Pietro Berti

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Visualizzazione post con etichetta Mezzini. Mostra tutti i post
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martedì 29 marzo 2011

Caso Uni Land,il Riesame"rimette" Mezzini ai domiciliari

Caso Uni Land,il Riesame"rimette" Mezziniai domiciliari Il Tribunale dà ragione alla Procura ordina la misura cautelare per il 'dominus' del gruppo arrestato lo scorso 2 febbraio e liberato dopo 20 giorni
Bologna, 29 marzo 2011 - Il Tribunale del Riesame di Bologna dà ragione alla Procura e ordina che Alberto Mezzini, il ‘dominus’ del gruppo Uni Land arrestato lo scorso 2 febbraio e liberato dopo 20 giorni dai giudici del Riesame, torni agli arresti domiciliari. Questa volta non per il solo reato di aggiotaggio (come la volta scorsa), ma per una lunga lista di reati, che vanno dal falso in bilancio alle false comunicazioni sociali, passando per l’insider trading e la manipolazione del mercato. Il Riesame ha poi disposto il sequestro di azioni per 28 milioni di euro riconducibili al gruppo lussemburghese Cemlux. Il gip Perla, al momento della misura cautelare, l’aveva negato: il 2 febbraio erano scattati i sigilli ‘solo’ alle azioni di House building (per 66 milioni) e di Uni Land (per 43 milioni). La decisione del Riesame e’ arrivata in risposta al ricorso presentato dalla Procura contro la decisione del gip Bruno Perla di accogliere la richiesta di misure cautelari per Mezzini per il solo reato di aggiotaggio. Il pm Antonella Scandellari, infatti, titolare dell’indagine, aveva chiesto l’arresto (e la custodia in carcere) con altre accuse, ma Perla si limito’ a concedere i domiciliari e per il solo aggiotaggio (reato per cui il Riesame, il 20 febbraio scorso, ha revocato la misura restrittiva su richiesta degli avvocati difensori di Mezzini). Il pm Scandellari, a supporto della propria richiesta, ha presentato al Riesame una pila di documenti, comprese una serie di intercettazioni che supportano il pericolo di reiterazione dei reati da parte di Mezzini. Alla luce di questo, il Riesame ha sposato la linea dell’accusa e stabilito che Mezzini torni ai domiciliari. L’ordinanza non e’ pero’ immediatamente esecutiva: Mezzini ha infatti la possibilita’ (entro un certo termine) di presentare ricorso in Cassazione contro. Il ricorso della Procura era stato presentato al Riesame solo per quanto riguardava la posizione di Mezzini. Non invece per i suoi due piu’ stretti collaboratori, Claudio Morsenchio (ex Investor relator di Ber Banca) e Maurizio Zuffa, amministratore e consigliere d’amministrazione di House Building (controllata di Uni Land), anch’essi arrestati 8ai domiciliari) il 2 febbraio scorso e poi liberati dal Riesame, come Mezzini, il 20 febbraio. L’inchiesta della Procura, a cui hanno lavorato le Fiamme gialle, ha scoperto che quello costruito da Mezzini, 46enne originario di Monghidoro sull’Appennino bolognese, non fosse altro che un “impero di carta” costruito sul nulla e basato su perizie gonfiate che facevano balzare alle stelle il valore delle azioni del gruppo. Insomma, per l’accusa la scalata vertiginosa di Mezzini - partita da una partecipazione al 50% in un’impresa edile nel 2002 e arrivata, in otto anni, a un ‘impero’ di oltre 50 societa’ e un capitale sociale sui 400-500 milioni di euro - si e’ sempre basata su menzogne e su trame di insider trading e manipolazione del mercato.

lunedì 7 febbraio 2011

Uni Land, Mezzini dal gip«Quei terreni erano edificabili»

Uni Land, Mezzini dal gip«Quei terreni erano edificabili»
L'avvocato Stortoni: «Le valutazioni erano corrette»
«Alberto Mezzini ha spiegato al giudice, documenti alla mano, come le valutazioni dei terreni fossero corrette». Così l’avvocato Luigi Stortoni dopo l’interrogatorio davanti al gip Bruno Perla di Alberto Mezzini, direttore generale e socio di controllo di Uni Land, società quotata in Borsa (ora sospeso), finito la settimana scorsa agli arresti domiciliari, con l’investor relator della società e l’ad della controllata House Building.
Secondo i consulenti del pm mancavano alcuni passaggi per rendere edificabili i terreni: «Abbiamo dimostrato - ha detto Stortoni - con documenti pubblici che quei terreni erano edificabili. Siamo a disposizione del magistrato se vorrà chiedere altri dettagli». Mezzini, ha aggiunto il legale, «mi è parso rattristato ma sereno per quanto abbiamo dimostrato con i documenti».
Stortoni, visto anche che Mezzini ha cessato gli incarichi nelle società, ha chiesto al giudice la remissione in libertà dell’imprenditore.

