Pietro Berti

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domenica 5 aprile 2009

LA O.P.A. DELLA CGIL SUL PD

LA O.P.A. DELLA CGIL SUL PD
Ieri si è svolta a Roma la manifestazione – o meglio l’ultimo atto dell’O.P.A. della CGIL sul PD – contro il Governo e tanto per cambiare tale manifestazione si è svolta alla presenza solo del segretario della CGIL con l’opposizione dei segretari dei sindacati CISL, UIL e UGL. Tra i volti noti sono apparsi quelli di Di Pietro e di Dario Franceschini, il quale partecipando come segretario pro tempore del PD ha espresso pubblicamente un chiaro spostamento a sinistra del PD. Giusto il rilievo fatto alla chiusura del Congresso UDC a Roma, lapidario il segretario Cesa: “Franceschini ha dato la svolta a sinistra del partito e lo ha fatto durante una manifestazione sindacale a cui è stata data una connotazione politica”. Giustissima l’irritazione di Bonanni della CISL, del segretario della UIL e della segretaria nazionale dell’UGL. Epifani non ha alcun interesse a portare avanti le battaglie sindacali a favore dei lavoratori in accordo con gli altri sindacati italiani. Questa è una cosa gravissima come è altrettanto grave il fatto che la svolta centrista del PD si sia (dopo l’eliminazione di Veltroni e la bocciatura di Rutelli) consumata definitivamente con Franceschini, “l’ ex democristiano ora passato completamente dall’altra parte della barricata“.

venerdì 6 marzo 2009

“L’UNITA’ ” IN CRISI . Donec eris felix multos numerabis amicos, sed si tempora tibi fuerint nubila solus eris.

“L’UNITA’ ” IN CRISI . Donec eris felix multos numerabis amicos, sed si tempora tibi fuerint nubila solus eris.
Sicuramente Gramsci non si sarebbe aspettato che il quotidiano da lui fondato stesse -a metà del 1° trimestre del 2009 - rischiando di chiudere. Una delle colpevoli della situazione di mancato aiuto finanziario al quotidiano del PD è LegaCOOP (uno dei giganti delle cooperative). Infatti, dalla Direzione di LegaCOOP è stato precisato che non rientra nelle loro intenzioni partecipare a cordate o società che dovessero rilevare quote azionarie del capitale della società editrice del l’Unità. C. De Gregorio aveva indetto una mobilitazione per salvare il quotidiano; ed anche il leader della CGIL, Epifani, aveva sostenuto la campagna abbonamenti e la pubblicità. Se entro la fine di marzo non entreranno forti capitali il giornale del PD rischia davvero di chiudere. Per quel che concerne Soru, che acquistò nel maggio del 2008 l’Unità reduce da una crisi, al momento ha dichiarato che non ha più intenzione di investire altri soldi nel giornale. I giornali del l’Unità sono in sciopero e il quotidiano sabato 7 marzo di conseguenza non uscirà.
I rilievi che si possono fare sono molteplici. Quanto a Soru – che è stato sonoramente trombato alle recenti elezioni regionali della Sardegna senza neppure riuscire ad andare al ballottaggio e che ora abbandona la nave che affonda – il mesto rilievo che si può fare è che la sconfitta se la sia meritata come un vestito nuovo perché uno che si permette (indipendentemente da come il sottoscritto giudica un giornale di partito, specie di sinistra) di tagliare i finanziamenti facendo in modo di mettere sulla strada decine e decine di giornalisti e centinaia di persone addette a tutte le attività interne al giornale non è persona degna. Un altro atteggiamento vergognoso è quello di LegaCOOP che quando i tempi d’oro della politica della sinistra facevano in modo che essa andasse a braccetto nelle zone rosse dell’Emilia Romagna, della Toscana con il quotidiano di partito, essa si sfila appena sente che il quotidiano si trova in grosse difficoltà e – come l’ex governatore Soru – si guarda bene dal fare investimenti per salvare il quotidiano ed in particolare lo stipendio di tanti lavoratori che si troveranno in grosse difficoltà per il mantenimento delle loro famiglie. Ulteriore atteggiamento biasimevole è quello del Leader della CGIL, G. Epifani, che si è limitato a tenere un atteggiamento puramente di facciata, invitando gli iscritti alla CGIL a sostenere una campagna abbonamenti, senza spingere perché venisse fatto realmente e dando l’impressione che fosse l’ultimo dei suoi problemi.
Fatte queste premesse, a mio modesto avviso, mi sento mio malgrado di esprimere (e questo lo faccio con il cuore) la mia piena solidarietà nei confronti di tutte le famiglie dei lavoratori e dei lavoratori stessi di questo antico quotidiano di partito che rischiano di ritrovarsi senza un lavoro e quindi presi in giro dalle promesse fatte loro da Epifani-CGIL, da Soru-PD ex governatore della Sardegna, da LegaCOOP solo buona di prendere quando è il momento e non certo di dare a chi in questo momento veramente si trova nella difficoltà di arrivare alla fine del mese con lo stipendio. Tengo a ribadire che politicamente sono di tutt’altro avviso, tengo a ribadire che non ho mai condiviso nulla di quello che l’Unità ha scritto nel corso di questi anni, tengo a ribadire che nulla ho a che spartire con quella che è la sinistra ma il lavoro è lavoro, la libera informazione è la libera informazione di qualunque orientamento politico essa sia e non si può permettere che per biechi interessi economici famiglie intere vengano buttate sulla strada solo perché la mala gestio di pochi e il disinteresse di comodo permetta di mettere sulla strada intere famiglie. Questo non è accettabile. Questo è vergognoso. Visto che il giornale del PD è l’Unità, mi meraviglio che il Franceschini che tanto blatera su assegni di disoccupazione e su referendum collegati alle elezioni europee ed amministrative in maniera del tutto demagogica, opinabile e non me ne si voglia – anche un po’ penosa non si preoccupi, invece, di cominciare esso stesso a salvare con i soldi del partito proprio il giornale del partito. Tutto ciò è significativo. Un segretario che non si occupa della sua stampa è un segretario che manca fondamentalmente di lungimiranza o, peggio, è un segretario che sembra si voglia liberare quanto prima di una ”bega”, da cui non riesce, ammesso e non concesso che gli interessi realmente uscirne in maniera onorevole.
Concludendo, Franceschini, prima di dire agli altri quello che deve essere fatto con toni saccenti, abbi almeno il buongusto di salvare il salvabile del tuo partito; la priorità è quella di non privare i giornalisti, gli editori e tutti quelli che lavorano all’interno del giornale del loro lavoro. Se tutto questo venisse fatto esordiresti alla Segreteria con il primo fallimento interno, cioè facendo perdere il lavoro a gente del tuo partito. Pietro Berti Imola- UDC

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