Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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Anchorage

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mercoledì 4 maggio 2011

Egon von Fürstenberg




































Egon von Fürstenberg (Losanna, 29 giugno 1946Roma, 11 giugno 2004) è stato uno stilista svizzero.
Biografia[modifica]
Membro della famiglia Fürstenberg, Eduard Egon Peter Paul Giovanni Prinz zu Fürstenberg fu il figlio maggiore di Tassilo Fürstenberg e della sua prima moglie, Clara Agnelli, sorella di Gianni e Umberto Agnelli. Egon aveva una sorella, Ira, ed un fratello minore, Sebastian. La seconda moglie del padre, Cecil Amelia Hudson Blaffer gli diede altri due fratellastri.
Egon von Fürstenberg nacque a Losanna in Svizzera, fu battezzato da Giovanni Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII che all'epoca era nunzio apostolico in Francia) e crebbe a Venezia. Cominciò a lavorare nel campo della moda presso Macy's, studiando contemporaneamente alla Parson's School of Design.[1] Cominciò a disegnare collezioni moda femminili per taglie forti, ed in seguito espanse la propria produzione al pret-a-porter ed ad i Profumi, licenziando anche una linea di alta moda, con sede a Roma.
Il 16 luglio 1969 sposò Diane Simone Michelle Halfin, nonostante le opposizioni degli altri membri della famiglia Fürstenberg, che obiettavano sul fatto che Diane fosse ebrea. La coppia ebbe due figli, il principe Alexandre Egon (1970) e la principessa Tatiana Desirée (1971), ma in seguito divorziò. Anche Diane von Fürstenberg intraprese la carriera di stilista, ottenendo un grande successo con la propria casa di moda. Nel 2000 in occasione del World Gay Pride di Roma dichiarò pubblicamente la propria omosessualità in un'intervista al quotidiano La Repubblica[2]
Fürstenberg scrisse due libri: The Power Look,[3] una guida alla moda ed al buon gusto, e The Power Look at Home: Decorating for Men,[4] un libro sull'arredamento. Von Fürstenberg creò anche un brand di design d'interni nel 1981.[5]
Egon von Fürstenberg morì all'ospedale Spallanzani di Roma l'11 giugno 2004, solamente 15 giorni dopo lo zio Umberto Agnelli, che si spense il 27 maggio 2004. Ufficialmente il decesso fu causato da un tumore al fegato, conseguente ad un'epatite C, contratta negli anni settanta. Altre fonti specularono sulla possibilità che lo stilista fosse morto di AIDS.[6]
Lo stilista è sepolto nella tomba di famiglia a Strobl nel Salzkammergut in Austria.
Note[modifica]
^ The Original Von Furstenberg, Egon, Wakes Up to His Own Potential, People, 1981-12-21
^ Intervista a Pride, Giugno 2002
^ Von Fürstenberg, Egon. (1978) The Power Look, New York: Holt, Rinehart, and Winston, ISBN 0030204569, ISBN 9780030204562
^ Von Fürstenberg, Egon. (1980) The Power Look at Home: Decorating for Men, New York: Morrow, ISBN 068803599X, ISBN 9780688035990
^ The Original Von Furstenberg, Egon, Wakes Up to His Own Potential, People, 1981-12-21
^ New York Social Diary, 4/21/04
Collegamenti esterni[modifica]
Egon von Fürstenberg
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Egon_von_F%C3%BCrstenberg"

lunedì 2 maggio 2011

Julien MacDonald



































































































































Julien MacDonald (Merthyr Tydfil, 19 marzo 1971) è uno stilista gallese.
Indice[nascondi]
1 Carriera
2 Critiche
3 Note
4 Collegamenti esterni
Carriera[modifica]
Dopo essersi diplomato alla Cyfarthfa High school di Merthyr Tydfil, Julien Macdonald sviluppa un forte interesse nel design della moda e approfondisce i suoi studi del settore alla Royal College of Art di Brighton. Dopo la laurea inizia viene assunto da Karl Lagerfeld per lavorare presso Chanel, collaborando come freelance anche per Alexander McQueen.
Nel 2000, prende il posto di Alexander McQueen come direttore artistico delle collezioni donna della casa di moda francese Givenchy[1], e nel 2001 viene nominato stilista inglese dell'anno. Fra le sue clienti più celebri si possono citare Joely Richardson, Kylie Minogue, Geri Halliwell, Shirley Bassey, Carmen Electra e Naomi Campbell[2]. MacDonald viene anche scelto dalla British Airways per ridisegnare le uniformi degli assistenti di volo, adottate ufficialmente nel 2004[1]. Partecipa anche come giudice nella trasmissione televisiva Project Runway. Nel giugno 2006 è stato premiato con un OBE per i suoi contributi al mondo della moda.
Critiche[modifica]
Macdonald è spesso stato oggetto di forti critiche per il suo largo utilizzo delle pellicce nelle sue creazioni. MacDonald ha dichiarato che la sua attività fallirebbe, se non ricorresse all'utilizzo delle pellicce.[3] Le polemiche sono incrementate quando nel febbraio 2007 ha dichiarato di amare le pellicce, definendole un "bellissimo prodotto degli animali".[4]
Note[modifica]
^ a b Dizionario della moda
^ Hellomagazine
^ Julien Macdonald: Defender of the fur. The Independent, 19 February 2006
^ The Daily Mail. The anti-fur mob? They can p*** off. 14 February 2007
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Julien_MacDonald"
Categorie: Stilisti britannici Nati il 19 marzo Nati nel 1964 Givenchy [altre]