domenica 6 febbraio 2011

La Guardia di Finanza precisa sull'operazione "Uni Land"FTA Online News

02/02/2011 13.49
La Guardia di Finanza precisa sull'operazione "Uni Land"FTA Online News
La Guardia di Finanza ha reso noto in un comunicato diffuso nella mattinata che il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bologna, nell'ambito di una complessa indagine di contrasto al "market abuse" (reati di insider trading, manipolazione del mercato, aggiotaggio, ecc), sta eseguendo 3 misure cautelari personali, diverse perquisizioni, il sequestro preventivo di pacchetti azionari di maggioranza di due società quotate nella Borsa di Milano per un valore complessivo di oltre 109 milioni di Euro. Nell'ambito dell'indagini in corso risultano attualmente indagate ben 22 persone fisiche ed una persona giuridica.
"Le articolate indagini, dirette dalla dott.ssa A. S.i - Sost. Proc. ed eseguite dal I Gruppo Tutela Entrate nell'ambito del p.p. n. 9261/08 in essere presso la Procura della Repubblica di Bologna - precisa la nota - hanno permesso di accertare, anche attraverso la collaborazione, per i rispettivi profili di interesse, della Consob, della Borsa Italiana e della Banca d'Italia, violazioni sistematiche al Testo Unico della Finanza (c.d. market abuse) nonché al codice civile ed al codice penale, continuative nel tempo, poste in essere da M. A., "dominus" del gruppo U., quotato nel segmento STAR della Borsa in concorso con altri 22 soggetti.
Tra gli indagati risulta iscritta anche la società imolese H. B., controllata da U. e quotata nel segmento AIM della Borsa , per violazioni al D.Lgs. n. 231/2001 (in materia di responsabilità amministrativa degli Enti).
L'operazione, tuttora in corso, si concretizza a parziale corollario dell'attività investigativa e prevede l'esecuzione di:
n. 3 misure cautelari personali (agli arresti domiciliari);
n. 4 misure cautelari reali, relative al sequestro preventivo di;
n. 37.457.604 azioni ordinarie di H. B. (quotate sul segmento AIM di Borsa Italiana SpA), nella disponibilità di U. SpA del valore orientativo di 66 milioni di Euro;
n. 85.138.595 azioni ordinarie di UNILAND (quotate sul segmento STAR di Borsa Italiana SpA), nella disponibilità diretta e/o indiretta di A. M. del valore orientativo di 43 milioni di Euro,il tutto per un valore complessivamente pari ad Euro 109 milioni;
varie perquisizioni locali.
I reati contestati sono: l'abuso di informazioni privilegiate, la manipolazione del mercato, la gestione infedele di portafogli, le false comunicazioni sociali, la formazione fittizia del capitale, l'aggiotaggio ed il falso in perizia". (CD)

'Le coop rosse': quando Brunetta scavava su Uni Land

'Le coop rosse': quando Brunetta scavava su Uni Land
In un libro del 2007 della collana diretta dal ministro il caso di un terreno rivalutato 80 volte. La proprietà fu pagata 2 milioni nel 2005. Appena sei mesi dopo ne valeva già quasi 160

