Pietro Berti

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mercoledì 2 marzo 2011

Claustrofobia



Claustrofobia:Paura degli spazi chiusi. Definizione ampliata: È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata di permanere in uno spazio chiuso.Questa fobia può essere conseguenza di una cattiva esperienza (ad esempio, essere rimasto chiuso in uno spazio chiuso) o anche indirettamente (aver ascoltato racconti di persone a cui sia successo qualcosa di simile). Le persone che patiscono la paura degli spazi chiusi (si stima che tra un 2 e un 5% della popolazione) di solito evitano di conseguenza gli ascensori, la metro, i tunnel, le case piccole, fino alle porte girevoli possono presentare difficoltà, così come anche l'uso di equipaggiamenti per tecniche di diagnosi medica come la TAC. Non temono lo spazio chiuso in se stesso, ma le possibili conseguenze negative derivanti dal fatto di trovarsi in quel luogo. Ad esempio, temono di restare chiusi per sempre o morire soffocati, ciò dovuto al fatto che credono che non vi è sufficiente aria in spazi chiusi. Allo stesso modo, molti spazi piccoli e chiusi implicano poca libertà di movimenti, ciò fa che le persone claustrofobiche si sentano molto vulnerabili.Tra coloro che soffrono di questa fobia chi entre in uno spazio chiuso sente un'ansietà intensa e sintomi quali la mancanza di aria, capogiri, palpiti, ecc. I fobici tendono a evitare gli spazi chiusi, che descrivono con la sensazione di essere intrappolati senza uscita.Si può riconoscere una persona che soffre di claustrofobia se presenta alcune delle seguenti condotte: entrando in una stanza, controlla dove sono le uscite, si colloca vicino ad esse e si sente secondo se le porte o le finestre sono chiuse; evita di guidare o entrare in un'automobile durante l'ora di picco del traffico; evita di usare l'ascensore e sceglie le scale, anche se sono molti i piani; in una festa piena di gente, sceglie di situarsi vicino alle uscite; sente panico se si chiude una porta nella stanza dove si trova.La claustrofobia si tratta con psicoterapia, tecniche di rilassamento e visualizzazione, terapia cognitiva comportamentale e in alcuni casi medicine, come gli antidepressivi o gli ansiolitici.Alcuni specialisti mettono in relazione la claustrofobia con l'agorafobia (paura degli spazi aperti) perchè le considerano le due faccie della stessa moneta. Entrambe le fobie, chi le patisce riconosce che i loro timori sono irrazionali, ma non possono controllarli. I sintomi di ansietà sperimentati sono simili. e in entrambi i casi, la soluzione alla fobia inizia facendo fronte ai propri timori.
fonte: http://www.fobie.org/Claustrofobia.html


Claustrofobia
La claustrofobia è la paura di luoghi chiusi o troppo affollati, come ascensori, gallerie, scompartimenti dei treni, cabine telefoniche…
Le persone che soffrono di claustrofobia manifestano malessere, sensazione di soffocamento, oppressione, e hanno l'impressione di essere rinchiusi o imprigionati ogni qual volta sono esposti alla situazione fobica.
La claustrofobia e le sensazioni che ad essa si associano ricordano le risposte di terrore tipiche degli animali intrappolati senza alcuna via di scampo. Si tratta quindi del residuo di un'antica paura, che un tempo era funzionale, ma al giorno d'oggi si manifesta in situazioni apparentemente innocue. Detto in parole più semplici, non porta alcun vantaggio sentirsi in pericolo ogni qual volta si prende l'ascensore.
La claustrofobia e l'agorafobia sono considerati due facce della stessa medaglia in quanto le situazioni che spaventano sono simili, ma con la motivazione sottostante differente: l'agorafobico ha timore dell'attacco di panico, di non poter essere soccorso in caso di malessere e apprezza di essere accompagnato e rassicurato da una persona di fiducia, il claustrofobico si sente soffocare se attorno a sé non ha uno spazio da lui considerato sufficientemente ampio.
Il claustrofobico e l'agorafobico hanno strutture di personalità opposte: il primo è in genere una persona autonoma, ama avere i propri spazi, la propria indipendenza, è infastidito da chi si preoccupa per lui, mentre l'agorafobico in genere è una persona passiva e dipendente che ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui, ama i legami stabili.Le persone con claustrofobia sono costrette a impostare le scelte di vita e la quotidianità in relazione al loro disturbo d'ansia e mettono in atto condotte di evitamento nei confronti della situazione ansiogena. In genere prediligono mansioni da svolgere all'aperto, che garantiscano una discreta dinamicità, mentre soffrono a eseguire lavori sedentari all'interno di una struttura. Quando sono in casa, amano stare con le porte delle stanze spalancate, non riescono a dormire con la porta della camera da letto chiusa e, in alcuni casi, esigono che le finestre stiano aperte, anche in inverno per avere la garanzia che circoli sufficiente aria. Possono sentirsi soffocati da persone troppo opprimenti e questo si ripercuote anche nei legami affettivi.
L'agorafobico può diventare claustrofobico per reazione, ovvero, magari inconsapevolmente, si sforza di superare le sue paure esponendosi talmente a situazioni ansiogene che lo portano a sviluppare il disturbo opposto! Alessandra Banche


La claustrofobia è sicuramente una delle fobie più diffuse. II claustrofobico è un soggetto affetto dalla paura eccessiva e irrazionale degli spazi stretti e chiusi come tunnel o ascensori. In situazioni simili, il soggetto farà di tutto per uscire all'aperto e godere pienamente di quel senso di libertà che solo il sentirsi "libero di respirare" gli può consentire. Le paure correlate più frequenti sono il timore che il soffitto e il pavimento si chiudano, schiacciando le persone che si trovano nella stanza, il timore che il rifornimento d'aria si esaurisca e si muoia soffocati, il timore di svenire a causa della mancanza di aria e luce.Il cinema, inteso ovviamente come locale, è un posto poco piacevole per chi soffre di questa fobia: non vi sono finestre, le uscite non sempre sono controllabili, c'è molta gente in sala, e spesso non ci si può muovere con libertà per non disturbare le altre persone. Tutte queste sensazioni sgradevoli fanno spesso rinunciare alla frequentazione di queste sale. Uno degli eventi più temuti dal claustrofobico è quello di doversi sottoporre ad una risonanza magnetica, esame che prevede l'inserimento dell'intera persona in un tubo molto stretto e totalmente chiuso. Non sono rari, ovviamente, coloro che soffrono di questo disturbo in ascensore. Altro posto che mette in crisi tanta parte della popolazione è la metropolitana. Qui c'è proprio di tutto: oscurità, sotterranei, cunicoli, affollamento, odori sgradevoli, ventate improvvise d'aria e rumori stridenti dei treni.Oltre alle classiche manovre di evitamento o di fuga di fronte alla situazione fobica, il claustrofobico tiene a bada l'ansia cercando delle giustificazioni apparentemente logiche che spieghino il motivo di una scelta che altri considerano un po' strana o quanto meno poco usuale. E così queste persone preferiscono salire le scale, adducendo i più svariati motivi: l'opportunità di fare del moto per tenersi in forma, la necessità di raccogliere le idee prima di andare a parlare con qualcuno (l'ascensore è sempre troppo veloce!), e via dicendo. La claustrofobia deve essere tenuta distinta dall'agorafobia, tipica di chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico, che non si limita alla paura degli spazi chiusi, ma riguarda tutte le situazioni, anche all'aperto, da cui non vi sia una rapida via di fuga (es. un ponte, una lunga coda o l'autostrada).
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La claustrofobia è sicuramente una delle fobie più diffuse. Essa è la paura di luoghi chiusi o troppo affollati, come ascensori, gallerie, cinema, metropolitane… Le persone che soffrono di claustrofobia manifestano malessere, sensazione di soffocamento, oppressione, e hanno l'impressione di essere rinchiusi o imprigionati ogni qual volta sono esposti alla situazione fobica. La claustrofobia e l'agorafobia sono considerati due facce della stessa medaglia in quanto le situazioni che spaventano sono simili, ma con la motivazione sottostante differente: l'agorafobico ha timore dell'attacco di panico, di non poter essere soccorso in caso di malessere e apprezza di essere accompagnato e rassicurato da una persona di fiducia, il claustrofobico si sente soffocare se attorno a sé non ha uno spazio da lui considerato sufficientemente ampio. Il claustrofobico e l'agorafobico hanno strutture di personalità opposte: il primo è in genere una persona autonoma, ama avere i propri spazi, la propria indipendenza, è infastidito da chi si preoccupa per lui, mentre l'agorafobico in genere è una persona passiva e dipendente che ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui, ama i legami stabili.Le persone con claustrofobia sono costrette a impostare le scelte di vita e la quotidianità in relazione al loro disturbo d'ansia e mettono in atto condotte di evitamento nei confronti della situazione ansiogena. In genere prediligono mansioni da svolgere all'aperto, che garantiscano una discreta dinamicità, mentre soffrono a eseguire lavori sedentari all'interno di una struttura. Quando sono in casa, amano stare con le porte delle stanze spalancate, non riescono a dormire con la porta della camera da letto chiusa e, in alcuni casi, esigono che le finestre stiano aperte, anche in inverno per avere la garanzia che circoli sufficiente aria. Possono sentirsi soffocati da persone troppo opprimenti e questo si ripercuote anche nei legami affettivi.L'agorafobico può diventare claustrofobico per reazione, ovvero, magari inconsapevolmente, si sforza di superare le sue paure esponendosi talmente a situazioni ansiogene che lo portano a sviluppare il disturbo opposto!
Il trattamento sintomatico della claustrofobia è relativamente semplice, se non complicato da altri disturbi psicologici, e prevede primariamente un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale di breve durata (spesso entro i 3-4 mesi).La psicoterapia della claustrofobia, dopo un periodo di esame del caso che si esaurisce in breve, passa necessariamente attraverso l'utilizzo delle tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti. Il paziente viene avvicinato in modo molto progressivo agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall'oggetto o situazione centrale (es. l'immagine di una stanza chiusa ma piena di luce). Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché inevitabilmente non subentra l'abitudine ed essi non generano più ansia. Solo a tal punto si procede all'esposizione ad uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una gerarchia accuratamente preparata in seduta a priori. In questo modo, nell'arco di poche settimane, si riesce a salire sulla gerarchia fino ad arrivare a esposizioni molto più forti, senza suscitare mai troppa ansia nel soggetto e ripetendo ogni esercizio finché non è diventato "neutro".Tale procedura può spaventare molto le persone che soffrono di una claustrofobia, poiché implica affrontare direttamente l'oggetto o situazione temuta, ma se ben effettuata, con l'aiuto di un terapeuta esperto, è assolutamente applicabile e garantisce un successo nella stragrande maggioranza dei casi.In alcuni casi, per rendere più efficace il metodo, si insegnano al paziente strategie di rilassamento fisiologico e lo si invita ad utilizzarle poco prima di esporsi agli stimoli ansiogeni, in modo da facilitare la creazione di un nuovo condizionamento, in cui l'organismo associ rilassamento, anziché ansia, a tali stimoli.
Nel caso di claustrofobia invalidante è molto diffuso l'uso di farmaci ansiolitici "al bisogno", per gestire l'ansia dovendo fronteggiare necessariamente certe situazioni temute (es. prima di entrare in metropolitana). Tale strategia consente di sopravvivere all'evento, ma non ottiene altro che l'effetto di rafforzare la fobia


La claustrofobia è l'estrema, eccessiva e disabilitante paura dello stare, anche per poco, in spazi chiusi ed angusti come ascensori, piccole stanze, grotte, gallerie, sale di cinema, cabine telefoniche, scomparti del treno, etc.

L'intenso timore della persona è dovuto alla paura che da tali luoghi non si possa più uscire e/o non vi sia aria sufficiente, e che ciò possa addirittura portare alla morte.

Per quanto descritto l'individuo inizia ad avere sintomi di panico con sensazione di soffocamento ed oppressione o di imprigionamento, iniziando da subito a mettere in atto qualsiasi comportamento per uscire dal luogo.

Questa paura degli spazi chiusi finisce per danneggiare le aree sociali, familiari, lavorative ed affettive della persona creando insormontabili e patologici problemi nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio utilizzare l'ascensore di casa e dell'ufficio, attraversare un tunnel in auto, fare una risonanza magnetica (esame che prevede lo stare fermi in un tubo stretto e chiuso per diverso tempo), andare a vedere un film con le persona cara, prendere la metropolitana, fare una telefonata urgente da una cabina, e così via.
Nel claustrofobico oltre ai sintomi psico-fisici di paura vi è un atteggiamento di continuo evitamento dello stimolo fobico, anche con la ricerca di spiegazioni e giustificazioni solo però apparentemente logiche.
Occorre sottolineare la sostanziale differenza che intercorre tra la Claustrofobia e l'Agorafobia (situazione psicopatologica spesso riscontrata in chi è afflitto da Attacchi di Panico).
L'Agorafobia non è solo la paura degli spazi chiusi, come la Claustrofobia, ma anche di situazioni all'aperto dalle quali non è facile e veloce allontanarsi e trovare una via di fuga.

