Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

PER ESPRIMERE IL VOSTRO PARERE

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FUSIORARI NEL MONDO

Majai Phoria


UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

JE ME SOUVIENS

VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

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domenica 13 marzo 2011

Libero


Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, attualmente diretto da Maurizio Belpietro.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Il ritorno di Feltri
2 Direttori
3 Organigramma e collaboratori principali
4 Dorsi e allegati
5 Assetto societario e finanziamenti pubblici
6 Diffusione
7 Note
8 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
Il giornale è uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, la testata è stata disegnata dal grafico Franco Bevilacqua; il nuovo quotidiano si colloca nell'area del centro-destra. Come ha scritto Oscar Giannino (2007):
« Molti dei nostri lettori comprano Libero e Libero mercato perché ci trovano una voce fuori dal coro e dai partiti, ma a favore di una visione nettamente liberale e liberista, antitassaiola e antisprechi pubblici, diffidente di ogni eccesso partitico [...], oltre che diffidente degli eccessi della magistratura, quando poi la giustizia e la sicurezza per i cittadini qualunque non sono garantiti. »
Il 21 novembre 2000[1] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[2][3] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[4][5].
Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[6].
Nel 2006 Libero ha sostenuto il movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, minoranza radicale passata al centro-destra. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del loro manifesto[7].
Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2006, Renato Farina pubblica su Libero un falso dossier, preparato dal Sismi, secondo cui Romano Prodi avrebbe autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le extraordinary rendition della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Per tale dossier Farina sarà condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento, e radiato dall'Ordine dei giornalisti[8].
Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale.
Nel febbraio 2007 sono stati arrestati alcuni membri di una cellula delle Brigate Rosse con l'accusa di aver progettato un attentato terroristico alla sede di Libero. Secondo tale accusa, dopo ripetuti appostamenti i neo-brigatisti Ghirardi e Latino intendevano compiere un attentato incendiario per il giorno di Pasqua con «benzina e acido da versare dentro»[9].
Feltri nel luglio 2008 torna direttore responsabile, per lasciare il giornale nell'agosto 2009, per tornare a Il Giornale. Arriva da Panorama al suo posto Maurizio Belpietro.
Dal novembre del 2009 il quotidiano è disponibile con sistema di consultazione digitale.
Il ritorno di Feltri[modifica]
Il 21 dicembre 2010 Vittorio Feltri ha lasciato per la seconda volta il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero, di cui diventerà anche azionista assieme a Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile.[10]
I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.
Direttori[modifica]
Vittorio Feltri (18 luglio 2000 - gennaio 2007)
Alessandro Sallusti (gennaio 2007 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri (15 luglio 2008 - 1 agosto 2009)[11]
Gianluigi Paragone, ad interim (1 agosto 2009 - 13 agosto 2009)
Maurizio Belpietro (13 agosto 2009 - in carica)
Organigramma e collaboratori principali[modifica]
I vicedirettori della testata sono: Fausto Carioti, Luigi Santambrogio, Pietro Senaldi e Giovanni Tagliapietra e Franco Bechis. Tra i collaboratori ci sono Antonio Socci, Filippo Facci, Antonio Martino, Gianluigi Nuzzi, Tommaso Labranca, Luca Volontè, Alberto Mingardi, Mario Giordano, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis, Davide Giacalone, Giampiero Mughini e Nazzareno Carusi.
Il vignettista di Libero è Benedetto Nicolini, in arte Benny.
Dal settembre 2006, nel settore sportivo, il quotidiano usufruisce della collaborazione di Luciano Moggi.
Dorsi e allegati[modifica]
Periodicamente vengono allegati al giornale dei libri, per la collana di "manuali di conversazione politica", curata da Vittorio Feltri e da Renato Brunetta.
Tra maggio 2007 e febbraio 2009 Libero è uscito con un doppio dorso. L'edizione principale era accompagnata, in abbinamento obbligatorio, da LiberoMercato, inserto economico-finanziario. In seguito l'inserto è stato inserito all'interno del quotidiano.
Dal 26 agosto 2009 inizia la collaborazione dell'ex direttore de Il Giornale Mario Giordano, seguita, due giorni dopo, da quella di Filippo Facci.
Assetto societario e finanziamenti pubblici[modifica]
Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell'immobiliare. Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[12]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[13], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[14]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.
Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[15]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro[12].

