Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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sabato 16 aprile 2011

Manifesti anti giudici, aperta indagine






cartelloni sono firmati dall'«Associazione dalla parte della democrazia» Manifesti anti giudici, aperta indagine La Procura ha aperto un fascicolo per vilipendio dell'ordine giudiziario: sequestri e perquisizioni


MILANO - In merito ai manifesti firmati «Associazione dalla parte della democrazia», l'ultimo dei quali affisso sui muri del capoluogo lombardo nei giorni scorsi recitava «Fuori le Br dalla Procura», la procura di Milano ha aperto un fascicolo per vilipendio dell'ordine giudiziario. Le perquisizioni eseguite oggi dalla Digos, sono state effettuate nelle sedi delle società che distribuiscono e curano l'affissione dei manifesti a Milano. Gli investigatori hanno sentito quattro persone e se tecnicamente al momento non ci sono degli indagati, è molto probabile che arrivino presto delle denunce. Gli elementi frutto del lavoro degli agenti sono ora al vaglio dei magistrati meneghini.

SEQUESTRI E PERQUISIZIONI - Copie dei manifesti contestati sono stati sequestrati dalla Digos di Milano nell'ambito degli accertamenti disposti dalla procura della Repubblica di Milano. La Digos ha effettuato numerose perquisizioni e sono state sentite varie persone in qualità di testi informati sui fatti per risalire ai committenti dei manifesti diffusi dall'«Associazione dalla parte della democrazia». Nel corso delle perquisizioni, secondo quanto si è appreso, anche in alcuni locali ritenuti di pertinenza della stessa associazione (che non ha sede legale né sito Internet), sono stati sequestrati numerosi manifesti tra cui appunto quelli con la scritta «Via le Br dalle procure». Gli elementi raccolti dalla Digos sono ora al vaglio della procura della Repubblica di Milano.

domenica 30 gennaio 2011

Futuro e Libertà per l'Italia (FLI)

Sono denominati Futuro e Libertà per l'Italia[1] (FLI) i gruppi parlamentari di Camera e Senato, di orientamento liberal conservatore[senza fonte], nati per scissione dai gruppi del Popolo della Libertà[2] e che fanno riferimento a Gianfranco Fini.
Il 5 ottobre 2010, nel corso di una riunione dei gruppi, è stata decisa la trasformazione in partito politico, prevista per il 27 gennaio 2011, 16º anniversario della Svolta di Fiuggi[3]. Il 10 dicembre successivo è stato annunciato che l'assemblea costituente si terrà invece dal 11 al 13 febbraio 2011[4].
Il 15 dicembre 2010 Futuro e Libertà aderisce al Polo della Nazione, coalizione nata dall'incontro con Alleanza per l'Italia, Movimento per l'Autonomia, Unione di Centro, Liberal Democratici e alcuni esponenti liberali e repubblicani.[5].
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Scissione dal Popolo della Libertà
1.2 L'«area di responsabilità»
1.3 Verso il nuovo partito
2 Organigramma
2.1 I coordinatori regionali
3 Adesioni
3.1 Camera dei deputati
3.2 Senato della Repubblica
3.3 Euro-deputati
4 Fondazioni, associazioni e centri studi che sostengono il gruppo
4.1 Stampa e web
5 Note
6 Voci correlate
7 Collegamenti esterni
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Storia [modifica]
Scissione dal Popolo della Libertà [modifica]
La formazione del nuovo gruppo parlamentare scaturisce dal contrasto di linee politiche sorto tra Silvio Berlusconi, presidente del Popolo della Libertà, e Gianfranco Fini, co-fondatore di tale partito politico e già leader di Alleanza Nazionale. Il gruppo parlamentare così costituito, denominato Futuro e Libertà. Per l'Italia, nasce il 30 luglio 2010, dopo il deferimento ai probiviri di tre "fedelissimi" di Fini (Italo Bocchino, Fabio Granata, Carmelo Briguglio) e l'approvazione di un documento, redatto dall'Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà (con 33 voti favorevoli e 3 contrari), in cui viene sancita l'incompatibilità di Gianfranco Fini con i principi fondanti del partito e viene affermata la sfiducia verso di lui, anche in qualità di Presidente della Camera[6][7]. Tali provvedimenti vengono successivamente giudicati dai finiani come paragonabili nella storia politica italiana esclusivamente alla radiazione del gruppo de Il manifesto da parte del PCI nel 1969[8]. Il 2 agosto successivo viene costituito un gruppo parlamentare anche al Senato.
L'«area di responsabilità» [modifica]
In occasione della mozione di sfiducia al sottosegretario al Ministero della Giustizia, Giacomo Caliendo, il neonato gruppo dei finiani di Futuro e Libertà per l'Italia, l'Unione di Centro, l'Alleanza per l'Italia e il Movimento per le Autonomie scelgono di astenersi[9]. Pier Ferdinando Casini ha definito questa alleanza «un'area di responsabilità nazionale»[10]. Francesco Rutelli ha parlato della necessità di «unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità»[11]. Dello stesso avviso anche il capogruppo di FLI, Italo Bocchino, che in un editoriale su Il Secolo d'Italia ha scritto che si tratta di una «responsabilità spesso messa sotto i piedi da un violento spirito di parte, da una faziosità senza limiti e da una partigianeria che non possiamo condividere»[12]. Gli astenuti totali sono stati 75[13]. Sono stati molti, tra giornali e intellettuali, a definire questa alleanza tra moderati, un possibile embrione di "terzo polo"[14][15][16].
Verso il nuovo partito [modifica]

Fini a Mirabello
Nei primi giorni di agosto 2010 diversi esponenti hanno annunciato per il 5 settembre 2010 la nascita di un nuovo movimento politico, con il manifesto che sarà lanciato da Gianfranco Fini, a conclusione dell'annuale festa Tricolore dei finiani, a Mirabello, nel ferrarese[17][18] (il 25 agosto 2010 Fabio Granata ha specificato che il nuovo soggetto politico sarà "una destra europea e legalitaria"[19]).
A Mirabello il presidente della Camera pronuncia un discorso che chiude definitivamente le porte della riconciliazione tra finiani e PdL. Il PdL, secondo Fini, non esiste più, e quindi non c'è possibilità che FLI possa rientrare in ciò che non esiste[20].
Durante il discorso, il leader della nascente forza politica, usa parole di fuoco contro il Giornale e Libero (definiti "infami") e, attraverso proposte politiche, critica l'operato e il pensiero del governo su alcune parti della manovra, sulla legge elettorale, sulla parole dette da Gheddafi durante la visita a Berlusconi, sulla giustizia e sul processo breve, sulla critica espressa dal PdL riguardo alla proposta finiana di dare il voto agli extra-comunitari regolari ecc.[21].
Il presidente della Camera, poi, denuncia l'impossibilità di esprimere il dissenso in un partito che si definisce "della Libertà" e "dell'amore" e afferma che il PdL liberale e di massa come lo avevano pensato, cioè una casa moderata e riformatrice, non è di fatto quello che oggi si vede in politica e TV[22].
Il 29 settembre 2010 viene decisa la convocazione per il 5 ottobre dei gruppi parlamentari FLI di Camera, Senato e Parlamento europeo per dare vita al comitato promotore del nuovo movimento[23]. In quel giorno infatti viene stabilito che, per il successivo 13 ottobre, le associazioni Forum delle idee, Farefuturo e Libertiamo si sono riunite per elaborare una prima bozza del manifesto programmatico, presentato poi il 25 ottobre 2010, denominato "Manifesto d'ottobre" e firmato da un centinaio di intellettuali[24].
Il 2 novembre 2010 viene presentato il simbolo di FLI[25].
Il "Manifesto per l'Italia"[26] è presentato a Bastia Umbra (PG) alla prima Convention nazionale di Futuro e Libertà del 6 e 7 novembre 2010, dove Fini, davanti a 7 mila aderenti, annuncia il ritiro della delegazione di FLI al governo e chiede a Berlusconi di presentare le dimissioni per formare un nuovo governo di legislatura insieme all'Udc.
L'assemblea costituente del partito di FLI è stata convocata a Milano per l'11, 12 e 13 febbraio 2011[4].
Organigramma [modifica]
Il 4 agosto 2010 sono stati formalizzati gli incarichi: portavoce unico dei gruppi è Silvano Moffa (poi Benedetto Della Vedova), capogruppo alla Camera Italo Bocchino, vice Benedetto Della Vedova e Giorgio Conte. Capogruppo al Senato Pasquale Viespoli. Il Responsabile Propaganda è Enzo Raisi, responsabile Territorio Roberto Menia[27].
Il 6 ottobre 2010, su richiesta di Fini, viene designato coordinatore politico-organizzativo di FLI Adolfo Urso[28], già coordinatore di Alleanza Nazionale prima del congresso costitutivo di Fiuggi. Capo della segreteria politica è stato nominato il 3 novembre 2010 Carmelo Briguglio. Segretario amministrativo Nino Lo Presti. Gruppi di FLI si sono costituiti nei consigli regionali dell'Abruzzo, del Molise e delle Marche e all'Assemblea regionale siciliana[29] (7 su 90).
I coordinatori regionali [modifica]
Il 14 ottobre 2010 il coordinatore Adolfo Urso, e il responsabile Organizzazione Roberto Menia, hanno nominato i coordinatori regionali dei comitati costituenti[30]:
Piemonte: Roberto Rosso.
Liguria: Enrico Nan.
Lombardia: Giuseppe Valditara. Coordinamento Regionale: Lombardia FLI
Trentino Alto Adige: Alessandro Urzì.
Veneto: Maurizio Saia.
Friuli Venezia Giulia: Roberto Menia.
Emilia Romagna: Enzo Raisi.
Toscana: Angelo Pollina.
Umbria: Franco Zaffini.
Marche: Mario Baldassarri.
Lazio: Antonio Buonfiglio.
Abruzzo: Daniele Toto.
Molise: Enrico Gentile.
Campania: Enzo Rivellini.
Puglia: Francesco Divella.
Basilicata: Egidio Digilio.
Calabria: Angela Napoli.
Sicilia: Giuseppe Scalia.
Sardegna: Ignazio Artizzu.
Adesioni [modifica]
Camera dei deputati [modifica]

