Forza Italia è stato un
partito politico italiano attivo dal
18 gennaio 1994 al
27 marzo 2009. Presidente e leader del partito è stato, sin dalla sua fondazione,
Silvio Berlusconi.
Forza Italia è stato il movimento aggregatore della coalizione di
centro-destra denominata
Casa delle Libertà. A livello continentale aderiva al
Partito Popolare Europeo, di cui costituiva il principale membro italiano.
L'ideologia del partito variava dal
liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione
cristiano-democratica; il partito aspirava ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore ufficiale era l'
azzurro.
Il
18 novembre 2007 in piazza San Babila a
Milano Berlusconi annunciò lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di una nuova formazione politica,
Il Popolo della Libertà (PdL)
[1], a seguito di un'iniziativa di raccolta firme a favore di elezioni anticipate. Pochi giorni dopo, il
28 novembre, Berlusconi smentì inizialmente lo scioglimento immediato del partito.
Il
21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale di Forza Italia ha sancito ufficialmente la confluenza nel PdL (assieme agli altri partiti che hanno aderito all'ingresso nella nuova formazione politica, tra cui
Alleanza Nazionale) e ha dato a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione
[2][3], conclusasi con il congresso costituente del nuovo partito, che si tiene dal
27 al
29 marzo 2009[4].
Indice[
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1 Storia1.1 La nascita e i primi coordinamenti1.2 La campagna elettorale e la vittoria del 19941.3 Il breve Governo Berlusconi I1.4 Il Polo perde le elezioni1.5 La vittoria del 2001 e gli anni di governo1.6 Le elezioni del 20061.7 L'ingresso nel PdL2 Valori3 Struttura3.1 Organi nazionali3.2 Coordinatori regionali3.3 Organizzazioni interne4 Correnti4.1 Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutriani4.2 Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti doc4.3 Componenti politiche4.4 Correnti a livello regionale4.5 Fondazioni4.6 Movimenti politici e partiti minori strettamente alleati5 Risultati elettorali6 Iscritti7 Congressi8 Stampa9 Simboli storici10 Note11 Bibliografia12 Collegamenti esterni13 Altri progetti//
Storia
La nascita e i primi coordinamenti
Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).
Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a
Milano, il
29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da
Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali
Marcello Dell'Utri,
Antonio Martino,
Gianfranco Ciaurro,
Mario Valducci,
Antonio Tajani,
Cesare Previti e
Giuliano Urbani[5]. Il nome venne preso dallo slogan Forza Italia utilizzato nella campagna elettorale della
Democrazia Cristiana del
1987, curata da
Marco Mignani.
[6]Berlusconi inizia a parlare di politica già da mesi, forse fin dalla seconda metà del
1992[7]. Il
19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica
[8]. Il
10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest
[9].
Inizialmente Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano
[10].
Il
13 settembre Berlusconi si sbilancia con un "vorrei fare un partito, ma non posso"
[11]Il
16 ottobre il settimanale della
Mondadori,
Epoca, mostra in copertina il logo dei "Club Forza Italia". All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico Berlusconi: c'è una guerra contro di me. Sgarbi: ">
[12][13].
Il
22 ottobre il quotidiano
la Repubblica pubblica alcuni documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi di argomento politico. Berlusconi tuttavia nega la paternità di tali documenti e nega di essere il leader di un partito politico
[14]. Nei giorni successivi nega di organizzare direttamente i club Forza Italia e accusa il gruppo Repubblica-l'Espresso di metter in atto una campagna tesa alla distruzione del suo gruppo
[15].
Il
23 novembre, Silvio Berlusconi, a
Casalecchio di Reno (
Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che "se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Inoltre afferma, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se potesse votare, voterebbe per
Gianfranco Fini: mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per il
Movimento Sociale Italiano.
Il
25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a
Fininvest, con la sede in viale Isonzo a
Milano.
Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini
[16].
Il
10 dicembre a
Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l'
inno degli "azzurri"[17]. Il
15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a
Roma che è lo stesso che fu la sede del
Partito Popolare Italiano di
Don Luigi Sturzo. Il
18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani,
Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della "discesa in campo" viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.[
senza fonte]
Fin dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci (amministratore nazionale). Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a
Milano.
Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di
Fininvest e
Publitalia '80, si parlerà subito fra i detrattori di "partito-azienda"
[18], di "partito di plastica"
[19], di "partito personale" o anche "partito eversivo"
[20] (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto).
La campagna elettorale e la vittoria del 1994
Nello storico discorso del
26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un
partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
Il
6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
Il
27-
28 marzo, con i risultati delle
elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di
centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata
Polo delle Libertà (Forza Italia,
CCD,
Lega Nord), mentre al Sud
Polo del Buon Governo (Forza Italia,
Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei
Progressisti e la coalizione centrista del
Patto per l'Italia (
Partito Popolare Italiano e
Patto Segni).
Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori (oltre alla forza economica e mediatica del suo leader): a differenza di altri personaggi "nuovi" comparsi sulla scena politica, come
Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra
destra e
sinistra, togliendo spazio a ipotesi di
centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla "vecchia" politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.
L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la
Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove
Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.
Il breve Governo Berlusconi I
Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centro-destra, riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla
Camera dei deputati, ma non al
Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (
Gianni Agnelli,
Francesco Cossiga e
Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del
Patto per l'Italia (
Giulio Tremonti, che divenne
ministro delle Finanze,
Vittorio Cecchi Gori,
Alberto Michelini e
Luigi Grillo).
Alle successive
elezioni europee del 1994, Forza Italia ottenne oltre il 30% dei voti. I suoi eletti, tuttavia, non aderirono ad alcuno dei maggiori gruppi parlamentari europei, bensì ne costituirono uno proprio denominato
Forza Europa. In seguito, nel
1995, Forza Europa si fonderà con l'
Alleanza Democratica Europea, di cui facevano parte soprattutto gli esponenti del francese
Raggruppamento per la Repubblica: sorse così l'
Unione per l'Europa.
Nonostante il successo elettorale, comunque, il
primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord e il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del
Movimento Sociale Italiano (da lui definiti "fascisti").
Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il
21 e il
22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul
federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").
Il
Presidente della Repubblica,
Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un
governo tecnico presieduto da
Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (
ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.
Il Polo perde le elezioni
Consumata la rottura con la Lega, nel
1996, lo schieramento del
Polo per le Libertà composto da Forza Italia,
Alleanza Nazionale,
CCD e
CDU, perde le
elezioni. Si costituisce il governo dell'
Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da
Romano Prodi, ma - nel
'98 - anche questo esecutivo è destinato ad essere sfiduciato, così il timone passa nelle mani di
Massimo D'Alema, fortemente avversato da Forza Italia, anche perché il
suo governo riceve l'appoggio di diversi parlamentari eletti con il Polo. Berlusconi denuncia: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori".
I consensi, intanto, aumentano: Forza Italia e il Polo vincono le
elezioni europee del 1999, quando ottiene circa il 25%. A differenza delle precedenti europee, gli eletti di Forza Italia aderiscono al Partito Popolare Europeo. Il successo del partito è confermato alle
Regionali del 2000.
La vittoria del 2001 e gli anni di governo
Così, nel
2000, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi
secessionisti, si ricompatta l'alleanza, che prende il nome di
Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.
La CdL vince le
elezioni e va al
governo del Paese. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione
Porta a Porta condotta da
Bruno Vespa, il noto
Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.
Forza Italia, pertanto, va al
governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di "più longevo" nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
A partire dalle elezioni regionali del
Friuli-Venezia Giulia, nel
2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della
Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle
Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (
Lombardia e
Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del
Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC
Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo
[21]. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un
nuovo esecutivo.
Le elezioni del 2006
La campagna elettorale per le
elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza dei due governi, durati complessivamente cinque anni. La coalizione di
centrosinistra rinnovata e guidata da
Romano Prodi si presentò con un giudizio diametralmente opposto sulla legislatura.
Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la
sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della
Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'
ICI sulla prima casa.
La
Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni (ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001), ma comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla
Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla
legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.
Al
Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal
Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero,
l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.
Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001 (- 6% alla Camera), risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista
L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i
Democratici di Sinistra e
La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i
Democratici di Sinistra e
La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge (compresi gli eletti nella circoscrizione Estero) 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla
Camera dei deputati viene assunta da
Elio Vito mentre al
Senato a guidare il gruppo è
Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.
