Pietro Berti

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta stordimento degli animali prima della macellazione. Mostra tutti i post
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lunedì 28 febbraio 2011

La macellazione rituale-religiosa

LA MACELLAZIONE RITUALE
Titolo originale: Il Decreto 333/98 e la sofferenza connessa alle macellazioni
Ricerca personale del Dr. Enrico Moriconi*

Il Decreto 333/98 ha dettato norme relative al trattamento degli animali prima e durante la macellazione. Benché si
ponga il fine di garantire agli animali un trattamento rispettoso nei macelli, lascia perpetrare comportamenti che significano dolore per gli stessi. Proprio la persistenza di possibili situazioni di sofferenza richiede una pronta revisione del decreto, soprattutto nei punti di maggiore criticità che sono rappresentati da:
- possibilità effettuare macellazioni senza preventivo stordimento a) nelle macellazioni effettuate secondo riti religiosi, b) negli stabilimenti che hanno il permesso di derogare al decreto 286/96 sul controllo delle operazioni di macellazione; c) nelle macellazioni familiari presso il domicilio degli allevatori per le specie avicola e cunicole;
- permanere di sistemi di macellazione oltremodo cruenta quali l’elettrocuzione con elettrodi nell’ano e nella bocca
(possibile per gli animali da pelliccia); - sistemi meccanici per l’uccisione dei pulcini (triturati vivi).
Il valore etico
Nella società occidentale attuale è molto vivo un sentimento di rispetto nei confronti degli animali, che è ben rappresentato dalla fortuna che hanno avuto in questi anni i movimenti animalisti. Oggi sono molto diffuse le opinioni che ritengono giusto concedere agli animali almeno il diritto ad un vita etologicamente e fisiologicamente vicina a quella naturale e, soprattutto, quello alla non sofferenza. Questo punto è una vera e irrinunciabile conquista dei nostri tempi. Se infatti sappiamo che moltissimi cittadini, la maggioranza, ancora si nutre di alimenti di origine animale ed ha, fondamentalmente, un approccio antropocentrico che porta a considerare gli altri esseri come entità a disposizione degli umani, pure è indubbio che, anche all’interno di queste posizioni, il diritto alla non sofferenza viene unanimemente riconosciuto. Sicuramente la schiacciante maggioranza della popolazione,
se interrogata, non esiterebbe ad ammettere che tale diritto è estensibile a tutti gli animali e non accetterebbe più che l’uomo possa, volutamente, causare dolore agli altri esseri viventi. Il rispetto per il dolore è diventato una valenza riconosciuta e deve essere un obiettivo morale per tutti gli esseri umani, non solo per quella parte della popolazione che ha già fatto la scelta più avanzata di alimentarsi senza l’uccisione degli animali. E’ questa la grande conquista morale dei nostri tempi, che ha valore in sè e che impronta tutti i rapporti con gli altri viventi, come un confine raggiunto e da cui non è lecito tornare indietro e che pertanto deve essere tenuta presente nell’affrontare qualsiasi problematica relativa ai rapporti con gli animali. Il valore etico del concedere una morte senza sofferenza non può dipendere da altri tipi di considerazioni pertanto si deve valutare di risolvere al più presto le problematiche collegate alle macellazioni familiari e ai macelli industriali che, oltre a non garantire del tutto le necessarie sicurezze igieniche legate al rispetto delle normative europee,
pure hanno il permesso di potere eventualmente derogare all’obbligo dello stordimento. Questa è una situazione che deve essere affrontata e risolta al più presto.
Punti di criticità legati ai macelli
Il decreto 333/98 lascia la possibilità, all’art. 5 comma 3, "agli stabilimenti che beneficiano delle deroghe di cui all’art. 5 del decreto legislativo 18 aprile 1996 n. 286, e successive modifiche, nonchè agli art. 4 e 12 di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n.495, possono derogare ...b) alle disposizioni di cui al comma 1, lettera a) nonchè ai procedimenti di stordimento ed abbattimento prescritti dall’allegato C, per i volatili da cortile, i conigli, i suini, gli ovini e i caprini". Questa deroga permette comportamenti che significano dolore, angoscia, terrore per gli animali: per chi avesse rimosso il significato reale di tale concessione significa macellazioni condotte su animai ancora vivi e senzienti che si dibattono, gridano, urlano il loro dolore, a fronte del non rispetto della loro vita. Poiché gli stabilimenti che possono richiedere tale deroga sono quelli che non hanno ottemperato ai requisiti di igienicità del decreto 286/96, la concessione lascia in attività strutture che sono obsolete, pericolose per la stessa igienicità delle carni, situazioni dove il degrado delle strutture spesso significa anche degrado della situazione ambientale: in tale ambiente non ci si può certo aspettare un corretto comportamento nei confronti degli animali e pertanto tutte le peggiori ipotesi che si possono avanzare sul trattamento degli animali, sicuramente saranno realmente presenti.
Le macellazioni familiari
Un altro punto che indica una scarsa preoccupazione del benessere degli animali, anche se il titolo del decreto legifera per tutelare la protezione degli animali, è l’art.9 comma 2, che concede la possibilità, per le macellazioni familiari, di non effettuare lo stordimento ai polli, galline e conigli. Rimane il sospetto che in un’ottica antropocentrica vi siano ancora animali più vicini e più lontani dall’uomo e che per questo i volatili e i conigli siano quelli di cui meno ci si preoccupa. Il dolore e la sofferenza però sono sensazioni comuni a tutte gli esseri viventi. Quando si dibattono per sfuggire al dolore, quando gridano e urlano tutti gli animali manifestano la loro sofferenze allo stesso modo e solo l’insensibilità umana può fare gradazioni in questa scala del dolore. Anche questo dolore però chiede comprensione e l’etica odierna non tollera più che si infligga dolore agli animali, quando questo può essere evitato.
Sistemi cruenti di macellazione
Un altro punto di criticità è rappresentato dal persistere di alcuni sistemi di macellazione, quali l’elettrocuzione con elettrodi introdotti nell’ano o nella bocca (allegato C) molto utilizzati per gli animali da pelliccia, che si prestano sia ad essere eseguiti senza preventivo stordimento sia ad esporre gli animali a acute sofferenze. Anche su questo punto occorrerebbe intervenire per evitare il dolore degli animali.
Le macellazioni rituali
Il punto riguardante le macellazioni rituali ha destato molte discussioni e pertanto merita un particolare approfondimento.
Il confronto tra le etnie
Un’altra realtà dei nostri tempi e del nostro paese, è la commistione sempre più avanzata tra etnie e tra culture di
popoli diversi che, essenzialmente per motivi di immigrazione, si sono trovati a vivere insieme. La mescolanza richiede, e richiederà sempre di più, voglia di superare le reciproche diversità per cercare un avvicinamento socio culturale e favorire la convivenza pacifica. Così gli italiani, popolo di emigranti, dovranno imparare ad essere anche buoni ospiti. La ricerca della convivenza dovrà necessariamente partire dal rispetto delle valenze morali che le diverse comunità ritengono irrinunciabili e cercare la più alta mediazione possibile, con la disponibilità, inevitabile, a cedere su quei punti che non possono trovare una conciliazione; in questo caso, l’opzione che più suscita problemi di coesistenza, dovrà rinunciare alla propria espressione. Uno dei punti di maggiore criticità è sicuramente rappresentato, in questi tempi, dal mantenimento della ritualità delle macellazioni secondo i riti islamico ed ebraico, che richiedono l’uccisione dell’animale tramite iugulazione senza preventivo stordimento.
