Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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giovedì 17 marzo 2011

Golda Meir







Golda Meir - in ebraico גוֹלְדָּה מֵאִיר ascolta[?·info] - nata Golda Mabovič, o con la grafia alternativa Golda Mabovitch, (Kiev, 3 maggio 1898Gerusalemme, 8 dicembre 1978) è stata una politica israeliana, quarto premier d'Israele (1969) e prima donna a guidare il governo del suo Paese, quarta a ricoprire tale posizione a livello internazionale. Diresse la politica israeliana in periodi particolarmente difficili, trovandosi ad affrontare varie crisi internazionali, come la crisi petrolifera successiva alla guerra del Kippur, i contrasti militari con Egitto e Siria e, soprattutto, il massacro di Monaco alle Olimpiadi del 1972, quando un commando di terroristi palestinesi sequestrò ed uccise undici tra atleti e allenatori israeliani[1].
Golda Meir è stata anche una figura di primo piano del movimento sionista, che si prefiggeva di creare uno stato israeliano nel territorio sotto il mandato britannico, area con cui il popolo ebraico ha forti e millenari legami storici e religiosi[2].
Per il suo carattere risoluto, è stata spesso paragonata al primo ministro britannico Margaret Thatcher, ottenendo il soprannome di "lady di ferro" della politica israeliana. Il suo piglio deciso era celebre anche in patria: gli israeliani, secondo una battuta ricorrente, solevano definirla "l'unico vero uomo in Israele", e anche David Ben-Gurion, ex primo ministro israeliano, era solito riferirsi a lei come "il miglior uomo al governo". Nonostante questa nomea, verso la fine della sua carriera, Golda Meir ha saputo mantenere un'aura materna, che la faceva apparire come "la nonna del popolo israeliano"[3]. È tuttora considerata una delle figure femminili più importanti del XX secolo.




Indice[nascondi]
1 Gioventù e primi interessi per la politica
2 Carriera politica e nascita di Israele
3 Ruolo politico dopo la nascita di Israele
3.1 Ministro del lavoro
3.2 Ministro degli esteri
3.3 Ritiro e ritorno
4 Gli anni da primo ministro
4.1 Rapporto con gli Stati Uniti
4.2 Massacro di Monaco
4.3 Guerra dello Yom Kippur
4.4 Dimissioni e morte
5 Riconoscimenti
6 Golda Meir nella cultura popolare
6.1 Cinema, teatro e televisione
6.2 Riferimenti nelle espressioni popolari
6.3 Popolarità al di fuori di Israele
7 Pubblicazioni di Golda Meir
8 Note
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Gioventù e primi interessi per la politica[modifica]
Golda Mabovič nacque a Kiev, allora parte dell'Impero Russo, nel 1898[4] da una famiglia estremamente modesta. Il padre, Moshe Mabovič era un carpentiere e sua madre, Bluma Neidič si occupò di allevare Golda e le due sorella, Sheyna e Clara[5], così come altri cinque fratelli che tuttavia morirono prima di raggiungere l'adolescenza, a causa delle estreme condizioni di miseria in cui versava la famiglia.
Già nella prima infanzia è testimone di episodi di antisemitismo che caratterizzavano la vita della comunità ebraica russa, i cosiddetti pogrom. L'aver sperimentato sulla sua pelle il razzismo e la persecuzione influenzerà in futuro le scelte politiche di Golda Meir[6].
Nel 1903 il padre emigrò negli Stati Uniti, con l'intenzione di farsi raggiungere dal resto della famiglia una volta che si fosse sistemato. Golda, quindi, assieme alla madre e alle sorelle, si trasferì a Pinsk, nell'attuale Bielorussia. In quello stesso anno un pogrom particolarmente violento scatenò le proteste della comunità ebraica russa. Golda Meir volle partecipare alle manifestazioni di protesta, nonostante avesse solo cinque anni[6] e la famiglia fosse contraria.

