Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

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sabato 12 marzo 2011

Pontiac
















La Pontiac è stato un marchio di auto appartenente al gruppo della General Motors. Sotto questo marchio vennero vendute auto negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sin dal 1926, contraddistinte da un buon compromesso tra prestazioni e costo, quindi rivolta per lo più a un pubblico giovane. In seguito all'applicazione del piano di ristrutturazione aziendale del gruppo General Motors che dovrebbe salvarlo dalla bancarotta, il 31 ottobre 2010 la General Motors ha ufficializzato la chiusura di tutte le concessionarie Pontiac e quindi la effettiva soppressione del marchio.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Alcuni modelli
3 Ultimi modelli in produzione (2005-2010)
4 Note
5 Altri progetti
Storia[modifica]
Dopo svariate evoluzioni motoristiche e stilistiche, concentrate quasi tutte tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '70, la Pontiac divenne famosa per le sue vetture sportiveggianti, tra le quali vi furono la GTO e la Firebird.
Pontiac realizza le semisportive "Grand Am" e "Fiero", nel 1976 e 1986. Nel 1989 crea una filante monovolume, la "TranSport", che si rivela un grande successo.
La vera impennata avviene nel 1991, con il parziale rinnovamento della "Firebird", con motore Chevrolet. Nel 1998 vengono rinnovate ancora la "Firebird" e la "Grand Prix", ottenendo grande successo anche in Europa. La "Firebird" muore nel 2002.
La Pontiac realizza alcune SUV in collaborazione con Toyota. Nel 2003 al salone di Detroit viene presentata la nuova "GTO", con linee estetiche differentissime dalle originali.
Alcuni modelli[modifica]
Pontiac Astre del 1975
Pontiac GTO, prodotta dal 1964 al 1974. Viene spesso considerata la prima vera "muscle-car". A partire dal 2004 la Pontiac produce una nuova auto con questo stesso nome.
Pontiac Astre, prodotta dal 1971 al 1977 per cercare di competere con il Maggiolino Volkswagen che aveva ottenuto uno straordinario successo negli Stati Uniti, ma che non riuscì certo nel suo obiettivo. Montava un motore di 2300 cc di cilindrata con 110 cavalli di potenza.
Pontiac TransAm, prodotta dal 1969 al 2002 in quattro generazioni durante gli anni. KITT, la celebre auto protagonista del telefilm Supercar, deriva proprio da una Pontiac TransAm di terza generazione. La quarta generazione di quest'auto (1993-2002) montava motori con potenze da 275 a 325 cavalli.
Pontiac Solstice, prodotta dal 2005, è un'auto sportiva che prende l'eredità della Pontiac TransAm. Il modello base costa 20.000 dollari circa. È stata usata per il modello dell'Autobot Jazz in Transformers nel 2007.
Ultimi modelli in produzione (2005-2010)[modifica]
Una Pontiac Solstice
Pontiac G5
Pontiac G6
Pontiac Solstice
Pontiac Grand Prix
Pontiac Torrent
Pontiac Vibe
Note[modifica]
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Pontiac

mercoledì 9 marzo 2011

Fiat 508 Balilla
















La Fiat 508 Balilla è una famosa vettura prodotta dalla Fiat negli anni trenta con la quale ebbe inizio la motorizzazione di massa in Italia.
Indice[nascondi]
1 Il contesto
2 Caratteristiche tecniche
3 Bibliografia
4 Altri progetti
5 Collegamenti esterni
[modifica] Il contesto
Il progetto fu attuato da diverse celebri figure dell'automobilismo di quegli anni: Nebbia, Fessia, Giacosa e Zerbi che costruirono una vettura dalle prestazioni di classe ma dai costi relativamente contenuti. Il modello viene presentato alla Fiera di Milano il 12 aprile del 1932 in occasione del Salone dell'automobile e si caratterizzava soprattutto per il cambio a tre marce.
Montava anteriormente un motore a quattro cilindri in linea di 995 cc di cilindrata capace di sviluppare circa 20 CV a 3500 rpm, e che aveva le valvole situate lateralmente ai cilindri. La trazione era posteriore e l'auto montava freni a tamburo su tutte e quattro le ruote, la vettura poteva spingersi a circa 80 km/h di velocità massima.
Tale versione venne sostituita però due anni dopo dalla Balilla a quattro marce e munita di carrozzeria aerodinamica a due o quattro porte.
Gli esemplari prodotti fra le varie serie dal '32 al '37 furono ben 112.000, complice il basso costo dell'auto, 10.800 lire contro le 18.500 della Fiat 509 che permise alla Fiat una produzione senza precedenti di questa fortunata realizzazione.
La Balilla veniva prodotta negli stabilimenti torinesi del Lingotto e fu venduta in tante configurazioni diverse berlina, spider, torpedo, coloniale, sport spider e berlinetta Mille Miglia, facendo anche la fortuna di molti carrozzieri che ne sfruttarono il telaio: ricordiamo in particolare Garavini, Savio, Balbo, Bertone, Casaro e Ghia.
Oltre che in Italia venne anche prodotta in Polonia e messa in vendita con il marchio Polski-Fiat 508, al prezzo di 5.400 . Fu prodotta in 3 versioni successive.
Venne fabbricata anche in Francia dalla neonata Simca-Fiat. Presentata il 18 settembre 1932, fu prodotta in 26.472 esemplari fino nel 1937.
Fu anche fabbricata presso la NSU-Fiat in Germania.
La sua diretta erede fu la Fiat 508C "Nuova Balilla 1100" (1100A musetto) presentata nel 1937 con nome di progetto Fiat 508 C.
Tra i possessori di tale autovettura ci fu Gigi Meroni, estroso e sfortunato calciatore di Como e Torino. L'automobile è stata recentemente restaurata. http://www.lariosport.it/modules.php?name=News&file=article&sid=18638
[modifica] Caratteristiche tecniche
Motore: 4 cilindri in linea di 995 cc
Rapporto di compressione: 5,8 : 1
Potenza: 20 cv a 3400 giri/min
Distribuzione: a valvole laterali
Alimentazione: un carburatore Solex mono corpo
Trasmissione: trazione posteriore, cambio a 3 o a 4 marce
Carrozzeria: telaio in acciaio, 2 porte, 4 posti
Sospensioni: ant. e post. ad assale rigido, con balestre semiellittiche
Freni: idraulici sulle 4 ruote
Pneumatici: 4,00 x 17
Capacità serbatoio: 26 l
Velocità massima: 80 km/h
[modifica] Bibliografia
(IT) Alessandro Sannia, Il grande libro delle piccole Fiat Giorgio Nada Editore ISBN 978-88-7911-439-4
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Fiat 508 Balilla
[modifica] Collegamenti esterni
Registro storico della Balilla
Articolo della rivista Ruoteclassiche - Fiat 508 Balilla Spider 1932
Articolo della rivista Ruoteclassiche - Fiat 508 Balilla Berlinetta 1935