Se vuoi approfondire clicca pure qui sotto
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fonte: http://www.cpsico.com/paura_degli_spazi_chiusi_claustrofobia.htm

lunedì 28 febbraio 2011

Gli incubi


SONNO, SOGNO E INCUBO

di Giuseppe G. Perfetto
Il sogno è l'infinita ombra del Vero G. Pascoli, Alexandros
IL SOGNO: UN ITINERARIO NEI GIACIMENTI DELL' ANIMA
Se sommiamo le ore che nell'arco di tutta una vita dedichiamo al sonno, risulta che complessivamente trascorriamo 23 anni a dormire e ne impieghiamo ben 4 sognando. Passiamo un terzo della nostra vita dormendo. Ma di tutto questo tempo non ne abbiamo coscienza, il più delle volte non serbiamo nessun ricordo delle nostre esperienze notturne. Dormire non è tempo perso ma un processo, biologico e psicologico assieme, utile per il nostro benessere e per la salute. Tutti i mammiferi hanno bisogno di sognare e l'uomo si ammala o va incontro a gravi squilibri se non può dormire in modo soddisfacente e sognare con regolarità.
Il sonno dona all'uomo il ristoro del corpo e la magia dei sogni. Nel sonno l'anima si rifugia in un luogo interno e nel sogno entriamo in un mondo tutto nostro. Imparando ad ascoltare la voce del sogno che proviene dai livelli più profondi della nostra anima, è possibile raggiungere un'autoconoscenza di tipo molto particolare, ovvero apprendere informazioni su di noi che celiamo a noi stessi. I sogni, anche quelli più angosciosi, costituiscono un importante patrimonio interiore. Uno sterminato giacimento d'informazioni su di noi è sepolto nel nostro mondo onirico (dal greco òneiros = sogno). C'è un tesoro nascosto in quel misterioso paese che è il mondo del sogno, nel quale ad ogni nostro viaggio notturno ci è data la possibilità di avventurarci.
Conoscere i processi del sonno e il significato dei propri sogni significa conoscere sé stessi.
In questo affascinante campo sono due gli indirizzi di studio: da una parte la psicoanalisi che si interessa del sogno e dei suoi significati, dall'altra le neuroscienze, e in particolare quella scienza che si occupa dello studio delle funzioni del sistema nervoso che è la neurofisiologia, che invece sono interessate ai meccanismi del sonno in sé e per sé. Fra i due indirizzi di ricerca non c'è incompatibilità o contrasto poiché entrambi studiano l'uomo ma da un diverso punto di vista, con un differente livello di conoscenza, dal momento che anche gli scienziati più estremisti sono oramai convinti che l'anima e il cervello non siano esattamente la stessa cosa; si riconosce che non vi è una relazione univoca fra un determinato stato del cervello e una specifica attività psichica.
FREUD: IL SOGNO COME TRAVESTIMENTO SIMBOLICO DEI DESIDERI
Il merito storico di Sigmund Freud fu quello di assegnare al sogno un significato psicologico, individuabile attraverso il lavoro analitico dell'interpretazione, concependo il sogno come il risultato di un processo psichico e non esclusivamente come un prodotto somatico.
Secondo Freud è dall'inconscio dell'individuo che si originano i sogni. L'inconscio esprime essenzialmente desideri, generalmente di carattere sessuale, che nel sogno trovano una loro "realizzazione allucinatoria". Però tali desideri, sentimenti e pensieri dell'io inconscio risultano angoscianti per l'io cosciente, ma il nostro sonno non è turbato da questi contenuti perché su di loro interviene una terza istanza, la Censura, che camuffa, maschera ed elabora i messaggi latenti dell'inconscio trasformandoli in immagini manifeste tollerabili dalla coscienza.
I nostri desideri e impulsi profondi, che sono prevalentemente di natura sessuale ed aggressiva, sono rifiutati dalla coscienza perché immorali, e attraverso il lavoro dell'istanza di controllo della personalità, la censura appunto, sono deformati sino a renderli irriconoscibili e trovano, nel contesto del sogno, una loro rappresentazione puramente simbolica.
Il sogno è quindi la rappresentazione dell'appagamento mascherato di desideri repressi in un modo tale, e tramite immagini, che assicurano che loro intima natura non sia svelata.
Il principale meccanismo di cui si serve la Censura per imporre restrizioni all'espressione dei desideri inconsci è la simbolizzazione.
Il significato del sogno si scopre attraverso un processo inverso a quello operato dalla Censura ovvero tramite l'interpretazione che dal contenuto manifesto, il sogno in quanto ricordato e riferito dal soggetto, perviene ai pensieri latenti inconsci, il testo originale del sogno costituito da quei desideri e da quelle idee che hanno provocato il sogno medesimo. L'interpretazione mette a nudo le distorsioni imposte dalla Censura onirica. In psicoanalisi, oltre all'interpretazione, ci si serve di un altro metodo: l'associazione libera, nella quale il paziente in terapia è invitato ad associare i suoi pensieri in relazione alle immagini e alle emozioni del suo sogno, pervenendo così a rintracciare i motivi inconsci originari.
Attualmente gli psicoanalisti sono più propensi a considerare i sogni come una rappresentazione della situazione psicologica esistente nel soggetto nel momento in cui il sogno viene fatto, e le figure che compaiono nell'esperienza onirica oltre che rappresentare oggetti o persone verso i quali il sognatore dirige i propri desideri, possono anche simboleggiare aspetti della personalità dell'individuo.
IL SOGNO DI JUNG: SIMBOLI DALL'INCONSCIO COLLETTIVO
Secondo l'altro grande psicanalista, Carl Gustav Jung, i sogni potevano essere letti oltre che col metodo causalistico del suo maestro Freud, che dal sogno perveniva ai motivi inconsci connessi alla storia del soggetto, anche con quello prospettico, con uno sguardo sul futuro, il che consentì a Jung di osservare nel vissuto onirico le linnee di sviluppo della crescita psicologica a partire dalla potenzialità che nel sogno si manifestino "cose non ancora realizzate". Sin dall'inizio Jung aveva concepito i sogni come creazioni.
Un'altra differenza rispetto al modello freudiano sta nel fatto che secondo Jung il sogno può rappresentare oltre che contenuti dell'inconscio personale anche temi propri dell'inconscio collettivo che è quella parte della nostra psiche che conserva simboli universali detti archetipi che non provengono da acquisizioni personali, ma che sono ereditati dalla specie come risultato della storia dell'umanità a partire dalle origini. Secondo la concezione junghiana all'inconscio collettivo vanno ascritte la produzione dei miti, delle idee religiose, delle visioni e dei sogni, poiché persone di culture differenti possono spontaneamente attingere da un comune immaginario simbolico. Jung scrive trattarsi di " "grandi" sogni, ossia di sogni ricchi di significato che provengono da questo strato più profondo della psiche. La loro significatività trapela già dalla loro plasticità che mostra non di rado forza e bellezza poetica. Tali sogni si presentano perlopiù in periodi decisivi della vita, vale a dire nella prima giovinezza, durante la pubertà, a mezzo del cammino (fra i 36 e i 40 anni) e in conspectu mortis. Non si tratta più, nel caso delle immagini archetipi che, d'esperienze personali, ma in certo qual modo d'idee generali il cui significato fondamentale va ricercato nel senso che è loro caratteristico e non in qualche contesto di eventi personali".
Jung giunse a formulare il concetto di inconscio collettivo proprio grazie all'interpretazione di un suo sogno, in cui compare un classico simbolo onirico: la casa. Egli sognò di trovarsi in un comodo salotto arredato in stile settecentesco, al primo piano di un'abitazione ignota che però sentiva essere la sua casa. Si diresse ad esplorare il resto della casa. Scorse un pesante portone che dava su una scalinata, scese al piano sottostante che immetteva in una cantina. Questa cantina era un grande locale dall'aspetto antico con uno splendido soffitto a volta; sotto di essa, passando per un'altra scala, si ritrovò in una sorta di caverna simile ad una tomba preistorica piena di ossami, con teschi e frammenti di ceramiche. Jung interpretò il sogno così: "Mi era chiaro che la casa rappresentava una specie di immagine della psiche, cioè della condizione in cui era allora la mia coscienza, con in più le integrazioni inconsce fino allora acquisite. La coscienza era rappresentata dal salotto: aveva un'atmosfera di luogo abitato. Col pianterreno cominciava l'inconscio vero e proprio. Quanto più scendevo in basso, tanto più diventava estraneo e oscuro. Nella caverna avevo scoperto i resti di una primitiva civiltà, cioè il mondo dell'uomo primitivo in me stesso, un mondo che solo a stento può essere raggiunto o illuminato dalla coscienza. Il mio sogno rappresentava pertanto una specie di diagramma di struttura della psiche umana. Il sogno divenne per me una immagine guida. Fu la mia prima intuizione dell'esistenza, nella psiche personale, di un a priori collettivo che ritenni fosse costituito da tracce di primitivi modi d'agire. In seguito, con la più vasta esperienza e sulla base di più ampie conoscenze, ravvisai in quei modi d'agire delle forme istintive, cioè degli archetipi".
Se la tecnica elettiva freudiana dell'interpretazione è l'associazione libera, il procedimento utilizzato dagli analisti junghiani è l'"amplificazione" che consiste nel richiedere al soggetto di intrattenersi sul proprio sogno, fornendo le sue impressioni su di esso, esprimendo quel che in esso lo colpisce in modo particolare, arricchendolo con altre immagini e simboli, illuminando così i temi onirici in tutte le loro sfumature di possibili significati, utilizzando anche l'"immaginazione attiva" che porta il paziente ad entrare da sveglio nello stato mentale del sogno, seguendo spontaneamente le fantasie, le immagini e i simboli che emergono.
LE FASI DEL SONNO PROFONDO DEL CERVELLO
Il sonno è uno stato fisiologico della coscienza caratterizzato da una condizione di pressoché totale interruzione dei contatti sensoriali e motori che collegano l'organismo, e quindi il cervello, all'ambiente esterno.
Il sonno e il sogno avrebbero avuto ben poche possibilità di essere studiati scientificamente se non si fosse scoperta la possibilità di osservare come funziona il cervello, e di registrare lo stato di attività elettrica dei neuroni, tramite l'elettroencefalografo (EEG).
Se ci troviamo in un ordinario stato di veglia attiva il tracciato elettroencefalografico mostra un andamento vivace, rapido, con tanti picchi, a frequenza irregolare, detto ritmo beta: questo stato si chiama desincronizzazione cerebrale. Possiamo pensare a questo stato come a una situazione simile a quella che ci ritroveremmo ad osservare se ci trovassimo all'interno di una stanza nella quale ci sono tante persone (= i neuroni) divise in gruppetti ognuno delle quali conduce una conversazione individuale, insomma un gran vociare caotico.
Man a mano che passiamo dal rilassamento al dormiveglia, al sonno vero e proprio, vediamo che il tracciato dell'elettroencefalogramma si modifica gradualmente mostrando un andamento più lento: è lo stato di sincronizzazione cerebrale. E' come se i singoli neuroni si comportassero come individui all'interno di una grande massa che tutti assieme esprimono contemporaneamente le stesse parole, parlando in modo sincronizzato fra loro, tutti i neuroni sussurrano all'unisono.
La desincronizzazione è intesa come uno stato di attivazione cerebrale, mentre la sincronizzazione riflette uno stato di riposo. Infatti, è scarsa l'informazione veicolata dal gruppo di persone che stanno dicendo la stessa cosa, il messaggio prodotto è unico, viceversa il gruppo desincronizzato trasmette molti messaggi differenti ed elabora simultaneamente molte informazioni.
Via via che procediamo dall'addormentamento al sonno passiamo da uno stato di desincronizzazione ad uno di sincronizzazione, seguendo un percorso in quattro stadi chiamati le fasi del Sonno S (dove S sta per Sincronizzazione):
- lo Stadio 1, che occupa il 7% del tempo di sonno totale, è la fase dell'addormentamento e del sonno leggero in cui l'individuo può svegliarsi facilmente, il tracciato EEG passa da un ritmo alfa, che indica rilassamento psicofisico, alla comparsa delle onde theta, in questo stadio vengono riferite fantasie simile a micro-sogni
- lo Stadio 2, che dura il 50% del sonno, oltre al ritmo theta è caratterizzato da onde più brevi e isolate chiamate complessi K che paiono correlati a stimoli provenienti dall'ambiente esterno, il contenuto mentale riferito è più simile a pensieri isolati e il loro ricordo è sparso e confuso
- negli Stadi 3 e 4, che ricoprono il 20% del sonno totale, si entra nel sonno profondo, predomina il ritmo delta che rappresenta un rallentamento ulteriore del tracciato EEG con onde a bassa frequenza, ampie e lente, ed interviene un forte calo del tono muscolare.
CERVELLO SOGNANTE
Dopo questi stadi, e dopo circa 90 minuti dall'inizio dell'assopimento, il cervello addormentato produce una desincronizzazione cerebrale simile a quella della veglia, il tracciato EEG è veloce e possono comparire particolari onde rapide che assumo la forma di dente di sega, un'intensità che indica una lavoro attivo da parte dei neuroni ma il soggetto dorme profondamente: è la fase del sonno con sogni, o sonno D (D sta per Desincronizzazione). Questo stadio viene anche chiamato fase REM, sigla da Rapid Eyes Movements, perché si caratterizza dalla presenza di rapidi movimenti degli occhi. Mentre la maggior parte dei movimenti oculari rapidi non può essere attribuita a un esame del campo visivo del mondo onirico, ci sono però occasionalmente movimenti più ampi che sembrano verificarsi in relazione con il contenuto descrittivo del sogno. Vi sono altri eventi fisiologici connessi alla significazione attivazione nel Sonno D, o sonno REM, come: forte diminuzione del tono muscolare, improvvise contrazioni muscolari spasmodiche e sussulti generalmente ricorrenti nella muscolatura dei piedi e delle mani, fenomeni detti "mioclonie muscolari", accelerazione del battito cardiaco, aumento dei ritmi respiratori, del consumo di ossigeno cerebrale e del flusso sanguigno negli strati esterni degli emisferi cerebrali.
Questo stadio di sonno con sogni occupa il 23% del tempo complessivo del sonno.
In questa fase di sonno desincronizzato, nel quale il corpo è paralizzato, il nostro cervello è come cieco e sordo rispetto agli stimoli esterni e processa le informazioni che provengono dal suo interno, creando le scene oniriche. Infatti, se si sveglia un soggetto durante una fase REM il ricordo del sogno sarà ricco e dettagliato.
I sogni del sonno REM sono caratterizzati da immagini vivide, situazioni uditive e di movimento, con esperienze oniriche complesse, bizzarre e dinamiche, con una forma narrativa.
Nei precedenti stadi di sonno sincronizzato il cervello non dorme completamente e non cessa di elaborare processi ideativi che però, rispetto al sogno, risultano meno vivaci e tendono ad assumere forme simili a frammenti di pensieri isolati, più concettuali, con situazioni statiche senza attività allucinatorio-immaginativa e privi di coinvolgimento emotivo.
I SISTEMI FISIOLOGICI DEL SONNO
Il sonno è uno stato regolato da due distinti processi. Il primo, responsabile del sistema dello stato di veglia, è regolato dalla Formazione Reticolare Ascendente, situata nella parte centrale del tronco cerebrale che si trova alla base del cervello prima del midollo spinale. L'attività della Formazione Reticolare produce desincronizzazione cerebrale, ad essa vanno ascritte alcuni aspetti della veglia quali l'attenzione e la concentrazione mentale. Il secondo sistema, responsabile del sonno, è rappresentato da varie regioni degli emisferi cerebrali e in particolari zone dei lobi frontali, che sono posti nella parte anteriore del cervello, la cui stimolazione provoca sincronizzazione elettroencefalografico e contemporaneamente sonno, rivelando così una attività opposta a quella della Formazione Reticolare.
Hobson e McCarley hanno proposto alla fine degli anni '70 una teoria sul sogno, chiamata "Modello Attivazione-Sintesi", che ha trovato vasto consenso fra i neuroscienziati. Secondo gli studiosi lo stato di desincronizzazione del sonno è un processo di attivazione operato da porzioni del tronco encefalico. Questa attivazione è generata in modo periodico, con un'alternanza di fasi di sincronizzazione e desincronizzazione, secondo un ritmo e una durata determinati da un orologio biologico interno. L'attivazione del tronco encefalico funziona come un generatore di segnali che raggiungendo il cervello producono immagini, sensazioni ed emozioni in modo del tutto casuale. Questi dati interni, caotici e disparati, vengono integrati dalle regioni superiori degli emisferi e da altre aree del cervello che presiedono alle facoltà mnestiche: la memoria fa una sintesi fra le informazioni bizzarre e slegate da cui viene bombardata e quelle immagazzinate negli archivi cerebrali. Il sogno sarebbe il risultato finale di questo processo di sintesi nel quale i dati casuali derivati dall'attivazione richiamano gli elementi più adeguati possibili presenti nelle esperienze memorizzate dell'individuo.
L'esperienza onirica è programmata dagli emisferi del cervello in modo diverso: nell'emisfero destro il sogno è organizzato nei suoi aspetti geometrico-spaziali ed emotivi, mentre il sinistro coordina la componente narrativo-sequenziale degli eventi del sogno. L'emisfero destro è maggiormente attivo durante gran parte della notte, invece il sinistro svolge un ruolo più importante nell'ultima parte del sonno, verso il mattino, quando il focus dell'attività mentale si sposta dal mondo interno alla realtà esterna.
PERCHÉ DORMIAMO E SOGNAMO?
Il sonno è una necessità biologica. Il sonno sincronizzato, in particolare gli stadi 3 e 4, sono indispensabili per la conservazione e il recupero delle attività metaboliche di base, con funzione di ristoro per l'organismo. Mentre il sonno con sogni, collegato alle facoltà cerebrali superiori e mentali, avrebbe la funzione di promuovere i processi di selezione ed elaborazione delle informazioni accumulate durante la giornata favorendone l'immagazzinamento nella memoria. Nel sogno il cervello recupera le memorie più antiche e le confronta con le informazioni più recenti. Secondo i neurofisiologi inglesi Evans e Newman dormire aiuterebbe a dimenticare le cose inutili e, partendo dal presupposto che il cervello umano al pari del computer non possa immagazzinare oltre una certa quantità di informazioni, esso deve perciò fare una selezione del materiale quotidianamente raccolto, archiviando e memorizzando tutto ciò che è importante ed eliminando le informazioni superflue; i due studiosi avanzano l'ipotesi che tale processo di selezione possa avvenire durante il sonno, quando cioè l'organismo non è impegnato ad interagire con l'ambiente esterno.
INCUBI E SOGNI ANGOSCIOSI: MOSTRI DALLE TENEBRE DELL'INCONSCIO
Gli incubi e i brutti sogni gettano un'ombra su tutta la giornata seguente e il loro effetto può persistere con apprensioni diurne. Da estese indagini statistiche, come quella compiuta su diecimila sogni dal professor Calvin Hall della Cleveland University, risulta che i contenuti onirici sono più spesso negativi che positivi: il 64% sono associati ad apprensione, ansia e tristezza, il 70% ha come temi l'angoscia e la paura, gli incontri caratterizzati da aggressività si verificano più spesso di quelli benevoli e confidenziali, e gli atti ostili compiuti o subiti sono il doppio di quelli amichevoli; solamente il 18% sono sogni felici ed euforici.
Originariamente per incubo si intendeva il sogno di essere sopraffatti da un mostro: nell'occultismo e nella demonologia medioevale l' "incubus" era uno spirito malvagio maschile di aspetto mostruoso che discendeva sulle donne mentre dormivano e aveva rapporti sessuali con loro, gli corrispondeva "succubus", un demone in forma femminile che seduceva gli uomini durante il sogno ed era responsabile delle loro polluzioni notturne. Nelle tradizioni popolari successive l'incubo è rappresentato sotto forma di omiciattolo gibboso che siede sul petto dei dormienti togliendo loro il respiro.
Gli incubi, in senso stretto, non sono propriamente sogni. Si verificano nel quarto stadio del sonno profondo: è tipico dell'attività mentale durante il sonno sincronizzato il fatto che le persone non riferiscano sogni ricchi di eventi, come invece fanno nel caso di un sogno vero e proprio che si verifica durante il sonno desincronizzato. Infatti, gli incubi assumono prevalentemente la forma di immagini statiche e sfuocate, situazioni isolate, alle quali si accompagnano intense sensazioni di paralisi e ansia, senso di oppressione toracica, di soffocamento e palpitazioni. Al risveglio, a causa della mancanza di vivide immagini, non si ricorda cosa esattamente terrorizzava, il ricordo di cosa è accaduto è nebuloso o più spesso assente. Rimane solo una forte paura. Nell'incubo si ha l'impressione di essersi misteriosamente trovati avvolti da un'atmosfera inconsueta, minacciosa, inquietante, o allusiva a un pericolo imminente e sconosciuto. Poiché il sonno profondo (stadi 3 e 4) è più abbondante all'inizio della nottata, l'incubo si verifica generalmente durante la prima ora e mezzo. Nell'incubo, che anche se sembra interminabile non dura più di cinque minuti, il risveglio è improvviso, la persona spalanca gli occhi, è agitatissima, in preda al panico, confusa, impaurita con evidenti reazioni somatiche come tremori, profusa sudorazione, accelerazione del battito cardiaco e dei ritmi respiratori. Di solito non ci si risveglia mai completamente e il soggetto si riaddormenta di nuovo. Gli incubi sono frequenti nei bambini, insorge generalmente fra i 4 e i 12 anni per poi scomparire nell'adolescenza. La loro comparsa in età adulta e il loro persistere nel tempo sono legati a situazioni di vita stressanti e a problemi psicologici nella sfera affettiva, in particolare relativi alla mancanza di controllo dell'ansia e degli impulsi aggressivi, oppure sono dovute alla brusca interruzione di alcuni trattamenti farmacologici (come i sonniferi barbiturici). Anche l'astinenza forzata da droghe, anfetamine e alcol può far insorgere la comparsa di incubi. La causa dell'incubo è sconosciuta, ma si tende ad attribuirla a un disturbo nel processo di risveglio dal sonno profondo.
Invece i sogni terrifici sono vere e proprie esperienze oniriche del sonno desincronizzato, o fase REM, e si verificano a notte inoltrata. Durano una quindicina di minuti e si ricordano meglio. Sono i sogni che producono reazioni di spavento: di solito nelle scene oniriche il sognatore si trova ad essere attaccato, inseguito o affogato. I sogni terrifici, più o meno ricorrenti, segnalano la presenza di un problema psicologico che preme di essere risolto in modo adeguato.
I sogni terrifici dal punto di vista soggettivo non sono molto diversi dagli incubi, si distinguono da questi ultimi solo per la dinamica e la vividezza delle immagini, per la complessità degli eventi e per la minor intensità delle reazioni ansiose suscitate. Gli incubi sono fenomeni rari mentre i sogni terrorizzanti sono molto comuni. Inoltre un'altra differenza è che i sogni terrifici, anche se ricorrenti, tendono a cambiare forma via via che l'individuo affronta i propri nuclei problematici nella vita, mentre gli incubi sono più ripetitivi sicché si hanno le stesse immagini spaventose anche per anni, come la tipica figura nera ai piedi del letto o gli occhi che fissano.
In psicoanalisi non si bada a questi dettagli psicofisiologici, così incubi e sogni terrifici sono inclusi sotto la comune denominazione di "sogni d'angoscia". Secondo Ernest Jones, uno dei primi allievi di Freud, le caratteristiche fondamentali dell'incubo sono: un terrore insopportabile, un senso di oppressione e peso sul petto che rende difficoltosa la respirazione e la convinzione di trovarsi irrimediabilmente paralizzati. Per Freud i sogni d'angoscia sono il risultato di un fallimento del lavoro della censura: senza il camuffamento operato dalla censura, l'io si trova investito dai contenuti dell'inconscio. Scrive Freud in proposito: "L'osservazione è che i sogni d'angoscia hanno un contenuto sfuggito alla censura. Il sogno d'angoscia è spesso lo scoperto appagamento di un desiderio, naturalmente non di un desiderio accettato ma di un desiderio respinto. L'angoscia è l'indizio che il desiderio represso si è mostrato più forte della censura, che il desiderio ha imposto, o era in procinto di imporre, il proprio appagamento contro la censura". Tali sogni mettono il sognatore di fronte a desideri, pensieri e ricordi che egli ha rinnegato e non riconosce come propri. Questi aspetti misconosciuti dell'io si organizzano in quella che Jung ha chiamato l'Ombra (che è la nostra parte rifiutata, somma di tutte le caratteristiche personali che, per la loro incompatibilità con la forma di vita scelta coscientemente, l'individuo nasconde agli altri e a se stesso) che può personificarsi nei personaggi onirici che si introducono nel sogno. Di fatti in psicoterapia i sogni d'angoscia offrono il mezzo più diretto per scoprire il vero problema che assilla la vita del soggetto e ci si rivolge ai sogni ordinari per giungerne alla soluzione. Nei sogni d'angoscia il sognatore si trova di fronte ad una situazione onirica che minaccia la sua identità, essi segnano momenti particolari della vita dell'individuo, hanno a che fare con i travagli connessi alle svolte personali ed è per questo che sono più frequenti durante l'adolescenza e le crisi della mezza età.
E' possibile distinguere i sogni d'angoscia in tre grosse categorie interpretative. La prima fa derivare gli incubi dalla riproduzione di esperienze traumatiche vissute dal soggetto nel passato, situazioni o pericoli alle quali non ha potuto adeguatamente reagire, nelle quali il soggetto ne fu vittima passiva. Sono invasioni violente nella continuità psicologica; rappresentano tentativi di assimilare un'esperienza inammissibile, di convertire in ricordo un'esperienza inimmaginabile. Nella seconda categoria vi sono quei sogni angoscianti che si originano da timori nei confronti dei propri impulsi, sessuali e aggressivi, e, come dicevamo in relazione all'Ombra, ognuna di queste incontrollate tendenze può trovare una rappresentazione simbolica in esseri mostruosi o animali. Rientra in questa categoria la tesi dello psicanalista Ernest Jones secondo cui l'incubus, il mostro che si insinua nel sonno (che può assumere le sembianze di essere subumano, animale, strega, vampiro, assassino pazzo, ecc.), rappresenta una persona, di solito un genitore, verso la quale il sognatore proietta tali impulsi. Nella terza categoria ci sono quei sogni, o esperienze semi-oniriche, che sono il prodotto mentale di semplici sensazioni d'origine corporea, come per esempio i morsi della fame che creano gli incubi viscerali di essere assaliti da ragni o il formicolio di una gamba che diventa l'aggressione di un esercito di formiche o l'impressione d'essere schiacciati da un grosso peso.
Nell'interpretazione junghiana, il terrore dell'incubo, oltre a rappresentare l'effetto dell'incontro con l'Ombra, potrebbe essere imputabile al mysterium tremendum della forza primordiale dell'apparizione di un potente archetipico dell'inconscio collettivo che può personificarsi al sognatore come un'entità mostruosa.







