Pietro Berti

Pietro Berti

VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog

I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

Anchorage
Visualizzazione post con etichetta Obama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Obama. Mostra tutti i post

martedì 15 febbraio 2011

IRAN: CONSERVATORI CHIEDONO IMPICCAGIONE PER MUSSAVI E KARRUBI

Iran: i conservatori chiedono l’impiccagione per Mussavi e Karrubi. Obama: “La popolazione sia libera di protestare”

IRAN: CONSERVATORI CHIEDONO IMPICCAGIONE PER MUSSAVI E KARRUBI - Dopo le manifestazioni di ieri e i violenti scontri tra le forze dell’ordine e i migliaia di dimostranti scesi in piazza contro il regime di Mahmoud Ahmadinejad e dell’ayatollah Ali Khamenei, l’Iran sta tornando alla normalità. Il bilancio è di due persone morte e di numerosi feriti. La mobilitazione, imponente, del’onda verde suscita le rabbiose reazioni del mondo politico del Paese. Gruppi di deputati conservatori infatti hanno chiesto di “impiccare Mussavi e Karrubi“, i leader dell’opposizione. Gli slogan “Morte a Mussavi”, ”Morte a Karrubi” e “Morte a Khatami” sono stati gridati in aula dopo che Ali Larijani, presidente dell’assemblea, aveva accusato i capi della protesta di essersi fatti “strumento degli Usa e del regime sionista (riferito a Israele, ndr)”.Il regime iraniano, dunque, continua ad usare il pugno di ferro contro le proteste. Ne è un’ulteriore conferma la dichiarazione del procuratore generale, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che suona come una minaccia. Il procuratore promette infatti che la magistratura “agirà in tempi brevi e severamente contro coloro che sono dietro agli incidenti di ieri”.Stando alle informazioni che circolano sul web, Mussavi e Karrubi sarebbero stati messi in stato di isolamento nelle loro abitazioni fin da prima della manifestazione di ieri e le loro linee telefoniche sarebbero state interrotte.
In queste ore, inoltre, arriva il commento del presidente americano Barack Obama in merito alla situazione iraniana. Obama spera che “anche in Iran il popolo sia libero di esprimersi” e che l’Egitto “possa essere di esempio a tutta la regione medio orientale, anche se ogni Paese ha la propria identità”. Il capo della Casa Bianca si augura che anche gli iraniani “abbiano il coraggio”, anche se riconosce che in Iran la situazione è particolarmente complessa: in Egitto, infatti, l’esercito ha tenuto un comportamento lodevole, mentre le autorità iraniane hanno risposto con la violenza alle proteste.
Tatiana Della Carità fonte : http://www.direttanews.it/2011/02/15/iran-i-conservatori-chiedono-limpiccagione-per-mussavi-e-karrubi-obama-la-popolazione-sia-libera-di-protestare/

giovedì 10 febbraio 2011

Egitto, Mubarak non molla

Egitto, Mubarak non molla
Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni

Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni"

Mubarak, ha preso la parola con oltre mezz'ora di ritardo sull'orario previsto (le 21.00 ora italiana) in diretta. Ecco la situazione egiziana in tempo reale.
22:05 - Riesplode la protesta dei manifestantiAl termine del discorso di Mubarak, in piazza sono tantissimi i manifestanti che protestano urlando e agitando le scarpe. "Vattene, vattene" gridano a gran voce, probabilmente delusi per non aver ascoltato quel che si aspettavano: le dimissioni di Mubarak o almeno il passaggio di "potere" al suo vice.
22:03 - Il discorso è terminato
21:58 - "Mi sono sacrificato per questo paese""Usciremo da questa situazione, vogliamo dare una risposta forte a chi viene contro di noi - ha detto Mubarak - ma non accetterò mai diktat stranieri. Voglio ricordare a tutti che io vivo per questo Paese, mi assumerò le mie responsabilità nei confronti di un Paese a cui ho dato tutto quello che ho potuto."
1:50 - "Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma fino ad allora resterò al potere""Non mi candido alle prossime elezioni - dice Mubarak - Farò in modo che ci siano tutte le condizioni per tenere elezioni libere e trasparenti in Egitto. La mia priorità ora è far tornare la fiducia nel popolo egiziano. Dobbiamo continuare il dialogo, lontano dai conflitti".
21:45 - Iniziato il discorso di Mubarak
21:41 - Poteri al vice presidente"Ho passato il potere e le mie deleghe al vice presidente Omar Suleiman, secondo quanto prevede la Costituzione". E' questo quanto dovrebbe annunciare il presidente egiziano Hosni Mubarak nel suo discorso televisivo, secondo anticipazioni di 'al-Arabiya'. A proposito delle vittime degli scontri tra manifestanti e polizia delle scorse settimane in Egitto ha assicurato che "il loro sangue non è stato versato invano".
21:40 - Anticipazioni sul discorso di MubarakMubarak, annuncerà la riforma di cinque articoli della costituzione egiziana e l'abolizione di un sesto articolo. Lo riferisce 'al-Arabiya', secondo la quale Mubarak nel suo discorso affermerà di "non accettare i dettami che vengono dall'estero", chiedendo scusa alle famiglie "delle vittime della repressione della polizia".
21:27 - Mubarak si fa attendereE' di quasi mezz'ora il ritardo di Mubarak rispetto all'orario annunciato per il suo discorso. In piazza la gente continua a festeggiare in attesa di ascoltare cosa il presidente egiziano dirà.
21:05 - L'Europa tende la mano all'EgittoL'unione europea si dice pronta ad aiutare la democrazia egiziana. Lo ha dichiarato il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton.
20:55 - In piazza almeno 200.000 personeCirca 200.000 persone sono radunate In piazza Tahrir, in attesa del discorso del capo dello stato che dovrebbe annunciare le proprie dimissioni alla nazione
20:35 - Mubarak parlerà dal CairoSecondo le ultime informazioni raccolte il presidente egiziano terrà il suo discorso alla nazione in diretta televisiva dal palazzo presidenziale proprio dalla città del Cairo. Smentite quindi le notizie che lo davano già in fuga a Sharm el Sheikh.
20:05 - Mubarak parlerà alle 21.00Il presidente egiziano Hosni Mubarak parlerà alle 20 GMT (le 21 in Italia). Lo ha riferito un portavoce del governo.


