Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

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VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post
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martedì 2 novembre 2010

Attacco kamikaze, paura a Istanbul

Attacco kamikaze, paura a Istanbul
Trenta feriti, morto l'attentatore
ISTANBUL Un attentatore suicida è fatto esplodere stamani nella centralissima piazza Taksim, sulla sponda europea di Istanbul, frequentata ogni giorno da migliaia di cittadini e turisti, provocando il ferimento di 32 persone, 17 civili e 15 agenti di polizia.

venerdì 4 giugno 2010

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele
di Fiamma Nirenstein

http://www.ilgiornale.it/interni/il_vero_terrorismo_sono_bugie_contro_israele/03-06-2010/articolo-id=450035-page=1-comments=1

Davvero è uno choc, come ha detto Ban Ki Moon, come hanno detto i governi che scandalizzati hanno richiamato gli ambasciatori, la Turchia, la Svezia, la Grecia, la Giordania, è uno choc, oh sì, come ha detto Hillary Clinton e come anche Tony Blair ha dichiarato. È un orrore come ha detto la ministro degli Esteri dell’Unione Europea la signora Ashton… è un grande scandalo: ma non stiamo parlando della battaglia compiutasi, purtroppo con nove morti, fra gli attivisti armati della nave Marmara e le forze israeliane che cercavano di condurre il convoglio carico di beni e di personaggi non identificati a Ashdod per evitare che fossero consegnati a Hamas doni esplosivi adatti a continuare, fino a Tel Aviv, il lancio di seimila missili in territorio israeliano. No, il maggiore scandalo, il vero orrore è legato alla foga con la quale, da muro a muro, tutto il salotto internazionale si è affrettato a brandire lo stendardo antisraeliano senza nessuna cura per la verità, fregandosene dei video in cui si vede come i soldati che volevano ispezionare il contenuto del convoglio sono stati accolti a mazzate, coltellate, bombe a mano, spari; non importa alla Clinton o alla Ashton la verificata origine aggressiva e la dichiarata intenzione terrorista suicida delle organizzazioni filo-Hamas imbarcate sulla Marmara. Anche il contesto internazionale non è stato preso in considerazione, quello di una Turchia legata all’Iran fornitore di armi di Hamas, sempre più determinata a trovarsi un posto al sole dell’islamismo radicale.
Lo scandalo che avvertiamo è per la mancanza di moralità, di integrità, di civiltà del mondo che ha subito dichiarato Israele criminale, riguarda il Consiglio di sicurezza dell’Onu, la commissione per i diritti umani, riguarda la corsa dei più svariati Paesi a dichiarare la loro disapprovazione per Israele: questo sì che è uno scandalo immenso, l’ondata di odio delle classi dirigenti europee e americane, della «main stream», della stampa internazionale con i titoli a tutta pagina eguali a condanne senza appello; l’odio soddisfatto degli accademici, degli studenti del movimento: un mucchio di paglia che aspetta solo che il fiammifero venga sfregato, divampa, e poi arriva miserevolmente a minacciare gli ebrei del ghetto di Roma.È ingiusto che, mentre Hillary Clinton assieme al suo governo abbandona Israele ai «Paesi non allineati», tutti ignorino la notizia che un drone americano ha ucciso insieme al leader di Al Qaida Mustafa Abu al Yazid sua moglie e i suoi tre figlioletti. Non abbiamo sentito che sia stato convocato per questo e per tanti episodi analoghi il Consiglio di sicurezza, né la Commissione per i Diritti umani. I turchi hanno ucciso nel sud est dell’Anatolia e nel nord Irak qualcosa come 32mila curdi. Dov’è lo shock? In Darfur si parla di 300mila morti e due milioni di sfollati. Ah sì? E allora? Nello Sri Lanka, proprio mentre Israele fermava il lancio di missili sulla sua popolazione civile, in due mesi furono fatte 6500 vittime civili. In Cina, per la violenta repressione degli uiguri a Urumqi l’alto commissario dell’Onu che ha condannato Israele 27 volte su un totale di 33 condanne, ha pigolato che c’era stato «uno straordinario numero di uccisi in meno di un giorno di manifestazione». Non risulta che la Cina sia sotto inchiesta, come non lo è l’Iran per tutti gli impiccati, i perseguitati, gli uccisi.
Su Israele l’ossessione moralizzante costruisce invece un mito che disegna nei particolari l’indegnità di Israele a esistere. Le bugie sono ossessive: gli ebrei, disse Arafat e da allora viene ripetuto di continuo, non sono mai stati a Gerusalemme, il Tempio non è mai esistito. Una madornale menzogna, funzionale alla tecnica di delegittimazione che si nutre della asserita crudeltà di Israele: Israele ha ucciso intenzionalmente il bambino Mohammed Al Dura, che invece è probabilmente morto per una pallottola palestinese in uno scontro a fuoco; Israele ha compiuto una strage immane a Jenin, dove invece si è verificato che i morti quasi in numero pari caddero in una battaglia cui i palestinesi erano assai ben preparati; le conferenze di Durban del 2001 e poi del 2009 hanno fatto di Israele, col coro mondiale, uno «Stato di apartheid», menzogna ripetuta senza sosta. I giudizi di condanna sulla barriera di difesa della Corte dell’Aia nel 2003 e il rapporto Goldstone contro Israele nel 2009 hanno semplicemente proibito a Israele di difendersi.
Perché dovrebbe farlo, se non ha diritto di esistere? Le élite europee, e si è purtroppo letto anche nel pezzo di uno scrittore come Alessandro Piperno sul Corriere della Sera, ripetono variamente questo oscuro presagio, espressione di nihilismo dietro al quale danza la selvaggia vitalità di Ahmadinejad. Ma Israele sta benissimo. Lo dicono i suoi magnifici scrittori, l’economia fiorente, la scienza medica, la musica, il cinema, i ragazzi capaci di sacrificio e di una vita complessa fra guerra e amore per la pace. In tutto questo siamo fieri che all’Onu l’Italia abbia votato contro la richiesta d’indagini sul blitz israeliano.

