Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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mercoledì 30 marzo 2011

M.O.: raid israeliano su Gaza, morto militante Jihad palestinese

M.O.: raid israeliano su Gaza, morto militante Jihad palestinese
Gaza, 30 mar. - (Adnkronos/Aki) - Un palestinese e' morto ed un secondo e' rimasto ferito stamane all'alba in seguito ad un raid aereo israeliano sulla striscia di Gaza. Secondo quanto si legge in una nota diffusa dalla Jihad islamica, i due palestinesi erano loro militanti e sono stato colpiti da un aereo senza pilota impegnato in una ricognizione nella zona di Rafah. I due giovani miliziani palestinesi sono stati colpiti da un missile mentre viaggiavano in moto. Fonti israeliane sostengono che i due si stavano recando verso il confine con lo stato ebraico per compiere un attacco, mentre i palestinesi sostengono che si stavano recando in moschea per la preghiera dell'alba. Prima di questo attacco era stato infatti lanciato un razzo dalla striscia di Gaza verso Israele, senza provocare vittime.

giovedì 24 marzo 2011

M.O, Anp arresta due leader Jihad islamica per attentato a Gerusalemme

M.O, Anp arresta due leader Jihad islamica per attentato a Gerusalemme

L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha arrestato nella notte due leader della Jihad islamica, prelevandoli dalle proprie abitazioni. In un comunicato diffuso dalla stessa organizzazione islamica si legge che le forze dell'Anp si sono recate nelle case di Khalid Jaradat e Tareq Qàdan, prelevandoli, portandoli in una località segreta e quindi in una struttura detentiva nel nord della Cisgiordania. L'arresto dei due sarebbe in relazione all'attentato di ieri a Gerusalemme, vicino a una stazione dell'autobus, dove una donna è stata uccisa e 30 persone sono state ferite. Nel comunicato si chiede l'immediato rilascio dei due leader arrestati e ai funzionari della Cisgiordania di interrompere di prendere di mira la Jihad islamica. Nessun gruppo ha rivendicato l'attentato di Gerusalemme.

sabato 19 marzo 2011

I nuovi scontri al confine tra Gaza e Israele


I nuovi scontri al confine tra Gaza e Israele
Hamas rivendica il lancio di dozzine di missili verso il sud di Israele, che risponde colpendo la Striscia

Nella giornata di oggi sono state lanciate dozzine di missili dalla Striscia di Gaza verso centri abitati nel sud di Israele, ferendo almeno due civili. L’esercito israeliano ha risposto colpendo con mezzi pesanti alcuni obbiettivi all’interno del territorio palestinese e ferendo almeno tre persone. Il lancio di razzi è stato il più intenso da due anni a questa parte.
Hamas, al governo a Gaza, ha rivendicato alcuni degli attacchi. Tre giorni fa, un attacco aereo israeliano aveva ucciso due suoi membri. Il corrispondente della BBC, Jon Donnison, parla di una escalation nella zona, sia per il numero dei mortai impiegati nel lancio di razzi, sia per la parziale rivendicazione di responsabilità da parte di Hamas. Sempre nella giornata di oggi, il partito aveva disperso la seconda manifestazione di piazza a Gaza City, dopo un’altra giovedì scorso, che chiedeva la riappacificazione tra le due maggiori forze politiche palestinesi: Hamas, che nel 2007 ha vinto le elezioni a Gaza, e Fatah, che dallo stesso anno governa la Cisgiordania.
Dalla fine del duro attacco contro Gaza denominato “Operazione Piombo Fuso”, a gennaio 2009, le ostilità tra israeliani e palestinesi della Striscia si sono quasi interrotte. Il lancio di missili segue di pochi giorni l’omicidio, avvenuto venerdì scorso, di una famiglia di coloni in Cisgiordania, e la successiva decisione del governo israeliano di costruire centinaia di nuovi insediamenti nella West Bank.

mercoledì 16 marzo 2011

Alleato con Israele in nome della Libertà dell'Occidente (e del MO)


