la G.B.M. S.p.A., tornata in attivo dopo una drastica cura sotto il controllo della Finprogetti (cui la De Tomaso Industries Inc. aveva delegato la gestione nel 1994), cambia nuovamente ragione sociale tornando al vecchio nome di Moto Guzzi S.p.A. Finprogetti rileva una quota consistente e successivamente il controllo della De Tomaso Industries Inc. trasformandola in TRG - Trident Rowan Group Inc. Viene presentata al pubblico la V10 Centauro disegnata dalla Marabese Design, il cui strano design, un po' naked un po' cruiser, non ebbe mai un grande riscontro sul mercato italiano mentre in Belgio e Germania fu relativamente apprezzata.
Nel 1997 un mecenate lecchese propone la riedizione di alcuni modelli di 8 cilindri. La sfida viene accolta da una piccola ditta di Mandello del Lario (La Venini Tullio) che realizza alcuni modelli uguali in tutto e per tutto agli originali, comprese centraline Magneti Marelli, e i carburatori Dell'Orto. Uno di questi modelli è esposto durante il 75° di fondazione della casa, all'ingresso dello stabilimento, mentre l'originale resta all'interno del museo.
Nel 1999 negli stabilimenti Moto Guzzi, viene presentato alla stampa un nuovo propulsore di 1000 cc raffreddato a liquido denominato VA10, caratterizzato dalla classica architettura a V ma di 75° capace di erogare una potenza di oltre 140 cv. Questo avveniristico motore, sviluppato in collaborazione con l'Ing. Danilo Mojoli, nacque con l'intento di ricondurre Guzzi alle competizioni internazionali SBK. Il progetto, nonostante fosse giunto alle fasi conclusive, a causa di un nuovo cambio dei vertici di gestione, venne abbandonato.
2001: inizia l'era Beggio[modifica]
Nella tribolata vita societaria una nuova puntata avviene nel 2000: Ivano Beggio, proprietario dell'Aprilia, acquista, oltre alla Moto Laverda, anche la Moto Guzzi e lancia un programma di risanamento industriale. Il primo prodotto è la V11 Sport Rosso Mandello, una versione particolare della V11, serie lanciata nel 1999 che uscì in svariate versioni di successo quali la V11 Sport, V11 sport, Rosso Mandello, Rosso Corsa, Le Mans, sport scura, Tenni (che richiama dalle colorazioni l'8 cilindri, con sella in alcantara, serbatoio color alluminio e cupolino verde), cafè sport, Coppa Italia. Questa moto è stata il primo segno di un possibile rilancio reale della casa di Mandello.