BOLOGNA, 6 FEBBRAIO 2011 - IL MIRACOLO avvenne a Ferrara. Lì, al confine con Poggio Renatico, a pochi passi dall’uscita del casello di Ferrara Sud, sull’autostrada A13. Un terreno agricolo venne pagato due milioni di euro nel luglio del 2005. Appena sei mesi dopo ne valeva poco meno di 160 e il Piano strutturale comunale lo avrebbe destinato all’insediamento di attività produttive. Il compratore, il Re Mida, era Alberto Mezzini. Illusionista, lo definisce adesso la Procura, che lo ha indagato insieme con altre 21 persone nella maxi inchiesta Uni Land che, tra l’altro, ha scosso anche il mondo cooperativo. Il caso, raccontato dal Carlino Ferrara nel 2006, è finito nelle pagine del libro-denuncia ‘Le coop rosse’ scritto dall’ex consigliere regionale Pdl Rodolfo Ridolfi in una collana diretta dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Già nel 2007, quindi, qualcuno aveva messo in relazione Uni Land e le cooperative: ‘A Ferrara un terreno coop si rivaluta di 80 volte’, il titolo del capitolo incriminato. ‘CemLux (holding lussemburghese di Mezzini, ndr) ha proposto infatti al Comune un progetto della cui realizzazione si dice certa addirittura in quattro anni’, è il sommario. Peccato che quel progetto («Oltre 100 mila metri quadrati di superfici coperte con 250-300 dipendenti, profumi ed essenze naturali provenienti dall’Oriente saranno lavorati e smistati in Europa ed America e Ferrara diventerà la Città della Cosmetica», Alberto Mezzini dixit) non abbia mai visto la luce. E su quel terreno che in ambito finanziario era salito ai limiti della leggenda, finendo per questo nel libro ‘griffato’ Brunetta, ora indaghi la Procura.
NELL’ORDINANZA che ha disposto i domiciliari per Mezzini, il giudice per le indagini preliminari Bruno Perla lo mette nero su bianco: «I consulenti del pubblico ministero, per l’area di Ferrara, all’esito di punuali considerazioni tecniche, affermavano che le conclusioni valutative cui Chiara Zerbini (uno dei 5 periti indagati nell’inchiesta, ndr) era giunta, erano del tutto errate, con una sua valutazione largamente sperequata in eccesso. Da parte dei consulenti del pubblico ministero non veniva neppure ignorata la possibilità di un errore tollerabile (tra il 10 e il 18%). Ma nella fattispecie il giudizio di stima finale afferente l’area in esame, 159.800.000 euro, risultava non congruo e, quindi, non corrispondene al vero». La valutazione errata, secondo le accuse, configurerebbe «l’affermazione di fatti non conformi al vero circa il valore complessivo del capitale di Cem spa». L’area ferrarese era stata opzionata già a fine ’99 da un privato ma è stato con Mezzini & co. che il valore ha subito l’impennata. D’altronde ‘Zibi’ da Monghidoro non temeva alcun controllo: «Abbiamo chiesto al Tribunale di nominare un proprio perito perché valutasse ai ‘raggi x’ tutti i nostri documenti contabili e le proprietà — raccontava al Carlino Ferrara nel 2006 —. Era il momento dei... furbetti del quartierino e non volevamo che qualcuno guardasse alla nostra escalation senza la necessaria garanzia di trasparenza».
«PER QUELLE notizie non ho ricevuto alcuna querela», racconta ora Ridolfi. «D’altronde ho solo riportato nomi e fatti: la mia non è stata un’opera di dossieraggio, ma un lavoro con un intento etico, storiologico e politico per raccontare la commistione tra cooperative rosse, politica e finanza — continua Ridolfi —. Uni Land? Il caso è semplice. Balzò agli occhi la presenza nei consigli di amministrazione delle società di amministratori di cooperative importantissime come Coop Adriatica (Pierluigi Stefanini, non indagato ndr), Coop Reno (Paolo Bedeschi, ndr) e Coop Costruzioni (Adriano Turrini, ndr)». Ma gli amministratori, rivendicano ora le coop, agivano da indipendenti: «Ci sarà anche stato un coinvolgimento a livello personale, ma sicuramente la cosa va segnalata. E’ un dato importantissimo. Il potere economico intrecciato con la politica fa da tappo alla democrazia».Non è che viviamo in una dittatura: «O forse sì. Non è un regime questo? Mi spiego: sono un garantista, ma cosa ci azzecca tutto questo, per citare Antonio Di Pietro, con il mutualismo e l’etica dei grandi dirigenti delle cooperative?», s’interroga Ridolfi. Valerio Baroncini

Bufera Uni Land, Calzolari:«Coop marginali»

Bufera Uni Land, Calzolari:«Coop marginali»
Intanto Roberta Gollini direttore al posto di Mezzini, dimesso dopo essere finito agli arresti domiciliari



