Massoneria e PD. I cattolici contro Berlinguer
La commissione di garanzia del PD ha deliberato che gli appartenenti a qualsiasi tipo di associazione laica o popolare, dalla semplice associazione calcistica ad associazioni religiose come l’Opus Dei, Testimoni di Geova o ad associazioni quali la Massoneria, debbano comunicarne l’appartenenza al momento di adesione al partito, illustrando dettagliatamente le attivita’ dell’associazione stessa e chiarendo che la sede dell’associazione sia non segreta.
Pertanto membri della massoneria possono iscriversi al PD purche’ soddisfino tali requisiti di trasparenza.
Nessun divieto di iscrizione alla massoneria, quindi, a patto pero’ che la loggia non sia segreta e che sia possibile una verifica dell’attivita’ dell’associazione.
Questa decisione ha pero’ creato dei contrasti interni allo stesso partito che non ha gradito questa linea di condotta.
E pronti si sono avuti i primi effetti di questa delibera: Ezio Gabrielli, assessore di Ancona e’ stato costretto a dare le dimissioni dopo aver dichiarato di essere affiliato al Grande Oriente d’Italia e conseguentemente e’ stato sospeso dal partito.
Dopo quasi tre ore di discussione, i garanti, hanno offerto la possibilita’ di reintegro a patto di rispettare i requisiti di trasparenza della delibera.
Vediamo il comunicato stampa del Pd
Berlinguer: “Una scelta all’insegna della trasparenza”
“E’ una delibera che riguarda tutte le associazioni. E’ una delibera contro tutte le organizzazioni segrete o riservate e contro un male tipicamente italiano, quello della raccomandazione. E’ una delibera all’insegna della trasparenza come valore fondante di una società democratica”. E’ quanto dichiara Luigi Berlinguer, presidente della Commissione nazionale di garanzia del Partito democratico. “La delibera rispetta la piena libertà di associazione per gli iscritti del Pd – prosegue Berlinguer – ma insieme obbliga quegli stessi iscritti a rendere note altre appartenenze, che devono essere pubbliche ed esenti da qualunque forma di mutuo sostegno che possa mettere a rischio il principio costituzionale della uguaglianza e della libertà dei cittadini. Ci auguriamo che le altre forze politiche adottino misure analoghe di trasparenza e combattano con il Pd la battaglia contro la raccomandazione
Che ripercussioni potra’ avere sul mondo economico un’attuazione di questa delibera, allargata poi anche agli altri partiti?
Tratto da http://finanza.atuttonet.it/notizie/massoneria-e-nel-partito-democratico.php
Intanto, le ripercussioni all'interno del partito si susseguono, come dimostra l'artitocolo che segue , tratto dal sito di RaiNews24
I cattolici contro Berlinguer. Pd e massoneria, è polemica
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=141784
Bufera nel Pd su Luigi Berlinguer, presidente della Commissione di garanzia del partito che ha fatto un parallelo tra la massoneria e l'Opus Dei, scatenando l'ira dei cattolici del Pd, che hanno inutilmente richiesto una parola chiarificatrice dal segretario Bersani sulla incompatibilita' tra iscrizione al Pd e alla massoneria.
Roma, 09-06-2010
Bufera nel Pd su Luigi Berlinguer, presidente della Commissione di garanzia del partito che ha fatto un parallelo tra la massoneria e l'Opus Dei, scatenando l'ira dei cattolici del Pd, che hanno inutilmente richiesto una parola chiarificatrice dal segretario Bersani sulla incompatibilita' tra iscrizione al Pd e alla massoneria. Berlinguer ha anche smentito di essere lui stesso iscritto a una loggia, rispondendo ad una precisa domanda rivoltagli. Berlinguer oggi e' tornato sulla decisione presa lunedi' scorso dalla commissione di Garanzia sull'eventuale incompatibilita' tra massoneria e Pd. "Non c'e' un pregiudizio verso la massoneria", ha spiegato, ma solo verso le "societa' segrete", e le logge non lo sono piu'. Insomma, ha aggiunto, "chi vuole entrare nel nostro partito deve dichiarare che e' iscritto a una societa' di quel tipo, poi deve presentare lo statuto e i documenti spiegando che tipo di attivita' viene svolta". E poi e' arrivato lo scivolone, quando l'eurodeputato ha detto che al Pd possono iscriversi anche gli aderenti ad altre associazioni, "come l'Opus Dei... purche' si dimostri che queste societa' non fanno attivita' di lobby". Il paragone tra massoneria e Opus Dei non e' andato giu' a numerosi parlamentari cattolici, come Beppe Fioroni, Gero Grassi, Pierluigi Castagnetti, presidente della commissione del codice etico del Pd, Enrico Gasbarra o Enrico Farinone. Il parallelo ha suscitato l'incredulita' di Giuseppe Lupo, segretario regionale siciliano del Pd e membro dell'Opera fondata da Josemaria Escriva'. "L'Opus Dei - ha ricordato - non e' un'associazione e non e' ne' e' mai stata segreta. E' una struttura che fa parte integrante della gerarchia della Chiesa Cattolica, una prelatura personale. E' assurdo pretendere che qualcuno chiarisca di essere dell'Opus Dei per potersi iscrivere al Pd, cosi' come sarebbe assurdo dover dichiarare di far parte di una diocesi". E Paola Binetti, anch'essa membro dell'Opera, tira un sospiro di sollievo per essere uscita dal Pd qualche mese fa. Giuseppe Vaccaro, deputato vicino ad Enrico Letta, ha chiesto a Berlinguer di chiarire se lui stresso e' massone, perche' in tal caso si sarebbe dovuto astenere dalle decisioni della commissione di Garanzia su questo tema. L'ex ministro della scuola ha smentito con "amarezza" di essere iscritto alla massoneria. Ma al di la' della 'gaffe' di Berlinguer i cattolici insistono nel chiedere che si espliciti l'incompatibilita' tra Pd e massoneria. Di quest'ultima non conta solo lo statuto ufficiale, ha detto Pierluigi Castagnetti, ma anche "la sua prassi e i suoi pi- volte verificati tentativi di condizionamento della vita delle istituzioni". Per non parlare, sottolinea Grassi, dell'aspetto elitario e dell'esclusione delle donne, che contraddicono la natura di partito aperto e popolare del Pd. La richiesta, lanciata per prima da Fioroni e' una: "La questione riveste un carattere squisitamente politico e il segretario deve dare una risposta". Ma la sollecitazione al segretario non e' stata raccolta da Bersani che ha glissato: "ci sono altri problemi ora". Silenzio che ha lasciato perplessi molti dei parlamentari cattolici, i quali hanno spiegato che il no comment di Bersani potrebbe essere la spia di una presenza diffusa di massoni nel Pd, specie nelle regioni rosse, come ha confermato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia per il quali di "fratelli muratori" iscritti al Pd sono oltre 4 mila su quasi 21 mila iscritti in 744 logge.