Moto Guzzi California Special (2001)
2004: crisi dell'Aprilia[modifica]
L'epopea non è però ancora terminata, nel 2004 la crisi economica dell'Aprilia coinvolge anche la Moto Guzzi, crisi risoltasi il 28 dicembre 2004 allorquando l'intero Gruppo Aprilia viene acquisito dalla Piaggio. Da allora è cominciato il rilancio della Moto Guzzi, i cui primi risultati si sono visti nell'anno 2005 con il lancio ufficiale e la messa in produzione della Breva V1100 e della Griso, entrambe dotate del nuovo motore da 1064cc parzialmente riprogettato (uno dei primi a superare l'omologazione Euro 3) ma sempre contraddistinto dalla storica conformazione V2 di 90° frontemarcia. Da segnalare anche la presenza su questi due modelli della evoluta trasmissione cardanica, brevettata e denominata CA.R.C. (Cardano Reattivo Compatto), con la quale si è voluto rendere omaggio anche all'Ing. Carcano. Al Salone di Milano del novembre 2005, Moto Guzzi ribadisce la sua ritrovata vitalità presentando una Grand Tourer su base Breva V1100 e dotata dello stesso nuovo motore portato però a 1134 cc, è la Norge 1200, il cui nome si rifà al citato raid del 1928. Sempre nella stessa occasione i 35 anni della California vengono festeggiati con la versione California Vintage, nera con bordature bianche, valigie in metallo ed un look indiscutibilmente retrò. L'elevato contenuto tecnologico di Moto Guzzi viene ancora una volta ribadito, Moto Guzzi è la prima casa motociclistica ad avere in produzione solo modelli omologati Euro 3.
2005: muore l'ingegner Carcano[modifica]
Nel 2005 muore all'età di 94 anni anche l'ingegner Giulio Cesare Carcano, autore del famoso 8 cilindri e del motore a V di 90°, il twins, quello che, con le dovute modifiche culminate nell'8 valvole con camme in testa, è montato tutt'oggi sulle Moto Guzzi.
Anno 2006: il rinnovamento[modifica]
I giorni 6 e 7 marzo 2006 sono giorni in cui il nome Moto Guzzi torna finalmente e clamorosamente ad essere riscritto negli annali delle competizioni internazionali. In quei giorni il pilota Gianfranco Guareschi, detto Il Guaro, in sella ad una Moto Guzzi MGS-01 Corsa, vince le due manche della BOT-Battle of Twins della "Daytona Speed Week" davanti ad oltre 80.000 spettatori nella categoria Formula 1 (che non prevede limiti di cilindrata o modifiche). Non contenti di queste due storiche affermazioni, il "Guaro" e la sua MGS-01 partecipano anche alla gara della categoria Sound of Thunder che ammette anche la partecipazione di moto della classe Superbike, classificandosi secondi. Nello stesso anno questa accoppiata si aggiudica anche il Trofeo Supertwins italiano, al termine di una stagione ricca di vittorie, nonostante la MGS-01 Corsa venga a trovarsi di fronte a moto di ben 50-60 kg più leggere, facendo valere il suo perfetto bilanciamento telaistico ed il suo motore che, per quanto meno potente della concorrenza, è dotato di una coppia e di una progressione eccezionali.
Per quanto riguarda le moto di produzione, nel mese di luglio dello stesso anno viene organizzata una riedizione del raid a Capo Nord compiuto da Giuseppe Guzzi nel 1928. Questa volta partono per Capo Nord quattordici Norge 1200 che percorreranno il tragitto in 6 tappe, raggiungendo la meta il 29 luglio. L'impresa vuole rilanciare in grande stile il nuovo modello nel settore del gran turismo, mantenendo vivo il legame con la storia del marchio dell'Aquila.
L'onda del rinnovamento perseguita dalla nuova proprietà comincia ad essere visibile anche all'interno della storica fabbrica di Mandello. Nel mese di settembre viene inaugurata la nuova e modernissima linea di assemblaggio motori, alla quale se ne aggiungerà una seconda nel 2007. Moto Guzzi continua quindi a riaffermare il suo legame con il territorio lariano ed italiano, evitando le ormai generalizzate delocalizzazioni produttive che snaturerebbero le radici stesse dello storico Marchio. Uno di questi modelli, rosso per la cronaca e con un piccolo segno di urto su una valigia procurato appunto durante il raid, vola in Inghilterra, vinto durante le GMG 2006 da una fortunata Guzzista inglese. Durante appunto le GMG 2006 si raggiunge lo storico risultato di 15000 iscritti, e sapendo evidentemente che non tutti i presenti si sono iscritti, per la comunità mandellese è stata una grande invasione di guzzisti. Le GMG 2006 hanno veramente messo in luce il vero rilancio della casa dell'Aquila.
Proseguendo nella sua politica di rinnovamento della gamma, a settembre viene presentata la 1200Sport, una versione della Breva potenziata quel tanto che basta per renderla una vera Sport Tourer d'alto lignaggio (mantiene comunque due comodi posti e la possibilità di montare capienti valige laterali). Per gli insaziabili della potenza, Moto Guzzi mette a disposizione 2 kit ufficiali di potenziamento.
Novembre è il mese del Salone di Milano, dove vengono presentate le novità dell'anno 2007. Assecondando le richieste che arrivano dal mercato, Moto Guzzi si presenta con una lunga serie di novità: 2 motori nuovi, due nuove versioni di moto già a listino, una moto completamente nuova. Nel dettaglio:
nuovo motore V2 da 1.200 cc e 8 valvole con albero a camme in testa (quindi con la parte alta del motore completamente riprogettata), accreditato di ben 110 CV e 11 kgm di coppia massima
nuovo motore 940 cc ad aste e bilancieri, ottenuto accorciando la corsa del motore 1151 cc della Norge/1200Sport. In questa configurazione a corsa corta è accreditato di 75 CV
Norge 850, nuova versione della Granturismo di Mandello
Griso 1200 8v, che monta l'inedito motore 8 valvole sopracitato e con alcuni piccoli affinamenti (sella più comoda per il passeggero, fianchetti più rastremati, nuovo scarico doppio con una inedita conformazione bilobata per mantenersi stilisticamente coerente con le altre versioni della Griso, dischi anteriori wave con pinze ad attacco radiale)
940 Custom, con il nuovo motore 940 e la sospensione posteriore monobraccio CA.R.C., è una nuova tipologia di custom chiaramente ispirata alle moto da dirt track, una custom che non esprime un carattere pacioso bensì dinamico. La 940 Custom è anche dotata di un inedito telaio che si mantiene però fedele allo schema a doppia culla progettato originariamente dall'Ing. Tonti.
La nuova gestione e la rinnovata vitalità progettuale e commerciale comincia subito a produrre risultati incoraggianti. La mattina del giorno 11 dicembre 2006 viene prodotta a Mandello la decimillesima moto dell'anno (si tratta di una 1200Sport), una crescita costante che è passata dalle 4.000 moto scarse del 2004 alle 7.000 del 2005, per giungere alle oltre 10.000 del 2006. Per ritrovare lo stesso volume produttivo bisogna fare un salto indietro di oltre vent'anni, per l'esattezza al 1983. Un altro interessante dato di mercato: la quota di moto vendute all'estero supera il 60%, a dimostrazione dell'affetto che questo Marchio continua a riscuotere in tutto il mondo. Grazie a questi risultati il punto di pareggio finanziario risulta ormai essere vicino, l'unica vera garanzia di sopravvivenza per una Casa motociclistica.
Il definitivo rilancio della casa mandellese è confermato dall'uscita nelle edicole di una raccolta di modellini partendo dal "V7 Sport" che va letteralmente a ruba.
Anno 2007[modifica]
Con un maggior supporto della Casa Madre e dell'importatore americano, Gianfranco Guareschi e la sua Moto Guzzi MGS-01 Corsa ma motorizzata BigBore, un motore potenziato e modificato, si ripresentano al via della "Daytona Speed Week", non più nelle vesti di outsider. Le aspettative non vengono disattese, e per il secondo anno consecutivo, dopo due gare tiratissime, è ancora una doppia vittoria nella classe 'BOT-Battle of Twins', dove riesce a prevalere anche di fronte all'esordiente Ducati 1098. Nella classe libera 'Sound of Thunder' la vittoria sfugge per poco, ma il secondo posto assoluto resta comunque un ottimo risultato. Il 'Guaro' mette così il sigillo numero 3.332 alla lista delle vittorie Moto Guzzi in competizioni ufficiali. Da sottolineare il fatto che a questa seconda partecipazione la MGS-01 ha subito un notevole sviluppo, essendo ora dotata di raffreddamento a liquido per una cilindrata totale portata a 1.350 cc.
La Moto Guzzi, non dimenticando le proprie imprese anche in campo "fuoristrada" presenta la nuova Stelvio, una endurona stradale da 1.200 cc quattro valvole per cilindro, volta a reintrodurre la Casa di Mandello nel settore, dopo le Quota V1000 e NTX 750 degli anni novanta.
Nel mese di marzo 2007 Colaninno presentò personalmente la nuova Bellagio (nome definitivo del prototipo 940 Custom visto l'anno precedente al Salone di Milano), in quel di Bellagio, all'hotel Villa Serbelloni. Motore da 940 cc, la Bellagio è una custom con tratti di ciclistica evoluti quanto una naked. Colaninno parla di questa moto, più economica di altre, adatta al mercato americano, in forte crescita. Richiama in alcuni tratti stilistici la California di cui riprende l'imponente serbatoio. Il Norge 850 andrà a concorrere con Honda per quanto riguarda il settore delle turistiche. Prezzo ribassato, con molti accessori, lo rendono adatto sia per turismo a chi non si sente di cavalcare il 1200, sia per muoversi in città. Intanto la sorella più grossa, la Norge 1200, vince il premio moto dell'anno nel settore delle granturismo, e terza piazza per la 1200 Sport nel settore delle moto stradali. Un ottimo risultato che premia tutta la "squadra", dal reparto motori al reparto progettazione.
In quell'anno Guzzi punta in alto, dopo che notizie ufficiali e verificabili danno, in gennaio e febbraio 2007, la casa di Mandello in crescita di immatricolazioni rispetto al primo bimestre 2006 del 34,6%, cifre esaltanti e rassicuranti che fanno promettere l'abbattimento della soglia 10000 toccata nella storica data dell'11 dicembre 2006.
Il 14, 15 e 16 settembre si sono tenute le oramai tradizionali Giornate Mondiali Guzzi nel segno della nuova Griso 8v, che monta il motore 1200 cc fornito di 4 valvole per testa, ultima evoluzione del bicilindrico di Carcano. Questo modello dal telaio numero 1 è stato vinto da Denise Martin di Cannes. Le presenze sono state di oltre 17000 appassionati motociclisti.
Nel frattempo a Milano Bandiera e Colaninno hanno annunciato che la tendenza delle vendite è in aumento e quest'anno Guzzi punterà a 11000 moto immatricolate, 1000 in più dello scorso anno.