OBAMA: gli usa faranno tutto ciò che possono» per garantire «una transizione ordinata»
Mubarak: «Affido i poteri a Suleiman, ma resto fino alle prossime elezioni»
L'esercito scende in campo: «Proteggeremo noi la nazione». La piazza furiosa con il rais che non se ne va.
MILANO - La situazione in Egitto sembrava giunta ad un punto di svolta. Ma un discorso in tv del presidente Hosni Mubarack ha riportato indietro le lancette dell'orologio. Il presidente ha detto: «Affido i miei poteri al vice presidente (Omar Suleiman) in base a quanto previsto dalla Costituzione fino alle nuove elezioni che si terranno in settembre a cui non mi candiderò». Mubarack ha promesso ancora una volta le riforme costituzionali necessarie, ma poi ha ribadito: «Non lascerà mai questa terra». «Non accetterò mai diktat» che arrivano da Paesi «stranieri» ha detto ancora Mubarak che poi ha precisato di non voler sospendere lo stato di emergenza in vigore dal 1981. Al discorso con cui Hosni Mubarak ha annunciato di voler restare al potere fino alle elezioni di settembre, piazza Tahrir, teatro princiaple in queste settimane della protesta anti-regime, è esplosa in un urlo di indigna.
LA POSIZIONE DEI MILITARI - E dire che in precedenza l'esercito aveva manifestato un presa di distanza dal presidente egiziano. Nel «comunicato numero 1» del Consiglio supremo delle forze armate egiziane è stato annunciato in tv che il consiglio sta esaminando «le misure» necessarie per proteggere il paese. La televisione di stato ha interrotto i programmi per diffondere il breve comunicato letto da un militare in uniforme. Di seguito, la televisione ha mostrato immagini degli ufficiali membri del consiglio, presieduto dal ministro della Difesa, il maresciallo Mohammed Hussein Tantaui. «Tenuto conto della responsabilità delle forze armate e del loro impegno a proteggere il popolo e preservare i suoi interessi e la sua sicurezza; per vigilare sulla sicurezza della nazione e dei cittadini e sulle conquiste del grande popolo egiziano; per sostenere le richieste legittime del popolo, il consiglio supremo delle forze armate si è riunito oggi, giovedì 10 febbraio». Il consiglio «ha deciso di rimanere riunito in sessione permanente per esaminare le decisioni che possono essere prese al fine di proteggere la nazione, le conquiste e le ambizioni del grande popolo d'Egitto».
MISTERO - La tv Al Arabiya sostiene che Mubarak dopo il discorso è diretto a Sharm el-Sheikh e da lì dovrebbe andare in Germania per curarsi.
SCIOPERI E PROTESTE - Nel diciassettesimo giorno della protesta anti-regime alle manifestazioni si aggiungono gli scioperi. Migliaia di lavoratori di varie categorie - dall'industria petrolifera, ai trasporti, alle telecomunicazioni - sono scesi in piazza per chiedere più trasparenza e migliori condizioni salariali, unendosi ai manifestanti di piazza Tharir che chiedono l'uscita di scena di Mubarak.
LA POSIZIONE USA - Sul fronte politico-diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiamato mercoledì il re dell'Arabia Saudita Abdullah. Lo ha reso noto la Casa Bianca, riferendo che «il presidente ha sottolineato l'importanza di adottare misure immediate per una transizione che sia ordinata, significativa, durevole e legittima, e che corrisponda alle aspirazioni del popolo egiziano». «Il presidente - ha precisato la Casa Bianca - ha riaffermato l'impegno a lungo termine degli Stati Uniti per la pace e la sicurezza nella regione». Obama, ha poi detto che gli Usa faranno «tutto ciò che possono» per garantire in Egitto «una transizione ordinata» verso la «democrazia» e che punti a «libere elezioni».
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_10/egitto_scioperi_8cff2742-3507-11e0-b824-00144f486ba6.shtml

Egitto: Mubarak sarebbe gia' partito. Esercito, no poteri a Suleiman

Egitto: Mubarak sarebbe gia' partito
Stasera parlera' al Paese. Nbc: Suleiman prendera' il suo posto
ANSA) - IL CAIRO, 10 FEB - Il presidente egiziano Hosni Mubarak, che avrebbe gia' lasciato il Cairo, si dimettera' entro stasera. Lo riferiscono le tv arabe e lo sostiene la Cia. Secondo la tv al Arabiya, Mubarak e' diretto a Sharm el Sheikh assieme al capo di stato maggiore dell'esercito. Omar Suleiman - riporta la Nbc - prendera' il posto del presidente che parlera' stasera al Paese. L'esercito ha annunciato che 'appoggera' le richieste legittime del popolo'. Piazza Tahrir, riempita totalmente, e' in fibrillazione.

Egitto: esercito, no poteri a Suleiman
Fratelli musulmani, temiamo un colpo di stato
(ANSA) - IL CAIRO, 10 FEB - Fonti dell'emittente tv al Jazira hanno detto che l'esercito si e' opposto alla diffusione di un discorso in cui il presidente egiziano Mubarak avrebbe dovuto annunciare il trasferimento di tutti i suoi poteri al vice presidente Omar Suleiman. Mubarak, secondo quanto riferito dalla Tv di Stato, ha incontrato lo stesso Suleiman ed il premier Shafiq. Un alto esponente dei fratelli Musulmani intanto lancia l'allarme: temiamo che l'esercito stia preparando un colpo di stato

Egitto, Mubarak verso l'addio
Il Paese rischia di piombare nel caos, presidente forse in fuga
Mubarak, prenderà nuovamente la parola in diretta tv e probabilmente già in serata annuncerà le sue dimissioni. Ancora non è chiaro a chi andranno i poteri. Sembra ipotizzabile che l'esercito possa assumere il controllo del Paese. Ecco la situazione egiziana in tempo reale.
19:55: Obama:"Si sta facendo la storia"Proseguendo nel suo discroso il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha poi detto che in Egitto "si sta facendo la storia, una nuova generazione leva la voce per essere udita". Gli Usa, ha detto, faranno "tutto ciò che possono" per garantire "una transizione ordinata" verso la democrazia e che punti a "libere elezioni".
19:44 - Mubarak ancora al Cairo"Nostre fonti hanno confermato la presenza di Hosni Mubarak nel palazzo presidenziale del Cairo". Lo ha annunciato la tv satellitare 'al-Arabiya'. Il presidente egiziano "Mubarak non è partito per Sharm el-Sheikh, ma sta trattandoil passaggio di poteri con il suo vice Omar Suleiman",
19: 30 - Obama commenta la situazioneIl presidente degli Stati Uniti ha appena iniziato una diretta televisiva dal Michigan per commentare quanto sta accadendo in Egitto. La Casa Bianca segue "passo passo" l'evolversi della situazione in Egitto, "ma ciò che gli Stati Uniti si aspettano non cambia - ha detto Obama: transizione ordinata ed elezioni libere e giuste".
19: 25 - Netanyahu: "Egitto vuole stabilità"Il premier Benyamin Netanyahu ha detto che Israele "desidera in Egitto stabilità e continuità e che sia preservata la pace con Israele, quale che sia il governo al potere. Noi comunque - ha aggiunto - ci aspettiamo che il governo in Egitto sappia tutelare la pace" con Israele.
19: 15 - Festeggiamenti e danzeAnche se resta il mistero sulla sorte di Mubarak e si cerca di capire se rimarrà al potere o no, i migliaia di manifestanti di piazza Tahrir hanno già cominciato a esprimere gioia con danze e canti e sventolando in alto piccoli striscioni e cartelli con la scritta "Mubarak vattene".
19:05 - In piazza si festeggia:"Il regime è caduto"Un comandante dell'esercito ha parlato ai manifestanti in piazza Tahrir e le sue parole hanno scatenato scene di grande gioia. "Tutto ciò che volete sara' realizzato", ha affermato il generale Hassan al-Roweny, che comanda l'esercito per la regione centrale. Roweny ha poi chiesto alle migliaia di manifestanti che affollano la piazza di cantare l'inno nazionale e mantenere il Paese sicuro. Ascoltate queste parole, i manifestanti hanno intonato un coro: "Il popolo chiede la caduta del regime e il regime è caduto".
19:00 - Mubarak incontra premier ShafiqIl presidente egiziano Hosni Mubarak sta ora incontrando al palazzo presidenziale il primo ministro Ahmed Shafiq. Lo ha riferito la tv di Stato egiziana. In precedenza aveva incontrato anche il vice presidente Omar Suleiman.