L'ingresso nel PdL
Il
18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il
governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del
Popolo della Libertà. Forza Italia diventa così formazione promotrice del nuovo soggetto unitario, rilanciato dopo la caduta del
Governo Prodi, e si è perciò presentata assieme ad
Alleanza Nazionale e ad altri movimenti e partiti politici dell'ormai ex-coalizione all'interno delle liste del PdL, in attesa della definitiva nascita del PdL come partito prevista inizialmente per l'
autunno 2008 e, in seguito, annunciata per il 27 marzo
2009. Le elezioni hanno visto la vittoria della coalizione formata da PdL,
Lega Nord e
Movimento per l'Autonomia e il ritorno al governo del centro-destra.
Valori
È scritto nella "Carta dei Valori" del partito:
« Forza Italia non nasce da una precedente organizzazione politica o da un costituito sistema dottrinale. Nasce dall'appello di un uomo, Silvio Berlusconi, direttamente rivolto ad un corpo elettorale nel quale rischiava di aprirsi un enorme vuoto storico-politico di rappresentanza. Forza Italia si costituisce come risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica; come reazione ad una possibile deriva illiberale del sistema politico; come offerta di rappresentanza all'area dei moderati nel quadro di una nuova democrazia dell'alternanza; come proposta di governo per realizzare una seconda modernizzazione italiana. »
Lo statuto del partito dice che Forza Italia è una associazione di cittadini che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali, cattolico liberali, laiche e riformiste europee
[22]. Silvio Berlusconi, nel 1998, ha definito il movimento come:
un partito liberale ma non elitario, anzi un partito liberaldemocratico popolare;
un partito cattolico ma non confessionale;
un partito laico ma non intollerante o laicista;
un partito nazionale ma non centralista
[23].
Forza Italia si definisce un "partito nuovo", senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica e, nel contempo, legittimo erede delle "migliori tradizioni politiche italiane". Il
democristiano Alcide De Gasperi, il
socialdemocratico Giuseppe Saragat, il
liberale Luigi Einaudi e il
repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito intende riferirsi. Forza Italia attualmente si rifà ad una un'identità di
centrodestra, facendo parte del
Partito Popolare Europeo, ma senza limitare per questo l'apertura alla tradizione della sinistra riformista (come si vede nei riferimenti alle personalità della sinistra moderata), con un esplicito richiamo al pensiero del
socialismo liberale.
Sempre dalla "Carta dei Valori":
« Stiamo dunque costruendo un soggetto politico inedito per la storia d'Italia. Un soggetto che si propone l'unione di tre grandi aree politico-culturali: quella del cattolicesimo liberale e popolare, quella dell'umanesimo laico, liberale e repubblicano, quella del liberal-socialismo. »
« Siamo piuttosto un nuovo partito di centro, liberal-popolare e liberal-socialista; alleato con la destra moderata e aperto alla cultura della sinistra riformista »
Forza Italia è un partito essenzialmente accentrato sulla figura del suo leader. L'orientamento politico di Forza Italia è moderato-liberale. La struttura di formazione è diretta da don
Gianni Baget Bozzo [1] e la linea politica è influenzata da
Ferdinando Adornato (direttore del mensile "Liberal") che ha tentato di riadattare il
neoconservatorismo statunitense al contesto politico-culturale italiano. Adornato si è concentrato sul progetto di riunire i partiti dell'area di centrodestra attraverso la creazione di un nuovo soggetto politico unitario.
Forza Italia sostiene la parità di importanza tra scuola privata e scuola pubblica; ritiene che i vincoli pubblici alla libera iniziativa imprenditoriale vadano eliminati o fortemente ridotti; propugna un sistema tributario che non si ponga come fine la redistribuire la ricchezza bensì
orientare i consumi e, quindi, incentrato sulle imposte indirette e su quelle reali, piuttosto che su quelle dirette e personali; propone la separazione delle carriere tra
magistratura giudicante e
magistratura inquirente; in politica estera adotta una linea fortemente
atlantista. Sostiene, inoltre, le posizioni di libertà di coscienza in tematiche che riguardano la
bioetica.
Struttura
La struttura di Forza Italia è prevalentemente verticistica: i coordinatori nazionali e regionali sono nominati direttamente dal presidente del movimento, Silvio Berlusconi. Gli iscritti, invece, possono eleggere i coordinatori dei club locali e i coordinamenti provinciali.
