Per processo ENIMONT s'intende il principale processo giudiziario della stagione di
accusati, insieme ad alcuni imprenditori, di aver intascato una maxi-tangente di 150 miliardi di lire: soldi utilizzati per finanziare i partiti in maniera illegale (il cosiddetto finanziamento illecito.
L'epicentro del potere socialista e craxiano era Milano, centro nevralgico della
finanza e degli affari, con il cui ambiente il PSI finì per identificarsi. Nel
dicembre del
1986 si avvicenda alla guida del comune
Paolo Pillitteri, cognato di Craxi, sostituendo
Carlo Tognoli, con una giunta pentapartito
[49][50].
Il
17 febbraio 1992, l'
ingegnere Mario Chiesa, esponente del
PSI, già assessore del comune di Milano con l'ambizione alla poltrona di
sindaco, viene arrestato in flagrante per aver intascato una tangente da una ditta di pulizie. Craxi al
TG3 del
3 marzo, a un mese dalle elezioni politiche, commenterà sostenendo che «una delle vittime di questa storia sono proprio io... Mi trovo davanti a un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito che a Milano, in 50 anni, non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi contro la pubblica amministrazione»
[51].
Il
23 marzo Chiesa inizia a confessare svelando ai pubblici ministeri dell'inchiesta
Mani Pulite il complesso sistema di tangenti che coinvolgono i dirigenti milanesi del PSI
[52].
Craxi, fiducioso che il crollo della DC sia imminente, organizza una massiccia
campagna elettorale, puntando alla presidenza del Consiglio.
Il
6 aprile l'intero
Quadripartito del
governo Andreotti VII esce dalle urne con un clamoroso 48,8%. Il PSI, dal canto suo, passa dal 14,3 al 13,5%, ma a Milano c'è già un crollo di oltre 5 punti (dal 18,6 al 13,2%)
[53]. «Un piccolo calo» commenta Craxi «rispetto alla crisi dei partiti di governo». In virtù di questo, Craxi chiede la guida del nuovo governo, per poter portare «l'Italia fuori dal caos». Ma il nuovo
Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rifiuta di concedere incarichi ai politici vicini agli inquisiti. Craxi è costretto a farsi da parte; al suo posto viene nominato il socialista
Giuliano Amato.
Dal
maggio 1992 Mani Pulite era però ormai una questione nazionale, tanto da spingere Craxi il
3 luglio 1992 alla Camera, durante il discorso di fiducia al
governo Amato I, a chiamare in correità tutto il Parlamento dichiarando «spergiuro» chi avesse negato di non aver fatto ricorso al finanziamento illecito dei partiti
[54]. Il giuramento cui sfidò tutto il Parlamento non fu raccolto da nessuno
[55], ma fu per anni sentito come un silenzio ipocrita. Secondo
Gerardo D'Ambrosio il discorso craxiano fu «onesto»
[56], mentre il silenzio altrui era dovuto al fatto che «in quel periodo gli altri partiti speravano di farla franca, anziché affrontare il problema lasciarono Craxi solo»
[57]. Per
Piero Ostellino il discorso conteneva anche un appello "all’etica della responsabilità"
[58], un appello che "non è stato colto, per opportunismo e per viltà, ieri; non è colto, per conformismo e per incultura, oggi"
[59]. Secondo
Piero Fassino, in quell'occasione «non c’è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il PSI ma l’intero sistema politico»
[60].
In un corsivo sull'
Avanti! – firmato con il consueto
pseudonimo "
Ghino di Tacco" – attaccò
[61] gli inquirenti e Di Pietro: "non è tutto oro, quello che luccica". Questo attacco, cui fece seguito il giudizio riferito da
Rino Formica circa il "
poker d'assi" che Craxi aveva mostrato in una direzione del suo partito sul conto di Di Pietro, non riuscì ad emanciparsi dall'impressione che Craxi difendesse sé stesso non con i fatti ma con vaghe teorie "complottistiche", volte a chiamare a raccolta sostenitori politici che non vennero mai allo scoperto
[62].
L'impotenza politica di Craxi
[63] si accentuò quando la situazione processuale precipitò, e fu compiuta dalla magistratura milanese la sua chiamata in correità, fino a quel momento solo adombrata: il
15 dicembre 1992 Craxi ricevette il primo degli
avvisi di garanzia della Procura di Milano
[64].
Il sentimento anticraxiano esplose nel Paese: "fu un autentico contagio di massa, un meccanismo accusatorio" nel quale "non passava giorno senza che Craxi incontrasse per strada giovinastri che gli gridavano «Ladro!» mostrandogli i polsi incrociati. Nacque una specie di ritualità” nella pubblica riprovazione, tanto che un giorno "il sosia televisivo Pier Luigi Zerbinati si nascose in un´auto per paura di essere scambiato per Craxi"
[65].
Il
23 marzo 1993 gli avvisi di garanzia - tutti per episodi circostanziati di corruzione e finanziamento illecito di partito - erano diventati undici
[66], ma già l'
11 febbraio 1993 Craxi si era visto costretto a dimettersi dalla segreteria del PSI
[67].
L'ultima difesa parlamentare e la contestazione pubblica [
modifica]
Il nuovo
governo ebbe vita tormentata fin dagli inizi. Poco dopo l'avviso a Craxi una "pioggia di avvisi di garanzia" cadde sulle teste dei principali leader politici
nazionali. Il PSI venne travolto dalle inchieste; la sua dirigenza fu letteralmente decimata e perse la guida del governo dopo la mancata firma del presidente
Scalfaro al
decreto Conso.
Craxi stesso ricevette una ventina d'avvisi di garanzia e dopo aver accusato la
Procura di Milano di muoversi dietro "un preciso disegno politico", si presentò alla
Camera il
29 aprile del
1993 e in un famoso discorso tuonò: "Basta con l'ipocrisia!"; tutti i partiti –secondo Craxi– si servivano delle tangenti per autofinanziarsi, anche quelli "che qui dentro fanno i moralisti". La sua linea di difesa fu incentrata sulla tesi secondo cui i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita politica dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative; il suo partito non si sarebbe discostato da questo generale comportamento
[68] e, quindi, più che dichiarare sé stesso innocente, Craxi giungeva a sostenere che egli era colpevole né più né meno di tutti gli altri
[69].
Il 29 aprile 1993, la Camera dei deputati negò l'
autorizzazione a procedere nei suoi confronti provocando l'ira dell'opinione pubblica e facendo gridare allo
scandalo numerosi
quotidiani. Nella stessa aula, seguirono momenti di tensione, con i deputati della Lega e dell'MSI che gridavano "ladri" ai colleghi che avevano votato a favore di Craxi. Alcuni
ministri del
governo Ciampi si dimisero in segno di protesta.
