Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")







FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Israele. Mostra tutti i post
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venerdì 5 ottobre 2012

News da Israele




02/10/2012
da israele.net
UN PARAGONE ISTRUTTIVO
Gli iraniani non sono folli, ma non lo erano nemmeno i giapponesi che attaccarono Pearl Harbor
Di Riccardo Dugulin
http://www.israele.net/articolo,3555.htm

«TALI AFFERMAZIONI NON ESPRIMONO LA POSIZIONE DELLA CUSTODIA DI TERRA SANTA»
Dopo le critiche di Della Pergola, il Custode di Terra Santa prende le distanze dal Vicario padre Artemio
Una lettera di mons. Pizzaballa a israele.net
http://www.israele.net/articolo,3554.htm

LA BOMBA IRANIANA SPIEGATA AI NEGATI
Persino Le Monde ha riconosciuto la semplice efficacia del discorso di Netanyahu all’Onu
Di Boaz Bismuth
http://www.israele.net/articolo,3553.htm

L’ISLAM HA UN PROFETA, LA CRISTIANITÀ UN REDENTORE E GLI EBREI… L’OLOCAUSTO
Nella storia degli ebrei e del sionismo c’è molto di più che Shoà e antisemitismo
Di Elliott Abrams
http://www.israele.net/articolo,3551.htm

SE IL FRANCESCANO SEMINA ODIO (RACCONTANDO MENZOGNE)
I cristiani fuggono dalle aree palestinesi, non da Israele
Di Sergio Della Pergola
http://www.israele.net/articolo,3552.htm
___________________________

BORSE E PREMI – I BANDI 2013
L’Associazione Italiana Amici dell’Università di Gerusalemme gestisce o collabora alla gestione di premi e borse di studio la cui caratteristica è quella di rendere possibile soggiorni di studio e specializzazione di giovani laureandi e laureati che altrimenti non potrebbero permetterselo
http://www.israele.net/sezione,,1664.htm

Grazie per l’attenzione

martedì 26 giugno 2012

Israele.net

21/06/2012 da israele.net RESISTENZA AL POSTO DI TERRORISMO, MARTIRI INVECE DI ATTENTATORI SUICIDI, COLONIALISMO ANZICHÉ ISRAELE Un libro dell’Autorità Palestinese insegna come manipolare il linguaggio in senso anti-israeliano http://www.israele.net/articolo,3464.htm PIÙ DI 120 ORDIGNI PALESTINESI SPARATI SU ISRAELE IN 48 ORE Hamas celebra a suo modo la (presunta) vittoria del candidato islamista in Egitto http://www.israele.net/articolo,3463.htm NON È PIÙ LO STESSO EGITTO, NON È PIÙ LA FRONTIERA DI PRIMA Israele deve rapidamente adattarsi alla nuova realtà: un mix di pace formale, terrorismo e cartello criminale Alcuni commenti dalla stampa israeliana http://www.israele.net/articolo,3462.htm AIUTATI DA NEO-NAZISTI I TERRORISTI PALESTINESI DELLA STRAGE DI MONACO ’72 Lo rivela Der Spiegel sulla base di documenti dei servizi di intelligence tedeschi http://www.israele.net/articolo,3461.htm CHI VUOLE L’ESCALATION SULLA FRONTIERA FRA ISRAELE ED EGITTO? Il previsto successo dei Fratelli Musulmani dietro alla crescita della tensione Alcuni commenti dalla stampa israeliana http://www.israele.net/articolo,3460.htm LE VERE RADICI DEL TERRORISMO Come mostrano le foto giunte da Gaza, il terrorismo è una “inclinazione” insegnata e acquista Da un articolo di Yigal Walt http://www.israele.net/articolo,3459.htm CELEBRARE I TERRORISTI COI FONDI DELL’UNIONE EUROPEA In un programma per giovani sulla tv dell’Autorità Palestinese di Abu Mazen http://www.israele.net/articolo,3458.htm Nella sezione ARTE E ARCHEOLOGIA: TEL HATZOR, IL GRANDE CENTRO AMMINISTRATIVO DOVE VENIVANO A ISTRUIRSI GLI SCRIBI DI TREMILA ANNI FA Israele, dove l’archeologia è notizia da prima pagina (parte 2) http://www.israele.net/sezione,,3465.htm Grazie per l’attenzione La Redazione di www.israele.net Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente Grazie per la vostra comprensione.

sabato 30 aprile 2011

Israele News 3

“FRA PACE CON ISRAELE E HAMAS, SCEGLIAMO HAMAS” Accordo di riconciliazione Fatah-Hamas: analisi e commenti
http://www.israele.net/articolo,3122.htm

TRISTE LEZIONE DI STORIA DAL MEDIO ORIENTE La brutalità dei regimi arabi mostra cosa accadrebbe agli ebrei, se non si difendessero Di Guy Bechor http://www.israele.net/articolo,3121.htm

HAMAS E AUTORITÀ PALESTINESE: NO A QUALUNQUE PIANO DI PACE SE NON C’È “DIRITTO AL RITORNO”Ma per Israele si tratta di un vero e proprio “diritto all’invasione demografica’’
http://www.israele.net/articolo,3120.htm

NON BASTA LA RABBIA PER COSTRUIRE LA DEMOCRAZIA I fanatici hanno facile gioco su popoli arabi allevati nella sopraffazione e nella violenza Di Ray Hanania
http://www.israele.net/articolo,3119.htm

“AL CUORE DEL CONFLITTO C’È SEMPRE IL MANCATO RICONOSCIMENTO DELLO STATO EBRAICO” Nentanyahu: “I palestinesi evitano il negoziato perché vogliono una soluzione imposta”
http://www.israele.net/articolo,3118.htm

LETTERA DALL’IRAQ: “CI HANNO INDOTTRINATO CONTRO ISRAELE” Il sito web in arabo del ministero degli esteri israeliano pubblica il messaggio di un lettore iracheno
http://www.israele.net/articolo,3117.htm

DIECI ANNI FA SI ABBATTEVA SU SDEROT IL PRIMO RAZZO QASSAM PALESTINESE Un’arma del terrorismo, un crimine di guerra perpetrato a freddo Di Michael Omer-Man
http://www.israele.net/articolo,3116.htm

“ABBIAMO UCCISO CINQUE EBREI ISRAELIANI” Gli arrestati per la strage della famiglia di Itamar non fanno nessuna distinzione fra adulti e bambini http://www.israele.net/articolo,3115.htm

Nella sezione MITZPÉ-OSSERVATORIO - gli articoli del direttore:

L’ELOQUENTE DIFFERENZA FRA CRIMINI ED ERRORI Goldstone si è ricreduto. Sergio Romano no, e sbaglia
http://www.israele.net/sezione,,3123.htm

Vi ricordiamo, nella sezione Israele Oggi:IL TEMPIO ITALIANO A GERUSALEMME: GARANTIRE IL FUTURO DI UN PUNTO D’INCONTRO STORICO TRA ITALIA E ISRAELE È il centro animatore della presenza ebraica italiana in Israele, eredità simbolica della bimillenaria tradizione dell’ebraismo italiano e punto di passaggio quasi obbligato per ogni ospite di rilievo a Gerusalemme
http://www.israele.net/sezione,,3107.htm

Grazie per l’attenzioneLa Redazione di www.israele.net

Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente

martedì 5 aprile 2011

Israele News

04/04/2011 da israele.net SE FALLISCE LA DETERRENZA CON HAMAS E JIHAD ISLAMICA Grazie a Goldstone & Co., i terroristi di Gaza si ritengono ormai al sicuro da un intervento israeliano Di Moshe Arenshttp://www.israele.net/articolo,3105.htm GOLDSTONE SCONFESSA IL SUO STESSO RAPPORTO ANTI-ISRAELIANO Hamas, non Israele, mira ai civili e si rifiuta di indagare sui propri misfatti. Ma il danno ormai è fatto http://www.israele.net/articolo,3104.htm LA MINACCIA DI ASSAD’’Chi chiede riforme è un nemico’’ (e Assad padre ha già mostrato come si trattano i nemici)Di David Horovitz http://www.israele.net/articolo,3102.htm LA TRISTE SORTE DEI MUSULMANI MODERATI In particolarmente di quelli che osano propugnare la coesistenza con Israele Di Elliot Jager http://www.israele.net/articolo,3101.htm Se ne discute in Israele: recenti commenti sulla stampa israeliana ASSAD COME GHEDDAFI: CAPI TRIBALI PRONTI A MASSACRARE LA LORO GENTE Per decenni hanno spacciato alle masse l’oppio dell’odio per Israele http://www.israele.net/articolo,3100.htm SE SI FOSSE DETTA LA VERITÀ SULLA SIRIA Oltre al ferreo controllo interno, Damasco era riuscita anche a godere di buona stampa all’estero Editoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3098.htm L’INTERVENTO IN LIBIA POTREBBE RISOLVERSI IN UN BOOMERANG Se oggi Gheddafi si rammarica d’aver abbandonato il nucleare, altri non vorranno ripetere il suo errore Di Yehezkel Dror http://www.israele.net/articolo,3097.htm Grazie per l’attenzione La Redazione di www.israele.net Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente Grazie per la vostra comprensione.

