Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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giovedì 24 febbraio 2011

Cosa Nostra Americana


Cosa Nostra Americana è il nome con cui viene definita l'organizzazione criminale di stampo mafioso italo-americana, che nasce a inizio XX secolo e nel corso dei primi decenni inizia a strutturarsi e ad arricchirsi. Attualmente negli Stati Uniti è tra le organizzazioni criminali più potenti.
Indice[nascondi]
1 Le Cinque famiglie
2 Le altre famiglie negli Stati Uniti
2.1 Chicago Outfit
3 Boss della famiglia di Buffalo
4 Boss della famiglia De Cavalcante
5 Boss della famiglia Patriarca
6 Boss della famiglia di Cleveland
7 Storia
7.1 La mano nera e la Five Points Gang
7.2 Il proibizionismo e la guerra castellammarese
7.3 Operazione Pizza Connection
7.4 Operazione Old Bridge
7.5 Maxiretata del 2011
8 Struttura
9 Le famiglie di Cosa nostra americana negli Stati Uniti
10 Mafiosi famosi
11 Cosa nostra americana nelle arti
11.1 Mafiosi dai romanzi al cinema
11.2 Cinema
11.3 Televisione
11.4 Letteratura
12 Organizzazioni criminali di tipo mafioso
13 Voci correlate
14 Note
Le Cinque famiglie [modifica]
Sono 5 le famiglie che formano quest'organizzazione, che pur essendo indipendente da Cosa Nostra Siciliana mantiene con essa stretti rapporti di collaborazione:
Famiglia Bonanno:
Sono più o meno un centinaio i suoi affiliati.
Successione dei Boss:
Nicola Schiro'1925 - 1930
Salvatore Maranzano1930 - 1931
Joseph Bonanno1931 - 1964
Gaspare Di Gregorio1965 - 1968
Paul Sciacca1968 - 1970
Natale Evola1971 - 1973
Philip Rastelli1973 - 1991
Joseph Massino1991 - 2005
Vincent Basciano2005 - 2006
Salvatore Montagna2006 - Attualmente
Famiglia Colombo:
Tra i 50 e i 60 affiliati come la famiglia Lucchese.
Successione dei Boss:
Joseph Profaci1928 - 1962
Joseph Magliocco1962 - 1963
Joseph Colombo1964 - 1971
Vincenzo Aloi1971 - 1973
Carmine Persico1973 - Attualmente
Famiglia Gambino:
Conta circa 200 membri.
Successione dei Boss:
Salvatore D'Aquila1909 - 1928
Al Mineo1928 - 1930
Frank Scalice1930 - 1931
Vincent Mangano1931 - 1951
Albert Anastasia1951 - 1957
Carlo Gambino1957 - 1976
Paul Castellano1976 - 1985
John Gotti1986 - 2002
Nicholas Corozzo2002 - Attualmente
Famiglia Genovese:
300 circa sono i suoi affiliati.
Successione dei Boss:
Joe Masseria1920 - 1931
Lucky Luciano1931 - 1946
Frank Costello1946 - 1957
Vito Genovese1957 - 1969
Thomas Eboli1969 - 1972
Frank Tieri1972 - 1981
Vincent Gigante1981 - 2005
Mario Gigante2005 - 2006
Daniel Leo2006 - 2007
Paul DiMarco2007 - Attualmente
Famiglia Lucchese:
Conta 50-60 affiliati.
Successione dei Boss:
Gaetano Reina1920 - 1930
Gaetano Gagliano1931 - 1953
Gaetano Lucchese1951 - 1967
Carmine Tramunti1967 - 1973
Anthony Corallo1973 - 1986
Vittorio Amuso1987 - Attualmente
Le attività sono le più varie, dal traffico di droga, all'estorsione, dalla raccolta dei rifiuti, alla gestione degli appalti. Le 5 famiglie si dividono il mercato, anche se la fetta più grande di questo spetta ai Genovese e ai Gambino.
Le altre famiglie negli Stati Uniti [modifica]
Chicago Outfit [modifica]
Successione dei Boss:
Jack Colosimo1910-1920
John Torrio1920-1925
Al Capone1925-1932
Frank Nitti1931-1943
Felice DeLucia1931-1947
Tony Accardo1945-1957
Sam Giancana1957-1966
Sam Battaglia1966-1967
John Cerone1967-1969
Felix Alderisio1969-1971
Joseph Aiuppa1971-1986
Joseph Ferriola1986-1989
Samuel Carlisi1989-1993
John DiFonzo1993-2003
James Marcello2003-2007
John DiFonzo2007-
Boss della famiglia di Buffalo [modifica]
Joseph DiCarlo1910 - 1922
Stefano Magaddino1922 - 1974
Samuel Frangiamore1974 - 1984
Joseph Todaro Sr.1984 - 2006
Leonard Falzone2006 - Attualmente?
Boss della famiglia De Cavalcante [modifica]
Gaspare D'Amico1910 - 1937
Stefano Badami1937 - 1955
Filippo Amari1955 - 1957
Nick Delmore1957 - 1964
Simone DeCavalcante1964 - 1980
Giovanni Riggi1980 - 2008
Francesco Guarraci2008 - Attualmente
Boss della famiglia Patriarca [modifica]
Gaspare Messina1916 - 1924
Philip Buccola1924 - 1952
Raymond Patriarca Sr.1952 - 1984
Raymond Patriarca Jr.1984 - 1991
Nicholas Bianco1991 - 1991
Frank Salemme1957 - 2000
Luigi Manocchio2000 - Attualmente
Boss della famiglia di Cleveland [modifica]
Joseph Lonardo1919 - 1927
Joseph Porrello1927 - 1930
Frank Milano1930 - 1935
Giuseppe Romano1935 - 1936
Alfred Polizzi1936 - 1945
Johnny Scalish1945 - 1976
James Licavoli1976 - 1985
John Tronolone1985 - 1991
Anthony Liberatore1991 - 1993
Joseph Iacobacci1993 - 2006
Storia [modifica]
Sono 2 i motivi della sua nascita:
L'immigrazione di un gran numero di italiani, principalmente dalle regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania).
