Pietro Berti

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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Anchorage

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venerdì 1 aprile 2011

Omicidi esoterici: a Lodi trovato un altro cadavere fatto a pezzi

Omicidi esoterici: a Lodi trovato un altro cadavere fatto a pezzi
Lodi - Continua la scia dei macabri e misteriosi delitti in Lombardia. Poche ore fa, è stato ritrovato a Lodi sulla riva del fiume Lambro un cadavere, probabilmente appartenente a una donna. A inquietare il ciclista che poco prima di mezzogiorno passava dal comune di Orio Litta, sulla strada provinciale 234 che attraversa le province di Lodi e Pavia, sono state le condizioni in cui versava il corpo: mutilato con estrema precisione. L'assassino ha fatto ritrovare diversi monconi: uno dal collo al torace, un secondo dal torace alle ginocchia, poi le gambe e le braccia. A mancare all'appello sia la testa che le mani. Senza mani, né testa - Dopo i quattro omicidi ancora irrisolti nella provincia di Bergamo, in appena tre mesi, tra cui quello ormai famoso di Yara Gambirasio, oggi è stata la volta della provincia di Lodi. La macabra scoperta fatta da un ciclista ha lasciato sbigottiti in molti: il cadavere ritrovato nei pressi del fiume Lambro potrebbe appartenere a una donna e la vittima probabilmente è stata uccisa in un altro luogo per poi essere abbandonata, suddivisa in pezzi, in un secondo momento. A rafforzare questa ipotesi è la precisione con cui le mutilazioni sono state effettuate: chi ha assistito al rinvenimento dei monconi ha parlato di precisione quasi chirurgica. Non si sa ancora se gli organi interni siano stati asportati, qualora ciò venisse appurato potrebbe essere ipotizzato il movente esoterico.Meno di un mese fa, un altro caso a Roma - Forse solo una coincidenza, ma la scoperta fatta oggi a Orio Litta è il secondo caso, in poco più di venti giorni, di cadaveri mutilati e privi di testa. L'8 marzo scorso, infatti, a Falcognana, località in provincia di Roma, a pochi metri dalla strada fu trovato il corpo senza vita di una donna. Anche in quel caso il corpo era diviso in pezzi ma anche privo di organi interni, il che fece pensare subito ipotizzare che dietro al delitto ci potesse essere una setta. Quella volta, a non essere ritrovati furono la testa e le gambe.





