Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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domenica 13 marzo 2011

Silvia Ronchey, Ipazia




dopo 16 secoli Silvia Ronchey scrive la vera storia di Ipazia da Alessandria, filosofa, matematica, astronoma, docente all'Accademia Platonica di Alessandria d'Egitto.Donna dotata di grande fascino e bellezza,trucidata per le sue idee da una folla infervorata dalla convinzione di dover spazzar via tutto ciò che rappresentava l'antica sapienza pagana.
La Ronchey, docente presso l'Università di Siena, autrice di questo libro che si intitola" Ipazia la vera storia" (Rizzoli, 6 edizioni in un mese) è convinta che la fiaccola di cui Ipazia è stata portatrice non si sia spenta. La filosofia di Alessandria d'Egitto è arrivata attraverso Bisanzio e Gemisto Pletone fino al nostro umanesimo, poi all'Illuminismo ed alle altre correnti di idee che hanno spezzato le omertà delle varie chiese e fatto di lei un simbolo di libertà di pensiero. Sicuramente Ipazia è ritornata all'attenzione con il film "Agorà" del regista cileno premio Oscar per "Mare dentro", A. Amenabar, interpretato dalla a me carissima Rachel Weisz. Ipazia si vede circondata dalla violenza di tutti. I pagani politeisti contro i primi cristiani, barbuti e straccioni, a loro volta contro gli ebrei. Pian piano a fianco dei cristiani nasce un braccio armato denominato Parapalani che si occupava di giustiziare i miscredenti. Dal nostro punto di vista vogliamo sottolineare che dal IV° sec. d.C. ad oggi non è cambiato nulla. Oggi ad uccidere sono gli integralisti musulmani che continuano a farlo in nome di dio contro gli ebrei, i cristiani ed i miscredenti. (Pietro Berti)
*** *** ***





di Emanuela Catalano
È appena stato pubblicato (10 novembre 2010) per Rizzoli il nuovo libro di Silvia Ronchey, nota bizantinista che insegna all’Università di Siena, dal lapidario titolo Ipazia. La vera storia. Intorno alla figura straordinaria di questa donna sono fiorite molte leggende e si sono sbizzarriti nel corso dei secoli anche numerosi poeti. Per riprendere il commento di Umberto Eco a tal proposito, è giusto che ci venga raccontata la vera storia di Ipazia, che non è meno affascinante delle leggende e dei miti che sono stati costruiti attorno ad essa.
Ma che cosa sappiamo esattamente di Ipazia? Sappiamo che visse ad Alessandria d’Egitto e che lì trovò la morte nel 415 d.C., per mano dei parabolari del vescovo Cirillo. Sappiamo ancora che fu filosofa neoplatonica, che insegnava le dottrine di Platone e Aristotele; fu matematica, astronoma. Eppure le renderemmo maggiore giustizia se parlassimo di lei in termini negativi, ossia dicendo tutto ciò che non fu. È lecito poi chiedersi se fu un agnello sacrificale, un capro espiatorio, vittima delle ultime propaggini del paganesimo oppure se non fu piuttosto prima strega bruciata da un antesignano dell’Inquisizione? Il libro della Ronchey riesce, nonostante le difficoltà del caso, a rendere giustizia ad una figura così poliedrica e affascinante sopravvissuta nei secoli attraverso le numerose sedimentazioni, i fraintendimenti, le distorsioni che della sua vita e del suo stesso pensiero sono stati fatti. In breve, a riportarla alla luce nella sua veste più autentica, libera, vera. Al di là delle mistificazioni e dei travisamenti, Ipazia è ricordata e ammirata perché ricercava la verità; parlare di lei – ci suggerisce l’autrice – richiede una vera e propria “iniziazione”, e i giudizi sul suo conto vanno emessi senza compromissioni o influenze del presente, al fine di ricostruire il suo pensiero e il suo sacrificio di martire della conoscenza in modo non settario, non dogmatico ma per quanto possibile laico, autentico, vero e libero.
È singolare per l’epoca che una donna vestisse i panni di “maestra” del pensiero, che godesse di tale credito e ascolto presso i suoi allievi; di lei sappiamo anche che fu una bella donna, che molti si invaghirono di lei ma che lei seppe respingerli sempre, che fu costantemente votata a questo suo amore per la conoscenza e il pensiero in tempi bui per l’Impero romano d’Occidente volto ormai al suo inevitabile tramonto. Lo stesso Paolo di Tarso, nella prima lettera ai Corinzi, suggerisce l’idea che le donne non potessero presenziare né tanto meno prendere la parola in assemblea. Ma lei non sembrava neppure a disagio di fronte alla presenza di numerosi uomini e parlava senza remore, timori, o soggezione. Fu uccisa per questo suo amore per la verità ma non lapidata – come suggerisce Edward Morgan Forster – bensì o scorticata viva, secondo la pena capitale inflitta agli eretici, o letteralmente fatta a pezzi – pena toccata in sorte a colpevoli di magia, stregoneria e prostituzione – oppure smembrata e eviscerata, secondo l’arcaica prassi del sacrificio (pag. 86).
Dopo l’editto con il quale l’imperatore Costantino aveva concesso la libertà di culto ai cristiani (313), con Teodosio verrà emanata nel 392 una legge contro tutti i culti pagani, di cui l’Egitto era la culla. Conseguenza di questa politica di intolleranza saranno la distruzione del tempio di Serapide, simbolo di tutti i templi degli idoli e l’incendio della biblioteca di Alessandria, considerata fino a quel momento cuore della cultura e depositaria di un tesoro in termini di libri e materiali provenienti dall’Antichità senza pari. I quadri dirigenti del Cristianesimo, diventato nel frattempo religione di Stato, intrapresero una mobilitazione punitiva proprio nella capitale della cultura ellenica dov’era nata e insegnava Ipazia. All’origine dell’ostilità di Cirillo era, più che la misoginia o l’odio confessionale, l’invidia – specifica il bizantino Suida – per la sua influenza politica e i suoi rapporti con Oreste. Ma la storia, si sa, è fatta dai vincitori o così si presume. E perciò è accaduto che Cirillo nel 1882 venisse nominato da papa Leone XIII Doctor Incarnationis, nonostante il monofisismo di cui il vescovo era seguace fosse stato condannato al pari di eresia nel concilio di Calcedonia del 451. E che la Chiesa di Roma non abbia mai chiesto perdono a Ipazia o messo in discussione la probità, la santità di Cirillo, sino alla celebrazione che Benedetto XVI ne farà il 3 ottobre 2007 (pag. 92).
Per quale ragione dunque proporre oggi la lettura di un testo su Ipazia?
Per chiarire i fatti in primo luogo, la confusione delirante, la trasfigurazione che della sua morte sono state fatte, trasformandola di volta in volta in un simbolo, un’idea, il vessillo di un qualche schieramento politico che traduce l’attualità. Ciò è in parte normale se si considera l’assunto di Croce, secondo il quale non si fa storia del passato se non alla luce di un problema del presente, poiché nel leggere un evento del passato lo si piega sempre in base ai propri interessi, secondo la propria dialettica politica. “Ma c’è qualcosa di singolare nella fortuna postuma di Ipazia” commenta la Ronchey (pag. 126), qualcosa che va oltre le singole vesti che la storia delle ideologie le fa indossare. Occorre pertanto percorrere a ritroso le fonti, lasciare che ci parlino, appurando la loro attendibilità o meno, ponderando il loro giudizio, ed è attraverso le voci di Socrate Scolastico, di Giovanni di Nikiu, Diderot, Voltaire, Olympe de Gouges, Nerval, Gibbon per citarne solo alcuni che l’autrice ci parla. Oggi è urgente il bisogno che la laicità si procuri un simbolo: una icona degli ideali di tolleranza, di non faziosità, di rifiuto delle fedi e delle ideologie pervasive, una portatrice della libertà di pensiero e di parola.
La vera storia di Ipazia ci suggerisce in definitiva un altro interrogativo, non meno inquietante di quello riguardante la sua morte: era davvero inevitabile la compromissione del cristianesimo con la politica, la violenza, il fanatismo? Perché la Chiesa ha dovuto far prevalere la propria tendenza all’ingerenza nelle questioni di stato, all’invischiarsi nelle questioni prettamente politiche del governo e del potere?
Un libro da leggere sicuramente, con il giusto spirito critico e la mente scevra da pregiudizi, nella consapevolezza e forse con la speranza che da qualsiasi parte ci si schieri, qualunque risposta si tenti di dare a questa domanda una cosa è certa: se vogliamo davvero rendere omaggio a Ipazia, non dobbiamo mai perdere l’occasione di leggere la sua storia in modo non settario, ma autenticamente laico, e ogni volta che, nella storia si riproporrà, il conflitto tra un Cirillo e un’Ipazia, non possiamo che concludere con la Ronchey che “siamo e saremo sempre dalla parte di Ipazia” (pag.193).
Silvia Ronchey, Ipazia, Rizzoli, Milano 2010, 318 pagg., 19 euro.



Ipazia, quando talebani erano i cristiani


E’ un tempo, il nostro, di crististi e teocon, in cui agli opposti estremismi si sono sostituiti, o sommati, gli opposti spiritualismi. L’onda d’urto della caduta del muro di Berlino ha provocato, negli orfani delle ideologie, un fall out di conversioni alla confortante forza dell’autoritarismo ecclesiale. C’era urgente bisogno che la laicità si procurasse un simbolo: un’icona degli ideali di tolleranza, di non faziosità, di rifiuto delle fedi e delle ideologie pervasive. L’ha trovato in un’eroina di quindici secoli fa: la filosofa Ipazia, matematica e astronoma, cattedratica nell’antica accademia platonica di Alessandria, massacrata dal fanatismo della prima Chiesa cristiana, celebrata in un crescendo di libri, biografie, spettacoli. E tuttavia la sua storia, narrata dallo spagnolo Almenábar in un film campione d’incassi, rischiava di non essere mai visibile in Italia, stato laico sulla carta ma ancora e sempre condizionato dall’esistenza al suo interno di quello della Chiesa. Nell’autunno scorso, un appello per la sua distribuzione aveva raccolto molte firme, a riprova che l’opportunismo non èun fenomeno di massa e che la maturità politica dei cittadini, non solo laici ma anche cattolici, è maggiore di quella di chi gestisce il potere, in questo caso culturale. Fatto sta che il veto, pur non esplicito, è caduto, e il film uscirà il 23 aprile. Per l’imbarazzo della Chiesa, che vi vedrà un proprio vescovo, e in seguito santo, Cirillo di Alessandria, presentato come un fanatico terrorista, un violento e un assassino, e i propri adepti non dissimili ma anzi volutamente assimilati agli integralisti islamici: nei tratti stereotipi, nei comportamenti, nei discorsi e perfino nell’accento. Un geniale rovesciamento: i primi cristiani equiparati alle fasce estreme di quell’islam che l’odierna propaganda cristiana avversa estendendo alla religione stessa l’accusa di “intrinseca malvagità”.In effetti, quando nel 392 Teodosio emanò una legge speciale contro i culti pagani nel tollerante Egitto, i quadri dirigenti del cristianesimo, divenuto religione di stato, intrapresero una mobilitazione punitiva proprio nella capitale della cultura ellenica dov’era nata e insegnava Ipazia. All’origine dell’ostilità di Cirillo era, più che la misoginia o l’odio confessionale, l’invidia — specifica il bizantino Suidas — per la sua influenza politica. Era una partita a tre quella che si giocava per il potere ad Alessandria tra l’antica élite pagana, stretta alla rappresentanza del governo imperiale, i dirigenti cristiani che volevano soppiantarla e la comunità giudaica, prima lobby dominante, ora gruppo di pressione rivale. Il primo atto dell’episcopato di Cirillo fu il pogrom antiebraico, che precederà l’attacco all’establishment pagano, incarnato in Ipazia. Contro il doppio obiettivo, Cirillo aveva strumentalizzato le frange intolleranti del deserto di Nitria, “cui si dava nome di monaci ma che tali in realtà non erano”, scrive Eunapio, bensì fanatici miliziani “che apertamente compivano e assecondavano crimini innumerevoli e innominabili”. Questi talebani che avevano già distrutto e saccheggiato il Serapeo vent’anni prima, sotto Teofilo, zio e predecessore di Cirillo, sono gli stessi che tenderanno un agguato al corteo di Ipazia e la trucideranno “spogliandola delle vesti, facendola a brandelli con cocci aguzzi e spargendo per la città i pezzi del suo corpo brutalizzato”, secondo lo storico cristiano Socrate, “incuranti della vendetta divina e umana”, aggiunge il pagano Damascio.La rappresentazione della violenza fondamentalista dei parabalani cristiani del futuro monofisita Cirillo è il punto di forza del film. Il suo maggiore merito è quello di far riflettere sulla vocazione estremista e sugli eccessi della Chiesa alle origini del suo potere, riaccendendo un dibattito diffuso nei secoli in cui un’intellettualità ecclesiastica esisteva e discuteva. Perché nell’immensa fortuna storica e letteraria della vicenda di Ipazia, cavallo di battaglia dell’anticlericalismo illuminista da Voltaire a Gibbon, ha avuto un ruolo più che ampio la cultura ecclesiastica, anche ma non solo riformata: se il primo editore delle fonti sul suo assassinio fu il protestante Wolf e il suo più appassionato difensore l’anglicano Kingsley, è stata quasi tutta cattolica la rievocazione letteraria di Ipazia, dalla torinese Diodata Saluzzo Roero a Leconte de Lisle, da Péguy a Luzi. In campo erudito, con la rilevante eccezione del giansenistaTillemont, prudente e giustificatorio, l’ala modernista del cattolicesimo ha analizzato spregiudicatamente le cause politiche del misfatto di Cirillo. E ha anche chiarito la reale personalità di Ipazia. Il suo profilo e il suo sacrificio, così importanti nella storia della politica e del pensiero, nel film sono accattivanti ma troppo semplificati, fino ad essere tacciabili di quello stesso ideologismo di cui la figura dell’antica filosofa dovrebbe essere la negazione. Se vogliamo davvero renderle omaggio, invece, non dobbiamo perdere l’occasione di leggere la sua storia in modo non settario, ma autenticamente laico. estratto da: http://www.silviaronchey.it/articoli/noi_antichi/antichi/lastampa_140410.html

