Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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giovedì 24 febbraio 2011

Cosa Nostra Americana


Cosa Nostra Americana è il nome con cui viene definita l'organizzazione criminale di stampo mafioso italo-americana, che nasce a inizio XX secolo e nel corso dei primi decenni inizia a strutturarsi e ad arricchirsi. Attualmente negli Stati Uniti è tra le organizzazioni criminali più potenti.
Indice[nascondi]
1 Le Cinque famiglie
2 Le altre famiglie negli Stati Uniti
2.1 Chicago Outfit
3 Boss della famiglia di Buffalo
4 Boss della famiglia De Cavalcante
5 Boss della famiglia Patriarca
6 Boss della famiglia di Cleveland
7 Storia
7.1 La mano nera e la Five Points Gang
7.2 Il proibizionismo e la guerra castellammarese
7.3 Operazione Pizza Connection
7.4 Operazione Old Bridge
7.5 Maxiretata del 2011
8 Struttura
9 Le famiglie di Cosa nostra americana negli Stati Uniti
10 Mafiosi famosi
11 Cosa nostra americana nelle arti
11.1 Mafiosi dai romanzi al cinema
11.2 Cinema
11.3 Televisione
11.4 Letteratura
12 Organizzazioni criminali di tipo mafioso
13 Voci correlate
14 Note
Le Cinque famiglie [modifica]
Sono 5 le famiglie che formano quest'organizzazione, che pur essendo indipendente da Cosa Nostra Siciliana mantiene con essa stretti rapporti di collaborazione:
Famiglia Bonanno:
Sono più o meno un centinaio i suoi affiliati.
Successione dei Boss:
Nicola Schiro'1925 - 1930
Salvatore Maranzano1930 - 1931
Joseph Bonanno1931 - 1964
Gaspare Di Gregorio1965 - 1968
Paul Sciacca1968 - 1970
Natale Evola1971 - 1973
Philip Rastelli1973 - 1991
Joseph Massino1991 - 2005
Vincent Basciano2005 - 2006
Salvatore Montagna2006 - Attualmente
Famiglia Colombo:
Tra i 50 e i 60 affiliati come la famiglia Lucchese.
Successione dei Boss:
Joseph Profaci1928 - 1962
Joseph Magliocco1962 - 1963
Joseph Colombo1964 - 1971
Vincenzo Aloi1971 - 1973
Carmine Persico1973 - Attualmente
Famiglia Gambino:
Conta circa 200 membri.
Successione dei Boss:
Salvatore D'Aquila1909 - 1928
Al Mineo1928 - 1930
Frank Scalice1930 - 1931
Vincent Mangano1931 - 1951
Albert Anastasia1951 - 1957
Carlo Gambino1957 - 1976
Paul Castellano1976 - 1985
John Gotti1986 - 2002
Nicholas Corozzo2002 - Attualmente
Famiglia Genovese:
300 circa sono i suoi affiliati.
Successione dei Boss:
Joe Masseria1920 - 1931
Lucky Luciano1931 - 1946
Frank Costello1946 - 1957
Vito Genovese1957 - 1969
Thomas Eboli1969 - 1972
Frank Tieri1972 - 1981
Vincent Gigante1981 - 2005
Mario Gigante2005 - 2006
Daniel Leo2006 - 2007
Paul DiMarco2007 - Attualmente
Famiglia Lucchese:
Conta 50-60 affiliati.
Successione dei Boss:
Gaetano Reina1920 - 1930
Gaetano Gagliano1931 - 1953
Gaetano Lucchese1951 - 1967
Carmine Tramunti1967 - 1973
Anthony Corallo1973 - 1986
Vittorio Amuso1987 - Attualmente
Le attività sono le più varie, dal traffico di droga, all'estorsione, dalla raccolta dei rifiuti, alla gestione degli appalti. Le 5 famiglie si dividono il mercato, anche se la fetta più grande di questo spetta ai Genovese e ai Gambino.