Bergamo, non solo Yara: quattro omicidi insoluti dall’inizio dell’anno

Bergamo - Meno di novanta giorni ma già quattro omicidi misteriosi, ancora privi di un colpevole. E' questo l'inquietante dato che caratterizza la provincia di Bergamo dall'inizio del nuovo anno. Nel raggio di cinquanta chilometri quattro morti violente hanno segnato l'apparente tranquillità della zona. Tre uomini, una ragazzina. Età diverse, vite distanti, eppure sufficientemente vicine per far chiedere a molti: cosa sta accadendo nei paesini del bergamasco? Probabilmente solo sfortunate coincidenze, ma c'è anche chi la pensa diversamente. Le storie di Eddy Manuel Barone Castillo, Santo Barcella, Mario Gaspani e della tristemente più famosa Yara Gambirasio.Pestaggi e coltellate - Tutto ha avuto inizio il 16 gennaio scorso, quando nella periferia di Chignolo d'Isola, un giovane ventiseienne dominicano conosciuto dagli amici come Eddy fu trovato morto a poca distanza dalla discoteca Sabbie Mobili Evolution. Di amici Castillo non ne dovrà avere avuti molti visto che, stando ai risultati delle perizie effettuate dai medici legali, il ragazzo fu vittima di un pestaggio cruento che lo condusse alla morte. Si è subito pensato a un regolamento di conti, ma a distanza di più di due mesi non si sa ancora nulla sull'identità degli aggressori.Il 26 febbraio scorso invece è stata la volta dell'omicidio che ha fatto più discutere e che continua a essere al centro delle pagine di cronaca dei maggiori quotidiani nazionali. I perché sono molti: la vittima è stata una ragazzina di appena tredici anni, scomparsa esattamente tre mesi fa in circostanze più che misteriose. Il suo nome ormai è diventato famoso, al punto che attorno a Yara Gambirasio sui social network si sono riunite decine di migliaia di persone. L'assassinio di Yara rimane insoluto nel colpevole, nel movente, nelle dinamiche con cui esso è avvenuto e nel luogo in cui la giovane è stata uccisa. Si sa con certezza soltanto il posto dove è stata ritrovata: a poche centinaia di metri da dove venne rinvenuto il cadavere di Eddy Castillo.Negli ultimi giorni, invece, due omicidi a distanza di pochi giorni hanno tornato a far scorrere il sangue nei paesini intorno a Bergamo: martedì scorso, nei boschi sopra Gandino è stato trovato il corpo di un artigiano edile. Santo Barcella aveva settantanni e qualcuno dopo averlo colpito con un'arma da taglio all'altezza del collo lo ha avvolto in un telo di juta plastificata.Ieri, infine, a un mese esatto dal ritrovamento di Yara, Mario Gaspani, 57enne commerciante d'auto, è stato trovato morto, dopo essere stato accoltellato ripetutamente, nei pressi di Osio Sotto, località distante quattordici chilometri da Chignolo d'Isola. Si pensa a un regolamento di conti. Quali colpe sta pagando l'intera provincia bergamasca?

sabato 26 febbraio 2011

Trovato il corpo di Yara Gambirasio


26/02/2011 - IL GIALLO DI BREMBATE
Trovato il corpo di Yara Gambirasio era in un campo a dieci km da casa

La tredicenne sparita da 3 mesi riconosciuta per l'apparecchio Un testimone: ho visto un'auto sul posto che stava fuggendo
BERGAMO Il cadavere di Yara Gambirasio è stato ritrovato in un campo in località Madone, a circa 10 chilometri dalla casa della tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso. Il cadavere è in avanzato stato di decomposizione tanto che il volto della tredicenne è totalmente irriconoscibile. A far identificare il corpo sono stati gli abiti, gli stessi che aveva il giorno in cui si sono perse le sue tracce, e "i primi sommari rilievi antropometrici", tra cui l'apparecchio per i denti. Il cadavere è stato rinvenuto da alcuni ragazzi appassionati di aeromodellismo che si sarebbero imbattuti proprio sul corpo e hanno subito chiamato la polizia. Il corpo infatti è stato ritrovato in una località non molto distante dal centro di coordinamento delle ricerche, ed è un luogo frequentato da persone che fanno jogging o portano a spasso il cane. Il ritrovamento è avvenuto in un punto in cui la vegetazione e l'erba raggiungono anche i due metri di altezza e il cadavere potrebbe essere rimasto lì anche da tre mesi, cioè da subito dopo la scomparsa di Yara. Un'altra ipotesi tenuta presente dagli investigatori è che il corpo possa essere stato trasportato dal vicino fiume. In questo caso sarà determinante l'autopsia per capire se il cadavere sia rimasto o meno in acqua. Più improbabile, date le condizioni del luogo in cui è stato ritrovato, che il corpo sia stato trasportato in quel luogo recentemente. Un testimone tuttavia avrebbe visto una automobile arrivare nella zona industriale e ripartire in tutta fretta. E questo sarebbe avvenuto nel pomeriggio di oggi. Anche Luca Aresu, un giovane di Madone che ha partecipato tra novembre e dicembre alle ricerche di Yara Gambirasio con alcuni amici alpini e che spesso ha attraversato la zona dove oggi è stato trovato il cadavere della ragazza facendo jogging, esclude che il corpo sia rimasto lì per tre mesi. "E' una zona dove sono andato spesso a correre - e che ho attraversato anche con il mio setter almeno un paio di volte. L'avremmo trovata diecimila volte. Tanta altra gente è passata di lì con i cani". Aresu definisce "remota" anche l'ipotesi che il corpo di Yara sia stato trasportato dal torrente Dordo che scorre nella zona di campagna dove è stato trovato il cadavere. "Anche il fiume è stato battuto" aggiunge il trentenne.