lunedì 7 marzo 2011

Jaguar Cars Limited
















La Jaguar Cars Limited è una casa automobilistica inglese specializzata nel settore delle auto di lusso e sportive.
Indice[nascondi]
1 Dalla SS alla Jaguar
2 Gli anni sotto BMC e British Leyland
3 Gli anni Ford
4 Modelli in produzione
5 Modelli storici
6 Le Jaguar sport-prototipo
7 La Jaguar e la Formula 1
8 Note
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
[modifica] Dalla SS alla Jaguar
L'utilizzo commerciale del marchio Jaguar avvenne nel 1945 ed era, in effetti, la nuova denominazione della Standard Swallow (a sua volta ridenominazione della Swallow Sidecar Company, fondata a Coventry nel 1922 da William Lyons e William Walmsley), il cui acronimo SS era divenuto, al termine della Seconda guerra mondiale, funesto.
Il nome Jaguar era, peraltro, già comparso su modelli SS d'anteguerra. Mentre Walmsley aveva già lasciato la SS negli anni trenta, Lyons rimase timoniere unico anche della Jaguar. Anche la sede e gli stabilimenti rimasero quelli di Swallow Street (Coventry) anche sotto la nuova insegna.
I primi modelli a debuttare (1945) furono le Mark IV con motori a 4 (di 1,5 litri) o 6 cilindri (di 2,5 e 3,5 litri). Queste vetture, benché il nome commerciale dell'epoca fosse semplicemente Saloon (berlina), sono conosciute come Mark IV. Nel 1947 arrivarono anche le versioni spyder (solo delle 6 cilindri) denominate Drophead. Il restyling delle Mark IV portò alla nascita (1948) delle Mark V. Tuttavia, indirizzata dalla politica economica del Governo inglese che favoriva l'approvvigionamento di acciaio e alluminio a prezzi di favore alle industrie che esportavano prodotti finiti nei paesi a moneta forte (soprattutto gli Stati Uniti), la Casa di Coventry pensò ad un modello da vendere massicciamente anche negli USA: la leggendaria Serie XK del 1948.
Mentre proseguiva la successione delle grandi berline (dalla Mark VII del 1950 alla Mark IX del 1961), la Jaguar profuse grande impegno nell'attività sportiva, partecipando soprattutto alla 24 Ore di Le Mans. E furono ben 5 le vittorie Jaguar alle edizioni anni cinquanta della celebre gara di durata francese: 1951 (XK 120 C), 1953 (C-Type), 1955, 1956 e 1957 (D-Type). Il frutto di queste vittorie, oltre ai benefici d'immagine al marchio, fu la XKSS, versione stradale della D-Type.
A metà degli anni '50, tuttavia, la Casa di Coventry si stava evolvendo da realtà semi-artigianale a industria. Questo passaggio fu favorito dal successo di modelli come la Mark I (1955), la E-Type (1960), la Mark X (1961) e la S-Type (1963). A suggellare la crescita contribuirono anche le acquisizioni della Daimler (1960) e della Coventry Climax. Dal quel momento iniziò anche il trasferimento di una parte via via più consistente della produzione da Sawllow Road a Browns Lane (sempre a Coventry), negli ex-stabilimenti Daimler.
La Casa di Coventry, tuttavia, aveva già toccato l'apice e a metà anni sessanta era in fase discendente. A parte la E-Type infatti tutti i modelli erano abbastanza obsoleti, molti ingegneri "storici" (come Heynes) stavano andando in pensione e Lyons era preoccupato per la sua successione (il figlio era morto nel 1955 in un incidente stradale). La soluzione migliore parve a Lyons (classe 1901) quella di cedere, nel 1966, la proprietà Jaguar alla British Motor Corporation, pur rimanendone alla guida.
[modifica] Gli anni sotto BMC e British Leyland
Nonostante le endemiche difficoltà della BMC, che nel 1968 si fuse con la Leyland, originando la British Leyland (colosso votato all'autodistruzione, puntualmente avvenuta), in questi anni nacquero gli ultimi capolavori di Lyons: la berlina XJ (1968) ed il motore V12 (1971). Pur con tutta una serie di problemi legati all'appartenenza alla British Leyland (peggioramento della qualità costruttiva e delle finiture, problemi di affidabilità anche gravi) entrambe le "invenzioni" di Lyons furono accolte con favore.
Quando, nel 1972, il mitico fondatore Lyons lasciò Browns Lane (diventata nel frattempo sede centrale dell'azienda), ritirandosi a vita privata, sul trono del giaguaro s'insediò Goeffrey Robinson. Sotto la sua gestione nacquero i modelli che cambiarono lo stile automobilistico dell'epoca con il prestigioso marchio Jaguar: la XJ Series e soprattutto la controversa sportiva XJS.
L'ultimo prodotto realizzato sotto la British Leyland fu la serie XJ40 della berlina XJ (1986). Sviluppata, tra mille difficoltà (scioperi, contestazioni sindacali, problemi di affidabilità, crisi finanziaria del Gruppo) a partire dalla seconda metà degli anni settanta, la XJ40 rispecchiò il clima in cui era nata: il vano motore, per scongiurare l'installazione del V8 Rover era stato progettato dai tecnici "ribelli" in modo da non poter ospitare motori con architettura a V. Questo spiega perché la versione V12 conservò la vecchia carrozzeria della Series 3 fino al 1992.
Con lo smembramento del Gruppo British Leyland (nazionalizzato negli anni '70), la proprietà della Jaguar venne ceduta alla Ford nel 1990.
[modifica] Gli anni Ford
Gli anni della Ford sono stati travagliati, almeno sotto il profilo dell'indirizzo strategico. Il temporaneo ritorno del motore V12 (1992-1998), il lancio della sportiva XK8 (1996) e le varie riedizioni della XJ, non hanno portato ad una collocazione univoca del marchio. L'opportunità di sfruttare il prestigio del giaguaro per far concorrenza diretta a BMW e Audi, ha indotto i vertici Ford ad ampliare la gamma verso il basso con l'introduzione di modelli come la S-Type e, soprattutto, la X-Type.
La derivazione poco nobile della X-Type (pianale della Ford Mondeo e circa il 20% dei componenti in comune), la presenza della trazione anteriore (accanto a quella integrale), del motore turbodiesel e della carrozzeria station wagon, non hanno giovato molto alle vendite. Il 28 agosto 2007 viene svelata al pubblico la nuova XF, un'autovettura prodotta dalla Jaguar a partire dal 2008 e commercializzata dal febbraio dello stesso anno, che rompe con i classici canoni del giaguaro. La tendenza per il futuro sembra essere quella di un ritorno del nobile marchio ad un settore di prestigio.
Il 26 marzo 2008 le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia della sua vendita alla Tata Group unitamente alla Land Rover[1].
[modifica] Modelli in produzione
Jaguar XF (2008)
Jaguar XJ (2010)
Jaguar XK (2006)
[modifica] Modelli storici

