Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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lunedì 1 marzo 2010

PIETRO ANTONIO COLAZZO DI GALATINA (LECCE) UN PUGLIESE CADUTO IN AFGHANISTAN, A KABUL NELL’ADEMPIMENTO DEL SUO DOVERE DI AGENTE DEI SERVIZI AISE


PIETRO ANTONIO COLAZZO DI GALATINA (LECCE) UN PUGLIESE CADUTO IN AFGHANISTAN, A KABUL NELL’ADEMPIMENTO DEL SUO DOVERE DI AGENTE DEI SERVIZI DI INTELLIGENCE ITALIANI
Fa specie l’atteggiamento tenuto da parte dell’opinione pubblica, in particolare appartenente al popolo dei pacifisti, dei no-global, dei comunisti italiani, dei verdi, dei grillini, di rifondazione comunista, degli appartenenti ai centri sociali, dell’ala sinistra del PD, nonché dei dipietristi per il totale menefreghismo e disinteresse che hanno riservato nei confronti di un servitore della Patria, che ha sacrificato quanto di più caro (la vita) nell’adempimento del suo lavoro di individuazione e monitoraggio delle cellule integraliste lontano da dove sono schierate le nostre truppe in Afghanistan , operando nel pieno centro di Kabul con tutti i rischi che questo comportava. Il fatto che portasse il giubbotto antiproiettile non lo ha salvato. La sua salma avvolta nel tricolore è stata esposta alla camera ardente dell’Ospedale Militare del Celio alla presenza del Generale Santini che guida l’AISE , del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, del Presidente del COPASIR D’Alema, dei vertici militari e dei servizi segreti e della sorella Stefania. A rendere l’ultimo omaggio si sono recati anche il Ministro della Difesa e il capo dello Stato. La salma è poi stata trasportata a Galatina dove si svolgeranno i funerali in forma solenne e con gli onori militari. La prima riflessione che mi sento di fare viene da una dichiarazione di Ignazio Larussa: “l’agente ha sacrificato la sua vita eroicamente per salvare il nostro contingente”. La seconda riflessione che si converte in una richiesta sta nel fatto che ritengo sia doveroso da parte dello Stato il conferimento della medaglia d’oro al valore al nostro caduto. Dico” nostro” perché non è solo caduto nell’adempimento del dovere ma è caduto anche per proteggere l’Italia dalle infiltrazioni delle cellule integraliste islamiche.

giovedì 8 ottobre 2009

Kabul, bomba all'ambasciata indiana I danni causati dall'onda d'urto dell'esplosione

AFGHANISTAN
Kabul, bomba all'ambasciata indiana I danni causati dall'onda d'urto dell'esplosione

Attacco taleban: 17 morti e 76 feriti.Karzai: «Colpite persone innocenti»
KABULPer la seconda volta in poco più di un anno, l’ambasciata dell’India a Kabul è stata oggetto di un devastante attentato suicida, rivendicato dai talebani, che ha causato oggi, in una zona tra le più sicure della città, almeno 17 morti e 76 feriti.Nonostante negli ultimi giorni il governo avesse rafforzato ulteriormente il già consistente sistema di sicurezza applicato nelle zone più a rischio della capitale, il kamikaze èriuscito a guidare il suo veicolo carico di esplosivo fino a 200 metri dal ministero dell’Interno, schiantandosi poi contro un muro laterale della rappresentanza diplomatica. L’esplosione, avvenuta alle 8.30 del mattino vicino all’ingresso dei servizi consolari indiani, è stato fortissimo e ha investito non solo alcuni addetti alla protezione dell’ambasciata, ma anche numerosi passanti impegnati a realizzare acquisti in un mercatino sull’altro lato della strada.Una densa colonna di fumo bianco si è levata nel cielo mentre, in una scena ormai usuale a Kabul, ambulanze e veicoli della polizia e dell’esercito sono accorsi sul posto isolando la zona. Non si tratta del primo attacco che l’ambasciata indiana subisce nella capitale afghana. Il 7 luglio 2008, infatti, un altro kamikaze si scagliò contro l’ingresso dell’edificio causando almeno 41 morti e decine di feriti.Analisti locali e indiani ipotizzano che i talebani vogliano lanciare un messaggio all’India intimandole di non accrescere la sua presenza in Afghanistan. Da qualche anno, in realtà, New Delhi ha intensificato i propri investimenti nell’economia afgana realizzando anche importanti lavori infrastrutturali, ed è verosimile quindi che non veda di buon occhio un eventuale rafforzamento dei talebani nelle istituzioni. Il presidente della repubblica Hamid Karzai ha duramente condannato l’azione definendola «un atto terroristico contro la nostra gente innocente», e in un comunicato anche il ministero dell’interno ha stigmatizzato l’accaduto, precisando che le vittime fatali sono quindici civili e due agenti di polizia, mentre altri 13 poliziotti sono rimasti feriti.L’attentato è stato rivendicato quasi subito dai talebani, che invece avevano negato ogni responsabilità nell’attacco dello scorso anno. In un comunicato pubblicato in Pashtun nel loro sito www.shahamat1.org, gli insorti hanno sostenuto che «il nostro obiettivo era l’ambasciata indiana». Inoltre hanno indicato che «secondo informazioni raccolte sul posto, come risultato di un attacco con un’auto guidata da un suicida di nome Khalid, circa 35 militari afghani e stranieri sono stati uccisi, tra cui anche alcuni ufficiali».Una versione smentita però dal quartiere generale della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf), secondo cui «nessun nostro militare è rimasto coinvolto nell’operazione». Una fonte della Missione dell’Onu in Afghanistan (Unama) ha invece confermato all’Ansa che due veicoli blindati dell’organizzazione sono rimasti gravemente danneggiati, insieme a numerosi altri, ma che «due persone che delle Nazioni Unite che si trovavano sul posto sono rimaste illese».Infine, in un comunicato il rappresentante speciale dell’Onu a Kabul Kai Eide ha manifestato il suo dolore per l’accaduto, ricordando che da agosto «è il quinto attentato messo a segno a Kabul», con un bilancio complessivo di oltre 50 morti. Fra questi, quello che il mese scorso ha causato la morte all’altezza di Massoud Circle di sei paracadutisti italiani della Folgore che stavano rientrando in città dall’aeroporto a bordo di due Lince.