domenica 1 maggio 2011

Wilbert Das


























































Wilbert Das (Olanda, 2 dicembre 1963) è uno stilista olandese. È il direttore creativo della Diesel.
Vive nella fattoria di famiglia fino a quando, a 19 anni, si trasferisce ad Arnhem, per studiare all'Academy of Fine Arts, dove consegue il diploma nel 1988. Decide quindi di partire per l'Italia, dove inizia a lavorare per la Diesel disegnando le collezioni uomo, accessori, pelle e bambino. Nel 1993 ottiene l'incarico di coordinare l'ufficio stile come direttore creativo.
Mentre per tutti gli anni ’80 Diesel era conosciuta principalmente come marchio di jeanseria, durante la conduzione stilistica di Das, inizia a guadagnarsi il titolo di fashion brand, introducendo collezioni in numerosi settori merceologici: scarpe, occhiali, gioielli, orologi.
A partire dal 2007, dirige la creazione e il lancio di una collezione profumi; crea per Diesel nuove collezioni, e collabora con partner nell’home textile, nell'illuminotecnica, nell'arredamento, nell'automotive.
Dirige la parte di design che riguarda i negozi Diesel, più di 300 negozi monomarca in varie città del mondo e si occupa delle campagne pubblicitarie dell'azienda.
Al di fuori del mondo della moda, fornisce consulenza nell'ambito dei rinnovi e delle ristrutturazioni alberghiere. Nel 2006 crea UXUA Casa Hotel, un resort di lusso a Trancoso, sulla costa meridionale di Bahia, in Brasile.
Galleria fotografica[modifica]

Dentro Seu Pedrinho House

Uxua lounge bar sulla spiaggia

Wilbert Das nel giardino di UXUA
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Wilbert Das
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Wilbert_Das"