L'emigrazione forzata di boss mafiosi dalla Sicilia dovuta alla dura repressione del prefetto Mori durante il periodo fascista. L'emigrazione era per molti mafiosi, una volta individuati, l'unica via di scampo per salvarsi dalla prigione.
I motivi della crescita e dello sviluppo di questa organizzazione sono vari:
Pessimo trattamento da parte delle autorità americane della popolazione italiana emigrante che si sentiva in tal modo spinta a ricercare altrove quell'assistenza sociale che lo stato statunitense non garantiva.
La politica del proibizionismo degli anni '30, con riferimento agli alcolici, che favorì le attività illecite mafiose legate al contrabbando.
Riconoscimento tardivo del problema mafioso da parte delle autorità americane, che intervennero in modo repressivo accanendosi sui pesci piccoli o sulla popolazione innocente.
I primi gruppi di mafiosi che operarono negli Stati Uniti si stabilirono nell'area di Chicago, iniziando con piccole operazioni di quartiere per poi passare al controllo di intere città. Dalle 5 famiglie originarie si arrivò ben presto a contare circa 26 famiglie su tutto il territorio nazionale, sempre mantenendo però New York (e di conseguenza le 5 famiglie ivi residenti) come centro di riferimento e di maggior potere politico ed economico dell'intero sistema mafioso.
La mano nera e la Five Points Gang [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Mano Nera (estorsione) e Five Points Gang.
Il proibizionismo e la guerra castellammarese [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Proibizionismo e Guerra castellammarese.
Operazione Pizza Connection [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Pizza connection.
Operazione Old Bridge [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Old Bridge.
Il 7 febbraio 2008 vengono arrestate 90 persone tra New York e la Sicilia, presunti appartenenti alle famiglie Inzerillo, Mannino, Di Maggio e Gambino, tra cui anche il boss Jackie D'Amico. La più grande retata dopo Pizza-Connection.[1]
Maxiretata del 2011 [modifica]

Questa voce o sezione tratta eventi in corso o di immediata attualità.
Le informazioni possono pertanto cambiare rapidamente con il progredire degli eventi.Se vuoi scrivere un articolo giornalistico sull'argomento, puoi farlo su Wikinotizie.
Il 20 gennaio 2011, circa 800 agenti appartenenti a FBI, polizia statale, federale e locale hanno eseguito 110 arresti in una maxioperazione antimafia, decapitando le Cinque famiglie di New York, in particolare i Colombo, e altre due famiglie minori (New Jersey, Rhode Island), per un totale di 127 persone incriminate. Tra gli arrestati, anche Walter Sempori, fermato a Siracusa il pomeriggio. Durante la conferenza stampa avvenuta il giorno stesso, il ministro della Giustizia Eric Holder l'ha definita «una delle maggiori operazioni realizzate in un unico giorno contro la Mafia nella storia dell'Fbi».[2]
Struttura [modifica]
Ogni famiglia viene controllata da un Don, protetto e isolato dalle effettive operazioni mediante un sistema comprendente vari livelli di autorità. Secondo la tradizione, il consigliere più fidato del Don sarebbe il consigliere: in realtà il consigliere svolge principalmente funzioni di mediazione per le dispute interne alla famiglia. Si occupa inoltre della parte economica del business. Al di sotto del Don vi sono poi una serie di decine, i quali contano un numero variabile di uomini d'onore detti soldati, che portano concretamente a termine le operazioni. Ogni decina viene diretta da un capodecina, che deve rispondere direttamente al Don, o al vicecapo, o al consigliere. Quando il Boss prende una decisione, i suoi ordini non vengono direttamente trasmessi ai soldati ma vengono passati di livello in livello rispettando l'ordine gerarchico della catena di comando. In questo modo, i livelli più alti dell'organizzazione vengono effettivamente isolati e riescono ad evitare le possibili incriminazioni derivanti dalla cattura di un soldato.
Le famiglie di Cosa nostra americana negli Stati Uniti [modifica]
New York
Le 5 famiglie
Bonanno
Colombo
Genovese
Gambino
Lucchese
Famiglia Morello
Famiglia di Buffalo
Famiglia di Rochester
Boston
Famiglia Patriarca
Chicago
Chicago Outfit
Famiglia Genna
New Jersey
Famiglia DeCavalcante
Pennsylvania
Famiglia di Philadelphia
Famiglia Bufalino
Famiglia di Pittsburgh
Cleveland
Famiglia di Cleveland
Famiglia Porello
California
Famiglia di Los Angeles
Famiglia di San Francisco
Famiglia di San Jose
New Orleans
Famiglia di New Orleans
Kansas City
Famiglia di Kansas City
Florida
Famiglia di Tampa
Detroit
Famiglia di Detroit
Seattle
Famiglia Colacurcio
Dallas
Famiglia di Dallas
Denver
Famiglia di Denver
St.Louis
Famiglia di St.Louis
Milwaukee
Famiglia di Milwaukee
Canada
Montreal e Toronto
Famiglia Cuntrera-Caruana
Famiglia Rizzuto (si suppone che questo gruppo faccia parte della famiglia Bonanno) (vedi anche Vito Rizzuto, Giuseppe Cuffaro)
Mafiosi famosi [modifica]
Joe Adonis
Joe Aiello
Albert Anastasia
Joe Bonanno
Al Capone
Frankie Carbo
Vito Cascio Ferro
Paul Castellano
Frank Costello
Thomas Eboli
Frank Tieri
Carlo Gambino
Vito Genovese
Sam Giancana
John Gotti
Sammy Gravano
Jackie D'Amico
Pasquale Lolordo
Joseph Colombo
Joe Magliocco
Nick Gentile
Gaetano Gagliano
Lucky Luciano
Stefano Magaddino
Al Polizzi
Salvatore Maranzano
Joe Masseria
Nicky Scarfo
Joe Profaci
Anthony Salerno
Frank Scalice
Tommy Reina
Anthony Lima
Michael Abati
Jimmy Lanza
Anthony Strollo
Joseph Pinzolo
Salvatore D'Aquila
Al Mineo
Antonino Lombardo (mafioso)
Ralph Lombardo
Alfonso Caruana
Mike Merlo
Vincent Mangano
Ignazio Lupo
Albert Tocco
Joe Valachi (il primo mafioso pentito)
Vito Bonventre
Tommy Gambino
Joe Stracci
Salvatore Sabella
James Plumeri
John Ormento
Mario Balistreri
Joseph Adamo
Santo Trafficante Sr.