In blu i seggi dei 32 deputati che aderiscono al gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia all'interno della Camera dei Deputati
Il 30 luglio 2010 si costituisce il gruppo alla Camera dei deputati al quale aderiscono inizialmente 33 deputati. Si aggiungono poi Chiara Moroni il 7 settembre 2010, il presidente della Camera Gianfranco Fini l'8 settembre 2010 (alla ripresa dell'attività parlamentare)[31] e Giampiero Catone il 23 settembre 2010. Sempre in tal giorno torna invece nel gruppo del PdL la deputata Souad Sbai, che inizialmente aveva lasciato per aderire a Futuro e Libertà[32]. Il 3 novembre 2010 i deputati Roberto Rosso e Daniele Toto lasciano il gruppo del PdL per aderire a Futuro e Libertà. Il 16 novembre torna nel gruppo del PdL il deputato Giuseppe Angeli[33].
È stato eletto capogruppo il deputato Italo Bocchino, vice Benedetto Della Vedova.
Il 14 dicembre 2010, in occasione del voto sulla mozione di sfiducia al Governo firmata dai deputati di Fli (con la sola eccezione di Giampiero Catone), Udc, Mpa e Api, tre membri del gruppo non hanno seguito le indicazioni della stessa mozione a cui avevano in precedenza aderito. Hanno votato contro la sfiducia Catia Polidori (entrata poche ore dopo nel gruppo misto) e Maria Grazia Siliquini (entrata assieme a Giampiero Catone nel gruppo misto il giorno successivo). Dopo aver chiesto le dimissioni del capogruppo Bocchino, non ha partecipato al voto invece Silvano Moffa (anch'egli entrato nel gruppo misto poche ore dopo)[34][35].
Attualmente aderiscono quindi al gruppo i seguenti 32 deputati[36]:
Luca Barbareschi;
Claudio Barbaro;
Luca Bellotti;
Italo Bocchino;
Giulia Bongiorno;
Carmelo Briguglio;
Antonio Buonfiglio;
Giuseppe Consolo;
Giorgio Conte;
Giulia Cosenza;
Benedetto Della Vedova;
Aldo Di Biagio;
Francesco Divella;
Gianfranco Fini;
Fabio Granata;
Donato Lamorte;
Nino Lo Presti;
Roberto Menia;
Chiara Moroni;
Angela Napoli;
Gianfranco Paglia;
Carmine Santo Patarino;
Flavia Perina;
Franco Proietti Cosimi;
Enzo Raisi;
Andrea Ronchi;
Roberto Rosso;
Alessandro Ruben;
Giuseppe Scalia;
Daniele Toto;
Mirko Tremaglia;
Adolfo Urso.
Senato della Repubblica [modifica]

In blu i seggi dei 10 senatori che aderiscono al gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia all'interno del Senato della Repubblica
Al gruppo al Senato della Repubblica aderiscono fin dall'inizio 10 senatori[37], numero minimo consentito per la formazione di un gruppo autonomo, non tutti di provenienza ex An (Barbara Contini è stata eletta in quota Forza Italia).
È stato eletto capogruppo il senatore Pasquale Viespoli[27], vice Maria Ida Germontani.
Attualmente aderiscono al gruppo i seguenti senatori:
Mario Baldassarri;
Barbara Contini;
Candido De Angelis;
Egidio Digilio;
Maria Ida Germontani;
Giuseppe Menardi;
Francesco Pontone;
Maurizio Saia;
Giuseppe Valditara;
Pasquale Viespoli.
Euro-deputati [modifica]
Hanno aderito a FLI, senza però costituire un proprio gruppo al Parlamento europeo, i seguenti cinque euro-deputati:
Giovanni Collino;
Cristiana Muscardini;
Enzo Rivellini;
Potito Salatto;
Salvatore Tatarella.
Fondazioni, associazioni e centri studi che sostengono il gruppo [modifica]
Futuro e Libertà per l'Italia dispone del sostegno della galassia dei cosiddetti "finiani", con l'appoggio esplicito di:
Fondazione Farefuturo (presieduta da Gianfranco Fini e della quale è segretario Adolfo Urso);
Associazione Generazione Italia (di Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio);
Associazione Area Nazionale (vicina a Roberto Menia);
Associazione Libertiamo (di Benedetto Della Vedova);
Associazione Area Destra (di Andrea Urso);
Associazione Riforme e Libertà (di Giuseppe Valditara e Cristiana Muscardini);
Associazione Socialismo e Libertà (di Chiara Moroni);
Associazione Nazione Futura (di Andrea Ronchi);
Associazione Arcipelago Nazionale;
Centro studi Economia Reale (di Mario Baldassarri);
Stampa e web [modifica]
Futuro e Libertà per l'Italia ha il sostegno del quotidiano Il Secolo d'Italia, diretto da Flavia Perina, e dei periodici on-line:
FareFuturo Web magazine (diretto da Filippo Rossi);
Libertiamo.it (diretto da Carmelo Palma).
Note [modifica]
^ Modifica nella denominazione di un gruppo parlamentare.. Camera.it, 8-9-2010. URL consultato il 9-9-2010.
^ L'esercito di Fini: 33 deputati e 10 senatori. Con questi numeri i fedelissimi del presidente della Camera potranno avere gruppi parlamentari autonomi. Corriere della sera, 30 luglio 2010
^ Nasce il partito di Futuro e Libertà Fini: "Non An in piccolo, Pdl in grande". la Repubblica, 5 agosto 2010
^ a b Il Congresso costituente di Futuro e Libertà si svolgerà a Milano dall’11 al 13 febbraio.
^ http://libero-news.it/news/551880/Casini__Fini_e_Rutelli_varano_il_Polo_della_nazione__il_partito_dei_perdenti.html
^ Berlusconi: «Non abbiamo più fiducia nel presidente della Camera». Corsera.it, 29 luglio 2010
^ Pdl: la bozza del documento dell'ufficio di presidenza. Corsera.it, 29 luglio 2010
^ Costituito il gruppo dei finiani al Senato. ANSA, 3 agosto 2010
^ Patto Fini-Casini-Rutelli: nasce il fronte dei moderati. Adnkronos, 4 agosto 2010
^ Caliendo: Casini, astenersi prova responsabilità e serietà. 5 agosto 2010
^ Prove di centro. Rai News, 3 agosto 2010
^ Nessun “terzo polo”, ma sì al dialogo sui singoli provvedimenti. Generazione Italia, 4 agosto 2010
^ Respinta la sfiducia a Caliendo. Rissa tra finiani ed ex. Alfano: «P3 frutto di un'elaborazione dei pm». Il Sole 24 ORE, 4 agosto 2010
^ È partita sul terzo polo. Il Pd: governo alla fine. Bresciaoggi, 5 agosto 2010
^ Il "Grande Centro": Cuando Caliendo el sol, sorge il "terzo polo".. Agor@ magazine, 4 agosto 2010
^ Terzo Polo: Casini, non è manovra palazzo, si allargherà nel paese. Asca, 5 agosto 2010
^ Fini pensa già al nuovo partito a Mirabello il manifesto politico. la Repubblica, 17 agosto 2010
^ A settembre debutterà il partito dei finiani. Il Tempo, 17 agosto 2010
^ Granata: noi forza di destra europea e legalitaria. Siciliaoggi, 25 agosto 2010
^ Fini varca il Rubicone. L'espresso, 6 settembre 2010
^ Il discorso di Fini. AgoraVox, 6 settembre 2010
^ Il manifesto di Fini per una nuova Destra. la Repubblica, 6 settembre 2010
^ Fini lancia il partito: dovranno trattare su tutto
^ Manifesto d'ottobre
^ Fini lancia il simbolo E per il premier un nuovo ultimatum
^ Il testo del manifesto di Futuro e Libertà per l’Italia. Ultime Notizie, 7 novembre 2010
^ a b “Futuro e libertà”: Bocchino eletto capogruppo, vice è Della Vedova. Blitzquotidiano.it, 04/08/2010
^ Fli/ Urso nominato coordinatore politico-organizzativo
^ Sicilia: nasce all'Ars gruppo parlamentare 'Fli-Sicilia'
^ FLI: nominati coordinatori regionali. Rivellini per la Campania. URL consultato il 15-10-2010.
^ Camera: Fini passa a Gruppo FLI. URL consultato il 8-9-2010.
^ Fli, arrivano adesioni dal Pdl,a la Sbai torna indietro
^ Amedeo La Mattina. «Sette deputati nel mirino il calciomercato sul Fli». La Stampa, 17 11 2010. URL consultato in data 17-11-2010.
^ Camera dei deputati - XVI Legislatura - Seduta n. 408 di martedì 14 dicembre 2010 - Mozioni Franceschini, Donadi ed altri n. 1-00492 e Adornato ed altri n. 1-00511 di sfiducia al Governo (Seguito della discussione) - Votazione - Resoconto stenografico dell'Assemblea.
^ I decisivi. Moschettieri, colombe e astensionisti: chi ha fermato Fini.
^ Composizione del gruppo Futuro e Libertà. Per l'Italia. Camera.it. URL consultato il 15-12-2010.
^ Composizione del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia. Senato.it. URL consultato il 5 agosto 2010.
Voci correlate [modifica]
Festa Tricolore
Gianfranco Fini
Governo Berlusconi IV
Polo della Nazione
Provenienza dei politici appartenenti a Futuro e Libertà per l'Italia
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale di Futuro e Libertà per l'Italia
Sito ufficiale di Arcipelago Nazionale
Sito ufficiale di Area Nazionale
Sito ufficiale di Area Destra
Sito ufficiale di FareFuturo Webmagazine
Sito ufficiale di Generazione Italia
Sito ufficiale di Libertiamo.it
Sito ufficiale di Nazione Futura
Sito ufficiale de "Il Secolo d'Italia"
Sito ufficiale di Socialismo e Libertà
Berlusconi incassa la fiducia al Senato e alla Camera, tensioni e defezioni nel partito di Fini
Il governo passa alla Camera e al Senato. Il partito di Fini si astiene al senato e si divide (due voti a favore del governo e Moffa che vota la sfiducia ma chiede le dimissioni del capogruppo Italo Bocchino) alla Camera.