Il
30 aprile in tutt'Italia si svolsero manifestazioni di dissenso: a
Roma circa 200 giovani dell'istituto Einstein sostarono in
piazza Colonna scandendo slogan contro governo e Parlamento; un altro centinaio protestarono davanti alla sede del PSI in via del Corso; un terzo gruppo, proveniente dal liceo Mamiani, percorse in corteo il centro storico soffermandosi anch'esso davanti alla sede del PSI venendo però disperso dalle
forze dell'ordine. Ci furono anche una manifestazione del Movimento Sociale Italiano nella galleria Colonna - seguita da un incontro stampa del segretario
Gianfranco Fini per sottolineare l'impossibilità di tenere in vita questo parlamento - ed un'altra dimostrazione, tenuta in serata per iniziativa del PDS, la cui riunione di segreteria era stata per l'occasione sospesa. Diverse migliaia di persone si radunarono in
piazza Navona per ascoltare i discorsi del segretario del PDS Occhetto, di
Rutelli e di
Ayala: essi tutti avevano incitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi. Un piccolo corteo, organizzato dalla Lega Nord, sfilò infine da piazza Colonna al Pantheon. In coincidenza con la fine del comizio tenutosi a Piazza Navona, una folla invase Largo Febo e attese Craxi all'uscita dell'hotel Raphael, l'albergo che da anni era la sua dimora romana.
Quando Craxi uscì dall'albergo, i manifestanti lo bersagliarono con lanci di oggetti, insulti e soprattutto monetine e cantilene irridenti
[70]. Con l'aiuto della polizia, Craxi riuscì a salire sull'auto e poi lasciò l'hotel. Quest'episodio, ritrasmesso centinaia di volte dai
TG, viene preso come simbolo della fine politica di Craxi.
[71]. Egli stesso definì quanto aveva subito "una forma di
rogo" in una intervista a
Giuliano Ferrara trasmessa su
Canale 5[
senza fonte].
La fuga ad Hammamet, la latitanza e la morte [
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Nel corso del
1993 ed a seguito della sua testimonianza al
processo Cusani emersero sempre più prove contro Craxi: con la fine della legislatura e l'abolizione dell'
autorizzazione a procedere, si fece sempre più vicina la prospettiva di un suo arresto. Il
15 aprile 1994, con l'inizio della nuova legislatura in cui non era stato ricandidato, cessò il mandato parlamentare elettivo che aveva ricoperto per un quarto di secolo e, di conseguenza, venne meno l'immunità dall'arresto. Il
12 maggio 1994 gli venne ritirato il passaporto per pericolo di fuga
[72], ma era già troppo tardi perché Craxi, si seppe solo il 18, era già in Tunisia
[73] ad Hammamet, protetto dall'amico
Ben Alì; già il
5 maggio era stato avvistato a
Parigi[74]. Il
21 luglio 1995 Craxi sarà dichiarato ufficialmente
latitante[75]. La fuga all'estero del leader socialista fu percepita dall'opinione pubblica come un tentativo di sottrarsi all'esecuzione delle condanne penali inflittegli
[76].
Dalla latitanza in Tunisia, con
fax e
lettere aperte, Craxi continuò a commentare le vicende della politica italiana, perseverando nelle accuse rivolte al PDS e ai giudici di Mani Pulite. Si soffermò anche su alcuni suoi ex sodali, come Giuliano Amato, da lui dipinto come il
becchino, in alcuni dei quadri, della cui pittura si dilettò nella parte finale della sua vita. Dall'estero, assistette alla fine del PSI, con la divisione dei suoi maggiori esponenti, confluiti in parte nel
Polo delle Libertà, in parte nel
l'Ulivo.
Ormai minato, affetto da
cardiopatia,
gotta e da molti anni malato di
diabete, affetto da
tumore ad un
rene, Bettino Craxi morì il
19 gennaio del
2000 per un arresto cardiaco. L'allora presidente del Consiglio e leader dei
Democratici di Sinistra Massimo D'Alema propose le esequie di Stato, ma la sua proposta non fu accettata né dai detrattori di Craxi né dalla famiglia stessa di Craxi, che accusò l'allora governo di avere impedito al leader socialista di rientrare in patria per sottoporsi a un delicato intervento presso l'ospedale San Raffaele di Milano.
Il funerale di Craxi ebbe luogo a
Tunisi e vide una larga partecipazione della popolazione autoctona. Ex militanti del PSI e altri italiani giunsero in Tunisia per rendere l'ultimo saluto al loro leader. Le precedenti vicende dell'epoca Mani Pulite, ancora vicine, non erano dimenticate dalla folla di socialisti giunta fuori alla cattedrale della città tunisina e la delegazione del governo D'Alema, formata da
Lamberto Dini e
Marco Minniti, venne bersagliata da insulti e da un lancio di monete che voleva rappresentare la simbolica restituzione di quanto ricevuto con l'episodio all'Hotel Raphael
[77].
La sua tomba è orientata in direzione dell'Italia
[78].
La tomba di Bettino Craxi ad
Hammamet in
TunisiaGiudizio storico ed accertamenti giudiziari [
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Il "craxismo" tra revisione "estetica" e rivoluzione modernista [
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Nella storiografia più recente è stato evidenziato "il nesso che Craxi riuscì a stabilire tra la modernizzazione in atto nella società italiana e la necessità di operare una modernizzazione sia nei partiti sia nelle istituzioni. Questa modernizzazione egli la interpretò nel senso di un rafforzamento della leadership sia all'interno dei partiti sia nell'apparato decisionale con una stabilizzazione ed un consolidamento del ruolo del capo del governo. Al primo aspetto si legò lo sforzo di plasmare la struttura socialista in senso «leggero» e progressivamente deideologizzato: un partito agile adatto ad una «guerra per bande», come lo avrebbe definito nel 1987
Gaetano Arfé. Al secondo appartenne una prassi di governo che accentuò molto il ruolo personale e certi elementi di decisionismo appartenuti alla personalità del leader socialista"
[79].