Golda Meir in un ritratto del 1914
Raggiunto il padre a Milwaukee, Wisconsin nel 1906, completò il primo ciclo scolastico negli Stati Uniti, presso la Fourth Street Grade School, che attualmente è stata ribattezzata Golda Meir School in suo onore[7], dal 1906 al 1912, quindi frequentò la North Division High School di Milwaukee fino al 1916. Già dai primi anni scolastici, la Meir, che pure all'inizio non parlava inglese, mostrò spiccate capacità di leadership, facendosi promotrice di molte iniziative, tra cui raccolte fondi per l'acquisto di libri di testo per i compagni meno abbienti.
Dopo aver litigato con i genitori, che volevano costringerla ad abbandonare gli studi da insegnante per sposarsi, all'età di 14 anni Golda Meir si trasferì a Denver, Colorado, presso la casa della sorella. Sheyna Mabovič Korngold e il marito erano soliti organizzare dei dibattiti culturali, e in tali occasioni la Meir entrò per la prima volta in contatto con il mondo letterario, il femminismo e il pensiero sionista. Lei stessa scriverà, nella sua autobiografia: Denver fu un vero punto di svolta, perché lì ebbe inizio la mia vera istruzione. A Denver la vita mi si aprì innanzi per davvero[8].
Durante la permanenza a Denver, la Meir conobbe anche Morris Meyerson, che frequentò a partire dal 1913 e sposò il 24 dicembre 1917, all'età di 19 anni, subito dopo aver ottenuto la cittadinanza.
Dopo il diploma, nel 1916 si iscrisse all'università, la Milwaukee Normal School, e diventò insegnante. Insegnò in una scuola Yiddish a Milwaukee e si fece notare prima partecipando e organizzando marce di protesta, quindi diventando un membro dell'organizzazione sionista laburista Poalei Zion. Nei due anni seguenti il suo impegno politico nelle associazioni ebraiche e sioniste è molto intenso e la porta a viaggiare per gli Stati Uniti, in particolare, nel 1918 partecipa al Congresso degli Ebrei Americani in qualità di delegata di Milwaukee, è la più giovane delegata del meeting, e lei stessa considera questo come l'inizio della sua carriera politica[8].
Carriera politica e nascita di Israele[modifica]
Nel 1921, nonostante le riserve del marito, la coppia lasciò l'America per trasferirsi in Palestina, assieme alla sorella Sheyna e sua figlia. Il gruppo raggiunse Tel Aviv dopo aver attraversato l'Oceano Atlantico e il mar Mediterraneo a bordo della SS Pocaonthas fino a Napoli. Dalla città partenopea il loro viaggio proseguì fino in Palestina a bordo di navi e treni. Al loro arrivo in Terrasanta, i Meyerson si unirono a un kibbutz, nonostante l'iniziale diffidenza degli altri membri, dovuta alla nazionalità della coppia (entrambi erano cittadini americani). Fu proprio all'interno del Kibbutz, forma associativa volontaria di lavoratori basata sulla comunione di proprietà e su regole solidaristiche, che la Meir ebbe la sua prima vera formazione politica. Dopo tre anni nel kibbutz, nel 1924 la famiglia, in seguito alla nascita del primo figlio, Menahem, e alla malattia di Morris, decise di spostarsi a Gerusalemme. Lì la Meir trovò impiego come tesoriera presso l'Ufficio Generale della Federazione dei Lavoratori dei Territori di Israele, una delle più importanti organizzazioni economiche israeliane.
A partire da 1928 fu la segretaria dell'Unione delle Donne Lavoratrici (Women's Working Council), mentre nel 1930 aderì al neonato partito Mapai, partito dei lavoratori israeliani, che in seguito si fonderà, insieme ad altre realtà di ispirazione socialiste, nel partito dei laburisti. Nel 1946 divenne capo del dipartimento politico dell'Agenzia Ebraica per la Palestina, dopo aver svolto una brillante carriera nella centrale sindacale dell'Histadrut, unione dei lavoratori israeliani. Cominciò, contemporaneamente, ad impegnarsi attivamente in attività politiche di tipo sionista, diventando delegata della World Zionist Organisation e organizzando l'immigrazione illegale di transfughi ebrei dall'Europa alla Palestina durante la seconda guerra mondiale.
Al termine del secondo conflitto mondiale, la Meir si occupò principalmente dell'istituzionalizazione di uno stato di Israele in Terrasanta. All'inizio del 1948 tornò negli Stati Uniti per cercare di raccogliere fondi per la Palestina, quindi, quando venne proclamata l'indipendenza di Israele, il 14 maggio 1948, Golda Meir divenne un membro del Consiglio Provvisiorio di Stato, e una dei firmatari della dichiarazione di indipendenza di Israele, una delle due donne su ventiquattro firmatari. In seguito la Meir dichiarò: "Dopo aver firmato mi misi a piangere. Quando avevo studiato, a scuola, la storia americana e la firma della dichiarazione di indipendenza, non riuscivo a immaginare che fossero vere persone che facevano qualcosa di reale. E poi ero proprio io seduta a firmare una dichiarazione di indipendenza"[8].
Ruolo politico dopo la nascita di Israele[modifica]
Ministro del lavoro[modifica]
Dopo la proclamazione dello Stato d'Israele (14 maggio 1948) e terminate le ostilità del primo conflitto arabo israeliano, Golda Meir divenne la prima ambasciatrice del neonato stato di Israele a Mosca. Nel 1949 venne eletta nelle file del partito Mapai nella prima Knesset, il parlamento israeliano. L'allora primo ministro David Ben-Gurion la propose come vice primo ministro, ruolo che la Meir declinò, preferendo optare per il ministero del lavoro. Nonostante la sua esperienza e l'impegno politico mostrato in tal senso negli anni del kibbutz, Golda Meir dovette vincere le ostilità di molti laburisti che consideravano azzardato avere una donna al ministero del lavoro. Nonostante le critiche, la Meir si impegnò a fondo per risolvere problemi di sicurezza sociale che affrontavano i nuovi coloni israeliani, in particolare per quanto riguarda l'assegnazione di case e di posti di lavoro. L'anno seguente, Morris Meyerson morì per un attacco cardiaco. Sebbene i due vivessero separati da anni, la Meir non mancò di recarsi a Tel Aviv per partecipare ai funerali del marito.

La prima riunione del terzo governo israeliano, guidato la Levi Eshkol (a capotavola). La Meir, unica donna, è la seconda a partire da destra.
Nel 1955, su richiesta dell'allora primo ministro Ben-Gurion, la Meir si candidò a sindaco di Tel Aviv, ma non venne eletta. In quel periodo, assieme a molti altri leader israeliani, ebraicizzò il suo cognome in Meir che significa "illuminato", un cambiamento che Golda Meir fu riluttante a compiere, e decise di mantenere il cognome più simile possibile a quello del defunto marito, ossia Meyerson[9].
Ministro degli esteri[modifica]
Nonostante la sconfitta alle elezioni amministrative, Golda Meir fu nominata ministro degli esteri e, nel 1956 si ritrovò ad affrontare la crisi di Suez. Recentemente, il quotidiano israeliano Haaretz[10] ha riportato la notizia secondo cui lo storico dell'Università di Varsavia Szymon Rudnicki avrebbe rinvenuto una corrispondenza risalente agli anni del suo ministero tra la Meir e le autorità politiche polacche in cui il futuro primo ministro israeliano avanzava la possibilità di non consentire l'ingresso in Israele a ebrei anziani o portatori di handicap. La richiesta era la seguente:
(EN)
« A proposal was raised in the coordination committee to inform the Polish government that we want to institute selection in aliyah, because we cannot continue accepting sick and handicapped people. Please give your opinion as to whether this can be explained to the Poles without hurting immigration. »
(IT)
« Il comitato vuole informare il governo polacco che vogliamo istituire una selezione nell'alyha, poiché non possiamo continuare ad accettare malati e gente handicappata. Per favore, forniteci la vostra opinione sul modo in cui tutto ciò può esser spiegato ai polacchi senza contraccolpi sull'immigrazione. »
(Haaretz)