Le altre famiglie negli Stati Uniti [modifica]
Chicago Outfit [modifica]
Successione dei Boss:
Jack Colosimo1910-1920
John Torrio1920-1925
Al Capone1925-1932
Frank Nitti1931-1943
Felice DeLucia1931-1947
Tony Accardo1945-1957
Sam Giancana1957-1966
Sam Battaglia1966-1967
John Cerone1967-1969
Felix Alderisio1969-1971
Joseph Aiuppa1971-1986
Joseph Ferriola1986-1989
Samuel Carlisi1989-1993
John DiFonzo1993-2003
James Marcello2003-2007
John DiFonzo2007-
Boss della famiglia di Buffalo [modifica]
Joseph DiCarlo1910 - 1922
Stefano Magaddino1922 - 1974
Samuel Frangiamore1974 - 1984
Joseph Todaro Sr.1984 - 2006
Leonard Falzone2006 - Attualmente?
Boss della famiglia De Cavalcante [modifica]
Gaspare D'Amico1910 - 1937
Stefano Badami1937 - 1955
Filippo Amari1955 - 1957
Nick Delmore1957 - 1964
Simone DeCavalcante1964 - 1980
Giovanni Riggi1980 - 2008
Francesco Guarraci2008 - Attualmente
Boss della famiglia Patriarca [modifica]
Gaspare Messina1916 - 1924
Philip Buccola1924 - 1952
Raymond Patriarca Sr.1952 - 1984
Raymond Patriarca Jr.1984 - 1991
Nicholas Bianco1991 - 1991
Frank Salemme1957 - 2000
Luigi Manocchio2000 - Attualmente
Boss della famiglia di Cleveland [modifica]
Joseph Lonardo1919 - 1927
Joseph Porrello1927 - 1930
Frank Milano1930 - 1935
Giuseppe Romano1935 - 1936
Alfred Polizzi1936 - 1945
Johnny Scalish1945 - 1976
James Licavoli1976 - 1985
John Tronolone1985 - 1991
Anthony Liberatore1991 - 1993
Joseph Iacobacci1993 - 2006
Storia [modifica]
Sono 2 i motivi della sua nascita:
L'immigrazione di un gran numero di italiani, principalmente dalle regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania).
L'emigrazione forzata di boss mafiosi dalla Sicilia dovuta alla dura repressione del prefetto Mori durante il periodo fascista. L'emigrazione era per molti mafiosi, una volta individuati, l'unica via di scampo per salvarsi dalla prigione.
I motivi della crescita e dello sviluppo di questa organizzazione sono vari:
Pessimo trattamento da parte delle autorità americane della popolazione italiana emigrante che si sentiva in tal modo spinta a ricercare altrove quell'assistenza sociale che lo stato statunitense non garantiva.
La politica del proibizionismo degli anni '30, con riferimento agli alcolici, che favorì le attività illecite mafiose legate al contrabbando.
Riconoscimento tardivo del problema mafioso da parte delle autorità americane, che intervennero in modo repressivo accanendosi sui pesci piccoli o sulla popolazione innocente.
I primi gruppi di mafiosi che operarono negli Stati Uniti si stabilirono nell'area di Chicago, iniziando con piccole operazioni di quartiere per poi passare al controllo di intere città. Dalle 5 famiglie originarie si arrivò ben presto a contare circa 26 famiglie su tutto il territorio nazionale, sempre mantenendo però New York (e di conseguenza le 5 famiglie ivi residenti) come centro di riferimento e di maggior potere politico ed economico dell'intero sistema mafioso.
La mano nera e la Five Points Gang [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Mano Nera (estorsione) e Five Points Gang.
Il proibizionismo e la guerra castellammarese [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Proibizionismo e Guerra castellammarese.
Operazione Pizza Connection [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Pizza connection.
Operazione Old Bridge [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Old Bridge.
Il 7 febbraio 2008 vengono arrestate 90 persone tra New York e la Sicilia, presunti appartenenti alle famiglie Inzerillo, Mannino, Di Maggio e Gambino, tra cui anche il boss Jackie D'Amico. La più grande retata dopo Pizza-Connection.[1]
Maxiretata del 2011 [modifica]

Questa voce o sezione tratta eventi in corso o di immediata attualità.
Le informazioni possono pertanto cambiare rapidamente con il progredire degli eventi.Se vuoi scrivere un articolo giornalistico sull'argomento, puoi farlo su Wikinotizie.