domenica 30 gennaio 2011

Euripes: omicidi in famiglia, 10 al mese: vittime le donne

Euripes: omicidi in famiglia, 10 al mese: vittime le donne

ROMA - Nel biennio 2009-2010, in Italia, secondo il rapporto Eurispes, si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010), in pratica dieci al mese: quasi la meta' sono stati commessi nel Nord (52,5% nel 2009 e 47,8% nel 2010), mentre al Centro se ne sono registrati il 21,3% nel 2009 e il 18,6% nel 2010, e al Sud e nelle Isole sono stati il 26,2% e il 33,6% rispettivamente nel 2009 e nel 2010. La maggior parte degli autori di omicidi domestici, nel biennio 2009-2010, sono stati maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010), mentre le donne sono le vittime sacrificali, ''forse perche' piu' deboli o peggio perche' non piu' disposte ad accettare soprusi e angherie''.
Sono state il 70,5% le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita nel 2010, tra le mura domestiche. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (34,4% nel 2009 e 20,3% nel 2010). Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5% nel 2009 e 37,2% nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo piu' figli (12,3%), seguiti dai padri (4,9%), nel 2010, invece, erano i padri (10,6%) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7%). Nelle fasce d'eta' piu' mature, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di ''autori'' (30,6% nel 2009 e 29% nel 2010) mentre le ''vittime'' sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1% in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3% in media) e 46-64enni (il 20% in media). Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 sono stati compiuti da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 sono stati compiuti da padri e 10 da madri. Per quanto riguarda i genitoricidi, ad essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte i padri (6, nel 2009 e 14, nel 2010); i matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010.
NEL 2009 UN REATO OGNI 5 MINUTI, SOPRATTUTTO FURTI - Nel 2009 in Italia sono stati denunciati 2,6 milioni di reati, con una media di 300 all'ora - 5 al minuto - e 525 reati ogni 10 mila cittadini maggiorenni. E' quanto si legge nel rapporto dell'Eurispes. La fattispecie delittuosa piu' frequente e' costituita dai furti, che da soli rappresentano oltre la meta' dei reati (1,3 milioni), seguita dai danneggiamenti (oltre 415 mila), dalle truffe e frodi informatiche (quasi 100 mila reati). Le province di Milano, Roma, Torino e Napoli sono in testa per numero di delitti in termini di valori assoluti. La provincia di Milano, in particolare, e' al primo posto per i furti, i danneggiamenti e le minacce. Rapportando il numero dei delitti con la popolazione maggiorenne, Milano si posizione sempre al primo posto, seguita da Rimini e Torino, mentre Roma scende in 10/a posizione. All'ultimo posto c'e' la provincia di Oristano, con 225 delitti ogni 100 mila persone. Un capitolo a parte riguarda l'usura, con un incremento significativo del numero dei reati nel biennio 2008-2009 (464 denunce in Italia, +23% rispetto al 2008). A livello provinciale si conferma il primato di Napoli, con 49 reati denunciati nel 2009, seguita da Roma (39), Bari e Milano (26). Complessivamente, dal 2007 al 2009 i commercianti coinvolti in rapporti usurari sono aumentati di un terzo, da 150 mila ad oltre 200 mila, con un contestuale aumento del giro d'affari da 8 a 20 miliardi.