Sul mutamento introdotto da Craxi nella politica e nella società italiana, vi è chi ha sottolineato come, al di là delle estremizzazioni mediatiche, il craxismo abbia "lanciato" una generazione di giovani di cui, ancora a vent'anni di distanza e dagli opposti fronti degli schieramenti parlamentari, le istituzioni e la gestione della cosa pubblica ancora si avvalgono
[80]. Ma il quesito storiografico è se questa spinta modernizzatrice abbia avuto anche un valore in sé, oltre all'emersione di una nuova generazione di politici e di amministratori
[81]. Secondo alcuni
[82] gli anni di Craxi “sono il frutto di quell'idea di moderno in cui l'individualismo senza princìpi si sostituisce alle solidarietà tradizionali in crisi”, di cui quel governo seppe solo accelerare la “destrutturazione” senza sostituirvi nuovi valori. Secondo altri
[83], invece, “Craxi interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia e chiede alla politica di stare al passo”, a differenza di chi vedeva “nei cambiamenti un'insidia, anziché un'opportunità”; la teoria - elaborata da Craxi insieme con
Claudio Martelli - dei «meriti e bisogni», "che fu contrapposta all'egualitarismo delle culture politiche allora vigenti, ha fatto da apripista a quella meritocrazia della quale - almeno a parole - oggi nessuno riesce a prescindere"
[84].
Certo è che dagli
anni ottanta parole d'ordine come "
governabilità" e "
decisionismo" - dopo la deriva degli
anni settanta, in cui ogni forma di autorità era osteggiata come potenziale fonte di autoritarismo - sono state successivamente invocate da destra e da sinistra per proporre un approccio modernistico all'organizzazione del sistema-Paese. Vi è stato però chi ha sottovalutato l'apporto ideale di tale approccio, rilevando che esso andava incontro ad una pulsione già presente nella politica italiana negli
anni cinquanta ed all'epoca soddisfatta dall'interventismo in economia del primo
Fanfani e dalle ricette solidaristiche e stataliste dei morotei; Craxi avrebbe soltanto "aggiornato" le soluzioni offerte dalla politica degli anni ottanta, sposando un moderato liberismo economico più in voga nell'epoca di
Reagan e
Thatcher. Da ciò la spiegazione della competizione senza quartiere che si scatenò tra PSI craxiano e
sinistra DC per oltre un decennio, vista come deleteria dalla parte più tradizionalista del Paese che vi leggeva il pericolo di un riformismo foriero di un tracollo delle strutture-partito su cui si fondava la democrazia italiana del dopoguerra
[85].
Come arma di tattica politica, volta a spezzare il connubio tra democristiani di sinistra e partito comunista che negli anni settanta aveva compresso lo spazio di manovra del PSI, abbandonò la delimitazione dei rapporti politici all'"arco costituzionale": ricevette Almirante nelle consultazioni di governo
[86] e consentì all'elezione di un deputato del partito di destra ad un organo parlamentare di garanzia
[87]. Vi è stato chi, vent'anni dopo, ha ritenuto di leggere da tutto ciò un'apertura politica alla destra, anticipando lo "sdoganamento" di Fini da parte di Berlusconi nel "discorso di Casalecchio" del 1993
[88]. Eppure, una testimonianza circa il ruolo consulenziale che avrebbe svolto Craxi nel 1993 nei confronti dell'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, esclude che nel suo disegno fosse coinvolta la destra post-fascista
[89].
Quali che fossero destinati ad essere i suoi orientamenti tattici dopo la rovinosa caduta degli anni novanta, la sua formazione personale e politica restava strategicamente di sinistra: per tutti gli anni ottanta l'attenzione per il progresso sociale e le conquiste sociali della sinistra non fu da lui abbandonata[
senza fonte], se è vero che, ancora vent'anni dopo,
Massimo D'Alema indicava in Craxi uno dei due soli leader di partiti di sinistra che abbiano assunto la carica di capo del Governo nei 148 anni dall'
Unità d'Italia[90]; analoga posizione ha assunto
Piero Fassino[91].
Le sentenze di condanna [
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Craxi è stato condannato con sentenza passata in giudicato a:
5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il
12 novembre 1996[92];
4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il
20 aprile 1999[93].
Per tutti gli altri processi in cui era imputato (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), è stata pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato.
Fino a quel momento Craxi era stato condannato a:
4 anni e una multa di 20 miliardi di lire in primo grado per il caso All Iberian il
13 luglio 1998[94], pena poi prescritta in appello il
26 ottobre 1999
[95].
5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel il
22 gennaio 1999
[96];
5 anni e 9 mesi in appello per il
conto protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il
15 giugno 1999
[97];
3 anni in appello bis per il caso Enimont il
1º ottobre 1999
[98];
Craxi fu anche rinviato a giudizio il
25 marzo 1998 per i fondi neri Montedison
[99] e il
30 novembre 1998 per i fondi neri Eni
[100].
Le prove sulla base delle quali furono emesse le prime sentenze di condanna della vicenda giudiziaria di Craxi, secondo alcuni autori, si incaricheranno di smentire due dei suoi principali assunti difensivi. Il primo era quello secondo cui i reati erano stati compiuti solo per eludere le forme di pubblicità obbligatoria del finanziamento dei partiti, e non in contraccambio di atti amministrativi: in un caso (sentenza ENI-SAI) la sua condanna definitiva fu per corruzione
[101], e non solo per finanziamento illecito di partito (ciò spiega l'insistenza dei suoi eredi nell'attaccare la procedura di quella sentenza dinanzi alla Corte di Strasburgo).
Il secondo era quello secondo cui i proventi dei reati contestatigli era destinato al partito e non a fini personali; varie sentenze - non passate in giudicato solo per il decesso dell'imputato - sostennero in motivazione che Craxi aveva utilizzato parte dei proventi delle tangenti (circa 50 miliardi di lire) per scopi personali (Finanziamento del canale televisivo
GBR di proprietà della sua concubina
Anja Pieroni, acquisto di immobili, affitto di una casa in
Costa Azzurra per il figlio)
[102]; durante le indagini (dopo un fallito tentativo di far rientrare tali proventi in Italia, bloccato dal nuovo segretario del Psi
Ottaviano Del Turco) Craxi li versò sul conto di un prestanome,
Maurizio Raggio[103].
La lettura di un uso privato dei fondi, ancora assai ricorrente, fu sostenuta da
Vittorio Feltri all'epoca dei fatti, ma è stata dallo stesso abbandonata più di recente
[104] venendo così sostanzialmente a coincidere con quanto sempre sostenuto dai familiari circa l'esistenza di conti segreti ascrivibili al solo
PSI[105]. Distinguendo tra movente e comportamenti, uno dei giudici del pool anticorruzione di Milano,
Gerardo D'Ambrosio, sostenne in proposito: «La molla di Craxi non era l'arricchimento personale, ma la politica»
[106].
I ricorsi a Strasburgo contro le sentenze di condanna [
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Il
5 dicembre 2002 la
Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di
Strasburgo ha emesso una sentenza che condanna la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo in ragione dell'impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della condanna», condanna formulata «esclusivamente sulla base delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati (Cusani, Molino e
Ligresti) che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta (
Cagliari)». Tuttavia, la Corte ha rilevato anche che i giudici, obbligati ad acquisire le dichiarazioni di questi testimoni dal codice di procedura penale, si sono comportati in conformità al diritto italiano. Per quanto riguarda gli altri ricorsi valutati (diritto ad un equo processo, diritto di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla difesa) la corte non ha rilevato violazioni. Per la violazione riscontrata la corte non ha comminato nessuna pena, in quanto ha stabilito che «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un'equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale».