Al di là delle considerazioni cliniche e patologiche che saranno proposte in un tempo successivo, quello su cui si vuole riflettere è la presenza, in questo momento storico, di più culture che si confrontano sulle loro diversità e anche sulle richieste che si rivolgono l’un l’altra. Va però considerato che il confronto tra le due etnie, su questo tema, chiama in causa un terzo elemento, gli animali appunto, che non hanno forza per esprimere le loro richieste. Si può ricordare come una conquista basilare del uomo occidentale contemporaneo sia stata quella di riconoscere la responsabilità dell’uomo in quanto garante dei diritti degli esseri "senza diritti". Questa posizione chiede che siano rispettati con rigore e con costanza proprio i punti qualificanti di questa nuova visione etica: il diritto degli animali alla non sofferenza. Non è questione di dequalificare i principi delle altre culture, perché non si tratta di instaurare paragoni o dar vita ad una gara su quali siano i valori morali più importanti. Semplicemente
il problema collegato a questa tematica è che non esiste una mediazione possibile sul dolore degli esseri viventi: o si accetta che non si debbano far soffrire o verrà meno la
ragion d’essere stessa della discussione. Vi sono molti momenti di confronto nei rapporti tra le regole religiose delle diverse comunità e molte volte, vivendo in un
paese di altra cultura, capita di dover cedere su alcuni principi, così come succede, già adesso, per quanto riguarda il ritmo della festività settimanale non lavorativa, che cade nelle tre religioni in tre giorni diversi e dove il ritmo economico impone di fatto il rispetto di usa sola delle tre possibili. Al contrario le scelte legate ad esempio a certe tipologie di abbigliamento possono creare problemi che appaiono sicuramente di possibile superamento. Al fine della coesistenza non ci sarebbe quindi nulla di stupefacente se, in un paese diverso, fosse necessario abbandonare, come già accade per quanto riguarda la poligamia o l’infibulazione che lo Stato Italiano non accetta, quei comportamenti che non sono in accordo con la morale generale. Ebbene i diritti degli animali devono essere considerati a tutti gli effetti come un bagaglio culturale di tutto il mondo occidentale e pertanto il diritto alla non sofferenza un confine invalicabile. Queste considerazioni non sono un principio di intolleranza, sono la constatazione che in un paese convivono naturalmente più visioni morali e che tutte hanno pari dignità. Si deve però accettare che, quando un principio vuole imporre un comportamento che è assolutistico e non superabile con mediazioni, essendo oggettivamente impossibile conciliare tra l’assenza o la presenza del dolore al momento della morte, si può accettare che l’unica soluzione
diventi la rinuncia alla richiesta più estrema e più in contrasto con il comune sentire. D’altra parte il forte richiamo alle proprie tradizioni diventa innegabilmente un motivo di coesione e riconoscimento di cui si sente tanto più il bisogno quanto più riescono difficili i rapporti con il paese ospite. Il percorso di convivenza dovrà affrontare questo particolare problema anche per stabilire un ponte tra due culture un po' diverse e per richiamare i valori della convivenza e della reciproca accettazione ma, proprio per questo, diventa fondamentale crescere su quanto unisce più che su quello che divide. Se nel mondo occidentalizzato il diritto alla non sofferenza degli animali è diventato un valore di cui tener conto, l’accettazione di questa problematica sarebbe un motivo di dialogo e di confronto tra le due etnie e di maggiore comprensione in quanto diventerebbe più facile stabilire momenti di coesione tra le due culture, costruiti sull’accettazione della propria e dell’altrui identità.

Le macellazioni rituali, islamica ed ebraica
Il Decreto Legislativo 333/98 permette, all’art.5 comma 2, che
le macellazioni secondo le ritualità religiose possano avvenire
senza preventivo stordimento dell’animale. Anche se questa
norma non costituisce una novità, in quanto era già permessa
antecedentemente al decreto, pure l’aspettativa di una larghissima
parte della cittadinanza era per un cambiamento che
tenesse in considerazione le nuove frontiere della sensibilità.
Il rito della macellazione islamica, così come descritto nel
Codice alimentare islamico, detta le norme affinchè la carne
possa essere "Haràm":
1. il macellatore deve essere musulmano;
2. la bestia deve essere orientata fisicamente in direzione
della Mecca;
3. il taglio alla gola deve essere eseguito:
Il rispetto per il dolore è diventato una valenza
riconosciuta e deve essere un obiettivo morale per
tutti gli esseri umani, non solo per quella parte
della popolazione che ha già fatto la scelta più
avanzata di alimentarsi senza uccidere gli animali.
l’etica odierna non tollera più che si infligga dolore
agli animali, quando questo può essere evitato.
a) con una lama affilatissima, che non deve intaccare la spina
dorsale e non deve essere ritirata affinché non siano stati
recisi le arterie carotidi, le vene giugulari, la trachea e l’esofago;
b) con un solo colpo
c) alla base del collo, se il collo è lungo ( cammello, giraffa,
struzzo, oca... mentre nella parte più alta del collo se il collo
non è lungo ( bovini, ovini, caprini...);
d) con la mano destra, mentre la sinistra tiene ferma la testa
della bestia;
4. il taglio non deve essere preceduto dallo stordimento della
bestia;
5. la bestia deve essere trattata con rispetto, accarezzata,
tranquillizzata, fatta adagiare sul fianco sinistro, in un luogo
dove non ci siano tracce di sangue o bestie macellate in
precedenza, onde evitare che l’odore del sangue terrorizzi la
bestia:
6. le gambe della bestia vanno legate, ad eccezione di quella
posteriore, che deve essere lasciata libera per dare alla bestia
la possibilità di muovere l’arto, attività che la tranquillizza;
7. il taglio deve esser preceduto dalla formula: "Bismillàhi
Allàhu àkbar!".
Dalla semplice analisi delle regole prescritte si evidenzia
come almeno alcuni punti prescritti del Codice non potranno
in ogni caso essere rispettati.
Si deve considerare che il principio della iugulazione senza
stordimento, così come viene permesso attualmente in base
al decreto 1 settembre 1998 n. 333, si attua in caso di
macellazioni che si svolgono in un normale macello. Nel
macello industriale sono molti gli animali che sono uccisi e,
pertanto, e inevitabilmente, non sono rispettate, le prescrizioni
del punto 5, in quanto l’animale è condotto al macello insieme
agli altri, non sarà trattato con rispetto superiore ai compagni
e soprattutto non potrà essere accarezzato tranquillizzato e
fatto adagiare sul fianco sinistro.
Inoltre, quando la struttura è appositamente attrezzata, essa
è dotata di una gabbia di ferro che imprigiona l’animale e che,
bloccandone i movimenti, contribuisce a terrorizzarlo, piuttosto
che a tranquillizzarlo.
Ugualmente nel corso delle macellazioni che si susseguono a
ritmo elevato può essere trasgredito anche il punto riguardante
il taglio che deve avvenire con un colpo solo, in quanto si
deve considerare la stanchezza dell’operatore e il fatto che, in
nessun caso, l’essere umano è perfetto e pertanto aumentando
l’attività cresce inevitabilmente la possibilità di errori.
Poichè il problema è il rispetto della tradizione, occorre
discutere se è necessario che essa debba essere rispettata
nella sua totalità o se ad alcune parti si può derogare, in quanto
sembra innegabile che oggi, e ancor più nel futuro se si
utilizzeranno le gabbie metalliche di contenzione, vengono
meno alcuni punti prescritti dal Codice alimentare islamico.
Per questo è difficile comprendere, e quindi accettare, che
alcune parti possano essere derogate e non altre, comprensione
che diventa ancor più difficile quando si consideri che
l’insieme delle regole derogate e di quelle mantenute significa
sicuramente un aumento del dolore degli animali, perché
perdono quel lato di semplicità e ritualità (la tranquillizzazione,
il coricamento sul fianco, l’accarezzamento) e mantengono
invece l’atto violento e doloroso del taglio della gola in piena
coscienza.
La macellazione attuale presenta già un non rispetto delle
regole stabilite dalla tradizione, e pertanto sarebbe necessario
comprendere a quali parti si può derogare e a quali no, dal
momento che, se già si accettano alcuni cambiamenti, si potrà
a maggior ragione stordire gli animali prima dell’uccisione.
Diventa difficile pensare che si possa accettare come inderogabile
solo tutto ciò che porta dolore e sofferenza agli animali,
e colpisce ancora di più avendo acquisito la consapevolezza
che anche gli animali possono soffrire, che è loro diritto non
provare dolore e che è dovere degli esseri umani far rispettare
tale diritto risparmiando il dolore che può essere evitato.