Golda Meir e John Fitzgerald Kennedy nel 1962
Questa posizione, apparentemente frutto di un cinico calcolo politico da parte della Meir, non ebbe comunque mai un reale seguito nella pratica dell'immigrazione verso Israele, soprattutto perché si configurava come un'aperta contravvenzione alla Legge del ritorno del 1950[11] con cui Israele apriva i propri confini a tutti gli ebrei del mondo, garantendo loro la cittadinanza.
Ritiro e ritorno[modifica]
Nel 1963 le venne diagnosticato un linfoma e la Meir cominciò a meditare di ritirarsi dalla scena politica, tanto che, due anni dopo, rifiutò la proposta del primo ministro Levi Eshkol di diventare sua vice. Infine, nel 1966, stanca e malata, si dimise dalla carica di Ministro degli esteri, pur continuando a mantenere il suo seggio alla Knesset. Il suo ritiro dalle scene, comunque, fu di breve durata perché, pochi mesi dopo, divenne segretario generale del partito, riuscendo in breve tempo a ricompattare i tre gruppi laburisti, il partito Mapai, Ahdut Ha'Avodah e il partito Rafi, riuscendo a creare un unico Partto Laburista. La Meir, discutendo la sua scelta di ritornare alla politica attiva, commentò: "Era l'unica chiamata a cui non potevo non rispondere"[6].
Dopo l'unificazione dei tre gruppi laburisti in un solo partito, che avvenne il 2 gennaio 1968, la Meir decise ancora una volta di abbandonare la scena politica. Tuttavia, l'improvvisa morte a causa di un attacco cardiaco di Levi Eshkol e la ricerca di un successore, rischiavano di causare una spaccatura all'interno del neonato partito laburista. Il partito si divise in due fazioni, quelli che sostenevano la candidatura di Yigal Allon, primo ministro reggente, e i sostenitori dell'allora ministro della difesa Moshe Dayan. Alla fine la spuntò la Meir, richiamata ancora una volta dalla pensione. Poco prima del suo settantunesimo compleanno, il 7 marzo, la Meir fu elette presidente del Partito Laburista e il 17 marzo fu nominata primo ministro di Israele. Golda Meir, quarta persona ad occupare la posizione di primo ministro, rimase in carica per cinque anni, molti dei quali caratterizzati da alti indici di approvazione[6].
Gli anni da primo ministro[modifica]
Fu la prima donna eletta a ricoprire la principale carica politica dello stato di Israele: Golda Meir, fin dall'inizio, decise di mantenere uno status di continuità con il governo di Eshkol, confermando molte figure chiave del precedente esecutivo[12]. La stessa Golda Meir accettò con umiltà l'incarico, dichiarando: Ho affrontato molte difficoltà in passato, ma non sono nulla in confronto a ciò con cui avrò a che fare ora che guido il Paese.[12] Nonostante il suo governo dovesse essere un governo di transizione e di unità nazionale, almeno secondo la concezione del Partito Laburista, la Meir si ritrovò ben presto ad affrontare alcune tra le maggiori crisi internazionali della storia di Israele.
Rapporto con gli Stati Uniti[modifica]
Come primo ministro, Golda Meir strinse ottimi rapporti con gli Stati Uniti, in particolare col presidente Nixon e con la comunità ebraica americana, la più grande del mondo. Incoraggiò fortemente l'immigrazione degli ebrei nella terra d'Israele.

Golda Meir con Richard e Pat Nixon nel 1973. Tra la statista israeliana e il Presidente degli Stati Uniti vi era reciproca antipatia.
Massacro di Monaco[modifica]
Fu nel 1972 che il governo della Meir dovette affrontare la più grossa delle crisi, quando un commando palestinese denominato Settembre Nero prese in ostaggio la delegazione di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, allora Germania Ovest, rivendicando la liberazione di prigionieri politici palestinesi. Il ricatto non ebbe presa nel governo della Meir (per la quale coi terroristi non si poteva trattare in nessun modo) e fu tenuta la linea della fermezza.
Così nell'improvvisato blitz per opera delle teste di cuoio tedesche, tutti gli ostaggi e cinque degli otto terroristi persero la vita (massacro di Monaco). A seguito di questa tragica vicenda, il governo della Meir inizierà segretamente, tramite il Mossad, una politica repressiva mirata a tutti i nuclei sospettati di essere in contatto con Settembre Nero. A questi eventi, seguì l'operazione chiamata Operazione Collera di Dio, in cui agenti israeliani uccisero tutti coloro che erano ritenuti responsabili della vicenda delle olimpiadi.
Guerra dello Yom Kippur[modifica]
Nel 1973 Israele, attaccata a sorpresa da Egitto e Siria, subì perdite umane importanti prima di vincere la guerra, cosiddetta dello Yom Kippur (o di Ramadan), la festività dell'espiazione in atto al momento dell'attacco. Golda venne riconosciuta esente da qualsiasi responsabilità in un'inchiesta realizzata lo stesso anno dai servizi segreti: se avesse attaccato prima dell'effettiva offensiva araba, Israele avrebbe dovuto infatti rinunciare all'aiuto decisivo degli Stati Uniti.
Nel 1974, tuttavia, il caos politico conseguente alle vicende belliche non accennò a placarsi e Golda, a 76 anni, decise di lasciare la politica attiva (resistendo alle insistenze del suo partito che non riusciva a trovare successori validi). Golda restò una voce importante all'interno del Partito Laburista, pur dedicandosi al suo ruolo di nonna e scrivendo nel 1976 una divertente e documentata biografia, My Life, pubblicata in Italia da Mondadori.
Dimissioni e morte[modifica]
Primo ministro divenne Yitzhak Rabin, fino a poco prima ambasciatore negli Stati Uniti; Rabin era uno statista sabra, cioè nato in Israele; Golda non lo amava affatto ed aveva avuto vari attriti con lui e con la sua potente consorte, Leah, durante le sue tre visite da primo ministro negli USA (1969, 1971 e 1973).
Golda Meir morì a Gerusalemme l'8 dicembre del 1978 dopo una battaglia durata dodici anni contro la leucemia.

