Pietro Berti

Pietro Berti

VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog

I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore.
Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

Anchorage
Visualizzazione post con etichetta ribelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ribelli. Mostra tutti i post

giovedì 14 aprile 2011

Gheddafi bombarda Misurata, decine di civili uccisi

Tra le vittime molti bambini Gheddafi bombarda Misurata, decine di civili uccisi
Roma, 14-04-2011 Un fiume di sangue scorre attraverso la Libia: Muammar Gheddafi lo aveva promesso, e cosi' e'. A Misurata, citta' "martire", la "Sarajevo libica", sono finiti sotto le bombe anche i bambini, quelli ricoverati in un ospedale pediatrico. Piccoli inermi, vittime innocenti e inconsapevoli di un conflitto che procede spedito verso una escalation che preoccupa sempre di piu' le Nazioni Unite e il suo segretario generale Ban Ki-moon. E l'Italia e' ancora in prima fila per impedire che il massacro a Misurata continui: il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito anche oggi quanto sia urgente aiutare la citta', dove "250 civili, tra cui 20 bambini, sono stati uccisi in due settimane" - 23 solo oggi dai missili Grad - e dove oltre 20.000 sfollati "muovono verso il centro" e "6.000 stranieri sono in attesa di evacuazione".Frattini denuncia poi che i soldati del rais minano le zone intorno alla citta' martire, creando una "situazione terribile", soprattutto, ancora una volta, per i bambini "che vanno a metterci le mani". La situazione e' grave, tanto da spingere Ban Ki-moon, significativamente lanciato nel corso di un vertice tra Lega araba, Ue e Unione africana, a esprimere nuovamente "grave preoccupazione per l'escalation della violenza e per le violazioni dei diritti umani". A Misurata, tutta la periferia e' nelle mani di Gheddafi, che - spiegano fonti dei ribelli - con le sue truppe si e' fatto largo verso il centro e controlla le due arterie principali, Tripoli e Bengasi street. I militari ribelli stimano di controllare meno del 40% della citta', mentre il porto finora nelle loro mani, e che rappresenta l'unica via d'uscita da Misurata, e' stato chiuso oggi dopo i pesanti bombardamenti da parte delle forze governative. I guerriglieri di "Libia libera" attaccano i nemici con assalti mirati, rapidi, poi si ritirano lungo le strette stradine costellate di macerie. Barricate di fortuna, in gran parte tubi d'acciaio messi per traverso e blocchi di cemento armato, spuntano in tutte le strade. Nessuno puo' uscire, se non consegnandosi ai miliziani della Jamariyah islamica. "La sua tattica e' quella di terrorizzare la popolazione. Quello che lui non controlla non lo deve controllare nessun altro - continuano le fonti -. E' come per gli impianti, o il petrolio va a Tripoli o non va da nessuna parte". Circa 400 soldati addestrati si confrontano con un migliaio di fedelissimi del rais. L'artiglieria spara a casaccio, e la gran parte delle famiglie ammassate nei due chilometri di "area sicura" davanti al porto. Gli insorti chiedono piu' raid Nato. Da Bengasi, ammettono i ribelli, "ogni giorno partono piccole imbarcazioni che trasportano medicinali, armi, equipaggiamento. Alle volte partono anche dei piccoli gruppi di guerriglieri, che danno il cambio agli altri". Per evitare i controlli Nato, i soldati di Bengasi sono costretti a fare come i contrabbandieri, sfrecciare sul mare vicino alla costa, usando imbarcazioni piccole, poco individuabili ma altrettanto di fortuna. Domani la grande manifestazione dell'opposizione colorera' la "capitale dei ribelli": sono attesi cortei in tutto il Paese. Forse anche a Tripoli, dove oggi Gheddafi e' sfilato in pompa magna a bordo di un suv. Nel quartiere di Fashaloum la tensione e' gia' alta, con voci che si rincorrono su un "bagno di sangue", con le forze di sicurezza che avrebbero sparato sulla folla. I ribelli sognano una nuova avanzata, si organizzano, rafforzano le difese. E sognano, questa notte, che l'insurrezione scoppi nella capitale del rais.