lunedì 21 settembre 2009

Folla immensa per l'addio ai parà uccisi Bare accompagnate dal grido "Folgore"



STRAORDINARIO SALUTO DI POPOLO AI NOSTRI SOLDATI
Folla immensa per l'addio ai parà uccisi Bare accompagnate dal grido "Folgore"


Un uomo sull'altare: "Pace"/Foto-Video
Esequie di Stato. Napolitano si inchina davanti alle bare, il governo al completo. Il Papa: "Dio sostenga chi si impegna per la pace". Bossi: "Li abbiamo mandati noi e sono morti". L'ultimo saluto del piccolo Martin al papà commuove la basilica: carezze alla foto e alla bandiera italiana (foto). Sul cielo di Roma volano le Frecce tricolore





dal sito web http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2009/09/21/234127-italia_ferma_addio_para_uccisi.shtml



Roma, 21 settembre 2009 - Si sono svolti nella basilica di San Paolo fuori le mura i funerali dei sei parà uccisi nell'attentato a Kabul. Al passaggio di ciascun feretro, avvolto nel tricolore, i cittadini davanti alla basilica testimoniano il dolore e la solidarietà applaudendo "ai nostri eroi". La piazza era immersa nel silenzio: solo gli applausi risuonavano nitidamente assieme allo sventolio dei tricolori.

L'OMELIA - Monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, ha sottolineato che "le missioni di pace ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, da intendere anche come comunione e condivisione tra popoli, guidati dalla verità". Pelvi ha ricordato uno a uno le vittime chiamandole per nome ed esaltando le loro vite vissute al "servizio della pace". Ringraziamenti e parole di conforto per i familiari delle vittime.

UN URLO ROMPE IL SILENZIO - “Pace subito, pace subito”, scandisce un uomo durante i funerali. Si è avvicinato all’ambone, la colonna delle letture e le preghiere, durante lo scambio del segno di pace, e ha scandito più volte, ad alta voce, queste parole. Allontanato, è stato condotto fuori e accompagnato dai volontari del 118.

"FOLGORE, FOLGORE" - I feretri dei sei parà vittime dell’attentato di Kabul, al termine della cerimonia, sono usciti tra interminabili applausi. Il loro passaggio è stato accompagnato dal grido "Folgore, Folgore, Folgore". Intanto le Frecce Tricolore rendevano omaggio ai caduti sorvolando la basilica di San Paolo prima in orizzontale e poi in verticale, componendo una croce.

LE AUTORITA' - Governo al completo ai funerali. Tra i primi ad arrivare i ministri degli Esteri Frattini e della Difesa, Ignazio La Russa. Poi hanno fatto ingresso nella basilica i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, i ministri Bossi, Matteoli, Brunetta, Meloni, Tremonti, Calderoli, Prestigiacomo, Ronchi, Alfano, Scajola. Nella basilica è giunto anche il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso. Presenti anche esponenti dell'opposizione.