Note[modifica]
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti
^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996
^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti
^ Il 'caso Feltri'
^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
^ D'Avanzo, La fabbrica dei dossier, La Repubblica, 11 ottobre 2010
^ Capi br arrestati all'alba dopo summit segreto (Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Le dimissioni sono state date il 30 luglio.
^ a b Marco Cobianchi, «Niente fidi per L'Unità alla famiglia Angelucci», Panorama, 27/11/2007
^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
^ «Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416».
^ Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
I finanziamenti pubblici

domenica 27 febbraio 2011

ANSA: Agenzia Nazionale Stampa Associata


L'Agenzia Nazionale Stampa Associata, comunemente conosciuta con l'acronimo ANSA, è la principale agenzia di stampa italiana e la quinta al mondo, fondata a Roma nel 1945 per succedere alla disciolta agenzia Stefani.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Profilo
3 Direttore Responsabile
4 Soci ANSA
5 Note
6 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Nel gennaio 1945, tre esponenti delle maggiori forze politiche della Resistenza italiana, Giuseppe Liverani, direttore amministrativo de Il Popolo, Primo Parrini, direttore amministrativo dell’Avanti!, e Amerigo Terenzi, consigliere delegato de l'Unità, avanzarono l'ipotesi di organizzare un'agenzia di stampa come una cooperativa di giornali, non controllata dal governo e neppure da gruppi privati, sostituendo l'operato dell'agenzia Stefani, trasferita a Milano per soddisfare le esigenze informative della Repubblica Sociale Italiana. La proposta ebbe l'assenso dalle autorità militari alleate che, pochi mesi dopo, favorirono il successo della nuova agenzia italiana chiudendo la NNU (acronimo di Notizie Nazioni Unite), l'agenzia in lingua italiana creata dagli alleati e operante in Italia. All’iniziativa aderirono subito L'Italia libera, La Voce Repubblicana e Risorgimento Liberale, approntando un locale di fortuna di via del Moretto e affidando ufficiosamente la direzione a Renato Mieli. Il 15 gennaio 1945 uscì la prima pubblicazione dell'ANSA, sotto forma di notiziario a stampa e distribuito nella sola città di Roma. Dopo alcune settimane l'ANSA si insediò nella struttura dell'agenzia Stefani, in via di Propaganda.[1]
Profilo [modifica]
L'Ansa è una cooperativa di 36 soci editori dei principali quotidiani italiani ed ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali. A tal fine l'Ansa ha 22 sedi in Italia e 81 uffici in 78 paesi esteri.
Le agenzie Ansa trasmettono più di 2.000 notizie al giorno che vengono trasmesse ai mezzi di informazione italiani, alle istituzioni nazionali, locali ed internazionali, alle associazioni di categoria, ai partiti politici ed ai sindacati. L'Ansa trasmette notiziari nazionali, locali e specifici per settore.
Oltre ai notiziari in lingua italiana l'Ansa trasmette i propri notiziari in lingua inglese, spagnola, portoghese ed in arabo.
Dal 1996 l'Ansa è stata la prima agenzia in Italia a diffondere notizie tramite SMS.
Dal 1985 al 1994 la carica di presidente dell'Ansa è stata ricoperta dal giornalista Giovanni Giovannini.
Dal 1997 al 2009 è stato presidente dell'Ansa l'Ambasciatore Boris Biancheri.
Dal 2003 l'Ansa tramite l'Ansamed fornisce un servizio di notizie che riguardano i paesi del bacino del Mediterraneo.
Direttore Responsabile [modifica]
Il 10 giugno 2009 Luigi Contu è stato designato direttore responsabile dell'agenzia.
Prima di lui i direttori responsabili sono stati:
Edgardo Longoni (1945-1947)
Leonardo Azzarita (1947-1952)
Angelo Magliano (1952-1958)
Vittorino Arcangeli (1958-1961)
Sergio Lepri (1961-1990)
Bruno Caselli (1990-1997)
Giulio Anselmi (1997-1999)
Pierluigi Magnaschi (1999-2006)
Giampiero Gramaglia (2006 - 2009)
Luigi Contu (2009 - ...)
Soci ANSA [modifica]
Elenco dei quotidiani i cui editori sono soci dell'ANSA:
L'Adige
Alto Adige
L'Arena
Avvenire
Bresciaoggi
Il Centro
Corriere della Sera
Corriere dello Sport
Il Corriere Mercantile
L'Eco di Bergamo
La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta del Sud
La Gazzetta dello Sport
Gazzetta di Mantova
Nuova Gazzetta di Modena
La Nuova Ferrara
Gazzetta di Parma
Gazzetta di Reggio
Il Gazzettino
Il Giornale
Giornale di Brescia
Giornale di Sicilia
Il Giornale di Vicenza
Il Giorno
Libertà
Il Mattino
Il Mattino di Padova
Il Messaggero
Messaggero Veneto
La Nazione
Il Piccolo
La Prealpina
La Provincia
La Provincia (di Cremona)
La Provincia Pavese
Il Resto del Carlino
La Sicilia
Il Secolo XIX
Il Sole-24 Ore
La Stampa
Il Tempo
Il Tirreno
La Tribuna di Treviso
La Repubblica
La Nuova Sardegna
L'Unione Sarda
L'Unità
La Nuova Venezia
Note [modifica]
^ Sergio Lepri, Francesco Arbitrio, Giuseppe Cultrera, Informazione e potere in un secolo di storia italiana. L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 1999
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Portale Aziende
Portale Editoria
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/ANSA"
Categoria: Agenzie di stampa italiane [altre]
Categoria nascosta: Pagine a cui deve essere aggiunto il template Testata giornalistica

