Pietro Berti

Pietro Berti

VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog

I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

Anchorage
Visualizzazione post con etichetta Storia Contemporanea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia Contemporanea. Mostra tutti i post

martedì 25 gennaio 2011

Partito di Unità Proletaria (PdUP)

Il Partito di Unità Proletaria (PdUP) era un partito politico di estrema sinistra ma parlamentare, che operò tra il 1972 e il 1974, quando si sciolse ed insieme al gruppo de il Manifesto confluì nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo.
Storia [modifica]
Il Partito di Unità Proletaria fu costituito nel dicembre 1972 dalla fusione del Nuovo PSIUP guidato da Vittorio Foa e Silvano Miniati (di matrice socialista) con Alternativa Socialista, corrente di sinistra del Movimento Politico dei Lavoratori - MPL (di matrice cattolica progressista)- guidata da Giovanni Russo Spena e Domenico Jervolino. Il Nuovo PSIUP raccoglieva i militanti della corrente di sinistra che non avevano condiviso la scelta di sciogliere lo PSIUP e confluire nel PCI. Alternativo Socialista raccoglieva i militanti della sinistra del Movimento Politico dei Lavoratori - MPL che non avevano condiviso la scelta di confluire nel PSI.
Alla sua nascita poteva contare su 13mila iscritti, 6-700 consiglieri comunali e sul senatore Dante Rossi.
Lo scopo dichiarato era di "far convergere il patrimonio storico del movimento operaio italiano (come Foa) con quello dei gruppi del dissenso cattolico (come Giangiacomo Migone)" - come ebbe a spiegare nel 1972 un suo alto dirigente, Pino Ferraris - e come tale porsi come unico partito di estrema sinistra alternativo al PCI, ma convintamente parlamentare.
Il Congresso nazionale del Partito di unità proletaria, che si svolse al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 19 al 21 luglio 1974, sancì lo scioglimento del partito e l’unificazione con il Manifesto, che aveva tenuto il suo congresso di sciolgimento dal 12 al 14 luglio 1974 a Roma, e la fondazione del Partito di Unità Proletaria per il comunismo.
Congressi Nazionali [modifica]
Congresso Nazionale del Partito di Unità Proletaria - Firenze, Palazzo dei Congressi 19 -21 luglio 1974
Politici ed iscritti [modifica]
Silvano Biagioni
Aristeo Biancolini
Guido Biondi
Mario Brunetti
Carlo Coniglio
Roberto De Vita
Vittorio Foa
Pino Ferraris
Elio Giovannini
Francesco Indovina
Antonio Lettieri
Pietro Marcenaro
Giangiacomo Migone
Silvano Miniati
Guido Pollice
Daniele Protti
Ignazio Puleo
Dante Rossi
Gastone Sclavi
Marianella Sclavi
Portale Comunismo
Portale Politica
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_di_Unit%C3%A0_Proletaria"
Categorie: Partiti politici italiani (passato) Partito di Unità Proletaria

lunedì 24 gennaio 2011

Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ)




Il Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ) fu un movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all'omonimo giornale (L'Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.
Indice[nascondi]
1 Il periodico
2 Gli sviluppi
3 Nascita del partito
4 Il programma
5 L'Assemblea Costituente
6 Il vuoto politico
7 Il qualunquismo
//
Il periodico [modifica]
« Questo è il giornale dell'uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. »
(Guglielmo Giannini)

Guglielmo Giannini
Il 27 dicembre 1944 viene fondato e diretto da Guglielmo Giannini un nuovo settimanale, battezzato L'Uomo qualunque. Costa 5 lire a Roma e 6 lire fuori città. È un settimanale, ma ha il formato di un quotidiano. È stampato su carta giallo-grigia, di qualità scadente.
Inserito nella U maiuscola si vede un torchio che schiaccia una striminzita immagine di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il piccolo borghese, il travet, insomma l'uomo qualunque. Sotto la testata c'è una rozza vignetta dove un poveraccio scrive su un muro: Abbasso tutti. Ai piedi di pagina vi è un'autobiografia del direttore, ossia Giannini, intitolata Io.
Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945.
Una delle rubriche più seguite, intitolata Le vespe, è nutrita di pettegolezzi sugli uomini politici e sugli intellettuali. I nomi degli avversari vengono storpiati. Calamandrei è chiamato Caccamandrei, Salvatorelli diventa Servitorelli, Vinciguerra è Perdiguerra. I personaggi presi più di mira compaiono in una vignetta che ha per titolo PDF (ossia "pezzo di fesso").
È una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante, che arriva a trasformare l'espressione "vento del nord" (ossia la spinta a un rinnovamento morale, prima che politico, venuta dalla vittoria della Resistenza) in "rutto del nord".
Ma è un umorismo che fa presa sugli scontenti (che sono milioni nel clima così difficile del dopoguerra), sugli epurati e su chi teme d'essere epurato.
Giannini non è filofascista e neppure si avvede che intorno a lui si aggregano perfino quei più accesi fascisti che hanno dato vita a gruppi clandestini (il FAR, Fasci d'Azione Rivoluzionaria, l'AILA, Armata Italiana di Liberazione Anticomunista, le SAM, Squadre Armate Mussoliniane, e così via).
Il partito verso il quale vorrebbe far confluire i consensi che il suo settimanale riceve è semmai quello liberale. Ma i più autorevoli personaggi liberali (primo fra tutti Benedetto Croce) rifiutano il suo apporto.
Lo scopo dell'ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell'uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione.
Fin dal primo numero la posizione del settimanale è chiara; contraria al fascismo, di cui condanna il centralismo decisionale, ma anche al comunismo e agli antifascisti di professione, accostati al primo fascismo per l'accento epurazionista dei primi anni del dopoguerra.
Per queste posizioni ben definite il giornale viene considerato filo-fascista. Per questo motivo verrà chiesta a più voci la soppressione della testata. Il 5 febbraio 1945 Giannini viene denunciato dall'alto commissario dell'epurazione, Grieco, senza esito alcuno.
Gli sviluppi [modifica]
Giannini, di matrice liberale e liberista, affermava: "Non esiste e non può esistere una politica di massa", come ebbe a scrivere nel 1945.
L'accelerazione alla nascita di un partito di massa viene però a crearsi con il governo di Ferruccio Parri, insediatosi il 21 giugno del 1945.
Il neo Presidente del Consiglio viene accusato dal settimanale di Giannini di essere inadeguato per la carica ricoperta. Il successo di questa iniziativa è tale che, spontaneamente, numerosi simpatizzanti si uniscono in gruppi definiti amici dell'Uomo qualunque, che assumono il nome di nuclei qualunquisti.
Nascita del partito [modifica]
Alla formazione dei nuclei qualunquisti, seguono la nascita di sedi sparse nella penisola italiana, tesseramenti e fondazioni di segreterie.
In un primo momento Giannini cerca di far confluire questa adesione popolare nel Partito Liberale Italiano, ma l'opposizione di Benedetto Croce fa naufragare questo progetto.
A seguito di questo rifiuto, Giannini decide di fondare il suo partito. Il primo congresso del neonato Fronte dell'Uomo qualunque si tiene a Roma nell'aula magna della città universitaria, tra il 16 ed il 19 febbraio del 1946.
Il programma [modifica]
Il Fronte dell'Uomo qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una folla e non di una nazione. Secondo Giannini per governare: "basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione".
Da questa visione deriva che lo Stato deve essere il meno presente nella società. L'economia deve essere lasciata totalmente ai privati in un sistema totalmente liberista. Se ciò non fosse lo Stato diverrebbe etico, e secondo Giannini da questa eticità deriverebbe l'oppressione del libero pensiero del singolo, fino ad arrivare ad una visione imperialista dell'organizzazione centrale.
I punti cardine sono quindi:
Lotta al comunismo
Lotta al capitalismo della grande industria
Propugnazione del liberismo economico individuale
Limitazione del prelievo fiscale
Negazione della presenza dello Stato nella vita sociale del paese
L'Assemblea Costituente [modifica]
Il 2 giugno 1946 si tengono le elezioni nazionali per la nascita dell'Assemblea Costituente.
Il Fronte dell'Uomo qualunque ottiene 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze, e manda all'Assemblea costituente 30 deputati diventando il quinto partito nazionale, dopo la Democrazia Cristiana, il PSIUP, il Partito Comunista Italiano e l'Unione Democratica Nazionale.
Il secondo turno delle amministrative segna il punto di massima espansione del partito. A Roma ottiene 108.000 voti: seimila voti più della Democrazia Cristiana. È soltanto secondo al Blocco popolare, formato da comunisti e socialisti.
Il vuoto politico [modifica]
A Parri succede alla guida del Governo Alcide De Gasperi che attacca duramente la formazione di Giannini, definendola filofascista.
Oltre ai grandi partiti radicati nel territorio, anche la Confindustria guidata da Angelo Costa è ostile al Fronte dell'Uomo qualunque, per gli attacchi ricevuti da Giannini su presunti accordi tra la grande industria ed il sindacato, controllato dai comunisti.
Nel 1947 il partito qualunquista assume un atteggiamento più conciliante verso il quarto governo di De Gasperi che aveva segnato l'estromissione dei comunisti dalla compagine governativa.
Questo avvicinamento alla Democrazia Cristiana rappresenterà però la fine del successo popolare del Fronte dell'Uomo qualunque. I sostenitori delusi dal nuovo posizionamento dichiaratamente governativo abbandonano il partito. In maggio alle regionali in Sicilia, fanno una lista, "Blocco Democratico Liberal Qualunquista", che ottiene il 14,7 per cento, mentre in parlamento ben 13 deputati qualunquisti escono dal gruppo formando una separata Unione Nazionale.
L'anno seguente, nelle elezioni politiche del 18 aprile, entrò nel Blocco Nazionale, una coalizione elettorale, di centro-destra, insieme al PLI. La lista ottenne solo 19 deputati e 10 senatori. UQ si scioglierà nel volgere di pochi mesi, confluendo nelle sue componenti maggioritarie nel Partito Nazionale Monarchico e nel PLI, qualche altro esponente minore aderirà al neonato Movimento Sociale Italiano.
Il qualunquismo [modifica]