SS
SS1 (1932-1936)
SS100 Jaguar (1936-1939)
JAGUAR
Jaguar XK120 (1949-1954)
Jaguar C-Type (1951-1953)
Jaguar D-Type (1954-1957)
Jaguar XK140 (1954-1957)
Jaguar Mark I (1955-1959)
Jaguar XK150 (1957-1960)
Jaguar Mark IX (1959-1961)
Jaguar Mark II (1959-1967)
Jaguar Mark X (1961-1966)
Jaguar E-Type (1961-1974)
Jaguar S-Type (1963-1968)
Jaguar 420 (1963-1968)
Jaguar 420 G (1966-1970)
Jaguar 240 (1967-1969)
Jaguar 340 (1967-1969)
Jaguar XJ (1968-2002)
Jaguar XJ-S (1976-1996)
Jaguar XJR-15 (1990-1992)
Jaguar XJ220 (1992-1994)
Jaguar XK (1996-2006)
Jaguar S-Type (1999-2007)
Jaguar X-Type (2001-2009)
[modifica] Le Jaguar sport-prototipo

La Jaguar XJR-9 vincitrice della 24 Ore di Le Mans 1988.
A metà anni ottanta la Jaguar torna ad impegnarsi ufficialmente nel mondo dell'Automobilismo sportivo, schierando diversi sport-prototipi sia nel campionato FIA Gruppo C sia nel suo equivalente americano l'IMSA GTP. In stretta collaborazione con l'equipe TWR, vengono costruiti modelli che segneranno la storia di queste categorie, Jaguar vince tre titoli mondiali sportprototipi WSC, due 24 Ore di Le Mans e due 24 Ore di Daytona nell'arco di 7 anni. Sono state realizzate ben tre motorizzazioni distinte per spingere questi prototipi: un poderoso V12 di 7 litri marchio di fabbrica, un V6 di 3,5 litri turbocompresso e infine un V8 di 3,5 litri atmosferico di derivazione Cosworth.
Questi sono alcuni dei prototipi più significativi:
Jaguar XJR-8
Jaguar XJR-9
Jaguar XJR-12
Jaguar XJR-14
[modifica] La Jaguar e la Formula 1

Per approfondire, vedi la voce Jaguar Racing.
[modifica] Note
^ Articolo de "La Stampa"
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Jaguar
[modifica] Collegamenti esterni
Sito ufficiale italiano





domenica 6 marzo 2011

Bugatti
















La Bugatti è una famosa casa automobilistica francese nota specialmente per le sue vetture sportive ed estreme, ma anche per le sue lussuose e particolari vetture d'anteguerra.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 La Bugatti Automobili S.p.A.
3 La Bugatti Automobiles SAS
4 Note
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni

Storia [modifica]
I primi esemplari di Bugatti sono considerati i due modelli progettati e costruiti da Ettore Bugatti tra il 1900 e il 1901, con l'aiuto finanziario del padre Carlo e della famiglia Gulinelli di Ferrara. Conosciuti come Bugatti-Gulinelli Type2, ne furono prodotti probabilmente solo due esemplari e uno di questi vinse il GP di Milano del 1901, permettendo a Ettore di essere notato dall'alsaziano de Dietrich [1]
La casa attuale invece nacque nel 1909, quando l'italiano Ettore Bugatti la fondò a Molsheim, in Alsazia (a quei tempi territorio tedesco, ma per convenzione la casa automobilistica viene da sempre classificata tra quelle francesi essendo l'Alsazia ritornata alla Francia dopo il trattato di Versailles), dopo aver lavorato per la Mathis e per la Deutz AG. La Bugatti si fece notare immediatamente per la bellezza delle vetture, leggere e sportive che ebbero pure buoni risultati in alcune competizioni, nonostante ciò, per i primi trent'anni, si continuò ad utilizzare lo stesso schema per il telaio e si rifiutarono alcune innovazioni, tra cui la sovralimentazione, i motori a sei cilindri e gli alberi a camme in testa.
Il primo modello fu la Tipo 13 Brescia che venne prodotta dal 1910 al 1926 seppur con diverse cilindrate; seguirono la Bugatti Tipo 35 dal 1922 al 1935 e la Tipo 37. Nel 1923 la casa partecipò al Gran Premio di Francia a Tours con la Bugatti Tipo 32 "Tank" ma le vetture presentarono gravi inconvenienti di tenuta stradale. Per la 500 miglia di Indianapolis, invece, si decise di schierare una Tipo 35 rimaneggiata dal progettista di aerei da caccia Becherau, ma anch'essa manifestò alcuni problemi legati alla lubrificazione. Fu dal 1925 in poi che la Bugatti iniziò a vincere regolarmente, in particolare nella Targa Florio, che dominò per quattro anni di fila.
Nel 1926 la Bugatti vinse il Campionato del Mondo dei Grand Prix (titolo all'epoca riservato solo alle Case Costruttrici), affermandosi nei Gran Premi di Francia, Europa e Italia.
Dopo la morte del figlio di Ettore, Jean, la casa perse lo splendore che l'aveva resa celebre nell'ambito delle corse.
Uno dei modelli più famosi prodotti dalla Bugatti fu la Bugatti Tipo 41 Royale (1927), progettata per essere venduta a regnanti e capi di stato. Fu l'auto più costosa del suo periodo ma non incontrò il successo sperato.Nel frattempo la casa aveva perso smalto, infatti nelle competizioni era sfavorita dalla meccanica troppo classica e obsoleta delle sue vetture e solo l'introduzione di doppi alberi a camme in testa e il riutilizzo dei propulsori della Royale nel campo ferroviario le evitarono il tracollo.
Tuttavia all'inizio della seconda guerra mondiale la produzione venne arrestata e la Bugatti malgrado i tentativi di ripresa dopo il conflitto cessò di esistere negli anni cinquanta.
La Bugatti Automobili S.p.A. [modifica]

Reparto assemblaggio (lato destro) e reparto motori (lato sinistro) della fabbrica Bugatti a Campogalliano. A lato, non visibili nella foto, sono presenti la sala test, gli uffici e il centro esperienze (R&D). Lo stabilimento giace ormai abbandonato da 15 anni
Nel 1987 l'imprenditore Romano Artioli acquisì i diritti per la produzione di automobili con il marchio Bugatti e poi fondò la nuova azienda denominata Bugatti Automobili Spa con stabilimento a Campogalliano in Largo E. Bugatti, appositamente progettato dall'architetto Giampaolo Benedini.
I nuovi modelli rispettarono la tradizione della Bugatti anche riguardo al costo: nel 1995 la versione più accessoriata della EB110 costava oltre un miliardo di lire. Le difficoltà finanziare costrinsero Artioli a vendere l'industria.
La Bugatti Automobiles SAS [modifica]

Nuova Bugatti Veyron
Il marchio Bugatti è di proprietà del Gruppo Volkswagen, che l'ha acquistato nel 1998 e ne ha rilanciato l'immagine con una supercar: la EB 16.4 Veyron (EB è l'acronimo di Ettore Bugatti), con un motore W16 (da qui il 16 nel nome e 4 le turbine) da 1001 CV dichiarati (effettivi circa 1040) e 8.0 litri di cilindrata, dotata di trazione integrale e cambio sequenziale DSG a doppia frizione a 7 rapporti (più retromarcia).
Al salone di Francoforte 2007 è stata presentata un'edizione limitata (5 esemplari) della Veyron denominata "Pur Sang", caratterizzata da cerchi forgiati di diversa foggia e dall'assenza di verniciatura (l'auto diventa bicolore grigio specchiato/nero, grazie alla combinazione di alluminio e carbonio usati per la carrozzeria), e da un prezzo ancora più esorbitante: attorno al milione e mezzo di euro.
Al Pebble Beach Concours Bugatti ha presentato la Versione "Targa" della Bugatti Veyron 16.4, la Bugatti Veyron 16.4 Grand Sport, messa in vendita ad aprile 2009, al prezzo di 1,4 milioni di Euro (tasse escluse). Le Prestazioni "Fisiche" saranno a pari merito con la versione Coupé, tranne che in Versione Top-Out la velocità si autolimiterà automaticamente a 360 km/h, accelerazione sarà invariata, sia a versione scoperta che chiusa (2,5 s). Sempre a Pebble Beach Sono state presentate nuove colorazioni per la Versione Speciale della Veyron FBG par Hermés, presentata nell'aprile 2008 al salone di Ginevra.
Ora la versione coupé dovrebbe essere quasi esaurita e Bugatti si appresterà a produrre i 150 esemplari della Grand Sport, il primo esemplare è stato venduto a 3 mln di dollari all'asta del concorso di Pebble Beach.
Note [modifica]
^ (EN) Storia della Bugatti
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Bugatti
Collegamenti esterni [modifica]
Libri sulla Bugatti