Alla basilica di San Paolo fuori le mura anche tutti i vertici delle Forze armate. Nelle prime file davanti all’altare sieedvano i capi di Stato maggiore dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina militare e il comandante dell’Arma dei carabinieri. Giuseppe Valotto, Paolo La Rosa, Daniele Tei, Leonardo Gallitelli erano al fianco del direttore della Isi, Bruno Branciforte e di ex comandanti come Fabrizio Castagnetti e Giulio Fraticelli. Presente anche il capo della Guardia di finanza, Cosimo D’Arrigo. Per il ministero della Difesa c'era il sottosegretario Guido Crosetto, mentre il ministro Ignazio La Russa entra nella basilica al fianco del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

IL CAPO DELLO STATO - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha accolto con un inchino l’arrivo delle bare dei sei militari uccisi a Kabul davanti all’altare della Basilica di San Paolo fuori le mura.

BOSSI - "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti". Questo il commento del leader della Lega, Umberto Bossi, mentre entrava nella basilica. "Ho votato anche io" per la missione in Afghanistan, "eravamo convinti che servisse a qualcosa, non certo a farli morire", ha poi detto al termine della cerimonia.

BENEDETTO XVI - Il Papa si dice "profondamente addolorato per il tragico attentato" e invoca la Vergine "affinché Iddio sostenga quanti si impegnano ogni giorno per costruire solidarietà e pace’’, nel telegramma inviato per le vittime dell’attentato a Kabul e letto durante i funerali.

I FERITI AI FUNERALI - Alle esequie solenni c'erano anche i quattro militari rimasti feriti nell’attacco: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono.

LA CAMERA ARDENTE - Ieri sono state oltre 10mila le persone che hanno visitato la camera ardente allestita all’ospedale militare del Celio per i sei militari uccisi in Afghanistan. Una folla di persone punteggiata da bandiere tricolori e ombrelli aperti per la pioggia ha atteso di fronte all’ospedale l’apertura della camera ardente dei sei militari uccisi in Afghanistan. Intorno alle 16 hanno iniziato a entrare per salutare i sei parà. Una lunga fila continuata fino a tarda sera, fino alla fine, di cittadini venuti per dare un ultimo saluto.

L'ATTENTATO - Intanto sulla dinamica dell’attentato a Kabul, il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, ammette che “c’è stato uno scontro a fuoco” subito dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso sei soldati italiani e una decina di civili afgani. Da un’informativa redatta dagli investigatori che indagano sulla strage a Kabul sembra infatti che i quattro militari italiani sopravvissuti all’attentato abbiano risposto al fuoco piombato sulle loro teste subito dopo l’esplosione.

Ma se gli italiani in Afghanistan subiscono ormai un attacco al giorno dai talebani, come ha rivelato il comandante della Folgore e responsabile del Regional Command West Herat, Rosario Castellano, nonostante il tragico attentato di Kabul “la situazione sul terreno per i militari italiani non cambia”, ha precisato il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. E anzi servono più ruppe per il controllo del territorio e ce ne saranno, ma “questo non vuol dire che il maggior apporto debba essere italiano”, ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio la Russa che pure in un intervista ha voluto sottolineare: “Lo dico con chiarezza, i nostri soldati non sono in Afghanistan solo per aiutare a ricostruire il paese. Sono lì per usare la forza giusta e combattere il terrorismo”.
BOLOGNA Campane a morto - MODENA Messa all'Accademia militare - DOLORE Folla alla camera ardente - BOOM AL FORUM Don Giorgio: "Militari farabutti e criminali" - RICORDI I volti e le storie degli eroi
L'addio a Kabul - Folla a Ciampino per l'arrivo dei caduti - L'attentato - Camera ardente - Il corteo funebre per le strade di Roma - Funerali
LA STRAGE - LE PAROLE DI LA RUSSA

Replica necessaria a don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco)