lunedì 4 aprile 2011

L'Italia riconosce i ribelli e invia nave ospedale in Libia

L'Italia riconosce i ribelli e invia nave ospedale in Libia Frattini non ha escluso la fornitura armi agli insorti. L'opposizione: Inaccettabile la successione a uno dei figli del rais
Roma, 4 apr. (TMNews) - L'Italia ha riconosciuto il Consiglio nazionale di Transizione (Cnt) dei ribelli libici come unico interlocutore legittimo in Libia, e ha aperto per la prima volta alla possibilità di fornire armi ai ribelli. Contemporaneamente, Gheddafi ha continuato a cercare una via d'uscita diplomatica, inviando ad Ankara un suo emissario, ma i ribelli hanno rifiutato qualsiasi soluzione che mantenga al potere un membro della famiglia del rais. Sul terreno, continuano i bombardamenti a Misurata, terza città del Paese, dove molti negozi non sono riusciti ad aprire la loro attività per le minacce dei cecchini."L'Italia - ha annunciato il ministro degli Esteri Frattini al termine di un colloquio con il responsabile esteri dell'amministrazione provvisoria di Bengasi, Ali al Isawi - riconosce il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico". La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ha aggiunto Frattini, "non impedisce" di fornire armi ai ribelli, ha detto, una possibilità confermata da al Isawi. Il titolare della Farnesina ha manifestato la volontà del governo di "organizzare dei voli nella regione per il trasporto dei feriti più gravi negli ospedali italiani". L'Italia, ha aggiunto Frattini, provvederà anche ad allestire "una nave ospedale nel porto di Misurata".Da Londra il ministro degli Esteri britannico William Hague ha annunciato che la prossima settimana a Doha si svolgerà una nuova riunione del gruppo di contatto. Un portavoce del primo ministro, David Cameron, ha fatto sapere che Downing Street non cerca alcuna "exit strategy" per il leader libico. Intanto un emissario di Tripoli, il viceministro degli Esteri Abdelati Obeidi, è arrivato ad Ankara per chiedere "l'aiuto della Turchia" per arrivare a un cessate il fuoco con i ribelli.Ad Ankara è arrivato anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per discutere con i responsabili turchi della missione della Nato in Libia, cui la Turchia partecipa con una forza navale.Il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi ha comunque escluso l'opzione della successione al potere in Libia da parte di uno dei figli di Gheddafi. "E' impossibile, inaccettabile" ha dichiarato il responsabile esteri dell'amministrazione provvisoria libica, Ali Al Isawi in una conferenza stampa a Roma con il ministro degli Esteri Franco Frattini.A Misurata la guerriglia oggi ha chiesto nuovamente l'appoggio della coalizione internazionale per venire a capo dell'artiglieria pesante delle forze del colonnello Muammar Gheddafi, che stanno bombardando la città da molti giorni. "Le forze di Gheddafi non smettono di bombardare ciecamente la città e continuano a cadere vittime. Gli aerei della Nato, la cui missione è proteggere i civili, non sorvolano neppure la regione", ha indicato un portavoce dei ribelli sotto copertura di anonimato Ape .