sabato 5 marzo 2011

Miura
















La Miura è una vettura sportiva prodotta dalla Lamborghini tra il 1966 e il 1973.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 La Miura nei media
3 Dati tecnici
4 Note
5 Bibliografia
6 Altri progetti
7 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Fu la prima granturismo stradale che riprese la configurazione a motore centrale delle vetture da competizione dell'epoca quali la Ford GT40 o la Ferrari 250 LM. Su queste due vetture il motore era però in posizione longitudinale, nella Miura invece era montato trasversalmente tra l'abitacolo e l'assale posteriore. In quel periodo tutte le automobili sportive, salvo la Porsche 911, adottavano la configurazione motore anteriore e trazione posteriore.
La Miura fece talmente tendenza che da questa vettura in poi molte granturismo stradali adotteranno questa soluzione, quasi sempre però col motore in posizione longitudinale, salvo la Dino 206, la successiva 246 e la Lancia Stratos che replicarono la configurazione della Miura. La Porsche 911 costituisce un'eccezione, infatti rimarrà fedele per sempre alla posizione longitudinale a sbalzo (oltre l'assale posteriore) del motore. Questa dislocazione si riscontra, oltre che nella vettura tedesca, nelle Abarth e nelle Alpine Renault che però non sono vere e proprie granturismo ma berlinette sportive.

Il telaio della Miura venne presentato al salone di Torino del 1965 e suscitò reazioni entusiastiche tra il pubblico, di li a poco venne affidato l'incarico a Bertone di allestire una carrozzeria adeguata che venne disegnata a tempo di record dal giovane stilista Marcello Gandini[1]. La vettura ultimata venne presentata al salone di Ginevra del 1966 e fu un successo senza precedenti, la vettura lasciò senza fiato tutti i visitatori facendo invecchiare di colpo tutte le supercar dell'epoca e dando l'inizio ad una nuova era nel campo dell'automobile[2][3].
Su questa auto è montato un motore V-12 da 3.9 L di cilindrata, realizzato da Giotto Bizzarrini. La potenza era di 350 hp (260 kW). Questa prima versione, prodotta in 275 esemplari, verrà seguita nel 1969 dalla versione S con motore da 370 hp (276 kW) della quale verranno allestite 338 vetture. Nel 1971 venne presentata l'ultima e più estrema versione della Miura, identificata dalla sigla SV. Il motore di quest'ultima versione erogava la bellezza di 385 hp (287 kW). La produzione della SV fu di soli 150 esemplari[4].
Il difetto principale di questa autovettura fu che sulle prime Miura si manifestava la tendenza ad incendiarsi. Il problema originava dalla decisione della Lamborghini di montare i carburatori Weber IDL 3C1. Questi carburatori erano progettati esclusivamente per l'impiego agonistico e non per l'impiego stradale. Durante le soste, per esempio al semaforo, quando il motore rimaneva al minimo per un certo periodo di tempo si creava un ristagno di benzina che poi poteva incendiarsi quando si accelerava nuovamente. La soluzione fu trovata da un ingegnere della Lamborghini stessa che operò una modifica al carburatore creando un circuito di recupero del carburante.
Da notare che la Ferrari, che utilizzava gli stessi carburatori, soffriva dello stesso problema e approfittò anch'essa della soluzione trovata dalla Lamborghini.
Tra le altre caratteristiche peculiari della Miura va annoverata la posizione del serbatoio del carburante. Situato nella parte anteriore della vettura e mano a mano che la benzina si consumava l'anteriore tendeva ad alleggerirsi rendendo più difficile gestire la vettura. Altra peculiarità era data dalla forma, simile a quella delle corna di un toro (animale da cui deriva anche il nome dell'automobile stessa), che assumevano le portiere quando aperte.
Nel 2004 la rivista americana Sport Cars International ha posizionato la Miura al quarto posto nelle classifiche Top Sport Cars degli anni sessanta, settanta e nella classifica delle Top Sport Cars di tutti i tempi.
La Miura fu l'auto più ambita dai VIP dell'epoca; tra i suoi facoltosi possessori ricordiamo: Claudio Villa, Little Tony, Bobby Solo, Gino Paoli, Elton John, Frank Sinatra, Dean Martin e per finire Hussein di Giordania e lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi che ne ebbe due, una delle quali di recente acquistata da Nicolas Cage.
Esiste una versione speciale della Miura SV, la Jota, voluta dal pilota collaudatore Bob Wallace. Era una versione particolare, semi preparata per le competizioni, con 4 freni a disco autoventilanti, differenziale autobloccante ZF e potenza incrementata a 440 cavalli. Ne fu prodotto un solo esemplare, che andò distrutto in un incidente. La Lamborghini ne produsse alcuni esemplari successivi con pezzi originali, chiamate Miura SVJ, con numeri di telaio #4860, #4892, #4934, #4990, #5090, #5100. La numero #4934 era quella in possesso di Nicolas Cage. Ne furono allestite versioni successive, ma erano Miura normali preparate in seguito, alcune con pezzi non originali. Queste vengono definite Jota Replica.
La Miura nei media [modifica]
La Lamborghini Miura appare in una lunga e spettacolare sequenza del film Un colpo all'italiana; la versione originale è del 1969.
È utilizzata in alcuni videogames come Midnight Club: Los Angeles e Test Drive Unlimited e Gran Turismo 5.
Nel fumetto Valentina Mela Verde (1969 - 1976) di Grazia Nidasio, il fratello della protagonista viene soprannominato Miura a causa della sua passione per le auto sportive.
Dati tecnici [modifica]
▼ espandi
Caratteristiche tecniche - "Lamborghini LP 400" del 1966