INCUBI, PERCHE` COMPAIONO GLI INCUBI
La comparsa di incubi è un segno della presenza di conflitti interiori non risolti, che tendono ad affiorare alla superficie della coscienza tramite l’attività onirica. Una delle caratteristiche dell’incubo è che la situazione rappresentata talora non è di per sé particolarmente pericolosa o fonte di paura (se vista in termini razionali). Quello che contraddistingue l’incubo è il modo di vivere una determinata situazione più che la situazione stessa, che di per sé può anche essere piuttosto banale. Durante un incubo si può essere angosciati ed atterriti da oggetti che, visti alla luce del sole e di una coscienza attiva e critica, non sono fonte di alcuna emozione particolare. Una persona che sta vivendo un incubo durante il sonno presenta spesso una serie di segni caratteristici. Intanto l’incubo si presenta solo durante la fase REM (Rapid Eye Movement) del sonno, durante la quale avvengono sogni e che rappresenta una forma di sonno molto “”attiva”" dal punto di vista psichico ed anche fisico. Il soggetto in preda ad un incubo mostra una irrequietezza del tutto particolare, che si esprime nel respiro, spesso concitato ed irregolare, nei movimenti dei globi oculari, che si fanno ancora più veloci, nella sudorazione che spesso è abbondante. Succede anche che le persone in preda ad un incubo emettano suoni più o meno articolati o addirittura parole invocazioni o intere frasi. Talora il soggetto si sveglia improvvisamente e fatica a riprendere contatto con la realtà. I bambini sono spesso soggetti a queste crisi, che vengono definite terrore notturno o pavor nocturnus. Le crisi di terrore compaiono spesso entro mezz’ora dall’inizio del sonno: il bambino appare vistosamente agitato, si muove nel sonno, parla o grida; il suo polso è accelerato, come la frequenza respiratoria, e la pressione arteriosa sale. Il risveglio compare bruscamente, ed è spesso accompagnato da un grido o dal pianto. Gli incubi non sono sempre innocui: in persone cardiopatiche, l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa possono essere responsabili di gravi conseguenze, anche se il fenomeno non dura più di due o tre minuti in complesso. É quindi importante cercare di evitare queste crisi: bisogna ricordare che molto spesso gli incubi sono provocati dalla sospensione improvvisa di una lunga terapia ansiolitica: i contenuti ansiosi a lungo repressi sono liberati, e si rivelano nella fase del sonno paradosso, in cui compaiono i sogni. La cura più efficace per prevenire gli incubi consiste nell’evitare le terapie ansiolitiche o sonnifere prolungate, soprattutto se eseguite senza stretto controllo medico. É poi evidente il consiglio di evitare letture o spettacoli capaci di indurre ansia, soprattutto alla sera. Anche i bambini possono essere impressionati da fiabe o racconti.


La caratteristica principale del Disturbo da Incubi è il continuo manifestarsi di sogni terrificanti che portano al risveglio.

Tali sogni paurosi e/o le interruzioni del sonno conseguenti ai risvegli provocano nel soggetto un forte stress e significativi danni alla sua sfera sociale e lavorativa.Gli incubi solitamente si presentano in una sequenza onirica complessa e prolungata, la quale provoca intensa ansia e terrore. Dunque vi sono più incubi ripetuti durante una stessa notte, molte volte con un tema ricorrente.

Spesso il contenuto del sogno riguarda un pericolo fisico imminente per il soggetto (ad esempio un inseguimento, un aggressione o un incidente); comunque in alcuni casi il pericolo percepito è minore e può riguardare per esempio una debolezza personale.

Inoltre al risveglio, i soggetti con questo disturbo possono descrivere la sequenza e il contenuto del sogno nei dettagli.

Va sottolineato che la maggior parte degli incubi non rappresenta eventi reali e non riedifica situazioni traumatiche vissute come avviene nel Disturbo Post Traumatico da Stress.

Gli incubi di solito terminano con un risveglio ed un ritorno alla vigilanza rapidi, e causano un protratto senso di paura e/o di ansia. Tali fattori comportano molte volte la difficoltà di riprendere sonno.

Infine se i risvegli notturni sono frequenti o se il soggetto evita di dormire per la paura di fare incubi, egli può sperimentare sonnolenza, diminuzione della capacità di concentrazione, depressione, ansia e/o irritabilità.

Proprio per quanto detto fra i soggetti con Disturbo da Incubi sono comuni sintomi depressivi o d'ansia.