Nel mezzo della bufera che ha investito le coop dopo l’inizio dell’inchiesta Uni Land (il titolo è ancora sospeso), arriva la difesa di Gianpiero Calzolari. Il numero uno della Legacoop bolognese se la prende con la stampa dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del numero uno del Consorzio Coop Costruzioni, Adriano Turrini, e il fondatore della Coop Reno, Paolo Bedeschi. «Uni Land e House Building non appartengono al mondo cooperativo — ha scritto in una nota il presidente di Legacoop e Granarolo — Nell’inchiesta sarebbero coinvolte, secondo quanto è riportato dalla stampa, ben 22 persone riconducibili a diversi ambiti. Risultano anche due dirigenti del mondo cooperativo che, nei cda delle due società, erano presenti come consiglieri indipendenti, ovvero con ruoli in tutta evidenza marginali e, comunque, non in rappresentanza degli interessi di questa o quella cooperativa».
Calzolari confida «che il lavoro degli inquirenti possa giungere nel più breve tempo possibile a far piena luce sull'intera vicenda, ricordando che in uno stato di diritto un avviso di garanzia non costituisce la conclusione dell’indagine». L’avvocato Guido Magnisi, difensore del collegio sindacale, ha espresso perplessità sulla vicenda: «Se tutto fosse vero, rimane contraddittorio il fatto che tutto, da ultimo, è passato dalla società di revisione, allo stato assolutamente non interessata dall’indagine; pertanto il controllo finale del collegio sindacale si è consumato su un materiale di valutazione univoca e coerente in tutti i passaggi descritti». Intanto Roberta Gollini sostituirà come direttore generale di Uni Land Alberto Mezzini che ha rassegnato le dimissioni dopo essere stato messo agli arresti domiciliari con accuse che vanno dal falso in bilancio all'aggiotaggio e insider trading. M. M.

Bedeschi: "Ma non è scandaloso guardarsi attorno nel mondo degli affari"

Bedeschi: "Ma non è scandaloso guardarsi attorno nel mondo degli affari"
Intervista a Paolo Bedeschi, fra gli indagati nell'inchiesta Uni Land, presidente di Coop Reno e consigliere di amministrazione di Uni Land dal 27 ottobre 2006 al 2008

Bologna, 4 febbraio 2011 - LE COOPERATIVE nell’inchiesta Uni Land. Perché?«Le cooperative non c’entrano», è lapidario Paolo Bedeschi, presidente di Coop Reno e consigliere di amministrazione di Uni Land dal 27 ottobre 2006 al 2008.
Eppure nelle carte le cooperative spuntano. E lei è stato raggiunto da un’informazione di garanzia.«Lo so, ma io non ho nemmeno un’azione di Uni Land e Coop Reno idem».
False comunicazioni sociali: le contestano l’articolo 2622 del codice penale.«E mi pare assurdo. Mi sento tranquillo, non ho fatto nulla di illecito. Non mi sento di aver avallato bilanci falsi».
Per Procura e giudice per le indagini preliminari avreste ingannato «soci e pubblico».«Faccio fatica, davvero fatica a capire queste accuse. Non ho mai avuto gli strumenti per fare quello di cui mi accusano».
Lei, cioè, era consigliere di amministrazione ma non aveva accesso al bilancio?«Mi contestano che i conti 2006, 2007 e 2008 avrebbero avuto valori difformi dalla realtà. Ma l’attivo patrimoniale di Uni Land, per esempio, nel 2006 aveva già gli stessi valori che presenta oggi. Semestralmente, poi, società di consulenza e revisione mi confermavano quei dati».
Quindi i bilanci li ha visti.«Le relazioni che ho avuto fra le mani e i conti che mi sono stati mostrati non hanno mai dato la sensazione di un tracollo. Mai».
Per la Procura non è così.«Ora vedremo come andrà a finire in tribunale, altro non posso dire».
Ma oltre al nodo legale c’è un nodo ‘politico’: le cooperative avevano sì o no contatti con Uni Land? C’erano sì o no collaborazioni?«Parlo per Coop Reno».
Coop Reno aveva sì o no collaborazioni con Uni Land?«Purtroppo esce questo, ma...».
Cosa vuol dire?«Non mi scandalizzo se una cooperativa si guarda attorno nel mondo degli affari».
Torniamo alla domanda: Coop Reno aveva sì o no legami con Uni Land?«Io ero nel cda, ma da indipendente. Non perché presidente di Coop Reno. Poi sì, qualcosa guardavamo con Uni Land».
Cosa vuol dire ‘guardavamo’?«C’è stata occasione di guardare qualcosa insieme. Ma alla fine non è stato di nostro interesse».
Avete siglato un’operazione immobiliare?«A Monghidoro c’era un vecchio negozio. Noi operiamo sui supermercati».
E Mezzini, che è di Monghidoro, è intervenuto per l’acquisto dell’immobile?«Abbiamo guardato insieme. Ma non era di nostro interesse, tutto qua. Non mi pare ci siano comportamenti illeciti in questo».
di Valerio Baroncini