John Tartamella
Vincent Barrisa
Danny Bartolotta
Frank Garofalo
Frank Profaci
John Bonventre
Natale Evola
Philip Mangano
Joseph N. Gallo
Sam Pollaccia
Gregorio Conti
Rosario DeSimone
Cosa nostra americana nelle arti [modifica]
Mafiosi dai romanzi al cinema [modifica]
Don Vito Corleone;
Michael Corleone;
Vincent Corleone;
Emilio Barzini;
Hyman Roth;
Carmine Falcone;
Sal Maroni;
Domenico Clericuzio;
Tony Soprano
Cinema [modifica]
Il Padrino
Il Padrino - Parte II
Il Padrino - Parte III
Donnie Brasco
Gli intoccabili
L'impero del crimine
Quei bravi ragazzi
Casinò
Televisione [modifica]
I Soprano
Letteratura [modifica]
Il Padrino (opera letteraria da cui è stato tratto l'omonimo film)
L'ultimo padrino
Organizzazioni criminali di tipo mafioso [modifica]
'Ndrangheta (Calabria);
Camorra (Campania);
Cosa Nostra (Sicilia);
Sacra Corona Unita (Puglia);
Società foggiana (Puglia);
Nuova Famiglia Salentina (Puglia);
Stidda (Sicilia);
Fratelli Messina;
Cosa nostra americana;
Voci correlate [modifica]
Gangster
Corleone
Organizzazioni criminali
Note [modifica]
^ Decine di arresti a Palermo e New York Presi i boss del nuovo patto Italia-Usa - cronaca - Repubblica.it
^ http://www.ansa.it/legalita/visualizza_fdg.html_1618169902.html

lunedì 21 febbraio 2011

Bonanno Family


La famiglia Bonanno è una delle Cinque Famiglie che controllano le attività della Mafia italo-americana a New York. Prende il nome da uno dei suoi primi boss: Joseph Bonanno.
Indice[nascondi]
1 Joseph "Joe Bananas" Bonanno: 1931-1964
2 Natale Evola 1971-73
3 Philip Rastelli 1973-75
4 Carmine "Lilo" Galante 1975-1979
5 Salvatore Farruggia 1979-83
6 Phillip "Rusty" Rastelli 1979-1991
7 Joseph Massino 1991-2005
8 Anthony Urso 2003-2004
9 Vincent Basciano 2004
10 Michael Mancuso 2004-2006
11 Salvatore Montagna 2006 - Oggi
12 Boss della famiglia Bonanno
13 Voci correlate
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[modifica] Joseph "Joe Bananas" Bonanno: 1931-1964
A seguito dell'assassinio di Salvatore Maranzano durante la guerra Castellammarrese del 1931, Joseph Bonanno sviluppò la sua organizzazione con base a Brooklyn e diventò ben presto uno dei più giovani esponenti del Sindacato nazionale del crimine all'età di 26 anni. Nonostante fosse una delle famiglie più piccole, grazie all'abilità e alle grandi doti organizzative di Bonanno, diventò la più importante delle cinque famiglie newyorkesi per quasi un trentennio. Pur tuttavia la famiglia era piccola, con pochi affiliati, ragion per cui Joseph Bonanno iniziò ad avere rapporti con Joe Profaci e con la mafia di Buffalo controllata da suo cugino Stefano Magaddino.
[modifica] Natale Evola 1971-73
Natale "Joe Diamonds" Evola fu il primo Boss della famiglia Bonanno dopo la fine della guerra di Banana. Philip "Rusty" Rastelli fu il successore della famiglia Bonanno dopo la morte di Natale Evola nel 1973.
[modifica] Philip Rastelli 1973-75
Dopo la morte di Natale Evola nel 1973, tutti i capodecina della famiglia nominarono come successore Philip "Rusty" Rastelli. Rastelli fu arrestato nel 1973 e condannato nel 1975 a dieci anni.
[modifica] Carmine "Lilo" Galante 1975-1979
Dopo la fine della detenzione di Carmine Galante nel 1974, Phillip Rastelli si impose quale nuovo capo della famiglia. Le aspirazioni della Commissione di creare una famiglia subordinata sotto il controllo dei Gambino vennero distrutte dal ritorno del boss Carmine Galante. Galante lottò per il controllo della famiglia con Rastelli e diede nuovo vigore alla faida contro i Gambino. Dopo la morte di Carlo Gambino nel 1976, Galante iniziò una nuova faida con la famiglia Genovese per quanto riguardava il traffico di droga che sfociò nella morte di alcuni membri del clan Genovese. A seguito di una riunione fra le famiglie, Galante fu assassinato in un ristorante di Brooklyn nel luglio del 1979.
[modifica] Salvatore Farruggia 1979-83
Salvatore "Sally Fruits" Farruggia era il boss reggente della famiglia dopo la morte di "Lilo" Galante. Farruggia era stato nella Commissione di Cosa Nostra, e anche Rastelli ritornò alla guida della famiglia nel 1983.