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NELLA MITOLOGIA

Originariamente, secondo il folclore romano, un incubo (dal latino incubare, "giacere sopra") era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti, solitamente donne, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali con esse[1].
Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno, insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus.
Questi demoni erano raffigurati aventi in testa un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano. Colui che trovava uno di questi acquistava il potere di scoprire tesori nascosti[2].
Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ne descrive i rimedi, offerti dalla medicina popolare, per tutelarsi da incubi ricorrenti.
Gli incubi continuano ad essere presenti nelle leggende medievali dove la loro figura diventa più malvagia.
L'incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute.Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo.
Durante la caccia alle streghe, l'ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise.
Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famosa di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù.
Sembrerebbe che in alcune regioni d'Italia, questo mito sia stato modificato sino a rendere l'Incubo protagonista di molte tradizioni locali ma anche temuto personaggio notturno tutt'oggi. Ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita. In Sardegna, in tempi non troppo remoti i pastori sostenevano l'esistenza di creature notturne capaci di "disturbare" chi dorme provocando inevitabilmente incubi. A volte secondo queste credenze assumono l'aspetto di esseri muniti d'artigli quindi facilmente collegabili come aspetto a lupi o cani di proporzioni gigantesche come per l'Ammuntadore sardo (il quale capita venga raffigurato in maniere differenti e spesso discordi tra loro). Altre volte però assumono l'aspetto di folletti il cui unico scopo è custodire tesori e disturbare i dormienti (generalmente sedendosi sul loro petto impedendo una respirazione regolare) che, dopo essersi dimostrati pazienti nei loro riguardi, possono entrare in possesso di immense ricchezze.
La leggenda è stata ripresa dalla scrittrice Stephenie Meyer per la sua saga di Twilight: nella saga gli Incubi sono vampiri che seducono le donne prima di ucciderle. Dato che in genere si ritiene che la Meyer non si sia sufficientemente documentata e le sue conoscenze siano generiche, non è detto che la fonte diretta sia la mitologia e la leggenda qui citate o piuttosto la letteratura vampiresca (per esempio Carmilla di Sheridan Le Fanu e non solo, in cui di fatto il vampiro che attacca la vittima, donna o bambino, nel sonno, di fatto sta su di lui e gli preme addosso) o viceversa. Altre apparizioni moderne degli incubi si trovano in vari giochi fantasy come D&D e Magic, in cui assumono però l'aspetto di cavalli diabolici.
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1 Voci correlate
2 Note
3 Bibliografia
4 Altri progetti
Voci correlate [modifica]
Demonologia
Mago Merlino
Succubo
Trauco
Folletto
Ammuntadore
Note [modifica]
^ Sant'Agostino d'Ippona De Civitate Dei XXIII,23 :Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l’aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l’accoppiamento con loro.
^ Petronio Arbitro Satyricon 38 :Io non lo so per certo, l’ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro.
Bibliografia [modifica]
Quinto Orazio Flacco, Epodi V,95
Ambrogio Teodosio Macrobio, Somnium Scipionis I,3,7
Gaio Plinio Secondo Naturalis Historia XXV,4,30 XXX,10,84
Sant'Agostino d'Ippona De Civitate Dei XXIII,23
Altri progetti [modifica]

Wikimedia Commons contiene file multimediali su Incubo (mitologia)

giovedì 10 febbraio 2011

L'ipnosi


voglio che tu scelga un momento nel passato in cui eri una bambina piccola piccola. E la mia voce ti accompagnerà. E la mia voce si muterà in quelle dei tuoi genitori, dei tuoi vicini, dei tuoi amici, dei tuoi compagni di scuola e di giochi, dei tuoi maestri. E voglio che ti ritrovi seduta in classe, bambina piccolina che si sente felice di qualcosa, qualcosa avvenuto tanto tempo fa, qualcosa tanto tempo fa dimenticato


Presupposti
Erickson ritiene che la persona ha già tutte le risorse necessarie, sta male perché non riesce a usarle nella situazione disfunzionale, relega le sue risorse e potenzialità solo a determinati contesti.
Quindi Erickson dapprima allucina le risorse necessarie per la risoluzione del problema e poi da modo al cliente di far accedere a tali risorse tramite la comunicazione ipnotica indiretta.
La strategia passa attraverso queste differenti fasi:
1. Ricalco della mente cosciente, in quanto le tecniche di induzione Ericksoniane si possono applicare solo quando si è instaurato un rapport (fiducia). Secondo Erickson "il compito terapeutico diviene un problema di utilizzazione intenzionale della sintomatologia nevrotica per andare incontro ai bisogni unici del paziente." (Opere, vol. IV, p. 180)
2. Distrazione della mente cosciente (induzione).
3. Guida della mente inconscia (utilizzazione)Ciò permette di creare una comunicazione diretta tra la mente inconscia e quella conscia al fine di attingere alle risorse.
4. Ricalco nel futuro e de-induzione. Alla fine l’Io cosciente ha acquisito una risorsa in più (ampliamento della mappa)
L’ipnosi può essere:
Sintonica (rapport) - Distonica (disagio emotivo)
Diretta o indiretta
Esistono tecniche diverse di utilizzazione a secondo del tipo di approccio sintonico o distonico.
La distinzione fra ipnosi distonica e sintonica è per certi versi equiparabile alla differenziazione che faceva Sandor Ferenczi (allievo di Freud) tra ipnosi materna - dolce e comprensiva - e paterna - direttiva e autoritaria. In entrambi i casi si verificherebbe comunque una riattivazione degli stessi sentimenti di amore, paura, sottomissione e attaccamento - il cosidetto transfert - provati dal bambino nei confronti delle figure genitoriali percepite come onnipotenti.
L’ipnosi è diretta quando l’ipnotizzatore dice esplicitamente il comportamento che vuole ottenere. Nell’ipnosi indiretta invece la richiesta (tramite il verbale-paraverbale e la cnv) viene espressa indirettamente e ciò tende ad aggirare il controllo della mente conscia.
Nell’ipnosi Ericksoniana l’ipnotista si deve comportare come una macchina di bio-feedback la quale trasmette e si adegua immediatamente a quanto sta avvenendo. Si crea così come una danza fra le parti.

Metodo indiretto
La psicodinamica del soggetto e il suo repertorio unico e personale di associazioni contribuisce alla risposta ipnotica, il soggetto in realtà non è passivo, poiché costruisce la propria risposta ipnotica in base agli stimoli dell'operatore. Anche fare delle domande indirette a cui non viene data la possibilità di rispondere coscientemente perché si passa subito a qualcos'altro mette in moto dei processi inconsci. Racconti, citazioni oppure truismi – che sono enunciazioni di fatto su esperienze che il cliente sta sicuramente facendo o che ha sicuramente sperimentato=Tu sai già sperimentare sensazioni gradevoli come il calore del sole sulla tua pelle – tutto ciò attiva indirettamente una risposta ideodinamica (questo fenomeno si chiama focalizzazione ideodinamica indiretta).
Linguaggio ipnotico per l’induzione indiretta
Nella vita quotidiana in realtà continuiamo a creare una realtà consensuale poiché le parole evocano per ricerca trasderivazionale una serie di significati idiosincratici relativi alla nostra mappa del mondo.
Bandler e Grinder hanno individuato una serie di forme linguistiche utilizzate da Erickson per indurre una ipnosi. Sono forme linguistiche (verbali e non verbali) che anche noi utilizziamo inconsapevolmente nella vita quotidiana e che Erickson utilizzava consapevolmente per ricalcare l’esperienza del cliente, focalizzare la sua attenzione all’interno in una ricerca trasderivazionale fino a guidarlo indirettamente alla risposta ipnotica.
Possiamo raccogliere le forme linguistiche descritte da Bandler e Grinder secondo la loro funzione: Ricalco - Ricerca interna - Guida
RicalcoNominalizzazioni, cancellazioni, verbi non specificati, indice riferenziale non specificato, truismi, spostamento di indice referenziale, lettura del pensiero, sistema rappresentazionale dominante, utilizzazione delle strategie del cliente, utilizzazione delle metafore e dei modi di dire del cliente, coprire tutte le possibilità di una classe di risposte, frasi aperte.
Ricerca internaAmbiguità (fonologica, sintattica, di portata, di punteggiatura), frammento di frase, violazione restrizione selettiva, citazioni, metafore, aneddoti, paradossi, shock e sorpresa, domande per facilitare nuove possibilità di risposta.
GuidaModellamento causale (congiunzioni, causativa implicita, causa-effetto), presupposizioni, domande trabocchetto, forme di estrazione indirette (domande incastrate, comandi incastrati, citazioni, sottolineatura per analogia, ordini in forma negativa, postulati di conversazione, indice riferenziale generico con suggerimento di sintagma nominale), performativa perduta, apposizione di opposti, negazione, non.. fino a che, non sapere/non fare, doppi legami, dissociazione conscio/inconscio, ratifica e approfondimento della trance, disseminazione, riorientamento allo stato di veglia, causa-effetto nel presente e nel futuro, distorsione temporale, operatori modali.
Vediamoli ora uno per uno.


RICALCO
Nominalizzazioni
Sono quei termini che nella frase occupano il posto di un nome, ma non sono tangibili: non li si può toccare, sentire, udire. Il criterio di identificazione di una nominalizzazione è: "Puoi metterlo in una carriola?"
Ogni volta che si utilizza una nominalizzazione viene cancellata una grande quantità di informazione. Se dico: "Emilia possiede molte conoscenze" ho cancellato che cosa sa esattamente e come lo sa.
L’uso di nominalizzazioni obbliga il cliente a recuperare le parti cancellate attivando, dal suo modello del mondo, il significato che servirà meglio i suoi propositi e i suoi bisogni.
Le induzioni di Milton sono piene di nominalizzazioni:
So che nella vita Lei prova certe difficoltà che vorrebbe poter portare a soddisfacente risoluzione ... e non so con esattezza quali tra le sue personali risorse Lei trovi più utile per risolvere questa difficoltà, ma quello che so è che la sua mente inconscia sa meglio di Lei ricercare nella sua esperienza quella precisa risorsa...
Notate che queste parole utilizzate nella vita di ogni giorno hanno una capacità di induzione naturale, parole come una certa sensazione, speranze, sogni, capacità, ricordi, avventuroso...
Sono parole che convogliano ben più significati di quanti qualunque parlante potrebbe mai sperare di trasmettere.
L’ipnotista genera la ricerca interna fissando l’attenzione del soggetto. Questo avviene quando il terapeuta implica che questi termini carichi di tanti significati in realtà ne trasmettano uno ben preciso: "E tu sai già di quale piacevole sensazione io stia parlando".
La ricerca interna è appunto un tentativo di eliminare il gran numero di significati opzionali e di trovare quello particolare che è stato implicato.
Cancellazioni
Quando una parte del significato di una frase (la struttura profonda) non ha una rappresentazione della struttura superficiale (la frase effettivamente detta dal cliente).
"So che Lei è curioso"
L’oggetto della frase manca completamente. Chi ascolta non sa di che cosa dovrebbe essere curioso, egli riempirà i vuoti in tutto ciò che è rilevante nella propria esperienza.
"Tu stai facendo la stessa cosa che hai fatto quando sei venuto a scuola per la prima volta" (fatto che cosa? La stessa cosa per chi?)
Verbi non specificati
L’uso di verbi non specificati vi mette in grado di ricalcare l’esperienza del cliente, in quanto aumenta al massimo la verosimiglianza dell’enunciato che contiene l’esperienza. Nello stesso tempo richiede la sua attenzione su qualche parte dell’esperienza:
Se dico "Voglio che tu impari" non sto spiegando come voglio che tu impari, o che cosa specificatamente voglio che tu impari.
Frasi del tipo
"E tu puoi chiederti cosa significa questo"
"Tu davvero saprai quando l’avrai scoperto"
Indice riferenziale non specificato
Asserzioni di questo tipo danno modo al cliente di applicarle a se stesso. Il linguaggio è abilmente vago non si entra nello specifico, non è data quindi neanche possibilità sottoporre a revisione critica queste affermazioni e quindi di rifiutarle..
"Puoi avvertire una certa sensazione"
Truismi
Il truismo è una semplice constatazione di fatto su qualcosa di innegabile e può essere utilizzato per evocare indirettamente delle risposte ideodinamiche.
I truismi sono particolarmente utili per provocare un atteggiamento di consenso, prima di suggerire possibilità terapeutiche che il cliente potrebbe considerare con minore certezza.
Pertanto un truismo è dire a un cliente: "Lei ha imparato a camminare". Il cliente, d’accordo su questo punto, lo sarà con più probabilità anche su successive affermazioni del terapeuta, anche se esse dovessero trasmettere ‘verità’ meno indubitabili.
Le frasi successive saranno suggestioni indirette, quali per esempio: "Dunque può imparare molte altre cose", e quasi impossibile opporre resistenza. È quindi molto efficace per creare falsi sillogismi.
I seguenti truismi possono veramente far scattare un’esperienza concreta e letterale del comportamento suggerito, che è scritto in corsivo.
Processi ideomotori:
Quando siamo stanchi, le palpebre cominciano a sbattere e talvolta gli occhi si chiudono senza quasi che ce ne rendiamo conto
Ciascuno di noi entra in trance in modo a lui peculiare
Processi ideosensori:
A molte persone piace il profumo salato di una lieve brezza marina
Molte persone amano la rinfrescante frescura di una lieve brezza
Processi ideoaffettivi:
Tutti, notando qualcuno che sorride a un proprio pensiero intimo, ce ne siamo rallegrati e spesso ci siamo trovati a sorridere al suo sorriso.
Processi ideocognitivi:
Qualche volta conosciamo un nome e lo abbiamo sulla punta della lingua ma non riusciamo a dire quel nome
Truismi che utilizzano il tempo:
Prima o poi i tuoi occhi si chiuderanno
Il tuo sintomo ora può scomparire non appena il tuo inconscio saprà che puoi affrontare il problema in modo più costruttivo
Il tuo mal di tesata può ORA andarsene così velocemente QUANTO il tuo sistema è pronto a permetterglielo
Spostamento di indice referenziale
tu, noi, voi al posto di io
"Sai quando uno si sente in questo modo"
"T’immagini che cosa curiosa sarebbe?"
"Si dice che alcune parti del corpo si possano rilassare sempre di più"

Lettura del pensiero
Si agisce come se si sapesse l’esperienza interna del cliente. Di solito ci si esprime in modo abilmente vago, incorporando ciò che sta effettivamente accadendo.
"Ti starai chiedendo che cosa vuol dire tutto ciò...", "Io so che qualcosa dentro di te sta cambiando..."
Coprire tutte le possibilità di una classe di risposte
Sono utilizzate quando il terapeuta vuole focalizzare la responsività del cliente in una direzione particolare comprendo tutte le possibilità di risposta circa l’evento. In tal modo si dà all’inconscio la libertà di esprimersi in qualsiasi forma ideomotoria. Qualsiasi cosa accada può quindi essere sperimentata come una risposta riuscita non esiste fallimento. Pertanto può essere usata come punto di partenza per l’indagine del tipo di responsività il soggetto rende disponibile.
"Presto ti accorgerai che un dito si muove un po’, forse per suo conto. Può muoversi in su o in giù, di lato o spingere. Può essere lento o veloce o forse non muoversi per niente. La cosa realmente importante è sentire pienamente qualsiasi sensazione si sviluppi."
Frasi aperte
Sono forme di suggestioni indeterminate che quindi non mirano come le precedenti a ottenere una risposta entro una gamma ristretta di particolare interesse.
Queste suggestioni a finale aperto permettono all’inconscio di selezionare le esperienza per lui appropriate senza fornire alcun contenuto specifico:
"Ogni persona ha delle capacità che il sé non conosce e che possono esprimersi in trance. Ricordi, pensieri, sentimenti, sensazioni, dimenticati completamente o in parte dalla mente conscia, sono a disposizione dell’inconscio e possono essere sperimentati in trance, adesso o in seguito, in qualunque momento l’inconscio sia pronto."
o "Noi tutti abbiamo dei potenziali dei quali non siamo consci, e normalmente non sappiamo come saranno espressi"
Questo tipo di suggestioni a finale aperto, pur dando molta libertà apparente di esplorare ed esprimere l’individualità del paziente, implicano con un alto grado di certezza che si prepara a una risposta terapeutica.