mercoledì 30 marzo 2011

M.O.: raid israeliano su Gaza, morto militante Jihad palestinese

M.O.: raid israeliano su Gaza, morto militante Jihad palestinese
Gaza, 30 mar. - (Adnkronos/Aki) - Un palestinese e' morto ed un secondo e' rimasto ferito stamane all'alba in seguito ad un raid aereo israeliano sulla striscia di Gaza. Secondo quanto si legge in una nota diffusa dalla Jihad islamica, i due palestinesi erano loro militanti e sono stato colpiti da un aereo senza pilota impegnato in una ricognizione nella zona di Rafah. I due giovani miliziani palestinesi sono stati colpiti da un missile mentre viaggiavano in moto. Fonti israeliane sostengono che i due si stavano recando verso il confine con lo stato ebraico per compiere un attacco, mentre i palestinesi sostengono che si stavano recando in moschea per la preghiera dell'alba. Prima di questo attacco era stato infatti lanciato un razzo dalla striscia di Gaza verso Israele, senza provocare vittime.

mercoledì 23 marzo 2011

Siria, ancora repressione

23/03/2011 -
Siria, ancora repressione Bagno di sangue a Daraa

I manifestanti: quindici morti.Tra loro c'è anche una bambina
Non si placa l’intifada di Daraa, nel sud della Siria, così come non si placa la repressione delle forze di sicurezza, che stando a testimoni oculari e organizzazioni umanitarie locali, avrebbero ucciso solo oggi ben 15 persone (sei secondo altre fonti), portando a circa 20 il numero dei morti dallo scoppio delle violenze venerdì scorso. Un bilancio drammatico che ha indotto il segretario generale dell’Onu Ban ki-moon a chiedere «un’indagine trasparente».Per dopodomani, venerdì di preghiera musulmana, è intanto stata indetta sui social network di attivisti e dissidenti una «mobilitazione di massa» in tutte le regioni del Paese contro il «regime bugiardo e criminale» e «per la rivoluzione e la libertà». Secondo le testimonianze, confermate in parte anche da un giornalista dell’agenzia France Press, nove persone sono state uccise nella notte a Daraa, 120 km a sud di Damasco, durante l’assalto dei militari alla moschea al Omari, dove da venerdì si erano radunati i manifestanti anti-regime. Tra le vittime, ci sono due donne, una bambina e un medico.Secondo le stesse testimonianze, sei altri residenti sono stati freddati invece nel pomeriggio da colpi di arma da fuoco sparati dalle forze di sicurezza durante i funerali di due dei «martiri» caduti all’alba. Le autorità di Damasco, guidate da quasi mezzo secolo dal partito Baath e da quarant’anni dalla famiglia presidenziale al Assad, ha dal canto suo lanciato oggi una massiccia controffensiva mediatica, accusando «parti straniere di diffondere menzogne» e di «aizzare i residenti contro lo Stato». Per l’agenzia di notizie Sana e la tv di Stato sarebbe una non meglio identificata «banda armata» la responsabile della «sommossa»: i «forestieri», avrebbero usato dei bambini, precedentemente rapiti, per proteggersi nella moschea cittadina. L’emittente tv ha poi mostrato le immagini delle presunte armi e del danaro «nascosto dalla banda armata nella moschea al Omari». Secondo la Sana sarebbero inoltre solo tre le persone uccise negli scontri della notte: un medico e un infermiere uccisi dalla »banda armata che ha assaltato un’ambulanza«, e un agente delle forze di sicurezza. «Più di un milione di SMS giunti dall’estero, e per la maggior parte da Israele, invitano i siriani a usare le moschee come punti di ritrovo per le sommosse», prosegue l’agenzia. Oltre a mobilitare i media allineati, Damasco ha lanciato due timidi e tardivi segnali di distensione. In serata, è stata diffusa la notizia della rimozione dall’incarico del governatore di Daraa, mentre nel pomeriggio la tv di Stato ha annunciato il rilascio su cauzione di sei attiviste arrestate una settimana fa durante un inedito raduno nei pressi del ministero degli interni. Tra le sei donne rilasciate (Nisrir Hassan, Wafaa Lahham, Sirin Khuri, Layla Labwani e Ruba Labwani), non c’è Suhayr Atassi, attivista di spicco per la difesa dei diritti umani. Dei 37 dissidenti finiti dietro le sbarre mercoledì 16 marzo, ne rimangono in carcere ancora 27. E sulla homepage del gruppo Facebook «Syrian.Revolution», seguito da circa 70.000 utenti, è già pronto il volantino e il logo per il «il venerdì della gloria», convocato «in tutte le regioni della Siria per sostenere la rivoluzione di Daraa».

Attentato a Gerusalemme

Gerusalemme, 23 MAR 2011
Solidarieta e assoluta condanna per l' attentato che a Gerusalemme ha ucciso una donna ed ha ferito altre 24 persone.Vi siamo vicini, eliminate dalla faccia della terra gli integralisti di Hamas.

M.O./ Gerusalemme: prima bomba dal 2004, morta una donna. Altre trenta persone ferite, azione non è stata rivendicata .

Gerusalemme, 23 mar. (TMNews) - Un attentato ha scosso oggi Gerusalemme, dove l'esplosione di una bomba ha ucciso una donna e ferito una trentina di persone. Si tratta del primo attacco del genere in città dal 2004, mentre le violenze continuano alla frontiera tra la Striscia di Gaza e il sud di Israele.Una donna di 59 anni, della quale non è stata rivelata l'identità, è rimasta gravemente ferita nell'attentato avvenuto vicino la principale stazione di Gerusalemme ed è in seguito deceduta all'ospedale Hadassah, secondo fonti ospedaliere. Più di altre trenta persone sono rimaste ferite nell'attentato, che non è stato rivendicato."L'esplosione è avvenuta vicino a una stazione dei bus, dove si trovavano due autobus fermi con a bordo numerosi passeggeri. Apparentemente, una bomba era nascosta in una borsa vicino a una cabina telefonica", ha dichiarato il capo della polizia di Gerusalemme, Aaron Franco. Un giornalista ha visto persone riverse in terra tra le chiazze di sangue.Uno degli autobus in questione, del quale tutti i vetri sono andati in frantumi, era diretto verso una quartiere religioso ortodossa di Gerusalemme, secondo testimoni. " La maggior parte dei feriti si trovava fuori, in strada", ha precisato sul posto Uri Shacham, responsabile del Magen David Adom, l'equivalente israeliano della Croce Rossa. La polizia ha predisposto un cordone nei dintorni e ha lanciato ricerche con le unità cinofile, che hanno perlustrato con minuzia dintorni, cespugli e cassonetti per trovare ordigni esplosivi che avrebbero potuto essere ancora nascosti nel settore.Secondo i primi elementi dell'inchiesta, la bomba pesava tra uno e due chili. "Non tollereremo che civili israeliani siano colpiti, né nel sud né a Gerusalemme", ha affermato il ministro della Difesa Ehud Barak, in un comunicato. Israele si difenderà "con una volontà di ferro" contro gli attacchi, ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.In assenza del presidente palestinese Abu Mazen, in viaggio in Russia, è stato il primo ministro Salam Fayyad che ha condannato in una nota l'attentato, che ha definito una "operazione terroristica". In compenso, il ramo armato del movimento radicale palestinese della Jihad islamica, le brigate Al-Qods, ha salutato l'attentato senza tuttavia rivendicarlo. "

sabato 19 marzo 2011

I nuovi scontri al confine tra Gaza e Israele


I nuovi scontri al confine tra Gaza e Israele
Hamas rivendica il lancio di dozzine di missili verso il sud di Israele, che risponde colpendo la Striscia

