Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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FUSIORARI NEL MONDO

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UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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Visualizzazione post con etichetta aziende francesi. Mostra tutti i post
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martedì 5 aprile 2011

Louis Vuitton











Louis Vuitton (Lavans-sur-Valouse, 4 agosto 182127 febbraio 1892) è stato un imprenditore francese, fondatore nel 1854 a Parigi della ditta di pelletteria Louis Vuitton Company. Attualmente la ditta appartiene alla multinazionale di beni di lusso francese Louis Vuitton Moet Hennessy (LVMH) S.A. e ne è il marchio più importante.

Vuitton nacque a Cons-le-Sannier, in Francia. Nel 1835 lasciò la sua città d'origine, Anchay, nel dipartimento francese dello Giura. Due anni dopo giunse a Parigi e cominciò a lavorare come apprendista per il fabbricante di valigie Monsieur Marechal. Oggi l'azienda si è fatta un nome prestigioso nel mercato dei beni di lusso e viene ricordata assieme a marchi come Fendi, Hermès, Emilio Pucci o Givenchy. È celebre la texture Monogram Canvas nella quale l'elemento principale sono le iniziali dell'imprenditore francese. Da sempre status symbol, Louis Vuitton firma borse, borsoni, e molto altro. I più celebri modelli di borse femminili, disegnati decenni fa e apprezzati ancora oggi, sono la speedy e la petit bucket (anni trenta e sessanta). È possibile acquistare un prodotto LV originale soltanto nelle circa 300 filiali monomarca in tutto il mondo e su internet esclusivamente sul sito ufficiale della casa www.louisvuitton.com. Nel 2003 ha fatturato un volume d'affari di 14,3 miliardi di dollari, la metà solo in Giappone. Altri Paesi notevoli dal punto di vista delle vendite sono la Russia, l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti. L'azienda è stata dal 1983 al 2007 sponsor principale della America's Cup, infatti in questo periodo le regate di selezione dello sfidante si sono svolte sotto il nome di Louis Vuitton Cup. Collegamenti esterni[modifica] Sito ufficiale Louis Vuitton Sito LVMH (EN) Biografia Louis Vuitton Bag Come riconoscere una borsa Louis Vuitton originale Altri progetti[modifica] Wikimedia Commons contiene file multimediali su Louis Vuitton Portale Moda: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Moda Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Vuitton" Categorie: Imprenditori francesi Nati nel 1821 Morti nel 1892 Nati il 4 agosto Morti il 27 febbraio Aziende di abbigliamento francesi Case di moda francesi Louis Vuitton Cup Aziende di profumi [altre]

domenica 20 marzo 2011

Augusta Berrnard



































































Augusta Berrnard (Provenza, 18861940) è stata una stilista francese.
Biografia[modifica]
Nata nel 1886 in Provenza, apre il suo primo atelier a Biarritz nel 1920[1], per poi trasferirsi a Parigi nel 1922.[2] Nel corso degli anni venti, gli abiti disegnati dalla Bernard, oottengono un grosso successo fra la clientela principalmente americana.[2] Le collezioni della stilista si contraddistinguono per le linee lunghe e semplici e per i colori pastello. La Bernard chiama la propria casa di moda Augustabernard, per distinguersi da molti marchi dal nome simile.[2]
La popolarità di Augusta Bernard arriva al suo apice nella prima metà degli anni trenta, consolidata dalla pubblicità fatta da un concorso di eleganza di St. Moritz, vinto da un abito dall'ampio décolleté in lamé.[2] Nel 1931 Vogue dedica una copertina persino ad un elegante pigiama Augustabernard.[1] Un abito da sera in stile neoclassico, disegnato dalla Bernard nel 1932 invece fu nominato dalla rivista Vogue come il vestito più bello dell'anno.[2] L'interesse di quegli anni nei confronti dell'arte greca classica amplificò maggiormente la fama della stilista, ai cui abiti nel 1934 si interessò persino il fotografo Man Ray.[2]
Tuttavia l'arrivo della grande depressione diede una drammatica battuta d'arresto agli affari della maison, che pur continunado a lavorare intensamente sino alla fine, non riuscì a sostenersi economicamente, e nel 1934, Augusta Bernard cessò l'attività.[2]
Note[modifica]
^ a b Dizionario della moda
^ a b c d e f g Fashion Model Directory
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Augusta_Bernard"

giovedì 10 marzo 2011

Bulgari acquistata dai Francesi


l'INTERVISTA
Bulgari, i gioielli e le attrici"Ho venduto la Dolce Vita"
Il presidente della famosa casa orafa ricorda gli anni dello splendore tra Roma e Hollywood e ripercorre le tappe che l'hanno portato a scegliere la vendita al francese Arnault: "Non c'è stato un solo italiano disposto ad allearsi con noi. Totale disattenzione all'eccellenza: per la mostra sui nostri 125 anni non è venuta una sola istituzione, in Francia è venuta tutta la Parigi che conta"di ETTORE LIVINI

