Ex-Birmania, Aung San Suu Kyi invita il popolo a ribellarsi alla 'ingiusta' legge elettorale
Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace e leader dell'opposizione birmana attualmente agli arresti domiciliari, va appoggiata e non lasciata sola da parte dell'Occidente perchè ella possa partecipare alle imminenti elezioni che si terranno nel Paese
http://it.peacereporter.net/articolo/20712/Ex-Birmania,%20Aung%20San%20Suu%20Kyi%20invita%20il%20popolo%20a%20ribellarsi%20alla%20'ingiusta'%20legge%20elettorale
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
VIAGGIA CON RYANAIR
JE ME SOUVIENS
VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/
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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
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Anchorage
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domenica 14 marzo 2010
venerdì 31 luglio 2009
BIRMANIA, IL PREMIO NOBEL ACCUSATO DI AVER VIOLATO I DOMICILIARI
ESTERI
BIRMANIA, IL PREMIO NOBEL ACCUSATO DI AVER VIOLATO I DOMICILIARI
La sentenza su Aung slitta all'11 agosto
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200907articoli/46018girata.asp
BIRMANIA, IL PREMIO NOBEL ACCUSATO DI AVER VIOLATO I DOMICILIARI
La sentenza su Aung slitta all'11 agosto
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200907articoli/46018girata.asp
Il legale: vogliono frenare la pressione
ROMAIl tribunale speciale che giudica la leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, ha rinviato la sentenza fino all’11 agosto. La notizia è stata data da fonti diplomatiche. Il verdetto era atteso per oggi e nell’imminenza della sentenza che alla fine non c’è stata, le autorità birmane avevano rafforzato la presenza della polizia nelle vicinanze el carcere di Rangoon e chiesto la chiusura dei negozi nella zona. Secondo fonti della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della Premio Nobel per la Pace. nella notte sono stati arrestati varie decine di attivisti in diversi quartieri di Rangoon, l’antica capitale birmana. La Nobel per la pace, che ha trascorso 14 degli ultimi 20 anni privata della libertà, è accusata di aver violato le condizioni degli arresti domiciliari, a cui era sottoposta dal 2003, per aver permesso a un cittadino statunitense di pernottare per due notti nella sua abitazione. Se fosse condannata, rischia una pena massima di cinque anni di prigione, il che le impedirebbe di partecipare alle elezioni che il regime birmano vuole celebrare nel 2010, e che per l’opposizione sono solo una farsa. In Birmania, dove una dittatura militare governa con il pugno di ferro dal 1962, non si svolge un processo elettorale democratico dal 1990, quando il partito di San Suu Kyi ottenne una clamorosa vittoria, ma il risultato non fu mai riconosciuto dai generali. L’avvocato Jared Genser, tra i legali del Premio Nobel per la pace birmana e presidente dell’associazione Freedom Now ha attaccato il rinvio. «E' un modo per distogliere l’attenzione, ma è una scelta ingenua. La gente se ne accorgerà. Per quello che posso immaginare, il verdetto è slittato perchè la pressione internazionale stava crescendo - ha detto l’avvocato - Ci sono state delle proteste in strada; negli ultimi giorni dozzine di attivisti sono stati arrestati e stava anche aumentando l’attenzione della comunità internazionale sul caso». Secondo il legale, la giunta probabilmente conta sul fatto che agosto è generalmente un mese di ferie per molti governi e diversi diplomatici dell’Onu e quindi spera in un calo di attenzione.
ROMAIl tribunale speciale che giudica la leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, ha rinviato la sentenza fino all’11 agosto. La notizia è stata data da fonti diplomatiche. Il verdetto era atteso per oggi e nell’imminenza della sentenza che alla fine non c’è stata, le autorità birmane avevano rafforzato la presenza della polizia nelle vicinanze el carcere di Rangoon e chiesto la chiusura dei negozi nella zona. Secondo fonti della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della Premio Nobel per la Pace. nella notte sono stati arrestati varie decine di attivisti in diversi quartieri di Rangoon, l’antica capitale birmana. La Nobel per la pace, che ha trascorso 14 degli ultimi 20 anni privata della libertà, è accusata di aver violato le condizioni degli arresti domiciliari, a cui era sottoposta dal 2003, per aver permesso a un cittadino statunitense di pernottare per due notti nella sua abitazione. Se fosse condannata, rischia una pena massima di cinque anni di prigione, il che le impedirebbe di partecipare alle elezioni che il regime birmano vuole celebrare nel 2010, e che per l’opposizione sono solo una farsa. In Birmania, dove una dittatura militare governa con il pugno di ferro dal 1962, non si svolge un processo elettorale democratico dal 1990, quando il partito di San Suu Kyi ottenne una clamorosa vittoria, ma il risultato non fu mai riconosciuto dai generali. L’avvocato Jared Genser, tra i legali del Premio Nobel per la pace birmana e presidente dell’associazione Freedom Now ha attaccato il rinvio. «E' un modo per distogliere l’attenzione, ma è una scelta ingenua. La gente se ne accorgerà. Per quello che posso immaginare, il verdetto è slittato perchè la pressione internazionale stava crescendo - ha detto l’avvocato - Ci sono state delle proteste in strada; negli ultimi giorni dozzine di attivisti sono stati arrestati e stava anche aumentando l’attenzione della comunità internazionale sul caso». Secondo il legale, la giunta probabilmente conta sul fatto che agosto è generalmente un mese di ferie per molti governi e diversi diplomatici dell’Onu e quindi spera in un calo di attenzione.
