PER CHI VOLESSE ESPRIMERE IL PROPRIO PARERE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI O VOLESSE RICHIEDERE IN MERITO AGLI STESSI DELUCIDAZIONI O CHIARIMENTI, E' POSSIBILE COMUNICARE CON ME INVIANDO UN COMMENTO (cliccando sulla scritta "commenti" è possibile inviare un commento anche in modo anonimo, selezionando l'apposito profilo che sarà pubblicato dopo l'approvazione) OPPURE TRAMITE MAIL (cliccando sulla bustina che compare accanto alla scritta "commenti")
FUSIORARI NEL MONDO
Majai Phoria
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/
Condizioni per l'utilizzo degli articoli pubblicati su questo blog
I contenuti degli articoli pubblicati in questo blog potranno essere utilizzati esclusivamente citando la fonte e il suo autore. In difetto, si contravverrà alle leggi sul diritto morale d’autore. Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/" E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone. Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
Anchorage
Visualizzazione post con etichetta sicurezza sul lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sicurezza sul lavoro. Mostra tutti i post
COLOMBIA Esplosione in miniera di carbone Muoiono almeno venti lavoratori Il sindaco della provincia di Sardinata ha detto che le speranze ci siano sopravvissuti "sono quasi nulle". Nella stessa provincia a ottobre morirono in sei per un analogo incidente in una cava. La Colombia è il quinto produttore mondiale di carbone
BOGOTA' - Almeno venti minatori avrebbero perso la vita per un'esplosione in una miniera di carbone a Sardinata, nella regione colombiana Norte de Santander, al confine con il Venezuela. Al momento dello scoppio nel tunnel della miniera la miniera 'La Preciosa', c'erano una trentina di lavoratori. Secondo i media locali le speranze che ci siano sopravvissuti sono poche. "Mi hanno detto che ci sono 20 morti e sei feriti", ha detto Marisa Fernandez, una delle responsabili dell'istituto minerario. La croce rossa ha confermato di aver portato via cinque corpi. Al momento dell'esplosione quattro di questi si trovavano all'ingresso della miniera mentre il quinto sarebbe deceduto durante il trasferimento in ospedale. Il sindaco di Sardinata Yamile Rangel, ha detto che 16 persone sono ancora intrappolate sottoterra, le possibilità che siano vivi sono quasi nulle.Nella deflgrazione causata da accumulo di gas metano nel tunnel sono stati coinvolti anche otto minatori che non erano nella cava. "Alcuni si trovavano sotto terra, altri in superficie, ma l'onda d'urto è stata molto forte", ha spiegato Gabriel Tamayo, uno dei dirigenti della miniera. Quello di oggi è l'ultimo di una serie di incidenti nelle miniere del Sud America, incluso quello che ad agosto catalizzò l'attenzione mondiale quando in Cile 33 minatori rimasero per mesi 1 intrappolati nelle viscere della terra. Il 16 giugno un'altra esplosione uccise 73 minatori colombiani, ad Antioquia. A ottobre, sempre a Sardinata, sei lavoratori morirono in una miniera di carbone per un'esplosione di gas metano e a novembre nove lavoratori restarono uccisi in due piccole miniere, sempre di carbone, a Cundinamarca. La Colombia è il quinto produttore mondiale di carbone, un'industria che comporta un alto prezzo in vite umane: solo nel 2010 oltre cento minatori sono morti in incidenti sul lavoro.
Inail = Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro L’Istituto si occupa di tutelare nel nostro Paese i lavoratori dagli infortuni per tutte quelle attività che vengono giudicate come rischiose. In Italia tutti i lavoratori dipendenti, ma anche quelli parasubordinati che prestano servizio in ambienti e luoghi di lavoro giudicati a rischio, devono essere in via obbligatoria assicurati all’Inail contro gli infortuni. Oltre a garantire la copertura dai rischi sul lavoro, l’Istituto promuove e persegue tutta una serie di finalità ed obiettivi correlati: da iniziative per la riduzione del tasso di infortuni in Italia al reinserimento nel mondo occupazionale di quei soggetti vittima di casi di infortunio sul lavoro. L’assicurazione Inail, oltre a coprire il rischio di infortunio sul lavoro, copre a livello assicurativo anche i casi di malattie contratte sul posto di lavoro, ovverosia le malattie professionali derivanti dalla svolgimento di attività lavorative di qualsiasi tipo, comprendendo ovviamente anche quelle che in gergo vengono definite come usuranti.