RICERCA INTERNA
Ambiguità
L’ambiguità si presenta come una struttura superficiale che può avere più di un significato. Ciò obbliga il cliente a selezionare il significato più appropriato dall’insieme delle possibili strutture profonde.
1. Fonologica (ci sono più significati a partire dallo stesso suono)
Sono solo semicerchi = Sono solo se mi cerchi
2. Sintattica
Non è possibile stabilire la funzione sintattica di una parola a partire dal contesto immediato della frase:
La visita dei parenti (chi visita chi?)
L’ipnosi di un ipnotizzatore può essere pericolosa (pericolosa per chi?)
3. Di portata
Non è possibile stabilire il senso di un frase in modo univoco
Voglio che tu mi faccia il mio autoritratto nudo (chi deve stare nudo?)
parlandoti come un bambino (questa espressione va riferita a Erickson o al cliente?)
4. Di punteggiatura
Si formano due frasi e le si sovrappone
Quel tennista ha commesso un doppio fallo ancora se ci riesci
Frammento di frase
Tali frammenti, risultato di una cancellazione non grammaticale obbligano il cliente al massimo della partecipazione per produrre un significato completo:
... e continui a chiedere ... e davvero .....
A questo proposito si può utilizzare un linguaggio proprio alla grammatica infantile per indurre una regressione d’età.
Domande per facilitare nuove possibilità di risposta
Si comincia con una domanda che richiede da parte del paziente una scelta e una volizione coscienti e termina con una domanda che può essere risposta solo mediante processi inconsci. Una peculiarità importante di questo approccio è la sua sicura riuscita, nel senso che ogni mancata risposta può essere accolta come una risposta valida e significativa alla domanda. Ogni domanda suggerisce una risposta osservabile che dà al terapeuta delle informazioni di rilievo sul modo in cui il paziente sta seguendo le suggestioni:
Fissazione dello sguardo
"Ti piacerebbe trovare un punto sul quale fissare lo sguardo sentendoti a tuo agio? Mentre continui a guardare questo punto non senti gli occhi stanchi con le palpebre che tendono ad abbassarsi?
Ti si chiuderanno subito oppure ondeggeranno per qualche momento mentre alcune parti del tuo corpo cominciano ad avere quella sensazione di benessere caratteristica della trance?
Questa sensazione di benessere diventa più intensa se i tuoi occhi restano chiusi, per cui non cerchi neppure di aprirli?
Fra quanto tempo dimenticherai i tuoi occhi e comincerai ad annuire lentamente con la testa come se facessi un bel sogno?
Levitazione della mano
Puoi sentirti a tuo agio appoggiando, delicatamente le mani sulle gambe?
Puoi fare in modo che le mani appoggino così leggermente che solo le punte delle dita tocchino appena le cosce?
Bene. Mentre appoggiano così leggermente ti accorgi che tendono a sollevarsi un po’, da sole, a ogni tuo respiro?
Cominciano a sollevarsi sempre più leggermente e facilmente da sole mentre il resto del corpo va sempre più rilassandosi?
Mentre questo succede, una mano o l’altra o forse tutte e due continuano a sollevarsi sempre di più?
E la mano si solleva e continua a salire sempre più in alto, a poco a poco, da sola? L’altra mano cerca di raggiungerla o rimane rilassata in grembo?
Bene. E questa mano continua a sollevarsi con questi leggeri movimenti un po’ a scatti, o l’elevarsi diventa sempre più armonioso mentre la mano continua a salire verso il viso?
Si muove più lentamente o velocemente all’avvicinarsi al viso, con una sensazione di benessere che si approfondisce? C’è bisogno di una piccola pausa prima che finalmente ti tocchi il viso così che tu puoi sapere che stai entrando in trance? E non ti toccherà fino a che il tuo inconscio non è realmente pronto a lasciarti andare più in profondità, non è vero?
E il corpo tirerà automaticamente un respiro più profondo quando la mano toccherà il viso mentre tu ti rilassi realmente e fai la esperienza di andare sempre più in profondità?
Bene. Vuoi anche provare a far caso alla profonda sensazione di benessere che provi quando la mano ritorna lentamente e da sola in grembo? E il tuo inconscio sarà in un sogno nel momento in cui la mano tornerà in stato di quiete?
Domande che facilitano la responsività terapeutica
E quale sarà il mezzo efficace per perdere peso? Succederà perché semplicemente ti dimentichi di mangiare e tollererai poco i cibi pesanti perché ti impediscono di fare cose più interessanti? Per un motivo qualsiasi non ti piaceranno più certi cibi che fanno ingrassare? Scoprirai il piacere di nuovi cibi e nuovi modi di prepararli e mangiarli così che sarai sorpreso dal fatto di avere perso peso, perché in realtà non ti sei privato di niente?

GUIDA
Presupposizioni
Le presupposizioni sono il modello linguistico più potente, quando sono utilizzate da una persona che riesce a presupporre le cose che non vuole siano messe in discussione. Un principio generale è quello di fornire alla persona molte alternative che però presuppongano tutte la reazione che si vuole ottenere.
1. Presupposizioni subordinate rette da clausole temporali: prima, dopo, durante, mentre, da quando....
"Vuole sedersi mentre entra in trance?"
"Prima che Lei entri in trance vorrei discutere di questo"
2. Se..... allora
"Se ti siedi, allora puoi entrare in trance"
"Ora, se tieni le gambe non accavallate e vi appoggi comodamente le mani, allora sarai pronto a entrare in trance"
3. Numeri ordinali: primo, secondo, terzo ecc. indicano un ordine
"Si starà chiedendo quale lato del corpo comincerà a rilassarsi per primo"
4. Uso della particella "oppure". Si presume che si realizzerà una tra più alternative
"Non so se a sollevarsi con movimento inconscio sarà la mano destra oppure la sinistra"
5. Predicati di consapevolezza. Parole quali sa, consapevole, rendersi conto, notare, ecc. possono essere utilizzate per presupporre il resto della frase. L’unica domanda che rimane è sapere se chi ascolta si rende conto della cosa che state dicendo.
"Si rende conto che la sua mente inconscia ha già cominciato a imparare?"
"Sapeva di essere già stato in trance molte volte nel corso della sua vita?"
6. Avverbi e aggettivi. Tali parole possono essere usate per presupporre in una frase, una clausola fondamentale.
"È profondamente in trance?" Ciò presuppone che siete già in trance, la sola questione è sapere se siete in trance profonda o no.
"Può cominciare a rilassarsi facilmente?" Ciò presuppone che la persona si può rilassare, l’unica questione è se lo può fare con facilità.
7. Verbi e avverbi che indicano cambiamento di tempo. Cominciare, terminare, smettere di, continuare, procedere, già, tuttora, più, ecc.
"Può continuare ad approfondire la trance?"
"È tuttora interessato all’ipnosi?" Ciò presuppone che la persona nel passato era interessata all’ipnosi
7. Aggettivi e avverbi di commento. Fortunatamente, felicemente, necessariamente.
"Fortunatamente, per aiutarla in ciò che vuole, non ho bisogno di conoscerne i dettagli". Ciò presuppone tutto ciò che segue la prima parola.
Più cose sono presupposte, più a chi ascolta riesce difficile districare la frase e mettere in discussione ciascuna proposizione.
"E non so tra quanto tempo Lei si renderà conto di quante cose inconsciamente ha già imparato, perché non è importante che lo sappia prima di aver continuato con comodità il processo di rilassamento e di aver permesso all’altro sé di imparare qualche altra cosa che sia per Lei utile e piacevole." Le presupposizioni hanno una caratteristica particolare: quando mettete la frase al negativo ciò che è presupposto rimane vero perché la presupposizione è precondizione della verità o falsità dell'enunciato e quindi permane in tutte e due i casi. Si può dire che: Se A (la frase) è vera allora B (la presupposizione) è vera. Se A è falsa allora B è vera. Se dico: "Keplero è morto in povertà" anzitutto presuppongo che Keplero designi qualcosa e questo rimane vero anche se volgo al negativo la frase. Questa presupposizione non fa parte del significato della frase la potremmo considerare come una metaffermazione. Oppure si può pensare alla frase che permane in primo piano mentre sullo sfondo permangono tutte le sue presupposizioni in modo implicito. Ma la frase o figura per esistere ha bisogno della presupposizione (dello sfondo) su cui stagliarsi.

Domande trabocchetto
"Come sarebbe se...."
"Ti è mai capitato che..."
"Se tu fossi...."
"Quando tu ti senti..."
"Hai mai..."
"Sei mai..."
Ogni parola porta con se un'immagine e chi mi ascolta, per poter capire quello che dico, deve richiamare alla mente l'immagine corrispondente o anche le sensazioni fisiche.
Le domande trabocchetto che obbligano la persona a guardarsi dentro di sé a livello anche profondo per poter dare la risposta:
Come sarebbe se....
Se tu....
Non ti è mai capitato...


Forme di estrazione indirette
Servono per ottenere indirettamente delle reazioni specifiche senza sollecitarle esplicitamente. In questo modo si fanno giungere direttamente all’inconscio le suggestioni rendendo particolarmente difficile la resistenza poiché nulla è stato dichiarato in modo diretto.
1. Comandi incastrati. Sono degli ordini inseriti nella frase che per chi ascolta non vengono percepiti consciamente come tali:
Puoi imparare qualsiasi cosa se solo ti concedi una possibilità di rilassarti
Conoscevo una persona che quando ascoltava attentamente poteva veramente rilassarsi

2. Sottolineatura per analogia
Gli ordini inseriti in una frase risultano particolarmente efficaci quando sono accompagnati da una sottolineatura per analogia (e ancora di più se utilizziamo l’indice referenziale generico con suggerimento di sintagma nominale).
Qualsiasi comportamento percettibile dall’altra persona può essere utilizzato per indicare che una data direttiva merita particolare attenzione. Non c’è bisogno che l’altro noti a livello conscio la vostra sottolineatura; anzi, la reazione sarà più completa quando la sottolineatura è sì, percepita, ma non riconosciuta a livello conscio.
Per quanto riguarda la voce Erickson spiega: "le parole dirette all’inconscio sono profferite con un tono sommesso. Mi rivolgo alla mente conscia con un tono di voce, all’inconscio con un altro tono"
Lankton raccomanda di acquisire questo stile esercitandosi nell’effettuare la dissociazione conscio/inconscio utilizzando cambiamenti di tono di voce, abbassandola quando si parla dell’inconscio.
es. di comandi incastrati con sottolineatura analogica:
Ti ho raccontato del mio amico Michele?
Be', è una cosa interessante. Mi ricordo che una volta Michele mi ha raccontato una storia a proposito di un suo amico. Questo suo amico quando cominciava l'induzione di ipnosi e provava ad ASCOLTARE CON ATTENZIONE cominciava a diventare cosciente del suo della sua voce... e mentre sentiva il suono della sua voce, poteva anche sentire altri suoni nella stanza o fuori della stanza come in lontananza... e poi mentre CONTINUA AD ASCOLTARE cominciava a prendere coscienza ... dell'alzarsi e dell’abbassarsi del suo petto.. e della voce... e mentre diventava cosciente.... di tutte queste cose... il contatto della mano sul ginocchio e allora può rallentare il ritmo, l'intero mondo si ferma e può IMMAGINARE UN MOMENTO NEL FUTURO diciamo sei mesi da adesso, ancora SENTENDO QUEL SENSO DI INCREDIBILE CONNESSIONE, e RIGUARDANDO A OGGI come era fosse stato il suo inizio? ... e LASCIARSI ANDARE A TUTTO CIO'
E mentre eri seduto lì anche tu hai fatto quello
3. Indice riferenziale generico con suggerimento di sintagma nominale
A partire da una frase con indice riferenziale generico l’operatore suggerisce un sintagma nominale che accresce la possibilità che sia scelto nella ricerca trasderivazionale.
A partire dalla frase
La gente può essere a proprio agio mentre legge questa frase
Il sintagma nominale Joe (che è il nome del cliente) può essere inserito in punti diversi raggiungendo sempre un effetto subliminale:
La gente può essere a proprio agio mentre legge questa frase, Joe.
Joe, La gente può essere a proprio agio mentre legge questa frase
La gente, Joe, può essere a proprio agio mentre legge questa frase
La gente può, Joe, essere a proprio agio mentre legge questa frase
La gente può essere a proprio agio, Joe, mentre legge questa frase
Si può ripetere il sintagma nominale più volte:
Sai Ale, la gente può ascoltare attentamente, Ale, ogni volta che lo vuole
Nella frase precedente troviamo un comando incastrato con sottolineatura analogica all’interno di una frase che esprime un truismo tendente ad evocare processi ideocognitivi.
Potrei anche utilizzare operatori modali del tipo: potere, essere in grado, deve, potrebbe, capace di...
Le piante riescono/possono/sono in grado, Fred, a provare un senso di benessere e di rilassamento.