mercoledì 2 febbraio 2011

Usa/ Ambasciatore in Cina si dimette in vista presidenziali 2012

Usa/ Ambasciatore in Cina si dimette in vista presidenziali 2012
Potrebbe sfidare Obama candidandosi tra le fila dei repubblicani

New York, 1 feb. (TMNews) - Jon Huntsman, l'ambasciatore americano in Cina, ha rassegnato le dimissioni. Lo ha annunciato la Casa Bianca aggiungendo che l'ambasciatore lascerà la sede diplomatica cinese ad aprile. Secondo la stampa americana, Huntsman potrebbe sfidare Barack Obama candidandosi alle presidenziali del 2012 tra le fila dei repubblicani. Proprio Obama nel maggio del 2009 lo aveva nominato a capo della missione diplomatica a Pechino; Huntsman era allora governatore dello Utah.
Al Grand Old Party sono già al lavoro per organizzare i primi passi della campagna elettorale. Qualora l'ex senatore dello Utah decidesse di scendere il campo, la repubblicana Susie Wiles ha già messo in piedi l'Horizon Pac, un gruppo di esperti pronto a fare parte del team strategico del possibile candidato.
Negli ultimi tempi Huntsman ha evitato di rispondere a domande mirate sulla possibilità di una corsa alla Casa Bianca nel 2012, ma non ha mai smentito di considerare seriamente quest'opzione. Nel corso delle vacanze natalizie, l'ambasciatore si è incontrato con il senatore John McCain, che Huntsman aveva sempre supportato durante la candidatura presidenziale del 2008. Secondo fonti vicine al senatore, Huntsman avrebbe detto di essere ancora in dubbio se scendere in campo, già nel 2012 e non nel 2016, come i vertici del partito repubblicano e democratico si aspettavano.
Alcuni esponenti del partito repubblicano hanno detto al sito web Politico, solitamente ben informato, che la decisione dell'ambasciatore Huntsman se correre o meno contro il presidente Obama tra un anno, potrebbe arrivare solo a inizio dell'estate.
fonte: http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/02_febbraio/01/usa_ambasciatore_in_cina_si_dimette_in_vista_presidenziali_2012,28123690.html?shrbox=facebook

sabato 29 gennaio 2011

Egitto: gli appelli a Mubarak. Razzia al Museo egizio

Qui di seguito una rassegna stampa sulla gravissima situazione in Egitto, innescata dalla "guerra del pane" in Tunisia

Egitto: appello a Mubarak da Sarkozy, Merkel e Cameron

PARIGI – Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e David Cameron hanno lanciato stasera un appello congiunto al presidente egiziano, Hosni Mubarak, perché ”eviti ad ogni costo l’uso della violenza contro civili disarmati”, e ai manifestanti affinché ”esercitino pacificamente i loro diritti”.
In un comunicato reso noto a Parigi dall’Eliseo, i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna esprimono ”preoccupazione” e riconoscono a Mubarak il ”ruolo moderatore svolto da diversi anni in Medio Oriente. Noi – si legge nel comunicato congiunto – gli chiediamo ora di dar prova della stessa moderazione per affrontare l’attuale situazione in Egitto”.
”E’ essenziale che le riforme politiche, economiche e sociali future che il presidente Mubarak ha promesso – continua il comunicato dell’Eliseo – siano realizzate pienamente e rapidamente e che rispondano alle aspirazioni del popolo egiziano”. ”I diritti dell’uomo e le libertà democratiche – continua il testo – devono essere pienamente rispettate, compresa la libertà d’espressione e di comunicazione, in particolare l’uso del telefono e di Internet; oltre al diritto di riunione e di manifestazione pacifica”.
I tre leader aggiungono che ”il popolo egiziano ha rivendicazioni legittime ed aspira a un futuro migliore e più giusto. Facciamo appello al presidente Mubarak per l’avvio di un processo di cambiamento che si traduca in un governo a rappresentanza allargata ed elezioni libere e giuste”.
29 gennaio 2011 21:16
dal sito web http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/egitto-sarkozy-merkel-cameron-mubarak-730640/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

Egitto, a Mubarak solidarietà dall’Arabia Saudita e dall’Anp

GEDDA – Il re Abdallah dell’Arabia Saudita, lo stesso che ha offerto ospitalità all’ex presidente tunisino Ben Ali, ha telefonato al presidente egiziano Hosni Mubarak per esprimergli la propria solidarietà e denunciare ”gli attacchi alla sicurezza e stabilità” dell’Egitto. Lo ha annunciato l’agenzia ufficiale saudita Spa.
L’Arabia saudita ha fatto sapere di ritenere le proteste in Egitto frutto di “infiltrati” che cercano di destabilizzare il paese. Il re saudita, durante la telefonata fatta a Mubarak, ha ricordato, secondo quanto riporta la Cnn, che l’Egitto “è un paese arabo e islamico. E nessun arabo musulmano può sopportare certe infiltrazioni nel nome della libertà di espressione. Infiltrazioni che si insinuano nella Fratellanza Musulmana dell’Egitto per destabilizzare la sua sicurezza e stabilità”.
“L’Arabia saudita, ha detto ancora re Abdallah, condanna fermamente le proteste”.
Mubarak, secondo quanto riporta l’emittente statunitense, avrebbe assicurato al sovrano saudita che “la situazione è stabile” e le proteste “sono compiute soltanto da gruppi che non vogliono la sicurezza e la stabilità per il popolo egiziano”.
Il presidente ha aggiunto che l’Egitto”fermerà chiunque tenterà di colpire la libertà del popolo egiziano e non permetterà a nessuno di servirsi di questi gruppi per raggiungere fini eversivi”.
L’Anp. Anche il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha chiamato oggi il rais egiziano, Hosni Mubarak, per esprimere la propria ”solidarietà all’Egitto” e agli sforzi intrapresi per garantire ”la stabilità e la sicurezzza” del Paese. Lo ha riferito un portavoce da Ramallah.
Il presidente dell’Anp – ha sottolineato il portavoce – ha telefonato a Mubarak per ”manifestare solidarietà all’Egitto e al suo impegno per la stabilità e la sicurezza”. Abu Mazen ha poi auspicato che il Paese possa superare la crisi attuale e ha invocato ”la benedizione di Dio sull’Egitto e sul suo popolo, che sempre sono stati al fianco del popolo palestinese”.
Il governo del Cairo ha avuto un ruolo centrale negli ultimi mesi nei tentativi (finora falliti) di avviare un percorso di riconciliazione fra le maggiori fazioni rivali palestinesi: Fatah, il partito laico che fa capo allo stesso Abu Mazen e mantiene il potere in Cisgiordania, e Hamas, il movimento islamico radicale che dal 2007 si è impadronito del pieno controllo dell’enclave della Striscia di Gaza.
Nell’ambito di questa mediazione, il regime di Mubarak ha sempre avuto, tuttavia, un rapporto di maggiore sintonia con le posizioni moderate e filo-occidentali di Abu Mazen, rispetto a quello – non privo di asperità e recriminazioni reciproche – tenuto verso Hamas: la cui roccaforte resta d’altronde chiusa in una sorta di tenaglia di sicurezza parallela imposta da Israele ed Egitto. dal sito web http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/egitto-re-saudita-solidarieta-mubarak-730308/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