L’assicurazione Inail non è importante solamente per il lavoratore, che in caso di infortunio può essere risarcito, ma anche per il datore di lavoro visto che la copertura, ai fini della responsabilità civile, lo esonera dai danni che subiscono i propri dipendenti sul posto di lavoro. In questi anni l’Inail, al fine di ridurre sul luogo di lavoro il tasso di infortuni, ha introdotto e realizzato tante iniziative anche all’interno delle imprese, specie quelle medie e piccole, fornendo consulenza, orientamento e formazione in materia di prevenzione degli infortuni, incentivando tra l’altro con dei finanziamenti anche quelle PMI che hanno investito ed investono in sicurezza. L’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro è strutturato a livello organizzativo in Uffici centrali, che si trovano in prevalenza a Roma, ed in Uffici territoriali presenti in tutte le Regioni italiane al fine di assicurare l’erogazione dei servizi e fornire ai fini della gestione del rapporto assicurativo un’assistenza omogenea ed uno svolgimento dei compiti uniforme su tutto il territorio nazionale.
Infortuni sul lavoro e malattie professionali 2009
Sono 790.000 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2009, per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85mila in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3% (70 decessi in meno). Questi, in estrema sintesi, i numeri più significativi che si ricavano dal bilancio delle denunce pervenute all‟INAIL alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2010. Calano infortuni e morti sul lavoro: è la flessione più alta dal 1993 Aspetto particolarmente significativo: la riduzione maggiore ha riguardato gli infortuni in occasione di lavoro – quelli effettivamente verificatisi durante lo svolgimento delle attività lavorative – per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte di un calo del 6,1% degli infortuni in itinere (avvenuti durante il tragitto casa/lavoro e viceversa). Analoga – anche se in misura meno sostenuta – la flessione dei casi mortali: quelli in occasione di lavoro sono passati dagli 829 del 2008 ai 767 del 2009 (-7,5%), mentre i decessi in itinere sono scesi da 291 a 283 (-2,7%). Sempre nell’ambito degli infortuni mortali in occasione di lavoro, di particolare importanza è il numero di quelli occorsi sulla strada a lavoratori che operano in questo specifico ambito (autotrasportatori di merci o di persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale, ecc.), scesi comunque dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009 (-10,4%). “E‟ dal 1993 – quando vi fu un calo dell‟11,7% degli incidenti rispetto al 1992 – che nell‟andamento complessivo degli infortuni non si registrava una flessione di questo livello” afferma Marco Sartori, Presidente dell’INAIL. “Nel 2008, anno pure molto positivo, la riduzione si era attestata invece intorno al 4,1%. In questo contesto, di per sé significativo, è importante sottolineare come parte sensibile della riduzione abbia riguardato gli infortuni relativi all‟effettivo svolgimento dell‟attività lavorativa: 79.064 casi in meno è un numero davvero rilevante”. Per quanto riguarda, invece, “la diminuzione più contenuta dei casi mortali, diminuzione pure rilevante“, ricorda Sartori, “è un ambito dove il margine di contenimento di per sé è minore, trattandosi di cifre già sensibilmente ridotte nel corso di questi ultimi anni: basti pensare che, nel 2001, i decessi erano stati 1.546”. La crisi economica riduce del 3% il tempo di esposizione al rischio Il 2009 è stato un anno fortemente condizionato dalla grave crisi economica internazionale che ha interessato il nostro Paese già a partire dalla seconda metà del 2008 e poi si è protratta e acutizzata nel corso dei mesi successivi. Tutto ciò si è tradotto non solo in un calo del numero di occupati (secondo l’Istat pari al –1,6%), ma anche in una riduzione nella quantità di lavoro a seguito di interventi operati dalle aziende: dai tagli di straordinario e di lavoro temporaneo al ricorso alla cassa integrazione. Complessivamente – sulla base di elaborazioni effettuate da una parte sui dati Istat in relazione agli occupati e alle ore lavorate pro-capite e, dall’altra, sulle informazioni dell’INAIL rilevate dagli archivi DNA (Denuncia nominativa assicurati) – è possibile stimare che il tempo di lavoro e, quindi, di esposizione al rischio di infortuni abbia subito una contrazione media generale di circa il 3%, con una forte variabilità a livello territoriale, settoriale e di dimensione aziendale. Una percentuale che fa ragionevolmente ritenere che la riduzione reale degli