La tomba di Golda Meir al cimitero del monte Herzl
Riconoscimenti[modifica]
Nel 1975 le fu assegnato il Premio Israele per il suo contributo alla società e allo Stato di Israele[8][13].
Golda Meir nella cultura popolare[modifica]
La figura di Golda Meir fu molto stimata ed apprezzata sia in patria sia all'estero e vi sono numerosi prodotti culturali a lei dedicati o che la vedono protagonista.
Cinema, teatro e televisione[modifica]
È stata interpretata, tra cinema e televisione, da otto attrici diverse[14], tra le quali vale la pena di ricordare Ingrid Bergman nel biopic televisivo del 1982 Una donna di nome Golda; per la sua interpretazione della statista israeliana, la Bergman vinse un Golden Globe[15] e un Emmy[16]. Nel film del 2005 Munich, diretto da Steven Spielberg, è stata impersonata dall'attrice statunitense Lynn Cohen. Golda Meir fu anche interpretata da Anne Bancroft nella commedia teatrale di Broadway Golda, scritta da William Gibson.
Vi sono riferimenti a lei in video musicali, come ad esempio in quello della canzone Sister are doin' it for themselves degli Eurythmics, in cui Golda Meir appare per qualche secondo mentre passa in rassegna davanti a dei soldati. Golda Meir compare anche come guest star nll'episodio La Paura Fa Novanta parte XIX della serie animata statunitense I Simpson.

Golda Meir Square a New York, a sud di Times Square
Riferimenti nelle espressioni popolari[modifica]
La popolarità della Meir in patria è tale da influire perfino sul linguaggio. In Israele, infatti, si usa l'espressione na'alei Golda (la scarpa di Golda) per definire colloquialmente un paio di scarpe brutte e fuori moda. L'espressione è un riferimento alle scarpe ortopediche che Golda Meir era solita indossare.
Popolarità al di fuori di Israele[modifica]
Anche fuori da Israele Golda Meir godette di una grande popolarità, specialmente negli anni in cui occupò la carica di primo ministro. Nel 1971 fu nominata come la donna più ammirata negli Stati Uniti da un sondaggio Gallup, oltre a lei, solo un'altra donna non americana era stata presente in lista, l'australiana Elizabeth Kenny nel 1951. La Meir fu nominata anche nel 1973 e nel 1974. Nel 1977, dopo il suo ritiro definitivo dalla scena politica, veniva al secondo posto sulla lista del Gallup[17].
È una delle personalità internazionali intervistate da Oriana Fallaci nel libro Intervista con la storia.
Pubblicazioni di Golda Meir[modifica]
This is Our Strength (1962) – Una raccolta di scritti selezionati
My Father’s House (1972)
My Life (1975) - Pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo La mia vita nel 1976
Note[modifica]
^ Monaco 1972: Sangue sulle Olimpiadi. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ A History of Zionism. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Mother of a Nation, but not much of a mother in Haaretz Daily News. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Golda Meir - Jewish Virtual Library. Consultato il 12 dicembre 2009.
^ Profilo di Golda Meir su Notable Names Database, consultato il 12 dicembre 2009
^ a b c d Golda Meir: An Outline of a Unique Life in Golda Meir Center for Political Leadership. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Wisconsin Historical Society. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ a b c d Golda Meir, La mia vita, Milano, Mondadori, 1976.
^ La pronuncia esatta del suo nome è infatti May-er
^ Golda Meir told Poland: Don't send sick or disabled Jews to Israel. URL consultato il 28 dicembre 2009.
^ Mentre prima del 1950 si operava una selezione sulla base delle professioni svolte dagli immigrati.
^ a b BBC: Israel elects first female leader. URL consultato il 13 gennaio 2010.
^ Sito ufficiale del Premio Israele - Vincitori del 1975. URL consultato il 12 gennaio 2010.
^ Internet Movie Database - Golda Meir (character). URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Hollywood Foreign Press Association - Awards for Ingrid Bergman. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ The Spokesman Review, "Ingrid Bergman wins an Emmy for 'Golda', 20 settembre 1982. URL consultato il 12 dicembre 2009.
^ Most Admired Men and Women: 1948-1998. URL consultato il 12 gennaio 2010.
Altri progetti[modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Golda Meir
Wikiquote contiene citazioni di o su Golda Meir
Collegamenti esterni[modifica]



La lista di Golda Puntata della trasmissione "La Storia siamo noi" - RAI Educational



mercoledì 16 marzo 2011

Alleato con Israele in nome della Libertà dell'Occidente (e del MO)


08/03/2011
da israele.net
LA SPUDORATA IPOCRISIA ONU VERSO LIBIA E ISRAELE Ignorare gli infamanti attacchi contro Israele non aiuta né la democrazia né la paceDi Moshe Arens http://www.israele.net/articolo,3080.htm L’ETERNO NEMICO La libertà che nel mondo arabo tanti desiderano non può fondarsi su un castello di menzogneEditoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3079.htm L’INDIFENDIBILE TESI DEL RITIRO IMMEDIATO SULLE LINEE DEL ‘67 Un tale ritiro non metterebbe a repentaglio solo Israele, ma anche i sogni di pace e democrazia in M.O.Di Ari Harow http://www.israele.net/articolo,3078.htm SOMMOSSE IN MEDIO ORIENTE E IPOCRISIA DELLA STAMPA OCCIDENTALEDa quando i mass-media hanno iniziato ad occuparsi sul serio del vero Medio Oriente?Di Carmel Gould http://www.israele.net/articolo,3077.htm SALAM NON È SHALOM, PER IL REGIME SIRIANOOggi, perseguire l’accordo con un altro dittatore arabo è un atto di pura cecitàDi Yoaz Hendel http://www.israele.net/articolo,3076.htm MA COSA ASPETTA LA NATO?La crisi libica offre l’occasione di ridisegnare la politica in MO, ridando credibilità e deterrenza all’occidenteDi Giora Eiland http://www.israele.net/articolo,3075.htm QUEL (PICCOLO) FIORE NEL DESERTOI tumulti in Medio Oriente suscitano interrogativi sull’ossessione del mondo per il minuscolo IsraeleDa un articolo di Hagai Segal http://www.israele.net/articolo,3074.htm DEPUTATI ARABI COME MERCENARI POLITICI DI GHEDDAFIDovrebbero chiedere scusa al popolo libico e ai loro stessi elettori arabo-israelianiDi Salman Masalha http://www.israele.net/articolo,3072.htm Nella sezione ISRAELE OGGI:A TEL AVIV, UNA SCUOLA DA PREMIO OSCARPremiato a Hollywood il documentario sulla scuola Bialik-Rogozin che accoglie bambini da quarantotto paesi diversi http://www.israele.net/sezione,,3073.htm Grazie per l’attenzioneLa Redazione di www.israele.net
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venerdì 11 marzo 2011

Moshe Dayan - משה דיין








We don't fight to provide a good story for journalists
General Moshe Dayan's motto






Moshe Dayan - in ebraico משה דיין ascolta[?·info] - (Degania, 20 maggio 1915Tel Aviv, 16 ottobre 1981) è stato un generale e politico israeliano.