INFANTICIDI IN AUMENTO, 1 OGNI 20 GIORNI NEL 2010 - Nel 2010 e' stato compiuto un infanticidio ogni 20 giorni. Un anno prima la cadenza era di uno ogni 33 giorni e, nel 2008, di uno ogni 91. E' l'escalation fotografata dal Rapporto Eurispes Italia 2011 che ha dedicato un capitolo alla depressione post partum (DPN). Nei casi gravi, questo disturbo puo' sfociare anche nell'infanticidio. In numeri assoluti, i casi sono stati 4 nel 2008, 11 nel 2009 e 20 nel 2010. Il rapporto ha calcolato anche i costi economici da sostenere per la cura di una donna colpita da depressione post partum, disturbo che incide per il 10-20% nella popolazione femminile. Incrociando i dati relativi alle risorse economiche necessarie per affrontare una terapia farmacologica e una psicoterapia, l'Eurispes ha calcolato che un percorso di cura per ogni donna costa 3.392 euro. La depressione post partum e' un disturbo di tipo depressivo, non psicotico che ha inizio ed evolve in maniera conclamata tra le otto e le dodici settimane dal parto. I sintomi definiscono un quadro molto simile a quello di un disturbo depressivo. Una caratteristica e' la sua variabilita'. I primi segnali possono essere fraintesi e venire scambiati per un normale stato di disagio legato alla stanchezza per il parto, per l'allattamento e per la riorganizzazione del proprio stile di vita.
MINORI TEPPISTI, RAPINATORI E KILLER IN AUMENTO - E' aumentato progressivamente il numero di minori collocato in comunità, passati da 1.339 (2001) a 2.100 unità (2009). E' quanto rileva il Rapporto Italia 2011. Ancora una volta questa misura è stata prevista prevalentemente per i minori italiani: se nel 2001 entravano in Comunità 804 minorenni nati e cresciuti nel nostro Paese, nel 2009 se ne segnala la presenza di 1.419. Gli stranieri erano invece 535 nel 2001 e sono aumentati a 824 nel 2008 per poi diminuire drasticamente nel 2009 (681). I Centri di Prima Accoglienza hanno registrato la presenza di un numero di minori in lenta diminuzione: dalle 3.685 presenze medie giornaliere rilevate nel 2001 a 2.422 nel 2009. La quota di minori italiani ha subìto nel corso del tempo un progressivo rialzo (2001: 46%; 2009: 62%), mentre la tendenza che riguarda gli stranieri ha raggiunto un livello pari al 38% delle presenze. Per quanto riguarda gli Istituti penali per minori, i dati relativi al periodo tra il 2006 e il 2009 evidenziano un aumento delle presenze medie giornaliere, arrivate a 503 unità.
Nel 2009, sono stati collocati presso gli Ipm 296 ragazzi italiani, a fronte di 207 minorenni di nazionalità straniera. Per reati contro il patrimonio, nel 2009, sono stati condannati a scontare una pena detentiva 293 minori (di cui 175 italiani e 118 stranieri). Particolarmente diffusi sono i capi d'accusa per rapina (162 in totale, di cui 113 a carico di italiani) e furto (in questo caso il numero dei minori stranieri detenuti è superiore a quello degli italiani: 47 contro 21). Per quanto riguarda i reati contro la persona (80 minorenni detenuti), è sconfortante che il maggior numero di condanne siano state emesse per casi di omicidio (23) o tentato omicidio (21). Un altro crimine che coinvolge un numero rilevante di giovani presenti presso gli Ipm sono le violenze sessuali di gruppo (22; 15 italiani e 7 stranieri).