infortuni sul lavoro, calcolata in termini di incidenza – depurata cioè della componente “perdita di lavoro” – si possa stimare pari a -7% per gli infortuni in generale e a -3,4% per quelli mortali. “L‟effetto della crisi in termini di riduzione degli infortuni sul lavoro di sicuro c‟è stato, ma ha riguardato solo una componente minoritaria del fenomeno”, valuta Sartori. “Le riduzioni più significative in termini numerici sono, invece, da attribuire all‟effettivo miglioramento dei livelli di sicurezza in atto ormai da molti anni nel nostro Paese e vanno interpretate, pertanto, come il risultato delle politiche messe in atto da governi, parti sociali – aziende e sindacati – e da tutti i soggetti che agiscono in materia di prevenzione, a partire certo dall‟INAIL. Si tratta, del resto, di un dato in linea con un trend storico consolidato: se analizziamo, infatti, l‟andamento infortunistico dal 2002 al 2009 vediamo come gli incidenti complessivi siano diminuiti del 20,4% e i casi mortali del 29%”. Meno incidenti per gli uomini e nelle aree industriali del Paese Un’analisi dell’andamento infortunistico del 2009 condotta in ottica di genere evidenzia come la flessione degli incidenti non sia stata uniforme, ma molto più accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%). Diversa, invece, la situazione relativa ai casi mortali, con una riduzione del 14% per la componente femminile (74 lavoratrici decedute rispetto alle 86 del 2008), a fronte del 5,6% relativo agli uomini (dai 1.034 morti del 2008 ai 976 del 2009). Va evidenziato, tuttavia, che per le donne il 60% delle morti si è verificato in itinere. A livello settoriale la diminuzione degli infortuni sul lavoro è stata molto più sostenuta nell’Industria (-18,8%) che nei Servizi (-3,4%) o nell’Agricoltura (-1,4%). Il calo più significativo si registra nel comparto manifatturiero (-24,1%) e nelle Costruzioni (-16,2%), mentre per quanto riguarda i Servizi, apprezzabili riduzioni si registrano nei Trasporti (-12,5%) e nel Commercio (-9,1%). Per i casi mortali il 2009 segna una riduzione sensibile nell’Industria (-7,9%) e nei Servizi (-6%), mentre in Agricoltura si registra una sostanziale stabilità. L’analisi territoriale, ancora, mostra che la riduzione degli infortuni ha riguardato tutte le grandi aree geografiche, con maggiore accentuazione nel Nord-Est (-12,8%) e nel Nord-Ovest (-9,3%). Cali più moderati si rilevano, invece, al Centro (-8,2%) e nel Mezzogiorno (-6,8%). Per quanto riguarda i casi mortali, questi sono diminuiti in particolar modo nel Nord-Est (62 decessi in meno, pari al -21,9%) e nel Nord-Ovest (-6,2%). Molto più contenuto il calo nel Mezzogiorno (-1,7%). In controtendenza il Centro, che registra un aumento del 7,9% degli eventi mortali dovuto principalmente ad un incremento dei decessi nel Lazio. “In generale, il calo degli incidenti presenta connotazioni riferibili prevalentemente alle attività industriali – quelle che più delle altre hanno risentito della crisi – interessando maggiormente le aree del Nord industrializzato e i lavoratori maschi che, dell‟Industria, rappresentano la componente lavorativa preponderante”, osserva Sartori. “Non è casuale, quindi, che il 60% degli infortuni si sia concentrato nelle aree del Nord a maggiore densità produttiva e il crollo degli infortuni in comparti come l‟industria manifatturiera e le costruzioni, più di altri colpiti dalla crisi economica con un calo occupazionale rispettivamente del 4,3% e del 16,2% , quasi triplo rispetto a quello medio generale”. Stranieri: per la prima volta incidenti in flessione Il 2009 ha registrato, per la prima volta, un decremento degli infortuni dei lavoratori stranieri, dagli oltre 143mila casi del 2008 ai 119mila del 2009, per un calo del 17%. Anche in questo caso la flessione ha riguardato prevalentemente la componente maschile (-20,3%), rispetto a quella femminile (-4,9%). I casi mortali sono diminuiti di 39 unità passando da 189 a 150. Il calo si è verificato maggiormente nell’Industria, in particolare nei settori del manifatturiero notoriamente ad alta presenza di lavoratori stranieri, nei quali – come già detto – la crisi produttiva e occupazionale è stata più acuta. Rumeni, marocchini e albanesi sono, nell’ordine, le comunità che ogni anno denunciano il maggior numero di incidenti, totalizzandone ben il 40%. Se si considerano, poi, i casi mortali la percentuale supera il 50%: in altri termini un deceduto di origine straniera su due, in Italia, proviene da una delle tre comunità. “E‟ la prima volta nell‟ultimo decennio – da quando, cioè, il fenomeno ha assunto una rilevanza statistica – che