4. Citazioni
I comandi si possono inserire nel corso di una citazione indiretta o diretta al fine di rivolgere un ordine:
Avevo una volta un paziente che mi diceva sempre di sentirsi rilassato (cit. indiretta)
Avevo una volta un ipnotista che mi diceva: "Chiudi gli occhi ora". E ciò non aveva molto senso, ma lui continuava a dirmi: "Adesso chiudi gli occhi e dormi!" (cit. diretta)
Queste citazioni si potrebbero usare parlando dell’ipnosi a una persona del fatto che certi usano l’ipnosi diretta e con alcuni va bene. Se dopo la suggestione la persona non risponde non hai toppato perché in realtà stai raccontando di un altro, a quel punto puoi dire che tu non usi quel tipo di ipnosi:
Voglio raccontarle l'ultima volta che sono stato a Phoenix a trovare Milton Erickson. Sono entrato nel suo studio, e poi Milton è entrato nella sua sedia a rotelle, mi ha guardato e ha detto: "Entra in trance!".
Se non ottenete risposta si può dire e poi siccome non entravo in trance mi ha fissato e mi ha detto: Non devi sforzarti perché sto parlando direttamente la tuo inconscio Sto aspettando Lui ( guardare un po' oltre) e poi è restato zitto così....
Ora mi chiedo se tu ti renda conto di essere più profondamente in trance (presupposizione)
(se non c'è risposta) ma questo è ciò che mi disse Milton; naturalmente io personalmente non farei così, preferirei chiederti se mi puoi prestare per un attimo quella mano.
5. Domande incastrate
Le domande incastrate hanno lo scopo di creare nel cliente una potenzialità di risposta ponendogli dei quesiti senza dargli modo di rispondere palesemente. Assai spesso sono presupposti di qualche altro comando e servono a distrarre l’emisfero dominante costringendolo a ricorrere al dialogo interno per rispondere alle domande, o per cercare di rispondervi, o anche soltanto per cercare di capire se debba rispondervi o, più ancora, se lo possa fare, benché di fatto non sia stata posta alcuna domanda.
Mi chiedo se tu sai quale mano si solleverà per prima
Sto riflettendo su quali possono essere le tue sensazioni di fronte alla prospettiva di entrare in ipnosi
Si utilizzano termini del tipo chiedersi, curioso, non so
E ora parlandoti come un bambino (ambiguità di portata, chi è il bambino? io o tu) mi chiedo se tu sai se entrerai in trance oppure no e in realtà non so neppure se sai qualcosa sulla trance. Ci sto riflettendo e sono proprio curioso di sapere se sei anche capace di rilassarti completamente e mi chiedo anche se tu sai quale mano si solleverà per prima, sarà la destra o la sinistra oppure entrambe...
6. Postulati di conversazione
Usando i postulati di conversazione si evita di impartire direttamente i comandi permettendo al cliente di rispondere oppure no evitando così l’istaurarsi di un rapporto autoritario.
Sono domande a cui è possibile rispondere si/no ma che tipicamente determinano una reazione piuttosto che una risposta si/no.
Es.
Sai che danno in tv stasera?, Sai le ore? Sei capace di chiudere la porta? La porta è aperta?
In ipnosi:
Puoi lasciare che la tua mani si sollevi
Puoi concentrare lo sguardo su quel punto?
Avrai gli occhi ben chiusi?
7. Ordini in forma negativa
Quando un ordine è dato in forma negativa, l’istruzione positiva è generalmente la cosa cui si reagisce.
Non è necessario che tu vada in ipnosi, ora.
Utile per i soggetti resistenti che si oppongono all’essere eccessivamente guidati.
In tal senso si possono utilizzare come doppio legame:
Prima di tutto si aumenta la simmetria per esempio dicendo: "Come suo terapeuta è in mio potere, farle fare un sacco di cose, e io intendo avvalermi di questo potere, perché devo fare il mio lavoro!"
A livello conscio il cliente si pone simmetrico e resistente. A questo punto il terapeuta è nella posizione di impartire istruzioni a livello inconscio, invitando a questo livello a esibire la reazione opposta che è quella che voglio:
"È molto importante che lei non impari nulla da gente che non conosce, e certamente lei non ha bisogno di stare seduto mentre è qui. Insisto dunque perché ascolti attentamente le mie parole, per cui non si rilassi e non lasci vagare la mente mentre parlo. Probabilmente lei non saprà come fare a generalizzare e utilizzare le cose apprese e la sua esperienza inconscia. E certamente non mi aspetto che applichi nessuna di queste stupidaggini alla vita reale e ci posso contare che una volta uscito di qui questi pensieri non la seguiranno"
Performativa perduta
Sono le frasi in cui manca (è perduta) l’indicazione della persona che dà la valutazione. È utile per far passare certe presupposizioni:
È un bene che lei si possa rilassare sempre più profondamente
Non è importante che lei sprofondi in questa sedia - Chi lo dice? Per chi è importante?
Apposizione di opposti - più.... più...
Un bilanciamento tra sistemi opposti è un processo biologico basilare che si fonda sulla struttura del nostro sistema nervoso.
La maggior parte dei sistemi biologici può essere concettualizzata come un bilanciamento omeostatico di processi che impedisce al sistema complessivo di deviare dall’ambito relativamente ristretto necessario a un funzionamento ottimale. Per spiegare alcuni dei fenomeni dell’ipnosi, è stato detto che ci sono delle alternanze in vari sistemi opposti, come per esempio il simpatico e il parasimpatico, gli emisferi cerebrali destro e sinistro, processi corticali e subcorticali...
Questo bilanciamento o apposizione di opposti è evidente anche a livello psicologico e sociale. Esistono tensione e rilassamento, motivazione e inibizione, coscienza e inconscio, eros e logos, tesi e antitesi.
Mentre questo pugno diventa più chiuso e contratto, il resto del tuo corpo si rilassa
Mentre il braccio si sente più leggero e si alza, le palpebre possono sentirsi più pesanti e si abbassano fino a chiudersi.
Mentre la fronte diventa più fresca le mani possono diventare più calde
Più all’inizio è teso, più in trance si può rilassare a fondo.
Negazione
Erickson crede che la semplice espressione di una negazione da parte del terapeuta possa innescare automaticamente la scarica di ogni inibizione e resistenza.
La ricerca ha dimostrato un altro valido aspetto di questa stretta giustapposizione tra positivo e negativo. Si è trovato che è molto più difficile capire una negazione che un’affermazione. L’uso di negazioni può generare una confusione che tende a depotenziare il limitato campo cosciente del paziente.
E tu puoi, no?
Puoi provare, o no?
Lo fai, non è vero?
Perché non lasciare che succeda
Non.. fino a che
È simile ai comandi in forma negativa ma è meglio definibile come un tipo di suggestione contingente. La suggestione ipnotica fa leva sulle risposte naturali e spontanee che si trovano nel normale repertorio del cliente.
Tu non lo farai lo farai fino a che il tuo inconscio non è pronto
Non devi entrare in trance fino a che non sei realmente pronto
Tu non saprai realmente quanto benessere proverai nella trance fino a che il braccio non si è abbassato lentamente per fermarsi sulla gamba
Non sapere/non fare
Invita a lasciarsi andare all’inconscio e alle risposte automatiche, crea dissociazione.
Quando si è rilassati, come è tipico della maggior parte delle esperienze di trance, il sistema parasimpatico predispone fisiologicamente a non fare piuttosto che a compiere uno sforzo attivo di fare. Analogamente, quando siamo rilassati e prevale l’inconscio, di solito proviamo una sensazione di benessere e non sappiamo in che modo l’inconscio stia svolgendo la sua attività.
Non devi sforzati a cercare di ascoltarmi perché il tuo inconscio da solo può farlo e rispondere
Non sai quando le palpebre si chiuderanno da sole
Puoi non sapere quale mano si solleverà per prima
La tu mente conscia si pone certamente molte domande, ma in realtà non sa quando l’inconscio ti lascerà abbandonare questa spiacevole abitudine. Non sai se accadrà prima o poi. Non sai se accadrà improvvisamente o, a mano a mano, per gradi. Però puoi imparare a rispettare il tuo modo naturale di fare le cose.
Doppi legami
1. Evitamento
Vorresti entrare in trance ora o più tardi/seduto o disteso?
Vorresti entrare in una trance leggera, media o profonda?
2. Conscio/inconscio
Se il tuo inconscio vuole che tu entri in trance, la tua mano destra si solleverà da sola. Altrimenti si solleverà al sinistra.
3. Doppio legame conscio/inconscio per doppia dissociazione
"Tu puoi svegliarti come persona, ma non hai bisogno di svegliarti come corpo, oppure tu puoi svegliarti quando il tuo corpo si sveglia, ma senza renderti conto del corpo."
"Puoi sognare ed essere sveglio anche se sei in trance o puoi comportarti come se fossi in trance anche se sei sveglio."
4. Doppio legame a non sequitur
Per usare parole di Erickson e Rossi: "nel doppio legame a non sequitur vi è similarità di contenuto fra le alternative offerte, senza tuttavia alcuna connessione logica. Non la si può capire né confutare e allora si tende ad accettarlo."
Si fa pensare che ci sia un’alternativa. Famose sono le ingiunzioni di Milton al figlio:
"Vuoi fare il bagno prima di andare a letto, o preferisci metterti il pigiama nella stanza da bagno?"
"Mentre metti via la bicicletta, chiudi la porta del garage"
Il compito sembra singolo - come si fa a rifiutare. Rifiutare significa forse che non si metterà via la bicicletta, che non si arriverà fino al garage?, che non si chiuderà la porta?
Il grado dello sforzo necessario per identificare ciò che uno deve rifiutare è di per se stesso una remora al rifiuto, si tenderà quindi a eseguire i compiti combinati piuttosto che star lì ad analizzare la questione.
È sempre un falso sillogismo che in ipnosi acquista potere quando si aggancia a qualcosa che sta già avvenendo:
"Mentre si siede su quella sedia, vada pure in trance"
"Mentre si rende conto che può ritornare in trance quando ne ha bisogno può svegliarsi"
Dissociazione conscio/inconscio
Serve a facilitare l’insorgere di fenomeni di trance. La si può evocare indirettamente con racconti della vita quotidiana nei quali intervengono schemi automatici o abituali di comportamento: camminare, essere assorti nei propri pensieri, guidare, scrivere, guardare da un finestrino, dimenticare un nome...
Il pensiero ha la velocità dell’elettricità. E ci sono bilioni di cellule cerebrali, e sono costantemente in attività. E tu avevi il tempo sufficiente di renderti conto solo di alcuni dei processi di pensiero che avvengono nel tuo cervello. E un solo semplice stimolo può far scaturire dalla tua mente inconscia tantissimi pensieri apparentemente scollegati.
La sua mente conscia potrebbe già sapere dove utilizzare queste cose, mentre la sua mente inconscia si occuperà di farlo nel modo giusto.
Doppia dissociazione:
Si comincia con una dissociazione normale per poi ripeterla invertita. Invertendo cioè i compiti attribuiti alla mente conscia e inconscia:
"La sua mente conscia può essere interessata a vedere cosa impara da quest’esperienza, e la sua mente inconscia può curarsi di imparare davvero da essa, o forse la sua mente inconscia le permette solo di avere interesse, mentre la sua mente conscia impara.
La formula è: "La sua mente conscia può fare X, mentre la sua mente inconscia farà Y, oppure la sua mente inconscia può fare X, mentre la mente conscia farà Y"
"E si potrebbe lasciare che sia la mente conscia a scegliere un luogo in cui utilizzare le cose apprese e incaricare l’inconscio di metterle in atto, oppure si può lasciare che sia il conscio a imparare qualcosa, e lasciare all’inconscio la scelta del tempo e luogo"

Ratifica e approfondimento della trance
Col termine ‘ratificazione’ si intendono tutte quelle comunicazioni che indirizzano l’attenzione del soggetto a quelle alterazioni prodotte dalla fissazione dell’attenzione e dalla dissociazione dei processi mentali. Il fatto di concentrare la consapevolezza del cliente sulle alterazioni che si sono prodotte tende a convincerlo che sono effettivamente avvenute delle cose inusuali.
E mentre ti parlavo, la tua respirazione è cambiata. La tua pressione sanguigna si è alterata. Il tuo tono muscolare si è alterato. I tuoi riflessi muscolari si sono alterati. Ora chiudi gli occhi e prova benessere. E più benessere provi, più in profondità scenderai in trance.
Distorsione temporale
Presente-Futuro
pensando alle cose che stai imparando qui adesso
puoi immaginare un momento futuro,
diciamo anni da adesso,
in cui stai godendo già da anni la maestria nelle tecniche
e guardi indietro al momento attuale
come quello che è stato l’inizio di tutto.
Presente-Passato
Non sono d’accordo con quello che dici.
So che sei abituato a non essere d’accordo
sapevo già che tu sei abituato a non essere d’accordo
Operatori modali
Indicano mancanza di alternative
Hai notato che non puoi aprire gli occhi?