Razzia al Museo egizio
Egitto, nuove nomine ma più di cento morti

Ancora tensione e scontri al Cairo. Violato il coprifuoco da 50.000 scesi in piazza al Cairo per manifestare. Assaltato il ministero degli interni, la polizia ha aperto il fuoco uccidendo tre persone. Sarebbero ormai circa 100 i morti in queste giornate di proteste nel paese. Un altro gruppo avrebbe danneggiato due mummie nel museo egizio prima di essere respinto dagli agenti. I figli del Presidente Mubarak si sarebbero messi in salvo a Londra. Nel nuovo Governo, presieduto dall'ex ministro dell'aviazione civile, Ahmed Shafik,il numero due e' Omar Soleiman, capo dei servizi segreti. El Baradei: nuove nomine sono solo una mossa per prendere tempo.Il Cairo, 29-01-2011
La rivolta non si placa, ma la quinta giornata della collera non viene funestata dagli scontri violenti tra manifestanti e forze dell'ordine che fino ad oggi hanno lasciato sul terreno cento morti. Le violenze hanno cambiato, pero', scenario e obiettivo. Un'ondata di saccheggi e' dilagata nelle zone residenziali piu' ricche della capitale, spingendo l'esercito a lanciare un appello ai manifestanti ad aiutarlo a controllare le strade e le proprieta' dei cittadini.
Vandali hanno anche assaltato il museo egizio del Cairo rompendo le vetrinette di esposizione, e lasciando a terra, talvolta in pezzi, preziosi e delicati reperti dell'antico Egitto, prima che l'esercito prendesse il controllo dell'edificio. L'entrata in scena dei soldati, a lungo invocati dai manifestanti esasperati dalle violenze della polizia, ha contribuito a riportare un po' di calma nelle piazze invase da migliaia di persone, in barba al coprifuoco anticipato di tre ore rispetto a ieri.
Pur avendo l'ordine di essere intransigenti con chi non rispettasse la consegna di non essere in strada dalle 16 alle 8 del mattino, i soldati nei loro cingolati e carri armati, dispiegati nei punti strategici del Cairo e di altre citta' egiziane, non sono intervenuti. In molti casi hanno simpatizzato con i manifestanti che hanno letteralmente e pacificamente preso d'assalto i blindati mentre sfilavano per la citta', scambiandosi pacche sulle spalle, e strette di mano.
Nessuna reazione e' venuta dai soldati nemmeno quando la gente e' rimasta in strada dopo l'annuncio delle nomine fatte dal rais Hosni Mubarak. Il presidente, che in nottata aveva preannunciato la formazione di un nuovo governo per oggi, ha provveduto a nominare un vice Omar Suleiman.
Fino ad oggi potentissimo fedele capo dei servizi segreti, e titolare di dossier delicati come quello del negoziato palestinese, da tempo indicato come possibile successore di Mubarak alle presidenziali previste per la fine di questo anno. A capo del governo Mubarak ha indicato Ahmed Shafik, ministro dell'aeronautica civile. Entrambi sono generali cosi' come sono legati all'esercito o comunque alle forze di sicurezza secondo indiscrezioni dei media.
Alla difesa sarebbe andato il capo di Stato maggiore Sami Anan mentre agli Interni sarebbe stato nominato un altro generale Ahssan Abdel Rahman. Le decisioni del rais non hanno soddisfatto le folle e nemmeno gli oppositori politici. Per i fratelli musulmani e per Mohammed El Baradei, leader del movimento per la riforma, la nomina di Suleiman e di Shafik deve solo essere il preludio per la fine del regime Mubarak e l'avvio di una transizione pacifica che porta alle riforme.
Anche i manifestanti sono rimasti in piazza dopo le nomine per segnalare il loro scontento, anche se meno numerosi dell'inizio del pomeriggio. Molti sono tornati alle loro case per prendere parte a una sorta di ronde popolari che i condomini stanno mettendo in piedi in molti quartieri del Cairo per vigilare contro l'arrivo di bande di vandali e di saccheggiatori.
Armati di coltello e talvolta di armi da fuoco assaltano negozi, grandi magazzini, automobili e case private per rubare, ma secondo molti egiziani anche per creare il caos. In serata un portavoce del ministero della Difesa e' intervenuto in televisione per chiedere il rispetto del coprifuoco e in giornata militari con megafoni invitavano i manifestanti a rispettare il coprifuoco, almeno nelle ore notturne, per consentire all'esercito di pattugliare le strade.
In vari quartieri della capitale Nasr City, Mohandesin, Heliopolis, l'esercito ha promesso di mandare rinforzi ed ha anche istituito un numero verde per segnalare le emergenze. Come avviene dall'inizio della protesta, anche oggi si sono rincorse voci su fughe all'estero, poi smentite, dei figli di Mubarak Gamal e Alaa, il primo insistentemente indicato come suo possibile delfino. Dati entrambi a Londra con la famiglia, la notizia e' stata smentita dalla tv di Stato.
Una ventina di jet privati ha pero' effettivamente lasciato il Cairo per Dubai e uno anche per l'Italia. A bordo di quest'ultimo c'era la famiglia di Neguib Sawiris, patron della Wind. Meno fortuna hanno avuto i circa 2.000 viaggiatori rimasti tutta la giornata all'aeroporto del Cairo nella speranza di lasciare il paese. dal sito web http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=149615


Obama sfida Mubarak: ora riforme concrete
29 gennaio, 02:20 (di Marcello Campo)
WASHINGTON - Duro monito di Barack Obama a Hosni Mubarak. Fermi la violenza, mantenga gli impegni e si assuma ''la responsabilita' di fare passi concreti per assicurare riforme politiche, economiche e sociali al suo popolo''. L'inquilino della Casa Bianca ha aspettato che Mubarak facesse il suo discorso alla nazione, prima di chiamarlo al telefono e per oltre trenta minuti fare assieme il punto della situazione. Quindi lo ha sfidato pubblicamente a far seguire i fatti alle parole. Senza perdere un minuto, anche Obama s'e' presentato davanti alle telecamere, ponendo fine a una delle giornate piu' drammatiche della storia egiziana.
Dopo che la rivolta popolare e' giunta al quarto giorno consecutivo, agli Stati Uniti sembra non bastare il semplice annuncio del presidente egiziano di varare un nuovo esecutivo che assicuri liberta' e democrazia. Dal tono deciso assunto da Barack Obama, si capisce che la crisi e' talmente grave da non permettere agli States una firma su una sorta di cambiale in bianco. Dopo un regime lungo trent'anni, e' tempo che alle promesse seguano fatti precisi.
Il presidente Usa misura le parole, ma il suo intervento suona come una sorta di ultimatum alla leadership dell'antico alleato Hosni Mubarak, da giorni duramente contestato dalla piazza. Obama non poteva essere piu' chiaro nel ribadire, cosi' come fece proprio al Cairo in uno dei suoi discorsi piu' celebri, che ''i diritti di liberta' sono universali, Al Cairo come nel resto del mondo''. A Mubarak che denuncia ''un complotto per destabilizzare il Paese'', Obama replica brusco che gli Stati Uniti saranno sempre a fianco con chi ''lotta pacificamente per decidere il proprio futuro''.
Il 44/o presidente degli Stati Uniti sa bene che l'Egitto e' un Paese troppo importante per gli interessi americani sullo scacchiere mediorientale, per lasciarlo in mano alle frange estremiste. Quindi, mentre ammonisce Mubarak a essere coerente, cerca di offrire una sponda ai manifestanti che lottano pacificamente per un Egitto piu' giusto e piu' libero. Va letto in quest'ottica il fortissimo pressing della Casa Bianca, espresso esplicitamente dallo stesso Obama, a porre fine al blocco del web, qualcosa di inaudito nella moderna societa' della comunicazione, un mondo in cui gli Usa vogliono inserire l'Egitto. Anche l'appello alle nuove generazioni, e alla loro voglia di emanciparsi, ribadito stasera da Obama, va in questo senso. Solo i prossimi giorni, che il presidente ammette ''saranno difficili'', diranno se i giovani egiziani in piazza risponderanno positivamente alla mano tesa loro dall'inquilino della Casa Bianca. dal sito web http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/01/29/visualizza_new.html_1614497799.html