sabato 26 febbraio 2011

Gente
















Gente è tra le più diffuse riviste settimanali di attualità italiane.
Fondata da Edilio Rusconi nel 1957, è diretta dal 14 novembre 2006 da Monica Mosca ed edita dal Gruppo Editoriale Hachette. In passato ha avuto come direttori, nell'ordine, Edilio Rusconi, Antonio Terzi, Gilberto Forti (dal 1981 al 1983), Sandro Mayer (dal 1983 al 2004), Umberto Brindani (dal 2004 al 2005) e Pino Aprile (dal 2005 al 2006). Vi collaborano tra gli altri Mario Cervi, Silvio Garattini, don Antonio Mazzi, Alessandro Meluzzi.





Oggi






Oggi è una delle più diffuse riviste settimanali di attualità italiane, con una tiratura di 681.000 copie (2006).
Fondata nel 1939 a Milano, fu il secondo settimanale a rotocalco del giornalismo italiano. Oggi è edita da Rcs MediaGroup.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Direttori
3 Firme 1939 e 1940
4 Galleria fotografica
5 Note
6 Bibliografia
7 Collegamenti esterni
//
[modifica] Storia
Oggi fu fondata nel 1939 da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, due giornalisti lucchesi trasferitisi nel 1937 a Milano per collaborare al settimanale Omnibus. Dopo la chiusura del periodico, decisa nei primi mesi 1939 dal regime fascista, decisero di fondare un settimanale d'attualità in proprio. Il primo numero uscì il 3 giugno 1939.
Non ebbero miglior fortuna del predecessore, poiché anche la loro rivista, che si era aperta alle voci dei dissidenti del regime, fu chiusa dal governo dopo tre anni di vita, il 31 gennaio 1942.
Con la testata mutata in Settegiorni e la direzione affidata a Giovanni Mosca, lo stesso giornale tornò ad uscire il 2 maggio 1942 fino al 4 settembre 1943, quando lo stabilimento Rizzoli di piazza Carlo Erba a Milano fu bombardato e dovette giocoforza sospendere le pubblicazioni.
Finita la guerra, si ebbe il rilancio definitivo. L'iniziativa fu dell'editore Angelo Rizzoli. Non avendo però ottenuto il permesso dalle autorità americane [1], Rizzoli si rivolse a uno scrittore, Edilio Rusconi, in possesso di un'autorizzazione ad personam [2]. Fu Rusconi ad assumere la direzione del settimanale. La rivista tornò nelle edicole il 21 luglio 1945, con una foliazione di 16 pagine, in formato tabloid. Il prezzo era di 15 lire.
Nel 1947 assunse l'attuale veste tipografica, la foliazione raggiunse le trentadue pagine e il prezzo fu portato a 30 lire. Quell'anno il giornale fece uno scoop notevole, riuscendo a realizzare un servizio fotografico a colori sulle nozze di Elisabetta d'Inghilterra, battendo ogni record di tempestività. Per un giornale che era nato da pochi mesi fu un colpo clamoroso, che portò Oggi dalle 100.000 copie iniziali a ben 250.000. Il settimanale ha sempre mantenuto alti livelli di vendita, posizionandosi tra i più venduti nel settore delle riviste d'attualità per il largo pubblico.