Si può anche proporre una ulteriore riflessione su questo tema
in quanto è noto che è prevista la realizzazione di qualche
macello industriale per tali macellazioni, in quanto l’industria si
organizza per sfruttare il vantaggio economico rappresentato
da un nuovo filone di sviluppo. Anche questo costituisce
offesa alla macellazione rituale in quanto viene ad essere
ulteriormente stravolto il rituale che sarà trasformato in una
catena di morte senza neanche la pietà dello stordimento.
Le valutazioni sono uguali anche per quanto concerne la
macellazione rituale ebraica, che è condotta dall’autorità
religiosa e per le quali valgono le perplessità legate ad una
metodica che espone gli animali ad un trattamento doloroso.
Sulle problematiche collegate alle diverse macellazioni da
tempo si sono levate delle proposte da dare luogo a tavoli di
confronto tra le diverse etnie, proprio per riflettere in maniera
approfondita e a partire dalle rispettive valenze culturali.
Le conseguenze delle macellazioni rituali
Le considerazioni sui sistemi di macellazione rituale sono
quelle che più colpiscono le persone sensibili e danno ragione
dell' opposizione che si sta verificando sul loro mantenimento.
Si sostiene che il rito ebraico e quello islamico rappresenterebbero
un sistema di dissanguamento più completo dell’animale,
a cuore battente. In realtà l’esame di una normale
macellazione presenta una situazione diversa e, per quanto
concerne il dissanguamento, molto simile nei diversi sistemi.
Nella macellazione con stordimento, infatti, dopo questo atto,
l’animale perde la coscienza di sé, e quindi non è più in grado
di sentire dolore, ma il cuore continua a battere. Questo fatto
determina un completo dissanguamento, come si può rilevare
dall’osservazione degli animali durante la macellazione, che si
completa nel giro di circa un minuto e mezzo / 2 minuti ed il
cuore continua a battere quasi fino al termine della fuoriuscita
del sangue. Gli stessi testi non stabiliscono una netta differenza
tra il dissanguamento nei diversi metodi in quanto le
possibili differenze sono impercettibili.
Questo stato di fatto sottolinea, ove fosse necessario, il fatto
puramente simbolico rivestito dal rituale della macellazione
senza stordimento e fa venir meno, quand’anche fosse presentata,
la giustificazione di una maggiore igienicità delle carni
dovuta alla minore presenza di sangue, perché questa non è
un’affermazione che si possa sostenere su base scientifica.
Quindi occorre sottolineare che l’uccisione senza stordimento
Quindi occorre sottolineare che l’uccisione senza
stordimento non dà luogo a carni più dissanguate
in maniera sostanziale di quelle ottenute con la
macellazione ordinaria.
In base alle conoscenze attuali, però, esiste più di
un dubbio su di una possibile problematicità legata
alla salubrità di queste carni.
non dà luogo a carni più dissanguate in maniera sostanziale
di quelle ottenute con la macellazione ordinaria.
La pratica invece introduce elementi di estrema preoccupazione
per tutte quelle persone che hanno a cuore la sofferenza
degli animali. Nel momento del taglio della gola si raggiunge
uno stato di stress e di sofferenza per gli animali veramente
molto intenso. Se l’animale è imprigionato in quella che quasi
impropriamente viene chiamata "culla", impropriamente perché
nella culla si depongono gli esseri umani nei primi tempi
dopo la nascita e non sembra un termine compatibile con
attrezzo utilizzato per la morte, prova uno stato di tensione e
di stress estremo, dovuto all’impossibilità di fuggire, poiché
l’istinto alla fuga è il primo e il più profondo che l’animale prova
quando si trova in una situazione che non gli è gradita.
Se invece l’animale è contenuto in maniera provvisoria può
dare luogo a movimenti inarticolati, violenti per contrastare il
dolore che prova a seguito del taglio e della fuoruscita del
sangue. In questi casi si può verificare la conseguenza più
negativa e impressionante: l’animale può liberarsi con movimenti
convulsi e deambulare senza forze per l’ambiente di
macellazione, perdendo sangue. Se il taglio non viene effettuato
in modo preciso, come succede quando le morti si
susseguono e si possono sommare gli sbagli per stanchezza
o per necessità di affrettare le operazioni, la morte può essere
particolarmente lunga, e invece di giungere in alcuni minuti
può arrivare fino ad una decina o più. Questi due ultimi eventi
sono di osservazione piuttosto frequente. Quindi in conclusione
la pratica della iugulazione senza stordimento non trova
giustificazioni anatomiche o patologhe o anche sanitarie ma
si configura essenzialmente come una scelta di tipo rituale e
invece può dare adito anche a problemi di tipo sanitario.
Salubrità della carne
Se le macellazioni rituali con il metodo ebraico e islamico non
danno luogo a punti di criticità per quanto riguarda l’anemia
delle carni, che risultano ben deprivate di sangue, inducono
problemi connessi al sistema stesso della macellazione.
In particolare è problematica l’immobilizzazione dell’animale,
che, essendo in piena coscienza, non partecipa e anzi si
oppone vivamente: questo dà sicuramente luogo ad un aumento
dello stress nell’organismo con accumulo di sostanze
istaminiche e di ormoni quali il testosterone. Già nel corso di
macellazioni ordinarie, con preventivo stordimento, è stato
osservato scientificamente che in casi particolari vi può essere
un aumento del contenuto serico di questo ormone, quando,
ad esempio, l’animale si eccita prima della macellazione
stessa. Proprio perché nelle macellazioni rituali con sistemi
industriali vi è uno stato di eccitazione, in quanto negli stabilimenti
le macellazioni si susseguono l’una all’altra senza
soluzione di continuità e gli animali possono percepire, essendo
condotti in piena coscienza sul luogo del taglio della gola,
l’odore del sangue che rappresenta per essi un segnale di
allarme, cui rispondono proprio con uno stato di stress e di
eccitazione, condizioni che danno luogo ad un aumento
circolatorio delle sostanze sopra ricordate. Queste sostanze
potrebbero rimanere nelle carni e dar luogo a problemi per
quanto riguarda la salubrità delle carni e conseguenze per la
salute umana. Finora questo punto non è mai stato focalizzato
in maniera specifica, perché non si sono mai realizzate molte
macellazioni di questo tipo e la ricerca non si è indirizzata
verso tali obiettivi; va però sottolineata la possibile pericolosità
anche perché le conseguenze per la salute umana non
sarebbero del tipo diretto, cioè immediatamente visibili, ma,
trattandosi di sostanze presenti a livelli non elevatissimi,
procurerebbero danni molto tempo dopo l’assunzione, mescolando
i loro effetti con altre concause aggravanti o limitanti,
divenendo così facilmente sottostimabili. In base alle conoscenze
attuali, però, esiste più di un dubbio su di una possibile
problematicità legata alla salubrità di queste carni.
In conclusione
I punti di problematicità legati al decreto 333/98 configurano
la possibilità di permanere momenti di dolore nei punti elencati
delle macellazioni in alcune tipologie di macelli, nelle
macellazioni familiari, per il permanere di alcune tipologie
particolarmente cruente e nelle macellazioni secondo i riti
religiosi. Proprio perché la riproposizione delle morte con
dolore per gli animali apparirebbe una imposizione inaccettabile
a tutte quelle coscienze che vogliono vivere con gli altri
animali nel segno del rispetto, a partire dal loro diritto ad una
vita naturale e priva di dolore, occorre che vengano risolti tutti
i momenti che inducono sofferenza al momento della
macellazione degli animali.
Il concetto del rispetto degli animali e del loro diritto alla non
sofferenza è un traguardo importantissimo della società attuale
che non può e non deve essere tradito; per questi motivi
è necessaria una pronta revisione del decreto 333/98, specialmente
agli articoli 5, 9 e all’Allegato C.
Alle macellazioni rituali non si possono più collegare considerazioni
di tipo igienico e sanitario superate dalla moderne
tecniche di conservazione degli alimenti e nello stesso tempo
si deve considerare che la pratica rituale sia ampiamente
evoluta nel corso del tempo e sono già presenti delle varianti
sostanziali rispetto a quanto tramandato dalla tradizione e
dalle sacre scritture.
