L’ORO BLU APPARTIENE ALL’UMANITA’ Questa è la definizione, ad oggi, dell’acqua.
Negli ultimi trent’anni, le risorse idriche mondiali sono calate del 30%. La banca mondiale ha affermato che le guerre del 21° secolo saranno combattute per appropriarsi delle risorse idriche della terra. La Turchia – che in fatto di risorse idriche dispone riserve di gran lunga superiori a quelle del nostro Paese – è , da parecchio tempo, a rischio di conflitto militare con l’IRAQ e con la Siria per il controllo degli antichissimi fiumi Tigri ed Eufrate. Purtroppo rileviamo che le multinazionali controllano in Italia quasi totalmente il mercato delle acque minerali e che le proprietarie dei marchi più famosi che prelevano acqua a costi irrisori la rivendono con guadagni che oscillano dal 600 al 1000% . Questo perché ci sono costi di prelievo bassissimi stabiliti, tra l’altro, sulla base dell’estensione della sorgente e non sulla base della quantità d’acqua prelevata. Inquietante è il fatto che alla luce di tutto questo un ulteriore elemento è degno di nota: sono solo sei le regioni (su venti ) che percepiscono un irrisorio onere per lo sfruttamento delle acque (Piemonte, Veneto, Umbria, Campania, Basilicata e Sicilia). Più semplicemente, la nostra acqua viene regalata alle multinazionali che la fanno ritornare a caro prezzo sulle nostre tavole. Solo ad esempio, attualmente l’acquedotto pugliese più grande d’Europa sta per passare sotto il completo controllo della Nestlé. Inutile ricordare che l’acqua è il bene primario alla vita dell’uomo, inalienabile diritto di tutti e di vitale importanza. Tutto ciò premesso, è necessario battersi per il mantenimento del controllo pubblico dell’acque e perché sia garantita ad ogni cittadino la fornitura gratuita di almeno 20 litri di acqua al giorno applicando costi ed oneri al consumo eccedente in funzione dell’uso che ne viene fatto. Il decreto-legge firmato dal ministro Tremonti approvato il 5.08.2008 che stabilisce che le reti idriche, pur rimanendo pubbliche, possano essere gestite da società private, come nel caso del gas e dell’energia elettrica, appare nella migliore delle ipotesi una lex contraddittoria in quanto se da un lato stabilisce la natura pubblica del bene, dall’altro si spalancano le porte ai cosiddetti privati, cioè alle multinazionali. In merito alla soluzione data a tale problematica non possiamo assolutamente ritenerci concordi ed invitiamo il Governo attuale ad una presa di posizione differente a quella già assunta ai fini di un ritorno della gestione delle reti idriche al pubblico e non al privato, in particolar modo estero. Pietro Berti - UDC