Nel 1962 Oggi approdò stabilmente al colore. Nell'agosto 1966 la tiratura superò per la prima volta il milione di copie (direttore Vittorio Buttafava).
Dal febbraio 2010 il direttore di Oggi è Umberto Brindani.
[modifica] Direttori
La fine di una direzione non coincide con l'inizio della successiva perché da un numero all'altro passano sette giorni.
Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti (3 giugno 1939 - 31 gennaio 1942)
Edilio Rusconi (21 luglio 1945 - 29 novembre 1956)
Emilio Radius (6 dicembre 1956 - 31 maggio 1962)
Lamberto Sechi (7 giugno 1962 - 6 febbraio 1964)
Vittorio Buttafava (13 febbraio 1964 - 8/14 novembre 1976)
Paolo Occhipinti (15/21 novembre 1976 - 7 dicembre 1979)
Willy Molco (14 dicembre 1979 - 22 settembre 1982)
Paolo Occhipinti (29 settembre 1982 - 6 luglio 2005)
Pino Belleri (13 luglio 2005 - 19 novembre 2008)
Andrea Monti (26 novembre 2008 - febbraio 2010)
Umberto Brindani (febbraio 2010 - in carica)
[modifica] Firme 1939 e 1940
Manlio Lupinacci
Emilio Canevari
C. M. Franzero
Anna Banti
Enrico Falqui
Angela Zucconi
Gino Visentini
Bruno Barilli
Tommaso Landolfi
Ennio Flaiano
Giulio Colamarino
Salvatore Rosati
Giaime Pintor
Giansiro Ferrata
Sebastiano Timpanaro
Elsa Morante,
Beniamino Dal Fabbro
Giovanni Calendoli
Umberto De Franciscis, rubrica «Emporio italiano»
Ambrogio Spadari
Giovanni Comisso, pubblica un suo racconto nei n.ri 5 e 6 (1939)
Umberto Morra
Gianni Granzotto, nel numero 6 dell'8 luglio 1939
Carlo Bo, nel numero 6 dell'8 luglio 1939
Curzio Malaparte, editoriale del n. 7 del 15 luglio 1939
Fabrizio Onofri
Tito A. Spagnol
Quintilio Maio
Renato Guttuso, nel n. 9 del 29 luglio 1939
Vitaliano Brancati, nei n.ri 6 e 9 (1939), poi rubrica «Lettere»
Eugenio Montale, nel n. 9 del 29 luglio 1939: «La poesia di Emily Dickinson»
Camillo Pelizzi
Elio Vittorini, rubrica «Letture americane»
Cesare Giardini
Alberto Moravia:
recensione di Troilo e Cressida di Shakespeare nel n. 3/1940;
racconto Un ballo a Palazzo D. nel n. 8/1940
Alfonso Gatto
Augusto Guerriero
Ardengo Soffici, nel n. 6/1940
Antonio Aniante
Alberto Savinio, nel n. 7/1940
Clara Falcone
Vittorio Zincone
Giuseppe Prezzolini:
nel n. 9 del 29 luglio 1939;
nel n. 9 del 1940 recensisce Furore di John Steinbeck;
nel n. 14/1940 scrive «Cosa pensano gli americani della guerra».
Adriano Tilgher
Alessandro Bonsanti




Oggi, numero 19 del 1946
Oggi, numero 7 del 1950
Oggi, numero 31 del 1968
Oggi, numero 16 del 1971
[modifica] Note
^ Vedi Psychological Warfare Branch.
^ Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982, p. 269.
[modifica] Bibliografia
Giornalismo italiano. Volume Terzo. Mondadori, 2009. Collana «I Meridiani».
[modifica] Collegamenti esterni
Scheda sul settimanale Oggi nel sito di RCS
Copertina di «Oggi» del 7 maggio 1946.