DIRETTA VIDEO / Il voto di fiducia al senato
DIRETTA VIDEO / Il voto di fiducia alla camera
Chi è Silvano Moffa, il finiano che media (di Sara Bianchi)
Chi sono i tre transfughi che ora (forse) tifano Berlusconi
Alla Camera come a Wall Street (di Lina Palmerini)
L'instabilità peggior nemico dei mercati(analisi di Dino Pesole)
Il Punto (video) di Stefano Folli: Falliscono le trattative dell'ultim'ora
Leggi i testi degli interventi
Berlusconi incassa la fiducia al Senato, con 162 voti favorevoli, 135 no, 11 astenuti. I senatori presenti sono stati 309, la maggioranza era di 155, i votanti sono stati 308. A favore del governo Berlusconi hanno votato Pdl e Lega Nord. I no sono arrivati da Pd, Idv , Udc, Mpa e Api. I dieci senatori di Fli si sono invece astenuti, come annunciato in sede di dichiarazione di voto dal capogruppo al Senato, Pasquale Viespoli. Ora, ha detto Viespoli, «Berlusconi si dimetta ed eviti la conta alla Camera», visto che in caso di sfiducia a Montecitorio, i finiani saranno disponibili solo a un nuovo governo di centrodestra, senza fare ribaltoni. Ma con un premier diverso da Silvio Berlusconi». L'undicesimo astenuto è stato Enrico Musso, ex senatore Pdl ora al gruppo misto.
Voto favorevole da parte del Pdl. Per il capogruppo azzurro, Maurizio Gasparri «la strada per rafforzare il governo non è certo quella delle lacerazioni». Secondo Gasparri «chi ha presentato le mozioni di sfiducia sa solo dire dei no» e fa proposte «ispirate alla ritualità della vecchia politica, delle quali l'Italia non ne può più». «Abbiamo comunque apprezzato - ha aggiunto - l'astensione di Fli e colto questo segnale positivo».
Voto contrario dal Pd. Per Anna Finocchiaro l'unica alternativa in caso di crisi è «un governo di responsabilità nazionale». «Ma se si andrà a votare - ha aggiunto - noi siamo pronti». Disco rosso anche da parte di due dei tre senatori del Mpa. La loro decisione è stata motivata così da Giovanni Pistorio: «Berlusconi ha tradito gli elettori meridionali sottraendo le risorse Fas». Il terzo senatore Mpa, Sebastiano Burgaretta, ha votato la fiducia al governo Berlusconi.
Semaforo rosso anche dall'Udc. Che attraverso il capogruppo al Senato, Giampiero D'Alia, ha spiegato il voto contrario «perché questo Governo è frutto di una politica che ha espulso i moderati dalle decisioni, affidandole alle forze più estreme». Il partito di Pier Ferdinando Casini ha chiesto quindi al premier «le dimissioni» e la creazione di un «governo di responsabilità che promette solo quello che può mantenere».
Scontato invece il voto di fiducia della Lega Nord. Il capogruppo del Carroccio a palazzo Madama, Federico Bricolo ha sottolineato come «la Lega voglia continuare a governare ma non arrivare a fine legislatura e basta. Vuole arrivarci cambiando il paese con le riforme». E rivolto agli esponenti di Fli ha aggiunto: «Le critiche costruttive vanno bene, ma se svolte all'interno della maggioranza hanno senso positivo, farle da fuori significa tradire il voto degli elettori».
Voto contrario al governo da parte dell'Api. Francesco Rutelli ha ricordato come il voto di oggi abbia comunque chiuso «una stagione politica iniziata 17 anni fa quando il premier scese in campo appoggiando Gianfranco Fini nella corsa alla poltrona di sindaco di Roma, poi andata al sottoscritto». Disco rosso anche da parte dell'Idv, che per bocca del capogruppo a palazzo Madama, Felice Belisario ha accusato il premier di essere «il mandante politico della più grossa compravendita di parlamentari. I cambi di casacca sono deprecabili e condannabili sempre e oggi sono favoriti dal suo entourage solo per fornirle qualche voto in più per sopravvivere a sé stesso». Belisario ha quindi invitato il premier «ad andare al Quirinale e dimettersi», prima del voto alla Camera.
Non hanno partecipato al voto di fiducia al Senato i tre senatori della Svp. La senatrice Helga Thaler Ausserhofer è stata molto critica con Fini: «È irresponsabile avere determinato la crisi. È doveroso distinguere i ruoli istituzionali investiti dai protagonisti con i ruoli politici».
Tutti assenti i sei senatori a vita per la fiducia al Governo Berlusconi. Andreotti, Ciampi, Colombo, Levi Montalcini, Pininfarina e Scalfaro non hanno quindi votato. Non hanno votato neanche il presidente del Senato, Renato Schifani e il senatore siciliano del Pdl Galioto, assente. Oltre a Burgaretta, dell'Mpa, hanno invece votato la fiducia i senatori Fosson (Union Valdotaine), Villari (Misto) e Cuffaro (ex Udc). estratto dal sito web http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-14/berlusconi-incassa-fiducia-senato-102818.shtml