08/03/2011
da israele.net
LA SPUDORATA IPOCRISIA ONU VERSO LIBIA E ISRAELE Ignorare gli infamanti attacchi contro Israele non aiuta né la democrazia né la paceDi Moshe Arens http://www.israele.net/articolo,3080.htm L’ETERNO NEMICO La libertà che nel mondo arabo tanti desiderano non può fondarsi su un castello di menzogneEditoriale del Jerusalem Post http://www.israele.net/articolo,3079.htm L’INDIFENDIBILE TESI DEL RITIRO IMMEDIATO SULLE LINEE DEL ‘67 Un tale ritiro non metterebbe a repentaglio solo Israele, ma anche i sogni di pace e democrazia in M.O.Di Ari Harow http://www.israele.net/articolo,3078.htm SOMMOSSE IN MEDIO ORIENTE E IPOCRISIA DELLA STAMPA OCCIDENTALEDa quando i mass-media hanno iniziato ad occuparsi sul serio del vero Medio Oriente?Di Carmel Gould http://www.israele.net/articolo,3077.htm SALAM NON È SHALOM, PER IL REGIME SIRIANOOggi, perseguire l’accordo con un altro dittatore arabo è un atto di pura cecitàDi Yoaz Hendel http://www.israele.net/articolo,3076.htm MA COSA ASPETTA LA NATO?La crisi libica offre l’occasione di ridisegnare la politica in MO, ridando credibilità e deterrenza all’occidenteDi Giora Eiland http://www.israele.net/articolo,3075.htm QUEL (PICCOLO) FIORE NEL DESERTOI tumulti in Medio Oriente suscitano interrogativi sull’ossessione del mondo per il minuscolo IsraeleDa un articolo di Hagai Segal http://www.israele.net/articolo,3074.htm DEPUTATI ARABI COME MERCENARI POLITICI DI GHEDDAFIDovrebbero chiedere scusa al popolo libico e ai loro stessi elettori arabo-israelianiDi Salman Masalha http://www.israele.net/articolo,3072.htm Nella sezione ISRAELE OGGI:A TEL AVIV, UNA SCUOLA DA PREMIO OSCARPremiato a Hollywood il documentario sulla scuola Bialik-Rogozin che accoglie bambini da quarantotto paesi diversi http://www.israele.net/sezione,,3073.htm Grazie per l’attenzioneLa Redazione di www.israele.net
Con alcuni software i caratteri accentati potrebbero non essere rappresentati correttamente

sabato 19 febbraio 2011

Quando i silenzi fanno rumore

Giudico molto interessante l'assoluto silenzio,che ormai è diventato oltre che vergognoso anche assordante,dell'estrema sinistra,della sinistra,del centro sinistra e di Rutelli,FLI, in merito alle vicende che si stanno verificando in tutto il M.O.(oggi si è aggiunta l'Algeria). Questo atteggiamento dimostra un totale menefreghismo oltre che mancanza di progettualità e di soluzioni alternative a quello che questa situazione può portare con conseguenze disastrose. Ormai 'sta gente si occupa - come fa Bersani quando insieme a Pecoraro Scanio va dalla parrucchiera - solo di gossip e di Berlusconi.
Una chicca: dove sono finiti i tipi sinistri, tanto amici del mondo arabo dove il "sig. Colonnello" Gheddafi, figlio di puttana macellaio del suo popolo godeva di tanta stima, affetto ed era preso ad esempio da tutti quelli che appartenevano all'estremismo rosso, compresi i comunisti.
Seconda chicca: da quando Abu Mazen ha fatto un accordo con Israele per scacciare definitivamente dalla sua terra Hamas, i comunisti italiani, i centri sociali e tutte quelle altre mezze seghe nulla facenti che di politica non capiscono un emerito kkk, non esaltano più i Palestinesi.
Voglio aggiungere che tutti, ignoranti, che casualmente stanno sempre dalla parte dei rossi, reputavano la Tunisia come uno stato da prendere ad esempio di democrazia. Gli Israeliani la hanno sempre considerata una dittatura ferrea mascherata da democrazia per attirare il turismo occidentale. Sempre ai signori della sinistra lancio il j'accuse nei confronti di chi nei momenti in cui erano al potere si facevano vedere in tutto il mondo a braccetto con i capi di uno dei gruppi terroristici islamici più feroci del mondo, D'Alema & Hezbollah. Hezbollah cioè coloro che si sono presi con la forza il governo libanese nello stesso momento in cui, finalmente, le commissioni predisposte li avevano considerati criminali di guerra, terroristi ed esecutori materiali dell'omicidio di Hariri. Il mandate, è chiaro, è stato identificato in Hassad che addestra questa gentaglia la quale viene finanziata dal regime teocratico iraniano. Fortunatamente, i cristiani e i moderati libanesi si stanno organizzando, con Israele, per mettere Hezbollah tra due fuochi e distruggerlo. Il quadro completo non lo si può fare in quanto gli eventi sono in corso, ma non ci si può dimenticare che la rivoluzione iraniana contro lo scià persiano e la sua famiglia da parte degli integralisti islamici guidati da (che bruci all'inferno) Komeini, venne (ovviamente) sotsenuta dai comunisti in quanto ritenevano che la dittatura fascista dello scià dovesse essere deposta per essere convertita in una repubblica. I comunisti furono soddisfattissimi perchè effettivamente l'Iran divenne una repubblica. Peccato che fosse islamica , comandata da integralisti e teocratica all'ennesima potenza. Ora il coraggioso giovane popolo persiano ha detto basta e ha cominciato (o meglio continuato, nonostante i gravissimi rischi che corre) a minare il governo di Ahmadinejad. Stranamente, il collante dell'antisemitismo e della distruzione di Israele non fa più leva in questi dimostranti che si esprimono con concetti ben lontani da quelli delle dittature a cui sono stati sottoposti loro malgrado per decenni.