29/01/2011 - IL CASO
"Togliete la spina al Web" Così si oscura un Paese

Su ordine del governo 4 provider chiudono gli accessi a Internet
LUCA CASTELLI
A mezzanotte di venerdì, l’Egitto è uscito da Internet. Da un minuto all’altro, in un gigantesco blackout informatico, tutte le connessioni che tenevano collegato il Paese al Web sono state staccate. Le autorità hanno ordinato ai quattro principali provider di disattivare le proprie reti, compresa la connettività tramite telefonini, e di bloccare qualsiasi contatto con l’esterno. «Abbiamo registrato la chiusura praticamente simultanea delle 3.500 “porte” che abitualmente mantengono in contatto l’Egitto con la rete Internet», spiega James Cowie della Renesys, società americana specializzata nel monitoraggio delle attività sul Web.Risultato: non solo gli egiziani si sono trovati senza Internet, ma tutti i siti locali sono diventati inaccessibili dall’esterno. Irraggiungibili il sito ufficiale del governo, quello del museo di antichità del Cairo, quello della federazione calcistica nazionale. Introvabile il quotidiano Al-Ahram. Un Paese intero scomparso dalle mappe della comunicazione globale. «Imprese, banche, scuole, ambasciate, uffici governativi. Tutti i siti che per la propria connettività facevano riferimento ai quattro principali provider egiziani si sono ritrovati tagliati fuori dal resto del mondo», spiega Cowie. «Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt, Etisalat Misr, i loro clienti e partner: tutti fuori servizio». L’intervento era nell’aria. Da qualche giorno rimbalzavano voci di un rallentamento di Twitter, Facebook e degli altri social network sui quali gli oppositori di Mubarak stavano organizzando la protesta. Tra i quattro maggiori provider, Vodafone è stato il primo ad ammettere di aver ricevuto l’ordine di sospendere il suo servizio in determinate aree del Paese. «Secondo la legge egiziana - ha spiegato l’azienda in un comunicato - le autorità hanno il diritto di emettere un simile ordine e noi abbiamo l’obbligo di seguirlo».L’Egitto non è il primo Paese che per far fronte a tensioni sociali interviene in modo repressivo su Internet. Ma è finora l’unico ad aver completamente «staccato» il servizio. Nel recente passato si sono avuti altri pesanti interventi. In Iran, in occasione della “rivoluzione verde” del 2009, la Rete fu rallentata e molti siti bloccati, anche se grazie a Twitter il racconto di quanto stava avvenendo nei giorni seguenti le elezioni presidenziali raggiunse il mondo. In Cina esiste un nomignolo («Great firewall») per indicare la grande muraglia virtuale che filtra il traffico Internet locale, impedendo l’accesso a numerosi siti e servizi stranieri. Su questioni di censura, il governo di Pechino è più volte venuto ai ferri corti con realtà internazionali operanti in Cina, da Bbc World a Google. L’occasione più eclatante in occasione delle Olimpiadi di Pechino e più di recente con l’assegnazione del Nobel al dissidente Liu Xiaobo. L’anno scorso «Reporters senza frontiere» ha stilato una lista dei 12 Paesi «nemici» di Internet, che comprende Arabia Saudita, Burma, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. «Ma rispetto al modesto intervento che ha avuto luogo in Tunisia, dove l’accesso è stato limitato solo in modo parziale, e in Iran, dove le autorità hanno di fatto rallentato le connessioni, questa volta, in Egitto, stiamo assistendo a qualcosa di completamente differente», afferma Cowie. «È la prima volta che accade un blocco di questo tipo», conferma Raoul Chiesa dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa) e del comitato direttivo dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit). È possibile che qualcosa del genere accada anche in Italia? «Tecnicamente sì», risponde Stefano Quintarelli, esperto di networking e fondatore nel 1994 del primo Internet provider italiano per il mercato business (I.Net). «Nel senso che i cavi che collegano l’Italia all’estero sono un numero limitato, qualche decina di collegamenti in fibra ottica: basterebbe andare da chi li gestisce e dirgli di spegnere tutto. In pratica, però, potrebbe forse succedere solo in presenza di eventi sociali come quelli di cui siamo testimoni oggi in Egitto, il che mi sembra decisamente poco probabile”. Comunque, per evitare il blackout da Internet i cittadini italiani avrebbero un grande vantaggio: la vicinanza alle frontiere con gli altri Paesi. E alle loro reti. «Basterebbe fare 40 chilometri da Milano e agganciarsi con un telefonino a un ripetitore svizzero». dal sito web http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/386538/

articoli correlati La rabbia degli egiziani è esplosa in tutto il Paese
+ Egitto, Mubarak destituisce il governo

+ "Perchè protesto? Non ho soldi per il pane"

+ L'Astoi: "Stop ai viaggi verso il Cairo"

+ La rivolta al Cairo scuote Washington

+ Inferno Egitto, El Baradei agli arresti domiciliari

+ Il virus arriva in Giordania "Oggi siamo tutti egiziani"

sabato 15 gennaio 2011

Gay nell'esercito Usa: svolta storica, il senato approva la legge La gioia di Obama

Gay nell'esercito Usa: svolta storica, il senato approva la legge La gioia di Obama
Via libera alla legge che riconosce il diritto agli omosessuali dichiarati: "Coraggiosi americani che lottano per la nostra libertà, non dovranno più nascondersi"

Washington, 19 dicembre 2010 - Il Senato americano ha approvato ieri sera la legge che permetterà agli omosessuali dichiarati di servire nelle forze armate, mettendo così fine al regime del “Don’t ask, don’t tell”. Il presidente Barack Obama aveva già espresso la sua soddisfazione quando in giornata il Senato aveva spianata la via all’approvazione finale della legge.
Più tardi, Obama ha emesso una nota inviata alla mailing list dei suoi sostenitori: “quando la legge giungerà sulla mia scrivania la firmerò e questa politica discriminatoria avrà fine. I gay e le lesbiche in servizio nell’esercito, coraggiosi americani che lottano per la nostra libertà, non dovranno più nascondersi. Una voce in meno nella lista della battaglia per i diritti civili, che continua”.
E Obama prosegue “Questa vittoria appartiene a voi. Senza il vostro impegno, le promesse che ho fatto come candidato sarebbero rimaste promesse”.Sei senatori repubblicani si erano uniti ai democratici nel pomeriggio per dire che il dibattito sulla legge poteva continuare; in questo modo è stata sufficiente la maggioranza semplice per approvare una legge storica, da anni al centro delle rivendicazioni dei gay statunitensi. Il provvedimento atterrerà ora sulla scrivania di Barack Obama.
Una versione identica della legge infatti è già stata apparovata dalla Camera dei rappresentanti. per l’effettiva entrata in vigore delle nuove regole occorrerà però attendere ancora a lungo. Gli esperti legali delle forze armate dovranno infatti assicurarsi che le nuove regole non influenzino negativamente l’operatività delle truppe: un processo che potrebbe durare anche un anno.
Se il voto rappresenta una grande vittoria per Obama - che ne aveva fatto uno dei temi della sua campagna elettorale - e per i Democratici, tra i Repubblicani non sono mancate le voci assai critiche come quella dell’ex candidato John McCain, che ha parlato di “un giorno molto triste”.Va notato però che non pochi senatori Repubblicani hanno votato a favore della messa al bando del “Don’t ask, don’t tell”, dopo che i vertici del Pentagono avevano assicurato che non vi sarebbero stati rischi legati alla revisione delle regole.