mercoledì 19 gennaio 2011

I COSTI DEI PROCESSI DEI PM CONTRO BERLUSCONI

I NUMERI PARLANO CHIARO NON SOLO SI E' BUTTATA VIA UNA MAREA DI SOLDI MA QUANDO SI PARLA DI 10 ASSOLUZIONI, 13 ARCHIVIAZIONI, DI 5 PROCESSI IN ATTO DI CUI 2 DESTINATI ALLA PRESCRIONE MOLTO PRIMA DELL'APPELLO , FORSE E' IL CASO CHE IL SIG. BERSANI ED IL SIG. DI PIETRO FACCIANO UN'AMPIA RIFLESSIONE PRIMA DI PARLARE. FERMO RESTANDO CHE IN OGNI CASO PER QUANTO RIGUARDA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SIA DAL PUNTO DI VISTA MEDIATICO CHE POLITICO ASSOLUZIONE DOPO ASSOLUZIONE, ARCHIVIAZIONE DOPO ARCHIVIAZIONE, MAI E' VALSO IL PRINCIPIO DI PRESUNZIONE DI INNOCENZA, MA SI E' SEMPRE FATTO PREVALERE IL PRINCIPIO DI COLPEVOLEZZA A PRIORI E A PRESCINDERE DALLE DECISIONI GIUDIZIARIE. Pietro Berti

Il conto dei pm: 300 milioni
Le indagini sul premier hanno costi giganteschi. 105 procedimenti avviati, 1.000 magistrati coinvolti, 530 perquisizioni. E mai una condanna. [COMMENTO Non è giustizia se sa di politica]
È il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini a fare i conti. «Sono i numeri a dimostrare la persecuzione giudiziaria di cui è vittima ormai da diciassette anni Silvio Berlusconi: 105 procedimenti avviati, 1.000 magistrati coinvolti, 530 perquisizioni, 2.500 udienze, 10 assoluzioni e 13 archiviazioni. Nonostante questo spiegamento di forze un solo numero manca all'appello, quello di una condanna. Per questo motivo la maggioranza degli italiani ha capito da tempo da che parte stare e rinnova la sua fiducia nei confronti del premier e del suo governo che continuerà - conclude il ministro - a lavorare per il bene del Paese». Le cifre fornite dal ministro sono impressionanti. Ma quanto costa allo Stato, e dunque a noi contribuenti, la campagna giudiziaria contro il Cavaliere? In realtà a comunicare i primi dati sull'offensiva era stato lo stesso Berlusconi lo scorso 14 gennaio in un messaggio inviato ai promotori della libertà riferendosi a «una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell'uomo in qualunque paese del mondo. Questi processi hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti» ha detto il premier. In tutto 28 processi – aveva ricordato il premier – che hanno dato luogo a 10 assoluzioni, 13 archiviazioni mentre sono 5 i processi ancora in corso. Inoltre «nessuno di questi processi è collegato alla mia attività di governo come presidente del Consiglio».
In realtà, il costo sostenuto dallo Stato potrebbe risultare molto più alto rispetto ai 300 milioni di euro stimato da Silvio. Cui andrebbero aggiunte le spese effettuate per le intercettazioni. In generale sono costate oltre 272 milioni di euro le intercettazioni telefoniche e ambientali nel corso del 2009: sotto controllo 119.553 telefoni e 11.119 ambienti. Questi, almeno, gli ultimi dati del ministero della Giustizia comunicate lo scorso 16 giugno dall'Associazione nazionale magistrati sulle intercettazioni. L'unico numero che è stato invece ricavato con un ragionamento è quello delle persone intercettate: sono meno di 40mila, cioè lo 0,07 della popolazione italiana; un dato questo che si ottiene dividendo il numero delle utenze sottoposto a controllo per tre, visto che in media ogni persona intercettata utilizza tre o più numeri telefonici. Complessivamente i «bersagli» sono stati 132.384, poco meno dell'anno precedente, quando si erano attestati su 137.086. Rispetto al 2008 però c'è stato un aumento di spesa, visto che allora le intercettazioni erano costate poco più di 233 milioni di euro.
La gran parte della spesa è rappresentata dal noleggio degli apparati per intercettare (computer, server o altro materiale informatico) costato nel 2009 ben 214 milioni di euro. Altri 45 milioni di euro sono stati pagati alle compagnie telefoniche per il noleggio delle linee. Linee che invece in Paesi come la Francia e la Germania vengono fornite a costo zero. Non solo. Secondo un recente articolo apparso sul Sole24Ore, Il budget dell'Italia per la giustizia, circa 7 miliardi di euro, è il più alto d'Europa. Oltre due terzi degli stanziamenti – più di 5 miliardi – sono assorbiti da capitoli di spesa che hanno a che fare con gli stipendi e più in generale con il costo del lavoro. Intanto, i 7,2 miliardi destinati dall'Italia al comparto giustizia (nel 2006 erano il 7% in più), nel 2010 sono saliti a 7,4 miliardi. Tra il 2011 e il 2013, le previsioni indicate nella legge di stabilità riportano i fondi intorno ai 7 miliardi. di Camillla Conti
dal sito web http://www.iltempo.it/politica/2011/01/17/1230648-conto_milioni.shtml
Non è giustizia se sa di politica Contro Berlusconi quindici anni di inchieste inutili
L’idea di dover subire un nuovo capitolo della telenovela politico-giudiziaria è sconfortante. Fra le cose di cui l’Italia ha bisogno non c’è un’ennesima inquisizione, con l’ennesima accusa di strumentalizzazione. Basta. Tutte le persone intelligenti sanno che si tratta di una patologia pericolosa, sebbene tutti restino prigionieri di una faziosità dissennata, talché le inchieste su Silvio Berlusconi portano a tutto, tranne che a ragionamenti razionali. Si passa dalla mafia al pecoreccio, senza in nulla scalfire le contrapposte tifoserie. Forse si crede che la materia, proprio perché licenziosa, intrighi il pubblico ed ecciti la fantasia. Credo, all'opposto, che annoi e ammosci. E' tutto inutile, già scritto, scontato. Anche deprimente. Dal punto di vista formale e istituzionale esiste un solo modo serio di affrontare la questione: a. nessun cittadino può mai essere considerato colpevole di niente, fino ad una sentenza definitiva che lo condanni, e un'inchiesta non somiglia, neanche minimamente, a un verdetto; b. la magistratura indaga laddove ritiene esista una notizia di reato, essendo a questo tenuta dall'obbligatorietà dell'azione penale. Ma neanche la correttezza formale ha più senso, perché quindici anni d'inquisizione inutile, inconcludente o pretestuosa stroncano qualsiasi fiducia nella giustizia. Sul caso specifico, sull'ultimo grido dell'indagine inutile, noi peripatetici da strada sappiamo già quel che c'è da sapere: 1. un presidente del Consiglio non può consentirsi una condotta così priva di rispetto per il decoro; 2. una magistratura seria non spreca tempo e denaro per indagare debolezze privatissime, che solo l'incubo inquisitorio può considerare reato. Il resto sono solo settimane e mesi di masochismo nazionale.
È scontato che si scateneranno nuove polemiche, tendenti a negare le due evidenze che abbiamo appena riassunto. Ma se si solleva la testa dal caos e dal vociare non può non essere evidente che la radice del problema sta nel biennio 1992-1994, quando l'azione delle procure si sostituì alla volontà popolare e una classe politica fu cancellata senza che abbia mai perso le elezioni. Se non si torna a esaminare e onestamente descrivere quegli eventi, se si continua nella contrapposta finzione del presupporre infondate tutte le accuse o cospiratori gli inquisitori, si resterà ad annaspare in una pozza melmosa, ove l'Italia ha disperso e continua a disperdere molte energie. La condotta privata di un governante può, e per certi aspetti deve, essere oggetto di pubblica discussione. Ma la pretesa che sia l'ordine giudiziario a utilizzare quel tema per cancellare o ribaltare i giudizi elettorali è fuori da ogni logica del diritto. Se una tale demolizione dell'ordinamento continua a esistere è perché l'Italia continua ad essere inzuppata di cultura antidemocratica, quella, per intenderci, secondo cui il «giusto» e il «vero» devono sempre trionfare, anche contro la volontà della maggioranza. Dottrina dispotica e liberticida, perché trascura un dettaglio: chi stabilisce cosa siano il giusto e il vero? Se la risposta è: un pubblico ministero, la controrisposta può lecitamente essere una pernacchia. È non solo normale, ma doveroso, che il governo si difenda da questo genere d'assalti. Ferma restando la necessità di condotte meno indifferenti al ruolo che si ricopre. Non è normale e non è giusto che si continui a farlo senza andare al cuore istituzionale del problema, ponendo rimedio al dilagare della malagiustizia, della giustizia negata, di quella politicizzata. Nell'interesse di tutti. www.davidegiacalone.it