Configurazione
Carrozzeria: Coupé
Posizione motore: centrale trasversale
Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (Lungh.xLargh.xAlt.)
4.390 x 1.780 x 1.050 mm
Interasse: 2.500 mm
Carreggiate: anteriore 1.418 - posteriore 1.418
Capacità serbatoio: 95 litri
Altezza minima da terra
mm
Diametro minimo di sterzata
m
Posti totali: 2
Bagagliaio: -
Masse
/ in ordine di marcia: 1.115 kg
Meccanica
Tipo motore
12 cilindri a V di 60° con monoblocco e teste in alluminio
Distribuzione: a 2 valvole per cilindro, doppio albero a camme in testa con comando a catena
Alimentazione: 6 carburatori doppio corpo Weber 40 DCOE supportati da 2 pompe elettriche
Cilindrata
(Alesaggio x corsa = 82 x 62 mm); totale 3.929 cm3
Prestazioni del motore
Potenza: 350 CV a 7.000 giri/min / Coppia: 37,6 kgm DIN a 5.100 giri/min
Accensione: -
Impianto elettrico: -
Frizione: -
Cambio: Manuale a 5 rapporti + retromarcia
Telaio
Corpo vettura
Autotelaio a piattaforma semi-portante in lamiera scatolata
Sterzo
Sospensioni
anteriori: A ruote indipendenti, trapezi, molle elicoidali e barra stabilizzatrice con ammortizzatori idraulici telescopici / posteriori: A ruote indipendenti, bracci triangolari e molle elicoidali, ammortizzatori idraulici telescopici
Freni
anteriori: a disco / posteriori: a disco Girling con doppio circuito
Pneumatici
205 VR 15
Prestazioni dichiarate
Velocità massima
con il massimo rapporto al ponte 293 km/h
Accelerazione
24,5 s sul km da fermo - Da 0 a 100 km/h in circa 6,3 s s
Consumi
17,5 l/100 km
Omologazione
Emissioni CO2
g/km
Altro
Note
Fonte dei dati:Scheda su connectingrod.it
Note [modifica]
^ Il primo telaio della Miura
^ I 40 anni della Miura
^ La Miura su Ruoteclassiche
^ Le serie della Miura su Automobilismo d'epoca
Bibliografia [modifica]
De la Rive Box, B., (2002), Enciclopedia delle auto classiche, Edizioni White Star, Vercelli.
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Lamborghini Miura
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) Registro storico Lamborghini
(EN) Lamborghini Miura sul sito lambocars.com
Storia della Lamborghini-Miura





venerdì 4 marzo 2011

Subaru


Subaru (in katakana: スバル), è una azienda automobilistica giapponese, sussidiaria della Fuji Heavy Industries (FHI). La compagnia americana General Motors è stata azionista di minoranza di Fuji con quota del 20% nel periodo 1999-2005, anno che sancì la vendita dell'8,7% del capitale azionario a Toyota, mentre il restante 11,7% del pacchetto veniva immesso sul libero mercato. In precedenza la quota di General Motors era detenuta da Nissan Motor Co., che l'acquisì attorno alla metà degli anni ottanta interessata dalle competenze manifatturiere di FHI nel settore autobus. D'altra parte molti veicoli Subaru, ancora oggi, usano parti provenienti dal keiretsu di Nissan. Infatti, fu Subaru a introdurre Renault a Nissan quando la casa francese chiese supporto per la tecnologia della trazione integrale. Dopo che FHI chiese a Renault di discutere i loro programmi con Nissan, le trattative condussero a una alleanza strategica tra i due marchi.
Subaru è la parola giapponese per l'ammasso stellare delle Pleiadi che sono anche raffigurate nel logo della compagnia. Le Pleiadi, note anche come "Le sette sorelle", conglobano sette stelle principali visibili a occhio nudo. Le stelle del marchio Subaru sono solo sei (una grande e cinque piccole), e rappresentano le cinque aziende che dopo la seconda guerra mondiale si unirono per formare un'unica grande compagnia. Sebbene di dimensioni ridotte rispetto ad altre sue concorrenti, Subaru per diversi anni ha goduto di una notevole prosperità. È nota soprattutto per la produzione di automobili dal corpo vettura convenzionale con trazione integrale permanente (in molti mercati l'intera gamma presenta questa caratteristica), e l'impiego di motori a cilindri contrapposti.
Indice[nascondi]
1 Gamma attuale
2 Modelli fuori produzione
3 Altri progetti
4 Collegamenti esterni
Gamma attuale [modifica]
Tutti i modelli sono a trazione integrale, da poco è stata introdotta la nuova Justy Two con la trazione sia anteriore che integrale.
Baja
B9 Tribeca
Forester (una crossover SUV)
G3X Justy
Impreza
Impreza WRX
Impreza WRX STi
Legacy/Liberty
Outback
Pleo (una Keicar)
R1 (una Keicar)
R2 (una Keicar)
Sambar (una Keicar)
Traviq (derivata dalla Opel Zafira Minivan, FWD)
Modelli fuori produzione [modifica]

Una Subaru 360
360
FF-1 Star
FF-1 G
1400 DL/GL
1600 Leone
1800
Alcyone (nota anche come XT, XT6, o Vortex)
Alcyone SVX (chiamata anche SVX)
BRAT
Justy
Leone
GL/DL/Loyale
Rex
Vivio
M80
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Subaru (azienda)
Collegamenti esterni [modifica]
(JA) Fuji Heavy Industries