CARCERI, TRA SOVRAFFOLLAMENTO E SUICIDI - L'Italia e' il paese europeo che ha avuto l'aumento piu' consistente di popolazione carceraria dal 2007 a oggi. Secondo i dati del ministero della Giustizia, citati nel rapporto Eurispes, a fine 2010 il numero di detenuti presenti nelle 'patrie galere' era pari a 67.961 soggetti, a fronte di una capienza regolamentare pari a 45.022 condannati. In pratica, circa 150 persone devono dividersi lo spazio previsto per 100. A livello regionale, si legge nel rapporto, la bandiera nera spetta alla Puglia, dove la popolazione carceraria conta 4.755 presenze sulle 2.528 regolamentari, con un esubero di 88 detenuti ogni 100 posti. Altrettanto drammatica la situazione in Emilia Romagna, dove il surplus e' pari a 83 unita'. Isola felice (o quasi) e' la Sardegna che conta nei suoi 12 istituti 2.217 presenze, con le 1.970 regolamentari. Meglio ancora va in Trentino Alto Adige, con 405 presenze a fronte delle 394 attese. Eurispes cita anche uno studio condotto dall'associazione 'Ristretti Orizzonti' che ha evidenziato una stretta relazione tra il tasso di sovraffollamento e il numero dei detenuti suicidi: nelle 9 carceri analizzate, dove l'affollamento e' del 22% oltre la media, si e' registrata una frequenza dei suicidi piu' che doppia. Il picco massimo dei suicidi si e' raggiunto nel 2009 quando, su un totale di 177 detenuti deceduti, 72 hanno volontariamente deciso di togliersi la vita. Nel 2010, invece, i casi di suicidio sono scesi a 66 su un totale di 173 decessi. Sempre meno le risorse a disposizione per la gestione del sistema carcerario, passate da 3 miliardi e 95 milioni del 2007 a 2 miliardi e 770 milioni di euro nel 2010.
VOLONTARI ISPIRANO FIDUCIA PIU' DI CARABINIERI - Volontari piu' affidabili persino di carabinieri e preti. Emerge anche questo dall'ultimo rapporto Eurispes sullo stato del Paese. Le associazioni di volontariato rappresentano, tra le istituzioni italiane, l'unica realta' capace di conservare, nel tempo, un livello di fiducia elevato presso la maggior parte dei cittadini. Il 79,9% degli italiani, infatti, ha dichiarato nel 2011 di avere fiducia nelle associazioni di volontariato, percentuale superiore anche a quella raccolta dalle Forze dell'ordine - Carabinieri 72,6%, Polizia 66,8%, Guardia di finanza 64,9% - e dalla Chiesa, 40,2%. Notevole, poi, il divario rispetto a istituzioni come la scuola: 43,7%. A fronte della crisi della politica, il mondo del non profit in questi anni - rileva l'Eurispes - e' significativamente cresciuto in numeri e qualita': l'Istat stima in circa 5,4 milioni i cittadini che partecipano alle attivita' gratuite di volontariato (il 9% della popolazione italiana), in circa 5,3 milioni quelli che partecipano a riunioni di associazioni culturali (8,8%), in circa 9,5 milioni coloro che versano denaro a un'associazione (15,8%). Il tallone d'Achille del settore sembra essere la spiccata tendenza alla frammentazione, alla disorganizzazione, alla scarsa capacita' di fare sistema, di fare sintesi sul piano della rappresentanza.