Organi nazionali
Presidente:
Silvio Berlusconi (1994-2009)
Vice Presidente:
Giulio Tremonti (2004-2009),
Roberto Formigoni (2008-2009)
Presidente del Comitato di Presidenza:
Claudio Scajola (2004-2009)
Vice Presidente:
Carlo Vizzini (2005-2009)
Presidente del Consiglio Nazionale:
Alfredo Biondi (2004-2009)
Coordinatore nazionale:
Domenico Mennitti (1994),
Luigi Caligaris (1994),
Cesare Previti (1994-1996),
Claudio Scajola (1996-2001),
Roberto Antonione (2001-2003),
Claudio Scajola (2003),
Sandro Bondi (2003-2008),
Denis Verdini (2008-2009)
Vice Coordinatore nazionale:
Giuliano Urbani,
Mario Valducci (1995-1996),
Fabrizio Cicchitto (2003-2008),
Gianfranco Miccichè (2004-2009),
Renato Brunetta (2007-2009)
Responsabile della Segreteria Politica:
Denis Verdini (2005-2009)
Vice Responsabile:
Angelo Pisanu (2005-2009)
Amministratore nazionale (segretario amministrativo):
Mario Valducci (1994-1995),
Domenico Lo Jucco (1995-97),
Giovanni Dell'Elce (1997-2003),
Rocco Crimi (2003-2009)
Portavoce:
Antonio Tajani (1994-1996),
Paolo Bonaiuti (1996-2001),
Sandro Bondi (2001-2004),
Elisabetta Gardini (2004-2008),
Daniele Capezzone (2008-2009)
Coordinatori regionali
Sono riuniti nella Conferenza dei Coordinatori regionali, il cui segretario è
Angelino Alfano.
Abruzzo:
Andrea PastoreAlto Adige:
Francesco Nitto PalmaBasilicata:
Guido Viceconte (commissario)
Calabria:
Giancarlo PittelliCampania:
Nicola CosentinoEmilia-Romagna:
Giampaolo BettamioFriuli-Venezia Giulia:
Vanni LennaLazio:
Francesco GiroLiguria:
Michele ScandroglioLombardia:
Guido PodestàMarche:
Remigio CeroniMolise:
Ulisse Di GiacomoPiemonte:
Guido CrosettoPuglia:
Raffaele FittoSardegna:
Piergiorgio MassiddaSicilia:
Angelino AlfanoToscana:
Denis VerdiniTrentino:
Mario MalossiniUmbria:
Luciano RossiValle d'Aosta:
Giorgio BuongiornoVeneto:
Niccolò GhediniOrganizzazioni interne
Sono strutture interne di Forza Italia:
Forza Italia - Giovani per la Libertà: è l'organizzazione giovanile del partito, rivolta agli azzurri tra i 14 e i 35 anni e guidata da Francesco Pasquali.
Studenti Per le Libertà: è la sezione studentesca del partito, organizzato nell'ambito della struttura nazionale di
Forza Italia Giovani. È stato fondato nel
1999 ed è riconosciuto al tavolo delle associazioni studentesche presso il
Ministero dell'Istruzione. Attualmente, in seguito alle elezioni del 16 e 17 maggio 2007, ha un rappresentante eletto al Consiglio nazionale degli Studenti Universitari, massimo organo di rappresentanza istituito presso il
Ministero dell'Università.
Forza Italia Seniores: è l'organizzazione dei forzisti over 65, al cui vertice è posto il Senatore
Enrico Pianetta.
Azzurro Donna: è l'organizzazione femminile di Forza Italia, alla cui guida c'è
Mara Carfagna.
Azzurri nel Mondo: è il "braccio estero" del partito, alla cui guida è recentemente stata nominata
Barbara Contini.
Ragion politica: è il portale internet del Dipartimento Formazione del partito, responsabile nazionale
Gianni Baget BozzoCorrenti
In nessuno dei due congressi tenutisi fino ad oggi sono state discusse mozioni di minoranza, privilegiando una linea unitaria a sostegno del leader
Silvio Berlusconi alla presidenza del movimento, anche se l'elezione da parte del Congresso nazionale di alcuni membri del Consiglio Nazionale è spesso movimentata, come quando nel 1998 si ebbe il duello tra
Franco Frattini e
Gianni Pilo per essere il consigliere nazionale più votato.