giovedì 13 gennaio 2011

Il Sudan si separa, cristiani al sud islam al nord

Un referendum per il processo di pace
Il Sudan si separa, cristiani al sud islam al nord
Raggiunto il 60% dei votanti. Nel sud alle urne, al nord gli scontri e parte la rivolta dei prezzi come in Algeria e Tunisia.
di Sara Sartori
La Commissione elettorale per il referendum per l'indipendenza del sud del Sudan ha certificato la validità del voto. È stata infatti raggiunta la soglia del 60 per cento dei votanti, condizione necessaria per riconoscere il risultato della consultazione. «Questo dato è stato raggiunto e quindi non ci sono dubbi sulla legittimità delle elezioni in termini di numero di votanti», ha affermato l'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che presiede un gruppo di osservatori indipendenti. L'intervista a Diego Marani, giornalista, curatore dei volumi “Scommessa Sudan” e “Darfur, geografia di una crisi”.
La sfida è grande, il Sudan, lo stato più grande del continente africano, dopo anni di guerra civile che ha prodotto milioni di morti, vota per l'indipendenza del Sud del Paese. Una tappa fondamentale dell'accordo di pace del 2005 per mettere fine al conflitto tra nord e sud. Dopo primi giorni di incertezza si è raggiunto il quorum dell'affluenza alle urne del 60% della popolazione con diritto di voto. Le tensioni però sono molto forti. Mentre il sud ricco di risorse petrolifere ha votato per l'indipendenza, nel nord si sono registrati scontri tra studenti e forze di polizia. I motivi sono sempre economici e si sposano con quelli che stano agitando Algeria e Tunisia. Anche il Sudan infatti sembra essere interessato dalla cosiddetta 'rivolta del pane'. In due città del nord gli studenti universitari sono scesi in piazza per protestare contro l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
La rivolta del pane - Come riferiscono fonti ufficiali e testimoni, la protesta è scaturita ieri nelle università di Khartoum e Gezira contro gli annunciati tagli dei sussidi ai prodotti petroliferi e dello zucchero, bene strategico in Sudan. Altri prezzi di generi di prima necessità sono aumentati per via di un aumento globale dei prezzi alimentari e per la svalutazione della moneta locale. Secondo quanto riferiscono gli stessi studenti, nell'università di Khartoum la polizia ha malmenato i manifestanti, ferendone cinque e arrestandone un numero imprecisato. Sheza Osman Omer, membro del partito di opposizione Democratic Unionist Party a Gezira, ha detto che molte persone sono rimaste ferite negli scontri tra la polizia e gli studenti.
I debiti - Il governo del Sudan ha chiesto che i suoi 38 miliardi di dollari di debito vengano abbonati dai creditori internazionali prima che il sud sancisca la sua indipendenza. Lo ha dichiarato oggi l'ex presidente Usa Jimmy Carter da Juba, capitale della regione semi autonoma del sud del Sudan. «Una parte sostanziale (del debito, ndr) può essere eliminata in modo che le loro risorse limitate non vadano alle nazioni ricche, che credo possano certamente farne a meno». Il futuro del debito del Sudan è una delle questioni chiave da discutere nel processo di scissione tra i due Stati.
L'indipendenza del Sud - Tra i nodi da sciogliere oltre la gestione delle risorse petrolifere, i diritti della cittadinanza e il futuro della regione contestata di Abyei, dove negli ultimi cinque giorni sono morte almeno 76 persone. «Sul dopo referendum si possono fare solo supposizioni - Spiega Diego Marani - ci sono ancora diverse questioni aperte. Prima tra tutte il petrolio. Il Sudan è diventato un esportatore dell'oro nero, e se il maggior partner di questo businnes è la Cina e i principali pozzi sono nel sud del paese anche se, con un oleodotto lungo quanto l'Italia, il petrolio viene portato nel nord per poi essere venduto». Oltre dunque agli interessi economici nel futuro dei due eventuali paesi si dovranno gestire poteri, e spartizione territoriale, non è infatti ancora chiaro dove dovrebbe passare il confine che traccerebbe la nuova autonomia.(sara sartori)2011-01-13 13:55:02
dal sito web http://www.agenziami.it/articolo/7674/Il+Sudan+si+separa+cristiani+al+sud+islam+al+nord/

mercoledì 12 gennaio 2011

Il Valdismo e i Valdesi



Il Valdismo, i cui fedeli sono chiamati Valdesi, è una confessione protestante. La maggior parte dei valdesi, cioè quelli presenti in Italia, in Uruguay e Argentina sono riuniti nella Chiesa Evangelica Valdese.
Indice[nascondi]
1 Storia e dottrina
1.1 Origini
1.2 Dal XIII secolo al XVI
1.3 Dal XVII secolo a oggi
2 Laicità dello stato, temi etici e progressismo sociale
2.1 Valdismo e omosessualità
3 Diffusione attuale
3.1 Italia
3.2 Sudamerica
3.3 Stati Uniti d'America
3.4 Germania e Svizzera
4 Note
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni
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Storia e dottrina [modifica]
Origini [modifica]
La corrente valdese del cristianesimo nasce nel Medioevo, precisamente nel XII secolo, come movimento religioso, costituito da contadini di bassa estrazione e in genere da poveri, che precede di poco quello promosso da San Francesco d'Assisi. Tradizionalmente si fa risalire la fondazione del movimento a Valdo di Lione (o Pietro Valdo o Valdesio, dalla latinizzazione Valdesius). In realtà, l'origine dei Valdesi si confonde con il grande fermento di movimenti pauperistici di riforma del cattolicesimo sviluppatisi nel corso del XII secolo[1]. Oggi, esiste una via a Lione che porta il suo nome, nel 5ème arrondissement (rue Pierre-Valdo).
Valdo, si dice in seguito all'ascolto da un menestrello della vita di sant'Alessio, decise di approfondire lo studio della Bibbia: egli però non conosceva il latino, così si fece tradurre i Vangeli e altri scritti biblici in francese[2]. Fu colpito in particolar modo dalle parole rivolte da Gesù al giovane ricco: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo XIX, 21). Decise allora, nel 1173, di abbandonare la moglie, far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault[3] e offrire tutta la sua ricchezza ai poveri[4]. In seguito si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci[5], andava in giro a predicare la Parola di Dio; ben presto il gruppo fu identificato con l'espressione Poveri di Lione. La loro predicazione si svolse all'interno dell'ortodossia romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro[6].
La loro buona fede è testimoniata dalla loro ricerca di approvazione ecclesiastica nel 1179, in occasione del terzo concilio Laterano: essi si recarono a Roma incontrandosi anche con il pontefice Alessandro III, il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato evangelico, ma non fu disposto a riconoscere la loro richiesta di essere predicatori della Parola[7].
In quel periodo l'annuncio del Vangelo infatti era riservato solo ai chierici e agli ecclesiastici, ai laici non era permesso predicare ed era persino sconsigliato l'accostamento personale alle Scritture.
Valdo tuttavia, insieme ai suoi seguaci, continuò a diffondere la Parola di Dio nonostante il divieto papale; egli allora, nel 1180, fu convocato in un sinodo a Lione dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, in cui Valdo e i suoi seguaci dichiararono la loro completa ortodossia, anzi denunciando gli errori dei catari. Il problema della predicazione rimaneva però aperto, per giunta aggravato dalla presenza di donne, ponendo difficoltà quasi insormontabili alla tradizione e alla cultura chiericale. Accettare una tale novità avrebbe significato dare il via ad un processo di trasformazione dagli esiti imprevedibili. Tutto questo era stato ben compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179, che a proposito dei valdesi aveva scritto:
« Costoro mai hanno dimore stabili, se ne vanno due a due a piedi nudi, vestiti di lana, nulla possedendo, ma mettendo tutto in comune come gli apostoli, seguendo nudi il Cristo nudo. Iniziano ora in modo umilissimo, perché stentano a muovere il piede; ma qualora li ammettessimo, ne saremmo cacciati »
(Walter Map, De Nugis Curialium[8])
Nel 1184 a Verona, con la bolla Ad Abolendam, papa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. La motivazione per tale scomunica rimase la "presunzione" dei valdesi a voler predicare in pubblico[9]. Nonostante la condanna papale, comunque, il movimento valdese continuò la sua espansione verso il Mezzogiorno di Francia e l'Italia (Piemonte, Lombardia, Puglia e Calabria), giungendo anche in alcune regioni della Germania, in Svizzera, e persino in Austria, Spagna, Ungheria, Polonia e Boemia.
Le comunità valdesi erano organizzate su due livelli: vi erano i "perfetti" o "barba" (che significa "zio", in contrapposizione al "padre" cattolico) che seguivano i tre voti monastici di povertà, castità, e obbedienza ed erano predicatori itineranti (i cosiddetti "barba"), e i semplici fedeli, che erano detti "amici" o "noti". La comunità aveva tre gradi gerarchici: diaconi, presbiteri e vescovi e preparava i futuri predicatori in apposite scuole, gli "ospizi". Osservavano la liturgia delle Ore e i digiuni, celebravano la Cena del Signore (nella Linguadoca con pane, vino e pesce) e la sera del Giovedì Santo praticavano la lavanda dei piedi. Studiavano a memoria interi Vangeli e altre parti della Bibbia che Valdo aveva fatto tradurre nelle varie lingue popolari.
Dopo la scomunica, però, il movimento valdese perse la sua compattezza originaria e iniziò a sfaldarsi in gruppi locali differenziati tra di loro. La prima grande spaccatura avvenne nel 1205 circa, quando una parte consistente di valdesi di Lombardia dette vita ad un gruppo autonomo detto appunto Poveri Lombardi (pauperes Lombardi)[10]. Entrando in Lombardia i predicatori e le predicatrici valdesi poveri (fratres et sorores) miravano, come altrove, a costituire gruppi di amici o credentes che vivessero nel mondo, lavorassero e li sostenessero con le loro elemosine. Vennero però qui a trovarsi in una situazione politica e sociale radicalmente diversa da quella d'oltralpe. Trovarono infatti una miriade di Comuni in lotta perenne per la loro piena indipendenza dall'Impero e dal papato e, all'interno, lacerati dalle lotte tra partito guelfo e partito ghibellino.
I valdesi comunque non ebbero problemi a inserirsi nelle strutture comunali, riuscendo anche a farsi eleggere alle cariche più importanti, ma la maggior parte di loro restò ai margini della vita politica a causa del loro severo divieto del giuramento, dell'insistenza sulla povertà assoluta e per una certa sfiducia verso le autorità umane. Il partito ghibellino sembrava spesso appoggiare questi movimenti ereticali, non però per un reale interesse per le questioni religiose, ma per sfruttare ai suoi fini l'anticlericalismo della loro predicazione. E così, ad alcuni podestà che difendevano e appoggiavano gli eretici, ne seguirono spesso altri che li condannavano e li bruciavano sul rogo[11].
Ma in Lombardia i valdesi vennero ben presto a contatto e furono influenzati da altri movimenti popolari di carattere sociale e religioso, da tempo presenti in loco o di nuova istituzione, come i Patarini, gli Arnaldisti e gli Umiliati[12]. I valdesi lombardi ne furono influenzati al punto da adottare dei provvedimenti che provocarono la reazione di Valdo fino alla scissione che ebbe luogo nel 1205, essenzialmente a causa di tre motivi:
I predicatori in Lombardia entrarono a far parte di comunità di lavoratori e ne crearono delle proprie. Secondo Valdo i predicatori non dovevano lavorare ma vivere in povertà delle offerte degli amici per non essere corrotti dall'amore per le ricchezze.
I lombardi si scelsero un capo a vita nella persona di Giovanni da Ronco detto il Buono, un piacentino. Valdo obiettava che l'unico preposto del loro movimento doveva rimanere Gesù Cristo.
I lombardi elessero dei ministri ai quali affidarono compiti sacerdotali come la consacrazione dell'eucaristia. Valdo temeva che questo fosse il primo passo per costituirsi come contro-chiesa. Egli infatti aveva voluto creare una fraternità religiosa di predicatori che dovevano supplire alle carenze del clero nella predicazione e nella cura d'anime ma non sostituirsi ad esso. Valdo voleva rimanere nella Chiesa romana e lavorarvi, anche se scomunicato.
Da questa prima divisione nacque una crisi del movimento che ebbe importanti evoluzioni nel giro di pochi anni.
Dal XIII secolo al XVI [modifica]
Tra il 1205 e il 1207 Valdo morì senza essere riuscito a ricomporre lo scisma interno al suo movimento e la frattura con Roma. Da allora molti gruppi iniziarono ad allontanarsi dall'ortodossia cattolica, rifiutando le gerarchie ecclesiastiche, giudicate peccatrici e malvagie, e in qualche caso respingendo l'idea della presenza reale di Cristo nell'Eucarestia.
A causa di queste deviazioni il principale interprete del valdismo originario, Durando d'Osca, insieme ad un gruppo di discepoli, tentò di mettere fine al dissidio con le gerarchie ecclesiastiche facendo riconoscere dalla Chiesa romana i punti essenziali della primitiva ispirazione di Valdo. La speranza però si rivelò illusoria: il papa, nel 1208, approvò il loro proposito di vita religiosa ma non colse i motivi centrali della loro ispirazione e il nuovo ordine, con il nome di Poveri Cattolici (pauperes catholici), fu orientato in funzione antiereticale.
Una sorte leggermente migliore toccò a Bernardo Primo e ai suoi seguaci, riconosciuti nel 1210 dalla Chiesa con il nome di Poveri Riconciliati, che riuscirono a inserire nel loro proposito il supremo magistero di Cristo e il mandato apostolico di predicare per la salvezza del popolo di Dio.
Entrambi i gruppi, comunque, non riuscirono nel loro intento di rifondare dall'interno la Chiesa né a sottrarre dall'eresia gli altri movimenti valdesi. Inoltre le gerarchie ecclesiastiche li guardavano con sospetto e furono spesso accusati di aver accettato l'ortodossia romana solo formalmente; nel giro di pochi anni, perciò, i Poveri Cattolici e i Poveri Riconciliati si esaurirono o furono costretti a fondersi con altri ordini religiosi.
I restanti membri del movimento valdese si erano organizzati in due gruppi, quello ultramontano e quello italico. Nel 1218 la Società dei Fratelli Ultramontani (societas fratrum Ultramontanorum) e la Società dei Fratelli Italici (societas fratrum Italicorum) si incontrarono a Bergamo con l'intento di trovare una nuova unità, ma non riuscirono a ricomporre le loro fratture.
L'incapacità di trovare un accordo derivò probabilmente dalle diverse concezioni dei due schieramenti sulla natura del movimento. Per gli Ultramontani si trattava ancora di una libera fraternità di predicatori e predicatrici, poveri e itineranti, che si dedicavano alla missione e alla cura d'anime all'interno della Chiesa romana, di cui riconoscevano la validità dei sacramenti nonostante la scomunica e la persecuzione; gli italici, invece, erano ormai sulla via di un distacco totale dalla Chiesa romana di cui contestavano la legittimità a causa della sua immoralità, procedendo infatti ben presto ad organizzarsi come chiesa alternativa.
La separazione tra le due tendenze del Valdismo continuerà ancora per gran parte del Duecento, soprattutto in Italia, ma finirà per perdere progressivamente di significato e, alla fine del secolo XIII, si noterà una convergenza delle due posizioni.
Gli Ultramontani dovranno rendersi ben presto conto che non era più possibile trovare sacerdoti cattolici disposti ad ammetterli alla celebrazione dei sacramenti e dovettero organizzarsi anch'essi in proprio.
I valdesi furono duramente perseguitati anche nei secoli successivi ma, a differenza dei catari, l'Inquisizione non riuscirà mai a spegnere il focolaio valdese nonostante la durissima repressione. Vivendo nella clandestinità, e spesso riuscendo a nascondersi in zone eccentriche, il movimento valdese riuscirà ad arrivare al XVI secolo e ad aderire alla Riforma protestante calvinista nel 1532 col sinodo di Chanforan, segnando una svolta decisiva per il futuro della comunità.