venerdì 25 febbraio 2011

Famiglia Cristiana


Famiglia Cristiana è un settimanale di ispirazione cattolica, fondato ad Alba nel dicembre 1931[1] dal beato Giacomo Alberione, il quale sosteneva che la "nuova frontiera" dell'evangelizzazione fossero proprio i mezzi di comunicazione.
« Famiglia Cristiana non dovrà parlare di religione cristiana ma di tutto cristianamente »
(Giacomo Alberione)
Con una media di tre milioni di lettori è oggi uno dei periodici più diffusi in Italia (dati autunno-primavera 2006-2007).[2]
Indice[nascondi]
1 La storia
1.1 Dalla fondazione alla seconda guerra mondiale
1.2 Dalla seconda guerra mondiale alle dimissioni di don Zega
1.3 Dalle dimissioni di don Zega ad oggi
2 Lo stile
3 Le rubriche più note
4 Lettori e collaboratori illustri
5 Critiche o aspetti controversi
5.1 Critiche dal mondo cattolico
5.2 Critiche dal mondo politico
6 Tiratura
7 Direttori di Famiglia Cristiana
8 Pagine scelte
9 Note
10 Collegamenti esterni
La storia [modifica]
Dalla fondazione alla seconda guerra mondiale [modifica]
Originariamente, il settimanale si chiamava "La Famiglia Cristiana" ed era dedicato alle madri e alle ragazze e offriva indicazioni su come vivere la fede all'interno dell'ambito familiare. La censura fascista, infatti, era molto rigida e non permise la nascita di un organo d'informazione indipendente cattolico.
Dopo il "lancio" da parte del beato Alberione, la rivista fu affidata a due direttori: il sacerdote Matteo Bernardo Borgogno e suor Evelina Capra, ad oggi l'unica donna ad averla diretta.
Il settimanale si diffuse velocemente fra il popolo, soprattutto nelle realtà rurali del Nord, grazie alla distribuzione che veniva effettuata dai giovani volontari nelle famiglie e l'accettazione, per l'acquisto, anche di beni in baratto.
Dalla seconda guerra mondiale alle dimissioni di don Zega [modifica]
Dopo la seconda guerra mondiale, Famiglia Cristiana modificò totalmente il suo stile e divenne un organo d'informazione culturale, politico e sociale, punto di confronto fra i cattolici italiani e tribuna delle idee cattoliche nei confronti della società italiana. Famiglia Cristiana rafforzava in seguito il proprio ruolo, sostituendo negli anni persino Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani.
Sotto la direzione di Giuseppe Zilli, Famiglia Cristiana toccò, all'inizio degli anni sessanta, il milione di copie stampate per la prima volta. In questo periodo, la redazione si trasferì da Alba al centro di Milano.
Nel 1971, per uno speciale sui cinquant'anni di FC, la rivista venne diffusa con una tiratura di due milioni di copie.
Nel 1997, il cardinale Camillo Ruini, presidente della CEI criticò la linea editoriale delle riviste paoline, tra cui Famiglia, per la loro "estrema spregiudicatezza" nei temi morali e religiosi.
Al centro delle critiche dei vescovi c'erano alcuni interventi sull'educazione sessuale. L'allora direttore, Leonardo Zega, si difese ricordando che Famiglia non ha mai sostenuto eresie e che è perfettamente in linea con il magistero della Chiesa.
La Santa Sede decise di "commissariare" i Paolini con la nomina del vescovo Antonio Buoncristiani[3] a delegato pontificio della Famiglia Religiosa, fino all'elezione del nuovo superiore generale. Leonardo Zega si dimette, incassando però la solidarietà di buona parte della redazione e al suo posto viene nominato il teologo Franco Pierini che regge la direzione provvisoriamente per un anno.[4]
Dalle dimissioni di don Zega ad oggi [modifica]
Nel 1999, ritorna la pace fra Paolini e Vaticano e alla direzione di Famiglia Cristiana, arriva Antonio Sciortino, noto collaboratore di Zega.
Con l'arrivo di Sciortino, gli interventi critici del settimanale sui cambiamenti della società e della politica divennero molto più frequenti e duri. Il primo a segnare grande scalpore fu l'attacco a Per tutta la vita, all'epoca popolare trasmissione sul matrimonio della RAI, che Famiglia criticò sia per il tono "troppo leggero con cui affrontava il delicato momento delle nozze" sia per il fatto che fosse condotta da due divorziati ovvero Fabrizio Frizzi e Romina Power.