Moshe Dayan
Fu il quarto Capo di stato maggiore generale delle Forze di Difesa Israeliane. In alcune biografie compare la data di nascita nel 4 maggio 1915 e la data di morte nel 16 dicembre 1981.
Il suo nome, in ebraico, significa "Mosè il Giudice". È stato un personaggio emblematico per lo Stato di Israele, conosciuto in tutto il mondo per la benda sull'occhio sinistro, perso in Siria durante la Seconda guerra mondiale.
Indice[nascondi]
1 Infanzia e prime esperienze militari
2 Seconda guerra mondiale
3 Comandante militare
4 In politica
5 La guerra dei sei giorni
6 La guerra del Kippur
7 Ministro degli Esteri
8 La morte
9 Eredità
10 Altri progetti
Infanzia e prime esperienze militari[modifica]
Dayan era un sabra, ossia un israeliano nato in Palestina. Venne alla luce nel famoso kibbutz di Degania, da Shmuel e Debora, due sionisti che erano immigrati dall'Ucraina.
A 14 anni entrò nell'Haganah, la forza semi ufficiale nata per difendere gli insediamenti ebraici in Palestina. Sergente nel periodo precedente la Seconda guerra mondiale, fu influenzato dagli insegnamenti dell'ufficiale inglese filo sionista Orde Charles Wingate, specialista di guerriglia che, nel 1938, creò le Special Night Squads, reparti composti da militari britannici e da membri dell'Haganah per fronteggiare la rivolta araba. Quando, nel 1939, l'Haganah fu resa illegale dal governo britannico, Dayan venne incarcerato.
Seconda guerra mondiale[modifica]
Nel 1941, l'Haganah prese a collaborare con i britannici nella guerra contro l'Asse. Dayan, liberato, venne aggregato alla 7ª Divisione di fanteria australiana. Il 7 giugno di quell'anno, durante le operazioni contro la Siria controllata dalla Francia di Vichy, venne colpito all'occhio sinistro da un proiettile di fucile, mentre stava osservando le posizioni nemiche con un binocolo. Dopo un recupero solo parziale dell'occhio, Dayan iniziò ad usare la benda nera che diventerà uno dei segni distintivi del suo personaggio. Per il suo ruolo nella guerra in Siria, ricevette la Distinguished Service Order, una delle massime onorificenze militari britanniche.
Comandante militare[modifica]
Nella guerra arabo-israeliana del 1948 combatté come ufficiale superiore. In buoni rapporti con il primo ministro David Ben-Gurion, divenne un suo protetto, assieme a Shimon Peres.
Nel 1955 diventò capo di Stato Maggiore. Con questa carica diresse la seconda guerra arabo israeliana contro gli arabi nel 1956, portando i suoi soldati fino al canale di Suez.
In politica[modifica]
L'operazione di Suez gli diede un immenso prestigio. In contrasto con il governo, nel 1958 diede le dimissioni dall'esercito.
Nel 1959, entrò nel Mapai, il partito laburista di Ben-Gurion. Divenne ministro dell'Agricoltura, carica che mantenne fino al 1964. Nel 1965, assieme ad altri esponenti scissionisti del Mapai, aderì al partito Rafi, fondato da Ben-Gurion dopo aver lasciato i laburisti a seguito del "Caso Lavon".
Levi Eshkol, che nel 1963 era diventato primo ministro, non era in sintonia con Dayan. Quest'ultimo si ritirò così a vita privata, dedicandosi all'archeologia, di cui era appassionato, e facendo un viaggio in Vietnam come reporter, spinto da un ovvio interesse per la guerra che si combatteva allora.
La guerra dei sei giorni[modifica]
Nel 1967, con l'aggravarsi della crisi con i paesi arabi, Eshkol, nonostante la sua scarsa simpatia per Dayan, lo nominò ministro della Difesa. Il primo ministro, che prima della nomina di Dayan rivestiva anche la carica di ministro della Difesa, non aveva infatti neppure compiuto il servizio militare. Nell'imminenza della guerra, era quindi indicato affidare il ministero ad una guida carismatica.
Sebbene i piani di guerra fossero stati già preparati in precedenza dal Capo di stato maggiore Yitzhak Rabin, Dayan diede il suo contributo alla vittoria, ottenuta in appena sei giorni, in quella che appunto venne chiamata Guerra dei sei giorni. Però Dayan, tra le cui doti non si poteva enumerare una particolare modestia, riuscì a farsi passare come il principale autore della grande vittoria. Per lui, che dopo la vittoria rimase ministro della difesa fino al 1974, si ipotizzava ormai un futuro da Primo Ministro.
All'interno del governo laburista, Dayan era uno dei cosiddetti "falchi", che si opponevano con decisione a qualsiasi proposta volta a rinunciare ai territori conquistati nel 1967 in cambio della pace. Disse una volta che avrebbe preferito rimanere in guerra tenendo Sharm el-Sheikh (la città, sulla punta meridionale del Sinai, occupa una posizione strategica, in quanto controlla le linee di navigazione che collegano il porto israeliano di Eilat al mar Rosso) piuttosto che ottenere la pace cedendola. Più tardi, nel corso della sua carriera politica, abbandonò questo modo di pensare e giocò un ruolo importante nelle trattative che portarono alla pace con l'Egitto.
La guerra del Kippur[modifica]
Dopo la morte di Levi Eshkol, nel 1969, divenne primo ministro Golda Meir. Dayan, come s'è detto, rimase al dicastero della difesa. Era ancora in carica quando, il 6 ottobre 1973, iniziò la Guerra del Kippur. I primi due giorni di guerra furono traumatici per Israele.
Dayan porta indubbiamente alcune responsabilità nelle sconfitte iniziali. Assieme alle altre massime autorità civili e militari, aveva sottovalutato i segnali d'allarme che provenivano da diverse fonti. Si era rifiutato di mobilitare le Forze di Difesa Israeliane per lanciare un attacco preventivo contro Egitto e Siria, in quanto credeva che le stesse IDF avrebbero potuto vincere con facilità anche se gli arabi avessero attaccato per primi.
Dopo le pesanti sconfitte dei primi due giorni di guerra, le ottimistiche idee di Dayan cambiarono radicalmente. Fu sul punto di annunciare "la caduta del Terzo Tempio" ad una conferenza stampa, dimenticandosi di parlarne prima con la Meir. Cominciò anche a parlare apertamente di usare armi di distruzione di massa contro gli arabi.
Riuscì comunque a recuperare il controllo della situazione e condurre la guerra fino alla vittoria finale.
Anche se la Commissione Agranat, sorta per indagare su quanto non aveva funzionato nella guerra dell'ottobre 1973, non attribuì responsabilità particolari alla dirigenza politica del paese, a cui Dayan apparteneva, un'ondata di proteste da parte dell'opinione pubblica costrinse lui e Golda Meir a dimettersi.
Ministro degli Esteri[modifica]
Secondo chi lo conosceva, la guerra del Kippur aveva profondamente depresso Dayan. Per un certo periodo dopo le dimissioni dal governo, tenne un profilo politico basso. Nel 1977, anche se rieletto alla Knesset nella lista del Partito Laburista, accettò di diventare Ministro degli Esteri nel nuovo governo, retto dal leader del Likud Menachem Begin. Dayan non entrò mai a far parte del Likud, ma ugualmente il nuovo incarico ministeriale fu visto come un tradimento da molti suoi colleghi di partito laburisti.
Agli Esteri, il suo ruolo fu basilare per giungere agli Accordi di Camp David, con cui si stabilì la pace con l'Egitto. Dayan si dimise nel 1979 (assieme ad Ezer Weizman, che in seguito entrò nel partito laburista), a causa di disaccordi con Begin riguardo alla questione palestinese. Gli accordi di pace con l'Egitto includevano clausole riguardanti futuri negoziati con i palestinesi, ma Begin, contrario all'ipotesi, non inserì Dayan tra gli incaricati delle trattative.
La morte[modifica]
Nel 1981, Dayan fondò un nuovo partito, il Telem, che chiedeva un ritiro unilaterale dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. Alle elezioni politiche del 30 giugno 1981, per la decima legislatura della Knesset, il partito vinse due seggi, ma Dayan morì poco dopo, a Tel Aviv, di cancro al colon. È sepolto nel moshav di Nahalal, dove era cresciuto.
Eredità[modifica]
Dayan era una personalità controversa e le sue opinioni non sempre erano chiare al prossimo. Ebbe pochi amici stretti. La sua intelligenza brillante ed il suo carisma si combinavano ad un notevole cinismo ed a una certa mancanza di senso del limite.
Ariel Sharon di lui disse: «Si potrebbe svegliare con cento idee, di cui novantacinque pericolose e tre cattive. Le altre due, di contro, sarebbero brillanti».
Dayan combinò un'identità laica, da membro di un kibbutz ed un certo pragmatismo, con un profondo amore, quasi mistico, per il popolo ebraico e per la terra d'Israele. Pare che, vedendo la folla di religiosi ebrei che si affollava sulla Spianata del Tempio dopo la conquista di Gerusalemme nel 1967, abbia domandato «Dove siamo? In Vaticano?». Più tardi fece rimuovere la bandiera israeliana dalla Cupola della Roccia. Ritenendo che la Spianata del Tempio fosse più importante come luogo storico che come luogo sacro, ne affidò il controllo amministrativo ad un consiglio musulmano.
Dayan fu anche uno scrittore ed un archeologo dilettante. La passione per l'archeologia lo spinse a collezionare diversi reperti, non sempre nel rispetto delle leggi. Dopo la sua morte, la collezione venne venduta dalla seconda moglie Rachel, allo stato. La prima moglie si chiama Ruth.
Sua figlia Yael è scrittrice ed ha seguito le sue orme in politica. Nel corso degli anni, ha aderito a diversi partiti di sinistra, sedendo anche alla Knesset e nel consiglio comunale di Tel Aviv.
Il figlio Assi è regista, il nome a volte viene scritto con una sola s Asi.
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sabato 12 febbraio 2011