mercoledì 30 marzo 2011

Siria, la polizia contro i manifestanti

Siria, la polizia contro i manifestanti
DAMASCO

I cecchini delle forze dell'ordine erano appostati sui tetti delle case, raccontano gli abitanti di Deraa: nella città divenuta negli ultimi 12 giorni l'epicentro della Siria che protesta, la polizia ha "solo" sparato in aria o con lacrimogeni per disperdere i manifestanti che erano tornati per le strade a chiedere democrazia. Non ci sarebbero state vittime. Il bilancio ufficioso dei morti è fermo a 61 morti, gli attivisti lo portano a più di cento vittime. Diverse centinaia le persone ferite e arrestate. Il quarantacinquenne presidente Bashar Assad sta per annunciare decisioni che «faranno piacere al popolo siriano». Lo garantisce Faurk al-Shara, vice presidente e già uomo di fiducia dell'ex leader Hafez Assad, del quale era il ministro degli Esteri. Al-Shara si riferisce alla promessa di un discorso televisivo nel quale Bashar dovrebbe annunciare la fine dello stato d'emergenza in vigore dal 1963, una nuova legge sui partiti, riforme e aumenti salariali. E soprattutto le dimissioni del governo. «Questione di un paio di giorni», era stato detto. Ma ancora si attende il famoso discorso televisivo.C'è chi sospetta che il regime sia ancora incerto fra adottare una linea morbida, aprendo il dialogo con gli oppositori senza sapere dove le richieste si fermeranno; o preferire la solita soluzione: la repressione violenta, anche questa del tutto imprevedibile tenendo conto di ciò che sta accadendo ovunque nel Medio Oriente. Nella città settentrionale del Paese, Latakia, è segnalato un massiccio spiegamento di truppe.Facendo eco a quanto già detto dal segretario di Stato Hillary Clinton, di nuovo ieri un funzionario dell'amministrazione americana ha esortato il Governo siriano a rinunciare all'uso della violenza e ascoltare le richieste del popolo. Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di intervenire militarmente in Siria: il segretario di Stato è stata chiara domenica. Ma se il Paese di 22 milioni di abitanti precipitasse nella guerra civile, sarebbe difficile ignorare una Siria nel caos. Sembra molto preoccupato anche Recep Erdogan, il primo ministro turco che negli ultimi due giorni ha chiamato tre volte Assad invitandolo ad ascoltare le richieste della gente. «Non mi ha dato una risposta negativa», ha poi affermato Erdigan. Da qualche tempo la Turchia è diventata un partner commerciale essenziale per la sopravvivenza dell'economia siriana, in parte ancora sottoposta alle sanzioni americane imposte dall'amministrazione di George Bush subito dopo la guerra del Golfo del 2003.Nell'attesa che Bashar Assad decida se parlare e cosa dire esattamente, a Daraa, a Sud di Damasco, la gente continua a manifestare. Non sono stati in molti ieri a scendere nelle strade attorno alla moschea di Omari, il cuore della rivolta contro il regime di Damasco. «Vogliamo dignità e libertà», cantavano i manifestanti. Fino a che Assad non dirà la sua, la gente ha continuato a chiedere la fine dello stato d'emergenza, il primo passo essenziale verso una qualsiasi riforma politica credibile. Ma c'è chi nel regime pensa che una concessione di questo genere sarebbe come ammettere una pericolosa debolezza.
estratto da: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-29/siria-polizia-contro-manifestanti-063711.shtml?uuid=AaxRONKD