Negli anni duemila ha espresso posizioni molto critiche nei confronti del governo Berlusconi che gli procurò l'accusa di essere una rivista "filo-sinistra", da parte del presidente del consiglio.
Fra le critiche di FC alla linea della destra politica in Italia si ricordano:
una serie di articoli dell'ex magistrato Adriano Sansa sulle leggi ad personam
alla riforma della scuola proposta da Letizia Moratti
alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione
sulla gravità del precariato permanente nel Paese
sull'editto bulgaro
sull'invio di militari italiani in Iraq.
Il culmine dello scontro fra la Casa delle Libertà si toccò con un'inchiesta, tenuta in collaborazione con il Tg3 sull'ingerenza della mafia sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.
L'inchiesta fu duramente contestata dall'allora ministro Pietro Lunardi. Successivamente, durante la campagna elettorale del 2006, Berlusconi rifiutò di farsi intervistare da Famiglia Cristiana. La redazione pubblicò allora una foto di Silvio Berlusconi con le domande che avrebbe ritenuto dover essere rivolte al Cavaliere in una intervista, senza però ovviamente le relative risposte.
Famiglia Cristiana non fu tenera neppure con il nuovo governo di Romano Prodi: sotto accusa finirono l'alto numero di ministri e sottosegretari, il disegno di legge sui DICO, la mancanza di politiche a favore della famiglia.
A partire dalle nuove elezioni del 2008, vennero pubblicati una serie di editoriali che colpirono tutti i principali partiti politici:
al PDL venne imputata la gestione "monarchica" di Berlusconi e la totale "anarchia dei valori"
al PD la confusione ideologica che avrebbe al suo interno e l'alleanza con i radicali
critiche furono riservate persino al cattolico UDC che venne definito "partito senza coraggio" per aver candidato Totò Cuffaro, malgrado fosse stato condannato per i suoi rapporti con la mafia[5].
Questi editoriali suscitarono molto scalpore e furono riprese da tutte le maggiori testate giornalistiche italiane.[6]
Con il ritorno di Berlusconi, Famiglia Cristiana è stata fra le voci più critiche sui primi contestati provvedimenti del governo fra i quali il lodo Alfano, la riforma delle intercettazioni telefoniche e soprattutto le politiche sui rom previste dal ministro Roberto Maroni, il quale ha deciso di sporgere querela dopo l'accusa di essere razzista[7]. Il culmine si è raggiunto con l'accusa al governo di preparare un "ritorno al fascismo" e di non pensare realmente ai problemi degli Italiani. Commentando gli attacchi al governo, il portavoce della Santa Sede Federico Lombardi ha dichiarato che la "posizione di Famiglia Cristiana non è la posizione del Vaticano" facendo temere un nuovo scontro fra Paolini e i vertici della Chiesa cattolica, scontro scongiurato dopo alcuni interventi pubblici in difesa del giornale dei cardinali Carlo Maria Martini e Giovanni Battista Re.
Una nuova presa di posizione molto dura contro il governo è uscita dopo gli scandali riguardo alla vita privata di Berlusconi, con le sue frequentazioni di escort e giovani donne. Il settimanale, rispondendo alle perplessità dei lettori, ha duramente attaccato il Cavaliere, sostenendo che un presidente del Consiglio debba dare il buon esempio e non bastano i voti ricevuti a giustificare qualsiasi cosa.
Nell'agosto del 2010, durante la crisi di governo e gli scontri fra Berlusconi e Fini, Famiglia Cristiana è tornata a criticare aspramente il Pdl: l'articolo più duro è uscito il 24 agosto con cui si accusa il Cavaliere di non rispettare di fatto la Costituzione e di promuovere la distruzione mediatica di chi non la pensa con lui.[8] Dopo l'articolo critiche al settimanale sono arrivate dalla maggioranza e dai giornali ad essa vicini[9].
Lo stile [modifica]
Famiglia Cristiana si è imposta nell'informazione nazionale, al punto da raggiungere e in più occasioni superare il milione e mezzo di copie.
In politica, Famiglia Cristiana attualmente tenta di mantenersi indipendente ed equidistante dai due schieramenti, alle volte sostenendo il punto di vista dei cattolici su certi argomenti (sostegno al Family Day e alla campagna per l'astensione nel referendum sulla fecondazione del 2005).