martedì 26 aprile 2011

BIKI














“Non esistono donne brutte, esistono soltanto donne che si trascurano” Biki












Elvira Leonardi Bouyeure in arte Biki (Milano, 1909Milano, 1999) è stata una stilista italiana. È stata una delle più celebri sarte italiane tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta. Il suo atelier milanese, luogo d'incontro di molte personalità della cultura, è stato anche frequentato da Maria Callas, della cui "trasformazione" Biki è stata la principale artefice.
Il suo pseudonimo, che è anche il marchio della sua casa di mode, deriva dal soprannome "Bicchi" (derivato da "birichina") datole da Giacomo Puccini (la Leonardi era figlia di Fosca, che era figlia di primo letto di Elvira, poi compagna e moglie del celebre compositore). Il cognome da ragazza è Leonardi; Bouyeure è il cognome del marito, Robert B.
Indice[nascondi]
1 Gli esordi
2 In proprio
3 Dopo il boom economico
4 Dopo il '68
5 Bibliografia
Gli esordi[modifica]
Diciottenne, frequenta il bel mondo, la Scala, i Visconti di Modrone, la famiglia Toscanini, Franco Florio, il sarto Lelong, il fotografo Horst, Isadora Duncan. Nella necessità di lavorare, da sempre appassionata di abiti, alla fine del 1933 incontra ad un pranzo Vera Borea, che ha un piccolo atelier a Parigi, e propone a lei e Gina Cicogna di occuparsi delle sue collezioni sportive e balneari per l'Italia. Il progetto non va in porto, ma le due decidono comunque di aprire in società un atelier di biancheria intima d'imitazione francese, particolarmente richiesto ora che, per volontà del regime fascista, che imponeva l'autarchia, le importazioni dalla Francia, e lo stesso impiego di teline francesi, non dovevano superare il 50% del vendibile. Il loro marchio, "Domina", è inventato da Gabriele D'Annunzio, che è presente anche alla sfilata d'esordio nella primavera del 1934, nell'atelier di via del Senato n° 8. D'Annunzio fa incetta di biancheria per l'amante di turno, la pianista Luisa Baccara, ma, indebitatissimo, non può pagare altrimenti che con una fiorita lettera di complimenti.
In proprio[modifica]
Sciolta l'associazione con la Cicogna, Biki si mette in proprio, lasciando da parte la biancheria e cominciando a ideare modelli di lusso (abiti di gala e da gran sera) e tailleurs. La prima sfilata è del 5 maggio 1936 (stesso giorno della proclamazione dell'impero da parte di Benito Mussolini). La sua casa, per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, è frequentata da tutte le maggiori personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della finanza; diventa, per eccellenza, la sarta delle grandi signore milanesi. Conosce la Callas nel 1951 in casa di Wally Toscanini; più tardi la stessa Biki, curiosamente, ricorderà come la futura primadonna (e sua maggior "testimonial") la colpisse proprio per la sciatteria del suo abbigliamento. In questo suo "decennio d'oro" è affiancata dal genero Alain Reynaud (già allievo di Jacques Fath), che firma collezioni proprie dal 1957. Caratteristici del suo stile sono gli accostamenti di colori, la ricchezza e un generale rifarsi alla foggia del Cinquecento.
Dopo il boom economico[modifica]
Più in generale, Biki è, con Germana Marucelli e Jole Veneziani, l'artefice del made in Italy, specialmente a partire dagli anni Sessanta. Ma è anche una delle primissime sarte ad allearsi con l'alta moda: tra il 1960 e il 1966 collabora con il Gruppo Finanziario Tessile creando la linea Cori-Biki. Alla morte della madre, risposatasi a suo tempo con Mario Crespi, il maggiore dei tre fratelli che hanno la totale proprietà del Corriere della Sera, eredita una fetta consistente di quell'impero editoriale, ma continua a lavorare alacremente. È ormai stabilita definitivamente in via s. Andrea, prima in un atelier vicino a via Montenapoleone, poi in un altro quasi all'angolo di via della Spiga. Qui resterà fino alla morte.
Dopo il '68[modifica]
Nell'ultima fase della sua carriera, in un clima culturale molto mutato, lancia una moda molto più sobria; fanno una certa sensazione suoi abiti da sera confezionati in tweed, una novità assoluta. Nel corso degli anni, oltre a mantenere una propria sceltissima, affezionata clientela, è stata attiva anche come giornalista e consulente di ditte di confezioni. Negli ultimi anni '90 collaborava con lei la figlia Roberta. Nel 1999, con la morte della fondatrice, la maison è stata chiusa.
Bibliografia[modifica]
Georgina O'Hara, Il dizionario della moda. Ed. it. a cura di Rossella Panuzzo e Jacopo Valli. Zanichelli, Bologna 1990. Pp. 32-33.
Dizionario della moda, a cura di Guido Vergani, Baldini Castoldi Dalai editori, Milano 2003. Pp. 130-133 (voce di Guido Vergani).
Dictionnaire International de la mode, Bruno Remaury e Lydia Kamitsis dir., Editions du Regard, Parigi 1994-2004. P. 73.
Hélène Blignaut, La scala di vetro (L'escalier de Verre), Rusconi, Milano 1995. È l'unica biografia di Biki.
Portale Moda: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Biki"
Categorie: Stilisti italiani Nati nel 1909 Morti nel 1999 [altre]

lunedì 25 aprile 2011

Helmut Lang




















































































































Helmut Lang (Vienna, 10 marzo 1956) è uno stilista austriaco che vive e lavora a New York.
Biografia[modifica]
Helmut Lang ha aperto la sua prima boutique a Vienna nel 1978 ed ha presentato la sua prima collezione presso il Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1986[1]. Lang è diventato noto principalmente per il suo stile minimalista, decostruttivoa e spesso "severo".[2]
Il marchio moda dello stilista è stato acquistato dal gruppo Prada, mentre i profumi Helmut Lang sono distribuiti dalla Procter & Gamble.
Nel 2005 ha annunciato il suo ritiro dal mondo della moda[3], benché continui a lavorare come artista.
Note[modifica]
^ Dizionario della moda
^ Helmut Lang sul Fashion Model Directory
^ [1]
Collegamenti esterni[modifica]
Helmut Lang Studio
Portale Biografie
Portale Moda





