La croce ugonotta, uno dei simboli valdesi
Nel Trattato sulla tolleranza Voltaire descrive una persecuzione di cui i valdesi furono vittime nell'aprile del 1545:
« Poco tempo prima della morte di Francesco I alcuni membri del Parlamento di Provenza, sobillati da alcuni ecclesiastici contro gli abitanti di Mérindol e di Cabrières, chiesero al re dei soldati per appoggiare l'esecuzione di diciannove persone di questi paesi, da loro condannate: invece ne fecero sgozzare 6000, senza risparmiare né donne, né vecchi, né bambini; ridussero in cenere trenta villaggi. Queste popolazioni, fino allora sconosciute, avevano il torto, senza dubbio, di essere valdesi: era questa la loro unica malvagità. Da trecento anni vivevano in deserti e montagne che avevano reso fertili con un lavoro incredibile. La loro vita pastorale e tranquilla ricordava l'innocenza attribuita alle prime età del mondo. Le città vicine non erano conosciute da loro che per i prodotti che vi andavano a vendere; ignoravano i processi e la guerra. Non si difesero: furono sgozzati come degli animali in fuga, che si spingono in un recinto e si uccidono.[13] »
Nel 1560 avvengono numerose persecuzioni in Puglia e Calabria. Nel 1561 venne firmata la Pace di Cavour, primo esempio di libertà religiosa nell'Europa moderna. In realtà il valdismo poteva essere confessato solo nelle zone di montagna, al di sopra dei 700 m.
Dal XVII secolo a oggi [modifica]
Nel 1655 si perpetrano i massacri delle Pasque piemontesi. Nel 1685, in seguito alla revoca dell'editto di Nantes, il duca di Savoia Vittorio Amedeo II sostiene la persecuzione dei valdesi e la repressione si trasforma in una vera "caccia al valdese" fin nelle valli interne del Pinerolerse e della Val Pellice a sud di Torino. 2700 profughi riparano a Ginevra. Nel 1689 mille valdesi, finanziati dal re d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange,guidati da Enrico Arnaud, rientrano nella patria piemontese: è il famoso Glorioso rimpatrio. Nel 1700 si instaura il ghetto alpino.
Nel 1848 con le Lettere Patenti di Carlo Alberto vengono riconosciuti i diritti civili e politici dei valdesi.
Nel 1850 si sviluppa il sistema delle scuole alpine di borgata a opera del colonnello inglese Charles Beckwith. Gli antropologi chiamano "paradosso alpino" il fenomeno secondo il quale il livello di istruzione e di apertura culturale di una comunità aumenta proporzionalmente alla quota. Lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa e impermeabile è contraddetta da realtà come quella valdese, che alla fine del XIX secolo presentava una percentuale di analfabeti trascurabile e vantava contatti con le élite culturali di mezza Europa.
Nel 1979 si sigla il patto di integrazione tra metodisti e valdesi in un'unica comunità confessionale.
Laicità dello stato, temi etici e progressismo sociale [modifica]
I valdesi si sono sempre impegnati per favorire la piena laicità dello stato.
La chiesa valdese si è pronunciata come fortemente contraria all'esposizione del crocefisso, e più in generale di ogni simbolo religioso, in luoghi pubblici.
Per quanto riguarda i "temi etici", i valdesi hanno sempre favorito il dibattito su temi quali omosessualità, aborto, testamento biologico ed eutanasia.
La Commissione Bioetica della Tavola Valdese si è espressa in maniera articolata sia sull'aborto sia sull'eutanasia, con posizioni che sostanzialmente si possono riassumere nell'affermazione della centralità della responsabilità personale in queste delicate decisioni[14]. La Chiesa Valdese è anche impegnata nella diffusione del testamento biologico, i cui registri in molte città sono gestiti dalle comunità valdesi.
La Chiesa Evangelica Valdese, durante il sinodo del 2010, si è espressa a favore della ricerca sulle cellule staminali[15].
Valdismo e omosessualità [modifica]
I valdesi sono molto aperti sul tema dell'omosessualità; la stragrande maggioranza si è dimostrata favorevole alle benedizione delle coppie omosessuali.[16] La Chiesa Valdese si impegna attivamente nella lotta all'omofobia[17] e nel supporto alla comunità LGBT.
Il dibattito sul tema dell'omosessualità avviene anche tramite la R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità)[18] e l'Associazione Fiumi d'acqua viva - Evangelici su Fede e Omosessualità"[19].
Nonostante ciò, la Chiesa Valdese ritiene che il popolo credente sia guidato dallo Spirito Santo, ed è quindi molto riservata quanto a direttive specifiche che le autorità della Chiesa possano dare nel campo dell'etica sessuale come in quello politico-sociale.
Il 26 agosto 2010 il Sinodo della Chiesa Evangelica Valdese ha approvato con un ordine del giorno la benedizione di coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni”.[20]
I Valdesi rappresentano un'eccezione tra le chiese di tradizione Riformata. Infatti i calvinisti, in genere, tendono a rimanere molto conservatori su queste questioni. La Chiesa Evangelica valdese, invece, tende a diventare sempre più progressista. Questo perché, come i luterani, essi affermano che la Bibbia è stata scritta da uomini sì ispirati da Dio, ma anche influenzati dalla mentalità comune della loro epoca. Proprio per questo i testi sacri non vanno presi alla lettera: il messaggio evangelico, secondo i valdesi, deve esser estratto dal contesto storico-sociale in cui è stato scritto al fine di trovare i principi universali e sempre validi.
Diffusione attuale [modifica]
Italia [modifica]

La chiesa valdese di Milano.