Replica necessaria a don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco)
Le parole utilizzate dal parroco di Monte di Rovagnate, e fatte tuonare dall’alto del suo pulpito e durante l’omelia, non possono che necessitare una replica accompagnata da parole di forte condanna per quanto da lui detto, per le modalità di espressione utilizzate e l’occasione in cui si è espresso e per i valori (non solo ma anche) cristiani che ha violato . Insomma, il sentimento per la pietà dei defunti impone rispetto per tutti i morti anche per quelli il cui sacrificio non si è in grado di comprendere; ma se a violare tale valore è un prete che approfitta del pulpito dell’omelia domenicale per lanciarsi nell’agone politico in quanto probabilmente desideroso di appendere al chiodo la tonaca e occupare una poltroncina ben retribuita da qualche parte … è evidente che il fatto assume connotazioni di una tale gravità da non individuarne dei precedenti.
Da tempo, la smania di protagonismo sembra una febbre contagiosa. Di certo il dipietrismo non aiuta. Ma ritorniamo al prete-giudice.
Non volendo ripetere ciò che si può leggere dagli articoli tratti dalla stampa sotto riportata, voglio invece soffermarmi a fare un commento di fronte a tale mostruosa condotta.
Il parroco in questione ha definito pubblicamente «Mercenari, farabutti, criminali» (cfr. Il Giornale) i nostri soldati caduti a Kabul. Questo signore si badi bene non si stava riferendo a pedofili, a criminali o a mafiosi ma a degli onesti e coraggiosi lavoratori, a meravigliosi figli, padri, mariti; si è espresso in tal modo nei confronti di persone per bene che lui non ha mai conosciuto (e che però giudica) e che hanno onorato la Patria sino al sacrificio estremo. Orbene, è da vili offendere e vilipendere in questo modo la memoria di persone cadute nell’adempimento di un dovere, non solo, ma lo è ancora di più se ciò avviene per puri e meri scopi abietti e futili come la voglia di protagonismo o peggio se si vuol pensare di utilizzare il pulpito di una Chiesa come trampolino di lancio per una carriera alternativa magari con la prospettiva di una candidatura alle prossime elezioni. Papa Benedetto XVI, ieri all’Angelus, ha invitato i fedeli a pregare per i soldati morti in Afghanistan mentre «promuovevano la pace e lo sviluppo delle istituzioni». E’ quindi evidente che il prete in questione si stava esprimendo non come Pastore - e cioè non secondo le linee vaticane – ma a titolo esclusivamente personale tuttavia senza sottolinearlo. Neppure i richiami del suo diretto superiore e gli inviti dei legali della Curia sono riusciti a farlo desistere. Perciò, le eresie, quelle vere, sono le farneticazioni di chi dimenticando la Parola, il Verbo, utilizza la tonaca, il pulpito e la Croce violando i più sacri principi cattolici.
C’è da aggiungere che è inconcepibile che un prete si rifiuti di piangere quei morti, perché «fanno il mestiere di uccidere, sono pagati per questo». (cfr. Il Giornale, articolo sotto riportato). Ancora più inconcepibile è quanto riferito nell’articolo sotto riportato secondo cui nessuno - tranne la donna solitaria - si alzi o nemmeno borbotti quando don Giorgio affonda l’invettiva contro i parà, e nemmeno quando divaga sugli operai «che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi».
Quanto detto è necessaria premessa per spiegare il mio assoluto punto di vista sulla questione connotato da dissenso, repulsione, avversione, contrarietà, disgusto verso questa ignobile condotta che non trova precedenti. Per completare il mio pensiero, dato che il prete in questione dice che riceverà il premio Borsellino, io credo che se quanto ha riferito è vero, tale scelta andrà riveduta in quanto Borsellino era un uomo dello Stato, anch’egli caduto nell’adempimento del dovere. E penso che si rivolterà nella tomba all’idea di essere in qualunque modo ed a qualsiasi titolo accomunato ad un tale soggetto.
Voglio anche rivolgere il mio pensiero a coloro che rischiano ogni giorno la loro vita per consentire a tutti gli altri - anche a soggetti come questo prete - di dormire sonni tranquilli nei propri letti e una vita confortevole per ringraziarli per il lavoro quotidianamente svolto in nome della Pace, della Solidarietà, e per il lavoro svolto al fine di catturare di criminali internazionali che seminano terrore e che vanno fermati prima che compiano altre stragi.
La storia dalla cronaca dei giornali
Don Giorgio maledice i caduti ma ora Tettamanzi lo scarica
di Luca Fazzo dal sito web http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384303
nostro inviato a RovagnateL’ultima predica di don Giorgio, quella che colma la misura e costringe la Curia milanese a scaricarlo pubblicamente, risuona ieri mattina in questa piccola chiesa brianzola. Don Giorgio De Capitani, il prete che sul suo sito web aveva chiamato «mercenari» i caduti di Kabul - e che per questo era stato inutilmente ammonito - non si pente, rilancia, rincara la dose: «Mercenari, farabutti, criminali», definisce i nostri soldati. Una manciata di ore, e gli piomba addosso il comunicato di un cardinale esasperato: Tettamanzi «prendendo le distanze dalle prese di posizioni personali del prete ambrosiano don Giorgio De Capitani, le cui dichiarazioni sono già state oggetto di richiamo solo parzialmente recepito, ribadisce il proprio dolore e vicinanza» alle vittime di Kabul. Dietro la curialità del linguaggio, è l’annuncio della rottura. Del resto anche Benedetto XVI, ieri all’Angelus, ha invitato i fedeli a pregare per i soldati morti in Afghanistan mentre «promuovevano la pace e lo sviluppo delle istituzioni».