giovedì 22 aprile 2010

Armenia blocca ratifica trattato di pace con Turchia

Armenia blocca ratifica trattato di pace con Turchia

http://it.notizie.yahoo.com/4/20100422/tts-oittp-armenia-turchia-erdogan-ca02f96.html

L'Armenia ha sospeso oggi la ratifica degli accordi di pace con la Turchia, riportando al punto di partenza gli sforzi sostenuti dagli Usa per mettere fine a un secolo di ostilità tra i due vicini. Continua a leggere questa notizia
Foto/Video correlati
22 aprile 2010. Tayyip Erdogan durante la conferenza stampa. Ingrandisci immagine
L'Armenia, a maggioranza cristiana, e la Turchia, a maggiornza musulmana, hanno firmato accordi epocali lo scorso ottobre nell'intento di porre fine a un secolo di ostilità e superare la pesante eredità dell'uccisione di massa di armeni da parte dei turchi ottomani durante la Prima guerra mondiale.
Gli accordi, che prevedono il rafforzamento dei legami diplomatici e l'apertura del confine, richiedono in entrambi i paesi l'approvazione parlamentare.
Il processo tuttavia era già in stallo prima della decisione di oggi, con le due parti intente ad accusarsi reciprocamente di provare a riscrivere i trattati e a fissare nuove condizioni.
L'accordo, non ancora approvato dal parlamento, potrebbe portare notevoli benefici economici all'Armenia, dove il livello di povertà è alto, e migliorare le credenziali della Turchia come candidata Ue.
Secondo gli analisti la decisione armena, a due giorni dal 95esimo anniversario delle uccisioni, non è la fine della strada, ma un tentativo per aumentare la pressione sulla Turchia.
Il presidente armeno Serzh Sarksyan ha spiegato oggi in un discorso alla nazione che il parlamento nazionale dell'Armenia non ha ancora ratificato l'accordo perché vuole prima appianare le tensioni con la Turchia, ma che il Paese non ha intenzione di abbandonare il processo di pace.
"Saremo pronti ad andare avanti quando saremo convinti che ci sia un clima adatto in Turchia e un governo in Ankara pronto a reimpegnarsi nel processo di normalizzazione", ha detto Sarksyan.
Il primo ministro turco Tayyip Erdogan ha detto oggi che il suo paese rimane impegnato a rispettare i protocolli di pace con l'Armenia, nonostante la decisione della coalizione del governo armeno di sospendere la ratifica degli accordi.
"Abbiamo spesso ribadito la nostra volontà di impegnarci e di rispettare i protocolli di pace con l'Armenia, nelle dichiarazioni e nello spirito", ha detto in una conferenza stampa Erdogan.
Il governo armeno in una nota oggi aveva motivato la mancata ratifica con la poca disponibilità della Turchia a ratificare a sua volta l'accordo "senza condizioni e in un tempo ragionevole".

mercoledì 7 aprile 2010

Il premier turco Erdogan attacca Israele

Il premier turco Erdogan attacca: "Israele prima minaccia alla pace"

«In Medio Oriente Gerusalemme rappresenta il pericolo maggiore»
La replica: propaganda grossolana

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201004articoli/53899girata.asp

giovedì 18 marzo 2010

La ricetta di Erdogan candidato a entrare in Europa

La ricetta di Erdogan candidato a entrare in Europa .