[107]La Corte ha emesso una seconda sentenza il
17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell'articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate». Come equa soddisfazione per il danno morale, la Corte ha elargito un risarcimento di 2000 € per ogni erede di Bettino Craxi.
[108]Eredità politica [
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La forte personalità di Bettino Craxi incise in tal modo sulla strutturazione stessa del PSI da determinarne, dopo la sua uscita di scena e anche a causa delle inchieste di Tangentopoli, il rapido e repentino disfacimento.
Oggigiorno, alcuni esponenti socialisti già a lui fedeli hanno aderito a
Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi (tra gli altri, la figlia
Stefania, candidatasi per le
elezioni politiche del 2006,
Fabrizio Cicchitto e
Giulio Tremonti), altri sono andati a sinistra, aderendo prima ai Socialisti Italiani e successivamente al partito dei
Socialisti Democratici Italiani, guidato da
Enrico Boselli (tra cui
Ugo Intini e
Ottaviano Del Turco; quest'ultimo poi ha aderito al
Partito Democratico), o confluendo nei DS (la
Federazione Laburista di
Valdo Spini e i
Riformatori per l'Europa di
Giorgio Benvenuto). Anche la corrente di maggioranza della
CGIL (oggi vicina al
Partito Democratico) è guidata da un ex-craxiano,
Guglielmo Epifani; socialista era anche il giurista del diritto del lavoro
Marco Biagi, poi assassinato dalle
Nuove Brigate Rosse.
Altro partito erede della politica craxiana è il
Nuovo PSI, che vede nelle sue file uno dei più importanti esponenti socialisti degli
anni ottanta,
Gianni De Michelis, già ministro degli esteri; tuttavia, De Michelis e
Bobo Craxi, figlio secondogenito di Bettino, a seguito di un infuocato congresso celebratosi verso la fine del
2005 si sono contesi con reciproche contestazioni la guida del partito, con strascichi anche giudiziari.
L'oggetto del contendere furono le alleanze politiche: Bobo Craxi intendeva far entrare il Nuovo PSI, che finora ha appoggiato i governi berlusconiani, nell'
Unione di centrosinistra, mentre De Michelis, pur concordando nel ridiscutere il rapporto con Berlusconi, si era dichiarato contrario a questa alleanza; anche Stefania Craxi, in contrapposizione con Bobo, si è fermamente opposta ad un passaggio nella coalizione
prodiana. Tuttavia Bobo Craxi ha fondato una sua lista in appoggio della coalizione dell'
Ulivo, denominata
I Socialisti. L'anno successivo, però, anche De Michelis ha abbandonato il centro-destra, per avvicinarsi, seppur brevemente e criticamente, al centro-sinistra.
Recentemente molti craxiani hanno aderito alla Costituente Socialista di Enrico Boselli, volta a ricostituire il PSI, che ha sancito la rinascita del Partito Socialista, seppur in forma ridotta, rispetto quello dell'epoca craxiana.
A parte queste contese strettamente partitiche, l'eredità politica di Craxi è oggi contesa da parte del
centrosinistra (oltre che dal rinato
Partito Socialista Italiano, da numerosi esponenti del
Partito Democratico, alcuni dei quali provenienti dal PSI craxiano), ma anche dal
Popolo della Libertà (centro-destra).
Nel libro Segreti e Misfatti, scritto dal suo fotografo personale e amico fidato fino agli ultimi giorni tunisini
Umberto Cicconi, si scoprono molti retroscena curiosi ma anche di grande interesse politico, storico ed umano.
Sempre lo stesso anno, la pubblicazione del libro di
Bruno Vespa, L'Amore e il Potere, contenente anche gossip su Craxi e le sue presunte amanti, ha provocato la reazione del figlio Bobo, che definito il carattere del libro "particolarmente odioso".
[109]La Fondazione Craxi [
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« La mia libertà equivale alla mia vita »
(Epitaffio della tomba di Bettino Craxi)
La Fondazione Craxi è una fondazione nata il
18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l'immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica. Principale animatrice è la figlia
Stefania Craxi, attualmente deputato del
Popolo della Libertà. La sede principale è a Roma, mentre un'altra importante sede si trova ad Hammamet, in Tunisia, luogo dove è sepolto Bettino Craxi.
Tra le attività della fondazione vi è la costituzione e valorizzazione dell'"Archivio Storico Craxi", costituito riunendo documenti conservati in diversi luoghi (Milano, Roma, Hammamet), costituiti essenzialmente da corrispondenza, memorie, discorsi, articoli, interviste, atti processuali.
L'obiettivo generale è quello di "riabilitare" la figura dello statista italiano coinvolto nei processi di Mani Pulite e di riqualificarne l'importanza storica nonostante le svariate condanne penali riportate.
La fondazione figura anche come organizzatrice di convegni e mostre inerenti alla vita e all'attività politica di Bettino Craxi, cui affianca anche un'attività editoriale.
Riconoscimenti [
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A seguito del ricorrente tentativo di conseguire un atto ufficiale che esprima una condivisione pubblica dell'operato del personaggio
[110], si apre periodicamente il dibattito sull'opportunità o meno di intitolare in Italia una strada al leader socialista. Ad una disamina condotta nel dicembre
2009, risultano i toponimi "piazza Bettino Craxi" nel comune di
Grosseto e "via Bettino Craxi" in quelli di
Valmontone,
Lecce,
Botrugno,
Marano Marchesato e
Scalea[111].
Nella città di
Aulla (
provincia di Massa e Carrara) nel
2003 per iniziativa dell'allora sindaco
Lucio Barani era stata eretta anche una statua di Craxi, oltre ad intitolargli una piazza
[112].
Il governo tunisino ha provveduto, il
19 gennaio 2007, in occasione del settimo anniversario della sua morte, a intitolargli una via. Il
15 gennaio 2007 in un comune laziale di 2.500 anime,
Sant'Angelo Romano, a 20 chilometri da Roma, l'amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Angelo Gabrielli, ex socialista, ha inaugurato una piazza all'ex leader socialista.