Per il rispetto della sensibilità etica di una larghissima parte
della popolazione occidentale non sembra sia più proponibile
la pratica di macellare gli animali con dolore e pertanto appare
possibile richiedere che, come sono state introdotte altre
varianti, così si introduca anche quella dello stordimento.
Infine, se fosse impedita la macellazione senza stordimento,
non vi sarebbero conseguenze negative per quanto riguarda
l’approvvigionamento delle carni delle etnie islamica ed ebraica
che potrebbero rifornirsi da altri paesi dove il rito è accettato,
vista la diffusione delle reti commerciali attuali..
Se non è possibile, lo Stato Italiano ha il diritto, nel rispetto
dell’etica dei propri cittadini, di impedire pratiche di macellazione
dolorose per gli animali, perché l’accettazione del dolore
inferto volontariamente non può essere un principio etico oggi
accettabile, proprio come già avviene per altre ritualità, che
infatti non sono permesse.
Parimenti alle macellazioni rituali vengano risolti i problemi
collegati agli altri tipi di macellazione che sono state segnalate,
quali le deroghe per alcune tipologie di stabilimenti e per
avicoli e conigli in quelle familiari.
Torino, luglio 1999
Dott. Enrico Moriconi
Nato a Torino il 11.02.1949
Medico Veterinario Dirigente SSN
Membro Comitato Scientifico Nazionale Legambiente
Membro Segreteria Regionale Legambiente Piemonte -
Responsabile Settore Agricoltura
Presidente A.S.Ve.P - Ass. Culturale Veterinaria di
Salute Pubblica
Membro Comitato Scientifico Antivivisezionista

domenica 27 febbraio 2011

La macellazione rituale ebraica

La macellazione rituale ebraica: Divieti analoghi a quelli prescritti nel Corano sono presenti anche nella religione Ebraica. Il cibo permesso viene definito “koshèr”. Sono kosher le carni dei quadrupedi che hanno l'unghia fessa e che ruminano (per esempio il vitello, ma non il maiale o il coniglio). I volatili sono quasi tutti leciti, salvo i rapaci. Sono illeciti tutti gli animali che strisciano o hanno contatto stretto con il suolo (per esempio il topo, il serpente, le lucertole, gli insetti ad esclusione di alcune cavallette permesse in particolari zone).tratto da http://www.anonym.to/?http://www.bje.org.au/_dev/images/shochet.gifGli animali leciti devono arrivare ai macelli ancora vivi per garantire che siano uccisi secondo quanto stabilito nella Torah (Devarim 12,21 "Voi macellerete come Io vi ho comandato"). Le leggi israelite sulla macellazione sono immutate da più di 3.000 anni ed applicate in tutte le comunità ebraiche. Il rito della macellazione viene eseguito da un funzionario, detto Schochet, autorizzato da una commissione di Rabbini. I bovini devono essere adagiati in decubito dorsale con gli arti legati. I vitelli e gli ovini vengono immobilizzati da un aiutante. Per le oche sono previsti degli appositi imbuti. Il coltello, dalla lama molto affilata, deve tagliare cute, sottocute, muscoli, esofago, trachea e grossi vasi. Successivamente alla iugulazione si ha l' apertura del torace e dell'addome che consente al funzionario autorizzato di effettuare la “bedikà” ovvero un esame degli organi interni dell'animale per controllare che non ci siano difetti o tracce di malattia che lo rendano proibito. I polmoni di bovini e ovini e gli intestini del pollame vengono sempre controllati. La bedikà è prescritta dalla Torah (Shemot 22,30 “e carne lacerata/strappata nel campo non mangerete, al cane la getterete”). Questo comandamento implica il divieto di cibarsi di qualsiasi animale portatore di una lesione in un organo vitale che ne causerebbe il decesso entro un anno. Il Talmud nel trattato di Hulin elenca una settantina circa di queste patologie e rende la Bedikà una mansione delicata e complessa.Infine come detto anche per la religione musulmana, ogni animale non macellato secondo le regole è impuro ovvero non Kosher. La macellazione rituale e la normativa nazionale: Nel 1928, l’Italia con l’emanazione del Regio decreto n. 3298 del 20/12/1928, introduceva una prima disciplina delle macellazioni rituali prevedendo che le stesse fossero compiute con la piena osservanza dei relativi precetti religiosi. In seguito con la legge n. 439 del 2 agosto 1978, si permetteva la macellazione rituale purchè la stessa fosse stata autorizzata con apposito Decreto del Ministro della Sanità e del Ministro dell’Interno. Successivamente, in risposta alla richiesta da parte delle comunità ebraica e musulmana, di un’ autorizzazione a procedere alla macellazione secondo i rispettivi riti, fu promulgato il D.M. 11/06/1980: “Autorizzazione alla macellazione degli animali secondo i riti religiosi ebraico e islamico”. Tale Decreto ha sancito che la macellazione rituale deve avvenire attraverso l’intervento di «personale qualificato» e con l’impiego di un «coltello affilatissimo» con cui recidere l’esofago, la trachea e vasi sanguigni del collo (art. 2). Inoltre, a tutela del benessere animale, con la legge n. 623 del 14/10/1985, si è stabilito che nella macellazione rituale, i bovini devono essere immobilizzati in modo da evitare «ogni dolore, sofferenza ed eccitazione, come anche ogni ferita o contusione».Il d.lgs. del 1 settembre 1998, n. 333 si pone lungo la linea di una tutela sempre maggiore degli animali destinati alla macellazione. Secondo tale normativa la macellazione rituale può essere compiuta dall’autorità religiosa sotto la responsabilità del veterinario competente . La macellazione rituale è quindi possibile presso stabilimenti il cui titolare abbia dato alla autorità sanitaria comunicazione di essere in possesso dei requisiti previsti per legge. Per tali macelli, ove si pratica l’abbattimento a scopo rituale, come anche per quelli ove si pratica la macellazione ordinaria, si stabilisce che essi debbano essere strutturati in modo da permettere di evitare il più possibile la sofferenza e lo stress dell’animale. In caso di macellazione rituale così circoscritta, è escluso l’obbligo di stordimento, che è invece stabilito normalmente, per i bovini, suini, ovini e caprini, anche nel caso di macellazione privata per consumo familiare. Cosa succede negli altri Stati Membri della Comunità europea: tratto da http://www.anonym.to/?http://ec.europa.eu/italia/images/attualita/aff_istituzionali/symboliquedrapeaux.jpgLe normative italiane di cui sopra rappresentano il recepimento di una serie di regolamenti e direttive comunitarie volte a disciplinare la macellazione ed il benessere animale. Queste disposizioni, pur specificando l’obbligo dell’esecuzione dello stordimento prima della iugulazione dell’animale, lasciano la possibilità di deroghe specifiche. In conseguenza di ciò, ogni stato membro ha affrontato il problema della macellazione rituale in modo differente. Mentre in Italia, Francia e Gran Bretagna sono state emanate delle apposite leggi volte a concedere, anche in virtù del principio di libertà di religione, la possibilità di macellare sul territorio nazionale animali secondo i riti religiosi ebraico e mussulmano, in altre nazioni europee vige il divieto per l’esecuzione di tali pratiche. E’ il caso questo della Svezia, della Norvegia e dell’Islanda. La Danimarca e la Finlandia, invece, hanno stabilito che la macellazione rituale sia consentita nel proprio territorio purchè la iugulazione dell’animale sia seguita dal rapido stordimento. La macellazione rituale tra libertà religiosa ed etica: un antico approccio ai problemi del benessere animale e della sicurezza alimentare: Secondo diversi studiosi di teologia e scienza, le macellazioni rituali ed i relativi precetti alimentari rappresentano un primo approccio ai problemi, oggi in auge, del benessere animale e della sicurezza alimentare. Infatti, nel Corano viene esplicitamente menzionato di non arrecare sofferenze all’animale e di trattarlo in modo da ridurre al minimo le sue sofferenze. In questo contesto si comprende anche, perché