mercoledì 12 gennaio 2011

Giancarlo Siani

Giancarlo Siani (Napoli, 19 settembre 1959Napoli, 23 settembre 1985) è stato un giornalista italiano, assassinato dalla camorra.

Giancarlo Siani.
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 Primi anni
1.2 L'impegno giornalistico
1.3 L'assassinio
1.4 Processi
2 Tributi dopo la morte
3 Note
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]
Primi anni [modifica]
Nato in una famiglia della borghesia napoletana del quartiere del Vomero, frequentò il Liceo Vico partecipando ai movimenti studenteschi del 1977.
Iscrittosi all'università, iniziò a collaborare con alcuni periodici napoletani mostrando particolare interesse per le problematiche dell'emarginazione: proprio all'interno delle fasce sociali più disagiate si annidava, infatti, il principale serbatoio di manovalanza della criminalità organizzata.
Scrisse i suoi primi articoli per il periodico "Osservatorio sulla camorra", diretto da Amato Lamberti, appassionandosi ai rapporti ed alle gerarchie delle famiglie camorristiche che controllavano Torre Annunziata e dintorni. Poi iniziò a lavorare come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino: dipendeva dalla redazione distaccata di Castellammare di Stabia. Pur lavorando come corrispondente, il giornalista frequentava stabilmente la redazione del comune stabiese, preparando il terreno per la stabile assunzione come praticante giornalista professionista.
Lavorando per Il Mattino Siani compì le sue importanti indagini sui boss locali, ed in particolare su Valentino Gionta, che aveva costruito un business basato sul contrabbando di sigarette.
L'impegno giornalistico [modifica]
Le vigorose denunce del giovane giornalista lo condussero ad essere regolarizzato nella posizione di corrispondente (articolo 12 del contratto di lavoro giornalistico) dal quotidiano nell'arco di un anno. Le sue inchieste scavavano sempre più in profondità, tanto da arrivare a scoprire la moneta con cui i boss mafiosi facevano affari. Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della "Nuova Famiglia", di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie ad un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo scomodo giornalista.
In quell'articolo Siani ebbe modo di scrivere che l'arresto del boss Valentino Gionta fu reso possibile da una "soffiata" che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri. Il boss oplontino fu infatti arrestato poco dopo aver lasciato la tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta a Marano, comune a Nord di Napoli. Secondo quanto successivamente rivelato dai collaboratori di giustizia, l'arresto di Gionta fu il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Antonio Bardellino per ottenerne un patto di non belligeranza. La pubblicazione dell'articolo suscitò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss partenopei, facevano la figura degli "infami", ossia di coloro che, contrariamente al codice degli uomini d'onore della mafia, intrattenevano rapporti con le forze di polizia.
Da quel momento i capo-clan Lorenzo ed Angelo Nuvoletta tennero numerosi summit per decidere in che modo eliminare Siani, nonostante la reticenza di Valentino Gionta, incarcerato. A ferragosto del 1985 la camorra decise la sentenza di Siani, che doveva essere ucciso lontano da Torre Annunziata per depistare le indagini. Giancarlo lavorava sempre alacremente alle sue inchieste e stava per pubblicare un libro sui rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto.
Il giorno della sua morte telefonò al suo ex-direttore dell'Osservatorio sulla Camorra, Amato Lamberti, chiedendogli un incontro per parlargli di cose che "è meglio dire a voce". Non si è però mai saputo di cosa si trattasse e se Giancarlo avesse iniziato a temere per la sua incolumità. Lo stesso Lamberti, nelle diverse escussioni testimoniali cui è stato sottoposto, ha fornito versioni diverse della vicenda che non hanno mai chiarito quell'episodio.
L'assassinio [modifica]
Il 23 settembre 1985, quattro giorni dopo aver compiuto 26 anni, appena giunto sotto casa sua con la propria Mehari, Giancarlo Siani venne ucciso: l'agguato avvenne alle 20.50 circa in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano del Vomero. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia del quotidiano napoletano Il Mattino a quella centrale, all'epoca diretto da Pasquale Nonno proveniva dalla sede centrale de Il Mattino in via Chiatamone. Per chiarire i motivi che hanno determinato la morte e identificare mandanti ed esecutori materiali furono necessari 12 anni e 3 pentiti.