Nella giornata di oggi sono state lanciate dozzine di missili dalla Striscia di Gaza verso centri abitati nel sud di Israele, ferendo almeno due civili. L’esercito israeliano ha risposto colpendo con mezzi pesanti alcuni obbiettivi all’interno del territorio palestinese e ferendo almeno tre persone. Il lancio di razzi è stato il più intenso da due anni a questa parte.
Hamas, al governo a Gaza, ha rivendicato alcuni degli attacchi. Tre giorni fa, un attacco aereo israeliano aveva ucciso due suoi membri. Il corrispondente della BBC, Jon Donnison, parla di una escalation nella zona, sia per il numero dei mortai impiegati nel lancio di razzi, sia per la parziale rivendicazione di responsabilità da parte di Hamas. Sempre nella giornata di oggi, il partito aveva disperso la seconda manifestazione di piazza a Gaza City, dopo un’altra giovedì scorso, che chiedeva la riappacificazione tra le due maggiori forze politiche palestinesi: Hamas, che nel 2007 ha vinto le elezioni a Gaza, e Fatah, che dallo stesso anno governa la Cisgiordania.
Dalla fine del duro attacco contro Gaza denominato “Operazione Piombo Fuso”, a gennaio 2009, le ostilità tra israeliani e palestinesi della Striscia si sono quasi interrotte. Il lancio di missili segue di pochi giorni l’omicidio, avvenuto venerdì scorso, di una famiglia di coloni in Cisgiordania, e la successiva decisione del governo israeliano di costruire centinaia di nuovi insediamenti nella West Bank.

venerdì 18 marzo 2011

TOP NEWS da ISRAELE

15/03/2011
da israele.net

BASTA COL DOPPIO GIOCO PALESTINESE La smettano di cercare in ogni modo di delegittimare Israele (che tiene in vita l’Autorità Palestinese in Cisgiordania) Da un articolo di Guy Bechor http://www.israele.net/articolo,3086.htm

IL VERO OSTACOLO ALLA PACE Quale nauseabondo miasma genera un terrorista capace di sterminare nel sonno una famiglia, neonati compresi? Editoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3084.htm

L’INDOTTRINAMENTO DA CUI NASCONO CARNEFICI COME QUELLI ALL’OPERA A ITAMAR Che qualcuno possa pararsi davanti a un bambino di tre mesi e tagliargli la gola rasenta l’inimmaginabile
http://www.israele.net/articolo,3083.htm

LA MINACCIA ATOMICA NEL M.O. SCOSSO DALLE SOMMOSSE Il terremoto politico in corso non deve far perdere di vista i piani nucleari di Siria e Iran Da un articolo di Kenneth Bandler http://www.israele.net/articolo,3082.htm

LA PACE IN UNA REGIONE INSTABILE Stato palestinese significa fine dell’occupazione, ma anche l’aeroporto di Tel Aviv a portata dei razziEditoriale del Jerusalem Post
http://www.israele.net/articolo,3081.htm

Nella sezione ISRAELE OGGI: 400 AGRICOLTORI PALESTINESI ALLA “COPPA DEL MONDO DELL’AGRICOLTURA” DI TEL AVIV Per la prima volta, quest’anno, espositori e visitatori palestinesi dalla Cisgiordania hanno offerto prodotti e acquisito tecnologie alla grande fiera agricola israeliana Agro Mashov
http://www.israele.net/sezione,,3085.htm

Grazie per l’attenzione La Redazione di www.israele.net
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giovedì 17 marzo 2011

Golda Meir







Golda Meir - in ebraico גוֹלְדָּה מֵאִיר ascolta[?·info] - nata Golda Mabovič, o con la grafia alternativa Golda Mabovitch, (Kiev, 3 maggio 1898Gerusalemme, 8 dicembre 1978) è stata una politica israeliana, quarto premier d'Israele (1969) e prima donna a guidare il governo del suo Paese, quarta a ricoprire tale posizione a livello internazionale. Diresse la politica israeliana in periodi particolarmente difficili, trovandosi ad affrontare varie crisi internazionali, come la crisi petrolifera successiva alla guerra del Kippur, i contrasti militari con Egitto e Siria e, soprattutto, il massacro di Monaco alle Olimpiadi del 1972, quando un commando di terroristi palestinesi sequestrò ed uccise undici tra atleti e allenatori israeliani[1].
Golda Meir è stata anche una figura di primo piano del movimento sionista, che si prefiggeva di creare uno stato israeliano nel territorio sotto il mandato britannico, area con cui il popolo ebraico ha forti e millenari legami storici e religiosi[2].
Per il suo carattere risoluto, è stata spesso paragonata al primo ministro britannico Margaret Thatcher, ottenendo il soprannome di "lady di ferro" della politica israeliana. Il suo piglio deciso era celebre anche in patria: gli israeliani, secondo una battuta ricorrente, solevano definirla "l'unico vero uomo in Israele", e anche David Ben-Gurion, ex primo ministro israeliano, era solito riferirsi a lei come "il miglior uomo al governo". Nonostante questa nomea, verso la fine della sua carriera, Golda Meir ha saputo mantenere un'aura materna, che la faceva apparire come "la nonna del popolo israeliano"[3]. È tuttora considerata una delle figure femminili più importanti del XX secolo.




Indice[nascondi]
1 Gioventù e primi interessi per la politica
2 Carriera politica e nascita di Israele
3 Ruolo politico dopo la nascita di Israele
3.1 Ministro del lavoro
3.2 Ministro degli esteri
3.3 Ritiro e ritorno
4 Gli anni da primo ministro
4.1 Rapporto con gli Stati Uniti
4.2 Massacro di Monaco
4.3 Guerra dello Yom Kippur
4.4 Dimissioni e morte
5 Riconoscimenti
6 Golda Meir nella cultura popolare
6.1 Cinema, teatro e televisione
6.2 Riferimenti nelle espressioni popolari
6.3 Popolarità al di fuori di Israele
7 Pubblicazioni di Golda Meir
8 Note
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Gioventù e primi interessi per la politica[modifica]
Golda Mabovič nacque a Kiev, allora parte dell'Impero Russo, nel 1898[4] da una famiglia estremamente modesta. Il padre, Moshe Mabovič era un carpentiere e sua madre, Bluma Neidič si occupò di allevare Golda e le due sorella, Sheyna e Clara[5], così come altri cinque fratelli che tuttavia morirono prima di raggiungere l'adolescenza, a causa delle estreme condizioni di miseria in cui versava la famiglia.
Già nella prima infanzia è testimone di episodi di antisemitismo che caratterizzavano la vita della comunità ebraica russa, i cosiddetti pogrom. L'aver sperimentato sulla sua pelle il razzismo e la persecuzione influenzerà in futuro le scelte politiche di Golda Meir[6].
Nel 1903 il padre emigrò negli Stati Uniti, con l'intenzione di farsi raggiungere dal resto della famiglia una volta che si fosse sistemato. Golda, quindi, assieme alla madre e alle sorelle, si trasferì a Pinsk, nell'attuale Bielorussia. In quello stesso anno un pogrom particolarmente violento scatenò le proteste della comunità ebraica russa. Golda Meir volle partecipare alle manifestazioni di protesta, nonostante avesse solo cinque anni[6] e la famiglia fosse contraria.