È stato preso a male parole da Anna Magnani quando aveva solo 20 anni ("ma come vi permettete di farmi servire da 'sto moccioso!)". Ha fatto da "casco blu" tra Liz Taylor e Richard Burton quando un giorno sì e uno no ("spesso un po' alticci...") piombavano litigando nel negozio di famiglia in via Condotti - anno domini 1963 - per far pace a colpi di smeraldi e diamanti. Ha disegnato collier finiti al collo di tre generazioni di Oscar hollywoodiani, da Sofia Loren a Meryl Streep fino a Nicole Kidman.Eppure oggi - 24 ore dopo aver girato l'azienda di famiglia a Bernard Arnault in cambio del 3% di Lvmh (con la regia di Credit Suisse) - per Paolo Bulgari è il momento della commozione. E di un po' di rabbia. "La prego di capirmi, sono ancora troppo emozionato". Poi apre il cassetto dei ricordi. Uno scrigno pieno di gioielli e aneddoti che - dalla Dolce Vita ai nuovi ricchi del terzo millennio, dalla bottega aperta nel 1884 dal nonno greco Sotirios Bulgaris fino alla multinazionale di oggi - sono la fotografia in chiaroscuro dell'Italia di questi decenni: tanta creatività, tanto spirito d'iniziativa ma alla fine "una cronica incapacità delle istituzioni a far sistema - come dice Bulgari - per sostenere le nostre eccellenze". Partiamo dalla fine, Bulgari. Perché vendere se poi è così dispiaciuto?"È stato un passo inevitabile.
Ci stiamo ragionando da tempo. La famiglia è sempre più grande. Tanti figli, cugini e nipoti. Il prossimo passaggio generazionale rischiava di essere complicato. E per senso di responsabilità verso i 4mila dipendenti abbiamo preso questa decisione. Come può immaginare, con grande sofferenza personale".Perché avete venduto ai francesi?"Perché non c'è stato un italiano disposto ad allearsi con noi! E non sa quanto mi spiace. Per cinque anni abbiamo cercato partner tricolori, pronti anche ad andare in minoranza. Ci hanno risposto tutti picche. Certo rimane un po' d'amarezza per questo Paese...".In che senso? "C'è una totale disattenzione all'eccellenza. Mi tolgo un sassolino dalla scarpa: noi diamo lavoro a tanta gente in Italia, siamo un gruppo trasparente che non ha mai avuto bisogno della politica. Mi immaginavo che alla mostra per i nostri 125 anni a Roma venisse a trovarci qualche istituzione".E invece?"Non è venuto nessuno. Quando abbiamo replicato in Francia al Grand Palais l'anno scorso c'erano 5mila persone con tutta la Parigi che conta".Un bel risultato per chi ha iniziato da artigiano..."Lo spirito artigianale resta il nostro segreto. Mio nonno è arrivato a Roma dall'Epiro per vendere argenti in strada. Io sono entrato a bottega a 18 anni. Ero uno studente di Legge con il bernoccolo dell'architettura, convinto da un padre suadente a lavorare con lui. Niente week-end, nessun orario, era un'altra Italia. Ho rubato i segreti del mestiere a zio e papà un po' alla volta. E ora sono ancora qui, cinquant'anni dopo, che continuo a disegnare collier, anelli e braccialetti".Ingrid Bergman, Sharon Stone, Claudia Cardinale, Monica Vitti, Romy Schneider. Mezza Hollywood e quasi tutta Cinecittà hanno indossato le vostre creazioni. Qual è la cliente o il gioiello che ricorda con più affetto?"Vuol saperlo davvero? Una collana di rubini, al collo di mia figlia di 15 anni. Ho la foto qui con me".Nostalgia della Dolce Vita a Roma?"Altri tempi. Allora c'era tanto ottimismo. Roma contava più di Parigi. I grandi compratori di gioielli erano gli americani e gli italiani. I francesi, con buona pace di Arnault, non erano allora né sono oggi grandi clienti. Questione di oculatezza...".Certo non badavano a spese Richard Burton e Liz Taylor..."Può dirlo! Erano qui per girare "Cleopatra". Innamoratissimi. Litigiosissimi. E spesso alticci. Arrivavano come due furie nel negozio di via Condotti. E lui, per far pace, le regalava una gioia".Beata lei e beati voi. Ha avuto compratori più difficili?"Un vero choc per me è stata Anna Magnani. Entrò in negozio. "Vai a servirla" mi dissero. Io avrò avuto sì e no 20 anni e lei, che aveva un carattere forte, non la mandò giù. "Sono una grande cliente - disse - chi è questo ragazzino?" Mi trattò malissimo".È vero che Audrey Hepburn, la Holly Golightly di "Colazione da Tiffany", si serviva da voi?"Siamo gioiellieri riservati.... Ma credo di averla vista entrare qualche volta in negozio".Cosa piaceva di Bulgari a queste star?"La creatività e il lavoro artigianale. Abbiamo inventato i gioielli multicolori quando a Parigi tagliavano solo diamanti...".Oggi i tempi sono cambiati. Da voi vengono Madonna, Tina Turner. Altro stile, non le pare?"Sì. Ma la vera rivoluzione è che il baricentro del mercato si è spostato verso Medio Oriente e Asia".E la vecchia bottega di nonno Sotirios è diventata una grande azienda quotata in Borsa..."Era un passo inevitabile. Nel '95 abbiamo deciso di accelerare l'espansione e ci siamo quotati. Abbiamo perso flessibilità. Ma siamo entrati in un agone più grande. Non sono pentito".Tanta gente fatica a permettersi l'indispensabile. Che effetto fa disegnare oggetti "superflui" da decine di migliaia di euro?"Vendiamo anche gioielli da mille euro. Certo non è poco. Ma le assicuro che la bellezza di un oggetto non la fa il prezzo. Creare un bel gioiello che costa poco è la sfida più affascinante".Adesso che farà? Va in pensione? "Scherza? Non ha idea di quanto mi sia costata questa operazione. Ma la vita continua. Domani sono di nuovo in azienda a studiare gioielli". (9.03.11)