Chiesa valdese di Napoli

Chiesa valdese di Roma, in Piazza Cavour

Per approfondire, vedi la voce Chiesa Evangelica Valdese.
Dopo molti secoli di dure persecuzioni, i valdesi hanno acquistato la libertà legale nel 1848, sotto Carlo Alberto. Da allora la Chiesa Valdese si è sviluppata e diffusa attraverso la penisola italiana. Durante l'occupazione nazista dell'Italia settentrionale nella seconda guerra mondiale, i valdesi italiani erano attivi nel portare la salvezza agli ebrei che sarebbero stati minacciati dallo sterminio imminente, nascondendo molti di loro nella stessa Val Pellice, territorio in cui gli antenati valdesi trovarono rifugio.[21]
Oggi i valdesi sono diffusi soprattutto in Piemonte, dove contano 41 Chiese (120 in tutta Italia) di cui 18 nelle cosiddette Valli valdesi, ed hanno il loro centro a Torre Pellice, in provincia di Torino. La città di Torino ha quattro Chiese valdesi. Ogni anno nell'ultima settimana di agosto, i deputati delle chiese locali ed i pastori si riuniscono a Torre Pellice, per dare luogo al Sinodo Valdese, massimo momento assembleare e decisionale nella vita delle chiese.
Da ricordare l'isola linguistico-religiosa di Guardia Piemontese in Calabria (CS), fu fondata nel XII secolo da rifugiati valdesi provenienti da Bobbio Pellice in Piemonte. A Guardia Piemontese, la popolazione, pur non professando ormai la fede riformata valdese a seguito della strage del 1561 ad opera dell'inquisizione romana, parla ancora un dialetto provenzale. Sulla piazza centrale, chiamata Piazza della strage, la Porta del sangue ne testimonia la triste vicenda storica[22]. Presente ed attiva è invece la comunità valdese di Dipignano, sempre in Calabria(CS), concentrata in un antico nucleo abitativo chiamato Doviziosi, dove da pochi anni ha anche acquistato dalla Curia la Chiesa intitolata a sant'Ippolito, restaurandola e adibendola a proprio luogo di culto.
Negli ultimi decenni si è sviluppato, nonostante le diffidenze dovute alle vicende storiche, un certo dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, il cui risultato più concreto è stata l'intesa sui matrimoni misti negli anni novanta, mentre permangono ancora alcune distanze dal mondo cattolico riguardo alle questioni etiche e morali, ad esempio a riguardo del riconoscimento da parte del Sinodo Valdese della legittimità dell'eutanasia.
Sempre forte è stato l'impegno politico dei Valdesi, i quali hanno partecipato attivamente al Risorgimento e alla Resistenza. Da sempre esponenti della chiesa, tra i quali spesso anche pastori (come Tullio Vinay, Lino De Benetti e Domenico Maselli negli ultimi anni), sono stati eletti al Parlamento Italiano. Attualmente sono membri della Chiesa Evangelica Valdese due ex-ministri (Valdo Spini e Paolo Ferrero), un senatore (Lucio Malan), un sindaco di città capoluogo di provincia (Rosario Olivo) e qualche consigliere regionale. L'imprenditore Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste ed ex presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, proviene da una famiglia valdese.
In ambito artistico, erano valdesi il pittore ed intellettuale Filippo Scroppo ed il regista cinematografico Luigi Comencini.
È di famiglia valdese il regista teatrale Marco Sciaccaluga.
Sudamerica [modifica]
I primi insediamenti di valdesi italiani, sono arrivati in Sudamerica nel 1856 ed oggi la Chiesa Valdese del Río de La Plata (Iglesia Valdense de Rio de La Plata) ha 40 congregazioni e 15.000 membri divisi fra l'Uruguay e l'Argentina. Tali comunità sono parte della Chiesa Evangelica Valdese con sede a Torre Pellice.
Stati Uniti d'America [modifica]
Nell'epoca coloniale anche gruppi di valdesi italiani e francesi migrarono negli Stati Uniti; ad esempio William Paca, uno dei firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza era un discendente degli immigrati valdesi. Ancora verso la fine dell'Ottocento, tra gli emigranti italiani, vi erano alcuni valdesi. Di conseguenza nel corso dei secoli furono fondate comunità valdesi negli U.S.A., di cui la più grande è una cittadina nelle Contea di Burke in Carolina del Nord, denominata Valdese[23]; qui la popolazione, secondo il censimento del 2000, ammontava a 4.485 abitanti, e la congregazione usa il nome di Chiesa Presbiteriana Valdese. Chiesa e comunità vennero fondate nel 1893, anno in cui giunse un piccolo gruppo di valdesi dalle Alpi Cozie che ha fondato la cittadina di Valdese, ed oggi la Chiesa Valdese è la più antica Chiesa Evangelica ancora in attività. Il 9 luglio 1895, la Chiesa Presbiteriana Valdese di Valdese si è associata alla Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti, ed è ora membro del Presbiterio del West-North Carolina.
Negli anni venti tutte le chiese e le missioni valdesi statunitensi si sono fuse nella Chiesa Presbiteriana e ciò è dovuto all'assimilazione culturale delle seconde e terze generazioni. Esiste però un gruppo denominato Vecchia Chiesa Valdese degli Anabattisti, che reclama di provenire dall'organizzazione italiana, ma dopo essere giunto in America si è dichiarato indipendente dalle organizzazioni della Chiesa valdese ufficiale; un tempo fu una confessione di dimensioni considerevoli, ma oggi si è ridotta ad un piccolo gruppo religioso presente solo nel Michigan e nell'Ohio (Arnold, Dr.M.M., storia delle chiese nel Michigan e la valle dell'Ohio, pp 10, saggio, pubblicazioni Arno, 2002). Tra le Chiese valdesi più conosciute in America c'è anche un gruppo consistente a New York.
Germania e Svizzera [modifica]
Nel 1698 circa 3.000 valdesi sono giunti nella Renania meridionale. La maggior parte di loro sono poi ritornati alle loro valli del Piemonte, ma coloro che sono rimasti in Germania, sono stati assorbiti dalle altre chiese di tradizione riformata-calvinista e 10 congregazioni esistono oggi come componente della Evangelische Kirche von Deutschland. Mörfelden-Walldorf è un comune tedesco di 33.721 abitanti, situato nel land dell'Assia, località a circa dieci km. da Francoforte sul Meno, fondata il 10 luglio del 1699 da Valdesi così come un'altra località tedesca che anch'essa si chiama con lo stesso nome. Walldorf è un comune tedesco di 14.685 abitanti, situato nel land del Baden-Württemberg, fondata il 10 luglio del 1699 da Valdesi in fuga dalle Valli Valdesi dopo la revoca dell'Editto di Nantes del 1685 e le successive persecuzioni a cui furono sottoposti. Quattordici famiglie valligiane che decisero di fermarsi e fondare una nuova località, piuttosto che continuare a girovagare lungo il Reno o rientrare nelle Valli Valdesi, rinunciando alla propria fede valdese. È attiva l'Associazione Amici dei Valdesi di Walldorf. In Svizzera sono presenti sette chiese evangeliche di lingua italiana che, grazie a un accordo con la Tavola Valdese, fruiscono della cura di alcuni pastori valdesi: due a Zurigo, le altre a Basilea, Ginevra, Losanna, Sciaffusa, San Gallo.
Note [modifica]
^ Herbert Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1980, I. 3."I provvedimenti ecclesiastici contro l'eresia e il movimento religioso del XII secolo", pag. 54-65.
^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 59.
^ Chronicum universale anonimi Laudunensis, a cura di Cartellieri-Stechele, Lipsia-Parigi, 1909, pag. 21
^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58.
^ Attilio Agnoletto, Storia del Cristianesimo, Milano, I.P.L., 1978, pag. 169
^ Giorgio Tourn, I Valdesi - la singolare vicenda di un popolo-chiesa, Torino, Claudiana, 1977, pag. 16
^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58-62.
^ Walter Map, De nugis curialium, Clarendon Press, Oxford, 1983, ISBN 019822236x, pag. 126. Google books, riportato l'8 ottobre 2010.
^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 64-65.
^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 21-23
^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 29-31
^ Si veda, a proposito del carattere comune delle eresie "urbane" in Italia settentrionale, il saggio di Cinzio Violante, Eresie urbane e eresie rurali, in Medioevo ereticale, a cura di Ovidio Capitani, Bologna, Il Mulino, 1977, ISBN 8815000534, in particolare la sezione II. 2, pagine 192-194
^ Voltaire, Trattato sulla tolleranza, traduzione di Glauca Michelini, Giunti Editore, 2007, p.33.
^ Documenti elaborati fino ad oggi dalla Commissione Bioetica.. URL consultato il ottobre 2010.
^ Atto del Sinodo 2010. URL consultato il ottobre 2010.
^ Dibattito e decisioni del Sinodo Valdese 2010. URL consultato il ottobre2010.. È bene precisare che la Chiesa Valdese non considera il matrimonio come sacramento, ma lo intende come benedizione di una coppia sposata civilmente.
^ Atto del Sinodo Valdese 2007
^ [1]
^ [2]
^ [3]
^ Il Comune di Rorà fu decorato con la medaglia di bronzo al merito civile per questo motivo. Si veda la motivazione della decorazione sul sito ufficiale della Presidenza della Repubblica
^ http://www.eresie.it/it/id609.htm
^ http://www.ci.valdese.nc.us
Bibliografia [modifica]
Gioacchino Volpe, Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana, Sansoni, Firenze, 1971
Lorenzo Paolini, L'albero selvatico: eretici del Medioevo, Patron, Bologna, 1989
Grado Giovanni Merlo, Eretici ed Eresie Medievali, Il Mulino, Bologna, 1989
Grado Giovanni Merlo, Contro gli eretici, Il Mulino, Bologna, 1996
Gregorio Plescan, La chiesa Valdese di fronte all’omosessualità, in AA.VV., Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane, ed. Meridiana, pp. 32-38, 2000
Giorgio Tourn, I valdesi: identità e storia, Claudiana, Torino, 2003
Sergio Velluto, Valdesi, guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2004
Giorgio Bouchard, Paolo Emilio Landi, Bibbia e libertà - Otto secoli di storia valdese, (libro e film), Claudiana, Torino, 2006
Giorgio Tourn, I valdesi, La singolare vicenda di un popolo-chiesa, Claudiana, Torino, 2008 ISBN 88-7016-735-6
Sergio Velluto, Valdesi d'Italia, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2008
Voci correlate [modifica]
Chiesa Evangelica Valdese
Chiese evangeliche in Italia
Comunicante
Facoltà valdese di teologia
Pasque piemontesi
Claudiana
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Valdismo
Wikinotizie contiene notizie di attualità su Valdismo
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi
Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese di Torino
Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese di Napoli
Iglesia Evangélica Valdense
Luoghi Storici Valdesi
Domande frequenti sui Valdesi
Cultura e viaggi alla Valli Valdesi
Portale Calvinismo
Portale Cristianesimo
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Valdismo"
Categoria: Valdismo [altre]
Categorie nascoste: Voci con fonti non contestualizzate - religione Voci con fonti non contestualizzate - dicembre 2009

domenica 9 gennaio 2011

Sudan: Bashir, il sud non e' pronto per secessione

Sudan: Bashir, il sud non e' pronto per secessione


Khartoum, 8 gen. - (Adnkronos) - Il presidente sudanese Omar al-Bashir avverte alla vigilia del referendum in programma per domani che il sud non e' pronto per la secessione. "Il sud ha molti problemi". ha dichiarato in un'intervista ad Al Jazeera al-Bashir, ricercato dalla Corte Penale internazionale proprio in relazione ai crimini commessi nella regione del Darfur.
dal sito web http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.1.1511779374

martedì 21 dicembre 2010

Comunione e Liberazione: CL


dal sito

http://it.wikipedia.org/wiki/Comunione_e_Liberazione

Comunione e Liberazione (spesso abbreviata con CL, da cui il nome di ciellini dato ai suoi aderenti) è un movimento ecclesiale cattolico fondato dal sacerdote e teologo Luigi Giussani, che si caratterizza per una forte propensione alla presenza attiva di suoi esponenti nella società e nelle istituzioni.