Per approfondire, vedi la voce qualunquismo.
Il termine qualunquismo, poi rimasto nel lessico politico con evidente accezione negativa, definisce atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni democratiche, di diffidenza e ostilità nei confronti della politica e del sistema dei partiti, di insensibilità agli interessi generali, che si traducono in opinioni semplicistiche e sostanzialmente conservatrici sui problemi dello stato e del governo.
In verità il movimento era tutt'altro che disinteressato ed insensibile alla vita politica del Paese, ma piuttosto sfiduciato dal sistema partitocratico e dallo scarso interesse che la politica mostrava verso i reali problemi della gente, dell'uomo qualunque appunto.
Nella cultura francese esiste un termine analogo, poujadisme.
[nascondi]
v · d · mPartiti politici italiani della Prima Repubblica
Maggiori
Democrazia CristianaPartito Comunista ItalianoPartito Socialista Italiano
Medi
Partito Liberale ItalianoPartito Nazionale Monarchico - Partito Socialista Democratico Italiano - Partito Repubblicano Italiano - Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale
Minori
Partito Radicale - Fronte dell'Uomo Qualunque - Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria - Democrazia Proletaria - Partito di Unità Proletaria - Partito Monarchico Popolare - Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica - Democrazia Nazionale
Sistema politico della Repubblica ItalianaCamera dei deputatiSenato della RepubblicaParlamento europeo
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque"
Categorie: Partiti politici italiani (passato) Partiti liberali italiani [altre]
Categorie nascoste: Voci mancanti di fonti - storia Voci mancanti di fonti - dicembre 2008

venerdì 14 gennaio 2011

Verdi Arcobaleno


Verdi Arcobaleno erano una formazione politica italiana, di carattere ambientalista, fondata nel maggio 1989 dalla confluenza: dell'area Arcobaleno di Democrazia Proletaria, rappresentata da Mario Capanna, Guido Pollice, Gianni Tamino ed Edo Ronchi; di esponenti del Radicali, come Maria Adelaide Aglietta, Adele Faccio, Francesco Rutelli e Franco Corleone; altri ambientalisti.
Nel giugno 1989 parteciparono alle elezioni per il Parlamento Europeo, con la denominazione di Verdi Arcobaleno per l'Europa, ottenendo il 2,4 dei voti e 2 seggi: Maria Adelaide Aglietta e Virginio Bettini.
Alle regionali del 1990, i Verdi Arcobaleno decidono di presentarsi in alcune regioni da soli ed in altre formando una lista unica con le Liste Verdi, confermando il risultato delle europee dell'anno precedente.
Nel dicembre 1990, all'Assemblea dei Verdi tenutasi a Castrocaro, avviene l'unificazione definitiva tra la Federazione delle Liste Verdi e i Verdi Arcobaleno: nasce l'attuale Federazione dei Verdi.
Voci correlate [modifica]
Quattro Pilastri del Partito Verde
Francesco Rutelli
Collegamenti esterni [modifica]
Storia del Movimento Verde in Italia di Wilko Graf von Hardenberg
Assise nazionali delle Liste dei Verdi Arcobaleno da Radio Radicale
Manifesto elettorale Verdi Arcobaleno per l'Europa, Europee 1989 da www.radicali.it
Portale Politica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano

giovedì 13 gennaio 2011

Storia del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale

Il Movimento Sociale Italiano (dal 1972: Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale) è stato un partito politico fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana (come Giorgio Almirante, Pino Romualdi, Rutilio Sermonti e Manlio Sargenti) ed ex esponenti del regime fascista (come Arturo Michelini). Il simbolo del partito fu scelto nel 1947: la "fiamma tricolore", emblema degli "arditi" della prima guerra mondiale. Il partito si sciolse il 27 gennaio 1995, confluendo, in maggioranza, nella rinnovata Alleanza Nazionale e, in piccola parte, nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Una nascita in salita
1.2 L'emarginazione
1.3 La Destra Nazionale
1.4 La scissione
1.5 La lotta al sistema
1.6 La svolta
1.7 Vittime di attentati
2 Risultati Elettorali
3 Dirigenti
3.1 Capigruppo alla Camera dal 1953 al 1994
3.2 Capigruppo al Senato dal 1953 al 1994
3.3 Missini ministri
4 Segretari
5 Congressi
6 Voci correlate
6.1 Le organizzazioni giovanili
6.2 Gli "eredi diretti"
7 Sigle che si richiamano all'MSI
7.1 Altre sigle d'area
8 Note
9 Collegamenti esterni
//
Storia [modifica]
Una nascita in salita [modifica]
Il partito, che ebbe inizialmente l'appoggio del generale fascista Rodolfo Graziani, ebbe il suo battesimo elettorale nel 1948, quando ottenne il 2.01% dei voti alla Camera dei deputati e lo 0,89% al Senato della Repubblica.
Con la scomparsa della lista dell'Uomo Qualunque, il MSI aumentò discretamente i suoi consensi soprattutto nel Sud Italia, dove i grandi proprietari terrieri lo sostennero in risposta alle occupazioni e alle proteste contadine dei braccianti sostenuti dal PCI.
Il MSI sostanzialmente era diviso in due tronconi: al nord socializzatori, al sud corporativisti e di fatto la divisione divenne più marcata con le elezioni che si susseguirono, nelle quali al sud i voti erano il doppio di quelli del nord con punte a volte del 15% specie a Napoli, Lecce, Catania, Reggio Calabria. Il MSI entrò negli anni cinquanta in diverse giunte comunali di importanti città in coalizione con i monarchici (Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Latina, Pescara, Campobasso, Salerno), legittimandolo di fatto. Al 1950 risale inoltre la fondazione della CISNAL, sindacato vicino al MSI, il cui leader Giovanni Roberti era deputato missino.
Dopo il 5,8% dei voti ottenuto alle elezioni politiche del 1953, divenne segretario del MSI Arturo Michelini. Durante la sua segreteria, il movimento accettò l'Alleanza Atlantica (NATO) e garantì il sostegno ad un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1960). Nel 1957 la componente di sinistra del partito capeggiata da Ernesto Massi dopo le varie derive borghesi e conservatrici esce dal partito, dando vita al Partito Nazionale del Lavoro, che si candiderà soltanto nelle elezioni del 1958. Il MSI aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma stavolta fu l'unico a sostenere l'esecutivo. Da parte delle opposizioni, questa inedita alleanza fu interpretata come un avvio di svolta autoritaria e si creò un clima di grave imbarazzo per il quale la DC, in difficoltà nei confronti degli altri partiti che minacciavano di fare insorgere il Paese, costrinse Tambroni alle dimissioni; inaspettatamente, il presidente della Repubblica (Giovanni Gronchi) respinse queste dimissioni, principalmente perché nessun altro democristiano, vista la temperatura rovente del dibattito politico, accettava di sostituirlo e di comporre nuove alleanze.
Il MSI restava dunque il sostegno essenziale di quel governo e l'occasione fu sfruttata per proporsi all'attenzione generale, organizzando un congresso a Genova, città Medaglia d'Oro della Resistenza; si disse allora che la scelta di questa città da parte del movimento fosse stata intenzionalmente provocatoria; si osservi inoltre che presidente del congresso era stato nominato l'ex prefetto fascista Basile, fortemente indiziato di collaborazionismo con i nazisti. La protesta in Liguria esplose in manifestazioni e scioperi, ma a cavallo fra il giugno ed il luglio del 1960 vi furono anche in tutto il resto d'Italia violentissimi scontri di piazza con le forze dell'ordine che culminarono con i cosiddetti Fatti di Genova del 30 giugno 1960. A Genova i Reparti Celere si trovarono di fatto ad ingaggiare nei caruggi una sorta di guerriglia urbana coi manifestanti e furono chiamati funzionari esterni della Polizia e dei Carabinieri. I manifestanti stavano prendendo il sopravvento costringendo la Polizia a ripiegare e fu necessaria una soluzione politica per riportare l'ordine. In conclusione al MSI fu impedito di tenere quel congresso; tuttavia questo non fu sufficiente a ristabilire la pace sociale; gli scontri successivi, particolarmente a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960.
L'emarginazione [modifica]
Dopo la caduta di questa legislatura in seguito ai fatti di Genova, il MSI fu emarginato dalla scena politica. Neanche il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, esponente storico e già segretario del partito (che sostituì il più moderato Arturo Michelini, scomparso nel 1969), riuscì a migliorare questa situazione. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione "arco costituzionale" per indicare in pratica tutti partiti meno il MSI (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta). Negli anni successivi il MSI sarebbe dunque stato palesemente tenuto al bando dalla vita politica nazionale con la sola eccezione degli atti e delle prassi costituzionali e parlamentari. I suoi voti, però, furono determinanti nell'elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Leone, nel dicembre 1971, come già lo erano stati per quella di Antonio Segni, nel 1962.
Almirante, grazie anche alle sue grandi capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questa emarginazione, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto "regime", di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centrosinistra e l'avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa solitudine di opposizione guadagnò sempre più consensi.
Nel luglio del 1970, il MSI fu protagonista dei cosiddetti fatti di Reggio, quando la città calabrese insorse contro la decisione di spostare a Catanzaro il capoluogo della regione. La reazione era stata inizialmente sostenuta anche dalle sinistre, ma un esponente della CISNAL (il sindacato missino), Ciccio Franco, coniò lo slogan "boia chi molla" ed organizzò una sollevazione della destra che si produsse in una vera e propria rivolta con barricate stradali e scontri armati con la Polizia. La rivolta si sarebbe conclusa solo nel febbraio dell'anno successivo, con l'ingresso dei carri armati in città. Nelle comunali che si tennero nel giugno del 1971 il partito ottenne clamorose affermazioni a Catania con il 23% e a Reggio Calabria con il 21%. Alle elezioni regionali in Sicilia dello stesso mese, cavalcando la protesta contro i patti agrari, ottenne ben 15 deputati all'Ars su 90.
La Destra Nazionale [modifica]
Nel febbraio del 1972 Almirante riuscì a formare un'alleanza con il PDIUM, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, ora chiamato "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale".
Alle elezioni politiche del 1972, l'MSI-DN (nel quale si erano anche candidati molti ufficiali dell'esercito e funzionari delle Forze dell'ordine) fece registrare un considerevole successo, raccogliendo l'8,7% dei voti alla Camera e il 9,2% al Senato. Contemporaneamente, in quell'anno la procura di Milano richiamandosi alla XII disposizione transitoria mise sotto inchiesta Almirante, accusandolo di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Un anno più tardi la Camera votò l'autorizzazione a procedere con 484 voti a favore contro 60 contrari. L'inchiesta andò avanti per qualche tempo coinvolgendo vari dirigenti missini, per essere abbandonata una volta constatato il riflusso elettorale del partito.