domenica 24 maggio 2009
Birmania, processo Suu Kyi di nuovo a porte chiuse
Birmania, processo Suu Kyi di nuovo a porte chiuse
La leader democratica rischia fino a cinque anni di carcere.
La leader democratica rischia fino a cinque anni di carcere.
sabato 23 maggio 2009 19.46.13
Tratto dal sito web http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=147452335
© APCOM Roma, 21 mag. (Apcom) - E' durata poco l'illusione che il processo alla leader democratica birmana Aung San Suu Kyi potesse svolgersi a porte aperte alla presenza di diplomatici stranieri e di giornalisti nel rispetto delle leggi internazionali. Le autorità birmane hanno di nuovo deciso di procedere a porte chiuse, dopo al breve apertura, appena 45 minuti, di ieri a 20 diplomatici e 10 giornalisti.
Ieri il governo ha anche permesso ai diplomatici di Russia, Singapore e Thailandia di incontrare Suu Kyi ma la Premio Nobel per la Pace deve stare bene attenta a ciò che dice a questi stranieri perché potrebbe essere causa di nuove imputazioni. La leader della Lega nazionale per la democrazia, 63 anni, ha comunque ringraziato i rappresentanti stranieri per il supporto che le viene dimostrato da più parti del mondo. Aung San Suu Kyi è accusata di aver violato gli arresti domiciliari per aver ospitato per due giorni un bizzarro americano, il mormone John William Yettaw, giunto in maniera roccambolesca nella sua casa.
Una vicenda oscura, che per molti è una trappola per prolungare la prigionia di Suu Kyi proprio mentre stavano scadendo i termini dei domiciliari e per impedirle di prendere parte alle elezioni del prossimo anno.
Nonostante la concessione di ieri, il processo si è tenuto a porte chiuse fin dal suo inizio, lunedì. Nove Premi Nobel, tra cui il vescovo sudafricano Desmond Tutu, hanno duramente criticato il procedimento definendolo "una beffa". Il verdetto dovrebbe essere pronunciato prima che scadano i termini dei domiciliari, il 27 maggio. Se sarà giudicata colpevole, rischia fino a cinque anni di carcere che, secondo uno dei suoi avvocati, l'americano Jared Genser, potrebbero essere letali per le sue precarie condizioni di salute. Chb
Tratto dal sito web http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=147452335
© APCOM Roma, 21 mag. (Apcom) - E' durata poco l'illusione che il processo alla leader democratica birmana Aung San Suu Kyi potesse svolgersi a porte aperte alla presenza di diplomatici stranieri e di giornalisti nel rispetto delle leggi internazionali. Le autorità birmane hanno di nuovo deciso di procedere a porte chiuse, dopo al breve apertura, appena 45 minuti, di ieri a 20 diplomatici e 10 giornalisti.
Ieri il governo ha anche permesso ai diplomatici di Russia, Singapore e Thailandia di incontrare Suu Kyi ma la Premio Nobel per la Pace deve stare bene attenta a ciò che dice a questi stranieri perché potrebbe essere causa di nuove imputazioni. La leader della Lega nazionale per la democrazia, 63 anni, ha comunque ringraziato i rappresentanti stranieri per il supporto che le viene dimostrato da più parti del mondo. Aung San Suu Kyi è accusata di aver violato gli arresti domiciliari per aver ospitato per due giorni un bizzarro americano, il mormone John William Yettaw, giunto in maniera roccambolesca nella sua casa.
Una vicenda oscura, che per molti è una trappola per prolungare la prigionia di Suu Kyi proprio mentre stavano scadendo i termini dei domiciliari e per impedirle di prendere parte alle elezioni del prossimo anno.
Nonostante la concessione di ieri, il processo si è tenuto a porte chiuse fin dal suo inizio, lunedì. Nove Premi Nobel, tra cui il vescovo sudafricano Desmond Tutu, hanno duramente criticato il procedimento definendolo "una beffa". Il verdetto dovrebbe essere pronunciato prima che scadano i termini dei domiciliari, il 27 maggio. Se sarà giudicata colpevole, rischia fino a cinque anni di carcere che, secondo uno dei suoi avvocati, l'americano Jared Genser, potrebbero essere letali per le sue precarie condizioni di salute. Chb
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