Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Haiti. Mostra tutti i post
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mercoledì 8 dicembre 2010

Haiti, brucia il quartier generale


Elezioni nel caos
Haiti, brucia il quartier generale
Port-au-Prince, 08-12-2010
Sta bruciando a Port-au-Prince il quartiere generale di Inite, il partito del candidato presidenziale del governo, Jude Celestin. L'edificio è stato preso d'assalto dai manifestanti inferociti contro il presidente Rene Preval. Le proteste sono scoppiate dopo la diffusione dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali. L'ex 'first lady', Mirlande Manigat, ha vinto con il 31,37% dei voti e se la vedrà al ballottaggio con Jude Celestin, che ha ottenuto il 22,48%. Non ce l'ha fatta per unsoffio ad andare al secondo turno, il popolare cantante Michel Martelly che si è piazzato appena dietro, al terzo posto, con il 21,84%. La terza posizione di Martelly e lo stretto margine di distacco dal candidato del governo, tra l'altro genero delpresidente Preval, insieme ai sospetti di frodi elettorali preannunciano momenti di tensione anche nei giorni avvenire. Manifestazioni di protesta sono in corso anche in altre città del Paese

lunedì 25 gennaio 2010

La Clinton contro Bertolaso«Fa polemiche da dopo partita»



Il capo della Protezione civile: «La situazione è sotto gli occhi di tutti»
La Clinton contro Bertolaso«Fa polemiche da dopo partita»
Il segretario di Stato Usa: «Sono come le osservazioni che si fanno il lunedì. Haiti non è L'Aquila»



WASHINGTON - Hillary Clinton replica a Bertolaso, dopo le critiche del capo della Protezione Civile sulla gestione americana degli aiuti ad Haiti: «Queste polemiche mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite» del giorno prima. Ma Bertolaso controreplica: le mie erano valutazioni di una situazione che «è sotto gli occhi di tutti», fatte «da un tecnico», e non un attacco agli Stati Uniti che stanno facendo un grande sforzo. «Criticava la mancanza di coordinamento della organizzazioni internazionali».

sabato 23 gennaio 2010

martedì 19 gennaio 2010

Haiti, il terremoto non ferma il turismo. Sull'isola devastazione e morte ma c'è chi si gode la vacanza




Haiti, il terremoto non ferma il turismo. Sull'isola devastazione e morte ma c'è chi si gode la vacanza




Port-au-Prince, 18 gen. - (Adnkronos) - Il devastante terremoto che ha colpito Haiti martedi' scorso non ha fermato l'industria del turismo. A pochi giorni dal sisma le navi da crociera di lusso sono tornate ad attraccare sulle spiagge dell'isola caraibica.
La Independence of the Seas, nave di proprietà della Royal Caribbean International con 4.370 persone a bordo, è sbarcata venerdì sulle spiagge private di un resort di Labadee, preso in affitto dal governo haitiano, a circa 130 km a nord della capitale Port-au-Prince, epicentro del sisma.
La Navigator of the Seas, che trasporta 3.100 passeggeri, sta per attraccare. I passeggeri dei due vascelli potranno scendere a terra per godersi il sole tropicale, acque cristalline e cocktails a base di rum, mentre nella parte meridionale dell'isola i soccorritori e i volontari provenienti da tutto il mondo lottano contro il tempo per recuperare i superstiti dalle macerie. La sicurezza dei turisti e' garantita da palizzate alte quattro metri e da guardie armate che sorvegliano tutto il perimetro del resort.
La decisione di attraccare ad Haiti ha diviso i passeggeri delle navi, molti di loro hanno deciso di rimanere a bordo per protesta. "Non posso guardarmi prendere il sole al mare, fare il bagno, mangiare carne alla brace e godermi un cocktail mentre decine di migliaia di persone morte sono ammucchiate sulle strade, e i sopravvissuti cercano disperatamente cibo e acqua", ha scritto un passeggero sul forum on-line della crociera. "Era già abbastanza difficile sedersi e mangiare un panino a Labadee prima del terremoto, sapendo che molti haitiani morivano di fame - commenta un altro passeggero - Ora non posso pensare di ingoiare un altro hamburger" Molte persone presenti sulle navi hanno paura che la gente disperata possa violare le recinzioni del resort per ottenere cibo e bevande, ma molti altri sembravano decisi a godersi la vacanza.
"Sarò qui fino a martedi' e ho intenzione di godermi la mia vacanza, e di passare del tempo sulla spiaggia", ha dichiarato un passeggero. La Royal Caribbean ha fatto sapere che la questione se "offrire una vacanza cosi' vicina all'epicentro di un terremoto" e' stata oggetto di un notevole dibattito interno, prima che venisse deciso di includere Haiti nell'itinerario. Per il vicepresidente dell'azienda, John Weis, "alla fine Labadee sara' importante per la ricostruzione di Haiti" perche' molte persone sopravvivono grazie al resort. La compagnia si e' comunque impegnata a donare tutti i proventi della visita alle vittime del terremoto, e a far arrivare alle popolazioni colpite alcuni aiuti alimentari presenti sulle navi.