Campagna d'Italia con grandeur: Bulgari a Lvmh, prove d'intesa Edf-A2A, ai francesi il 50% di Edison
articoli di Moussanet, Galvagni, Filippetti

Pesce grande mangia pesce piccolo. Comunque la si voglia vedere e per quanto si sottolinei - giustamente - la capacità tutta italiana di creare piccole e medie imprese di livello internazionale, finisce sempre così. E questo è il segno della crescente presenza francese in Italia. L'operazione Lvmh-Bulgari conferma questa regola ed è solo l'ultima di una lunghissima serie di intrecci finanziari in cui a vincere sono i francesi.

Gli esempi più evidenti vengono dal fronte energetico. Dove tra i colossi parigini e le municipalizzate della penisola, dalla Lombardia a Roma, la gara è persa in partenza. Proprio in questi giorni (di veda l'articolo in questa pagina) si sta trattando il passaggio di Edison in mani francesi, salvo uno stop politico. D'altronde, il presidente di Edf Henri Proglio era stato chiaro: «I patti sociali si devono evolvere». E non possono che evolvere in una direzione.Lo stesso vale per Acea e Gdf Suez, il gruppo che dopo la mega acquisizione di International Power è diventato leader mondiale indipendente nella produzione di elettricità, in diretta competizione proprio con Edf. Cavalli di Troia per combattenti che hanno ben altre armi rispetto a quelle che è in grado di schierare l'Italia.
In campo nucleare, sempre che davvero prima o poi si costruiscano delle centrali atomiche sul territorio italiano, accadrà lo stesso. O davvero qualcuno pensa che i leader mondiali dell'energia nucleare - da Edf ad Areva passando per Gdf - possano giocare non da protagonisti? Bnp Paribas, con Bnl, sta rapidamente viaggiando verso l'obiettivo dei mille sportelli. Un traguardo che dovrebbe raggiungere ancora prima Crédit Agricole. Passato attraverso la partecipazione in Intesa Sanpaolo, ha ormai una presenza importante sull'intero territorio, grazie a Cariparma, a FriulAdria, alla Cassa di risparmio di La Spezia e alle agenzie che gli vengono trasferite direttamente da Intesa.
Senza dimenticare che proprio l'Agricole, quella che i francesi chiamano la "banque verte", si candida insieme a Société Générale a rilevare Pioneer da UniCredit. E così andrà a finire se non si riuscirà a creare un polo italiano del risparmio gestito.

L'accordo con Montepaschi assicura ad Axa una crescita sostenuta nel settore della bancassicurazione. E comunque anche dalle parti di un grande competitor come Generali si parla molto francese. Prima con Antoine Bernheim e ora - ma anche prima - con Vincent Bolloré. Che del colosso di Trieste è vicepresidente (oltre che azionista con uno 0,3% ben presto destinato a diventare 1%). Oltre ad avere in portafoglio il 5% di Mediobanca (in salita verso il 6%), snodo fondamentale della finanza italiana, e la stessa quota di Premafin (che a sua volta detiene partecipazioni cruciali per gli equilibri non solo economici del Paese).
Per restare dalle parti della galassia Ligresti è alquanto improbabile che la decisione della Consob sull'obbligatorietà dell'Opa congeli le ambizioni di Groupama. Nei prossimi giorni il suo consiglio di amministrazione dovrà decidere il da farsi. L'ipotesi più probabile è che l'offerta venga rivista in maniera tale da diventare accettabile per l'authority italiana. Ma Groupama, gigante mutualistico, è pronta all'Ipo. Prevista proprio per raccogliere le risorse necessarie a un'importante operazione di crescita esterna finalizzata a portarla nella top ten degli assicuratori europei. E la sua internazionalizzazione sembra dover passare inevitabilmente dall'Italia, il più importante mercato dopo la Francia, quello che sta dando più soddisfazioni e quello con le maggiori prospettive di crescita.
Nel 2013 scadrà il vincolo a non vendere degli azionisti Alitalia. Difficile trovare qualcuno pronto a scommettere che la compagnia non diventi parte integrante del gruppo Air France-Klm, che oggi ne detiene il 25 per cento.Proprio la moda, in cui l'Italia eccelle, disegna peraltro questo scenario. Prima dell'operazione Bulgari, peraltro condotta con grande pazienza e altrettanta abilità, Lvmh ha rilanciato Fendi. E nella lunga lista dei marchi del leader mondiale del lusso c'è un nome come Pucci.
Il rivale Pinault ha perso questa partita, ma ha appena riorganizzato il gruppo intorno a Gucci. Potendo inoltre contare su un marchio strepitoso come Bottega Veneta. Da collezionista e amante dell'arte è saldamente impiantato a Venezia con Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Quale italiano può vantare un simile pedigree in territorio francese? Le Ferrovie dello Stato hanno appena firmato un importante accordo con Veolia. Ma come non rendersi conto che quell'intesa è figlia della decisione di Sncf, leader dell'alta velocità ferroviaria europea, di entrare in società con Ntv per fare concorrenza proprio a Ferrovie dello Stato? E poi c'è ancora Bollorè che sembra pronto a opzionare nelle prossime settimane un 30% di Pininfarina.Piccolo è bello, si diceva una volta. Ma, a quanto sembra, grande è meglio.