Via gli armeni. Ai turchi all'estero: non integratevi
I cittadini turchi all'estero non devono integrarsi nel Paese in cui vivono. E'il pensiero espresso in un convegno nella costernazione generale del premier Recep Tayyp Erdogan che in un'intervista alla BBC minaccia anche la deportazione di circa 100 mila armeni

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=78f412883435e6c1

venerdì 2 ottobre 2009

Zagabria vicina, Ankara invece…


Zagabria vicina, Ankara invece…
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=197
Riprese le trattative sull'adesione della Croazia all'Ue, si punta a raggiungere il traguardo nel 2011. Stallo dei negoziati per la Turchia: “Al momento non si possono fare previsioni”.
Dopo dieci mesi di sospensione a causa del veto sloveno, sono ripresi i negoziati di adesione all'Unione Europea della Croazia. L'obiettivo è concludere le trattative il prossimo anno, per permettere a Zagabria di diventare il ventottesimo paese membro dell'Ue già nel 2011 o, al massimo, nel 2012. Lo stop, che durava dal dicembre 2008, era stato causato da una disputa su un confine marittimo che risale ai tempi dell'indipendenza dei due paesi e che le parti hanno accettato di sottoporre ad un arbitrato internazionale.Oggi sono stati chiusi cinque capitoli negoziali, mentre ne sono stati aperti altri sei (in totale sono trentacinque) su temi come la libera circolazione dei capitali, l'agricoltura, la giustizia, la libertà e la sicurezza. “Si tratta di un giorno importante per la Croazia – ha dichiarato Carl Bildt, ministro degli Esteri svedese e presidente di turno dell'Ue – ed è anche un segnale rilevante per tutta la regione”. Bildt si è poi rallegrato dei “progressi notevoli realizzati” da Zagabria e ha sottolineato che da parte dell'Ue c'è tutta la volontà di “procedere velocemente” verso l'allargamento.Gordan Jandrokovic, capo della diplomazia croata, ha inoltre assicurato che il suo paese rimane “impegnato in una piena cooperazione” con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia. Sul fronte turco i negoziati procedono al contrario molto lentamente. Ankara rifiuta di aprire i propri porti e aeroporti ai ciprioti greci, come sarebbe previsto da un protocollo firmato nel 2005 con l'Ue. Secondo il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu, con questo piano si vuole infatti “costringere la Turchia a riconoscere i greco-ciprioti”, una possibilità che non viene presa neanche in considerazione se prima non sarà trovata una soluzione generale ai problemi legati all'isola, divisa in due dal 1975.In seguito a questo rifiuto, la Commissione europea ha congelato otto dei trentacinque capitoli sui quali si sviluppano i negoziati di adesione e fra due settimane dovrà presentare un rapporto nel quale si esamineranno gli sforzi compiuti dalla Turchia.A una domanda sulla data in cui vorrebbe vedere il suo paese entrare nell'Ue, il ministro Ahmet Davutoglu questa mattina ha risposto di sperare “il prima possibile”, aggiungendo che il “2015 sarebbe troppo tardi, non solo per Ankara, ma anche per l'Unione europea”. Una data sulla quale il commissario all'allargamento Olli Rehn non ha voluto sbilanciarsi: “Al momento non si possono fare previsioni, dipende se la Turchia farà le riforme necessarie”. Un'affermazione prevedibile, data la posizione estremamente rigida dei governi di Germania e Francia, che in più di un'occasione si sono dichiarati contrari all'allargamento, proponendo una cooperazione privilegiata. Un'opzione, però, che Ankara ha sempre escluso con decisione.

martedì 2 giugno 2009

Turchia: strage in famiglia, otto morti. (segue a MA LA TURCHIA E' PRONTA PER L'EUROPA?)