«Mercenari, farabutti, criminali», così ieri tuona don Giorgio dall’altare. Certo, sarebbe tutto più semplice da raccontare se a questo punto i fedeli si alzassero indignati e abbandonassero la piccola chiesa di pietra di Monte, frazione di Rovagnate. Invece è solo una donna a insorgere, e a lasciare i banchi gridando «Vergogna!» al prete, che la ricambia urlandole «Vattene». O se don Giorgio fosse un prete in maglione e i suoi parrocchiani venissero dai centri sociali. Invece lui è un omino magro, con la tonaca d’ordinanza, e la sua è una bella chiesa di una volta, con i tanti chierichetti, i banchi pieni come in città non si vedono più, il coro delle pie donne che cantano l’Osanna e l’Alleluia. Nei banchi ci sono le facce perbene e operose della gente dei colli brianzoli. Che ascolta senza scomporsi l’omelia di un prete che si rifiuta di piangere quei morti, perché «fanno il mestiere di uccidere, sono pagati per questo». Come accada che nessuno - tranne la donna solitaria - si alzi o nemmeno borbotti quando don Giorgio affonda l’invettiva contro i parà, e nemmeno quando divaga sugli operai «che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi», non è facile da capire. Il gregge sta col suo pastore, apparentemente. E quando don Giorgio annuncia che gli verrà dato il «premio Borsellino», l’intera chiesa lo applaude a lungo, e dalle panche si alzano in piedi per una standing ovation come a teatro. Poi tutti fuori, sul sagrato in ciottoli baciato dal sole, a chiacchierare e a prepararsi al pranzo della domenica.Questa stranezza non durerà ancora a lungo. «Ormai non c’è più neanche da commentare - dice Alberto Zangrillo, il dottore che al momento della Comunione gli gridò in faccia “terrorista” -. Io sono un medico ma non uno psichiatra, mentre quell’uomo andrebbe interdetto, siamo di fronte a un poveraccio in preda alle sue misere farneticazioni». E l’eco della predica di ieri arriva in fretta fin giù in città, a Lecco, al vicario episcopale Bruno Molinari. È il superiore diretto di don Giorgio, è quello che - davanti alle offensive via blog del prete di Rovagnate - lo aveva richiamato all’ordine, invitandolo a un linguaggio più consono alla tonaca, e lo aveva fatto ammonire dagli avvocati della Curia milanese. Con i risultati che si sono visti. «A questo punto - dice don Molinari - è chiaro che gli strumenti della persuasione non bastano più. Non so in che termini e in che tempi, ma in queste ore si sta pensando a come porre fine a tutto ciò. Perché è evidente che siamo al di fuori della normalità della vita pastorale». Di esserne al di fuori, d’altronde, don Giorgio lo sa perfettamente. Ci sta bene e ne va orgoglioso. «Perché i profeti sono sempre soli», dice nell’omelia dopo le Sacre Scritture. E «il profeta Elia affrontò da solo 450 profeti di Baal, io ho sfidato solo Castelli e Calderoli e loro non si sono presentati. Ma vengano pure in 450, e io non avrò paura di loro». E non finisce qui, perché nel furore predicatorio, un po’ in italiano e un po’ in dialetto, vola ancora più alto e più lontano, e dice che ai nostri giorni è ancora tra noi «l’eresia docetista, che non credeva all’incarnazione del Cristo, come oggi non crede che la fede si incarni nella vita di oggi, nelle sue battaglie di tutti i giorni, e che se un prete parla di ambiente o di pace lo accusa di fare politica». Quando spezza il pane, don Giorgio spiega che «il pane è simbolo di nutrimento dello spirito, mentre la politica della Lega vi riempie solo il tubo digerente». Quanto durerà, ancora, tutto ciò? «Questione di giorni - dice da Lecco don Molinari - e i provvedimenti verranno presi».
LECCO/ IL PRETE USA ANCORA PAROLE INDEGNE CONTRO GLI EROI
Don Giorgio senza vergogna: "Mercenari, farabutti, criminali"
Don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate (Lecco), come riferisce ilgiornale.it, non ha avuto nessuna pietà per i parà uccisi nemmeno durante la predica di ieri. Solo una fedele protesta e gli urla: "Vergogna". E l'altro: "Vattene!". Ce n'è anche per gli operai: " Sono cretini e votano Lega e Berlusconi"
Dal sito web http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2009/09/20/233661-prete_parla_come_sciacalli_soldati_mercenari.shtml
Lecco, 20 settembre 2009 - I parrocchiani più furiosi con lui, lo chiamano lo sciacallo. Pregando di usare la esse minuscola, perché sennò lo sciacallo vero potrebbe querelare.. Si chiama Don Giorgio De Capitani, fa il parroco di Monte, frazione di Rovagnate, cinquecento abitanti nella Brianza lecchese.
Da quando a Kabul i terroristi islamici hanno massacrato i sei parà della Folgore, il prete vomita insulti. Dal pulpito, sul blog, sul web. Contro La Russa, definito "La Russa del cazzo" in un commento pubblicato sul sito del sacerdote e poi rimosso. Contro i soldati italiani: "Mercenario vuol dire che combatti a pagamento. E quelli cos'erano? Avevano chiesto loro di andare lì, erano pagati bene, spaevano cosa rischiavano. In questoi Paese se muoiono centinaia di operai saul lavoro nessuno dice niente, invece se muoiono sdei mercenari sembra una tragedia nazionale. Mi dispiace per le famiglie, però è colpa dello stato. Se uno fa quel mestiere non dovrebbe potersi sposare, così non saremmo qui a consolare orfani e vedove?".
All'anima del consolare. Semmai insultare. Quese parole sono state pubblicate stamane dal "Giornale" che, in un'intervista a firma Luca Fazzo, ha dichiarato anche: "La Chiesa in Lombardia è spaventosa. Ci sono un sacco di preti che votano Berlusconi o che addirittura votano Lega. E quelli che non sono d'accordo stanno zitti per paura". E ancora: "Io ho sempre detto cose peggiori. I miei video sono su Youtube, basta andarli a vedere. Ho detto che Berlusconi è un porco. Anzi, un porcone. Anzi, uno stupratore. Eppure la Curia non mi ha mai detto niente. Invece stavolta mi hanno fatto chiamare dall'avvocato. E ci scommetto che non è finita qui. Stavolta me la faranno pagare".
Ieri,intanto, durante l'omelia delola domenica, Doin Giorgio ha rincarato la dose. Ecco ciò che riferisce Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384303) nella cronaca dell'inviato Luca Fazzo: "... Mercenari, farabutti, criminali, così tuona don Giorgio dall'altare. Certo sarebbe tutto più semplice da raccontare se a questo punto i fedeli si alzassero indignati e abbandonassero la piccola chiesa di pietra di Monte, frazione di Rovagnate. Invece, è solol una donna a insorgere e a lasciare i banchi gridando: al prete che la rimcabia urlandole: ... E nemmeno quando divaga sugli operai "che ormai sono cretini e votano Lega e Berlusconi", non è facile da capire. Il cardinale di Milano fa comunicare: "Si tratta di prese di posizione personali, la diocesi prende le distanze". E sul web si scatena l'nferno.