Processi [modifica]
Il 15 aprile del 1997 la seconda sessione della corte d'assise di Napoli ha condannato all'ergastolo i mandanti dell'omicidio (Angelo Nuvoletta, Valentino Gionta e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). Le sentenze sono state confermate dalla Corte di Cassazione, mentre per Valentino Gionta si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre del 2003 l'ha di nuovo condannato all'ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto. Il fratello Paolo, unico rimasto in vita della famiglia Siani, ricorda il fratello come un ragazzo carismatico, capace di grandi sacrifici, ma anche come una persona solare, pronta a dare sostegno; ed in un'intervista egli afferma:
« Di noi due, insieme, conservo l’immagine di una giornata a Roma, a una marcia per la pace. Io col gesso che gli dipingo in faccia il simbolo anarchico della libertà. E lui che mi sorride. »
Tributi dopo la morte [modifica]
Nel 1999 è stato realizzato un cortometraggio sulla vicenda di Giancarlo Siani, dal titolo Mehari, diretto da Gianfranco De Rosa, per la sceneggiatura del giornalista napoletano e amico di Siani, Maurizio Cerino. Protagonista Alessandro Ajello, con la partecipazione di Nello Mascia.
Nel 2004 è uscito nelle sale cinematografiche il film "E io ti seguo" di Maurizio Fiume, interpretato da Yari Gugliucci. Nello stesso anno è stato istituito il Premio Giancarlo Siani dedicato a giornalisti impegnati sul fronte della cronaca.
Il 4 giugno del 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha presenziato ad una cerimonia di commemorazione del giovane giornalista, nel corso della quale un'aula della scuola di giornalismo dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli è stata a lui intitolata.
Nel 2009 esce il il film "Fortapàsc", di Marco Risi (sceneggiatura di Marco Risi, Andrea Purgatori, Jim Carrington e Maurizio Cerino), dedicato agli ultimi quattro mesi di vita del giornalista, interpretato da Libero De Rienzo,che nel film guida la vera Citroen Mehari verde appartenuta a Siani. Il 19 settembre 2009, nel giorno del 50º anniversario dalla nascita di Siani, Fortapàsc, all'Invisible Film Festival di Cava de' Tirreni vince i premi «Miglior Film», miglior regia, miglior attore protagonista, migliori attori non protagonisti e migliore sceneggiatura.
Sempre nel 2009 il gruppo rap napoletano Biscuits dedica a quest'ultimo film un video musicale, girato a Torre Annunziata, ispirato proprio alla pellicola che racconta la storia di Siani. È stato ideato anche uno spettacolo intitolato Ladri di Sogni.
Gli sono state inoltre intitolate strade, tra cui una nei pressi di piazza Leonardo a Napoli, nel luogo dove fu assassinato. Questa strada ha ora il nome di rampe Siani.
Diverse scuole in Italia sono a lui intitolate, come il centro polivalente per giovani a Castel San Giorgio (dal 21 marzo 2010) o l'ISIS di Casalnuovo di Napoli (dal maggio 2010, precedentemente intitolato a Manlio Rossi Doria).[1]. Il 26 novembre 2010 viene inaugurato il teatro del nuovo centro polifunzionale giovanile di San Giorgio a Cremano, intitolato a Siani.
Note [modifica]
^ Articolo su laprovinciaonline.info.
Bibliografia [modifica]
Giancarlo Siani, Le Parole di una Vita. Gli scritti giornalistici, Phoebus Edizioni, 2006, ISBN 978-88-86816-36-6.
Antonio Franchini, L'abusivo, Marsilio Editori, Padova, 2001.
Alessandro Di Virgilio e Emilio Lecce, Giancarlo Siani... e lui che mi sorride, round robin editrice, 2010, ISBN 9788895731179
Voci correlate [modifica]
Premio Giancarlo Siani
Collegamenti esterni [modifica]
Giancarlo Siani: Cronista Libero martire per la verità
Giancarlo Siani - Un giornalista ucciso dalla camorra La Storia siamo Noi - Rai Educational
Cronologia degli eventi dal giorno dell'omicidio al 23 settembre 2008
Web Radio Anticamorra Ercolanese dedicata a Giancarlo Siani
Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Siani"
Categorie: Giornalisti italiani del XX secolo Nati nel 1959 Morti nel 1985 Nati il 19 settembre Morti il 23 settembre Personalità legate a Napoli Persone morte assassinate Vittime della camorra [altre]
Categorie nascoste: Voci con fonti non contestualizzate - biografie Voci con fonti non contestualizzate - settembre 2010 BioBot