è stata registrata una flessione degli infortuni tra i lavoratori stranieri, sempre più presenti nel mercato del lavoro italiano”, afferma Sartori. “Il calo è da attribuire, in parte, alla riduzione complessiva delle opportunità di lavoro che ha interessato tutta la popolazione del Paese e, dunque, anche gli stranieri – colpiti, peraltro, da livelli di precarietà superiori agli italiani – ma, in parte anche consistente, al miglioramento delle loro condizioni per quanto riguarda prevenzione e sicurezza”. Emersione delle malattie professionali: le denunce crescono del 16% Il 2009 è stato un anno record per le malattie professionali. Le denunce complessive sono state 34.646: il valore più alto degli ultimi 15 anni, per un aumento del 15,7% rispetto ai 30mila casi del 2008 e di circa il 30% in 5 anni (8mila denunce in più rispetto alle quasi 27mila del 2005). L’Agricoltura è il comparto più interessato: le segnalazioni pervenute all’INAIL sono più che raddoppiate in un solo anno (da 1.834 del 2008 a 3.914 del 2009, +113,4%) e triplicate nell’ultimo quinquennio. Impennata per le malattie dell’apparato muscolo-scheletrico (tendiniti, affezioni dei dischi intervertebrali, sindrome del tunnel carpale, ecc.) dovute a sovraccarico biomeccanico: con quasi 18mila casi denunciati – per un aumento del 36% rispetto al 2008 – e raddoppiate in cinque anni (erano poco meno di 9mila nel 2005) – sono emerse prepotentemente come le vere protagoniste del fenomeno tecnopatico. “Questo boom complessivo è dovuto a serie di fattori diversi che, da alcuni anni ormai, stanno contribuendo all‟emersione di quelle che gli esperti definiscono „malattie nascoste‟. Non a caso, anche l‟INAIL da tempo segnala come questo fenomeno soffra di una cronica forma di sottodenuncia”, rileva Sartori. “Spesso, infatti, i lavoratori non sono al corrente dei propri diritti e, in tal senso, va rimarcata la positività dell‟opera di sensibilizzazione e di informazione messa in atto dall‟Istituto, ma anche dai sindacati, dalle associazioni di categoria e dai patronati”. A tutto ciò si aggiunge l’entrata a regime delle nuove tabelle, in base al decreto ministeriale del 9 aprile 2008. “Il provvedimento ha incluso come tabellate alcune malattie che prima non lo erano”, spiega Sartori. “In passato per queste patologie era necessario provare il nesso con la causa professionale, adesso beneficiano della presunzione legale di origine. Non a caso tra le malattie tabellate figurano ora anche quelle da sovraccarico biomeccanico e da vibrazioni meccaniche, che interessano l‟apparato muscolo-scheletrico, e che nel 2009 hanno registrato un sensibile aumento delle denunce”. Infine, un effetto tecnico collaterale del ridisegno delle tabelle, elencate ora per specifica patologia piuttosto che per agente patogeno, è stato l’aumento delle denunce “plurime” (più tipi di malattia denunciati contemporaneamente dalla stessa persona) che, nel 2009, hanno raggiunto la considerevole quota del 20% del totale delle denunce, contribuendo significativamente al boom delle denunce. Il raffronto con l’Europa: Italia meglio della media Ue Sulla base dei tassi d’incidenza standardizzati Eurostat l’Italia registra per il 2007 (ultimo anno reso disponibile da Eurostat) un indice infortunistico pari a 2.674 infortuni per 100.000 occupati: più favorevole, dunque, rispetto a quello medio riscontrato nelle due aree U.E. (3.279 per l’Area Euro e 2.859 per l’U.E.-15). La graduatoria risultante dalle statistiche armonizzate colloca l’Italia, in posizione migliore rispetto ai maggiori Paesi del vecchio continente come Spagna (4.691), Francia (3.975) e Germania (3.125). Per quanto riguarda gli infortuni mortali, nel 2007 si è registrata per l’intera Ue, rispetto all’anno precedente, una diminuzione dei tassi d’incidenza da 2,4 a 2,1 decessi (sempre per 100.000 occupati), anche se tale valore è ancora provvisorio, poiché alcuni Paesi non hanno comunicato a Eurostat i dati riguardanti l’anno 2007. Anche l’indice dell’Italia ha registrato nel 2007 un calo da 2,9 a 2,5 decessi per 100.000 occupati, mantenendosi ancora al di sopra del valore medio Ue. Roma, 20 luglio 2010