Henry Kissinger








Henry Kissinger (nato Heinz Alfred Kissinger; Fürth, 27 maggio 1923) è un politico statunitense di origine tedesca. È stato il 56° segretario di stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford.
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 Servizio pubblico (1969-1976)
1.2 Ritorno alla vita privata
2 Onorificenze
3 Note
4 Bibliografia
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]
« Ciò che mi interessa è quello che si può fare con il potere »
(Affermazione di Henry Kissinger durante una intervista concessa a Oriana Fallaci nel 1974.[1].)
Nasce in una famiglia ebraica tedesca originaria di Bad Kissingen, lascia la Germania nel 1938 in seguito alle persecuzioni antisemite dei nazisti e si stabilisce a New York, a Washington Heights (Upper Manhattan); qui per proseguire gli studi serali di inglese di giorno lavora come operaio. Kissinger, che non perderà poi il suo marcato accento tedesco, decide di ottenere la cittadinanza statunitense il 19 giugno 1943, dopo il suo arruolamento; viene ingaggiato come traduttore per il tedesco da un organismo di controspionaggio, con il quale opera fino al 18 aprile 1946 nella Germania occupata.
Nel 1950 ottiene summa cum laude il B.A. all'Harvard College; nel 1952 ottiene il M.A. e nel 1954 il Ph.D. entrambi presso la Harvard University, con una tesi di dottorato su Peace, Legitimacy, and the Equilibrium (A Study of the Statesmanship of Castlereagh and Metternich); nel 1957 pubblica Nuclear Weapons and Foreign Policy. Negli anni 50 e 60 lavora a Harvard, nel Department of Government e nel Center for International Affairs, dirigendo dal 1951 al 1971 lo Harvard International Seminar e dal 1958 al 1971 lo Harvard Defense Studies Program. Inoltre, svolge consulenze per diversi organismi del governo federale (National Security Council, Council on Foreign Relations, RAND corporation, Arms Control and Disarmament Agency, Department of State)
Repubblicano di tendenze liberal, entra in politica avvicinandosi a Nelson Rockfeller, governatore di New York, ma nel 1968, quando, ottenuta la nomination del Partito Repubblicano, Richard Nixon appare come il più probabile vincitore delle elezioni presidenziali, diventa suo consigliere per la sicurezza nazionale.
Servizio pubblico (1969-1976) [modifica]
Sostenitore della Realpolitik, Kissinger avrà un ruolo dominante nella politica estera degli Stati Uniti tra il 1969 e il 1977, come pioniere della politica della distensione (o détente). Come tale, sarà osteggiato sia dalla sinistra pacifista che dalla destra anti-comunista.