Crollo Uni Land, ecco le carte che fanno tremare le Coop

Crollo Uni Land, ecco le carteche fanno tremare le Coop
Tra i 22 indagati tre big del settore: Turrini , Bedeschi e Ascari. Oltre a dirigenti di banca, professionisti, consulenti di tribunale

Bologna, 2 febbraio 2011 - BIG della cooperazione che entrano nei consigli di amministrazione, altri che escono. Nelle maglie dell’inchiesta su Uni Land restano invischiati due amministratori, Adriano Turrini (Coop Costruzioni) e Paolo Bedeschi (Coop Reno), ma anche un tributarista che per le coop lavorava, leggi Riccardo Ascari.
E dai verbali, dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Bruno Perla, si ricostruisce la fitta rete di rapporti tra personaggi di spicco del mondo cooperativo e la società di ‘Zibi’ da Monghidoro. Dove la rilevanza penale, per ora, è evidenziata in fase preliminare solo per Turrini, Bedeschi e Ascari. Un altro professionista, indagato, aveva lavorato in passato con le coop ma non era stato direttamente un dipendente. E Turrini e Bedeschi sono stati indagati in qualità di consiglieri indipendenti.
In passato però altri amministratori o professionisti legati al mondo cooperativo (gli investigatori ne contano almeno quattro, il più noto è Pierluigi Stefanini, passato da Uni Land prima di presiedere Unipol) hanno fatto parte dei board. Non tutti però hanno avuto responsabilità penali. Come dire: spesso le strade portavano esponenti del mondo delle coop a sedere nel cda della società del genietto della finanza e degli immobili.
COINCIDENZA? Che le coop conoscessero Uni Land nessuno lo nega. «Il nome l’avevo sentito — dice il presidente di Legacoop Gianpiero Calzolari —. Ma personalmente non li conosco. Per me però non ci sono tante verità. L’unica è questa: gli amministratori coinvolti hanno avuto un ruolo marginale. Escludo un coinvolgimento cooperativo in operazioni illecite». Illecite, va precisato. Ma un coinvolgimento, di qualsiasi tipo, anche non di rilevanza penale, c’è stato? Turrini specifica di non aver avuto mai «alcun tipo di delega» e di essersi fidato, nel firmare i bilanci, di «sindaci e revisori» oltre che di «periti indipendenti». Il suo ruolo in questa vicenda? «E’ del tutto marginale», e, aggiunge, se mai Mezzini, Morsenchio e Zuffa risultassero davvero colpevoli, «non si potrebbe che concludere che sarei stato vittima di un raggiro».
Le difese sono chiare. Ma le carte? Turrini e Ascari, con altri, «avrebbero ingannato soci e pubblico anche al fine di conseguire un ingiusto profitto, esponendo nel bilancio di House Building fatti materiali non rispondenti al vero». Ascari e Bedeschi avrebbero invece «causato un danno patrimoniale a soci e creditori di Uni Land riportando nel bilancio sopravvalutazioni e alterazioni della rappresentazione della situazione economica della società». Le società della galassia Uni Land avevano spesso rapporti con le coop: ma questo non è reato, dice Bedeschi. Anche se la Procura vuole vederci chiaro.
IMMOBILI, scritture private, azioni, relazioni gonfiate. Si parla anche di «conflitti d’interesse». «Il capitale sociale di Uni Land è variato più volte a seguito di aumenti gratuiti o riservati, attuati attraverso le riserve pre-costituite per mezzo dei conferimenti ‘gonfiati’ grazie alle false perizie», scrive il gip. E in mezzo a questo sono transitate le coop, con gli amministratori che avrebbero saputo tutto. Non sarà coinvolgimento, ma di sicuro imbarazzo.
Valerio Baroncini
LA DIFESA Bedeschi: "Ma non è scandaloso guardarsi intorno nel mondo degli affari"IL BLITZ Sequestrate azioni per milioni di euro, arresti a Uniland
GUARDA IL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Lungo le strade imolesi di Uni Land.

Lungo le strade imolesi di Uni Land.
di VALERIO BARONCINIIN VIAGGIO lungo le strade imolesi di Uni Land. Proprio nel giorno in cui le cooperative (e il circondario è la culla del mutualismo) finiscono nella bufera, dai verbali ...