Il 20 gennaio 2011, circa 800 agenti appartenenti a FBI, polizia statale, federale e locale hanno eseguito 110 arresti in una maxioperazione antimafia, decapitando le Cinque famiglie di New York, in particolare i Colombo, e altre due famiglie minori (New Jersey, Rhode Island), per un totale di 127 persone incriminate. Tra gli arrestati, anche Walter Sempori, fermato a Siracusa il pomeriggio. Durante la conferenza stampa avvenuta il giorno stesso, il ministro della Giustizia Eric Holder l'ha definita «una delle maggiori operazioni realizzate in un unico giorno contro la Mafia nella storia dell'Fbi».[2]
Struttura [modifica]
Ogni famiglia viene controllata da un Don, protetto e isolato dalle effettive operazioni mediante un sistema comprendente vari livelli di autorità. Secondo la tradizione, il consigliere più fidato del Don sarebbe il consigliere: in realtà il consigliere svolge principalmente funzioni di mediazione per le dispute interne alla famiglia. Si occupa inoltre della parte economica del business. Al di sotto del Don vi sono poi una serie di decine, i quali contano un numero variabile di uomini d'onore detti soldati, che portano concretamente a termine le operazioni. Ogni decina viene diretta da un capodecina, che deve rispondere direttamente al Don, o al vicecapo, o al consigliere. Quando il Boss prende una decisione, i suoi ordini non vengono direttamente trasmessi ai soldati ma vengono passati di livello in livello rispettando l'ordine gerarchico della catena di comando. In questo modo, i livelli più alti dell'organizzazione vengono effettivamente isolati e riescono ad evitare le possibili incriminazioni derivanti dalla cattura di un soldato.
Le famiglie di Cosa nostra americana negli Stati Uniti [modifica]
New York
Le 5 famiglie
Bonanno
Colombo
Genovese
Gambino
Lucchese
Famiglia Morello
Famiglia di Buffalo
Famiglia di Rochester
Boston
Famiglia Patriarca
Chicago
Chicago Outfit
Famiglia Genna
New Jersey
Famiglia DeCavalcante
Pennsylvania
Famiglia di Philadelphia
Famiglia Bufalino
Famiglia di Pittsburgh
Cleveland
Famiglia di Cleveland
Famiglia Porello
California
Famiglia di Los Angeles
Famiglia di San Francisco
Famiglia di San Jose
New Orleans
Famiglia di New Orleans
Kansas City
Famiglia di Kansas City
Florida
Famiglia di Tampa
Detroit
Famiglia di Detroit
Seattle
Famiglia Colacurcio
Dallas
Famiglia di Dallas
Denver
Famiglia di Denver
St.Louis
Famiglia di St.Louis
Milwaukee
Famiglia di Milwaukee
Canada
Montreal e Toronto
Famiglia Cuntrera-Caruana
Famiglia Rizzuto (si suppone che questo gruppo faccia parte della famiglia Bonanno) (vedi anche Vito Rizzuto, Giuseppe Cuffaro)
Mafiosi famosi [modifica]
Joe Adonis
Joe Aiello
Albert Anastasia
Joe Bonanno
Al Capone
Frankie Carbo
Vito Cascio Ferro
Paul Castellano
Frank Costello
Thomas Eboli
Frank Tieri
Carlo Gambino
Vito Genovese
Sam Giancana
John Gotti
Sammy Gravano
Jackie D'Amico
Pasquale Lolordo
Joseph Colombo
Joe Magliocco
Nick Gentile
Gaetano Gagliano
Lucky Luciano
Stefano Magaddino
Al Polizzi
Salvatore Maranzano
Joe Masseria
Nicky Scarfo
Joe Profaci
Anthony Salerno
Frank Scalice
Tommy Reina
Anthony Lima
Michael Abati
Jimmy Lanza
Anthony Strollo
Joseph Pinzolo
Salvatore D'Aquila
Al Mineo
Antonino Lombardo (mafioso)
Ralph Lombardo
Alfonso Caruana
Mike Merlo
Vincent Mangano
Ignazio Lupo
Albert Tocco
Joe Valachi (il primo mafioso pentito)
Vito Bonventre
Tommy Gambino
Joe Stracci
Salvatore Sabella
James Plumeri
John Ormento
Mario Balistreri
Joseph Adamo
Santo Trafficante Sr.