La Stelvio al Salone di Milano 2007
Il Salone di Milano del novembre 2007 è ancora l'occasione per presentare sul mercato le ultime novità. L'attività di sviluppo è frenetica, e porta sul palcoscenico la definitiva Stelvio, equipaggiata col nuovissimo motore 1200 cc ad 8 valvole, ma con una mappatura che privilegia la coppia in basso. Nonostante ciò la potenza massima resta superiore ai 100 CV. Contemporaneamente viene presentata anche la V7 Classic, come dice il nome una moto semplice, dotata del motore da 750 cc e dall'aspetto fortemente tradizionale anche nelle grafiche. Un chiaro rimando ed un omaggio alla progenitrice di tutte le Moto Guzzi moderne, la V7 appunto. Modifiche di dettaglio alla Bellagio, con una colorazione lucida bicolore ed una gamma di accessori che ne amplificano la versatilità (come ad esempio la sella biposto e diversi sistemi di borse per il trasporto bagagli).
Anno 2008[modifica]
La Moto Guzzi nel 2008 comincia a produrre di serie la Stelvio che raccoglie nelle riviste e in servizi specializzati buoni consensi[2]. I colori disponibili sono Rosso Corsa, Bianco Lunare e Nero.
Nell'ottobre 2008 vince una gara di fornitura, indetta dal Ministero degli Interni del land di Berlino, per la consegna di n. 35 "850 GT Norge" alla Polizia della capitale tedesca[3].
L'ufficio progettazione, sembra ormai certo, si trasferirà a Noale, mentre alla fine anno partono i lavori di ristrutturazione degli stabilimenti di via Parodi 57, con progetto e concessione edilizia già appese sull'esterno della fabbrica. L'operazione ha causato la messa in cassa integrazione di buona parte degli impiegati e il sorgere di numerose polemiche[4]
Anno 2009[modifica]
Al 67º Salone Internazionale del Motociclo di Milano, vengono presentati tre prototipi denominati rispettivamente V12LM, V12 Strada e V12 X. Le tre avveneristiche motociclette, disegnate da Pierre Terblanche e Miguel Galluzzi, riscuotono enorme successo guadagnando dalla Motorcycle Design Association Award (associazione di design che vanta 165 membri distribuiti in quattro continenti) il riconoscimento quali migliori modelli presentati al motosalone. Le nuove motociclette hanno l'obiettivo dichiarato di rilanciare definitivamente il marchio Moto Guzzi al successo commerciale e sportivo.
La fabbrica[modifica]
A Mandello del Lario (LC) in via E.V. Parodi 57 esiste, all'interno della fabbrica, il Museo Moto Guzzi, aperto al pubblico che espone la maggior parte dei modelli creati dalla Guzzi e non più in commercio, più alcuni modelli prototipo creati in poche copie e mai usciti dallo stabilimento per il grande pubblico, oltre alla GP, dalle iniziali di Guzzi e Parodi prodotta nel 1919 prima della nascita della Società Anonima Moto Guzzi. Inoltre sono presenti altri usi del motore a V Guzzi come quello nel settore aereo.
Sempre all'interno della fabbrica è presente una rivendita di accessori, vestiario e tutto ciò che riguarda il mondo Moto Guzzi e, da quest'anno, una sala di proiezione video.
Nel mese di maggio 2007 l'insegna sul tetto della fabbrica, ormai vecchia e logora, viene sostituita con una molto più luminosa, con il marchio ufficiale e la scritta. La stessa insegna viene posta lo stesso giorno sopra il cancello di ingresso alla fabbrica in versione rettangolare.