le carni halal e koscher debbano essere ottenute solo da animali uccisi con l’impiego di coltelli dalla lama molto affilata. Si potrebbe infatti, intendere tale specifica, come un primo approccio alle problematiche di benessere animale intendendo il precetto di utilizzare solo lame affilate, come un mezzo per ridurre al minimo, le sofferenze dell’animale. Naturalmente queste regole vanno considerate alla luce delle conoscenze e delle tecniche disponibili nel periodo in cui esse sono state formulate. In ogni caso tutti gli studiosi sono concordi nel sottolineare che nelle macellazioni rituali è assente ogni intento di crudeltà nei confronti degli animali e al contrario, esse sono state elaborate al fine di eliminare ogni inutile sofferenza. Di recente, diverse associazioni animaliste, hanno sottolineato come il metodo di uccisione praticato in entrambi i riti religiosi, risulti cruento e pertanto non accettabile. A tal proposito nel 2003 è stato espresso un parere dal comitato nazionale di bioetica (CNB) relativo all’esecuzione di queste pratiche in relazione al benessere animale. Secondo il CNB “Il fatto che un determinato comportamento costituisca una manifestazione della libertà religiosa non lo rende automaticamente lecito o moralmente accettabile”. In altri termini esistono dei limiti nel manifestare il proprio credo religioso che hanno lo scopo di impedire danni alla libertà ed ai diritti altrui e di tutelare l’ordine pubblico, la salute e la morale pubblica. Nel caso delle macellazioni rituali il limite è la morale pubblica sempre più propensa alla tutela del benessere animale. Secondo il CNB le macellazioni rituali non urtano contro i limiti ora indicati se non si dimostra che la sofferenza inferta agli animali macellati ritualmente è superiore a quella patita dagli animali macellati secondo gli altri metodi. In secondo luogo, ammettendo che le macellazioni rituali implichino un incremento di sofferenza, è necessario valutare il peso oggettivo di questo aumento in relazione alle altre sofferenze che l’animale destinato alla macellazione subisce. Infine, accettando che l’incremento di sofferenza animale determinato dall’assenza di stordimento sia rilevante, si tratta di considerare se esso è comunque ammissibile per salvaguardare la libertà religiosa. Pertanto, conclude il CNB “ Considerando che la particolare tutela costituzionale riconosciuta nel nostro ordinamento alla libertà religiosa induce a ritenere giuridicamente lecita la macellazione rituale, il CNB la ritiene bioeticamente ammissibile ove sia accompagnata da tutte quelle pratiche non conflittuali con la ritualità stessa della macellazione che minimizzino la sofferenza animale”.Da un punto di vista igienico sanitario risulta assai interessante ricordare come la pratica ebraica della bedikà che consiste nell’esaminare gli organi dell’animale dopo l’eviscerazione, risulti del tutto compatibile con l’ “ispezione sanitaria post-mortem”. Questa è obbligatorio per legge in tutti i macelli presenti nel territorio nazionale e consiste nell’esecuzione da parte di un medico veterinario designato dall’Autorità Competente, di un esame degli organi dell’animale allo scopo di eliminare le carcasse dei soggetti malati. La bedikà pertanto, rappresenta una forma antica di ispezione sanitaria post-mortem volta a tutelare la salute dei consumatori. Per saperne di più:http://www.anonym.to/?http://www.governo.it/bioetica/pdf/55.pdfhttp://www.anonym.to/?http://eprints.uniss.it/1599/http://www.anonym.to/?http://www.olir.it/areetematiche/.../Roccella_Macellazione_alimentazione.pdf http://www.governo.it/Presidenza/USRI/confessioni/normativa_interesse.html


Molti si domandano come sia possibile che la Torà, promotrice dei valori universali di sensibilità e compassione verso il prossimo, consideri la macellazione rituale ebraica detta shechittà l’unico metodo di macellazione possibile, escludendone qualunque altro.
La domanda acquisisce ulteriore peso se si considera che la Torà vieta esplicitamente la provocazione di dolore inutile agli animali1, fatto che emerge, ad esempio, dal precetto che richiede di sollevare l’onere di una bestia crollata sotto il proprio carico, anche qualora l’animale appartenga al nemico2.
A questo proposito, il Talmud afferma che, nel caso di un animale in pena, è vietato porgere aiuto in cambio di denaro, in quanto la sofferenza della creatura deve essere alleviata con la massima urgenza3.
Gli esempi che si potrebbero citare in proposito sono innumerevoli.
Emerge di nuovo la domanda: se la Torà considera la compassione un valore tanto essenziale, per quale motivo essa richiede di uccidere gli animali con un coltello, vietando qualunque altro sistema fra i più diffusi, quale lo sparo di un chiodo alla testa dell’animale per mezzo di una pistola, che – pare – assicuri una morte più rapida e meno dolorosa? La Torà vieta, inoltre, di stordire l’animale in qualunque maniera prima di ucciderlo: né colpendolo con un oggetto pesante né per mezzo di una scossa elettrica (elettroshock), ad esempio, entrambi sistemi adottati ormai in tutto il mondo al fine di ridurre la sofferenza degli animali.●
Di seguito ci si inoltrerà esclusivamente nella questione concernente il metodo più opportuno per macellare bestiame e volatili, tralasciando intenzionalmente la questione della legittimità della consumazione della carne.
Nel corso dei secoli passati era diffusa, quanto ben accetta, l’opinione secondo la quale le leggi della shechittà garantiscono all’animale il minimo dolore e la minor sofferenza possibile. La Torà, infatti, richiede di eseguire la macellazione rituale per mezzo di un particolare coltello perfettamente affilato. La benché minima intaccatura della lama – percettibile facendovi scorrere lievemente l’unghia di un dito – rende il coltello inadatto alla shechittà e vieta la consumazione di qualsiasi animale sgozzato per mezzo di tale strumento4.
La Legge ebraica richiede, inoltre, che la shechittà venga effettuata con la massima velocità, con un rapidissimo movimento del coltello, affinché l’animale sia sottoposto al minor dolore possibile, se non ad alcuno affatto. Le testimonianze di persone sottoposte a un taglio del genere – si pensi al caso di trattamenti medici di emergenza – confermano come esso non comporti alcuna sofferenza a condizione che venga eseguito con una lama affilata. E’ solo in seguito alla fuoriuscita del sangue che si percepisce il dolore.
Secondo i saggi, i processi di macellazione adottati in altre culture causano, invece, intenso dolore e gran sofferenza dell’animale6.
Questa prospettiva tradizionale ebraica – di per sé convincente – è stata ampiamente sostenuta da una serie di esperimenti concernenti la struttura dei vasi sanguigni e delle arterie del cervello dei mammiferi. Si tratta di esperimenti che non lasciano spazio a dubbi riguardo alla macellazione ebraica e aggiungono che la shechittà al lungo elenco di prove che attestano l’origine divina della Torà.
Alla base della scatola cranica dei mammiferi si trova un’anastomosi, ossia una comunicazione tra vasi sanguigni dello stesso livello, che crea una sorta di “stazione centrale” per tutto il sangue che affluisce al cervello; negli esseri umani questa stazione è denominata “Poligono di Willis”, mentre negli animali prende il nome di “Rete Mirabile”.
Come è noto anche a coloro che sono alle prime armi con la medicina, un’improvvisa perdita di pressione sanguigna in questa parte centrale del cervello porta immediatamente ad uno stato di incoscienza.
Al momento dell’esecuzione della shechittà, non appena il coltello recide le arterie carotidi responsabili di condurre il flusso sanguigno dal collo al cervello, viene interrotto il flusso sanguigno, la pressione cala bruscamente e l’animale perde conoscenza entro un tempo massimo di due secondi, trascorso il quale esso non prova più alcun dolore.