Le conseguenze di un incidente sul lavoro non si fermano a livello fisico, ma investono la persona in tutti gli aspetti della sua vita, generando anche effetti psicologici che non possono essere trascurati. Di questo si è occupata una ricerca, compiuta con tre anni di intenso lavoro da cinque ricercatrici dell’Università di Padova – Dipartimento di Psicologia Generale Vittorio Benussi dietro iniziativa dell’Anmil – Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. I risultati sono stati presentanti il 3 dicembre in un incontro a Palazzo Marini.Quello che lo studio mette in luce è il fatto che un lavoratore precedentemente attivo si trova, dopo l’infortunio, all’improvviso limitato non solo nella sua attività lavorativa, ma spesso anche nella vita quotidiana. Spesso si trova costretto in casa, quando non in clinica, dipendente da altri e con la preoccupazione di poter riprendere un vita normale, sia personale che lavorativa. Sono tutte cose che generano ansia, stati di depressione ed in generale disturbi post traumatici che investono tutta la psicologia dell’infortunato. L’approfondita ricerca dà un quadro completo degli effetti di un infortunio, questo anche allo scopo di permettere di predisporre modelli di valutazione ed intervento. Del volume realizzato ne saranno stampate tremila copie, che avranno come primi destinatari le istituzioni parlamentari e regionali, gli assistenti sociali, le sedi Inail, gli assessorati di riferimento e gli psicologi, oltre naturalmente che a tutti coloro che ne faranno richiesta. In occasione della presentazione dei risultati sono intervenuti il presidente e il direttore Generale dell’Anmil, rispettivamente Franco Bettoni e Sandro Giovannelli, che hanno voluto porre l’accento sulla necessità di riformare il Testo Unico 81 sulla Sicurezza sul Lavoro, inserendo la possibilità del sostegno psicologico per le vittime di incidenti. Una prima risposta positiva è venuta dall’assessore della Regione Lazio al Lavoro e Formazione, Mariella Zezza, che ha annunciato la istituzione nel bilancio della Regione Lazio di un nuovo capitolo di spesa appositamente riservato agli interventi di prevenzione degli infortuni e formazione sui luoghi di lavoro. L’assessore Zezza ha fatto anche presente che nei bandi regionali sono già ora previsti punteggi aggiuntivi per i progetti che privilegino la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Per l’occasione l’assessore ha voluto anche ricordare e indicare come esempio di eccellenza nella sicurezza quello dello stabilimento Viscolube di Ceccano, dove da 6 anni ormai non si registrano più incidenti. I settanta dipendenti di questo sito, che pure è compreso tra i 77 più a rischio nel Lazio, a causa del particolare tipo di lavorazione che vi si esegue, la rigenerazione degli oli esausti, partecipano ogni anno a corsi di formazione che impegnano dalle 2.500 alle 3.000 ore, con risultati positivi che sono sotto gli occhi di tutti. fonte: http://www.quotidianosicurezza.it/formazione/manuali/infortuni-una-ricerca-dimostra-la-necessita-di-sostenere-le-vittime-dal-punto-di-vista-psicologico.htm
Spetta al Veneto il record positivo per la diminuzione degli infortuni sul lavoro. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inail e riferiti al 2009, infatti, il calo sarebbe di oltre il 14 per cento per gli infortuni e, dato ancora migliore, di un 33 per cento in meno per le morti bianche, che sono state ‘solo’ 75 a fronte delle 112 del 2008. Il trend migliore nella diminuzione degli infortuni spetta al settore dell’industria metalmeccanica, dove si è passato dai quasi 8.000 incidenti del 2007 ai quasi 5.000 del 2009. Certamente va notato che un calo così forte è in parte da attribuire anche alla crisi e dunque al calo dell’occupazione: l’Istat infatti ha fatto registrare che rispetto all’anno precedente il tasso di occupati è diminuito all’incirca del 2 per cento nella regione. Anche in Veneto, come tutte le regioni, si registrano differenze marcate tra le diverse province: se Vicenza infatti è la provincia che ha fatto registrare il calo più vistoso (meno 18 per cento) Verona si pone all’altro capo della classifica facendo registrare il più alto numero di infortuni: quasi 19 mila in un anno. Nel mezzo si trovano le province di Belluno (meno 17 per cento), di Venezia (meno 13, 4 per cento) e di Treviso (meno 14,7 per cento). In generale comunque mentre il calo è evidente nel settore dell’indutria e dei servizi, e primo tra tutti nel settore metalmenteccanico, con un complessivo meno 15 per cento, l’agricoltura mostra una maggiore difficoltà nella prevenzione degli infortuni e la diminuzione si ferma a poco meno del 3,5 per cento. Dati positivi vengono anche per gli infortuni registrati tra i lavoratori stranieri: se nel 2005 che risultano diluiti quasi del 23 per cento. Anche nel Veneto, come in molte altre regioni, un numero significativo di infortuni è rappresentato da quelli che avvengono ‘in itinere’ che incidono soprattutto sul numero dei morti: dei 75 registrati nell’ultimo anno infatti 47 sono avvenuti durante il tragitto casa – lavoro.