lunedì 14 febbraio 2011

L’incubo di un ritorno al pre-‘67

L’incubo di un ritorno al pre-‘67
Di David Horovitz 2/2
Dall’America, in questi ultimi giorni, è giunta la palpabile sensazione di una leadership presa alla sprovvista, stile 1979, senza una ben formulata idea di come reagire all’istantanea implosione di un alleato di lungo periodo. Gli Stati Uniti non volevano ritrovarsi sul versante sbagliato della storia egiziana, né sul versante sbagliato rispetto all’onesta rivendicazione da parte di masse di comuni cittadini egiziani di quella libertà e democrazia che gli americani hanno, rappresentano e perorano a livello globale. E tuttavia solo una settimana fa il segretario di stato Hillary Clinton aveva osservato con approvazione che il governo di Mubarak era “alla ricerca dei modi per rispondere ai legittimi bisogni e interessi del popolo egiziano”.Quali che siano i limiti del suo potere e della sua influenza, l’America dovrebbe certamente sapere far di meglio che sottovalutare il pericolo rappresentato dalla Fratellanza Musulmana, con la sua avversione per i principi di democrazia, eguaglianza e tolleranza, i suoi trascorsi di feroce antisemitismo e odio per Israele. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto, e ancora dovrebbero, mettere bene in chiaro la loro opposizione all’inclusione della Fratellanza Musulmana in qualunque governo egiziano e – a differenza di quanto non fecero a sufficienza quando il popolo iraniano scese nelle strade – dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per incoraggiare e contribuire a stimolare una nuova dirigenza laica. Dovrebbero insistere, usando l’ovvia leva del loro vasto pacchetto di aiuti, che tutti gli attori in qualunque futura dirigenza egiziana si impegnino a rispettare il trattato di pace con Israele e a mantenere l’impegno di combattere Hamas. Invece la Casa Bianca ha scelto di incoraggiare la “rappresentanza democratica” nel nuovo Egitto “da tutta una serie di importanti attori non laici”, da intendersi come un chiaro riferimento alla Fratellanza Musulmana.Mentre l’America gioca di rimessa, l’Iran – pregustando con delizia la caduta dalla sua parte delle tessere del domino regionale – ha offerto una lezione di cinica realpolitik. Con grandiosa ipocrisia, Teheran ha celebrato il coraggio, lo spirito e la legittimità dei dimostranti egiziani, meno di due anni dopo aver falciato per le strade i suoi propri dimostranti post-elettorali. Si potrebbe utilmente considerare, questa settimana, che uso avrebbe fatto uno spavaldo Iran che fosse già nucleare di quella sua forza di intimidazione e influenza per cercare di plasmare gli eventi in corso in Egitto.Di nuovo, dal punto di vista israeliano la vertiginosa velocità degli eventi serve a ricordarci la nostra persistente vulnerabilità potenziale. Siamo territorialmente e demograficamente dei nani di fonte alle entità in ebollizione schierate tutt’attorno attorno a noi. E non abbiamo più un alleato affidabile in questa regione. E ne abbiamo pochi anche al di fuori di essa.L’Europa ha largamente accettato l’affermazione dei palestinesi secondo cui il ritorno completo sulle linee pre-1967 sarebbe il minimo che gli dobbiamo. E se può darsi che molti americani tornino ad apprezzare, in questi tumultuosi giorni, l’esclusiva lealtà del loro unico alleato democratico in questa regione, la fiducia non è esattamente reciproca. Noi qui in Israele non dimenticheremo tanto in fretta l’aggressione diplomatica che abbiamo subito un paio di anni fa, su disposizione del presidente Usa, per un progetto edilizio di minore importanza a Ramat Shlomo, un quartiere ebraico nella parte est di Gerusalemme che persino i laconici dirigenti dell’Autorità Palestinese hanno da tempo accettato come parte di Israele. In modo assai spiacevole e ingiustificato, l’amministrazione mise pubblicamente in dubbio il nostro stesso impegno verso i rapporti bilaterali, mettendo fin troppo in chiaro che, per quanto saldo potesse essere Israele come partner degli Stati Uniti, la relazione fra noi non è poi sempre così “indistruttibile” e “incrollabile” come viene abitualmente definita dai candidati alla presidenza Usa in corsa per le elezioni.La questione delle attività edilizie negli insediamenti israeliani in Cisgiordania è complessa, controversa e tutt’altro che consensuale. Quel che è certo, comunque, è che non rappresenta il fattore irritante che caratterizza il Medio Oriente. Le masse arabe verosimilmente non amano le case costruite da ebrei in Cisgiordania; e probabilmente non amano nemmeno molto gli ebrei in generale. Ma quello che amano decisamente di meno è vedere la propria vita governata, e devastata, dai loro dittatori.Forse se Stati Uniti ed Europa fossero stati un po’ meno ossessionati dagli insediamenti e un po’ più avveduti sulla dimensione regionale, avrebbero potuto leggerne meglio lo stato d’animo; forse avrebbero potuto capire che le popolazioni di Tunisia, Yemen, Giordania, Egitto e altrove hanno in realtà un’agenda più personale e immediata: il desiderio di maggiori libertà e opportunità. Forse avrebbero potuto intravedere i segnali di pericolo, e fare qualcosa di più per incoraggiare i loro alleati autocrati nella regione a prevenire le rivolte varando sostanziali riforme.Nulla di tutto questo – mentre Israele osserva l’Egitto implodere, la Giordania che barcolla, il Libano che capitola e l’Iran che già assapora i potenziali frutti – vuol dire che siano tutte perdute le speranze di preservare le relazioni che abbiamo nella regione, e di trovare nuovi interlocutori in futuro. La mancanza di profondità geostrategica di Israele, i dati demografici dei nostri vicini, lo scopo morale che sorreggere il nostro stato sovrano: tutto ci impone di esplorare ogni opportunità che si presenti di “tendere una mano di pace e di buon vicinato”, come recita la nostra Dichiarazione di Indipendenza. Ma in questi giorni e in queste settimane di tumulti a livello regionale, il rischio di fare concessioni in nome di una mera speranza e non di una ragionevole certezza di pace, il rischio di impegnarsi con regimi che potrebbero non avere la reale volontà e capacità a lungo termine di onorare gli accordi fatti con noi, raramente è apparso così evidente da far riflettere seriamente.Nel momento in cui Israele è circondato dai siriani con la loro tradizionale ostilità, dal Libano caduto di fresco sotto il controllo dell’Iran, dai regimi traballanti di Hascemiti e Abassidi, dall’Hamastan di Gaza e da un Egitto del tutto imprevedibile, davvero l’occidente crede ancora di dover fare inesorabili pressione affinché torni su quelle linee pre-1967 su cui venne attaccato nei suoi primi vent’anni di indipendenza? Non sarebbe il caso che i nostri amici così benintenzionati esercitassero un po’ più di umiltà? Più che la loro paternalistica convinzione di dover intervenire per salvarci da noi stessi, forse potrebbero accordare un po’ più di rispetto all’idea che a Israele si debba riconoscere il diritto di decidere da sé dove e come siano meglio tutelati i suoi interessi vitali.Nel marzo 1979 firmavamo un trattato di pace con l’Egitto; nell’aprile di quello stesso anno l’Iran diventava la repubblica islamica che sappiamo. Oggi più che in qualunque altro momento dopo di allora, Israele deve affrontare la preoccupazione che sia quest’ultimo evento, e non il primo, quello che finirà per definire la nostra epoca e la nostra regione mediorientale.(fine seconda e ultima parte)Parte 2/2. Per la prima parte di questo articolo vedi:Ribaltate le speranze di un’intera generazione
fonte: http://www.israele.net/articolo,3055.htm (Da: Jerusalem Post, 4.2.11)

martedì 1 settembre 2009

M.O.: GAZA, UCCISI DUE MILITANTI PALESTINESI

M.O.: GAZA, UCCISI DUE MILITANTI PALESTINESI

Gaza, 1 set. (Adnkronos/Xin) - Due militanti palestinesi delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, sono stati uccisi questa sera ad est di Gaza, dopo essere stati intercettati dai militari israeliani. Lo hanno reso noto fonti mediche citate dall'agenzia Xinhua.
(Ses/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:14

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