Golda Meir in un ritratto del 1914
Raggiunto il padre a Milwaukee, Wisconsin nel 1906, completò il primo ciclo scolastico negli Stati Uniti, presso la Fourth Street Grade School, che attualmente è stata ribattezzata Golda Meir School in suo onore[7], dal 1906 al 1912, quindi frequentò la North Division High School di Milwaukee fino al 1916. Già dai primi anni scolastici, la Meir, che pure all'inizio non parlava inglese, mostrò spiccate capacità di leadership, facendosi promotrice di molte iniziative, tra cui raccolte fondi per l'acquisto di libri di testo per i compagni meno abbienti.
Dopo aver litigato con i genitori, che volevano costringerla ad abbandonare gli studi da insegnante per sposarsi, all'età di 14 anni Golda Meir si trasferì a Denver, Colorado, presso la casa della sorella. Sheyna Mabovič Korngold e il marito erano soliti organizzare dei dibattiti culturali, e in tali occasioni la Meir entrò per la prima volta in contatto con il mondo letterario, il femminismo e il pensiero sionista. Lei stessa scriverà, nella sua autobiografia: Denver fu un vero punto di svolta, perché lì ebbe inizio la mia vera istruzione. A Denver la vita mi si aprì innanzi per davvero[8].
Durante la permanenza a Denver, la Meir conobbe anche Morris Meyerson, che frequentò a partire dal 1913 e sposò il 24 dicembre 1917, all'età di 19 anni, subito dopo aver ottenuto la cittadinanza.
Dopo il diploma, nel 1916 si iscrisse all'università, la Milwaukee Normal School, e diventò insegnante. Insegnò in una scuola Yiddish a Milwaukee e si fece notare prima partecipando e organizzando marce di protesta, quindi diventando un membro dell'organizzazione sionista laburista Poalei Zion. Nei due anni seguenti il suo impegno politico nelle associazioni ebraiche e sioniste è molto intenso e la porta a viaggiare per gli Stati Uniti, in particolare, nel 1918 partecipa al Congresso degli Ebrei Americani in qualità di delegata di Milwaukee, è la più giovane delegata del meeting, e lei stessa considera questo come l'inizio della sua carriera politica[8].
Carriera politica e nascita di Israele[modifica]
Nel 1921, nonostante le riserve del marito, la coppia lasciò l'America per trasferirsi in Palestina, assieme alla sorella Sheyna e sua figlia. Il gruppo raggiunse Tel Aviv dopo aver attraversato l'Oceano Atlantico e il mar Mediterraneo a bordo della SS Pocaonthas fino a Napoli. Dalla città partenopea il loro viaggio proseguì fino in Palestina a bordo di navi e treni. Al loro arrivo in Terrasanta, i Meyerson si unirono a un kibbutz, nonostante l'iniziale diffidenza degli altri membri, dovuta alla nazionalità della coppia (entrambi erano cittadini americani). Fu proprio all'interno del Kibbutz, forma associativa volontaria di lavoratori basata sulla comunione di proprietà e su regole solidaristiche, che la Meir ebbe la sua prima vera formazione politica. Dopo tre anni nel kibbutz, nel 1924 la famiglia, in seguito alla nascita del primo figlio, Menahem, e alla malattia di Morris, decise di spostarsi a Gerusalemme. Lì la Meir trovò impiego come tesoriera presso l'Ufficio Generale della Federazione dei Lavoratori dei Territori di Israele, una delle più importanti organizzazioni economiche israeliane.
A partire da 1928 fu la segretaria dell'Unione delle Donne Lavoratrici (Women's Working Council), mentre nel 1930 aderì al neonato partito Mapai, partito dei lavoratori israeliani, che in seguito si fonderà, insieme ad altre realtà di ispirazione socialiste, nel partito dei laburisti. Nel 1946 divenne capo del dipartimento politico dell'Agenzia Ebraica per la Palestina, dopo aver svolto una brillante carriera nella centrale sindacale dell'Histadrut, unione dei lavoratori israeliani. Cominciò, contemporaneamente, ad impegnarsi attivamente in attività politiche di tipo sionista, diventando delegata della World Zionist Organisation e organizzando l'immigrazione illegale di transfughi ebrei dall'Europa alla Palestina durante la seconda guerra mondiale.
Al termine del secondo conflitto mondiale, la Meir si occupò principalmente dell'istituzionalizazione di uno stato di Israele in Terrasanta. All'inizio del 1948 tornò negli Stati Uniti per cercare di raccogliere fondi per la Palestina, quindi, quando venne proclamata l'indipendenza di Israele, il 14 maggio 1948, Golda Meir divenne un membro del Consiglio Provvisiorio di Stato, e una dei firmatari della dichiarazione di indipendenza di Israele, una delle due donne su ventiquattro firmatari. In seguito la Meir dichiarò: "Dopo aver firmato mi misi a piangere. Quando avevo studiato, a scuola, la storia americana e la firma della dichiarazione di indipendenza, non riuscivo a immaginare che fossero vere persone che facevano qualcosa di reale. E poi ero proprio io seduta a firmare una dichiarazione di indipendenza"[8].
Ruolo politico dopo la nascita di Israele[modifica]
Ministro del lavoro[modifica]
Dopo la proclamazione dello Stato d'Israele (14 maggio 1948) e terminate le ostilità del primo conflitto arabo israeliano, Golda Meir divenne la prima ambasciatrice del neonato stato di Israele a Mosca. Nel 1949 venne eletta nelle file del partito Mapai nella prima Knesset, il parlamento israeliano. L'allora primo ministro David Ben-Gurion la propose come vice primo ministro, ruolo che la Meir declinò, preferendo optare per il ministero del lavoro. Nonostante la sua esperienza e l'impegno politico mostrato in tal senso negli anni del kibbutz, Golda Meir dovette vincere le ostilità di molti laburisti che consideravano azzardato avere una donna al ministero del lavoro. Nonostante le critiche, la Meir si impegnò a fondo per risolvere problemi di sicurezza sociale che affrontavano i nuovi coloni israeliani, in particolare per quanto riguarda l'assegnazione di case e di posti di lavoro. L'anno seguente, Morris Meyerson morì per un attacco cardiaco. Sebbene i due vivessero separati da anni, la Meir non mancò di recarsi a Tel Aviv per partecipare ai funerali del marito.

La prima riunione del terzo governo israeliano, guidato la Levi Eshkol (a capotavola). La Meir, unica donna, è la seconda a partire da destra.
Nel 1955, su richiesta dell'allora primo ministro Ben-Gurion, la Meir si candidò a sindaco di Tel Aviv, ma non venne eletta. In quel periodo, assieme a molti altri leader israeliani, ebraicizzò il suo cognome in Meir che significa "illuminato", un cambiamento che Golda Meir fu riluttante a compiere, e decise di mantenere il cognome più simile possibile a quello del defunto marito, ossia Meyerson[9].
Ministro degli esteri[modifica]
Nonostante la sconfitta alle elezioni amministrative, Golda Meir fu nominata ministro degli esteri e, nel 1956 si ritrovò ad affrontare la crisi di Suez. Recentemente, il quotidiano israeliano Haaretz[10] ha riportato la notizia secondo cui lo storico dell'Università di Varsavia Szymon Rudnicki avrebbe rinvenuto una corrispondenza risalente agli anni del suo ministero tra la Meir e le autorità politiche polacche in cui il futuro primo ministro israeliano avanzava la possibilità di non consentire l'ingresso in Israele a ebrei anziani o portatori di handicap. La richiesta era la seguente:
(EN)
« A proposal was raised in the coordination committee to inform the Polish government that we want to institute selection in aliyah, because we cannot continue accepting sick and handicapped people. Please give your opinion as to whether this can be explained to the Poles without hurting immigration. »
(IT)
« Il comitato vuole informare il governo polacco che vogliamo istituire una selezione nell'alyha, poiché non possiamo continuare ad accettare malati e gente handicappata. Per favore, forniteci la vostra opinione sul modo in cui tutto ciò può esser spiegato ai polacchi senza contraccolpi sull'immigrazione. »
(Haaretz)