John Tartamella
Vincent Barrisa
Danny Bartolotta
Frank Garofalo
Frank Profaci
John Bonventre
Natale Evola
Philip Mangano
Joseph N. Gallo
Sam Pollaccia
Gregorio Conti
Rosario DeSimone
Cosa nostra americana nelle arti [modifica]
Mafiosi dai romanzi al cinema [modifica]
Don Vito Corleone;
Michael Corleone;
Vincent Corleone;
Emilio Barzini;
Hyman Roth;
Carmine Falcone;
Sal Maroni;
Domenico Clericuzio;
Tony Soprano
Cinema [modifica]
Il Padrino
Il Padrino - Parte II
Il Padrino - Parte III
Donnie Brasco
Gli intoccabili
L'impero del crimine
Quei bravi ragazzi
Casinò
Televisione [modifica]
I Soprano
Letteratura [modifica]
Il Padrino (opera letteraria da cui è stato tratto l'omonimo film)
L'ultimo padrino
Organizzazioni criminali di tipo mafioso [modifica]
'Ndrangheta (Calabria);
Camorra (Campania);
Cosa Nostra (Sicilia);
Sacra Corona Unita (Puglia);
Società foggiana (Puglia);
Nuova Famiglia Salentina (Puglia);
Stidda (Sicilia);
Fratelli Messina;
Cosa nostra americana;
Voci correlate [modifica]
Gangster
Corleone
Organizzazioni criminali
Note [modifica]
^ Decine di arresti a Palermo e New York Presi i boss del nuovo patto Italia-Usa - cronaca - Repubblica.it
^ http://www.ansa.it/legalita/visualizza_fdg.html_1618169902.html

venerdì 28 gennaio 2011

Il clan dei Corleonesi

Il clan dei Corleonesi era un gruppo di mafiosi provenienti dalla cittadina di Corleone (Palermo), protagonista dello scenario malavitoso di Cosa Nostra dalla metà degli anni quaranta ai primi anni novanta.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Gli inizi
1.2 La faida interna: 1958-1963
1.3 La scalata al potere
1.4 Il dominio dei Corleonesi
2 Collusioni con l'industria mediatica
3 Collusioni con la politica
4 I Corleonesi
5 Mafiosi legati o alleati ai Corleonesi
6 Note
//
Storia [modifica]
Gli inizi [modifica]
Dopo la Seconda guerra mondiale, la mafia di Corleone ebbe come boss Michele Navarra, soprannominato "Padre nostro", vero e proprio padrino d'altri tempi. Tornato dalla guerra nel 1942, si dedica dapprima alla sua professione di medico. Poi però si lega alla mafia di Corleone: nel 1942-1943, Navarra organizza la cosca dei Corleonesi, diventandone definitivamente il boss indiscusso il 29 aprile 1946. Tra i più spietati killer del gruppo emerge Luciano Liggio.
Nel 1948, i Corleonesi si macchiano d'un famoso delitto: l'uccisione di Placido Rizzotto, per mano di Liggio. Per contrastare i Corleonesi, lo Stato manda a Corleone l'allora giovane capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Non è mai stato accertato, ma sembra che dietro l'omicidio del famoso bandito Salvatore Giuliano ed il suo vice Gaspare Pisciotta, i due leader della banda Giuliano, ci siano proprio i Corleonesi, ed in particolare lo stesso Liggio. Questa è una delle ipotesi mai scartate dagli inquirenti.[1]
La faida interna: 1958-1963 [modifica]
Nel 1958, scoppiò all'interno del clan una faida organizzata e capeggiata da Liggio, famoso luogotenente di Navarra, che già contendeva al boss la leadership della cosca. Il boss Navarra fu ucciso dagli uomini di Liggio poco dopo lo scoppio della faida. Liggio si dimostrò abile e spietato: dopo decine di omicidi s'impose nel 1963 come unico boss incontrastato dei Corleonesi. La faida fu soprannominata la "mattanza di Corleone", poiché causò oltre settanta vittime.
La nuova generazione dei Corleonesi, detti spregiativamente viddani ("contadini"), era abile, feroce ed ambiziosa. Era composta dal boss Luciano Liggio, i suoi luogotenenti Totò Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano e da killer spietati quali, Leoluca Bagarella, Giuseppe Ruffino, Giovanni Provenzano (cugino di Bernardo) e Giacomo Riina (zio di Totò).