Turchia: strage in famiglia, otto morti
Arrestato l'assassino, è un uomo di 38 anni

L'omicida, che ha avuto problemi di droga, aveva ancora in pugno la pistola usata nel massacro http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_02/turchia_strage_famiglia_cc1163aa-4f62-11de-9f09-00144f02aabc.shtml
La polizia entra dalla finestra nell'appartamento dove è avvenuta la strage (da Milliyet)
ANKARA - Padre, madre, fratello, sorella, cognata e tre nipoti: una strage. In totale sono otto le persone ammazzate a colpi di pistola da Murat Yüksel, 38 anni, in un appartamento all'undicesimo piano nel centro della città di Adana, in Turchia.
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FORSE UN LITIGIO - L'assassino è stato arrestato ancora con in pugno l'arma usata per compiere il massacro e non ha opposto resistenza alle forze dell'ordine, giunte sul posto dopo una telefonata che avvisava di una fuga di gas. Ignote al momento le motivazioni del massacro: si ipotizza un litigio dovuto a questioni di eredità. Secondo fonti di stampa turche, nel passato Yüksel ha avuto problemi di droga

lunedì 18 maggio 2009

La Turchia è pronta per l’Europa?

La Turchia è pronta per l’Europa?
http://www.youtube.com/watch?v=kroKjg7eEMU
Kuwait, il Parlamento si tinge di rosa Le prime quattro elette si sono laureate all'estero. "Un grande passo per il mondo arabo". E a Kabul alle presidenziali due signore nella mischia con altri 41 candidati. In Turchia intanto le leggi tribali sono più forti dei codici, e ad una donna sospettata di adulterio hanno mozzato naso e orecchie.
Proprio con la ratio dell’interrogativo posto dal titolo di questa mia riflessione riporto le tre notizie che seguono. Due riguardano la partecipazione delle donne alle competizioni elettorali in Kuwait e in Afghanistan. L’altra riguarda le mutilazioni subìte da una donna sospettata di adulterio in Turchia. Lascio ai lettori trarre le proprie conclusioni. Io riporto le notizie senza ulteriori commenti con relative fonti per chi volesse approfondire sui temi riportati.
Kuwait: QUATTRO anni fa, con un decreto dell’Emiro, le donne kuwaitiane ottennero il diritto di voto, anche come riconoscimento — un po’ tardivo — per il ruolo che avevano avuto nella resistenza anti-iracheni durante l’invasione delle truppe di Saddam Hussein. Per due volte, nel 2006 e nel 2008, hanno fallito l’obiettivo di avere almeno una rappresentante in Parlamento benché fossero scese in lizza, rispettivamente, 28 e 26 candidate. Ieri invece, al terzo tentativo, hanno raggiunto il traguardo: quattro elette, su 16 candidate. Ma il voto per la nuova assemblea legislativa kuwaitiana, nota per il suo ruolo di contraltare spesso molto critico del governo, che è poi la principale causa dell’instabilità politica e del frequente ricorso a elezioni anticipate, ha riservato anche altre sorprese non meno significative. Per la prima volta dopo diversi anni i gruppi più radicali, i salafiti e la fratellanza islamica, perdono consensi e seggi, a vantaggio dei rappresentanti della minoranza scita e della componente liberale. Al risultato hanno contribuito le donne. Ma’souma Al Mubarak, ministro uscente alla sanità, combattiva e stimata, è risultata la prima eletta nel suo collegio e al secondo posto si è piazzata un’altra donna, Rola Dashti, considerata molto vicina alle tendenze liberali (in Kuwait non ci sono partiti) e storica attivista dei diritti femminili. Liberale è anche Assel Al Awadi, 40 anni, docente di Scienze politiche, un dottorato all’Università del Texas, che ha esultato fra le sue sostenitrici (ma c’erano anche molti uomini) parlando di «vittoria per le donne e per la democrazia». La quarta eletta è Salwa Al Jassar, pedagoga. «E’ UN GRANDE passo in avanti e si è creato un precedente nella storia dei parlamenti del Golfo», è il commento di Mohammed Al Felli, professore di diritto costituzionale all’Università del Kuwait. E il suo collega Ya’qoub Al Kandari, della facoltà di Scienze sociali, parla di «avvenimento storico anche perché le donne hanno ancora poca esperienza in politica». Molti giornali sottolineano che la rappresentanza femminile nella nuova assemblea, composta da 50 deputati, con il suo 9% è pari, se non superiore, a