Storia [modifica]
Le origini di Comunione e Liberazione vengono fatte risalire alla fine del 1954, quando don Luigi Giussani cominciò ad insegnare religione presso il liceo Berchet di Milano. In seguito a quei primi incontri con gli studenti, don Giussani diede vita ad una compagnia che assunse il nome di Gioventù Studentesca (GS) che in breve tempo si diffuse anche al di fuori della diocesi di Milano. La prima comunità di GS fuori Milano nacque intorno al 1960 a Catania, attorno a don Francesco Ventorino; ben presto si aggiunsero Rimini, Rovereto, Trento, Chiavari e Forlì. A Forlì, infatti, come ricorda don Giussani, GS compi la sua "prima storica uscita nel settembre del '61 in Campigna"[1].
Gioventù Studentesca era inserita nell'Azione Cattolica (AC) ma la differenza nel metodo educativo e le polemiche che ne conseguirono ne provocarono attraverso gli anni il distacco e la crisi, culminata nel '68, quando molti degli aderenti a GS lasciarono il movimento, incluso don Vanni Padovani, sacerdote della diocesi di Milano che seguiva metà delle comunità giessine. I più vicini a don Giussani si riorganizzarono di lì a breve sotto l'attuale nome di Comunione e Liberazione, nell'intento di proseguire l'originaria esperienza cristiana intrapresa da GS.
Il nome viene dal titolo di un volantino diffuso da alcuni universitari nel 1969 e rimanda ad una polemica col mondo culturale del tempo: mentre la cultura di sinistra dichiarava che la rivoluzione era il cammino della liberazione dell'uomo, i sostenitori del movimento affermavano invece che tale cammino era possibile solo nella comunione cristiana, con cui sarebbe possibile la vera liberazione.
L'ipotesi fondamentale del pensiero e dell'opera di don Giussani è che la realtà mostra, usando la ragione, gli elementi per giungere a ritenere verificabile la presenza viva di Gesù Cristo nella vita di ciascun uomo.
Don Luigi Giussani affermava di non aver mai realmente inteso fondare un movimento. In relazione ad una lettera[2] di papa Giovanni Paolo II, aveva affermato[3] a proposito di Comunione e Liberazione:
« Non solo non ho mai inteso "fondare" niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l'urgenza di proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta. »
Il desiderio di proseguire l'esperienza del movimento in una forma più stabile, da parte degli ex studenti che avevano incontrato don Giussani attraverso la scuola e l'università, si condensò nei primi anni settanta nella Fraternità di Comunione e Liberazione, l'11 febbraio 1982 dalla Chiesa cattolica quale associazione laicale di diritto pontificio. La Fraternità di Comunione e Liberazione si incontra annualmente (in genere nel mese di maggio) per gli esercizi spirituali a Rimini;
La presenza di CL nel mondo della scuola ha ancora il nome di Gioventù Studentesca. La sigla CLU (Comunione e Liberazione - Universitari) definisce invece informalmente l'intera presenza di CL nelle università indipendentemente dalle varie forme di associazionismo. Anche il CLU si incontra annualmente (in genere nella prima metà di dicembre) per gli esercizi spirituali a Rimini.
Del movimento fanno parte anche esperienze di vita consacrata quali ad esempio i Memores Domini, la Fraternità San Giuseppe e la Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, le Suore di Carità dell'Assunzione, oltre a numerose vocazioni nell'ambito di famiglie religiose già esistenti (carmelitani, benedettini, francescani, trappisti, etc).
Con la morte di don Giussani, avvenuta il 22 febbraio 2005, la guida del movimento è passata al sacerdote spagnolo don Julián Carrón.
Vita di CL [modifica]
Fin dalle sue origini come Gioventù Studentesca, la vita del movimento di Comunione e Liberazione è centrata sulla preghiera svolta nella liturgia. L'esperienza di CL segue tre dimensioni, che Giussani indicava come fondanti l'esperienza cristiana: cultura, carità e missione. Il metodo di GS e poi di CL è rimasto immutato fino ad oggi.
La scuola di comunità [modifica]
Gesto distintivo e peculiare organizzato dal movimento è la catechesi detta scuola di comunità, generalmente sui testi di don Luigi Giussani o del Magistero, a cadenza quindicinale, organizzata dalle singole comunità e aperta a tutti.
Fin dai primi tempi di Gioventù Studentesca, Luigi Giussani ha stabilito come scopo primario l'educazione alla maturità cristiana e la collaborazione alla missione della Chiesa in ogni aspetto della vita. La scuola di comunità intende essere un metodo per verificare la presenza di Cristo nella propria vita, la ragionevolezza dell'Incarnazione, l'umanità nuova che nasce dalla comunione con Cristo attraverso la Chiesa.
Ogni comunità comincia tipicamente con una preghiera o un canto; c'è quindi una lettura di un testo di don Giussani. Segue una breve discussione, confrontando quanto letto con la propria esperienza personale, e si conclude con un canto, una preghiera e gli avvisi, ritenuti le "gambe su cui può camminare la comunità".
Liturgia e preghiera [modifica]
Giussani ha sempre utilizzato per sé e per il movimento semplicemente le preghiere e la liturgia della Chiesa, senza aggiunte o modifiche. Nella Messa si utilizzano spesso canti della tradizione della Chiesa (gregoriani, laude medievali, polifonici, etc.). Le celebrazioni eucaristiche, aperte a tutti, sono ridotte all'essenziale: senza "segni" (cioè senza applausi, senza arredi sacri particolari, etc.), senza "monizioni" (né interventi spontanei), secondo quanto permette il Messale Romano.
Giussani ha sempre promosso la liturgia delle Ore, che è recitata quasi sempre in gruppo ed in recto tono. Agli inizi degli anni settanta fu compilata una versione semplificata[4] del breviario ambrosiano, racchiusa in un ciclo di una sola "settimana" anziché quattro, che è in uso ancora oggi; i consacrati (Memores Domini, etc.) utilizzano invece il breviario della Chiesa cattolica.
Sulla scia della devozione mariana di don Giussani, la recita del rosario è frequente, e sono raccomandati in modo particolare anche il Regina Coeli, l'Angelus, il Memorare, la preghiera di san Bernardo (presente nel canto XXXIII della Divina Commedia) e l'invocazione allo Spirito (Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam).
Il canto e la musica [modifica]
La passione di don Giussani per la musica ed il canto sono un aspetto essenziale del movimento; secondo don Giussani il canto è «l'espressione più alta del cuore dell'uomo», «la carità più grande di tutte perché il canto rende vicino e visibile il mistero». Giussani stesso racconta che fin «dalla prima Messa di GS, la prima in assoluto» insegnò ai suoi ragazzi i classici della devotio moderna, a cui seguiranno poi canti solisti, popolari o polifonici del Cinquecento e del Seicento. Inizialmente circoscritti all'ambito della sola liturgia, i cori di CL si sono poi formati anche su altri generi (dagli spirituals ai canti degli alpini, dai canti brasiliani al Laudario di Cortona, dai canti gregoriani e ambrosiani ai canti tradizionali spagnoli, irlandesi, sudamericani).
Già nei primissimi tempi dell'insegnamento al Berchet don Giussani faceva ascoltare in classe, nelle sue lezioni di religione, dischi di Beethoven, Chopin, Brahms, e altri: l'ascolto e il commento di musica e canti è rimasto poi come uno dei fattori fondamentali della vita del movimento. Negli ultimi anni della sua vita Giussani ha fondato e diretto la collana di CD Spirto Gentil con i pezzi che riteneva meglio eseguiti, non solo di musica classica (tra cui Beethoven, Haydn, Mozart, Rachmaninov, Pergolesi) ma anche canti e musiche di altre tradizioni (ad esempio laudari medievali, canti popolari russi, canti popolari napoletani, canti baschi).
Non si rinnega tuttavia la musica contemporanea in quanto tale: anzi, il movimento ha accolto anche compositori, come il noto cantautore Claudio Chieffo, che don Giussani chiamava semplicemente "il poeta".
L'attenzione alla musica è tale che negli esercizi spirituali, ad eccezione dei momenti degli incontri, c'è sempre l'esecuzione di un canto o di un pezzo di musica classica.
Cultura [modifica]
La preoccupazione di Giussani di presentare la lettura di alcuni testi di personalità cristiane e non cristiane che potessero favorire una migliore comprensione dell'esperienza cristiana cominciò con la proposta del "libro del mese" che continua ancora oggi sotto forma di una collana della BUR, denominata I libri dello spirito cristiano. La proposta sull'ascolto della musica è invece nella collana di CD denominata Spirto Gentil. In CL si presta grandissima attenzione all'arte, intesa come una delle espressioni più alte dell'uomo.
Carità [modifica]
Gli aderenti al movimento sono educati alla carità attraverso la "caritativa". Questo gesto settimanale affonda le sue radici nell'abitudine dei primi giessini di riversarsi nel fine settimana nella povera Bassa Milanese per fare compagnia ai bambini, giocare con loro e fare catechismo. La caritativa non è intesa come volontariato o come gesto di solidarietà, ma come strumento di educazione del cuore alla gratuità. Attualmente le forme sono le più disparate: per esempio, dedicare un'ora della settimana a fare compagnia ai carcerati, ai malati, a fare doposcuola ai bambini, ecc.
Missione [modifica]
Tutto il movimento di CL è missionario, nel senso che si propone di portare ad ogni uomo la persona viva di Gesù. L'attenzione alla realtà missionaria propriamente detta è grandissima e affonda le sue radici negli anni sessanta, quando alcuni giessini milanesi partirono per il Brasile (paese cui il movimento sarebbe sempre stato legato) come missionari. Si tratta certamente dell'unico esempio missionario studentesco nella storia della Chiesa. In realtà quasi tutti i ragazzi di GS partiti dopo il '68 passarono nelle file dei movimenti marxisti, abbandonando il movimento, ad eccezione di don Pigi Bernareggi e di Rosetta Brambilla, ancora attualmente in Brasile.
Aspetti sociali [modifica]
Nell'insegnamento di don Luigi Giussani, la fede ha a che fare con ogni aspetto della vita, da cui la nascita in seno al movimento di circoli culturali, opere educative, cooperative di lavoro, attraverso cui Comunione e Liberazione si è diffusa assai più che per il tradizionale ambiente delle parrocchie. Al movimento è legata, ad esempio, l'associazione Compagnia delle Opere, nata nel 1986 e che riunisce migliaia tra imprenditori ed opere di carattere assistenziale ed educative. Una critica relativamente diffusa in ambienti laici verso questa associazione è che essa rappresenterebbe una struttura "tentacolare" volta a trasmette l'influenza e il potere di CL nella vita economica italiana; i sostenitori del movimento affermano al contrario che la Compagnia ha lo scopo di concretizzare nel mondo l'insegnamento di Don Giussani.
Il movimento è presente in circa settanta paesi in tutto il mondo[5].
Dal 1980 ogni anno, in una settimana della seconda metà di agosto, si svolge a Rimini il Meeting per l'amicizia fra i popoli, manifestazione in cui tramite incontri, eventi, mostre e dibattiti con esponenti del mondo della cultura, della politica, dell'industria e della finanza (sia italiani che stranieri), è evidenziato il coinvolgimento di CL con le più varie realtà religiose, politiche e sociali.
Dall'ambiente di CL è nata la fondazione Banco Alimentare, una ONLUS per la raccolta e la redistribuzione delle eccedenze alimentari (a cui si è poi aggiunto il Banco Farmaceutico) e l'AVSI (Associazione dei Volontari per il Servizio Internazionale).
Ancora da CL nasce nel 1982 il Sindacato delle Famiglie (SIDEF[6]), per la promozione dei diritti delle famiglie ed il riconoscimento della loro soggettività sociale, ipotizzando che l'Italia sia uno dei paesi europei che più penalizza le esigenze delle famiglie.
Da CL sono nati anche numerose altre iniziative dei più diversi àmbiti: Club Papillon[7], Teatro de Gli Incamminati[8], Consorzio Pan (progetti asili nido)[9], Famiglie per Accoglienza[10], Associazione Cilla[11], Russia Cristiana[12], Euresis[13], Teatro Elsinor[14], Federazione Opere Educative[15], Arcipelago Musica[16], ecc.
CL non prevede alcuna forma di tesseramento e pertanto non è possibile stimare con esattezza il numero di aderenti e simpatizzanti del movimento.
CL nell'ambiente universitario [modifica]
Alla base del movimento di Comunione e Liberazione c'è anche la presenza e il radicamento tra i giovani nelle scuole e nelle Università.
CL dichiara di non avere come scopo il fare politica quale movimento ecclesiale di educazione ad una matura vita di fede. Tuttavia alcuni aderenti al movimento di Comunione e Liberazione partecipano attivamente alla politica universitaria mediante liste universitarie (dichiaratamente apartitiche e indipendenti), così come alla politica locale, nazionale ed europea. Questo per seguire l'insegnamento della Chiesa di portare Cristo in tutti gli ambienti della società (cfr. Gaudium et Spes).
La presenza di CL nelle università inizia a partire dalla fine degli anni sessanta con la sigla informale CLU (Comunione e Liberazione - Universitari) ancora oggi utilizzata per indicare tutti i gruppi universitari ispirati a CL. Tale presenza è stata spesso però vista, soprattutto negli anni 70, solo come un elemento politico, tanto che Giussani stesso, nel febbraio 1976, richiamò i suoi sottolineando che «CL in università è un fatto politico più che un fatto ecclesiale, e questo ci strozza» e indicando un nuovo modo di stare in Università più aderente al messaggio cristiano.
La storia delle liste universitarie nate da aderenti a Comunione e Liberazione ha conosciuto negli anni successi ed insuccessi legati soprattutto al radicamento di CL sul territorio e nelle singole Università e attualmente fa riferimento a sigle come Student Office, Obiettivo Studenti, Lista Aperta per il Diritto allo Studio, Ateneo Studenti riunite in una federazione nata negli anni novanta e denominata Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (CLDS).
Negli atenei italiani il movimento di CL ha fatto sentire la sua voce con nette prese di posizione, dimostrazioni, volantinaggi, manifestazioni durante incontri pubblici su alcuni temi scottanti della politica italiana ed europea, esprimendosi contro l'aborto, l'utilizzo delle cellule staminali embrionali e a sostegno della legge 40/2004 sulla procreazione assistita (cfr. Politica italiana e CL), opponendosi al divorzio e al riconoscimento legale di coppie omosessuali e sostenendo la parità dei diritti tra scuole statali e private e per l'insegnamento della religione cattolica. Recentemente, anche negli atenei, CL ha preso posizione per quanto riguarda l'inserimento nel testo della Costituzione Europea del riferimento alle radici cristiane. Nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2008, ovvero nei momenti di tensione tra governo da una parte e studenti, ricercatori e professori dall'altra, a causa della legge 133 (che prevedeva tagli orizzontali nell'ambito dell'università pubblica, della ricerca e del settore lavorativo universitario) il movimento di CL ha assunto una posizione generalmente poco critica rispetto alla situazione, assumendo posizioni in parte favorevoli al decreto, in parte contrarie; gli esponenti di CL si sono generalmente astenuti dalle manifestazioni di piazza.
Nell'ultimo decennio diversi studenti provenienti dall'esperienza di CL hanno aderito a partiti, buona parte a Forza Italia, militando nelle sue file e presentando candidati nelle sue liste. Per esempio, a Milano, Lorenzo "Lollo" Malagola, studente di Comunione e Liberazione e rappresentante degli studenti in seno al CNSU, è stato eletto nel 2006 come consigliere comunale nelle liste di Forza Italia, seguendo le orme di Carlo Masseroli, ora assessore all'urbanistica del comune di Milano, e passato dagli organi universitari fino ai banchi del consiglio comunale.
La posizione delle liste vicine al movimento di CL per quanto riguarda la riforma Moratti sullo stato giuridico della docenza e la struttura dei corsi di laurea è stata di un sostanziale appoggio al Ministro (sia pure con alcuni distinguo), in opposizione ad alcuni settori del mondo accademico (all'interno della CRUI, tra i professori, parte della conferenza dei ricercatori e dei dottorandi) e della sinistra studentesca all'epoca maggioranza in seno al CNSU.
Un altro aspetto rilevante della presenza di CL in Università è rappresentato dalle iniziative cooperative. Nel 1977 alcuni studenti di CL fondarono infatti la Cooperativa Universitaria Studio e Lavoro (CUSL[17]) per offrire servizi di fotocopisteria, libri, materiale di cancelleria, convenzioni con negozi, oltre a gestire con i propri proventi iniziative legate al diritto allo studio con borse e facilitazioni.
Alla fine degli anni settanta le cooperative del Movimento Studentesco (di tradizione comunista) erano le uniche realtà organizzate ad usufruire degli spazi universitari per offrire servizi agli studenti e la CUSL, che per diversi anni aveva operato con "banchetti volanti", acquisì la prima sede stabile solo nell'agosto del 1982, con l'occupazione, la pulizia e l'allestimento in uno scantinato abbandonato del Politecnico di Milano[18].
Sempre alla sfera di CL appartiene l'associazione culturale Universitas University, con base a Milano e che raccoglie un ampio numero di docenti universitari facenti parte del movimento. Tra i documenti degni di nota si trova la difesa degli estensori della "Lettera ad una professoressa" (vedi CLDS) firmata da 18 docenti dell'Università degli Studi di Milano.[19]
Editoria [modifica]
La rivista ufficiale del movimento è il mensile Tracce[20], pubblicato in undici lingue, tra cui il russo ed il giapponese.
All'esperienza di CL si rifaceva il settimanale Il Sabato (pubblicato tra il 1978 ed il 1993).
Fino agli anni ottanta la casa editrice dei testi legati al movimento è la Jaca Book (che prende nome da una pianta sudamericana, la jaca nota come "pianta del pane"); dalla fine degli anni ottanta i libri di Giussani e di altri autori legati a CL vengono pubblicati da diverse case editrici (principalmente Marietti editore e RCS MediaGroup).
CL e la Chiesa [modifica]
La nascita del movimento viene tipicamente indicata come l'ottobre del 1954, cioè coincidente con l'inizio dell'insegnamento di don Giussani nel liceo Berchet di Milano; il movimento è stato a lungo nell'alveo dell'Azione Cattolica: solo nei primi anni settanta CL diverrà completamente autonoma dall'AC.
Il periodo di GS (1954-1969) [modifica]
Già durante la seconda metà degli anni cinquanta il cardinale di Milano Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) riportò a don Giussani le osservazioni di alcuni preti milanesi secondo i quali GS, contrariamente ai metodi dell'Azione Cattolica in cui era inserita, aveva abolito la tradizionale divisione tra associazioni maschili e femminili ed aveva privilegiato l'apostolato d'ambiente rispetto a quello della parrocchia. Montini però concluse: «io non capisco le sue idee e i suoi metodi, ma vedo i frutti e le dico: vada avanti così»[21].
Agli inizi degli anni sessanta, il vescovo di Crema riportava alcune critiche tra cui «GS non è un movimento della Chiesa, ma di un uomo, destinato a scomparire con lui»; mons. Franco Costa, assistente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), chiese inutilmente a Montini il drastico ridimensionamento di GS o dello stesso don Giussani. Le pressioni di Azione Cattolica e FUCI continuarono, finché nel 1965 GS fu finalmente inserita esplicitamente come movimento d'ambiente nelle strutture di AC (avendo come presidente l'allora studente Luigi Negri, oggi vescovo), ed il quarantatreenne Giussani fu inviato "in esilio" negli USA dal cardinale di Milano Giovanni Colombo per studiare teologia protestante. Giussani fu costretto a rientrare dopo appena cinque mesi per un intervento chirurgico alla cistifellea, e fu quindi incaricato di insegnare "introduzione alla teologia" all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (cattedra che tenne fino al 1990). Nel frattempo l'allora studente Angelo Scola (futuro cardinale di Venezia), veniva chiamato alla presidenza della FUCI milanese.
Nel numero di luglio del 1966 della Rivista Diocesana Milanese il cardinale Colombo annunciò di aver stabilito che i vertici di GS fossero i vicepresidenti di Azione Cattolica, e che i ragazzi avviati in GS proseguissero poi la loro formazione nella FUCI. Nello stesso anno Giuseppe Lazzati[22] chiedeva le dimissioni di tutta la presidenza della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica) in quanto troppo legati a GS[23].
Nel febbraio 1966 vengono denunciati da GS gli autori dell'inchiesta pubblicata da "La zanzara", giornalino studentesco del Liceo Parini di Milano, intitolata "Che cosa pensano le ragazze d'oggi", un dibattito sulla condizione femminile e sulla posizione della donna nella nostra società, condotta criticando la famiglia tradizionale e la morale sessuale in termini forti per quell'epoca. GS ribatté con un volantino firmato "Pariniani Cattolici", che pur accusando "la gravità dell'offesa recata alla sensibilità e al costume morale comune", era intitolato Protestiamo! Valori fondamentali della nostra tradizione sono la libertà e la democrazia.[24] Ne nacque un caso simbolo nella società italiana (seguito anche da Le Monde e dal New York Times), presentato come una questione di sesso tra studenti e rapidamente ripresa dalla stampa di sinistra e dai consiglieri comunali comunisti[25]. Un gruppo di genitori firmò un telegramma di solidarietà al preside della scuola, mentre altri genitori denunciarono alla magistratura gli autori dell'inchiesta, che vennero assolti, così come il preside del Liceo.
I rappresentanti di GS presentarono le proprie ragioni il 24 marzo successivo, in una sede del PIME, dove furono raccolte 4.500 firme a sostegno della posizione di GS, inviate ai giornali ed alle autorità di Milano.
Il 17 novembre 1967 esplose il Sessantotto italiano, proprio con un'occupazione all'Università Cattolica milanese, a cui parteciparono anche molti aderenti di GS, AC, FUCI, addirittura passando in alcuni casi a Lotta Continua e al Movimento Studentesco di Mario Capanna: la crisi che il Sessantotto accese in tutto il mondo cattolico cambiò profondamente la fisionomia di tutte le aggregazioni della Chiesa in Italia.
La progressiva distinzione fra Azione Cattolica e CL (1965-1972) [modifica]
Nonostante la tensione con l'Azione Cattolica, fino ai primissimi anni settanta ai vertici dell'AC vi erano ancora giovani provenienti da GS. Per esempio, nel giugno 1970 Massimo Camisasca venne eletto vicepresidente dei giovani di Azione Cattolica, carica che avrebbe mantenuto fino al 1972.[26]
Il 18 giugno 1971 la presidenza nazionale della FUCI emise un comunicato in cui diceva: «Preso atto che CL ha una sua organizzazione e un suo discorso su scala nazionale... è risultato più realistico considerare la FUCI e CL come due realtà distinte»; nell'ottobre successivo il cardinale Colombo andò anche oltre, affermando che «i gruppi di CL non sono un'alternativa all'AC ma sono solo un libero e legittimo movimento di apostolato». Queste prese di posizione portarono in meno di un anno al distacco definitivo di CL da AC, un distacco certamente non voluto da Giussani che fino all'ultimo dichiarò al cardinale Colombo di non aver mai voluto creare una struttura accanto ad altre strutture, ma solo sviluppare la propria opera all'interno delle strutture ecclesiastiche esistenti.
Dal rapporto epistolare tra il cardinale Colombo e Giussani emergerà poi la necessità di dotare CL di una qualche forma statutaria.
Dall'accusa di «integrismo» al riconoscimento (1972-1982) [modifica]
Negli anni immediatamente successivi al 1968, un periodo in cui tutte le associazioni ecclesiastiche erano in crisi, presso alcuni ambienti si vedeva con perplessità l'espansione di un movimento che faceva capo non ai vescovi ma ad un sacerdote. Il vescovo Franco Costa, incaricato dalla CEI di tracciare un documento su CL, formulò un'accusa di «integrismo»[27] che a causa dell'importanza dell'estensore rimase a lungo come etichetta di CL.
Nel documento di Costa, l'accusa di «integrismo» coesisteva con un'accusa diametralmente opposta (quella di essere un movimento carismatico) a causa della rapida diffusione di CL in tutta Italia. Giussani ha sempre spiegato tale diffusione nei termini di propagazione di un'amicizia cristiana.
Un primo informale incoraggiamento pontificio al movimento di Comunione e Liberazione venne il 23 marzo 1975 da parte di papa Paolo VI. Dopo un incontro in piazza san Pietro, in cui erano presenti diciottomila ciellini[28], Paolo VI fermò Giussani per dirgli «questa è la strada: vada avanti così! Coraggio, coraggio, lei e i suoi giovani, perché questa è la strada buona», ripetendo lo stesso incoraggiamento di vent'anni prima[29].
Paolo VI incaricò esplicitamente l'allora segretario della CEI mons. Enrico Bartoletti di seguire CL. Con Bartoletti sembrò che il riconoscimento fosse vicino, ma la sua morte improvvisa nel marzo 1976 riportò tutto in alto mare per altri quattro anni.
Papa Paolo VI, nell'udienza del 28 dicembre 1977, disse agli universitari di CL presenti: «siamo molto attenti all'affermazione che andate diffondendo del vostro programma, del vostro stile di vita, dell'adesione giovanile e nuova, rinnovata e rinnovatrice, agli ideali cristiani e sociali che vi dà l'ambiente cattolico in Italia», ricordando anche il loro «fondatore» don Giussani. Pochi anni dopo, CL avrebbe ottenuto il riconoscimento pontificio.
Con un decreto dell'11 luglio 1980, infatti, l'abate di Montecassino, Martino Matronola, conferì la personalità giuridica all'associazione laicale denominata "Comunione e liberazione" ed eresse la Fraternità di Comunione e Liberazione, invitando gli altri Ordinari diocesani a che venisse "accolta, aiutata e incoraggiata". Nel novembre successivo il cardinale Ugo Poletti la riconobbe a Roma, e prima della fine dell'anno fu riconosciuta anche a Catania ed in numerose altre diocesi italiane. Il 30 gennaio 1982 una nota del Pontificio Consiglio per i Laici considerò l'approvazione pontificia della Fraternità un fatto compiuto, «anche perché il Santo Padre ha manifestato la sua augusta mens, favorevole alla concessione della personalità giuridica pontificia»[30]; il decreto pontificio di papa Giovanni Paolo II seguì poco meno di due settimane dopo, l'11 febbraio 1982. Come presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione fu nominato un laico, il medico Giancarlo Cesana, anche se la guida della Diaconia centrale della Fraternità veniva assegnata a don Luigi Giussani.
L'11 febbraio 2002 lo stesso Giovanni Paolo II scrisse a Giussani una lettera per i vent'anni di riconoscimento pontificio, in cui affermò che CL «ha voluto e vuole indicare» all'uomo di oggi «non una strada, ma la strada», e tale strada «è Cristo»[31].
Il 24 marzo 2007 papa Benedetto XVI ha voluto ricevere in udienza in Piazza S.Pietro l'intera comunità di CL in occasione del venticinquesimo anniversario della Fraternità. Agli oltre centomila presenti ha ricordato le parole del predecessore e rinnovato la stima e la benedizione nel cammino verso Cristo.
CL e la politica [modifica]