mercoledì 23 marzo 2011

Siria, ancora repressione

23/03/2011 -
Siria, ancora repressione Bagno di sangue a Daraa

I manifestanti: quindici morti.Tra loro c'è anche una bambina
Non si placa l’intifada di Daraa, nel sud della Siria, così come non si placa la repressione delle forze di sicurezza, che stando a testimoni oculari e organizzazioni umanitarie locali, avrebbero ucciso solo oggi ben 15 persone (sei secondo altre fonti), portando a circa 20 il numero dei morti dallo scoppio delle violenze venerdì scorso. Un bilancio drammatico che ha indotto il segretario generale dell’Onu Ban ki-moon a chiedere «un’indagine trasparente».Per dopodomani, venerdì di preghiera musulmana, è intanto stata indetta sui social network di attivisti e dissidenti una «mobilitazione di massa» in tutte le regioni del Paese contro il «regime bugiardo e criminale» e «per la rivoluzione e la libertà». Secondo le testimonianze, confermate in parte anche da un giornalista dell’agenzia France Press, nove persone sono state uccise nella notte a Daraa, 120 km a sud di Damasco, durante l’assalto dei militari alla moschea al Omari, dove da venerdì si erano radunati i manifestanti anti-regime. Tra le vittime, ci sono due donne, una bambina e un medico.Secondo le stesse testimonianze, sei altri residenti sono stati freddati invece nel pomeriggio da colpi di arma da fuoco sparati dalle forze di sicurezza durante i funerali di due dei «martiri» caduti all’alba. Le autorità di Damasco, guidate da quasi mezzo secolo dal partito Baath e da quarant’anni dalla famiglia presidenziale al Assad, ha dal canto suo lanciato oggi una massiccia controffensiva mediatica, accusando «parti straniere di diffondere menzogne» e di «aizzare i residenti contro lo Stato». Per l’agenzia di notizie Sana e la tv di Stato sarebbe una non meglio identificata «banda armata» la responsabile della «sommossa»: i «forestieri», avrebbero usato dei bambini, precedentemente rapiti, per proteggersi nella moschea cittadina. L’emittente tv ha poi mostrato le immagini delle presunte armi e del danaro «nascosto dalla banda armata nella moschea al Omari». Secondo la Sana sarebbero inoltre solo tre le persone uccise negli scontri della notte: un medico e un infermiere uccisi dalla »banda armata che ha assaltato un’ambulanza«, e un agente delle forze di sicurezza. «Più di un milione di SMS giunti dall’estero, e per la maggior parte da Israele, invitano i siriani a usare le moschee come punti di ritrovo per le sommosse», prosegue l’agenzia. Oltre a mobilitare i media allineati, Damasco ha lanciato due timidi e tardivi segnali di distensione. In serata, è stata diffusa la notizia della rimozione dall’incarico del governatore di Daraa, mentre nel pomeriggio la tv di Stato ha annunciato il rilascio su cauzione di sei attiviste arrestate una settimana fa durante un inedito raduno nei pressi del ministero degli interni. Tra le sei donne rilasciate (Nisrir Hassan, Wafaa Lahham, Sirin Khuri, Layla Labwani e Ruba Labwani), non c’è Suhayr Atassi, attivista di spicco per la difesa dei diritti umani. Dei 37 dissidenti finiti dietro le sbarre mercoledì 16 marzo, ne rimangono in carcere ancora 27. E sulla homepage del gruppo Facebook «Syrian.Revolution», seguito da circa 70.000 utenti, è già pronto il volantino e il logo per il «il venerdì della gloria», convocato «in tutte le regioni della Siria per sostenere la rivoluzione di Daraa».