Kissinger tenuto al corrente degli eventi in Vietnam, 29 aprile 1975.
Diventato Segretario di Stato si adopera per l'allentamento della tensione con l'Unione Sovietica e negozia il trattato SALT e lo Anti-Ballistic Missile Treaty.
Nel 1971 compie due viaggi segreti in Cina per preparare il viaggio di Nixon del 1972 con il quale si avvia la normalizzazione delle relazioni tra USA e Repubblica Popolare Cinese.
Il coinvolgimento di Kissinger nella guerra del Vietnam [2] era iniziato nel 1967 come tramite di un'iniziativa di pace segreta, in codice Pennsylvania. Nixon, eletto presidente nel 1968 su una piattaforma di "peace with honor", vietnamizza il conflitto con l'assistenza di Kissinger e gli affida la conduzione delle trattative di pace a Parigi, che si concludono il 15 gennaio 1973 con un accordo per il cessate il fuoco. Nel 1973 viene assegnato a Kissinger e al vietnamita Le Duc Tho il premio Nobel per la pace per l'avvio della composizione del conflitto vietnamita; Le Duc Tho rifiuta il premio per il protrarsi del conflitto (fino al 1975), per cui anche Kissinger non si presenta, scusandosi, alla cerimonia.

Kissinger discute con il Presidente Richard Nixon, Gerald Ford e Alexander Haig nel 1973
Kissinger viene accusato di aver avuto un ruolo di sostegno al colpo di stato militare di Augusto Pinochet[3] contro il presidente socialista cileno Salvador Allende, l'11 settembre 1973. Nel 2001 iniziano ad essere formalizzate accuse precise (come l'aver ordinato l'omicidio del generale René Schneider) e vengono aperte varie inchieste. Il 28 maggio 2001, a Parigi, Kissinger ricevette un mandato di comparizione dalla magistratura francese per testimoniare sulla sparizione di cinque cittadini francesi nei primi giorni della dittatura di Pinochet; Kissinger, però, lasciò la Francia la sera stessa.
Sempre nel 1973, in ottobre Kissinger negozia la fine della guerra del Kippur, iniziata con l'attacco di Egitto e Siria a Israele, ma poi vinta da quest'ultima. In cambio di un massiccio ponte aereo (su cui Kissinger era perplesso e che provocherà un embargo petrolifero di sei mesi da parte dell'OPEC), ottiene che Israele si ritiri sulle linee precedenti e pone le premesse del riavvicinamento fra Stati Uniti ed Egitto e della pace fra Egitto e Israele, che sarà siglata a Camp David sotto la Presidenza Carter (1978).
Nel periodo dello scandalo Watergate (17 giugno 1972-9 agosto 1974) Kissinger risulta estraneo e quindi uno dei più popolari membri del governo e alle dimissioni di Nixon il 9 agosto 1974 rimane alla segreteria di Stato nell'amministrazione Ford.
In Africa, in seguito alla dissoluzione dell'impero coloniale portoghese (1974), Ford e Kissinger appoggiano le forze politico-militari anticomuniste sia in Angola che in Mozambico. Allo stesso tempo, Kissinger ha un ruolo decisivo nella fine del regime razzista bianco in Rhodesia e nella sua sostituzione con un governo della maggioranza nera (Zimbabwe).
Nel dicembre 1975 Ford e Kissinger incontrano a Giacarta il presidente indonesiano Suharto e, secondo taluni, danno la loro approvazione alla invasione di Timor Est che porterà al massacro di 200.000 abitanti di quel territorio a maggioranza cattolica.
Ritorno alla vita privata [modifica]
Dopo la conclusione dell'amministrazione Ford, Kissinger non ricopre più alti incarichi, sia perché la successiva amministrazione Carter è non solo democratica, ma anche anti-realista in politica estera, sia perché con le presidenze Reagan e Bush il Partito Repubblicano viene gradualmente conquistato dalla sua ala neo-conservatrice, anch'essa anti-realista.

Kissinger parla durante i funerali del Presidente Ford
Tuttavia, Kissinger rimane attivo sulla scena americana e globale, partecipando ad attività di gruppi politici come la Trilateral Commission e svolgendo attività di consulente, conferenziere, commentatore televisivo e scrittore (diarista), oltre che di consigliere di amministrazione in diverse imprese con proiezione internazionale.
Nel 1977, appena cessato dal servizio, Kissinger entra a far parte del Center for Strategic and International Studies della Georgetown University. Nel 1989 fonda una società di consulenza, Kissinger Associates.
Verrà chiamato a pronunciare l'orazione funebre ai funerali di stato degli ex-presidenti Nixon e Ford rispettivamente nel 1994 e nel 2007.
Nel 1998, riceve la cittadinanza onoraria di Fürth, la sua città natale in Germania.
Dal 2000 è membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale.
Nel 2001 il giudice argentino Rodolfo Corral emette nei suoi confronti un mandato di comparizione per la presunta complicità nell'"Operazione Condor"[4].
Nonostante questa incriminazione, e l'altra da parte della magistratura francese, nel 2002 il presidente George W. Bush lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire gli eventi dell'11 settembre 2001: questo suscita aspre critiche di coloro che lo accusano di crimini di guerra; Kissinger si dimette dalla commissione il 13 dicembre 2002.
La notizia, diffusa dal quotidiano La Stampa, che Papa Benedetto XVI, dopo averlo ricevuto nella residenza di Castel Gandolfo, lo avesse nominato membro del suo gruppo di consulenti di politica estera è destituita di ogni fondamento, come precisato anche dal responsabile dell'ufficio stampa del Vaticano Federico Lombardi.
Suo figlio David è presidente del gruppo mediatico NBC.
Onorificenze [modifica]