il Rapporto Inail Emilia Romagna 2009.Si conferma il trend negativo degli infortuni, già registrato tra l’altro a livello nazionale, e in altre regioni: gli infortuni sul lavoro sono in calo. Tra il 2008 e il 2009 si registra in questa regione un calo del 13,0% ben al di sopra della media nazionale che registra un calo complessivo del numero di incidenti pari al 9,7%. Il calo maggiore degli infortuni si è verificati nel comparto dell’Industria ed Artigianato dove gli infortuni da 113.881 denunciati nel 2008 sono scesi a 97.825 nel 2009.Ad un confronto tra incidenza di infortuni in ambiente di lavoro, in itinere o in circolazione si rileva la tendenza a un miglioramento delle condizioni dell’ambiente di lavoro ordinario dove si registra un più forte calo di incidenti. Decisamente positivo il dato della diminuzione sensibile degli infortuni mortali, che a livello nazionale dal 2006 al 2009 sono passati da 1341 a 1050 e in Emilia Romagna da 121 a 93, di cui nello scorso anno 40 si sono verificati in ambiente di lavoro, 30 in circolazione stradale e 23 in itinere.Il calo degli incidenti presenta forti differenze riferite alle diverse province. La percentuale di diminuzione degli incidenti per provincia, che porta in ultimo alla media del 13% regionale, varia dal 7,6% registrato a Ravenna al 19,8% della Provincia di Modena. Il settore più colpito da infortuni, così come confermato dalle statistiche nazionali, è stato il comparto delle costruzioni con 9510 casi denunciati e al secondo posto di questa triste classifica il settore dei trasporti.L’Emilia Romagna rispecchia l’andamento nazionale anche per l’aumento delle denunce di malattie professionali. La presentazione del Rapporto Emilia Romagna 2009 è stata anche occasione per premiare i vincitori della VI concorso Inail- Miur che, nell’ambito del progetto “A scuola di sicurezza, sicurezza a scuola” ha premiato 15 lavori/progetti scolastici in tema di sicurezza e salute negli ambienti di vita, di studio e di lavoro con borse di studio del valore di 1000 euro ciascuna che sarà corrisposto alla scuola di appartenenza degli studenti vincitori, da utilizzare per l’acquisto di materiale utile a consolidare iniziative in tema di diffusione della cultura della sicurezza.
Il costo sociale ed economico dell’insicurezza Infortuni sul lavoro: un conto da più 40 miliardi di euro l’anno. Nel 2008, gli infortuni sul lavoro sono stati 874.940 (37 ogni 1.000 occupati). Considerando un costo per singolo infortunio di circa 50.000 euro, i costi economici e sociali hanno superato i 43,8 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil italiano dello stesso anno. L’Eurispes stima che la riduzione del numero di infortuni sul lavoro genererebbe un risparmio economico compreso tra 438 milioni di euro (nell’ipotesi di diminuzione dell’1% del numero di infortuni), quasi 2,2 miliardi di euro (diminuzione del 5%) e circa 4,4 miliardi di euro (diminuzione del 10%). 28 miliardi di buone ragioni per ridurre l’incidentalità stradale. Nel 2008, il numero di incidenti stradali è stato pari a 218.963 (+0,04% rispetto al 2007) e ha causato il ferimento e la morte, rispettivamente, di 310.739 persone (-4,6% rispetto al 2007) e 4.731 persone (-7,8% rispetto al 2007). Il costo medio di un incidente stradale è pari a 131.600 euro (Istat). Quindi, il costo complessivo degli incidenti stradali nel 2008 è di 28,8 miliardi di euro. Il costo degli incidenti nel solo 2008, 28,8 miliardi di euro, equivale ad un costo pro capite per la collettività di circa 480 euro l’anno. Secondo i calcoli dell’Eurispes, il risparmio economico che deriverebbe dalla messa in sicurezza della rete stradale e dal minor numero di incidenti potrebbe essere compreso tra 288 milioni di euro (nell’ipotesi di diminuzione dell’1% del numero di incidenti stradali), 1,4 miliardi di euro (diminuzione del 5%) e 2,8 miliardi di euro (diminuzione del 10%). Incidenti sul lavoro e stradali: 72,6 mld di euro di costi economico-sociali. Il lavoro e la circolazione stradale sono i due àmbiti a più elevato impatto economico e sociale dell’insicurezza, stimabile per il solo 2008 a oltre 72,6 miliardi di euro, pari al 4,6% del Pil nazionale. Insicurezza nelle infrastrutture energetiche. Con riguardo al settore dell’energia elettrica, una stima di una parte dei costi economici dell’insicurezza può essere realizzata considerando il numero, la durata e la frequenza delle interruzioni di corrente che si verificano annualmente sulla rete elettrica e causate, prevalentemente, da guasti sulla linea di alimentazione dell’utente o sulle linee ad esse connesse, guasti su reti interne di clienti e correnti d’inserzione di trasformatori e condensatori. Ci si riferisce, in particolare, alle interruzioni di corrente in bassa tensione, di durata superiore ai 3 minuti e senza preavviso, che, in quanto improvvisi e di lunga durata, arrecano maggiore danno economico all’utenza finale rispetto a interruzioni brevi (di durata inferiore ai 3 minuti) o interruzioni lunghe e brevi con preavviso. Dato il numero medio di interruzioni subite da ciascun cliente in bassa tensione nel corso del 2007 (2,16) e il numero di clienti finali allacciati alla rete di distribuzione che hanno subìto tali interruzioni (35,8 milioni circa), è possibile stimare il numero complessivo di interruzioni di corrente senza preavviso e lunghe, in oltre 77 milioni (di cui il 33,1% al Sud, il 23,2% nelle Isole, il 17,1% al Centro, il 15,3% nel Nord-Ovest e l’11,3% nel Nord-Est), con un numero massimo di interruzioni di corrente in Sicilia, Campania, Lazio e Puglia (rispettivamente 14,6, 12,1, 7,4 e 6,5 milioni di interruzioni) e un numero di interruzioni inferiore ad un milione in Umbria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta. Ipotizzando un costo economico medio per minuto d’interruzione di 50 centesimi, l’Eurispes ha stimato il costo complessivo delle interruzioni lunghe senza preavviso verificatesi nel corso del 2007 in circa 1 miliardo di euro (0,07% del Pil nazionale dello stesso anno). La realizzazione di interventi finalizzati al miglioramento degli standard di sicurezza della rete di distribuzione elettrica consentirebbe di ridurre il rischio di interruzioni di corrente lunghe e senza preavviso e dei costi economici ad essi riconducibili, con un risparmio economico stimabile tra 10,3 milioni di euro (ipotesi di riduzione delle interruzioni elettriche dell’1%), 51,9 milioni di euro (riduzione del 5%) e 103,9 milioni di euro (riduzione del 10%).