In ogni caso ci sono tre possibili distinzioni che si possono fare dei membri di FI. La prima riguarda il dibattito sul profilo organizzativo del partito, la seconda gli orientamenti in materia economica e sociale, la terza concerne gli orientamenti politici generali (non solo a livello nazionale, ma anche locale), spesso in relazione alle vecchie appartenenze politiche.
Nell'ambito della geografia interna delle posizioni politiche esistenti in Forza Italia, assumono rilievo anche le fondazioni e i rapporti con i i piccoli movimenti politici strettamente legati al partito.
Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutriani
Quanto alla prima si distinguono:
scajoliani, guidati da
Claudio Scajola e fautori di un maggiore peso della macchina organizzativa del partito, nonché dell'introduzione dei congressi a livello regionale e al rafforzamento di quelli nazionali, provinciali e comunali;
publitalisti o dellutriani, fautori del partito leggero e incentrato sulla figura di Berlusconi, guidati da
Marcello Dell'Utri,
Sandro Bondi e
Fabrizio Cicchitto.
Negli ultimi tempi le due parti si sono indubbiamente ravvicinate (pochi infatti contestano ancora un maggiore radicamento del partito, unito a più collegialità e più democrazia interna, soprattutto dopo l'appello di
Paolo Guzzanti in richiesta di un congresso "vero") e il duo Bondi-Cicchitto sembra muoversi svincolato dal proprio mentore, Dell'Utri. Quanto a quest'ultimo si può dire che abbia deciso di sostenere nuove leve di giovani a discapito di dellutriani di lungo corso come
Enzo Ghigo,
Roberto Tortoli e
Guido Viceconte e che si sia lui stesso convinto della necessità di un'organizzazione capillare del partito, fondata sulle sezioni locali, similmente a quella che i
DS hanno ereditato dal vecchio
PCI.
Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti doc
Attorno al Vice Presidente del partito
Giulio Tremonti si è costituito un gruppo composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran parte provenienti dal Nord Italia, forti sostenitori del federalismo fiscale, di qui le affinità con la
Lega Nord, e di un liberismo temperato. Tra i tremontiani, cementatisi durante la battaglia in due tempi in difesa del risparmio e contro l'operato di
Antonio Fazio a
Bankitalia, vale la pena di citare
Giorgio Jannone,
Guido Crosetto,
Luigi Casero,
Maria Teresa Armosino,
Andrea Pastore,
Giuseppe Vegas,
Gianfranco Conte e lo stesso
Antonio Leone.
A Tremonti, spesso tacciato di
colbertismo, si sono spesso contrapposti i
liberisti doc guidati da
Antonio Martino e
Raffaele Costa, anche in piena campagna elettorale
[24]. In genere, poi, l'ala del partito maggiormente legata all'ex PLI si è dimostrata la meno entusiasta nel sostenere il federalismo propugnato da
Bossi e Tremonti, tanto che
Egidio Sterpa (ex PLI di lungo corso) è stato l'unico membro del gruppo di FI alla Camera a votare contro il
progetto di riforme istituzionali varato dal Governo Berlusconi.
Componenti politiche
Le "vecchie" correnti di partito però si manifestano attraverso movimenti o associazioni politiche collaterali rispetto a Forza Italia, spesso sono la ricongiunzione di esponenti della stessa area culturale e politica (democristiana, socialista o liberale) guidati da un personaggio carismatico. Tra queste degne di nota sono:
Cristiani Democratici per le Libertà /
Rete Italia, area
democristiana di ispirazione
ciellina, guidata da
Roberto Formigoni (tra i cui membri figurano
Maurizio Lupi,
Mario Mantovani,
Mario Mauro e
Maurizio Bernardo);
Noi Riformisti Azzurri, area
socialista, legati a
Francesco Colucci;
Circoli di Iniziativa Riformista, area
socialdemocratica, guidata da
Carlo Vizzini;
Liberalismo Popolare, area
liberale guidata da
Raffaele Costa e
Alfredo Biondi.