[modifica] Phillip "Rusty" Rastelli 1979-1991
A seguito della morte di Carmine Galante, Rastelli si ripropose come leader, espandendo le operazioni della famiglia fino ad includere ristoranti e caffè dove, dietro una facciata apparentemente legale, si espanse anche il narcotraffico attraverso la cosiddetta Pizza Connection. Alcuni anni dopo, nella famiglia entrò l'agente FBI infiltrato Joseph D. Pistone, meglio conosciuto come Donnie Brasco. Grazie alla sua collaborazione, circa 120 membri della famiglia furono arrestati e condannati, arrivando quasi alla distruzione della stessa verso la fine degli anni '70.
Nel 1985 Rastelli iniziò a perdere il controllo sulle attività della famiglia, in particolare quando grossi gruppi di affiliati rimasero coinvolti sempre più nel traffico di droga, contravvenendo ai suoi ordini. Nel 1986 Rastelli fu arrestato e condannato in base al Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act. Morì in prigione al 1991.
[modifica] Joseph Massino 1991-2005
Successore di Rastelli, Joseph "Big Joey" Massino fu il fautore del ritorno della famiglia sulle scene dopo l'oblio degli anni '70 e '80, complice anche il declino delle altre famiglie. Venne arrestato nel 2003 per racket ed omicidio e condannato nel luglio del 2004. Nel 2005 confessò otto omicidi di mafia, per i quali è stato condannato all'ergastolo senza possibilità di appello. Massino era il primo boss pentito delle cinque famiglie a New York.
[modifica] Anthony Urso 2003-2004
Anthony "Tony Green" Urso era il Boss dopo l'arresto di Massino nel gennaio 2003. Venne arrestato nel gennaio 2004 per racket ed omicidio.
[modifica] Vincent Basciano 2004
Vincent "Vinny Gorgeous" Basciano era il Boss dopo l'arresto di Urso nel gennaio 2004. Basciano venne arrestato nel novembre 2004 per racket ed omicidio, è stato condannato nel settembre 2006.
[modifica] Michael Mancuso 2004-2006
Michael "Mikey Nose" Mancuso sarebbe il nuovo Don della famiglia Bonanno dopo l'arresto di Basciano, secondo quanto riportato dai giornali. Mancuso è stato arrestato nel 2006.
[modifica] Salvatore Montagna 2006 - Oggi
Dal 2006 Salvatore Montagna sarebbe il nuovo Boss.
[modifica] Boss della famiglia Bonanno
Nicola Schiro1925 - 1930
Salvatore Maranzano1930 - 1931
Joseph Bonanno1931 - 1964
Gaspar DiGregorio1965 - 1968
Paul Sciacca1968 - 1970
Natale Evola1971 - 1973
Phillip Rastelli1973 - 1991
Joseph Massino1991 - 2005
Vincent Basciano2005 - 2006
Salvatore Montagna2006 - Attualmente
[modifica] Voci correlate
Joe Pistone
v · d · mCosa Nostra americana
Le 5 famiglie
Bonanno · Colombo · Gambino · Genovese · Lucchese

lunedì 7 febbraio 2011

Strage di Ponticelli del 1989, 13 arresti Il boss : quegli innocenti mi pesano ancora

quattro vittime erano estranee alla camorra
Strage di Ponticelli del 1989, 13 arresti Il boss : quegli innocenti mi pesano ancora
Affiliati al clan Aprea e Sarno. Sono tra i mandanti e gli esecutori del raid nel bar Sayonara: uccise 6 persone
NAPOLI - Tredici persone, affiliate ai clan camorristici dei Sarno e degli Aprea, attivi nella zona orientale del capoluogo campano ed in vaste aree della provincia, ritenute a vario titolo responsabili di strage pluriaggravata, sono state arrestate dai carabinieri del nucleo Investigativo di Napoli. Nei loro confronti è stata emessa dalla magistratura un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Durante le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, (i pm Vincenzo D’Onofrio e Francesco Valentin) i carabinieri hanno scoperto autori, mandanti e movente della cosiddetta strage del bar Sayonara, avvenuta a Napoli, nel quartiere Ponticelli, l’11 novembre 1989, durante lo scontro tra gli «alleati» clan Sarno ed Aprea e quello degli Andreotti, per il controllo degli affari illeciti sul territorio. In quell’occasione furono uccise sei persone, quattro delle quali risultate estranee alla camorra, e ferite tre persone, tra le quali una bambina.
Le ordinanze sono state notificate, in particolare, ai fratelli Antonio, Ciro e Giuseppe Sarno, ritenuti i capi dell’omonimo clan camorristico assieme ai loro cugini Ciro, Vincenzo, Giuseppe e Pasquale, oggi collaboratori di giustizia
IL GIP: ORRORE ANCHE NEGLI ASSASSINI - Scrive il giudice Antonella Terzi nell'ordinanza di custodia cautelare: «Ho cercato invano nel mio limitato vocabolario aggettivi che potessero rappresentare i sentimenti suscitati dalla vicenda oggetto della richiesta cautelare. Nessuno, tra quelli che mi venivano alla mente (feroce, folle, crudele, insensato) mi è parso adatto a descrivere l’orrore di quel tragico tardo pomeriggio di un ormai lontanissimo novembre del 1989». «Quel che accade è davvero troppo. Ed è troppo persino per gli ideatori ed artefici del gesto, che ne ricevono o ne riportano la notizia con inusuale sgomento. “Le mani nei capelli” sono la visibile manifestazione di un raccapriccio cui non riescono a sottrarsi neppure delinquenti incalliti, già rotti ad ogni esperienza».