domenica 24 aprile 2011

Marià Fortuny i de Madrazo















































































































Marià Fortuny i de Madrazo noto anche col nome italianizzato Mariano Fortuny (Granada, 11 maggio 1871Venezia, 3 maggio 1949) è stato un pittore, stilista e scenografo spagnolo.
Fortuny nacque come figlio d'arte: suo padre era il pittore catalano Marià Fortuny i Marsal, mentre sua madre, Cecilia de Madrazo, proveniva parimenti da una famiglia di artisti (era figlia di Federico de Madrazo e nipote di José de Madrazo). Rimasto orfano del padre all'età di tre anni, Mariano Fortuny si trasferì a Parigi con sua madre e nella capitale francese si accostò per la prima volta alla pittura. Nel 1889 la famiglia si trasferì a Venezia e Fortuny stabilì il suo laboratorio nel Palazzo Pesaro Orfei.
Nel 1894 fece la sua prima esposizione a Londra, seguita da altre a Parigi (1899), Venezia III Esposizione internazionale d'arte (1899), Milano (1900) e Barcellona (1922).
Fortuny si dedicò alle arti applicate e le sue opere riflettono lo stile floreale dell'epoca. Particolarmente interessanti sono le sue creazioni di moda: recuperando l'abbigliamento greco, le stampe di Morris ed i motivi decorativi catalani, Fortuny creò uno stile fortemente riconoscibile e caratterizzato da lunghe tuniche (delphos) realizzate con tessuti leggeri lavorati a sottilissime piegoline.
Fece parte del gruppo di 27 artisti che a Venezia contribuirono alla decorazione della famosa valigia di cartone che radunò attorno a sé L'Ordine de La Valigia.
Fortuny morì all'età di 78 anni nel suo palazzo veneziano, che fu poi (1956) donato dalla vedova, Henrietta Negrín, alla città di Venezia. Il palazzo ospita oggi il Museo Fortuny.
L'artista è sepolto al Cimitero del Verano, a Roma.
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Marià Fortuny i de Madrazo
Collegamenti esterni[modifica]
Pagina web del civico Museo Fortuny
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Mari%C3%A0_Fortuny_i_de_Madrazo"
Categorie: Pittori spagnoli del XIX secolo Pittori spagnoli del XX secolo Stilisti spagnoli Scenografi spagnoli Nati nel 1871 Morti nel 1949 Nati l'11 maggio Morti il 3 maggio Pittori catalani Madrazo Personalità legate a Venezia [altre]

sabato 23 aprile 2011

Ágatha Ruiz de la Prada y Sentmenat































Ágatha Ruiz de la Prada y Sentmenat (Spagna, 22 giugno 1960) è una stilista spagnola.
Biografia[modifica]
Figlia di Juan Manuel Ruíz de la Prada y Sánchiz ed Isabel de Sentmenat y de Urruela, Ágatha Ruiz de la Prada lavora inizialmente come pittrice,[1] ispirata dall'arte pop art, prima di debuttare nel mondo della moda a ventuno anni nel 1980, dopo aver conseguito il diploma presso l'Escola d'Art i Tècniques de la Moda de Barcellona. La sua prima sfilata, avvenuta nel 1981 si è tenuta al entro Superior de Diseño de Moda di Madrid. Rispetto ai canoni che avevano contraddistinto la moda della penisola iberica fino a quel momento, lo stile di Ágatha Ruiz de la Prada rappresenta una vera rivoluzione: il rigore e la sobrietà del passato viene sostituito da colori accesi e fantasie giocate sulle forme di lune, stelle, soli o cuori.[1]
Dal 1991, la stilista allarga la propria produzione al design di arredamento ed oggetti per la casa, collaborando con importanti aziende del settore come la Swatch, Hierba Monesal, Absolut, Audi, Air Europa e DHL.[1] Dal 1995 alla moda femminile vengono affiancate alcune collezioni per bambini, prodotte per la grande distribuzione organizzata spagnola El Corte Inglés,[1] a cui segue nel 2003 una linea uomo, caratterizzata da colori generalmente riservati all'abbigliamento femminile, come l'arancione, il giallo o il fucsia.[1]
Ágatha Ruíz de la Prada ha sempre vissuto nella sua nativa Madrid, dove lavora nel suo studio e vive con il suo compagno, il giornalista Pedro J. Ramírez, ed i loro figli, Tristan Jerónimo (1987) e Cósima Olivia (1990).[2] Oltre che in Spagna, negozi della stilista si trovano a Milano, Parigi e New York.
Note[modifica]
^ a b c d e Dizionario della moda
^ Scheda su Ágatha Ruiz de la Prada dell'Internet Movie Database
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%81gatha_Ruiz_de_la_Prada"
Categorie: Stilisti spagnoli Nati nel 1960 Nati il 22 giugno [altre]

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