Secondo una frase dell'attuale direttore, Sciortino, Famiglia Cristiana appartiene ad un solo partito "quello che sta dalla parte della famiglia e della vita".
Nella società, una caratteristica di Famiglia è il risalto dato alle attività di associazioni, personalità e movimenti cattolici.
Le rubriche più note [modifica]
La rubrica più nota è "Colloqui col Padre", in cui i vari lettori inviano le loro lettere ad un sacerdote (attualmente è il direttore di Famiglia Cristiana, Antonio Sciortino), sui temi di attualità e di costume, per esprimere le proprie opinioni su alcuni articoli inseriti nella rivista, ma soprattutto sulle questioni che riguardano la fede cristiana, il suo ruolo nella vita e nei momenti di maggiore difficoltà, il parere della Chiesa su questioni di attualità.
Molto conosciute sono anche il "Teologo", dedicata alle interpretazioni bibliche, a cui ha collaborato anche l'allora cardinale Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, e "Arrivederci", la rubrica finale, che tocca temi solitamente ignorati dai media e che fu ideata nella metà degli anni novanta dalla scrittrice Susanna Tamaro e guidata ora da Franca Zambonini, giornalista storica di FC.
Storico appuntamento per i lettori è "I fatti del giorno" in cui si riportano notizie di solito divertenti. Un esempio dal n. 21 del 25 maggio 2008 (Anno LXXVIII):
« Un allevatore americano pratica ogni giorno dieci minuti di tai chi (...). L'uomo è convinto che la tecnica di rilassamento (...) trasmetta alle mucche serenità e pace, tanto da stimolare la loro produzione quotidiana di latte »
(Dall'articolo Tai chi per le mucche)
Lettori e collaboratori illustri [modifica]
Famiglia Cristiana era molto amato da papa Giovanni XXIII, che vi si era voluto abbonare[senza fonte], ed è letta assiduamente[senza fonte] da papa Benedetto XVI, che vi ha anche collaborato in passato, quando era ancora cardinale.
Vi collaborano o vi hanno collaborato anche personalità della cultura italiana come Mario Rigoni Stern, Eugenio Corti, Susanna Tamaro, Vittorino Andreoli, Antonio Mazzi, Antonino Zichichi, Gianfranco Ravasi, Enzo Bianchi, Gigi Vesigna,Luigi Della Croce.
Fra i collaboratori di Famiglia Cristiana si annovera anche il giornalista Massimo Bernardini, conduttore del programma televisivo TV Talk.
Critiche o aspetti controversi [modifica]
Critiche dal mondo cattolico [modifica]
Alcuni prese di posizioni di Famiglia Cristiana, sono state aspramente criticate da associazioni ed esponenti del mondo cattolico,[10] che in alcuni blog ha addirittura auspicato l'intervento del Vaticano contro il settimanale. È stata spesso nominata come "Fanghiglia cristiana"[11] in senso dispregiativo. Sono state anche lanciate campagne di boicottaggio contro il settimanale.
L'aver dedicato una copertina al vincitore del Festival di Sanremo del 2007, Simone Cristicchi, è stata considerata una mancanza di coerenza da parte della rivista. Cristicchi infatti è autore di brani molto critici nei confronti della Chiesa cattolica, come Prete, che descrive il cristianesimo come "la più grande bugia della storia"[12].
Il direttore, Sciortino, ha replicato che la canzone di Cristicchi, indipendentemente dalle sue idee, affrontava un tema sociale come quello dei manicomi e delle condizioni dei malati psichiatrici, molto importante e che fosse rilevante che una canzone di questo genere avesse vinto il Festival.[13]
Altre copertine "critiche" citate sono state quelle dedicate a personaggi divorziati o conviventi more uxorio come Michelle Hunziker o Fabrizio Frizzi.[senza fonte]
In tal caso, Sciortino citando l'evangelica «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», ha ricordato che ignorare o declassare una persona solo per la sua vita privata non è Cristianesimo, ma semplicemente bigottismo.[senza fonte]