sabato 19 settembre 2009

Le bare dei parà in viaggio per Roma


19/9/2009 (17:32) - LA STRAGE DEGLI ITALIANI - LE INDAGINI
Trovati i resti del kamikaze di Kabul

Le bare dei parà in viaggio per Roma

La polizia: è stato un attacco suicida.Dopo l'esplosione sparatoria in strada

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200909articoli/47491girata.asp#
KABULC'è una svolta nelle indagini sull'attentato di Kabul in cui hanno perso la vita sei parà italiani. Le autorità sanitarie afghane ritengono che varie parti di un corpo raccolte sul luogo dell’attentato al convoglio italiano appartengano ad un possibile attentatore suicida. Finora gli inquirenti propendevano per la tesi del kamikaze, ma non si escludeva ancora l’ipotesi di un’autobomba telecomandata a distanza.È plausibile che l’attentato a Kabul in cui sono morti sei militari italiani sia avvenuto nel quadro di una vera e propria imboscata, in cui vi è stata anche una sparatoria subito dopo l’esplosione dell’autobomba, ha detto un portavoce della missione Isaf, il colonnello Fabio Mattiassi. La circostanza della sparatoria viene riferita anche da alcune persone che si trovavano in prossimità del luogo dell’attentato: un giornalista della Bbc e un diplomatico, interpellati dall’agenzia Ansa, hanno detto di aver «ascoltato chiaramente gli spari» a qualche centinaia di metri di distanza, anche se non hanno visto direttamente l’episodio. «Su questa vicenda è in corso una inchiesta giudiziaria della magistratura - ha indicato Mattiassi - ma anche un’altra militare di Isaf che è di carattere tecnico-tattica e che deve determinare cosa è successo esattamente quel giorno».Intanto l’aereo C 130 con a bordo le salme dei sei soldati italiani del 186esimo Reggimento Folgore uccisi nell’attentato è decollato dall’aeroporto internazionale di Kabul in direzione di Roma. Sulla pista della base aerea militare della Nato, nei pressi dello scalo di Kabul, si è tenuta una cerimonia religiosa. Circa 200 militari dei 40 Paesi che compongono la Forza internazionale d’assistenza per la sicurezza della Nato hanno reso omaggio ai feretri delle sei vittime ricoperti con il tricolore. L’aereo è atteso domani mattina all’aeroporto di Ciampino per le 9.30, dopo due soste tecniche una sosta tecnica presso la base italiana di Al Bateen (Abu Dhabi), negli Emirati Arabi Uniti e presso l’aeroporto di Larnaca (Cipro). Il velivolo con i resti dei sei militari della Folgore si è levato nel cielo di Kabul alle 15,08 italiane. L’estremo saluto ai caduti, durante un sobrio rito religioso, è stato pronunciato da un cappellano militare italiano alla presenza dei vertici della Folgore, di tutto il Corpo diplomatico italiano e del rappresentate europeo in Afghanistan Ettore Sequi.