Induzioni semplici e complesse
Le prime implicano un ricalco e guida verbale e non-verbale oltre al Milton Model; le seconde implicano anche un confusione verbale e non verbale e l’uso di strategie (doppi legami, piede nella porta, porta in faccia, debito, etc..) oltre che l’uso di metafore (comunicazione multilivello=ambiguità fonologica, sintattica, di portata, di punteggiatura).
Induzioni semplici (Ricalco e guida)
Ricalco e guida verbaleL’ipnotista è riuscito a effettuare il ricalco verbale del cliente quando quest’ultimo accoglie le verbalizzazioni che ascolta come una descrizione precisa della propria esperienza.
In altre parole, quando questi ha accettato la descrizione fattagli dall’ipnotista come un preciso resoconto della propria esperienza in corso, la linea di demarcazione tra la descrizione a opera dell’ipnotista dell’effettivo comportamento del cliente e quella che sarà la sua prossima esperienza diventa indistinta.
Tipicamente Erickson formulerà una serie di asserzioni, che il cliente potrà subito verificare, e le vincolerà a un’asserzione che descriverà il comportamento che egli desidera provocare nel cliente. La forza di questi vincoli potrà cambiare.
Occorre ricordare che l’ipnotista può riuscire a ricalcare l’esperienza interiore del cliente senza neppure sapere quale sia tramite descrizioni verbali che consentano al cliente di allucinare o di proiettare la sua esperienza in atto sulle descrizioni che l’ipnotista va facendo. L’ipnotista che impiega con abilità questa tecnica di ricalco fa ampio uso dei processi universali del modellamento umano: cancellazione, deformazione, generalizzazione.
Ciò lascia al cliente ampia possibilità di scelta di interpretazione, allucinazione o proiezione. Con questo artifizio il cliente viene impegnato più attivamente nel procedimento di induzione di trance o nel comportamento in trance profonda.
L’accorta cancellazione di parti della rappresentazione linguistica completa – la struttura profonda – spinge il cliente ad attivare altre strutture profonde per recuperare il significato completo. Ciò dà luogo a un processo in cui il cliente origina e seleziona delle strutture profonde grazie alle quali sarà possibile che:
1. il cliente partecipi attivamente, impegnando completamente l’emisfero dominante
2. le verbalizzazioni dell’ipnotista ricalchino efficacemente l’esperienza del cliente
3. il cliente sia libero di impiegare le proprie risorse nel processo di recupero del significato completo
Tale tecniche funzionano perché la mente cosciente funziona per associazioni e l’uso dei termini di transizione rende il tutto logico (falso sillogismo).
Occorre perciò legare le informazioni sensorialmente basate a quelle non-sensorialmente basate (con legami finali di causa/effetto poiché la persona deve arrivare a credere che il non sensorialmente basato è conseguenza diretta del sensorialmente basato) nelle quali evocherò col condizionale, con un linguaggio abilmente vago e comprendo possibilmente tutta la gamma di risposte possibili i sintomi della trance (attenzione focalizzata all’interno). Alla fine le suggestioni si confondono col sensorialmente basato.
Si tratta di falsi sillogismi. Pensiamo che ciò che appare logico e segue la tipica argomentazione in cui, posto qualcosa come premessa, qualcos’altro ne deriva come necessaria e logica conclusione. A volte partendo da presupposti fondati si può giungere a conclusioni errate:
1. Gli esseri umani sono dei mammiferi, 2. i conigli sono mammiferi, 3. dunque gli esseri umani sono conigli.
In ogni caso malgrado l’apparente permissività il tono con cui dite le cose deve essere di certezza (paraverbale e anche cnv).
Sul piano del non verbale posso guidare la persona col corpo (dopo il ricalco vado in trance anche io)
quest’ultime tecniche si chiamano ricalco e guida non verbale:
Una prima forma di induzione e l’uniformazione della velocità delle vostre parole al ritmo respiratorio dell’altro (ricalco) per poi cominciare a rallentarle (guida). Un altro modo e il cambiamento di tono e funziona anche da ancora: tutte le volte che indurrete la trance cambiarete il vostro tono di voce. È importante non partire subito con un tono di voce alterato ma cominciare a cambiarlo mentre l’altro comincia ad andare in trance così da creare un’ancora e così da effettuare un ricalco efficace perché poi quando altererete e rallenterete ancora di più il vostro tono di voce l’altro vi seguirà. È proprio ciò che Bandler definisce come l’istaurazione di un circuito di retroazione: "Mi sono trasformato in un complesso apparecchio per il biofeedback a suo beneficio. Ho osservato i cambiamenti nella colorazione della pelle, e mentre la colorazione della pelle cambiava, io molto lentamente ho cominciato a cambiare il mio tono di voce, da uno molto normale a uno molto diverso. Inizialmente ho cambiato tono di voce alla cadenza e al ritmo con cui cambiava lei. Poi, cambiando voce sempre più nella stessa direzione, l’ho potuta condurre sempre più a fondo in uno stato alterato." (Richard Bandler, John Grinder, Ipnosi e trasformazione, Astrolabio, 1983 Roma, p. 120)
Il cambiamento di tono su alcune parole chiave è chiamata sottolineatura analogica.Nella sottolineatura analogica non c'è la peak experience come nell'ancoraggio ma la sottolineatura analogica (paraverbale, non verbale) ripetuta molte volte diventa l'equivalente di un'ancora.Per esempio muovo la mano in un certo modo quando evoco un particolare stato: di ipnosi, potere o motivazione. Poi dopo molte volte quando chiedo di fare una cosa posso usare la stessa sottolineatura analogica per comunicare direttamente all'inconscio ciò che deve fare. Posso dire: "E ora, un'altra parte di te sa già cosa fare..." e sottolineo.
Spiega Bandler: "Potrei per esempio parlarvi di persone che sono veramente capaci di rilassarsi, di persone che possono permettersi di essere a proprio agio nella situazione in cui si trovano. Oppure potrei raccontarvi una storia su un mio amico che sa apprendere facilmente come andare in trance profonda. [...] Queste cose costituiscono dei messaggi distinti all'interno del messaggio manifesto, e il vostro inconscio li identificherà e vi reagirà in modo appropriato. A questo punto, per molti di voi io ho associato un certo tono di voce e un certo gesto alle parole rilassamento e trance. Ora non devo far altro che usare sempre più spesso quel tono di voce, e il vostro inconscio saprà cosa fare. Quel tono di voce trasmette il messaggio in modo molto più efficace che se vi dicessi di andare in trance, perché aggira la vostra mente conscia. [...] Un termine come 'rilassamento' è di per sé un'ancora [...] Per capire cosa intendo dire [...] voi dovete accedere alla vostra personale esperienza [...] Voi disponete di un frammento d'esperienza che vi permette di capire la parola stessa. E nel momento stesso in cui vi sentite a vostro agio, io associo questa esperienza a un dato tono di voce. Adesso il mio tono di voce diventa un'ancora per quella risposta."(Ipnosi e trasformazione, pp. 70-71) In altre parole la sottolineatura analogica diventa uno strumento del mestiere dell'ipnostista da potersi usare in qualsiasi tipo di induzione egli voglia usare, è ottima per esempio per l'evocazione di stati di trance naturali mentre all'interno della trance la si può usare per marcare certe parole per l'inconscio mentre altre sono dirette al conscio nella doppia dissociazione, oppure per indurre la levitazione del braccio la parola elevare può essere nascosta più volte in un racconto e viene diretta verso la mano, è ottima anche nelle frasi che contengono ambiguità: "L'ipnosi è una cosa che può elevare lo spirito e molto altro ancora, ma occorre che venga messa in mano a coloro che sono di fronte a molte possibilità anche se a volte mentono"
Una forma più completa è che andiate voi stessi in trance:
"Posso ricalcare la sua dilatazione delle pupille dilatando le mie e poi, quando lo guardo, cominciare a sfuocare lo sguardo sempre di più, via via che mi segue. L osguardo sfuocato è un buon indicatore di stato di trance, perché è associato a un’elaborazione interna, mentre mettere a fuoco significa rivolgersi al mondo esterno.
Posso uniformarmi al suo battito delle palpebre e pìoi gradualmente sbattere le mie più spesso e più lentamente, sino a quando non ottengo che chiuda gli occhi. Posso rispecchiare il suo tono muscolare e poi lentamente rilassare i miei muscoli, per aiutarlo a rilassarsi. Quando ricalcate e guidate in modo non verbale, non c’è alcun bisogno di parlare. Non dovete far altro che rispecchiare per ottenere rapport, e poi lentamente mettervi in uno stato alterato di coscienza, assicurandovi che l’altra persona vi stia seguendo." (Richard Bandler, John Grinder, Ipnosi e trasformazione, Astrolabio, 1983 Roma, p. 51)
Più raffinato è il ricalco anticipato (conosco cosa fa la persona quando comincia ad andare in trance) e la rcialco anticipatamente in modo che questo funzioni come un ancoraggio.
Si tratta sempre di una guida indiretta e quindi non assume il tono autoritario di un comando: "Mi chiedo se tu possa sentire il piacevole contatto delle ciglia con la tua cute". Per sentirlo può solo chiudere gli occhi. Potete accompagnare il vostro verbale con il non verbale chiudendo voi stessi gli occhi o accompagnando la parola con un gesto della mano.
Nel’induzione 5-4-3-2-1 posso partire dal sistema rappresentazionale dominante che sta usando la persona in quel preciso momento per poi sovrapporre gli altri (questa è la tecnica dei sistemi rappresentazionali sovrapponentesi che in parte è simile alla tecnica di autoipnosi della moglie di Erickson: prima 3 affermazioni visive poi 3 auditive poi 3 cinestesiche per poi scalare a due a uno).
Se ascoltiamo i termini usati dal cliente ci rendiamo conto di cosa è cosciente di quale/i canale/i sta utilizzando a livello conscio per elaborare le informazioni e per entrare in contatto con la realtà. Quello è il suo stato di coscienza "normale" in quel momento: "se sapete cosa significa per una persona essere in uno stato normale, in termini di sistemi rappresentazionali, avrete anche un’eccellente indicazione di quale sarebbe per lei uno stato alterato: qualsiasi altra cosa." (Richard Bandler, John Grinder, Ipnosi e trasformazione, Astrolabio, 1983 Roma, p. 52)
Per far passare la persona dallo stato alterato a quello ordinario la tecnica è sempre quella del ricalco e guida: ricalcare cioè i suoi sistemi rappresentazionali per poi guidarla attraverso la sovrapposizione ad altri sistemi che non sta utilizzandov e passare da VAKOG esterni a VAKOG interni.
Posso anche aiutarmi facendola riaccedere a uno stato precedente di trance:
1. La persona ha avuto già altre esperienze ipnotiche: posso chiederle di porsi nella stessa postura, sulla stessa sedia e ricordare come esattamente era (VAKOG completo). Per poter riaccedere alle informazioni necessarie deve porsi in uno stato di trance.
2. Posso far immaginare come sarebbe:
Come sarebbe se...; cosa accadrebbe... prova a immaginarti...
Potete immaginare tutte le componenti (VAKOG):
Che aspetto avresti se fossi in trance profonda? Creeresti delle immagini interne? Come ti sentiresti? Come sarebbe la tua respirazione? il tuo tono muscolare? Come sentiresti la mia voce? ti diresti qualche cosa?
3. Posso evocare stati di trance naturali (riaccesso a uno stato naturale di trance).Quest'ultima è una tecnica particolarmente importante che può essere efettuata in modo indiretto cioè tramite il racconto e la metafora. Nell'ipnosi Ericksoniana non ho bisogno di dire al cliente che cosa deve fare in modo diretto, non devo dire di cercare di rilassare parti del suo corpo o immaginare di sprofondare nella sedia o altro. L'ipnosi Ericksoniana parte dall'assunto che è facile entrare in trance, che nella vita di ogni giorno abbiamo degli stati di trance naturale. Quando volete creare un certo fenomeno ipnotico potete attingere a contesti della vita quotidiana nel quale quel fenomeno è una risposta naturale, non c'è nulla di imposto. Per esempio, la dissociazione può essere indotta raccontando del riflesso del proprio viso sul finestrino del treno mentre la campagna passava davanti a voi ed eravate presi dalle vostre fantasticherie. Se vogliamo alleviare il dolore dobbiamo solo pensare a contesti in cui non provereste dolore fisico. Le domande che ci si dovrebbe sempre porre quando vogliamo indurre una trance sono:1. Che cosa voglio? 2. In quali contesti ciò avverrebbe naturalmente? Quella sarebbe la reazione appropriata?
L'alleviamento del dolore si crea quando la nostra attenzione è focalizzata altrove. Se la nostra attenzione conscia è completamente saturata (si superano i 7 + o - 2 pezzi di informazione) allora non sentiamo più dolore. È famose il racconto che fece Milton a una signora che stava morendo di cancro gli disse: "Che cosa farebbe se proprio adesso quella porta si dovesse spalancare e lei guardando dovesse vedere una grande e enorme tigre affamata che si lecca i baffi e guarda solo lei, quanto dolore pensa che sentirebbe?" (in effetti il racconto era in un certo modo isomorfo alla situazione attule della paziente che stava per morire).
Per abbassare la soglia del dolore si possono evocare ogni sorta di stati in cui questo è possibile, l'importante è far immaginare o ricordare cose a dispossizione nella mappa del cliente, così possiamo star certi che avra provato la sensazione di immergere la mn nell'acqua gelata o nel ghiaccio, la sensazione dell'anestesia del dentista (che poi potrà essere spostata in altre parti del corpo), l'eseprienza di avere la mente altrove, di essere cioè dissociato dal corpo tanto da non sentire certi dolori o da non accorgersi di essersi fatto male...
Ci sono moltri altri fenomeni che possono essere evocati per mezzo di racconti. L'amnesia può essere evocata raccontando di nomi sulla punta della lingua che non riescono a essere ricordati, di una lavagna che viene cancellata. Può essere evocata anche con una interruzione di schema oppure con una dissociazione sui sistemi rappresentazionali: "Per esempio, se la persona è molto specializzata sul canale visivo, potrei praticare una induzione di sovrapposizione e portarlo a uno stato di coscienza in cui predomina il canale cenestesico. quando ritorna al suo stato normale di coscienza, automaticamente avrà amensia per l'esperienza di trance. Non avrà alcun modo di avere accesso all'informazione, perché la sua coscienza è di tipo visivo, e lo stato alterato di esperienza era cenestesico. 'Lui', la sua parte visiva non ne sà niente. Ogni volta che alterate radicalmente lo stato di coscienza di una persona, e poi improvvisamente lo riportate al suo normale stato, senza creare un ponte tra questi due stati, lei tenderà ad avere amnesia per ciò che è avvenuto quando la sua coscienza era alterata. Nello stato normale, non ha modo di accedere a quella informazione; essa è collegata a un altro stato di coscienza. Nelle forme blande di questo fenomeno, sono state fatte delle ricerche sull'apprendimento. È stato scoperto che se si memorizza una data informazione mentre si ascolta la musica, più tardi si sarà molto più propensi a ricordarla se si ascolterà nuovamente della musica. Sarete molto più propensi a ricordare le cose che avete imparato quando avete bevuto del caffè, o avete alterato in qualche modo la vostra coscienza, se riberrete del caffè o altererete la vostra coscienza allo stesso modo. " (Ipnosi e trasformazione, p. 206) Questi sono esempi dove l'amnesia viene prodotta in modo naturale e dove non c'è alcun ordine diretto a riguardo. Ciò è possibile atraverso la misdirection o dirizione dell'attenzione sul canale sbagliato rispetto a quello in cui l'informazione è immagazzinata. Per esempio, dirigendo l'attenzione dell'interlocutore in alto sulla vostra mano (accesso visivo) e chiedendo che cosa è stato appena detto, se continuate a portare l'attenzione della persona in alto questa avrà difficoltà a recuperare le informazioni.
L'ipermnesia invece può essere prodotta con racconti di un provviso rendersi conto di qualche novità per la strada o del ricordo di qualcosa che non si riusciva a ricordare. La regressione d'età la si può evocare tramite racconti di giochi, di come si è imparato a camminare a leggere e a scrivere, le fiabe, oppure un odore, quello della vostra camere dell'infanzia o del vostro gioco preferito, o l'odore del profumo della nonna o della camera dei genitori...
La distorsione temporale è facilmente realizzabile con racconti rigurdanti la guida in automobile: di come a volte il tempo sempbra passare in un baleno e vi ritrovate già nel luogo di destinazione o scoprite che sono passate già due ora quando pensavate che fossero passati solo 20 minuti, altre volte invece il viaggio non sembra finire più, guardate l'orologio e scoprite che è passata solo mezzora e questa mezzora vi sembrava un'eternità. L'approccio naturalistico insegna che la resistenza non esiste perché il cliente vuole cooperare solo se gli viene fornito lo stimolo giusto allora vi ringrazierà per questo con la fenomenologia adeguata perché troverà che le sue esigenze sono state accolte ed esaudite.