Una delle rarissime foto a colori della strage di Ponticelli. Accanto al corpo senza vita di gaetano De Cicco, un fucile a canne mozze LA STRAGE - E’ sabato, 11 novembre 1989., sono circa le 18,30 ed a Ponticelli, quartiere di una periferia povera, molte persone affollano le strade adiacenti la gelateria «Sayonara» ed il limitrofo bar «Luisa». Gente normale, che si gode la piacevolezza del clima e si concede un modesto svago. Nei giardinetti di fronte giocano i bambini. «Ma la morte, sotto le sembianze di killer ebbri di droga e assetati di sangue - scrive la gip - è in agguato. I sicari irrompono, armati di armi lunghe e corte. Cercano il figlio del proprietario della gelateria, cercano i suoi amici che si ritrovano abitualmente nel locale e nel bar vicino. Li cercano per ucciderli, senza pietà e mettendo in conto il sacrificio di altre vite». Sparano all’impazzata, decine e decine di colpi, alla cieca, in una sarabanda tragica di violenza sterminatrice. Quindi si allontanano, lasciandosi dietro cinque cadaveri ed un corpo agonizzante. Quattro certamente estranei a qualsivoglia coinvolgimento in storie di criminalità. «Quattro vittime “innocenti” immolate sull’altare di un onnivoro e spregiudicato disegno di affermazione», annota sconsolata la gip Terzi.
LUCE DOPO 21 ANNI - Morti che per oltre un ventennio sono rimaste impunite, avvolte dalla spessa cortina di omertà. «Solo oggi - aggiunge il magistrato - siamo in condizione di leggere compiutamente quegli eventi, di inquadrarli nella loro genesi, di decriptarne gli effetti. Tutto questo è reso possibile dalle recenti scelte collaborative dei fratelli Sarno, intervenute, a pioggia, dall’estate del 2009 e che hanno, sostanzialmente, dissolto l’impero criminale che costoro erano riusciti a creare».
Il bar teatro della strage nel 1989
IL BOSS PENTITO: ANCORA MI PESA - Uno dei mandanti, il boss oggi pentito Ciro Sarno, soprannominato «il sindaco», racconta ai pm in un interrogatorio: «È uno degli episodi più eclatanti e che ancora mi pesa, anche in ragione del fatto che, sebbene sia stato il mandante dell’azione, di certo non volevo gli esiti che poi si sono avuti». Sarno ricorda la preparazione dell’agguato; c’erano già le avvisaglie che sarebbe accaduto qualcosa di brutto: «Prima che (i killer, ndr) partissero venni chiamato da parte da mio cugino Esposito Pacifico, che era preoccupato per il fatto di aver notato che quelli di Barra erano tutti drogati e quindi poco lucidi per un’azione del genere. Gli dissi di non preoccuparsi e diedi il via all’azione». L’ottimismo, però, si dimostrò mal riposto: «Le prime notizie che mi giunsero, portatemi da mio cugino Esposito Giuseppe, erano drammatiche per due ordini di ragioni, sia perchè mi diceva che non era stato ucciso nessuno degli uomini dell’Andreotti sia perchè mi aggiungeva erano state uccise persone innocenti. Solo successivamente si apprese che invece, era rimasto a terra, oltre a quattro vittime innocenti, anche Borrelli Antonio e colpito Vincenzo Meo, che morì dopo qualche giorno in ospedale».
I PADRINI GUARDAVANO LA SCENA - «Io e mio fratello - racconta Sarno - ci andammo a posizionare su un lastrico solaio di un edificio del parco Vesuvio, da cui si dominava tutta la scena e l’intero rione. Le prime notizie che mi giunsero, portatemi da mio cugino Esposito Giuseppe “’o maccarone” erano drammatiche per due ordini di ragione, sia perché mi diceva che non era stato ucciso nessuno degli uomini dell’Andreotti sia perché mi aggiungeva erano state uccise persone innocenti. Solo successivamente si apprese che invece, era rimasto a terra, oltre a quattro vittime innocenti, anche Borrelli Antonio e colpito Vincenzo Meo, che morì dopo qualche giorno in ospedale. Le auto con i killer andarono via dopo l’azione recandosi a Barra dove c’era ad attenderli Gennaro Aprea. Durante il percorso gli autori della strage furono costretti ad abbandonare una delle macchine; l’altra invece venne dato alle fiamme nelle zone di Barra. Quando fece ritorno mio cugino Sarno Ciro era ancora sconvolto da ciò che era successo. Si era infatti reso conto che erano stati colpiti degli innocenti e che invece erano riusciti a scappare gli altri appartenenti al gruppo di Andreotti. Mi parlò dei fratelli Viscovo (uno dei quali, se non erro venne ferito) e di Vincenzo Avolio. Dopo un paio di giorni, nei quali io e mio fratello Giuseppe ci allontanammo dal rione, nell’incontrarmi con De Luca Bossa Umberto pretesi da lui spiegazioni su come potesse essere successa quell’incredibile strage. Egli si giustificò dicendo che il suo obiettivo, Borrelli Antonio, era riuscito a colpirlo, inseguendolo fino a dentro la gelateria, per cui non era riuscito a controllare e a dirigere l’azione degli altri, che avevano sparato all’impazzata».
Titti Beneduce 25 gennaio 2011 fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/25-gennaio-2011/strage-ponticelli-13-arrestisi-fa-luce-ventuno-anni--181323573080.shtml

mercoledì 26 gennaio 2011

Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina


Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina, (Corleone, 16 novembre 1930), è un criminale italiano, componente dei vertici di Cosa Nostra, detenuto dal 1993. Viene indicato anche con i soprannomi Totò u Cùrtu, per via della sua bassa statura [1], e con quello di La Bestia, ad indicare la sua ferocia sanguinaria[2].
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 Gli inizi dell'attività criminale
1.2 L'ascesa ai vertici di Cosa nostra
1.3 Gli omicidi contro le istituzioni e gli organi d'informazione
1.4 Le ritorsioni verso i collaboratori di giustizia
1.5 Il Papello e la trattativa con lo stato
1.6 La strategia stragista
1.7 L'arresto
1.8 Le condanne
1.9 Il carcere
2 Figli
3 Filmografia
4 Note
5 Voci correlate
6 Altri progetti
7 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]

Carta d'identità di Salvatore Riina, rilasciata nel 1955.