quella presente in molti Parlamenti occidentali. Molti commentatori sono concordi: i kuwatiani vogliono girare pagina e sono preoccupati per i pesanti effetti della crisi finanziaria sulla loro economia, basata sui proventi dell’industria petrolifera. I CONTINUI conflitti fra il Parlamento e il Governo, a opera in particolare dei deputati radicali, hanno paralizzato da tempo ogni attività politica e acuito le tensioni anche fra sunniti e sciti. Il ruolo equilibratore dell’Emiro, con una grande esperienza per essere stato a lungo primo ministro e ministro degli Esteri, è riuscito a evitare divisioni ancora maggiori e ora i risultati del voto potrebbero rimettere in pista Sheik Nasser Al Sabah, primo ministro uscente, stimatissimo dall’opinione pubblica ma inviso alle frange radicali e costretto ripetutamente alle dimissioni. Grande amico dell’Italia, Skeik Nasser ha studiato alla Sorbona, come all’estero si è laureata tutta la classe dirigente kuwaitiana, comprese le quattro donne neo deputate che smentendo le previsioni hanno segnato una svolta storica. Per il Kuwait ma anche per l’intero mondo arabo. DI OPIERANDREA VANNI tratto da http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2009/05/18/178910-kuwait_parlamento_tinge_rosa.shtml
AFGHANISTAN :Alle presidenziali due donne sfidano Karzai
"Gli uomini non hanno fatto nulla, ora proviamo noi". Nella mischia con altri 41 candidati
18 MAGGIO 2009 - GAS IRRITANTI contro una scuola femminile. Il giorno dopo si sono presentate sui banchi solo 40 allieve su 600. E’ successo a nord di Kabul a Mahmud Raqi, la capitale della provincia di Kapisa. Il sospetto è che gli autori dell’intimidazione siano talebani, anche se gli ‘studenti di Allah’ smentiscono. «L’Afghanistan, un Paese nel quale la società tribale è ancora troppo forte», si tormenta Amin Wahidi, il giovane regista che è stato costretto a rifugiarsi in Italia solo perché aveva intenzione di produrre un documentario su un giovane kamikaze che in extremis ha deciso di rinunciare alla sua missione di morte. In questo proibitivo contesto due donne hanno deciso di mettersi in gioco per concorrere, il 20 agosto, alla carica di presidente della Repubblica. Il candidato meglio piazzato sembra ancora il capo dello Stato in carica Hamid Karzai, ma Frozan Fana e Shahla Ata si sono lanciate coraggiosamente nella mischia assieme ad altri 41 concorrenti. Frozan Fana, 40 anni, medico, look tradizionale, ossia abito lungo e velo nero, ha tenuto un comizio nei giorni scorsi. Ha parlato di «pace, sicurezza, libertà di stampa e difesa della sovranità nazionale». Il suo intento è continuare l’opera del marito Abdul Rehman, primo ministro dell’aviazione dopo l’abbattimento del regime talebano assassinato nel 2002, dopo pochi mesi di permanenza nell’incarico. «Il modo migliore per vendicare un martire è continuare la sua opera», è il motto di Frozan. L’UCCISIONE fu fatta passare come il risultato della collera vindice di un gruppo di pii pellegrini che non erano riusciti a raggiungere la Mecca per il tradizionale haji, il viaggio di purificazione che ogni musulmano dovrebbe fare almeno una volta nella sua vita. Ma non è mai stato cancellato il sospetto che Rehman sia stato eliminato da sicari mandati da rivali politici. Shahla Ata, coetanea di Frozan Fana, è tornata in Afganistan, dopo sedici anni negli Stati Uniti, per partecipare alle prime elezioni del Parlamento, la consultazione del 18 settembre 2005. E’ stata eletta ed è entrata nella commissione per le immunità dei deputati. Su Internet ha postato una sua foto con un velo leopardato. Il suo slogan è semplice: «I cittadini hanno potuto mettere alla prova gli uomini, che non hanno fatto nulla. Perché non mettere alla prova le donne?». Nel suo ufficio ha appeso un manifesto delle elezioni del 2005 e una foto dell’ex presidente Mohammad Daud Khan, ucciso nell’aprile del 1978 nel suo palazzo assieme ai familiari. La strage fu il punto cruciale di un golpe organizzato dai comunisti filosovietici. «Era un progressista — lo rimpiange — difendeva i nostri diritti». IN AFGHANISTAN appartenere al gentil sesso e avere visibilità pubblica può costare la vita. In settembre a Kandahar è stata fulminata sulla porta di casa