La gamma attuale[modifica]
Nevada Club 750 (744 cc)
Nevada Classic 750 i.e. (744 cc)
Nevada Touring (744 cc)
California - California EV - California EV Touring (1064 cc)
California Vintage (1064 cc) 2005 -
Breva V750 i.e. (744 cc) 2003 -
Breva V750 Touring (744 cc) 2006 -
Breva 850 (877cc) 2006 -
Breva V1100 (1064 cc) 2005 -
Breva V1200 (1151 cc) 2007 -
1200 Sport (1151 cc) 2006 -
Griso 850 (877cc) 2006 -
Griso 1100 (1064 cc) 2005 -
Norge 1200 (1151 cc) 2006 -
MGS-01 Corsa (non omologata per uso stradale, comunque modello da competizione disponibile su richiesta alla casa madre) (1225 cc) 2005 -
Norge 850 (877 cc) 2007 -
Bellagio 940 (936 cc) 2007 -
Griso 1200 8V (1151 cc) 2007 -
California Classic 1100cc (1064 cc) 2007 -
V7 Classic (744 cc) 2007 -
Stelvio 1200 8V (1151 cc) 2007 -
1200 Sport 8v (1151 cc) 2008 -
Modelli da competizione[modifica]

Moto Guzzi 500 Condor del 1939
(da completare)
C2V (500 cc) 1922 - 1923
C4V (500 cc) 1924 - 1927
250 SS 1928 - 1933
250 Compressore 1938
Albatros (250 cc ) 1928 - 1933
Bicilindrica (500 cc) 1933 - 1951
Condor (500 cc) 1939 - 1948
Dondolino (500 cc) 1946 - 1951
Gambalunga (500 cc) 1946 - 1951
Gambalunghino (250 cc) 1949 - 1952
Quattro Cilindri (500 cc) 1952 - 1954
Bialbero (250 cc) 1953 - 1955
Bialbero (350 cc) 1954 - 1957
Otto Cilindri (500 cc) 1955 - 1957
Alla fine del 1957 Moto Guzzi, Gilera e Mondial a causa dei costi decisero di astenersi dalle gare di velocità e stipularono un patto in questo senso.
MGS-01 Corsa (1225 cc) 2004 -
Modelli militari[modifica]

Guzzi V50 militare
G.T. 17 (500 cc) 1932 - 1939
G.T. 20 (500 cc) 1938
Alce (500 cc) 1939 - 1945
Trialce (500 cc) (motocarro) 1940 - 1943
Superalce (500 cc) 1946 - 1957
Falcone militare (500 cc) 1950 - 1967
Airone militare (250 cc) 1940 - 1957
Autoveicolo da montagna 3 X 3 (754 cc) 1960 - 1963
V7 militare (700, 750, 850, 1100 cc) 1967 - 20..
Nuovo Falcone militare (500 cc) 1970 - 1976
850 T5 (844,05 cc) per l'Arma dei Carabinieri o la Polizia Stradale
V 50 PA (500, 350, 650 cc) 1983 - 20..
750 NTX (750 cc) 1990 - 20..
Breva 750 2006 per Polizia Municipale o Locale
Norge 1200 2007 per Polizia Municipale o Locale
California Vintage 2008 per il Reggimento Corazzieri
Norge 1200 2008 per la Polizia di Stato
Voci correlate[modifica]
Raid a Capo Nord
Note[modifica]
^ Moto Guzzi
^ Prova su strada di "Moto"
^ Notizia del Corriere della Sera
^ Articolo di Motociclismo
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Moto Guzzi
Collegamenti esterni[modifica]
Moto Guzzi S.p.A.





venerdì 11 marzo 2011

Laverda





La Moto Laverda è una casa motociclistica italiana fondata a Breganze nel 1949.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Produzione
3 L'ultima gamma
4 Note
5 Altri progetti
6 Bibliografia
7 Collegamenti esterni
Storia[modifica]