Secondo l'insegnamento di don Giussani, la fede cristiana ha la forza di dare forma ad ogni aspetto della vita, con ogni espressione umana (religiosa, artistica, politica, etc). Proprio perché CL è un movimento ecclesiale e di carattere educativo su tutta la realtà (così come Giussani ha sempre voluto), i giudizi e l'attività dei singoli, partendo dalla propria esperienza di fede, si sono in vari casi rivolti anche alla sfera politica (per esempio sulla questione dell'aborto). Le prese di posizione e i giudizi sui temi di attualità sono stati al centro di diverse polemiche soprattutto per il dichiarato carattere cristiano che li contraddistingueva.
Un episodio particolarmente significativo avvenne durante un'assemblea alla Cattolica nel 1973, quando il coro di CL cantò La ballata del potere di Claudio Chieffo. Il giornalista Walter Tobagi riporta che nel momento in cui il coro intonò la strofa «forza compagni: rovesciamo tutto e costruiamo un mondo meno brutto», i ragazzi del Movimento Studentesco, che erano rimasti un po' stupiti e un po' ridacchiosi di fronte alla scena cominciarono ad applaudire. Ma l'applauso si trasformò in una fischiata quando il coro arrivò all'ultima strofa: «Ora tu dimmi, come può sperare un uomo, se ha in mano tutto, ma non ha il perdono?».[32]
Il movimento popolare [modifica]
Le prime timide apparizioni "politiche" di aderenti a CL risalgono all'inizio degli anni settanta, generalmente in appoggio alla Democrazia Cristiana, visto ancora come il "partito cattolico". La prima vera battaglia politica fu il referendum sul divorzio del 12 maggio 1974, in cui il fronte cattolico si presentava diviso: per esempio le ACLI furono favorevoli al divorzio, l'Azione Cattolica non prendeva posizione ufficiale, altre formazioni ecclesiali – fra cui CL – si dichiararono contro fin dall'inizio. CL organizzò manifestazioni ed incontri pubblici per promuovere le ragioni del "sì" al referendum per l'abrogazione del divorzio, ma il referendum fu vinto dai "no"; ciò portò ad una lunga riflessione all'interno di CL sull'efficacia delle manifestazioni e degli incontri.
Un anno dopo, il 29 maggio 1975, nacque il Movimento Popolare ad opera di Roberto Formigoni ed altri membri di CL. Alle amministrative del 20 giugno 1975 la formazione guadagnò cinque eletti al comune di Milano, e diversi altri nel resto dell'Italia. Il 27 giugno 1975 il primo comunicato stampa di CL sulle elezioni affermava: «nonostante il calo percentuale della DC, un nuovo movimento cattolico è nato». Il movimento fu denominato Movimento Popolare, senza l'aggettivo "cattolico", perché non si voleva scomodare un riferimento così impegnativo alla Chiesa cattolica.
Nel Movimento Popolare confluirono molti dalla CISL, dalla DC, dalle ACLI, dall'Azione Cattolica e da altri ambienti, ma la stampa continuò a considerare il Movimento Popolare come l'espressione politica di CL. Giussani stesso, nel febbraio del 1976, ebbe ancora a lamentarsi che nelle università CL veniva considerata «un fatto politico più che un fatto ecclesiale»; nel maggio successivo Giussani e Formigoni scrissero ufficialmente a tutti i responsabili di CL che «il soggetto pubblico promotore di tutte le iniziative in campagna elettorale deve essere il Movimento Popolare, non CL; ciò al fine di evitare gravi equivoci sulla natura ecclesiale del nostro movimento... Non esistono candidati di CL, né nelle liste DC, né in alcuna altra lista. Esistono nella lista DC sei candidati che liberamente condividono l'esperienza di CL».
I responsabili del Movimento Popolare affermavano che «alla radice del nostro modo di fare politica c'è un atteggiamento religioso», ma all'iniziale sostegno dato alla DC si affiancò gradualmente una polemica sul metodo democristiano, in particolare sul tema dell'aborto[33]. Altre attività del Movimento Popolare riguardarono l'attività a favore dei boat people e della Polonia di Solidarność.
Gli anni d'oro del Movimento Popolare sono tra il 1984 ed il 1985.
Dopo la tempesta di Tangentopoli, che aveva spazzato via anzitutto la DC cui il Movimento Popolare faceva riferimento, il Movimento Popolare si sciolse.
Violenze contro CL negli anni della contestazione [modifica]