A Lvmh la maggioranza del gruppo Bulgari - Un simbolo del lusso italiano cambia bandiera - Il titolo vola in borsa
analisi di Paola Bottelli

Un simbolo del lusso italiano cambia bandiera: il marchio Bulgari passa infatti nelle mani del colosso francese della moda Lvmh. Un comunicato della società transalpina riferisce infatti che Lvmh ha acquisito la partecipazione della famiglia Bulgari pari al 50,45 per cento. L'accordo prevede uno scambio azionario in base alla quale la famiglia romana entrerà nel capitale di Lvmh. Inoltre, quest'ultima sarà tenuta a lanciare un'Opa obbligatoria sulle restanti azioni di Bulgari cui farà seguito la revoca della quotazione di Bulgari.

Dalla conference call, in corso a Roma per presentare l'aggregazione, è emerso che una volta concluso lo swap azionario, la famiglia Bulgari (i fratelli Paolo e Nicola Bulgari e Francesco Trapani), sarà azionista del gruppo Lvmh con una quota del 3,5% circa.
A tal proposito Trapani, ad di Bulgari, ha spiegato: «Non era nostra intenzione vendere la società, era nostra intenzione passare dal controllo di un business medio-piccolo alla partecipazione e gestione di un business più grande. Volevamo restare degli imprenditori del lusso e creare valore per l'azienda - ha aggiunto Trapani sottolineando le opportunità di sviluppo che l'integrazione offre sotto il versante della commercializzazione del prodotti, dei costi e del rafforzamento dei marchi - e da questo punto di vista Lvmh è il partner ideale».
ANALISI / Un simbolo del lusso italiano cambia bandiera (di Paola Bottelli)
Bulgari, la Dolce Vita a Parigi (di Elysa Fazzino)
Accordo votato all'unanimità L'alleanza, si legge in un comunicato della maison italiana creata da Sotirio Bulgari nel 1884, ha l'obiettivo «di rinforzare, nel rispetto della sua storia, dei suoi valori, della sua artigianalità e della sua identità, lo sviluppo a lungo termine del Gruppo Bulgari. L'accordo, concluso questo fine settimana, è stato approvato all'unanimità da parte del consiglio di amministrazione del Gruppo Lvmh domenica sera. Anche il consiglio di amministrazione di Bulgari ha approvato all`unanimità il progetto di conferimento a Lvmh della partecipazione di controllo della famiglia nel capitale sociale di Bulgari».

Lo scambio azionario Al termine del processo di conferimento delle azioni, Lvmh emetterà 16,5 milioni di azioni in concambio dei 152,5 milioni di azioni Bulgari attualmente detenute dalla Famiglia Bulgari, che diventerà così il secondo maggior azionista familiare del Gruppo Lvmh.
Opa sul gruppo italiano In osservanza degli obblighi di legge previsti dalla Borsa italiana, prosegue la nota, Lvmh promuoverà un'Offerta Pubblica di Acquisto al prezzo di 12,25 euro per azione sulle azioni detenute dagli azionisti di minoranza. Un premio consistente se si pensa che alla chiusura degli scambi di venerdì 4 marzo l'azienda italiana quotava 7,58 euro.
Delisting a chiusura dell'operazione Il conferimento delle azioni Bulgari - spiega una nota del gruppo francese, a integrazione di quella congiunta in cui si annunciava l'accordo - avverrà dopo il pagamento del dividendo 2010 da parte dei due gruppi, e l'operazione dovrebbe concludersi tra fine maggio e giugno. Con il concambio poi la famiglia Bulgari diventerà azionista del gruppo francese con il 3% mentre Lvmh avrà il controllo del 50,43% del capitale con l'obbligo di Opa e l'obiettivo di togliere Bulgari dal listino.
Un premio del 59,9% per le azioni Bulgari L'aumento di capitale riservato a Bulgari attraverso il quale avverrà il passaggio di controllo prevede un concambio di 0,108407 nuove azioni Lvmh per ogni azione Bulgari valutando le azioni italiane 12,25 euro con un premio di controllo, sottolinea la nota, del 59,9% sul prezzo medio ponderato nell'ultimo mese. Oggi infatti i titoli si stanno velocemente portando verso quei livelli con un rialzo in avvio di seduta del 60% circa. Per Lvmh è stato preso come riferimento per il concambio il prezzo di chiusura in Borsa del 3 marzo arrotondato a 113 euro.
Gli incarichi Paolo e Nicola Bulgari resteranno, rispettivamente, presidente e vice presidente del consiglio di amministrazione di Bulgari. La Famiglia Bulgari, inoltre, potrà nominare due membri nel consiglio di amministrazione di Lvmh e Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari, entrerà nel comitato esecutivo di Lvmh, assumendo, nel secondo semestre 2011, anche la direzione di tutte le attività «Orologeria - Gioielleria» di Lvmh. Philippe Pascal, attuale responsabile di tali attività, resterà nel comitato esecutivo di Lvmh e gli saranno affidate nuove responsabilità in seno al Gruppo.