Caos Haiti, il cibo arriva dal cielo















TERREMOTO AI CARAIBI - SEI GIORNI DOPO
Caos Haiti, il cibo arriva dal cielo
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51396girata.asp

Polemica sugli Usa per i soccorsi. Gli aiuti lanciati dagli elecotteri, ma sull'isola dilagano le violenze. Novanta le persone estratte vive. E gli italiani inviano i carabinieri
PORT-AU-PRINCE
È di almeno 90 il numero totale delle persone finora estratte vive dalle macerie ad Haiti. Lo riferisce a Ginevra l’ultimo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitaria (Ocha). Le operazioni di ricerca dei sopravissuti - precisa il comunicato - continuano e le squadre stanno raggiungendo sempre più aree al di fuori di Port-au-Prince.

Intanto migliaia di sopravvissuti al terremoto stanno provando a lasciare il paese in cerca di cibo, assistenza e riparo all’estero. Ma la mancanza di carburante e di beni alimentari ha generato un innalzamento dei prezzi delle corse in autobus: per un trasferimento fuori dal paese, gli haitiani sono costretti a spendere la paga di tre giorni di lavoro per ogni singolo posto. La maggior parte di questi "profughi" intende tornare a Port-au-Prince, non appena la situazione si sarà normalizzata. Molti di loro inviano i propri bambini all’estero, in attesa di riprendere il lavoro e costruire una nuova casa per tornare a una vita normale.

Un aereo del Pentagono sorvola però ogni giorno Haiti trasmettendo via radio notizie e un messaggio in creolo che esorta a non emigrare negli Stati Uniti. «Ascoltate, non precipitatevi sulle barche per lasciare il Paese. Se lo farete ci saranno problemi più grandi. Perchè, sarò onesto con voi: se pensate che raggiungerete gli Stati uniti e tutte le porte vi saranno aperte, non sarà così. Vi intercetteranno già in mare e vi rimanderanno da dove venite», recita il messaggio letto dall’ambasciatore haitiano negli Stati Uniti, Raymond Joseph, citato oggi dal New York Times.

Al momento non vi è nessun segnale su un possibile esodo di massa, ma gli Stati Uniti temono che possa avvenire nel prossimo futuro. Sono già in preparazione piani per intercettare l’arrivo di barche sulla costa della Florida e si prevede l’invio dei migranti illegali alla base americana di Guantanamo a Cuba. Un gruppo di 200 immigrati illegali rinchiusi in un centro di detenzione di Miami è stato trasferito altrove per far posto al possibile arrivo di haitiani. Il timore di un esodo dall’isola caraibica è tale che i permessi per curare i feriti negli Stati Uniti vengono concessi con il contagocce.

L’esercito degli Stati Uniti ha intanto paracadutato rifornimenti di cibo e acqua ad Haiti. Nei giorni scorsi questa tecnica era stata esclusa perché considerata troppo pericolosa. Il timore è che l’arrivo di pacchi in assenza di un’adeguata struttura di distribuzione scateni dei tumulti. Una portavoce dell’esercito statunitense, il maggiore Tanya Bradsher, ha riferito che ieri un aereo militare ha lanciato 14.500 pasti e 15mila litri d’acqua.