giovedì 17 settembre 2009

Attentato a Kabul, colpiti due nostri blindati: morti 6 parà della Folgore

morti anche 10 civili afghani, 55 i feriti. I TALEBANI RIVENDICANO LA STRAGE
Attentato a Kabul, colpiti due nostri blindati: morti 6 parà della Folgore
Due kamikaze in auto si fanno saltare in aria sulla strada dell'aeroporto. Tra i nostri soldati 4 feriti gravi
dal sito web http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_17/kabul_esplosione_ambasciate_b337c62e-a360-11de-a213-00144f02aabc.shtml
NOTIZIE CORRELATE
Kabul, attentato contro parà italiani: nessun paracadutista è rimasto ferito (8 agosto 2009)Berlusconi: «Sull'Afghanistan, non cambiamo linea» (28 luglio 2009)
La Folgore e l’«escalation» della guerriglia (26 luglio 2009)
Afghanistan, ferito un militare italiano (25 luglio 2009)
KABUL (AFGHANISTAN) - Almeno 6 militari italiani sono morti e altri quattro sono rimasti feriti in modo grave in Afghanistan in seguito ad un attentato kamikaze che ha colpito un convoglio della Nato sulla strada che porta dal centro cittadino all'aeroporto di Kabul. Sia i morti che i feriti (quest'ultimi non sarebbero in pericolo di vita) sono tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Siena tranne un ferito che è un militare dell'aeronautica. Nello scoppio sono rimasti coinvolti due blindati italiani di scorta al convoglio. Lo confermano fonti del ministero della Difesa e dello Stato maggiore della Difesa. «Gli effetti sono stati devastanti», ha sottolineato una fonte militare, confermando che «le sei vittime sono tutte italiane». Uno dei militari morti è di origine sarda.
Oltre ai nostri 6 militari morti ci sono secondo il ministero della Difesa afghano, tra i civili, anche 10 vittime afghane e 55 feriti. I morti italiani sono invece quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due blindati Lince coinvolti nell'attentato. L'attentato di Kabul ha provocato l'immediato cordoglio del governo e di tutto il mondo politico italiano.
COINVOLTI DUE BLINDATI LINCE - L'attentato in cui sono rimasti coivolti due nostri blindati Lince, è avvenuto alle 12.10 locali, le 9.40 in Italia, nei pressi della rotonda Massud, dove il traffico è rallentato per i controlli sul traffico diretto verso l'ambasciata Usa, il comando Isaf e l'aeroporto. Sui due lati delle strade sono stati distrutti case e negozi. Secondo le prime ricostruzioni, un automezzo civile (una Toyota bianca secondo quanto ha riferito in Senato il ministro della Difesa Ignazio La Russa) con a bordo i due kamikaze e con un notevole carico di esplosivo sarebbe riuscito ad infilarsi tra i mezzi prima di esplodere.
ATTENTATO RIVENDICATO DAI TALEBANI - Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale.
ATTACCHI SUICIDI - Negli ultimi mesi, nonostante la massiccia presenza di forze armate internazionali, a Kabul si sono moltiplicati gli attacchi suicidi dei talebani. L'ultimo è stato l'8 settembre scorso, quando un'autobomba ha ucciso tre civili esplodendo davanti all'entrata della base aerea della Nato.
17 settembre 2009