In sintesi, la shechittà non provoca alcun dolore all’animale grazie all’affilamento del coltello, alla rapidità con la quale viene effettuato il taglio e all’immediata perdita di conoscenza della vittima. Viceversa, è accertato che gli altri metodi di macellazione causano dolore all’animale. Anche lo stordimento della bestia per mezzo dell’elettroshock – che dovrebbe risparmiarle qualunque sofferenza – di fatto ne “frigge” il cervello ed è causa di inutile pena. Quanto all’uccisione per mezzo dello sparo alla testa – essa fa soffrire l’animale soprattutto se viene effettuata in maniera inaccurata per via di un movimento imprevisto della bestia o di una mira imprecisa. In casi del genere, l’intensità del dolore è ben lungi dall’essere ridotta al minimo, lasciando spazio a inutili sofferenze7.
Le ricerche scientifiche dimostrano che, benché il corpo dell’animale sobbalzi in seguito alla perdita di conoscenza che segue la shechittà, si tratta soltanto di un riflesso muscolare, paragonabile a quello del movimento della coda di una lucertola staccata dal corpo del rettile: malgrado, infatti, gli eventuali movimenti involontari e riflessivi, è ovvio che una coda separata dal corpo non possa percepire alcun dolore.
A questo punto si potrebbe concludere la dissertazione con gli argomenti appena esposti – di per sé convincenti – ma ciò significherebbe rinunciare a una questione alquanto sorprendente che si preferisce non tralasciare. Le arterie carotidi apportano il sangue al cervello dalla parte anteriore del collo. Nella sua parte posteriore, vicino alle vertebre, vi sono altre arterie, dette vertebrali. Esse si collegano anche alla base del cervello, conducendovi il sangue. Come può dunque, la shechittà – effettuata esclusivamente sulla parte anteriore del collo – impedire la sofferenza dell’animale? Passando per le arterie vertebrali, il sangue non continua forse a scorrere verso la Rete Mirabile? Eppure la Legge ebraica vieta il taglio di queste arterie, poiché esso implicherebbe inevitabilmente anche quello delle vertebre, fatto che renderebbe invalida la shechittà.
A questo proposito la ricerca moderna ha compiuto una scoperta sorprendente. Benché sia vero che tutti i mammiferi sono caratterizzati da arterie anteriori e posteriori, in tutti i ruminanti con lo zoccolo fesso – ossia gli animali kashèr che la Torà ci consente di consumare – le arterie posteriori presentano una struttura diversa.

Mentre in tutti i mammiferi non kashèr le arterie si immettono nella cosiddetta stazione centrale del cervello (vedi sopra) , negli animali la cui consumazione è consentita dalla Torà, esse si collegano a quelle anteriori prima di raggiungere il cervello. Pertanto, la shechittà eseguita su animali kashèr esclusivamente sulla parte anteriore del collo, interrompe quasi istantaneamente il flusso del sangue al cervello. Il flusso che raggiunge il cervello tramite le arterie vertebrali esce immediatamente all’apertura del taglio, allontanandosi dal cervello, fatto questo che implica un calo immediato della pressione e la perdita di conoscenza da parte dell’animale, risparmiandogli qualunque dolore.
Per concludere, grazie alle ricerche condotte di recente sul sistema circolatorio di vari animali, la domanda posta sulla Torà del Creatore del mondo è divenuta essa stessa prova della sua origine trascendentale. Infatti, chi altri se non D-o stesso, avrebbe potuto operare la meravigliosa distinzione fisiologica fra i diversi mammiferi, creando il legame esistente fra gli animali definiti kashèr dalla Legge ebraica e la loro struttura fisiologica, richiedendoci di macellarli in una maniera che non infligga loro né pena né dolore?●●

Esiste un’altra differenza fra gli animali kashèr e quelli non kashèr sulla quale è opportuno soffermarsi in questa sede.
Uno studio condotto nel 1961 dimostra che cavalli, cani e altri animali oppongono resistenza alla macellazione in quanto sensibili alla morte imminente.●●● Si agitano, si dibattono e addirittura scalciano fino agli ultimi momenti di vita. Nei mattatoi kashèr questo fenomeno è quasi del tutto assente. Gli agnelli che assistono alla macellazione di altri animali, per citare un esempio, non manifestano alcun segno di timore. Si verificò anche un caso in cui un vitello, al quale era stato consentito di vagare liberamente nel corso della shechittà effettuata su altri esemplari, non tentò affatto di fuggire, nonostante la porta del mattatoio fosse aperta. Inoltre, benché di norma i ruminanti cessino la loro attività digestiva quando si trovano in stato di tensione, nei mattatoi dove viene praticata la shechittà essi sono tanto tranquilli da accovacciarsi a ruminare mentre altri esemplari della loro specie vengono abbattuti nei dintorni.
Tutto ciò lascia trasparire che gli animali kashèr non solo non soffrono durante la shechittà ma non provano neppure alcun disagio emotivo prima dell’esecuzione dell’atto, né percepiscono la morte imminente.
Tuttavia, esistendo la possibilità che un esemplare sia più sensibile al dolore di altri9, la Legge ebraica vieta l’uccisione di un animale in presenza di un suo simile, al fine di risparmiare la benché minima pena a quello in vita10.
A questo proposito, inoltre, è interessante riportare l’opinione della dott.sa Temple Grandin, una delle maggiori esperte nel campo della ricerca sul trattamento dei bovini, che ha sviluppato varie tecniche mirate a ridurre la sofferenza degli animali nei ranch e nei mattatoi. La ricercatrice sostiene che il momento di massima sofferenza degli animali condotti nei mattatoi sia raggiunto non durante la loro uccisione, bensì nel periodo che intercorre dall’arrivo al macello a quello della morte, per via dei trattamenti impropri ai quali sono sottoposti 11. Dagli studi della Grandin emerge che, se trattati in modo adeguato, i bovini giungono rilassati al momento dell’abbattimento e il rischio che essi si scatenino non si presenta. Infatti, poiché nel caso della shechittà il vero dolore è inesistente, risulta chiaro che un trattamento appropriato elimina qualunque possibilità che l’animale soffra nel corso della sua uccisione.
E’ possibile spingersi ancora oltre nell’analisi degli aspetti intrinsechi della shechittà. La carne macellata e destinata alla consumazione deve esser conservata in ottime condizioni igieniche, sia per ragioni salutari – al fine di evitare eventuali intossicazioni alimentari – sia per motivazioni economiche – affinché non avvengano inutili sprechi di cibo. In generale, più la qualità della carne è alta e più viene conservata fresca, meno ne deve essere gettata e, di conseguenza, meno animali devono essere abbattuti. Secondo alcuni ricercatori, la shechittà garantisce una carne di qualità migliore. Lo sparo, ad esempio, lascia nella carcassa dell’animale un eccesso di sangue dovuto all’intervallo fra la morte e il sanguinamento del corpo inanimato, facendo sì che la carne si deteriori più rapidamente. Nel caso degli altri sistemi di macellazione la situazione è addirittura peggiore12.
Approfondimenti● L’ebraismo insegna che gli infiniti dettagli del creato esistono per aiutare l’uomo – che ne è la corona, il pinnacolo – a raggiungere lo scopo divino per il quale è stato creato, sia materialmente che spiritualmente. L’illustre cabalista Rabbi Moshé Cordovero (ca. 1522 - Safed, 1570) si sofferma su questo concetto nel quarto capitolo della sua famosa opera Tomèr Devorà dove scrive che gli esseri umani sono tenuti “ad avere compassione di tutte le creature e a non arrecare loro danno alcuno, se non per portarle da un livello all’altro: da quello vegetale a quello animale e da quello animale a quello umano. Solo a questo scopo è consentito sradicare piante e uccidere, ossia provocare una carenza [di vita] al fine di elargire [un livello superiore]. In altri termini, esiste una forma di tikkùn – rettificazione e trasformazione – anche per le piante e gli animali: esso avviene a partire dal momento in cui essi entrano a far parte del mondo umano, “corona del creato”.Per questo motivo non esiste alcun conflitto fra la consumazione della carne da parte dell’uomo e l’ingiunzione a preservare qualunque elemento vivente del creato.Citando ancora le parole di Rabbi Cordovero: “La misericordia dell’uomo deve estendersi a ogni creatura; non la sminuisca né la distrugga, poiché la Saggezza Superiore racchiude ogni elemento del creato – minerali vegetali, animali e umani. E’ per questa ragione che ci è vietato sprecare cibo. La Saggezza Superiore non sminuisce alcuna cosa e tutto scaturisce da Essa, come è scritto: ‘tu li creasti con saggezza’5. Analogamente, l’uomo deve avere compassione di tutte le creature del Signore ed è tenuto a non sminuire alcuna delle cose esistenti al mondo, create tutte con saggezza. Non si sradichino vegetali se non quando necessario e non si uccida alcun essere vivente se non per necessità”.