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I giudizi politici (l'appoggio alla Democrazia Cristiana, le prese di posizione sul divorzio, etc) fecero guadagnare a CL prima e al Movimento Popolare poi l'antipatia di movimenti politici sia di destra che di sinistra.
Dal 16 marzo 1973 L'espresso pubblicò una serie di articoli evidenziando la consistenza numerica di CL e qualificandola come «gli extraparlamentari della DC»: CL guadagnava così l'attenzione della stampa e degli ambienti della scuola e dell'università. Dal febbraio del 1974 si registrarono a Milano le prime aggressioni agli aderenti di CL sia nella scuola (nello stesso liceo Berchet e all'ITIS Molinari) che all'università (alla Statale) da parte di organizzazioni sia di sinistra (come Avanguardia Operaia e Movimento Studentesco) che di destra (come FUAN e Avanguardia Nazionale).
In vista del referendum sul divorzio (maggio 1974), a causa della posizione dichiaratamente contraria al divorzio da parte dei ciellini, le organizzazioni ostili a CL la definirono «CL organizzazione giovanile della DC», «organizzazione squadristica di CL», «gruppo reazionario clerico-fascista al soldo di DC e padronato»; aumentarono le aggressioni tese ad impedire assemblee e volantinaggi di CL, stavolta anche in altre regioni d'Italia. Nel giugno successivo gli universitari ciellini vengono aggrediti da esponenti del Movimento Studentesco durante una funzione religiosa nella chiesa della Statale di Milano; nei volantinaggi del Movimento Studentesco si chiedeva sempre di «togliere agibilità politica a CL» poiché «CL non ha il diritto di parlare in università». Nel dicembre successivo il manifesto afferma che sarebbero presenti in CL «alcuni squadristi di Ordine Nuovo», dando al Movimento Studentesco il pretesto per ulteriori aggressioni nonostante la smentita di Roberto Formigoni. CL si troverà contro perfino gruppi di ispirazione cristiana come Gioventù ACLIsta e Cristiani per il Socialismo[34]. Un discreto numero di studenti e professori ciellini finirà all'ospedale a seguito delle aggressioni. «È una colpa sociale essere cristiani», commenterà amaramente il cardinale Ugo Poletti sulle pagine de L'Osservatore Romano.
Un volantino delle Brigate Rosse nel dicembre 1975 indica CL come uno strumento della «campagna clerico fascista scatenata dal Vaticano contro il pericolo comunista» e i ciellini come «provocatori di professione al soldo dell'imperialismo». Ancora nel 1975 Il Messaggero pubblica una notizia intitolata: «Picchiati studenti integralisti di Comunione e Liberazione». Il 14 febbraio 1976 appare contemporaneamente su La Stampa e il manifesto la notizia che CL sarebbe «un'organizzazione politica creata dalla CIA e foraggiata con due miliardi di lire». Nonostante le smentite e la pubblicazione dei dati sull'autofinanziamento di CL e la querela ai due giornali, la notizia viene amplificata dalla stampa e le aggressioni si moltiplicano: già nello stesso febbraio ci furono diversi attacchi con bombe Molotov contro sedi di CL, con lo slogan «le sedi di CL si chiudono col fuoco», devastazioni o distruzioni di locali usati da ciellini, auto, proprietà, aggressioni con spranghe e mazze (il 17 giugno 1979 La Stampa e Il manifesto smentiranno quelle che erano state definite 'assurde calunnie'). Un attentato con bombe Molotov devasterà anche la sede della Jaca Book, una casa editrice che annoverava tra i suoi fondatori alcuni giovani di CL.
Nel luglio 1977 le Brigate Rosse gambizzano Mario Perlini, in quanto «segretario regionale dell'organizzazione di Comunione e Liberazione» (volantino BR del 14 luglio 1977), il 23 ottobre 1977 gambizzano Carlo Arienti, in quanto «uomo di punta di Comunione e Liberazione».
Politica italiana e CL [modifica]
I più noti esponenti politici italiani direttamente legati a CL sono l'attuale presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il vicepresidente del Parlamento Europeo Mario Mauro, il fondatore dell'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà Maurizio Lupi e, in passato l'ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione.
Con lo scioglimento del Movimento Popolare e la dissoluzione della Democrazia Cristiana, l'attenzione politica degli aderenti al movimento si è, nella maggior parte dei casi, spostata ad alcune componenti della Casa delle Libertà; vi sono state diverse eccezioni, come ad esempio il sostegno di parte del movimento a Democrazia Europea nelle elezioni politiche 2001, e a esponenti di centro-sinistra soprattutto in occasione di elezioni amministrative (per esempio in Campania e Toscana).
Dopo le esplicite prese di posizione in occasione dei referendum sull'aborto e sul divorzio (sui quali il mondo cattolico si era presentato frammentato e diviso), in occasione dei referendum abrogativi del 2005 in materia di procreazione medicalmente assistita l'intero movimento si è compattato attorno alla campagna per l'astensione, che ha visto impegnato la stragrande maggioranza del mondo cattolico italiano; CL si è sempre espressa negativamente sull'uso delle cellule staminali embrionali a scopo di ricerca.
Critiche a CL [modifica]
Le critiche espresse nei confronti di CL si possono riassumere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell'àmbito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa cattolica, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti della Chiesa.
Su aspetti politico-economici [modifica]
Secondo alcuni un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica, né direttamente (impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l'aborto nel 1981 o a favore dell'astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005), né indirettamente (con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici; il caso più noto è Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Giunta della Regione Lombardia). D'altro canto chi ritiene che un movimento ecclesiale possa occuparsi di politica, trova ingiustificato il sostegno di esponenti di partiti che diffondono valori lontani da quelli cristiani.
Storicamente, le critiche riguardanti la politica sono venute da destra e da sinistra, con una forte predominanza da quest'ultima a causa sia della massiccia presenza di liste collegate alla sinistra nelle università (per esempio il Movimento Studentesco, detentore negli anni settanta della maggioranza dei consensi nelle università milanesi, fu il più prolifico di critiche ed attacchi a CL), sia del fatto che l'orientamento politico degli aderenti al movimento è stato per la maggioranza dei casi di centro o centrodestra.
Fino a tutti gli anni settanta negli ambienti di GS prima e di CL poi si era utilizzato un linguaggio e uno stile prossimo a quello della sinistra[35] (cfr. ad esempio tra i canti di CL, o tra le pubblicazioni della Jaca Book, o lo stesso termine «liberazione» del nome «Comunione e liberazione», in antitesi agli slogan comunisti dell'epoca). Ciò non poteva che portare a critiche da parte di ambienti di estrema sinistra, storicamente ostili a CL e che hanno sempre criticato tale movimento ecclesiale in termini di politica e di economia, per esempio contestando una presunta "economia parallela" (nella Compagnia delle Opere) capace di portare la sua influenza nel mondo politico italiano.
Nel 2003 scoppiò uno scandalo, legato all'ambiente cooperativo vicino a Comunione e Liberazione. Vennero inquisiti diversi dirigenti e fornitori della società cooperativa di ristorazione "La Cascina" con l'accusa di truffa aggravata, frode in pubbliche forniture, falso ideologico, turbativa d'asta, somministrazione di sostanze alimentari in modo pericoloso per la salute pubblica. Il procedimento si è poi concluso con il proscioglimento degli indagati. La cooperativa, attiva dal 1978, è ancora oggi uno dei leader nazionali nel settore della ristorazione collettiva e si occupa di gestire mense universitarie, scolastiche, ospedaliere e dal 2002 anche la buvette del Senato; la cooperativa si occupa anche della gestione dei buoni pasto Break Time.[36]
Una critica poco visibile è quella rivolta agli esponenti di CL che hanno raggiunto posizioni di rilievo nella società: essa ha ad oggetto l'osservazione che tutti i collaboratori sarebbero scelti tra gli esponenti di CL secondo un'usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l'occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica[37]
Un esempio è quello della regione Lombardia, ove, dal momento in cui è divenuto presidente, Formigoni si è circondato nel suo incarico, e quindi in posti di lavoro nell'Ente pubblico, di un gran numero di simpatizzanti e persone interne al movimento, escludendo di fatto gli oppositori[38]. Oppure di recente nel Conservatorio di Milano (il più grande e, forse, importante d'Italia), la conquista del potere effettivo (non quello di presidente) da parte di un gruppo di professori esponenti di CL hanno generato una velocissima perdita di potere da parte di chiunque non condivida gli ideali dettati da don Giussani[39].
Al livello universitario una critica ulteriore è il ruolo monopolistico acquisito dalla CUSL nella pubblicazione soprattutto del materiale interno (dispense) di cui ogni studente necessita per gli studi, ma anche nella produzione libraria, nonostante l'obiettivo principale della CUSL sarebbe quello di fornire un servizio allo studente. La CUSL è stata inoltre più volte diffidata da gruppi spontanei di studenti dall'allestire chioschi ed apporre propria pubblicità in fronte all'ingresso di Corsi di Sostegno da essa non organizzati, tesserando all'ingresso tutti i partecipanti con il pretesto dell'"iscrizione" a detti corsi, ed incrementando così artificialmente sia le statistiche riguardanti il numero dei propri sostenitori, sia le statistiche degli affiliati a CL. A fronte di tali atti, numerose sono state le restituzioni delle tessere CUSL da parte di studenti non disposti a partecipare, di fatto ed involontariamente, ad operazioni assai prossime alla truffa[40].
Sempre in campo universitario, in numerose Facoltà [41][42][43][44] sono presenti Docenti e Ricerctori direttamente affiliati a CL in quantità tali da non lasciare alcun dubbio su canali preferenziali di accesso alle pochissime posizioni di ruolo stabile e dirigenziali, a danno dei non-affiliati. Dovendo essere i concorsi universitari svolti in modo anonimo, tali canali preferenziali implicherebbero inoltre una diretta manipolazione dei concorsi da parte di tali Docenti.
Dal novembre 2008, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta risulta indagato per reati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata in riferimento a presunti favori per l'affidamento ad una holding di cooperative legata al movimento Comunione e Liberazione dell'appalto per la ristorazione di un centro di assistenza per richiedenti asilo nel comune di Policoro[45].
Da ambienti della Chiesa cattolica [modifica]