L'idea di costruire motocicli venne a Francesco Laverda, dottore in fisica e direttore tecnico della già importante azienda di famiglia.
Vista la grande richiesta di veicoli per il trasporto personale, creatasi nel secondo dopoguerra, nel 1947 decise di realizzare un motociclo adatto alle esigenze dell'epoca. Il lavoro di progettazione e sviluppo venne effettuato, nei ritagli di tempo libero, in coppia con il tecnico Luciano Zen, riuscendo costruire il prototipo funzionante. Si trattava di una motoleggera con telaio in lamiera stampata e motore a 4 tempi che rispondeva pienamente alle qualità di economia costruttiva e di gestione, prefigurate dall'ideatore.
Francesco Laverda dovette superare l'iniziale ostilità dei fratelli, i quali guardavano con diffidenza alla possibilità di impegnare l'azienda in un campo produttivo tanto diverso dalle macchine agricole, per finalmente fondare la "S.A.S Dottor Francesco Laverda & Fratelli", il 13 ottobre 1949.
Il primo modello fu la Laverda 75, presentata nel 1950 e prodotta a partire dall'anno seguente. La produzione si è limitata a motocicli di piccola cilindrata e scooter fino a circa metà degli anni sessanta.
Nel 1964 Massimo Laverda, figlio del fondatore, decide di sviluppare moto di grossa cilindrata e presenta due anni dopo la Laverda 650 cc, cui seguirà l'anno successivo la 750 cc che otterrà un notevole successo commerciale.

Una Laverda 750SF
È del 1970 la Laverda SF 750 che verrà prodotta fino al 1975 insieme alla versione Competizione denominata 750 SFC, plurivittoriosa nelle gare riservate alle moto di serie e nelle gare di durata.
All'inizio degli anni 70 nasce anche una serie di maxi moto di cilindrata 1000 cc o 1200 cc che giungerà fino alla fine degli anni ottanta. Da segnalare le serie Jota (soprattutto nelle raffinate versioni bicolore) e 3CL a tre cilindri.
Indimenticabile la Laverda 6 cilindri: due soli esemplari prodotti, ma che in gara ha dimostrato prestazioni eccezionali. Motore a V longitudinale, 6 cilindri, progetto modulare (per ricavarne V2, V4, 3 in linea) di scuola Maserati, che con il pilota Nico Cereghini ha fatto sperare gli appassionati in una rinascita del marchio.
Ha suscitato ammirazione il modello RGS1000 (1981), forte di un'estetica avveniristica per il periodo, con soluzioni originali come le pedane regolabili (dispositivi brevettato), ed il tappo del serbatoio nel cupolone). In seguito sono state derivate le versioni RGA e Jota. Purtroppo il motore (qui in versione con fasatura a 120 gradi) non poteva reggere la concorrenza in termini prestazionali.
Le versioni sportive delle moto Laverda sono state sempre contraddistinte dal colore arancio, divenuto nel tempo un marchio di fabbrica.
Le cilindrate inferiori di 350cc e 500cc non vengono comunque abbandonate ed affiancano i modelli di più elevata cilindrata. Vengono addirittura prodotte due ruote di piccole cilindrate che ottengono un lusinghiero successo di vendite come la serie delle Laverda LZ.

Un motociclo Laverda
Negli anni novanta Laverda non trova più spazi sul mercato e scompare per poi riapparire dopo poco tempo con modelli come la Ghost e la Strike in cilindrata 668cc, dotate rispettivamente di telaio a traliccio e telaio scatolato, la Strike e il modello S nella cilindrata 750 entrambe con telaio scatolato, a queste si aggiungevano delle versioni ancor più esclusive come la "Legend" la "Cafè racer" e la "Black strike", oltre al modello "Formula", il più sportivo in tutta la gamma che partecipò anche a qualche gara in Inghilterra nella Superstock con il team Alto Performance Racing.
Nonostante la componentistica di altissimo livello: freni Brembo, cerchi forgiati Marchesini, sospensioni Paioli, non riusciranno però a fare breccia nei cuori degli appassionati portando ad una nuova chiusura della produzione, schiacciata da quella nipponica e da quella sempre più emergente della Ducati.
Acquisita nel 2000 dall'Aprilia, è stata travolta dalle difficoltà finanziarie di quest'ultima. Attualmente, come tutto il gruppo Aprilia che comprende anche Moto Guzzi, è di proprietà del Gruppo Piaggio.
I capitali necessari a risanare la Piaggio stessa, la Moto Guzzi e l'Aprilia hanno costretto la proprietà a sacrificare questo storico Marchio, che quindi nel 2006 ha dovuto sospendere ogni attività.
L'ultima motocicletta prodotta è stata la SFC1000 (dotata del motore bicilindrico a V di Aprilia e prodotta in serie limitata)[1]. Negli ultimi anni Laverda commercializzava anche una serie di scooter e quad di importazione.
Massimo Laverda, uomo fondamentale per il marchio e per i suoi successi, è morto il 26 ottobre 2005 per arresto cardiaco.
Produzione[modifica]
▼ espandi
Modelli storici dalla Moto Laverda
Ciclomotori
4T Turismo (1958-1961)
4T Sport (1958-1961)
LZ 50 (1981-1984)
Gaucho 50 (1990-1993)
Motoleggere
75 S (1950-1954)
100 (1955-1960)
125 (1966-1969)
LZ 125 (1978-1983)
LB 125 (1984-1985)
Lesmo 125 (1985-1986)
CU Ride 125 (1986-1990)
Toledo 125 (19??-19??)
LZ 175 (1978-19??)
Laverda 150 American Eagle Renegade (1969-1970)
200 (1962-1967)
Motopesanti
350 (1977-1981)
500 (1977-1983)
650 (1968-1969)
668 (1995-2001)
750 GT (1969-1976)
750 S (1969-1970)
750 SF (1970-1978)
750 SFC (1971-1976)
750 (1997-2001)
1000 3C (1972-1977)
1000 Jota (1976-1983)
1000 RGS (1982-1986)
1000 RGA (1984-1986)
1000 SFC (1985-1986)
1200 T (1978-1981)
1200 TS (1979-1982)
Fuoristrada
Atlas 50 (1986-1990)
125 Trail (1966-1969)
125 LH (1975-1979)
125 Regolarità (1977-1980)
250 Chott (1974-1976)
250 2TR (1975-1979)
Atlas 600 (1986-1990)
Scooter
50 Mini (1959-1962)
60 Mini (1962-1965)
Phoenix 125 (19??-19??)
Phoenix 150 (19??-19??)
Phoenix 200 (19??-19??)
Competizione
1000 V6
Prototipi
350 GS Lesmo (1985)
L'ultima gamma[modifica]
Motociclette
SFC1000 (in tiratura limitata)
Quad
Quasar
Quasar 4x4
MiniQuasar
Scooter
Phoenix
Note[modifica]
^ Presentazione su motorsport della SFC1000
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Moto Laverda
Bibliografia[modifica]
Storia di una passione. Moto Laverda 1947-1997 di Tamiello Bruno - Palma Paolo - ISBN 88-86650-07-8
Collegamenti esterni[modifica]
Sito gestito dai discendenti della dinastia Laverda
Sito non ufficiale di appassionati italiani
Museo Laverda olandese
Storia della Moto Laverda


estratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Moto_Laverda

sabato 19 febbraio 2011

Honda
















La Honda, o meglio la Honda Motor Co., Ltd. (本田技研工業株式会社 Honda Giken Kōgyō Kabushiki Kaisha) è una azienda nipponica principalmente motociclistica e automobilistica, nota anche per le ricerche effettuate nel campo della robotica.
Con una produzione annua di oltre 14 milioni di motori si situa al primo posto mondiale tra i costruttori. È quotata sia alla Borsa di Tokyo (città dove ha anche sede) che in quella di New York e in varie altre Borse mondiali.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Le motociclette
1.2 Le auto
1.3 Robotica
2 La Honda nello sport
2.1 Le prime apparizioni nelle corse
2.2 Le corse automobilistiche
2.3 Le corse motociclistiche
2.4 L'attività sportiva odierna
3 La produzione
3.1 Autovetture
3.1.1 Autovetture del passato
3.1.2 Autovetture in produzione
3.2 Motociclette
3.2.1 Motociclette del passato
3.2.2 Motociclette in produzione
4 Altri progetti
5 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Il fondatore dell'azienda, Soichiro Honda, iniziò una attività di costruttore di pistoni nel 1937 diventando ben presto uno dei fornitori della Toyota ed allargando altrettanto velocemente l'attività ad altri settori della meccanica, Soichiro Honda era noto anche perché mise sotto un'automobile da gara il motore di un aereo 8 cilindri di 8 litri di cilindrata.
Le motociclette [modifica]





Il 24 settembre 1948 Honda ebbe l'intuizione geniale che cambiò le sorti della sua industria: avendo notato la necessità del Giappone, dopo la seconda guerra mondiale di una nuova motorizzazione, ma notando altresì le condizioni economiche pessime della popolazione nonché la penuria di benzina, ebbe l'idea di montare un semplice motore di piccola cilindrata su un telaio di bicicletta. In questo modo aveva creato un mezzo di trasporto semplice ed economico, l'ideale in quel momento.
La società incominciò ben presto a variare la produzione, introducendo via via numerosi altri modelli di ciclomotori e motociclette andando anche alla conquista di altri mercati fin dagli anni sessanta.
Causa la lentezza delle altre aziende motociclistiche nello stare al passo dei tempi e delle innovazioni tecnologiche, la società nipponica ebbe vita facile nello spodestare, nel cuore degli appassionati motociclistici di tutto il mondo, le fino allora più quotate aziende costruttrici inglesi ed italiane, diventando così, già negli anni settanta il maggior costruttore al mondo di veicoli a due ruote. Da quel momento non perse più questo primato, e tutt'oggi lo mantiene.
Le auto [modifica]