dal sito web http://qn.quotidiano.net/esteri/2010/12/19/431281-nell_esercito_svolta_storica_senato_approva_legge.shtml

domenica 9 gennaio 2011

USA Midterm Elections - USA Elezioni di medio termine



Le elezioni di metà mandato o medio termine (dall'inglese Midterm Elections) si tengono negli Stati Uniti riguardanti il Congresso, le assemblee elettive dei singoli Stati, e alcuni dei governatori dei singoli Stati. Non riguardano l'elezione del Presidente degli Stati Uniti.
Tale tornata elettorale si tiene il primo martedì del mese di novembre degli anni pari e riguarda i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato (alternativamente 33 o 34). Le elezioni di metà mandato si tengono a metà del mandato presidenziale (4 anni), e da ciò deriva la loro denominazione.
Le elezioni di metà mandato riguardano anche i governatori di trentasei dei cinquanta Stati membri degli Stati Uniti: trentaquattro Stati infatti eleggono il loro governatore per un mandato quadriennale durante le elezioni midterm, mentre il Vermont ed il New Hampshire eleggono i propri governatori per un mandato biennale in concomitanza, quindi, una volta con le elezioni presidenziali, e una volta con le midterm elections. Vengono eletti inoltre in questa occasione i membri delle assemblee legislative degli Stati membri e degli organi di contea per un mandato di due anni.
Le ultime elezioni di metà mandato per la Camera dei Rappresentanti, per il Senato e per i governatori degli Stati membri si sono tenute il 2 novembre 2010.
Valore politico [modifica]
Le elezioni di metà mandato finiscono per assumere un'importante dimensione politica di giudizio dell’operato del Presidente e dal loro esito è possibile fare analisi di previsione in ordine alle scelte politiche del successivo biennio. Spesso accade che, a causa dei diversi meccanismi di rielezione delle due Camere (la Camera dei Rappresentanti si scioglie automaticamente ogni due anni; il mandato dei Senatori è individuale e non è previsto lo scioglimento automatico del Senato), che, per fine mandato, siano in concorso anche alcuni seggi del Senato.
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_di_met%C3%A0_mandato_negli_Stati_Uniti_d%27America"
Categorie: Elezioni negli Stati Uniti d'America Politica degli Stati Uniti d'America

Nuovo anno, nuovo Congresso. Il 112simo nella storia degli Stati Uniti. E' il giorno del cambio della guardia, il giorno del ritorno del Grand Old Party nella stanza dei bottoni, dopo la traversata nel deserto degli ultimi due anni. Ma più di tutto è l'ora del Repubblicano più potente di Washington, John Boehner da ieri il neo Speaker della Camera dei Rappresentanti riconquistata nelle elezioni di medio-termine del Novembre scorso. Un Congresso ben diverso da quello con il quale ha avuto a che fare Obama a partire dalla sua elezione nel 2008. Quando il presidente riuscì a conquistare la Casa Bianca, ormai due anni fa, il Congresso era completamente nelle mani dei due leader di maggioranza Democratici, Nancy Pelosi e Harry Reid.
La rinascita dei Repubblicani é certamente più diretta conseguenza dei disastri della triade Obama-Pelosi-Reid di quanto non sia un successo del partito dell'elefante. Tra il 2008 e il 2010 il Congresso Democratico ha partorito due leggi che non sono piaciute affatto ad un'America preoccupata per una ripresa che non accenna a farsi viva. Sul tavolo degli imputati stanno il piano di stimolo anti-crisi da quasi un trilione di dollari che non è riuscito a rilanciare l'economia USA e la nazionalizzazione del sistema sanitario statunitense. Se il piano di stimolo non è cancellabile (da che mondo e mondo i soldi spesi non tornano indietro), la riforma sanitaria invece forse lo è. Infatti la parola d'ordine Repubblicana sembra essere repeal it – abrogala. Non è un caso che esista già un testo depositato dal gruppo Repubblicano per abrogare l'Obamacare.
Il primo obiettivo dei Repubblicani sarà proprio quello di trovare un modo per fare crollare il castello di carte che l'amministrazione Obama ha costruito attorno alla nazionalizzazione del sistema sanitario. In un'America spaventata per il crescente ruolo del governo federale nell'economia - prodromo di un aumento della pressione fiscale - inorridita da un debito e da un deficit alle stelle pericoloso per il patto tra le generazioni, la riforma di nazionalizzazione della sanità sembra proprio non andare giù al John Q. Citizen (il nostro Mario Rossi per intenderci). Sarà per questo che Obama, analizzato attentamente l'umore del paese dopo le elezioni di medio-termine, ha accettato l'accordo dello scorso Dicembre con la leadership Repubblicana per un prolungamento di due anni dei tagli alle tasse di Bush che costerà alle casse USA un altro trilione di dollari.
Oltre alla riforma sanitaria, i Repubblicani dovranno affrontare il nodo della spesa pubblica. Lo scorso Novembre gli elettori americani hanno principalmente premiato candidati con una filosofia e una retorica da “Stato minimo”. Si fa forte negli elettori (ed eletti) la sensazione che un bilancio pubblico finanziato principalmente a deficit e a debito - un bel pezzo del quale detenuto da paesi stranieri come la Cina - non sia più sostenibile nel lungo periodo. E questo apre la strada alla seconda parola d'ordine: smetterla di spendere e iniziare a tagliare. Con il 112simo Congresso la squadra di Boehner e degli eletti del Tea Party, si lanceranno in un programma di tagli alla spesa non risolutivo ma certamente in contro tendenza all'espansione della spesa pubblica negli Stati Uniti negli ultimi decenni. Il numero che viene dato è quello di almeno 100 bilioni di dollari in tagli. Sarà una coincidenza, ma il nuovo Majority Leader della Camera dei Rappresentanti è Eric Cantor, rappresentante dello Stato della Virginia e fondatore del programma YouCut, Tu tagli.
Dalle prossime sessioni della Camera dei Rappresentanti, si darà spesso lettura della Costituzione in aula. In questa scelta sta certamente la volontà di rassicurare quanti nel partito Repubblicano si preoccupano anche della postura degli eletti del Tea Party. E forse la lettura del “We The People...” al margine dell'approvazione dei testi legislativi è proprio quello che è: una strizzata di occhi ai molti simpatizzanti del movimento costituzionale animato tra gli altri da Sarah Palin. Ma è certamente anche un accettazione da parte della “vecchia” leadership Repubblicana - di cui il neo speaker John Boehner è espressione - che gli americani desiderino un ritorno alle origini, al wise and frugal government di cui parlava Thomas Jefferson.
E' comunque vero che in un Congresso a controllo congiunto tra Repubblicani e Democratici, prima o poi si arriverà al compromesso su tutte le materie. E la ragione sta nel fatto che qual che sia l'iter di ogni legge alla Camera, i Democratici detengono comunque una risicata maggioranza al Senato (6 senatori di scarto), fatto salvo il potere di Obama di apporre il veto presidenziale su legislazioni che risultino “sgradite”.
Insomma a Washington tanti pensano già a domani, alle presidenziali. Un cambiamento di scenario politico quello consumatosi al Congresso con il quale Obama e la sua amministrazione hanno già cominciato a fare i conti. Per questo le truppe si riorganizzano anche nella squadra presidenziale. Di ieri la notizia che Robert Gibbs, il Press Secretary di Obama, abbandonerà presto il suo posto per occuparsi della campagna elettorale del Presidente. Se tutti ormai pensano al 2012, è corretto affermare che comunque vada, da ieri i Repubblicani hanno un capo a Washington, aspettando un (o una) leader Repubblicano che sfidi Barack Obama nel 2012. di
Edoardo Ferrazzani 6 Gennaio 2011 estratto dal sito web http://www.loccidentale.it/articolo/anno+nuovo,+nuovo+congresso%3A+sar%C3%A0+la+fine+del+%22obamacare%22%3F.00100717