Negli anni '70 il consenso giovanile all'MSI-DN crebbe verticalmente e andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti "opposti estremismi". Il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito (che aveva preso il posto della Giovane Italia degli anni '50-'60), si trovò opposto alla FGCI, organizzazione giovanile del partito comunista e a quelle extraparlamentari, così come le frange estreme di entrambi gli schieramenti si trovarono in qualche modo rispettivamente a contatto con gruppi armati o organizzazioni terroristiche.
La drammaticità della situazione, insanguinata da decine di uccisioni (quasi sempre di giovanissimi) in entrambi i versanti, e non meno luttuosa per le forze dell'ordine, fece del MSI-DN un partito del quale in qualche modo pubblicamente si discuteva ogni giorno, fatto che gli assicurò quell'accesso all'informazione che pure molti quotidiani (e talvolta la stessa Televisione di Stato) cercavano di negargli. Il partito era diviso fra la corrente maggioritaria almirantiana, di carattere nazionalconservatore, ed una cospicua ma minoritaria corrente più radicale facente capo a Pino Rauti (che essendo catanzarese aveva tratto giovamento politico dalla rivolta reggina), mentre presidente restava l'autorevole Romualdi.
La scissione [modifica]
Per le elezioni politiche del 1976 fu creata da Almirante la "Costituente di destra per la libertà" e l'anno dopo vi fu anche una scissione nei gruppi parlamentari, dalla quale si formò un nuovo partito, Democrazia Nazionale, che intendeva collocarsi dentro l'arco costituzionale e a cui aderì la maggioranza dei parlamentari, poi sciolto dopo le elezioni del 1979, tra i cui artefici vanno citati Ernesto De Marzio e Gastone Nencioni.
La lotta al sistema [modifica]
Nel 1978 il Msi-Dn è promotore dell'Eurodestra, un accordo con altri movimenti di estrema destra europei, in previsione delle prime elezioni per il parlamento europeo del 1979.
Sempre nella stessa decade, il MSI-DN fece appassionate campagne (per esempio in occasione del referendum sul divorzio) sposando quasi appieno le posizioni della Chiesa cattolica, con l'evidente intento di sottrarre elettorato alla DC e sviluppando un fronte dialettico sulla via del moralismo, sia in opposizione alle "scandalose" posizioni del Partito Radicale e del PSI, sia costantemente segnalando scandali di malversazione e corruttela di governanti e pubblici amministratori. Ripetendo la strategia delle elezioni politiche del 1972, il MSI-DN fece ripetute e franche aperture all'elettorato militare, col quale effettivamente si stabilì una vicinanza. Diversi esponenti delle forze armate e dei servizi segreti coinvolti nelle inchieste sulla strategia della tensione furono candidati in collegi "sicuri" nelle sue file: ad esempio Vito Miceli (che fu eletto) e Giuseppe Santovito.
Da un punto di vista tematico, il partito insisté sulla "crisi del sistema", ovvero sull'inadeguatezza della struttura istituzionale del paese ai suoi reali bisogni, testimoniata d'altra parte dall'enorme instabilità politica di cui a molti anni dalla nascita continuava a soffrire. Fu proposto anche un modello di governo alternativo basato sul modello della Repubblica presidenziale.
Ciò malgrado, i risultati non andarono oltre un certo limite, ed anzi negli anni ottanta il movimento subì un processo di ridimensionamento elettorale, giungendo a prendere meno del 6% dei consensi alle elezioni del 1987.
In questo periodo però gradualmente si affievolì l'emarginazione del partito e nel 1985 il MSI votò a favore della conversione in legge del decreto di liberalizzazione del mercato televisivo ed ottenne, per la prima volta nella storia repubblicana, la presidenza di una Giunta, quella delle elezioni alla Camera, con Enzo Trantino.
La svolta [modifica]
Dopo questo insuccesso elettorale e la morte di Almirante (22 maggio 1988) si alternarono alla segreteria del partito l'allora 35enne Gianfranco Fini (cresciuto in seno al Fronte della Gioventù), quindi Pino Rauti e dal 1991 ancora Fini, stavolta stabilmente. I primi anni novanta furono critici per il partito, ormai in piena crisi di identità e a rischio di scomparsa dopo il referendum sulla legge elettorale maggioritaria del 1993. L'opera di propaganda del partito in questo periodo, alquanto discontinua, era caratterizzata sia da un richiamo al passato fascista, testimoniato dal proposito, espresso da Fini nel 1991, di attuare il "fascismo del 2000", o dall'elezione in parlamento di Alessandra Mussolini nel 1992, o ancora dalla commemorazione del settantesimo anniversario della marcia su Roma sempre nello stesso anno; sia, d'altra parte, cavalcando nuovamente la protesta anti-sistema, ad esempio attraverso l'incondizionato sostegno espresso dall' MSI-DN all'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Allo scoppio di Tangentopoli, l'MSI-DN condusse una feroce campagna contro il pentapartito e i cosiddetti "ladri di regime", dichiarando aperto appoggio ai giudici di "mani pulite".
A fine aprile 1993, un articolo sul Secolo d'Italia a firma di Francesco Storace (allora portavoce di Fini), lanciò l'idea di una nuova alleanza nazionale che associasse i missini con altri personaggi o schieramenti di idee conservatrici, come la destra democristiana. Nell'immediato l'idea non fu accolta, per ritornare sensibilmente in auge dopo l'ottimo esito del partito alle elezioni amministrative del novembre 1993, quando l'MSI-DN risultò essere il primo partito di Roma e Napoli, eleggendo anche numerosi sindaci in comuni minori. Fu una vera svolta politica che l'11 dicembre 1993 Fini assecondò con il varo di Alleanza Nazionale, o brevemente AN. Nello spirito dell'articolo di aprile, questa formazione non fu in un primo tempo intesa come una trasformazione del MSI-DN, ma come un contenitore politico del quale l'antico partito avrebbe appunto dovuto fare parte insieme ad altri movimenti.
AN si sarebbe presentata alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud (Polo del Buon Governo) e da indipendente al Nord, dove però riuscì a fare suo un solo collegio maggioritario (Bolzano). In ogni caso il partito raggiunse il suo massimo storico e diventò forza di governo (maggio 1994).
Il 27 gennaio 1995 alle 16,30[1], preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana, il MSI-DN si sciolse per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che passerà alla storia come "svolta di Fiuggi", per via della città che ospitava l'ultima assise missina.
Rauti, da sempre animatore dell'ala sociale, insieme a una discreta parte del partito, non accettò tuttavia questo cambiamento, interpretato come un "disconoscimento" del proprio passato, e il 3 marzo 1995 fondò il Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, rivelatasi negli anni successivi una presenza relativamente stabile all'interno del panorama politico. Nel 2004 Pino Rauti diede vita al Movimento Idea Sociale con tre vice segretari nazionali: Raffaele Bruno, Maurizio Dioniso e Lorena Colombo. Raffaele Bruno nel 2006 affidò il dipartimento attività sociali, alla medaglia d'argento al valor civile del comune di Napoli, Giuseppe Alviti, già Presidente Nazionale dell'Associazione Guardie Particolari Giurate.
« Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[2] »
Vittime di attentati [modifica]