giovedì 3 marzo 2011

Aston Martin











La Aston Martin è una casa automobilistica britannica, nata nel 1913 come Bamford & Martin dal nome dei due fondatori.
Il nome con cui è conosciuta, ovvero Aston Martin, risale al 1914, dopo la vittoria di una vettura della casa alla Aston Hill Climb. Dopo l'acquisto e l'integrazione della Lagonda, nel 1959 assunse il nome di Aston Martin Lagonda Limited.
Questa azienda non ha mai raggiunto grandi dimensioni e ancora oggi produce auto con lavorazione a mano.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Competizioni sportive
2.1 Endurance
2.2 Formula 1
3 Elenco dei modelli
3.1 Modelli in produzione
3.2 Modelli storici
4 Note
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
I primi anni della casa furono molto tribolati sotto il punto di vista economico, innanzitutto per la presenza della prima guerra mondiale che impedì una regolare produzione del loro primo modello risalente al 1915. Al termine del conflitto la fabbrica venne rifondata, sempre a Kensington e nel 1922 presentò i primi modelli destinati alle competizioni automobilistiche. Nel 1924 iniziarono i primi dissesti economici che portarono alla dichiarazione di bancarotta, situazione ripetutasi una seconda volta anche nel 1925.
Alcuni investitori decisero di innestare nuovi capitali nella società spostandone la sede nei dintorni di Londra e, grazie all'arrivo di nuovi progettisti (tra cui Cesare Augusto Bertelli, genovese che aveva fatto fortuna in Inghilterra), riprese la produzione di modelli destinati alle competizioni e, dal 1936, la costruzione di autoveicoli destinati alla normale circolazione in piccola serie. All'inizio della seconda guerra mondiale quando la produzione venne sospesa in favore della costruzione di parti per aeroplani, i pezzi immessi sul mercato erano all'incirca 700.
La ripresa produttiva del dopoguerra iniziò con l'acquisto dell'azienda da parte dell'imprenditore David Brown che per 20.000 £ ne prese il controllo, unendola l'anno successivo alla Lagonda, altra marca inglese di pregio ma in difficoltà economiche.
Dal 1950 cominciarono ad essere presentati i modelli che fecero la storia del marchio, riconoscibili dall'iniziale DB in onore del proprietario. I modelli che fecero conoscere la Aston Martin in tutto il mondo furono certamente le DB4 e DB5, quest'ultima immortalata nei film di James Bond. La sigla iniziale DB distinse tutti i modelli della casa fino al 1972 quando iniziò anche la serie Vantage.

Una Aston Martin DB7
Dopo aver contribuito al risanamento finanziario dell'azienda Brown decise di cederla nel 1972, al momento del suo massimo splendore, ad altri investitori. Per alcuni anni la proprietà passò di mano in mano per approdare nel 1986 alla Ford.
Il successo della casa si misurava in ogni caso sempre su piccoli numeri di vetture prodotte avendo prodotto nel ventennio 1968-1988 approssimativamente 5.000 pezzi.
L'ingresso del colosso di Detroit significò un ampliamento della produzione che raggiunse le 700 unità prodotte nel 1995 e addirittura le 2.000 nel 1998, grazie anche all'ampliamento del catalogo vetture ma spinta soprattutto dalle vendite della DB7, proposta in molte versioni differenti. La casa, in decadenza negli anni Novanta, ha risollevato le proprie sorti facendosi pubblicità nel film di James Bond Agente 007 - La morte può attendere nella quale il famoso agente segreto utilizza al posto della famosa e celebre DB5 la Vanquish. Con la presentazione prima della Vanquish e poi della DB9 (che ha sostituto la DB7) nel corso del 2004, i volumi hanno continuato a crescere fino a raggiungere nel 2006 la quota record di 7.000 auto vendute.
Anche l'attività sportiva della casa che aveva per anni subito una interruzione è ripartita nel 2004 con un programma destinato alle più importanti competizioni di durata come la 24 Ore di Le Mans che la casa si era già aggiudicata nel 1959.
Il 12 marzo 2007 in seguito al riassetto finanziario del gruppo Ford, gravato da una forte crisi finanziaria, il marchio è stato acquistato da una cordata di investitori guidata da Frederic Dor e David Richards, grazie ai finanziamenti ottenuti dalla banca di investimento Jeffris. Il gruppo americano ha comunque mantenuto il 10% delle quote Aston Martin, per garantire continuità nella fornitura dei motori per le vetture Aston Martin. Specificatamente si tratta di un V8 4.3 (385 cv, 410 N·m) di derivazione Jaguar per la Vantage e la Vantage Roadster e un V12 6.0 realizzato in uno stabilimento sito in Germania di proprietà Ford destinato alla DB9 (450 cv, 570 N·m), alla Vanquish (520 cv, 577 N·m) e alla futura Rapide (480 cv previsti).
I nuovi proprietari hanno affermato di voler rilanciare l'attività sportiva della casa. Il prossimo obbiettivo di Dor e Richards è quello di entrare nel circus della Formula 1 nel 2010, probabilmente nell'ambito di un riassorbimento della Prodrive. Il marchio ha militato nella massima serie automobilistica dal 1959 al 1960.
La casa nell'ottobre 2007 ha introdotto una supercar su base della DB9, denominata DBS, che ha già fatto comparsa nell'ultimo film di James Bond. Tale modello sostituisce quello della Vanquish S, versione potenziata della V12 Vanquish, anche se però non è risultato essere migliore.
Inoltre, al Salone di Francoforte 2009 è stata presentata la "Rapide", una berlina sportiva a quattro porte, messa in vendita dal marzo 2010.
Successivamente, verrà presentato una nuova auto, un Suv di lusso, riattivando il marchio Lagonda, che sarà lasciato indipendente dalla Aston Martin, e che si concentrerà su settori di mercato differenti.[1]
Nel 2009 l'Aston Martin ha pure presentato la One-77, una esclusiva Gran Turismo che verrà prodotta in solo 77 esemplari e la cui consegna ai clienti è previsto avvenga nel corso del 2010. L'auto dovrebbe costare un milione di euro, il suo motore è una evoluzione del classico V12 ma con cilindrata portata a 7,3 litri e in grado di produrre una potenza massima di 700 CV. Nel dicembre 2009, l'Aston Martin ha dichiarato di aver stabilito un record di velocità per le autovetture della casa, raggiungendo i 354,86 km/h durante i test di sviluppo della One-77. [2].
Competizioni sportive [modifica]
Endurance [modifica]