di Davide Giacalone
17/01/2011

martedì 18 gennaio 2011

Forza Italia - FI


Forza Italia è stato un partito politico italiano attivo dal 18 gennaio 1994 al 27 marzo 2009. Presidente e leader del partito è stato, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.
Forza Italia è stato il movimento aggregatore della coalizione di centro-destra denominata Casa delle Libertà. A livello continentale aderiva al Partito Popolare Europeo, di cui costituiva il principale membro italiano.
L'ideologia del partito variava dal liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione cristiano-democratica; il partito aspirava ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore ufficiale era l'azzurro.
Il 18 novembre 2007 in piazza San Babila a Milano Berlusconi annunciò lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di una nuova formazione politica, Il Popolo della Libertà (PdL)[1], a seguito di un'iniziativa di raccolta firme a favore di elezioni anticipate. Pochi giorni dopo, il 28 novembre, Berlusconi smentì inizialmente lo scioglimento immediato del partito.
Il 21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale di Forza Italia ha sancito ufficialmente la confluenza nel PdL (assieme agli altri partiti che hanno aderito all'ingresso nella nuova formazione politica, tra cui Alleanza Nazionale) e ha dato a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione[2][3], conclusasi con il congresso costituente del nuovo partito, che si tiene dal 27 al 29 marzo 2009[4].
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 La nascita e i primi coordinamenti
1.2 La campagna elettorale e la vittoria del 1994
1.3 Il breve Governo Berlusconi I
1.4 Il Polo perde le elezioni
1.5 La vittoria del 2001 e gli anni di governo
1.6 Le elezioni del 2006
1.7 L'ingresso nel PdL
2 Valori
3 Struttura
3.1 Organi nazionali
3.2 Coordinatori regionali
3.3 Organizzazioni interne
4 Correnti
4.1 Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutriani
4.2 Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti doc
4.3 Componenti politiche
4.4 Correnti a livello regionale
4.5 Fondazioni
4.6 Movimenti politici e partiti minori strettamente alleati
5 Risultati elettorali
6 Iscritti
7 Congressi
8 Stampa
9 Simboli storici
10 Note
11 Bibliografia
12 Collegamenti esterni
13 Altri progetti
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Storia
La nascita e i primi coordinamenti

Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).
Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani[5]. Il nome venne preso dallo slogan Forza Italia utilizzato nella campagna elettorale della Democrazia Cristiana del 1987, curata da Marco Mignani.[6]
Berlusconi inizia a parlare di politica già da mesi, forse fin dalla seconda metà del 1992[7]. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica[8]. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest[9].
Inizialmente Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano[10].
Il 13 settembre Berlusconi si sbilancia con un "vorrei fare un partito, ma non posso"[11]
Il 16 ottobre il settimanale della Mondadori, Epoca, mostra in copertina il logo dei "Club Forza Italia". All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico Berlusconi: c'è una guerra contro di me. Sgarbi: ">[12][13].
Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica pubblica alcuni documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi di argomento politico. Berlusconi tuttavia nega la paternità di tali documenti e nega di essere il leader di un partito politico[14]. Nei giorni successivi nega di organizzare direttamente i club Forza Italia e accusa il gruppo Repubblica-l'Espresso di metter in atto una campagna tesa alla distruzione del suo gruppo [15].
Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che "se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Inoltre afferma, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini: mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per il Movimento Sociale Italiano.
Il 25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano.
Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini[16].
Il 10 dicembre a Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l'inno degli "azzurri"[17]. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della "discesa in campo" viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.[senza fonte]
Fin dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci (amministratore nazionale). Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a Milano.
Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà subito fra i detrattori di "partito-azienda"[18], di "partito di plastica"[19], di "partito personale" o anche "partito eversivo"[20] (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto).
La campagna elettorale e la vittoria del 1994
Nello storico discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord), mentre al Sud Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l'Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).
Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori (oltre alla forza economica e mediatica del suo leader): a differenza di altri personaggi "nuovi" comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla "vecchia" politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.
L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.
Il breve Governo Berlusconi I
Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centro-destra, riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l'Italia (Giulio Tremonti, che divenne ministro delle Finanze, Vittorio Cecchi Gori, Alberto Michelini e Luigi Grillo).
Alle successive elezioni europee del 1994, Forza Italia ottenne oltre il 30% dei voti. I suoi eletti, tuttavia, non aderirono ad alcuno dei maggiori gruppi parlamentari europei, bensì ne costituirono uno proprio denominato Forza Europa. In seguito, nel 1995, Forza Europa si fonderà con l'Alleanza Democratica Europea, di cui facevano parte soprattutto gli esponenti del francese Raggruppamento per la Repubblica: sorse così l'Unione per l'Europa.
Nonostante il successo elettorale, comunque, il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord e il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano (da lui definiti "fascisti").
Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").
Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.
Il Polo perde le elezioni
Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell'Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi, ma - nel '98 - anche questo esecutivo è destinato ad essere sfiduciato, così il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema, fortemente avversato da Forza Italia, anche perché il suo governo riceve l'appoggio di diversi parlamentari eletti con il Polo. Berlusconi denuncia: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori".
I consensi, intanto, aumentano: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni europee del 1999, quando ottiene circa il 25%. A differenza delle precedenti europee, gli eletti di Forza Italia aderiscono al Partito Popolare Europeo. Il successo del partito è confermato alle Regionali del 2000.
La vittoria del 2001 e gli anni di governo
Così, nel 2000, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l'alleanza, che prende il nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.
La CdL vince le elezioni e va al governo del Paese. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il noto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.
Forza Italia, pertanto, va al governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di "più longevo" nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
A partire dalle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, nel 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo[21]. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.
Le elezioni del 2006
La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza dei due governi, durati complessivamente cinque anni. La coalizione di centrosinistra rinnovata e guidata da Romano Prodi si presentò con un giudizio diametralmente opposto sulla legislatura.
Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.
La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni (ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001), ma comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.
Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.
Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001 (- 6% alla Camera), risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge (compresi gli eletti nella circoscrizione Estero) 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.
L'ingresso nel PdL
Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Forza Italia diventa così formazione promotrice del nuovo soggetto unitario, rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi, e si è perciò presentata assieme ad Alleanza Nazionale e ad altri movimenti e partiti politici dell'ormai ex-coalizione all'interno delle liste del PdL, in attesa della definitiva nascita del PdL come partito prevista inizialmente per l'autunno 2008 e, in seguito, annunciata per il 27 marzo 2009. Le elezioni hanno visto la vittoria della coalizione formata da PdL, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia e il ritorno al governo del centro-destra.
Valori
È scritto nella "Carta dei Valori" del partito:
« Forza Italia non nasce da una precedente organizzazione politica o da un costituito sistema dottrinale. Nasce dall'appello di un uomo, Silvio Berlusconi, direttamente rivolto ad un corpo elettorale nel quale rischiava di aprirsi un enorme vuoto storico-politico di rappresentanza. Forza Italia si costituisce come risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica; come reazione ad una possibile deriva illiberale del sistema politico; come offerta di rappresentanza all'area dei moderati nel quadro di una nuova democrazia dell'alternanza; come proposta di governo per realizzare una seconda modernizzazione italiana. »
Lo statuto del partito dice che Forza Italia è una associazione di cittadini che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali, cattolico liberali, laiche e riformiste europee[22]. Silvio Berlusconi, nel 1998, ha definito il movimento come:
un partito liberale ma non elitario, anzi un partito liberaldemocratico popolare;
un partito cattolico ma non confessionale;
un partito laico ma non intollerante o laicista;
un partito nazionale ma non centralista[23].
Forza Italia si definisce un "partito nuovo", senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica e, nel contempo, legittimo erede delle "migliori tradizioni politiche italiane". Il democristiano Alcide De Gasperi, il socialdemocratico Giuseppe Saragat, il liberale Luigi Einaudi e il repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito intende riferirsi. Forza Italia attualmente si rifà ad una un'identità di centrodestra, facendo parte del Partito Popolare Europeo, ma senza limitare per questo l'apertura alla tradizione della sinistra riformista (come si vede nei riferimenti alle personalità della sinistra moderata), con un esplicito richiamo al pensiero del socialismo liberale.
Sempre dalla "Carta dei Valori":
« Stiamo dunque costruendo un soggetto politico inedito per la storia d'Italia. Un soggetto che si propone l'unione di tre grandi aree politico-culturali: quella del cattolicesimo liberale e popolare, quella dell'umanesimo laico, liberale e repubblicano, quella del liberal-socialismo. »
« Siamo piuttosto un nuovo partito di centro, liberal-popolare e liberal-socialista; alleato con la destra moderata e aperto alla cultura della sinistra riformista »
Forza Italia è un partito essenzialmente accentrato sulla figura del suo leader. L'orientamento politico di Forza Italia è moderato-liberale. La struttura di formazione è diretta da don Gianni Baget Bozzo [1] e la linea politica è influenzata da Ferdinando Adornato (direttore del mensile "Liberal") che ha tentato di riadattare il neoconservatorismo statunitense al contesto politico-culturale italiano. Adornato si è concentrato sul progetto di riunire i partiti dell'area di centrodestra attraverso la creazione di un nuovo soggetto politico unitario.
Forza Italia sostiene la parità di importanza tra scuola privata e scuola pubblica; ritiene che i vincoli pubblici alla libera iniziativa imprenditoriale vadano eliminati o fortemente ridotti; propugna un sistema tributario che non si ponga come fine la redistribuire la ricchezza bensì orientare i consumi e, quindi, incentrato sulle imposte indirette e su quelle reali, piuttosto che su quelle dirette e personali; propone la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente; in politica estera adotta una linea fortemente atlantista. Sostiene, inoltre, le posizioni di libertà di coscienza in tematiche che riguardano la bioetica.
Struttura
La struttura di Forza Italia è prevalentemente verticistica: i coordinatori nazionali e regionali sono nominati direttamente dal presidente del movimento, Silvio Berlusconi. Gli iscritti, invece, possono eleggere i coordinatori dei club locali e i coordinamenti provinciali.
Organi nazionali
Presidente: Silvio Berlusconi (1994-2009)
Vice Presidente: Giulio Tremonti (2004-2009), Roberto Formigoni (2008-2009)
Presidente del Comitato di Presidenza: Claudio Scajola (2004-2009)
Vice Presidente: Carlo Vizzini (2005-2009)
Presidente del Consiglio Nazionale: Alfredo Biondi (2004-2009)
Coordinatore nazionale: Domenico Mennitti (1994), Luigi Caligaris (1994), Cesare Previti (1994-1996), Claudio Scajola (1996-2001), Roberto Antonione (2001-2003), Claudio Scajola (2003), Sandro Bondi (2003-2008), Denis Verdini (2008-2009)
Vice Coordinatore nazionale: Giuliano Urbani, Mario Valducci (1995-1996), Fabrizio Cicchitto (2003-2008), Gianfranco Miccichè (2004-2009), Renato Brunetta (2007-2009)
Responsabile della Segreteria Politica: Denis Verdini (2005-2009)
Vice Responsabile: Angelo Pisanu (2005-2009)
Amministratore nazionale (segretario amministrativo): Mario Valducci (1994-1995), Domenico Lo Jucco (1995-97), Giovanni Dell'Elce (1997-2003), Rocco Crimi (2003-2009)
Portavoce: Antonio Tajani (1994-1996), Paolo Bonaiuti (1996-2001), Sandro Bondi (2001-2004), Elisabetta Gardini (2004-2008), Daniele Capezzone (2008-2009)
Coordinatori regionali
Sono riuniti nella Conferenza dei Coordinatori regionali, il cui segretario è Angelino Alfano.
Abruzzo: Andrea Pastore
Alto Adige: Francesco Nitto Palma
Basilicata: Guido Viceconte (commissario)
Calabria: Giancarlo Pittelli
Campania: Nicola Cosentino
Emilia-Romagna: Giampaolo Bettamio
Friuli-Venezia Giulia: Vanni Lenna
Lazio: Francesco Giro
Liguria: Michele Scandroglio
Lombardia: Guido Podestà
Marche: Remigio Ceroni
Molise: Ulisse Di Giacomo
Piemonte: Guido Crosetto
Puglia: Raffaele Fitto
Sardegna: Piergiorgio Massidda
Sicilia: Angelino Alfano
Toscana: Denis Verdini
Trentino: Mario Malossini
Umbria: Luciano Rossi
Valle d'Aosta: Giorgio Buongiorno
Veneto: Niccolò Ghedini
Organizzazioni interne
Sono strutture interne di Forza Italia:
Forza Italia - Giovani per la Libertà: è l'organizzazione giovanile del partito, rivolta agli azzurri tra i 14 e i 35 anni e guidata da Francesco Pasquali.
Studenti Per le Libertà: è la sezione studentesca del partito, organizzato nell'ambito della struttura nazionale di Forza Italia Giovani. È stato fondato nel 1999 ed è riconosciuto al tavolo delle associazioni studentesche presso il Ministero dell'Istruzione. Attualmente, in seguito alle elezioni del 16 e 17 maggio 2007, ha un rappresentante eletto al Consiglio nazionale degli Studenti Universitari, massimo organo di rappresentanza istituito presso il Ministero dell'Università.
Forza Italia Seniores: è l'organizzazione dei forzisti over 65, al cui vertice è posto il Senatore Enrico Pianetta.
Azzurro Donna: è l'organizzazione femminile di Forza Italia, alla cui guida c'è Mara Carfagna.
Azzurri nel Mondo: è il "braccio estero" del partito, alla cui guida è recentemente stata nominata Barbara Contini.
Ragion politica: è il portale internet del Dipartimento Formazione del partito, responsabile nazionale Gianni Baget Bozzo
Correnti
In nessuno dei due congressi tenutisi fino ad oggi sono state discusse mozioni di minoranza, privilegiando una linea unitaria a sostegno del leader Silvio Berlusconi alla presidenza del movimento, anche se l'elezione da parte del Congresso nazionale di alcuni membri del Consiglio Nazionale è spesso movimentata, come quando nel 1998 si ebbe il duello tra Franco Frattini e Gianni Pilo per essere il consigliere nazionale più votato.
In ogni caso ci sono tre possibili distinzioni che si possono fare dei membri di FI. La prima riguarda il dibattito sul profilo organizzativo del partito, la seconda gli orientamenti in materia economica e sociale, la terza concerne gli orientamenti politici generali (non solo a livello nazionale, ma anche locale), spesso in relazione alle vecchie appartenenze politiche.
Nell'ambito della geografia interna delle posizioni politiche esistenti in Forza Italia, assumono rilievo anche le fondazioni e i rapporti con i i piccoli movimenti politici strettamente legati al partito.
Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutriani
Quanto alla prima si distinguono:
scajoliani, guidati da Claudio Scajola e fautori di un maggiore peso della macchina organizzativa del partito, nonché dell'introduzione dei congressi a livello regionale e al rafforzamento di quelli nazionali, provinciali e comunali;
publitalisti o dellutriani, fautori del partito leggero e incentrato sulla figura di Berlusconi, guidati da Marcello Dell'Utri, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto.
Negli ultimi tempi le due parti si sono indubbiamente ravvicinate (pochi infatti contestano ancora un maggiore radicamento del partito, unito a più collegialità e più democrazia interna, soprattutto dopo l'appello di Paolo Guzzanti in richiesta di un congresso "vero") e il duo Bondi-Cicchitto sembra muoversi svincolato dal proprio mentore, Dell'Utri. Quanto a quest'ultimo si può dire che abbia deciso di sostenere nuove leve di giovani a discapito di dellutriani di lungo corso come Enzo Ghigo, Roberto Tortoli e Guido Viceconte e che si sia lui stesso convinto della necessità di un'organizzazione capillare del partito, fondata sulle sezioni locali, similmente a quella che i DS hanno ereditato dal vecchio PCI.
Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti doc
Attorno al Vice Presidente del partito Giulio Tremonti si è costituito un gruppo composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran parte provenienti dal Nord Italia, forti sostenitori del federalismo fiscale, di qui le affinità con la Lega Nord, e di un liberismo temperato. Tra i tremontiani, cementatisi durante la battaglia in due tempi in difesa del risparmio e contro l'operato di Antonio Fazio a Bankitalia, vale la pena di citare Giorgio Jannone, Guido Crosetto, Luigi Casero, Maria Teresa Armosino, Andrea Pastore, Giuseppe Vegas, Gianfranco Conte e lo stesso Antonio Leone.
A Tremonti, spesso tacciato di colbertismo, si sono spesso contrapposti i liberisti doc guidati da Antonio Martino e Raffaele Costa, anche in piena campagna elettorale[24]. In genere, poi, l'ala del partito maggiormente legata all'ex PLI si è dimostrata la meno entusiasta nel sostenere il federalismo propugnato da Bossi e Tremonti, tanto che Egidio Sterpa (ex PLI di lungo corso) è stato l'unico membro del gruppo di FI alla Camera a votare contro il progetto di riforme istituzionali varato dal Governo Berlusconi.
Componenti politiche
Le "vecchie" correnti di partito però si manifestano attraverso movimenti o associazioni politiche collaterali rispetto a Forza Italia, spesso sono la ricongiunzione di esponenti della stessa area culturale e politica (democristiana, socialista o liberale) guidati da un personaggio carismatico. Tra queste degne di nota sono:
Cristiani Democratici per le Libertà / Rete Italia, area democristiana di ispirazione ciellina, guidata da Roberto Formigoni (tra i cui membri figurano Maurizio Lupi, Mario Mantovani, Mario Mauro e Maurizio Bernardo);
Noi Riformisti Azzurri, area socialista, legati a Francesco Colucci;
Circoli di Iniziativa Riformista, area socialdemocratica, guidata da Carlo Vizzini;
Liberalismo Popolare, area liberale guidata da Raffaele Costa e Alfredo Biondi.
Come si vede, a parte il gruppo di Formigoni, che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca una vera e propria componente democristiana. Ciò è dovuto al fatto che gli ex DC, che pure non sono troppo rappresentati al vertice, sono la stragrande maggioranza del partito, tanto da non sentire la necessità di organizzarsi in una vera e propria corrente. Peraltro spesso i democristiani berlusconiani si dividono sia sulla questione della struttura del partito, sia sulle questioni di attualità politica. In questo gruppo indefinito vanno inseriti Roberto Formigoni e i suoi seguaci, lo stesso Claudio Scajola, Giorgio Carollo, Giuseppe Pisanu, Enrico La Loggia, Renato Schifani, Angelino Alfano, Alfredo Antoniozzi, Raffaele Fitto, Giuseppe Gargani, Francesco Giro, Luigi Grillo, Osvaldo Napoli, Antonio Palmieri e Angelo Sanza, Riccardo Ventre e Marcello Vernola.
In generale si può parlare di un'anima democristiana, di una socialista riformista (ex PSI e ex PSDI), di una liberale e di una di berlusconiani della prima ora, molti dei quali provenienti da Publitalia, come, ad esempio, il vice-presidente dei deputati Antonio Leone e Gianfranco Micciché.