Questa sezione sull'argomento politica è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
Oltre a esponenti rimasti feriti, alcuni missini furono uccisi prevalentemente quando, secondo la teoria degli opposti estremismi, vi furono gli anni di piombo durante i quali si contarono numerose vittime in partiti di opposte ideologie. Ricordiamo:
1970: Ugo Venturini
1972: Carlo Falvella
1973: Stefano e Virgilio Mattei uccisi nel Rogo di Primavalle
1974: Giuseppe Mazzola, Graziano Giralucci
1975: Sergio Ramelli
1975: Miki Mantakas
1975: Mario Zicchieri
1976: Enrico Pedenovi
1977: Angelo Pistolesi
1978: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni assassinati nella Strage di Acca Larentia
1979: Alberto Giaquinto, ucciso nel primo anniversario della strage di Acca Larentia
1979: Francesco Cecchin
1983: Paolo Di Nella, ucciso con un colpo di spranga mentre era intento ad affiggere un manifesto ambientalista a Roma

Dirigenti [modifica]
Capigruppo alla Camera dal 1953 al 1994 [modifica]
Giovanni Roberti dal 24.06.1953 al 4.06.1968
Giorgio Almirante dal 5.06.1968 al 3.07.1969
Ernesto De Marzio dal 3.07.1969 al 21.12.1976
Giorgio Almirante dal 11.01.1977 al 27.01.1977
Alfredo Pazzaglia dal 27.01.1977 al 23.04.1992
Giuseppe Tatarella dal 24.04.1992 al 10.04.1994
Raffaele Valensise dal 11.04.1994 al 10.02.1995
Capigruppo al Senato dal 1953 al 1994 [modifica]
Enea Franza dal 1953 al 1968
Augusto De Marsanich dal 1968 al 1972
Gastone Nencioni dal 1972 al 1977
Araldo Crollalanza dal 1977 al 1986
Michele Marchio dal 1986 al 1987
Cristoforo Filetti dal 1987 al 1994
Giulio Maceratini dal 1994 al 1995
Missini ministri [modifica]
Giuseppe Tatarella
Adriana Poli Bortone
Ex missini poi diventati ministri:
Gianfranco Fini
Ignazio La Russa
Maurizio Gasparri
Gianni Alemanno
Francesco Storace
Altero Matteoli
Giorgia Meloni
Andrea Ronchi
Mirko Tremaglia
Segretari [modifica]
Giorgio Almirante (dicembre 1946)
Augusto De Marsanich (gennaio 1950)
Arturo Michelini (ottobre 1954)
Giorgio Almirante (giugno 1969)
Gianfranco Fini (dicembre 1987)
Pino Rauti (gennaio 1990)
Gianfranco Fini (luglio 1991)
Congressi [modifica]
I Congresso - Napoli, 27-29 giugno 1948
II Congresso - Roma, 28 giugno - 1º luglio 1949
III Congresso - L'Aquila, 26-28 luglio 1952
IV Congresso - Viareggio, 9-11 gennaio 1954
V Congresso - Milano, 24-26 novembre 1956
VI Congresso - Genova, luglio 1960 (non si svolse)
VII Congresso - Roma, 2-4 agosto 1963
VIII Congresso - Pescara, 12-14 giugno 1965
IX Congresso - Roma, 20-23 novembre 1970
X Congresso - Roma, 18-21 gennaio 1973
XI Congresso - Roma, 13-16 gennaio 1977
XII Congresso - Napoli, 5-7 ottobre 1979
XIII Congresso - Roma, 18-21 febbraio 1982
XIV Congresso - Roma, 29 novembre - 2 dicembre 1984
XV Congresso - Sorrento, 11-14 dicembre 1987
XVI Congresso - Rimini, 11-14 gennaio 1990
XVII Congresso - Roma, 28-30 gennaio 1994
XVIII Congresso - Fiuggi, 25-27 gennaio 1995
Voci correlate [modifica]
Le organizzazioni giovanili [modifica]
Raggruppamento Giovanile Studenti e Lavoratori
Giovane Italia
Fronte della Gioventù
Fronte Universitario d'Azione Nazionale
Volontari Nazionali, già servizio d'ordine del MSI fino al 1994, rifondati nel 2005 come associazione autonoma.
Gli "eredi diretti" [modifica]
Movimento Sociale Fiamma Tricolore[3]
Alleanza Nazionale
Sigle che si richiamano all'MSI [modifica]
Nuovo Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale
Movimento Sociale-Fiamma Tricolore
Movimento Idea Sociale
Altre sigle d'area [modifica]
Fronte Sociale Nazionale
La Destra
Forza Nuova
Note [modifica]
^ L'ULTIMO SALUTO ROMANO
^ Il Gazzettino, intervista a Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
^ Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore e La Destra costituiscono, insieme, la lista unitaria La Destra-Fiamma Tricolore
Collegamenti esterni [modifica]
Esuli in patria - Storia del Movimento Sociale Italiano La Storia siamo Noi - Rai Educational
Dalle catacombe al governo. Storia della classe dirigente di destra. Puntata de "La storia siamo noi" di Giovanni Minoli
XIII Congresso (18/2/1982)
XIII Congresso (19/2/1982)
XIII Congresso (20/2/1982)
XIII Congresso (21/2/1982)
XIV Congresso (29/11/1984)
XIV Congresso (30/11/1984)
XIV Congresso (1/12/1984)
XIV Congresso (2/12/1984
XV Congresso (10/12/1987)
XV Congresso (11/12/1987)
XV Congresso (12/12/1987)
XV Congresso (13/12/1987)
XV Congresso (14/12/1987)
XVI Congresso (11/1/1990)
XVI Congresso (12/1/1990)
XVI Congresso (13/1/1990)
XVI Congresso (14/1/1990)
XVII Congresso (28/1/1994)
XVII Congresso (29/1/1994)
XVII Congresso (30/1/1994)
XVIII Congresso (25/1/1995)
XVIII Congresso (26/1/1995)
XVIII Congresso (27/1/1995)
Primo simbolo dell'MSI (1948-1968)
Secondo simbolo dell'MSI-DN in b/n (1972; 1983-1995)
Secondo simbolo dell'MSI-DN a colori (1972; 1983-1995)
Terzo simbolo dell'MSI-DN (1976-1979)
Quarto simbolo dell'MSI-AN (1994-1995)
[nascondi]
v · d · mPartiti politici italiani della Prima Repubblica
Maggiori
Democrazia CristianaPartito Comunista ItalianoPartito Socialista Italiano
Medi
Partito Liberale ItalianoPartito Nazionale Monarchico - Partito Socialista Democratico Italiano - Partito Repubblicano Italiano - Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale
Minori
Partito Radicale - Fronte dell'Uomo Qualunque - Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria - Democrazia Proletaria - Partito di Unità Proletaria - Partito Monarchico Popolare - Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica - Democrazia Nazionale
Sistema politico della Repubblica ItalianaCamera dei deputatiSenato della RepubblicaParlamento europeo
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_Sociale_Italiano-Destra_Nazionale"
Categorie: Politici del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale Movimento Sociale Italiano Partiti politici italiani (passato) Partiti e movimenti del neofascismo [altre]

lunedì 10 gennaio 2011

Il Partito Liberale Italiano (PLI)