giovedì 17 febbraio 2011

Jeanne Lanvin










































Jeanne-Marie Lanvin (Parigi, 1 gennaio 1867Parigi, 6 luglio 1946) è stata una stilista francese, fondatrice della casa di moda Lanvin. Una delle più importanti designer degli anni venti e trenta, l'abilità di Jeanne Lanvin nell'utilizzo di intricati ricami, i virtuosismi sartoriali, le decorazioni in rilievo e le fantasie floreali divennero i marchi di fabbrica della Lanvin. Quando morì nel 1946, la proprietà del marchio fu naturalmente rilevato dalla figlia della stilista, Marguerite di Pietro.[1]
Indice[nascondi]
1 Biografia
2 Onorificenze
3 Note
4 Bibliografia
5 Collegamenti esterni
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[modifica] Biografia
La più grande di undici figli, Jeanne Lanvin lavorò come apprendista modista presso Madame Félix a Parigi all'età di sedici anni e come sarta presso Talbot, prima di diventare modista presso rue du Faubourg Saint-Honoré nel 1889.[1]
Nel 1895, Jeanne Lanvin sposò il suo primo marito, il conte Emilio di Pietro, un nobile italiano a cui due anni dopo diede una figlia, Marguerite (anche conosciuta come Marie-Blanche) (1897–1958). Unica figlia della coppia, Marguerite di Pietro divenne una cantante d'opera, sposata al conte Jean de Polignac (1888–1943), alla morte della madre, divenne la direttrice della casa di moda Lanvin.[1] Jeanne Lanvin e di Pietro divorziarono nel 1903. Il secondo marito della Lanvin, che sposò nel 1907, fu Xavier Melet, un giornalista di Les Temps e successivamente console francese a Manchester in Inghilterra.[1]
Nel 1909, Jeanne Lanvin si unì al Syndicat de la Couture, che segnò formalmente il suo status di couturière. Lanvin realizzò bellissimi abiti per sua figlia, che rapidamente attrassero l'attenzione di numerose donne dell'epoca. Iniziarono quindi per la Lanvin le richieste di avere copie di quegli abiti visti addosso a Marguerite. Ben presto, la Lanvin iniziò a realizzare abiti per molte nobili donne in tutta Europa, attirando nella sua boutique a rue du Faubourg Saint-Honoré a Parigi anche clienti illustri. Jeanne Lanvin divenne celebre per i suoi abiti "per madre e figlia" e per il suo approvvio moderno e globale all'industria della moda.
Dal 1923, la casa di moda Lanvin comprò una fabbrica di tintura a Nanterre. Negli anni venti, la Lanvin aprì alcuni negozi per la vendita di oggetti per la casa, di abbigliamento maschile, di pellicce e di lingerie.
Tuttavia, la sua pià importante espansione fu la creazione di Lanvin Parfums SA nel 1924, e l'immissione sul mercato del suo profumo più celebre Arpège, nel 1927, ispirato al suono che sua figlia Marguerite produceva quando si esercitava al pianoforte. ("Arpège" in francese significa arpeggio.)
Inoltre, la Lanvin commissionò a Armand Albert Rateau di decorare il suo appartamento al 16 di rue Barbet-de-Jouy di Parigi, e le sue due case in campagna (Il soggiorno, il salottino ed il bagno dell'appartamento furono ricostruiti nel 1985 nel Musée des Arts Décoratifs di Parigi). Per questo lavoro, Rateau disegnò alcuni notevoli pezzi di arredamento in bronzo.[2] Fra il 1921 ed il 1922, Rateau si occupò anche di disegnare le boccette per i profumi La Boule ed Arpège (originally produced by the Manufacture Nationale de Sèvres).
Onorificenze

Cavaliere della Legion d'onore della Repubblica Francese
Parigi, 1926.