Una Aston Martin DBR1
Nell'ambito delle competizioni sportive i primi successi a livello mondiale arrivano con l'Aston Martin DBR1, presentata nel 1956, grazie a questa vettura sport la casa automobilistica britannica vince alcune prove del Campionato mondiale sportprototipi negli anni che vanno dal 1956 al 1959 e proprio in quest'ultima stagione ottiene i risultati più prestigiosi, vincendo sia la 24 Ore di Le Mans, sia il Campionato mondiale sportprototipi. In questa categoria continua a gareggiare con diversi modelli fino al 1963, dopo di che si ritira dalle competizioni.
A metà anni ottanta, l'Aston Martin si riaffaccia significativamente nel mondiale Sport, questa volta esclusivamente come fornitore di motori installati su alcuni prototipi di Gruppo C. Il 1989 vede il ritorno dell'Aston Martin nel campionato mondiale con una propria squadra ufficiale che schiera il nuovo prototipo AMR1 con il quale ottiene discreti risultati, prima che il programma sportivo venga soppresso nel 1990 dalla Ford in favore di quello della consociata Jaguar, da poco entrata a far parte del gruppo di Detroit.

Una Aston Martin DBR9
Nel 2004 inizia un nuovo capitolo della sua storia nelle competizioni: viene siglato un accordo di collaborazione con la Prodrive, attraverso il quale la struttura inglese va ad occuparsi dello sviluppo della la DBR9 di classe GT1, versione da corsa della DB9.I risultati sportivi più prestigiosi ottenuti grazie a questo sodalizio sono: la vittoria di classe GT1 alla 12 Ore di Sebring del 2005, mentre nel 2007 e nel 2008 l'Aston Martin DBR9 schierata tramite il team Prodrive di David Richards si aggiudica la vittoria di classe GT1 alla 24 Ore di Le Mans; la vettura è utilizzata anche nei campionati: American Le Mans Series, Le Mans Series e FIA GT, cogliendo innumerevoli successi.Un buon risultato è ottenuto anche nelle categorie minori omologando una DB9 in configurazione GT3 (il cui nome è DBRS9) che consegue numerose vittorie in campionati Europei come il FIA GT3 e l'International GT Open; è stata anche sviluppata una vettura in configurazione GT2 basata sulla Aston Martin V8.
Nel 2008 torna come motorista nella classe principale dei prototipi, fornendo il proprio motore V12 di 6,0 litri della DBR9, al team Charouz Racing che schiera il nuovo prototipo Lola B08/60 LMP1, vettura che ottiene buoni risultatti nel campionato Le Mans Series.

La Lola-Aston Martin B09/60 nel corso della 24 Ore di Le Mans 2009
Dopo i successi degli anni precedenti ottenuti con la DBR9 GT1 e le buone prestazioni della Lola-Aston Martin, nel gennaio 2009, anno in cui ricorre il 50º anniversario della vittoria nella 24 Ore di Le Mans, l'Aston Martin annuncia un ambizioso programma sportivo che ha come obiettivo quello di rivincere la classica maratona francese. Con la collaborazione della Lola, fornitrice del telaio B09/60, viene schierato un prototipo dalla carrozzeria rivista, realizzata in base alle esigeze dei tecnici Aston Martin, è spinto dal classico motore V12 da competizione, tale vettura assume il nome di Lola-Aston Martin B09/60 o Aston Martin DBR1-2 e tramite essa viene conquistato il titolo costruttori e piloti nel Campionato Le Mans Series 2009, mentre alla 24 Ore di Le Mans il primo dei 3 prototipi schierati conclude ad un onorevole 4º posto assoluto.
Formula 1 [modifica]
La Aston Martin partecipò alle competizioni di Formula 1 nella stagione 1959 con i piloti Carroll Shelby e Roy Salvadori e nella stagione 1960, sostituendo Shelby con Maurice Trintignant. Nelle gare disputate dalla squadra, non venne conquistato alcun punto valido per la classifica di campionato.
Elenco dei modelli [modifica]
Modelli in produzione [modifica]
Aston Martin V8/V12 Vantage (2006-/2009-
Aston Martin V8 Vantage Roadster (2007-
Aston Martin DB9 Coupe (2004-
Aston Martin DB9 Volante (2004-
Aston Martin DBS V12 (2007-
Aston Martin DBS V12 Volante (2009-
Aston Martin One-77 (2009-
Aston Martin Rapide (2010-
Modelli storici [modifica]

Auston Martin DB2 Coupé (1950)
Aston Martin 2-Litre Sports, chiamata anche Aston Martin DB1 (1948-1950)
Aston Martin DB2 (1949-1953)
Aston Martin DB2/4 (1953-1957)
Aston Martin DB Mark III (1957-1959)
Aston Martin DB4 (1958-1963)
Aston Martin DB4 GT (1959-1963)
Aston Martin DB4 GT Zagato (1960-1963)
Aston Martin DB5 (1963-1965)
Aston Martin DB6 (1965-1970)
Aston Martin DBS (1967-1973)
Aston Martin AM V8 (1973-1990)
Aston Martin Lagonda (1976-1989)
Aston Martin Vantage Zagato (1986-1990)
Aston Martin Virage/Aston Martin V8 (1989-1995/1996-2000)
Aston Martin DB7 (1994-2003)
Aston Martin DB7 Zagato (2002)
Aston Martin DB AR1 (2003-2004)
Aston Martin Vanquish (2004-2007)
Con il marchio Lagonda:
Lagonda Rapide (1961-1964)
Note [modifica]
^ La Repubblica, 8 giugno 2009
^ Articolo di Panorama
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Aston Martin
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Sito non ufficiale
AMGE Aston Martin German Enthusiasts




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