Il Partito Liberale Italiano (PLI) era un partito politico italiano fondato nel 1946 che si ispirava e intendeva essere la continuazione del Partito Liberale costituito nel 1912 da Giovanni Giolitti e Vincenzo Ottorino Gentiloni in base al cosiddetto Patto Gentiloni, in funzione anti-socialista.
Indice[nascondi]
1 Origini: il Partito Liberale precursore del PLI
2 La fase costituente del PLI
3 La costituzione del PLI
4 L'attività politica del PLI
5 Storia
5.1 Le origini
5.2 Il periodo fascista
5.3 La costituzione del PLI
5.4 L'ostilità al centrosinistra e la scissione radicale
5.5 L'adesione al pentapartito
5.6 Lo scioglimento dopo Tangentopoli
5.7 La diaspora liberale
6 Risultati elettorali
7 Segretari
8 Congressi
9 Note
10 Collegamenti esterni
//
Origini: il Partito Liberale precursore del PLI [modifica]
Il Patto Gentiloni (così chiamato dal nome del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni) era stato fortemente voluto da Giolitti in seguito all'approvazione nello stesso anno, il 1912, della riforma elettorale, che introduceva il suffragio universale. Fino ad allora nel Regno d'Italia il suffragio era stato ristretto ad una base elettorale molto ristretta. Giolitti aveva promesso ai socialisti di Leonida Bissolati la riforma elettorale in cambio del loro appoggio alla guerra di Libia. Giolitti e vari esponenti della classe politica che aveva governato il Regno d'Italia nel suo primo sessantennio di vita, temevano però di venire emarginati dalla nuova legge elettorale che concedeva il diritto di voto a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni, indipendentemente dal censo. Per bloccare quindi l'avanzata del Partito Socialista che si riteneva avrebbe riscosso molti consensi nel mondo operaio, Giolitti si rivolse all'Unione Elettorale Cattolica di Gentiloni, una formazione politica che, con l'accordo dell'allora Pontefice (San Pio X), superava il divieto posto fino a quel momento ai cattolici di partecipare alla vita politica (con il Non expedit deciso dal papa il beato Pio IX). In base a tale accordo, nel Partito Liberale di epoca pre-fascista, erano perciò confluiti il filone risorgimentale più istituzionale ed il filone cattolico largamente maggioritario nel paese. I tre punti politici cardine stabiliti al congresso fondativo del Partito Liberale nel 1912 furono: 1) il finanziamento alle scuole private (prevalentemente cattoliche); 2) l'impegno a non permettere l'introduzione del divorzio in Italia; 3) la giurisdizione separata per il clero. Il Partito Liberale dell'epoca pre-fascista ebbe quindi un orientamento monarchico, cattolico e tradizionalista. Su tali basi il partito ottenne nelle Elezioni politiche italiane del 1913, la prima a suffragio universale maschile, una schiacciante vittoria elettorale con il 51 % dei voti espressi e, su 508 seggi, 260 eletti. Con le leggi eccezionali del 1928 il PNF divenne l'unico partito ammesso in Italia ed il Partito Liberale venne perciò sciolto d'autorità.
La fase costituente del PLI [modifica]
Dopo il 25 aprile 1943 alcuni esponenti politici liberali ripresero a partecipare all'attività politica in nome del Partito Liberale sulla base del proprio prestigio personale prima ancora che il partito fosse formalmente ricostituito. Sorse così il desiderio e l'esigenza di rifondare il Partito Liberale sciolto dal fascismo. Alcuni, come ad esempio Leone Cattani, Nicolò Carandini, e Mario Pannunzio, iniziarono, dopo l'8 settembre 1943 a pubblicare in clandestinità un periodico, Risorgimento Liberale. Dopo la liberazione della capitale, Risorgimento Liberale diventò l'organo ufficiale dell'embrione di partito che andava ricostituendosi. Per distinguerlo dal partito precursore sciolto nel 1928 e per analogia con gli altri partiti a base ideologica, venne coniato il termine Partito Liberale Italiano. Rimase però sempre forte il senso di continuità storica, anche se non giuridica, con il partito precursore e la fase costituente del PLI fu vista e vissuta essenzialmente come la riorganizzazione del Partito Liberale. L'attività politica in questa fase iniziò a prendere forme sempre più consistenti con l'adesione al progetto della ricostituzione liberale da parte di alcuni esponenti storici del liberalismo italiano come Benedetto Croce, Alessandro Casati e Marcello Soleri, oltre che di esponeneti più giovani come Manlio Brosio. Grazie soprattutto a Leone Cattani, Alessandro Casati e Marcello Soleri, il Partito Liberale partecipò alla formazione ed all'attività del CLN. Al sud nel 1944 Benedetto Croce, criticato però da Nicolò Carandini, e Mario Pannunzio, fu ministro senza portafoglio nel secondo governo Badoglio in rappresentanza dei liberali. Sempre a nome del ricostituedo Partito Liberale fecero parte del Governo Bonomi II Benedetto Croce, Nicolò Carandini, ed Alessandro Casati. Al nord Edgardo Sogno, medaglia d'oro della resistenza e capo dell' Organizzazione Franchi, partecipò al CLNAI in rappresentanza del Partito Liberale. Durante la Resistenza i liberali parteciparono attivamente alle azioni militari partigiane ed ebbero molti caduti tra le loro file.
La costituzione del PLI [modifica]
Il Partito Liberale Italiano venne uffialmente costituito con tale nome nel Congresso che si svolse a Roma dal 9 aprile al 3 maggio 1946. Nell'atto costitutivo approvato in tale occasione si faceva esplicito riferimento al Partito Liberale dell'epoca giolittiana e se ne dichiarava continuatore della linea politica. Il Partito Liberale Italiano (PLI) si qualificò perciò sin dalla sua costituzione come partito di destra, conservatore, nazionalista e tradizionalista, fortemente anti-comunista ed anti-socialista, pur mantenendo a pieno titolo e senza equivoci la qualifica di partito antifascista. Al referendum istituzionale del 1946 la stragrande maggioranza dei liberali fu a favore della Monarchia.
L'attività politica del PLI [modifica]
Il partito partecipò alla formazione di molti governi della Repubblica Italiana, soprattutto in alleanza con la Democrazia Cristiana nell'epoca del centrismo. Con l'avvio da parte della DC dei governi di centrosinistra il PLI, grazie al segretario Malagodi, diede vita ad una forte opposizione alle politiche volute dal Partito Socialista Italiano di Nenni. Alle elezioni politiche del 1963 il partito raggiunse il 7% dei consensi, miglior risultato elettorae della sua storia. In particolare il PLI si oppose alle nazionalizzazioni, soprattutto di quella dell'industrie elettriche ed all'istituzione delle regioni, viste come inutili forme di dissipazione del denaro pubblico. Il cavallo di battaglia era la lotta agli sprechi della pubblica amministrazione ed all'eccessiva tassazione. In generale, il PLI di Malagodi si presentò come il difensore della proprietà privata, della libera impresa e del risparmio individuale. Avversò quindi anche ogni forma di dirigismo economico e la partecipazione delle imprese dello Stato (le imprese statali) ad attività imprenditoriali di mercato. Grazie a queste posizioni il PLI arrivò a più che triplicare i propri consensi elettorali soprattutto al nord.
Il successo elettorale venne man mano diminuendo nel corso degli anni settanta a causa del forte ostracismo dei partiti del centrosinistra e della marcata radicalizzazione a sinistra della politica italiana in quegli anni.
Alle elezioni politiche del 1976 il PLI ebbe un forte calo e la guida del partito passò alla corrente di sinistra favorevole alla collaborazione con i socialisti ed in generale al dialogo con le formazioni di sinistra. Valerio Zanone fu il nuovo segretario del PLI a partire dal 1977 e, in contrasto con la linea politica fino ad allora espressa dal impressa dal Partito Liberale Italiano iniziò gradatamente a riorientarlo verso posizioni diverse dalla sua storia precedente e non più di destra conservatrice.
A partire dal 1981 fu protagonista dell'esperienza politica del cosiddetto Pentapartito. Nel maggio 1986 nuovo segretario del PLI fu nominato Renato Altissimo che continuò ed ampliò lo spostamento a sinistra del partito, tanto che in Puglia il segretario regionale Valentino Stola propose alleanze con il Partito Comunista Italiano. Il 15 marzo 1993 Renato Altissimo ricevette degli avvisi di garanzia. Il 4 dicembre 1993 ammettè di aver ricevuto denaro in maniera illecita, 200 milioni di lire in contanti. Imputato nel processo per la maxi tangente Enimont, è stato definitivamente condannato ad 8 mesi nel giugno 1998.
Travolto in tal modo dalle inchieste di Mani Pulite sui finanziamenti illeciti ai partiti, il PLI si sciolse nel 1994, così come molti partiti della Prima Repubblica.
Storia [modifica]
Le origini [modifica]
Le forze politiche liberali furono le protagoniste del processo che si compì nel 1861 all'Unità d'Italia in alleanza con la Monarchia di Casa Savoia. La natura estremamente elitaria del nuovo Stato italiano fece sì che praticamente l'intero Parlamento divenisse espressione di tale ideologia politica, seppur suddivisa fra una fazione rigidamente conservatrice, e un'altra più progressista e innovatrice. Quest'assoluto predominio, unito ai fenomeni di trasformismo che ben presto caratterizzarono la politica nazionale, impedirono la costituzione di un partito vero e proprio. La breccia di Porta Pia nel 1870, e il conseguente insorgere della Questione romana, scavarono un solco profondissimo fra i liberali e il mondo cattolico, spingendo quest'ultimo all'opposizione del regime sabaudo e dell'ordine politico vigente. Questa forte contrapposizione iniziò a venire meno solo tra la fine Ottocento e l'inizio del Novecento ed in particolare dopo la nomina nel 1909 del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni a capo della dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, UECI. La UECI era succeduta all'Opera dei Congressi, sciolta da San Pio X il 28 luglio 1904 perché troppo contigua alle tesi sostenute dalla Democrazia Cristiana Italiana di Romolo Murri. Il gruppo di Murri era formato da cattolici intransigenti fortemente anti risorgimentali ed anti liberali che sosteneva la necessità di preferire l'accordo tattico con i socialisti ed in generale con la sinistra (politica) piuttosto che appoggiare i liberali. Il conte Gentiloni sosteneva, invece, la fazione cattolica tradizionalista che si schierava con la Monarchia e con il Governo per parare la minaccia socialista, marxista ed anarchica volta non solo verso di essi, ma anche verso tutta o buona parte del patrimonio di valori tradizionali del mondo cattolico. Dopo la riforma elettorale ed il suffragio elettorale allargato l'accordo il connubio tra i cattolici tradizionalisti ed il liberalismo istituzionale giolittiano portò i liberali ad occupare lo spazio tra il centrista dello schieramento politico italiano e le posizioni conservatrici di destra
Il periodo fascista [modifica]
L'introduzione del sistema proporzionale nel 1919 e il conseguente trionfo dei partiti di massa socialista e popolare costrinse anche i liberali a cominciare a porsi il problema di più stabili forme organizzative. Il Partito Liberale, come tutti i partiti in quegli anni, si riorganizzò nel 1922 non più come comitato elettorale, ma in maniera più strutturata. Il modello derivava dell'esperienza e dal successo organizzativo del partito bolscevico di Lenin. Agli eredi della classe dirigente liberale che, da Camillo Benso di Cavour a Giovanni Giolitti, aveva fino a quel momento guidato il governo statale, tale modello organizzativo non risultava però molto congeniale ed in seguito finì per soccombere ad opera di un partito, il PNF che si era dotato di un'organizzazione paramilitare.
Il Partito Liberale così riorganizzato tuttavia continuò ad essere più un punto di riferimento aperto che un partito monolitico in grado di proporsi al paese come la sola espressione della rappresentanza politica liberale. Di fronte all'ascesa del fascismo, i liberali avanzarono sì critiche a difesa delle garanzie statutarie, ma in molti casi collaborarono all'instaurazione del nuovo regime autoritario, sia a livello centrale dove molti esponenti entrarono nel Governo Mussolini all'indomani della Marcia su Roma, sia a livello locale dove in molti casi fornirono al PNF il materiale umano per abbattere le esperienze amministrative socialiste e popolari. In vista delle elezioni del 1924 la maggioranza dei liberali accettò di entrare nel Listone Mussolini, seppur con rilevanti ed autorevoli eccezioni, prima fra tutte quella di Giovanni Giolitti. L'avvento della dittatura comportò lo scioglimento di tutti i partiti all'infuori del PNF, e un certo numero di liberali trovò un modus vivendi con il regime. D'altra parte, il più importante tra gl'intellettuali liberali, Benedetto Croce, fu per tutto il Ventennio, in Italia e all'estero, il simbolo vivente dell'opposizione morale e intellettuale alla dittatura, in nome della "religione della libertà" e del richiamo al Risorgimento nazionale: un'opposizione che, per il grande prestigio internazionale del filosofo, il fascismo fu costretto a tollerare, almeno fino a un certo segno.
La costituzione del PLI [modifica]