Gli inizi dell'attività criminale [modifica]
Nel 1943 Riina perse il padre Giovanni ed il fratello Francesco di 7 anni mentre insieme a lui ed al fratello Gaetano stavano cercando di togliere la polvere da sparo da una bomba americana inesplosa rinvenuta tra le terre che curavano per rivenderla insieme al metallo. Gaetano rimase ferito e Totò rimase illeso [3]. Dopo la morte del padre per l'esplosione, essendo il maggiore dei figli maschi, a 13 anni divenne il capo famiglia. In questi anni conobbe il criminale Luciano Liggio che lo iniziò al furto dei covoni di grano e alla pratica del pizzo ai contadini.
A 19 anni fu condannato ad una pena di 12 anni, scontata parzialmente all'Ucciardone per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo [4].
Venne scarcerato il 13 settembre 1956 a causa delle poche accuse contro di lui e ritornò nel suo vecchio paese Corleone per assumere un ruolo di rilievo al servizio di Luciano Liggio. In questo periodo conobbe e cominciò a frequentare Antonietta Bagarella, sorella di Calogero e Leoluca Bagarella, che molto presto diverrà sua fidanzata. Insieme a Liggio cominciò ad occuparsi della macellazione clandestina. Con loro c'era Bernardo Provenzano, detto "Binnu u' tratturi". Liggio e i suoi fedelissimi inizialmente furono al servizio del dottor Michele Navarra, capomafia di Corleone. Successivamente assetati di potere decisero di eliminare Navarra per ottenere il predominio nel paese.
Tra gli uomini di Liggio figurava anche lo zio di Salvatore, Giacomo Riina, arrestato nel 1942 insieme allo stesso Liggio per contrabbando di sigarette.
Michele Navarra fu assassinato dai sicari di Liggio (2 agosto 1958) che assunse la guida del clan corleonese. Riina, insieme agli amici d'infanzia Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella, iniziò ad assassinare coloro che erano stati fedeli a Navarra (i cosiddetti "navarriani").
Intorno alla prima metà degli anni sessanta, Riina, Luciano Liggio e Bernardo Provenzano diedero inizio alla scalata criminale al potere di Palermo, dove contavano sull'appoggio dell'allora assessore Vito Ciancimino, anch'esso nativo di Corleone. Grazie a lui fecero un patto con Salvatore La Barbera per il controllo del mercato della carne e il traffico di sigarette. Liggio lasciò Riina e Provenzano a gestire gli affari a Palermo e si nascose a Corleone. Ma La Barbera venne rapito ed ucciso dalla famiglia mafiosa dei Greco di Ciaculli e da lì scoppiò la "prima guerra di mafia". I componenti del clan La Barbera fuggirono dal capoluogo siciliano e così fecero anche Riina e Provenzano. Tornato a Corleone, venne però arrestato nel dicembre del 1963. Una notte, fu fermato nella parte alta del paese da una squadra di agenti di Polizia di cui faceva parte anche il commissario Angelo Mangano [5] (il quale nel 1964 sarà uno degli artefici dell'arresto di Luciano Liggio [6]). Riina, che aveva una carta d'identità falsa (dalla quale risultava essere "Giovanni Grande" da Caltanissetta) ed una pistola non regolarmente dichiarata, tentò di scappare ma venne braccato facilmente dalle forze dell'ordine, e riconosciuto dall'agente Biagio Melita [7].
Tuttavia, dopo aver scontato alcuni anni di prigione al carcere dell'Ucciardone (dove conobbe Gaspare Mutolo), fu assolto nei due processi a suo carico, svoltisi a Catanzaro ( il famoso processo dei 114 [8]) e a Bari nel 1969 [9].
L'ascesa ai vertici di Cosa nostra [modifica]
Salvatore Riina nel 1969 fu tra gli esecutori della Strage di Viale Lazio, dove morirono Calogero Bagarella (nel gruppo di fuoco di Riina) e il boss Michele Cavataio, obiettivo dell'attentato, insieme a tre suoi uomini [10].
A Palermo si fece nemici il boss Giuseppe Di Cristina, Giuseppe Calderone, Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo che volevano impedire l'ascesa dei Corleonesi. Fu invece appoggiato dai capi mafiosi Michele Greco e Pippo Calò. In questo periodo Riina prese il posto di Liggio, arrestato nel 1974, alla guida del clan dei corleonesi, che sotto il suo comando accrebbero notevolmente il proprio potere finanziario, grazie al traffico di droga e alle gare d'appalto a Palermo.
Il 16 aprile dell'anno 1974 sposa (matrimonio che poi risulterà non valido [11] ) Antonietta Bagarella (sorella del suo amico d'infanzia Calogero).
Dopo il matrimonio hanno avuto quattro figli: Maria Concetta, Giovanni Francesco, Giuseppe Salvatore e Lucia.
Al suo servizio troviamo tre dei più feroci killer: Pino Greco detto "Scarpuzzedda", esecutore di vari ed efferati delitti, Mario Prestifilippo, Leoluca Bagarella, cognato dello stesso Riina. Siccome Di Cristina e Calderone lo stavano ostacolando, li fece assassinare barbaramente [12]. Il boss Bontate invitò Riina nella sua villa per ucciderlo. Ma quest'ultimo venne avvisato da Michele Greco e alla villa mandò due suoi uomini: il piano omicida di Bontate era fallito.
Riina allora fece uccidere Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo: queste due uccisioni scatenarono una sanguinosa seconda guerra di mafia nei primi anni ottanta. Durante questa "guerra" fece uccidere i parenti del boss Tommaso Buscetta (che si salvò fuggendo in Brasile). In seguito Buscetta verrà estradato in Italia e comincerà a collaborare con il giudice Giovanni Falcone [13]. Sconfitte le famiglie dei Bontade [14], degli Inzerillo, dei Di Cristina, dei Buscetta, dei Badalamenti e dei Calderone, Riina raggiunse il vertice del potere mafioso [15], ed estese il suo potere su tutta Cosa Nostra [16], realizzando in questo periodo un'aggressiva campagna contro lo Stato, ordinando gli omicidi di tutti coloro che tentavano di ostacolarlo [17].