Per quanto riguarda le grandi città, violente polemiche hanno frenato la decisione toponomastica: sette anni dopo la sua morte aveva preso avvio il progetto di intitolare una strada di
Roma a Bettino Craxi. La decisione è stata presa la prima volta dal sindaco della Capitale
Walter Veltroni[113], in accordo con la sua giunta di centro-sinistra, e poi ribadita dal nuovo sindaco
Alemanno. Nel
2009 identica proposta è stata avanzata dal sindaco di
Milano Letizia Moratti, portando ad una manifestazione di protesta, svoltasi il
9 gennaio 2010 in
piazza Cordusio, durante la quale
Beppe Grillo e
Antonio di Pietro hanno arringato gli oltre cento partecipanti.
[114]Soprannomi [
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Per alcuni anni, dai suoi detrattori, fu soprannominato il "Cinghialone", dopo esser stato così definito in un articolo di
Vittorio Feltri sul
quotidiano L'Indipendente; più raffinatamente
Indro Montanelli, sul Giornale, nel giorno delle sue dimissioni da segretario del PSI, lo definì un "imano", volendo intendere forse la parola
imam,
[115] dandogli quindi il senso di un dignitario/satrapo orientale.
Matt Frei[116] afferma che nella
Roma politica il suo epiteto sarebbe stato il "Maestro", in quanto padrone delle mille tattiche utili alla strategia politica che lo aveva posto al centro della vita nazionale per oltre un decennio.
Nella polemica su Tangentopoli era comune in quel periodo storico sentire definito Craxi come "ladrone" detentore di un tesoro da Ali Baba
[117]. Rispetto a questo tipo di definizioni - la cui ampia diffusione nell'opinione pubblica sfugge oramai ad un giudizio solo processuale, essendo la forma di percezione pubblica di un giudizio storico - più eleganti appaiono i richiami storici ricercati da autori di più auliche similitudini. Ad esempio,
Francesco De Gregori lo definì
Nerone in una sua canzone
[118].
Craxi usò lo pseudonimo
Ghino Di Tacco, epiteto datogli da
Eugenio Scalfari, per firmare articoli anonimi sul giornale Avanti!
[119]. A volte il nome fu storpiato dagli avversari in Ghigno Di Tacco, in riferimento presunto all'espressione facciale di Craxi.
Giorgio Forattini, che allora lavorava per
la Repubblica, il giornale diretto da Scalfari, storpiò a sua volta questo soprannome in Benito di Tacco, perché era solito rappresentare Craxi in camicia nera e stivali, per via dei suoi modi "da
Duce".
Scritti [
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Socialismo e realtà, Milano, Sugar & C., 1973.
Soldado amigo, Milano, Studio Tecno Service, 1973.
Nove lettere da Praga, Milano, Sugar & C., 1974.
Socialismo da Santiago a Praga, Milano, Sugar & C., 1976.
Costruire il futuro, Milano, Rizzoli, 1977.
Lotta politica, Milano, SugarCo, 1978.
Pluralismo o leninismo, Milano, SugarCo, 1978.
Uscire dalla crisi costruire il futuro. Relazione e replica al XLI congresso Torino 29 marzo-2 aprile 1978, Roma, Aesselibri, 1978.
L'Internazionale socialista, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1979.
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Turati e Pertini. Discorso del segretario del Psi al convegno storico internazionale "Filippo Turati e il socialismo europeo" Milano, dicembre 1982, Roma, Calanchini, 1982.
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Una società giusta una democrazia governante. Relazione e replica al XLIII congresso Verona 11-14 maggio 1984, Roma, Aesselibri, 1984.
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Il nuovo ruolo di pace di un'Italia sempre più integrata nell'economia mondiale, Roma, Edizioni Avanti, 1985.
La cultura dello sviluppo. Quattro anni di ripresa nella stabilita di governo attraverso i discorsi alla Fiera del Levante, Bari, Laterza, 1986.
Fiducia nell'Italia che cambia, Roma, Edizioni Avanti, 1986.
Misura per misura. Ricordo di una tragedia, Roma, Edizioni Avanti, 1986.
Cresce l'Italia, Milano, SugarCo, 1987.
L'Italia che cambia e i compiti del riformismo. Relazione e replica al XLIV congresso Rimini 31 marzo-5 aprile 1987, Roma, Aesselibri, 1987.
Una responsabilita democratica, una prospettiva riformista per l'Italia che cambia. Relazione introduttiva del segretario del PSI al XLIV Congresso. Rimini, 31 marzo - 5 aprile 1987, Roma, Edizioni Avanti, 1987.
Per il socialismo e per il progresso dell'Italia. Discorso di chiusura del XLIV Congresso del PSI Rimini 5 aprile 1987, Roma, Edizioni Avanti, 1987.
Un'onda lunga. Articoli, interviste, discorsi. Gennaio-dicembre 1988, Milano, SugarCo, 1988.
La politica socialista. Discorsi, articoli, interviste giugno 1987 - febbraio 1988, Roma, Aesselibri, 1988.
Una prospettiva d'avvenire. Articoli, interviste, discorsi. Gennaio-dicembre 1989, Roma, Aesselibri, 1989.
Al lavoro per il mondo più povero, Milano, Fiorin, 1990.
Pagine di storia della libertà, Firenze, Le Monnier, 1990.
Per il bene comune, Roma, Aesselibri, 1990.
Il caso C., Milano, Giornalisti editori, 1994.
Il caso C., (parte seconda), Milano, Giornalisti editori, 1995.
Il caso Cagliari, Milano, Giornalisti editori, 1995.
Capitolo finale, Milano, Giornalisti editori, 1995.
Garibaldi a Tunisi, Tunis, Med ed., 1995.
Il finanziamento della politica, Milano, Giornalisti editori, 1996.
Rosso giallo nero sporco e grigio, Milano, Giornalisti editori, 1996.
Guerra d'Africa, Milano, Giornalisti editori, 1997.
Memoria numero 1. Per una Commissione parlamentare di inchiesta su Tangentopoli, Milano, Giornalisti editori, 1998.
Quattro anni di governo, Milano, Giornalisti editori, 1998.
La Rivoluzione di Milano. Un cittadino di Porta romana, Milano, Giornalisti editori, 1998.
Ghino di Tacco. Gesta e amista di un brigante gentiluomo, Roma, Koine Nuove edizioni, 1999.
Sempre qualcosa di nuovo dall'Africa, Brescia, Edizione Di la dal fiume e tra gli alberi, 1999.
Craxi. Un artista tra dada e pop art, Roma, Cosmopoli, 2000.
Fax dall'esilio, Roma, L'Avanti!, 2001.
Pace nel Mediterraneo, Venezia, Marsilio, 2006.
Discorsi parlamentari, 1969-1993, Roma, GLF editori Laterza, 2007.
Passione garibaldina, Venezia, Marsilio, 2007.
Cinema [
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Milano, oh cara
[120].
Opere su Bettino Craxi [
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La Fondazione Bettino Craxi ha prodotto nel
2008 il documentario La mia vita è stata una corsa, realizzato dal regista
Paolo Pizzolante.