Golda Meir e John Fitzgerald Kennedy nel 1962
Questa posizione, apparentemente frutto di un cinico calcolo politico da parte della Meir, non ebbe comunque mai un reale seguito nella pratica dell'immigrazione verso Israele, soprattutto perché si configurava come un'aperta contravvenzione alla Legge del ritorno del 1950[11] con cui Israele apriva i propri confini a tutti gli ebrei del mondo, garantendo loro la cittadinanza.
Ritiro e ritorno[modifica]
Nel 1963 le venne diagnosticato un linfoma e la Meir cominciò a meditare di ritirarsi dalla scena politica, tanto che, due anni dopo, rifiutò la proposta del primo ministro Levi Eshkol di diventare sua vice. Infine, nel 1966, stanca e malata, si dimise dalla carica di Ministro degli esteri, pur continuando a mantenere il suo seggio alla Knesset. Il suo ritiro dalle scene, comunque, fu di breve durata perché, pochi mesi dopo, divenne segretario generale del partito, riuscendo in breve tempo a ricompattare i tre gruppi laburisti, il partito Mapai, Ahdut Ha'Avodah e il partito Rafi, riuscendo a creare un unico Partto Laburista. La Meir, discutendo la sua scelta di ritornare alla politica attiva, commentò: "Era l'unica chiamata a cui non potevo non rispondere"[6].
Dopo l'unificazione dei tre gruppi laburisti in un solo partito, che avvenne il 2 gennaio 1968, la Meir decise ancora una volta di abbandonare la scena politica. Tuttavia, l'improvvisa morte a causa di un attacco cardiaco di Levi Eshkol e la ricerca di un successore, rischiavano di causare una spaccatura all'interno del neonato partito laburista. Il partito si divise in due fazioni, quelli che sostenevano la candidatura di Yigal Allon, primo ministro reggente, e i sostenitori dell'allora ministro della difesa Moshe Dayan. Alla fine la spuntò la Meir, richiamata ancora una volta dalla pensione. Poco prima del suo settantunesimo compleanno, il 7 marzo, la Meir fu elette presidente del Partito Laburista e il 17 marzo fu nominata primo ministro di Israele. Golda Meir, quarta persona ad occupare la posizione di primo ministro, rimase in carica per cinque anni, molti dei quali caratterizzati da alti indici di approvazione[6].
Gli anni da primo ministro[modifica]
Fu la prima donna eletta a ricoprire la principale carica politica dello stato di Israele: Golda Meir, fin dall'inizio, decise di mantenere uno status di continuità con il governo di Eshkol, confermando molte figure chiave del precedente esecutivo[12]. La stessa Golda Meir accettò con umiltà l'incarico, dichiarando: Ho affrontato molte difficoltà in passato, ma non sono nulla in confronto a ciò con cui avrò a che fare ora che guido il Paese.[12] Nonostante il suo governo dovesse essere un governo di transizione e di unità nazionale, almeno secondo la concezione del Partito Laburista, la Meir si ritrovò ben presto ad affrontare alcune tra le maggiori crisi internazionali della storia di Israele.
Rapporto con gli Stati Uniti[modifica]
Come primo ministro, Golda Meir strinse ottimi rapporti con gli Stati Uniti, in particolare col presidente Nixon e con la comunità ebraica americana, la più grande del mondo. Incoraggiò fortemente l'immigrazione degli ebrei nella terra d'Israele.

Golda Meir con Richard e Pat Nixon nel 1973. Tra la statista israeliana e il Presidente degli Stati Uniti vi era reciproca antipatia.
Massacro di Monaco[modifica]
Fu nel 1972 che il governo della Meir dovette affrontare la più grossa delle crisi, quando un commando palestinese denominato Settembre Nero prese in ostaggio la delegazione di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, allora Germania Ovest, rivendicando la liberazione di prigionieri politici palestinesi. Il ricatto non ebbe presa nel governo della Meir (per la quale coi terroristi non si poteva trattare in nessun modo) e fu tenuta la linea della fermezza.
Così nell'improvvisato blitz per opera delle teste di cuoio tedesche, tutti gli ostaggi e cinque degli otto terroristi persero la vita (massacro di Monaco). A seguito di questa tragica vicenda, il governo della Meir inizierà segretamente, tramite il Mossad, una politica repressiva mirata a tutti i nuclei sospettati di essere in contatto con Settembre Nero. A questi eventi, seguì l'operazione chiamata Operazione Collera di Dio, in cui agenti israeliani uccisero tutti coloro che erano ritenuti responsabili della vicenda delle olimpiadi.
Guerra dello Yom Kippur[modifica]
Nel 1973 Israele, attaccata a sorpresa da Egitto e Siria, subì perdite umane importanti prima di vincere la guerra, cosiddetta dello Yom Kippur (o di Ramadan), la festività dell'espiazione in atto al momento dell'attacco. Golda venne riconosciuta esente da qualsiasi responsabilità in un'inchiesta realizzata lo stesso anno dai servizi segreti: se avesse attaccato prima dell'effettiva offensiva araba, Israele avrebbe dovuto infatti rinunciare all'aiuto decisivo degli Stati Uniti.
Nel 1974, tuttavia, il caos politico conseguente alle vicende belliche non accennò a placarsi e Golda, a 76 anni, decise di lasciare la politica attiva (resistendo alle insistenze del suo partito che non riusciva a trovare successori validi). Golda restò una voce importante all'interno del Partito Laburista, pur dedicandosi al suo ruolo di nonna e scrivendo nel 1976 una divertente e documentata biografia, My Life, pubblicata in Italia da Mondadori.
Dimissioni e morte[modifica]
Primo ministro divenne Yitzhak Rabin, fino a poco prima ambasciatore negli Stati Uniti; Rabin era uno statista sabra, cioè nato in Israele; Golda non lo amava affatto ed aveva avuto vari attriti con lui e con la sua potente consorte, Leah, durante le sue tre visite da primo ministro negli USA (1969, 1971 e 1973).
Golda Meir morì a Gerusalemme l'8 dicembre del 1978 dopo una battaglia durata dodici anni contro la leucemia.

La tomba di Golda Meir al cimitero del monte Herzl
Riconoscimenti[modifica]
Nel 1975 le fu assegnato il Premio Israele per il suo contributo alla società e allo Stato di Israele[8][13].
Golda Meir nella cultura popolare[modifica]
La figura di Golda Meir fu molto stimata ed apprezzata sia in patria sia all'estero e vi sono numerosi prodotti culturali a lei dedicati o che la vedono protagonista.
Cinema, teatro e televisione[modifica]
È stata interpretata, tra cinema e televisione, da otto attrici diverse[14], tra le quali vale la pena di ricordare Ingrid Bergman nel biopic televisivo del 1982 Una donna di nome Golda; per la sua interpretazione della statista israeliana, la Bergman vinse un Golden Globe[15] e un Emmy[16]. Nel film del 2005 Munich, diretto da Steven Spielberg, è stata impersonata dall'attrice statunitense Lynn Cohen. Golda Meir fu anche interpretata da Anne Bancroft nella commedia teatrale di Broadway Golda, scritta da William Gibson.
Vi sono riferimenti a lei in video musicali, come ad esempio in quello della canzone Sister are doin' it for themselves degli Eurythmics, in cui Golda Meir appare per qualche secondo mentre passa in rassegna davanti a dei soldati. Golda Meir compare anche come guest star nll'episodio La Paura Fa Novanta parte XIX della serie animata statunitense I Simpson.

Golda Meir Square a New York, a sud di Times Square
Riferimenti nelle espressioni popolari[modifica]
La popolarità della Meir in patria è tale da influire perfino sul linguaggio. In Israele, infatti, si usa l'espressione na'alei Golda (la scarpa di Golda) per definire colloquialmente un paio di scarpe brutte e fuori moda. L'espressione è un riferimento alle scarpe ortopediche che Golda Meir era solita indossare.
Popolarità al di fuori di Israele[modifica]
Anche fuori da Israele Golda Meir godette di una grande popolarità, specialmente negli anni in cui occupò la carica di primo ministro. Nel 1971 fu nominata come la donna più ammirata negli Stati Uniti da un sondaggio Gallup, oltre a lei, solo un'altra donna non americana era stata presente in lista, l'australiana Elizabeth Kenny nel 1951. La Meir fu nominata anche nel 1973 e nel 1974. Nel 1977, dopo il suo ritiro definitivo dalla scena politica, veniva al secondo posto sulla lista del Gallup[17].
È una delle personalità internazionali intervistate da Oriana Fallaci nel libro Intervista con la storia.
Pubblicazioni di Golda Meir[modifica]
This is Our Strength (1962) – Una raccolta di scritti selezionati
My Father’s House (1972)
My Life (1975) - Pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo La mia vita nel 1976
Note[modifica]
^ Monaco 1972: Sangue sulle Olimpiadi. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ A History of Zionism. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Mother of a Nation, but not much of a mother in Haaretz Daily News. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Golda Meir - Jewish Virtual Library. Consultato il 12 dicembre 2009.
^ Profilo di Golda Meir su Notable Names Database, consultato il 12 dicembre 2009
^ a b c d Golda Meir: An Outline of a Unique Life in Golda Meir Center for Political Leadership. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Wisconsin Historical Society. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ a b c d Golda Meir, La mia vita, Milano, Mondadori, 1976.
^ La pronuncia esatta del suo nome è infatti May-er
^ Golda Meir told Poland: Don't send sick or disabled Jews to Israel. URL consultato il 28 dicembre 2009.
^ Mentre prima del 1950 si operava una selezione sulla base delle professioni svolte dagli immigrati.
^ a b BBC: Israel elects first female leader. URL consultato il 13 gennaio 2010.
^ Sito ufficiale del Premio Israele - Vincitori del 1975. URL consultato il 12 gennaio 2010.
^ Internet Movie Database - Golda Meir (character). URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Hollywood Foreign Press Association - Awards for Ingrid Bergman. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ The Spokesman Review, "Ingrid Bergman wins an Emmy for 'Golda', 20 settembre 1982. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Most Admired Men and Women: 1948-1998. URL consultato il 12 gennaio 2010.
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Golda Meir
Wikiquote contiene citazioni di o su Golda Meir
Collegamenti esterni[modifica]