Come si vede, a parte il gruppo di Formigoni, che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca una vera e propria componente democristiana. Ciò è dovuto al fatto che gli ex DC, che pure non sono troppo rappresentati al vertice, sono la stragrande maggioranza del partito, tanto da non sentire la necessità di organizzarsi in una vera e propria corrente. Peraltro spesso i democristiani berlusconiani si dividono sia sulla questione della struttura del partito, sia sulle questioni di attualità politica. In questo gruppo indefinito vanno inseriti
Roberto Formigoni e i suoi seguaci, lo stesso
Claudio Scajola,
Giorgio Carollo,
Giuseppe Pisanu,
Enrico La Loggia,
Renato Schifani,
Angelino Alfano,
Alfredo Antoniozzi,
Raffaele Fitto,
Giuseppe Gargani,
Francesco Giro,
Luigi Grillo,
Osvaldo Napoli,
Antonio Palmieri e
Angelo Sanza,
Riccardo Ventre e
Marcello Vernola.
In generale si può parlare di un'anima democristiana, di una socialista riformista (ex PSI e ex PSDI), di una liberale e di una di berlusconiani della prima ora, molti dei quali provenienti da
Publitalia, come, ad esempio, il vice-presidente dei deputati
Antonio Leone e
Gianfranco Micciché.
Per approfondire, vedi la voce
Provenienza dei politici attualmente in Forza Italia.
Correnti a livello regionale
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A livello regionale il panorama delle correnti è molto frastagliato e diversificato e spesso non rispetta le logiche nazionali. Gli ex-Democristiani in particolare si presentano raramente come un fronte compatto e sono piuttosti divisi in diversi gruppi.
In
Piemonte si sono contrapposti il gruppo di
Enzo Ghigo (ex-Publitalia e dellutriano) e quello di
Roberto Rosso, ex-DC sostenuto anche dagli ex-PLI, molto forti in regione e soprattutto nel
Cuneese, dove esprimono il Presidente della Provincia
Raffaele Costa. L'attuale coordinatore regionale è
Guido Crosetto, un tremontiano proveniente dalla DC, che si posiziona neutralmente rispetto alle due fazioni.
In
Lombardia al gruppo ciellino guidato da
Roberto Formigoni,
Maurizio Lupi e
Mario Mantovani si sono uniti "riformisti" di diversa estrazione politica come
Massimo Guarischi (ex-PSDI),
Giampiero Borghini (ex-PCI, poi sindaco di Milano con il sostegno del PSI) e
Francesco Colucci (ex-PSI). Al gruppo formigoniano, che controlla saldamente il partito, si contrappone un'area di dellutriani e di laico-socialisti, tra i quali spiccano i nomi di
Paolo Romani (ex-PLI) e
Luigi Casero (ex-PRI).
In
Liguria la stragrande maggioranza dei dirigenti e degli eletti è riconducibile all'area di
Claudio Scajola, che controlla tutta la zona del Ponente ligure e, in particolare, della
Provincia di Imperia. Il coordinatore regionale
Michele Scandroglio, ex-DC, è a lui molto vicino. All'interno dell'area genovese, oltre al forte gruppo di scajoliani, la componente liberale gode ancora di un discreto seguito: il deputato
Roberto Cassinelli e il senatore
Enrico Musso sono sì molto vicini a Scajola, ma provengono dalle file del PLI.
In
Veneto il partito è saldamente in mano a
Giancarlo Galan (ex-PLI e ex-Publitalia). Al Presidente della Regione fanno riferimento l'area laico-socialista e dellutriana, guidata dagli ex-PSI
Amalia Sartori e
Renato Chisso e dagli ex-PLI
Fabio Gava e
Niccolò Ghedini, coordinatore regionale, e un nutrito gruppo di ex-democristiani con
Raffaele Bazzoni,
Carlo Alberto Tesserin,
Leonardo Padrin,
Marino Zorzato e
Domenico Menorello in testa. Esistono poi almeno due gruppi provenienti dalla vecchia DC: i cosiddetti neodorotei e i democratici popolari. Tra i primi, legati al leader
doroteo veneto
Franco Cremonese e in gran parte membri del
CDU fino al 1998, ci sono
Vittorio Casarin e
Clodovaldo Ruffato. Tra i secondi, un tempo stretti alleati di Galan, ci sono gli ex-seguaci di
Giorgio Carollo, fondatore di
Veneto per il PPE, tra i quali spiccano i nomi di
Renzo Marangon,
Barbara Degani e
Giancarlo Conta, che si sono recentemente riavvicinati a Galan. Esiste poi un altro gruppo di derivazione PSI, spesso non in sintonia con Galan e guidato da personaggi del calibro di
Maurizio Sacconi e
Renato Brunetta, ai quali si è unito l'ex-DC
Remo Sernagiotto.