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Un appunto spesso mosso a CL, fin dai primissimi anni del Concilio Vaticano II, è che in CL «non si parla del Concilio». A questa obiezione già all'epoca rispose don Giussani: «Non ne parlavamo, lo vivevamo». Lo stile di CL, che le gerarchie ecclesiastiche indicheranno inizialmente come «movimento di apostolato d'ambiente», per giunta propagatosi attraverso un sacerdote anziché nell'ambito organizzativo dei vescovi, non poteva incontrare immediatamente il gradimento di quanti erano convinti della necessità dell'istituzionalizzazione di ogni movimento entro il sistema delle parrocchie (in realtà, ciò è storicamente avvenuto solo per l'Azione Cattolica). Giussani stesso ebbe a lamentarsi col cardinale Colombo di sentirsi «emarginato», dichiarando di non aver mai voluto creare una nuova struttura da affiancare alle altre esistenti nelle parrocchie. Solo con il riconoscimento pontificio (e con l'emergere di numerose altre aggregazioni ecclesiali, così come auspicato dal Concilio Vaticano II), si ridurrà questo genere di polemiche.
Come altri movimenti ecclesiali di rapida e grande diffusione, Comunione e Liberazione è stata accusata più o meno velatamente di proselitismo[46], anche da parte di alcune associazioni cattoliche tradizionali, con particolare riferimento agli ambienti della scuola e dell'università. Da tale accusa CL si difende ricordando la diffusione del movimento attraverso rapporti di amicizia piuttosto che con "discorsi o progetti organizzativi": secondo l'insegnamento di don Giussani, «non si costruisce una realtà nuova con dei discorsi o dei progetti organizzativi, ma vivendo gesti di umanità nuova nel presente» (intervento ad Assago del 1976).
Sempre all'interno della Chiesa, CL fu accusata di modernismo dalle ali più tradizionali e di tradizionalismo da quelle più progressiste. Tali critiche non sono mai state accolte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Parecchie rilevanti correnti cattoliche, emblematica la posizione di Lazzati, contestano a CL un'organizzazione ritenuta settaria, plutocratica ed asservita a scopi politici. Inoltre la visione antropologica propria del movimento è ritenuta antitetica con la morale trascendente e relazionale di alcuni tradizionali ordini cattolici, come ad esempio la Compagnia di Gesù.
Su aspetti religiosi, sociali e culturali [modifica]
Da ambienti esterni alla Chiesa cattolica provengono critiche di tipo "religioso": c'è per esempio chi ha parlato di una sorta di "americanizzazione"[47] di CL che porterebbe ad un cristianesimo «degenerante per la cultura occidentale»; in questo movimento, infatti, gli Stati Uniti d'America sarebbero visti come un «punto di partenza per rilanciare l'evangelizzazione del mondo»[48]. Don Giussani aveva in più occasioni parlato di «svuotare lo Stivale» (cioè diffondere fuori dell'Italia il movimento, in obbedienza alle indicazioni missionarie del papa[49]).
Poiché, secondo gli aderenti, l'impostazione della cultura di CL è la testimonianza dell'incontro cristiano in ogni ambito della vita (scuola, lavoro, impegno sociale e impegno politico), critiche a CL sono giunte anche da questi ambiti. Alcune critiche fanno riferimento alla massiccia presenza di CL negli ambienti scolastici, in particolare, i licei classici[50]. Sono note le polemiche circa la presenza nelle scuole di insegnanti di religione facenti riferimento al movimento e che organizzerebbero le lezioni in classe sullo schema di quanto avviene per la scuola di comunità (preghiere, testi, metodi facenti riferimento alla figura di don Giussani). A ciò si aggiungono accuse di «comunicazione della celebrazione di una Messa» e di «domande strutturate sulla base dei due discorsi del papa» nei confronti di professori e studenti non appartenenti al movimento, in seno all'ambiente scolastico[51].
Ulteriori critiche a CL sono sorte in virtù di particolari prese di posizione in campo sociale e culturale[52]. CL è stata accusata di revisionismo storico per quanto riguarda il Risorgimento italiano (al Meeting di Rimini, infatti, sono stati presentati negli ultimi anni testi di diversi autori con un punto di vista critico sul Risorgimento).
Vescovi provenienti da CL [modifica]
Da CL provengono:
Il cardinale Angelo Scola (patriarca di Venezia)[53]
Il cardinale Carlo Caffarra (arcivescovo di Bologna)[54][55][56]
e diversi vescovi, tra cui:
Eugenio Corecco (vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera)
Luigi Negri (vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro)
Giancarlo Vecerrica (vescovo di Fabriano-Matelica)
Michele Pennisi (vescovo di Piazza Armerina)
Giuliano Frigeni (vescovo di Parintins, in Brasile)
Filippo Santoro (vescovo di Petrópolis, in Brasile)
Giancarlo Petrini (vescovo ausiliare di Salvador de Bahia, in Brasile)
Javier Martínez (arcivescovo di Granada, in Spagna)
Paolo Pezzi (arcivescovo di Mosca, in Russia)
Guido Zendron (vescovo di Paulo Afonso, in Brasile)
Dario Walter Maggi[57] (vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador)
All'elezione episcopale hanno tutti lasciato ogni attività direttiva di CL.
Note [modifica]
^ Cfr. Memoria di Don Francesco Ricci.
^ Lettera autografa di papa Giovanni Paolo II a Luigi Giussani per il ventesimo anniversario della Fraternità di CL (febbraio 2002).
^ Lettera di Luigi Giussani a papa Giovanni Paolo II per i 50 anni del movimento di Comunione e Liberazione (aprile 2004).
^ Il libro delle Ore, edizioni Jaca Book (ultima ristampa aprile 2006), con imprimatur di Giuseppe Martinoli, vescovo di Lugano, maggio 1975. Il volume, originariamente inteso per gli studenti delle scuole superiori, è stato poi utilizzato in tutto il movimento.
^ Il sito web del movimento riporta l'elenco di 61 paesi dove CL è presente in forma organizzata e riconosciuta. A questi vanno aggiunti paesi, soprattutto africani e asiatici, nei quali la presenza del movimento è limitata in particolare a quella di missionari cattolici o famiglie e singoli residenti o nei quali gli aderenti fanno riferimento alle comunità dei paesi più prossimi.
^ SIDEF - Sindacato delle famiglie.
^ Club Papillon.
^ Teatro de Gli Incamminati.
^ Consorzio PAN.
^ Famiglie per Accoglienza.
^ Associazione Cilla.
^ L'associazione Russia Cristiana, fondata da padre Romano Scalfi, promuove la rinascita spirituale e religiosa in Russia, attraverso un intenso dialogo con le chiese ortodosse e la pubblicazione di libri religiosi in lingua russa.
^ Euresis.
^ Teatro Elsinor.
^ Federazione Opere Educative.
^ Arcipelago Musica.
^ Cooperativa Universitaria Studio e Lavoro.
^ «Nelle università italiane alla fine degli anni settanta le cooperative del Movimento Studentesco godevano di fatto del monopolio degli spazi. Per questo la CUSL non ebbe vita facile, specialmente nel suo sorgere (...) Gli ingegneri organizzarono una raccolta di firme cui aderirono ben centosessanta docenti, nel luglio 1982»; secondo la testimonianza di uno di quelli che occuparono lo scantinato, «il locale aveva delle grate e dei finestroni, da cui abbiamo introdotto i materiali. (...) Appendemmo anche una croce in legno, grande, che la sera prima avevamo trovato in una pattumiera del Politecnico» (citazioni da Massimo Camisasca, Comunione e Liberazione. Il riconoscimento (1976-1984), San Paolo, 2006, pagg. 91-92).
^ A proposito di lettere aperte e porte chiuse. È una questione della ragione.
^ Tracce (Litterae Communionis).
^ Le notizie riassunte in questo paragrafo e nei successivi vengono dai documenti citati in Massimo Camisasca, Comunione e Liberazione: le origini, indicato nella bibliografia.
^ Fino alla fine degli anni cinquanta la polemica tra AC e GS riguardava solo il metodo: Giuseppe Lazzati e Luigi Giussani si alternavano spesso in conferenze e lezioni sia per GS che per AC. La polemica con l'Azione Cattolica prima e la FUCI poi si era accesa perché mentre GS insisteva su un'educazione "unitaria", da parte dell'AC e della FUCI si voleva una distinzione netta tra i rami religioso, culturale e sociale. L'Azione Cattolica, inoltre, aveva suoi schemi e metodi (rigida divisione tra gruppi maschili e femminili, collocazione nelle parrocchie, etc.) nei quali GS non si riconosceva.
^ La lettera di Lazzati è citata dal gesuita Piersandro Vanzan, Pazienza e dialogo in «bonum ecclesiae», in Vita Pastorale, n.8-9 (1988), pp.127-130. La polemica tra Lazzati e CL proseguì «anche dopo la morte dello stesso Lazzati», con la pubblicazione postuma di un inedito di Lazzati contenente critiche alla gerarchia ecclesiastica ed a CL.
^ Sulla stampa, il tema della democrazia emerso dal caso "La Zanzara" fu riconsiderato solo diverse settimane dopo (cfr. ad esempio Le associazioni studentesche centri di vita democratica, Avanti!, 22 aprile 1966).
^ Cfr. per esempio Solleva un putiferio "La Zanzara" del Parini (Avanti! 23 febbraio 1966); Mobilitata la macchina giudiziaria contro un giornale di studenti liceali (l'Unità, 23 febbraio 1966). I consiglieri comunali comunisti di Milano intervennero in difesa de "La Zanzara" insieme ad alcuni professori del liceo.
^ Camisasca, successivamente ordinato sacerdote, fondò nel 1985 la Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, di cui è tuttora superiore.
^ Mons. Costa utilizzò deliberatamente il termine integrismo anziché il termine integralismo; comunemente i due termini sono considerati sinonimi.
^ Giovani di tutto il mondo in Piazza San Pietro, L'Osservatore Romano, 24 marzo 1975.
^ Papa Montini rivelò poi la sua delusione per il comportamento ambiguo di Azione Cattolica e FUCI in occasione del referendum contro il divorzio del 1974, in contrasto con la presa di posizione netta di CL. Cfr. Massimo Camisasca, Comunione e Liberazione. La ripresa (1969-1976), San Paolo, pagg.308-309.
^ Giovanni Paolo II era notoriamente favorevole a CL. «Wojtyla arrivò a dire parlando ai ciellini: "Il mio modo di vedere le cose è simile al vostro, anzi è lo stesso". Una volta gli scappò un "noi ciellini" che non era una battuta» (da Il dono di una vita, su Famiglia Cristiana n. 9/2006; cfr. anche scheda su Don Giussani di Vittorio Messori).
^ Lettera di papa Giovanni Paolo II a don Luigi Giussani per il ventesimo anniversario della Fraternità di CL (11 febbraio 2002). La lettera è stata inviata eccezionalmente per il ventesimo anniversario, contrariamente alla tradizione pontificia dei venticinquesimi, cinquantesimi e centesimi anniversari.
^ Walter Tobagi, Sì, rovesciamo tutto, ma in nome di Cristo, in Corriere d'informazione, 31 marzo 1973. Il Corriere d'informazione era il quotidiano pomeridiano del Corriere della sera; cessò le sue pubblicazioni il 15 dicembre 1981.
^ Ciò avvenne in particolare tra il 1978, anno della legge, ed il 1981, anno del referendum. La legge sull'aborto, la 194/1978, porta infatti la firma di sette democristiani.
^ I Cristiani per il Socialismo, costituiti in Cile nel 1971 e approdati in Italia nel 1973, furono coordinati in Italia dall'ex abate benedettino Giovanni Franzoni e dall'ex sacerdote salesiano Giulio Girardi.
^ Al Meeting di Rimini del 2006 Pierluigi Bersani ha affermato: «Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito Comunista Italiano, per un po' pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e Libertà. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse» (cfr. Sandro Magister, Da Giussani a Bersani, da L'espresso n.33 del 18-25 agosto 2006; nello stesso testo Magister riporta che Bersani avrebbe detto ai ciellini che «se vuol rifondarsi, la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra ideale»).
^ Dal libro Delenda DC.
^ Nella corsa a Montecitorio favoriti gli uomini di don Giussani, Merateonline, 28 agosto 2000.
^ Formigoni sospende dal lavoro con lo stipendio decurtato il funzionario pubblico Enrico De Alessandri, per aver pubblicato un libro in cui denuncia lo strapotere di Comunione e Liberazione in Lombardia. URL consultato il 02 febbraio 2010.
^ TeoPol.it
^ Università di Pavia, Anni Accademici dal 1985-86 al 1993-94
^ Università di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia
^ Università di Pavia, Facoltà di Ingegneria
^ Università di Bergamo, Facoltà di Ingegneria
^ Aree della Direzione Scientifica e della Divisione di Ingegneria Clinica dell'IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia
^ Sono Letta, Gianni Letta e risolvo problemi (a CL) Documento PDF
^ http://www.dongiorgio.it/pagine/pagine.php?id=472&nome=prima
^ Giovanni Vinciguerra, Il Meeting dell’Americanizzazione? Cronaca di una svolta cruciale, dicembre 2003.
^ Miguel Martinez, Le saponette dell'Impero, VII parte.
^ Cfr. discorso di Giovanni Paolo II per il trentennale di CL (29 settembre 1984): «andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace che si incontrano in Cristo Redentore».
^ Gentiana S., La mia esperienza in Comunione e liberazione Corriere della Sera
^ Progetto ora alternativa, Lettere: storie di ordinaria discriminazione, dal sito dell'UAAR.
^ Giacomo Gullo, segretario della Sinistra giovanile, Ben venga una mostra sugli orrori dello stalinismo, ma con rigore.
^ L' ammonimento del cardinale Scola «L' Occidente vive in modo osceno», Corriere della Sera, 28 agosto 2004
^ Caffarra finalmente cardinale E Bologna scavalca Parigi, La Repubblica, 23 febbraio 2006
^ IL CARDINALE CAFFARRA «Don Giussani, dono di Dio alla sua Chiesa», Tracce, 18 maggio 2009
^ La lezione di Caffarra a Cl, 26 agosto 2009
^ Mons. Valter Dario Maggi nominato vescovo ausiliare a Guayaquil in Ecuador.
Bibliografia [modifica]
Si veda anche la bibliografia di Luigi Giussani.
Storia del movimento [modifica]
Un avvenimento di vita, cioè una storia. Itinerario di quindici anni concepiti e vissuti - interviste e conversazioni con Luigi Giussani, con un'introduzione del cardinale Joseph Ratzinger, (Edit - Il Sabato, 1993)
La Fraternità di Comunione e Liberazione. L'opera del movimento di Luigi Giussani, (San Paolo, 2002)
Il movimento di Comunione e Liberazione. Conversazioni con Robi Ronza di Luigi Giussani, (Jaca Book, 1987)
Comunione e Liberazione - Le origini (1954-1968) di Massimo Camisasca, (San Paolo, 2001), con introduzione di Joseph Ratzinger
Comunione e Liberazione - La ripresa (1969-1976) di Massimo Camisasca, (San Paolo, 2003), con introduzione di Giacomo Biffi
Comunione e Liberazione - Il riconoscimento (1976-1984) di Massimo Camisasca (San Paolo, 2006), con introduzione di Paul Josef Cordes
Comunione e Liberazione di Salvatore Abbruzzese (Il Mulino, Bologna, 2001)
Testi critici [modifica]
In italiano [modifica]
"Le armate del Papa. Focolarini, Neocatecumenali, Comunione e Liberazione. I segreti delle misteriose e potenti nuove sette cattoliche" di Gordon Urquhart (Ponte alle Grazie, Firenze, 1996) .


"Gli estremisti di centro. Il neo-integralismo cattolico degli anni '70: Comunione e Liberazione" di Sandro Bianchi e Angelo Turchini, (Guaraldi, Firenze, 1975)
"Religione e politica: Il caso italiano" di Gustavo Guizzardi e altri (Coines, Roma, 1976)
"Revisionismo in mostra" di Massimo Baioni in Storia e problemi contemporanei n.1, 2002.
"L'adolescente sublimato: psicodinamiche in Comunione e liberazione di Piera Serra, Guaraldi, 1978
"Gli estremisti bianchi di Franco Ottaviano, Data News, 1986
"L'ultima crociata: Comunione e Liberazione" di Geppina Cianflone, (Messina [etc.]: G. D'Anna, 1978)
"Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia" di Enrico De Alessandri, (2009) disponibile in formato eBook presso Lulu.com --> [1]
"La lobby di Dio - Fede, affari e politica" di Ferruccio Pinotti e Giovanni Viafora, (Chiarelettere 2010)
In inglese [modifica]
Comunione e Liberazione: A Fundamentalist Idea Of Power di Dario Zadra in Accounting for Fundamentalisms: The Dynamic Character of Movements (vol. 4 of series) Part I: Accounting for Christian Fundamentalisms (University of Chicago Press, Chicago, 1994 - Fundamentalism Project)
Martin E Marty, R Scott Appleby, Fundamentalisms Observed (University of Chicago Press, 1 lug 1994), ISBN 0226508781
Frederic Spotts, Theodor Wieser, Italy: A Difficult Democracy (Cambridge University Press, 30 apr 1986), ISBN 0521315115
Gabriel Abraham Almond, R Scott Appleby, Emmanuel Sivan, Strong Religion (University of Chicago Press, 15 gen 2003), ISBN 0226014983
Voci correlate [modifica]
Luigi Giussani
Memores Domini
Meeting di Rimini
Compagnia delle Opere
Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio
Collegamenti esterni [modifica]
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