La lista di Golda Puntata della trasmissione "La Storia siamo noi" - RAI Educational



mercoledì 16 marzo 2011

Alleato con Israele in nome della Libertà dell'Occidente (e del MO)


08/03/2011
da israele.net
LA SPUDORATA IPOCRISIA ONU VERSO LIBIA E ISRAELE Ignorare gli infamanti attacchi contro Israele non aiuta né la democrazia né la paceDi Moshe Arens http://www.israele.net/articolo,3080.htm L’ETERNO NEMICO La libertà che nel mondo arabo tanti desiderano non può fondarsi su un castello di menzogneEditoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3079.htm L’INDIFENDIBILE TESI DEL RITIRO IMMEDIATO SULLE LINEE DEL ‘67 Un tale ritiro non metterebbe a repentaglio solo Israele, ma anche i sogni di pace e democrazia in M.O.Di Ari Harow http://www.israele.net/articolo,3078.htm SOMMOSSE IN MEDIO ORIENTE E IPOCRISIA DELLA STAMPA OCCIDENTALEDa quando i mass-media hanno iniziato ad occuparsi sul serio del vero Medio Oriente?Di Carmel Gould http://www.israele.net/articolo,3077.htm SALAM NON È SHALOM, PER IL REGIME SIRIANOOggi, perseguire l’accordo con un altro dittatore arabo è un atto di pura cecitàDi Yoaz Hendel http://www.israele.net/articolo,3076.htm MA COSA ASPETTA LA NATO?La crisi libica offre l’occasione di ridisegnare la politica in MO, ridando credibilità e deterrenza all’occidenteDi Giora Eiland http://www.israele.net/articolo,3075.htm QUEL (PICCOLO) FIORE NEL DESERTOI tumulti in Medio Oriente suscitano interrogativi sull’ossessione del mondo per il minuscolo IsraeleDa un articolo di Hagai Segal http://www.israele.net/articolo,3074.htm DEPUTATI ARABI COME MERCENARI POLITICI DI GHEDDAFIDovrebbero chiedere scusa al popolo libico e ai loro stessi elettori arabo-israelianiDi Salman Masalha http://www.israele.net/articolo,3072.htm Nella sezione ISRAELE OGGI:A TEL AVIV, UNA SCUOLA DA PREMIO OSCARPremiato a Hollywood il documentario sulla scuola Bialik-Rogozin che accoglie bambini da quarantotto paesi diversi http://www.israele.net/sezione,,3073.htm Grazie per l’attenzioneLa Redazione di www.israele.net
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venerdì 11 marzo 2011

Moshe Dayan - משה דיין








We don't fight to provide a good story for journalists
General Moshe Dayan's motto






Moshe Dayan - in ebraico משה דיין ascolta[?·info] - (Degania, 20 maggio 1915Tel Aviv, 16 ottobre 1981) è stato un generale e politico israeliano.