mercoledì 24 novembre 2010

Corea: nuova crisi tra Nord e Sud



Gli Stati Uniti inviano portaerei nei mari orientali dopo le bombe della Corea del Nord

Gli Stati Uniti bersaglio indiretto

La Corea del Sud e gli Stati Uniti daranno il via a manovre militari navali congiunte a partire da domenica prossima. Lo hanno deciso il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello sudcoreano Lee Myung-Bak, all'indomani del bombardamento da parte della Corea del Nord di un'isola sudcoreana. Le manovre, che si svolgeranno nel Mar Giallo, dove si è verificato l'attacco di ieri, vedranno la partecipazione della portaerei americana George Washington, secondo quanto comunicato dall'agenzia sudcoreana Yonhap.


Obama e Lee Myung-Bak hanno concordato di "innalzare il livello di preparazione" e di svolgere manovre militari congiunte "nei prossimi giorni", ha annunciato la Casa Bianca, «per proseguire sulla strada della stretta cooperazione in materia di sicurezza tra i nostri due paesi e per sottolineare la forza della nostra alleanza e il nostro impegno per la pace e la sicurezza nella regione», si legge nel comunicato della presidenza americana

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-23/coree-nuovo-ferri-corti-191354.shtml?uuid=AYhLm9lC

venerdì 11 giugno 2010

martedì 19 gennaio 2010

AFGHANISTAN E AL QUAEDA















AFGHANISTAN E AL QUAEDA
Tornano le minacce. La risposta: droni e Cia

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51387girata.asp

A CURA DI MAURIZIO MOLINARI INVIATO de LA STAMPA A NEW YORK
Obama ha sostituito l’espressione di Bush «guerra al terrorismo» con «lotta agli estremisti violenti» ma combatte ancor più del predecessore al fine strategico di «smantellare, sconfiggere e distruggere Al Qaeda», da lui stesso illustrato parlando ai cadetti di West Point. L’accordo con l’Iraq per il ritiro del grosso delle truppe entro agosto e degli ultimi soldati entro il dicembre 2011 mantiene la promessa fatta agli elettori ma i tempi sono simili a quelli che erano stati pianificati del predecessore mentre la base liberal premeva per accelerarli.

In Afghanistan la decisione di portare il contingente a 100 mila uomini nasce dalla convinzione che quella contro Al Qaeda sia una «guerra giusta» e preannuncia l’intensificazione dei combattimenti con i taleban - e il conseguente aumento delle vittime americane - dalla primavera mentre non pochi deputati e senatori democratici puntavano a procedere con chiarezza verso il disimpegno. Obama conquista favori fra i conservatori, e lascia perplessi molti liberal, anche per combatte anche sugli altri fronti: in Pakistan adopera i droni della Cia per bombardare i jihadisti, in Yemen sostiene le truppe governative nelle operazioni anti-Al Qaeda e in Somalia ricorre alle truppe speciali contro le milizie degli Shebaab.

A guidarlo sono i consigli del Segretario di Stato Hillary Clinton e del ministro della Difesa Robert Gates oltre ai memorandum della Cia di Leon Panetta che descrivono molteplici piani di Al Qaeda per colpire gli Usa con attacchi più devastanti dell’11 settembre 2001. Sul fronte interno il fallito attentato di Natale al volo 253 Amsterdam-Detroit e la strage di Fort Hood spingono a rivedere la sicurezza interna e aumentare la prevenzione, aumentando in particolare la sorveglianza sui gruppi islamici americani. Ed è questo che fa temere violazioni dei diritti umani ai gruppi per le libertà civili già contrariate per il ritardo nella chiusura del carcere di Guantanamo.

sabato 2 gennaio 2010

Obama: "Renderò l'America sicura"


TERRORISMO
Obama: "Renderò l'America sicura"
Il presidente Usa sul fallito attentato:«La responsabilità è delle cellule di Al Qaeda nello Yemen». E ancora:«Tutte le persone coinvolte in questo attacco dovranno risponderne»
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/50878girata.asp


HONOLULU
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha accusato esplicitamente, per la prima volta oggi, la cellula yemenita di Al Qaeda come principale responsabile dell’addestramento e del rifornimento di esplosivo al giovane nigeriano che nel giorno di Natale ha provato a farsi esplodere sul volo Delta in servizio da Amsterdam a Detroit.

Obama, nel suo discorso settimanale trasmesso per radio e televisione, ha detto di ritenere il gruppo di Al Qaeda come responsabile del tentativo di attentato sul volo tra Amsterdam e Detroit: il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il suo paese è in guerra contro una «rete di odio e di violenza di grande vigore» ma ha sottolineato che il suo obiettivo è quello di «rendere sicura l'America». Parlando del nigeriano che ha provato a farsi saltare in aria all’interno dell’aereo Delta il giorno di Natale, Umar Faruk Abdulmutallab, Obama ha aggiunto: «Sappiamo che veniva dallo Yemen, un paese in preda ad una grande povertà e a un’insurrezione che causa morte».

«Sembra che si fosse unito a un ramo affiliato ad Al Qaeda e che questo gruppo della penisola araba lo abbia trascinato, rifornito di esplosivi ed abbia diretto l’attacco a questo aereo in volo verso l’America». Fino ad oggi le autorità americane non avevano mai accusato ufficialmente Al Qaeda di essere responsabile del fallito attentato, notando semplicemente un possibile «legame» con il gruppo terroristico. Tutte le persone coinvolte nel fallito attentato al volo Amsterdam-Detroit «saranno tenute a risponderne», ha concluso Obama.

lunedì 28 dicembre 2009

Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze













Iran, nuovi scontri. La tv: «15 morti» . Obama: dura condanna delle violenze
sparito il corpo del nipote di Mousavi, ucciso domenica . Iran la tv di Stato ammette: oltre 15 morti . Da Obama dura condanna delle violenze
Arrestato leader dell'opposizione, la polizia entra nella fondazione Khatami. Ue: «Rispettare i diritti universali»
dal sito web
http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_28/iran-condanna-vittime_451ee2d2-f381-11de-b76d-00144f02aabe.shtml