●● “Il flusso sanguigno principale raggiunge il cervello dal Poligono di Willis. Nei mammiferi, la struttura del Poligono (o della Rete Mirabile) e dei vasi sanguigni che ne fuoriescono risulta omogenea in maniera evidente. Tuttavia, esistono delle differenze tra i diversi mammiferi nell’ambito delle arterie che apportano il sangue al Poligono e in quello della direzione del flusso sanguigno nelle diverse arterie”Dyce, Sack and Wensing, Textbook of Veterinary Anatomy 3rd edition, (Oxford: Saunders, 2002), pag. 302”Nel maiale, l’arteria vertebrale è simile a quella del cavallo… e collega la Rete Mirabile al cervello.”Sisson, Grossman and Getty, Sisson and Grossman’s The Anatomy of the Domestic Animals, pag. 1309)
●●● Per ulteriori dettagli su questa ricerca è possibile consultare il libro “Schittah and Animal Suffering” (“La shechittà e la Sofferenza degli Animali”) dove, fra l’altro, si spiega che mentre all’essere umano la sola vista di un coltello può provocare una sensazione di paura, gli animali – che ignorano la funzione di tale strumento – non lo temono neppure prima di venire abbattuti. A questa conclusione si giunse nel momento in cui fu mostrato ad alcuni animali un coltello intriso di sangue ed essi non solo non reagirono negativamente alla vista dell’oggetto, ma addirittura leccarono il liquido che colava dalla lama.
Note e fonti
1. Su questo tema si consulti l’eccellente opera di David Sear: The Vision of Eden: animal welfare and vegetarianism in Jewish law and mysticism (Spring Valley, NY; Orot, 2003)
2. Esodo 23, 5
3. Talmud Baba Metzi’à 22a
4. Shulchàn ‘Aruch, Yoré De’à Hilchòt Shechittà 6, 1.
5. Si veda anche l’opera del rabbino Yisrael Meir Levinger, Jewish Ritual Suffering and the Suffering of Animals (ebraico) (Maskil Ledavìd).
6. Per un paragone approfondito fra la shechittà e gli altri metodi di macellazione, cf Levinger, cap. XVI
7. Cf la vicenda di Rabbi Yehudà il Principe e il vitello in Talmùd Baba Metzi’à 85a
8. Shulchàn ‘Arùch, Yorè De’à 26, 14.
9. L’articolo della dott.sa Grandin è stato pubblicato anche sul seguente sito web: http://files.hsus.org/web-files/PDF/MARKStateofAnimalsCh06.pdf.
10. Questi dati si basano sui risultati dei test effettuati sulle teste di ottanta capi di bestiame, grazie ad una tecnica chimica sviluppata dai ricercatori Radan e Miroslav. Cf Levinger, ibid, cap. XV. A questo proposito è opportuno menzionare la legge che richiede di salare la carne dopo la macellazione per estrarre i residui di sangue. Questo processo deriva dal divieto di di consumare sangue – proibizione di carattere essenzialmente spirituale che presenta anche dei benefici in ambito salutare.
11. Salmi 104, 4.
12. Cf Levinger, cap. 14.
La Shechittà e la sofferenza degli animali
Sintesi della Ricerca condotta dal veterinarioDott. Norberto Netanya Klein
In passato, i tentativi di vietare la macellazione rituale ebraica in Europa sono stati numerosi. La shechittà, infatti, era ritenuta crudele e in contrasto con il metodo di macellazione preceduto dallo stordimento, più ampiamente adottato nel mondo. In qualità di veterinario, nel corso della mia carriera ho condotto una ricerca medica sulla questione della shechittà e sulla sofferenza degli animali; quella che segue è, dunque, una sintesi di tale ricerca, finalizzata a provare che il sistema di macellazione più umano e meno doloroso per l’animale è proprio quello della shechittà.
La Sensazione di DoloreCome dimostratomi dalla mia esperienza personale relativa alla sensazione di dolore proveniente dall’esterno, un taglio affilato non causa alcuna percezione fisica; tale percezione, come pure l’elaborazione e la trasmissione del dolore, richiede troppo tempo al cervello, cui, talvolta, questi messaggi non arrivano neppure.
Molto spesso, la percezione di tagli del genere non si ha affatto nel momento in cui essi vengono effettuati, bensì esclusivamente in seguito alla fuoriuscita di sangue che ne consegue. Quanto al dolore interno, mi soffermo in questa sede su due scoperte sorprendenti:
1. L’Immediata Perdita di ConoscenzaVi sono tre sistemi per misurare la circolazione del sangue e la reazione cerebrale. Il primo è la misurazione delle onde cerebrali (per mezzo dell’EEG o encefalografia); il secondo implica un mezzo di contrasto idrosolubile all’interno dei vasi sanguigni (angiografia); il terzo avviene per mezzo di un manometro, un particolare strumento di misura dei fluidi. La perdita di ossigeno causata dalla shechittà influisce prima di tutto sul cervello, che cessa ogni attività entro un tempo massimo di due secondi. Solo in un secondo tempo il sistema cardiologico, che può funzionare indipendentemente dal cervello per un lasso di tempo molto limitato, inizia a reagire alla perdita di ossigeno, in quanto il sistema nervoso controllato dal cervello influisce soltanto sul ritmo e sull’intensità del battito cardiaco. Inoltre, benché costituisca solo il due per cento del peso totale del corpo, il cervello riceve il venti percento del sangue pompato dal cuore. In generale, la maggior parte del sangue viene condotta al cervello dall’arteria carotide, mentre solo una piccola parte da quelle vertebrali. I vasi sanguigni si dirigono verso una zona detta Rete Mirabile negli animali e Circolo (o Poligono) di Willis negli esseri umani, che funge da “stazione centrale” per il controllo del flusso sanguigno.
Da queste zone il sangue viene distribuito alle varie parti del cervello, partendo dalla corteccia, responsabile della conoscenza. Nel corso della shechittà, l’apporto di sangue al cervello si interrompe e il sangue fuoriesce completamente a causa dei mutamenti della pressione sanguigna interna. Analogamente, il sangue che scorre nell’arteria vertebrale abbandona il corpo passando per l’arteria carotide. La perdita di conoscenza, dovuta alla mancanza di ossigeno, avviene entro pochi secondo. E’ importante notare che la fuoriuscita del sangue avviene così rapidamente che il trentatré per cento della sua quantità totale presente nel corpo fuoriesce entro trenta secondi dal taglio, mentre il cinquanta per cento di essa entro sessanta.
Inoltre, il movimento percepito negli animali in seguito alla shechittà è un riflesso involontario dei muscoli dovuto alla perdita di ossigeno e alla mancanza di ATP, o adenosinitrifosfato, la molecola chiave nel metabolismo energetico della cellula. Le cellule che perdono la loro abilità di funzionare non sono più in grado di assorbire il calcio. Quello che rimane al loro interno porta a una contrazione irreversibile dei muscoli, dovuta appunto all’assenza di ossigeno all’interno delle cellule.
2. Il Flusso Sanguigno al Cervello negli Animali KashèrNegli animali la cui consumazione è permessa dalla Legge ebraica, ossia nei ruminanti con lo zoccolo fesso, le arterie vertebrali appaiono meno sviluppate e non raggiungono la Rete Mirabile. In altri termini, esse si drenano nella carotide. Il fenomeno è molto evidente nelle pecore, dove le arterie vertebrali sono del tutto vestigiali e non contribuiscono in modo alcuno al flusso sanguigno.