[25] A tale gruppo si è spesso accodato anche
Aldo Brancher, ex-DC e anello di congiunzione tra Forza Italia e
Lega Nord.
Nel
Friuli-Venezia Giulia è molto forte la componente proveniente da esperienze radicali e socialiste, guidata da
Roberto Antonione e
Renzo Tondo (succedutisi alla presidenza regionale), ma non manca un nutrito gruppo di ex-DC, con in testa
Isidoro Gottardo e
Danilo Moretti.
Nel
Lazio, di recente
Francesco Giro, leader del gruppo democristiano, ha preso il posto della giovane
Beatrice Lorenzin come coordinatore regionale. Figure di rilievo sono poi
Alfredo Antoniozzi e
Stefano De Lillo.
In
Campania si possono rintracciare almeno tre gruppi: quello di
Antonio Martusciello (sostenuto da altre personalità locali come
Antonio Barbieri,
Aldo Perrotta,
Emiddio Novi,
Gaetano Fasolino,
Cosimo Izzo e
Fulvio Martusciello), quello di
Elio Vito e
Nicola Cosentino (
Luigi Cesaro,
Franco Malvano,
Gioacchino Alfano,
Antonio Girfatti,
Alfredo Vito e altri) e gli immancabili scajoliani (
Riccardo Ventre,
Paolo Russo e
Ermanno Russo). Tra i non schierati figurano
Giuseppe Gargani,
Claudio Azzolini e
Francesco Brusco.
In
Puglia il partito è saldamente in mano agli ex-DC guidati da
Raffaele Fitto.
In
Sicilia il partito si divide in un gruppo legato a
Gianfranco Micciché e
Stefania Prestigiacomo e un altro di origine democristiana guidato da
Renato Schifani,
Enrico La Loggia e
Angelino Alfano. Con la nomina di quest'ultimo a coordinatore regionale al posto di Micciché si può dire che la corrente neo-democristiana abbia preso il sopravvento nel partito regionale.
Fondazioni
Grande rilievo hanno in Forza Italia diverse fondazioni e associazioni:
Free Foundation di
Renato Brunetta (inizialmente insieme a
Franco Frattini), rappresentante del c.d. "socialismo riformista", su posizioni liberali;
Fondazione Magna Carta di
Marcello Pera e di
Gaetano Quagliariello, entrambi vicini, una volta, alle posizioni del
partito radicale ora forti sostenitori dell'identità cristiana, tanto da essere a volte apostrofati come l'area
neocon e teocon del partito;
Fondazione Ideazione di
Domenico Mennitti e
Vittorio Mathieu;
Il Circolo di
Marcello Dell'Utri;
Movimenti politici e partiti minori strettamente alleati
Molto vicine a Forza Italia sono anche altre componenti che però non fanno parte ufficialmente del partito, anche se di fatto si comportano con Forza Italia come i partiti associati all'
Unione per un Movimento Popolare francese (Rad,
CNIP e FRS):
Giovane Italia, area
socialista, guidata da
Stefania Craxi e
Maurizio Sacconi (membro a tutti gli effetti di FI);
Riformatori Liberali, partito dei
Radicali che hanno scelto il centrodestra, guidato da
Benedetto Della Vedova, deputato nel gruppo di FI;
Partito Repubblicano Italiano, il partito più antico d'Italia che, seppure orgoglioso della sua autonomia e specificità, alle elezioni politiche del 2001 e del 2006 ha presentato i propri candidati nelle liste di FI;
Democrazia Cristiana per le Autonomie, partito autonomo che, per voce del suo segretario
Gianfranco Rotondi, riconosce come leader Berlusconi;
Nuovo Partito Socialista Italiano di
Stefano Caldoro;
Decidere di
Daniele Capezzone.