Nel 1960, cercando una continua diversificazione della produzione, la Honda iniziò anche la produzione di autovetture, dedicandosi inizialmente solo al mercato interno giapponese. Solo in un secondo tempo, anche attraverso la partecipazione alle competizioni automobilistiche come la Formula 1, essa tentò di imporre la sua immagine anche sui mercati mondiali, ma dovette attendere vari anni prima che il mercato statunitense dimostrasse un certo interesse per i suoi prodotti, troppo diverse per mentalità e dimensioni le sue vetture rispetto a quelle in uso nel periodo. Contemporaneamente anche le vendite in Europa erano abbastanza difficoltose, anche in virtù del fatto che, da parte di varie nazioni, erano state introdotte misure restrittive sulle importazioni di autoveicoli, al fine di proteggere la produzione locale (vedi protezionismo).
Il primo modello di autovettura con cui la Honda riuscì ad avere un certo successo sul mercato statunitense fu la Honda Civic, nella versione ingrandita rispetto a quella già presente sul mercato interno, presentata nel 1972, e che sicuramente trasse vantaggio dalla contemporaneità della prima grande crisi petrolifera; l'improvviso aumento dei carburanti fece in parte rivedere le abitudini degli automobilisti USA che cominciarono a guardare anche all'economicità d'esercizio delle auto. I passi successivi dell'espansione oltre-oceano furono la presentazione nel 1976 della Honda Accord, accolta molto positivamente sul mercato tanto che divenne la berlina più venduta sul suolo Americano negli anni novanta e, passo ancor più significativo, la messa in funzione, nell'Ohio del primo impianto produttivo di una casa nipponica nel territorio degli Stati Uniti. Dopo questa prima fabbrica del 1982 la casa nipponica ha aperto continuamente nuove linee produttive, distribuendole un po' su tutto il territorio americano ed aprendo il suo nuovo quartier generale in California.
Una ulteriore significativa mossa di mercato fu la nascita, nel 1986, di un marchio specifico con cui la casa di Tokyo volle distinguere una produzione di autovetture di classe alta, lasciando il logo classico a rappresentare la produzione più normale: nacque così la Acura con la sua produzione di berline e coupé di classe superiore.
Nel 1992 la Honda creò la "CRX"; quest'auto montava un motore VTEC (fasatura variabile Honda) da 1,6 litri aspirato che esprimeva 160 hp a circa 7.600 giri (118 kw)(cioè 100 hp per litro), ed era capace di andare fin quasi 9000 giri, senza essere vuoto ai bassi regimi. Questo propulsore segnò un'importante tappa per la casa nipponica e venne montato anche sulla Civic.





Nel 1998 creò la Honda S2000, una piccola cabrio 2.0 litri aspirata con motore VTEC, capace di 240 hp (versione europea, quella giapponese ne aveva circa 10 in più); grazie al sistema VTEC questa auto ha una risposta pronta anche a bassi giri, è sempre regolare e sale fino a toccare i 9000 giri impostati dal limitatore. Il rapporto cilindrata/potenza di quest'auto era di 120 hp per litro, una potenza fino ad allora sconosciuta a qualsiasi auto stradale con motore aspirato e confrontabile con auto di cilindrata superiore o dotate di sovralimentazione.
Questi motori sono impiegati sui modelli Type R in Europa, o come SI in America, sono dei veri e propri gioielli della tecnica motoristica prodotti con pezzi scelti, con pesi identici e perfetti in tutto e per tutto e con meccanici che selezionano i pezzi da montare singolarmente.
Robotica [modifica]





La Honda ha un importante centro di ricerca robotica dove nel 1986 è nato il primo umanoide della casa giapponese. E0 era un paio di gambe che aveva la stessa camminata di un uomo, anche se la cosa può sembrare banale, è il primo esperimento robotico dell'Honda. Nel corso degli anni sono stati costruiti molti modelli di robot umanoidi che hanno dato alla casa giapponese la supremazia in questo settore. Esistono due serie di robot la serie E (Experimental Models), cioè i primi esperimenti, che sono cominciati nel 1986 e la serie P (Humanoid Prototype Models) i primi modelli veri e propri creati a partire dagli anni '90 del XX secolo. L'ultimo robot della Honda si chiama ASIMO ed è stato progettato nel 2000, deriva dal precedente robot P3, ed tuttora è il miglior robot umanoide del mondo. È alto quanto un bambino (120 cm) e tra le sue capacità ci sono quella di riconoscere e salutare le persone, giocare a calcio o a bowling, camminare, correre, salire e scendere, con qualche impaccio, le scale.
La Honda nello sport [modifica]





Le prime apparizioni nelle corse [modifica]
Il debutto della Honda nel mondo internazionale delle corse è datato 1959, anno in cui, per la prima volta, iscrisse alcune sue motociclette al famoso Tourist Trophy dell'isola di Man, una delle più prestigiose gare motociclistiche dell'epoca. Dovette però aspettare due anni per ottenere, con Mike Hailwood, la prima vittoria nelle classi 125 e 250 e addirittura il 1966 per la prima vittoria nella classe più importante, la 500. Questi anni furono quelli necessari alla casa nipponica per riuscire ad ottenere il giusto compromesso tra il motore, sin dall'inizio ottimo, ed una telaistica per la quale mancava ancora di un po' d'esperienza rispetto alle case europee del tempo.
A dimostrazione della serietà con cui la casa nipponica intendeva dedicarsi al mondo delle corse si può notare che decise molto presto di dotarsi di un proprio circuito dove poter collaudare i vari modelli e nel 1962 inaugurò la sua pista privata, il circuito di Suzuka che dal 1987 al 2003 ha ospitato regolarmente il Gran Premio motociclistico del Giappone e continua ad ospitare numerose altre competizioni motociclistiche come la 8 Ore di Suzuka. Successivamente si decise di costruire un circuito più sicuro e all'avanguardia, il Motegi Twin Ring, attuale sede del Gran Premio del Giappone del Motomondiale. I due circuiti vengono tra l'altro utilizzati anche per competizioni automobilistiche tra cui la Formula 1.
Le corse automobilistiche [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Honda (automobilismo).