Processo Thyssenkrupp - atto primo Commento ad uno dei processi simbolo della sicurezza sul lavoro ing. Riccardo Federigi - Direttore Tecnico NEMOTEC SRL L'evento è noto a tutti, per la portata delle conseguenze e per l'inevitabile (e giusta) attenzione mediatica che ne è derivata: dicembre 2007, nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino muoiono 7 operai per un incendio/esplosione avvenuto su alcune linee di produzione.Il processo non è finito e non si è ancora arrivati a sentenza: siamo però alle ultime fasi del dibattimento, nelle quali la procura chiede la pena e quello che oggi commentiamo è l'impostazione generale che la procura stessa ha dato al processo, in particolare nel rapporto fra responsabilità aziendale e colpa personale, che secondo noi comporta diversi spunti di riflessione. Negligenza grave = volontarietà e dolo Il primo aspetto da commentare è forse la cosa che a primo impatto colpisce di più e sta nei termini stessi della richiesta di pena: per la prima volta si parla di "omicidio volontario, con dolo eventuale": in pratica la Procura porta avanti il concetto che la negligenza, l'imperizia, la condotta aziendale, è stata talmente grave da essere equiparata all'azione volontaria, dolosa, quindi penalmente più rilevante. Se in sentenza passa questo principio, gli effetti saranno importanti: una condotta non responsabile, che sia per incuranza, per non conoscenza, per volontà di risparmio o altro, in caso di evento "grave" (in particolare se "reiterato" nel tempo) potrebbe essere accosta ad una responsabilità "volontaria", con tutto quello che ne consegue sia in termini penali, sia in termini civili, immaginando poi le ripetute cause che sono sempre in agguato dietro al processo principale (risarcimenti familairi, inail, assicurazioni, ...). Queste le richieste di pena per i ruoli aziendali: Amministratore Delegato: 16 anni; Consiglieri Delegati: 13 anni 6 mesi; Direttore stabilimento: 13 anni 6 mesi; Responsabile sicurezza (RSPP): 13 anni 6 mesi; Responsabile area tecnica: 9 anni. La ricerca della responsabilità L'altro spunto di commento è nella quantità dei ruoli chiamati a processo, visto che in questo caso sono stati indagati il Datore di Lavoro (in quel caso l'Amministratore Delegato), i Consiglieri Delegati, il Direttore dello Stabilimento, l'RSPP, il Preposto dell'area tecnica (il Capo Area): in pratica i ruoli di "Alta Direzione" e i cosiddetti ruoli "intermedi" della "catena" organizzativa aziendale.Per la nostra esperienza, questo è un altro cambiamento sensibile: qualche anno fa, nei processi della sicurezza, venivano chiamati a giudizio i ruoli espressamente indicati nella legge (l'allora D.Lgs. 626/94): Datore di lavoro, l'eventuale Dirigente Delegato, la Parte lesa (Lavoratore); i ruoli "intermedi" (Dirigenti di reparto, preposti, RSPP) entravano nel dibattimento solo se si riscontravano responsabilità dirette, non per il semplice fatto di far parte della catena di comando e controllo aziendale.Nel caso Thyssen, (come in altri processi degli ultmi anni), il concetto è che tutti i ruoli aziendali sono stati indagati, per il semplice fatto di essere parte della responsabilità aziendale, quindi di aver avuto in qualche modo la possibilità di contribuire alla prevenzione dell'evento.Solo successivamente, in sede di dibattimento, sono stati valutati i "pesi" dei singoli ruoli con annesse responsabilità sul caso/evento in esame, ed eventualmente stralciate le posizioni estranee al fatto. In questo contesto si nota anche come sia stata inquadrata la posizione dell'RSPP, generalmente considerata ai margini dei dibattimenti: spesso sentiamo dire che l'RSPP è un ruolo di per se senza potere di spesa e senza responsabiltà dirette sull'adozione delle misure di prevenzione (valutare i rischi si, mettere in atto il sistema di prevenzione no), prefigurando per lui quasi un ruolo di "consulente interno" all'azienda in materia di sicurezza. Aspettando la sentenza, si nota