Moshe Dayan
Fu il quarto Capo di stato maggiore generale delle Forze di Difesa Israeliane. In alcune biografie compare la data di nascita nel 4 maggio 1915 e la data di morte nel 16 dicembre 1981.
Il suo nome, in ebraico, significa "Mosè il Giudice". È stato un personaggio emblematico per lo Stato di Israele, conosciuto in tutto il mondo per la benda sull'occhio sinistro, perso in Siria durante la Seconda guerra mondiale.
Indice[nascondi]
1 Infanzia e prime esperienze militari
2 Seconda guerra mondiale
3 Comandante militare
4 In politica
5 La guerra dei sei giorni
6 La guerra del Kippur
7 Ministro degli Esteri
8 La morte
9 Eredità
10 Altri progetti
Infanzia e prime esperienze militari[modifica]
Dayan era un sabra, ossia un israeliano nato in Palestina. Venne alla luce nel famoso kibbutz di Degania, da Shmuel e Debora, due sionisti che erano immigrati dall'Ucraina.
A 14 anni entrò nell'Haganah, la forza semi ufficiale nata per difendere gli insediamenti ebraici in Palestina. Sergente nel periodo precedente la Seconda guerra mondiale, fu influenzato dagli insegnamenti dell'ufficiale inglese filo sionista Orde Charles Wingate, specialista di guerriglia che, nel 1938, creò le Special Night Squads, reparti composti da militari britannici e da membri dell'Haganah per fronteggiare la rivolta araba. Quando, nel 1939, l'Haganah fu resa illegale dal governo britannico, Dayan venne incarcerato.
Seconda guerra mondiale[modifica]
Nel 1941, l'Haganah prese a collaborare con i britannici nella guerra contro l'Asse. Dayan, liberato, venne aggregato alla 7ª Divisione di fanteria australiana. Il 7 giugno di quell'anno, durante le operazioni contro la Siria controllata dalla Francia di Vichy, venne colpito all'occhio sinistro da un proiettile di fucile, mentre stava osservando le posizioni nemiche con un binocolo. Dopo un recupero solo parziale dell'occhio, Dayan iniziò ad usare la benda nera che diventerà uno dei segni distintivi del suo personaggio. Per il suo ruolo nella guerra in Siria, ricevette la Distinguished Service Order, una delle massime onorificenze militari britanniche.
Comandante militare[modifica]
Nella guerra arabo-israeliana del 1948 combatté come ufficiale superiore. In buoni rapporti con il primo ministro David Ben-Gurion, divenne un suo protetto, assieme a Shimon Peres.
Nel 1955 diventò capo di Stato Maggiore. Con questa carica diresse la seconda guerra arabo israeliana contro gli arabi nel 1956, portando i suoi soldati fino al canale di Suez.
In politica[modifica]
L'operazione di Suez gli diede un immenso prestigio. In contrasto con il governo, nel 1958 diede le dimissioni dall'esercito.
Nel 1959, entrò nel Mapai, il partito laburista di Ben-Gurion. Divenne ministro dell'Agricoltura, carica che mantenne fino al 1964. Nel 1965, assieme ad altri esponenti scissionisti del Mapai, aderì al partito Rafi, fondato da Ben-Gurion dopo aver lasciato i laburisti a seguito del "Caso Lavon".
Levi Eshkol, che nel 1963 era diventato primo ministro, non era in sintonia con Dayan. Quest'ultimo si ritirò così a vita privata, dedicandosi all'archeologia, di cui era appassionato, e facendo un viaggio in Vietnam come reporter, spinto da un ovvio interesse per la guerra che si combatteva allora.
La guerra dei sei giorni[modifica]
Nel 1967, con l'aggravarsi della crisi con i paesi arabi, Eshkol, nonostante la sua scarsa simpatia per Dayan, lo nominò ministro della Difesa. Il primo ministro, che prima della nomina di Dayan rivestiva anche la carica di ministro della Difesa, non aveva infatti neppure compiuto il servizio militare. Nell'imminenza della guerra, era quindi indicato affidare il ministero ad una guida carismatica.
Sebbene i piani di guerra fossero stati già preparati in precedenza dal Capo di stato maggiore Yitzhak Rabin, Dayan diede il suo contributo alla vittoria, ottenuta in appena sei giorni, in quella che appunto venne chiamata Guerra dei sei giorni. Però Dayan, tra le cui doti non si poteva enumerare una particolare modestia, riuscì a farsi passare come il principale autore della grande vittoria. Per lui, che dopo la vittoria rimase ministro della difesa fino al 1974, si ipotizzava ormai un futuro da Primo Ministro.
All'interno del governo laburista, Dayan era uno dei cosiddetti "falchi", che si opponevano con decisione a qualsiasi proposta volta a rinunciare ai territori conquistati nel 1967 in cambio della pace. Disse una volta che avrebbe preferito rimanere in guerra tenendo Sharm el-Sheikh (la città, sulla punta meridionale del Sinai, occupa una posizione strategica, in quanto controlla le linee di navigazione che collegano il porto israeliano di Eilat al mar Rosso) piuttosto che ottenere la pace cedendola. Più tardi, nel corso della sua carriera politica, abbandonò questo modo di pensare e giocò un ruolo importante nelle trattative che portarono alla pace con l'Egitto.
La guerra del Kippur[modifica]
Dopo la morte di Levi Eshkol, nel 1969, divenne primo ministro Golda Meir. Dayan, come s'è detto, rimase al dicastero della difesa. Era ancora in carica quando, il 6 ottobre 1973, iniziò la Guerra del Kippur. I primi due giorni di guerra furono traumatici per Israele.
Dayan porta indubbiamente alcune responsabilità nelle sconfitte iniziali. Assieme alle altre massime autorità civili e militari, aveva sottovalutato i segnali d'allarme che provenivano da diverse fonti. Si era rifiutato di mobilitare le Forze di Difesa Israeliane per lanciare un attacco preventivo contro Egitto e Siria, in quanto credeva che le stesse IDF avrebbero potuto vincere con facilità anche se gli arabi avessero attaccato per primi.
Dopo le pesanti sconfitte dei primi due giorni di guerra, le ottimistiche idee di Dayan cambiarono radicalmente. Fu sul punto di annunciare "la caduta del Terzo Tempio" ad una conferenza stampa, dimenticandosi di parlarne prima con la Meir. Cominciò anche a parlare apertamente di usare armi di distruzione di massa contro gli arabi.
Riuscì comunque a recuperare il controllo della situazione e condurre la guerra fino alla vittoria finale.
Anche se la Commissione Agranat, sorta per indagare su quanto non aveva funzionato nella guerra dell'ottobre 1973, non attribuì responsabilità particolari alla dirigenza politica del paese, a cui Dayan apparteneva, un'ondata di proteste da parte dell'opinione pubblica costrinse lui e Golda Meir a dimettersi.
Ministro degli Esteri[modifica]
Secondo chi lo conosceva, la guerra del Kippur aveva profondamente depresso Dayan. Per un certo periodo dopo le dimissioni dal governo, tenne un profilo politico basso. Nel 1977, anche se rieletto alla Knesset nella lista del Partito Laburista, accettò di diventare Ministro degli Esteri nel nuovo governo, retto dal leader del Likud Menachem Begin. Dayan non entrò mai a far parte del Likud, ma ugualmente il nuovo incarico ministeriale fu visto come un tradimento da molti suoi colleghi di partito laburisti.
Agli Esteri, il suo ruolo fu basilare per giungere agli Accordi di Camp David, con cui si stabilì la pace con l'Egitto. Dayan si dimise nel 1979 (assieme ad Ezer Weizman, che in seguito entrò nel partito laburista), a causa di disaccordi con Begin riguardo alla questione palestinese. Gli accordi di pace con l'Egitto includevano clausole riguardanti futuri negoziati con i palestinesi, ma Begin, contrario all'ipotesi, non inserì Dayan tra gli incaricati delle trattative.
La morte[modifica]
Nel 1981, Dayan fondò un nuovo partito, il Telem, che chiedeva un ritiro unilaterale dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. Alle elezioni politiche del 30 giugno 1981, per la decima legislatura della Knesset, il partito vinse due seggi, ma Dayan morì poco dopo, a Tel Aviv, di cancro al colon. È sepolto nel moshav di Nahalal, dove era cresciuto.
Eredità[modifica]
Dayan era una personalità controversa e le sue opinioni non sempre erano chiare al prossimo. Ebbe pochi amici stretti. La sua intelligenza brillante ed il suo carisma si combinavano ad un notevole cinismo ed a una certa mancanza di senso del limite.
Ariel Sharon di lui disse: «Si potrebbe svegliare con cento idee, di cui novantacinque pericolose e tre cattive. Le altre due, di contro, sarebbero brillanti».
Dayan combinò un'identità laica, da membro di un kibbutz ed un certo pragmatismo, con un profondo amore, quasi mistico, per il popolo ebraico e per la terra d'Israele. Pare che, vedendo la folla di religiosi ebrei che si affollava sulla Spianata del Tempio dopo la conquista di Gerusalemme nel 1967, abbia domandato «Dove siamo? In Vaticano?». Più tardi fece rimuovere la bandiera israeliana dalla Cupola della Roccia. Ritenendo che la Spianata del Tempio fosse più importante come luogo storico che come luogo sacro, ne affidò il controllo amministrativo ad un consiglio musulmano.
Dayan fu anche uno scrittore ed un archeologo dilettante. La passione per l'archeologia lo spinse a collezionare diversi reperti, non sempre nel rispetto delle leggi. Dopo la sua morte, la collezione venne venduta dalla seconda moglie Rachel, allo stato. La prima moglie si chiama Ruth.
Sua figlia Yael è scrittrice ed ha seguito le sue orme in politica. Nel corso degli anni, ha aderito a diversi partiti di sinistra, sedendo anche alla Knesset e nel consiglio comunale di Tel Aviv.
Il figlio Assi è regista, il nome a volte viene scritto con una sola s Asi.
Altri progetti[modifica]
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sabato 19 febbraio 2011

Quando i silenzi fanno rumore

Giudico molto interessante l'assoluto silenzio,che ormai è diventato oltre che vergognoso anche assordante,dell'estrema sinistra,della sinistra,del centro sinistra e di Rutelli,FLI, in merito alle vicende che si stanno verificando in tutto il M.O.(oggi si è aggiunta l'Algeria). Questo atteggiamento dimostra un totale menefreghismo oltre che mancanza di progettualità e di soluzioni alternative a quello che questa situazione può portare con conseguenze disastrose. Ormai 'sta gente si occupa - come fa Bersani quando insieme a Pecoraro Scanio va dalla parrucchiera - solo di gossip e di Berlusconi.
Una chicca: dove sono finiti i tipi sinistri, tanto amici del mondo arabo dove il "sig. Colonnello" Gheddafi, figlio di puttana macellaio del suo popolo godeva di tanta stima, affetto ed era preso ad esempio da tutti quelli che appartenevano all'estremismo rosso, compresi i comunisti.
Seconda chicca: da quando Abu Mazen ha fatto un accordo con Israele per scacciare definitivamente dalla sua terra Hamas, i comunisti italiani, i centri sociali e tutte quelle altre mezze seghe nulla facenti che di politica non capiscono un emerito kkk, non esaltano più i Palestinesi.
Voglio aggiungere che tutti, ignoranti, che casualmente stanno sempre dalla parte dei rossi, reputavano la Tunisia come uno stato da prendere ad esempio di democrazia. Gli Israeliani la hanno sempre considerata una dittatura ferrea mascherata da democrazia per attirare il turismo occidentale. Sempre ai signori della sinistra lancio il j'accuse nei confronti di chi nei momenti in cui erano al potere si facevano vedere in tutto il mondo a braccetto con i capi di uno dei gruppi terroristici islamici più feroci del mondo, D'Alema & Hezbollah. Hezbollah cioè coloro che si sono presi con la forza il governo libanese nello stesso momento in cui, finalmente, le commissioni predisposte li avevano considerati criminali di guerra, terroristi ed esecutori materiali dell'omicidio di Hariri. Il mandate, è chiaro, è stato identificato in Hassad che addestra questa gentaglia la quale viene finanziata dal regime teocratico iraniano. Fortunatamente, i cristiani e i moderati libanesi si stanno organizzando, con Israele, per mettere Hezbollah tra due fuochi e distruggerlo. Il quadro completo non lo si può fare in quanto gli eventi sono in corso, ma non ci si può dimenticare che la rivoluzione iraniana contro lo scià persiano e la sua famiglia da parte degli integralisti islamici guidati da (che bruci all'inferno) Komeini, venne (ovviamente) sotsenuta dai comunisti in quanto ritenevano che la dittatura fascista dello scià dovesse essere deposta per essere convertita in una repubblica. I comunisti furono soddisfattissimi perchè effettivamente l'Iran divenne una repubblica. Peccato che fosse islamica , comandata da integralisti e teocratica all'ennesima potenza. Ora il coraggioso giovane popolo persiano ha detto basta e ha cominciato (o meglio continuato, nonostante i gravissimi rischi che corre) a minare il governo di Ahmadinejad. Stranamente, il collante dell'antisemitismo e della distruzione di Israele non fa più leva in questi dimostranti che si esprimono con concetti ben lontani da quelli delle dittature a cui sono stati sottoposti loro malgrado per decenni.