L'impegno nell'automobilismo ha preso il via già nel 1964, pochi anni dopo l'ingresso stesso nella produzione di serie, e direttamente dalla Formula 1 in cui ha gareggiato sino al 1968; il ritorno è avvenuto nella stagione 2006 con una scuderia a proprio nome (Honda Racing F1 Team) dopo l'acquisto completo della British American Racing di cui era partner tecnologico.
I maggiori risultati la Honda li ha ottenuti però come fornitore di motori, in F1 tra il 1983 e il 1992 e ancora (con meno fortuna) tra il 2000 e il 2005, e nella Indy Racing League di cui è attualmente fornitore unico.
Verso la fine del 2008, sull'onda della crisi economica che ha colpito tutti i settori e tutte le nazioni, Honda annuncia la sua intenzione di uscire dal mondo delle corse automobilistiche, mettendo in vendita la sua scuderia per 100 milioni di sterline. L' acquirente fonda la Brawn GP che all'esordio nel GP Australia del 2009 fa doppietta piazzando nell'ordine Button e Barrichello.
Le corse motociclistiche [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Honda Racing Corporation.





Pur avendo intrapreso anche l'avventura nelle quattro ruote la Honda non dimenticò mai le sue origini motociclistiche e continuò senza sosta il suo impegno nelle corse su due ruote, raggiungendo il primo eclatante successo nel 1966 quando riuscì a vincere i titoli mondiali riservati ai costruttori, contemporaneamente in tutte le classi che allora componevano il motomondiale, 50, 125, 250, 350 e 500.
Nello stesso tempo il raggio d'azione della casa si ampliava dapprima alle competizioni di motocross, dove conquistò ben tre titoli mondiali consecutivi agli inizi degli anni ottanta, in seguito alle grandi maratone africane come la Parigi-Dakar, dove ottenne la prima affermazione nel 1982.
L'attività sportiva odierna [modifica]
L'impegno attuale della Honda nelle corse motociclistiche si irradia un po' in tutte le più importanti specialità, dal motomondiale, dove è presente sia con una squadra diretta che con diversi team satelliti, per passare al Campionato mondiale Superbike al Campionato mondiale Supersport con motociclette derivate dalla produzione di serie, senza dimenticare le competizioni di motocross e di trial.
La produzione [modifica]
Autovetture [modifica]
Autovetture del passato [modifica]
Z 600
S 800
N 360
N 400
N 600
CRX
Prelude
Legend
NSX
Integra
HR-V
Autovetture in produzione [modifica]

Una Honda Civic 5p MY2001
Jazz
Civic
Civic Type S
Civic Type R
Civic Hybrid
Insight Hybrid
FR-V
Accord
CR-V
S2000
Legend
Motociclette [modifica]
Motociclette del passato [modifica]
In ordine alfabetico:
CB 125
CB 250N
CB 350
CB 350Four
CB 400 F
CB 400 N
CB 450
CB 500 Four
CB 500
CB 550 F
CB 550T
CB 600 (Hornet)
CB 650 F
CB 650 SC
CB 750 F
CB 750 Four
CB 900F Bol D'Or
CB 1100F Super Bol D'Or
CB 1100R
CB 1100SF (X-11)
CBF 500
CBF 600N
CBR 250 RR
CBR 600F
CBR 600F-Sport
CBR 900F
CBR 900RR FireBlade
CBX 650
CBX 1000
CX 500
CX 650
GL 500 Silver Wing
GL 650 Silver Wing
NR
NS 125 F-R
NSR 50
NSR 125 F-R
NSR 250
NTV 650 Revere
NX650 Dominator
Rebel 125
Rebel 250
VF 400F
VF 500F Interceptor Four
VF 500FII Four
VF 750F
VF 1000F
VF 1000FII BOL D'OR
VF 1000R
VFR
VT 500
VT 600C Shadow
VT 750 Black Widow
X 11 Eleven
XBR 500
XL 125
XL 200R
XL 350R
XL 500S
XL 500R
XL 600R
XL 650LM
XR 600R
XR 200
XRV 750 (Africa twin)
Juno (scooter)





Motociclette in produzione [modifica]
Da strada
CB 1000R
CB 1300
CBF 125
CBF 600 S
CBR125R
CBR 600RR
CBR 1000RR FireBlade
CBR 1100 XX Super Blackbird
Deauville
FMX 650
Gold Wing
Hornet
Pan-European
VFR 1200 F
VTR 250
VTR 1000F Firestorm
VTR 1000SP-2
Tutto terreno
230F Trail
Varadero
XR 125L
XL 700V Transalp
Motard
HM Derapage
CRM F125
230F motard
CRM F450
Fuoristrada
CRE 50
CR 85R
CR 125R
CR 250R
CRF 150 (anche nelle versioni 250 e 450)
CRE 250 (anche nelle versioni 300, 450, 500)
XR 100R
XR 250R
XR 400R
XR 500R (modello principalmente per il mercato USA)
XR 650R
Custom
Shadow 125
Shadow Slasher 400
Steed 400
Shadow 750
VTX 1300S
VTX 1800C
Scooter
Dylan 125
Dylan 150
Foresight
Forza EX
Forza X
Jazz
Lead
Pantheon
Pantheon 150
PCX 125
SH125i/150i/300i
Silver Wing 600/600ABS
Honda Silver Wing 400
SW-T400
Honda SH 50 E,H,K 1984-1989 model
Sky
Zoomer
Ps 125i/150i
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Honda
Collegamenti esterni [modifica]
(JA) Il sito ufficiale giapponese
(EN) Il sito ufficiale americano
Il sito motociclistico in italiano
Il sito automobilistico in italiano

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

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