martedì 1 settembre 2009

KABUL / LA BARBARA GIUSTIZIA DEI TALEBANI

KABUL / LA BARBARA GIUSTIZIA DEI TALEBANI
"Hai osato votare alle elezioni? Ti tagliamo il naso e le orecchie"
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=media&media=7445
Lal Mohammed, 40 anni, padre di otto figli, è stato bestialmente seviziato con un coltello. Ha dovuto viaggiare a dorso di mulo per quasi un giorno e non ha trovato un ospedale disposto a curarlo: si è dovuto pagare le medicine.
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/09/01/225548-osato_votare_alle_elezioni.shtml
KABUL, 1 SETTEMBRE 2009 - Lal Mohammed, 40 ANNI, contadino afgano, era deciso ad esercitare il diritto di voto nonostante le minacce della guerriglia talebana: mentre si recava al seggio, è stato catturato da un gruppo di miliziani, picchiato selvaggiamente e mutilato di naso e orecchie.
Il quotidiano britannico The Independent racconta il lato più violento delle recenti elezioni presidenziali afgane, intervistando la prima vittima conosciuta delle minacce talebane, tenuto al sicuro in casa di amici dopo che un ospedale di Kabul ha rifiutato di ricoverarlo per mancanza di spazio. Mohammed, residente nella provincia di Uruzgan e padre di otto figli, doveva camminare un'ora e mezzo per raggiungere il seggio: aveva percorso appena un terzo della distanza quando è stato fermato da tre miliziani a volto scoperto, che si sono identificati come talebani.
Dopo averlo perquisito, gli hanno trovato indosso il certificato elettorale, e questo ha segnato il suo destino: "Hanno iniziato a gridare e a colpirmi con il calcio dei fucili, dicendo che mi avrebbero dato una lezione. Poi uno di loro si è seduto a cavalcioni su di me e ha tirato fuori un coltello", racconta Mohammed; svenuto, è stato soccorso da un altro contadino. Nessuna macchina era disponibile nella zona ed è stato trasportato a dorso di mulo per quasi una giornata intera fino a una strada provinciale, dove un tassista ha accettato di portarlo fino a Kabul: lì l'ospedale lo ha informato di non avere letti disponibili e lo ha invitato a tornare qualche giorno dopo.
Mohammed non ha ricevuto nessun sostegno da parte delle autorità, e ha pagato di tasca sua le spese per i farmaci necessari: "Sono i poveri a soffrire in questo Paese, non so se le elezioni riusciranno a cambiare questa situazione. Non credo che proverò a votare di nuovo, ora ho paura".

domenica 23 agosto 2009

A Kabul Abdullah denuncia brogli Uno schiaffo a Europa e Stati Uniti

Voto in Afghanistan - Scontro sul risultato
A Kabul Abdullah denuncia brogli Uno schiaffo a Europa e Stati Uniti
GIORDANO STABILE
Affondo dello sfidante di Karzai: «Irregolarità ovunque, ho le prove». Cresce la tensione. Inascoltati gli appelli della comunità internazionale.
+ DIARIO DA KABUL La saggezza del popolo Commenta sul blog i reportage dell'inviato
+ Rappresaglia taleban, primi omicidi e dita mozzate GIORDANO STABILE


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46618girata.asp

Lo sfidante di Karzai scuote Kabul:«Irregolarità ovunque, ho le prove».Aumenta la tensione, incubo violenze
KABUL«Elezioni manipolate». La frase che potrebbe scatenare in Afghanistan una guerra civile anche tra le forze moderate è stata pronunciata da Abdullah Abdullah, antagonista dell’uscente Hamid Karzai nelle recenti elezioni operesienziali. «I primi rapporti che riceviamo dal paese sono allarmanti», ha detto Abdullah nel corso di una conferenza stampa, riferendosi al monitoraggio effettuati su eventuali brogli elettorali. «Potrebbero esservi state migliaia di violazioni in tutto il Paese», ha aggiunto, «non v’è dubbio». I risultati ufficiali delle elezioni saranno resi noti non prima del prossimo 3 settembre, ma quelli preliminari saranno pubblici già a partire da martedì prossimo.

sabato 22 agosto 2009

Kabul, l'Europa bacchetta i candidatiI taleban tagliano le dita a due elettori

IL DOPO ELEZIONI

Kabul, l'Europa bacchetta i candidatiI taleban tagliano le dita a due elettori
Monito dell'Ue a Karzai e Abdullah che hanno già rivendicato la vittoria.A Kandahar la follia fondamentalista
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46593girata.asp

Kabul, l'Europa frena i candidati
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&IDalbum=20052&tipo=AUDIO

martedì 18 agosto 2009

VOTO A KABUL - ESCALATION DI VIOLENZE

18/8/2009 (18:32) - VOTO A KABUL - ESCALATION DI VIOLENZE
Afghanistan, sangue sulle elezioni
Offensiva taleban in vista del voto:raffica di attentati con morti e feriti. Razzi anche contro la casa di Karzai Fini: pieno sostegno ai nostri militari
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46486girata.asp

mercoledì 5 agosto 2009

I talebani alzano il tiro e attaccano: pioggia di razzi sul centro di Kabul

In Afghanistan si avvicinano le elezioni presidenziali e sale la tensione.
I talebani alzano il tiro e attaccano: pioggia di razzi sul centro di Kabul
Una pattuglia di militari italiani attaccata a Farah, nell'ovest del paese: nessuno è rimasto ferito


dal sito web http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_04/pioggia_razzi_kabul_bb162c34-80b8-11de-87b4-00144f02aabc.shtml

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