Alla fine della faida (1963), i nuovi Corleonesi erano tutti piuttosto giovani ed avevano molta voglia d'emergere ed arricchirsi. Basti pensare agli esponenti principali della cosca all'epoca: Luciano Liggio (38 anni, classe 1925), Totò Riina (33 anni, classe 1930), Calogero Bagarella (28 anni, classe 1935), Bernardo Provenzano (30 anni, classe 1933), Leoluca Bagarella (21 anni, classe 1942), Giovanni Provenzano (35 anni, classe 1928), Giuseppe Ruffino (46 anni, classe 1917) e Giacomo Riina (55 anni, classe 1908).[2]
Fino all'arrivo di Liggio ed i suoi uomini, i Corleonesi erano una cosca di provincia ed ebbero un ruolo marginale all'interno di Cosa Nostra, ma ben presto divennero sempre più potenti e giunsero ad avere in essa il potere assoluto ed incontrastato.
Il loro appoggio politico era il potente Vito Ciancimino, anch'egli natio di Corleone. Il connubio tra i Corleonesi e Ciancimino fu tale che il pentito di mafia Tommaso Buscetta non esitò a definire Ciancimino organico alla cosca dei Corleonesi.
I Corleonesi una volta finita la faida interna puntarono alla conquista di Palermo. Nella prima guerra di mafia ebbero un ruolo marginale e si legarono ai fratelli Angelo La Barbera e Salvatore La Barbera. A metà degli anni sessanta vennero arrestati Liggio, Totò Riina e 64 membri della cosca dei Corleonesi per delitti avvenuti dal 1955 al 1963, compresi quelli della faida. Nel 1968-1969, 116 affiliati alla cosca di Corleonesi, tra cui tutti i membri di spicco, vennero assolti dai tribunali di Catanzaro e Bari per insufficienza di prove. La sentenza fu emanata l'11 giugno 1969 dal giudice Cesare Terranova,[senza fonte] che verrà ucciso qualche anno più tardi dagli stessi Corleonesi.
La scalata al potere [modifica]
Tornati in libertà, i Corleonesi tornarono in attività. Già il 10 dicembre 1969 misero in atto la strage di Viale Lazio, in cui perse la vita Calogero Bagarella. Lo scopo, riuscito, era quello di eliminare il boss Michele Cavataio ed ereditarne gli appalti.
In tutti gli anni sessanta e anni settanta, il potere dei Corleonesi crebbe notevolmente grazie alla loro caparbia ferocia ed insaziabile bramosia di potere, ma soprattutto grazie alla scalata di potere di Ciancimino, che dal 1959 al 1964 ricoprì la carica di assessore comunale ai lavori pubblici di Palermo, finendo per diventarne sindaco tra il 1970 e il 1971.
Nel 1970, i Corleonesi, con le famiglie di Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti, costituirono il triumvirato che ricreò la Cupola mafiosa scioltasi con la Prima guerra di mafia.
Con l'arresto definitivo di Luciano Liggio nel 1974, il boss dei Corleonesi divenne Totò Riina, il cui braccio destro divenne Bernardo Provenzano ed il suo braccio sinistro il cognato Leoluca Bagarella.
Nel 1978 scoppiò la seconda guerra di mafia ad opera proprio dei Corleonesi, che volevano chiudere i conti con le storiche famiglie mafiose di Palermo e Catania ed avere il potere assoluto su Cosa Nostra. Questa guerra vide da una parte i Corleonesi (Riina, Provenzano e Bagarella) e dall'altra le famiglie Buscetta, Bontade, Badalamenti, Inzerillo, Di Cristina e Calderone.
Tra gli alleati dei Corleonesi, c'erano Michele Greco e Giuseppe Calò. Soprannominato il "papa" Michele Greco, leader della Cupola mafiosa, prese atto della situazione e si alleò ai Corleonesi sottomettendosi ad essi.
La seconda guerra di mafia fu violentissima, una vera e propria mattanza, e vide all'opera tutta la ferocia dei Corleonesi. Solo negli anni 1979 e 1980 la sola provincia di Palermo ebbe più di mille morti ad opera dei Corleonesi.[3] La guerra si concluse nel 1983 con la vittoria assoluta dei Corleonesi che ebbero il controllo incontrastato di Cosa Nostra. I superstiti delle famiglie sconfitte scapparono negli Stati Uniti.