[121]Il drammaturgo
Massimiliano Perrotta nel 2008 ha dedicato a Craxi la tragedia Hammamet.
[122]"il socialismo di Craxi" Milano, M&B Publishing, 2003
^ FATICOSO ACCORDO A MILANO SULLA NUOVA GIUNTA PILLITTERI^ PILLITTERI: 'GIUDICATEMI FRA 3 MESI'^ "Chiesa ha ricattato anche noi"^ Mani pulite, anno zero^ PSI. Un crollo annunciato sulla scia degli ultimi scandali. L'onda lunga del garofano ambrosiano perde quasi sei punti^ Craxi: spergiuro chi nega le tangenti^ La cosa emerse anche al
processo Cusani, come rilevato da L. Musella, "Questione morale" e costruzione pubblica di un giudizio nei processi ai politici degli anni Novanta, in Memoria e ricerca, fasc. 32, annata 2009: quando il pubblico ministero chiese all'indagato di reato connesso Craxi se, dopo le sue dichiarazioni alla Camera, si fosse alzato qualcuno a smentirlo, egli rispose: In quel momento non si è alzato nessuno! (tratto da A. Pamparana, Il processo Cusani, Milano, Mondadori, 1994, pp. 133-137).
^ E D'Ambrosio a sorpresa su Craxi: nessuna prova di arricchimento personale^ Il leader del Garofano in Aula disse: la politica si finanzia così. E tutti tacquero^ «Un finanziamento irregolare o illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un’opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l’avventura»: tratto da Giorgio Fedel, «Tre discorsi politici – Frammenti di etica della responsabilità», Rubbettino.
^ Secondo Ostellino, da ciò derivano "due pregiudizi che ancora avvelenano la vita del Paese. Il primo, che dalla nascita della Repubblica l’Italia sia stata governata da mariuoli e che il solo partito immune da responsabilità politiche, e giudiziarie, fosse il Pci che traeva i propri finanziamenti dall’Urss, nemica del sistema di alleanze internazionali dell’Italia. Il secondo pregiudizio è che la magistratura possa risolvere un problema che è solo politico: quello dei costi, e del finanziamento, della politica, cioè dei rapporti fra società civile e società politica in un sistema di mercato e capitalistico". Cfr. Piero Ostellino, Tangentopoli che cosa resterà, Corriere della sera, 21 gennaio 2010.
^ "Bettino fu un capro espiatorio"^ L'Avanti, 23 agosto 1992.
^ "Turati, Nenni e il poker d' assi di Bettino Craxi", Repubblica — 23 dicembre 2002, pagina 19.
^ Il ceto politico, a differenza di quanto era avvenuto nel 1974 con la legge sul finanziamento pubblico dei partiti dopo il primo
scandalo dei petroli, si sentì troppo screditato, coinvolto o in pericolo per percorrere la stessa strada, cui conduceva il discorso politico di Craxi: l'affacciarsi di responsabilità personali dei massimi leader politici ostò alla stessa soluzione ("Se l'uscita da Tangentopoli deve coincidere con un cambiamento, allora non può che avvenire attraverso la punizione di chi ha violato la legge e la costruzione di un nuovo sistema basato sulla legalità": Corriere della Sera, "Il giudice dello scandalo petroli: non ripetiamo certi errori", 1 marzo 1993 - Pagina 4).
^ In diciotto pagine le accuse a Craxi^ Filippo Ceccarelli, "Oggi a destra si fa finta di niente ma allora tutti braccavano Bettino", Repubblica — 10 febbraio 2005-pagina 25, consultabile alla URL ((
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/10/oggi-destra-si-fa-finta-di-niente.html)). L'episodio fu ripreso da
Pingitore nel film
Ladri si nasce, in cui Zerbinati interpreta se stesso scambiato per Craxi sorpreso libero per strada e destinatario degli insulti degli astanti.
^ Nuovi avvisi: Citaristi 21 Craxi 11, entra Mensurati^ Craxi getta la spugna, PSI spaccato^ A questa categoria la sua difesa ascrisse anche la maxi-tangente ENIMONT: al processo
Cusani essa fu da Craxi definita la "maxi-palla" sia per le dimensioni (che contestò, e che poi tutti i politici ridimensionarono defalcando dal totale loro addebitato le somme restituite da Cusani e Bonifaci) sia per il titolo in virtù del quale fu percepita (che sostenne trattarsi non di corruzione ma di finanziamento illecito di partito); pur dissentendo da tale ricostruzione, il p.m. Di Pietro dopo l'interrogatorio di Craxi sostenne che la sua sincerità "confessoria" giustificava il mancato esercizio di uno stringente controinterrogatorio.
^ Vi è però chi nel discorso vide anche una profonda valenza politica:"Il suo testamento finale, quel discorso parlamentare dedicato a
Mani Pulite, lo vede proteso a chiedere ai partiti uno scatto di autocritica e di orgoglio che avrebbe risparmiato all'Italia tante false rivoluzioni e tante sofferenze": Peppino Caldarola, Un innovatore chiamato Bettino Craxi, Il Tempo, 19 gennaio 2009, p. 1.
^ Parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro "Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?" sull'aria della canzone "
Guantanamera".
^ Video Bettino Craxi - Hotel Raphael - 30 aprile 1993^ "Può fuggire, via il passaporto a Craxi"^ "Bettino è a Tunisi, ha avuto un infarto" "Sta proprio male, è sottoposto ad accertamenti però non ha perso il buon umore" "Qui abbiamo un sacco di amici medici, ottimi specialisti di scuola francese"^ E CRAXI SBARCA A PARIGI. La cosa fu poi confermata dal suo fido autista Umberto Cicconi, secondo cui in quei giorni Craxi si trovava a
Cap Ferrat, nell'appartamento preso in affitto qualche mese prima: "...infatti, prima di Hammamet il suo esilio doveva essere Parigi, perché sembrava che la Francia lo avrebbe accolto. Del resto, non c'era motivo di dubitarne, dato che chiunque in passato vi aveva sempre trovato asilo per motivi politici, persino in relazione ad accuse di terrorismo." (SEGRETI E MISFATTI - GLI ULTIMI VENT'ANNI CON CRAXI - RICORDI DI UMBERTO CICCONI, Sapere 2000 edizioni multimediali)
^ Adesso è ufficiale Craxi "latitante"^ Come dimostra, ancora a molti anni dai fatti, il dibattito svoltosi sul punto nel consiglio comunale di Verdellino: cfr. ((
http://www.comune.verdellino.bg.it/docs.war/interventi_delib_14.pdf))
^ Craxi, l'ultimo saluto. Contestati governo e giudici, articolo de La Repubblica del 22 gennaio 2000
^ E. Esposito, "Il vento di Hammamet, gelido dall'Italia", consultabile su ((
http://www.calnews.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1617)).