2011-02-04di VALERIO BARONCINIIN VIAGGIO lungo le strade imolesi di Uni Land. Proprio nel giorno in cui le cooperative (e il circondario è la culla del mutualismo) finiscono nella bufera, dai verbali dell’inchiesta si ricostruiscono i legami tra la spa del genietto immobiliare di Monghidoro, Alberto Mezzini, e il nostro territorio. Ma partiamo dalle coop. Coop Reno, intanto (supermercati, legati al colosso Coop, con punti vendita a Castel Guelfo, Casalfiumanese, Osteria Grande e Medicina): il presidente Paolo Bedeschi è indagato.«Non mi scandalizzo se una cooperativa si guarda attorno nel mondo degli affari — dice —. Io ero nel cda di Uni Land, ma da indipendente. Non perché presidente di Coop Reno. Poi sì, qualcosa guardavamo con Uni Land. C’è stata occasione di parlare di un immobile, ma alla fine non è stato di nostro interesse».ALTRA cooperativa nei guai è Coop costruzioni, colosso dell’ediliza che ha operato anche nell’Imolese. Indagato il presidente, Adriano Turrini, che specifica di non aver avuto mai «alcun tipo di delega» e di essersi fidato, nel firmare i bilanci, di «sindaci e revisori» oltre che di «periti indipendenti». Il suo ruolo in questa vicenda? «E’ del tutto marginale», e, aggiunge, se mai Mezzini, Morsenchio e Zuffa risultassero davvero colpevoli, «non si potrebbe che concludere che sarei stato vittima di un raggiro».Il giudice per le indagini preliminari Bruno Perla, nella lunga ordinanza in cui ricostruisce l’attività fittizia per ‘gonfiare’ le società quotate in borsa, parla della permuta «tra Ladumex e Impca, di un immobile in via Selice 90, con azioni Uni Land. Invero, nella prima bozza del contratto di cessione delle quote Impca del 5 settembre 2006 viene esplicitamente asserito che l’immobile (detto Molino Poiano) dove ha sede la società, è escluso dalla compravenidta». Nelle bozze successive non viene più fatto alcun riferimento all’immobile ma, in un documento del 25 ottobre, ecco che Impca promette «di cedere in permuta l’immobile in cambio di azioni Uniland i valore corrispondente detenute da Ladumex». La cessione dell’immobile «avverrà al valore di 10 milioni di euro» e sarà regolata alla consegna di 15.163.002 azioni Uniland: secondo gli investigatori «dietro la Ladumex» cui sarebbe stato «Zuffa, quale proprietario celato dell’immobile». Secondo la Finanza ci sarebbe stata una sopravvalutazione dell’immobile, «iscritto con le pertinenze tra le immobilizzazioni per 1.598.416 euro».
IMOLA è però anche la ‘casa’ di House Building e nell’ordinanza sono smisurati i riferimenti alla società e alla vendita delle azioni, ma anche al loro ‘trucco’.Non finisce qui: nelle carte si analizza anche il prestito di azioni da Cemlux a Traghetto srl, tutte società nell’orbita di Uni Land. Gli inquirenti seguono le tracce dei soldi e finiscono in un istituto di credito di imolese dove spunta una fidejussione rilasciata da Maurizio Zuffa per quasi 12 milioni di euro. La garanzia per il buon esito della cessione delle azioni? Ancora l’immobile Molino Poiano. Viene poi acceso un deposito di titoli, sempre nella banca imolese, per un pacchetto di azioni da 3 milioni di euro. Tutte operazioni che avrebbero contribuito «a manipolare il mercato, alterando il prezzo delle azioni Uni Land e della controllata (imolese, ndr) House Building».
fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/2011/02/04/453726-valerio_baroncini_viaggio_lungo_strade_imolesi_land_proprio.shtml

sabato 5 febbraio 2011

INDAGINE UNI LAND, BER BANCA & (RED)COOP


finanza di carta
Indagati Ascari e Bedeschi Valanga Uni Land sulle coop
False comunicazioni sociali per il ruolo nell'impero di Mezzini