Per approfondire, vedi la voce Provenienza dei politici attualmente in Forza Italia.
Correnti a livello regionale

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A livello regionale il panorama delle correnti è molto frastagliato e diversificato e spesso non rispetta le logiche nazionali. Gli ex-Democristiani in particolare si presentano raramente come un fronte compatto e sono piuttosti divisi in diversi gruppi.
In Piemonte si sono contrapposti il gruppo di Enzo Ghigo (ex-Publitalia e dellutriano) e quello di Roberto Rosso, ex-DC sostenuto anche dagli ex-PLI, molto forti in regione e soprattutto nel Cuneese, dove esprimono il Presidente della Provincia Raffaele Costa. L'attuale coordinatore regionale è Guido Crosetto, un tremontiano proveniente dalla DC, che si posiziona neutralmente rispetto alle due fazioni.
In Lombardia al gruppo ciellino guidato da Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e Mario Mantovani si sono uniti "riformisti" di diversa estrazione politica come Massimo Guarischi (ex-PSDI), Giampiero Borghini (ex-PCI, poi sindaco di Milano con il sostegno del PSI) e Francesco Colucci (ex-PSI). Al gruppo formigoniano, che controlla saldamente il partito, si contrappone un'area di dellutriani e di laico-socialisti, tra i quali spiccano i nomi di Paolo Romani (ex-PLI) e Luigi Casero (ex-PRI).
In Liguria la stragrande maggioranza dei dirigenti e degli eletti è riconducibile all'area di Claudio Scajola, che controlla tutta la zona del Ponente ligure e, in particolare, della Provincia di Imperia. Il coordinatore regionale Michele Scandroglio, ex-DC, è a lui molto vicino. All'interno dell'area genovese, oltre al forte gruppo di scajoliani, la componente liberale gode ancora di un discreto seguito: il deputato Roberto Cassinelli e il senatore Enrico Musso sono sì molto vicini a Scajola, ma provengono dalle file del PLI.
In Veneto il partito è saldamente in mano a Giancarlo Galan (ex-PLI e ex-Publitalia). Al Presidente della Regione fanno riferimento l'area laico-socialista e dellutriana, guidata dagli ex-PSI Amalia Sartori e Renato Chisso e dagli ex-PLI Fabio Gava e Niccolò Ghedini, coordinatore regionale, e un nutrito gruppo di ex-democristiani con Raffaele Bazzoni, Carlo Alberto Tesserin, Leonardo Padrin, Marino Zorzato e Domenico Menorello in testa. Esistono poi almeno due gruppi provenienti dalla vecchia DC: i cosiddetti neodorotei e i democratici popolari. Tra i primi, legati al leader doroteo veneto Franco Cremonese e in gran parte membri del CDU fino al 1998, ci sono Vittorio Casarin e Clodovaldo Ruffato. Tra i secondi, un tempo stretti alleati di Galan, ci sono gli ex-seguaci di Giorgio Carollo, fondatore di Veneto per il PPE, tra i quali spiccano i nomi di Renzo Marangon, Barbara Degani e Giancarlo Conta, che si sono recentemente riavvicinati a Galan. Esiste poi un altro gruppo di derivazione PSI, spesso non in sintonia con Galan e guidato da personaggi del calibro di Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, ai quali si è unito l'ex-DC Remo Sernagiotto.[25] A tale gruppo si è spesso accodato anche Aldo Brancher, ex-DC e anello di congiunzione tra Forza Italia e Lega Nord.
Nel Friuli-Venezia Giulia è molto forte la componente proveniente da esperienze radicali e socialiste, guidata da Roberto Antonione e Renzo Tondo (succedutisi alla presidenza regionale), ma non manca un nutrito gruppo di ex-DC, con in testa Isidoro Gottardo e Danilo Moretti.
Nel Lazio, di recente Francesco Giro, leader del gruppo democristiano, ha preso il posto della giovane Beatrice Lorenzin come coordinatore regionale. Figure di rilievo sono poi Alfredo Antoniozzi e Stefano De Lillo.
In Campania si possono rintracciare almeno tre gruppi: quello di Antonio Martusciello (sostenuto da altre personalità locali come Antonio Barbieri, Aldo Perrotta, Emiddio Novi, Gaetano Fasolino, Cosimo Izzo e Fulvio Martusciello), quello di Elio Vito e Nicola Cosentino (Luigi Cesaro, Franco Malvano, Gioacchino Alfano, Antonio Girfatti, Alfredo Vito e altri) e gli immancabili scajoliani (Riccardo Ventre, Paolo Russo e Ermanno Russo). Tra i non schierati figurano Giuseppe Gargani, Claudio Azzolini e Francesco Brusco.
In Puglia il partito è saldamente in mano agli ex-DC guidati da Raffaele Fitto.
In Sicilia il partito si divide in un gruppo legato a Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo e un altro di origine democristiana guidato da Renato Schifani, Enrico La Loggia e Angelino Alfano. Con la nomina di quest'ultimo a coordinatore regionale al posto di Micciché si può dire che la corrente neo-democristiana abbia preso il sopravvento nel partito regionale.
Fondazioni
Grande rilievo hanno in Forza Italia diverse fondazioni e associazioni:
Free Foundation di Renato Brunetta (inizialmente insieme a Franco Frattini), rappresentante del c.d. "socialismo riformista", su posizioni liberali;
Fondazione Magna Carta di Marcello Pera e di Gaetano Quagliariello, entrambi vicini, una volta, alle posizioni del partito radicale ora forti sostenitori dell'identità cristiana, tanto da essere a volte apostrofati come l'area neocon e teocon del partito;
Fondazione Ideazione di Domenico Mennitti e Vittorio Mathieu;
Il Circolo di Marcello Dell'Utri;
Movimenti politici e partiti minori strettamente alleati
Molto vicine a Forza Italia sono anche altre componenti che però non fanno parte ufficialmente del partito, anche se di fatto si comportano con Forza Italia come i partiti associati all'Unione per un Movimento Popolare francese (Rad, CNIP e FRS):
Giovane Italia, area socialista, guidata da Stefania Craxi e Maurizio Sacconi (membro a tutti gli effetti di FI);
Riformatori Liberali, partito dei Radicali che hanno scelto il centrodestra, guidato da Benedetto Della Vedova, deputato nel gruppo di FI;
Partito Repubblicano Italiano, il partito più antico d'Italia che, seppure orgoglioso della sua autonomia e specificità, alle elezioni politiche del 2001 e del 2006 ha presentato i propri candidati nelle liste di FI;
Democrazia Cristiana per le Autonomie, partito autonomo che, per voce del suo segretario Gianfranco Rotondi, riconosce come leader Berlusconi;
Nuovo Partito Socialista Italiano di Stefano Caldoro;
Decidere di Daniele Capezzone.