venerdì 18 marzo 2011

La ricetta di re Abdullah nel tentativo di conservare il potere

Corriere.com - Corriere Canadese Online


Regali e pressioni, ecco la ricetta del re
La monarchia araba promette nuovi posti di lavoro e nuovi investimenti.
RIAD - L’anziano re saudita Abdullah, a capo di un regno petrolifero alleato degli Usa, circondato da rivolte anti-regime e minacciato all’interno da appelli anti-governativi e da turbolenze nelle regioni a maggioranza sciita, ha ieri quasi triplicato il valore delle regalie promesse settimane fa ai suoi sudditi, e ha al tempo stesso annunciato un pesante rafforzamento degli strumenti di controllo e repressione. Questo mentre un migliaio di suoi soldati stazionano nel vicinissimo Bahrein a protezione delle “installazioni strategiche” dell’arcipelago indipendente, alleato di Riad ma abitato in maggioranza da sciiti, che dopo settimane di proteste chiedono ormai, anche loro, “la caduta del regime”. In una rara apparizione televisiva, l’affaticato sovrano saudita ha parlato per poco più di un minuto, lasciando poi spazio a due conduttori tv che, alternati, hanno letto un lungo elenco di “decreti reali” riguardanti sussidi ai dipendenti statali, incentivi sociali ai disoccupati, bonus di vario tipo, borse di studio agli studenti, investimenti nell’edilizia popolare. Ma re Abdullah ha soprattutto annunciato la creazione di circa 60.000 nuovi posti di lavoro nelle agenzie di sicurezza, un adeguamento degli stipendi dei temibili agenti della polizia religiosa, e l’apertura di nuovi filiali dell’ente nazionale per l’emissione dei pareri religiosi (fatwa) ufficiali. Se al suo ritorno in patria, il mese scorso, Abdullah aveva promesso investimenti nel Paese per circa 36 miliardi di dollari, il valore complessivo delle spese annunciate ieri nei “decreti reali” supera i 90 miliardi di dollari. Nel suo discorso però non compare nessun accenno a riforme della Costituzione, ad aperture “democratiche”, e neppure a un atteso quanto ininfluente rimpasto di un governo dominato da decenni da anziani principi della famiglia Saud. Sui suoi forum su Internet, l’ancora embrionale società civile saudita ha commentato questi “decreti reali” con rabbia e profonda sfiducia nella monarchia, mentre sui social network rimbalzano gli appelli a una mobilitazione in piazza domani. Le proteste indette sul web una settimana fa non si erano concretizzate nelle piazze di Riad e solo qualche centinaio di sciiti delle province orientali, ricche di giacimenti e terminali petroliferi, aveva osato sfidare le forze di sicurezza, a protezione di un regime che da sempre vieta ogni manifestazione pubblica. Poco lontano dalle regioni della protesta degli sciiti sauditi, nel vicino Bahrein, oltre un migliaio di manifestanti sono tornati in strada ieri a Manama e in un sobborgo meridionale della capitale, nonostante il divieto imposto dalle autorità, per partecipare ai funerali di una delle vittime della repressione della polizia. E sempre a Manama - dove nel pomeriggio è stata rimossa su ordine delle autorità il monumento alla Perla (tradizionale ricchezza del Paese) nell’omonima rotonda cuore della protesta anti-regime - il ministro degli Esteri, lo sheykh Khaled ben Ahmad al Khalifa, ha annunciato che in «soccorso» del suo Paese arriveranno altre «truppe del Golfo», che rimarranno nell’arcipelago indipendente «quanto sarà necessario». Le truppe del Golfo attualmente presenti nel Paese sono un migliaio di soldati sauditi e circa 500 poliziotti degli Emirati Arabi Uniti. «Questi militari non avranno alcun ruolo nel ristabilire l’ordine nel Paese, ma sono a protezione delle installazioni strategiche», ha aggiunto il ministro, che ha accusato il vicino Iran di «interferire, con le sue dichiarazioni pubbliche, negli affari interni» del Bahrein.
fonte: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=107093