Ufficiale della Legion d'onore della Repubblica Francese
Parigi, 1938.
[modifica] Note
^ a b c d Jeanne Lanvin (1867-1946). http://www.perfumeprojects.com/index.php perfumeprojects.com. URL consultato il 2008-08-05.
^ Mel Byars, 2004, p. 614.
[modifica] Bibliografia
Colette, Emilio Terry, et al. (1965). Homage à Marie-Blanche, Comtesse Jean de Polignac, Monaco.
"Jeanne Lanvin" and "Claude Montana" in Morgan, Ann (1984). Contemporary Designers, New York: Macmillan. ISBN 0-333-33524-4
"Castillo", "Jules-François Crahay", and "Jean Gaumont-Lanvin" in Remaury, Bruno, director (1994). Dictionnaire de la Mode au XXe Siècle, Paris: Éditions du Regard. ISBN 2-84105-181-1
Barillé, Elisabeth (1997). Lanvin, Paris: Assouline. ISBN 2-84323-015-2)
Picon, JérIome (2002). Jean Lanvin, Paris: Flammarion. ISBN 2-08-210044-8
"Armand Albert Rateau" and "Jeanne Lanvin" in Byars, Mel (2004). The Design Encyclopedia, New York: The Museum of Modern Art. ISBN 0-87070-012-X
Menkes, Suzy (May 24, 2005). "At Lanvin, a master of improvisation", International Herald Tribune.
[modifica] Collegamenti esterni
Sito ufficiale Lanvin
Jeanne Lanvin su Fashion Model Directory
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Jeanne_Lanvin"

Lanvin è una casa di moda francese, fondata da Jeanne Lanvin nel 1885.
[modifica] Storia
Dopo essersi formata nella bottega di Madame Félix[1], Jeanne Lanvin aprì la propria casa di moda a Parigi nel 1885, ed in breve tempo attirò i favori di una vasta clientela, e producendo abbigliamento per signore e bambine.
Negli anni venti la casa di moda diventa popolarissima in tutta Europa[1] la Lanvin inizia ad aprire boutique specializzate in diversi settori della moda, che andavano dal Design d'interni, all'abbigliamento per uomo alla biancheria intima. Ma la fortuna maggiore la Lanvin la ottenne con la creazione del marchio Lanvin Parfums SA nel 1924, volta alla produzione di profumi. Di particolare successo si rivelerà i profumi Arpège e My Sin[1].
Quando nel 1946 la Lanvin morì, la proprietà della casa di moda passò alla figlia della stilista, Marie-Blanche de Polignac, che però morì nel 1958, lasciando la casa di moda al cugino Yves Lanvin, che nomina come direttore creativo, lo stilista belga Francois Crahay, al posto del precedente Antonio Canovas del Castillo. Crahay lavorerà per Lanvin fino al 1984 e le sue collezioni di Crahay ottengono il prestigioso riconoscimento Dé d'Or, per tre volte[1]. Lo stesso riconoscimento lo otterrò anche Claude Montana[1], direttore artistico di Lanvin dal 1990 al 1992.
Nel 1994, il marchio Lanvin viene rilevato dall'azienda di cosmetica L'Oréal, aumentando notevolmente il proprio fatturato, dopo un periodo di relativa crisi. Nel 2001 Lanvin viene acquistato dal gruppo Harmonie S.A., dell'imprenditore Shaw-Lan Wang, un magnate della finanza taiwanese. Nell'ottobre dello stesso anno, Alber Elbaz viene nominato nuovo direttore creativo dell'azienda.
Negli ultimi anni 2000 una delle muse dello stilista Alber Elbaz è la top model inglese Lily Donaldson.
[modifica] Note
Nel 1945 veste Arletty nel film "Les enfant du Paradis".
^ a b c d e Dizionario della moda
[modifica] Collegamenti esterni
Sito ufficiale
Portale Economia
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Lanvin"