La rosa degli indagati della maxi inchiesta sul patron di Uni Land, il ragazzo prodigio Alberto Mezzini, arrestato insieme a Claudio Monserchio e Maurizio Zuffa, investor relator e ad della controllata House Buildind, conta figure di spicco del movimento cooperativo. Avvisi di garanzia sono stati notificati al presidente di Coop costruzioni Adriano Turrini per il suo ruolo di consigliere indipendente di House Building, a Paolo Bedeschi, consigliere di Uni Land e fondatore della Coop Reno. Per entrambi la pm Antonella Scandellari ipotizza le false comunicazioni sociali.
Turrini, che avrebbe una posizione defilata, allontana le accuse: «Il mio ruolo è stato del tutto marginale e, qualora venissero appurati i reati contestati a Mezzini, Monserchio e Zuffa sarei vittima di un raggiro». Anche Bedeschi, dall’estate vicepresidente vicario di Uni Land, si difende: «Come consigliere indipendente in buona fede ho avallato quei bilanci i cui valori erano confermati ogni sei mesi dalle perizie. Se penso all’elenco infinito di terreni e immobili che secondo le stime valevano 500 milioni di euro, posso dire che l’impero si toccava, non era certo di carta. Mezzini aveva una filosofia d’impresa assolutamente nuova, quella del land banking, mai avuto il dubbio che fosse tutto traballante».
Nel cda e sott’accusa figurano anche la moglie di Mezzini, Isabella Tonini, Enrico Montanari, il presidente del cda Riccardo Ascari (ex tributarista di Coop Reno) e il commercialista Alessandro Arienti, sindaco di House Building. Risponde di gestione infedele di patrimoni Paolo Lelli, direttore del commissariato Banco emiliano romagnolo. Per la Finanza, l’incredibile scalata di Mezzini sarebbe stata favorita da due periti del Tribunale, Sergio Graziosi e Simone Bartele.
Tra i beni gonfiati, secondo l’accusa, c’è un terreno a San Lazzaro comprato a 6 milioni di euro e stimato 34 milioni contro i 12 fissati dal consulente del pm (+ 445%). L’inghippo starebbe nella «ottimistica» dichiarazione di edificabilità attribuita prima della relativa variante. Stesso discorso per la perizia sulla realizzabilità di 5 progetti immobiliari di Uni Land. C’è poi Mauro Cassanelli, perito giurato poi nominato sindaco di una società di Mezzini in «totale assenza di requisiti di indipendenza» secondo il giudice. Mezzini aveva ottimi referenti in Ber banca, dove Claudio Monserchio agiva nella duplice veste di investor relator della banca e di House Building. Lelli e Monserchio «su istigazione di Mezzini avrebbero posto in essere operazioni di acquisizione di titoli Uni Land, inserendoli in numerosi patrimoni gestiti così da arrecare un danno agli investitori di 163 mila euro di perdite e altre potenziali di 402 mila». A rimetterci 35 clienti mentre, per l’accusa, la banca avrebbe ottenuto «ingiusti profitti per 386 mila euro», per commissioni «sproporzionate del 12%». Nell’ordinanza del gip Bruno Perla, Mezzini è il dominus incontrastato: «Ha sempre esercitato un’attività di dominio nel proprio esclusivo interesse, piuttosto che in quello di Uni Land, realizzato tramite l’influenza dominante sugli organi di controllo — scrive il gip — e concretizzata con l’obbligo per amministratori e sindaci, di attenersi alle strategie imprenditoriali impartite, escludendo ogni autonomia di valutazione e decisione».
Tutti insomma seguivano il disegno di Mezzini che avrebbe manipolato pure le carte inviate agli ispettori Consob. Le conclusioni del gip lasciano però spazio a dubbi sul ruolo dei periti su cui «ci sono labili elementi per affermare che le loro condotte siano caratterizzate da dolo — scrive il gip — atteso che la diversità tra le consulenze di parte e quelle dei periti del pm sono rappresentate da divergenze tecniche e non obiettive». Mezzini, difeso dall’avvocato Luigi Stortoni, Monserchio, dall’avvocato Giuseppe Cricchio, e Zuffa, dall’avvocato Guido Longobardi, saranno interrogati lunedì. Ieri intanto il cda di House Building ha accettato le dimissioni di Mezzini e Zuffa e incaricato una società di revisione di verificare asset e situazione patrimoniale.
Amelia Esposito Gianluca Rotondi03 febbraio 2011 fonte http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/3-febbraio-2011/uni-land-gli-indagati-anche-amministratori-coop-181392559700.shtml


vicenda uni land
Ber Banca trascinata nell'«affaire»:un'altra tegola per i correntisti
Morsenchio avrebbe venduto titoli gonfiati