giovedì 17 marzo 2011

"Pronti a bombardare Gheddafi"




LA MOSSA DELLA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE
"Pronti a bombardare Gheddafi"Via libera Onu ai raid sulla Libia




Sì alla risoluzione dell'Onu in difesa dei civili: "No fly zone".Il raiss offre il cessate il fuoco.E a Bengasi i ribelli festeggiano
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che impone una no fly zone sui cieli della Libia e prevede «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», tranne un’ invasione di terra. Conto alla rovescia per il blitzLo stop agli aerei di Gheddafi, secondo la Francia, potrebbe essere messo in atto nel giro di poche ore, forse già nelle prossime ore. La Bbc ha riferito che non è escluso «entro oggi, venerdì» un intervento dell’aviazione britannica. Il testo è stato approvato con il voto favorevole di dieci Paesi: Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano. Si sono astenute Russia, Cina, entrambe con diritto di veto, oltre a Germania, Brasile e India. Il via libera dei Paesi arabiÈ stato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, a presentare in Consiglio la risoluzione che impone la no fly zone. In funzione del documento approvato, il via libera alla zona di non sorvolo sulla Libia potrebbe scattare già nella notte. La Francia ha reso noto al Palazzo di Vetro che «diversi Paesi arabi parteciperanno alla no fly zone». Secondo indiscrezioni, la partecipazione araba alla no fly zone potrebbe arrivare da Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Giordania. Il testo, appoggiato anche dalle delegazioni di Londra, Washington e Beirut (a nome della Lega Araba), ha ottenuto un voto in più dei nove previsti prima della riunione del Consiglio. Ha votato a favore anche il Portogallo, mentre la Germania è stata l’unico dei Paesi europei votanti ad astenersi.A Bengasi la folla nelle strade festeggia il sì dell'OnuNel momento stesso in cui la risoluzione è stata approvata, migliaia di persone hanno festeggiato in piazza a Bengasi, davanti alla sede del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il governo degli insorti, nonostante pochi minuti prima fossero state udite tre forti esplosioni e fosse subito entrata in azione la contraerea dei ribelli. Il nuovo testo esclude la possibilità di avere in Libia una «forza occupante», ma contemplare l’uso di «tutte le misure necessarie» per la protezione dei civili. Compreso un intervento militare aereo. Queste misure prevedono in maniera esplicita l’istituzione della no fly zone, ma secondo alcuni diplomatici del Palazzo di Vetro potrebbero aprire la strada anche ad altre operazioni terrestri. «È questione di giorni, se non di ore», aveva detto il ministro francese Juppè, chiedendo il voto favorevole del Consiglio. «Dobbiamo agire subito per fermare Gheddafi, sperando che non sia già troppo tardi». Nella città degli insorti corsa contro il tempo per evitare il bagno di sanguePer effetto della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche come la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Inoltre tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia sono da ora vietati, esattamente come quelli militari, in modo da fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari. In un discorso rivolto in particolare agli abitanti di Bengasi, la roccaforte dei rivoltosi nella Cirenaica, Gheddafi ha annunciato che la sua aviazione attaccherà stanotte: «Preparatevi, stiamo arrivando» ha detto il Colonnello, in un messaggio audio diffuso dalla tv libica. Gheddafi ha lanciato l'ultimo appello: «Chi consegnerà le armi e si darà alla fuga non dovrà temere - ha dichiarato - non sarà perseguito». A Bengasi però gli insorti hanno promesso battaglia e subito dopo il via libera dell'Onu all'intervento militare sono scesi in strada per festeggiare con canti e grida di giubilo. Tripoli: se attaccati colpiremo aerei e navi civili nel MediterraneoIntanto arriva la prima reazione del regime libico al voto con cui le Nazioni Unite hanno deciso di attuare una serie di misure per proteggere la popolazione libica: la risoluzione votata questa sera dall’Onu «mette a rischio l’unità del paese». Il vice-ministro degli Esteri libico Khaled Kaaim ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo è pronto a osservare un cessate il fuoco ma che resta in attesa di dettagli tecnici dopo la risoluzione sul cessate il fuoco approvata dal Consiglio di sicurezza del’Onu. «Speriamo che l’Italia si tenga fuori da questa iniziativa», ha aggiunto commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l’utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone. Il Ministero della Difesa, in caso di intervento militare estero nel Paese, ha minacciato di attaccare il traffico aereo e marittimo sul Mediterraneo: «Ogni operazione militare estera contro la Libia metterà a rischio tutto il traffico aereo e marittimo nel Mediterraneo, e ogni mezzo mobile civile o militare sarà obbiettivo di una controffensiva libica», ha dichiarato un portavoce del governo. Vertice di governo, arriva anche NapolitanoIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è unito al vertice informale convocato dal premier Silvio Berlusconi con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ed è stato informato degli ultimi eventi relativi alla Libia dal premier. L’incontro, riferiscono fonti governative, è stato informale e si è tenuto in una sala del teatro dell’opera al termine della rappresentazione del Nabucco per i 150 anni dell’unità d’Italia. Il capo dello Stato, riferiscono le stesse fonti, ha raggiunto i membri del governo che lo hanno prontamente ragguagliato su quanto sta avvenendo. «Abbiamo avuto in tempo reale notizia» della risoluzione Onu sulla No fly zone in Libia, «anzi avevamo già prima l’orientamento, e dopo abbiamo svolto una riunione informale in cui abbiamo discusso delle conseguenze di questa risoluzione», ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, all’uscita del teatro dell’Opera, ai cronisti che lo interpellano sul vertice che si è tenuto al termine dell’esecuzione del Nabucco. «Alla fine dell’opera è stato informato il presidente della Repubblica - racconta lo stesso ministro - che si è intrattenuto con il presidente del Consiglio per apprendere tutte le informazioni ed esaminare la situazione». Di più La Russa non ha voluto aggiungere: «E' tutto quello che ho da dirvi».
estratto da: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/393807/

sabato 5 marzo 2011

I Rottamatori

I Rottamatori, capeggiati da Renzi e Civati possono essere oggi considerati come un vero e proprio movimento o addirittura una corrente interna al PD, con programma e obiettivi . Per comprenderli si riporta l'articolo sottostante