Alcuni lettori non approvano la posizione di Famiglia Cristiana in linea di immigrazione, sostanzialmente favorevole all'integrazione e al rispetto dei diritti degli extracomunitari, compreso quello, per coloro di religione musulmana di poter costruire moschee in territorio italiano anche se la costruzione di chiese in molti paesi islamici è proibita o fortemente limitata.[senza fonte]
Lettori cristiani non concordano con la rivista riguardo alla posizione della stessa sulla questione palestinese, che ritengono eccessivamente filo-israeliana[senza fonte]
Nel 2005 ha fatto scalpore la pubblicazione di una pubblicità, dove si vedeva una donna nuda di spalle. Molti lettori hanno protestato e il direttore Sciortino, accogliendo le loro critiche, si scusò con loro.[14]
Nel corso del 2010 durante gli scontri fra il governo Berlusconi e Famiglia Cristiana, più volte esponenti di peso del Vaticano come il portavoce ufficiale Federico Lombardi o il monsignore Rino Fisichella hanno voluto ribadire che la posizione del settimanale non è la posizione ufficiale della Santa Sede.
Critiche dal mondo politico [modifica]
Negli anni le posizioni critiche di Famiglia nei confronti delle scelte dei vari governi hanno suscitato aspre reazioni.
Dopo che Famiglia Cristiana aveva criticato gli esponenti cattolici dell'ultimo governo Berlusconi che non si erano opposti alle misure sui rom decise da Maroni, l'ex ministro Carlo Giovanardi ha dichiarato che "Famiglia Cristiana farebbe bene a cambiare titolo perché non c'è una sola parola cristiana". La replica del settimanale arrivò puntuale[15], sottolineando dal suo punto di vista l'improbabilità di un paragone tra lo stesso Giovanardi e alcuni politici cattolici del passato come Alcide De Gasperi o Giuseppe Dossetti, nella rubrica tenuta da Beppe Del Colle.
Alcuni editoriali di FC, che sostenevano che i politici che si dichiaravano cattolici dovevano avere anche uno stile di vita cattolico, hanno provocato dure proteste.
Tiratura [modifica]
Secondo i dati ufficiali dell'ADS le "vendite" medie -escluse quindi resi e copie omaggio- negli ultimi anni sono state 639.409 nel 2005[16], 518.702[17], nel 2007, 504.818[18] nel 2009 e 494.598 nell'aprile 2010.
Direttori di Famiglia Cristiana [modifica]
Don Giacomo Alberione - dal 1931 al 1932
Don Matteo Bernardo Borgogno e Suor Evelina Capra - dal 1932 al 1933
Don Luigi Pietro Occelli - dal 1933 al 1934
Don Pierino Marazza - dal 1934 al 1937
Don Luigi Zanoni - dal 1937 al 1954
Don Giuseppe Zilli - dal 1954 al 1980
Don Leonardo Zega - dal 1980 al 1998
Don Franco Pierini - dal 1998 al 1999
Don Antonio Sciortino - dal 1999
Pagine scelte [modifica]
Famiglia Cristiana, numero 42 del 1958
Famiglia Cristiana, numero 28 del 1961
Famiglia Cristiana, numero 5 del 1963
Famiglia Cristiana, numero 23 del 1965
Note [modifica]
^ LA NOSTRA STORIA - 70 anni di Famiglia Criostiana
^ I giornali più letti in Italia: cresce il Corrieredella Sera, ma anche i giornali gratuiti - BusinessOnLine.it
^ Articolo del Corriere sui contrasti fra Vaticano e Paolini
^ Articolo del Corriere sulle dimissioni di Leonardo Zega
^ «L´attacco di Famiglia Cristiana "Sbagliato candidare Cuffaro"» da L'Espresso
^ Articolo del Corriere che cita i tre editoriali di FC
^ Notizia su AdnKronos, 9 febbraio 2009
^ http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/berlusconi-un-uomo-solo-al-comando.aspx
^ http://www.ilgiornale.it/interni/ma_quella_rivista_non_rappresenta_cattolici/25-08-2010/articolo-id=468900-page=0-comments=1
^ "Ancora altre perplessità su Famiglia cristiana..." da www.fattisentire.net
^ Il Secolo contro Famiglia cristiana, articolo de Il Corriere della Sera
^ Fonte:Sito dell'Unione degli Atei Agnostici e dei Razionalisti
^ da Famiglia Cristiana n.12 del 25 marzo 2007
^ Dal Corriere della Sera: Famiglia Cristiana: «Perdonateci il nudo»
^ Famiglia Cristiana Online: PERCHÉ ALTRI CATTOLICI NON L'AVREBBERO MAI FATTO
^ [www.adsnotizie.it/certif/certificati_2005.xls Dati ufficiali tirature settimanali 2005]
^ Dati ufficiali tirature settimanali 2007
^ Dati ufficiali tirature settimanali 2009
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale

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