Induzioni complesse (sovraccarico e blocco dell’emisfero dominante, guida della mente inconscia)
1. Induzione fulcro
2. Interruzione dello schema
3. Sovraccarico
3. Potere personale
4. Cumulazione di realtà
5. Metafore
6. Sottolineatura analogica
7. Doppi legami
8. Disseminazione
9. Identificazione in trance profonda

Induzione fulcro (si può considerare una particolare forma di interruzione di schema che fa uso del corpo del cliente):
Si fa fulcro su una componente fisica della persona come modalità per indurre uno stato di coscienza alterato.
Stretta di mano alla Milton Erickson
1. Ricalco
2. Stretta di mano prolungata con distrazione dell’attenzione
3. Mentre stringi la mano dai la sensazione di lasciarla per poi riprenderla lievemente più volte con le dita e col mignolo la trattieni. Alla fini la lasci piano piano in modo impercettibile lasciando anche la tua sospesa.
In questo caso si è fatto affidamento sull'ambiguità cenestesica (la persona non riesce più a capire il preciso momento in quel gli lasciate la mano)
"Nel momento in cui Erickson comincia a rilasciare la mano in quel modo delicato, incerto, il soggetto guarda spontaneamente il viso e gli occhi di Erickson per avere una risposta alla domanda che sta sorgendo in lui: che cosa sta succedendo? A questo punto Erickson aumenta la confusione focalizzando lo sguardo su un punto alle spalle del soggetto. Alla vana ricerca di un contatto di sguardi, il soggetto ha la particolare sensazione di non essere visto, di essere 'attraversato dallo sguardo', e le domande si moltiplicano, mentre la confusione riguardo alla situazione aumenta. A questo punto Erickson accresce ulteriormente questa confusione borbottando qualcosa d'incoerente [...] In quel preciso momento il soggetto è sospeso in una totale, concentrata e indagatrice attenzione, Erickson impartisce una suggestione chiara, concisa e chiarificatrice, che sarà afferrata dal soggetto come mezzo per porre fine allo scomodo stato d'incertezza." (L'esperienza dell'ipnosi, pp. 75-76)
L'induzione fulcro si può intedendere anche come un incorporazione di fenomeni naturali che vengono in seguito attribuiti alla potenza dell'ipnotista. Il concetto è comunque quello del pacing and leading (ricalco e guida). Per esempio anche l'induzione di chiusura degli occhi tramite la fissazione di un punto è basata sul ricalco e guida ma è anche una induzione fulcro perchè fa leva su una componente fisica (la stanchezza degli occhi, la pesantezza delle palpebre, la sfocalizzazione dello sguardo e altri fenomenicome l'alterazione della percezione)

Interruzione di schemaSi rompe uno schema abituale che si usa normalmente in una comunicazione in modo da creare confusione, focalizzare l’attenzione e avviare perciò uno stato di trance:"Se riuscite a identificare un qualsiasi schema comportamentale rigido di un essere umano non dovete far altro che dare il via a quello schema e poi interromperlo." (Ipnosi e trasformazione, p. 83) Poiché uno schema è un TOTE inconscio è come una attività unica, la persona non presta attenzione alle varie fasi: "Nel momento in cui io allungo il braccio per stringerle la mano, lei allungherà il suo. A quel punto, io opero un’interruzione, afferando con la sinistra il suo polso e sollevandole leggermente la mano. Lei si troverà per un istante senza un programma, poiché non esiste nessun passo successivo da compiere. [...] Nessuno è mai passato dal punto di mezzo di una stretta di mano a nessuna altra cosa. A quel punto vi trovate con un fulcro. Non dovete fare altro che fornire le istruzioni adeguate, che tipicamente saranno seguite. In questo caso, le istruzioni potrebbero essere: "Lascia che il tuo braccio scenda, ma solo alla stessa velocità con cui i tuoi occhi cominciano a chiudersi mentre tu entri in uno stato più profondo di quanto tu pensassi..." (p. 83) In altre parole fornite alla persona il programma da seguire, poiché al momento, in quel’attimo è sprovvista di piani di comportamento.
Si può anche procedere con una amnesia di quanto è avvenuto con frasi del tipo:"E lascia che la tua mano scenda sino a toccare la mia, e a quel punto l’afferrerai e me la stringerai come se non fosse avvenuto nulla d’insolito". A quel puinto stringete la mano e dite "Molto lieto!" parlando subito di qualcos’altro o focalizzando l’attenzione "Scusi il suo nome?".
Si può anche utilizzare qualsiasi gesto normale, un qualsiasi schema socialmente accettato per poi esasperarlo continuando però a parlare come se niente fosse e senza attirare l’attenzione sul gesto (rimango serio e congruo).

SovraccaricoPosso dire cose opposte una in seguito all’altra, oppure dire una cosa sul piano verbale e una completamente opposta sul piano non verbale (passa la suggestione non verbale), posso parlare velocemente con un linguaggio confuso o difficile, posso dare molte informazioni su più canali sensoriali, toccare la persona distogliere l’attenzione, etc.. (la usano gli zingari per rubare - vedi anche prestigiatori=misdirecting)

Cumulazione di realtà (è una forma di sovraccarico)Cumulo realtà differenti aprendo storie (vedi metafora windows) una dopo l’altra senza chiuderle.
Sottolineatura analogicaNella sottolineatura analogica non c’è la peak experience come nell’ancoraggio ma la sottolineatura analogica (paraverbale, non verbale) ripetuta molte volte diventa l’equivalente di un’ancora.
Per esempio muovo la mano in un certo modo quando evoco un particolare stato: di ipnosi, potere o motivazione. Poi dopo molte volte quando chiedo di fare una cosa posso usare la stessa sottolineatura analogica per comunicare direttamente all’inconscio ciò che deve fare. Posso dire: "E ora, un’altra parte di te sa già cosa fare..."

Doppio legamePer esempio metto la persona in una posizione scomoda (uso tecniche simili all’ipnosi dinamica) chiedendo per esempio di continuare a fissare il centro della sua mano (dopo la tecnica di induzione fulcro) posta in alto mentre il busto lo reclino all’indietro per poi dire con tono di sfida: "Ora prova a rimanere in questa posizione se ci riesci; se dovessi avvertire il bisogno di muoverti e di far calare il braccio ciò vuol dire che ti stai rilassando per entrare in uno stato di trance.
Tecniche strategiche"Più di una volta mi è successo di far prendere la sedia a un paziente, fargliela spostare in un altro punto della stanza, e immediatamente cominciava a parlare dei suoi problemi e a darmi le informazioni che aveva bisogno di darmi. In realtà lasciava tutte le sue resistenze nell’orientamento spaziale che aveva quando era seduto su questa sedia. [...] La sedia nella vecchia posizione rappresenta i vecchi schemi di pensiero e di comportamento del paziente. Lo spostare la sedia in una nuova posizione rappresenta la disponibilità del paziente a guardare se stesso in modo nuovo" (pp. 17-18 L’esperienza dell’ipnosi)
Altro esempio:
"Quel dottore col quale per due ore feci tutto quello che potevo per metterlo in trance aveva certamente un bel po’ di resistenza inconscia. E poi, quando lo portai nell’altra stanza per presentarlo alla signora Erickson, le sue resistenze erano state cumulate, e lasciate lì nello studio. (p. 26)
Tecnica diversa:
"Molto spesso faccio mettere i miei pazienti in trance profonda da qualcun altro; specialmente quei pazienti che sono del tutto resistenti, e non si permetterebbero mai che sia il medico a farlo. Di solito cerco di far sì che oppongano tutta la resistenza possibile a me, in modo da poter catalizzare tutta la loro resistenza, e non lasciarne nessuna verso la persona che si accinge a metterli in trance." (p. 25)
Identificazione i n trance profondaIdentificazione in trance profonda Bandler paragona l'identificazione in trance profonda con le possessioni vodoo. In effetti l'identificazione in trance profonda è un fenomeno ipnotico che consente a un individuo di acquisire l'identità di qualcun'altro sino ad acquisire inconsciamente alcune delle sue capacità. Questa tecnica è stata usata da Bandler e Grinder quando hanno voluto modellare Milton Erickson. Bandler spiega che per ottenere una vera e propria identificazione profonda occorre per prima cosa eliminare l'indentità della persona, creare cioè una sorta di amensia riguardo a ciò che è tramite per esempio una regressione d'età totale per poi acquisire la personalità della persona che si vuole modellare. Una tecnica efficace per ottenere tutto ciòè quella di imamginare di avere davanti a sé il libro del tempo nel quale ci sono le fotografie di tutta una vita e ad ogni pagina si è totalmente a quella età. Sfogliando le pagine a ritroso si torna sempre più indietro e avrai l'età che avevi allora, sapendo solo le cose che sapevi allora e niente più. Quando è il soggetto è arrivato all'età infantile si può dire: "E ora sei curioso di andare in soffitta perché sai che ci sono abiti con cui potersi travestire per cambiare di identità e quando comincia a indossare quegil abiti ti dimentichi di tutto, di essere bambino e comincia a diventare quella eprsona che non conosci ma che il tuo inconscio sa chi è e puoi assumere il tono di voce di quella persona, le reazioni e i movimenti di quella persona e il comportamento e per i prossimi minuti che sei lì prenditi tutto il tempo necessario per crearti inconsciamente una personalità basata unicamente su ciò che conosci di quel particolare essere umano e fra dieci minuti i tuoi occhi si spalancheranno spontaneamente e sarei completamente quel particolare essere umano." (Ipnosi e trasformazione, pp. 198-199)

Utilizzazione
Le tecniche di utilizzazione di tipo ipnotico tendono ad aiutare la persona senza che questa abbia consapevolezza di cosa effettivamente è successo (la risposta è involontaria come se venisse da fuori). Ciò vuol dire che il risultato non può più essere riprodotto dalla persona a suo piacere. Quindi il rapporto ipnotico tende a creare dipendenza e una aspettativa magica nel cliente. Ad ogni modo le tecniche di utilizzazione Ericksoniane sono sempre rispettose dell’individualità poiché se l’inconscio non ritiene utile (non è ecologica) la suggestione la tecnica non avrà efficacia.
Erickson tramite i suoi racconti permetteva al cliente di recuperare le risorse necessarie e queste risorse andavano messe in un ordine preciso (vedi strategie e catene di ancore) al fine di dare l’obiettivo desiderato.
Nell’ipnosi Ericksoniana vengono date istruzioni di processo senza alcun contenuto specifico. Sono istruzioni che precisano molto bene il "come fare" per poter passare dallo stato presente a quello desiderato rimanendo però molto aspecifici riguardo il contenuto.
Questa tecnica presenta notevoli vantaggi:1. Ecologia2. Non ho bisogno di conoscere i dettagli della vita dell’altra persona né i contenuti specifici del suo problema.3. Impegno attivamente l’interlocutore in una ricerca trasderivazionale per sopperire al contenuto
Spiegano Bandler e Grinder:"Quando date delle istruzioni di processo, usate una quantità di parole quali ‘conoscenza’, ‘risorsa’, ‘curiosità’. Questo tipo di termini, li chiamiamo nominalizzazioni. In realtà sono dei termini che indicano un processo e che sono utilizzati come sostantivi. Se trasformate una parola come ‘conoscenza’ in un verbo, ‘tu conoscerai’, vi rendete conto che viene soppressa una grande quantità di informazioni. Conoscerete che cosa? Se qualcuno usa le nominalizzazioni quando vi sta parlando, vi costringe a penetrare all’interno di ciò che dice per capirne il significato. Se un cliente vi dice: "Beh, io cerco soddisfazione", voi potete tramutare la soddisfazione un verbo e chiedere: "In che modo sta cercando di essere soddisfatto?". oppure: "Di che cosa vorrebbe essere soddisfatto?". Ma se non lo fate, dovrete sopperire voi al pezzo mancante. Questo fa la maggior parte dei terapeuti con ciò che i loro clienti dicono. Essi allucinano ciò che la persona intende dire. Se io mi limito a dire: "Io ricerco un sostegno", dovrete penetrare in quello che dico e scoprire da soli cosa significa quando qualcuno dà sostegno a qualcun altro.
Ogni volta che scelgo dei modelli verbali che non si riferiscono direttamente all’esperienza sensoriale, vi obbligo a partecipare attivamente al processo della loro comprensione. Ogni volta che lo fate, compiete un processo che noi, incomprensibilmente, abbiamo chiamato, ‘riceca transderivazionale’. La persona prende le parole che le proponete e le collega alla propria esperienza personale. Come ipnotista, io utilizzo il fatto che la persona compie naturalmente questa operazione. Inizio col proporre un linguaggio farcito di nominalizzazioni. Non ho alcuna idea di quale sia il significato di queste nominalizzazioni, ma il mio cliente vi inserirà ciò che è più appropriato a lui stesso." (Ipnosi e trasformazione, p. 116)

Le fasi dell’utilizzazione saranno:
1. Stimolo risorse
2. Associamento dello stimolo con un esperienza del cliente
3. Causa/effetto nel presente
4. Causa/effetto nel futuroCreo dei rapporti di causa/effetto tra il lavoro effettuato in seduta e gli eventi quotidiani che sicuramente il cliente svolgerà è meglio se la descrizione è vaga e copre tutte le possibilità di risposte possibili.
CASOUna persona non motivata ad alzarsi.
Risorse necessarie: V=immagine in movimento, luminosa, vicina e definitaA=Suono sicuro e potenteK= sensazione del corpo in movimento
1. Io quando mi alzo mi sento come in un film...;
2. non so se ti è mai capitato di andare al cinema e metterti in prima fila, etc....
3. e il tuo guardarmi in questo modo mi fa capire che una parte di te si sta già comportando in modo diverso
4. E presto, nei prossimi giorni quando ... (una fatto che sicuramente avverrà) potrai notare questa particolare sensazione crescere dentro di te
Nel frattempo ricalco in modo verbale e non verbale e cambio la fisiologia (ricalco e guida) e calibro continuamente le risposte del cliente (flessibilità)
I rapporti di causa effetto creano un tutto unico nel quale le mie suggestioni si confondo non l’esperienza del cliente e ciò crea una ristrutturazione (ampliamento della mappa)

Schema completo del fenomeno ipnotico
1. Costruzione del rapporto terapeutico tramite il ricalcoSe identifichiamo anche i valori e le convinzioni e si eviteranno in seguito fenomeni di resistenza (ciò permette di confezionare un regalo su misura:tailoring)
2. Definire lo stato problemaRaccogliere le informazioni nelle 5 aree distoniche (famiglia di origine; famiglia acquisita; sesso; hobby/lavoro; disturbi del comportamento) in maniera indiretta tramite metafore, racconti personali (riconoscere i gesti di assenso e dissenso) e in maniera diretta (metamodello).
3. Definire le tentate soluzioni.
4. Definire lo stato desiderato cioè l’obiettivo da raggiungere, assicurarsi che l’obiettivo sia bene formato e graduale (chunking down in piccoli obiettivi graduali). Creare una aspettativa positiva.
5. Chiedersi cosa impedisce al cliente di raggiungere il risultato e identificazione delle risorse necessarie.Ciò presuppone la capacità di definire lo stato presente del cliente e di allucinare le risorse necessarie e i passaggi necessari per passare da uno stato all'altro e di farlo su se stessi.
6. Induzione di trance
7. Riconoscimento della trance
8. Utilizzazione
9. Ricalco nel futuroConsente di definire dei rapporti di caussa-effetto fra il lavoro effettuato in trance e gli eventi quotidiani, così da generalizzare il cambiamento al di fuori della seduta. Perché la sugegstione post-ipnotica abbia sicuramente effetto la si può associare a eventi che il cliente sicuramente sperimenterà coprendo tutte le risposte possibili.
10. De-induzione
Per giungere a tale efficacia è necessario:1. La congruenza (potere personale)2. Calibrazione e flessibilità 3. L’esemplificazione. La capacità di ridurre le variabili complesse in variabili semplici.
fonte: http://ipnosi.interfree.it/

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