Fra le vittime delle spregiudicate operazioni di Alberto Mezzini & co., una vera e propria manipolazione del mercato secondo l’accusa, ci sono anche gli sventurati correntisti di Ber Banca. Come se di guai non avessero avuti già abbastanza.
Il nome della banca bolognese finita sotto inchiesta e commissariata per un buco da 170 milioni di euro torna spesso nella Mezzini story. È infatti un ex gestore clienti di Ber Banca, Claudio Morsenchio, finito anche lui ai domiciliari. Dallo stesso istituto di credito proviene uno dei consiglieri di Uni Land spa, Alfonso Marino: il suo curriculum ci informa che è stato segretario del comitato promotore per la costituzione del Banco Emiliano Romagnolo (Ber Banca, appunto), poi consigliere segretario del cda di Ber fin dalla sua costituzione e membro del comitato esecutivo dal luglio 2000. Lo stesso Mezzini aveva in passato acquistato il 10% delle quote di Ber tramite la holding lussemburghese Cem Lux, ma era stato costretto a cederle per un conflitto di interessi rilevato dalla Banca d’Italia. Poi ci sono i risparmiatori, usati a loro insaputa per aiutare la scalata in borsa di Uni Land attraverso la vendita di titoli dal valore gonfiato.
Il danno al 2006 è di 200mila euro, ma secondo le stime della Finanza quello potenziale può arrivare a 600mila. Il meccanismo, così come ricostruito dall’accusa, è terribilmente semplice: Ber Banca avrebbe acquistato azioni Uni Land nella fase di lancio del titolo in borsa e Morsenchio, che fino al 2007 si è occupato della gestione dei clienti dell’istituto di credito, complice di Mezzini avrebbe convinto i correntisti a comprare le azioni inserendole nel loro portafoglio. Come è noto, però, il valore sulla carta di queste azioni era molto superiore a quello reale. Erano appunto semplici pezzi di carta, secondo gli investigatori. Da qui il danno ai risparmiatori. Morsenchio, poi, nel 2007, cioè dopo il salto in borsa della società di Mezzini, passò a fare da investor relator in Uni Land. Oltre a lui sono coinvolti nell’inchiesta anche altri due funzionari dell’istituto bancario bolognese.
A. Esp.03 febbraio 2011 fonte: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/3-febbraio-2011/ber-banca-trascinata-affaire-altra-tegola-correntisti--181388772503.shtml


Fine corsa per la bolla Uni Landtre arresti e stop in Borsa
di VITTORIA PULEDDA

Sospensione in Borsa per tutta la giornata per Uni Land (mentre la controllata House Building è sospesa a tempo indeterminato dall'Aim Italia dal 14 maggio). La decisione è stata presa dopo che oggi sono scattati gli arresti domiciliari per Alberto Mezzini, deus ex machina di Uni Land, per Claudio Monserchio e per Maurizio Zuffa, suoi collaboratori a vario titolo nella vicenda; in totale sono 22 gli indagati, tra cui agenti di cambio e periti che avrebbero favorito l'ascesa di Uni Land. La società e i suoi vertici sono da tempo nel mirino della Consob, che ha sanzionato Mezzini per un totale di 1,353 milioni di euro per violazione della normativa sull'internal dealing e abusi di mercato (fatto segnalato nel 2009 alle procure di Bologna e Milano). Oggi le misure della Procura di Bologna, secondo cui il patrimonio della società sarebbe stato gonfiato grazie alle stime di "compiacenti periti" che avrebbero sovrastimato il valore degli asset immobiliari anche del 700%. Poi, dal 2006 in poi, Mezzini avrebbe recuperato denaro simulando in maniera illecita un forte interesse del mercato verso le proprie azioni. Anche Ber Banca, l'istituto bolognese commissariato da Bankitalia e sotto inchiesta per un buco di circa 170 milioni, è coinvolta nella vicenda Uni Land. Claudio Monserchio, uno dei tre arrestati, aveva lavorato fino al 2006 nell'area gestione di Ber per poi passare a Uni Land come investor relator. E proprio Ber avrebbe acquistato e inserito nei portafogli dei risparmiatori azioni Uni Land dal valore gonfiato. Secondo
le stime approssimative della Procura il danno sarebbe di almeno 200.000 euro, a cui potenzialmente potrebbero aggiungersene altri 400.000. Attraverso questi investimenti, è l'accusa, Ber avrebbe aiutato Uni Land a ricostituire il flottante minimo per l'entrata in Borsa. Lo stesso Mezzini aveva acquistato il 10% delle quote di Ber tramite la holding lussemburghese Cemlux, ma era stato costretto a cederle per un conflitto di interesse rilevato dalla Banca d'Italia. Oltre a Monserchio sono coinvolti nell'inchiesta anche altri due funzionari dell'istituto bancario.
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/rubriche/il-caso-del-giorno/2011/02/02/news/fine_corsa_per_la_bolla_uni_land_tre_arresti_e_stop_in_borsa-11988861/

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