In questi anni operò al soldo dei Corleonesi e della Cupola mafiosa la "squadra della morte", comprendente diversi killer della mafia, tra cui primeggiavano Leoluca Bagarella e Pino Greco (detto "Scarpuzzedda"), seguiti a ruota da Mario Prestifilippo, Filippo Marchese, Vincenzo Puccio, Gianbattista Pullarà, Giuseppe Lucchese Miccichè, Giuseppe Giacomo Gambino e Nino Madonia. Ciascuno di questi killer fece dozzine di morti, ma i più spietati furono Bagarella (oltre 100 omicidi) e Greco (oltre 60 omicidi). Secondo il pentito Salvatore Contorno, tra il 1983 e il 1984 i killer più spietati furono Giuseppe Lucchese Miccichè e Antonino Madonia; sempre a suo dire, per i delitti eccellenti il Lucchese Miccichè ed il Madonia intascarono più di tre miliardi di lire.
Nel 1984 i Corleonesi diventarono i leader della Cupola mafiosa e Totò Riina divenne il boss di Cosa Nostra. I Corleonesi furono l'unica cosca ad avere due rappresentanti nella commissione. Essi erano, per l'appunto, Totò Riina e Bernardo Provenzano. I pupilli dei due capimafia corleonesi erano i palermitani Nino Madonia e Giuseppe Lucchese Miccichè, che visto la giovane età Totò Riina chiamava "u' nico".
La seconda guerra di mafia vide una violenza mai vista prima ed ebbe migliaia di morti tra cui i più celebri furono: Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino Impastato, Mario Francese, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Michele Reina, Emanuele Basile, Pio La Torre, Rocco Chinnici, Leonardo Vitale, Gaetano Costa, Ninni Cassarà e Beppe Montana.
La Seconda guerra di mafia venne soprannominata anche la "mattanza di Palermo". La stessa violenza i Corleonesi l'adopereranno negli anni novanta con le stragi attuate per colpire lo Stato ed i suoi simboli.
Il dominio dei Corleonesi [modifica]
Dall'inizio della Seconda guerra di mafia all'arresto di Bernardo Provenzano (2006) la storia della Mafia siciliana s'intreccia strettamente con quella dei Corleonesi. È negli anni ottanta che la magistratura riesce a rispondere con maggiore forza: protagonisti di questa lotta alla mafia furono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici, proprio quest'ultimo istituì il Pool antimafia che portò al Maxiprocesso del 1987.
Nei primi anni novanta, i Corleonesi, messi alle strette dal pool e dal maxiprocesso, attaccarono, con la ferocia che li contraddistinse, lo Stato. Organizzarono, innanzitutto, la strage di Capaci (23 maggio 1992) e la strage di via d'Amelio (19 luglio 1992), in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Seguirono diverse stragi: la strage di via dei Georgofili a Firenze, la bomba al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, i due attentati a Roma (a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro). Sempre nei primi anni novanta avvennero omicidi celebri come quello di Salvo Lima (1992) e don Pino Puglisi (1993).

Per approfondire, vedi la voce Bombe del '92 e '93.
La risposta dello Stato non si fece attendere e il 15 gennaio 1993 venne arrestato Totò Riina, tradito dal suo ex-autista arrestato poco tempo prima Balduccio Di Maggio. I leader rimasti (Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella) cambiarono strategia e preferirono la strategia del silenzio a quella dell'attacco frontale.
Negli anni novanta gli arresti dei leader dei Corleonesi si susseguirono in rapida successione, grazie anche all'intervento di 20.000 soldati dell'Esercito italiano, all'interno dell'operazione "Vespri siciliani". Furono arrestati Leoluca Bagarella (1995), Giovanni Brusca (1996), Antonino Giuffrè (2002), Bernardo Provenzano (2006) e Salvatore Lo Piccolo (2007).
Il clan è stato ritenuto scomparso dopo l'arresto di Provenzano, ultimo padrino di Cosa Nostra e capo della cosca corleonese.
Collusioni con l'industria mediatica [modifica]
Il clan aveva in progetto l'acquisto di una rete televisiva Fininvest nei primi anni '90 (apice del potere dei corleonesi). Per ottenere la richiesta venne minacciato di morte con una lettera scritta a mano da Riina l'allora imprenditore Silvio Berlusconi, alla missiva si ricollegano quindi precedenti intercettazioni telefoniche in cui l'uomo parlava di violente pretese di estorsioni, e l'allontanamento dei familiari all'estero per un po' di tempo voluto dallo stesso.[4]

I Corleonesi [modifica]
Michele Navarra (boss 1942-1958)
Luciano Liggio (boss 1958-1974)
Totò Riina (boss 1974-1993)
Bernardo Provenzano (boss 1993-2006)
Leoluca Bagarella (boss 1993-1995)
Calogero Bagarella
Vito Ciancimino
Mafiosi legati o alleati ai Corleonesi [modifica]
Michele Greco
Pippo Calò
Giovanni Brusca
Pino Greco
Antonino Giuffrè
Benedetto Santapaola
Note [modifica]
^ Dato riscontrabile sui seguenti siti: ntacalabria.it e ; http://www.leinchieste.com/giuliano_perenze.htm ilcassetto.it.