Benedetto Croce
Il Partito Liberale Italiano avviò la sua fase di ricostituzione politica nell'inverno del 1944 grazie al prestigio di Benedetto Croce e di Vittorio Emanuele Orlando partecipando, in maniera numericamente ridotta, ma efficace per le iniziative di combattimento sostenute, sia alla Resistenza partigiana che ai governi di unità nazionale guidati da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. In questo primo periodo due liberali divennero presidenti della Repubblica: prima Enrico De Nicola (1946-1948) e poi Luigi Einaudi (1948-1955).
Nel referendum istituzionale per la scelta tra repubblica e monarchia, il PLI si schierò per la monarchia.[1]
Il PLI non svolse mai una funzione di grande rilevanza nel panorama politico italiano, non raggiungendo mai un ragguardevole consenso di voti, ma ebbe sempre grande prestigio intellettuale, svolgendo il ruolo di pungolo liberale verso tutti i partiti democratici, specialmente sui temi dell'economia. Faceva parte della cultura della sinistra liberale, quella di tendenza più internazionalista ed anticlericale, il settimanale, Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio (1910-1968), che a partire dal 1949 rappresentò un punto di riferimento per il laicismo e libertarismo italiani. Questa corrente di pensiero andò gradatamente distinguendosi dal liberalismo originale per confluire poi nel mondo espresso dal pensiero e dal Partito Radicale.
L'ostilità al centrosinistra e la scissione radicale [modifica]