Gli omicidi contro le istituzioni e gli organi d'informazione [modifica]
Nella sua ondata di omicidi contro lo Stato e tutti coloro che si opposero a Cosa Nostra caddero tra gli altri:
Il giornalista Mauro De Mauro (ucciso nel 1970)[18]
Il procuratore Pietro Scaglione (ucciso nel 1971)
Il tenente colonnello Giuseppe Russo (ucciso nel 1977)
Il giornalista Mario Francese (ucciso nel 1979)
Il politico Michele Reina (ucciso nel 1979)
Il capo della squadra mobile Boris Giuliano (ucciso nel 1979)
Il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso (uccisi nel 1979)
Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella (ucciso nel 1980)[19]
Il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (ucciso nel 1980)
L'onorevole Pio La Torre (ucciso nel 1982) [20]
Il prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (ucciso nel 1982)[21]
Il poliziotto Calogero Zucchetto (ucciso nel 1982)
Il giudice Rocco Chinnici (ucciso nel 1983)[22]
Il capitano dei carabinieri Mario D'Aleo (ucciso nel 1983)
I commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà (uccisi nel 1985)
L'imprenditore Libero Grassi (ucciso nel 1991)
I giudici Falcone [23] e Borsellino[24] con le loro scorte (uccisi nel 1992).
Il potente politico della DC Salvo Lima e l'esattore della famiglia di Salemi Ignazio Salvo avrebbero promesso a Riina che la sentenza del Maxiprocesso (che lo condannava all'ergastolo in contumacia) sarebbe stata modificata grazie alle loro conoscenze negli ambienti della politica e della magistratura romana. Ciò, tuttavia, non avvenne e il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò gli ergastoli[25] e sancì la validità delle dichiarazioni del pentito Buscetta e degli altri collaboratori di giustizia. Riina reagì facendo uccidere prima Lima [26] e pochi mesi dopo Ignazio Salvo [27].
Le ritorsioni verso i collaboratori di giustizia [modifica]
Le deposizioni dei collaboratori di giustizia (su tutti Tommaso Buscetta) scatenarono la ritorsione di Cosa Nostra su precisa indicazione di Totò Riina, il quale autorizzò i killer e i capofamiglia ad eliminare i famigliari dei pentiti "sino al 20º grado di parentela" [28], compresi i bambini e le donne [29][30][31].
Il Papello e la trattativa con lo stato [modifica]
L'allora vicecomandante dei Ros, Mario Mori, incontrò tra giugno e ottobre 1991 Vito Ciancimino, proponendo una trattativa con Cosa Nostra per mettere fine alla lunga scia di omicidi che insanguinano Palermo. La proposta era in realtà, secondo la versione fornita da Mori, una trappola per cercare di stanare qualche latitante, ma Riina rispose alla finta richiesta con il famoso Papello [32], un documento di richieste [33] per ammorbidire le condizioni dei detenuti, degli indagati, delle loro famiglie, la cancellazione della legge sui pentiti e la revisione del maxiprocesso [34].
L'esistenza della trattativa tra stato e Cosa Nostra è stata successivamente smentita dallo stesso Mori. [35]
La strategia stragista [modifica]
Nel 1993, Cosa Nostra mise in atto una serie di attentati intimidatori, aventi lo scopo di ottenere dallo stato maggiori libertà, e ammorbidire le posizioni processuali per alcuni boss (tra cui lo stesso Riina, arrestato nel gennaio dello stesso anno) indagati nel maxiprocesso [36].
Il 27 maggio esplose un ordigno a Firenze, in Via dei Georgofili, causando 5 morti[37][38]
Il 27 luglio dello stesso anno, a Milano, un altro ordigno esploso in via Palestro causò 5 vittime [39][40].
Il giorno seguente, 28 luglio, a Roma, un altro ordigno esploso nei pressi di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, provocò numerosi feriti e gravissimi danni ai monumenti.[41]
Il 14 maggio 1993, a Roma, un attentato progettato per colpire il conduttore televisivo Maurizio Costanzo, provocò ingenti danni nei pressi di via Ruggiero Fauro [42]. L'attentato, stando alle dichiarazioni di un pentito, sarebbe stato un favore di Cosa Nostra allo stesso Riina [43].
L'arresto [modifica]
Il 15 gennaio del 1993 fu catturato dal Crimor (squadra speciale dei ROS guidata dal Capitano Ultimo) [44].
Riina, latitante dal 1969, venne arrestato al primo incrocio davanti alla sua villa in via Bernini n. 54, insieme al suo autista Salvatore Biondino [45], a Palermo, nella quale trascorse alcuni anni della sua latitanza insieme alla moglie Antonietta Bagarella e ai suoi figli [46].
L'arresto è stato favorito dalle dichiarazioni rese dall'ex autista di Riina, Baldassare Di Maggio, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia, per ritorsione verso Cosa Nostra che lo aveva condannato a morte [47][48].
Le condanne [modifica]
Nell'ottobre del 1993 subisce la seconda condanna all'ergastolo, come mandante dell'omicidio del boss Vincenzo Puccio [49].
Nel 1994, altro ergastolo per l'omicidio di tre pentiti e quello di un cognato di Tommaso Buscetta[50].
Viene condannato all'ergastolo, assieme ai vertici di Cosa Nostra, per la Strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta [51].
Nel 1995, nel processo per l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano, e del professor Paolo Giaccone, Riina e altri dieci boss mafiosi vengono condannati all'ergastolo [52].
Nel 1999, viene condannato all'ergastolo come mandante per la Strage di via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e quattro dei suoi uomini di scorta. Insieme a lui vengono condannati alla stessa pena i boss Pietro Aglieri Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia [53].
Nel 2000 subisce una ulteriore condanna all'ergastolo insieme a Giuseppe Graviano per l'attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 10 persone e subirono enormi danni musei e chiese [54], oltre che per gli attentati di Milano e Roma [55].