6/11/2010 (10:29)
Pd, i "rottamatori" sfidano Bersani:
A Firenze convention dei "ribelli"guidati dal sindaco Renzi e Civati
FIRENZEUn grande schermo, sul quale scorrono immagini di Firenze, che campeggia sul palco, ai lati due grandi cartelli azzurri con la scritta bianca "Prossima fermata Italia", in mezzo un podio, una panchina sulla sinistra e una console sulla destra. Nessuna bandiera di partito, di quel Pd nel quale gli organizzatori della convention, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, e Pippo Civati, consigliere regionale lombardo, anche oggi dicono però di voler restare, anzi «minacciano» restare, ma che vogliono completamente nuovo. E magari proprio qui sperano di trovare un nuovo o una nuova leader. Del resto qui il segretario Pier Luigi Bersani non verrà, nonostante il caffè preso mercoledì con Renzi a Roma. Ma poco importa. Se infatti Bersani, che oggi annuncerà una manifestazione di piazza contro il governo, ruberà un po' la scena ai "rottamatori", loro non sembrano curarsene troppo: dopo tante polemiche, le critiche ricevute dai dirigenti del partito, Renzi e Civati hanno dato il via ieri sera a quello che tutto è, come avevano annunciato, meno che un congresso di partito o di una corrente. «Al passato grazie, al futuro sì», è scritto all’ingresso della Stazione Leopolda. Un grazie con il quale, forse, vogliono smorzare le polemiche ma senza fare neppure un passo indietro perchè per loro c’è solo «il futuro» del Pd. Non a caso, come ha detto Renzi, c’è quella panchina dove siederanno tre persone alla volta, quelle in fila per parlare nei cinque minuti assegnati a ciascuno, «è il simbolo di una generazione che aspetta il proprio turno». Una generazione che loro vogliono aiutare a crescere, gettando le basi proprio a Firenze, dove sono attese oltre duemila persone. Sono loro che per Civati verranno iscritti d’ufficio «come dei deputati, senza sapere se sono veltroniani o cofferatiani, per costruire un vero processo di partecipazione: terremo un’assemblea Costituente». Tanti amministratori, sindaci di piccoli comuni, consiglieri comunali e di quartiere che per Renzi rappresentano la voglia di fare politica. E poi gente comune. Non importa l’età, aveva detto nei giorni scorsi. E in effetti, in platea, ci sono anche tanti capelli bianchi. Ognuno potrà salire sul palco, usare una parola che alla fine andrà a far parte di un "vocabolario" che sarà uno dei documenti, insieme alla "Carta di Firenze", che usciranno dalla Convention e presentare le proprie proposte, criticare o approvare quanto fatto fino ad oggi dai dirigenti del Pd. Renzi e Civati, quasi come due dj, potranno intervenire, ma poi parleranno domenica, metteranno brani musicali, faranno partire video. La nuova generazione non voleva un congresso, non voleva interventi di big che potessero "distrarre" i partecipanti ma anche i giornalisti. E quest’obiettivo sembrano averlo già raggiunto. L’altro è vincere le elezioni, magari facendo «un po' di discussione prima», invece di stare «tutti buoni, tutti insieme, e poi perderle», ha detto Renzi ieri sera. «Litighiamo quando c’è da litigare sulle cose vere, non dopo che abbiamo vinto le elezioni« altrimenti ha proseguito »rischiamo di fare la fine dell’Unione». Loro vogliono cambiare non solo le facce «di chi sta lì da 30 anni», ma anche provare «a cambiare le idee e portare speranza», ha proseguito il sindaco. «La politica italiana - ha rincarato - merita di più del bunga bunga e delle società offshore. Siamo una generazione cresciuta a pane e tangentopoli, erano gli anni degli arresti e delle manette. Oggi siamo in un’epoca altrettanto difficile per il degrado che certi politici esprimono».

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

Post più popolari

Elementi condivisi di PIETRO

Rachel

Rachel

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

FORZA JUVE! E BASTA. FORZA DRUGHI!

GALWAY - IRLANDA

GALWAY - IRLANDA

PUNTA ARENAS

PUNTA ARENAS

VULCANO OSORNO

VULCANO OSORNO

Fairbanks

Fairbanks

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

Nicole Kidman - Birth , io sono Sean

DESERTO DI ATACAMA

DESERTO DI ATACAMA

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Moorgh Lake Ramsey, Isle of Man

Port Soderick

Port Soderick

TRAMONTO SU GERUSALEMME

TRAMONTO SU GERUSALEMME

Masada, l'inespugnabile

Masada, l'inespugnabile

KATYN

KATYN

I GUERRIERI DELLA NOTTE

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

THE WOLFMAN

THE WOLFMAN

Sistema Solare

Sistema Solare

TOMBSTONE

TOMBSTONE

coco

coco

PLAYLIST MUSICALE I^

Rebecca Hall

Rebecca Hall