mercoledì 16 febbraio 2011

France 2


France 2 è la più importante emittente televisiva pubblica francese, parte del gruppo France Télévisions, che comprende anche France 3, France 4, France 5 e France Ô. È stata creata il 21 dicembre 1963 e ha preso la sua denominazione attuale il 7 settembre 1992 con la creazione del gruppo France Télévision. Prima la sua denominazione era Antenne 2, nata nel 1975 dopo lo "spezzatino" della tv pubblica francese.
Indice[nascondi]
1 Ricezione in Italia
2 Alcune vicende di France 2
3 Organizzazione
3.1 Dirigenti
3.2 Capitale
4 Presentatori e presentatrici
4.1 Telegiornale delle 20
5 Collegamenti esterni
Ricezione in Italia [modifica]
In Italia, oltre alla ricezione "per sforamento" nelle zone di confine Antenne 2/France 2 è stata ripetuta in varie regioni a partire dal 1975, inizialmente in SECAM e successivamente, dal 1983, in PAL grazie a Telecentro Toscana.
La copertura è progressivamente cresciuta fino a comprendere Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna ed Lazio.
Tra l'ottobre del 2003 ed il gennaio del 2004 tutte le frequenze sono state cedute ad eccezione di quella della zona di Roma che è stata utilizzata per la diffusione del mux Rete A del gruppo L'Espresso da fine 2006.
Dal giorno 11 dicembre 2006 fino al 7 giugno 2007, France 2 è tornato ad essere visibile in tutta Italia in digitale terrestre all'interno del multiplex L'Espresso 1, insieme a All Music.
Attualmente la copertura è limitata alla sola Valle d'Aosta dove è garantita dalle norme sull'autonomia ed è trasmessa nel RAI Mux 1, e nelle zone di confine.
Il canale resta ricevibile in chiaro via satellite sul satellite Atlantic Bird 3 ed è tuttora seguito da molti italiani e dalla comunità francofona presente in Italia.[senza fonte] Il suo telegiornale delle 20 è ridiffuso dalla tv TV5 Monde disponibile sul satellite ed in pacchetti di IPTV.Trasmette, inoltre, su internet in differita i telegiornali delle 8, delle 13 e delle 20 (in francese).
Alcune vicende di France 2 [modifica]
Il 7 settembre 1992, i canali pubblici francesi prendono il nome di France Télévision: Antenne 2 diventa France 2 e FR3 diventa France 3.Dopo l'uscita del libro di Pierre Péan, Une jeunesse française, Jean-Pierre Elkabbach, presidente di France Télévisions, pone alcune domande a François Mitterrand a proposito di France 2 il 12 settembre 1994. Il 3 novembre, il deputato Alain Griotteray denuncia all'Assemblea nazionale i contratti esorbitanti concessi dal presidente agli animatori-produttori di France 2 (Jean-Luc Delarue, Nagui e Arthur), provocando la sostituzione del presidente con Xavier Gouyou-Beauchamps il 2 giugno 1996, senza rimettere in causa i contratti dello scandalo.Il 31 marzo 1998, France Télécom, France 2, Arte e La Cinquième lanciano Mezzo (televisione), un canale tematico consacrato alla musica, alla danza e all'opera in sostituzione del canale France Supervision.Nell'agosto 2000, l’arrivo di La Cinquième (diventata France 5) trasforma il gruppo pubblico in France Télévisions ai quali si aggiunge successivamente Réseau France Outre-mer o RFO (da luglio 2004) e France 4 (ex-Festival, solo digitale) nel marzo 2005.Dall'8 aprile 2007, il canale diventa il primo in Francia a trasmettere integralmente in 16:9, ma solo in DVB-T (in analogico trasmette in 14:9).
Organizzazione [modifica]
Dirigenti [modifica]
Presidenti:
Marcel Jullian: 01/01/1975 - 12/1977
Maurice Ulrich: 12/1977 - 08/1981
Pierre Desgraupes: 08/1981 - 11/1984
Jean-Claude Héberlé: 11/1984 - 10/1985
Jean Drucker: 10/1985 - 12/1986
Claude Contamine: 12/1986 - 10/08/1989
Philippe Guilhaume (presidenza comune A2 / FR3): 10/08/1989 - 19/12/1990
Hervé Bourges (presidenza comune A2 / FR3): 19/12/1990 - 07/09/1992
A partire dal 7 settembre 1992, vedere i dirigenti di France Télévisions.
Direttori generali:
Jacques Thibau: 07/1965 – 11/1967
Maurice Cazeneuve: 11/1967 – 09/1971
Pierre Sabbagh: 09/1971 – 03/07/1972
Jean Lefèvre: 03/07/1972
Jean-Michel Gaillard: 27/09/1989 – 10/01/1991
Eric Giuily: 10/01/1991 – 09/1992
Georges Vanderchmitt: 09/1992 – 01/1994
Raphaël Hadas-Lebel: 01/1994 – 06/1996
Michel Pappalardo: 06-1996 – 06/1999
Michèle Cotta: 06/1999 – 06/2002
Christopher Baldelli: 06/2002 – 09/2005
Philippe Baudillon: dopo il 09/2005
Direttori dell'informazione :
Jean-Louis Guillaud: 01/1969 – 09/1969
Jacqueline Baudrier: 09/1969 – 03/07/1972
Jean-Louis Guillaud: 03/07/1972 – 01/01/1975
Jacques Sallebert: 06/01/1975 – 05/1976
Georges Leroy: 05/1976 – 09/1976
Charles Baudinat: 09/1976 – 01/1977
Jean-Pierre Elkabbach: 01/1977– 12/1982
Pierre Lescure: 12/1982 – 12/1984
Albert du Roy: 12/1984 – 03/1985
Pierre-Henri Arnstam: 03/1985 – 1986
Marcel Trillat: 1986
Claude Carré: 1991 – 1992
Jean-Luc Mano: 12/1993 – 06/1996
Pierre-Henri Arnstam: 06/1996 – 09/2000
Gérard Leclerc: 09/2000 – 07/2001
Olivier Mazerolle: 07/2001 – 03/2004
Arlette Chabot: da marzo 2004.
Capitale [modifica]
Il capitale del canale è detenuto al 100 % da France Télévisions.
Presentatori e presentatrici [modifica]
Rachid Arhab
Sophie Aurenche
Thierry Beccaro
David Boéri
Jerome Bonaldi
Christine Bravo
Laurent Broomhead
Yves Calvi
Catherine Ceylac
Arlette Chabot
Guilaine Chenu
Christian Choupin
Sophie Davant
Laurent Delahousse
Jean-Luc Delarue
Michel Drucker
Benoît Duquesne
Guillaume Durand
Eglantine Emeyé
Carole Gaessler
Olivier Galzi
Isabelle Giordano
Gérard Holtz
Christophe Hondelatte
Françoise Joly
Françoise Laborde
Philippe Lefait
William Leymergie
Elise Lucet
Daniela Lumbroso
Laurent Luyat
Isabelle Martinet
Valérie Maurice
Olivier Minne
Nelson Monfort
Patrick Montel
Nagui
Marie-Ange Nardi
Ness
Bernard Pivot
David Pujadas
Anne-Gaëlle Riccio
Laurent Romejko
Laurent Ruquier
Béatrice Schönberg
Patrick Sébastien
Pascal Sevran
Yoann Sover
Tex
Jean-Michel Zecca
Telegiornale delle 20 [modifica]
Guy Thomas : 1975-1976
Paul Lefebvre : 1975-1976
Hélène Vida : 1976-1981
Didier Lecat : 1975-1981
Patrick Poivre d'Arvor : 1975-1981
Christine Ockrent : 1981-1983, 1989-1990
Bernard Rapp : 1983-1985
Hervé Claude : 1983-1987
Claude Sérillon : 1985-1987, 1998-2001
Henri Sannier : 1987-1989
Bruno Masure : 1990-1997
Paul Amar : 1992-1994
Etienne Leenhardt : 1994
Daniel Bilalian : 1995-1998
David Pujadas : 2001-
Béatrice Schönberg : 1997-
Carole Gaessler : 2003-2006
Françoise Laborde : 1999-
Olivier Galzi : 2005-
Elise Lucet : 2005-
Laurent Delahousse : 2006-
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale di France 2
Storia di France 2 in Italia