^ Ragusa, Andrea, "BIOGRAFIE POLITICHE. CRAXI E BERLINGUER NELL'ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA", in Contemporanea: Rivista di Storia dell'800 e del '900, 11, no. 4 (Ottobre 2008): 771-777.
^ Giovanni Orsina, articolo su Il Mattino del 18 agosto 2008, p. 1.
^ Come sostenuto in "Il ritorno dei socialisti sulla ribalta politica fenomeno a tempo o segno di conservazione?" Intervista di Vassily Sortino a Bianca Turando, su Ateneonline (www.ateneonline-aol.it) 7 luglio 2004; vi si legge che per la storia della vita politica italiana il governo Craxi del 1983 "ha rappresentato il tentativo di modernizzazione dell'Italia. Una modernizzazione almeno su tre direttrici. La prima era quella di sviluppare gli elementi liberalsocialisti che erano insiti nel sistema politico italiano. Il secondo era modernizzare lo stato italiano, avendo come modello le democrazie avanzate europee. Terzo, Bettino Craxi tentò di far compiere al paese il passaggio da una democrazia ancora molto poco sviluppata a una democrazia moderna e più vicina ai modelli europei"
^ Intervista a Paolo Franchi di Luciano Violante, Corriere della Sera, 25 luglio 1996, pagina 6
^ Piero Fassino "Per passione", 2003; cfr. anche Walter Veltroni, il 15 luglio 2009, in occasione della presentazone del libro di Stefano Rolando "Una voce poco fa. Politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994", secondo cui Craxi «interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando (...) decise che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fronte al problema di una nuova leadership (...) in politica estera ci fu l'episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l'Italia nella sfera occidentale, senza intaccare autonomia e dignità del Paese»: ((
http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/Garibaldi_veltroni_berlinguer_b06da232-7107-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml))
^ Mario Ajello, "Bettino, pioniere della seconda Repubblica" su Il Mattino del 19 gennaio 2010.
^ S. Bonsanti, CRAXI E LA SINISTRA DC? 'GOLLISTI', Repubblica — 26 giugno 1990, pagina 7. Vi si legge, tra l'altro, di un fondo de "Il Popolo" in cui si accusa la sinistra DC di aver appoggiato il referendum elettorale ("Al fine di ostacolare il presidenzialismo di Craxi scrive Bertoldo i promotori del referendum non hanno trovato di meglio che invocare una repubblica gollista e lavorano in questa direzione con uno zelo acefalo che ricorda il cieco determinismo delle api operaie. Chi ci salverà, chiede Bertoldo, da un' operazione che vede affiancati Occhetto e Pininfarina, Pannella e padre Sorge, Il Giornale e la Repubblica?") e Craxi di volere un "presidente della Repubblica con i poteri dell'esecutivo (...). Conclude Bertoldo: Se non è zuppa è pan bagnato".
^ "Non ritenne di dover discriminare nessuno, e decise di consultare, quando formò il suo primo governo, anche il segretario del Msi Almirante, e fu la prima volta che accadeva": Mauro Del Bue, Il socialismo liberale da Rosselli a Craxi, su ((
http://www.kore.it/archivio/forum8/0000215f.htm))
^ onorevole Enzo Trantino, presidente della Giunta delle elezioni della Camera dei deputati nella X legislatura.
^ "Craxi, non a caso, è solo un amico personale del presidente del Consiglio che in pratica ha il solo merito di averlo anticipato nello sdoganamento della destra”: Ernesto Galli Della Loggia, Le ombre del passato, Corriere della sera, 30 marzo 2009
^ Ezio Cartotto, Operazione Botticelli. Gestione di un incubo: nasce Forza Italia, Feltrinelli ed., 2003, dichiara che nel 1993 Craxi - pure incredibilmente aperto alla partecipazione della Lega di Bossi, nonostante un decennio di scontri furiosi - avrebbe concluso (sulla possibile adesione del MSI-DN di Fini, almeno al Sud) con la tassativa affermazione: "Silvio, con i fascisti mai".
^ Intervista di Massimo D'Alema a
Crozza Italia live del 30 novembre 2008, sulla emittente televisiva "La7", in cui il politico
democratico indica sé stesso e Craxi come gli unici Capi del Governo che furono leader di partiti di sinistra.
^ La Stampa, "Bettino fu un capro espiatorio", 31/12/2009, in cui Fassino ha tra l'altro dichiarato: «Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l'Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un'alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione».
^ "Craxi corrotto": 5 anni e mezzo di carcere^ Mm: condanna a Craxi confermata in Cassazione^ Finanziamenti a Craxi, Berlusconi condannato^ All Iberian, Craxi e Berlusconi non punibili^ Enel, Greganti condannato per corruzione^ Craxi, condanna annullata^ Enimont: sconto di pena a Craxi e Martelli^ Fondi neri: 56 a giudizio tra politici e manager^ Fondi neri Eni, 17 a processo^ Marco Travaglio, Bettino nostro che sei nei cieli da Passaparola del 5 gennaio 2009^ Sentenza di condanna di Bettino Craxi nel processo All Iberian da parte del Tribunale di Milano
^ . La sentenza della Corte d'appello
8 febbraio 2005, che confermava la condanna di Raggio per riciclaggio e ricettazione di proventi patrimoniali illeciti, precisa che tali proventi discendevano solo da violazione della legge sul finanziamento illecito dei partiti e non da corruzione: ciò pur sostenendo che "l'elargizione di finanziamenti occulti ai partiti politici ha alterato il leale svolgimento della dialettica democratica violando la norma penale e certo non allevia la lesione l'osservazione per cui non ci sarebbe stato nulla di male se i finanziamenti fossero stati “autorizzati”, ossia dichiarati e registrati".Sotto il profilo della politica del diritto, la tematica è stata sviluppata da un intervento parlamentare del senatore
Felice Besostri: "ha un senso voler distinguere, di fronte alla commissione di un reato, se questo ha portato all'arricchimento personale o meno; ma (...) mentre l'arricchimento personale è soggetto alla riprovazione sociale dei cittadini e perciò è un fenomeno destinato a non essere contagioso e quando uno viene colpito incontra anche il consenso per il fatto di essere punito, il finanziamento illecito senza arricchimento personale, magari per fini nobilissimi, è circondato invece da una considerazione tutto sommato positiva, perlomeno sul piano etico, viene considerato che quell'individuo ha svolto quell'attività ma non lo ha fatto per sé bensì per una causa superiore. Ma allora, siccome non sono separabili i canali della corruzione e gli strumenti, proprio l'esistenza di chi si è fatto corrompere o ha costituito uno dei canali per un illecito finanziamento di cause nobili rappresenta la copertura, la garanzia, l'usbergo di chi invece all'interno di quel sistema si arricchisce personalmente. In ogni caso, poi, questo fatto, rendendo accettabile il finanziamento illecito, impedisce che ci sia una reazione nei confronti della sua repressione e non si possono distinguere i canali" (Senato della Repubblica, legislatura 13º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 787 del 02/03/2000, intervento del senatore Felice Besostri).