Luigi Einaudi
Sotto la segreteria di Giovanni Malagodi il partito si orientò su posizioni più coerentemente liberiste, più vicine agli insegnamenti di Einaudi che di Croce, con una durissima e storica opposizione alla nazionalizzazione dell'energia elettrica e in generale alla formula del Centrosinistra che condusse il Partito ad un periodo felice che vide molto salire i consensi. Il Partito liberale fu uno dei più strenui oppositori della riforma urbanistica ideata dal Ministro Fiorentino Sullo e che cercava di limitare gli effetti negativi della speculazione edilizia. Questa nuova strategia politica non fu apprezzata da alcuni giovani liberali (fra cui Eugenio Scalfari e Marco Pannella - che fu espulso dall'organizzazione giovanile del PLI), ispirati soprattutto dalla redazione del Mondo di Mario Pannunzio. Essi si staccarono dal PLI e fondarono il Partito Radicale nel 1955, su posizioni laiciste ed in certi casi non solo anti-clericali ma anti-cattoliche.
Rimasto all'opposizione per tutti gli anni sessanta, il PLI subì poi una crisi elettorale che lo portò a diventare un partito marginale nello scacchiere politico italiano. Nel 1972 Malagodi si dimise dall'incarico di segretario, e dopo il crollo del 1976 (quando il PLI ottenne solo l'1,6% dei voti alle elezioni politiche) fu scelto come segretario Valerio Zanone.
L'adesione al pentapartito [modifica]
Negli anni ottanta il PLI si spostò più a "sinistra" e fu parte del pentapartito, un'eterogenea coalizione di partiti che metteva insieme la Democrazia Cristiana (all'epoca dominata dalle correnti dorotee e più o meno di destra), il Partito Socialista Italiano, il PSDI e il PRI, uniti solamente dalla strenua volontà di escludere in ogni modo il PCI da qualunque ruolo di governo. La regione coi migliori risultati per il PLI fu il Piemonte, e in particolare la provincia di Cuneo, storico feudo elettorale di Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi e, nell'ultimo terzo del XX secolo, Raffaele Costa.
Neanche sotto la segreteria di Zanone il PLI aumentò i suoi consensi, e nel 1985, dopo un ennesimo insuccesso elettorale, il vertice nazionale cambiò ancora: si successero alla segreteria Alfredo Biondi, Renato Altissimo (che portò il partito al 2,8% dei voti durante le elezioni politiche del 1992) e Raffaele Costa.
Lo scioglimento dopo Tangentopoli [modifica]
Partendo da dati elettorali e di militanza così esigui, era inimmaginabile che il PLI avrebbe resistito al ciclone Tangentopoli. Renato Altissimo fu costretto a dimettersi e al suo posto divenne segretario Raffaele Costa. La situazione era ormai difficile ed un congresso furente sancì lo scioglimento del partito il 6 febbraio 1994.
In realtà si trattava di riconoscere la fine di un partito ormai ridotto al minimo. Già nel corso del 1993 alcuni esponenti liberali avevano tentato, pur mantenendo l'appartenenza al partito, di ricostituire una presenza liberale sotto nuovi simboli e nuove formule.
Nel giugno 1993, il presidente dimissionario Valerio Zanone aveva dato vita all'Unione Liberaldemocratica, un movimento di ispirazione liberal-democratica, di stampo non conservatore. Analogamente il segretario in carica Raffaele Costa, sempre nel giugno 1993, aveva fondato l'Unione di Centro inteso a raggruppare attorno a sé l'elettorato moderato di centrodestra, alternativo alla sinistra. Alcuni esponenti del PLI inoltre, come Paolo Battistuzzi e Gianfranco Passalacqua, aderirono sempre nel corso del 1993 al progetto di Alleanza Democratica, con una collocazione più decisamente di centrosinistra.
Il giorno dopo lo scioglimento, alcuni esponenti dell'ex-PLI scelsero di dare vita a un coordinamento dei liberali ormai sparsi in diversi movimenti nella prospettiva di riunificare in futuro le diverse esperienze dei liberali: Raffaello Morelli (su posizioni più progressiste) con l'appoggio di Alfredo Biondi (su posizioni più moderate-conservatrici) fondò così la Federazione dei Liberali Italiani.

Il simbolo della Federazione dei liberale italiani
In occasione delle elezioni politiche del 1994 la Federazione dei Liberali Italiani non si presentò unitariamente ma si limitò a stendere un documento di indirizzi politico-programmatici cui si invitavano ad aderire i diversi esponenti liberali candidati nei vari schieramenti: Costa e Biondi traghettarono la loro Unione di Centro (UdC), fondata l'anno prima – e da molti giudicata causa della presentazione da parte di Costa della mozione di scioglimento – verso il centrodestra, divenendo una forza del primo governo Berlusconi. Altri liberali come Zanone aderirono invece alla coalizione centrista del Patto per l'Italia e al progetto di Mario Segni, altri ancora scelsero di candidarsi autonomamente sotto le bandiere dei radicali (Lista Pannella e Riformatori).
Con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, molti ex esponenti del PLI (come il prof. Antonio Martino, il prof. Carlo Scognamiglio, i consiglieri Gianfranco Ciaurro e Pietro Di Muccio) migrarono verso Forza Italia , che realizzava l'antica ambizione sonniniana [2]del "partito liberale di massa"; altri migrarono verso Alleanza Nazionale come Gabriele Pagliuzzi, Giuseppe Basini e Luciano Magnalbò.
Pochi mesi dopo alle elezioni europee del 1994 la Federazione dei Liberali Italiani di Morelli spinse affinché fosse possibile, dato anche il sistema elettorale proporzionale, ripresentare una lista che unisse tutti i liberali al di là degli schieramenti e in nome dell'appartenenza al Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori (ELDR). Tuttavia ciò non fu possibile: i liberali erano ormai dispersi per strade diverse e si rivelò impossibile una lista unitaria. La FdL si presentò comunque in 2 circoscrizioni ma non raccolse risultati significativi (0,16%).
Nel 1996, dopo le elezioni politiche, terminò la breve esperienza dell'UdC dell'ultimo segretario Costa, che confluì definitivamente in Forza Italia.
La diaspora liberale [modifica]
Dopo lo scioglimento del PLI, uomini politici liberali si possono trovare in vari partiti italiani.
Nel 2004 è stato rifondato un nuovo Partito Liberale Italiano sotto la guida di Stefano De Luca (ex-Forza Italia), con vari esponenti ex-PLI come Giuseppe Basini, Renato Altissimo, Gian Nicola Amoretti (presidente dell'Unione Monarchica Italiana), Attilio Bastianini, Salvatore Grillo, Savino Melillo, Carla Martino, Carlo Scognamiglio. Il PLI è rappresentato in Parlamento da Paolo Guzzanti (eletto nel PdL e successivamente migrato).
Alcuni liberali fanno parte del Popolo delle Libertà, come l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, l'associazione Liberalismo Popolare di Raffaele Costa e Alfredo Biondi, il movimento dei Riformatori Liberali e alcuni uomini iscritti ad Alleanza Nazionale come Enzo Savarese e Luciano Magnalbò. In particolare questi liberali si rifanno alle moderne ideologie del conservatorismo liberale, del liberalismo nazionale e del liberismo economico. Molti liberali del PDL sono dentro il Parlamento, come Antonio Martino o Benedetto Della Vedova .
Altri liberali fanno parte del Partito Democratico, come per esempio Federico Orlando, Giovanni Marongiu e Valerio Zanone. Questi liberali si rifanno soprattutto a correnti del liberalismo quali il socialismo liberale, il liberalismo sociale e il liberalismo progressista.
Alcuni liberali, a livello locale, sono entrati nel movimento politico della Lega Nord, come l'ex presidente della provincia di Vicenza Manuela Dal Lago.
Alcuni liberali sono membri della Destra Liberale Italiana (più spostata a destra rispetto al Partito Liberale attuale), altri membri di partiti liberali regionali si sono riuniti in un Coordinamento dei Liberali Italiani.

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

Post più popolari

Elementi condivisi di PIETRO

Rachel

Rachel

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

GALWAY - IRLANDA

GALWAY - IRLANDA

PUNTA ARENAS

PUNTA ARENAS

VULCANO OSORNO

VULCANO OSORNO

Fairbanks

Fairbanks

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

DESERTO DI ATACAMA

DESERTO DI ATACAMA

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Port Soderick

Port Soderick

TRAMONTO SU GERUSALEMME

TRAMONTO SU GERUSALEMME

Masada, l'inespugnabile

Masada, l'inespugnabile

KATYN

KATYN

I GUERRIERI DELLA NOTTE

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

THE WOLFMAN

THE WOLFMAN

Sistema Solare

Sistema Solare

TOMBSTONE

TOMBSTONE

coco

coco

PLAYLIST MUSICALE I^

Rebecca Hall

Rebecca Hall