Medaglia presidenziale della libertà
Note [modifica]
^ S. Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 396, Rizzoli 1985.
^ (EN) The Kissinger Deceit - The Nation. URL consultato il 05-12-2002.
^ (EN) Kissinger and Pinochet - The Nation. URL consultato il 11-03-1999.
^ Responsabilità indirette sarebbero emerse dalla declassificazione di documenti del NARA. Cfr. Henry Kissinger "cancelled warning against political assassinations". URL consultato il 19-04-2010.
Bibliografia [modifica]
(EN) Robert D. Schulzinger. Henry Kissinger. Doctor of diplomacy New York, Columbia University Press 1989. ISBN 0-231-06952-9
(IT) Mario del Pero. Henry Kissinger e l'ascesa dei neoconservatori, Bari, Laterza, 2006
(IT) Amedeo Benedetti, Lezioni di politica di Henry Kissinger. Linguaggio, pensiero ed aforismi del più abile politico di fine Novecento, Genova, Erga, 2005, ISBN 88-8163-391-4
(IT) Christopher Hitchens. Processo a Henry Kissinger (tit. or.: The Trial of Henry Kissinger, London, Verso 2002). Roma, Fazi Editore 2005. ISBN 88-8112-613-3
(EN) Holger Klitzing. The Nemesis of Stability. Henry A. Kissinger's Ambivalent Relationship with Germany, Trier, WVT 2007, ISBN 978-3-88476-942-3
Oriana Fallaci, "Intervista con la storia", (intervista n. 1), Biblioteca Universale Rizzoli.
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Henry Kissinger
Wikiquote contiene citazioni di o su Henry Kissinger
Collegamenti esterni [modifica]
(EN, FR) Scheda come membro del CIO




estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Kissinger

sabato 29 maggio 2010

La guerra del Kippur

La guerra del Kippur, detta anche del 1973, o d'Ottobre (ebraico: מלחמת יום הכיפורים, Milhemet Yom HaKipurim; o מלחמת יום כיפור, Milhemet Yom Kipur; arabo: حرب أكتوبر, Harb Uctūber; o حرب تشرين, Harb Tishrīn), fu combattuta dal 6 ottobre (Yom Kippur, 9 ramadan 1393 E.)
http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Kippur

al 24 ottobre 1973 tra Israele e una coalizione composta da Egitto e Siria.La guerra iniziò quando l'Egitto e la Siria lanciarono, nel giorno dello Yom Kippur 5734, un attacco congiunto a sorpresa, rispettivamente nel Sinai e nelle alture del Golan, territori conquistati sei anni prima da Israele durante la guerra dei sei giorni.
Gli egiziani e i siriani avanzarono durante le prime 24-48 ore, dopo le quali la situazione cominciò a entrare in una fase di stallo per poi volgere a favore di Israele. Nella seconda settimana di guerra, i siriani erano stati completamente respinti ed erano fuori dalle alture del Golan. Nel Sinai, a Sud, gli israeliani avevano agito sui punti di comunicazione tra le due armate arabe penetrate nella regione, ed erano entrati a loro volta in territorio egiziano dopo il superamento del Canale di Suez (che faceva da frontiera prima del 6 ottobre). Al momento del cessate il fuoco, la III Armata egiziana era totalmente tagliata fuori da ogni linea di rifornimento e contatto col resto del contingente arabo, pur protetta da un forte sistema missilistico.
Il conflitto ebbe implicazioni a lungo termine per molti paesi. Il mondo arabo, che si sentiva umiliato dalla completa disfatta dell'alleanza siro-giordano-egiziana durante la guerra dei sei giorni, ebbe modo di sentirsi psicologicamente appagato dalle vittorie ottenute nelle prime battaglie e questo spianò la strada al processo di pace che si aprì poco dopo la fine delle ostilità, oltre ad alcune liberalizzazioni economiche che, nel linguaggio egiziano, furono chiamate Infitāḥ (lett. "Apertura").Non v'è dubbio che, dopo i primi clamorosi successi arabi, la situazione tattica volse con lenta progressione a favore delle armi israeliane. Non c'è tuttavia neppure alcun dubbio che, strategicamente, la guerra abbia costituito un'indubbia vittoria egiziana. Il Canale fu infatti superato, contro ogni volere israeliano che aveva infatti costruito lungo tutta la linea del fronte sinaitico una massiccia opera contenitiva di difesa (la cosiddetta "linea Bar-Lev"). Il ritorno al controllo del Canale rappresentò inoltre una cospicuo cespite di entrata di divise straniere, necessarie a un paese sovrappopolato ed economicamente sottosviluppato.
Gli Accordi di Camp David che intervennero subito dopo portarono alla normalizzazione delle relazioni tra Israele ed Egitto: prima nazione araba a riconoscere l'esistenza dello Stato di Israele. L'Egitto, che si era già sostanziosamente affrancato dall'influenza e dall'aiuto sovietici, dichiarò implicitamente la volontà di staccarsi quasi del tutto dall'URSS, operando un concreto riavvicinamento agli USA.
Indice[nascondi]
1 Situazione pre-conflitto
1.1 Cause
1.2 Verso la guerra
1.3 La decisione di un attacco a sorpresa
1.4 Mancanza di un attacco preventivo israeliano
2 La guerra
2.1 Il Sinai
2.2 Il Golan
2.3 Sul mare
2.4 Interventi di altri Stati arabi
2.5 Armamenti
3 Le immediate conseguenze del cessate-il-fuoco
3.1 La Terza Armata egiziana in trappola
4 Note
5 Bibliografia
6 Collegamenti esterni

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