TEHERAN - «Dura condanna». Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la repressione contro l'opposizione iraniana, chiedendo al regime di rispettare i diritti del popolo.
NUOVI SCONTRI - Lunedì ci sono stati nuovi scontri nel centro di Teheran, con la polizia che ha sparato lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Come sempre le notizie arrivano dai blog di opposizione. Lunedì pomeriggio, nella piazza Hafte Tir e in alcune vie adiacenti, si sono radunate un migliaio di persone scandendo slogan contro la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Le fonti riferiscono che le stazioni della metropolitana nel centro della capitale sono state chiuse e che forze di sicurezza hanno preso posizione davanti alla sede dell'agenzia di stampa ufficiale Irna.
QUINDICI MORTI - Domenica era stato il giorno della strage, con più di quindici morti negli scontri a Teheran tra esponenti dell'opposizione e polizia. Il numero delle vittime è stato confermato dalla tv di Stato. È stata la sfida più coraggiosa al regime dal giorno delle elezioni presidenziali. Ed è costata molto sangue. Tra le vittime, secondo il ministero dei Servizi segreti, «più di dieci appartenenti ai gruppi controrivoluzionari». Mentre gli altri cinque - secondo la tv di Stato - sono stati uccisi «da gruppi terroristici». Tra le vittime c'è anche un nipote del leader riformista Mir Hossein Mousavi. Ali Habibi Mousavi sarebbe stato ucciso da un proiettile nella schiena, sparato dalle forze di sicurezza, che negano però di aver fatto fuoco. Intanto la famiglia del ragazzo ha denunciato la scomparsa del suo corpo del congiunto (i cui funerali erano in programma per lunedì): «La salma è stata portata via dall'ospedale e non riusciamo a ritrovarla - ha detto la sorella Reza -. Nessuno ammette di averlo portato via». L'agenzia Irna ha riferito che il corpo di Mousavi e quelli di altri quattro manifestanti sono tenuti in custodia per l'autopsia e l'inchiesta giudiziaria.
L'ARRESTO - Ma la macchina della repressione non concede tregua. All'alba di lunedì è stato arrestato una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979: le forze dell'ordine sono arrivate intorno alle tre di notte a casa dell'uomo e lo hanno portato via. Inoltre agenti degli apparati di sicurezza hanno fatto irruzione nella Fondazione Baran dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, dove hanno arrestato due suoi collaboratori e sequestrato molti documenti.
LA CONDANNA DI UE E USA - Una situazione che l'Unione Europea, tramite una nota della presidenza svedese, condanna fermamente, esprimendo preoccupazione «per la repressione violenta e la detenzione arbitraria dei manifestanti». La Ue è contraria a «ogni forma di violenza contro coloro che cercano solo di esercitare la loro libertà di espressione e il diritto di assemblea» e invita il governo iraniano a rispettare i diritti universali, come la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente, «evidentemente violati dalla forza usata contro i manifestanti». Domenica era stata la Francia a condannare «gli arresti arbitrari e le violenze contro semplici manifestanti».
FINI: SODDISFARE RICHIESTA LIBERTÀ - Dall'Italia, dopo la nota ufficiale del ministero degli Esteri dove viene auspicato che «la dialettica fra governo e opposizione in Iran possa svilupparsi in un quadro di pieno rispetto dei diritti umani universali», è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. «La libertà che viene reclamata a gran voce da tanti giovani iraniani deve stare a cuore a tutti e quindi anche a noi - ha detto in visita alla Brigata Aeromobile Friuli in missione in Libano -. Non è semplice, ma credo che la comunità internazionale e quindi certamente anche il Parlamento italiano abbia il dovere di riflettere su ciò che sta accadendo. Mi auguro che tutta la comunità internazionale e in particolar modo l'Ue si facciano carico di risposte da fornire ai tanti iraniani che scendono in piazza e mettono a rischio la loro vita per esprimere un desiderio di libertà che nessuna valutazione all'insegna della realpolitik può lasciare inascoltata».

sabato 21 novembre 2009

La diretta del voto sulla Riforma Sanità Usa, è battaglia in Senato

ESTERI Capitol Hill -

La diretta del voto sulla Riforma Sanità Usa, è battaglia in Senato
Dibattito rovente con i repubblicani. Per il presidente Obama un test verso l'estensione della previdenza a 31 milioni di cittadini americani.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1472&ID_sezione=&sezione=

giovedì 15 ottobre 2009

Hillary Clinton più popolare di Barack Obama

Hillary Clinton più popolare di Barack Obama

L’ex first lady può finalmente cantare vittoria sul suo storico avversario. Il segretario di Stato è infatti dato nei sondaggi di gradimento molto più in alto del presidente americano

domenica 27 settembre 2009

Da Obama a Zapatero tutte le bugie anti-Cav

con Michelle l'ultimo tormentone
Da Obama a Zapatero tutte le bugie anti-Cav
Sui giornali grande spazio a presunti "casi diplomatici", ma non c'è niente di vero. La stretta di mano tra Silvio e Michelle è l'ultimo tormentone.

venerdì 25 settembre 2009

In Iran un sito nucleare segretoL'Occidente: aprite agli ispettori

ESTERI Incubo armi atomiche - Cresce la tensione

In Iran un sito nucleare segreto L'Occidente: aprite agli ispettori

Teheran ammette.Obama all'attacco: "Violati gli accordi,pronte le sanzioni"
Cresce la tensione sul nucleare tra Ahmadinejad e la comunità internazionale. L'Iran conferma l'esistenza di un secondo sito per l'arricchimento dell'uranio: «Nulla di non legale». Sarkozy e Brown: «A dicembre sanzioni più dure».
+ SCHEDA La mappa del nucleare in Iran / INFOGRAFICA Chi ha l'arma atomica

giovedì 24 settembre 2009

Vertice alle Nazioni Unite - Le risposte alle sfide globali


ESTERI Vertice alle Nazioni Unite - Le risposte alle sfide globali
"Un mondo senza armi nucleari"All'Onu passa la risoluzione Usa
Approvata mozione sul disarmo atomico Obama al Consiglio:"Giorno di speranza"
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per la prima volta presieduto da un presidente americano, approva la risoluzione contro la proliferazione nucleare. Il documento chiede ai singoli Paesi di non sviluppare armi atomiche. Obama: futuro di pace.
VIDEO Obama parla all'Onu / VIDEO L'intervento di Berlusconi / FOTO Lo show di Gheddafi
OPINIONI Presidente ricorda la promessa? B. GELDOF / Difficile cambiare B. BIANCHERI
+ Ahmadinejad attacca Israele, i delegati occidentali abbandonano i lavori

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

Post più popolari

Elementi condivisi di PIETRO

Rachel

Rachel

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

GALWAY - IRLANDA

GALWAY - IRLANDA

PUNTA ARENAS

PUNTA ARENAS

VULCANO OSORNO

VULCANO OSORNO

Fairbanks

Fairbanks

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

DESERTO DI ATACAMA

DESERTO DI ATACAMA

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Port Soderick

Port Soderick

TRAMONTO SU GERUSALEMME

TRAMONTO SU GERUSALEMME

Masada, l'inespugnabile

Masada, l'inespugnabile

KATYN

KATYN

I GUERRIERI DELLA NOTTE

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

THE WOLFMAN

THE WOLFMAN

Sistema Solare

Sistema Solare

TOMBSTONE

TOMBSTONE

coco

coco

PLAYLIST MUSICALE I^

Rebecca Hall

Rebecca Hall