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
VIAGGIA CON RYANAIR
JE ME SOUVIENS
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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
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sabato 12 giugno 2010
domenica 26 aprile 2009
D’ALEMA E DI PIETRO AI FERRI CORTI
D’ALEMA E DI PIETRO AI FERRI CORTI
Il Partito Democratico ha già messo in conto, dati alla mano, che le prossime elezioni europee saranno una totale debacle. Fondamentalmente, gli alti dirigenti e lo stesso segretario pro tempore Franceschini avrebbero in realtà, seppure non del tutto, accettato la cosa. Se non fosse che, contemporaneamente alle europee, il 6 e il 7 giugno si vota anche per le amministrative. Questo è un problema. Infatti, il centro-sinistra negli enti locali è sempre stato molto più forte ed insediato del centro-destra. Quindi, le amministrazioni locali hanno sempre rappresentato la vera roccaforte del centro-sinistra. L’eventuale perdita di queste amministrative rappresenterebbe per il partito una sconfitta totale che coinvolgerebbe e colpevolizzerebbe tutta l’attuale dirigenza. E – come se non bastasse- a mettere i bastoni tra le ruote del PD ci si mettono sia gli iscritti eccellenti stessi (per le ragioni che spiegherò in seguito) sia l’ ormai immancabile Antonio Di Pietro. Ma andiamo con ordine. Goffredo Bettini di Roma, corrente veltroniana, si è autoescluso dalle elezioni europee perché gli è stato preferito David Sassoli come capolista della circoscrizione centro. Lo stesso Bettini ben più che amareggiato pubblicamente denuncia che ai vertici del PD è presente una “cricca democristiana” e a lui fa eco Laura Fincato, veneta, che si è chiamata fuori anch’essa perché da Roma è stato mandato come capolista Luigi Berlinguer. Laura Fincato rincara la dose attribuendo al partito metodi vecchi proprio nel momento in cui arriva a Venezia il treno dei giovani democratici. Si aggiunge al coro il sindaco di Padova Flavio Zanonato che il partito ha deciso di non candidare. Inoltre, la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, alla quale non sono andate giù le candidature di Berlinguer e di Cofferati, dice: “avremmo preferito nomi all’inizio della carriera politica non pensionati o pensionandi” e accusa Franceschini oltre che di aver sbagliato nella scelta delle candidature, anche di aver deciso di non guidare nessuna delle liste del PD alle europee. Ulteriore problematica che si è affacciata è quella inerente alle quote-rosa: il PD afferma che le quote-rosa sono state rispettate formalmente. Ma la responsabile delle quote-rosa del partito, Vittoria Franco, dice senza mezzi termini che quelle che verranno elette saranno volutamente poche. In soccorso di Franceschini accorre Massimo D’Alema, dicendo che “ha fatto bene a non candidarsi”, che “le liste del PD sono buone e fortemente competitive con il centro-destra una volta depurate dalla fiction” (cioè al netto dei candidati di bandiera). D’Alema si trova d’accordo con Franceschini anche sul caso Di Pietro. Infatti, il segretario attacca il leader dell’Italia dei valori per aver voluto rompere a tutti i costi alcune dozzine di alleanze nella corsa per gli enti locali e gli da l’ultimatum dicendo: “uniti, o si rischia di far vincere la destra. Superi Di Pietro, i tentativi di far prevalere i calcoli di parte.”. Pronta la replica di Di Pietro che, stizzito, dice che il motivo delle sue azioni è solo ed esclusivamente responsabilità del PD, per la scarsa considerazione mostrata dalla dirigenza per i suoi candidati a sindaco e a presidente della provincia. L’opinione di Franceschini è che se all’apertura della campagna elettorale l’atteggiamento del leader dell’IDV rimarrà lo stesso, sarà impossibile evitare la fine dell’alleanza. Di Pietro non ha replicato ed ha anzi deciso di candidarsi alle europee probabilmente in tutti i collegi come capolista. Tutto quello che è stato sopra citato dimostra di quali gravi difficoltà stia vivendo attualmente il centro-sinistra e di quanto la frammentazione al suo interno si stia tramutando sempre più velocemente in una serie di fratture che possono portare ad un’ ulteriore spaccatura all’interno del partito. Del resto, la dirigenza del PD può stare tranquilla: è riuscita per ora ad eliminare gli scomodi Veltroni e Rutelli e sta per eliminare il terzo incomodo - attribuendogli la responsabilità dell’eventuale tracollo alle europee- Dario Franceschini.
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