lunedì 14 febbraio 2011

L’incubo di un ritorno al pre-‘67

L’incubo di un ritorno al pre-‘67
Di David Horovitz 2/2
Dall’America, in questi ultimi giorni, è giunta la palpabile sensazione di una leadership presa alla sprovvista, stile 1979, senza una ben formulata idea di come reagire all’istantanea implosione di un alleato di lungo periodo. Gli Stati Uniti non volevano ritrovarsi sul versante sbagliato della storia egiziana, né sul versante sbagliato rispetto all’onesta rivendicazione da parte di masse di comuni cittadini egiziani di quella libertà e democrazia che gli americani hanno, rappresentano e perorano a livello globale. E tuttavia solo una settimana fa il segretario di stato Hillary Clinton aveva osservato con approvazione che il governo di Mubarak era “alla ricerca dei modi per rispondere ai legittimi bisogni e interessi del popolo egiziano”.Quali che siano i limiti del suo potere e della sua influenza, l’America dovrebbe certamente sapere far di meglio che sottovalutare il pericolo rappresentato dalla Fratellanza Musulmana, con la sua avversione per i principi di democrazia, eguaglianza e tolleranza, i suoi trascorsi di feroce antisemitismo e odio per Israele. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto, e ancora dovrebbero, mettere bene in chiaro la loro opposizione all’inclusione della Fratellanza Musulmana in qualunque governo egiziano e – a differenza di quanto non fecero a sufficienza quando il popolo iraniano scese nelle strade – dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per incoraggiare e contribuire a stimolare una nuova dirigenza laica. Dovrebbero insistere, usando l’ovvia leva del loro vasto pacchetto di aiuti, che tutti gli attori in qualunque futura dirigenza egiziana si impegnino a rispettare il trattato di pace con Israele e a mantenere l’impegno di combattere Hamas. Invece la Casa Bianca ha scelto di incoraggiare la “rappresentanza democratica” nel nuovo Egitto “da tutta una serie di importanti attori non laici”, da intendersi come un chiaro riferimento alla Fratellanza Musulmana.Mentre l’America gioca di rimessa, l’Iran – pregustando con delizia la caduta dalla sua parte delle tessere del domino regionale – ha offerto una lezione di cinica realpolitik. Con grandiosa ipocrisia, Teheran ha celebrato il coraggio, lo spirito e la legittimità dei dimostranti egiziani, meno di due anni dopo aver falciato per le strade i suoi propri dimostranti post-elettorali. Si potrebbe utilmente considerare, questa settimana, che uso avrebbe fatto uno spavaldo Iran che fosse già nucleare di quella sua forza di intimidazione e influenza per cercare di plasmare gli eventi in corso in Egitto.Di nuovo, dal punto di vista israeliano la vertiginosa velocità degli eventi serve a ricordarci la nostra persistente vulnerabilità potenziale. Siamo territorialmente e demograficamente dei nani di fonte alle entità in ebollizione schierate tutt’attorno attorno a noi. E non abbiamo più un alleato affidabile in questa regione. E ne abbiamo pochi anche al di fuori di essa.L’Europa ha largamente accettato l’affermazione dei palestinesi secondo cui il ritorno completo sulle linee pre-1967 sarebbe il minimo che gli dobbiamo. E se può darsi che molti americani tornino ad apprezzare, in questi tumultuosi giorni, l’esclusiva lealtà del loro unico alleato democratico in questa regione, la fiducia non è esattamente reciproca. Noi qui in Israele non dimenticheremo tanto in fretta l’aggressione diplomatica che abbiamo subito un paio di anni fa, su disposizione del presidente Usa, per un progetto edilizio di minore importanza a Ramat Shlomo, un quartiere ebraico nella parte est di Gerusalemme che persino i laconici dirigenti dell’Autorità Palestinese hanno da tempo accettato come parte di Israele. In modo assai spiacevole e ingiustificato, l’amministrazione mise pubblicamente in dubbio il nostro stesso impegno verso i rapporti bilaterali, mettendo fin troppo in chiaro che, per quanto saldo potesse essere Israele come partner degli Stati Uniti, la relazione fra noi non è poi sempre così “indistruttibile” e “incrollabile” come viene abitualmente definita dai candidati alla presidenza Usa in corsa per le elezioni.La questione delle attività edilizie negli insediamenti israeliani in Cisgiordania è complessa, controversa e tutt’altro che consensuale. Quel che è certo, comunque, è che non rappresenta il fattore irritante che caratterizza il Medio Oriente. Le masse arabe verosimilmente non amano le case costruite da ebrei in Cisgiordania; e probabilmente non amano nemmeno molto gli ebrei in generale. Ma quello che amano decisamente di meno è vedere la propria vita governata, e devastata, dai loro dittatori.Forse se Stati Uniti ed Europa fossero stati un po’ meno ossessionati dagli insediamenti e un po’ più avveduti sulla dimensione regionale, avrebbero potuto leggerne meglio lo stato d’animo; forse avrebbero potuto capire che le popolazioni di Tunisia, Yemen, Giordania, Egitto e altrove hanno in realtà un’agenda più personale e immediata: il desiderio di maggiori libertà e opportunità. Forse avrebbero potuto intravedere i segnali di pericolo, e fare qualcosa di più per incoraggiare i loro alleati autocrati nella regione a prevenire le rivolte varando sostanziali riforme.Nulla di tutto questo – mentre Israele osserva l’Egitto implodere, la Giordania che barcolla, il Libano che capitola e l’Iran che già assapora i potenziali frutti – vuol dire che siano tutte perdute le speranze di preservare le relazioni che abbiamo nella regione, e di trovare nuovi interlocutori in futuro. La mancanza di profondità geostrategica di Israele, i dati demografici dei nostri vicini, lo scopo morale che sorreggere il nostro stato sovrano: tutto ci impone di esplorare ogni opportunità che si presenti di “tendere una mano di pace e di buon vicinato”, come recita la nostra Dichiarazione di Indipendenza. Ma in questi giorni e in queste settimane di tumulti a livello regionale, il rischio di fare concessioni in nome di una mera speranza e non di una ragionevole certezza di pace, il rischio di impegnarsi con regimi che potrebbero non avere la reale volontà e capacità a lungo termine di onorare gli accordi fatti con noi, raramente è apparso così evidente da far riflettere seriamente.Nel momento in cui Israele è circondato dai siriani con la loro tradizionale ostilità, dal Libano caduto di fresco sotto il controllo dell’Iran, dai regimi traballanti di Hascemiti e Abassidi, dall’Hamastan di Gaza e da un Egitto del tutto imprevedibile, davvero l’occidente crede ancora di dover fare inesorabili pressione affinché torni su quelle linee pre-1967 su cui venne attaccato nei suoi primi vent’anni di indipendenza? Non sarebbe il caso che i nostri amici così benintenzionati esercitassero un po’ più di umiltà? Più che la loro paternalistica convinzione di dover intervenire per salvarci da noi stessi, forse potrebbero accordare un po’ più di rispetto all’idea che a Israele si debba riconoscere il diritto di decidere da sé dove e come siano meglio tutelati i suoi interessi vitali.Nel marzo 1979 firmavamo un trattato di pace con l’Egitto; nell’aprile di quello stesso anno l’Iran diventava la repubblica islamica che sappiamo. Oggi più che in qualunque altro momento dopo di allora, Israele deve affrontare la preoccupazione che sia quest’ultimo evento, e non il primo, quello che finirà per definire la nostra epoca e la nostra regione mediorientale.(fine seconda e ultima parte)Parte 2/2. Per la prima parte di questo articolo vedi:Ribaltate le speranze di un’intera generazione
fonte: http://www.israele.net/articolo,3055.htm (Da: Jerusalem Post, 4.2.11)

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