Thierry Mugler
















Thierry Mugler (Strasburgo, 1948) è uno stilista e fotografo francese, creatore dell'omonima casa di moda.
Indice[nascondi]
1 Carriera
2 Profumi di Thierry Mugler
3 Note
4 Altri progetti
5 Collegamenti esterni
//
[modifica] Carriera
Mugler si trasferisce a Parigi nel 1970, lavorando come vetrinista, e disegnando abiti nel tempo libero. Riesce a realizzare la sua prima linea di abbigliamento Café de Paris nel 1973,[1] e crea il proprio brand nel 1975. Il suo stile diventa celebre per il suo prendere ispirazione nella storia, nelle automobili americane degli anni settanta[2], nei film noir e persino nel mondo degli insetti. Fra le sue creazioni più celebri si ricordano i celebri corsetti indossati da Madonna durante i concerti[2], e gli abiti di Sharon Stone[2].
Dal 1997 Mugler comincia a produrre anche profumi con l'azienda di cosmetici francese Clarins, e dal 2003 abbandonerà il settore dell'abbigliamento per dedicarsi esclusivamente ai profumi. Angel, profumo creato nel 1992 è diventato una delle fragranze più vendute al mondo[2]. Attualmente la linea Thierry Mugler Couture, cosi come i capi di pelletteria, gli occhiali da sole e la gioielleria della casa di moda vengono prodotti su licenza[2].
Mugler ha anche pubblicato due libri sulla moda e sulla fotografia, ispirati alla propaganda stalinista[1]: Thierry Mugler (1988) e Fashion Fetish Fantasy (1998). Nel 1992, Mugler ha diretto il video musicale di George Michael Too Funky, in cui viene mostrata una sfilata dello stilista. Negli anni 2000 Mugler ha collaborato con il Cirque du Soleil nello spettacolo Zumanity.
[modifica] Profumi di Thierry Mugler

A*Men
1992 - Angel
1996 - A*Men
1998 - Innocent
2001 - Mugler Cologne
2004 - B*Men
2005 - Angel Garden of Stars
2005 - Alien
2006 - A*Men Summer Flash
2006 - Mugler Cologne Summer Flash
2006 - Innocent Summer Flash
2006 - Innocent Secret
2006 - Perfume: The Coffret A
2007 - ICE*Men
2007 - Eau de Star
2007 - Miror Miror!
2008 - Innocent Illusion
2010 - Womanity
A - Profumo realizzato per la promozione del film Profumo - Storia di un assassino.
[modifica] Note
^ a b Laurent Dombrowicz (novembre 2007). Fashion Icons, Azzedine Alaia and Thierry Mugler. Wound Magazine 1 (1): 113.
^ a b c d e Dizionario della moda
[modifica] Altri progetti
Commons
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Thierry Mugler
[modifica] Collegamenti esterni
Sito ufficiale
Portale Biografie
Portale Moda
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Thierry_Mugler"

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