^ Editoriale su
Libero del 19 dicembre 2008, secondo cui "i tangentocrati della Prima Repubblica rubavano per il partito, mentre questi di oggi rubano per la propria tasca".
^ Corriere della sera, 12 gennaio 2010, «Mio padre Craxi e quei fondi del Psi», intervista ad Aldo Cazzullo di Stefania Craxi, secondo cui «Il tesoro di Craxi è una maxi-balla. Non è mai esistito. Esisteva il "tesoro" del partito: i conti esteri del Psi. Mio padre non se n'era mai occupato. Dopo la morte di Vincenzo Balzamo, l'amministratore, la sua segreteria comunicò a Bettino i numeri di alcuni conti esteri del Psi, quelli che supponevano lui conoscesse: i conti del partito di Milano. Quindi solo una piccola parte del totale, visto che nel partito c'erano ras e correnti e ognuno badava a se stesso. Mio padre mandò la busta al nuovo segretario, Giorgio Benvenuto. Che gliela rimandò indietro. Lo stesso fece il successore di Benvenuto, Ottaviano Del Turco. A quel punto Craxi passò i riferimenti a persone di cui pensava di potersi fidare (...) Raggio, e altri. Mal gliene incolse. Ma mio padre era un uomo solo. In quel clima di intimidazione, era facile commettere errori. E anche lui ne commise». Già secondo il Corriere della sera, 14 luglio 2008, "si parlò di una busta con i conti esteri, consegnata al nuovo segretario e strappata. «A Del Turco — racconta Bobo Craxi — fu fatto sapere che, come tutti i partiti "leninisti", anche il nostro aveva munizioni nascoste in caso di guerra. Insomma, risorse altrove da usare per le calamità; e la calamità era arrivata. Lui rispose che non voleva saperne».".
^ La Stampa, 16/1/2010 "I socialisti del dopo Psi divisi anche ad Hammamet".
^ Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n. 2) (op. cit.)
^ Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n.1) (op. cit.)
^ Bobo Craxi attacca Vespa: "Il gossip postumo è odioso" - LASTAMPA.it^ Tentativo contraddittorio con la posizione della signora
Anna Craxi, la coniuge del defunto che rifiuta di presenziare ad ogni commemorazione pubblica in Italia (Corriere della sera, 14 gennaio 2010, «Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia») e che respinse il massimo atto ufficiale che si tributa ad un defunto, l'offerta dei funerali di Stato avanzata dal Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. La spiegazione di tale posizione probabilmente riposa nelle parole di
Antonio di Pietro, secondo cui "i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi" oggi gli sarebbero tributati soprattutto da "quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono" (cfr.
[1]).
^ ((
http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_30/craxi-via-polemiche_9225e69a-f55a-11de-8621-00144f02aabe.shtml))
^ ((
http://www.repubblica.it/online/politica/hammamet/aulla/aulla.html))
^ ((
http://www.ilgiornale.it/interni/craxi_e_roma_veltroni_dedico_via/02-01-2010/articolo-id=410659-page=0-comments=1))
^ "No a Via Craxi", manifestazione a Milano^ Spesso confuso con la parola
araba imān, che invece vuol dire "fede".
^ Matt Frei, «Italy. The unfinished revolution», Sinclair-Stevenson
^ Merlo Francesco, A ciascuno il suo Craxi, Corriere della Sera, 1 luglio 1996, p. 1.
^ La canzone "La ballata dell'Uomo Ragno" canta a suo riguardo: "è solo il
capobanda ma sembra un
faraone, ha gli occhi dello
schiavo e lo sguardo del
padrone,si atteggia a
Mitterrand ma è peggio di
Nerone". Va anche notato che a distanza di 15 anni, De Gregori - la cui canzone "
Viva l'Italia" accompagnò suo malgrado i congressi del PSI per tutto il quindicennio di gestione craxiana - afferma che "se ripenso a Craxi credo che intellettualmente sia molto superiore a tanti politici di oggi"
Edmondo Berselli.
E De Gregori riabilita Craxi "Era superiore ai politici di oggi".
la Repubblica, 4 novembre 2006. URL consultato il 16-11-2007.
^ L'uso dello pseudonimo di ascendenze storiche piacque anche a
Giovanni Spadolini, che pubblicò a sua volta alcuni interventi firmati
Giovanni dalle Bande Nere.
^ Film inchiesta del
1963 di cui Craxi fu sceneggiatore e soggettista e Pillitteri regista; fu presentato alla
Mostra del Cinema di Venezia di quell'anno.
^ La Mia Vita è Stata una Corsa (2008), di Paolo Pizzolante - CinemaItaliano.info^ Gianni Pennacchi,
«Hammamet»: la tragedia teatrale che riabilita Craxi, Il Giornale, 27/11/2008
Bibliografia [
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Voci correlate [
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Governo Craxi IGoverno Craxi IICrisi di SigonellaPartito Socialista ItalianoSocialismo nazionaleSocialismo liberaleSocialdemocraziaSocialismo libertarioLiberalsocialismoGiulio AndreottiArnaldo ForlaniPartito Comunista ItalianoEnrico BerlinguerMani puliteCorruzioneNani e ballerineAltri progetti [
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Bettino CraxiCollegamenti esterni [
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Il Boeing 737 di Sigonella. Tratto dai Dossier di Libbra.itLa crisi di Sigonella. Tratto da La storia siamo noi - Rai EducationalVideo tratto da la storia siamo noi sul primo governo CraxiCraxi: Fallen kingpin. Articolo sulla morte di Bettino Craxi effettuato dalla BBC in Inglese.
Craxi sui gradini del Raphael nella notte della gogna pubblica Articolo de
Il Giornale sugli avvenimenti del 30 aprile 1993, giorno del famoso lancio delle monetine.
Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - Caso CRAXI contro ITALIA (n.1)Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - Caso CRAXI contro ITALIA (n.2)"Parola a Bettino Craxi" Audiovideo dall'archivo di RadioRadicale.it"Craxi: ritratto di un leader" - documentario de 'La storia siamo noi', Rai EducationalIl "popolo viola" e i manifesti anti-Craxi Articolo de
Il Resto del Carlino sul sito degli Indipendenti Viola