Nel 2002, per l'omicidio nel 1988 del giudice in pensione Alberto Giacomelli, viene condannato all'ergastolo come mandante [56].
Nel febbraio 2010, ancora un ergastolo per Riina, che insieme a Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise l'omicidio di Giovanni Mungiovino, affiliato a Cosa Nostra nel 1983, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992 [57].
Il carcere [modifica]
A partire dal dicembre 1995, Riina è stato rinchiuso nel supercarcere dell'Asinara, in Sardegna [58].
In seguito è stato trasferito al carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno dove, per circa tre anni, è stato sottoposto al carcere duro previsto per chi commette reati di mafia, il 41 bis, ma il 12 marzo del 2001 gli venne revocato l'isolamento, consentendogli di fatto la possibilità di vedere altri detenuti nell'ora di libertà [59].
Nella primavera del 2003 subisce un intervento chirurgico per problemi cardiaci, e nel maggio dello stesso anno viene ricoverato nell'ospedale di Ascoli Piceno per un infarto [60]. Sempre nel 2003, a settembre, viene nuovamente ricoverato per problemi cardiaci [61].
Il 22 maggio 2004, nell'udienza del processo di Firenze per la strage di via dei Georgofili, accusa il coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e via d'Amelio, e riferisce dei contatti fra l'allora colonnello Mario Mori e Vito Ciancimino, attraverso il figlio di lui Massimo al tempo non convocato in dibattimento. [62][63]
Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato nel 2006 all'ospedale San Paolo di Milano, sempre per problemi cardiaci [64].
Dal carcere di Opera, il 19 luglio 2009, nel ricorrerne l'anniversario esprime di nuovo la sua posizione secondo cui la strage di via d'Amelio sarebbe da imputare allo Stato italiano e ai servizi segreti, ovvero si sarebbe trattato di una strage di Stato.[65] Questa posizione è stata avvalorata alla fine dell'ottobre 2010 da alcune rivelazioni del collaboratore di giustizia Spatuzza, il quale ha più volte riconosciuto un importante funzionario dei servizi segreti Lorenzo Narracci come "il soggetto estraneo a cosa nostra visto nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata nell'attentato al giudice Paolo Borsellino" [66] [67]
Figli [modifica]
Riina ha quattro figli: Maria Concetta (nata il 7 dicembre 1974), Giovanni Francesco (nato il 21 febbraio 1976), Giuseppe Salvatore (nato il 3 maggio 1977) e Lucia (nata il 11 aprile 1980).
Il primogenito maschio Giovanni Francesco Riina è stato condannato all'ergastolo per quattro omicidi avvenuti nel 1995.
Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito, è stato condannato per associazione mafiosa e recentemente scarcerato [68].
Filmografia [modifica]
Il capo dei capi, fiction televisiva di Canale 5 [69][70]
L'ultimo dei corleonesi, fiction di Rai Uno su Totò Riina e Bernardo Provenzano
Il Divo film di Paolo Sorrentino su Giulio Andreotti
Note [modifica]
^ Minacce ai Giudici Di Totò' ' U Curtu - Repubblica.it 9/3/1993
^ Salvatore Riina: il capomafia corleonese
^ Enrico Deaglio, Raccolto rosso: la mafia, l'Italia e poi venne giù tutto, Feltrinelli, 1993, pag. 158.
^ Da Blu Notte - La Mattanza, Rai3
^ Leoni addormentati
^ A 87 anni, è morto il questore Angelo Mangano, arrestò Liggio
^ il vero Biagio che arresto Riina La Sicilia - Dicembre 2007
^ Salvatore Riina: il capomafia corleonese
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^ Blu Notte - puntata La Mattanza - Rai3
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^ «Mori: «Non ci fu nessuna trattativa Stato-mafia»». Corriere della Sera, 20 10 2009. URL consultato in data 20-10-2009.
^ http://www.corriereweb.net/speciali/331-mafia-stato-e-papelli/1321-il-papello-la-trattativa-e-le-stragi.html
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^ http://www.avvenire.it/Multimedia/AudioGallery/audio+rina.htm
^ http://www.avvenire.it/Cronaca/Stragi+di+mafia+i+vecchi+veleni+di+Riina_200907250655320500000.htm
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/12/20/toto-riina-ricoverato-per-problemi-al-cuore.html
^ Riina sul delitto Borsellino: "L'hanno ammazzato loro"
^ http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/27/news/spatuzza_borsellino-8496629/?ref=HREA-1
^ http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_27/spatuzza-borsellino-007_9aa695c2-e1ee-11df-9076-00144f02aabc.shtml
^ http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/mafia-2/libero-figlio-riina/libero-figlio-riina.html
^ Il Capo dei capi - Corriere della Sera.it 3/5/2007
^ «Ecco la vita di Totò Riina: come si diventa criminali» - Il Giornale.it 23/10/2007
Voci correlate [modifica]
Mafia
Cosa Nostra
Leoluca Bagarella
Calogero Bagarella
Antonietta Bagarella
Bernardo Provenzano
Corleonesi
Cupola mafiosa
Capitano Ultimo
Ultimo - Il capitano che arrestò Totò Riina
Trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra
Altri progetti [modifica]
Articolo su Wikinotizie: Riina arrestato dal Raggruppamento Operativo Speciale 15 gennaio 1993
Predecessore:Luciano Liggio
Capo dei CorleonesiSalvatore Riina1974 - 1993
Successore:Bernardo Provenzano
Predecessore:Gaetano Badalamenti
Commissione di Cosa NostraMichele Greco, Salvatore Riina, Stefano Bontade1978 - 1981
Successore:Seconda guerra di mafia
Predecessore:Seconda guerra di mafia
Capo dei capi di Cosa NostraSalvatore Riina1982 - 1993
Successore:Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano
Collegamenti esterni [modifica]
Biografia di Salvatore Riina
[espandi]
v · d · mCosa nostra
Struttura
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Storia
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Capi
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