Diversamente, negli animali la cui consumazione è vietata dalla Torà, le arterie vertebrali rivestono una funzione essenziale nel flusso del sangue al cervello. Il cavallo, il cane, il maiale e l’essere umano, ad esempio, presentano una struttura arteriale molto simile. Nel cavallo e nel cane la Rete Mirabile è relativamente sottosviluppata, e le arterie vertebrali apportano il flusso sanguigno direttamente alla zona cerebrale: ciò significa che in questi animali la perdita di conoscenza al momento della shechittà richiede più tempo che in quelli kashèr, rischiando di causare loro dolore.
In conclusione, è possibile affermare che una shechittà eseguita in base ai dettami della Torà non causa dolore e sofferenza agli animali che le sono sottoposti.
Note e fonti
Rosen, S.D. Physiological Insights into Shehita, The Veterinary Record, (June 2004) 154, 759-765.
Getty-Sisson and Grossman Shechittà, the Anatomy of the Domestic Animals; pubblicato in Italia dalle edizioni Piccin-Nuova Libraia con il titolo: Anatomia degli Animali Domestici.
Daly C.C. Kallwei, E. & Ellendorf, F. (1988), Cortical Function in Cattle During Slaughter, Veterinary Record 122, 325-329.
Dukes, H. H. (1958), A Study of Blood Pressure and Blood Flow in The Vertebral Arteries of Ruminants, Report to the Humane Slaughter Advisory Committee, US Department of Agriculture, Ithaca University.
Levinger, I.M. (1995b), Effects of Shehita on the Nervous System. In: Shehita in the Light of the Year 2000, Jerusalem, Maskil L’David. Pagg. 69-74.
Septimus Sissons (revised by James Daniels Grossman), The Anatomy of the Domestic Animals.
Tratto da: Zamir Cohen, La Grande Svolta, Mamash.

Macellazione rituale-religiosa. La macellazione halāl secondo la legge islamica

Sono numerose le prescrizioni alimentari religiose in uso presso gli ebrei ed i musulmani. Alcune di queste sono ben conosciute. E’ noto ad esempio, il divieto di alimentarsi con carne suina dei credenti musulmani. Altrettanto noto è l’impiego di tecniche di macellazione rituale presso entrambi i popoli.
Macellazione rituale-religiosa
Alcune culture, come l'Islam e l'Ebraismo, prescrivono che gli animali siano macellati senza preventivo stordimento. In Italia questo tipo di macellazione è stato per la prima volta autorizzato con il decreto ministeriale congiunto (Sanità e Interni) dell' 11/06/1980 e tale deroga è stata confermata da tutti gli atti legislativi successivi in materia.
La legge islamica, cioè l'insieme dei precetti del Corano e dei Hadith, prescrivono una serie di regole per la macellazione del bestiame affinché la carne sia considerata commestibile. Per i musulmani tali regole appaiono mutuate dalla tradizione ebraica del cibo Kosher e di fatto coincidono nelle due culture: quanto segue elenca i precetti del Corano.
Condizioni del bestiame prima della macellazione [modifica]
Tutti gli animali e il bestiame devono essere in salute, senza segni di malattia, non devono essere feriti né sfigurati in alcun modo;
È espressamente proibito picchiare gli animali da macellare o impaurirli: gli animali in attesa della macellazione devono essere trattati accuratamente.
È proibito ferirli o comunque danneggiarli fisicamente in qualunque modo.
Condizioni di uccisione [modifica]
L'uccisione halal (cioè lecita) di animali deve essere effettuata in locali, con utensili e personale separati e diversi da quelli impiegati per l'uccisione non halāl;
L'uccisore deve essere un musulmano adulto, sano di mente e a conoscenza di tutti i precetti della religione islamica e sulla macellazione halāl;
Gli animali da uccidere devono essere animali halāl e devono poter essere mangiati da un musulmano senza commettere peccato;
Gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione, anche se (come sovente accade) bendati per no vedere il coltello del macellaio. Lo stordimento degli animali prima della macellazione non è contemplato dai precetti dell’Islam.
L'uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l'esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve invece essere recisa: la testa dell'animale non deve essere staccata durante l'uccisione. Il macellaio deve pronunciare la basmala, orientando la testa dell'animale in direzione di Mecca.
L'uccisione deve essere fatta in una sola volta: il movimento di taglio deve essere continuo e cessa quando il coltello viene sollevato dall'animale. Non è permesso un altro taglio: un secondo atto di uccisione sull'animale ferito rende la carcassa non halāl.
Il dissanguamento deve essere spontaneo e completo.
La macellazione deve iniziare solo dopo aver accertato la morte dell'animale.
Gli utensili per l'uccisione e la macellazione halāl devono essere usati solo ed esclusivamente per animali leciti.
Stordimento [modifica]
Lo stordimento degli animali prima della macellazione non è contemplato dai precetti dell'Islam: tuttavia in alcuni Stati islamici (per esempio in Malesia) è permesso, come misura di gentilezza verso gli animali, a condizioni ben precise:
Lo stordimento deve essere temporaneo e non deve provocare danni permanenti.
Lo storditore deve essere musulmano, o deve essere sorvegliato da un musulmano o da una autorità di certificazione Halal.
I dispositivi usati per stordire animali non halal non devono essere usati per stordire animali halal.
Legislazione [modifica]
Relativamente al trattamento degli animali, in Italia, la macellazione è regolamentata dal Decreto Legislativo n.333 del 1º settembre 1998 "Attuazione della direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento".
La macellazione rituale musulmana: tratto da minaretmuse.wordpress.com/2009/05/La religione islamica richiede ai suoi aderenti l’osservanza di prescrizioni alimentari sulla carne animale che trovano il loro fondamento nel Corano. I cibi consentiti vengono definiti “Halal”. Una delle prescrizione fondamentali concerne il divieto di cibarsi di animali uccisi senza il rispetto delle regole rituali relative allo sgozzamento. È fatto divieto nel Corano di alimentarsi di animali soffocati, uccisi a bastonate, morti accidentalmente, ammazzati a cornate o divorati da altri animali, salvo il caso che non siano stati finiti per sgozzamento. Alcune specie animali, inoltre, sono ritenute per se stesse impure (per esempio il suino) e tali sono considerate oltre alle carogne, le vittime sacrificali e gli animali macellati senza il rispetto delle regole relative allo sgozzamento ed al dissanguamento. La carne degli animali leciti (bovini, ovini, caprini, conigli, pollame), invece, è commestibile solo a condizione che essi siano stati macellati secondo le prescrizioni sciaraitiche (termine derivato dal vocabolo arabo Sharî`a: la Legge religiosa islamica).Il rito della macellazione islamica prevede che il macellatore sia musulmano. L’animale viene orientato con il capo verso la Mecca e sottoposto al taglio dei grossi vasi del collo, dell’esofago e della trachea (ma non della colonna vertebrale), mediante l’impiego di un coltello dalla lama molto affilata. Il taglio non deve essere preceduto dallo stordimento dell’animale che deve essere cosciente e trattato con rispetto (accarezzato, tranquillizzato, fatto adagiare sul fianco sinistro, in un luogo dove non ci sia sangue onde evitare di spaventarlo). Il taglio viene effetuato alla base del collo, se il collo è lungo (cammello, giraffa, struzzo, oca), o nella parte più alta dello stesso, se è corto (bovini, ovini, caprini).Il coltello deve essere impugnato con la mano destra, mentre la sinistra tiene ferma la testa dell'animale. Le zampe devono essere legate, ad eccezione di una posteriore lasciata libera affinché l'animale possa muoverla e scalciare per tranquillizzarsi.Il taglio della gola viene di solito preceduto dalla frase : “Nel nome di Dio, Dio è grande” (“Bismillâhi, Âllâhu âkbar” ).Se uno di questi precetti non è osservato, la carne dell'animale non è lecita.La macellazione rituale musulmana ha lo scopo, tra l’altro, di effettuare un completo dissanguamento dell'animale. Il Sangue, infatti, è una sostanza non ammessa come alimento nel Corano .

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