come la procura abbia chiesto per lui una pena del tutto equivalente a quella dei dirigenti di primo livello (13 anni), in pratica asserendo che il non partecipare alle scelte, avvallando di fatto o indirettamente una politica remissiva in termini di sicurezza sul lavoro, porta anche in quel caso alla negligenza o alla copla dolosa. Sanzioni amministrative L'ultima riflessione la vorremmo fare sulle sanzioni amministrative impartite all'azienda. Per la prima volta su un processo di tale rilevanza, viene applicato quello che oggi è indicato nell'articolo 30 del D.Lgs 81/08, ossia il dover considerare la sicurezza sul lavoro come un processo passibile di reato amministrativo (D.Lgs 231/01) e che come tale viene imputato all'azienda in quanto ente giuridico.Lo schema di pensiero è: l'organizzazione nel suo complesso non era responsabile verso la sicurezza sul lavoro, anteponeva logiche di risparmio economico alla applicazione di una legge dello stato (al tempo il D.Lgs 626/94), quindi di fatto è colpevole di responsabiltà amministrativa secondo il D.Lgs 231/01. Come risultato il PM ha richiesto per l'azienda Thyssenkrupp: 1 milione di euro di sanzione amministrativa; Sazione per profitto in regime di reato di 800.000 euro (la Procura pensa che questa sia la cifra che Thyssen ha risparmiato/gaudagnato dal mantenere le linee di produzione in funzione senza che fossero conformi alla legge, quindi in presenza di reato); Nessun accesso a contributi pubblici o statali di alcun genere. Commento finale Probabilmente l'aspettativa massima sulla sentenza è sull'attribuzione di copla volontaria, che, nel caso, sancirebbe un precedente di non poco conto per i prossimi casi, e farebbe cambiare sostanzialmente l'approccio "personale" alle tematiche di sicurezza. Per il resto, quanto emerge dalla procura ci mette nelle condizioni di ribadire ed evidenziare quanto Nemotec ha spesso asserito in vari articoli, forum di discussione e convegni: la sicurezza sul lavoro non è la somma di tante analisi e valutazioni specifiche e "singolari", non è un "qualcosa", magari non ben definito, a capo di una sola persona (il Responsabile della Sicurezza), ma è indiscutibilmente un processo critico aziendale e come tale deve essere gestito attraverso l'organizzazione. Per questo Nemotec dà grande peso al tipo di struttura e organizzazione aziendale, sia essa figlia di un modello certificato da enti terzi (OHSAS 18001) o meno, ma comunque in linea con i modelli indicati dal D.Lgs 231/01. Ovviamente aspettiamo la sentenza e la pubblicazione delle posizioni della difesa, ribadiamo che con questo articolo si intendeva solo commentare e sottolineare la linea che la procura di Torino ha dato al processo Thyssen, basandosi su principi che si possono trovare con facilità nella somma degli articoli del D.Lgs. 81/08 e che quindi presumiamo diventino approcci comuni a tutta la sicurezza sul lavoro.
Pietro Berti, figlio di Domenico, nato a Imola (BO) ed ivi residente in Via Bel Poggio n. 13.
Diploma di maturità scientifica; Dott in Giurisprudenza; Master in Scienze Filantropiche e dell'Economia Solidale; Ufficiale Croce Rossa Militare Italiana in congedo; operatore presso il Centro di Identificazione ed Espulsione Mattei in Bologna Via Mattei n. 60 gestito da Confraternita delle Misericordie; ex Delegato giovanile DC ad Imola - ex Consigliere Circoscrizionale DC ad Imola (1990-1995); ex Consigliere Comunale CCD ad Imola (1995-1999); 3° dei non eletti in Consiglio Regionale E.Romagna Lista UDC nell'anno 2005; 2° dei non eletti Consiglio Comunale ad Imola nell'anno 2008 Lista Civica centro destra; 8° dei non eletti lista UDC Parlamento Reg. E. Romagna; ha riportato 494 voti (3,81%) alle elezioni provinciali a Bologna del 07/06/2009 nel collegio 12 Bologna-Massarenti nelle liste dell'Unione di Centro. Conosce 8 lingue parlate e scritte. Alle elezioni amministrative di Bologna 2011 è stato candidato per il Quartiere San Vitale nella lista di Aldrovandi