Malalai Kakar, tenente colonnello della polizia, responsabile dell’ufficio che perseguiva i crimini contro le donne, prima iscritta all’Accademia degli allievi ufficiali nella sua città. I talebani hanno rivendicato: «Era uno dei nostri bersagli. Siamo riusciti a eliminarla». Nella stessa città in aprile è caduta in un agguato molto simile Sitara Achakzai, consigliera provinciale, paladina dei diritti dell’altra metà del cielo. Nel Parlamento afghano le donne occupano il 20% dei seggi. Una sola è arrivata all’ambito rango di ministro, ma è rimasta nel ghetto degli ‘Affari femminili’. Anche ieri la violenza talebana ha preteso il suo quotidiano tributo di sangue. Undici poliziotti sono stati uccisi in due province meridionali, Helmand e Nimroz. Un soldato ha perso la vita in quella di Zabul. di LORENZO BIANCHI tratto da http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/05/18/178911-alle_presidenziali_donne_sfidano_karzai.shtml
TURCHIA: PUNITA PER ADULTERIO, MOZZATI NASO E ORECCHIE (di Furio Morroni) ANKARA - Ancora un "delitto d'onore" in Turchia, ma stavolta di un'efferatezza senza precedenti, tanto che il Paese, pur abituato a questo cruento fenomeno, è sotto shock: una donna di 23 anni è stata mutilata del naso e delle orecchie, accoltellata all'addome e abbandonata in un campo a morire dissanguata per "lavare l'onore" della famiglia che la sospettava di avere una relazione extraconiugale. Ne ha dato notizia oggi, sdegnata, la stampa turca riferendo che teatro della raccapricciante vicenda è un villaggio nella provincia di Agri, una regione a grande maggioranza curda nella Turchia orientale alla frontiera con l'Iran e l'Armenia. La giovane, di cui sono state rese note solo le iniziali, Y.A., è stata trovata in fin di vita e ricoverata in ospedale, dove versa in gravi condizioni. La polizia ha sinora fermato otto persone ritenute responsabili delle atroci torture inflitte alla donna e della sua tentata uccisione. Secondo la stampa si tratterebbe di membri della famiglia del marito della donna, che risulta irreperibile ed è ricercato. La questione dei delitti d'onore è stata sollevata dall'Ue, che ha sollecitato la Turchia a impegnarsi per debellare questa piaga sociale in vista della sua adesione al blocco europeo. Il governo di Ankara ha in effetti inasprito le pene per i responsabili di questo genere di crimine. Ha eliminando allo stesso tempo la possibilità di riconoscere, come avveniva in passato, l'attenuante della "grave provocazione" e ha equiparato la responsabilità dei mandanti a quella degli esecutori materiali, visto che le famiglie erano solite affidare il compito di uccidere a membri minorenni (non imputabili) del clan familiare, in modo da lasciare il delitto impunito. Inoltre negli ultimi tempi il governo e le associazioni per i diritti umani hanno intensificato gli sforzi nella lotta al fenomeno, anche istituendo "squadre speciali" formate da esperti nel campo sociale e familiare, insegnanti, infermiere e religiosi che operano nelle aree a maggiore rischio. In non pochi casi è avvenuto che donne sono state uccise soltanto perché "colpevoli" di aver rivolto la parola a un estraneo, per aver richiesto la trasmissione di una canzone alla radio o, peggio, per essere state violentate. Tuttavia, a detta di molti esperti, la pratica dei delitti d'onore in Turchia è particolarmente persistente anche per la sovrapposizione di usi tribali con interpretazioni antifemminili della lettera di alcune prescrizioni del Corano da parte degli imam di campagna. Di fatto però i delitti d'onore non sono tollerati solo nel sud-est rurale del Paese a maggioranza curda, dove si registrano con maggiore frequenza, ma anche tra le fasce della popolazione meno abbiente e meno istruita di Istanbul dove, stando a un rapporto presentato venerdì nella metropoli turca da John Austin, membro britannico dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, almeno una persona a settimana è vittima di un delitto d'onore. In tutta la Turchia nel quinquennio 2003- 2007 i morti per questo crimine sono stati oltre 1.100. (articolo tratto da http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_962717493.html )

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