^ Dati riportati dall'Inventario Corleonese: repertorio storico-bibliografico dei comuni del ... Di Antonino Giuseppe Marchese a pag 47. Rintracciabile facilmente su: http://books.google.com/books?id=vCQ8AAAAMAAJ&q=Giacomo+Riina&dq=Giacomo+Riina&lr=&hl=it&pgis=1
^ Dato riportato dallo storico Salvatore Lupo durante la puntata sulla Mafia di Blu notte condotta da Carlo Lucarelli, andata in onda il 25-6-2003 ed intitolata "La mattanza".
^ «Minacce della mafia a Berlusconi: giallo su una lettera dell'89», La Stampa, 03-07-2009. URL consultato in data 04-07-2009.
[espandi]
v · d · mCosa nostra
Struttura
Famiglia · Mandamento · Capo-mandamento · Capo-decina · Picciotto · Segretario · Commissione (interprovinciale)
Storia
Prima guerra di mafia · Seconda guerra di mafia · Maxiprocesso di Palermo · Presunta trattativa tra Stato e mafia · Storia della mafia siracusana
Capi
Palermo
Stefano Bontate · Angelo La Barbera · Salvatore Inzerillo · Michele Greco · Giuseppe Calò · Salvatore "Ciaschiteddu" Greco · Michele Cavataio
Corleonesi
Michele Navarra · Luciano Liggio · Salvatore Riina · Bernardo Provenzano · Leoluca Bagarella
Catania
Antonino Calderone · Giuseppe Calderone · Nitto Santapaola · Alfio Ferlito
Altri
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Pentiti
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mercoledì 26 gennaio 2011

Gambino Family





Probabilmente la più famosa famiglia, in particolare il pentito per il carisma del suo boss Carlo Gambino, uomo capace di tenere le fila dell'organizzazione agendo nell'ombra e senza esporsi. Carattere all'apparenza mite e pacato, Gambino ha diretto per quasi un ventennio l'attività criminale della famiglia (da metà degli anni cinquanta fino alla sua morte per cause naturali, nel 1976) sfruttando la sua rinomata 'invisibilità' e intelligenza. Legato ai valori tradizionali mafiosi, aveva come arma principale l'astuzia più che la violenza. Non fu mai arrestato durante la sua 'reggenza' e pare sia il don che ha maggiormente ispirato il personaggio di Vito Corleone nel film Il padrino. All'apice del potere il clan dei Gambino aveva ai suoi ordini 500 uomini d'onore con 2000 affiliati. Quella dei Gambino si dimostrerà una famiglia molto dedicata alla mafia e Thomas Gambino figlio di Carlo sarà uno dei successori, insieme agli altri due figli John, e Michael; quest'ultimo nato da una relazione con un'altra donna, a cui viene riconosciuta la paternità all'età di undici anni, si sa solo che vive in Italia e porta il cognome del padre adottivo, mentre altri parenti come John e Joseph Gambino si dedicheranno al traffico di droga.