Congressi
I Congresso Nazionale - Assago (MI), 16-18 aprile 1998
II Congresso Nazionale - Assago (MI), 27-29 maggio 2004
Stampa
Grande importanza per il partito, e in generale per il centrodestra, hanno quotidiani come Libero (diretto da Maurizio Belpietro), Il Foglio (diretto da Giuliano Ferrara, già ministro per i Rapporti con il Parlamento nel primo Governo Berlusconi), L'Opinione, Il Domenicale e Il Giornale (della cui casa editrice è azionista di maggioranza il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo; vicedirettore Paolo Guzzanti e consigliere d'amministrazione Egidio Sterpa, entrambi senatori di FI, mentre direttore è Vittorio Feltri), che, seppure non legati ufficialmente al partito, sostengono Berlusconi, senza far mancare qualche critica, spesso tagliente (specie nel caso di Libero e de Il Foglio).
Per la primavera 2007 è prevista l'uscita di Liberal come quotidiano (12 pagine insieme al Domenicale). Il quotidiano si propone di "raccontare il popolo delle libertà" e affermare "una cultura moderna che non guarda più a sinistra".
È da ricordare che il 16 gennaio 2003 riprende le pubblicazioni l'Avanti!, storico giornale del PSI, ora sotto la direzione di Valter Lavitola e come foglio (quattro pagine) «liberalsocialista» degli ex Psi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto (che lo ha fortemente voluto), Paolo Guzzanti, Renato Brunetta, Gianni Baget Bozzo. L'8 marzo 2006 però il giornale è divenuto quotidiano socialista avvicinandosi alle posizioni del Nuovo PSI, partito al quale l'editore-direttore è vicino.

^ http://www.skylife.it/html/skylife/tg24/politica.html?idvideo=56053
^ Forza Italia verso Il Popolo della Libertà - Consiglio Nazionale di Forza Italia
^ CONSIGLIO NAZIONALE: Forza Italia nel Pdl per acclamazione, mandato a Berlusconi
^ Nasce il Pdl, la parola ai giovani - Corriere della Sera, 27 marzo 2009
^ tribunale di Caltanissetta, Decreto di archiviazione, p.62
^ Addio al creativo della «Milano da bere». URL consultato il 01-04-2008.
^ E BERLUSCONI ANNUNCIO' IL SACRIFICIO'
^ Berlusconi preoccupato per i politici emergenti, Corriere della Sera, 20 marzo 1993, pag. 2.
^ R. Po., Il "sogno" politico di Berlusconi, Corriere della Sera, 11 maggio 1993, pag. 4.
^ Riccardo Chiaberge, Una "cosa" né Lega né Pds, Corriere della Sera, 28 luglio 1993, pag. 3.
^ Davide Frattini - Gian Antonio Stella, Berlusconi è cauto ma Sgarbi già lancia CS, Corriere della Sera, 14 settembre 1993, pag. 6.
^ Il caso. Fra politica e spettacolo. Il presidente Fininvest smentisce la notizia. Berlusconi: c'è una guerra contro di me. Sgarbi:
^ MIKE, IL TELEDEPUTATO DI BERLUSCONI
^ Berlusconi: un partito tutto mio? "Non esiste e non è mai esistito", Corriere della Sera, 23 ottobre 1993, pag. 7.
^ Antonio Macaluso, Berlusconi contro tutti, con rabbia, Corriere della Sera, 27 ottobre 1993, pag. 21.
^ Conferenza stampa di Silvio Berlusconi nella sede romana della stampa estera, 26 novembre 1993
^ Berlusconi arruola imprenditori
^ Miglio: la mia Costituzione non si tocca. se no me ne vado
^ GIOVANNI MORO: 'FORZA ITALIA E' SOLO UN PARTITO DI PLASTICA'
^ Cfr. Norberto Bobbio e Maurizio Viroli, Dialogo intorno alla repubblica, Laterza, Bari, 2001, ISBN 88-420-6953-1, cap. VII
^ Roberto Zuccolini, «Le mie tv non ti hanno attaccato. Finora» «Sia chiaro a tutti, questa è una minaccia», Corriere della Sera, 12 luglio 2004, pag. 3
^ Statuto di Forza Italia, art. 1
^ Dal discorso di Silvio Berlusconi al 1º Congresso Nazionale di Forza Italia, Assago (MI), 18 aprile 1998
^ Mattia Feltri, Martino: «Tremonti sbaglia sui dazi cinesi. Il governo ha tagliato poco le tasse», intervista ad Antonio Martino, La Stampa.it, 31 marzo 2006
^ Sacconi e Brunetta fanno il tutto esaurito - Local L'espresso
Bibliografia
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Silvio Berlusconi, Discorsi per la democrazia, Mondadori, Milano, 2001, ISBN 88-04-49420-4
Silvio Berlusconi, La forza di un sogno: i discorsi per cambiare l'Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 88-04-49718-1
Silvio Berlusconi, L'Italia che ho in mente, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 88-04-48197-8
Silvio Berlusconi, Verso il Partito della Libertà: l'identità, i valori, il progetto, Mondadori, Milano, 2006, ISBN 88-04-55839-3
Sandro Bondi, Tra destra e sinistra: 1994-2004, la nuova politica di Forza Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 88-04-52926-1
Fabrizio Cicchitto, Forza Italia: analisi dall'interno, Bietti-Società della Critica, Milano, 2004, ISBN 88-8248-200-6
Pino Corrias et al., 1994 - Colpo grosso, Baldini & Castoldi, Milano, 1994, ISBN 88-85987-57-5
Alessandro Gilioli, Forza Italia: la storia, gli uomini, i misteri, F.Arnoldi, Bergamo, 1994, ISBN 88-900053-0-0
Carmen Golia, Dentro Forza Italia. Organizzazione e militanza, Marsilio, Venezia, 1997, ISBN 88-317-6772-0
Laura Mingioni, Una storia italiana. La comunicazione politica di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi, Prospettiva editrice, Roma 2007, ISBN 978-88-7418-368-5
Onofrio Montecalvo, Clubs Forza Italia e movimento politico: riflessioni sulla possibile dialettica tra opinionismo e partito, Laterza, Bari, 1994, ISBN 88-86243-16-2
Paolo Pagani, Forza Italia: come è nato il movimento che in 5 mesi ha cambiato la politica italiana, Boroli, Novara, 2003, ISBN 88-7493-018-6
Emanuela Poli, Forza Italia: strutture, leadership e radicamento territoriale, Il Mulino, Bologna, 2001, ISBN 88-15-08345-6
Luca Ricolfi, Tempo scaduto. Il «Contratto con gli italiani» alla prova dei fatti, Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 88-15-10888-2
Collegamenti esterni
(PDF) Statuto di Forza Italia
RagionPolitica.it, Dipartimento Formazione Forza Italia
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Articolo su Wikinotizie: Forza Italia si scioglie e confluisce nel Popolo della Libertà
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