L’Italia è invece disponibile all’invio di carabinieri, nell’ambito delle circa 1.500 forze di polizia supplementari chieste ieri dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Lo si apprende da fonti qualificate del Palazzo di Vetro.

mercoledì 13 gennaio 2010

Sisma catastrofico ad Haiti: è strage. "La rottura della faglia è sotto la città"















Sisma catastrofico ad Haiti: è strage

Scossa di magnitudo 7 sulla capitale Port-au-Prince: migliaia le vittime. La Farnesina: "Forse c'è un italiano" . Già partita la macchina dei soccorsi
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51191girata.asp

Gli esperti: "Avevamo dato l'allarme"
Nel 2008 lanciammo l'allerta per l'enorme rischio sismico sull'Isola»
HAITIIl potentissimo sisma di Haiti ha avuto conseguenze ancora più devastanti perchè ha colto assolutamente impreparati, ma - riporta oggi il sito della Cnn - alcuni esperti da tempo lanciavano l’allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell’isola di Ispaniola, che Haiti divide con la Repubblican Dominicana.In uno studio presentato alla 18esima conferenza geologica dei Caraibi nel marzo del 2008 cinque scienziati parlarono di «un enorme rischio sismico» in corrispondenza di una faglia che si trova nel sud dell’isola, la faglia di Enriquillo-Plaintain Garden dove si è verificato appunto ieri il sisma di magnitudo 7. «Eravamo molto preoccupati» ha ricordato Paul Mann, ricercatore dell’università del Texas che era uno degli autori dello studio, sottolineando comunque quanto sia «difficile predirre» l’esatto verificarsi di una scossa di questa intensita. «Fenomeni di questo tipo possono rimanere silenti per centinaia di anni» ha aggiunto. I sismologi sottolineano come il terremoto avvenuto ieri sia infatti il più potente degli ultimi 200 anni. Nel 2004 altri due geologi avevano invece sottolineato i rischi di un’altra faglia, che si trova nella parte nord dell’isola, lungo la valle di Cibao nella repubblica Domenicana. «Questa è una delle zone sismische più attive del mondo, i sismologi non dovrebbero essere sorpresi da questo terremoto» ha dichiarato Jian Lin del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts."La rottura della faglia è sotto la città"

Il sismologo: «Un sisma analogo a quello che colpì Kobe nel 1995»
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51223girata.asp

ROMA
La rottura della faglia che ha scatenato il terremoto di Haiti è arrivata sotto la città di Port-au-Prince. Lo ha detto il sismologo Warner Marzocchi, responsabile dell’attività di ricerca relativa alle previsioni probabilistiche dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

«L’epicentro del terremoto di Haiti - ha osservato - è avvenuto 10-15 chilometri dalla città e la frattura è arrivata sotto la città». Secondo l’esperto quello di Haiti è stato un terremoto «analogo a quello avvenuto nel 1995 nella città giapponese di Kobe, il disastro naturale più costoso dell’ultimo secolo in termini di vite umane». Allora i morti furono circa 6.000, ma «nel caso di Haiti ritengo che, purtroppo, dovremmo aspettarci decine di migliaia di morti».

Gli esperti: "Avevamo dato l'allarme"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51209girata.asp

«Nel 2008 lanciammo l'allerta per l'enorme rischio sismico sull'Isola»
HAITI
Il potentissimo sisma di Haiti ha avuto conseguenze ancora più devastanti perchè ha colto assolutamente impreparati, ma - riporta oggi il sito della Cnn - alcuni esperti da tempo lanciavano l’allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell’isola di Ispaniola, che Haiti divide con la Repubblican Dominicana.

In uno studio presentato alla 18esima conferenza geologica dei Caraibi nel marzo del 2008 cinque scienziati parlarono di «un enorme rischio sismico» in corrispondenza di una faglia che si trova nel sud dell’isola, la faglia di Enriquillo-Plaintain Garden dove si è verificato appunto ieri il sisma di magnitudo 7. «Eravamo molto preoccupati» ha ricordato Paul Mann, ricercatore dell’università del Texas che era uno degli autori dello studio, sottolineando comunque quanto sia «difficile predirre» l’esatto verificarsi di una scossa di questa intensita. «Fenomeni di questo tipo possono rimanere silenti per centinaia di anni» ha aggiunto.

I sismologi sottolineano come il terremoto avvenuto ieri sia infatti il più potente degli ultimi 200 anni. Nel 2004 altri due geologi avevano invece sottolineato i rischi di un’altra faglia, che si trova nella parte nord dell’isola, lungo la valle di Cibao nella repubblica Domenicana. «Questa è una delle zone sismische più attive del mondo, i sismologi non dovrebbero essere sorpresi da questo terremoto» ha dichiarato Jian Lin del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts.

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