Paul Castellano e John Gotti [modifica]

John Gotti
Gambino scelse come successore Paul Castellano suo cognato, nonostante il candidato maggiormente indicato fosse il suo sottoboss Aniello Dellacroce. Big Pauly non fu mai amato dai suoi soldati e pur essendo un don raffinato ed elegante, non riuscì mai ad essere all'altezza del suo predecessore in quanto a lungimiranza e doti organizzative. Per paura di attentati e tradimenti soleva dirigere i suoi affari nella sfarzosa residenza (ispirata alla Casa Bianca) che aveva fatto costruire a Staten Island. Arrestato nel 1984 a seguito di pedinamenti e intercettazioni dell'FBI, la sua prima preoccupazione che confidò agli agenti fu quella relativa alla scoperta della sua relazione segreta con una cameriera. Con la morte di Della Croce, a capo del clan rivale di Castellano, Big Paul ha i giorni contati. Il giovane John Gotti (col il suo fidato Sammy 'The Bull' Gravano) capisce che tolto di mezzo Castellano sarà lui il nuovo e incontrastato boss della Famiglia Gambino. Il 16 dicembre 1985, nascosto in una macchina parcheggiata nei pressi, Gotti assiste all'esecuzione di Castellano che lui stesso ha ordinato. Big Paul viene freddato da sei colpi di pistola alla testa e al collo mentre sta scendendo di macchina per andare a cena in un rinomato ristorante di Manhattan. Anche il suo autista, nonché vice, Bilotti viene assassinato. Gotti è il nuovo don, il boss dei boss della Grande Mela e probabilmente l'ultimo grande padrino. Gotti capisce subito che un vero don ha bisogno del consenso e dell'appoggio popolare. La gente lo adora e lo venera come una divinità. Appare anche sulla copertina di Time. La sua popolarità è alle stelle, al pari di quella di Al Capone. Sfoggia completi da 2000 dollari, rilascia laute mance, ha un sorriso ed una battuta per tutti. Le donne lo adorano (una giornalista arriva ad affermare che la sua camminata è quanto di più sexy possa esistere). Più che un mafioso John Gotti è un fenomeno mediatico. Ma dalle intercettazione e dai filmati dell'Fbi un'altra realtà viene a galla. Quella di un uomo sanguinario, rozzo e violento ma allo stesso tempo capace di farsi scivolare addosso tutte le accuse che gli vengono rivolte. Ai suoi ordini Gotti aveva una trentina di gruppi per un totale di 350 uomini. Tanto da essere soprannominato il don di Teflon, come le padelle antiaderenti. Gotti esce vittorioso da ogni processo con la folla fuori dal tribunale pronta a festeggiare l'ennesima dichiarazione di innocenza. Ma quando Sammy Gravano nel 1992, suo fidato vice, tradisce per paura che il suo boss faccia ricadere su di lui tutte le accuse, per John Gotti cala definitivamente il sipario. Testimoni affermano che mentre Gravano rivelava alla Corte gli omicidi che il suo boss aveva ordinato, Gotti neanche lo degnasse di uno sguardo. Sprezzante fino alla fine viene condannato al carcere a vita con divieto di libertà condizionata e con una sola ora d'aria al giorno. Morirà di cancro nel 2002. Ai suoi funerali a New York una scia di folla in lacrime renderà omaggio all'ultimo don. Dopo John Gotti il comando è passato a suo figlio Junior e successivamente a suo fratello Peter ma in due non si sono dimostrati all'altezza dell'incarico, e la famiglia Gambino, un tempo l'organizzazione criminale più potente degli Stati Uniti, ha visto il proprio potere molto ridimensionato.
Dal 2008 il presunto boss è Nicholas Corozzo. Ora la famiglia Gambino ha circa 200 affiliati ed in numero di membri è seconda solo alla famiglia Genovese. Nel Febbraio del 2008 è stata duramente colpita dall'operazione "Old Bridge", che ha portato all'arresto di decine di suoi affiliati.
Voci correlate [modifica]
Albert Anastasia
Paul Castellano
Thomas DeBrizzi
Frank DeCicco
Aniello Dellacroce
Tommy Gambino
Gemini Lounge
John Gotti
John Gotti, Jr.
Salvatore Gravano
Pizza Connection Case
Ravenite Social Club
Anthony "Fat Andy" Ruggiano
Angelo Ruggiero
Robert Sasso
Anthony Scotto
Michele Sindona
Boss della famiglia Gambino [modifica]
Salvatore D'Aquila1909 - 1928
Al Mineo1928 - 1930
Frank Scalice1930 - 1931
Vincent Mangano1931 - 1951
Albert Anastasia1951 - 1957
Carlo Gambino1957 - 1976
Paul Castellano1976 - 1985
John Gotti1986 - 2002
Nicholas Corozzo2002 - Attualmente
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Le altre famiglie per cognome (estinte)
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Canada
Cuntrera-Caruana · Cotroni · Alfonso Caruana · Paolo Violi · Famiglia Rizzuto (Vito Rizzuto · Nicola Rizzuto)
Altro
Conferenza di Atlantic City · Guerra castellammarese · Italian-American Civil Rights League · Mano nera · Operazione Old bridge · Operazione Underworld · Pizza connection · Riunione di Apalachin · Unione Siciliane ·
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