sabato 28 novembre 2009

Eluana, il pm chiede l'archiviazione

Eluana, il pm chiede l'archiviazione
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49845girata.asp


La Procura di Udine: Beppino Englaro e altre 13 persone (medici e infermieri) non sono imputabili: "Non fu omicido"
UDINE
La Procura della Repubblica di Udine ha chiesto l’archiviazione dell’indagine su Beppino Englaro e altre 11 persone, nei cui confronti era stato ipotizzato il reato di omicidio volontario. La notizia - anticipata oggi dal quotidiano Il Messaggero Veneto - è stata confermata da fonti investigative.

La richiesta è stata inoltrata nei giorni scorsi al Gip del Tribunale, Paolo Milocco. Nei confronti di Beppino Englaro era stato ipotizzato il reato di omicidio volontario, e per altre 13 persone quello di concorso in omicidio volontario aggravato. L’inchiesta era stata aperta dalla Procura di Udine dopo la morte di Eluana Englaro, avvenuta il 9 febbraio scorso alla clinica udinese "la Quiete" dopo 17 anni di stato vegetativo persistente, in seguito all’interruzione della nutrizione e dell’idratazione secondo il protocollo definito sulla base del decreto della Corte d’Appello di Milano. Nell’inchiesta sono stati sottoposti a indagini, oltre al padre di Eluana, Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte, capo dell’equipe medica che attuò il protocollo.

La richiesta di archiviazione giunge dopo il deposito, il 16 novembre scorso, di una perizia sull’encefalo di Eluana Englaro eseguita dai neurologi Fabrizio Tagliavini di Milano e Raffaele De Caro di Padova, in cui viene spiegato che la situazione del cervello di Eluana «era coerente con lo stato vegetativo persistente» in cui la donna si trovava dopo l’incidente automobilistico avuto nel 1992 e che «i danni neuropatologici osservati erano anatomicamente irreversibili». Il difensore di Englaro e degli altri indagati, Giuseppe Campeis, aveva depositato ieri in Procura una memoria difensiva redatta con l’avvocato Vittorio Angiolini di Milano, in cui si sostiene che «non sussiste il reato contestato, nè ci sono elementi di fatto o di diritto per poter sostenere l’accusa di omicidio volontario». Il Gip Paolo Milocco, assegnatario del fascicolo penale, dovrà ora decidere se accogliere la richiesta della Procura o se respingerla indicando come procedere.

«Lo davo per scontato, per come ho agito, cioè alla luce del sole e nella legalità, non poteva che essere così» è stato il commento a caldo di Beppino Englaro alla richiesta di archiviazione. «Ho agito sempre nella massima trasparenza», ha ribadito Englaro. «Sin dal primo momento, cioè dall’incidente, in questa storia non ci sono mai state zone d’ombra - ha proseguito - ho sempre tenuto una sola linea, il rispetto delle indicazioni molto precise che aveva dato Eluana. Io, insieme alla curatrice speciale, le ho dato voce affinchè non perdesse i diritti che aveva quando era capace di intendere e volere: godere della libertà di disporre della propria salute». Beppino Englaro ricordando di «aver portato avanti la volontà di Eluana» ha sottolineato di aver prima chiesto il permesso ai medici «che però non ci hanno ascoltato. Ho chiesto il permesso ai giudici che invece ci hanno detto sì». «E infine - ha proseguito - ho deciso di rendere nota tutta la vicenda perchè sono in gioco le nostre libertà e i diritti fondamentali quale quello di disporre della nostra salute». Englaro ha inoltre spiegato che sua figlia «è stata tutelata al massimo» e che comunque «l’ultima parola spettava a lei: io le ho dato voce perchè lei non perdesse i suoi diritti».

giovedì 17 settembre 2009

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